Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Redazione WebNews

  • Don Ciro Panigara condannato a 5 anni per abusi sui bambini. La Diocesi: “Siamo vicini alle vittime”

    Don Ciro Panigara condannato a 5 anni per abusi sui bambini. La Diocesi: “Siamo vicini alle vittime”

    Brescia, 1 luglio 2026 – Cinque anni di reclusione per don Ciro Panigara, sacerdote bresciano accusato di abusi sessuali nei confronti di alcuni ragazzi che frequentavano le parrocchie in cui prestava servizio. Si tratta della decisione del giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Brescia al termine del processo celebrato con rito abbreviato.

    L’imputato, 49 anni, era accusato di episodi avvenuti tra il 2011 e il 2014 ai danni di sette minori, all’epoca di età compresa tra gli 11 e i 13 anni, nelle parrocchie di Adro e di San Paolo, in provincia di Brescia.

    L’accusa
    La Procura aveva chiesto una condanna a sei anni e otto mesi. Secondo l’accusa, il sacerdote avrebbe compiuto e fatto compiere ai ragazzi atti di natura sessuale approfittando del rapporto di fiducia instaurato nell’ambito delle attività parrocchiali. Le presunte vittime, pur non avendo presentato denuncia, hanno confermato i fatti durante le indagini.

    Nel corso delle indagini, la Procura ha acquisito anche il contenuto dei dispositivi elettronici in uso al sacerdote e raccolto, tra gli altri elementi, la testimonianza dell’allora vescovo della diocesi, che aveva rimosso il religioso dall’incarico dopo le prime segnalazioni.

    La condanna
    Il giudice ha pronunciato una sentenza di condanna per parte delle contestazioni, mentre per altri cinque episodi ha dichiarato il non luogo a procedere. Sulla determinazione della pena potrebbero aver inciso la prescrizione di alcuni fatti risalenti al 2011 e all’inizio del 2012 e la diversa qualificazione giuridica di alcune condotte. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni. Il sacerdote si trova agli arresti domiciliari dall’aprile 2025. La difesa ha annunciato ricorso in appello dopo il deposito delle motivazioni della sentenza.

    La Diocesi: “Vicinanza alle persone coinvolte”
    Intanto la Diocesi di Brescia esprime “rammarico per la vicenda” e ribadisce il proprio impegno a sostegno delle vittime e nella collaborazione con la magistratura. In una nota diffusa oggi, la Diocesi afferma di prendere atto della notizia della condanna a cinque anni per violenza sessuale su minore in primo grado di don Ciro Panigara ed esprime “vicinanza e solidarietà a tutte le persone coinvolte in questa dolorosa vicenda, che ha provocato e provoca dolore e tristezza nell’intera comunità”. La Curia ribadisce inoltre “la piena disponibilità a collaborare con l’autorità civile per la ricerca della verità e il ristabilimento della giustizia” e rinnova l’impegno, attraverso il Servizio diocesano per la tutela dei minori, “ad ascoltare e a prendere in carico le vittime”, oltre che a promuovere “una cultura della protezione dei minori e degli adulti vulnerabili”.

    https://www.ilgiorno.it/brescia/cronaca/sacerdote-abusi-sessuali-ragazzini-vsqncmfe

  • Abusi su minori, sacerdote condannato a 5 anni a Brescia

    Abusi su minori, sacerdote condannato a 5 anni a Brescia

    Cinque anni di reclusione per don Ciro Panigada, sacerdote bresciano accusato di abusi sessuali nei confronti di alcuni ragazzi che frequentavano le parrocchie in cui prestava servizio.

    Lo ha stabilito il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Brescia al termine del processo celebrato con rito abbreviato.
    L’imputato, 49 anni, era accusato di episodi avvenuti tra il 2011 e il 2014 ai danni di sette minori, all’epoca di età compresa tra gli 11 e i 13 anni, nelle parrocchie di Adro e di San Paolo, in provincia di Brescia.

    La Procura aveva chiesto una condanna a sei anni e otto mesi. Secondo l’accusa, il sacerdote avrebbe compiuto e fatto compiere ai ragazzi atti di natura sessuale approfittando del rapporto di fiducia instaurato nell’ambito delle attività parrocchiali. Le presunte vittime, pur non avendo presentato denuncia, hanno confermato i fatti durante le indagini.

    Il giudice ha pronunciato una sentenza di condanna per parte delle contestazioni, mentre per altri cinque episodi ha dichiarato il non luogo a procedere. Sulla determinazione della pena potrebbero aver inciso la prescrizione di alcuni fatti risalenti al 2011 e all’inizio del 2012 e la diversa qualificazione giuridica di alcune condotte. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni.

    Nel corso delle indagini, la Procura ha acquisito anche il contenuto dei dispositivi elettronici in uso al sacerdote e raccolto, tra gli altri elementi, la testimonianza dell’allora vescovo della diocesi, che aveva rimosso il religioso dall’incarico dopo le prime segnalazioni. Il sacerdote si trova agli arresti domiciliari dall’aprile 2025.

    La difesa ha annunciato ricorso in appello dopo il deposito delle motivazioni della sentenza.

    https://www.ansa.it/lombardia/notizie/2026/07/01/abusi-su-minori-sacerdote-condannato-a-5-anni-a-brescia_013eae4f-d4f2-450e-890f-c9a0057833a3.html

  • Io sono Matteo

    Io sono Matteo

    Matteo è un uomo che vive in un equilibrio precario, fondato sulla rimozione sistematica del proprio passato. Ma il silenzio non è guarigione. Il muro che ha eretto crolla quando la memoria, prepotente e nitida, torna a reclamare il suo spazio durante un tormentato dormiveglia. In quel limbo tra sonno e veglia, riemergono i fotogrammi di un’infanzia spezzata: l’estate dei sei anni, l’abbandono in un orfanotrofio palermitano e la trasformazione in un’entità senza nome, il Numero 147.

    I ricordi riaffiorano come ferite aperte: le finte pulizie intime del “sacrestano scemo” Minico, gli abusi di Padre Pino e la complicità silenziosa delle suore. In quel luogo di presunta sacralità, Matteo ha conosciuto il male assoluto, ma ha anche scoperto la forza della resistenza grazie all’amico Marco, l’unico testimone e salvatore in un fienile che puzzava di vomito e peccato.

    A questo trauma si intreccia un travaglio interiore altrettanto lacerante: l’accettazione della propria omosessualità. Cresciuto in un ambiente dominato da un cattolicesimo bigotto e da una mascolinità tossica, Matteo ha a lungo percepito la propria natura come l’ennesima “macchia” indelebile, sovrapponendo erroneamente il proprio orientamento sessuale alla violenza subita da bambino. Per anni ha combattuto contro il pregiudizio sociale che vede nel “diverso” una vittima predestinata o un errore da nascondere. Il legame con Filippo, l’unico a conoscere la verità dietro la maschera, è la sfida quotidiana a questo stigma: Filippo è lo specchio in cui Matteo impara finalmente a guardarsi senza disgusto, lottando contro l’ansia di un giudizio sociale che a Palermo si fa sentire come un cappio invisibile.

    Da adulto, Matteo decide di non essere più una vittima passiva. Il mostro della sua infanzia è ancora vivo, protetto ora dalla maschera dell’Onorevole Carlo Morreale, un pilastro del potere politico che continua a tessere la sua rete d’ombra. Matteo compie allora una scelta radicale: trasforma il suo trauma e la sua identità in un’arma. Accetta di agire come infiltrato, prestandosi a una pericolosa “pantomima” pirandelliana. Torna nelle stanze del suo carnefice, fingendo di essere ancora quel bambino accondiscendente, per raccogliere le prove capaci di distruggere l’insospettabile rete di perversione dell’Onorevole.

    È una discesa agli inferi dove il confine tra realtà e recitazione si sgretola, mettendo a dura prova la sua sanità mentale. In questo percorso, la piccola Camilla diventa il simbolo della purezza da difendere e la promessa di un futuro possibile, una luce che guida Matteo fuori dal labirinto del passato. La caduta di Morreale segnerà la fine del Numero 147. Matteo non otterrà solo giustizia, ma compirà l’atto di ribellione più grande: rivendicare con orgoglio il proprio nome e il proprio amore, costruendo con Filippo e Camilla una famiglia elettiva fondata non sul sangue, ma sulla scelta, sulla cura e sulla verità.

  • L’arcidiocesi di San Francisco ha accettato di pagare 395 milioni di dollari alle vittime di abusi sessuali da parte del clero

    L’arcidiocesi di San Francisco ha accettato di pagare 395 milioni di dollari alle vittime di abusi sessuali da parte del clero

    L’arcidiocesi di San Francisco ha accettato di risarcire con 395 milioni di dollari (circa 350 milioni di euro) più di 500 persone che avevano denunciato di aver subìto abusi sessuali da parte di membri del clero. L’accordo prevede l’introduzione di misure per prevenire nuovi abusi, come un maggior controllo sui dipendenti dell’arcidiocesi, un divieto di comunicazioni digitali tra adulti e bambini e la compilazione di una lista dei religiosi accusati; prevede inoltre che l’arcivescovo di San Francisco, Salvatore Cordileone, scriva una lettera di scuse a ogni persona coinvolta.

    Spesso gli abusi denunciati risalgono a decenni fa, ma le persone coinvolte avevano potuto presentare richiesta di risarcimento grazie a una legge della California del 2019 che permetteva di farlo entro il 31 dicembre del 2022. Nell’agosto del 2023 l’arcidiocesi di San Francisco aveva chiesto l’amministrazione straordinaria con l’obiettivo di gestire i propri fondi per pagare i risarcimenti.

    Quello dell’arcidiocesi di San Francisco non è un caso isolato. Nel 2024 l’arcidiocesi di Los Angeles fece un accordo da 880 milioni di dollari per risarcire 1.353 vittime di abusi sessuali da parte del clero, mentre quella di New York ha accettato di avviare una mediazione per risarcirne quasi altrettante. Anche l’arcidiocesi di New Orleans pagherà almeno 230 milioni di dollari a centinaia di vittime di abusi sessuali.

    https://www.ilpost.it/2026/06/30/arcidiocesi-san-francisco-patteggiamento-risarcimento-vittime-abusi-sessuali-clero/

  • Vescovo di Northampton accusato di stupro di minore

    Vescovo di Northampton accusato di stupro di minore

    Un vescovo è stato accusato di due capi d’imputazione per stupro ai danni di una minorenne di età inferiore ai 16 anni.

    La polizia dello Staffordshire afferma che le accuse contro David James Oakley, vescovo di Northampton, fanno seguito al suo arresto avvenuto nel settembre dello scorso anno. I reati sarebbero stati commessi nello Staffordshire tra il febbraio 2000 e il febbraio 2001, ha dichiarato la polizia.

    Oakley, 70 anni, dovrà comparire davanti al tribunale di Cannock il 14 agosto.

    In una dichiarazione, la diocesi cattolica di Northampton, che comprende il Northamptonshire, il Bedfordshire e il Buckinghamshire, ha confermato le accuse contro Oakley “a seguito di un’indagine su presunte violazioni dei diritti dei minori risalenti a tempo addietro”.

    Ha affermato di riconoscere che il caso è “molto doloroso per tutte le persone coinvolte”, ma di non poter rilasciare ulteriori commenti a causa del procedimento legale in corso.

    Secondo la diocesi, Oakley è nato a Stourbridge, nelle West Midlands, ed è stato ordinato sacerdote nel 1980.

    Ha prestato servizio in diverse parrocchie all’interno dell’arcidiocesi di Birmingham prima di diventare vescovo di Northampton nel 2020.

    Oakley fu anche, a un certo punto, uno dei favoriti per diventare capo della Chiesa cattolica in Inghilterra e Galles.

    https://www.bbc.com/news/articles/ckg43p81gqko

  • Contesto della situazione del Concordato nella Repubblica Ceca

    Contesto della situazione del Concordato nella Repubblica Ceca

    Gli esperti hanno spesso la sensazione che nulla li sorprenda più nel loro campo di interesse. La Corte costituzionale della Repubblica Ceca ha recentemente stabilito che il Concordato già firmato tra questo Paese dell’Europa centrale e la Santa Sede è contrario al suo ordinamento costituzionale, e poi si dice che il diritto è una disciplina noiosa. E poi si dice che il diritto è una disciplina noiosa. Questa decisione è davvero una sorpresa? Non è forse solo una delle tante manifestazioni della diffidenza nazionale nei confronti delle istituzioni religiose?

    Cento anni prima di Lutero

    La Repubblica Ceca si vanta di essere uno dei Paesi più atei del mondo. È vero, ha profonde radici cristiane e ha dato al mondo molti santi, come il principe San Venceslao e il vicario generale di Praga, San Giovanni Nepomuceno. Ma questa è storia. Oggi, circa 2-3 % della popolazione partecipa alle messe domenicali cattoliche e la Chiesa cattolica è la più grande denominazione del Paese.

  • Attacco al server della Rete L’ABUSO, trovati i responsabili. Indovinate chi sono?

    Attacco al server della Rete L’ABUSO, trovati i responsabili. Indovinate chi sono?

    Il 9 giugno scorso la Rete L’ABUSO ha subito un attacco hacker al server dedicato che si trova a Los Angeles.

    Un attacco che non è riuscito a creare molti danni ai dati tuttavia ha messo totalmente fuori uso l’accesso remoto che usiamo abitualmente dall’Italia. Per ripristinare il sistema è stato quindi necessario un intervento in loco, eseguito dai tecnici di Servermania, il fornitore di servizi web dal quale abbiamo noleggiato il server.

    L’intervento purtroppo ha impedito di recuperare i file di log e i registri che in qualche modo avrebbero potuto indicare cosa fosse accaduto di preciso e da quale indirizzo IP era arrivato l’attacco.

    Tuttavia, dopo il ripristino che ha danneggiato anche il database CODIS che la Rete L’ABUSO utilizza per registrare ed elaborare i casi di abusi sessuali da parte del clero e che al suo interno ha un sistema che registra gli indirizzi IP di chi si collega al database, invia segnalazioni e così via, abbiamo notato, che tra gli ultimi IP registrati dal sistema appariva l’indirizzo 212.77.7.68 . Basta cercare su Google per scoprire che l’IP appartiene al pacchetto di indirizzi riservato alla Santa sede.Immagine 2026 08 19 231213

    Ma qualcosa dal lato tecnico potrebbe non tornare a prima vista e qualcuno potrebbe persino chiedersi come è possibile che un hackeraggio, fatto quindi da un esperto, sia stato fatto da un IP che riconduce all’hacker?

    Ce lo siamo chiesti noi per primi, tuttavia si spiega perchè l’hacker, credendo di cancellare il server e di conseguenza tutti i dati, ha pensato verosimilmente che non avremmo potuto recuperare i file di log e i registri. Cosa che effettivamente è accaduta, infatti abbiamo recuperato quell’IP dal registro del database CODIS, non dal server.

    WhatsApp Image 2026 06 22 at 16.47.50Non abbiamo dato troppo peso al tutto fino a che lunedì 22 arriva una mail da Servermania nella quale il fornitore di servizi web ci comunica che tra 24 ore il server sarà bloccato da loro stessi, a meno che non vengano rimossi da parte nostra due articoli che il fornitore indicherà nella stessa mail.

    E qui, oltre alla conferma che il Vaticano centrasse qualcosa, si scopre anche cosa stessero cercando.

    Si trattava di due articoli, ma non erano della Rete L’ABUSO, bensì della Casa della legalità e della cultura, una associazione antimafia con la quale condividiamo il server.

    In quegli articoli si parlava di “Mensopoli” lo scandalo delle mense ospedaliere che coinvolgeva l’ospedale Bambin Gesù di Roma, che si espanse in tutta Italia.

    Una bella scoperta non vi pare?

  • Emanuela Orlandi, il fratello Pietro e l’ultima novità sulla pista relativa al “coinvolgimento del Vaticano”

    Emanuela Orlandi, il fratello Pietro e l’ultima novità sulla pista relativa al “coinvolgimento del Vaticano”

    Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela scomparsa 43 anni fa, rilancia l’indagine del 2015 su un presunto sistema di pedofilia in Vaticano, sostenendo che fu interrotta e chiedendo l’audizione dell’ex magistrato Giancarlo Capaldo. Intanto la Procura di Roma approfondisce la posizione di Marco Accetti e nuove ipotesi sul sequestro della ragazza.

    Emanuela Orlandi, le novità

    A oltre quarant’anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, il caso continua a far emergere nuovi interrogativi. Nel corso della trasmissione “Storie Italiane”, il fratello Pietro ha riportato l’attenzione su un aspetto che, a suo dire, sarebbe rimasto ai margini del dibattito pubblico.

    Si tratta di un filone investigativo sviluppato durante l’ultima inchiesta della Procura di Roma, poi archiviata nel 2015, che avrebbe riguardato un presunto sistema di pedofilia interno al Vaticano e il possibile movente di un ricatto.

    Cosa ha detto il fratello Pietro

    Secondo il fratello della giovane cittadina vaticana, la circostanza sarebbe stata confermata dall’ex magistrato Giancarlo Capaldo, titolare dell’inchiesta per diversi anni. Pietro Orlandi ha dichiarato:

    C’è una cosa che è uscita di recente, che è stata ripresa da pochissime persone, che riguarda alcune indagini fatte durante l’ultima inchiesta chiusa poi nel 2015. Questa indiscrezione, quella è la cosa importante, non dal fratello, è stata confermata da Capaldo, che era il magistrato che seguiva l’inchiesta, che in quell’inchiesta c’era un’indagine su quella che poteva essere la base del ricatto, che andava a toccare un sistema di pedofilia all’interno del Vaticano e di personalità di alto livello del Vaticano. Indagine che è stata bloccata, fermata.

    Orlandi ha quindi rivolto un appello agli inquirenti e alla Commissione parlamentare d’inchiesta, chiedendo che l’ex magistrato venga ascoltato per chiarire l’origine di quel filone investigativo e comprendere chi avrebbe deciso di interromperlo. A suo avviso, infatti, l’apertura di un’indagine presuppone l’esistenza di elementi concreti che meritano di essere approfonditi.

    Le tre inchieste in parallelo

    Il caso Orlandi è oggi al centro di tre distinti percorsi investigativi. Da una parte proseguono gli accertamenti della Procura di Roma, dall’altra quelli avviati dal promotore di giustizia vaticano Alessandro Diddi, mentre la Commissione parlamentare d’inchiesta continua ad acquisire documenti e testimonianze sia sulla scomparsa di Emanuela Orlandi sia su quella di Mirella Gregori.

    Intanto emerge nuovamente il nome di Marco Accetti, figura controversa già comparsa più volte nella lunga vicenda. Come ricordato nel corso del programma televisivo, Accetti ha fornito alcuni elementi ritenuti potenzialmente significativi, come il ritrovamento del flauto che la famiglia ha sempre considerato compatibile con quello appartenuto a Emanuela, pur senza conferme scientifiche.

    Tuttavia, allo stesso tempo ha anche rilasciato numerose dichiarazioni mai riscontrate. Per anni, ad esempio, Accetti ha sostenuto la teoria secondo cui il rapimento sarebbe stato collegato all’attentato del 1981 contro Giovanni Paolo II da parte di Mehmet Ali Ağca.

    Perché Accetti è indagato

    Oggi, però, la Procura di Roma starebbe valutando una diversa ricostruzione. Accetti è stato iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di sequestro di persona a scopo di estorsione. L’attenzione degli investigatori si concentrerebbe su una possibile rete che avrebbe adescato giovani ragazze, tra cui la stessa Emanuela Orlandi, destinate ad adulti.

    Gli investigatori starebbero inoltre riesaminando il passato di Marco Accetti alla luce della condanna definitiva per l’omicidio colposo del dodicenne José Garramón, investito nel dicembre 1983 nella pineta di Castel Porziano.

    Il bambino era scomparso dopo essere uscito di casa con la scusa di andare dal barbiere e fu ritrovato a circa venti chilometri di distanza. Oggi gli inquirenti cercano di chiarire come il 12enne sia arrivato fino a Castel Porziano e se quella vicenda possa avere eventuali punti di contatto con le nuove ipotesi investigative sul caso Orlandi.

    https://www.virgilio.it/notizie/emanuela-orlandi-il-fratello-pietro-e-l-ultima-novita-sulla-pista-relativa-al-coinvolgimento-del-vaticano-1765032

  • Lotta contro gli abusi sessuali sui minori: l’UE concorda su norme penali più severe e un maggiore sostegno alle vittime.

    Lotta contro gli abusi sessuali sui minori: l’UE concorda su norme penali più severe e un maggiore sostegno alle vittime.

    Oggi, la Presidenza del Consiglio e i rappresentanti del Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio sull’aggiornamento delle norme penali dell’UE in materia di abusi sessuali e sfruttamento sessuale dei minori. Le norme riviste copriranno un maggior numero di reati, prevederanno pene più severe e garantiranno un’azione penale più efficace, anche attraverso l’allungamento dei termini di prescrizione. Per una migliore tutela dei minori, il nuovo quadro normativo fornisce regole chiare in materia di consenso e rafforza l’assistenza alle vittime.

    Questo accordo provvisorio deve ancora essere confermato da entrambe le istituzioni prima di poter procedere con la procedura di adozione formale.

    È nostro dovere proteggere i bambini dagli abusi sessuali. Oggi compiamo un passo decisivo per rafforzare tale protezione in tutta l’Unione europea.

    Grazie a queste nuove misure, i bambini saranno maggiormente protetti dagli abusi e dallo sfruttamento sessuale, anche quando i criminali utilizzano tecnologie emergenti, come l’intelligenza artificiale, per prenderli di mira.

    I colpevoli dovranno affrontare conseguenze più severe e saranno assicurati alla giustizia, anche molti anni dopo aver commesso i reati. Allo stesso tempo, stiamo rafforzando il sostegno alle vittime, riconoscendo che le conseguenze degli abusi possono durare tutta la vita.

    Costas Fytiris, Ministro della Giustizia e dell’Ordine Pubblico della Repubblica di Cipro

    Elementi chiave dell’accordo

    Definizione ampliata di reati penali

    Le nuove norme aggiornano i reati penali esistenti e ne creano di nuovi al fine di garantire che tutte le forme di abuso e sfruttamento sessuale dei minori siano criminalizzate, compreso l’utilizzo di innovazioni tecnologiche per commettere tali reati.

    Secondo le nuove norme, pagare per accedere allo streaming di abusi sessuali su minori sarà punibile. Inoltre, progettare o adattare sistemi di intelligenza artificiale per produrre materiale pedopornografico, così come distribuire tali sistemi, sarà considerato un reato penale. Questo aggiornamento si è reso necessario a causa della crescente diffusione di deepfake o di materiale pedopornografico generato dall’intelligenza artificiale.

    L’adescamento, ovvero la sollecitazione di un minore di età inferiore all’età del consenso sessuale a produrre o condividere materiale pedopornografico, è considerato reato penale. Qualora il minore abbia raggiunto l’età del consenso sessuale, la sollecitazione è considerata reato penale in caso di coercizione o minacce, nonché se l’autore del reato si spaccia falsamente per un coetaneo.

    Gli Stati membri dovranno inoltre punire l’estorsione sessuale ai danni dei minori, ovvero le situazioni in cui un criminale minaccia un minore affinché riveli materiale pedopornografico al fine di ottenere denaro o ulteriore materiale pedopornografico in cambio.

    Un’altra novità è che il possesso e la distribuzione di istruzioni su come commettere abusi sessuali su minori o su come produrre materiale pedopornografico (ad esempio tramite un libro, una guida online o un suggerimento) saranno punibili.

    Disposizioni sul consenso

    Le norme riviste stabiliscono in modo più chiaro che, qualora il minore non dia il proprio consenso, siano punibili le attività sessuali con minori che abbiano raggiunto l’età del consenso.

    Le norme chiariscono che il consenso non sussiste se il minore non lo esprime volontariamente sulla base del libero arbitrio, o se non è in grado di formarsi un libero arbitrio, ad esempio quando dorme, è incosciente o sorpreso. Il silenzio o la mancata resistenza del minore, di per sé, non costituiscono consenso, così come non lo sono le relazioni passate o presenti con l’autore del reato. Le norme chiariscono inoltre che il consenso può essere revocato in qualsiasi momento.

    Come previsto dalla legislazione vigente, resta di competenza nazionale definire l’età del consenso sessuale, ovvero l’età al di sotto della quale è vietato avere rapporti sessuali con un minore.

    Termini di prescrizione più lunghi – Rafforzamento del perseguimento penale

    Le norme aggiornate stabiliscono un periodo di tempo più lungo entro il quale i reati possono essere indagati e perseguiti dopo che la vittima ha raggiunto la maggiore età. Questo periodo arriva fino a 32 anni per lo stupro di minori, sia al di sotto che al di sopra dell’età del consenso sessuale, nonché per l’induzione di un minore alla prostituzione. Ciò contribuirà a garantire che le vittime di abusi sessuali possano effettivamente ottenere giustizia, considerando che potrebbero aver bisogno di un lungo periodo di tempo per denunciare i reati subiti durante l’infanzia.

    Le nuove norme contribuiranno inoltre a rendere più semplice per i professionisti che lavorano con i bambini segnalare casi di abuso sessuale o sfruttamento sessuale minorile.

    Sanzioni più severe

    Le pene per diversi reati sono state inasprite, superando i livelli previsti dalla direttiva vigente.

    Supporto rafforzato alle vittime

    Il sostegno alle vittime di abusi e sfruttamento sessuale minorile sarà migliorato. In base alle norme riviste, le linee telefoniche di assistenza informeranno le vittime sui servizi di supporto a loro disposizione. Le vittime minorenni devono avere accesso tempestivo e gratuito ai servizi sanitari, nonché all’assistenza legale. La nuova direttiva include anche norme sull’alloggio temporaneo per le vittime.

    Gli Stati membri devono garantire che le vittime di abusi sessuali su minori abbiano il diritto di chiedere un risarcimento al responsabile.

    Prossimi passi

    L’accordo provvisorio dovrà ora essere approvato dal Consiglio e dal Parlamento. Successivamente, dopo una revisione giuridico-linguistica, verrà formalmente adottato da entrambe le istituzioni.

    I governi nazionali avranno quindi 3 anni di tempo per adeguare i propri codici penali alla direttiva UE rivista.

    Sfondo

    Le attuali norme di diritto penale dell’UE in materia di abusi sessuali e sfruttamento sessuale dei minori sono state concordate nel 2011. La crescente presenza online dei minori e gli sviluppi tecnologici pongono sfide alle forze dell’ordine e creano nuove possibilità di abuso. Le norme riviste e approvate oggi mirano ad affrontare questi sviluppi.

    Le norme aggiornate in materia di diritto penale sono complementari a una proposta che definisce gli obblighi delle aziende internet in merito all’individuazione, alla segnalazione e alla rimozione di materiale pedopornografico dai propri servizi. I negoziati su questa proposta sono tuttora in corso.

    https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2026/06/22/combatting-child-sexual-abuse-eu-agrees-stronger-criminal-law-rules-and-enhanced-support-to-victims/

  • Il silenzio di Papa Prevost

    Il silenzio di Papa Prevost

    La Spagna è un Paese in cui si contano 1.621 persone accusate di abusi sessuali e oltre 3.000 vittime documentate. Durante la recente visita di Papa Leone XIV si è parlato per giorni di migrazioni, umanesimo, polarizzazione politica. Degli abusi, invece, solo marginalmente. Come interpretare questo slittamento di prospettiva?

    Il Pontefice ha costruito il suo viaggio come una presentazione di sé quale papa politico dopo Francesco. Ha parlato di verità e dignità, ha condannato la xenofobia davanti al Parlamento, ma al tempo stesso ha tracciato con precisione il confine di ciò che resta «spirituale» e quindi sottratto al linguaggio della giustizia.

    A Montserrat, dove la stessa abbazia ha riconosciuto che il monaco Andreu Soler ha abusato di minori per oltre trent’anni, non ha pronunciato una sola parola. Alla riunione della Conferenza Episcopale sedeva al suo tavolo il cardinale Rouco Varela, accusato di aver coperto due casi di pedofilia; in uno di essi l’arcidiocesi di Madrid fu condannata nel 2007 al risarcimento delle vittime. A porte chiuse Prevost ha parlato di «giustizia» e «riparazione»; in pubblico, dove il mondo intero poteva ascoltarlo, ha parlato soltanto di «ferita». Le parole del diritto lontano dai riflettori, quelle della consolazione davanti all’opinione pubblica. Ma le parole assumono valore solo quando vengono pronunciate apertamente. Per questo Montserrat è diventata il luogo in cui il silenzio si è trasformato in un atto.

    La teorica britannica Sara Ahmed ha scritto delle istituzioni che dichiarano di ascoltare le denunce proprio per evitare di affrontarle; di quelle situazioni in cui il «vi ascoltiamo» prende il posto dell’ascolto reale. Consideriamo allora le parole di Prevost: «Ogni persona ferita deve poter trovare un ascolto sincero, accoglienza, protezione e autentici percorsi di guarigione».

    Non dice «vittima». Non nomina il reato. Quando la vittima di un abuso diventa una «persona ferita», perde il proprio statuto giuridico e resta soltanto il dolore. E il dolore, a differenza del crimine, non compare davanti a un giudice.

    L’Europa, tuttavia, è nata proprio sottraendo alla Chiesa questa grammatica. A raccontarlo fu già una donna nel 1847. In Jane Eyre, Charlotte Brontë narra di come Jane, poco prima di sposare Rochester, scopra che egli tiene nascosta e segregata una moglie in soffitta. Rochester le offre amore, protezione e sicurezza: tutto ciò che una donna senza mezzi potrebbe desiderare. Esattamente come la Chiesa offre alle proprie vittime la cura di chi ha inflitto il danno, purché esse tacciano.

    Jane però se ne va e pronuncia una frase che rappresenta una delle origini più profonde dell’individuo europeo: «I care for myself». Mi prendo cura di me stessa. Rifiuta che siano altri – un uomo, un’istituzione o un’autorità – a decidere come debba essere definita la sua esperienza.

    Il meglio dell’Europa è stato costruito proprio su questo gesto: l’emancipazione femminile, i diritti dei lavoratori, la conquista dell’autonomia individuale. Nella sua espressione più alta, l’Europa ha sottratto alla Chiesa le parole per nominare la sofferenza umana e le ha affidate a chi quella sofferenza la vive.

    Perché oggi torniamo a chiedere a Roma ciò che le abbiamo tolto dopo secoli di lotte?

    Le parole laiche della dignità sembrano oggi orfane: logorate dalla politica, svuotate dal mercato. E un’autorità antica, rivestita dei panni dell’umanesimo, si propone di restituircele. Applaudiamo un Papa che parla dei migranti con il linguaggio dei diritti e delle vittime della propria Chiesa con il linguaggio della compassione, senza accorgerci – o forse senza volerlo fare – che proprio questa asimmetria abbiamo imparato a non accettare.

    Davanti alla nunziatura hanno manifestato le vittime che Prevost ha rifiutato di ricevere: quelle scomode, indocili, che chiedono di essere nominate e non soltanto confortate. Sono loro, oggi, a custodire il meglio dell’eredità europea. Due secoli dopo Jane Eyre, continuano a dire: «Mi prendo cura di me stessa». È la frase più autenticamente umanista pronunciata questa settimana. E non è stata pronunciata dal Papa.

    Professoressa di Teoria politica presso l’Università Autonoma di Madrid, Máriam Martínez-Bascuñán è autrice di Género, emancipación y diferencias (Plaza & Valdés, 2012) e coautrice di Populismos (Alianza Editorial, 2017). Dal 2018 al 2020 ha diretto la sezione Opinioni del quotidiano El País. Attualmente ne è editorialista e membro del consiglio editoriale.

    Máriam Martínez-Bascuñán
    (Traduzione dallo spagnolo di Petr Živný)