Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Redazione WebNews

  • Chiesa: in arrivo nuove dimissioni vescovi Irlanda per scandalo pedofilia

    Chiesa: in arrivo nuove dimissioni vescovi Irlanda per scandalo pedofilia

    22 febbraio, ore 17:30

    Citta’ del Vaticano, 22 feb. (Adnkronos) – Sono in arrivo nuove dimissioni di vescovi irlandesi coinvolti nello scandalo degli abusi sessuali sui minori. A renderlo noto e’ la stessa Chiesa irlandese. Fino ad ora, infatti, su quattro vescovi che hanno gia’ rinunciato al loro incarico, solo in un caso il Papa ha accettato le dimissioni. Ma si annunciano novita’. Infatti il processo delle dimissioni rassegnate da mons. James Moriarty, oggi vescovo di Kildare e Leighlin, ”sta andando avanti. Non e’ in questione il ‘se’ o il ‘quando’. Non saranno immediate ma non andranno oltre Pasqua”. Ad annunciarlo e’ lo stesso mons. Moriarty, nella omelia che ha tenuto ieri per la prima domenica di Quaresima, che ha dedicato – come tanti altri vescovi irlandesi – al recentissimo incontro che l’episcopato dell’isola ha avuto la scorsa settimana con il Papa. Mons. Moriarty e’ uno dei vescovi che vengono espressamente accusati dal ”Rapporto Murphy” per aver coperto gli abusi sessuali ai danni di minori commessi da personale religioso dell’arcidiocesi di Dublino.

  • GERMANIA: VESCOVI CHIEDONO SCUSA PER GLI ABUSI, A MARZO DAL PAPA

    GERMANIA: VESCOVI CHIEDONO SCUSA PER GLI ABUSI, A MARZO DAL PAPA

    (AGI) – Berlino, 22 feb. – I vescovi tedeschi chiedono scusa alle vittime degli abusi sessuali compiuti in alcune scuole di gesuiti della Germania tra gli anni ‘70 e ‘90. Al termine della prima giornata della riunione di primavera della Conferenza episcopale tedesca, a Friburgo, il presidente Robert Zoellisch, ha chiesto pubblicamente scusa, aggiungendo che il mese prossimo ne discutera’ direttamente con Papa Benedetto XVI in Vaticano.

    Zoellisch si e’ detto “profondamente sconvolto” dallo scandalo e ha definito un “crimine ripugnante” gli abusi sessuali sui giovani. “Chiedo scusa a nome della Chiesa cattolica tedesca a tutte le vittime di questo crimine”, ha affermato Zoellisch in una conferenza stampa in cui ha ammesso che si tratta di fatti ancora piu’ odiosi perche’ gli adolescenti ripongono una fiducia particolare nei sacerdoti. Il presidente della Conferenza episcopale ha assicurato che i vescovi tedeschi denunceranno alle procure i casi di abusi di cui dovessero venire a conoscenza.

    Poche ore prima che terminasse la riunione dei vescovi, il tribunale di Essen ha condannato a un’ammenda di 14mila euro un prete che aveva abusato di un minore. Non appena il caso era stato reso noto nel gennaio scorso, il vescovo di Essen, Franz-Josef Overbeck, aveva immediatamente sospeso il sacerdote.

    Intanto il ministro della Giustizia, Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, ha duramente attaccato il vescovo di Augusta, Walter Mixa, il quale aveva addossato la responsabilita’ degli abusi commessi dai preti cattolici alla rivoluzione sessuale del ‘68. “Non serve a niente nascondersi dietro scuse polemiche come fa il vescovo Mixa, invece di contribuire al chiarimento dei fatti”, ha ribattuto. La vicenda aveva avuto inizio alcune settimane fa, dopo che erano venuti alla luce numerosi abusi commessi negli Anni ‘70 e ‘80 da alcuni sacerdoti del collegio berlinese “Canisius Kolleg”, gestito dai gesuiti.

    L’avvocato berlinese Ursula Raue, incaricata dall’ordine dei gesuiti tedeschi di fare luce su tutta la vicenda, ha comunicato che il numero delle vittime degli abusi, che si sono manifestate spontaneamente, e’ nel frattempo salito a 120, con alcuni casi che risalgono agli Anni ‘50. La signora Raue ha parlato di circa 50 abusi “sistematici” avvenuti nel collegio berlinese ad opera di due gesuiti, i padri Peter R. e Wolfgang S., mentre ancora da esaminare sono gli abusi scoperti nello “Aloisius Kolleg” di Bonn. Altri abusi si sono verificati nelle scuole gestite dai gesuiti a St. Blasien, nella Foresta Nera, ed a St. Ansgar ad Amburgo. L’avvocato Raue ha spiegato che sono in totale almeno 12 i padri gesuiti accusati di molestie sessuali, con la vicenda che ha assunto “dimensioni che finora sembravano inimmaginabili”. Il fatto che gli abusi risalgano ad almeno una ventina di anni fa, ha precisato la signora Raue, rende di fatto impossibile chiamare i responsabili a renderne conto davanti alla giustizia, poiche’ reati di questo tipo cadono in prescrizione in Germania dopo dieci anni. (AGI)

    www.stato-oggi.it/archives/000103316.html

     

  • Dopo i Gesuiti è il turno dei Salesiani

    Dopo i Gesuiti è il turno dei Salesiani

    Pedofilia/ Salesiani tedeschi: Verificheremo accuse di Berlino

    Sospetti su residenza per giovani:”Rammarico”. Subito commissione

    Roma, 22 feb. (Apcom) – Dopo i gesuiti, anche i salesiani tedeschi vengono accusati di violenze sessuali su bambini dagli anni Cinquanta agli anni Settanta. Il provinciale dell’ordine fondato da don Bosco, padre Josef Gruenner, promette che i sospetti verranno chiariti. Negli ultimi giorni sono emerse sulla stampa tedesca accuse contro alcuni salesiani che hanno lavorato, in particolare, in una residenza per giovani a Berlino-Wannsee. “Alcuni sono morti, alcuni non fanno più parte della nostra comunità religiosa. Ci sono anche le accuse contro confratelli ancora in vita”, scrive il provinciale dei salesiani tedeschi in una nota. “Stiamo attualmente esaminando tutte le accuse, per quanto è possibile. Se le accuse si dimostrassero vere, offriremo assistenza alle vittime per l’elaborazione delle loro esperienze traumatiche e chiederemo conto ai responsabili”. Il provinciale dei salesiani tedeschi comunica di avere immediatamente costituito una commissione per la verifica delle accuse. “La comunità – afferma – esprime rammarico per questi comportamenti che hanno ferito profondamente i giovani a noi affidati. Siamo particolarmente preoccupati se tali comportamenti sono stati compiuti da qualcuno del nostro ordine. Tale situazione è in netto contrasto con la nostra missione. Come provinciale – conclude padre Gruenner – mi scuso per tutte le umiliazioni e le sofferenze se ciò è stato fatto in una delle nostre strutture per giovani”.

    www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=873092

  • Abusi sessuali, a giudizio don Nuvola

    Abusi sessuali, a giudizio don Nuvola

    venerdì 19 febbraio 2010

    Padre Aldo Nuvola, ex parroco nella chiesa Regina Pacis a Palermo, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di avere tentato di ottenere prestazioni sessuali da un ragazzo di 17 anni. Secondo la Procura, che ha chiesto e ottenuto dal gip Marina Petruzzella il processo per il sacerdote, don Nuvola due anni fa avrebbe chiesto ripetutamente a un garzone di un bar favori sessuali, presentandosi come un professore di filosofia del liceo classico Umberto, dove insegnava realmente ma religione. E’ stato proprio il ragazzo, come scrive l’edizione locale de La Repubblica, a denunciare le molestie alla polizia. Lo scorso anno inoltre il parroco venne denunciato per atti osceni da alcuni agenti che lo sorpresero in atteggiamenti equivoci con un uomo. Il prete, attraverso i suoi avvocati Nino Caleca e Mario Zito, respinge le accuse del garzone, che adesso è maggiorenne. Il processo comincerà il primo marzo nella quinta sezione penale del Tribunale. Don Nuvola non è il primo sacerdote, a Palermo, ad essere accusato di molestie sessuali. Lo scorso luglio, i giudici della II sezione del tribunale hanno condannato a sei anni e sei mesi di carcere don Paolo Turturro, ex parroco del quartiere Borgo Vecchio, noto per le sue battaglie antimafia. Il sacerdote fu accusato di abusi sessuali da due ragazzi di 14 anni che frequentavano la parrocchia

    http://www.livesicilia.it/2010/02/19/abusi-sessuali-a-giudizio-don-nuvola/

  • Le bugie di don Di Noto. Pedofilia: “Coinvolti 80 preti e alcune suore”, In realtà sono molti di più

    Le bugie di don Di Noto. Pedofilia: “Coinvolti 80 preti e alcune suore”, In realtà sono molti di più

    In internet sono reperibili quasi 130 casi di preti accusati/processati/condannati per pedofilia negli ultimi anni.

    E sono solo i casi noti tramite internet, non le indagini e e i processi coperti dall’omertà della stampa, non i casi che non vengono alla luce perché nessuno denuncia.

    Don Di Noto mente spudoratamente per proteggere la sua casta.

    www.agi.it/cronaca/notizie/20100218…_e_alcune_suore

    PEDOFILIA: DI NOTO, COINVOLTI 80 PRETI ITALIANI E ALCUNE SUORE

    (AGI) – CdV, 18 feb. – “L’Italia non e’ immune dal triste fenomeno dei preti pedofili”. Lo afferma il sacerdote Fortunato Di Noto chiamato da Radio Vaticana a commentare la linea della “tolleranza zero” imposta dal Papa ai vescovi dell’Irlanda.
    “Attualmente – spiega il fondatore dell’associazione antipedofili Meter – in questi ultimi 10 anni, circa 80 sacerdoti sono stati coinvolti. O perche’ denunciati, gia’ processati e condannati riguardo al fenomeno. E’ un fenomeno che esiste, e’ un fenomeno che c’e’, nessuno puo’ dire che non e’ cosi’”. In Italia, concede don DI Noto, “forse e’ piu’ gestito e controllato, anche se ci sono stati dei casi affrontati con imprudenza”. A una domanda su eventuali casi di suore che abbiano compiuto abusi, Di Noto risponde che “questi fenomeni negli istituti religiosi femminili accadono in maniera molto piu’ blanda anche se non c’e’ stato un monitoraggio molto serio riguardo a questi fenomeni. Pero’ esistono, ci sono stati e credo che dobbiamo saperli affrontare”. Credo – spiega don Di Noto alla Radio Vaticana – che anche da noi bisogna fare un lavoro sui seminari, molto, molto lavoro di formazione, di discernimento nei Seminari. Bisogna fare un attento monitoraggio ma anche affrontare le situazioni delicatissime che si vengono a creare con molta oculatezza, prudenza e soprattutto efficacia”. “E credo – scandisce – che noi non dobbiamo mai piu’ permettere che qualcuno ci dica : Tu sei rimasto in silenzio. Tu non vuoi fare niente. Tu non vuoi affrontare il problema. Io credo che ognuno di noi deve assumersi le responsabilita’”. “Umilmente – aggiunge il sacerdote – mi appello ai vescovi: credo sia necessaria una azione pastorale molto piu’ decisi”. Alcuni vescovi, spiega, “hanno aperto Sportelli Meter, dove divengono un luogo pastorale per implantare l’azione per l’infanzia, l’impegno quotidiano nella promozione dei diritti dell’infanzia e nella capacita’ di coordinare con l’azione della pastorale familiare”. Secondo don Di Noto, insomma, gli strumenti ci sono. Non siamo piu’ all’anno zero”. Vogliamo, sintetizza, “una Chiesa che serve l’uomo che sta dalla parte dei poveri, che sta dalla parte dei piccoli, che evita lo scandalo. Perche’ lo scandalo e’ qualcosa di molto serio. del resto lo scandalo, la parola scandalo non e’ altro che un cappio e chi fa il cappio e’ colui che ha la volonta’ di accalappiare qualcuno e quindi di farlo cadere, di farlo incianpare per appropiarsene. Ecco – rileva Di Noto – la Chiesa non puo’ permettersi piu’ di fare questa azione o di coprire questa azione”. All’indomani delle decisioni del Papa e dei vescovi irlandesi, il sacerdote siciliano, dunque, si dice “molto commosso soprattutto per le vittime, per il dolore del Papa e anche per il silenzioso e quotidiano servizio dei mie volontari che ormai da 20 anni si occupano di questo fenomeno e di tanti altri sparsi nel mondo e nel silenzio si adoperano affinche’ questi fatti non accadano e soprattutto nel senso dell’accoglienza delle vittime, che sono ferite profondamente nel cuore, nell’animo che coinvolgono le famiglie e dunque le comunita’ parrocchiali”. “Quando accadono fatti perpetrati da sacerdoti – conclude – e’ un danno enorme a tutta la comunita’ ecclesiale, a tutte le parrocchie e anche alla Chiesa universale: credo che il Santo Padre abbia lanciato un appello, anche un impegno perche’ come e’ vero che dall’alta autorita’ che riveste fara’ una Lettera agli irlandesi, ma credo che da questa lettera pastorale dovremmo attingere un po’ tutti affinche’ questi piu’ in silenzio e soprattutto ancora far si’ che questa sia una azione pastorale quotidiana, dove i bambini devono essere accompagnati, dove i bambini devono essere educati ma dove gli adulti devono imparare a non offendere mai l’infanzia”. (AGI) .

  • Germania, abusi sessuali nel collegio gesuita: i casi arrivano a 120

    Germania, abusi sessuali nel collegio gesuita: i casi arrivano a 120

    BERLINO (18 febbraio) – Si allarga ancora lo scandalo degli abusi sessuali nel collegio cattolico Canisius dei padri gesuiti in Germania: le giovani vittime sarebbero fra 115 e 120, alcune delle quali si sarebbero anche suicidate, mentre i presunti autori delle violenze sarebbero 12, e non due-tre come si pensava fino a oggi. «Questa vicenda ha assunto proporzioni che finora non sospettavamo», ha detto oggi a Berlino l’avvocatessa dell’ordine dei gesuiti, Ursula Raue.

    Tra i presunti autori delle violenze, che sarebbero state commesse negli anni ’70-’80 non solo nell’istituto berlinese, ma anche in altre scuole cattoliche del Paese, non ci sono solo preti, ha spiegato la Raue, ma anche insegnanti laici e due donne. In particolare, una di queste persone sospette, insegnava in una scuola di una Chiesa protestante.

    L’avvocatessa ha raccontato di vittime che si sono tolte la vita, presumibilmente a causa degli abusi, e di altre vittime che ancora oggi soffrono di incubi a causa delle violenze. Ci sono uomini, ha inoltre spiegato, che stanno parlando adesso – per la prima volta – di queste esperienze e che in tutti questi anni non hanno detto niente neanche alle loro mogli. Finora, il presidente della Conferenza episcopale tedesca (Dbk), mons. Robert Zollitsch, non ha commentato lo scandalo, ma un portavoce della Dbk ha confermato oggi che Zollitsch esprimerà una posizione su questo tema lunedì prossimo a Friburgo, in occasione della prima giornata dell’assemblea plenaria della Conferenza, che durerà fino al 25 febbraio.

    www.irispress.it/Iris/page.asp?VisI…di_Cate_Arti=16

    18/02/2010 – 16.18
    GERMANIA: SI ALLARGA LO SCANDALO SULLA PEDOFILIA E COINVOLGE ANCHE LAICI

    (IRIS) – ROMA, 18 FEB – “Questa vicenda ha assunto proporzioni che finora non sospettavamo”, ha detto oggi a Berlino l’avvocatessa dell’ordine dei gesuiti, Ursula Raue a proposito dello scandalo scoppiato nel collegio cattolico Canisius dei padri gesuiti in Germania.

    Sembra che i religiosi abbiano abusato di almeno 115 ragazzi, alcuni dei quali si sarebbero suicidati. Ad oggi sembra che lo scandalo assuma proporzioni più ampie.

    A cominciare dai presunti autori delle violenze che sarebbero 12, e non due-tre come si pensava.

    In più sembrerebbe che le violenze commesse negli anni ’70-’80, non si sarebbero perpetrate solo nell’istituto berlinese, ma anche in altre scuole cattoliche del Paese. Ad essere coinvolti, non sarebbero solo preti, ha spiegato la Raue, ma anche insegnanti laici e due donne.

    Ci sono uomini, ha inoltre aggiunto la Raue, che stanno parlando adesso di queste esperienze e che in tutti questi anni non hanno detto niente neanche alle loro mogli.

    Il presidente della Conferenza episcopale tedesca (Dbk), mons. Robert Zollitsch, non ha commentato lo scandalo, ma un portavoce della Dbk ha confermato oggi che Zollitsch esprimerà una posizione su questo tema lunedì prossimo a Friburgo, in occasione della prima giornata dell’assemblea plenaria della Conferenza, che durerà fino al 25 febbraio.

    http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=26623&sez=HOME_INITALIA&npl=&desc_sez=

  • Il parroco in carcere, la pena: 4 anni e 8 mesi «Don Abbiati, si riapra il caso»

    Il parroco in carcere, la pena: 4 anni e 8 mesi «Don Abbiati, si riapra il caso»

    «Don Abbiati, si riapra il caso»
    Il sacerdote sta scontando in carcere una pena di quattro anni e 8 mesi Era stato arrestato a luglio dell’anno scorso
    PAVIA. La difesa parla di «nuovi documenti» che ribalterebbero la versione dell’accusa. “Prove” ritenute sufficienti a far riaprire il processo per don Giuseppe Abbiati, l’ex-parroco di Borgarello in carcere da quasi sette mesi per pedofilia.
    Il legale difensore, Massimo Zucca, non si sbilancia. Anticipa poco della documentazione che nel giro di qualche settimana arriverà sul tavolo dei magistrati della Corte di Appello di Milano. A luglio, con l’arrivo dei carabinieri nell’abitazione di via Libertà a Marcignago, che avevano dato seguito alla condanna definitiva per il sacerdote, il caso di don Giuseppe Abbiati sembrava essersi chiuso. Le dichiarazioni dei tre ragazzini, che avevano raccontato ai magistrati di incontri sessuali con il sarcedote in cambio di soldi, avevano convinto prima i giudici del Tribunale di Pavia, che avevano emesso una condanna a sei anni, poi la Corte di Appello di Milano, che aveva ridotto la pena a 4 anni e 8 mesi, e infine la Cassazione. Ora tutto viene rimesso in discussione, con un’ipotesi di riapertura del processo. Una prassi rara. Si devono infatti fornire prove schiaccianti di innocenza. «In questo caso – spiega l’avvocato Zucca – sono emersi fatti nuovi». La richiesta di revisione del processo segue in parallelo le istanze di scarcerazione per motivi di salute. Una prima richiesta in questo senso era stata presentata subito dopo la carcerazione, ma il magistrato l’aveva rigettata. Ora si attende il pronunciamento del Tribunale di sorveglianza nell’udienza fissata per il 10 marzo. «Dieci giorni prima di quella data – spiega Zucca – saranno depositate le nostre osservazioni sull’aggravamento delle condizioni di salute di don Abbiati. Condizioni che a nostro avviso sono incompatibili con il regime carcerario. Per questo, nei prossimi giorni, sarà depositata una nuova istanza». I certificati medici parlano di patologie dell’apparato respiratorio e cardio-circolatorio, ma anche di «disturbo fobico-ossessivo con attacchi claustrofobici», caratterizzato da crisi di pianto, ipertensione e svenimenti. Per questi disturbi il sacerdote, che ha 70 anni, era stato ricoverato a novembre nel reparto di Medicina penitenziaria del San Paolo a Milano.

    Per l’innocenza del parroco si erano schierati in tanti, sia a Marcignago che a Borgarello. Come testimoniano le circa 150 lettere che il sacerdote ha ricevuto in carcere. I giovani dell’oratorio, ma anche i fedeli dei paesi attorno (le lettere provengono da Casorate, Pavia, Trivolzio, Belgioioso, Cura Carpignano, San Genesio, Filighera, Copiano e Trovo) esprimono solidarietà al don e lo invitano «a essere forte e a non lasciarsi andare». «Don Abbiati continua nella sua missione di portare la parola di Dio anche ora che è detenuto – spiega Zucca -. Nonostante le sofferenze, si fa carico dei problemi degli altri detenuti cercando di essere un punto di riferimento».
    (17 febbraio 2010)

  • Molestie a un ragazzino sacerdote sotto processo

    Molestie a un ragazzino sacerdote sotto processo

    La Repubblica, edizione di Palermo, pag. 10 del 19 febbraio 2010

    Molestie a un ragazzino sacerdote sotto processo

    DOPO padre Paolo Turturro un altro sacerdote palermitano finisce sotto processo per un’accusa pesantissima, aver molestato un minorenne. Aldo Nuvola, fino all’anno scorso parroco di Regina Pacis, è stato rinviato a giudizio dal gip Marina Petruzzella per tentata violenza sessuale su un diciassettenne. Il processo entrerà nel vivo il primo marzo, alla quinta sezione penale del tribunale.

    Il sacerdote è assistito dagli avvocati Nino Caleca e Mario Zito. La linea di difesa è netta: Aldo Nuvola respinge tutte le accuse.

    Il sacerdote chiamato in causa dalla Procura perché due anni fa avrebbe ripetutamente chiesto prestazioni sessuali al garzone di un bar di piazza Castelnuovo. Il giovane,che a breve compiva 18 anni, ha raccontato alla polizia che quell’uomo lo avrebbe anche seguito: “Mi diceva, sono una persona per bene. Sono un professore del liceo classico Umberto”. Ma poi le discussioni sarebbero scivolate sempre su argomenti torbidi. Così, un giorno, il giovane decise di raccontare tutto ai tutto ai genitori. E poco dopo scattò la denuncia.

    L’anno scorso, l’allora parroco di Regina Pacis era stato denunciato dalla polizia per atti osceni: una sera, l’equipaggio di una volante l’aveva sorpreso in atteggiamenti equivoci con un uomo. Il sacerdote aveva provato a giustificarsi, ma gli agenti avevano comunque fatto partire una segnalazione alla Procura. Il pm Annamaria Picozzi ha poi firmato un decreto penale di condanna. 

    Domenica 22 febbraio 2009, Aldo Nuvola era salito per l’ultima volta sull’altare della chiesa di Regina Pacis, la parrocchia del quartiere Matteotti fra via Libertà e viale Piemonte. Quel giorno, accanto a lui, c’erano l’arcivescovo Pietro Romeo e il nuovo parroco, don Giovanni Basile, appena arrivato dalla frontiera di Bonagia. Durante la messa, nessun riferimento alle motivazioni dell’avvicendamento. Ma all’uscita dalla chiesa la partenza di Aldo Nuvola era l’argomento del giorno. La parrocchia si è divisa sul giovane e brillante sacerdote, fra innocentisti e colpevolisti. Ancora oggi, la gestione del vecchio parroco resta un tema che divide la comunità ecclesiale.

    Per davvero, comunque, Aldo Nuvola insegnava al liceo classico Umberto di via Filippo Parlatore. Ma religione, non filosofia, come avrebbe detto al garzone del bar. È stata la traccia che ha portato la polizia al sacerdote. Dopo alcuni accertamenti e audizioni a scuola, gli investigatori hanno mostrato la foto di Nuvola al giovane che aveva sollevato il caso. Ed è arrivata quella che per la Procura è la conferma alla denuncia per tentata violenza. Così il pubblico ministero e il giudice delle indagini preliminari non hanno avuto alcun dubbio sulla genuinità del racconto del garzone. Adesso, la parola passa ai giudici del tribunale. E il processo non si prevede semplice. La difesa ribadisce: Neghiamo ogni addebito.

  • Il Papa annuncia provvedimenti e convoca i vescovi irlandesi

    Il Papa annuncia provvedimenti e convoca i vescovi irlandesi

    Preti pedofili, oltre 100 casi in Germania
    LO SCANDALO. Coinvolte scuole dei gesuiti
    Il Papa annuncia provvedimenti e convoca i vescovi irlandesi

    • 16/02/2010
      Il Papa con i vescovi irlandesi

    BERLINO
    Continua ad allargarsi in Germania lo scandalo degli abusi sessuali in un prestigioso collegio gesuita di Berlino, che secondo la stampa potrebbe scuotere le fondamenta della Chiesa cattolica tedesca, proprio come è già successo negli Stati Uniti e in Irlanda.
    I fatti risalgono agli anni Settanta e Ottanta, ma da quando sono venuti alla luce – il 28 gennaio scorso – hanno provocato non poco imbarazzo nei gesuiti, che potrebbero anche essere costretti a risarcire alcune delle vittime. Finora si pensava che queste fossero circa 30, tutti ragazzi adolescenti che frequentavano il collegio Canisius di Berlino. Ieri, invece, il rettore dell’istituto, Klaus Mertes, ha parlato di un livello «a tre cifre», e l’avvocatessa dell’ordine dei gesuiti, Ursula Raue, ha confermato che si tratta di oltre 100 persone. La Raue dovrà presentare un primo rapporto ai gesuiti entro questa settimana, ma già sono arrivate le richieste di risarcimento. «Otto o nove vittime vorrebbero un indennizzo finanziario», ha detto Manuela Groll, legale delle vittime.
    Sono emersi altri 12 casi nella diocesi di Hildesheim (Bassa Sassonia), che si aggiungono a quelli venuti alla luce nelle ultime settimane in scuole dell’ordine di S. Ignazio. Un’inchiesta del settimanale «Der Spiegel» pubblicata la settimana scorsa, ha accertato, in 24 delle 27 diocesi della Germania (tre non hanno risposto), un totale di 94 religiosi o laici sospettati di abusi sessuali, dal 1995 a oggi.
    Intanto i vescovi irlandesi definiscono «molto seria» la vicenda degli abusi e Benedetto XVI ha promesso una lettera pastorale con importanti provvedimenti, allo studio da mesi e ora giunti probabilmente al traguardo, invitando a mettere avanti a tutto le sofferenze e i diritti delle vittime. Alla messa in memoria del defunto card. Cahal Daly all’Irish college di Roma, il responsabile per le Comunicazioni della Conferenza episcopale irlandese, mons. Joseph Duffy, non ha esitato ad ammettere «molto francamente quello che sanno tutti».
    Una prova «dolorosa» quella che sta attraversando la comunità cattolica irlandese che vede «alcuni uomini di Chiesa coinvolti in atti particolarmente esecrabili», ha detto il segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone. Per questo il Papa ha convocato i vescovi irlandesi in Vaticano per la terza volta in sette mesi, un incontro di un giorno e mezzo a porte chiuse, con sospese fino al’una di oggi ogni attività.

  • Cassazione: condannato sacerdote che faceva prostituire giovani

    Cassazione: condannato sacerdote che faceva prostituire giovani

    Cassazione: condannato sacerdote che faceva prostituire giovani

    Senza successo il sacerdote ha contestato la condanna emessa dalla Corte d’appello di Bologna il 18 febbraio 2009, chiedendo almeno la concessione delle circostanze attenuanti dal momento che non aveva precedenti penali – Ma la Suprema Corte ha dichiarato ‘inammissibile’ il suo ricorso

    La Cassazione ha confermato la condanna a sei anni e otto mesi di reclusione e 17 mila euro di multa nei confronti di Giuseppe G., un anziano sacerdote che utilizzava l’associazione ‘Arcobaleno’ da lui presieduta per avviare giovani indigenti, tra i quali anche un minore del quale aveva abusato sessualmente, alla prostituzione.

    Senza successo il sacerdote ha contestato la condanna emessa dalla Corte d’appello di Bologna il 18 febbraio 2009, chiedendo almeno la concessione delle circostanze attenuanti dal momento che non aveva precedenti penali.

    Ma la Suprema Corte – con la sentenza 4879 – ha dichiarato “inammissibile” il suo ricorso condannandolo anche a pagare le spese processuali e a versare mille euro alla cassa delle ammende.

    Per i supremi giudici “dagli atti emergono l’assoluta negatività della condotta dell’imputato, il quale ha abusato per lungo tempo della sua posizione all’interno della comunità e della fiducia in lui riposta e il comportamento processuale assolutamente negativo (violazione delle prescrizioni inerenti la misura degli arresti domiciliari, tentativi di contattare i testi)”. Oltre alla testimonianza delle parti offese il quadro accusatorio ha trovato riscontro nelle intercettazioni.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/cassazione-condannato-sacerdote-che-faceva-prostituire-giovani-247619/