Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Redazione WebNews

  • Don Baresi chiede l’assoluzione

    Don Baresi chiede l’assoluzione

    Lunedì, 11 maggio 2009 18:06:38

    (red.) E’ stata la volta della difesa di don Marco Baresi, questa mattina, nel processo che vede imputato l’ex vice rettore del seminario vescovile di via Bollani a Mompiano, Brescia, accusato di pedofilia e abusi sessuali nei confronti di un giovane seminarista all’epoca dei fatti minorenne e di detenzione di materiale pedopornografico.
    La settimana scorsa, l’accusa aveva chiesto dieci anni di carcere (vedi qua). Lunedì il suo avvocato, Luigi Frattini, ha chiesto l’assoluzione per il prete, che si trova ancora agli arresti domiciliari nella casa dei genitori dopo l’arresto del 27 novembre di due anni fa.
    Durante il processo a porte chiuse, il ragazzo che ha denunciato Baresi ha ribadito la sua versione dei fatti. La sentenza è attesa il 20 maggio.

    http://www.quibrescia.it/index.php?/content/view/12253/1/

  • Don Bellei. Le ragazze che si appartano come i preti pedofili

    Don Bellei. Le ragazze che si appartano come i preti pedofili

    La difesa di Don Bellei

    la Gazzetta di Modena — 09 maggio 2009 pagina 16 sezione: CRONACA
    Una fedele contro il parroco della chiesa dello Spirito Santi di via Fratelli Rosselli, per le parole che il sacerdote – molto noto in città – avrebbe pronunciato un paio di settimane fa durante l’omelia, dedicata alla responsabilità individuale, della messa domenicale. Si è saputo solo ora perché la lettrice Anna Maria Cortesi ha mandato una lettera alla Gazzetta in cui attacca don Bellei. «Voglio denunciare – scrive la signora – le gravi affermazioni del parroco pronunciate durante la messa dello scorso 26 aprile e dedicate al modo in cui giornali e tg fanno informazione. Don Bellei ha detto che se comunichi che ci sono tra noi, poniamo, 100-150 preti pedofili od omosessuali tutti pensano sia un numero enorme. Se specifiche invece che questi sono sparsi in tutto il mondo e non concentrati a Vaciglio o Modena allora il numero fa meno impressione? Domanda da girare ai bambini loro vittime e alle famiglie». Anna Maria Cortesi dice di essere uscita dalla chiesa, ricevendo un “rimbrotto” dall’officiante: «Il parroco ha detto che si tratto di uno squallido e grave reato che va condannato e pulito penalmente, ma ha aggiunto che le ragazze che si appartano in auto con il fidanzato alla fine non possono considerarsi Santa Maria Goretti». Don Bellei ostenta tranquillità e respinge ogni accusa, confermando però di avere pronunciato tutte le frasi contenute nella lettera. «Estrapolando – spiega – questi concetti sembra io sia uscito di senno e invece non ha ricevuto alcun altro commento a parte l’atteggiamento della signora che non è mia parrocchiana. Siamo tutti liberi, ma deve essere chiaro che ho fatto degli esempi all’interno dell’omelia, ben conscio del tipo di pubblico cattolico che avevo di fronte. Si può essere d’accordo o no, ma io spiegavo la dottrina cattolica all’interno della responsabilità che tocca tutti». Ma così le vittime non rischiano di esserlo 2 volte? «Avevo tanti giovani a messa – continua il parroco – e ricordo che il Papa, sui preti pedofili, è stato duro molto più del precedente. Lo stupro è un altro reato odiosissimo però la vittima deve stare attenta ed essere sobria anche nei costumi e nel comportamento. E’ come se io cercassi di scalare una montagna, non avendone le competenze, facendomi male: devo essere curato ma pur essendo vittima sono in parte responsabile, visti i miei atteggiamenti, della situazione». (stef.lup.)

  • La sentenza – La Corte d’Appello di Brescia ha confermato la condanna a 4 anni

    La sentenza – La Corte d’Appello di Brescia ha confermato la condanna a 4 anni

    La sentenza – La Corte d’Appello di Brescia ha confermato la condanna a 4 anni di reclusione per il prete che nel 2004 molestò una undicenne del paese, già abusata da un villeggiante milanese oggi 65enne, condannato a sua volta a 6 anni. Il religioso inviò anche alcuni sms compromettenti alla ragazzina pregandola di non parlare.

    La corte d’appello di Brescia ha confermato la sentenza di primo grado emessa un anno fa dal tribunale di Bergamo a carico di Don Matteo Diletti, 37 anni, e Ugo Cattaneo, 65 anni, milanese, condannati rispettivamente a 4 e 6 anni di carcere per abusi sessuali nei confronti di una bambina di Vilminore di Scalve.

    Tutto iniziò nel 2002, quando la vittima, che all’epoca era appena 11enne, iniziò a subire le attenzioni di Cattaneo, suo vicino di casa. La bambina nel 2004 si decise a confidarsi con la madre, che la indirizzò in oratorio pensando che lì avrebbe trovato un ambiente amico in cui poter dimenticare. Qui conobbe don Diletti, che però, secondo l’accusa, di lì a poco iniziò a sua volta ad abusare di lei. Quando la ragazzina si decise a raccontare anche queste molestie, il prete iniziò a mandarle alcuni sms compromettenti, pregandola di non dire nulla a nessuno dei loro incontri.
    Una brutta storia che ha diviso il paese, tanto che al processo si sono presentati alcuni abitanti inneggianti all’innocenza dell’ex curato. Innocenza cui evidentemente il giudice non ha creduto: è stata infatti respinta la richiesta di attenuanti per la lievità dei fatti avanzata dal procuratore generale a vantaggio del prete. La corte d’appello ha infatti accolto la tesi del difensore di parte civile, l’avvocato Stefano Paganelli, che ha sottolineato come anzi don Diletti avesse approfittato del fatto che la giovane si fosse fidata di lui.
    Oggi la ragazza, 17enne, vive lontano dalla famiglia, studia altrove ospitata da una parente e torna in paese solo il fine settimana.

  • In Canada una donna ha avuto un risarcimento milionario dalla diocesi di London, chiamata a pagare dopo la morte del prete.

    In Canada una donna ha avuto un risarcimento milionario dalla diocesi di London, chiamata a pagare dopo la morte del prete.

    In Canada una donna ha avuto un risarcimento milionario dalla diocesi di London, chiamata a pagare dopo la morte del prete.

    In Italia purtroppo, diversamente dagli USA, Canada, Regno Unito, ecc, le diocesi non rispondono mai economicamente delle malefatte dei preti, anche se essi agiscono nel loro ministero e grazie al loro ruolo ecclesiastico.

    E i preti in Italia sono quasi sempre nullatenenti (almeno ufficialmente) e il loro stipendio è impignorabile, cosicché le vittime non potranno mai concretamente farsi pagare i risarcimenti ottenuti in sede processuale.

    Al danno la beffa, mentre i preti criminali, scontati qualche mese di domiciliari, quando capita, se ne tornano in qualche remota parrocchia, con lo stipendio da prete e tutti i privilegi e le protezioni di cui godono.

    E le vittime a piangere tutta la vita il torto subito.

    «È stata fatta piena giustizia». Così Robert Talach, l’avvocato di Lou Ann Soontiens, per anni vittima degli abusi di padre Charles Sylvestre e costretta a un aborto in giovane età, commenta l’accordo da 1,75 milioni di dollari raggiunto ieri con la Diocesi di London.
    Ma Lou Ann Soontiens, di Chatham, non è l’unica vittima di padre Sylvestre, che si era dichiarato colpevole nel 2006 di quarant’anni di abusi per morire tre mesi dopo il suo ingresso in carcere.
    Sono almeno 47 i giovani molestati a suo tempo dal parroco che aveva servito in diverse parrocchie dell’Ontario, da London a Sarnia, da Chatham a Windsor e Palin Court. «I casi di sedici di queste sono ancora aperti – spiega Talach – Quanto deciso ieri non potrà rappresentare un precedente dal punto di vista legale perché si tratta di un accordo, ma certamente quanto è stato deciso ieri rappresenterà un precedente psicologico per le cause future».
    «Si tratta del più grande risarcimento di questo genere mai assegnato in Canada – continua l’avvocato – Non ci aspettavamo una cifra del genere».
    Sicuramente i soldi non serviranno a cancellare tutto il dolore che Lou Ann Soontiens si è portata dietro per anni, dopo aver subito abusi per anni ed essere stata addirittura costretta ad abortire, ancora giovanissima, a causa delle molestie subite. «Certamente preferirebbe poter tornare indietro con una macchina del tempo e cancellare tutto quello che ha sofferto – dice Talach – Ma adesso, dopo aver trovato i coraggio di farsi avanti e aver sopportato tre anni di processo, si sente in qualche modo sollevata».
    Vuole tornare alla normalità spiega Talach: «Le ho chiesto cosa voleva fare con i soldi, mi ha detto che pensava di comprarsi delle tende nuove. Io le ho suggerito che avrebbe potuto comprarsi un casa nuova, ma probabilmente deve ancora rendersi conto che la sua vita è cambiata». Ma non ha dimenticato quello che è successo a lei e ad altre persone come lei: «So che vuole darsi da fare per aiutare altre vittime», dice l’avvocato.

    Talach spiega poi che questa sentenza potrebbe essere importante per molte di queste, per dare loro il coraggio di farsi avanti. «Possiamo essere a un punto di svolta – dice – perché, ancora oggi, molte persone che subiscono questo tipo di abusi rimangono in silenzio».
    Una cultura del silenzio, specie all’interno della gerarchia cattolica in Canada, che arriva da lontano. «Negli anni Sessanta e Settanta nessuno osava farsi avanti per paura dello scandalo. Per venire a sapere di questi casi abbiamo dovuto aspettare che i bambini che avevano subito abusi diventassero grandi e potessero parlare in prima persona». E secondo lui non c’è ragione di pensare che certe cose non avvengano più: «Continuano ancora oggi, a scuola, in chiesa o in un parco». La differenza per lui è che ora le cose potrebbero cambiare, ribadisce l’avvocato, ricordando che oggi come in passato ad essere più colpite sono le comunità cattoliche, come quella italiana ma anche quella portoghese o quella polacca a cui lui stesso appartiene.

  • Il testo completo del rapporto sugli abusi di preti e suore in Irlanda

    Il testo completo del rapporto sugli abusi di preti e suore in Irlanda

    Mi diceva: “Sarà il nostro piccolo segreto, se lo dirai a qualcuno ti manderemo in adozione”. Ero spaventata a morte, non dissi mai niente. Successe più di una volta.

    Ogni volta che poteva entrare si masturbava sopra di me e mi faceva fare lo stesso con lui. Smise di farmi vedere i miei genitori: aveva paura che lo dicessi.

    Venne, mi buttò giù dal letto e mi portò in camera sua, accese la radio a tutto volume e disse: “Togliti quel pigiama di dosso, ora puoi gridare quanto vuoi, piccolo bastardo!” Si masturbava con la sinistra e intanto mi frustava con la sua cintura.

    Un prete guardava mentre l’altro mi violentava, poi si scambiavano i posti. Ogni volta finiva con forti percosse. Quando lo raccontai in confessione, il sacerdote mi disse che ero un bugiardo. Non ne parlai mai più.

    Un giorno stavo giocando a basket; venne da me e mi disse “Ho dei dolci per te, in camera mia”. Io pensai davvero che li avesse. Lui andò in camera sua e tornò nudo, mi disse di spogliarmi e mi cosparse di olio. Mi portò in camera sua e chiuse la porta. Poi mi fece fare sesso orale e altre cose del genere. Non mi piace parlarne.

    E’ appena il caso di aggiungere che il primo ministro irlandese Brian Cowen, dopo aver preso visione di questo schifo, ha dichiarato che il paese riformerà i servizi sociali per l’infanzia, esprimendo vergogna per l’incapacità dello Stato di fronteggiare la situazione nel passato, e chiedendo agli ordini ecclesiastici di aumentare le somme stanziate per risarcire le vittime.
    Intanto, in Italia, la CEI chiede allo Stato di aumentare i fondi per le scuole cattoliche.
    Lo vedi, alle volte, come si incastrano le notizie?

  • La pena per P. Kewin è divenuta definitiva

    La pena per P. Kewin è divenuta definitiva

    La Corte di Cassazione lo scorso novembre ha reso definitiva la condanna a due anni di reclusione inflittagli per abusi sessuali su una minorenne. Il sacerdote fu denunciato da una bambina di appena nove anni, la quale raccontò che le aveva messo le mani addosso dopo una lezione di catechismo.

    Padre Kevin ha sempre sdegnosamente respinto l’accusa ma la piccola confermò in sede di incidente probatorio davanti al gip tutte le dichiarazioni rese in fase d’indagini preliminari ai carabinieri. La bimba venne successivamente giudicata pienamente attendibile dai consulenti psichiatrici che l’esaminarono ripetutamente per ordine del giudice per le indagini preliminari.

    «Non voglio più andare, non voglio più andare, mi ha chiesto di fare l’amore…» raccontò nel maggio del 2004 la piccola, agitatissima e in lacrime, alla cassiera d’un bar poco distante dalla canonica. Dopo qualche minuto entrò padre Kevin. La bambina s’ammutolì e scappò via, tornando a casa e raccontando tutto ai genitori. Il sacerdote, invece, chiese una bibita e tornò in chiesa.

  • Card. Hummes. Preti pedofili vanno puniti. E perché non li denunciano?

    Card. Hummes. Preti pedofili vanno puniti. E perché non li denunciano?

    Vaticano/ Card.Hummes: Preti pedofili vanno puniti, ma minoranza
    di Apcom
    Stragrande maggioranza di sacerdoti sono persone molto degne
    Città del Vaticano, 27 mag. (Apcom) – I sacerdoti che si sono macchiati di abusi sessuali vanno investigati, giudicati e “debitamente” puniti, per il prefetto della Congregazione vaticana del clero, ma rappresentano “una percentuale molto piccola del clero”. In una lettera stilata per l’”anno sacerdotale” voluto dal Papa, che si apre il prossimo 19 giugno, il card. Claudio Hummes sottolinea che “dovrà essere un anno positivo e propositivo, in cui la Chiesa vuol dire innanzitutto ai sacerdoti, ma anche a tutti i cristiani, alla società mondiale, attraverso i mass media globali, che è fiera dei suoi sacerdoti, li ama, li venera, li ammira e riconosce con gratitudine il loro lavoro pastorale e la loro testimonianza di vita. Davvero, i sacerdoti sono importanti non solo per ciò che fanno, ma anche per ciò che sono. Al contempo – ammette il porporato – è vero che alcuni sacerdoti sono talora apparsi coinvolti in problemi gravi e situazioni delittuose. Ovviamente, bisogna continuare ad investigarli, giudicarli debitamente e punirli. Questi casi, però, riguardano una percentuale molto piccola del clero. Nella stragrande maggioranza i sacerdoti sono persone molto degne, dedicate al ministero, uomini di preghiera e di carità pastorale, che investono l’intera esistenza nell’attuazione della propria vocazione e missione, spesso con grandi sacrifici personali, ma sempre con amore autentico verso Gesù Cristo, la Chiesa e il popolo, solidali con i poveri e i sofferenti. Perciò, la Chiesa è fiera dei suoi sacerdoti in tutto il mondo”. L’anno sacerdotale, scrive ancora Hummes, deve essere anche “un anno in cui si prendono in esame le condizioni concrete ed il sostentamento materiale in cui vivono i nostri sacerdoti, alle volte obbligati a situazioni di dura povertà”.

    http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=736057

  • Padre Alberto Cutie è un personaggio televisivo conosciutissimo nella televisione latina per la sua trasmissione “Cambia la tua vita con Padre Alberto”

    Padre Alberto Cutie è un personaggio televisivo conosciutissimo nella televisione latina per la sua trasmissione “Cambia la tua vita con Padre Alberto”

    Padre Alberto Cutie è un personaggio televisivo conosciutissimo nella televisione latina per la sua trasmissione “Cambia la tua vita con Padre Alberto” ed è stato pizzicato su una spiaggia di Miami mentre baciava una sconosciuta in atteggiamenti non proprio paternalistici. I giornali sono pieni di questo gossip internazionale (escluso l’Italia) che coinvolge la Chiesa Cattolica

    http://www.univision.com/content/content.j…d=0&cid=1931823

    Padre Alberto, ‘in fraganti’
    Sorprendieron al sacerdote con una mujer

    TVnotas USA
    Cutié oficia misa en la parroquia de San Francisco de Sales, en Miami Beach.
    Notimex

    7 de Mayo de 2009

    Caso del Padre Alberto. Opina aquí

    MIAMI, Florida – Alberto Cutié, uno de los sacerdotes hispanos más populares de Estados Unidos, fue captado acariciando a una supuesta amante, en lo que representa la primera foto de un paparazzo a un cura católico latino ‘in fraganti’ con una mujer.

    En su edición 646 de esta semana, la revista TVnotas USA publicó en exclusiva ocho páginas con 25 fotografías de Cutié, un admirado sacerdote de origen cubano nacido en Puerto Rico.

    Se olvidó del celibato

    La publicación precisó que además de las gráficas, cuenta con imágenes de video en las que se aprecia al padre católico “abrazando, besando e introduciendo su mano dentro de la parte baja del bikini de una mujer, en una de las playas de Miami”.

    Fotos

    Padre Alberto: ¿adiós al celibato?

    Las fotos fueron tomadas en tres diferentes días e incluyen imágenes en la terraza de un bar, frente a otros clientes; la segunda días después, cargándola ‘a caballito’ y en evidente actitud romántica, de madrugada, y ante la mirada de unos paseantes.

    La tercera imagen fue lograda en la playa pública, apunta la fuente. “Sabemos que [las imágenes] sorprenderán a muchos”, aseguró Juan García Alejandro, director editorial de TVnotas USA.

    Video

    Miami reaccionó a fotos de Padre Alberto

    Debido a que el Padre Alberto es una indiscutible figura pública, “decidimos sacarlas a la luz en un momento en que la sociedad ve con asombro y más frecuencia que algunos sacerdotes católicos han decidido dejar a un lado el celibato” y vivir como cualquier hombre.

    En 1998, Cutié inició su carrera como una figura pública en una televisora hispana en Estados Unidos, en el talk show del Padre Alberto, pionero en su tipo en Latinoamérica.

    Video

    Conducta inapropiada de Padre Alberto

    Después condujo en la televisión local los programas Cambia tu vida con Padre Alberto y actualmente Abre tu alma con Padre Alberto.

    Además, Cutié oficia misa en la parroquia de San Francisco de Sales, en Miami Beach, publica su columna Consejos de amigo en diarios hispanos y promueve su libro Ama de verdad, vive de verdad.

    También es director general de Radio Paz, estación que lleva a la comunidad un mensaje de fe, esperanza y amor.

    TVnotas USA es una revista de Maya Publishing Group, empresa con sede en Miami, Florida, que edita también para el mercado hispano de Estados Unidos los títulos H para Hombres, H Extremo y Récord Semanario de Futbol.

    ¿Qué opinas de los sacerdotes que hacen a un lado el celibato?

     

  • Don Dessì: il 27 maggio processo in Cassazione

    Don Dessì: il 27 maggio processo in Cassazione

    Gazzetta di Parma
    II Ultimo atto per don Marco Dessì. Il processo contro il sacerdote sardo – condannato a 8 anni lo scorso 31 ottobre dalla Corte d’appello di Bologna per violenza sessuale su alcuni ragazzi della comunità di Chinandega, in Nicaragua, di cui era responsabile – arriva in Cassazione il prossimo 27 maggio.

    A giudicare l’ex missionario, sospeso a divinis dal Vaticano, sarà la terza sezione della Suprema Corte.

    In primo grado, pur potendo contare sullo sconto di un terzo grazie alla scelta del rito abbreviato, fu condannato a 12 anni dal gup Roberto Spanò. In appello, la difesa del sacerdote – rappresentata dagli avvocati Pierluigi Concas e Massimo Jasonni – che aveva tentato di scardinare il quadro accusatorio, aveva comunque ottenuto una riduzione della pena.
    Un’inchiesta complessa, quella condotta dal pm Lucia Russo, partita dopo le denunce, raccolte da alcuni volontari italiani, da parte di sei ragazzi che poi si appoggiarono ad alcune associazioni, come «Rock no war» di Modena e «Solidando» di Cagliari. Sul computer del prete furono trovati 1.442 file pedopornografici, alcuni dei quali scaricati anche due giorni prima dell’arresto, avvenuto il 4 dicembre 2006.

  • Emilia R./ Cesena,sacerdote abusa 20enne in canonica: arrestato

    Emilia R./ Cesena,sacerdote abusa 20enne in canonica: arrestato

    Adescato con la scusa di trovargli un lavoro

    Un sacerdote, cappellano di una piccola chiesa nel cesenate è stato arrestato con la pesante accusa di violenza sessuale aggravata e lesioni personali: secondo gli inquirenti il sacerdote, 29enne boliviano, ha stuprato un giovane di 20 anni adescandolo durante una festa parrocchiale, con la scusa di trovargli un lavoro.

    L’ufficio anticrime e le volanti del commissariato di Cesena – si legge in una nota della questura di Forlì-Cesena – domenica mattina ha arrestato il cittadino boliviano Tejada Coca Alvaro, 29 anni, cappellano in una chiesa di Gambettola, in provincia di Forlì-Cesena, per i reati in concorso fra loro di violenza sessuale aggravata e lesioni personali dolose, reati consumati nei confronti di un ragazzo italiano poco più che ventenne.

    Il ragazzo, spiega la polizia, era da pochi giorni a Cesena, ospite di alcuni familiari, per trovare lavoro. E, sabato sera, insieme ai parenti, è andato ad una festa parrocchiale a Gambettola, quando è stato avvicinato dal sacerdote, il quale, venuto a conoscenza del fatto che era alla ricerca di un impiego, gli ha prospettato la possibilità di un lavoro stagionale nei campi scuola estivi per i ragazzi della parrocchia.

    Il sacerdote ha così invitato il 20enne nel proprio studio, dentro il plesso parrocchiale, con la scusa di mostrargli i progetti organizzativi dei campus, il giovane, allettato dalla possibilità di lavoro, lo ha seguito senza remore.

    Poi, sempre con il miraggio del lavoro, “con una scusa banale lo ha condotto fino nella propria stanza, al primo piano della canonica, dove – spiega la questura – il sacerdote ha tentato un primo approccio sessuale, che dato il diniego del giovane, si trasformava in un gesto di violenza, fino a sfociare in un abuso sessuale completo”. Quando il ragazzo è tornato dai familiari, alla festa parrocchiale, non è riuscito a mascherare il trauma e il suo stato d’animo, ma non è riuscito a parlare e i familiari hanno insistito con la richiesta di spiegazioni. A distanza di qualche ora, superata la vergogna, il ragazzo ha raccontato ai parenti la violenza subita.

    Portato al pronto soccorso dell’ospedale Bufalini di Cesena, i sanitari – sottolinea la polizia – hanno riscontrato la violenza sessuale e le lesioni subite. Gli agenti dell’ufficio anticrimine di Cesena e le volanti sono subito arrivate in ospedale, poi, sono andati nella Chiesa di Gambettola, fin nella stanza del sacerdote boliviano, che dormiva. Il cappellano è stato arrestato e “ha ammesso ogni addebito ad eccezione della violenza asserendo che il giovane era consenziente, in palese contrasto con quanto riscontrato dai sanitari”. Gli agenti hanno perquisito e sequestrato i locali e alcuni oggetti, mentre la polizia scientifica ha refertato numerose campionature di materiale biologico, indumenti e oggetti vari “attestanti la consumazione del reato, il tutto con la precisa finalità investigativa di conservare e congelare lo stato dei luoghi”. Sottoposto ai rilievi dattiloscopici e fotografici in commissariato di Cesena, il pm della procura della Repubblica di Forlì – Cesena Fabio Di Vizio ha disposto che l’arrestato fosse portato nel carcere di Forlì.

    La procura della Repubblica di Forlì e il commissariato della polizia di Stato di Cesena hanno tutta l’intenzione di appurare, in collaborazione con le autorità ecclesiastiche che hanno contribuito all’accertamento dei fatti e si sono mostrate addolorate e incredule, eventuali ulteriori sviluppi investigativi”, sottolinea la nota della questura che conclude con l’invito a “chiunque sia venuto a conoscenza, anche per interposta persona di episodi di avvicinamento o ‘approcci’ che in qualche modo coinvolgano il sacerdote boliviano arrestato, a a presentarsi al commissariato di Cesena per riferire ogni circostanza. Tali accertamenti si rendono tanto più doverosi avendo avuto il prelato un ruolo rilevante nell’organizzazione dei centri estivi parrocchiali per i ragazzi e nell’attività di catechismo”.