Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Redazione WebNews

  • Sesso con minorenne in un oratorio dell’Aronese, prete patteggia due anni

    Sesso con minorenne in un oratorio dell’Aronese, prete patteggia due anni

    Era accusato di aver avuto un rapporto intimo con una ragazza dell’oratorio, voluto da entrambi. Peccato che lei fosse minorenne. Ecco perché S.P., quarantenne già coadiutore in una parrocchia dell’Aronese sul lago Maggiore, ha patteggiato 2 anni di reclusione in tribunale a Verbania con l’attenuante del fatto di minore gravità e la sospensione della pena, a condizione che segua un percorso in un percorso terapeutico e di recupero presso enti o associazioni specializzate nella prevenzione e nel trattamento di condotte sessuali inappropriate.

    La vicenda, conclusasi con il patteggiamento davanti al tribunale di Verbania, riguarda un sacerdote di 40 anni che ricopriva il ruolo di coadiutore in una parrocchia dell’Aronese. Il caso è emerso in seguito alle confidenze fatte dalla giovane, che all’epoca dei fatti aveva 14 anni, ai propri familiari e a un istruttore. Nonostante le successive smentite della ragazza e la richiesta di archiviazione formulata inizialmente dalla Procura, il Giudice per le indagini preliminari (Gip) ha ordinato l’imputazione coatta per il sacerdote sulla base dei messaggi scambiati in chat. Il quarantenne ha infine patteggiato 2 anni di reclusione con pena sospesa, subordinata proprio allo svolgimento del percorso di cure e recupero. Samuele Pizzolato

    https://www.lastampa.it/novara/2026/07/28/news/sesso_con_minorenne_in_un_oratorio_dell_aronese_prete_patteggia_due_anni-15700833/?ref=pay_amp

  • Muore senza essere stato indagato Ricardo Yesquén, uno dei sacerdoti di Chiclayo denunciato per abusi davanti a Prevost

    Muore senza essere stato indagato Ricardo Yesquén, uno dei sacerdoti di Chiclayo denunciato per abusi davanti a Prevost

    La notizia del suo decesso è stata diffusa martedì dai media locali di Ferreñafe, località nella cui parrocchia di Santa Lucía figurava come vicario parrocchiale secondo i registri diocesani. La Diocesi di Chiclayo non ha emesso per il momento alcun comunicato ufficiale.

    Una denuncia che non è mai stata indagata

    Secondo la documentazione del caso a cui ha avuto accesso InfoVaticana, i fatti attribuiti a Yesquén risalgono al 2006, quando il sacerdote, allora di 39 anni, avrebbe imposto baci di carattere libidinoso a una minore di 10 anni nella casa parrocchiale di La Victoria (Chiclayo), in episodi che si sarebbero ripetuti per almeno un anno. La denunciante è Ana María Quispe, che anni dopo ha reso pubblica la sua storia dopo aver constatato che le sue denunce alla Chiesa non producevano alcun effetto.

    Nella stessa casa parrocchiale conviveva con Yesquén il sacerdote Eleuterio Vásquez Gonzales, il noto «padre Lute», denunciato dalle stesse vittime per fatti di estrema gravità: le testimonianze descrivono trasferimenti di bambine di 9 e 11 anni, con il pretesto di presunte attività missionarie, in un alloggio isolato nella sierra di Ferreñafe, a sei ore dalle loro case, dove il sacerdote pernottava da solo con loro in un unico letto e compiva sfregamenti di carattere sessuale. Come ha riconosciuto pubblicamente l’allora amministratore apostolico Guillermo Cornejo, Vásquez arrivò ad ammettere i fatti.

    La prima notitia criminis su Yesquén arrivò all’allora vescovo di Chiclayo, Robert Prevost, nel marzo 2020, tramite una telefonata della vittima. Il canone 1717 del Codice di Diritto Canonico obbliga l’Ordinario ad aprire d’ufficio un’indagine preliminare davanti a qualsiasi notizia verosimile di reato. La risposta che la denunciante riferisce di aver ricevuto fu l’invito a rivolgersi alla via civile, che in Perù si era prescritta da anni. In sede canonica, invece, il reato non era prescritto: il termine è di vent’anni contati dalla maggiore età della vittima, e il Dicastero per la Dottrina della Fede può inoltre dispensarlo. Nessuna indagine fu aperta.

    Nell’aprile 2022, le tre denuncianti furono ricevute da Prevost nel vescovado. Su Yesquén, secondo la loro testimonianza, il vescovo comunicò loro che il sacerdote si trovava «in depressione» e allontanato dalle sue funzioni, per cui non si procedeva ad alcuna azione. I registri pubblici offrono un’altra immagine: nel giugno 2020, cinque mesi dopo la prima denuncia, Yesquén portava il ciborio con il Santissimo in processione pubblica per Chiclayo; le pubblicazioni ufficiali della diocesi lo mantengono come vicario parrocchiale di Santa Lucía de Ferreñafe almeno fino a gennaio 2023; e risulta la sua presenza alla Messa Crismale del 2023, come riconosciuto da un sacerdote diocesano in una conversazione registrata.

    Contro Yesquén non fu mai emanata alcuna misura cautelare. Contro Vásquez, il decreto di Prevost dell’aprile 2022 impose sì misure, ma il suo contenuto, letto integralmente dall’istruttore del caso davanti alle vittime e rivelato da questo mezzo, si limitò a due restrizioni: la cessazione dal suo ufficio di parroco di Ciudad Eten e il divieto di confessare. Non fu sospeso dal ministero pubblico, e di fatto risulta graficamente che continuò a celebrare messa, persino concelebrando insieme al vescovo nella cattedrale.IMG 20260723 WA0001 753x600

    Esistono inoltre fotografie diffuse sui social network, datate 12 gennaio 2023, in cui l’allora vescovo Prevost appare in una celebrazione di compleanno insieme a Yesquén, vestito da chierico, e altri sacerdoti della diocesi: quasi tre anni dopo la prima denuncia e nove mesi dopo la seconda.

    Un’incapacità dichiarata e mai accertata

    IMG 20260723 WA0000 616x600Quando il caso trapelò sui media peruviani alla fine del 2023, la diocesi spiegò che Yesquén si trovava «in precarie condizioni di salute», in una casa di riposo, e che non sarebbero stati formulati capi d’accusa contro di lui. Nel settembre 2024, un comunicato ufficiale precisò che il sacerdote soffriva di una «grave malattia degenerativa» che gli impediva di difendersi, «per cui non si può aprire un procedimento contro di lui», e aggiunse che «da anni non esercita il ministero sacerdotale», affermazione che contrasta con i registri diocesani del 2023 precedentemente citati.

    Tale incapacità non fu mai accertata davanti alle vittime mediante perizia medica indipendente, come prevedono i canoni 1574 e 1577. Nell’ottobre 2025, le denuncianti chiesero formalmente al Dicastero per la Dottrina della Fede l’inserimento nel fascicolo della documentazione clinica di Yesquén: un referto medico del 2020 che attestasse l’incapacità dichiarata e un altro aggiornato che determinasse la sua situazione. La richiesta non ha ottenuto risposta.

    Le vittime non accettano la chiusura fasulla del caso

    La morte di Yesquén estingue la possibilità di un processo contro la sua persona, ma non risolve il caso. Le vittime sostengono che né questo esito né la soluzione data al fascicolo di Vásquez —chiuso nel 2025 senza giudizio né sentenza sul merito mediante la dispensa dallo stato clericale richiesta dallo stesso sacerdote e firmata da Leone XIV, nonostante l’esplicita richiesta delle denuncianti che la causa giungesse alla sua conclusione— costituiscono chiusure conformi al diritto, e che sussiste integra la responsabilità per il modo in cui entrambi i fascicoli furono gestiti: l’omissione del dovere di indagare che il canone 1717 impone all’Ordinario, l’insufficienza delle misure cautelari, il rinvio reiterato a una via civile prescritta e il diniego di accesso alla documentazione che si mantiene dal 2022. La normativa pontificia vigente —da Vos estis lux mundi a Come una madre amorevole— contempla la negligenza delle autorità ecclesiastiche davanti a denunce di abusi come condotta di per sé sanzionabile.

    Non si tratta solo della valutazione delle denuncianti. Lo stesso delegato istruttore del caso, Giampiero Gambaro, qualificò davanti alle vittime l’indagine preliminare istruita sotto Prevost come «una presa in giro», «molto mal fatta», con «molti errori» e «molta superficialità».

    A oggi, le vittime mantengono costanti azioni legali, in sede canonica e civile, per far sì che il caso prosegua e si faccia giustizia: richieste di accesso al fascicolo, istanze di esecuzione di atti istruttori mai compiuti e scritti elevati a diverse istanze della Santa Sede. La risposta, da mesi, è un silenzio tombale da parte delle diverse istituzioni interpellate.

    La tesi della «cospirazione» che non regge

    Da quando il caso ha raggiunto rilevanza internazionale con l’elezione di Leone XIV, si è tentato di presentarlo come il frutto di un’operazione del Sodalicio de Vida Cristiana o di settori «ultraconservatori» contro il Papa. È la tesi raccolta nella biografia autorizzata del Pontefice firmata da Elise Ann Allen e replicata da media come El País o Religión Digital, che hanno preferito concentrare l’attenzione sui presunti interessi di chi informa del caso piuttosto che sui fatti documentati del fascicolo.

    Questa versione non resiste al confronto con quanto accertato: le denunce del 2020 e del 2022 sono molto anteriori a qualsiasi contesto di conclave; i fatti e le omissioni sono documentati in registri ufficiali, comunicati diocesani e registrazioni degli stessi responsabili ecclesiastici del fascicolo; e la negligenza dell’istruttoria è stata riconosciuta dall’istruttore designato dall’attuale diocesi. Le vittime, che hanno già esposto la loro situazione con una lettera a Papa Francesco nell’ottobre 2024, non fanno parte di alcuna cospirazione: reclamano, attraverso i canali legali della stessa Chiesa, ciò che chiedono dal primo giorno —verità, un’indagine reale e accesso al proprio fascicolo—, e il caso dovrebbe procedere per questa via.

    Lo scorso marzo, Vásquez è riapparso pubblicamente in una celebrazione parrocchiale a Chiclayo accompagnato dal sacerdote Edward Tocto, canonista che ha esercitato come suo avvocato difensore nel processo, attuale vicario giudiziario aggiunto della diocesi e persona di nota vicinanza personale con Robert Prevost fin dai suoi anni a Chiclayo.

    Con la morte di Yesquén, nessuno dei due sacerdoti denunciati sarà mai comparso davanti a un tribunale, canonico o civile. Le questioni che le vittime mantengono aperte davanti alla Santa Sede restano, tutte, in attesa di risposta.

    https://infovaticana.com/it/2026/07/23/muore-senza-essere-stato-indagato-ricardo-yesquen-uno-dei-sacerdoti-di-chiclayo-denunciato-per-abusi-davanti-a-prevost/

     

  • «Gli abusi sessuali nella Chiesa vanno chiamati per quello che sono: crimini». Così la prevenzione parte dal linguaggio

    «Gli abusi sessuali nella Chiesa vanno chiamati per quello che sono: crimini». Così la prevenzione parte dal linguaggio

    «Parlare di “abuso” sessuale è scorretto, perché abuso significa “uso eccessivo” della sessualità e rischia di sottendere che sia lecito farne un uso non eccessivo. Quando parliamo di minori il termine corretto da utilizzare è un altro: crimine sessuale». Parte da questa riflessione linguistica la tesi Questo è il nostro segreto – Vittime, abusatori e omertà, con la quale Chiara Codardini, vicentina, ha ottenuto la Licenza in Scienze Religiose all’Issr Onisto e che successivamente è stata pubblicata nella collana Theology Press della Facoltà Teologica del Triveneto (disponibile gratuitamente online), con presentazione e prefazione di don Flavio Marchesini e Leopoldo Sandonà.

    Lo studio di Chiara Codardini è preciso e approfondito. Riferimento continuo sono i documenti e le statistiche della Cei pubblicati nel corso degli anni, segno che «l’attenzione all’argomento c’è, ma non è ancora diventata patrimonio comune e con il mio lavoro vorrei dare un contributo in tal senso», spiega l’autrice.

    In primo luogo, Codardini inquadra il fenomeno statisticamente, con una precisazione doverosa: «È inopportuno parlare di pedofilia nella Chiesa, perché i casi di abuso che più si verificano al suo interno riguardano ragazzi e ragazze che hanno superato la pubertà. La pedofilia è una particolare parafilia che si manifesta nella preferenza sessuale verso i prepuberi. È interessante sapere che non tutti i pedofili commettono crimini, ma quando ciò avviene hanno molte vittime e spesso non si pentono. Più diffusa è l’attrazione verso i cosiddetti “teenager”. Ci si chiede se alla base non ci sia uno sviluppo psicoaffettivo incompiuto».

    Un altro dato interessante che emerge è che «gli abusi su minori compiuti da preti avvengono mediamente dopo undici anni dall’ordinazione». Un dato che, letto in combinato disposto con l’incompiutezza dello sviluppo psicoaffettivo, lascia supporre che qualcosa non funzioni nella formazione svolta all’interno dei seminari.

    In ottobre la vicentina sarà tra i pochi selezionati in tutto il mondo per frequentare il corso di safeguarding all’Università Gregoriana

    «La stessa Cei ha redatto numerosi documenti che parlano di formazione, affettività e sessualità, con i contributi di studiosi quali Ugolini, Cencini e Deodato. Ma non si tratta di un problema dei seminari in quanto tali. Il tema tocca anche gli ordini religiosi. Il comportamento del singolo non è mai disgiunto dalla struttura, perché ove c’è un abuso c’è sempre un contesto che permette, favorisce e nasconde l’abuso. Dentro e fuori la Chiesa».

    Chiara Codardini a settembre discuterà la tesi di Baccalaureato in Teologia e in ottobre inizierà a frequentare l’Istituto di Antropologia della Gregoriana, a Roma. «Si tratta di un corso di “safeguarding” (prevenzione, ndr) a numero chiuso, con persone provenienti da tutto il mondo. Questo tema degli abusi, anzi, dei crimini sessuali, mi ha interrogato molto su cosa può fare la Chiesa. È vero che la maggior parte dei crimini avviene in ambito familiare, ma anche se i casi che si verificano nei contesti ecclesiali sono numericamente inferiori non si giustifica la scarsa considerazione. Ritengo sia necessario avviare indagini retrospettive indipendenti, come già hanno fatto altre Conferenze episcopali o la Diocesi di Bolzano-Bressanone: solo così si mettono realmente al centro le persone vittime e si capiscono gli errori commessi per prevenirli in futuro».

    La tesi di Chiara Codardini si conclude con una “Benedizione del corpo profanato”. «Se avviene un omicidio in una chiesa questa deve essere riconsacrata. Anche un corpo profanato ha bisogno di cura spirituale».

    Andrea Frison

    https://www.vocedeiberici.it/gli-abusi-sessuali-nella-chiesa-vanno-chiamati-per-quello-che-sono-crimini-cosi-la-prevenzione-parte-dal-linguaggio/

  • Vescovo accusato di abusi, il Papa congeda un prelato pronto ad andare in pensione. Lui: «Fare chiarezza sulla verità»

    Vescovo accusato di abusi, il Papa congeda un prelato pronto ad andare in pensione. Lui: «Fare chiarezza sulla verità»

    Papa Leone XIV conferma la sua linea dura contro gli abusi. Congeda dunque mons. Antonio Santarsiero Rosa, vescovo di Huacho, in Perú. Il prelato ha 75 anni, l’età in cui i vescovi vanno in pensione. Ma Santarsiero è accusato di abusi e aveva chiesto già ad aprile di rinunciare al suo ruolo di segretario generale della Conferenza episcopale peruviana per potere «fare chiarezza sulla verità».

    All’epoca, alcuni organi di stampa, come il sito web “InfoVaticana“, avevano riportato una denuncia contro di lui per presunti abusi sessuali e maltrattamenti psicologici avvenuti nel seminario di questa città costiera, vicino a Lima. Monsignor Santarsiero ha sempre negato le accuse.

    La decisione del Papa

    Nell’attesa che venga fatta piena chiarezza, il Papa lo ha allontanato dal governo della diocesi e al momento non ha nominato un nuovo vescovo. Per Prevost la lotta agli abusi è una priorità, in scia alla linea intrapresa da Papa Francesco e ancora prima da Benedetto XVI. Tra le decisioni prese, per esempio, quella nei confronti del vescovo di Cadice, Spagna, mons. Rafael Zornoza Boy, che era al centro, in Spagna, di una bufera per accuse di abusi sessuali.

    Papa Leone ha anche intrapreso un dialogo con le vittime, a partire dalla rete americana Eca (Endin Clergy Abuse) che, dopo l’incontro con il Pontefice lo scorso ottobre, ed era la prima volta che la combattiva associazione varcava la soglia del Vaticano, ha avviato un dialogo anche con la Commissione vaticana per la tutela dei minori.

    In attesa del viaggio in Francia, a fine settembre, nel corso del quale Papa Leone XIV «certamente», come detto dai vescovi francesi a La Croix, incontrerà un gruppo di vittime di abusi, restano comunque forti le parole pronunciate nell’ultimo viaggio, quello in Spagna a giugno, nel corso del quale il Pontefice ha incontrato alcune persone che ancora portano le ferite a causa di abusi subiti da parte di membri del clero. Parlando successivamente con i vescovi spagnoli, Leone XIV aveva detto: «Di fronte a questa piaga, la comunità ecclesiale è chiamata a rispondere con l’ascolto, la verità, la giustizia, la riparazione e un impegno sempre più deciso nella prevenzione e nella cultura della cura. Ogni persona ferita deve poter trovare ascolto sincero, accoglienza, protezione e percorsi reali di guarigione».

    https://www.leggo.it/esteri/news/15_luglio_2026_vescovo_accusato_abusi_papa_leone_accetta_rinuncia_oggi-9652943.html

  • Drogava le vittime e le violentava in parrocchia: sacerdote condannato a 52 anni

    Drogava le vittime e le violentava in parrocchia: sacerdote condannato a 52 anni

    AGI – Il sacerdote di Malaga accusato di aver drogato e abusato sessualmente di quattro donne tra il 2014 e il 2018, atti che avrebbe filmato e che sono stati scoperti dalla sua compagna su un computer nella casa che condividevano a Melilla, è stato condannato a 52 anni di carcere dal Tribunale provinciale di Malaga. L’imputato, 35 anni, noto come Padre Fran, è stato riconosciuto colpevole di quattro capi d’accusa di violenza sessuale, tre dei quali con penetrazione, e quattro capi d’accusa di divulgazione di informazioni private, entrambi di natura continuativa, secondo la sentenza, ottenuta dall’agenzia EFE.

    La dinamica delle aggressioni e il valore delle prove video

    Il giudizio della Corte sull’assoluto disprezzo della dignità umana

    https://www.agi.it/estero/news/2026-07-09/spagna-sacerdote-condannato-abusi-37940396/

  • Denunciato da 5 donne, il cardinale di Rabat si autosospende

    Denunciato da 5 donne, il cardinale di Rabat si autosospende

    Cinque donne lo accusano di condotta sessuale inappropriata, il Vaticano ha aperto un’indagine e il cardinale Cristobal Lopez Romero, originario della Spagna ma arcivescovo di Rabat in Marocco, ha deciso di dimettersi temporaneamente, almeno fino a quando si farà chiarezza sulla vicenda.

    Tutto è partito da una inchiesta dell’Afp ha rivelato che almeno cinque donne lo hanno accusato di condotta sessuale inappropriata.

    Il cardinale respinge ogni addebito. L’Afp ha raccolto la testimonianza di una donna e ha inoltre esaminato una dichiarazione scritta di un’altra donna, presentata alla Nunziatura Apostolica, la rappresentanza diplomatica vaticana nella capitale marocchina. Si accusa il cardinale spagnolo, salesiano, settantaquattrenne, di comportamenti “inappropriati”; un approccio da cui la donna afferma di essere riuscita a sottrarsi, seppure con difficoltà. Una fonte interna alla diocesi ha inoltre riferito di essere stata informata che almeno altre tre donne avevano denunciato di essere state vittime di “episodi analoghi”.

    Il cardinale ha deciso di informare direttamente sulla situazione attraverso un comunicato che è stato rilanciato dai media vaticani: “Al termine di un anno pastorale fruttuoso, la nostra Chiesa di Rabat si trova ad affrontare un evento difficile. Sono accusato di comportamento inappropriato nei confronti di donne adulte. Questa situazione ha indotto la Chiesa ad avviare un’indagine preliminare”. L’indagine è “nelle mani della Chiesa Cattolica Romana”, spiega il porporato spagnolo, originario di Almeria, assicurando la sua collaborazione. E proprio per non ostacolare tale inchiesta, il cardinale spiega: “Mi asterrò dal presiedere celebrazioni pubbliche e dal partecipare ad attività pastorali”.

    López Romero si rivolge ai fedeli: “Confido nella vostra comprensione”. E aggiunge: “Questo evento è fonte di turbamento per tutti noi”. Come arcivescovo, si dice “pienamente consapevole delle difficoltà che sta causando e dei legittimi interrogativi che può sollevare in tutti”. Da qui la decisione che “i membri della comunità diocesana ne siano informati immediatamente”.

    L’arcivescovo di Rabat aveva accolto Papa Francesco nel suo viaggio apostolico in Marocco nel marzo del 2019. Nell’ottobre dello stesso anno Bergoglio aveva deciso di crearlo cardinale. A maggio 2025 era nel toto-nomi del futuro Papa, dopo la morte di Bergoglio, nel conclave in cui è stato eletto Leone XIV.

    Originario dell’Europa, con una lunga esperienza in America Latina, univa, con il suo ministero in Marocco, la Chiesa di diversi continenti. Lopez Romero in quei giorni pre-conclave scherzava con i giornalisti ricordando il proverbio “chi entra Papa esce cardinale”.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/africa/2026/07/07/denunciato-da-5-donne-il-cardinal-lopez-romero-si-fa-da-parte_cc0ec8b5-e900-41f9-ae12-1aacb06948bc.html

  • Rhode Island, valanga di cause contro la diocesi: riemergono decenni di abusi e insabbiamenti

    Rhode Island, valanga di cause contro la diocesi: riemergono decenni di abusi e insabbiamenti

    La diocesi cattolica romana di Providence si trova nel pieno di una tempesta giudiziaria senza precedenti: solo nel primo giorno utile, mercoledì, sono state depositate 33 cause a livello statale e almeno una denuncia federale che accusano sacerdoti, diaconi e funzionari ecclesiastici di abusi sessuali risalenti fino al 1958. È l’effetto immediato della nuova legge approvata a giugno dall’Assemblea Generale, che ha aperto una finestra di prescrizione fino al 30 giugno 2028, consentendo alle vittime di riaprire casi da tempo bloccati. La norma modifica radicalmente il precedente limite: prima, le vittime potevano denunciare fino ai 53 anni.

    Ora, chiunque abbia subito abusi può intentare causa contro istituzioni come la diocesi, indipendentemente dall’età. Il nuovo contesto legislativo arriva dopo la pubblicazione, a marzo, del rapporto di 282 pagine del procuratore generale Peter Neronha, che documenta decenni di violenze e insabbiamenti. Secondo il rapporto, 72 sacerdoti e diaconi sono stati accusati in modo credibile; solo 14 erano ancora in vita. Tra le cause presentate mercoledì, spiccano storie che attendono giustizia da oltre mezzo secolo. Un uomo di circa 70 anni, oggi residente a Westerly, sostiene di essere stato abusato ripetutamente da Monsignor Bernard J. Lennon negli anni ’50.

    Un’altra denuncia riguarda Monsignor John Ferry, accusato di aver abusato di un quattordicenne nel 1964. La denuncia federale, presentata dallo studio Grant & Eisenhofer, riguarda invece Monsignor Roland Lepire, accusato di aver abusato di almeno sei ragazzi tra il 1975 e il 1980. Gli avvocati sottolineano che molte vittime sono cresciute come cattolici devoti e chiedono solo “piena trasparenza e responsabilità”. Secondo Mike Quinn, il suo studio ha già preparato almeno 130 denunce contro la diocesi. Durante il dibattito legislativo, alcuni parlamentari hanno sollevato dubbi sulla costituzionalità della riapertura dei termini, ma la legge è stata approvata con modifiche.

    https://ladiscussione.com/449950/esteri/diocesi-providence-abusi/

  • Per i periti italiani don Reverberi non potrebbe andare in Argentina

    Per i periti italiani don Reverberi non potrebbe andare in Argentina

    Dal punto di vista cognitivo non ci sarebbero ostacoli alla sua partecipazione ad un giudizio, ma le condizioni fisiche non gli consentirebbero di affrontare il viaggio transoceanico e partecipare di persona ad un processo come quello che lo attenderebbe in Argentina

    Si sarebbero espressi così i periti, nominati dal tribunale di Bologna e chiamati a valutare don Franco Reverberi, sacerdote residente nel Parmense, 88 anni, accusato di diversi crimini contro l’umanità compiuti durante la dittatura civico-militare del 1976-83 nel paese sudamericano.

        Nel 2024 il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva negato l’estradizione per motivi di salute e il processo in Argentina, che il prete lasciò nel 2011, è stato avviato in contumacia.

    Ma nei mesi scorsi l’autorità giudiziaria sudamericana, accogliendo una richiesta della difesa dell’imputato, ha inviato in Italia una richiesta via rogatoria per valutare le condizioni di Reverberi, in ordine alla sua eventuale partecipazione al giudizio.

        La Procura di Bologna, competente distrettualmente, ricevuti gli atti, con il pm Marco Imperato ha chiesto una perizia in incidente probatorio e il Gip Alberto Ziroldi l’ha disposta, nominando il medico legale Matteo Tudini e lo psichiatra Renato Ariatti, che sono andati a visitare il sacerdote nella sua abitazione, in provincia di Parma. Nel procedimento italiano Reverberi è difeso dall’avvocato Franco Magnani.

        Ricevuti gli esiti, il Gip ha ritrasmesso gli atti alla Procura che a propria volta li manderà in Argentina, dove i giudici prenderanno presumibilmente una decisione sulle modalità di partecipazione dell’anziano imputato.

    https://www.ansa.it/emiliaromagna/notizie/2026/06/30/per-i-periti-italiani-don-reverberi-non-potrebbe-andare-in-argentina_adcb6865-0b24-4bf6-90f9-b869e934d406.html

  • È morto Roger Vangheluwe, ex vescovo di Bruges, protagonista dello scandalo di pedofilia che scosse il Belgio

    È morto Roger Vangheluwe, ex vescovo di Bruges, protagonista dello scandalo di pedofilia che scosse il Belgio

    «I vescovi sono consapevoli che questo annuncio potrebbe provocare una nuova ondata di emozioni tra le vittime», si legge nel comunicato dei vescovi belgi.

    Vescovo di Bruges dal 1984, Roger Vangheluwe fu costretto a dimettersi nel 2010 dopo aver ammesso di aver abusato sessualmente di uno dei suoi nipoti minorenni per 13 anni, a partire dagli anni ’80.

    In seguito confessò atti commessi contro un secondo nipote per un periodo di due anni. A seguito di queste rivelazioni, sono emerse migliaia di testimonianze che descrivono dettagliatamente gli abusi sessuali commessi all’interno della Chiesa in Belgio nel corso dei decenni.

    Poiché i suoi crimini erano caduti in prescrizione, non è mai stato condannato, ma lo scandalo è riemerso in Belgio nell’autunno del 2023 con la messa in onda di un documentario sconvolgente che denunciava l’inazione e il silenzio della Chiesa per decenni riguardo agli abusi sessuali commessi da ecclesiastici.

    I vescovi belgi hanno quindi rinnovato la richiesta di rimozione di Roger Vangheluwe dal suo incarico, richiesta che Papa Francesco ha accolto nel 2024.

    https://www.bluewin.ch/it/attualita/mondo/morto-ex-vescovo-di-bruges-scandalo-di-pedofilia-scosse-il-belgio-li.3515662

  • Mons. Cordileone concorda un risarcimento multimilionario per chiudere oltre 500 casi di abusi nell’arcidiocesi di San Francisco

    Mons. Cordileone concorda un risarcimento multimilionario per chiudere oltre 500 casi di abusi nell’arcidiocesi di San Francisco

    L’arcidiocesi di San Francisco ha raggiunto un accordo per pagare 395 milioni di dollari al fine di risolvere più di 500 cause relative ad abusi sessuali commessi da membri del clero. Il patto, che dovrà essere ratificato nell’ambito della procedura di fallimento avviata dall’arcidiocesi nel 2023, riguarda circa 530 vittime.

    L’accordo arriva tre anni dopo che l’arcidiocesi ha chiesto di accedere al processo di fallimento, una misura adottata dopo la presentazione di centinaia di cause ai sensi della legislazione approvata in California nel 2019, che ha temporaneamente aperto la possibilità di presentare denunce per abusi avvenuti decenni fa.

    Come parte dell’accordo, l’arcivescovo di San Francisco, mons. Salvatore Cordileone, invierà una lettera personale di scuse a ciascuna delle vittime incluse nel processo.

    In un comunicato, Cordileone ha affermato che si augura che l’accordo «offra un percorso verso un risarcimento equo per i sopravvissuti che hanno sopportato il peso di questi abusi per tutta la vita».

    «Accettiamo pienamente la responsabilità per quanto accaduto e chiedo sinceramente perdono a tutti coloro che hanno sofferto», ha aggiunto l’arcivescovo.

    Nuove misure di protezione e trasparenza

    Oltre al risarcimento economico, l’arcidiocesi dovrà attuare una serie di misure volte a rafforzare la protezione dei minori e la trasparenza istituzionale.

    Tra gli impegni assunti figura l’elaborazione e la pubblicazione di un elenco aggiornato di tutti i chierici accusati di abusi, in cui saranno incluse le denunce presentate e l’esito delle indagini corrispondenti. Inoltre, l’arcidiocesi non potrà imporre accordi di riservatezza che limitino la capacità delle vittime di parlare pubblicamente dei fatti.

    I rappresentanti legali dei ricorrenti hanno anche spiegato che un comitato formato da sopravvissuti supervisionerà la distribuzione dei risarcimenti, tenendo conto delle circostanze particolari di ciascun caso.

    Un nuovo accordo multimilionario in California

    L’accordo raggiunto a San Francisco si aggiunge ad altri patti multimilionari chiusi negli ultimi anni da diverse diocesi californiane. Nel 2024, l’arcidiocesi di Los Angeles ha concordato il pagamento di 880 milioni di dollari per risolvere migliaia di richieste di risarcimento per abusi sessuali, il più grande accordo di questo tipo raggiunto fino ad oggi da un’istituzione cattolica negli Stati Uniti.

    L’arcidiocesi di San Francisco conta circa 440.000 fedeli distribuiti tra le contee di San Francisco, Marin e San Mateo. L’accordo rappresenta un nuovo passo nel lungo processo di riparazione alle vittime e di revisione delle politiche di protezione dei minori promosso dalla Chiesa negli Stati Uniti dopo decenni di scandali per abusi sessuali.

    https://infovaticana.com/it/2026/07/02/mons-cordileone-accetta-un-risarcimento-multimilionario-per-chiudere-oltre-500-casi-di-abusi-nellarcidiocesi-di-san-francisco/