Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Redazione WebNews

  • Legionari di Cristo: figli del fondatore denunciano abusi sessuali

    Legionari di Cristo: figli del fondatore denunciano abusi sessuali

    marzo 4th, 2010 at 10:17
    Legionari di Cristo: figli del fondatore denunciano abusi sessuali
    » by Lucignolo in: Senza categoria
    Un giovane messicano, che sostiene di essere figlio del defunto fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel, ha denunciato oggi che il sacerdote ha abusato di lui e del suo fratellastro quando erano bambini.
    Il giovane ha denunciato gli abusi nel corso di un lunga intervista con una radio messicana, in cui sua madre, Blanca Estela Lara, ha raccontato di aver conosciuto Maciel, quando lei aveva 19 anni e lui 56. Il fondatore dei Legionari di Cristo, poi morto nel 2008 all’età di 87 anni, si era fatto passare per un dipendente della Shell e perfino per agente della Cia. Sul fondatore dei Legionari di Cristo, per il quale si è già parlato di figli ed abusi sessuali, è in corso da tempo un’inchiesta avviata dal Vaticano.
    La donna ha sostenuto che, durante la loro lunga vita in comune, era nato il figlio, che aveva fatto registrare all’anagrafe con il doppio cognome, come usa in America Latina, di Gonzalez Lara.La Lara ha precisato di aver vissuto per almeno trent’anni con Marcial Maciel ma ha sostenuto di aver appreso ci veramente fosse solo dopo un ventennio, nel 1997, quando la rivista Contenido pubblicò un articolo sul suo conto.
    Blanca Estela Lara ha anche raccontato che il sacerdote aveva accettato di adottare un figlio che lei aveva avuto da un altro uomo. Appunto Omar che, insieme al fratellastro Josè Raul, havrebbe subito gli abusi sessuali da parte del sacerdote e che ha partecipato all’intervista insieme alla madre. Josè Raul, parlando alla Mvs Radio, ha sostenuto che suo padre ha cominciato ad abusare di lui durante un viaggio in Colombia quando aveva sette anni. Omar ha invece raccontato che ciò gli accadde durante un viaggio a Madrid.
    Entrambi hanno precisato che quando non avevano ancora 10 anni Maciel, che loro conoscevano come Josè Rivas, costringeva entrambi a masturbarlo e a scattare foto per registrare l’atto.
    I Legionari di Cristo sono una delle congregazioni più conservatrici della Chiesa: oggi conta alcune centinaia di sacerdoti, oltre 3.000 seminaristi ed è presente in una trentina di Paesi. Le prime versioni sulla seconda vita del fondatore cominciarono a circolare nel 2006: Maciel venne allontanato e gli venne imposta «una vita di orazioni e penitenza».
    Nel maggio del 2009, papa Benedetto XVI ha incaricato cinque vescovi di indagare sul caso e lo scorso 22 febbraio la Congregazione ha chiesto perdono ammettendo che Maciel aveva avuto una figlia (sebbene alcune fonti parlassero di almeno sei figli con due donne).
    La stampa messicana, a suo tempo, sostenne che Macile abusava dei seminaristi e che era dipendente dalla morfina. Con l’intervista di Blanca Estela Lara e dei due figli, è la prima volta che qualcuno conferma pubblicamente tali versioni. In proposito, mentre la donna si è chiesta se Benedetto XVI «continuerà a permettere che la Congregazione» volti le spalle a lei ed ai suoi figli, praticamente senza soldi.
    Nel dirlo, la donna ha rivelato che sta cercando di recuperare fondi che Maciel ha presumibilmente lasciato loro su un conto in Svizzera. Dal canto suo Josè Raul, nel riferirsi alla recente ammissione dei Legionari di Cristo, ha sostenuto che anche il Vaticano «alla fine dovrà ammettere quando accadeva all’interno della congregazione». Secondo i media messicani, il rapporto chiesto dal pontefice starebbe per essere consegnato alla Segreteria di Stato.

  • Dopo i Gesuiti e i Salesiani è la volta dei Cappuccini

    Dopo i Gesuiti e i Salesiani è la volta dei Cappuccini

    Nuovo caso di abusi in collegio cappuccini in Baviera
    di Apcom
    Tre vittime nel 1984-’85, un prete fu allontanato
    Monaco, 4 mar. (Ap) – Ennesimo caso di abusi in un collegio cattolico in Germania. Al seminario dei cappuccini a Burghausen, in Baviera, sono stati compiuti degli abusi nei confronti di giovani allievi tra il 1984 e 1985, secondo quanto affermato oggi a Monaco da padre Josef Mittermaier, responsabile provinciale dei cappuccini della Baviera. Allora ci furono almeno tre vittime, ha aggiunto. I casi sono stati resi pubblici oggi, per dare la possibilità ad eventuali altre vittime di uscire allo scoperto e raccontare le loro terribili esperienze. Tra le accuse si parla di evidenti abusi sessuali, ha confermato Mittermaier. Al tempo furono trattati internamente, con le persone interessate, i genitori e il coordinamento provinciale. Dopo che le accuse si fecero più pesanti, il sacerdote sospettato fu trasferito in un ospedale a Monaco e successivamente a Wuerzburg. Nel frattempo è stato sospeso da ogni compito, ma rimane membro dell’ordine. Di fatto non può più avere incarichi con bambini o giovani. Al tempo dei fatti non ci fu nessuna denuncia, ha spiegato Mittermaier. Oggi sarebbe la norma, ha garantito il responsabile. “Chiediamo perdono a queste persone con tutto il cuore per tutto quello di cattivo che fu fatto loro”, ha concluso Mittermaier.

    www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=880979

  • IRLANDA: VESCOVO ACCUSATO CHIEDE A FEDELI DI PAGARE DANNI VITTIME ABUSI

    IRLANDA: VESCOVO ACCUSATO CHIEDE A FEDELI DI PAGARE DANNI VITTIME ABUSI

    (ASCA) – Roma, 3 mar – Un vescovo irlandese accusato di aver coperto per anni i preti pedofili e che ha rifiutato le richieste di dimissioni arrivategli dalle associazioni delle vittime e’ finito ancora una volta nella bufera per aver chiesto ai fedeli della sua diocesi di contribuire al pagamento dei danni che la Chiesa deve pagare a chi e’ stato abusato da membri del clero. Mons. Denis Brennan, vescovo di Ferns, e’ uno dei cinque vescovi ancora in carica ad essere accusato dal Rapporto Murphy di aver contribuito a coprire le responsabilita’ dei preti abusatori, quando era vescovo ausiliare di Dublino, ed e’ finora l’unico dei presuli coinvolti ad essersi rifiutato di presentare le sue dimissioni a papa Benedetto XVI. Il vescovo – che era presente a Roma al vertice di due giorni con il pontefice per affrontare lo scandalo pedofilia in Irlanda – ha chiesto qualche giorno fa l’aiuto economico delle parrocchie nel pagamento dei danni e delle spese locali della diocesi nelle cause per abusi sessuali. Il buco della diocesi di Ferns ammonta gia’ a 10 milioni e mezzo di euro, e un portavoce di mons.

    Brennan ha chiesto ai parrocchiani di aiutare la Chiesa a pagare il conto.

    La richiesta di mons. Brennan ha suscitato l’immediata reazione di protesta e indignazione da parte dei fedeli e delle associazioni di vittime degli abusi. ”Inviterei i fedeli – ha detto Colm O’Gorman, fondatore dell’associazione One in Four – a spingere la Chiesa a guardare ai propri beni e alle proprie ricchezze”.

  • I “sostenitori” di Don “Lu” pronti a scrivere al Ministero della Giustizia

    I “sostenitori” di Don “Lu” pronti a scrivere al Ministero della Giustizia

    Alassio. Scrivere una lettera al Ministero della Giustizia. Potrebbe essere questa la prossima “mossa” degli amici di Don Luciano Massaferro, il parroco alassino accusato di violenza sessuale su una bambina di 12 anni, per sostenerlo. L’iniziativa ancora una volta parte dal gruppo su Facebook “Don Luciano libero!” dove una delle fedeli di Don Lu lancia l’idea: “Carissimi, ieri sera ho inviato a qualcuno di voi un messaggio contenente la traccia di una lettera che si potrebbe scrivere e scriveremo al Ministero di grazia e giustizia”.

    Prosegue C.B. nel suo messaggio: “Non per mettere parole sull’indagine in corso ma per informare il nostro Ministro sul generale comportamento della Procura di Savona. Le ultime lettere che ho ricevuto oggi da Don Luciano mi spingono a rivolgermi atutti voi! Ma voi sapete che gli stato concesso un Rosario dopo due mesi? Così come dopo due mesi gli è stato concesso di celebrare sS.Messa a porte chiuse? Ma non voglio divagare. Vi dicevo dell’iniziativa per informare il Ministero di Grazia e giustizia. Da più parti mi sono sentita dire che iniziative simili devono essere avvalorate da professionisti per non incorrere in errori che potrebbero essere usati contro di lui…”.

    “Molto pacatamente vi dico invece il mio pensiero. Iniziative simili, proprio perchè non avvalorate da professionisti, ma semplicemente nate da comuni cittadini, possono permettersi di contenere nei mezzi usati per portarle a termine, piccoli errori di forma e contenuto, non perseguibili e che nulla possono cambiare in una storia costruita sì, questo dobbiamo dirlo, più su ipotesi e dubbi che su certezze inconfutabili. D’altra parte ritengo che sia un dovere oltre che un diritto, per ogni cittadino, rivogersi con spontaneità e chiarezza a coloro che ha eletto per essere governato, quando sente la necessità di informare su fatti e comportamenti che screditano e mortificano la nostra democrazia” prosegue ancora la sostenitrice di Don Luciano.

    “Abbiamo eletto delle persone che ci rappresentano e che devono quindi essere informate delle nostre difficoltà e di ciò di cui da soli non riusciamo ad occuparci. Non penso che per fare questo occorra essere laureati o competenti a 360 gradi, e qualche termine improprio o non opportuno ci verrà senz’altro scusato proprio perchè scritto da semplici e comuni cittadini. Sottolineo inoltre come proprio l’iniziativa singola e privata sia alla base di ogni vera democrazia quando non va a ledere la democrazia stessa!”.

    Il messaggio prosegue poi con alcuni dettagli “organizzativi” destinati a tutti i fedeli e gli amici di Don Lu che vogliono aderire alla manifestazione di solidarietà. Insomma sul social network gli “innocentisti” sembrano proprio non volersi arrendere: non credono alle accuse mosse dalla Procura, continuano a sostenere il sacerdote alassino e lo difendono a spada tratta.

  • Pedofilia. Corte d’appello prima dimezza la pena poi arresta ex prete

    Pedofilia. Corte d’appello prima dimezza la pena poi arresta ex prete

    Si è visto dimezzare la condanna in appello, ma non ha potuto evitare le manette per lo stupro di un ragazzo riminese di 14 anni. E’ un ex prete sudamericano di 39 anni sospeso ‘a divinis’, che era stato condannato in primo grado a 8 anni. Il sacerdote è stato arrestato subito dopo la sentenza della Corte d’Appello di Bologna, mentre era ai domiciliari dopo la prima condanna e probabilmente contava di evitare il carcere fino alla pronuncia della Cassazione.

    Ma non è andata così: i giudici bolognesi gli hanno dimezzato la condanna da 8 a 4 anni, confermando il pagamento di 350.000 euro alla famiglia del bambino che aveva violentato, ma lui, presente in aula, è stato subito ammanettato e portato in carcere.

    Gli episodi per cui dovrà scontare la pena risalgono al periodo 2006-2007, quando il prete, che pure non ha mai esercitato in una parrocchia riminese, aveva accompagnato la famiglia del minorenne in un pellegrinaggio a Medjugorie. Durante la gita era entrato in confidenza anche con il giovanissimo poi diventato la sua vittima. Era stato denunciato nel 2008, arrestato e condannato nel 2009 in primo grado, ottenendo poi i domiciliari in attesa dell’appello.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/pedofilia-corte-dappello-prima-dimezza-la-pena-poi-arresta-ex-prete-293070/

  • “Don Lu”, dalle e-mail ora spunta un’amante

    “Don Lu”, dalle e-mail ora spunta un’amante

    “Don Lu”, dalle e-mail ora spunta un’amante

    27 febbraio 2010

    Don Luciano Massaferro resta in carcere nonostante la duplice istanza della difesa alla scarcerazione, ma l’inchiesta si arricchisce di particolari curiosi. Da uno dei computer del prete sequestrati e sottoposti a perizia sarebbe scaturita la presenza di un rapporto sentimentale abbastanza stretto tra il sacerdote e una delle frequentatrici della parrocchia.

    «Rapporto spirituale particolarmente intenso scaturito dall’appoggio morale ricevuto in un momento particolare della vita», avrebbe sostenuto la donna, mentre le trascrizioni delle e-mail (non è un caso che all’ultimo faccia a faccia fosse presente anche il perito informatico della procura) hanno convinto gli inquirenti dell’opposto.

    I dettagli sul Secolo XIX in edicola

    Alassio: don Luciano Massaferro aveva una amante

    Don Luciano Massaferro, il prete arrestato per presunte violenze su una sua chierichetta il 29 dicembre scorso, aveva un’amante. Lo si sarebbe scoperto analizzando i computer che il prete utilizzava per la sua attivita’ nelle parrocchie di San Vincenzo e di San Giovanni ad Alassio. A riportare la notizia è Il Secolo XIX oggi in edicola. La donna, ascoltata dagli inquirenti, si sarebbe detta totalmente estranea alla vicenda. “Si tratta di un rapporto spirituale particolarmente intenso scaturito dall’appoggio morale ricevuto in un momento particolare della vita”. Ma secondo quanto avrebbero appurato gli inquirenti il legame tra il sacerdote e la donna sarebbe decisamente diverso. Intanto i legali del prete, Alessandro Chirivi’ e Mauro Ronco, hanno annunciato il ricorso in appello contro l’istanza bocciata dal giudice Emilio Fois per la scarcerazione di don Luciano che accusa anche problemi di salute. Sottoposto a perizia psichiatrica nel carcere di Valle Armea a Sanremo, il prete continua a ricevere la visita dell’avvocato Chirivi’. ‘Il mio cliente e’ provato per questa esperienza carceraria ed e’ immaginabile-dice il legale- Riteniamo che sia innocente e quindi il regime carcerario per lui e’ piu’ difficile da sopportare’.

    r.c.

    Sabato 27 Febbraio 2010 ore 10:24

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=70756

  • Germania, preti delatori? ”Denunceremo preti pedofili alle procure”.

    Germania, preti delatori? ”Denunceremo preti pedofili alle procure”.

    I vescovi tedeschi denunceranno le notizie di abusi sui minori da parte dei preti alle procure tedesche. E’ quanto ha assicurato il presidente dei vescovi tedeschi, mons. Robert Zollitsch, chiudendo i lavori dell’assemblea generale dell’episcopato tedesco. Lo scandalo pedofilia non ha risparmiato neanche l’ex diocesi di cui Joseph Ratzinger e’ stato arcivescovo, quella di Monaco. Fra le decisioni emerse dall’assemblea della conferenza episcopale della Germania, c’e’ quella di non istituire un fondo per le vittime degli abusi. Ciascuna diocesi o istinto religioso paghera’ in proprio i risarcimenti. E ancora e’ stato deciso di nominare un responsabile nazionale per la questione abusi sui minori, un referente che seguira’ il quadro generale della situazione: si tratta del vescovo di Treviri Stephan Ackermann. Lo scandalo degli abusi commessi negli anni Settanta-Ottanta è partito da un collegio gesuita di Berlino che ha scoperchiato un inferno fatto di abusi e molestie sessuali avvenuti in altre scuole cattoliche del Paese e che ha coinvolto, solo nel collegio berlinese, almeno due religiosi e 120 vittime fra bambini e adolescenti.

    http://gaynews24.com/?p=9946

  • Preti pedofili: lo scandalo nelle diocesi tedesche arriva in Baviera

    Preti pedofili: lo scandalo nelle diocesi tedesche arriva in Baviera

    Monaco di Baviera. L’arcidiocesi della città bavarese ha chiesto “piena trasparenza” sui fatti del passato remoto e recente e promette “tolleranza zero” sulla questione dei preti accusati di violenze sessuali su minori. Dopo le prime denunce del settimanale Spiegel di qualche settimana fa, l’onda d’urto arriva anche nel sud della Germania e il primo a farne le spese è stato un abate benedettino, costretto a dare le dimissioni. L’arcidiocesi di Monaco e Frisinga si attende dall’abate benedettino di Ettal un chiarimento senza riserve delle accuse di abusi sessuali sui minori nella scuola o nel collegio del monastero”, afferma la nota diffusa nella tarda serata di ieri riportata dall’Agenzia Apcom.” Per l’abuso sessuale di bambini e adolescenti, non ci può essere alcuna tolleranza. Quindi mi aspetto che dal monastero un inflessibili chiarimento e trattamento delle accuse e dei possibili crimini”, chiude la nota il vicario generale della diocesi, monsignor Peter Beer.
    L’abate benedettino Barnabas Boegle, che ha dato le dimissioni ieri, pare abbia abusato sessualmente di almeno otto ex allievi che lo hanno accusato di violenze nel 1954 e pure negli anni 70 e 80. L’arcidiocesi impone ora all’abbazia di fare chiarezza sugli abusi e di quantificare il numero dei casi noti.

    http://www.sabatoseraonline.it/home_ssol.php?site=1&n=articles&category_id=16&article_id=127252&l=it

    Pedofilia/ Chiesa tedesca corre ai ripari.Zollitsch vedr… -2-
    Revisione di linee-guida vescovi. Più prevenzione e numero verde

    Roma, 25 feb. (Apcom) – “Non iniziamo ora a confrontarci con questi problemi, anche se sinora ne abbiamo sottovalutata la dimensione”, scrive la Conferenza episcopale tedesca. “Con senso di vergogna e di shock chiediamo scusa e perdono per il fatto che alle vittime di questi orrendi atti”, afferma, promettendo “chiarezza vera”. L’episcopato tedesco si impegna a rafforzare l’applicazione delle linee-guida del 2002, a partire da una verifica di quel documento che terminerà in estate e verrà condotta con l’ausilio di consulenti esterni extra-ecclesiastici. Verranno rafforzati gli uffici diocesani anti-abusi. “Il futuro richiede altri passi per una prevenzione maggiore”, scrivono poi i vescovi, che sottolineano l’importanza di un “tempestivo coinvolgimento delle procure”. La Chiesa tedesca istituisce inoltre un ufficio nazionale per le denunce degli abusi sessuali, che sarà guidato dal vescovo di Treviri Stephan Ackermann. Ancora, verrà rafforzato l’esame dei seminaristi. L’episcopato aprirà anche un numero verde per denunciare gli abusi sessuali dei preti.

    Monsignor Zollitsch ha invece rifiutato la creazione di un fondo nazionale per gli indennizzi, sottolineando che è un problema dei singoli ordini e delle singole diocesi. Inoltre, nessuna dimissione episcopale in vista.

    Lo scandalo dei preti pedofili in Germania è scoppiato in seguito alle rivelazioni che il settimanale ‘Spiegel’ ha pubblicato sugli abusi compiuti negli anni Settatanta e Ottanta nel prestigioso collegio gesuita Canisius a Berlino. Nel corso delle scorse settimane sono poi emersi numerosi altri che coinvolgono altri ordini religiosi (salesiani, pallottini, francescani minori) e altre regioni (Francoforte, Augusta, Hildesheim, Essen, Bonn, Foresta nera). Il rettore di un collegio gesuitico vicino a Bonn si è dimesso due settimane fa e sono di ieri le dimissioni di un abate benedettino della Baviera. La procura di Monaco ha aperto un’inchiesta e altrettanto avrebbe fatto, a quanto riferito dalla stampa tedesca, quella di Bonn. L’arcidiocesi di Monaco ha subito preso posizione, chiedendo “completa trasparenza” e assicurando “tolleranza zero” per i colpevoli.

    Il caso pedofilia ha anche fatto litigare – e non per la prima volta – la Chiesa cattolica e il governo Merkel. Una ministra del bicolore democristiano-liberale, la guardasigilli Sabine Leutheusser-Schnarrenberger (Fdp), ha accusato i vescovi di poca chiarezza. Piccata la risposta del presidente della conferenza episcopale, mons. Robert Zollitsch, tanto che è dovuta intervenire la cancelliera in persona con una telefonata riappacificatrice.

    Il vescovo Zollitsch, intanto, si prepara ad affrontare il nodo pedofilia direttamente con il Papa nelle prossime settimane. Come ogni anno, a conclusione dell’assemblea invernale il presidente dei vescovi tedeschi si reca in Vaticano per riferire al Papa tedesco. Questa volta – come ha annunciato e ribadito lo stesso Zollitsch – affronterà il tema degli abusi sessuali. Non solo. Nel corso dell’assemblea i vescovi hanno approfondito il problema dell’invecchiamento della Chiesa tedesca. Tema che preoccupa molto il Papa, anche perché si intreccia con il calo delle vocazioni che attraversa tutto l’Europa. E che ha spinto alcuni vescovi tedeschi, nel corso degli anni, ad aprire le porte dei seminari anche a candidati psicologicamente problematici che, poi, si sono rivelati pedofili. La prospettiva è inevitabile: una Chiesa sempre più vecchia, con sacerdoti meglio selezionati ma meno numerosi, significa una Chiesa sempre più piccola. Un bel grattacapo, per il Papa tedesco.

  • Don Lu resta in carcere: respinta istanza di scarcerazione

    Don Lu resta in carcere: respinta istanza di scarcerazione

    Savona. Don Luciano resta in carcere. E’ stata infatti respinta per la terza volta la richiesta di scarcerazione presentata dai legali Mauro Ronco e Alessandro Chirivì che difendono il prete alassino accusato di abusi sessuali nei confronti di una ragazzina 12enne di Albenga.

    Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Savona Emilio Fois si è quindi pronunciato ancora una volta per la custodia cautelare nei confronti di Don Lu, motivandola con la presenza di “gravi indizi di colpevolezza” a suo carico, oltre al pericolo di reiterazione del reato e inquinamento delle prove. Il quadro indiziario e accusatorio emerso nell’inchiesta della Procura sembra quindi solido.

    Agli avvocati difensori non è bastato portare al vaglio del giudice il racconto, a loro dire contradditorio, fornito dalla ragazzina durante l’incidente probatorio. Per l’accusa, invece, gli elementi di prova raccolti sarebbero schiaccianti: non solo i riscontri incrociati su testimonianze e persone interrogate, ma anche le analisi peritali svolte sui quattro pc sequestrati al prete alassino.

  • Verona, sospetto Prete pedofilo al lavoro in parrocchia?

    Verona, sospetto Prete pedofilo al lavoro in parrocchia?

    Verona, sospetto Prete pedofilo al lavoro in parrocchia?
    Scritto da S.M.
    martedì, 23 febbraio 2010 10:11

    Le maggiori agenzie di stampa (Ansa, APconm etc) il 12 febbraio 2010 riportano la notizia della condanna, da parte del Tribunale di Spoleto, di un prete accusato di pedofilia. La sentenza non è definitiva e sono stati annunciati opposti ricorsi da parte delle famiglie delle quattro bambine e del difensore del condannato.

    Il punto però è un altro, i fatti risalgono al 2005 il processo inizia nel 2007: nel frattempo dove ha lavorato l’imputato?

    Seguiamo la Costituzione e quindi nessuno è colpevole fino alla condanna definitiva, ma un po’ di prudenza è d’obbligo, anche perchè non mancano certo le case di riposo per anziani in cui impiegare un prete.

    L’interessato invece, secondo le migliori tradizioni, è stato riportato a Verona (da quanto risulta dal sito del Centro Missionario Diocesanoparrocchia di Forette “In questi mesi sono rientrati dalla missione don Paolo Biasi (dalla diocesi di Spoleto), ora parroco a Forette”. dal dicembre 2007 alla

    La notizia, ci dicono, non ha trovato spazio sul quotidiano locale (omonimo di un famoso monumento) e sul giornale della Curia veronese. Mentre altri, come il Corriere del Veneto non raccontano dove sia finito questo fantomatico “sacerdote veronese”.

    Qualche particolare:

    Dal sito della parrocchia della Beata Vergine Maria (Borgo Nuovo-Verona) veniamo a sapere che lì è nata la vocazione di don Paolo Biasi (nato il 24/5/1968) “ammesso tra i candidati al diaconato: Giovedì Santo 28.03.1991; istituito Lettore: sabato 07.12.1991; istituito accolito: martedì 08.12.1992; ordinato diacono: domenica 08.05.1994; Ordinato sacerdote: sabato 03.06.1995”.

    Non sappiamo (ancora) se abbia esercitato il suo mestiere nella diocesi di Verona o sia stato subito mandato via, in pellegrinaggio da parrocchia a parrocchia. Ci segnalano che dal sito della pro loco di Savelli (una frazione di Norcia) risulta che don Paolo Biasi è stato parroco della località per tre anni e mezzo fino al 6 ottobre 2002, quando è stato ufficialmente nominato parroco di Castel Ritaldi (Pg), dove si sarebbero verificati i fatti di pedofilia per i quali è stato condannato.

    I motivi del trasferimento da Savelli a Castel Ritaldi non sono stati resi noti, come sempre in questi casi. Dice il sito della pro loco che “don Paolo è stato veramente particolare: contestatore e contestato; innovatore e conservatore; contestato e non”.

    Secondo l’Arcivescovo Fontana Paolo Biasi, che ha poi “seminato”, applicando le norme dettate dal sinodo diocesano e costruendo l’attuale oratorio che è “una meraviglia” (La Voce di Spoleto )

    Nel gennaio 2007 lo spostamento all’Abbazia di S. Eutizio in Prec, secondo Spoletoonline per mancanza di preti di nazionalità italiana.