Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Redazione WebNews

  • Il Parlamento catalano indagherà sul caso di insabbiamento e trasferimento di gesuiti pedofili in Bolivia

    Il Parlamento catalano indagherà sul caso di insabbiamento e trasferimento di gesuiti pedofili in Bolivia

    Lo scandalo degli abusi sessuali in Bolivia legato a gesuiti catalani ha fatto un passo ulteriore nel campo istituzionale. Il Parlamento della Catalogna ha ammesso alla trattazione la richiesta presentata dalla Comunità Boliviana dei Sopravvissuti per indagare sul trasferimento di sacerdoti accusati di pedofilia tra Spagna e il paese ispanico-americano.

    La petizione, secondo quanto riportato da Urgente.bo, prevede la creazione di una commissione d’inchiesta che analizzi la responsabilità della Provincia Tarraconense della Compagnia di Gesù, i suoi rapporti con autorità ecclesiastiche e civili, nonché le possibili misure di riparazione per le vittime.

    Una “politica organizzata” sotto indagine

    In questo contesto, il rapporto presentato dai sopravvissuti sostiene che non si tratta di fatti isolati, ma di una “politica organizzata” di insabbiamento mediante il trasferimento di religiosi segnalati dalla Catalogna verso la Bolivia, dove continuavano a esercitare il loro ministero.

    Di fatto, la richiesta include la possibilità di indagare su questi fatti come crimini contro l’umanità, data la magnitudine, la durata e il carattere sistematico degli abusi denunciati. Il fascicolo sarà ora esaminato dalla Commissione Petizioni del Parlamento catalano, che dovrà decidere se promuovere formalmente la creazione di una commissione specifica.

    Trasferimenti e recidiva: i casi documentati

    A partire da questa base, le denunce si appoggiano su casi concreti che rafforzano l’esistenza di questo schema. Sacerdoti accusati in centri educativi della Catalogna furono inviati in Bolivia, dove in alcuni casi continuarono a commettere abusi.

    Tra questi spicca il caso di Francesc Peris, denunciato per anni a Barcellona e trasferito successivamente a Cochabamba, dove tornò a commettere abusi contro minori. Situazioni simili sono documentate in altri religiosi che, dopo condanne o accuse in Spagna, furono destinati a comunità vulnerabili in Bolivia.

    Inoltre, la documentazione include corrispondenza interna che indicherebbe che questi trasferimenti furono effettuati con conoscenza all’interno dell’ordine, anche quando esistevano indizi di condotte abusive.

    Dalla denuncia all’indagine politica

    Così, ciò che fino ad ora era rimasto nel campo della denuncia pubblica e mediatica inizia a trasferirsi nel terreno istituzionale. Il passo compiuto dal Parlamento catalano rappresenta, per la prima volta, l’ingresso formale del caso nell’agenda politica in Catalogna.

    L’obiettivo dell’indagine non si limita a chiarire fatti concreti, ma anche a determinare possibili responsabilità nella gestione dei casi, sia all’interno della Compagnia di Gesù che nei suoi rapporti con le autorità.

    L’ammissione alla trattazione della petizione segna, quindi, un punto di svolta nel percorso del caso, aprendo la possibilità di un’indagine istituzionale che determini se sia esistito, come sostengono i denuncianti, un meccanismo sostenuto di trasferimenti e insabbiamento.

    https://infovaticana.com/it/2026/04/06/gesuiti-catalani-in-bolivia-il-parlamento-catalano-ammette-alla-trattazione-il-caso-della-discarica-di-pederasti/

  • Violenza sessuale su minori: fissato il processo per don Ciro Panigara

    Violenza sessuale su minori: fissato il processo per don Ciro Panigara

    Brescia. È stato fissato per il 1° luglio il processo con rito abbreviato nei confronti di don Ciro Panigara, coinvolto in una vicenda giudiziaria delicata per accuse di violenza sessuale aggravata su minori.
    L’udienza, in primo grado, prevede l’acquisizione della documentazione prodotta dalla difesa, che si aggiunge agli atti dell’indagine preliminare, mentre in caso di condanna resta applicabile lo sconto di un terzo della pena previsto dal rito abbreviato.

    Le accuse riguardano due episodi distinti nella Bresciano: il primo si sarebbe verificato ad Adro tra il 2011 e il 2013, dove il religioso avrebbe abusato di sei ragazzi durante un ritiro notturno in parrocchia.
    In seguito, Don Ciro Panigara avrebbe seguito un percorso psicologico “di discernimento” che lo tenne lontano da minori.

    La seconda vicenda si colloca nel dicembre 2025 a San Paolo, nella stessa area geografica, e venne denunciata dalla vittima, ancora un minorenne, alla segretaria della parrocchia.

    Durante l’interrogatorio di garanzia, il religioso si è avvalso della facoltà di non rispondere. La decisione del giudice sul rito abbreviato determinerà tempi e modalità della discussione, ma sarà necessario attendere almeno l’udienza del 1° luglio per conoscere eventuali sviluppi e la sentenza di primo grado.

    Violenza sessuale su minori: fissato il processo per don Ciro Panigara

  • Napoli, fu vittima di abusi sessuali dal suo insegnante di religione: confermato il risarcimento dopo più di 35 anni

    Napoli, fu vittima di abusi sessuali dal suo insegnante di religione: confermato il risarcimento dopo più di 35 anni

    Confermando la sentenza emessa in primo grado, la corte di Appello di Napoli ha condannato il sacerdote don Silverio Mura e il ministero dell’Istruzione a risarcire, con 324mila euro, il suo ex alunno Arturo Borrelli, vittima di abusi sessuali da parte del prete che all’epoca dei fatti (la fine degli anni ’80) era il suo insegnante di religione. Il prete venne assolto al termine del processo penale di primo grado e, successivamente, il reato contestato dagli inquirenti cadde in prescrizione.

    Per quanto riguarda invece il procedimento civile, secondo le norme vigenti, la prescrizione inizia a decorrere dal momento in cui la vittima assume la consapevolezza di essere stata abusata, circostanza che ha consentito alla causa di giungere a conclusione in tempo utile. Secondo gli atti, Borrelli solo dopo molti anni maturò la consapevolezza di essere stato abusato dal suo insegnante, nel quartiere Ponticelli di Napoli.

    «Oggi non è solo il giorno di una vittoria in tribunale – ha dichiarato Borrelli – è il giorno in cui la verità ha trovato voce, dopo tanto dolore e silenzio.

    Ho combattuto contro qualcosa di ingiusto, di devastante e finalmente giustizia è stata fatta».  «È una giornata memorabile, finalmente una vittima di pedofilia ha ottenuto giustizia», ha aggiunto l’avvocato napoletano Carlo Grezio, legale di Arturo Borrelli.https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/napoli_vittima_abusi_sessuali_insegnante_religione_confermato_risarcimento_dopo_piu_di_35_anni-9452294.html

  • Assolto l’ex comandante dei Carabinieri Lombardi: «Nessuna pressione sul Vescovo Gisana»

    Assolto l’ex comandante dei Carabinieri Lombardi: «Nessuna pressione sul Vescovo Gisana»

    Il Tribunale di Enna ha assolto con la formula piena “perché il fatto non sussiste” il Colonnello Saverio Lombardi, già comandante provinciale dei Carabinieri di Enna dal 2018 al 2021 ed ex comandante del Reparto Operativo di Lecce. Si chiude così una vicenda giudiziaria nata da un’intercettazione telefonica tra Lombardi e don Nino Rivoli, vicario del vescovo Gisana. L’audio era stato acquisito dalla Squadra Mobile, coordinata dalla Procura di Enna, nell’ambito delle indagini sul “caso Rugolo”, il sacerdote condannato in appello a 3 anni per violenza sessuale su minori.

    L’accusa

    L’accusa, che aveva portato al rinvio a giudizio per un presunto tentativo di induzione indebita a dare o promettere utilità, sosteneva che l’alto ufficiale dell’Arma avesse concordato un incontro serale in borghese con il vescovo per discutere del caso Rugolo.

    Secondo la tesi inquirente, Lombardi avrebbe consigliato al presule di sostituire il legale della difesa – ipotizzando un coinvolgimento dell’avvocato in indagini per associazione mafiosa – suggerendone un altro in cambio della concessione della benemerenza del Santo Sepolcro.

    Tuttavia, la strategia difensiva portata avanti dall’avvocato Rinaldo Alvisi ha smontato nel corso del dibattimento i cardini del teorema accusatorio. La difesa ha ottenuto l’estromissione dalle prove delle testimonianze di alcuni dirigenti della Mobile relative proprio alle intercettazioni e ha dimostrato, attraverso l’esame dell’imputato e dei testimoni, l’estraneità di Lombardi ai fatti.

    È emerso chiaramente che i riferimenti alla benemerenza erano antecedenti e del tutto slegati dalla visita al vescovo, avendo carattere meramente informativo sulle procedure di accesso al cavalierato. Decisive sono state anche le deposizioni del vescovo Gisana e di don Rivoli, i quali hanno categoricamente smentito ogni tipo di pressione o richiesta illecita.

    Di fronte a tali evidenze, la stessa Procura ha formulato richiesta di assoluzione. Il Colonnello Lombardi, che nel frattempo ha prestato servizio a Bari come capo ufficio del personale e poi dell’ufficio logistico prima di andare recentemente in quiescenza, vede così riabilitata la propria immagine.

    “Sono gli stessi atti processuali a raccontare con chiarezza che Saverio Lombardi è una persona perbene e un uomo delle istituzioni”, ha commentato l’avvocato Alvisi. “La formula ‘perché il fatto non sussiste’ pronunciata in aula è la conferma definitiva della sua correttezza”.

    https://www.quotidianodipuglia.it/AMP/lecce/enna_colonnello_carabinieri_assolto-9450316.html

  • Firma dell’accordo: La Chiesa in Spagna accetta il sistema di riparazione supervisionato dallo Stato per le vittime di abusi

    Firma dell’accordo: La Chiesa in Spagna accetta il sistema di riparazione supervisionato dallo Stato per le vittime di abusi

    La Conferenza Episcopale Spagnola (CEE) ha firmato questo 30 marzo, insieme al Ministero della Presidenza e al Difensore del Popolo, il protocollo che sviluppa l’accordo raggiunto a gennaio per articolare un sistema di riconoscimento e riparazione delle vittime di abusi sessuali nell’ambito della Chiesa. Il meccanismo, che entrerà in vigore il prossimo 15 aprile, è diretto a quei casi che non hanno potuto essere giudicati per prescrizione del reato o decesso dell’aggressore.

    Un sistema misto con intervento statale

    Il protocollo —disponibile nel link della CEE— stabilisce un sistema misto che integra il piano proprio della Chiesa —il Piano di Riparazione Integrale alle Vittime di Abusi (PRIVA), approvato nel 2024— con la partecipazione di istituzioni pubbliche. In questo nuovo schema, il Difensore del Popolo assume un ruolo centrale incaricandosi della valutazione dei casi attraverso un’unità indipendente di esperti.

    Le richieste saranno ricevute da un’unità dipendente dal Ministero della Presidenza, dopo di che il Difensore elaborerà una proposta di riconoscimento e riparazione. Questa sarà rivista dalla commissione consultiva del PRIVA e, in caso di disaccordo, sarà elevata a una commissione mista con presenza di rappresentanti dello Stato, della Chiesa e delle vittime. Se non si raggiunge un consenso, la decisione finale spetterà al Difensore del Popolo.

    Riparazioni senza parametri e con carattere volontario

    Il sistema contempla misure di riparazione simbolica, accompagnamento alle vittime e compensazioni economiche per il danno subito. Tuttavia, il protocollo non stabilisce parametri né importi fissi, poiché le indennizzazioni saranno determinate in modo individualizzato in funzione di ciascun caso.

    Il documento firmato stesso sottolinea che questo meccanismo non ha carattere giuridico vincolante: le decisioni adottate non costituiscono atti amministrativi né possono essere impugnate, e il sistema si fonda sull’accordo volontario tra le parti. Allo stesso modo, lo Stato non assume la responsabilità diretta delle riparazioni, che spetteranno alle entità ecclesiali.

    Un sistema temporaneo e limitato a casi prescritti

    La nuova via di riparazione avrà una durata iniziale di un anno, prorogabile per un altro, e si applicherà esclusivamente a vittime i cui casi non possano essere portati alla via penale. Inoltre, il protocollo stabilisce che questa via è incompatibile con il PRIVA, per cui le vittime dovranno optare per uno o l’altro procedimento.

    Argüello difende il carattere complementare dell’accordo

    Durante la firma del protocollo, il presidente della CEE, Luis Argüello, ha inquadrato questo passo all’interno del processo avviato dalla Chiesa negli ultimi anni e ha insistito sul fatto che il nuovo sistema non sostituisce il PRIVA, ma lo complementa. In questo senso, ha segnalato che l’accordo risponde anche alla mancanza di fiducia di alcune vittime nei canali ecclesiali: “Questo passo è stato necessario perché alcune delle vittime di abusi non hanno confidato nelle diocesi o congregazioni religiose”.

    Argüello ha sottolineato che l’obiettivo non è fissare quantità economiche, ma avanzare verso una riparazione integrale di ciascun caso: “Non si tratta di stabilire né quantità, né fasce, ma una proposta di riparazione integrale”. Allo stesso modo, ha difeso l’importanza dell’accompagnamento e dell’attenzione personalizzata, evidenziando che il danno causato in questi casi non può ridursi unicamente a una compensazione economica.

    https://infovaticana.com/it/2026/03/30/firma-dellaccordo-la-chiesa-in-spagna-accetta-il-sistema-di-risarcimento-supervisionato-dallo-stato-per-le-vittime-di-abusi/

  • Il governo si rimangia la parola data e non fornirà assistenza a tutte le vittime di abusi

    Il governo si rimangia la parola data e non fornirà assistenza a tutte le vittime di abusi

    In una mossa descritta come un «impegno morale storico», la Chiesa spagnola, il Governo e l’Ombudsman hanno sigillato, la mattina del 30 marzo 2026, il protocollo definitivo per il risarcimento completo delle vittime di abusi sessuali in ambito ecclesiastico.

    Questo accordo si basa sul patto raggiunto lo scorso 8 gennaio e mette in atto un meccanismo istituzionale senza precedenti che consente allo Stato di monitorare l’adeguatezza delle richieste di risarcimento gestite dal programma PRIVA (il programma di riparazione della Chiesa). Inoltre, consentirà alle vittime di rivolgersi direttamente alla nuova piattaforma creata dal governo per elaborare le loro richieste di risarcimento contro la Chiesa.

    La posizione del governo

    Il nuovo accordo non sviluppa il primo punto dell’accordo firmato lo scorso gennaio, in cui si assicurava che il governo avrebbe affrontato «una riparazione completa per le vittime di abusi in qualsiasi ambito della vita sociale”. Questa esclusione dalla base dell’accordo originario significa, in pratica, rinunciare a una risposta globale e trasversale che avrebbe dato a questo passo un carattere pienamente storico per tutte le vittime.

    Durante la conferenza stampa successiva alla firma, alla domanda sull’estensione di queste misure a tutte le persone colpite, il Ministro della Presidenza, Félix Bolaños, ha affermato che il documento firmato oggi aderisce rigorosamente alla tabella di marcia stabilita l“8 gennaio. Tuttavia, questa dichiarazione elude il primo punto di quell’impegno originario, in cui il governo si obbligava espressamente ad affrontare la riparazione completa delle vittime di abusi in ”qualsiasi ambito della vita sociale”.

    Dimenticare le raccomandazioni del Mediatore

    Dopo la firma dell’accordo, Bolaños ha sottolineato che il nuovo protocollo è conforme alla raccomandazione centrale del rapporto del Mediatore del 2023, che esortava le autorità pubbliche a stabilire un piano di riparazione sotto una tutela istituzionale indipendente dalla Chiesa. Il ministro ha accolto con favore il fatto che, attraverso questo sistema, è lo Stato a garantire una valutazione obiettiva e professionale del danno subito dalle vittime.

    Tuttavia, l’esecutivo ha evitato di commentare un’altra delle raccomandazioni chiave dell’inchiesta: la necessità che le misure di riparazione e prevenzione non siano limitate esclusivamente alla sfera ecclesiastica.

    Da parte sua, Ángel Gabilondo ha ribadito l’auspicio che in futuro vengano affrontati studi e percorsi di riparazione in altri contesti sociali, così come è stato avviato oggi con la Chiesa. Tuttavia, il Mediatore non ha specificato scadenze o tempi per l’attuazione di questa risposta universale, che il suo stesso rapporto ha descritto come un obbligo di riparazione dello Stato.

    Cosa c’è di nuovo rispetto alla situazione precedente?

    Fino a oggi, la Chiesa ha operato principalmente attraverso il PRIVA (Plan de Reparación Integral a Víctimas de Abusos), un sistema interno che ha gestito 131 domande dal febbraio 2025.

    La grande novità di questo protocollo è che le vittime che lo desiderano potranno gestire le loro richieste direttamente attraverso lo Stato e, inoltre, lo Stato supervisionerà le risoluzioni del piano PRIVA. Non è più solo la Chiesa a valutare e proporre la riparazione; ora entra in gioco un team di esperti indipendenti sotto l’ombrello dell’Ombudsman, che avrà l’ultima parola in caso di discrepanze.

    Un’altra importante novità è che il governo ha schermato il risarcimento, in modo che il denaro ricevuto dalle vittime non venga tassato nell’IRPF, assicurando che il risarcimento raggiunga interamente coloro che hanno subito il danno.

    Nuovo protocollo

    1. Viene creato un unico sportello statale, in modo che la vittima non debba rivolgersi alla struttura ecclesiastica se non lo desidera. Da un lato, il Ministero della Presidenza, della Giustizia e dei Rapporti con i Tribunali creerà una «Unità di elaborazione» che riceverà le domande, offrirà indicazioni su come presentarle e sarà responsabile della comunicazione con le parti, della notifica delle proposte e della raccolta delle relazioni necessarie. Il termine per la presentazione delle domande scade tra due settimane, il 15 aprile.
    2. D’altra parte, il Mediatore istituirà l«»Unità vittime”, che avrà il compito di effettuare – con un team di esperti professionali indipendenti – la valutazione individuale delle domande.
    3. Per la prima volta, in caso di disaccordo tra la Chiesa e i valutatori su un caso, la Conferenza episcopale e la Confederazione dei religiosi saranno responsabili, attraverso la commissione consultiva PRIVA, della stesura di un rapporto su ciascuna delle valutazioni dello status di vittima e della riparazione effettuate dall’Unità per le vittime del Mediatore.
    4. In caso di discrepanza, una commissione mista studierà il caso, che sarà infine stabilito dal Mediatore dopo aver sentito il presidente della CEE o della CONFER, a seconda dei casi. Come ha sottolineato il Ministro Bolaños nella citata conferenza stampa, “l’ultima parola sui risarcimenti sarà lasciata allo Stato”.

    Tipi di riparazione

    Il documento firmato questa mattina offre tre dimensioni per una guarigione completa. Da un lato, la riparazione simbolica, incentrata su atti di riconoscimento pubblico e istituzionale che convalidano la testimonianza delle vittime e ne rendono dignitosa la memoria. Offrirà anche un accompagnamento umano e spirituale, comprese le richieste formali di perdono e l’accesso a cure specializzate per affrontare le conseguenze fisiche e psicologiche dell’abuso.

    Infine, stabilisce anche un risarcimento economico, che sarà determinato su base individuale, prendendo come criterio la gravità dei fatti e l’impatto del danno causato sulla vita del sopravvissuto.

    Questo meccanismo sarà in vigore per un periodo iniziale di un anno, con possibilità di proroga per un periodo identico.

    Il governo si rimangia la parola data e non fornirà assistenza a tutte le vittime di abusi

  • Spagna: abusi sessuali nella Chiesa, Difensore Popolo determinerà i risarcimenti

    Spagna: abusi sessuali nella Chiesa, Difensore Popolo determinerà i risarcimenti

    E’stato firmato oggi in Spagna l’accordo tra governo, Conferenza episcopale spagnola (Cee) e Difensore del Popolo per il protocollo del nuovo sistema di riconoscimento e risarcimento delle vittime di abusi sessuali in ambito ecclesiastico.

    Il protocollo, operativo dal 15 aprile, introduce un modello misto in cui lo Stato avrà l’ultima parola sugli indennizzi – di cui non sono stati fissati parametri o tetto massimo – mentre sarà la Chiesa a sostenere i costi.

    “Oggi è un giorno di giustizia per le vittime, possono sentire che lo Stato è al loro fianco”, ha assicurato il ministro di Presidenza e Giustizia, Felix Bolanos, in una conferenza stampa a Madrid, definendo il protocollo – che sviluppa l’accordo chiuso l’8 gennaio – “un modello pioneristico nel mondo”.

        Bolanos ha inoltre riconosciuto che l’intervento del Vaticano è stato vitale per la firma.
    “E’ un’opportunità di collaborazione, rispettando l’ambito di ognuno, perché le proposte di riparazione integrale siano il più efficaci possibile”, ha spiegato da parte sua il presidente della Cee, monsignor Luis Arguello, mettendo in risalto il Priva (il Piano di riparazione integrale per le vittime di abusi) varato dalla Cee dal 2025, che “ha finora permesso di assistere oltre un centinaio di vittime”.

        Dal 15 aprile, la vittima di abusi, anche prescritti, portà iniziare il processo davanti a un’Unità per l’ammissione all’iter del ministero di Giustizia, che trasferirà il caso all’Unità di vittime del Difensore del Popolo.

    Quest’ultima istituzione formulerà una proposta di risoluzione e, nel caso, di risarcimento (simbolico, morale, psicologico e/o economico) accogliendo la richiesta della vittima.

        La proposta sarà trasmessa alla Commissione ecclesiastica prevista dal Priva, perché la valuti, prima di ritornare al Difensore, cui spetta la decisione finale entro un massimo di tre mesi. In caso di conformità, sarà esecutiva e a carico della Commissione del Priva. In caso di difformità, si convocherà una Commissione mista, in cui saranno rappresentate le tre istituzioni e le associazioni delle vittime, per raggiungere un accordo di consenso nel tempo massimo di un mese. In caso contrario, sarà la valutazione del Difensore del Popolo a imporsi.

        “La Chiesa vuole riconoscere le proprie responsabilità anche nei casi prescritti”, ha spiegato il presidente della Cee Arguello, che ha parlato di “un passo per alleviare la sofferenza delle vittime”. Ad oggi la Chiesa spagnola ha riconosciuto circa duemila casi di abusi in ambito ecclesiastico.

    https://www.ansa.it/vaticano/notizie/2026/03/30/spagna-abusi-sessuali-nella-chiesa-difensore-popolo-determinera-i-risarcimenti_236e7e2a-5806-4f33-87fe-6009fc47cd27.html

  • Bolivia, discarica di pedofili: le vittime denunciano i gesuiti catalani per aver trasferito abusatori per decenni

    Bolivia, discarica di pedofili: le vittime denunciano i gesuiti catalani per aver trasferito abusatori per decenni

    Bolivia è stata per decenni la destinazione verso cui venivano inviati sacerdoti gesuiti accusati di abusi sessuali in Catalogna, in quello che le vittime descrivono come un sistema organizzato per nascondere i reati ed evitare l’azione della giustizia. Lo sostiene la Comunidad Boliviana de Sobrevivientes (CBS), che ha reclamato al Parlament de Catalunya e al Síndic de Greuges l’apertura di un’indagine istituzionale.

    Il rapporto, presentato di recente dall’associazione delle vittime, colloca nella Provincia Tarraconense della Compagnia di Gesù l’origine di ciò che considerano il più grande caso di pedofilia in America Latina, con una ventina di aggressori identificati e circa mille vittime in Bolivia.

    Un sistema di trasferimenti per eludere la giustizia

    Secondo quanto ha spiegato il giurista Alejandro Klock, rappresentante delle vittime, in dichiarazioni riportate dall’agenzia EFE, gli abusi “nascono” in Catalogna, che agiva come provincia “madre” della missione boliviana dalla metà del XX secolo.

    Il modello denunciato è reiterato: quando un sacerdote veniva accusato o scoperto ad abusare di minori in scuole catalane, i suoi superiori optavano per trasferirlo in Bolivia invece di denunciarlo.

    Lì, lontano dal focus giudiziario europeo, questi religiosi continuavano la loro attività in ambienti particolarmente vulnerabili. Minori in situazione di disprotezione sono rimasti esposti —secondo le vittime— a nuovi abusi per anni.

    “Il grande danneggiato è la Bolivia; hanno creato un sistema criminale che si è perpetuato per decenni”, ha affermato Klock, in dichiarazioni diffuse da Swissinfo.

    Le vittime hanno sintetizzato questa pratica con un’espressione tanto dura quanto rivelatrice: la Bolivia è stata convertita in una “discarica di pedofili”.

    Il caso ha acquisito dimensione internazionale dopo l’indagine pubblicata da El País nel 2023 sul diario del gesuita Alfonso Pedrajas, in cui confessava abusi contro almeno 85 minori per anni mentre i suoi superiori lo proteggevano.

    Da quel momento, nuove informazioni e documenti interni hanno iniziato a venire alla luce, rivelando che non si trattava di un caso isolato. La Procura boliviana ha allora aperto un’indagine senza precedenti che ha portato al processo di responsabili dell’ordine per occultamento.

    Il rapporto della CBS, elaborato dopo anni di raccolta di prove, include lettere interne, risoluzioni canoniche e documentazione che dimostrerebbe che la Compagnia conosceva gli abusi da decenni e ha ricevuto direttive dalla Spagna e da Roma per gestirli senza ricorrere alla giustizia.

    Nomi, prove e occultamenti prolungati

    Tra i casi documentati figurano sacerdoti trasferiti dalla Catalogna dopo denunce precedenti, come Francesc Peris o Lluís Tó, oltre ad altri coinvolti direttamente in Bolivia.

    Particolarmente grave è il caso di Lucho Roma, che ha abusato di più di 70 bambine indigene tra il 1994 e il 2005. Secondo quanto rivelato dall’indagine di El País, l’ordine ha persino investigato internamente i fatti e sequestrato diari e materiale grafico, ma ha optato per non trasferirli alla giustizia per anni.

    Le vittime denunciano che questi occultamenti non appartengono solo al passato, ma si sono protratti fino a date recenti, senza che i responsabili abbiano risposto penalmente.

    Responsabilità internazionale e pressione istituzionale

    Il rapporto sostiene che la Provincia Tarraconense esercitava un controllo totale —amministrativo, gerarchico e finanziario— sulla missione in Bolivia, il che rafforza la tesi di una responsabilità strutturale nei fatti.

    Inoltre, le vittime denunciano la mancanza di collaborazione delle autorità ecclesiastiche e l’assenza di riparazione effettiva, nonostante il riconoscimento interno di molti dei casi.

    In questo contesto, hanno sollecitato al Parlament de Catalunya la creazione di una commissione d’indagine e al Síndic de Greuges di chiarire come sia stato possibile questo sistema per decenni.

    “La Catalogna deve sapere che ciò che qui si indaga non sono casi isolati, ma l’origine del più grande caso di pedofilia istituzionale in America Latina”, ha affermato Klock, secondo quanto riportato da El País.

    Mentre in Bolivia sono già state emesse condanne per occultamento contro antichi responsabili gesuiti, in Spagna la responsabilità istituzionale rimane, per ora, non depurata.

    https://infovaticana.com/it/2026/03/27/bolivia-discarica-di-pedofili-le-vittime-denunciano-i-gesuiti-catalani-per-aver-trasferito-abusatori-per-decenni/

  • Pedofilia: Francia,ex vescovo condannato a risarcire 160 mila euro

    Pedofilia: Francia,ex vescovo condannato a risarcire 160 mila euro

    (AGI) – Città del Vaticano, 26 mar. – La Corte d’Appello di Parigi ha condannato l’ex vescovo ausiliare della capitale francese, l’84enne Jean-Michel di Falco, al pagamento di oltre 160 mila euro di risarcimento danni a un uomo che lo aveva accusato di stupro e violenza sessuale negli anni ’70, quando era minorenne.

        Gli abusi sessuali contestati a Jean-Michel di Falco sarebbero stati commessi quando l’ex vescovo era sacerdote e preside della scuola Saint-Thomas d’Aquin di Parigi tra il 1972 e il 1975. Reati che erano stati archiviati dalla procura perché i termini di prescrizione erano scaduti, secondo la legge penale. Ma una Corte d’appello di Parigi ha condannato il religioso – che nega ogni addebito – a risarcire la vittima, ora 65enne, al termine di una lunga battaglia legale iniziata con una causa civile intentata nel 2001.

        La Corte ha stabilito che l’azione civile non era soggetta alla stessa prescrizione. “Dalle prove presentate emerge che la condotta illecita di natura sessuale” di di Falco ha causato alla vittima “un danno fisico, per il quale è tenuto a risarcire i danni”, ha affermato la Corte nella sua sentenza, anticipata da Afp. (AGI)

    (AGI) – Città del Vaticano,

    https://www.agi.it/agiprima/pedofilia-franciaex-vescovo-condannato-a-risarcire-mila-agi:sur:36309649/

  • Portogallo, dalla Chiesa cattolica 1,6 milioni di euro alle vittime di abusi sessuali

    Portogallo, dalla Chiesa cattolica 1,6 milioni di euro alle vittime di abusi sessuali

    Era il mese di febbraio del 2023 quando veniva presentata la relazione della Commissione indipendente per lo studio degli abusi sessuali su minori. Un documento che stimava in almeno 4.800 persone le vittime all’interno della Chiesa cattolica in Portogallo, dal 1950.

    Questo giovedì, 26 marzo 2026, la Conferenza episcopale portoghese (Cep) e la Conferenza degli istituti religiosi del Portogallo (Cirp) hanno annunciato la conclusione della procedura di risarcimento economico a favore delle persone in questione, con il pagamento di oltre 1,6 milioni di euro a 57 persone, secondo un comunicato diffuso dall’agenzia Ecclesia.

    «Riconosciamo la gravità della sofferenza vissuta, così spesso portata in silenzio per anni. Ringraziamo sinceramente per la testimonianza che ci avete affidato e rinnoviamo la nostra richiesta di perdono per tutto il male causato», affermano i due organismi nella nota congiunta.

    Risarcimenti compresi tra 9 e 45mila euro per ciascuna vittima

    In totale sono state presentate 95 richieste di risarcimento, delle quali 78 sono state giudicate ammissibili. Ad oggi sono state approvate 57 pratiche, per un importo complessivo di 1,6 milioni di euro, con indennizzi individuali compresi tra circa 9 e 45mila euro.

    In una nota, la Cep e la Cirp sottolineano che «l’assegnazione di un risarcimento economico non cancella ciò che è accaduto né elimina le conseguenze degli abusi nella vita di chi li ha subiti». Secondo lo stesso comunicato, nove pratiche sono in attesa della decisione della Santa Sede sull’importo da attribuire, mentre undici richieste sono state respinte.

    L’assegnazione dei risarcimenti si è basata sull’analisi di ogni singolo caso, tenendo conto «dei fatti accertati, della gravità degli abusi, del danno subito e del relativo nesso di causalità tra gli eventi e le conseguenze sulla vita della vittima», in base ai criteri fissati a tale scopo.

    La Chiesa cattolica ha già avviato contatti con tutti i richiedenti le cui pratiche sono state considerate valide. Il comunicato sottolinea inoltre che il pagamento dei risarcimenti non chiude il percorso: «Continueremo a essere disponibili ad accogliere, ascoltare e accompagnare le vittime e riaffermiamo il nostro impegno a promuovere una cultura di responsabilità, cura e prevenzione», si legge ancora.

    Un caso che ha scioccato il Paese e scosso la Chiesa

    Nel 2022 la Conferenza episcopale portoghese ha commissionato uno studio indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa in Portogallo nelle ultime decadi. La commissione ha validato 512 testimonianze di vittime.

    La relazione finale ha indicato, come detto, un numero minimo di 4.800 vittime dal 1950, in un insieme che comprende persone tra i 15 e gli 88 anni. Poiché molti abusi risalgono a diversi decenni fa, la maggior parte dei casi aveva già superato i termini legali per il giudizio al momento della loro divulgazione.

    Nel maggio 2023 la Cep ha creato il Grupo Vita: una struttura incaricata proprio di raccogliere denunce, promuovere la prevenzione e seguire vittime e aggressori. Nello stesso anno il Portogallo ha ospitato a Lisbona la Jornada Mundial da Juventude (Giornata mondiale della gioventù, GMG), alla quale aveva partecipato papa Francesco. Il pontefice non aveva evitato il tema e aveva incontrato, a porte chiuse, alcune delle vittime.

    «Rinnoviamo la nostra gratitudine a tutte le persone che hanno accettato di partecipare a questo processo. La vostra testimonianza rende onore alla verità e richiama la Chiesa alla responsabilità di non distogliere lo sguardo, di non dimenticare e di non arretrare nel dovere di cambiamento», conclude la nota della Cep e della Cirp.

    https://it.euronews.com/my-europe/2026/03/26/chiesa-cattolica-paga-16-milioni-alle-vittime-il-risarcimento-non-cancella-gli-abusi