Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Redazione WebNews

  • “Caso Provolo, l’inchiesta della curia «Abusi, questi i casi accertati»”

    “Caso Provolo, l’inchiesta della curia «Abusi, questi i casi accertati»”

    «Ma nessuno dei religiosi viventi accusati lavora in istituto». «Solidarietà alle vittime»
    VERONA — Questa volta l’atteggiamento è assolutamente evangelico. Se a gennaio aveva preferito «armarsi e combattere », liquidando il presidente dell’associazione sordi Antonio Provolo, Giorgio Dalla Berardina, con un «è un mio diocesano e se vuole andare alla guerra gli suggerirei di corazzarsi, non farla con le bici da bersagliere e con le baionette», adesso è più propenso a «porgere l’altra guancia». E’ con un comunicato dell’ufficio stampa della diocesi, a firma dei direttore monsignor Bruno Fasani, che la curia scaligera, vale a dire il vescovo Giuseppe Zenti, ritorna su quello che ormai è conosciuto come il «caso Provolo», sollevato lo scorso gennaio dal settimanale L’Espresso. Gli abusi sessuali denunciati da almeno 25 ex alunni dell’istituto, alcuni dei quali confermati la scorsa settimana da un «fratello», un laico che non è arrivato a prendere i voti, che ha ammesso di aver avuto rapporti sessuali con degli alunni.
    Ieri è arrivato quella che per la curia è la risultante dell’indagine svolta dopo i racconti. «La diocesi di Verona vuole rendere noto quanto emerso, senza alcuna reticenza, perchè sia fatta chiarezza sui fatti, senza alcuna volonta’ di insabbiare». E’ questo il prologo a quanto è emerso.
    «A tale scopo è stata condotta una seria ed approfondita indagine, – scrive la diocesi – svolta con grande rispetto delle persone e discrezione, che ha coinvolto tutti i soggetti ancora in vita della Congregazione religiosa, ai quali sono stati addebitati gli abusi, nonché il personale religioso e laico addetto alla cura sanitaria, igienica e domestica degli allievi».
    Segue un elenco di fatti.
    «Negli anni 1958-1965 risultano alcuni episodi di violenza fisica su due sordomuti nel contesto di una malintesa attività correttiva. Il religioso responsabile di tali comportamenti fu aallontanato dall’Istituto Provolo ». Il religioso è deceduto.«Negli anni 1965-1967 due giovani aspiranti alla vita religiosa hanno manifestato problemi di disordine sessuale che li portavano ad importunare e a coinvolgere sia altri aspiranti, sia alcuni allievi. Sono stati immediatamente allontanati. Dal 1965 al 1990 un fratello, non sacerdote, ha coinvolto in pratiche sessuali alcuni allievi della scuola professionale, cui era addetto. Lo stesso ha avuto anche alcune relazioni con sordomute adulte. Il signore, che nel 2000, è stato uno degli ispiratori e fondatori dell”Associazione Sordi Antonio Provolo’ ed è attivo componente della stessa, da almeno quindici anni non è più addetto ad alcuna attività educativa. E’ in atto un procedimento canonico di espulsione dalla congregazione religiosa a seguito dei fatti contestatigli e dallo stesso ammessi, anche pubblicamente». Nulla, dall’indagine svolta dalla curia, è emerso a riguardo di monsignor Giuseppe Carraro. «Nessuno dei religiosi viventi – prosegue l’indagine della curia – destinatari delle accuse, risulta impegnato in attività educative o comunque a contatto con giovani, adolescenti e bambini». L’«altra guancia» arriva poche righe più in là. «Il sentimento che prevale è innanzitutto di profonda solidarietà nei confronti delle vittime di abuso che, anche in ragione della loro particolare condizione, hanno portato dentro di sé per lunghi anni in silenzio una sofferenza difficilmente descrivibile. A loro e alle loro famiglie va una umile richiesta di perdono». Come arriva la condanna a chi quegli abusi, bollati come delle «fandonie» da Zenti a gennaio, li ha perepetrati: «La vicenda suscita nello stesso tempo una grande amarezza e anche disgusto: alcuni di coloro che erano chiamati a custodire e proteggere dei ragazzi particolarmente provati dalla vita ne hanno vergognosamente abusato». Senza – e non per la volontà della curia ma per il buonsenso di ognuno – fare di ogni erba un fascio. «I fatti deprecabili, che hanno trovato grande risonanza sui media, non devono assolutamente relegare in secondo piano l’opera assidua di preti, religiosi e laici che a Verona, in Italia e nel mondo intero dedicano senza riserve la loro vita, e talvolta anche la perdono, per dare a uomini e donne, adulti e bambini, particolarmente i più provati dalla vita, una luce di speranza ». Cosa che nessuno ha mai messo in dubbio.
    An. Pe.
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    I fatti che hanno trovato grande risonanza sui media non devono indurre a fare di ogni erba un fascio La curia
    Il vescovo durante la conferenza stampa dopo il caso Provolo sollevato da L’Espresso lo scorso gennaio

  • Abusi sessuali su un seminarista: «Dieci anni al don»

    Abusi sessuali su un seminarista: «Dieci anni al don»

    di MARIO PARI

    BRESCIA A POCHI MESI dall’inizio del processo è arrivata la richiesta di pena. Il Pm Simone Marcon ha concluso la requisitoria contro don Marco Baresi, ex vicerettore del seminario di Brescia, accusato di pedofilia. Il magistrato ieri ha chiesto una condanna di 10 anni di reclusione.

    Don Baresi è stato rinviato a giudizio non solo con l’accusa di abusi sessuali nei confronti di un ex alunno del seminario, ma anche di detenzione di materiale pedopornografico. I fatti risalirebbero ad alcuni anni orsono. La vittima dei presunti abusi raccontò tutto a una psicologa prima ancora che ai genitori. Questo era potuto accadere poiché il ragazzo era già in cura dalla psicologa per un altro problema. Poi furono i genitori a essere messi a conoscenza della vicenda.

    Da lì alla denuncia, il passo è stato breve. Le indagini hanno portato all’emissione di una richiesta di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’indagato. Misura eseguita poi nel novembre 2007. Ma sin dal giorno successivo sono stati disposti dal Gip Silvia Milesi gli arresti domiciliari. In considerazione della delicatezza degli argomenti trattati e sulla base di quanto disposto dalla legge, il processo è celebrato a porte chiuse.

    Don Baresi si è sempre proclamato innocente con riferimento a entrambe le accuse. In particolare per quanto riguarda l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico nel proprio computer, agli inquirenti ha spiegato che non era l’unico a utilizzare quel pc. Durante il processo è stato chiamato a deporre anche Monsignor Francesco Beschi, che nei mesi scorsi era ancora Vescovo ausiliare di Brescia e ora è Vescovo a Bergamo. La vicenda ha scosso non solo la curia bresciana, ma l’intera città.

    Convinto dell’innocenza del religioso è un gruppo di amici di don Baresi che, più volte, si è ritrovato di fronte al palazzo di giustizia di Brescia per dare testimonianza di solidarietà nei suoi confronti e per pregare, indossando magliette con la scritta «FreeDon». IL PROCESSO riprenderà lunedì prossimo, quando prenderà la parola la difesa. La sentenza è attesa per il 20 maggio prossimo.

    “La procura: Don Baresi va condannato a 10 anni”

    Data: 05/05/2009
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    Cronaca Locale
    Martedì 05 Maggio 2009 CRONACA Pagina 9

    PRESUNTI ABUSI. È giunto alle fasi finali il processo all’ex vicerettore del Seminario diocesano di via Bollani

    La procura: «Don Baresi
    va condannato a 10 anni»

    Il sacerdote, ai domiciliari è accusato di detenzione di materiale pedopornografico e di abusi sessuali su minore

    Dieci anni di condanna per don Marco Baresi, ex vicerettore del Seminario diocesano. È questa la richiesta di pena avanzata ieri dal pm Simone Marcon al termine di una requisitoria durata quasi due ore davanti ai giudici della prima sezione chiamati a giudicare il sacerdote accusato di «detenzione di materiale pedopornografico e di abusi sessuali su minore». Le richieste del sostituto procuratore sono arrivate al termine di un dibattimento iniziato lo scorso 4 novembre con la testimonianza degli investigatori della squadra Mobile e proseguito con l’audizione di monsignor Francesco Beschi, attualmente vescovo della Diocesi di Bergamo. Alle richieste dell’accusa si è associato l’avvocato di parte civile, che difende il ragazzino che accusa il sacerdote.
    Lunedì prossimo spazio alla difesa: l’avvocato Luigi Frattini avanzerà le sue richieste al collegio giudicante, al presidente Enrico Fischetti e ai giudici Giovanni Pagliuca e Lucilla Raffaelli. La sentenza è attesa per il prossimo 20 maggio.
    Don Baresi, ancora agli arresti domiciliari nella casa dei genitori, ha seguito tutte le udienze, ma ieri mattina non era presente in aula. Era presente, invece, il ragazzino che lo accusa di abusi.
    NASCE proprio dalle accuse del giovane l’indagine che il 27 novembre di due anni fa ha portato all’arresto del vicerettore del seminario. Il ragazzino qualche mese prima dell’arresto si era confidato con una psicologa che lo seguiva per altri problemi. Alla professionista il ragazzo aveva confidato che anni prima, mentre frequentava le medie al seminario di via Bollani, e non aveva ancora quattordici anni, aveva avuto rapporti con don Baresi. La psicologa aveva avvisato i familiari del ragazzino ed era scattata la denuncia in questura. Gli investigatori avevano lavorato con i piedi di piombo, avevano valutato la situazione, la posizione del sacerdote e la credibilità del ragazzo.
    Il 27 novembre don Baresi era finito in isolamento a Caton Mombello. In carcere il sacerdote è rimasto una sola notte, il giorno successivo il gip Silvia Milesi gli aveva concesso gli arresti domiciliari. A dicembre il difensore aveva chiesto al tribunale del riesame la scarcerazione, ma per i giudici a carico del sacerdote sussistevano «gravi indizi di colpevolezza». A pesare nei confronti di don Baresi, per i giudici del Riesame, soprattutto il contenuto del computer portatile in uso al sacerdote e il tentativo di cancellare files compromettenti, cercando, secondo loro, di inquinare le prove.
    Nel portatile usato dal sacerdote – ma non solo, come sostenuto dall’imputato e dal difensore – gli investigatori avevano trovato centinaia di files pedopornografici scaricati da Internet, dal contenuto inequivocabile.
    Al sacerdote, ordinato nel giugno del ’94 e dal ’99 vicerettore del seminario, non è mancato il sostegno di un gruppo di giovani che ha lanciato la campagna «FreeDon» per la liberazione e l’assoluzione di don Baresi. I giovani alla prima udienza del processo si erano raccolti in preghiera nella piazzetta S. Alessandro, davanti al tribunale per far sentire al loro «don» che non l’avevano abbandonato.

  • Pubblicate le motivazioni della sentenza della Cassazione che conferma la condanna di don Giorgio Carli a 760.000 € di risarcimento.

    Pubblicate le motivazioni della sentenza della Cassazione che conferma la condanna di don Giorgio Carli a 760.000 € di risarcimento.

    Pubblicate le motivazioni della sentenza della Cassazione che conferma la condanna di don Giorgio Carli a 760.000 € di risarcimento.

    La Corte spiega la completa credibilità della vittima e ritiene inattendibili le testimonianze di don Gabriele Pedrotti e della catechista Adriana Culati Vigni ” legati da un rapporto di affetto e di amicizia intima”, già definite “confuse ed evasive” dalla Corte di Apello. I due, nel orso di una intercettazione telefonica, parlavano di uno “scivolone” di don Carli che «non si sarà probabilmente ripetuto» e di «un fondo di verità» delle accuse. I due avrebbero avuto un interesse personale a tenere nascosta la vicenda.

    I link al giornale Alto Adige che spiegano anche che né la Curia né la parrocchia pagheranno alcun risarcimento:

  • Prosciolti i poliziotti accusati da don Mauro

    Prosciolti i poliziotti accusati da don Mauro

    Prosciolti i poliziotti accusati da don Mauro – Il caso dell’ex parroco di Laglio

    Il giudice per le indagini preliminari di Como, Pietro Martinelli, ha archiviato le accuse a carico di due poliziotti lanciate dai legali di don Mauro Stefanoni, ex parroco di Laglio condannato lo scorso anno in primo grado ad 8 anni di reclusione per violenza sessuale su un minorenne.

    Il gup ha accolto la richiesta della Procura di Como che con il pm Simona De Salvo aveva sollecitato il proscioglimento dei due sottufficiali. Le indagini condotte da questi ultimi sul conto dell’ex parroco di Laglio non erano quindi irregolari. Nessun verbale falso, quindi, come ipotizzato nella denuncia dei legali del religioso.
    I due ispettori della polizia di Como, messi sotto accusa, escono a testa alta dall’appendice dell’inchiesta aperta dopo che gli avvocati di don Mauro li avevano attaccati duramente, accusandoli apertamente di falsa testimonianza.

    Gli accertamenti non hanno fatto emergere alcunché di anomalo. Ora restano aperti altri fascicoli, a carico di altri testimoni che si sono alternati in aula a spiegare circostanze e fatti relativi al comportamento del religioso. Una decina i testi finiti nel mirino della difesa, accusati sempre di falsa testimonianza. Don Mauro, nel frattempo, ha già presentato ricorso in appello contro la condanna.

    Marco Romualdi

  • I figli segreti del vescovo Lugo, presidente del Paraguay, sospeso dal Vaticano

    I figli segreti del vescovo Lugo, presidente del Paraguay, sospeso dal Vaticano

    Paraguay: madre del figlio di Lugo ”mi sedusse a 16 anni”

    “Fui sedotta con belle parole quando avevo 16 anni”: così recita la denuncia, presentata e successivamente ritirata, di Viviana Rosalith Carrillo, la madre del bambino di due anni di cui l’ex vescovo e attuale presidente paraguayano Fernando Lugo ha oggi riconosciuto ufficialmente la paternità. “Ero molto giovane nel 2000, e mi preparavo per la cresima” riportano ancora i media paraguayani, citando il testo, che prosegue così: “Tutto iniziò quando portai della biancheria a casa sua. Quando gli chiesi se aveva bisogno di qualcos’altro, lui mi rispose, sì, di te”. Stralci della denuncia sono stati diffusi dai media locali proprio nelle stesse ore in cui questa veniva ritirata: oggi, infatti, l’avvocato Marcos Farina ha iscritto nei registri della Repubblica il nome di Fernando Lugo come padre di Guillermo Carrillo Canete, il bimbo avuto con la Carrillo.

    Paraguay, Donna accusa: Presidente Lugo padre di secondo figlio
    «L’ex vescovo ha ammesso già di avere un altro figlio»

    Fonte: © APCOM.net – Pubblicata il 20/04/2009

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    ASUNCION – Il presidente del Paraguay ed ex vescovo della Chiesa cattolica, Fernando Lugo, che recentemente ha ammesso di essere padre di un bambino nato quando era ancora sacerdote, avrebbe un secondo figlio. Lo ha rivelato la madre del bambino – che non è la stessa del primo figlio – anche lui nato quando Lugo era vescovo.
    Paraguay, Donna accusa: Presidente Lugo padre di secondo figlio
    Ingradisci

    Paraguay, Donna accusa: Presidente Lugo padre di secondo figlio

    La donna, che risponde al nome di Benigna Leguizamon, ha detto di essere stata spinta a rivelare che Lugo è il padre di suo figlio, che ha sei anni, proprio dall’ammissione della prima paternità da parte del presidente, la settimana scorsa.

    E il presidente ha intenzione di parlare chiaro anche questa volta e per questo ha organizzato una conferenza stampa. «E’ pronto ad agire in linea con la verità», ha detto il suo portavoce Ruben Penayo.

    La settimana scorsa Lugo aveva rivelato «con assoluta onestà e trasparenza» di aver avuto una relazione con la madre di un bambino ch oggi ha due anni, Viviana Carrillo, e di voler proteggere la privacy del piccolo, aggiungendo di non voler rilasciare ulteriori pubbliche dichiarazioni sulla vicenda.

    Consacrato vescovo nel 1994, per potersi dedicare alla politica Lugo aveva chiesto le dismissioni dallo stato clericale nel 2006; sospeso a divinis, era stato riammesso allo stato laicale dal Vaticano con una decisione senza precedenti dopo la sua vittoria alle presidenziali.

    Paraguay/ Lugo: mi sottoporò a test Dna per seconda paternità
    di Apcom
    “Agirò in linea con la verità”
    Asuncion, 20 apr. (Ap) – Il presidente del Paraguay ed ex vescovo della Chiesa cattolica, Fernando Lugo, 57 anni, si sottoporrà al test del Dna per verificare se è il padre anche di un secondo bambino, come ha affermato oggi la madre. Lo ha annunciato il ministro delle Donne, Gloria Rubin, aggiungendo che Lugo si è detto anche disposto ad incontrare la donna per trovare un accordo. In una breve conferenza Lugo non ha né confermato né negato di essere il padre del bambino di sei anni. Ma ha promesso che “agirà in linea con la verità e che si sottoporrà a tutte le richieste che dovessero essere presentate dal sistema giudiziario”. Il presidente ha anche detto di volere la privacy, e che deferirà tutte le questioni sulla paternità al suo avvocato. Oggi Benigna Leguizamon ha rivelato che Lugo è il padre del figlio di sei anni. Una settimana fa era stato lo stesso presidente ad ammettere di essere padre di un bambino di due anni, nato dalla sua relazione con un’altra donna quando era ancora sacerdote.

    http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=706013

    20/04/2009versione stampabile
    Paraguay, per Lugo forse un altro figlio

    Una giovane 27enne sostiene di aver avuto un figlio dall’ex vescovo

    Nuovi problemi per il presidente del Paraguay Fernando Lugo.

    Secondo il diffusissimo quotidiano Ultima Hora Benigna Leguizamon, 27 anni, sarebbe “sicura al 100 percento che il padre di mio figlio è Fernando Lugo”. La donna ha rincarato la dose: “Tutti a San Pedro sanno che questo disgraziato è il padre di mio figlio. E’ meglio che non provi a negare la paternità perchè sarebbe smentito da un esame del dna” ha concluso la donna.
    La donna, che ha già tre figli tutti da padri differenti, sostiene di essersi rivolta a Lugo quando aveva 17 anni “il quale effettivamente mi aiutò, ma approfittò della mia situazione e mi indusse a avere rapporti”. Secondo il racconto della giovane l’affitto della casa in cui viveva e in cui ha messo al mondo il terzo figlio veniva mensilmente pagato proprio da Lugo che è stato vescovo di San Pedro per diversi anni.

  • Vita segreta dei legionari di Cristo Padre Marcial Maciel Degollado, il fondatore dell’ordine

    Vita segreta dei legionari di Cristo Padre Marcial Maciel Degollado, il fondatore dell’ordine

    http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezion…42472girata.asp

    2/4/2009 (7:29) – RETROSCENA
    Vita segreta dei legionari di Cristo
    Padre Marcial Maciel Degollado, il fondatore dell’ordine

    Sesso, denaro e tesori spariti.
    Il Vaticano ha aperto un’ispezione:
    sospetti sul fondatore Maciel
    G. GALEAZZI, G.A. ORIGHI
    Padre Marcial Maciel Degollado, il defunto fondatore dei Legionari di Cristo? Un tombeur des femmes che spremeva le sue amanti, latino-americane, spagnole e anche italiane. E forse con altri figli oltre alla madrilena di 30 anni che, come sostiene «El Mundo», starebbe ricattando per l’eredità l’Ordine insieme alla madre, una donna sposata e ricchissima. Non solo: persino la figlia di una sua ex fiamma, la messicana Flora Garza, ha confessato al settimanale «Proceso»: «Maciel, dopo aver ricevuto 50 milioni di dollari e un rapporto durato 20 anni, abbandonò mia madre». Agli ospiti danno ancora da baciare la sua immaginetta, ma ora nella preghiera che i conservatori Legionari di Cristo recitano ogni sera la devozione al fondatore è attenuata. La Santa Sede ha disposto un’ispezione sull’ordine religioso in più forte crescita nel mondo per accertare gli scandali su «relazioni con donne» divampati dopo la conferma che padre Maciel Degollado, morto lo scorso anno a 87 anni e accusato di pedofilia, aveva un’amante fissa e una figlia. Come richiesto anche dal cardinale George Pell, gli ispettori (vescovi ed ecclesiastici indicati dal Papa) dovranno far chiarezza sui Legionari e sul ramo laico «Regnum Christi» per presentare poi un rapporto al segretario di Stato, Tarcisio Bertone.

    A rivelare le sacrileghe love story del Rasputin azteco, nel libro «El Ilusionista», è il suo nipote (ed ex legionario) Alejandro Spinosa. La lista delle amanti è lunga e composta da signore che nuotavano tutte nell’oro. Talita Retes, la prima «dama benefactora» negli Anni 40. Poi Pachita Gandarillas, Edmé de Galas, Guillermina Dikins, la paperona Josefita Pérez, figlia di una stirpe di petrolieri che gli donò persino una villa a Cannes, Consuelo Fernández, sposa di un diplomatico di Madrid. Infine la ancor misteriosa amante spagnola. «El Mundo» sostiene che la figlia ha frequentato l’università Francisco de Vitoria (Madrid), dell’Ordine. «Io sono stato testimone di alcune delle sue conquiste, di cui si vantava», assicura Spinosa. I Legionari sono un movimento tradizionalista, retto da un ordine ferreo al suo interno, con sedi in 40 paesi del mondo, 650 sacerdoti e 2.500 seminaristi. A Roma gestiscono l’ateneo pontificio «Regina Apostolorum» e il collegio «Maria Mater Ecclesiae». Un ordine religioso che dal Messico è sbarcato in Spagna e in Irlanda prima di arrivare in Italia e che, alla generalizzata crisi delle vocazioni, oppone una clamorosa crescita nel numero di sacerdoti e chierici che si preparano nei suoi 25 seminari e noviziati sparsi nei cinque continenti.

    Nei loro ranghi figurano personaggi quali l’imprenditrice spagnola Alicia Koplowitz, una delle donne più facoltose del mondo. Nelle università occidentali come nelle comunità parrocchiali delle zone rurali e indigene dell’America Latina, i Legionari predicano un’etica dell’economia ispirata più al liberismo cattolico statunitense che al terzomondismo dei teologi progressisti. Entrare nella Congregazione richiede 14 anni di studio e apostolato, tanto che la rivista americana «Time» ha equiparato i Legionari ai Gesuiti per la disciplina e la complessità del percorso formativo. Dall’antologia di scritti del loro discusso fondatore emerge la convinzione che i laici siano investiti di una missione assimilabile a quella sacerdotale. Il loro grande «sponsor» Karol Wojtyla li ha esortati a testimoniare nella società la loro solidarietà, ben sapendo che, a partire da un territorio missionario grande quanto la Svizzera assegnato da Paolo VI nella penisola messicano dello Yucatán, i Legionari sono riusciti a fondare centinaia di istituti superiori e università in tutto il mondo. Ogni dieci anni raddoppiano le vocazioni e migliaia tra i 70 mila membri del «Regnum Christi» lavorano a tempo pieno come assistenti spirituali al servizio delle parrocchie. Come già accaduto per Opus Dei e Comunione e Liberazione, la crescita tumultuosa dei Legionari è stata accompagnata da diffidenze e ostilità, come quella del capo del Sant’Uffizio, Ottaviani, bilanciata però dal favore di vescovi sudamericani e potenti cardinali. Pio XII li ricevette, col loro fondatore Marcial Marciel, con le parole: «Siate come un esercito schierato».

  • Legionari Cristo, per messicani vittime abusi ci sono altri casi

    Legionari Cristo, per messicani vittime abusi ci sono altri casi

    CITTA’ DEL MESSICO (Reuters) – L’inchiesta ordinata dal Papa Benedetto XVI sui Legionari di Cristo potrebbe portare alla scoperta di nuovi casi di abusi sessuali del genere di quelli commessi dal fondatore dell’influente ordine religioso. Lo ha affermato un gruppo di vittime di abusi.

    Il Pontefice ha disposto nei giorni scorsi una indagine sull’ordine dei Legionari dopo una serie di scandali legati al suo fondatore, il messicano Marcial Maciel, morto nel 2008 a 87 anni.

    “Disponiamo di testimonianze secondo le quali ci sono stati altri legionari che hanno seguito l’esempio di Maciel”, ha detto ieri José Barba, rappresentante legale di otto ex legionari che hanno avviato una causa contro Maciel nel 1998. “Le ramificazioni del problema si spandono attraverso i Legionari di Cristo”.

    Barba, che dice di aver subito abusi da Maciel quando, adolescente, era entrato nell’ordine per diventare prete, ipotizza che l’indagine durerà diversi mesi.

    “Ciò su cui devono indagare è le dimensioni del male, la cancrena che si è diffusa attraverso i Legionari di Cristo e che non è finita solo perché padre Maciel è morto”.

    A marzo, lo stesso ordine ha annunciato di avere le prove che Maciel, per decenni, ha vissuto una doppia vita.

    Mentre era alla guida di un ordine di sacerdoti che facevano voto di celibato, Maciel aveva un’amante da cui ha avuto almeno un figlio.

    Nel 2006, Papa Ratzinger aveva imposto a Maciel di ritirarsi in una vita di “preghiera e penitenza”, dopo le accuse secondo cui il fondatore dell’ordine avrebbe molestato seminaristi giovani e adulti per decenni.

    L’ordine ha negato le accuse di molestia per anni, ma il Vaticano ha agito contro Maciel dopo che sono venute alla luce nuove prove.

    Fondato nel 1941, l’ordine, di ispirazione conservatrice, conta oggi circa 800 sacerdoti e 2.500 seminaristi in oltre 20 paesi.

    http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE53107Z20090402

  • Don Carli . Certe segnalazioni non sono state raccolte

    Don Carli . Certe segnalazioni non sono state raccolte

    Quanta tristezza e sdegno nel leggere la presa di posizione della Curia, a totale favore di don Giorgio Carli, che dichiara di non avere alcun dubbio riguardo la sua innocenza.

    Come fa la Curia a fare tali affermazioni quando so per certo di aver informato io stessa alcuni sacerdoti e loro superiori di un fatto accaduto nella mia famiglia, una cosa non grave come quella della ragazza protagonista della vicenda giudiziaria, ma che ha turbato molto la persona a me cara che l’ha subita in età adolescenziale.
    Posso capire gran parte della gente che apprezza don Giorgio Carli, che ha indubbiamente dei grandi carismi, ma vicino a questi non potrebbero esserci, purtroppo, dei problemi? Molti lo sanno, ma preferiscono tacere, io non ce la faccio più!

    Troppa omertà e menzogna, la Chiesa nella figura dei suoi sacerdoti e superiori deve essere coerente con la parola di Dio; se vuole che il suo gregge creda e li segua, deve avere il coraggio della verità, soprattutto nei confronti dei giovani, i quali sono molto sensibili e attenti alla coerenza tra ciò che viene detto di fare e ciò che viene fatto.

    (Ricordiamo le parole dei Santo padre Giovanni Paolo II, il quale chiedeva verità a qualsiasi costo; perché, come dice il Vangelo: “la verità vi farà liberi!!!”)

    Nella mia famiglia il fatto accaduto, ma soprattutto constatare poi di non essere presi in seria considerazione, ha portato molto dolore, anche perché tutto ciò ha allontanato dalla Chiesa i miei figli, e ogni volta che si legge della totale fiducia di cui gode don Giorgio Carli, è una pugnalata dentro ad una ferita sempre aperta! Lui viene creduto e noi no, e tutto ciò fa molto male.

    Cerchiamo di farci venire un ragionevole dubbio, e nel dubbio evitiamo affermazioni categoriche ed evitiamo di dare incarichi di cui un giorno ci si potrebbe pentire!
    Grazia T. BOLZANO

    Don Carli 2/ Come nonna
    sono seriamente preoccupata

    Come fa la Curia a proclamare innocente don Carli? La sentenza non dice così e il fatto che deve pagare la dice lunga. Come nonna terrei ben lontana la mia nipotina da lui, non mi è mai sembrato innocente, neanche nel modo di porsi, direi “subdolo”, occhi bassi…

    Io avrei gridato al mondo la mia innocenza, sono fermamente convinta della sua colpevolezza, voi siete convinti sia innocente, lascereste le vostre nipoti o figlie tranquillamente con lui?
    Solo la sua coscienza sa la verità, spero tanto in una giustizia divina, ma chissà… se è come in Italia dove non c’è più giustizia!
    Liliana Vedovelli BOLZANO

  • Legionari di Cristo sotto inchiesta, l’accusa: “Abusi e relazioni clandestine”

    Legionari di Cristo sotto inchiesta, l’accusa: “Abusi e relazioni clandestine”

    Notizia del 31/03/2009 – 17:11

    CITTÀ DEL VATICANO
    Legionari di Cristo sotto inchiesta, l’accusa: “Abusi e relazioni clandestine”

    ROMA – Una commissione voluta dal papa ispezionerà opere e attività dei Legionari di Cristo, il cui fondatore Marcial Maciel, morto l’anno scorso, oltre ad essere accusato di abusi sessuali sui seminaristi ha avuto una figlia da una relazione clandestina.

    Benedetto XVI, informa l’agenzia dei Legionari, Zenit, ha infatti nominato una equipe di prelati (vescovi o ecclesiastici) che realizzeranno una visita apostolica alle istituzioni dei Legionari. I visitatori apostolici dovranno poi fare rapporto alla Santa Sede circa l’attività dell’ordine fondato da padre Maciel.

    La disposizione di papa Ratzinger è stata comunicata dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, in una lettera inviata al Superiore dei Legionari di Cristo, padre Alvaro Corcuera. Bertone riferisce che il papa “rinnova ai Legionari di Cristo, ai membri del Movimento Regnum Christi (i Legionari laici, ndr) e a tutti coloro che vi sono spiritualmente vicini, la sua solidarietà e la sua preghiera in questi momenti delicati.

    Il Santo Padre – aggiunge – cosciente degli alti ideali che vi animano, e della fortezza e spirito di preghiera con cui state affrontando le attuali circostanze, vi incoraggia a continuare la ricerca del bene per la Chiesa e per la società, mediante le iniziative e le istituzioni che sono a voi proprie. A questo proposito, potrete contare sempre sull’aiuto della Santa Sede affinché, attraverso la verità e la trasparenza, in un clima di dialogo fraterno e costruttivo, superiate le difficoltà esistenti”, dichiara Bertone.

    ATS

    http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=452083&idsezione=9&idsito=1&idtipo=2

    martedì 31 marzo 2009, 19:40
    Legionari di Cristo, il Papa ordina ispezione

    Città del Vaticano – L’ombra del fondatore Marcial Maciel – accusato di abusi su seminaristi e del quale, già morto, è spuntata anche una figlia frutto di una relazione clandestina – si allunga sui Legionari di Cristo, uno degli ordini cattolici più ricchi di vocazioni. Il papa ha infatti istituito una commissione di prelati, che realizzeranno una visita apostolica alle istituzioni dei Legionari e del ramo laico Regnum Christi, e dovranno fare rapporto alla Santa Sede.

    La disposizione di papa Ratzinger è stata comunicata dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, in una lettera inviata al superiore dei Legionari di Cristo, padre Alvaro Corcuera. Il provvedimento era nell’aria, tanto che alcune settimane fa l’arcivescovo di Sydney George Pell, commentando la notizia della figlia segreta di padre Maciel, aveva chiesto una indagine vaticana, ipotizzando proprio l’opera di visitatori apostolici.

    La lettera di Bertone riferisce che il papa “rinnova ai Legionari di Cristo, ai membri del Movimento Regnum Christi e a tutti coloro che vi sono spiritualmente vicini, la sua solidarietà e la sua preghiera in questi momenti delicati. Il Santo Padre – aggiunge – cosciente degli alti ideali che vi animano, e della fortezza e spirito di preghiera con cui state affrontando le attuali circostanze, vi incoraggia a continuare la ricerca del bene per la Chiesa e per la società, mediante le iniziative e le istituzioni che sono a voi proprie”.

    Il cardinale invita inoltre a contare sull’aiuto della Santa Sede affinché, “attraverso la verità e la trasparenza, in un clima di dialogo fraterno e costruttivo, superiate le difficoltà esistenti”. I Legionari dunque non hanno ancora finito di fare i conti con il fondatore, un sacerdote messicano morto nel 2008 a 87 anni, accusato da alcuni seminaristi di abusi sessuali e punito dal Vaticano nel 2006 con il divieto di celebrare la messa in pubblico. Nonostante le restrizioni al suo ministero, le accuse infamanti (da lui sempre respinte), Maciel era rimasto fino alla fine il leader carismatico e indiscusso del suo ordine. I Legionari furono fondati nel 1941, e si presentarono subito come un movimento tradizionalista, retto da un ordine ferreo al suo interno. Fu però Paolo VI, papa conciliare, a sancirne un riconoscimento ufficiale nel 1965. Il movimento ha oggi sedi in 40 paesi del mondo e conta circa 650 sacerdoti e 2.500 seminaristi. A Roma gestisce il prestigioso Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e il Collegio Maria Mater Ecclesiae. Le nuvole sul fondatore dei Legionari, dopo decenni di sospetti e voci riportate dai media, si addensarono a partire dal 1998, quando alla Congregazione vaticana per la dottrina della fede cominciarono ad arrivare accuse formali nei suoi riguardi: si parlava di abusi sessuali da lui perpetrati su seminaristi sin dagli anni ottanta. E’ stato papa Ratzinger a far ripartire il procedimento contro il sacerdote messicano, anche sull’onda dello scandalo dei preti pedofili che aveva messo in ginocchio la Chiesa negli Stati Uniti. Nel 2006, il prete non è stato ridotto alla stato laicale solo per ragioni di età. La Congregazione per la Dottrina della Fede gli ha però imposto “una vita riservata di preghiera e di penitenza, con la rinuncia ad ogni ministero pubblico”.

  • Cuccu Giuseppe, da Mogorella (OR) parroco della chiesetta di San Lorenzo Martire

    Cuccu Giuseppe, da Mogorella (OR) parroco della chiesetta di San Lorenzo Martire

    Cuccu Giuseppe, da Mogorella (OR) parroco della chiesetta di San Lorenzo Martire, per alcuni anni vice parroco di Sant Efisio a Oristano, denunciato nel 2003 dai genitori di due bambini per abusi.

    Gli fu notificato il divieto di dimora a Mogorella. Si sono perse le tracce del procedimento giudiziario a suo carico. Attualmente incardinato nella diocesi di Oristano.

    Tutto sarebbe partito da due denunce alla Procura presentata dai genitori di alcuni bambini. Coinvolta ci sarebbe anche una minorenne.