Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Francesca Lagatta

  • Altri guai per don Lucio Gatti, questa volta l’accusa sarebbe di abuso di minore.

    Altri guai per don Lucio Gatti, questa volta l’accusa sarebbe di abuso di minore.

    Un’altra tegola sulla testa del sacerdote perugino don Lucio Gatti, il prete che patteggiò in sede penale, due anni di reclusione, per abusi sugli ospiti della Comunità di Sanfatucchio di Castiglione del Lago (PG) che egli stesso dirigeva

    Anche se ne diamo notizia soltanto ora, circa un mese fa don Lucio e stato nuovamente denunciato da un altro ragazzo ospite delle comunità CARITAS che il sacerdote gestisce. Questa volta l’accusa sarebbe di pedofilia in quanto la vittima all’epoca dei fatti era 13enne.

    Il racconto dalla presunta vittima ha risvolti raccapriccianti sui quali per il momento riteniamo opportuno mantenere il massimo riserbo. Seguono la vicenda gli avvocati Matteo Gianbartolomei e Giuseppe Ferraro.

    Nel frattempo il sacerdote, malgrado la precedente condanna resta al suo posto.

    Francesca Lagatta

    ufficio Stampa della Rete L’ABUSO

  • Francesco Zanardi, l’uomo che combatte la pedofilia clericale, è forse in pericolo?

    Francesco Zanardi, l’uomo che combatte la pedofilia clericale, è forse in pericolo?

    di Francesca Lagatta

    La storia di Francesco Zanardi, caparbio presidente di Rete l’Abuso, ricorda un po’, mi si perdoni il paragone, quella di Falcone e Borsellino. E alla fine di questo articolo capirete il perché. E anche perché al centro di questa storia ci sono la sete di giustizia e i poteri forti, con i secondi che mandano al macello la prima, una storia fatta di solitudine, di silenzi che pesano come macigni, di assenze insopportabili e talvolta di opprimente dolore.

    Francesco Zanardi conosce l’orrore degli abusi a 11 appena, perpetrati da un prete con in dosso i panni soldatino di Dio e che invece nell’arco di 20 anni ha distrutto almeno una trentina di vite. Don Nello Giraudo infierisce sul suo corpo per quasi cinque anni, e quando il piccolo Francesco diventa troppo grande per le perversioni di quel vecchio pedofilo, è la vita stessa che continua a mettere il dito nella piaga in quella ferita già troppo sanguinante.

    Ma uno come Zanardi non lo butti giù, non ce la fa nemmeno il destino più avverso. Così quella piaga la trasforma in forza e a piccoli passi, e senza l’aiuto di nessuno, mette in piedi quella che diventerà la più temibile delle associazioni per la lotta contro la pedofilia clericale. Un vero e proprio incubo per Papa Bergoglio e compagni. Una sorta di Spotlight all’italiana.

    Solo che qui non è l’America; di “The Boston Globe” se ne contano sulla punta delle dita e la religione stordisce e inquina la mente dei popoli molto più della droga. Pertanto, il demonio è chi sbatte in faccia la realtà e manda in frantumi le fantasticherie di milioni di fedeli che credono che le offerte generose lavino le coscienze e scongiurino l’inferno, anche se un Bertone continua ad allargarsi gli attici su piazza San Pietro, magari sulla pelle dei bambini malati. Per dire.

    E poi ci sono i soliti miliardi di mezzo. I giri di affari miliardari, il traffico d’armi, il riciclaggio di danaro, gli interessi dello Ior. Chi è stato dentro, dice che l’economia mondiale passa tutta per le viuzze,e gli uffici, di città del Vaticano. Altro che Dio e misericordia. E in questo, lo Stato italiano e quello vaticano, sarebbero assai complici. Vedi l’esonero dal pagamento dell’Imu di chiese e affini, vedi il silenzio mantenuto dal governo sul processo illegittimo ai giornalisti Nuzzi e Fittipaldi, vedi gli oltre 12 miliardi di euro che lo Stato italiano regala ogni anno al Vaticano.

    Figurarsi, dunque, cosa può subire un semplice cittadino che si è messo in testa di sgretolare un sistema marcio fino. E allora giù con le minacce, i soprusi, i “ladri” che si arrampicano fino al sesto piano di una palazzina, due suicidi misteriosi attorno a lui di persone che conducevano la stessa battaglia, l’ira dei vescovi, le querele intimidatorie, una motocicletta senza alcun valore commerciale che sparisce nel nulla, gli attacchi, le aggressioni pubbliche e private, uno sfratto illegittimo, le violenze psicologiche, la persecuzione dei preti pedofili, le pagine di giornale avvelenate, il Papa rivoluzionario che promette e non mantiene, gli attacchi hacker, i messaggi inquietanti e gli episodi ancor più subdoli, i fan della Chiesa che gridano vendetta e i preti pedofili che giurano di fargliela pagare. Ma in questa storia c’è anche il capitolo dedicato alla scorta che gli viene negata, alla stampa asservita che ha paura di pubblicare e alla gente che si gira dall’altra parte perché sogna il Paradiso.

    Francesco, l’attivista savonese e non il Pontefice, è un uomo lasciato solo dalla stupidità umana e dall’indifferenza dello Stato, lo stesso che tutela i delinquenti e lascia morire Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Lo ha denunciato più volte e i fatti non hanno lasciato troppo spazio all’immaginazione. Francesco Zanardi è un uomo in pericolo, talmente in pericolo che nessuno delle persone a lui vicino si meraviglierebbe di un atto estremo, come il “suicidio”. Perché la lobby vaticana è di gran lunga più potente della ‘ndrangheta, ma tutti fanno finta di non saperlo. Perché alla fine è la volontà di Dio quella che conta, si intende. Ma quando pure Dio si gira dall’altra parte e fa finta di non vedere, poi i Borsellino, i Falcone e gli Zanardi muoiono tra le lacrime di coccodrillo di chi li ha mandati al macero.

    E questo non dovrebbe mai accadere.

  • Francesco Zanardi, vittima di pedofilia clericale, l’Uomo che fa tremare il Vaticano lotta senza quartiere ai prelati conniventi.

    Francesco Zanardi, vittima di pedofilia clericale, l’Uomo che fa tremare il Vaticano lotta senza quartiere ai prelati conniventi.

    A dispetto del corpo minuto, Francesco Zanardi è un uomo estremamente testardo e caparbio, una fonte inesauribile di forza e coraggio. Del suo dramma personale è riuscito a fare una serrata battaglia contro il diffuso fenomeno della pedofilia clericale, diventando, di fatto, l’incubo peggiore di Vescovi e Cardinali che ancora si affannano a coprire le malefatte degli orchi in abito talare.

    Da vittima di abusi sessuali, diventa, con le sue sole forze, il Presidente di una colossale organizzazione no profit che ad oggi è il più grande osservatorio permanente sui crimini sessuali commessi in Italia dalle confessioni religiose. Rete l’Abuso onlus (visita il sito) attualmente segue i casi di quasi 500 vittime di preti pedofili, tutte legalmente e psicologicamente supportate da un piccolo esercito di volontari.

    Per non subire influenze o pressioni di alcun tipo, infatti, l’impavido savonese ha rifiutato qualsiasi contributo pubblico e le tante “caritatevoli” offerte giunte negli anni al suo indirizzo. Con cui forse qualcuno avrebbe voluto comprargli anima e silenzio. Ottenendo l’esatto contrario.

    La sua storia non solo calca le cronache nazionali, giunge oltralpe e attira finanche l’attenzione dei media americani. Ma quel macigno che si porta dentro dall’età di 11 anni lo restituisce alla Chiesa con un carico da 90. Il suo caso è il primo in Italia che, nonostante la prescrizione del reato, ottiene l’apertura di un’indagine a carico di don Nello Giraudo, grazie alla quale si trovano altre vittime, la cui testimonianza porta alla pena definitiva del patteggiamento a un anno di carcere. Che però non vedrà mai.

    Ma Zanardi, che evidentemente, ancora porta intimamente dentro i danni per la violenza patita, intraprende una campagna informativa a mezzo stampa, sbattendo in prima pagina il mostro Chiesa e alcuni suoi aguzzini.

    In particolare, con tutta la documentazione acquisita in 20 anni, ha inchiodato Nello Giraudo, dimostrando, come questo immondo uomo di chiesa  ha abusato, indisturbato, di centinaia di ragazzini, nonostante Vescovi, Cardinali e i vertici del Vaticano ne fossero ampiamente a conoscenza. Qui, l’esaustivo servizio girato de Le Iene.

    L’assurda vicenda viene riportata anche nel libro scandalo di Gianluigi Nuzzi, “Via Crucis”, in cui alle pagine 83 e 84 è riportata la testimonianza di Zanardi in cui accusa l’allora vescovo Calcagno di avergli suggerito di non denunciare alla magistratura gli abusi, in quanto il prete era una persona molto fragile e avrebbe potuto suicidarsi.

    L’imbarazzante posizione dell’attuale cardinale e presidente dell’Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica), detto “Il Cardinale Rambo” per via della sua corposa collezione di fucili regolarmente denunciata, fu aggravata dalla testimonianza di don Carlo Rebagliati, parroco che morì poco dopo aver segnalato la situazione del prete pedofilo, trasferito di parrocchia in parrocchia, all’allora vescovo della diocesi di Savona. Qui l’audio in cui poco prima di morire Rebagliati confessa la paura di essere ucciso per aver denunciato “troppo”.

    Ma Zanardi, incurante di rischi e pericoli, rincorre la verità spedito come un treno, trascinandosi dietro una folta schiera di persone sempre più affamate di giustizia. Come tutti quelli ingannati e stuprati in nome di Dio, a cui poi la Chiesa calpesta la dignità due volte coprendo le malefatte degli orchi in abito talare. Nonostante intorno a lui continuino a succedere cose strane. Come il suicidio dell’amica e collaboratrice Luisa Bonelli, avvenuto in circostanze misteriose nel settembre 2014. Archiviato come suicidio, anche questo avvenuto dopo alcuni mesi la consegna di uno scottante dossier in Vaticano, qui in una straordinaria intervista dove la donna era stata ascoltata sulla vicenda dallo stesso Zanardi.

    Ma il Presidente e la sua associazione non si fermano, anzi, rincarano la dose. Tra le numerose segnalazioni di nuovi casi di abusi e violenze, trovano anche il tempo di piombare dai preti condannati dall’ex Sant’Uffizio e riabilitati alle funzioni religiose presso la chiesa di San Gordiano di Civitavecchia, come nel caso di don Francesco Rutigliano, guadagnandosi le ire del vescovo Luigi Marrucci. Non contenti, due mesi più tardi, sbattono sui giornali l’omertà e le controversie della curia di Napoli legate al caso della vittima Diego Esposito, grazie a un articolo a firma di Ferruccio Sansa pubblicato su Il Fatto Quotidiano e a un’inchiesta de Il Corriere della Sera condotta da Antonio Crispino. Il tutto mentre alcuni collaboratori di Rete l’Abuso, coordinati dal Presidente Zanardi, erano andati personalmente a far visita ai prelati. Due ore e mezza più tardi arriverà la telefonata di Monsignor Becciu, segretario del Papa, a provare a calmare gli animi e a ridurre le dimensioni dello scandalo. 

    Niente da fare. Zanardi non ci casca e li attacca prima ancora che l’inganno si palesi nuovamente. Nel frattempo diffonde la mappa dei preti pedofili italiani condannati in via definitiva, contatta altre vittime, scova nuovi casi di abusi sessuali e continua a tirare fuori documenti che bruciano e inchiodano le facce pie dei falsi soldatini di Dio. E la credibilità del Vaticano, come mai prima, comincia a scricchiolare. 

    *Rete Abuso Onlus.

  • L’Orco in tonaca nera, don Silverio Mura, insegnante materie di Fede fino a giugno 2014 e una carrellata delle sue frasi evangeliche.

    L’Orco in tonaca nera, don Silverio Mura, insegnante materie di Fede fino a giugno 2014 e una carrellata delle sue frasi evangeliche.

    di Francesca Lagatta – Di don Silverio Mura ne abbiamo parlato così tanto che, nostro malgrado, lo abbiamo addirittura reso celebre. E’ il sacerdote che per 5 anni, dai 13 ai 17, abusò ripetutamente di Diego Esposito, napoletano di Ponticelli oggi quarantenne. Ma quando il giovane, ormai adulto, riuscì a tirar fuori quel dolore cadendo sotto l’incessante interrogatorio del medico psicologo, il reato era già prescritto. Così la battaglia di Diego, che nel frattempo aveva aderito all’associazione Rete l’Abuso, diventa incandescente e arriva dritta alle orecchie di Papa Francesco, il quale, nel febbraio di due anni fa, aveva ordinato l’apertura di processo canonico.

    Che non comincerà mai. Neppure dopo la telefonata di Monsignor Becciu di un mese fa, casualmente avventa poche ore dopo l’uscita di un articolo di Ferruccio Sansa su Il Fatto Quotidiano, nella quale, per la seconda volta, si assicurava all’avvocato Sergio Cavaliere, legale di Esposito, l’intervento immediato di Papa Bergoglio. Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso e incubo degli ambienti vaticani, il forfait lo aveva già ampiamente previsto. E forse aveva previsto anche che una miriade di autori di programmi televisivi interessati inizialmente al caso, sono spariti preavviso e senza neanche spiegare i motivi.

    Si faccia chiarezza e qualcuno, prima o poi, dovrà pur spiegare tutte queste stranezze, ecco una carrellata di frasi eccellenti pronunciate da Silverio Mura, che ha regolarmente insegnato nelle scuole fino al giugno del 2014 nonostante quatto anni di denunce, pronunciate nell’incontro a telecamere nascoste con Diego Esposito, intento a raccogliere le prove da portare in un tribunale, ammesso che prima o poi, in un modo o nell’altro, la posizione di quest’uomo venga vagliata da un qualche giudice. Le frasi sono estrapolate dal video integrale,  della durata di 30 minuti, e dimostrano come il prete cerchi spudoratamente di dissuadere la vittima dal denunciarlo.

    • 4.14: «Devi ritrovare la fede che ti aiuta a superare questo fatto immotivato»;
    • 7.36: «Ma nessuno ti sta cercando, mi dispiace che ti faccio venire gli attacchi»;
    •  10.25: «Dei campi di Auschwitz ne hai mai sentito parlare? I tedeschi di Auschwitz… sarebbero le SS. Ti ricordi quando hanno fatto la seconda guerra mondiale? Ne hai sentito parlare di quelle cose? Eh, bravo. Sai cosa mi chiedo spesso? Dov’era Dio quando ad Auschwitz quegli ebrei venivano uccisi nei forni crematori? E’ la storia purtroppo. Dio soffre pure lui»;
    • 12.06: «Io, secondo me, fai come vuoi, ma io te li sconsiglio (i medici, ndr) perché tutte queste cose ti confondono la testa. Tu devi avere la serenità nel cuore Se tu ti affidi a Gesù… quello è il più grande psicologo. Tu da questa gente non c’ha j (non ci devi andare, ndr)»; 
    • 14.36: «I tuoi genitori, l’ho sempre detto, pure tua mamma, sempre, i tuoi genitori sono due signori, non buoni, due signori, ma perché ‘ste figuracce (denunciare gli abusi, ndr)? Tu prendi esempio, ho trovato poche persone come loro»;
    • 17.04 «Ai tuoi genitori devi dare soddisfazioni, il resto non conta. Tu, poi, puoi dire… (queste cose, ndr)?. Io sono convinto che tu da solo puoi sconfiggere queste cose»;
    • 21.17 «Ti posso dire una cosa? Ti dico solo questa, poi non voglio sapere più niente. Non dico che ti aiutano gli altri, ti devi aiutare tu, e Lui ti aiuta. Ricordati che gli uomini non ti possono dare quello che ti puoi dare tu stesso»;
    • 23.14 «Bravo», rispondendo alla vittima che gli confessa che da quando ha iniziato a parlare è psicologicamente peggiorato;
    • 24.55 «Ma tu ti senti che io e te abbiamo avuto un aiuto dal Signore?», rispondendo alla vittima che gli dice di non aver avuto la forza di andarlo a denunciare dal Vescovo;
    • 26.11 «Ti posso dire una cosa? Non andare da nessuna parte che butti solo soldi», rispondendo alla vittima che gli rivelava di volersi affidare alle cure dei medici;
    • 26.35 «L’ansia? Si vabbé, uno si può pigliare la valeriana”;
    • 26.49 «E’ il demonio che ti sta prendendo in questo momento»;

    Dopo lo scandalo sollevato dal caso di Diego Esposito, altre due presunte vittime si sono rivolte all’associazione Rete l’Abuso Onlus, dichiarando di aver subito abusi in tempi ancora più recenti e appena sarà possibile offriranno la loro testimonianza.

  • Diego Esposito ai pedofili : “CURATEVI siete malati”.

    Diego Esposito ai pedofili : “CURATEVI siete malati”.

    di Francesca Lagatta

    Quella di Diego Esposito, nome di fantasia ma ormai noto alle cronache, è una di quelle in cui si fa fatica a distinguere la realtà della fantasia e ancor di più a capire come la prima possa superare di gran lunga la più perverse delle immaginazioni. Ma tant’è. Diego è un uomo di 40 anni che dopo aver trovato il coraggio di denunciare abusi sessuali subiti durane l’adolescenza da don Silverio Mura, allora sacerdote nel quartiere Ponticelli di Napoli, deve fare i conti con l’ostilità della gente, la burocrazia, le leggi e, male peggiore, il potere incontrastato del clero. La prima denuncia di Diego, corredata da prove e una fitta documentazione medica, risale a 6 anni fa, ma Mura ha continuato ad insegnare prima a Pollena Trocchia (Na), poi, fino al giugno 2014, nell’istituto Matilde Serao di Volla (Na) protetto dalla Chiesa e dalla scuola che, con tutta probabilità, lo ha inserito sul sito del Ministero dell’Istruzione nell’area riservata. Il preside, interpellato nei giorni scorsi, si è rifiutato di rispondere alle domande, anche solo a quella con cui si chiedeva di sapere se la notizia fosse vera. Il suo silenzio è comunque stato smentito dalle testimonianze di centinaia di studenti.

    Un dramma nel dramma, anche perché quando il reato viene denunciato è già in prescrizione e Silverio Mura non può essere processato. Ma anche quando Diego prova a rendere nota la notizia per mettere in guardia altre famiglie, non va meglio, alcuni giornalisti glissano e inventano scuse per non pubblicare. Peggio ancora fa la Curia di Napoli, che, incaricata nel febbraio 2014 da Papa Francesco di indagare sulle accuse rivolte da Diego a don Silverio Mura, fa scena muta e inoltra una mail alla Procura quando la vittima minaccia il suicidio in mancanza di risvolti. Diego, che è una guardia giurata, perde il lavoro. Temono per la sua salute, gli dicono. Peccato che quando 16 giorni fa comincia lo sciopero della fame che gli fa perdere 6 kg in 12 giorni, della sua salute non importa niente a nessuno. Eppure l’associazione Rete L’Abuso onlus, guidata da Francesco Zanardi, aveva informato ogni figura ecclesiastica della Curia di Napoli e le più alte cariche del Vaticano. Risposte zero.

    A rompere il silenzio sono una serie di concause fortuite. In primis è il coraggio di Ferruccio Sansa, giornalista de Il Fatto Quotidiano, che sul quotidiano diretto da Travaglio pubblica per primo, cinque giorni fa, le presunte magagne della Curia di Cardinal Sepe e il goffo tentativo di comprare il silenzio della vittima, circa cinque anni fa, con una busta bianca contenente 250 euro. Nel giro di poche ore la notizia circola su tutti i siti di informazione. Nel frattempo l’avvocato di Diego, Sergio Cavaliere, aveva nuovamente spedito una lettera al Papa, mentre il giornalista Antonio Crispino, collaboratore de Il Corriere della Sera, nelle ore precedenti aveva dato vita a un’inchiesta meticolosa. Ma capitan Zanardi, macchina da guerra contro la pedofilia clericale, dà continue direttive e non lascia nulla di intentato, così manda anche il suo ufficio stampa direttamente negli locali della Curia. Pur conoscendo rischi e difficoltà. Infatti, se nella mattina di giovedì scorso l’ufficio stampa della Curia risponde a monosillabi a domande e a illazioni, il giorno seguente manda due ispettori capo della polizia sul posto, probabilmente per fermare la giornalista intenzionata a rivolgere domande a Vescovi e Cardinali. Il “blitz” non riesce, e i due uomini dello Stato nemmeno provano a ledere il diritto di cronaca a chi sta facendo il proprio lavoro. Contrariamente, per assicurare il regolare svolgimento dell’attività giornalistica, si offrono di presenziare all’udienza con Padre Luigi Ortagli, vicario giudiziale aggiunto del tribunale ecclesiastico regionale campano, che due anni fa aveva preso in carico l’indagine ordinata da Bergoglio per appurare la verità sul caso ma che per tutto questo tempo non aveva dato alcuna informazione in merito.

    L’aria che si respira nell’ufficio è pesante, il volto di Padre Ortagli è tirato e le risposte risicate. Per ottenere l’autorizzazione a parlare, si è necessariamente informato il Vaticano su ciò che stava accadendo e per l’istituzione religiosa mondiale, che tra qualche settimana dovrà rendere conto all’Onu sul trattamento dei casi di pedofilia in ambito ecclesiastico, non deve essere stata proprio una buona notizia. In effetti, qualche ora più tardi, l’avvocato Sergio Cavaliere informa l’ufficio stampa di Rete L’Abuso di aver ricevuto una telefonata di Angelo Maria Becciu, l’entusiasmo è più cauto. Rispetto a due anni fa, quando Papa Francesco ordinò l’avvio delle indagini, in effetti non è cambiato nulla. Stesso copione. Nessuno ha comunicato date precise o rivelato ulteriori dettagli per un processo che, se ci fosse la volontà, potrebbe essere messo in piedi in 48 ore. Così l’opinione pubblica si è letteralmente spaccata in due: i più cinici sono convinti che sia stata una mossa per sottacere lo scandalo, i più ottimisti credono fortemente che il Santo Padre non deluderà le aspettative di coloro che credono nella rivoluzione del Papa buono. Per sapere chi ha ragione basterà attendere le prossime settimane, ma intanto ecco una rara intervista video rilasciata da Diego Esposito poche ore dopo la telefonata giunta dal Vaticano, nella quale rivolge appelli rivolti ad altre vittime di pedofilia e ai pedofili stessi, per i quali non spende parole di rabbia, ma di speranza: «Non rovinate le vite dei bambini, curatevi nei centri specializzati».

  • Continua lo sciopero della fame Diego Esposito vittima di pedofilia del prete don Silverio Mura.

    Continua lo sciopero della fame Diego Esposito vittima di pedofilia del prete don Silverio Mura.

    di Francesca Lagatta

    Lo aveva detto dieci giorni fa: «Il prossimo 18 gennaio comincerò lo sciopero della fame per protestare contro un sistema malato, perché tanto nessuno risponderà alle mie richieste».  E così è stato.

    Diego Esposito (della sua storia avevamo parlato qui), nome di fantasia, è una delle innumerevoli vittime di preti pedofili che ancora non ha avuto la sua fetta di giustizia. Se mai si può parlare di giustizia per un ragazzino abusato ripetutamente per anni. Diego aveva denunciato tutto solo qualche anno fa, quando la legge considerava già caduti in prescrizione i reati imputabili dalla vittima a don Silverio Mura, il suo ex insegnante di religione, lo stesso che gli celebrò il matrimonio con la donna che, benché ignara di tutto, gli restituì quella serenità che sembrava perduta per sempre.

    Poi, spinto dai suoi due angeli custodi, il medico che lo tiene in cura e l’avvocato che combatte la battaglia al suo fianco, era riuscito a tirar fuori dolore e coraggio, riuscendo a far conoscere la sua storia a Papa Francesco, il quale, prontamente, avevo chiesto e ottenuto la riapertura del processo in sede vaticana. Ma averne chiesto conto non solo non ha dato risposte, ma gli ha anche fatto perdere il lavoro. Tra l’inspiegabile indifferenza delle istituzioni a ogni livello. Così Diego ha deciso di sferrare un colpo basso all’omertà e ha cominciato la sua ennesima battaglia attirando su di sé l’attenzione di giornalisti e telecamere. Nel breve video amatoriale girato questa mattina, l’uomo, volutamente reso irriconoscibile, spiega in poco più di sessanta secondi le ragioni del suo gesto.

  • Diego Esposito, vittima del prete pedofilo don Silverio Mura, scaricato anche dal Vaticano. Sciopero della fame ad oltranza.

    Diego Esposito, vittima del prete pedofilo don Silverio Mura, scaricato anche dal Vaticano. Sciopero della fame ad oltranza.

    foto di copertina oscurata in sintonia con lo squallido argomento trattato.

    di Francesca Lagatta.

    Diego Esposito non ha più nessuna intenzione di aspettare per avere giustizia. Lunedì 18 gennaio 2016 comincerà a casa sua, senza alcuna forma di protesta violenta, lo sciopero della fame. Diego, nome di fantasia, è una delle migliaia di vittime di abusi sessuali da parte di preti pedofili che è stata letteralmente ignorata dal Vaticano. O quasi.

    La sua storia mette i brividi. E’ poco più che un bambino quando don Silverio Mura, sacerdote nella sua parrocchia e suo insegnante di religione, lo invita ad andare nella casa canonica in un pomeriggio qualunque. E’ qui che comincia il dramma del ragazzino, che si ripete anche per tre volte a settimana, e dura cinque, interminabili anni.

    Lo strazio finisce quando Diego ha 17 anni, ma riesce a tirare fuori ricordi e dolore solo nel 2010, quando di anni ne ha 35 e ne sono passati 18 dall’ultimo episodio di abuso. Troppi per la legge italiana, che fino al 2008, per i reati legati alla sfera sessuale prevede la prescrizione dopo soli 10 anni. Silverio Mura non può subire alcun processo penale.

    Ma Diego non s’arrende. Si reca dal suo aguzzino con le telecamere nascoste, registra la conversazione, abbastanza esplicita, mandata in onda anche dal programma “Chi l’ha visto?” (visibile qui: il drammatico incontro tra Diego e Silverio Mura), raccoglie le prove necessarie e insieme a una dettaglia testimonianza invia tutto alla Curia e informa anche il Cardinale Sepe.

    Come da prassi, don Silverio Mura, nel frattempo raggiunto da altre numerose accuse di abusi sessuali, cambia parrocchia, così Sergio Cavaliere, legale di Diego, invia un’accorata lettera di protesta a Papa Bergoglio, il quale risponde tempestivamente disponendo che il sacerdote venga momentaneamente sospeso dalle funzioni sacerdotali e trasferito in una di quei conventi che il Vaticano ritiene essere una struttura adeguata al recupero spirituale.

    Ma la devianza relativa alla pedofilia si può curare con le preghiere? Oppure necessita di cure mediche specializzate? A ogni modo Papa Bergoglio ordina anche la riapertura del processo in sede vaticana. Che però si rivela un boomerang per la vittima.

    La Curia segnala alla Procura una mail in cui Diego, esasperato dall’indifferenza, minaccia di spararsi un colpo alla testa. Immediatamente subisce la revoca del porto d’armi e perde il lavoro, e quando fa presente le precarie condizioni economiche, si vede arrivare a casa due uomini della Caritas, che lo “risarciscono” con 250 euro.

    L’ultima beffa risale a due mesi fa. Dalla Curia fanno sapere che sono pronti ad archiviare il caso ma hanno bisogno di effettuare ulteriori perizie psichiatriche alla vittima. Diego accetta, a patto che durante le visite sia presente il suo medico, per assicurarsi che tutto venga svolto regolarmente. Ma la Curia reagisce ancora con il silenzio. Da qui, la drastica decisione dello sciopero della fame.

    Diego, quando comincerà lo sciopero della fame?

    Lunedì 18 gennaio. Per non creare problemi lo farò a casa mia, mostrerò l’evolversi della faccenda aggiornando costantemente la mia pagina.

    Cosa chiederà di preciso?

    Di sapere a che punto è il mio processo, ordinato quasi due anni fa da Papa Francesco, e soprattutto se è mai cominciato. Voglio anche portare l’attenzione sulle condizioni delle altre vittime di pedofilia.

    Ha già avvisato la Curia e il Vaticano?

    Certo, ho mandato la mail al segretario vaticano, al segretario della Congregazione della Dottrina della Fede al Cardinale Sepe, al Cardinale Lemmo, giudici e molti altri ancora. Insomma, chi doveva essere informato, lo sa. Ora aspetto solo una risposta che sono certo non arriverà.

    E in tutto questo tempo nessuno le ha mai mandato della comunicazioni?

    Lo scorso novembre, dopo varie sollecitazioni, una mail mi avvisava che dovevo presentarmi in Curia per avere notizie su questo fantomatico processo. Solo che mi venne chiesto di sottopormi ad ulteriori perizie psichiatriche. Io accettai, ma al contempo chiesi di poter portare con me il mio medico per essere certo che tutto si svolgesse regolarmente e che le perizie corrispondessero alla mia reale condizione di salute mentale. Beh, non mi hanno mai più fatto sapere niente.

    Non si è quindi mai provveduto nemmeno al risarcimento, nonostante le prove schiaccianti?

    No, anche se loro ritengono di sì. Tempo fa vidi arrivare a casa mia due uomini della Caritas, mandati dalla Curia, che mi offrirono 250 euro. Il Cardinale Sepe ci tenne a farmi sapere, con un biglietto, che quella sarebbe stata la prima e l’ultima volta. Questa è stata l’unica risposta alle mie richieste di aiuto, dopo aver perso il lavoro. E stavolta, visto che è mio diritto, chiederò anche il risarcimento adeguato ai danni che ho riportato per via degli abusi subiti.

    Quanto durerà lo sciopero della fame? 

    Ad oltranza, fino a che qualcuno non mi darà delle garanzie.

    Crede che la singolare protesta possa smuovere le acque?

    In realtà ne sono proprio convinto. Dopo aver pubblicato la notizia, sono già stato contattato da altre vittime e da numerosi giornalisti. Inoltre da tempo faccio parte dell’associazione Rete L’Abuso Onlus, del presidente Francesco Zanardi, che ha già risolto molti casi.

    Perché ha scelto questo preciso momento per la sua protesta?

    L’ONU, in un rapporto di due anni fa, sferrò un durissimo attacco al Vaticano, arrivando ad affermare che alcune leggi interne, come quella di mantenere il silenzio per i casi di pedofilia, avevano permesso migliaia di abusi su minori. L’ONU invitò la Santa Sede a rivedere alcune posizioni in merito, che, nel prossimo febbraio, dovrà rendere conto di ciò che sta facendo, se lo sta facendo, per arginare il fenomeno all’interno della Chiesa. Mi sembrava il momento più opportuno.

    Francesca Lagatta

  • Presunti abusi su minore. Intervista a don Francesco Rutigliano. Di Francesca Lagatta

    Presunti abusi su minore. Intervista a don Francesco Rutigliano. Di Francesca Lagatta

    «Non ho mai avuto rapporti sessuali con minori, né abusandone, né in modo consenziente».

    Solo tre giorni fa, respingeva ogni accusa don Francesco Rutigliano, 42enne di origine pugliese, incardinato presso al diocesi di Locri ma trasferito presso la chiesetta di San Gordiano di Civitavecchia nel settembre scorso per affiancare don Ivan.

    Ma ieri mattina ha manifestato la ferma volontà di lasciare la parrocchia.

  • Presunti abusi su minore, dopo l’intervista don Rutigliano lascia la parrocchia di Civitavecchia

    Presunti abusi su minore, dopo l’intervista don Rutigliano lascia la parrocchia di Civitavecchia

    «Non ho mai avuto rapporti sessuali con minori, né abusandone, né in modo consenziente». Solo tre giorni fa, respingeva ogni accusa don Francesco Rutigliano, 42enne di origine pugliese, incardinato presso la diocesi di Locri ma trasferito presso la chiesetta di San Gordiano di Civitavecchia nel settembre scorso per affiancare don Ivan. Ma ieri mattina ha manifestato la ferma volontà di lasciare la parrocchia.

    Il giovane parroco, già da qualche settimana al centro di una vera e propria bufera mediatica, nel pomeriggio di giovedì era stato intervistato a lungo da due giornaliste che erano piombate nel piazzale della casa canonica per ascoltare la sua versione dei fatti. Il caso era scoppiato quando l’associazione nazionale contro la pedofilia clericale presieduta da Francesco Zanardi, aveva riportato alla luce i trascorsi dell’uomo, sfidando finanche le ire del Vescovo Luigi Marrucci, il quale alla stampa locale aveva parlato di infondatezza delle notizie e di querele del tutto inesistenti, mentre Don Rutigliano continuava a professarsi vittima di un complotto studiato a tavolino.

    Le carte, però, raccontano un’altra versione. Nel giugno del 2011 l’ex Santo Uffizio sospende don Francesco Rutigliano per 4 anni perché viene ritenuto colpevole di abuso di minore. Il divieto di esercitare funzioni pubbliche è imposto per un periodo di 4 anni, duranti i quali il sacerdote potrà esercitare il le sue funzioni in forma privata e dovrà compiere un percorso psicologico in una struttura adeguata. Pena, la dismissione dello stato clericale.

    I fatti di cui viene accusato risalirebbero al periodo compreso tra il 2006 – quando la presunta vittima, psicologicamente fragile e con una storia travagliata alle spalle, avrebbe avuto appena 14, forse 15 anni – e il 2008, e il teatro degli abusi sarebbe stata la cittadina di Riace, nel Reggino, dove il prete ha esercitato per lungo tempo. Anche se, secondo la testimonianza del 2009 fornita del ragazzino, alcuni episodi si sarebbero verificati a partire dal 2004, quando Rutigliano si trovava in seminario e non era stato ancora ordinato sacerdote.

    L’unico giornale a raccontare la storia è il quotidiano Calabria Ora, nel 2011. Il giornalista Antonio Baldari scrive una serie di articoli sulla vicenda ma viene ripetutamente raggiunto da minacce di querela e segnalazioni all’Ordine dei Giornalisti nel tentativo di metterlo a tacere. Le segnalazioni all’Ordine vengono puntualmente ignorate poiché destituite di ogni fondamento, e anche le querele non arriveranno mai, probabilmente perché ciò comporterebbe l’apertura di un processo da parte della magistratura italiana, per la quale Francesco Rutigliano è del tutto incensurato.

    La stessa tecnica intimidatoria, ma con i medesimi risultati, è stata messa in atto nei confronti del presidente di Rete l’Abuso. Pochi giorni fa Francesco Zanardi si è visto recapitare una mail da parte del server 1and1, che, su pressione del parroco e del suo legale, chiedeva la rimozione di taluni articoli pubblicati sul sito dell’associazione entro e non oltre le 48 ore successive, termine oltre il quale si sarebbe proceduto all’oscuramento del portale telematico. Pochi giorno dopo, con gli articoli ancora on line, è il Garante della Privacy a chiedere spiegazioni al presidente Zanardi. Don Rutigliano, per dimostrare il complotto ordito contro di lui, ha inviato all’autorità amministrativa una mail a firma della direzione di Calabria Ora in cui, effettivamente, si porgevano le scuse per la pubblicazione di un articolo ritenuto successivamente non veritiero. Peccato solo che la mail si riferisca ad un articolo del 2008 e tratti di tutt’altro argomento, mentre quelli “diffamatori” di Baldari, riguardanti l’intera vicenda, vengano pubblicati tre anni più tardi. Il goffo tentativo di allontanare le accuse diventano sempre di più il rumore stridulo delle unghie sugli specchi. Il Vescovo della diocesi Civitavecchia-Tarquinia, Luigi Marrucci, nella speranza di screditare le notizie trapelate, ottiene invece l’effetto inverso. Tutta la comunità adesso è al corrente della questione e le mamme degli oltre 260 bambini che ruotano attorno alle attività della parrocchia di San Gordiano sono infuriate e chiedono di sapere la verità.

    Così, decidiamo di raggiungere il diretto interessato e sentire la versione, che tra incongruenze e contraddizioni, va avanti per oltre tre ore. Rutigliano nega ogni coinvolgimento, si dice tranquillo, ci mostra anche un dossier in cui, secondo la sua versione, sarebbero contenute le prove del complotto, promette di parlare ai fedeli nella messa solenne della domenica e di andare dritto per la sua strada, avendo la coscienza pulita. Meno di 72 ore dopo don Rutigliano comunica che lascerà la parrocchia. Forse perché la coscienza ha urlato, forse perché ha urlato don Ivan che di queste vicende non ne era a conoscenza. Fatto sta che, per il momento, in attesa di far ulteriore chiarezza sulla questione, Francesco ha deciso di andare via.

    Francesca Lagatta

  • Bestiali e Immondi subumani chi usa violenza sui Minori. (intervista video)

    Bestiali e Immondi subumani chi usa violenza sui Minori. (intervista video)

    di Francesca Lagatta – Questa è solo una delle tante di storie raccapriccianti di violenze e di abusi ai danni di un minore, un’altra, l’ennesima storia di indifferenza e abbandono dove, alla fine, l’unico che paga il conto è chi denuncia. E’ successo ancora, è successo di nuovo, in un angolo della Calabria timorata di Dio e di certi suoi rappresentanti.

    La bambina ha 11 anni e viene ripetutamente molestata dall’uomo che tutti i giorni entra in casa sua per pregare. Non è un prete, ma un pastore di anime che pretende di illuminare le menti altrui guidandole in un cammino detto neocatecumenale di cui la famiglia era adepta da 26 anni e che, negli ambienti della laica misericordia, è notoriamente un diretto “concorrente” di altri filoni di cammino spirituale.

    Non sono il suo papà e la sua mamma ad accorgersi delle molestie, ma un medico psicoterapeuta con cui la ragazzina ha un colloquio di oltre tre ore, dopo aver mostrato alcuni disturbi di salute presumibilmente di natura psicologica. Il medico è perentorio: sarà lui stesso a presentare un esposto in Procura. Ma il presunto molestatore assiduo frequentatore dei palazzi clericali, prova ad intimidire la vittima e la sua famiglia esercitando ogni tipo di pressione.

    Un fratello della ragazzina viene cacciato dal seminario che frequentava già da qualche tempo, il suo papà viene allontanato dalla comunità neocatecumenale.

    Si fanno scadere i termini per la presentazione dell’appello, quando l’orco viene prosciolto dalle accuse nella sentenza di primo grado, poi chiede ai suoi assistiti di rimuovere, su richiesta di un potente legale della città, gli articoli che lo riguardano. In realtà quasi nessuno ha voluto parlarne e di articoli ne è stato scritto solo uno, su un noto giornale locale. Giornale a cui un importante uomo di Chiesa intima di non scrivere più. Il giornale si inchina ed esegue gli ordini e, per uno strano caso, il firmatario dell’articolo, di lì a poco, cambia mestiere. La comunità punta il dito contro gli eretici che hanno osato sfidare le ire Sua Eminenza, mentre i fedeli, esterrefatti, incrociano le braccia al petto e si girano dall’altra parte. Perché laddove aleggia l’ombra di Dio in mezzo, la vittima è sempre chi lo invoca mai non chi ne subisce i fanatismi, anche se la prima è già accusato di molestie su minori mentre il carnefice è un padre disperato che cerca giustizia per due figlie cadute nel tunnel dell’anoressia e una madre che ha la morte nel cuore.