Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Redazione WebNews

  • CGG: focus sulle Istanze d’Arengo legate al caso pedofilo. Non rispettata, in un caso, l’indicazione governativa

    CGG: focus sulle Istanze d’Arengo legate al caso pedofilo. Non rispettata, in un caso, l’indicazione governativa

    Sessione caratterizzata sin da subito da un’elevata conflittualità. Stesso copione, oggi; quando si è aperto il Comma sul sammarinese condannato per violenza su minori; con la prima lettura del PdL delle Opposizioni per l’istituzione di una Commissione d’inchiesta. Hanno parlato di inerzia “raccapricciante”; ritenendo una “commissioncina” priva di poteri quella tecnico-amministrativa proposta dal fronte governativo; pur indicando in questa occasione il proprio nominativo.

    Dal Segretario Canti riferimenti anche al via libera al trasferimento ai Cappuccini di Steven Raul James; che in Italia – è stato rivelato – avrebbe già subito due aggressioni. Fra gli elementi inediti pure quello riferito da RETE: i fatti erano a conoscenza di “4 soggetti sammarinesi” – è stato detto – già “il giorno dopo”. Nel pomeriggio il “secondo round”: l’analisi di 7 Istanze d’Arengo; il cui “spirito” è stato condiviso dall’intera Aula. Respinta però la richiesta di iscrivere sempre, nel casellario giudiziario, avvisi di garanzia e condanne per pedofilia. Da una parte – ha osservato il Segretario alla Giustizia – sarebbe violata la presunzione d’innocenza, dall’altra si andrebbero a limitare le facoltà del Giudice. “No” anche ad una coppia di Istanze relative all’istituzione di registri o database di persone condannate per questi reati. Un’inammissibile schedatura, è stato detto.

    Diversa sorte invece per la richiesta applicazione dell’articolo della Convenzione di Lanzarote affinché i bambini possano riconoscere precocemente le situazioni di pericolo. Approvate anche 2 Istanze per l’implementazione dei controlli su chi è chiamato a lavorare a contatto con i minori. Richiamata dall’Esecutivo l’attività di analisi, e propositiva, cui è chiamata la commissione tecnico-amministrativa. E ciò al netto dei dubbi di RF sulle doti taumaturgiche – è stato detto – della stessa.

    Non è poi mancata una sorpresa. Vi era un’altra Istanza – sulla falsariga delle due precedenti – riguardante però i volontari presso enti senza scopo di lucro. Dalle fila di Motus non era mancato chi aveva messo in guardia da possibili aggravi burocratici, oltre alla percezione di una presunzione di colpevolezza a monte. L’Aula ha infine votato “no”, nonostante la diversa indicazione del Segretario Bevitori; e con un notevole margine. Chiuso il comma sulla vicenda-choc del pedofilo si è passati all’esame di 2 Istanze d’Arengo – entrambe respinte – relative ai pass disabili. I lavori riprenderanno lunedì.

    Leggi qui il report integrale

    https://www.sanmarinortv.sm/news/politica-c2/cgg-focus-sulle-istanze-d-arengo-legate-al-caso-pedofilo-non-rispettata-in-un-caso-l-indicazione-governativa-a285537

  • Abusi sulla vicina undicenne per cinque anni. La famiglia sapeva e taceva in cambio della spesa

    Abusi sulla vicina undicenne per cinque anni. La famiglia sapeva e taceva in cambio della spesa

    ORISTANO – Non è solo una storia di violenza sessuale, è una storia di fame e di degrado. Il tribunale di Oristano ha chiuso l’istruttoria su una vicenda che ha coinvolto una bambina, all’epoca dei fatti di appena 11 anni, e un suo vicino di casa sessantenne. La richiesta avanzata oggi dalla Pubblica Accusa è di dieci anni di carcere.

    Il baratto In un’udienza a porte chiuse, la Pm Silvia Mascia ha ricostruito cinque anni di abusi. L’imputato, vicino di casa della vittima, ha iniziato con regali e approcci che nulla avevano a che fare con l’affetto, per poi passare agli atti concreti. Ma il dettaglio che pesa più della violenza stessa è il contesto. Dalle indagini dei militari è emerso che i familiari della giovane, e persino gli altri vicini, erano al corrente di ciò che accadeva. Hanno tollerato la situazione per anni a causa di una condizione sociale disagiata. Il silenzio veniva comprato con un po’ di cibo e qualche vasetto di yogurt che l’uomo donava loro.

    La denuncia in codice La catena si è spezzata tre anni fa, e non per intervento della famiglia. La ragazzina ha trovato il coraggio di entrare in una farmacia di Piazza Roma e ha chiesto una “mascherina 1522”. È il codice convenzionale per segnalare la violenza domestica senza dover dare spiegazioni ad alta voce. La farmacista ha capito immediatamente la gravità della situazione e ha chiamato la Polizia.

    Il processo Davanti al giudice è finita anche la madre della minorenne, accusata di calunnia. La donna ha scelto di chiudere subito la sua posizione, patteggiando una pena di un anno e due mesi. L’uomo accusato degli abusi ha tentato una mossa risarcitoria proponendo la cifra di 800 euro alla famiglia della giovane. Una somma che gli avvocati di parte civile hanno respinto, intenzionati a chiedere un importo ben diverso nell’udienza fissata per il prossimo 24 aprile.

    https://www.algheronotizie.com/contenuto/0/11/652549/abusi-sulla-vicina-undicenne-per-cinque-anni-la-famiglia-sapeva-e-taceva-in-cambio-della-spesa

  • Visita del vescovo nelle scuole, la protesta di Antonio Messina: lettera al Provveditore e al ministro Valditara

    Visita del vescovo nelle scuole, la protesta di Antonio Messina: lettera al Provveditore e al ministro Valditara

    Enna. Una comunicazione formale indirizzata all’Ufficio scolastico territoriale di Caltanissetta ed Enna e al Ministero dell’Istruzione e del Merito apre un nuovo fronte sul caso della visita pastorale del vescovo di Piazza Armerina, monsignor Rosario Gisana, prevista in questi giorni anche in alcune scuole di Aidone.

    A scrivere è Antonio Messina, vittima di abusi da parte dell’ex sacerdote Giuseppe Rugolo, nella diocesi di Piazza Armerina, che il 15 gennaio scorso ha trasmesso una nota ufficiale al dirigente dell’Ufficio V – Ambito territoriale di Caltanissetta ed Enna e alla dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo “Falcone-Cascino”. Nel documento Messina manifesta la propria contrarietà alla presenza del vescovo nelle scuole dell’obbligo, definendo l’iniziativa «inopportuna sotto il profilo educativo e istituzionale».

    «La scuola è un’istituzione dello Stato e ha il dovere di tutelare i minori e trasmettere valori di legalità e responsabilità», scrive Messina, spiegando che la presenza del vescovo «rischia di veicolare un messaggio distorto agli studenti, soprattutto alla luce di quanto emerso in sede giudiziaria».

    La posizione espressa richiama quanto accertato nel procedimento penale a carico del sacerdote Giuseppe Rugolo. In particolare, viene citata la sentenza del Tribunale penale di Enna del 5 marzo 2024, che individua profili di responsabilità omissiva dell’ordinario diocesano in relazione alla tutela dei minori. «Non si tratta di fede o di appartenenza religiosa – precisa Messina – ma di atti giudiziari che pongono un problema di coerenza istituzionale».

    Nella comunicazione viene inoltre ricordato che monsignor Gisana risulta imputato per il reato di falsa testimonianza, contestato in relazione alle dichiarazioni rese durante lo stesso procedimento, conclusosi con la condanna in appello di Rugolo. «Nel pieno rispetto della presunzione di innocenza – sottolinea Messina – ritengo comunque necessario interrogarsi sull’opportunità di offrire una tribuna istituzionale a chi è coinvolto in procedimenti di questo tipo».

    Il documento pone l’accento sul ruolo della scuola come presidio di legalità e tutela dei minori e segnala come, secondo quanto riferito, negli istituti coinvolti non risultino promossi momenti di informazione o prevenzione sul tema degli abusi. «Non risultano iniziative che diano spazio alle vittime o che affrontino apertamente il tema della protezione dei minori», si legge nella nota.

    Nella parte finale Messina chiede di conoscere le motivazioni che hanno portato le istituzioni scolastiche a consentire la visita pastorale e indica l’opportunità di informare il Ministero dell’Istruzione e del Merito. «Ho ritenuto doveroso rivolgermi anche al ministro Valditara – afferma – perché qui è in gioco il ruolo della scuola pubblica e la credibilità delle istituzioni».

    Il richiamo conclusivo riguarda il significato simbolico dell’Istituto comprensivo “Falcone-Cascino”, intitolato a Giovanni Falcone. «Quel nome richiama un impegno preciso per la legalità e la verità – scrive Messina – valori che dovrebbero guidare ogni scelta educativa».

    Secondo quanto riferito, alla comunicazione inviata il 15 gennaio non sarebbe pervenuta alcuna risposta da parte degli uffici competenti. La vicenda risulta ora all’attenzione del Ministero dell’Istruzione e del Merito.

    https://quotidianodigela.it/visita-del-vescovo-nelle-scuole-la-protesta-di-antonio-messina-lettera-al-provveditore-e-al-ministro-valditara

  • Abusi al collegio Carlo Borromeo di Altdorf: appello a vittime o a testimoni a farsi avanti

    Abusi al collegio Carlo Borromeo di Altdorf: appello a vittime o a testimoni a farsi avanti

    Nell’aprile 2025, un servizio del programma Rundschau della SRF aveva reso pubblici alcuni casi di abusi e uso eccessivo della forza commessi al Collegio Carlo Borromeo (KKB) di Altdorf. Sebbene la direzione della scuola e quella del convento dell’epoca fossero a conoscenza dei fatti, in un caso non avevano reagito e in un altro si erano limitate a trasferire il sacerdote responsabile degli abusi. Il Cantone di Uri, insieme all’Abbazia benedettina di Mariastein e ai Missionari di Mariannhill, hanno così commissionato uno studio ad un Istituto dell’Università di Zurigo, lo stesso che ha condotto l’inchiesta sugli abusi sessuali nell’ambito della Chiesa cattolica in Svizzera.

    Dal 1906, il KKB è una scuola privata collegata a un convitto gestito dai monaci di Mariastein. Nel 1978, il Cantone di Uri ha rilevato la scuola. Parallelamente, i Missionari di Mariannhill gestivano una propria scuola con convitto ad Altdorf, il «St. Josef».

    Lo studio ha lo scopo di indagare sui casi di abuso sessuale avvenuti tra gli anni 1906 e 1994 al Collegio Carlo Borromeo e all’Internato San Giuseppe (Internat St. Josef) di Altdorf. Eventuali fonti e dichiarazioni riguardanti ulteriori abusi nell’ambito della Chiesa cattolica del Canton Uri saranno ugualmente prese inconsiderazione.

    Il gruppo di ricerca ha di recente diffuso un appello alle persone direttamente coinvolte, testimoni indiretti, discendenti in possesso di informazioni con l’invito a contattarlo attraverso l’indirizzo e-mail abuso-uri@hist.uzh.ch o al numero di telefono 044 634 47 38. L’appello è rivolto anche al Ticino, cantone dal quali provenivano molti studenti.

    red

  • «Io, abusato sessualmente da un prete a 11 anni»

    «Io, abusato sessualmente da un prete a 11 anni»

    LUGANESE – A volte la nostra discussione si deve interrompere. Perché Andrea (vero nome noto alla redazione) si blocca. E deve piangere. Raccontare un abuso sessuale subito da un prete 60 anni prima è ancora terribilmente traumatico per quest’uomo del Luganese che oggi di anni ne ha 71. «Frequentavo il collegio don Bosco a Maroggia, che nel frattempo è stato chiuso. Ero stato messo in castigo. E in una notte fui percosso e violentato».

    Giro di vite – Il 71enne si racconta a tio.ch in un periodo in cui il tema degli abusi in ambito clericale è sempre d’attualità. I dettagli legali vanno ancora sistemati, ma pochi mesi fa è stato stabilito che le autorità ecclesiastiche ticinesi in futuro saranno obbligate a denunciare le segnalazioni di eventuali abusi entro 30 giorni anche al Ministero Pubblico. A fine 2024 invece è stato istituito il Gruppo di ascolto delle vittime in ambito religioso (GAVA). Un gruppo neutrale, esterno alla Diocesi, che attualmente segue una decina di casi nella Svizzera italiana.

    Il documento scandalo – Nel settembre del 2023 invece l’Università di Zurigo ha reso pubblico il “rapporto sul progetto pilota per la storia degli abusi sessuali nel contesto della Chiesa cattolica romana in Svizzera dalla metà del XX secolo”. Documentando oltre un migliaio di abusi in tutto il Paese. Ed evidenziando criticità con archivi e documenti per la Diocesi di Lugano.

    Quei 10’000 franchi di risarcimento – La segnalazione di Andrea risale al 2018. L’ha fatta a un’apposita commissione della Curia, istituita anni prima. Il suo caso è stato preso sul serio. Analizzato. «Mi hanno fatto parlare con diversi esperti. Per appurare che quello che raccontavo potesse essere realistico. Fondato. È stato accertato. Ho ricevuto delle scuse da parte della Diocesi. E anche 10’000 franchi simbolici come risarcimento morale. Ci sono rimasto un po’. Non ne faccio una questione di soldi. Ma tutto questo dolore non può valere solo quella cifra».

    Quanti strascichi – Andrea ha trovato il coraggio di farsi avanti dopo che le autorità ecclesiastiche avevano aperto le porte a eventuali persone vittime di abusi. «Anche perché in tutto quel tempo non avevo mai dimenticato. Avevo sempre in testa le sensazioni e gli odori di quella orrenda notte. E poi avevo la fobia dei preti. Appena ne vedevo uno, tremavo come un bambino. Nella mia vita ho trovato rifugio nell’arte. Però generalmente è stato tutto complicato. Sono stato sposato e ho avuto tre figli. Ma nelle relazioni chiaramente il trauma riemergeva sempre. Trasformandosi in blocchi».

    «Più volte ho pensato di uccidermi» – Il 71enne torna alla sua infanzia e alla sua adolescenza. «Di base ero un ragazzo agitato. Dopo lo choc di quella notte non ho trovato il coraggio di parlarne ai miei genitori. Non volevo farli soffrire. Ero chiuso in me stesso. Il mio stato d’animo però era irrimediabilmente cambiato. L’inquietudine era aumentata. Mi sembrava di avere addosso un macigno. Più volte ho pensato di uccidermi. Non lo nego. Anche in età adulta. La psicoterapia mi ha aiutato. Ma ho provato un po’ di tutto. Sono stato anche da uno sciamano».

    «Voglio dare coraggio alle vittime» – Il presente di Andrea è solo parzialmente alleggerito dall’avere avuto la forza di vuotare il sacco. «Il mio carnefice al momento della mia segnalazione era già morto. L’abbiamo identificato tramite una foto d’epoca. Mi chiedo se abbia fatto del male anche ad altri ragazzi. So che un mio ex compagno di scuola si è sparato un colpo diventando più grande. E non ho mai capito perché. Il male che mi ha fatto quell’uomo non sarà mai colmato purtroppo. Quante volte mi sono svegliato impaurito nel cuore della notte. Capita ancora adesso. Sono cose che ti macchiano. E che non vanno più via. Io oggi ne parlo anche per dare coraggio a chi ha subito qualcosa di simile. Il coraggio di segnalare. Di non chiudersi. E comunque di vivere».

    https://www.tio.ch/ticino/attualita/1896659/lugano

  • SG: archiviati cinque procedimenti per abusi Chiesa cattolica

    SG: archiviati cinque procedimenti per abusi Chiesa cattolica

    (Keystone-ATS) Lo studio pilota dell’Università di Zurigo è stato presentato nel settembre 2023 e successivamente, secondo quanto comunicato oggi dalla Procura, quattro denunce sono pervenute alle diocesi di Coira e San Gallo. Una quinta denuncia è stata sporta da una persona privata contro un prete straniero. Complessivamente la Procura sangallese si è quindi occupata di cinque sacerdoti accusati – tutti ultra ottantenni – e di dieci persone offese.

    La nota spiega in dettaglio perché le denunce non hanno portato ad alcuna imputazione. Le ragioni sono molto diverse. Una delle difficoltà è stata che la procura ha dovuto basarsi sui documenti della Chiesa, ha spiegato Leo-Philippe Menzel, portavoce della procura di San Gallo, all’agenzia di stampa Keystone-ATS.

    In alcuni casi, al posto dei nomi reali sono stati utilizzati pseudonimi. I fascicoli non sono stati compilati in modo accurato – alcuni documenti manoscritti hanno dovuto essere prima decifrati – e le informazioni erano incomplete. È stato necessario prima individuare le persone interessate.

    In due dei cinque casi la Camera d’accusa non ha accolto la richiesta della Procura: la sua “autorizzazione” è tuttavia necessaria per poter avviare un procedimento contro collaboratori di una parrocchia riconosciuta dal diritto pubblico.

    Prescrizione

    Il primo rifiuto è legato fatto che uno dei sacerdoti accusati non ha commesso i fatti contestati in qualità di collaboratore della Chiesa. La procura ha in seguito valutato il sospetto di atti sessuali con minori e incesto a carico del prete in questione, ma a quel punto è risultato che il reato era già caduto in prescrizione.

    La seconda decisione negativa della Camera di accusa riguardava un sacerdote che “a causa di una malattia aveva irrimediabilmente perso la capacità di stare in giudizio”: non era quindi più possibile procedere penalmente nei suoi confronti. Nel frattempo, l’uomo è deceduto.

    Un’altra delle cinque denunce non è stata portava avanti perché la procura di Augusta in Germania ha assunto il procedimento per violenza sessuale. Nel frattempo, anche quel dossier è stato archiviato.

    Vittime reticenti a ricordare

    Le accuse contro due sacerdoti sono state archiviate in quattro su dieci casi perché cadute in prescrizione, mentre negli altri episodi le circostanze del reato sono state verificate “al fine di consolidare il quadro indiziario”. Si è trattato di indagini “lunghe e complesse”, secondo Menzel. I sacerdoti accusati hanno negato le accuse. Le vittime, che al momento del reato erano ancora bambini, non sono state in grado di fornire informazioni sufficientemente concrete riguardo i fatti.

    Alcune delle persone coinvolte non sono state in grado di ricordare gli eventi rilevanti per l’indagine o di collocarli con precisione nel tempo. Altre non hanno voluto confrontarsi, in alcuni casi nuovamente, con un tema che consideravano ormai chiuso da tempo.

    Senza le relative dichiarazioni delle parti lese, nonostante le indagini approfondite non è stato possibile concretizzare alcuna denuncia “che portasse a un’accusa contro i sacerdoti in questione”, ha sottolineato la procura. Pertanto, i procedimenti sono stati archiviati.

    https://www.swissinfo.ch/ita/sg%3A-archiviati-cinque-procedimenti-per-abusi-chiesa-cattolica/90814976

  • Rapporto abusi nella Chiesa dell’Uni di Zurigo: si cercano testimoni nella Svizzera italiana

    Rapporto abusi nella Chiesa dell’Uni di Zurigo: si cercano testimoni nella Svizzera italiana

    Una ricerca commissionata dalla Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), dalla Conferenza delle Unioni degli Ordini religiosi e dalle altre Comunità di Vita Consacrata in Svizzera (KOVOS), nonché dalla Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera (RKZ) i cui primi risultati furono presentati a settembre del 2023. Da allora l’indagine che riguarda anche la Svizzera italiana (Ticino e Grigioni italiano) – è andata avanti e si concluderà a inizio 2027 con la pubblicazione dei risultati.

    Martedì 20 gennaio 2026 i ricercatori di Zurigo hanno rivolto, tramite comunicato stampa, un appello alla ricerca di testimoni nella Svizzera italiana: “Dall’avvio dei lavori, diversi documenti d’archivio e testimonianze – scrivono – hanno permesso di approfondire i contesti in cui si sono verificati gli abusi sessuali. Oltre all’ambito della pastorale, le scuole, i collegi e gli istituti con internato emergono come le realtà maggiormente coinvolte, alcune delle quali hanno nel frattempo cessato la propria attività”.

    Il team che sta ultimando la ricerca lancia quindi un appello a “testimoni” di casi di abusi sessuali nella Svizzera italiana che possono essere “testimonianze dirette” ma pure “segnalazioni provenienti da testimoni indiretti e da discendenti”

    La ricercatrice Bignasca (Uni Zurigo) fa il punto sulla Svizzera Italiana

    Per fare il punto e per comprendere meglio le ragioni di questo appello, abbiamo raggiunto Vanessa Bignasca, ricercatrice dell’Uni di Zurigo che si occupa dello studio per la Svizzera italiana. “La ricerca principale si estende dal 2024 fino alla fine del 2026, quindi stiamo raccogliendo le ultime informazioni in vista della redazione del rapporto finale che vorremmo fosse il più completo possibile”, ci spiega.

    La Bignasca definisce “notevole” il materiale raccolto in questi due anni. “Le indagini a partire da questo materiale seguono due filoni principali: da un lato, la continua raccolta di testimonianze, a cui si ricollega l’appello; dall’altro, la ricerca negli archivi, che consente un approfondimento dei casi. Ci siamo occupati di scandagliare il più sistematicamente possibile i vari archivi, da quelli giudiziari a quelli della commissione diocesana di esperti in materia di abusi, che hanno pure conosciuto delle integrazioni dovute alle diverse persone che si sono annunciate alla commissione dopo la pubblicazione del progetto pilota di Zurigo nel 2023. Ancora, abbiamo preso contatto con archivi di congregazioni religiose e istituti che erano attivi nella Svizzera italiana”.

    La verifica di fonti incrociate e i casi emersi

    Un lavoro costituito dalla verifica di fonti incrociate per arrivare ad approfondire i singoli casi. Da qui la necessità di reperire testimonianze. “Le testimonianze hanno consentito di analizzare il materiale raccolto e di verificare che situazioni inizialmente ritenute episodiche non lo fossero. L’arrivo di un’ulteriore testimonianza apre diverse piste di lavoro che possono essere approfondite: dati, nomi, indicazioni precise aiutano a cercare dei riscontri effettivi anche negli archivi o consentono incroci con altre testimonianze indipendenti”, spiega Bignasca che conferma quindi la centralità delle testimonianze: “Gli abusi non sempre lasciano tracce negli archivi e, quando è il caso, non è sempre semplice individuarle all’interno di fondi spesso di grandi dimensioni”.

    Riguardo ai casi emersi per questa indagine storica, pur non sbilanciandosi, Bignasca ci dice che “in questi due anni sono arrivate testimonianze relative alla Svizzera italiana di casi noti ma anche di casi ulteriori rispetto a quelli pubblicati dalla stampa e non reperibili nelle ricerche di archivio da noi svolte”. La ricercatrice Bignasca, infine, conferma di avere contatti regolari con il gruppo GAVA (Gruppo di Ascolto per Vittime di Abusi in Ambito Religioso in Ticino) che è un punto di riferimento importante per le vittime e contribuisce a segnalare l’indirizzo e il contatto di Zurigo.  Parimenti valuta positivamente la collaborazione instaurata con la diocesi di Lugano dal momento della realizzazione del rapporto preliminare fino all’attuale fase.

    Chi contattare e come

    Le persone disposte a condividere esperienze o informazioni relative ad abusi in ambito ecclesiale sono invitate a contattare il team di ricerca all’indirizzo e-mail ricerca-abusi@hist.uzh.ch o al numero 044 634 47 38.

  • Abusi sessuali nella Chiesa, si cercano testimoni

    Abusi sessuali nella Chiesa, si cercano testimoni

    LUGANO – Il Dipartimento di Storia dell’Università di Zurigo da oltre un anno sta portando avanti un lavoro scientifico in merito agli abusi sessuali nel contesto della Chiesa cattolica romana in Svizzera dalla metà del XX secolo ad oggi.

    Lo studio coinvolge ovviamente anche la Svizzera italiana e il territorio della Diocesi di Lugano, e in questo senso i curatori dello studio sono alla ricerca di eventuali testimoni che siano rimasti coinvolti in storie di abusi o molestie. Spiegano i curatori: «Dall’avvio dei lavori, diversi documenti d’archivio e testimonianze hanno permesso di approfondire i contesti in cui si sono verificati gli abusi sessuali.

    Oltre all’ambito della pastorale, le scuole, i collegi e gli istituti con internato emergono come le realtà maggiormente coinvolte, alcune delle quali hanno nel frattempo cessato la propria attività».

    Le testimonianze faranno parte del rapporto finale che sarà pubblicato nel 2027.

    Le persone disposte a condividere esperienze o informazioni relative ad abusi sono invitate a contattare il team di ricerca all’indirizzo e-mail ricerca-abusi@hist.uzh.ch o al numero 044 634 47 38. Oltre alle testimonianze dirette, sono rilevanti anche le segnalazioni di testimoni indiretti e dei discendenti. I curatori dello studio tengono a precisare che garantiranno «l’anonimato e un trattamento confidenziale di ogni informazione».

    Lo studio, ricordiamo, è commissionato dalla Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), dalla Conferenza delle Unioni degli Ordini religiosi e dalle altre Comunità di Vita Consacrata in Svizzera (KOVOS), nonché dalla Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera (RKZ).

    https://www.tio.ch/ticino/attualita/1898184/abusi-sessuali-nella-chiesa-si-cercano-testimoni

  • Condannato per pedofilia in Gallura, la difesa di don Manca annuncia il ricorso

    Condannato per pedofilia in Gallura, la difesa di don Manca annuncia il ricorso

    La difesa di don Valerio Manca annuncia che il sacerdote della diocesi di Tempio-Ampurias intende ricorrere ai gradi successivi di giudizio dopo la condanna inflitta dal Tribunale ecclesiastico di Cagliari, che lo ha ridotto allo stato laicale per presunti abusi risalenti a oltre trent’anni fa ai danni di Marco Contini, oggi noto come padre Paolo. L’avvocato Roberto Perghem, difensore del religioso, ha espresso forte disappunto per la decisione, definendola “non proporzionata né supportata da elementi concreti”.

    Secondo il legale, la sanzione comminata rappresenta la pena più severa prevista dall’ordinamento canonico, normalmente riservata a casi di abusi sessuali gravi, reiterati e documentati, spesso su più minori. La difesa sostiene che nel corso del procedimento non sia stata fornita alcuna prova di atti sessuali e che lo stesso denunciante avrebbe più volte negato rapporti di natura sessuale. Nonostante ciò, il Tribunale ha applicato la massima pena canonica.

    Nel comunicato dell’avvocato si evidenzia inoltre che don Manca ha svolto il proprio ministero per oltre 50 anni senza segnalazioni o contestazioni disciplinari. La difesa sottolinea il rispetto per il processo e le istituzioni ecclesiastiche e accenna a presunte pressioni mediatiche che avrebbero influenzato il clima attorno al caso. Non esclusa la possibilità di rivolgersi alle autorità italiane ed europee per tutelare i diritti del sacerdote, in attesa del riesame in appello secondo i principi del diritto canonico e della verità dei fatti.

    https://www.galluraoggi.it/gallura/pedofilia-gallura-difesa-don-manca-annuncia-ricorso-16-gennaio-2026/

  • Pedofilo sconta la pena a San Marino, Genitori sammarinesi: “Decisione moralmente grave, sbagliata e offensiva”

    Pedofilo sconta la pena a San Marino, Genitori sammarinesi: “Decisione moralmente grave, sbagliata e offensiva”

    Apprendiamo dalla stampa del trasferimento nel carcere della Repubblica di San Marino di James, condannato in via definitiva per reati di pedofilia, dopo soli quattro mesi di detenzione.

    Questa è una decisione che riteniamo moralmente grave, sbagliata e offensiva nei confronti della cittadinanza e, soprattutto, dei minori che lo Stato dovrebbe proteggere.

    Questa scelta rafforza una percezione ormai diffusa tra i cittadini: che scontare una condanna a San Marino possa risultare più favorevole e che, di fronte a reati di estrema gravità, il rigore venga sacrificato. Il messaggio che ne deriva è devastante.

    Non solo mina la fiducia nelle istituzioni, ma alimenta la sensazione che la tutela dei bambini non sia una priorità assoluta.

    Ancora più inaccettabile è il grave silenzio che continua a circondare l’intera gestione della vicenda. Le evidenti mancanze di trasparenza non hanno prodotto alcuna assunzione di responsabilità, alcun chiarimento pubblico, alcuna conseguenza concreta.

    Questo immobilismo è parte del problema. Ci chiediamo fino a che punto si intenda spingersi. Qual è il limite che non può essere superato?

    Quali garanzie reali vengono offerte oggi ai cittadini affinché non accada mai più che una persona condannata per reati sessuali possa trovarsi, direttamente o indirettamente, a contatto con minori? Le promesse fatte pubblicamente e le istanze d’Arengo presentate lo scorso 5 ottobre non possono restare lettera morta.

    Ogni rinvio, ogni ambiguità, ogni silenzio pesa sulle spalle dei più vulnerabili. Come Gruppo Genitori affermiamo con fermezza che la sicurezza dei bambini non è negoziabile. Su questi temi non possono esserci scorciatoie, zone grigie o decisioni che appaiono come concessioni. Pretendiamo rapide risposte, responsabilità chiare e scelte che mettano finalmente al centro la tutela dei minori, non la convenienza del sistema.

    C.s. – Gruppo Genitori Sammarinesi

    https://www.sanmarinortv.sm/news/comunicati-c9/pedofilo-sconta-la-pena-a-san-marino-genitori-sammarinesi-decisione-moralmente-grave-sbagliata-e-offensiva-a285198