Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Redazione WebNews

  • Pedofilia, bufera sulla Curia di Torino adesso i sacerdoti indagati sono sei

    Pedofilia, bufera sulla Curia di Torino adesso i sacerdoti indagati sono sei

    TORINO – La macchia si allarga. I preti coinvolti nell’ inchiesta sono almeno sei. Da ieri la Procura di Torino ha deciso di secretare gli atti: «Lo impone la delicatezza della vicenda e il rischio di distruggere la reputazione delle persone suola base di accuse ancora da provare», dice il procuratore Marcello Maddalena.

    L’ indagine sui sacerdoti accusati di pedofilia esce dai confini del Piemonte e si allarga a Lombardia, Puglia, Liguria. Oltre ai tre indagati torinesi, don Luciano Alloisio, economo dell’ istituto Valsalice, Monsignor Mario Vaudagnotto, cerimoniere liturgico del Duomo (accusato di violenza sessuale aggravata e continuata) e padre Nino Fiori che aiuta nella celebrazione delle messe in Cattedrale, nel giro dei ricatti a sfondo sessuale di Salvatore Costa sono caduti ieri altri tre religiosi.

    Contatti che emergono dalle intercettazioni telefoniche sul cellulare del ricattatore. E’ il 30 luglio quando gli inquirenti scoprono che Costa si trova a Magenta: lui telefona alla convivente, Manuela, e le racconta che sta «asciugando un prete», e che la parrocchia sta inviando a casa sua una signora per pagare. Il giorno seguente Manuela gli dice che la donna della parrocchia San Martino la «sta martellando», lui risponde che «sta andando alla stazione e che si è attaccato a un prete di merda e gli ha tirato in faccia tutta la moneta che ha preso». Il prete della Liguria viene invece tirato in ballo dall’ audizione di una testimone, che ha ospitato nel 2003 a casa sua Manuela e Salvatore.

    La donna racconta agli inquirenti che il ragazzo si vantava di aver estorto denaro «a un prete della Liguria che intratteneva rapporti sessuali con altri religiosi o persone della comunità». Il 24 luglio Salvatore Costa è a Foggia: «Cosa fai là?» gli chiede la convivente. E lui risponde: «Mi hanno dato una dritta. Ma a questo l’ hanno trasferito.. non c’ è più qua». Le intercettazioni di quei giorni svelano però anche un altro ambiguo particolare: un presunto accordo per ritrattare le accuse contro don Alloisio. Salvatore l’ avrebbe proposto al suo primo difensore, quello d’ ufficio, Roberto Ariagno. È Manuela a parlarne con un’ amica: «…naturalmente Salvatore per il suo silenzio ha proposto al suo avvocato, che è amico dell’ avvocato che difende l’ altro, un pagamento di 30 mila euro da dividere con il suo legale, così ritira la denuncia.

    L’ avvocato ha risposto che gli farà sapere». Una settimana dopo l’ accordo sarebbe però definitivamente sfumato, come racconta sempre Manuela all’ amica: «L’ avvocato ha spiegato a Salvatore che non si può fare niente per quella cosa là, perché puzzerebbe troppo la cosa..». L’ avvocato Ariagno, ora sostituito con lo studio Dal Fiume, nega che ci sia mai stato un accordo: «Io ho solo dato consigli tecnici per la difesa. L’ unico accordo era con il pm Cristina Bianconi per non far trapelare la notizia alla stampa per far proseguire con calma le indagini». Intanto gli inquirenti stanno cercando i ragazzi torinesi che si prostituivano in via Avigliana e in via Cavalli: sono tre, Alessandro, Massimiliano e Cristian.

    E potrebbero essere proprio gli stessi con cui Don Alloisio ha ammesso di aver avuto rapporti sessuali in passato. Nelle carte dell’ inchiesta si parla di una lettera «di presentazione» scritta da monsignor Mario Vaudagnotto e recapitata da Costa a don Alloisio: potrebbe contenere consigli a pagare il ragazzo, ma su questo gli inquirenti stanno ancora svolgendo accertamenti. Durante le perquisizioni effettuate due giorni fa nell’ abitazione del prete della chiesa di San Lorenzo è invece stata trovata la contabilità dei suoi pagamenti al ragazzo di strada. Il difensore di Salvatore Costa ha polemizzato ieri con la Procura ammonendola a «non usare due pesi e due misure nei confronti dei ricattatori e dei sacerdoti accusati di pedofilia».

    PAOLO GRISERI SARAH MARTINENGHI

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/08/10/pedofilia-bufera-sulla-curia-di-torino-adesso.html

  • Il saluto ai suoi ragazzi: volevano colpire la comunità. “Pensavano di avere a che fare con un coniglio: si sono trovati di fronte un cane che morde”

    Il saluto ai suoi ragazzi: volevano colpire la comunità. “Pensavano di avere a che fare con un coniglio: si sono trovati di fronte un cane che morde”

    Il saluto ai suoi ragazzi: volevano colpire la comunità. “Pensavano di avere a che fare con un coniglio: si sono trovati di fronte un cane che morde”. Don Gelmini, ritorno ad Amelia benedizioni e gesto dell’ombrello dal nostro inviato ELSA VINCI

    AMELIA – “Credevano che don Pierino mollasse. Pensavano di avere a che fare con un coniglio invece hanno trovato un cane che morde. Volevano prendersi la comunità. Ah! Ah! Io li benedico, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen”. E don Gelmini fa il gesto dell’ombrello. 

    Plateale, perfino sonoro. Strappa l’applauso delle circa trecento persone venute ad accoglierlo nella casa madre della Comunità Incontro di Amelia, al Mulino Silla, sull’argine della Fossa delle Streghe, un acquitrino tra le colline dell’Umbria trasformato “nella valle della speranza”, con fiori, alberi e uno zoo con due leoni e una tigre. Che sonnecchiano mentre lui ruggisce. “Non sono sicuro di vincere ma sono certo di non perdere”.

    C’è un tifo da stadio ed accenna uno show. Don Pierino è arrivato dall’Aspromonte, dove da sempre passa le vacanze.

    Ottantadue anni, un pace-maker, un occhio quasi cieco, 800 chilometri sulle spalle e il peso di un’accusa infamante da cinque dei suoi ex ragazzi: molestie sessuali. Don Gelmini agita il bastone di legno di ulivo fabbricato per lui. Ce n’è per tutti.

    Il colpo a chi lo accusa, a chi avrebbe orchestrato il complotto “per farlo fuori”, arriva nel nome del Signore.

    Con la benedizione. Un colpo pure ai giornalisti. “Accolti a Zervò sotto l’albero di Giobbe” ma che hanno scritto “il falso”. Dell’inchiesta non vuole parlare perché i magistrati hanno chiesto silenzio. “Non sarò io a tradire anche se sono stato tradito. Ho risposto ai pm. L’infamia non mi tocca, perché ci siete voi ragazzi, che siete la mia vita, la mia forza”.

    Canti, applausi, baci e abbracci. Gli hanno preparato un palchetto sopraelevato con una sedia don Pierino fa un piccolo comizio lancia un’occhiata di sfida a sinistra, dove c’è una casetta con la famosa “stanza del silenzio”, è lì che sarebbero avvenuti gli abusi. “Lì dove il fuoco rimane sempre acceso, come il verbo di Dio. Dove hanno detto che c’era la moquette che non c’è mai stata”. “A chi mi accusa non ho niente da dire, se non l’invito alla verità. San Francesco spiega che non sempre chi ti copre di lordure ti fa del male”.

    Dentro l’Audi che lo ha riportato a casa ci sono sette faldoni con 2737 e-mail, centinaia di fax e telegrammi di solidarietà. “Non mi hanno abbattuto”, dice don Pierino, con il dito indica una quercia. “Mi hanno scritto tra gli altri l’arcivescovo di Gerusalemme e quello di Damasco”. Il testo dei messaggi viene fotocopiato per i giornalisti.

    Perché l’impressione a Ferragosto che la Chiesa lo avesse lasciato solo. Il cardinale Francesco Marchisano, ex vicario papale per la Città del Vaticano, lo ha invitato ad abbassare i toni della polemica e a farsi da parte, il cardinal Bertone, segretario di Stato ha suggerito prudenza. E don Antonio Mazzi, fondatore di Exodus, è andato dai magistrati a confermare le confidenze ricevute da un ragazzo su un episodio del 1993. “Questo mi ha addolorato – dice don Pierino – e mi addolora ancora. Ma mi fa piacere che ora don Mazzi abbia chiesto di incontrarmi. Ci vedremo, lo accoglierò”.

    (25 agosto 2007)

    http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/cronaca/don-gelmini-indagato/ritorno-amelia/ritorno-amelia.html

  • Val Scalve: prete condannato per pedofilia

    Val Scalve: prete condannato per pedofilia

    Val Scalve: prete condannato per pedofilia
    Cronaca Inserito da montagnatv il Ven, 2007-07-13 16:32

    BERGAMO — Come la bellezza delle montagne può essere rovinata dalle miserie umane. La vicenda che andiamo a raccontarvi viene dalla Valle di Scalve, in Bergamasca. Un sacerdote di 36 anni è stato condannato a quattro anni di reclusione per abusi sessuali su una ragazzina di 16 anni che, all’epoca in cui cominciarono le violenze (nel 2002), era solo undicenne.

    Il giudice ha condannato per lo stesso reato, ma con una pena di sei anni, anche un altro uomo di 64 anni, interdetto a vita dai pubblici uffici.
    Secondo l’accusa, nel 2001 fu l’uomo ad avvicinare per primo la bambina. Due anni più tardi la piccola conobbe il curato del paese, ma il rapporto di affetto, stando a quanto appurato durante il processo, si sarebbe poi trasformato in attenzioni piu pesanti.

    VALLE SCALVE – Don Matteo Diletti, 32 anni, attualmente vicario interparrocchiale di Gorno, Oneta, Chignolo e Cantoni d’Oneta, è destinato alla Valle di Scalve come vicario interparrocchiale per la pastorale giovanile. Nato l’1 aprile 1974 a Clusone, ma della parrocchia di Castione, dopo l’ordinazione (1° giugno 1996) era stato inviato nella Valle del Riso come vicario interparrocchiale.

    (23/08/2003)

    Su L’Eco di Bergamo del 24/08/2003

    www.montagna.tv/?q=node/5534

  • Blitz antipedofilia in Polonia, fermati diversi preti

    Blitz antipedofilia in Polonia, fermati diversi preti

    VARSAVIA – Ci sarebbero anche diversi sacerdoti tra le 48 persone fermate dalla Polizia impegnate in Polonia in un blitz anti pedofilia. Costoro sono accusati di aver scaricato da internet e diffuso del materiale pedo-pornografico. Tra i fermati vi sono insegnanti, istruttori di ginnastica, rappresentanti religiosi e anche un alto funzionario di una banca commerciale.

    La Polizia, in collaborazione con l’Ufficio dell’Interpol tedesco di Wiesbaden, ha perquisito 53 abitazioni, 92 computer e quasi 2900 cd e dvd, ha aggiunto. I controlli hanno toccato maggiormente la capitale Varsavia e altre città come Cracovia, Opole e Wroclaw. Il materiale sequestrato è nelle mani degli inquirenti.

    21/08/2007 in Cronaca – Letto 159 volte – Voto: 5 / 5 – Commenti: 1

    POLONIA. Altro smacco per la chiesa cattolica. Tra le 48 persone arrestate in un blitz anti-pedofilia in Polonia ci sono anche dei sacerdoti ed un alto funzionario di una banca commerciale. L’accusa è di aver scaricato da internet e diffuso del materiale pedopornografico.

    A riferirlo è il portavoce del comando generale di polizia, Mariusz Sokolowskim: “Tra i fermati – spiega – ci sono persone appartenenti a diversi gruppi sociali, tra cui insegnanti, istruttori di ginnastica, rappresentanti religiosi e anche un alto funzionario di una banca commerciale”. La polizia polacca, in collaborazione con l’Ufficio dell’Interpol tedesco di Wiesbaden, ha controllato 53 abitazioni, 92 computer e quasi 2900 cd e dvd. Le indagini hanno interessato l’intero territorio nazionale, con particolare attenzione alla capitale Varsavia, e ai centri maggiori come Cracovia, Opole e Wroclaw. Gli inquirenti ora sono al lavoro sulla gran mole di materiale sequestrato.

  • A grande richiesta … LANOTIZIA SCOMPARSA: RAGAZZATE!

    A grande richiesta … LANOTIZIA SCOMPARSA: RAGAZZATE!

    Scandalo pedofilia in seminario, choc in Austria
    “In apparenza è un seminario. Anzi, il più tradizionalista e ultraconservatore dei seminari cattolici in Austria, luogo di religiosa purezza, preghiera e pio magistero alla cura delle anime, dove volentieri l’anziano arcivescovo Kurt Krenn predicava, bollando con parole di fuoco i rei contro natura.

    In realtà, quello della diocesi di Sankt Pölten, ottanta chilometri a Ovest di Vienna, è stato in questi anni un antro di orchi pedofili, teatro di perversioni peccaminose, una Sodoma asburgica dove preposti e seminaristi indulgevano spesso e volentieri in orge omosessuali, giochi erotici e notti scandite da alcol e sesso, al posto delle orazioni. Qualcuno parla anche di parodie naziste e cerimonie ufficialmente esecrate dal Vaticano, come la celebrazione di un finto matrimonio gay, fra due aspiranti preti, officiato dal direttore, inutile precisare tutti in costume adamitico.

    C’ è ancora del marcio nella Chiesa austriaca. A sei anni dallo scandalo del cardinale Hans Hermann Groer, l’ ex primate, morto nel 2003, che era stato riconosciuto colpevole di aver sessualmente abusato di giovani religiosi, una nuova, devastante scoperta scuote le fondamenta del cattolicesimo viennese. Non più sospetti o bugie di «querulanti ubriachi», come aveva fin qui sostenuto monsignor Krenn, capo della diocesi incriminata, quando il tema era più volte venuto a galla in passato.

    Ma un’ incredibile documentazione fotografica, scoperta un anno fa nei computer della biblioteca del seminario e ora al vaglio delle autorità di polizia, in attesa della formale apertura di un’ inchiesta criminale da parte della magistratura. Almeno 40 mila istantanee e una quantità imprecisata di filmati pornografici, che illustrano con precisione e ricchezza di dettagli gli esercizi, non esattamente spirituali, di Sankt Pölten. Alcune di queste comprenderebbero atti sessuali dei preposti con minorenni. A svelare lo scandalo, il settimanale Profil, che nell’ edizione in edicola ieri ha pubblicato alcune delle foto, dove i religiosi e i loro allievi vengono immortalati mentre si baciano appassionatamente sulla bocca. Secondo il periodico, l’ inchiesta è partita, dopo che diverse immagini e film girati a Sankt Pölten erano apparsi su un sito a luci rosse polacco.

    Il direttore del seminario, Ulrich Küchl e il suo vice, Wolfgang Rothe, si sono dimessi, pur protestando la loro innocenza. Su di loro pende l’ accusa di pedofilia. La diocesi si è schierata a quadrato in loro difesa. Monsignor Krenn, soprattutto, ha definito gli addebiti infondati, liquidando addirittura le foto, che ha ammesso di aver visto, come «ragazzate». Fortunatamente, i vertici della Chiesa viennese sono di ben altro parere. «Tutto ciò che ha a che fare con la pratica dell’ omosessualità, non può trovare spazio in un seminario per preti», recita un comunicato della Conferenza episcopale austriaca, che ha anche annunciato l’ avvio di una indagine interna, al termine della quale non è difficile prevedere le dimissioni di Krenn, 68 anni, da vescovo di Sankt Pölten. E in questo senso si sono già levate diverse voci dall’ interno del mondo cattolico: «Krenn è il vero responsabile e deve rispondere di tutto questo davanti alla Chiesa e a Dio». ha detto Martin Walchhofer, il prelato che supervisiona tutti i seminari austriaci.

    Anche la politica è intervenuta. «Collezionare materiale pornografico, che coinvolge bambini, non può essere liquidato come una ragazzata», ha dichiarato Thomas Huber, leader dei Verdi. Un portavoce dell’ opposizione socialdemocratica, Hannes Jarolim, ha chiesto al ministero dell’ Interno di indagare per favoreggiamento nei confronti dello stesso arcivescovo e aprire una procedura formale. Secondo Profil, una foto documenterebbe la celebrazione del matrimonio gay da parte del reverendo Küchl.

    Il resto del materiale, con le parole del procuratore Walter Nemec, «mostra i seminaristi in situazione perverse con i loro superiori». Un seminarista di Sankt Pölten, citato dal settimanale, afferma che «tutti sapevano cosa succedesse da noi, non era possibile ignorarlo, ma nella Chiesa domina un silenzio di piombo, quando si tratta di temi tabù, semplicemente non sappiamo in che modo affrontare correttamente il problema». Quelli che avevano provato a parlarne direttamente con i due superiori o con Krenn, sono stati subito identificati da loro come nemici e isolati. Anche la polizia, afferma Profil, avrebbe trovato all’ inizio grosse difficoltà a rompere il muro dell’ omertà di Sankt Pölten, dopo la scoperta del materiale e le prime denunce inviate via email da alcuni seminaristi.”

    V. Paolo – Corriere della Sera

  • Il card. Poletto acccusa la Stampa:

    Il card. Poletto acccusa la Stampa:

    L’intervento del cardinale Poletto sulla vicenda dei presunti abusi sessuali di alcuni sacerdoti nel torinese

    “Amarezza per le accuse, ma anche piena stima nei confronti dei sacerdoti torinesi”. Così l’arcivescovo del capoluogo piemontese, il cardinale Severino Poletto, in un messaggio riferito alla recente indagine giudiziaria su estorsioni e reati a sfondo sessuale che vede coinvolti anche alcuni sacerdoti. Il porporato, nel messaggio che verrà letto domani in tutte le chiese e comunità dell’arcidiocesi, ribadisce piena fiducia nella magistratura ed invita la comunità “ad esercitare il retto discernimento per rimanere nell’equilibrata valutazione delle situazioni”. Massimiliano Menichetti lo ha intervistato:

    R. – E’ una settimana in cui tutti i giorni le nostre comunità, sui giornali nazionali ma anche sulle pagine locali di questi giornali, sono martellate dalle notizie intorno a questo tema; ho ritenuto che una nuova parola dell’arcivescovo, più articolata, animata da fede e da speranza, fosse necessaria. La solennità dell’Assunta mi sembrava l’occasione propizia per parlare ai miei fedeli, chiedendo appunto ai sacerdoti di leggere questo messaggio durante tutte le Messe di domani.

    D. – Vicende giudiziarie che vedono coinvolti sacerdoti in episodi di corruzione e reati a sfondo sessuale: lei cosa dice?

    R. – Io ribadisco due cose: primo, che la magistratura nella quale riponiamo fiducia, deve fare il suo lavoro e faccia il suo lavoro. Allora, io invito i miei fedeli ad usare un discernimento ispirato dallo Spirito per rimanere in una equilibrata valutazione delle situazioni. Non dobbiamo insinuare o lasciare che si infiltri nella mente della gente questo virus di sospettare che queste piaghe, se ci fossero – tutta cosa da dimostrare – siano piaghe di molti.

    D. – Lei sostiene anche che se venissero dimostrate colpevolezze, bisognerà prenderne atto:

    R. – Sì. Se si dimostrerà che il comportamento di qualche sacerdote non è stato coerente con la sua vocazione, allora dovremo prendere atto con amarezza e con la preghiera che questo ha dato scandalo nella comunità ed ha arrecato un danno alle vittime. Ma prenderemo atto di questo quando sarà dimostrato.

    D. – Secondo lei, c’è in un certo qual modo una sorta di aggressione alla Chiesa, in questo periodo?

    R. – Posso confidarle l’amarezza di aprire tutte le mattine il giornale e di vedere due-tre pagine e insistentemente la foto di un mio sacerdote, tutti i giorni: questa è un’amarezza. Quindi, che poi sia un’insistenza o un’aggressione mediatica, io non mi permetto di usare questa espressione. Dico che però il vedere tutti i giorni queste cose, dico: ma possibile che ci sia materia quotidiana per riempire due pagine di giornale?

    D. – Nella seconda parte del suo messaggio c’è lo spunto forte di vicinanza a tutti i preti che testimoniano il Vangelo quotidianamente …

    R. – Sento l’esigenza di affermare con convinzione tutta la mia stima nei più di mille preti che abbiamo a Torino tra diocesani e religiosi, e lo faccio con la serenità di chi sa che è sotto gli occhi di tutti la testimonianza quotidiana di dedizione, di fede, di carità, di servizio alle comunità che i nostri preti hanno. Per cui, questa nostra città e questa nostra diocesi hanno dovere di riconoscenza e sanno quanto la città stessa, quindi anche il mondo cosiddetto non-credente ha ricevuto dal clero torinese. Questo è il messaggio forte che intendo dare: la fiducia nei preti!

  • L’affaire Don Gelmini e la crisi delle comunità

    L’affaire Don Gelmini e la crisi delle comunità

    C’è una guerra di successione dietro lo scandalo che ha travolto il fondatore della Comunità Incontro, don Pierino Gelmini, 82 anni. Le prime avvisaglie cinque anni fa. Secondo una denuncia anonima l’esuberante sacerdote non sarebbe stato solo un padre affettuoso e premuroso con gli ex tossicodipendenti della comunità di Amelia (Terni), ma qualcosa di più. La denuncia venne archiviata ma coincise con l’allontanamento di un ex sacerdote, per anni braccio destro del fondatore.

    Nel frattempo cresceva il ruolo di un prete cingalese che presta servizio nella comunità, padre Bernard. Accanto a lui don Enzo Pichelli e Marco Araclea, coordinatore dei centri di accoglienza. Un piccolo staff di fedelissimi che non ha mancato di provocare le gelosie di altri operatori e volontari, in particolare quando si è cominciato a discutere su chi raccoglierà il testimone del sacerdote.

    Aperta e accogliente con chi ha bisogno di aiuto, dal punto di vista organizzativo la Comunità Incontro appare invece impenetrabile. Forte di 164 sedi residenziali in Italia e 74 negli altri paesi del mondo, la galassia di Gelmini è rigidamente gerarchica. Dal fondatore passano ancora tutte le decisioni che contano. Tanto sono vivaci i rapporti di don Pierino con il mondo politico e dello spettacolo tanto sono essenziali quelli con il mondo ecclesiale. Ridotti all’ufficialità gli incontri di Gelmini con il suo vescovo, Vincenzo Paglia. Li divide un’opposta sensibilità politica.

    Di fronte allo scandalo, Paglia ha scelto di non prendere posizione. Silenzio anche da parte dei vertici della Cei e del Vaticano. L’unico a pronunciarsi è stato il cardinale Francesco Marchisano che, parlando a titolo personale, ha chiesto a don Gelmini di farsi da parte, almeno fino alla fine dell’inchiesta. Al silenzio delle gerarchie si sono aggiunti gli attacchi di don Antonio Mazzi. La guerra fra «i don antidroga» svela rivalità che dividono il mondo del volontariato impegnato nella lotta alla tossicodipendenza, legato anche alla feroce concorrenza per l’accesso ai fondi pubblici. Ed è il sintomo della crisi che attraversano molte comunità terapeutiche fondate negli anni Settanta.

    Sorte per far fronte al dilagare dell’eroina, ora si trovano spiazzate dalla radicale modificazione del consumo di droga nel nostro Paese, passato alla cocaina e alle sostanze sintetiche. Nel Nord Italia più del 50 per cento dei nuovi soggetti presi in cura dai Sert e dalle comunità presenta un abuso primario di cocaina, denunciano gli operatori. Secondo il Cnr i consumatori di cocaina in Italia sono 1,5 milioni ma non più di 30 mila di essi riescono a essere presi in cura dai servizi.

    Nel frattempo le comunità terapeutiche chiudono o si svuotano. Il numero delle strutture residenziali per le dipendenze si è dimezzato rispetto a dieci anni fa, rivela l’Agenzia Redattore Sociale sulla scorta della Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia. Nel 1996 si contavano 1.372 strutture residenziali con circa 24 mila utenti. Oggi ce ne sono 730 residenziali e 204 semiresidenziali, con non più di 11 mila utenti. «In Lombardia, su 2.200 posti disponibili in comunità, sono occupati poco più della metà» osserva don Gino Rigoldi, fondatore di Comunità Nuova a Milano. «Per i cocainomani la comunità terapeutica tradizionale è necessaria solo in casi particolari. Occorre trasformare parte di queste strutture in centri diurni capaci di offrire risposte nuove e diversificate».

    Ma la crisi delle comunità terapeutiche è anche economica. «Non è una questione di destra o di sinistra. Nessun governo dimostra la volontà di definire un vero progetto per combattere le tossicodipendenze» denuncia don Vinicio Albanesi della Comunità di Capodarco. E c’è un problema generazionale: per i carismatici fondatori delle comunità terapeutiche è giunta l’ora di passare il testimone. Ha cominciato San Patrignano: Andrea Muccioli ha raccolto l’eredità del padre e la comunità punta ad adeguarsi alle nuove emergenze. Lo stesso può dirsi per il Gruppo Abele di don Luigi Ciotti e il Ceis di don Mario Picchi. Ora tocca a Exodus di don Mazzi e alla Comunità Incontro di don Gelmini. Ma, a quanto pare, non sarà un cammino facile.

  • Indagato anche don Vaudagnotto

    Indagato anche don Vaudagnotto

    Il ricattatore ha fatto un altro nome: un prete più giovane degli altri due Abusi, coinvolto un terzo sacerdote L’inchiesta di Torino sull’estorsione sta portando alla luce alcuni casi di sospette violenze sessuali. Indagato anche don Vaudagnotto

    Monsignor Mario Vaudagnotto (Ansa)
    TORINO – Ci sarebbe un terzo sacerdote coinvolto nella storia di estorsione che ha portato all’arresto del 24enne Salvatore Costa e all’accusa di abusi sessuali che sarebbero stati compiuti da due salesiani torinesi, Don Luciano Alloisio, economo del collegio Valsalice di Torino e attualmente trasferito in Vaticano, alla pontificia università e don Mario Vaudagnotto, parroco della centralissima chiesa di San Lorenzo del capoluogo piemontese, su dei giovani. Il terzo prete sarebbe più giovane degli altri due.

    IL RICATTATORE – A fare il suo nome è stato lo stesso Costa, all’epoca dei fatti minorenne e tuttora in carcere, le cui dichiarazioni sono vagliate con cautela dai magistrati. «Avevo bisogno di soldi per pagare le spese di casa e crescere le mie bambine», ha detto il giovane agli inquirenti per giustificare le richieste di denaro. «La sua convivente, una casalinga, aiutata economicamente dalla sua famiglia – ha detto il difensore di Costa, l’avvocato Roberto De Sensi – era all’oscuro di tutto. Conosceva i suoi trascorsi di quando era minore e più volte era finito a chiedere aiuti in oratori e fondazioni religiose, ma non la sua decisione di procurarsi denaro in questo modo». E che Costa fosse davvero disperato lo dimostrerebbe il fatto che ha reiterato il reato anche dopo essere uscito una prima volta di prigione a metà luglio. Il giovane dovrebbe essere interrogato nuovamente dai magistrati nei prossimi giorni. «Il mio assistito ha sicuramente compiuto un reato, un reato anche grave – aggiunge De Sensi – e ne risponderà, ma è giusto che vengano messi tutti i puntini sulle “i” e che se vi sono responsabilità, di altro genere, vengano accertate».

    INDAGATO – Nel frattempo si è appreso che don Mario Vaudagnotto, il secondo religioso coinvolto nelle indagini, è stato iscritto al registro degli indagati e che la Curia torinese sta cercando per lui un legale. Don Vaudagnotto fino ad ora è stato sentito come teste. Molto provato e più volte caduto nello sconforto e in crisi di pianto, don Vaudagnotto ha detto: «Mi rimetto alla magistratura e ho la speranza che questa triste storia termini presto».
    08 agosto 2007

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/08_Agosto/08/abusi_sacerdote_torino.shtml

  • Meluzzi. Gelmini day: San Michele Arcangelo sconfiggerà i demoni

    Meluzzi. Gelmini day: San Michele Arcangelo sconfiggerà i demoni

    DON GELMINI/ PORTAVOCE: 15 AGOSTO NON SARA’ CHIAMATA A RACCOLTA

    “San Michele Arcangelo l’unico in grado di sconfiggere i demoni”

    Roma, 8 ago. (Apcom) – Non sarà “una chiamata a raccolta del partito gelminiano”, un ‘Gelmini day’, come era stato ventilato all’inizio, ma “una festa degli amici di don Pierino”, “una riunione attorno all’eucarestia”, l’incontro del 15 agosto che si svolgerà a Zervò, in Aspromonte, in onore del fondatore della comunità Incontro finito sotto inchiesta alla Procura di Terni per accuse di abusi sessuali.

    “Se chiamiamo a raccolta qualcuno non è Berlusconi, Fini, Gasparri, uomini della politica o dello spettacolo, ma san Michele Arcangelo”, afferma il portavoce di don Gelmini, Alessandro Meluzzi. Il santo, a cui è dedicata una delle quattro giornate di festa annuali della comunità Incontro, “è l’unico che può sconfiggere i demoni che stanno arrivando da ogni parte”, aggiunge.

    Il portavoce tiene a sottolineare che quella del 15 agosto, festa dell’Assunzione, è solo uno dei quattro appuntamenti annuali della comunità fondata da Gelmini: oltre al 27 settembre, anniversario della fondazione dedicato, appunto, a san Michele Arcangelo, al venerdì santo e al 26 dicembre. Ma a Ferragosto, spiega Meluzzi, in Aspromonte si raccoglieranno “i ragazzi di don Pierino, le famiglie, i suoi amici”. Anche qualche politico, “quelli di sempre”.

  • Don Gelmini: «Non ci penso proprio a lasciare la Comunità»

    Don Gelmini: «Non ci penso proprio a lasciare la Comunità»

    ROMA (8 agosto) – Di autosospendersi, come aveva consigliato il cardinale Marchisano, non ci pensa proprio. Don Gelmini indagato per presunti abusi sessuali su alcuni ragazzzi ospiti della Comunità Incontro non ne vuole sapere di lasciare il timone. «Quel cardinale dovrebbe dimettersi lui, casomai», è la lapidaria risposta di don Gelmini al Gr2. «E la mia – spiega il sacerdote – non è un’istituzione religiosa, è laica».

    Don Gelmini ha anche aggiunto che non farà più dichiarazioni dopo che uno dei suoi difensori ha rimesso il mandato per le sue troppe esternazioni.

    L’avvocato Franco Coppi, ha rinunciato all’incarico ritendendo il sacerdote «ingestibile», da qui la scelta di Don Glemini: «Coppi si è dimesso dall’incarico – afferma don Gelmini al Gr2 – perchè dice che “è difficile gestire don Pierino”, per le mie esternazioni. E quindi non voglio fare altre esternazioni». Il sacerdote aggiunge: «io non intendo fare polemiche con nessuno, tanto meno con uomini di Chiesa».

    Intanto nella Procura di Terni il lavoro degli inquirenti procede anche se il pm dell’inchiesta Barbara Mazzullo ha precisato: «Non lavoro per apparire sui giornali».«Lasciatemi lavorare». Facendo capire ai cronisti che non le si può chieder di violare il segreto istruttorio e che continua a fare il suo «lavoro» con serenità.

    http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=6714&sez=HOME