Osservatorio della Rete L'ABUSO

Istituti religiosi, silenzi e abusi: la parola alle vittime

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Per decenni, per la Chiesa sal­vare le appa­renze è stato più impor­tante che sal­vare le vite spez­zate delle vit­time: per­sone lasciate sole, non cre­dute, non pro­tette. A ricor­darlo è anche la cro­naca recente, che riporta alla luce decine di casi di abuso ses­suale avve­nuti tra il 1950 e il 2022 all’abba­zia di Saint-Mau­rice, in Val­lese. I fatti sono stati rico­struiti da un gruppo di esperti indi­pen­denti inca­ri­cati di fare chia­rezza su una lunga sto­ria di silenzi. Nel col­le­gio, rino­mato per il rigore e l’edu­ca­zione impar­tita, l’atteg­gia­mento dei ver­tici è stato per anni quello di nascon­dere o mini­miz­zare gli abusi — defi­niti sbri­ga­ti­va­mente come sem­plici “bêti­ses” — allon­ta­nando gli autori con pel­le­gri­naggi o tra­sfe­ri­menti e chiu­dendo gli occhi davanti alle vio­lenze subite dai ragazzi affi­dati alla strut­tura. Tutto restava con­fi­nato nel segreto, desti­nato a pas­sare sotto silen­zio. Il rap­porto finale docu­menta 67 situa­zioni di vio­lenza ses­suale in senso lato, indi­vi­dua 30 autori adulti — in gran parte cano­nici — e almeno 68 vit­time, per lo più mino­renni. Solo la pres­sione eser­ci­tata dai media e dall’opi­nione pub­blica ha costretto la dire­zione dell’abba­zia a con­fron­tarsi aper­ta­mente con quanto acca­duto. Uno schema simile emerge anche dal Can­ton Uri.

Anche vit­time tici­nesi al col­le­gio di Alt­dorf?
Il pro­gramma Rund­schau (SRF) ha por­tato alla luce casi di abusi ses­suali e di uso ecces­sivo della vio­lenza risa­lenti agli anni Ses­santa e Set­tanta al rino­mato col­le­gio Carlo Bor­ro­meo di Alt­dorf. In seguito alle rive­la­zioni, la Dire­zione dell’istru­zione e della cul­tura del Can­ton Uri, il mona­stero bene­det­tino di Maria­stein e i Mis­sio­nari di Marian­n­hill di Alt­dorf hanno com­mis­sio­nato uno stu­dio scien­ti­fico per inda­gare sui fatti. L’inchie­sta è affi­data al Dipar­ti­mento di sto­ria dell’Uni­ver­sità di Zurigo. Il team di ricerca, che sta facendo il lavoro, lan­cia un appello a testi­moni di casi di abuso ses­suale nella Sviz­zera ita­liana. Le segna­la­zioni pos­sono pro­ve­nire sia da vit­time dirette sia da testi­moni indi­retti o da discen­denti. «Per decenni, in que­sto col­le­gio hanno vis­suto anche stu­denti pro­ve­nienti dal Ticino. Ogni testi­mo­nianza ci per­mette di appro­fon­dire la ricerca sui casi di abuso ses­suale avve­nuti tra il 1906 e il 1994 al Col­le­gio Carlo Bor­ro­meo e all’Inter­nato San Giu­seppe di Alt­dorf», spiega Vanessa

Bigna­sca, ricer­ca­trice dell’Uni­ver­sità di Zurigo respon­sa­bile dello stu­dio per la Sviz­zera ita­liana. Paral­le­la­mente, la stu­diosa è coin­volta nel più ampio lavoro dell’Uni­ver­sità di Zurigo sugli abusi ses­suali nel con­te­sto della Chiesa cat­to­lica in Sviz­zera dagli anni Cin­quanta a oggi. La ricerca, com­mis­sio­nata dalla Con­fe­renza dei vescovi sviz­zeri, dalla Con­fe­renza delle Unioni degli Ordini reli­giosi e dalle altre comu­nità di vita con­sa­crata in Sviz­zera (KOVOS), non­ché dalla Con­fe­renza cen­trale cat­to­lica romana della Sviz­zera (RKZ), ha pre­sen­tato i primi risul­tati nel set­tem­bre 2023. Da allora l’inda­gine — che coin­volge anche Ticino e Gri­gioni ita­liano — è pro­se­guita e si con­clu­derà all’ini­zio del 2027 con la pub­bli­ca­zione dei risul­tati finali. «Dall’avvio dei lavori, nuovi docu­menti d’archi­vio e testi­mo­nianze ci hanno per­messo di com­pren­dere meglio i con­te­sti in cui si sono veri­fi­cati gli abusi ses­suali», osserva Bigna­sca. «Oltre all’ambito pasto­rale, scuole, col­legi e isti­tuti con inter­nato emer­gono come le realtà mag­gior­mente coin­volte, alcune delle quali nel frat­tempo hanno ces­sato la pro­pria atti­vità». Anche in merito a col­legi e isti­tuti in Ticino, i ricer­ca­tori cer­cano testi­mo­nianze: chi ha subito vio­lenze o ne è a cono­scenza può farsi avanti e aiu­tare così i ricer­ca­tori a fare luce.

A che punto siete della ricerca avviata tre anni fa?
Siamo nella fase finale: stiamo rac­co­gliendo le ultime testi­mo­nianze e infor­ma­zioni neces­sa­rie per com­ple­tare le piste di ricerca indi­vi­duate, in par­ti­co­lare per quanto riguarda il Ticino. Tutto il mate­riale con­fluirà nel rap­porto con­clu­sivo, che sarà pre­sen­tato all’ini­zio del 2027.

Che tipo di testi­mo­nianze state sol­le­ci­tando nella Sviz­zera ita­liana?
In par­ti­co­lare, casi di abuso ses­suale avve­nuti in isti­tuti, col­legi e scuole con inter­nato. La ricerca ha dimo­strato che que­sti con­te­sti rap­pre­sen­tano i luo­ghi in cui più fre­quen­te­mente si sono veri­fi­cati gli abusi.

In Ticino il primo isti­tuto ad aver appro­fon­dito il pro­prio pas­sato è stato il Von Men­tlen di Bel­lin­zona. Altri dovreb­bero fare un eser­ci­zio di tra­spa­renza?
Sul Von Men­tlen è stata con­dotta una ricerca scien­ti­fica e, gra­zie alle testi­mo­nianze rac­colte, sono emerse situa­zioni di abuso. Abbiamo però indizi che ci por­tano a rite­nere che dina­mi­che simili si siano veri­fi­cate anche in altri isti­tuti e inter­nati del Ticino.

In Ticino il tema degli abusi ses­suali nei col­legi e negli isti­tuti sem­bra ancora un tabù che fatica a emer­gere. Per­ché?
Fino alla pub­bli­ca­zione del primo rap­porto dell’Uni­ver­sità di Zurigo, nel 2023, in Ticino non esi­steva un dibat­tito aperto su que­sto tema. Nel resto della Sviz­zera, invece, la discus­sione era già pub­blica e poli­tica e c’erano asso­cia­zioni di vit­time attive da tempo. Que­sto favo­ri­sce l’emer­gere delle testi­mo­nianze. Oggi anche in Ticino si sta creando un ter­reno più fer­tile: i media si occu­pano rego­lar­mente del tema, anche gra­zie a testi­moni dispo­sti a par­lare, e nel frat­tempo è nata GAVA, il Gruppo di Ascolto per Vit­time di Abusi in Ambito Reli­gioso in Ticino (offre soste­gno a chi ha vis­suto espe­rienze di abuso in con­te­sti reli­giosi: www.ascol­to­gava.ch; 091 210 22 02).

Dopo la pub­bli­ca­zione del primo rap­porto nel 2023, nuove vit­time si sono fatte avanti in Ticino?
Sì. In que­sti due anni, alcune per­sone hanno deciso di con­tat­tarci dopo aver letto sui gior­nali dello stu­dio dell’Uni­ver­sità di Zurigo. Si tratta spesso di per­sone impe­gnate in un per­corso per­so­nale di rico­no­sci­mento di quanto acca­duto, con la volontà di con­di­vi­dere la pro­pria espe­rienza e di por­tare alla luce aspetti rima­sti nasco­sti per troppo tempo. In alcuni casi si tratta di situa­zioni già note, in altri di casi com­ple­ta­mente nuovi, non rin­trac­cia­bili attra­verso le sole ricer­che d’archi­vio.

Per una vit­tima fare il primo passo e par­lare è molto dif­fi­cile: c’è il timore di non essere cre­duti, la ver­go­gna. Per­ché rivol­gersi a un ricer­ca­tore? E che cosa garan­tite?
Garan­tiamo innan­zi­tutto un ascolto attento, oltre all’ano­ni­mato e a un trat­ta­mento rigo­ro­sa­mente con­fi­den­ziale di tutti i dati rac­colti ai fini della ricerca. Non vogliamo for­zare nes­suno: siamo sem­pli­ce­mente dispo­ni­bili all’ascolto, qua­lora qual­cuno desi­deri con­di­vi­dere quanto ha vis­suto. Inol­tre, segna­liamo enti e strut­ture che pos­sono offrire soste­gno. Sap­piamo che si tratta di un passo deli­cato, che può riat­ti­vare ricordi dolo­rosi, ed è pro­prio per que­sto che affron­tiamo ogni testi­mo­nianza con la mas­sima atten­zione e rispetto.

Quanto sono indi­spen­sa­bili le testi­mo­nianze per rico­struire quanto è suc­cesso?
Le testi­mo­nianze sono estre­ma­mente pre­ziose, per­ché le tracce scritte esi­stono solo in una mino­ranza dei casi e per­ché per­met­tono di capire che situa­zioni ini­zial­mente rite­nute epi­so­di­che non lo erano affatto. Una nuova testi­mo­nianza può aprire diverse piste di lavoro: dati, nomi, indi­ca­zioni pre­cise aiu­tano a cer­care dei riscon­tri negli archivi o con­sen­tono incroci con altre testi­mo­nianze indi­pen­denti. Il nostro lavoro si fonda anche su fonti sto­ri­che pro­ve­nienti dagli archivi dio­ce­sani, dagli archivi giu­di­ziari e da quelli delle con­gre­ga­zioni reli­giose e degli isti­tuti. Gli abusi non sem­pre lasciano tracce negli archivi. Senza le voci delle vit­time, molti epi­sodi reste­reb­bero com­ple­ta­mente invi­si­bili.

Quali sono gli osta­coli che hanno impe­dito l’emer­gere degli abusi nei col­legi e negli isti­tuti?
La ricerca ha mostrato che si trat­tava di isti­tu­zioni chiuse, for­te­mente gerar­chiz­zate. Al ver­tice c’era la dire­zione, che con­trol­lava rigi­da­mente le infor­ma­zioni in entrata e in uscita dall’isti­tuto. Per i bam­bini era estre­ma­mente dif­fi­cile rac­con­tare quanto acca­deva, otte­nere un rico­no­sci­mento o vedere avviata una pro­ce­dura giu­di­zia­ria. Nel caso dei col­legi era spesso deter­mi­nante la severa auto­rità dei reli­giosi. Negli altri isti­tuti, invece, molti ospiti erano bam­bini col­lo­cati fuori dal con­te­sto fami­liare: orfani, figli con­si­de­rati ille­git­timi o pro­ve­nienti da fami­glie in con­di­zioni socioe­co­no­mi­che dif­fi­cili. Minori par­ti­co­lar­mente vul­ne­ra­bili, spesso privi di appoggi esterni e di figure adulte in grado di ascol­tarli e pro­teg­gerli. Que­sta man­canza di soste­gno ha con­tri­buito a ren­dere gli abusi invi­si­bili e a per­pe­tuare il silen­zio per decenni.

I recenti casi del Val­lese e di Alt­dorf mostrano che non si tratta solo di sin­gole per­sone malate all’interno di strut­ture sane. Il pro­blema appare piut­to­sto endo­geno, legato a isti­tu­zioni con gerar­chie rigide e forti con­cen­tra­zioni di potere, che pos­sono diven­tare ter­reno fer­tile per gli abusi. Cosa ne pensa?
È una let­tura che con­di­vi­diamo. Anche nelle con­clu­sioni del pro­getto pilota è emerso chia­ra­mente che il pro­blema degli abusi ses­suali non è epi­so­dico né ricon­du­ci­bile esclu­si­va­mente a sin­gole per­sone “malate”, ma ha una dimen­sione strut­tu­rale. È il risul­tato di una com­bi­na­zione di fat­tori, tra cui una gerar­chia eccle­sia­stica che per buona parte del Nove­cento si è mostrata poco pro­pensa a inter­ve­nire su que­sti fatti. Si tratta di un sistema che, di fatto, ha per­messo agli autori di restare impu­niti e di con­ti­nuare a eser­ci­tare il pro­prio ruolo, pro­tetti dal pre­sti­gio e dal potere di cui gode­vano i sacer­doti o le per­sone che lavo­ra­vano negli isti­tuti. Que­sto con­te­sto isti­tu­zio­nale ha con­tri­buito a creare le con­di­zioni per­ché gli abusi potes­sero ripe­tersi nel tempo, senza essere denun­ciati né san­zio­nati.

Chi con­tat­tare
Chi vuole con­di­vi­dere espe­rienze o infor­ma­zioni su abusi in ambito eccle­siale pos­sono con­tat­tare il team di ricerca: ricerca-abusi@hist.uzh.ch (email) o al numero 044 634 47 38.

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