Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Redazione WebNews

  • Indagato insieme a Don Gelmini nel caso delle molestie a giovani. La prova del suicidio per amore, secono l’Arma

    Indagato insieme a Don Gelmini nel caso delle molestie a giovani. La prova del suicidio per amore, secono l’Arma

    Indagato insieme a Don Gelmini nel caso delle molestie a giovani. La prova del suicidio per amore, secondo l’Arma

    di Nicola Bossi
    Si sarebbe suicidato per amore, sabato scorso ad Amelia, Pierluigi La Rocca, indagato per favoreggiamento nel caso Don Gelmini dove la Procura di Terni sta valutando l’ipotesi di molestie sessuali effettuate dal religioso a danno di 10 ospiti della comunità incontro.

    E’ questa la pista che la Compagnia dei Carabinieri di Amelia sta portanto avanti in questi primi giorni di indagini. Una pista che avrebbe escluso quella dell’inchiesta giudiziaria ben nota alle cronache da circa 2 anni. Secondo i carabinieri di Amelia l’uomo da un po’ di tempo aveva trovato un lavoro – dopo la parentesi della Comunità montana – e aveva conosciuto una ragazza con la quale aveva stabilità un rapporto sentimentale.

    Anche quest’ultima aveva trovato un lavoro part-time ad Amelia. Una situazione di grande tranquillità, dopo anni difficili, che si sgretolata in poco tempo con la fine della relazione. Per i carabinieri di Amelia l’uomo non avrebbe retto la fine di questo sogno e si sarebbe suicidato. E’ stata chiesta l’autopsia per chiarire qualsiasi dubbio. I militari hanno sentito la ex compagna.

  • Bagnasco: ”Disgustoso l’attacco a Boffo”. Feltri: ”Non sono affatto pentito”

    Bagnasco: ”Disgustoso l’attacco a Boffo”. Feltri: ”Non sono affatto pentito”

    Il direttore del ‘Giornale’: ”In una circostanza analoga il mio atteggiamento non cambierebbe di una virgola”
    Bagnasco: ”Disgustoso l’attacco a Boffo”. Feltri: ”Non sono affatto pentito”

    Genova, 29 ago. (Adnkronos) – ”L’attacco fatto al dott. Boffo, direttore di Avvenire è un fatto disgustoso e molto grave”. L’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, prima di celebrare la messa per la festa del santuario della Madonna della Guardia, ha commentato così l’attacco del ‘Giornale’ al direttore di ‘Avvenire’, rinnovando a Boffo ”tutta la stima e la fiducia mia personale e quella di tutti i vescovi italiani e delle comunita’ cristiane”.

    Da parte sua Vittorio Feltri, nel suo editoriale oggi su ‘Il Giornale’, intitolato ‘La rabbia dei moralisti smascherati’ , torna sul caso sollevato in merito al direttore di ‘Avvenire’ per ribadire la sua linea e sottolineare la sua indipendenza: ”Non sono affatto pentito”.

    ”Silvio Berlusconi ha diramato un comunicato nel quale si dissocia dal Giornale perche’ contrario alle polemiche sulla vita intima di chiunque -scrive Feltri- Ci saremmo stupiti se il premier avesse detto il contrario, e cioe’ che approvava la nostra iniziativa. Non c’e’ bisogno di rammentare che il compito di decidere in una redazione spetta al direttore il quale puo’ essere licenziato da un momento all’altro, ma non limitato nei suoi poteri. Se sbaglia, paga; ma e’ libero di sbagliare. Su questo punto il contratto di lavoro non lascia margini a dubbi. Sono pronto a rispondere di quanto abbiamo pubblicato nella consapevolezza che fornire informazioni e commentarle e’ nostro dovere. Aggiungo che non sono affatto pentito di aver divulgato la notizia su Boffo e, in una circostanza analoga, il mio atteggiamento non cambierebbe di una virgola”.

    ”Abbiamo la certezza che questa faccenda non finira’ qui. Replicheremo agli attacchi (scontati) di cui saremo oggetto, e rassicuriamo i lettori: non siamo mammole. Finche’ i moralisti speculeranno su cio’ che succede sotto le lenzuola di altri, noi ficcheremo il naso (turandocelo) sotto le loro”.

    Feltri sottolinea ancora che Boffo ”non ha smentito una riga” di quanto pubblicato dal ‘Giornale’. E osserva: ”Le reazioni sgangherate registrate ieri su questo fatto (e immagino la stampa di oggi quanto strillera’) dimostrano la malafede e il doppiopesismo di tanti politici e giornalisti. Per mesi la Repubblica (e non solo) ha sbattuto in prima, seconda, terza pagina articoli zeppi di insinuazioni, intercettazioni galeotte, interviste a prostitute e amiche di prostitute: una campagna interminabile finalizzata a demolire la reputazione del presidente del Consiglio, enfatizzando le sue performance di amatore instancabile”.

    ”I giornali sedicenti indipendenti e i politici progressisti hanno applaudito al gossip, talvolta alimentandolo; poi noi scopriamo che uno dei massimi censori, il numero uno di Avvenire, e’ un tipo che prima di parlare male di altri dovrebbe guardarsi allo specchio, e veniamo ricoperti di insulti”.

    ”La Cei, non senza imbarazzo, ha espresso generica e formale solidarieta’ a Boffo; non poteva fare diversamente -aggiunge- Forse non era al corrente del vizietto del suo portavoce giornalistico e, quand’anche fosse stata informata, sperava non sarebbero uscite indiscrezioni e ora, colta alla sprovvista, deve riflettere sul da farsi”.

    Caso Boffo, i giovani di Cl
    “L’attacco è una porcata”
    OKNOtizie
    Dillo a un amico Testo piccolo Testo medio Testo grande | 29/08/2009 |
    L’attacco al direttore dell’Avvenire Dino Boffo è arrivato nei giorni del meeting di Rimini organizzato da Comunione e liberazione. E l’eco di quanto apparso sulla prima pagina del Giornale si è fatto sentire – e non poco – tra i giovani che hanno preso parte al tradizionale appuntamento. E che hanno preso di mira il direttore del quotidiano di via Negri, Vittorio Feltri, come testimoniane alcune dichiarazioni raccolte da uno degli inviati dell’agenzia Apcom.
    Un altro studente universitario, Fabio, non usa mezzi termini: “Personalmente non sopporto Feltri, ma l’ultimo attacco a Boffo, anche se fosse stato fatto da un altro, si commenta da solo. Fa pena il Giornale”.
    “Credo che sia tutto un fuoco di paglia – sentenza Anna, 23 anni, universitaria di Milano -. Credo che attacchino quelli che dentro la chiesa dicono cose scomode”. Vincenzo, di Torino, guida alle mostre del Meeting, è più deciso: “Quando non riesci a guardare al di là del tuo naso, dà fastidio quando qualcuno ricorda impegni e doveri anche di politici”. “Fanno molto riflette questi continui attacchi – aggiunge Gabriella, di Milano – ma poi pensando tra me e me, io sono sempre più consapevole della mia appartenenza religiosa”.
    Due ragazzi di Parma, sono sbrigativi, perché rischiano di perdere il treno. “Chiacchiera estiva? Non mi sembra – ragiona Andrea – perché è da anni che i giornali di sinistra e le elites che ci stanno dietro attaccano ingiustamente la chiesa e i suoi rappresentanti”. Quando poi gli ricordi che il Giornale è “di destra”, taglia corto: “Beh, di questa vicenda non ho letto…”.
    Sandra, invece, vuole fare la giornalista in futuro, per ora studia giurisprudenza: “E’ una porcata. Non so se il direttore di Avvenire sia omosessuale o abbia avuto relazioni con minorenni, perché si sentono tante voci… Ma sono convinto che non è necessario usare la privacy e la storia personale di uno per altri interessi politici”.

    http://www.libero-news.it/pills/view/19399

    MARIO ADINOLFI SCRIVE A VITTORIO FELTRI
    sabato 29 agosto 2009 15:54
    Lettera aperta a Vittorio Feltri di Mario Adinolfi, il giornalista che per primo si occupò del caso del direttore di Avvenire, Dino Boffo.

    29 agosto 2009

    Caro direttore,

    senza chiedere alcuna autorizzazione il tuo giornale si è appropriato di due miei scritti, uno del 20 settembre 2005 e uno immediatamente successivo alla pubblicazione del tuo scoop su Dino Boffo, pubblicandoli entrambi. Non me ne dolgo più di tanto, ho un minimo di profilo pubblico e quei testi erano pubblici, magari un filo di cortesia tra colleghi potrebbe sussistere, ma non è su questo che voglio tediarti. Voglio affrontare il nodo della questione che la rottura del muro di omertà sulle relazioni omosex del direttore di Avvenire ha messo in evidenza ed è quello dei rapporti tra poteri in un contesto che vorremmo fosse sempre pienamente democratico.

    Ho dato subito atto a te e al tuo quotidiano di aver compiuto bene il vostro lavoro citando la sentenza del tribunale di Terni: è un fatto, una notizia, che in qualsiasi paese del mondo sarebbe finita immediatamente in pagina. Il direttore del quotidiano dei cattolici italiani è un personaggio pubblico e quella sentenza che lo riguardava era una bomba giornalistica, in particolare nella fase delicata che vivevamo e tuttora viviamo rispetto al rapporto tra Chiesa e mondo omosex. Hai smascherato una clamorosa ipocrisia e hai raccontato anche qualcosa della magistratura italiana, cui mi ero rivolto nel 2005 per avere copia degli atti della sentenza, sentendomi rispondere per iscritto che a quegli atti non potevo accedere, anche se pubblici e l’articolo 116 del codice di procedura penale prevede che agli atti di un procedimento penale possa accedere “chiunque vi abbia interesse”. Ma tu devi avere amici più potenti dei miei e a quegli atti hai avuto accesso e hai notato come, con la citazione dei nomi pesanti di Ruini, Tettamanzi e Betori, ci fosse anche il racconto di un segmento di storia della Chiesa italiana.

    Ho notato che i tuoi articoli del giorno dopo, forse per via della difficoltà in cui si è trovato Berlusconi, utilizzano toni più soft, dirigendo la bastonatura addosso al direttore di Repubblica. Dino Boffo si difende, la stampa “libera” fa quadrato attorno a lui e nessuno che abbia provato un minimo di pena per quella povera donna martoriata e molestata per via della passione del direttore di Avvenire per il di lei marito. La citazione, poi, dei comportamenti omosessuali di Boffo “attenzionati” dalla polizia inquieta qualcuno, mentre i più sanno che è conseguenza delle frequentazioni del direttore di Avvenire dei luoghi della prostituzione maschile milanese.

    Io credo che la difesa d’ufficio di Boffo da parte della Chiesa italiana fosse inevitabile, mi preoccupa molto invece la scelta dei vertici della Cei di tenere questo soggetto alla guida del potente quotidiano dei vescovi negli ultimi quindici anni, secondo il vecchio schema per cui una persona ricattabile è una persona controllabile, che eseguirà gli ordini. E qui veniamo al punto.

    Il tuo articolo che svela le ipocrisie di Boffo e della Chiesa è un articolo giornalisticamente meritorio, che però semplicemente non avresti scritto se Boffo fosse stato un fedele alleato di Berlusconi, così come non avresti pubblicato le tette di Veronica mentre lei era la moglie formale ma silenziona del Cavaliere, così come non avresti pubblicato la storia di Ezio Mauro che compra l’appartamento a nero se quello stesso comportamento lo avesse avuto Niccolò Ghedini.

    Allo stesso tempo Repubblica non rivolgerebbe quelle stesse dieci insistenti domande all’ingegner De Benedetti e il Corriere della Sera e la Stampa evitano di dare risalto alla meritoria inchiesta di Maurizio Belpietro su Libero (ripresa anche da te) rispetto alla colossale evasione fiscale degli Agnelli. Ecco il nodo: ogni articolo, anche il giornalisticamente più valido, più capace di raccontare lo schifo ipocrita e profondo in cui sguazza ormai il nostro paese, si perde inevitabilmente sotto la coltre del sospetto di strumentalizzazione.

    Si strumentalizza tutto, tutto è bastone per picchiare la banda avversaria, la verità diventa concetto puramente pirandelliano, la confusione regna sovrana e l’impressione è che questa condizione sia l’angolo buio in cui si è ficcata la nostra democrazia.

    Sono preoccupato e non so neanche perché scrivo a te queste parole. Forse perché, lo devo ammettere con fastidio, mi sembra che la concorrenza fra le due principali testate vicine al Cavaliere sta generando un giornalismo molto aggressivo e quindi più capace di scoperchiare pentoloni purulenti che avvelenano da troppo tempo questo paese. Lo fai, lo fate, a senso unico e questo toglie validità al vostro lavoro ed è un peccato.

    Io credo invece che il lavoro di Repubblica da Casoria in poi, le tue prime pagine sull’ipocrisia dei vertici della Chiesa italiana (che allontana tanti fedeli, tra cui anche il sottoscritto, persino dalla fede) ma anche sul ministro terrorista iraniano che detiene un potenziale atomico, l’inchiesta di Belpietro sugli Agnelli, tutti questi sforzi di raccontare la verità, se composti a mosaico raccontino davvero la fotografia della tragedia del nostro paese. Sono tutte inchieste di parte, però, viziate da una manina che strumentalizza e così perdono di valore.

    Forse però da questo angolo buio si può uscire. Con il giornalismo che faccia il giornalismo, la politica che faccia la politica, l’industria e la finanza che facciano l’industria e la finanza, partendo da un riconoscimento reciproco di legittimità e attendendo un’inchiesta dell’Espresso su un leader della sinistra e una tua sui festini spericolati di Berlusconi.

    Il tutto partendo da un principio: chi sceglie nella vita di avere un profilo pubblico ne deriva molti onori (soldi e potere, di solito), quindi deve accettare di esporre la propria vita al giudizio altrui. E’ inevitabile. Questo non significa sognare un’Italia in cui la classe dirigente sia composta da uomini irreprensibili, semplicemente significa lavorare per produrre una classe dirigente disposta ad assumersi pienamente la responsabilità dei propri atti pubblici e anche di quelli privati con rilevanza pubblica, senza ricorrere alla ridicola arma del diritto alla riservatezza.

    Questa Italia diversa, meritocratica e responsabile, non omertosa e finalmente libera da logiche mutuate sostanzialmente dallo stile mafioso, si può costruire: non è un sogno, è un progetto possibile. Passa anche, forse soprattutto, attraverso noi giornalisti militanti, noi che amiamo con nettezza le idee di una parte politica e ci battiamo affinché prevalga. Forse proprio la nostra libertà potenziale è una chiave con cui spurgare il marcio di questo paese.

    Rendiamola libertà effettiva e coraggiosa. Non sarà un esercizio inutile.

  • Comunicato di Dino Boffo, direttore di «Avvenire»

    Comunicato di Dino Boffo, direttore di «Avvenire»

    Comunicato di Dino Boffo, direttore di «Avvenire»
    La lettura dei giornali di questa mattina mi ha riservato una sorpresa totale, non tanto rispetto al menù del giorno, quanto riguardo alla mia vita personale. Evidentemente «il Giornale» di Vittorio Feltri sa anche quello che io non so, e per avallarlo non si fa scrupoli di montare una vicenda inverosimile, capziosa, assurda. Diciamo le cose con il loro nome: è un killeraggio giornalistico allo stato puro, sul quale è inutile scomodare parole che abbiano a che fare anche solo lontanamente con la deontologia. Siamo, pesa dirlo, alla barbarie.

    Nel confezionare la sua polpettona avvelenata Feltri, tra l’altro, si è guardato bene dal far chiedere il punto di vista del diretto interessato: la risposta avrebbe probabilmente disturbato l’operazione che andava (malamente) allestendo a tavolino al fine di sporcare l’immagine del direttore di un altro giornale e disarcionarlo. Quasi che non possa darsi una vita personale e professionale coerente con i valori annunciati. Sia chiaro che non mi faccio intimidire, per me parlano la mia vita e il mio lavoro.

    Al direttore del Giornale ora l’onere di spiegare perché una vicenda di fastidi telefonici consumata nell’inverno del 2001, e della quale ero stato io la prima vittima, sia stata fatta diventare oggi il monstre che lui ha inqualificabilmente messo in campo. Nella tristezza della giornata, la consapevolezza che le gravi offese sferratemi da Vittorio Feltri faranno serena la mia vecchiaia.

    CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA
    Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali

    In merito alle accuse sollevate oggi da un quotidiano, si intende confermare piena fiducia al dott. Dino Boffo, direttore di Avvenire, giornale da lui guidato con indiscussa capacità professionale, equilibrio e prudenza.

    Feltri. Bravo! giusto smascherare moralisti incoerenti. Boffo la punta dell’iceberg. Italia paese dei “puttanieri moralisti”.

    di Franco Grillini

    Negli ambienti della politica e del giornalismo tutti sapevano tutto del direttore di “Avvenire” come tutti sanno tutto delle decine e decine di moralisti nella politica italiana e in Vaticano che hanno una vita privata totalmente incoerente con la loro vita pubblica.

    Se si passa il proprio tempo, come ha fatto finora Dino Boffo, a sparare a zero sugli omosessuali, sulle donne che abortiscono, su chi si rivolge ai centri per l’inseminazione assistita, sui divorziati, e chi più ne ha più ne metta, dovrebbe, come minimo dare il buon esempio.

    Invece viviamo nel paese dei “puttanieri moralisti”, degli omosessuali velati e omofobi, dei divorziati che partecipano al family day, dei deputati ultra-cattolici che firmano leggi contro droga a prostituzione e di notte organizzano festini con cocaina e prostitute.

    Chi scrive combatte il moralismo ipocrita e bugiardo da una vita e ritiene francamente insopportabile che ci sia una gerarchia vaticana che pretende di imporra, magari anche per legge, uno stile di vita (il familismo tradizionalista) che per primi non praticano.

    Come noto l’Italia è il Paese dove si straparla di famiglia tradizionale, quella composta da marito, moglie e amante, e si fatica ad accettare una realtà plurale fatta di diversi stili di vita, tra cui quello omosex, tutti ugualmente legittimi, tutti ugualmente plausibili.

    E’ per questo che il moralismo da quattro soldi delle gerarchie vaticane è diventato insopportabile.

    Noi riteniamo che chi costruisce la propria carriera, sia essa politica o religiosa, sulla base del più anacronistico dei moralismi dovrebbe viaggiare con una telecamera nelle mutande.

    Franco Grillini

    Presidente Gaynet Associazione giornalisti gay

    Direttore Gaynews.it

  • Prete sieropositivo tenta stupro di ragazzo 14enne. Arrestato

    Prete sieropositivo tenta stupro di ragazzo 14enne. Arrestato

    2009-08-25 20:18 Brasile, sacerdote tenta stupro Il tentativo di violenza e’ avvenuto a Recife (ANSA) – SAN PAOLO, 25 AGO –

    Un sacerdote brasiliano e’ stato arrestato per tentato stupro di un ragazzo di 14 anni. Era risultato sieropositivo. Lo rivela la Conferenza episcopale brasiliana. L’uomo era stato allontanato dalla chiesa di cui era responsabile per problemi fisici e psichici.

    Il tentativo di stupro e’ avvenuto in una toilette del terminal di pullman di Recife. I parenti della vittima hanno circondato il carcere in cui e’ detenuto chiedendo che sia loro consegnato per far giustizia. http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/…_minorenne.html 25/08/2009 – Italia-Mondo Stampa Invia ad un amico Brasile: sacerdote sieropositivo tenta di stuprare minorenne Un sacerdote brasiliano arrestato per tentato stupro di un ragazzo di 14 anni è risultato sieropositivo. Lo ha rivelato la Conferenza episcopale brasiliana (Cnbb), che ha anche ammesso che l’uomo era stato allontanato dalla parrocchia di cui era responsabile per i suoi problemi fisici e psichici. Il tentativo di stupro in una toilette del terminal di pullman di Recife risale al 5 agosto scorso, ma solo oggi la Cnbb e la polizia locale hanno dato dettagli sull’arresto del sacerdote Josean Dantas Rolim. Il fatto che l’uomo sia portatore del retrovirus ha suscitato la furia dei parenti e degli amici della vittima, che hanno circondato il carcere in cui è rinchiuso nella capitale dello stato di Pernambuco, chiedendo che fosse loro consegnato per far giustizia sommaria. La Cnbb ha ammesso che padre Rolim era stato dimesso quattro anni fa dalla parrocchia di Petropolis, nello stato di Rio de Janeiro, quando erano emersi la sieropositività e alcuni problemi psichici dovuti a idrocefalia. Rolim rischia fino a sei anni di carcere per il tentativo di abuso sessuale di minorenne, o, se riconosciuto infermo di mente, la reclusione in un manicomio criminale.

  • I magistrati brasiliani chiedono l’estradizione. Lui si difende: «Accuse solo per incastrarmi»

    I magistrati brasiliani chiedono l’estradizione. Lui si difende: «Accuse solo per incastrarmi»

    «Missionario gesuita affittava i bambini ai turisti del sesso»

    MILANO 21/08/2009 – «Quel missionario è un pedofilo». Un’accusa infamante, terribile, per un sacerdote che da oltre 30 anni si occupa dei bambini delle zone più povere del pianeta.

    Un’accusa fondata per la Procura dello Stato di Bahia che, come riporta l’agenzia di stampa Apicom, da mesi indaga sulla vita (e sul lavoro) di padre Clodoveo Piazza. Ma il sacerdote, che attualmente si trova in una missione in Mozambico, si difende: Vogliono incastrarmi, non c’è nulla di vero.

    Di più. «Sono rimasto profondamente scioccato dalle accuse che mi hanno rivolto – afferma in una lettera inviata dal Mozambico – dopo essermi sacrificato tanto, per tante persone e per tanti anni, è triste ricevere una risposta di questo tipo, da parte di un gruppettino di persone senza credibilità. Confido che queste accuse esagerate siano smascherate».

    http://www.cronacaqui.it/news-missionario-milanese-favoriva-abusi-sui-bimbi-brasiliani_25887.html

  • Gesuita milanese indagato per abusi “E’ pericoloso, lavora con bambini”

    Gesuita milanese indagato per abusi “E’ pericoloso, lavora con bambini”

    Milano, 20 agosto 2009 – L’ombra della pedofilia aleggia su padre Clodoveo Piazza, missionario per oltre 30 anni in Brasile accanto ai ‘meninos de rua’ e dal novembre 2008 responsabile dei programmi di lotta alla povertà della Compagnia di Gesù in Mozambico.

    Secondo il procuratore dello Stato di Bahia, Lidivaldo Britto, per anni Padre Clodoveo Piazza, gesuita milanese, avrebbe abusato sessualmente e favorito abusi su una decina di bambini che frequentavano l’organizzazione non profit ‘Fraternal Help Organization’ con sede a Salvador de Bahia.

    Padre Clodoveo Piazza “sta lavorando con i bambini in Mozambico e questo è pericoloso per loro. Dobbiamo allertare la comunità internazionale. Abbiamo inviato all’ambasciata del Mozambico una copia del provvedimento giudiziario”, ha detto Britto.

    Nei prossimi giorni un giudice brasiliano stabilirà se richiedere l’estradizione o far spiccare un mandato di arresto internazionale, ha spiegato Britto aggiungendo che le stesse accuse sono state mosse nei confronti di M. de P.S., un ex direttore dell’organizzazione.

    Secondo quanto riferito da Britto, le testimonianze dei bambini raccontano inoltre che “adulti stranieri si presentavano” nella sede dell’organizzazione, “sceglievano i bambini e ne abusavano sessualmente”; i bambini avrebbero dormito nudi nei letti degli ospiti. Se riconosciuti colpevoli i due imputati rischiano fino a dieci anni di carcere.

    http://www.ilgiorno.it//milano/2009/08/20/220753-gesuita_milanese_indagato_abusi.shtml

  • Abusi del clero. Vaticano: “I seminari scuola di felicità”

    Abusi del clero. Vaticano: “I seminari scuola di felicità”

    Come al solito il Vaticano pretende di risolvere il problema degli abusi sessuali del clero battendo il tasto della repressione sessuale, ossia insistendo sulla causa stessa degli abusi del clero.

    “I seminari scuola di felicità”, dice mons. Bruges. E c’è da capire cosa ci sia di felice in una vita di repressione del principale istinto umano, quello sessuale.

    19/08/2009 14.53.51

    Mons. Bruguès: il seminario sia una “scuola della felicità dell’essere sacerdoti”

    Un testo “breve, incisivo e molto chiaro” sulla formazione dei candidati al sacerdozio potrebbe essere pubblicato al termine dell’Anno sacerdotale. L’iniziativa è allo studio della Congregazione per l’Educazione Cattolica che ha intenzione di proporre nei prossimi mesi la convocazione della Commissione interdicasteriale permanente per la formazione dei candidati agli ordini sacri. E’ quanto ha annunciato in un’intervista rilasciata all’Osservatore Romano il segretario del dicastero vaticano, l’arcivescovo Jean-Louis Bruguès. Il presule sottolinea, in particolare, la centralità dell’opera educativa nella missione della Chiesa. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

    L’opera educativa della Chiesa contribuisce a valorizzare il sapere e la cultura unendo lo sforzo pedagogico ad una formazione integrale della persona. “Una buona formazione – spiega l’arcivescovo Jean-Louis Bruguès – è quella capace di adattarsi all’evolversi e ai cambiamenti della società”. Ma nelle società secolarizzate – aggiunge – rischia di essere dimenticata la dimensione spirituale. In Italia, anche se la società si è secolarizzata – fa notare il presule – la Chiesa ha comunque “saputo restare molto presente nella vita sociale come nella vita politica”. Ci sono poi Paesi, soprattutto dell’Africa e dell’America Latina, dove emerge soprattutto il ruolo sociale dei presbiteri. Il sacerdote, nel suo ruolo di “mediatore tra cielo e terra”, “agisce in persona Christi” ed è al servizio della comunità cristiana della Chiesa e della società. Per questo – aggiunge il presule – occorre che il seminario sia una scuola dove far risplendere la “felicità” e il “gusto” dell’essere sacerdoti. L’auspicio, espresso dall’arcivescovo Jean-Louis Bruguès, è che “la comunità dei fedeli si senta responsabile del sacerdote che la guida”. Ricordando infine l’importanza dell’educazione, “condizione indispensabile per il funzionamento della democrazia, per la lotta contro la corruzione, per l’esercizio dei diritti politici e sociali”, il presule indica due vie: per rendere ancora più fruttuoso lo sforzo pedagogico – afferma – c’è anche bisogno di “generosità” e di “discernimento” nell’accogliere le nuove generazioni: si tratta di discernere in loro ciò che si deve incoraggiare da ciò che si deve correggere.

  • Ma il pregiudicato (don?) Gelmini non è stato ridotto allo stato laicale? Che compleanno ha da festeggiare visto che non è più prete?

    Ma il pregiudicato (don?) Gelmini non è stato ridotto allo stato laicale? Che compleanno ha da festeggiare visto che non è più prete?

    Ma il pregiudicato (don?) Gelmini non è stato ridotto allo stato laicale? Che compleanno ha da festeggiare visto che non è più prete?

    Santa Cristina D’Aspromonte (RC): Cerimonia per i 60 anni di sacerdozio di Don Gelmini giorno di Ferragosto.

    Scritto da Bruna Italia Massara on ago 15th, 2009 archiviato in Calabria, Cronaca, Eventi, Reggio Calabria, Regionale, Religione, Rubriche, Santa Cristina d’Aspromonte. Puoi seguire questo articolo con gli RSS 2.0. Puoi lasciare un commento a questo articolo compilando il form in fondo allo stesso
    Santa Cristina D’Aspromonte (RC): Cerimonia per i 60 anni di sacerdozio di Don Gelmini giorno di Ferragosto.

    SANTA CRISTINA D’ASPROMONTE (REGGIO CALABRIA), 15 Agosto 2009 – Si è svolta stamani a Zervò, nel cuore dell’Aspromonte, la consueta funzione religiosa di Ferragosto celebrata nella ‘Comunità Incontro’ dove sono stati celebrati anche i sessant’anni di sacerdozio di Don Pierino Gelmini.
    ‘Comunità Incontro’ a Zervò nel cuore dell’Aspromonte.

    ‘Comunità Incontro’ a Zervò nel cuore dell’Aspromonte.

    Alla cerimonia, celebrata dall’arcivescovo emerito di Gerusalemme, Hillarion Cappucci, hanno partecipato lo stesso Don Pierino, ed il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. La messa è stata celebrata nella ‘cattedrale naturalè della Comunità, una radura circolare delimitata da abeti e faggi. Per l’occasione si sono ritrovati i ragazzi della comunità di Zervò i loro familiari, gli amici ed i giovani che negli anni precedenti hanno terminato il programma di recupero. Nel corso della cerimonia è stato più volte ribadito l’invito ai giovani a proseguire sulla strada intrapresa con un netto rifiuti alla droga. Oltre all’omelia dell’arcivescovo emerito di Gerusalemme a margine della cerimonia c’è stato anche un intervento di Don Pierino Gelmini.(Ansa)

  • Don Gavino Lai da Ulassai (NU) “Violentò 2 bimbi durante la messa”

    Don Gavino Lai da Ulassai (NU) “Violentò 2 bimbi durante la messa”

    6° prete in 15 giorni.

    Sacerdote accusato di pedofilia, Indaga la Procura di Lanusei

    Un sacerdote di Ulassai è finito sotto inchiesta per pedofilia. Don Gavino Lai, 81 anni, secondo l’accusa avrebbe rivolto attenzioni sessuali su due bambini, all’interno di un confessionale.

    Un’accusa infamante che gli è crollata addosso come un macigno. Don Gavino Lai, 81 anni, originario di Ulassai, canonico della diocesi d’Ogliastra, ex preside dell’istituto magistrale Maria Immacolata di Lanusei è sotto inchiesta per abusi sessuali su minori: il sacerdote avrebbe rivolto le sue turpi attenzioni su due bambini, addirittura all’interno di un confessionale, durante una messa celebrata al santuario Madonna d’Ogliastra. La Procura della Repubblica ha avviato le indagini da tempo, sulla base di una denuncia che ha seguito insistenti mormorii. E’ stata perquisita anche la casa dell’anziano sacerdote ma sul risultato del blitz c’è un riserbo assoluto.

  • Violentata da preti. Il vescovo: “Vai all’inferno puttana”

    Violentata da preti. Il vescovo: “Vai all’inferno puttana”

    Melbourne, l’arcivescovo Cattolico Denis Hart ha detto «vai all’inferno, puttana» a una donna che era stata violentata da un prete, condotta dichiarata terrificante da un magistrato di Victoria. L’arcivescovo Hart si è in seguito scusato con la donna davanti alla Corte di Melbourne per ciò che il magistrato Anne Goldsborough ha definito come un «terrificante abuso verbale.»

    Ma la scorsa notte, l’arcivescovo Hart ha ripetutamente affermato che «non ricorda» i suoi commenti o il rimprovero del magistrato, avvenuti a metà del 2004. «Sono passati tanti anni, non ricordo di preciso,» ha detto durante un’intervista al quotidiano The Age.

    Quando gli è stato fatto presente che avrebbe dovuto certamente ricordare in quanto è stato oggetto di dibattito per la corte, ha ripetuto nuovamente: «non ricordo.»

    I documenti della corte confermano lo sfogo dell’arcivescovo dopo aver ottenuto un’ingiunzione contro la donna, che lo aveva perseguitato dopo essere stata violentata dal sacerdote Barry Whelan nel 2001.

    Il magistrato ha detto che l’arcivescovo Hart, «su tutte le furie,» ha detto alla donna «vai all’inferno, puttana» quando ha bussato alla sua porta all’1 e 20 del mattino nel Marzo del 2004. La donna è stata oggetto di una precedente ingiunzione dopo aver lanciato pietre attraverso una finestra della casa dell’arcivescovo e aver litigato con lui e il suo staff.

    Consegnando le sue conclusioni nel Giugno del 2004, il magistrato Goldsborough ha detto: «l’arcivescovo Hart si è scusato per questo atto terrificante e scortese direttamente dal banco dei testimoni in mia presenza.»

    Il magistrato non ha ritenuto che «l’arcivescovo fosse impaurito o preoccupato per sé stesso o altri» quando ha trovato la donna di fronte alla porta d’ingresso di casa sua – ma ha altresì definito inaccettabile la condotta della donna.

    Il magistrato ha rilevato che l’arcivescovo era furioso in quanto la sua privacy era stata gravemente violata in seguito alla visita notturna. Ma ha rigettato la richiesta fatta dall’avvocato dell’arcivescovo di non tenere in considerazione la violenza subita dalla donna.

    «Sono sicuro… dall’arcivescovo stesso che [lui] … ha una buona comprensione della complessa serie di circostanze nelle quali [la vittima] si trova almeno in parte causate… dall’abuso dell’ex sacerdote Barry Whelan. »

    Nelle sue conclusioni, il magistrato ha anche detto che dopo aver visitato la casa dell’arcivescovo, la donna ha chiesto le sue scuse per i suoi commenti e ha detto telefonicamente al suo staff di volerlo uccidere. Goldsborough ha constatato che la donna «non aveva alcuna intenzione di portare a termine la sua minaccia,» ma l’ha definita «minatoria e allarmante.»

    «La vittima ha affermato che il suo comportamento durante le conversazioni al telefono è scaturito dal dolore e dalla frustrazione,» scrive il magistrato Goldsborough.

    «Sebbene sia completamente comprensibile da un lato, è assolutamente inaccettabile in tutti gli altri.» Whelan ha abusato della donna nel 2001, dopo l’annullamento della sospensione commiatagli negli anni ’90 a seguito di accuse di violenze sessuali.

    In diverse decadi, almeno cinque donne hanno accusato Whelan di averle violentate, compresa una donna che aveva 13 anni al momento della violenza e un’altra che sostiene di aver dato alla luce il figlio di Whelan.

    La chiesa aveva raggiunto nel 2006 un accordo segreto con la donna coinvolta nel caso del 2004.

    Benché non fosse in grado di ricordare i suoi commenti verso la donna e il rimprovero del magistrato, l’arcivescovo Hart ha rivelato alcuni degli eventi che hanno portato al processo. «Ho indossato la tonaca, sono andato alla porta ed ero molto infastidito… [lei stava] suonando e suonando ancora, mi ero appena addormentato, ero molto stanco, stavo per partire per Roma e sono sceso e sono sicuro che ho parlato con forza, ma ciò che ho detto non lo ricordo.»

    Lo scorso mese in una pubblicazione della Cattedrale St Patrick, Barry Whelan era stato definito “tesoro nazionale”, malgrado le indagini interne della chiesa avessero confermato gli abusi dell’ex sacerdote. L’arcidioceso ha poi affermato che si è trattato di un errore e si è scusata.

    Le indagini del quotidiano The Age sul modus operandi della Chiesa Cattolica di Melbourne nel gestire i casi di accuse di violenza sessuale hanno portato alla luce:

    1) Che un sacerdote accusato di aver violentato un minore è stato informato da un’investigatore della chiesa di essere oggetto di un’indagine della polizia.

    L’arcivescovo Hart ha affermato di aver accettato la giustificazione di Peter O’Callaghan di non aver avuto alcun divieto di informare il sacerdote dell’indagine della polizia.

    2) I commenti del vicario generale Les Tomlinson, secondo il quale esisterebbe “un’industria delle vittime” di abusi sessuali commessi da sacerdoti, che sfrutterebbe le vittime per fare soldi. Commenti che l’arcivescovo Hart ha definito «inutili.»

    3) Le richieste di un gruppo di vittime, sostenute da due vescovi, di riesaminare la gestione delle lamentele dell’arcidiocesi di Melbourne. L’arcivescovo Hart ha affermato che non c’è alcun bisogno di riesaminare il sistema. «Preferisco concentrarmi sulla compassione che dobbiamo mostrare alle vittime… Sono persone che avrebbero dovuto aspettarsi di più dai sacerdoti ed è una tremenda sofferenza essere traditi da coloro in cui avevano riposto fiducia.»