Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, gli occhi del Papa sulla Diocesi di Savona

    Pedofilia, gli occhi del Papa sulla Diocesi di Savona

    Savona – Il “dossier pedofilia” della diocesi di Savona arriva nelle mani di Papa Francesco. A consegnarlo direttamente al pontefice, un medico della cittadina ligure, Luisa Bonello, ex ministro dell’Eucarestia e catechista, strettamente legata agli ambienti cattolici, che di recente ha assunto una posizione critica verso la chiesa, delusa dalla mancata assunzione di responsabilità e di concreti provvedimenti da parte della Curia savonese nei confronti dei preti pedofili. La Bonello ha portato i casi savonesi a Roma, sulla scrivania di Papa Francesco. Che, sul tema, è stato molto chiaro invitando alla massima trasparenzatutti i vescovi italiani. Quella trasparenza che è mancata a Savona, come emerso dagli stessi documenti che la magistratura savonese fece acquisire, perquisendo la cassaforte della diocesi, e sequestrando i carteggi dei vescovi con Joseph Ratzinger, contenenti precise indicazioni che invitavano a occultare le responsabilità dei sacerdoti che avevano compiuto abusi sui minori nel savonese.

    Vicende gravi, oggi a disposizione nei dettagli del Vaticano. «Di recente sono stata tre giorni a Roma, in Vaticano, nella residenza di Santa Marta, dove risiede il Papa – racconta la dottoressa savonese. – Stufa di vedere la mia diocesi tradita dai suoi stessi ministri, ho chiesto un incontro per riferire e testimoniare sulla delicata vicenda». Tre giornate intense nel corso delle quali la Bonello ha incontrato un alto prelato e ha avuto occasione di parlare con il Pontefice diverse volte. «Durante il viaggio – dice – ho consegnato il dossier che ho messo insieme in questi anni relativo alla vicenda savonese. Sentenze della magistratura, lettere, testimonianze scritte da cui si evince con chiarezza l’omertà dei vari vescovi che si sono succeduti nella diocesi».

    Le accuse della Bonello sono estremamente gravi nei confronti di tutta la curia ma, soprattutto, nei confronti dell’attuale vescovo Vittorio Lupi. «Tutto è cominciato per caso, quando due miei pazienti si sono aperti con me e mi hanno rivelato di essere stati abusati da sacerdoti della nostra diocesi – racconta. – Ho cercato di approfondire le vicende e, purtroppo, si è aperta anche per me una pagina estremamente dolorosa della storia della nostra chiesa. Ingenuamente, ho riferito a monsignor Lupi tutto quello che sapevo, certa che sarebbe intervenuto immediatamente. Nulla. Lui si informava, mi interrogava ripetutamente e insistentemente cercando di capire che cosa sapevo e che cosa riferivano le vittime. Alla lunga sono giunta a una conclusione dolorosa: il mio vescovo sapeva tutto e mi stava usando. Voleva sapere sino a che punto io e i laici potevamo conoscere le vicende che, peraltro, lui stesso conosceva già benissimo». Secondo la Bonello l’atteggiamento del vescovo nei suoi confronti cambia proprio quando, da fedelissima della curia savonese, si trasforma in una “pentita” affamata di verità. «Ero Ministro dell’Eucarestia e somministravo la Comunione ai malati – dice la Bonello – e mi è stato revocato il mandato. Mi è stato anche impedito di frequentare il mio padre spirituale, Don Nino Majo, che è venuto involontariamente a contatto con le vicende della pedofilia essendo figura guida di don Nello Giraudo, condannato per pedofilia nel 2012, e di don Pietro Pinetto, i cui casi sono risultati reali ma prescritti. Che non sia questo il motivo per cui sono stata allontanata dal sacerdote: per il rischio, cioè, che venissi a conoscenza di altre, gravi, realtà che si sono verificate nella nostra diocesi?». Durissima la reazione di monsignor Lupi. «Non intendo commentare le falsità riferite da una donna che agisce per vendetta – le parole del vescovo. – Una persona vendicativa che, per via della revoca del Ministero eucaristico, ha tirato fuori delle menzogne contro la nostra Chiesa».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2014/02/08/AQ5oIijB-pedofilia_diocesi_savona.shtml

  • ABUSI SESSUALI, PRESCRIZIONE SALVA DON PINETTO. Lupi non lo processa come promesso alla festa patronale e continua a coprirlo

    ABUSI SESSUALI, PRESCRIZIONE SALVA DON PINETTO. Lupi non lo processa come promesso alla festa patronale e continua a coprirlo

    Il sacerdote: “Finalmente scagionato. Ma il pm Ferro lo indaga per aver calunniato il suo grande accusatore.

    NEL GIORNO IN CUI LA CHIESA SAVONESE PROCLAMA L’INNOCENZA DEL PRETE, CARTE SCOTTANTI DALLA PROCURA.

    SAVONA. Don Giuseppe Pinetto, attuale parroco di San Michele a Celle, è indagato per calunnia nei confronti di Sandro P., 51 anni, nel 1974 seminarista a Savona Il sostituto procuratore della Repubblica Giovanni Battista Ferro dopo quasi un anno di indagini ha chiuso l’inchiesta inviando al prete e al suo legale (Marco Altamura) l’avviso di conclusione delle indagini e chiedendo al gip il rinvio a giudizio.

    L’accusa è circostanziata. Don Pinetto è accusato di aver ingiustamente denunciato per diffamazione a mezzo stampa Sandro P: «pur sapendolo innocente visto che dalle indagini compiute sono risultate fon-date le accusa di abusi sessuali su minore perpetrate agli inizi degli anni’ settanta in seminario» ..

    Abusi sessuali su almeno quattro dodicenni (uno solo di fronte al pm e agli agenti della squadra mobile ha negato) per i quali il prelato è stato iscritto nel registro degli indagati ed ha già incassato la pronuncia del giudice delle indagini preliminari Fiorenza Giorgi di non doversi procedere per prescrizione del reato.

    Restano invece ancora aperti i fascicoli nei confronti di Francesco Zanardi e di Silvia Campese che avevano raccolto la drammatica intervista di Sandra P. sulle terribili esperienze vissute nel 1974 all’interno del seminario vescovile, e denunciati da don Pinetto. Vicende che la difesa ha cercato di smontare con una serie di attività investigative che alla luce dei risultati della magistratura non sembra aver dato i frutti sperati.

    Il quadro giudiziario che risulta dagli atti appare infatti totalmente opposto ai toni espressi nel comuni-cato diramato ieri mattina dall’ufficio stampa della Diocesi per il quale «a seguito delle note vicende riguardanti le accuse a don Pinetto, sono state condotte indagini sia da parte della difesa sia dalla magistratura a seguito delle quali non hanno trovato riscontro i fatti denunciati”. E proprio di fronte a queste conclusio¬ni “il vescovo Vittorio Lupi ritiene opportuno portare a conoscenza della comunità diocesana e della cittadinanza questa notizia che, di fatto, pone fine alla vicenda e restituisce la dignità a un sacerdote».

    Sandro P., ma anche altri due compagni di seminario dell’ epoca, infatti avrebbe ribadito davanti al giudice i toccamenti nelle parti intime («Ma io gli insegnavo a lavarsi» si sarebbe giustificato il prete) subiti dall’ ex direttore spirituale del Seminario per i quali nella remissione di querela don Pinetto ammette possa essere stato frainteso, senza scusarsi però.

    Una scelta concordata tra accusa e difesa per un tentativo di ammorbidire i toni della vicenda e con il lavoro

    di convincimento nei confronti della vittima a chiudere la storia dopo 38 anni accogliendo la remissione.

    Ma è proprio da quella querela che nasce la necessità della procura di andare a fondo sugli articoli di giornale e sulle quelle accuse che a molti sono parse invenzioni. Una posizione,che si è trasformata in un autentico boomerang per don Pinetto, per il quale la curia aveva preannunciato il processo canonico «per cui il reato non viene estinto dal tempo come accade per la giustizia italiana».

    Invece il lavoro della squadra mobile ha portato a ben altri risultati. E così sono iniziate le deposizioni delle vittime, la ricerca di conferme, di prove. E’ comparsa una lettera scritta nel 1974 alla madre in cui Sandro P. segnalava quegli atteggiamenti notturni a cui lui non voleva più sottostare. Una missiva rimasta fino a pochi mesi fa chiusa in un cassetto della casa della donna, in un paesino della Sardegna, dove il sostituto procuratore Ferro si è recato la scorsa estate insieme ad un agente della polizia giudiziaria per raccoglierne la testimonianza. Parole ed accuse nei confronti di quello che avrebbe dovuto essere il suo educatore e che hanno fruttato botte, tante botte all’ ex seminarista da parte del padre «che pensava non fossero vere». Una vicenda che ha quindi segnato profondamente la famiglia e in particolare la madre che ha raccontato con estrema dignità quei terribili anni al pm Ferro: «Sandro doveva essere ascoltato, invece nessuno gli ha creduto. Mio marito in primis, ma noi pensavamo che il seminario fosse un posto sicuro. Aveva fatto quella scelta per studiare ed invece il suo sogno gli è stato rubato» sono state in sostanza le parole pronunciate dalla donna.

    Ma se Sandro P. non è stato creduto dai genitori, la stessa sorte ha avuto la missione dell’intera famiglia dal . vescovo di allora, Franco Sibilla, appena insediato e che non ha adottato alcun provvedimento nei confronti di quel prelato accusato di abusi sessuali su un dodicenne. Fatti del quale sarebbe stato a conoscenza anche un altro prete Eugenio I. che contattato dalla madre di Sandro, avrebbe sostenuto che «sono cose che possono accadere».

    «Ma la nostra vita è stata rovinata» ha ammesso la mamma dell’ex seminarista agli inquirenti.

    G. Ciolina IL SECOLO XIX

     

  • SAVONA: Il Vescovo Lupi dice che “Dopo indagini Magistratura, nessun riscontro accuse a don Pietro Pinetto”

    SAVONA: Il Vescovo Lupi dice che “Dopo indagini Magistratura, nessun riscontro accuse a don Pietro Pinetto”

    La diocesi ha scelto di divulgare lo scambio epistolare tra il prete ed il Vescovo.

    Lo scorso marzo la diocesi di Savona-Noli era stata investita da un grosso scandalo: don Pietro Pinetto, parroco di Celle, sarebbe infatti stato accusato di pedofilia. La notizia aveva avuto un grande risalto sulla stampa: a seguito state condotte indagini sia da parte della difesa che della Magistratura a seguito delle quali non hanno trovato riscontro i fatti denunciati.

    Coerentemente con la ferma volontà di totale chiarezza ribadita in più occasioni, e in particolare nell’Omelia della festa Patronale del 18 marzo scorso, il vescovo Vittorio Lupi ritiene opportuno portare a conoscenza della comunità diocesana e della cittadinanza questa notizia che, di fatto, pone fine alla vicenda e restituisce la dignità a un sacerdote. Il sacerdote ha scritto una lettera al Vescovo e da lui ha ricevuto una risposta.

    Come già affermato, il Vescovo rinnova la propria totale disponibilità ad accogliere ogni tipo di segnalazione che riguardi eventuali comportamenti inappropriati in ambito ecclesiale, ma la diocesi respingerà con forza la pratica di processi sommari e mediatici e le accuse strumentalmente diffamatorie, operando per il corretto accertamento dei fatti e, se del caso, tutelando gli interessati nelle sedi appropriate.

    Di seguito riportiamo entrambi gli interventi:

    Lettera di don Pietro Pinetto, inviata al Vescovo   
    “Caro Vescovo,  
    dopo tanti mesi di angoscia e tormento personale dovuto alla diffusione di notizie di stampa che mi vedevano accusato e descritto come un mostro, finalmente ho ritrovato un po’ di serenità e trovo giusto condividere questo mio stato d’animo.  
    A seguito di quelle notizie ho fatto svolgere accurate indagini sugli episodi, assai risalenti nel tempo, dei quali venivo accusato; sulla base dei risultati ottenuti mi sono determinato a querelare coloro che le avevano diffuse. La Magistratura ha ritenuto di svolgere, a sua volta, indagini a riscontro delle mie affermazioni e, alla fine, ho avuto modo di confrontarmi personalmente con chi mi aveva accusato.  
    Da questo confronto è emerso che le cose, in effetti, non erano andate come inizialmente era stato affermato contro di me e che, in particolare, taluni episodi erano stati del tutto travisati.  
    Ritengo di poter serenamente convivere con la mia coscienza, come ho fatto finora, sapendo di non aver assolutamente commesso gli abusi dei quali ero stato accusato e ben potendo veder riconosciuta da tutti – proprio in ragione delle ritrattazioni del mio accusatore – la mia innocenza; peraltro sono consapevole, ancor di più di prima, di quanto sia necessario perdonare e ricevere perdono.  
    Qualcuno, forse – e per ragioni imperscrutabili – vorrà continuare in operazioni strumentali di scandalo e di conflitto violento, non pago delle profonde e personali conclusioni a cui sono pervenute (con fatica, ma costruttivamente) le parti in causa: me ne farò una ragione, convinto – come sono – di aver personalmente agito secondo coscienza e in modo conforme alla mia realtà sacerdotale; costoro faranno i conti con la propria di coscienza e, se del caso, si assumeranno la responsabilità del loro malevolo comportamento.  
    Voglio concludere ringraziando quanti mi sono stati vicino e, in particolare, quanti hanno consentito un positivo epilogo di questa vicenda, capaci di farci mettere in discussione e di accettare di comprendere le ragioni dell’uno verso l’altro.   

    Don Pietro Pinetto”

             
    Lettera del vescovo Vittorio Lupi a don Pietro Pinetto   
    Carissimo Don Pietro,      

    ho ricevuto la tua lettera in cui esprimi il sollievo per la felice conclusione della vicenda che, tuo malgrado, ti ha visto coinvolto. Sono stati mesi di sofferenza per tutti, ma alla fine fa piacere constatare che la verità viene a galla ed in termini assai distanti da quelli che erano stati originariamente prospettati.  
    Come sai, ho voluto anch’io appurare le eventuali responsabilità senza nemmeno avere la presunzione della tua innocenza: dalle indagini da me fatte svolgere e seguite da vicino ho potuto rilevare l’infondatezza delle accuse che ti venivano rivolte.   
    Nella mia convinzione, e nella mia certezza che man mano si faceva strada circa la tua innocenza, ero confortato dalle tantissime testimonianze dei tuoi parrocchiani, dei tuoi giovani e di tanti scout che ti conoscono bene e che mi hanno espresso nei tuoi confronti stima e apprezzamento e si sono dichiarati assolutamente determinati nel non dare nessun credito alle accuse che ti venivano mosse. Particolarmente significativa è stata l’adesione degli ex seminaristi che hanno voluto incontrarti per manifestarti la loro stima e il loro affetto. Sono la conferma del tuo positivo operare come educatore del Seminario.  
    Peraltro ho molto apprezzato che il tuo approccio alla vicenda non si sia limitato ad un arroccarsi su certezze e contrapposizioni: il tuo atteggiamento di comprensione verso le ragioni dell’altro e la riconciliazione che ne è conseguita mi paiono significative di uno stile che dovrebbe sempre informare il modo di procedere di questa nostra Chiesa.  
    Non mi resta che ringraziare il Signore per questa felice circostanza che vede da una parte restituita la dignità e l’onorabilità a un sacerdote ingiustamente e pubblicamente accusato e dall’altra, una personale presa di coscienza di situazioni di disagio e sofferenza. E’ questa presa di coscienza che ci fa capaci di ricondurre gli eventi nel loro giusto alveo di situazioni personali e non di messa sotto accusa di tutta la linea formativa del seminario quasi fosse una patologia di sistema, come affermato in maniera aberrante da alcuni.  
    Hai potuto, e noi con te, sperimentare la beatitudine di Gesù per coloro che sono ingiustamente insultati e accusati. Ti ricordo con affetto, prego per te e ti invio la mia benedizione.  

    Savona, 12 dicembre 2013  

     r.g

  • Vittorio Lupi, l’uomo che ha trasformato una diocesi, un grave problema per la società civile.

    Vittorio Lupi, l’uomo che ha trasformato una diocesi, un grave problema per la società civile.

    A Savona santa madre chiesa predica bene ma razzola…. malissimo.

    Sono Francesco Zanardi, portavoce nazionale della Rete l’abuso, un ragazzo savonese che da anni si occupa di raccogliere, catalogare e denunciare storiacce di pedofilia e omertà a danno di minori perpetrate in particolare da ecclesiastici.

    Io sono una vittima tra queste.

    Uno che può essere antipatico, ma che ha svolto un lavoro corposo e delicatissimo nella raccolta e denuncia di casi analoghi, ora al vaglio di diverse Procure della Repubblica italiane compresa quella Savonese che ha già prodotto diverse condanne.

    Uno che – su questi raccapriccianti argomenti- è stato intervistato dalle Iene, da Cnn, Servizio Pubblico e altre d testate internazionali. Uno che è diventato un simbolo per le vittime di questa lotta senza giustizia, in Italia.

    La notizia è che dal 31 agosto scorso sono sotto sfratto : 55.000 euro mi sarebbero dovuti dal padrone di casa.

    E il padrone di casa è tecnicamente il Seminario Vescovile di Savona.

    La Chiesa, dunque, la quale ricevette come donazione ai fini di carità (sic), non solo l’appartamento in cui vivo, ma l’intero palazzo.

    Non ci aspettavamo una mazzata simile a danno di una persona in difficoltà, con un credito di 55000 euro in lavori di ristrutturazione svolti, oggi senza lavoro e attorno al quale mani benedette e non, hanno fatto a dir poco terra bruciata.

    Punire uno per educarne cento?

    Ed educarli come, al silenzio timorato nei confronti di pedofili variamente conclamati?

    Spero d’aver capito male, e che Santa Madre Chiesa sappia mettere in atto comportamenti perlomeno all’altezza dei Valori che promuove, ovunque e con ogni mezzo.

    Papa Francesco docet.

    Confido nel fatto che dopo le recenti dichiarazioni (menzogne senza pudore e coscienza) pubbliche del Vescovo di Savona e le promesse fatte alle vittime, riportate da tutte le testate giornalistiche locali e nazionali, i cattolici, lo stesso Papa Francesco, se veramente vuole rinnovare la sua decadente chiesa, si indignino ad avere un simile rappresentante nella Diocesi di Savona, ormai soprannominata dai media “la Diocesi della vergogna” o “ Il diavolo a Savona”.

    Allego la documentazione e gli atti del tribunale comprovanti quanto sopra.

    Racconto più dettagliato

    Parte 1 http://www.casadellalegalita.info/archivio-storico/2013/11052-savona-i-gironi-infernali-perpetuati-dai-preti-e-protetti-dalla-chiesa-e-non-solo-prima-parte.html

    Parte 2 http://www.casadellalegalita.info/archivio-storico/2013/11065-savona-i-gironi-infernali-perpetuati-dai-preti-e-protetti-dalla-chiesa-e-non-solo-seconda-parte.html

    I DOCUMENTI DI QUESTA STORIA:

    – CONTRATTO DI LOCAZIONE (gennaio 2005)

    – PRIMO ABBUONO CANONI per ristrutturazione (aprile 2005)

    – ABBUONO COMPLESSIVO CANONI per ristrutturazione (gennaio 2006)

    – RICEVUTA ABBUONO CANONI 2006 – (dicembre 2006)
    [a conferma dell’accordo con REBAGLIATI]

    – LIQUIDAZIONE PRESTAZIONE D’OPERA (marzo 2007)

    – ABBUONO (ULTERIORE) PER LIQUIDAZIONE (marzo 2007)

    – RACCOMANDATA AVV. SAVI (settembre 2011)

    – SFRATTO VESCOVO LUPI (settembre 2011)

    – ATTO INTIMAZIONE SFRATTO (settembre 2012)

    – COMPARSA DIFESA ZANARDI (novembre 2012)

    – MEMORIA AVV. RUSSO PER DIOCESI (gennaio 2013)

    – RICEVUTE PRESENTATE DA AVV.TI DIOCESI

    – ORDINANZA GIUDICE SU SFRATTO (senza contestazione di “morosità”)

    – VERBALE INTEGRALE UDIENZA

    Francesco Zanardi

    Twitter  @zanardifra

  • IO ACCUSO lei VESCOVO VITTORIO LUPI, se mento MI QUERELI !!!

    IO ACCUSO lei VESCOVO VITTORIO LUPI, se mento MI QUERELI !!!

    CONDIVIDETE QUESTO VIDEO, LA RISPOSTA CIVILE ALL’INCIVILTA’ DELLA CHIESA CATTOLICA. LA SUA MALAFEDE, DOCUMENTATA !!!

    La miglior qualità del Vescovo di Savona Vittorio Lupi è la sua spiccata attitudine nel mentire spudoratamente, nel proteggere i preti pedofili e nel perseguire le vittime di con pesanti ritorsioni.

    Chissà cosa ne penserà Papa Francesco, le posizioni che dichiara sono decisamente contrarie alla linea criminale che il vescovo di Savona sta attuando dal 2008.

    Chissà se il Papa dopo aver visto questa video denuncia interverrà contro questi INDEGNI

  • Pedofilia, una class action in Italia le vittime chiedono i danni alla Chiesa

    Pedofilia, una class action in Italia le vittime chiedono i danni alla Chiesa

    Per la prima volta nel nostro Paese si farà appello ai tribunali ecclesiastici. Negli Stati Uniti nel 2007 l’arcidiocesi di Los Angeles venne condannata a versare 660 milioni di dollari. Tutto parte dalla diocesi di Savona dove Francesco Zanardi, vittima e fondatore di Rete L’Abuso, aveva portato alla scoperto una catena di scandali

    È in arrivo un terremoto per le diocesi italiane: le vittime di pedofilia chiederanno un indennizzo ai vescovi per gli abusi subiti dai preti passando attraverso i tribunali ecclesiastici diocesani. A riferirlo è Francesco Zanardi, fondatore di Rete l’Abuso che, molestato da ragazzo, ha portato allo scoperto la catena di scandali che ha coinvolto la diocesi di Savona

    Il codice canonico inserisce la pedofilia nei delicta graviora (i delitti più gravi), riconoscendo procedure di risarcimento delle vittime. È tutto scritto nel codice, ma in Italia nessuno ancora l’aveva fatto. Gli abusati, rappresentati da avvocati specializzati in diritto canonico, possono chiedere i danni ai vescovi delle diocesi competenti, che sono quindi obbligati a procedere istituendo un processo canonico civile. Secondo Rete l’Abuso sarebbero almeno 400 le vittime dei preti pedofili in Italia che possono dare il via alla procedura canonica di risarcimento danni, rischiando di mettere le finanze delle diocesi in seria difficoltà.

    Nel 2007 negli Stati Uniti l’arcidiocesi di Los Angels versò 250 milioni di dollari dei 660 totali riconosciuti alle 580 vittime accertate, oltre 1 milione di  dollari a vittima (i rimanenti furono versati dalle assicurazioni). Per risarcire le vittime la diocesi vendette un grattacielo, immobili e terreni di proprietà. Fu l’indezzo più alto mai imposto dalla giustizia americana nello scandalo dei preti pedofili.

    In Italia l’apertura di procedure canoniche civili potrebbe portare all’avvio di processi penali canonici che, secondo Rete l’Abuso, difficilmente vengono promossi dai vescovi delle diocesi competenti contro i preti accusati. Uno fra tutti è il caso della diocesi di Savona dove don Nello Giraudo  accusato di aver abusato di ragazzini tra gli 1980 e il 2009, nel febbraio 2012 patteggiò un anno con la condizionale. Nel fascicolo raccolto contro di lui dalla Procura di Savona emersero alcuni documenti che dimostravano come le gerarchie ecclesiastiche fossero a conoscenza degli abusi, senza che nella diocesi si fossero mai presi adeguati provvedimenti. In una lettera del 2010 dell’Arcivescovo Luis Ladaria all’attuale vescovo di Savona Vittorio Lupi si legge: “Mi riferisco al caso del Rev. Nello Giraudo del clero della sua diocesi, che fu denunciato nel 1980 per abuso di minore e che nel 2002 manifestava al Vicario Generale la propria tendenza pedofila […] il suo predecessore Mons. Domenico Calcagno segnalava il caso a questa Congregazione […] il 4 aprile 2006 egli fu invitato ad avvicinare il chierico per chiedergli se intendesse domandare al Santo Padre la dispensa da tutti gli oneri sacerdotali, in caso contrario avrebbe dovuto attivare un processo penale amministrativo ex can 1720 nei confronti del sacerdote, essendo ormai trascorsi quattro anni la invito a informare questo dicastero sull’evoluzione del caso”.

    Secondo Rete l’Abuso il processo canonico contro Giraudo non si è mai celebrato e don Nello è di fatto, ancora oggi, un prete. La mancata apertura di un procedimento penale canonico avrebbe anche impedito il conseguente riconoscimento dei danni alle vittime da parte della diocesi. L’associazione si sta mettendo in contatto con tutti gli abusati da suore e preti in Italia  per fornire loro adeguate indicazioni su come meglio procedere. “Il primo consiglio”, dice Francesco Zanardi, “è quello di non andare da soli a parlare con i vescovi, ma rivolgersi prima a un avvocato esperto in diritto canonico e fare le giuste rivendicazioni alle diocesi”. È evidente che, se questo procedimento inedito dovesse avere successo, si aprirebbe un precedente in Italia per tutte le vittime che, ancora oggi, non hanno avuto giustizia.

    http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/05/13/news/class_action_contro_la_pedofilia_le_viitime_chiamano-58694391/

  • PEDOFILIA nella CHIESA, è giusto parlarne? Versione integrale, Rete L’ABUSO

    PEDOFILIA nella CHIESA, è giusto parlarne? Versione integrale, Rete L’ABUSO

    SAVONA – Perché? È la domanda che è risuonata nella testa di tutti, per le oltre due ore del dibattito”Pedofilia è giusto parlarne?” organizzato alla libreria Ubik ieri pomeriggio, ma che, nonostante tutto, non ha avuto una risposta definitiva. Anche se don Giampiero Bof, don Giovanni Lupino e Francesco Zanardi per oltre due ore hanno sviscerato il tema che assilla la chiesa savonese.

    Dibattito vero, vivo, con botta e risposta taglienti e un pubblico protagonista. Una cosa è emersa con forza: la voglia di verità, di chiarezza, di trasparenza. Perché la Diocesi savonese ha tenuto nascosto il fenomeno della pedofilia per così tanto tempo? E perché i preti pedofili, benché i vertici della curia sapessero, sono stati spostati da una parrocchia all’altra perpetrando gli abusi?

    Nonostante l’alto livello dell’incontro, la risposta non è arrivata. Ed è forse questo dubbio, questo interrogativo a lasciare aperte le ferite, nonostante la forte presa di posizione del vescovo Vittorio Lupi, nell’omelia al Santuario di Nostra Signora di Misericordia, il giorno della festa patronale, dove ha detto: «Mai più». La gente ha ancora bisogno di capire. E soprattutto di parlare. Come ha dimostrato l’appuntamento di ieri, dove, in una libreria strapiena, i savonesi hanno partecipato con la voglia di sapere e di comprendere sino in fondo, in un pomeriggio dove non sono stati fatti processi, ma si è tentato di capire.

    La presenza, nella sala, di alcune vittime e dei parenti di chi ha subito violenze, non solo da sacerdoti, ha reso l’atmosfera più intensa e anche più drammatica, obbligando tutti, pubblico e ospiti, a non uscire dal binario. «La Chiesa ha avuto timore dello scandalo, temeva che l’effetto fosse peggiore dei vantaggi», la risposta di don Bof. «Al vescovo rispondo dicendo che non ho difficoltà a accettare i suoi buoni propositi — il commento di don Lupino — e mi offro per costruire questa casa della trasparenza.

    Da tempo non concelebro né con vescovo né con sacerdoti della curia, perché hanno rifiutato di approfondire questi temi». Duro il commento di Zanardi. «Monsignor Lupi aveva chiesto scusa già nel 2010 in Duomo — dice — ma nulla è cambiato sino a oggi. Anzi, ci sono state pesanti ritorsioni contro le vittime che hanno denunciato». Il tema si è poi spostato proprio su questo aspetto: se i sacerdoti e i vescovi debbano denunciare. «Le responsabilità di quanto accaduto ci coinvolgono tutti — ha detto don Bof — e per questo la sofferenza è grande. La pedofilia va assolutamente denunciata ma non sono certo si possa chiedere a un vescovo di denunciare un sacerdote per il rapporto che li unisce, come madre e figlio».

    Affermazione che ha risvegliato enormi critiche. «Una madre che non denuncia è complice», la risposta di Lupino, mentre Zanardi ha risposto: «Capisco la posizione di don Bof, ma la pedofilia nulla ha a che fare con la religione. Si tratta di crimini di cui è responsabile chi li compie ma ancor più chi, pur sapendo, non ha evitato, ma ha creato situazioni favorevoli per il perpetrarsi».

    Sul tema, a valanga, sono susseguiti i commenti del pubblico, tra cui uno in particolare: «Una madre deve impedire al figlio di farsi e di fare del male. Se non lo fa non è un genitore responsabile». «Ho scoperto quasi subito che mia figlia subiva degli abusi da un uomo — ha detto una madre presente in sala. — è stato drammatico denunciare e aiutarla. Ancora oggi che

  • DIOCESI DI SAVONA: saltano fuori i documenti su don Nello Giraudo, prete incriminato di pedofilia. Una cinquantina le sue vittime di abuso sessuale.

    DIOCESI DI SAVONA: saltano fuori i documenti su don Nello Giraudo, prete incriminato di pedofilia. Una cinquantina le sue vittime di abuso sessuale.

    Pubblicato in data 04/mar/2013

    Sono usciti dalla cassaforte della Diocesi di Savona i documenti su don Nello Giraudo, per la prima volta la Magistratura ha spulciato ogni carta della Curia da cui sono emerse verità agghiaccianti: “C’è una lettera inviata dal Vaticano a Monsignor Lupi in cui è specificato che Don Giraudo era già stato incriminato negli anni ottanta per molestie – ha detto Francesco Zanardi che già in passato aveva denunciato gli abusi – “Nel savonese abbiamo contato almeno 50 persone che hanno subito le “attenzioni” del sacerdote”.

     Vittima di abusi sessuali, abusato da don nello giraudo nell’81 all’età di 11 anni (abusi dall’81-86)
    Francesco Zanardi:
     “Solo quando ho avuto in mano i documenti restituiti dalla magistratura sono rimasto ulteriormente scioccato perché, in quei documenti c’è una lettera del vaticano mandata a vittorio lupi; nella quale il vaticano dice a lupi che già negli anni ’80, nell’anno 1980 giraudo ebbe la prima denuncia per molestie”. Parlando delle vittime, Zanardi dice: “Li abbiamo contati.. sono quasi una cinquantina”.

     Tra coloro che sapevano, è emerso il nome di joseph ratzinger, ora papa emerito, allora prefetto della congregazione per la dottrina della Fede. Cioè l’organismo del vaticano che ha il compito di vigilare sulla purezza della dottrina della chiesa cattolica.

    L’allora cardinale joseph ratzinger riceve una lettera del monsignor calcagno: Francesco Zanardi aggiunge: “Il cardinale ratzinger quando era cardinale ancora nel 2003 sapeva già, molto bene, di questa situazione savonese in quanto gli era stata già comunicata da domenico calcagno”.


    Proprio l’altra sera avevo visto il programma LE IENE dove parlava appunto di questo prete pedofilo, e faceva notare che cardinali saputo il fatto, di volta in volta, “quando la combinava”, decidevano di “spostare” il prete pedofilo lontano una decina di chilometri da Savona, in un paese dove addirittura gli venivano riaffidati altri ragazzini da gestire come capo di Istituti per minori. Ne ha cambiato diversi di paesi nella circoscrizione savonese. Dopo il primo caso diabuso sessuale il cardinale monsignor sanguinetti, vescovo di allora.. lo spostò da Valleggia a Spotorno dove abusò di Francesco Zanardi!

     Al secondo caso di abuso viene nuovamente spostato da monsignor lanfranconi a 11 KM da Spotorno, a Feglino: 

    Per il servizio delle IENE: “Trincia: Abusi coperti dalla chiesa
    dei vescovi e un cardinale hanno coperto gli abusi sessuali di don nello giraudo”, 
    lo si può vedere integralmente su questo link:http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/376460/trincia-abusi-coperti-dalla-chiesa.html  Agghiacciante!

    Su YouTube ho trovato solo questo stralcio:

    Il video inizia cosi: Conclave, cattolici USA contro mahony: “il cardinale resti a casa!”
    MA E’ L’UNICO?

     Il giornalista delle IENE si esprime così:
    “All’improvviso nessuno sa, nessuno si ricorda, ma si non mi pare che molestasse i bambini: ma di che stiam parlando ragazzi? Oh io ho una figlia di 1 anno e mezzo, se uno mi tocca mia figlia l’ammazzo, capito? Io lo ammazzo!

    Qualcuno dice: “Se certe cose si stanno risolvendo adesso, evidentemente almeno adesso va riconosciuto l’impegno”. (Si, quando le cose saltano fuori.. ah belli)

    Il giornalista delle IENE ribatte: “Ma cosa si sta risolvendo? Il vescovo diventa cardinale. Il vescovo ha lasciato che quello abusasse per dieci anni e diventa cardinale? Cosa ti risolve? Scusami… Cioè ma che discorsi sono… “.

     Il giornalista:
    “… non gli ha chiesto perché non avete fermato questo? Lui è sempre stato messo a capo di Istituti per minori!”.

    Il cardinale risponde: “Queste cose le ho viste adesso… “
    Giornalista: “Cioè non lo sapeva?”.
    Il cardinale risponde: “No che le ho viste adesso, le ho viste in questi mesi”.
    Giornalista: “Ma al cardinale, il suo predecessore non ha chiesto come mai non hai impedito che questo molestasse bambini? Stiamo parlando di bambini!”.
    il cardinale…… : “Non stava molestando dei bambini allora. Non so, non ho avuta nessuna dichiarazione in questo senso: come posso intervenire?”.
    Giornalista: “Ci sono denunce, una condanna penale. E’ stato condannato a un anno di riduzione”.
    Il cardinale: “Adesso. Per un fatto di dieci anni fa”.
    Giornalista: “Quindi li molestava li molestava i bambini?”.
    Il cardinale: “Va bene, però io non lo sapevo, non potevo sapere di queste cose”.
    Giornalista: “Magari lei no, però i suoi predecessori.. “.
    Il cardinale: “Ma deve chiedere a loro, non a me”. E se la cava così.


    Il cardinale calcagno sapeva! A confermarlo è lo stesso Francesco Zanardi.

    Come sapeva il monsignor lanfranconi, il quale dopo aver sentito il nome di don nello, ha invitato il giornalista dicendo: “Questa è la porta”.

    Per 25 anni, la chiesa pur conoscendo il problema di don nello giraudo non ha mai fatto nulla per fermarlo!

  • Vescovo Dante Lafranconi. Piena responsabilità nel favoreggiamento di crimini sessuali su minori.

    Vescovo Dante Lafranconi. Piena responsabilità nel favoreggiamento di crimini sessuali su minori.

    Una sentenza storica quella nei confronti Dante Lafranconi, per la prima volta in Italia la magistratura savonese argomenta con ben 6 pagine di ordinanza i crimini dei preti pedofili savonesi e dei vescovi che li hanno coperti come Dante Lafranconi che non solo ha permesso, ma anche alimentato, le perversioni sessuali di almeno due sacerdoti pedofili, non curandosi minimamente della salute dei minori affidati alle cure del clero, curandosi solamente che questi preti criminali potessero continuare a fare i preti.

    L’unico obbiettivo, quello di non infangare quella che è la chiesa, una multinazionale in nome di Dio.  Anche in Italia arriva grazie a questa ordinanza storica, la prima nel nostro paese , forse la soluzione per evitare che la chiesa cattolica continui a proteggere, nascondere e difendere dei deviati mentali.
    È triste dirlo, ma la chiesa a partire dal Papa, dal presidente della CEI e via dicendo,  ha dimostrato il più totale disinteresse anche nel limitare i casi di pedofilia, malgrado questa sentenza, il vescovo di Savona continua a lasciare altri preti pedofili a contatto con i minori, il motivo? Sono reati prescritti e quindi la magistratura non può procedere.

    Ma la pedofilia è una grave devianza della personalità, non si prescrive e non si cura, anzi peggiora con l’avanzare dell’età, quindi con più attenzione ma questi pervertiti in abito talare continueranno nella loro opera.

    Mettere mano al portafogli della chiesa pare l’unico strumento che possa far sì che questa intervenga.  I corsi antipedofilia della Diocesi di Savona confermano in pieno questo disegno, in realtà la chiesa con quei corsi tutela solo se stessa, non attua alcun provvedimento preventivo o di soccorso nei confronti delle decine di vittime che ha seminato in questi ultimi 32 anni, nessuna assunzione di responsabilità, malgrado ciò che è emerso.

    Vi lascio alla lettura del decreto di archiviazione del giudice, è palesemente chiara la grave responsabilità del Lafranconi, ma non procedibile causa prescrizione, a mio avviso sono doverose le dimissioni del presule. Da notare anche, che la prescrizione non avrebbe avuto effetto se Lafranconi avesse voluto uscire con chiarezza da questo vergognoso scandalo, avrebbe potuto chiedere al GIP di proseguire fino alla sentenza, ma i troppi scheletri nell’armadio non glielo hanno permesso.

    L’attuale Vescovo di Savona Vittorio Lupi ha sempre sostenuto l’estraneità ai fatti della Diocesi di cui è a capo, malgrado la documentazione ritrovata dagli investigatori nella sua cassaforte. La magistratura, invece conferma tutte le responsabilità. Come portavoce delle vittime savonesi chiedo che la Diocesi di Savona intervenga al più presto e a proprie spese nel soccorrere le vittime, molte già ben note alla curia. Credo che questa assunzione di responsabilità sia il minimo che la chiesa si debba assumere anche in virtù delle responsabilità educative che ha nei confronti dei milioni di minori che frequentano il clero e le sue attività, anziché infangare le vittime, i testimoni e spesso anche la magistratura.

     

  • Lettera aperta a Mons. Vittorio Lupi.Vescovo di Savona-Noli.

    Lettera aperta a Mons. Vittorio Lupi.Vescovo di Savona-Noli.

    Oggetto: Piano per prevenire la pedofilia.

    Eminenza Reverendissima le scrivo dopo aver appreso da alcuni mezzi di informazione che entra nel vivo il piano per prevenire la pedofilia annunciato nel novembre scorso. Lei sa quanto l’associazione abbia insistito per un programma di prevenzione nelle parrocchie, sempre frequentate da moltissimi minori quindi luoghi ad alto rischio, come la storia purtroppo racconta, qualora vi fosse la presenza di un pedofilo.

    Come si sa bene i traumi causati da abusi sessuali in età minore lasciano segni indelebili, spesso gravi, la prevenzione è molto importante, fondamentale. Sarò sincero ma leggendo il programma non vedo alcun invito alle vittime della Diocesi di Savona-Noli. Come documentato da LE IENE nel programma che andrà in onda in prima serata probabilmente la prossima settimana, non sono così poche e credo meritino il massimo rispetto e sostegno, soprattutto dalla Diocesi che si è prestata a favoreggiare i loro carnefici per ben 32 anni, almeno stando a quello che emerge dal fascicolo restituito dalla Procura della Repubblica di Savona dopo patteggiamento a 1 anno con la condizionale  di Giraudo.

    Leggendo il programma noto incontri tra psicologi e gruppi, catechisti e associazioni, spero anche la nostra di vittime savonesi. Dico spero perché leggendo il comunicato si ha l’impressione che gli incontri siano destinati solo a coloro che frequentano assiduamente il clero o che rivestono funzioni educative.

    Degno di nota anche il relatore, don Fortunato Di Noto con il quale ho avuto modo di confrontarmi sull’argomento pedofilia nella trasmissione di MATRIX dello scorso maggio, nella quale ci siamo confrontati sul dramma savonese, di li deduco anche l’origine della scelta, una persona competente e informata sugli avvenimenti del savonese.

    Spero possa far pervenire alla Rete L’ABUSO il programma degli incontri, le modalità di accesso a questo programma in modo tale che possa essere appreso dalle vittime, le quali potranno decidere in che forma aderire.

    Cordialmente

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO