Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Redazione WebNews

  • Il religioso era rientrato in Sardegna per farsi curare una grave malattia

    Il religioso era rientrato in Sardegna per farsi curare una grave malattia

    Il religioso era rientrato in Sardegna per farsi curare una grave malattia
    Parecchi gli episodi contestati. Il vescovo: “Niente condanne avventate”
    Cagliari, arrestato il missionario dei bambini
    La procura del Nicaragua l’accusa di pedofilia

    Padre Marco Dessì
    CAGLIARI – Tutti lo conoscevano per il missionario dei bambini. In Nicaragua ha fondato una missione che assiste i poveri. Ha sfamato 600 piccoli che vivevano frugando tra i rifiuti delle discariche. Padre Marco Dessì è un religoso amato a Managua e in Sardegna dov’è nato. Nessuno aveva mai avuto il sospetto che nascondesse un passato torbido fatto di violenze e pedofilia.

    Oggi i carabinieri hanno arrestato il missionario dei bambini. Nel provvedimento redatto dall’autorità nicaraguense sono elencati una serie di episodi che sarebbero accaduti non solo in Nicaragua, ma anche in Messico e negli Stati Uniti. In queste settimane, padre Marco Dessì, 59 anni, aveva lasciato la sua seconda patria, per rientrare in Sardegna a farsi curare. E’ afflitto da una grave malattia e aveva chiesto ospitalità per un po’ alla sorella che vive ancora a Iglesias. I carabinieri lo sapevano e stamane, in borghese per tentare di evitare clamori, hanno suonato a quella porta con il mandato d’arresto internazionale in tasca.

    “Preghiamo perché nessuno emetta condanne avventate”, ha detto il vescovo di Iglesias, monsignor Tarcisio Pillola. “Che la Provvidenza illumini i giudici e porti a un rapido chiarimento. Spero che di fronte ad un’accusa così infamante non vengano pronunciate condanne avventate. Persino la magistratura non procede alla sentenza definitiva prima dei tre gradi di giudizio”.

    Più della metà della sua vita, padre Marco Dessì l’ha dedicato ai bambini poveri del Nicaragua. A Chinandega, cittadina a 130 chilometri a nord della capitale nicaraguense, ha fondato la missione Betania che assiste bambini poveri e abbandonati. A lui viene attribuito, tra l’altro, il recupero di almeno 600 di bambini che vivevano frugando tra i rifiuti di una discarica. Recentemente è stato inaugurato un reparto di dialisi nel piccolo ospedale della Comunità e nel futuro prossimo c’è pure la costruzione di una casa per ospitare i bambini ciechi tolti dalla discarica. “Adesso che fine faranno tutti quei progetti?”, si domandava ieri un amico del religioso. “Padre Marco era l’anima di quella Comunità. Senza di lui sarà tutto più difficile”.

  • Ecco come il giornale cattolico korazym esalta le prigioni vaticane dove vengono rinchiusi i bimbi (rigorosamente tutti maschi) nel “pre-seminario”.

    Ecco come il giornale cattolico korazym esalta le prigioni vaticane dove vengono rinchiusi i bimbi (rigorosamente tutti maschi) nel “pre-seminario”.

    Ecco come il giornale cattolico korazym esalta le prigioni vaticane dove vengono rinchiusi i bimbi (rigorosamente tutti maschi) nel “pre-seminario”.

    Tutto l’anno rinchiusi tra le mure vaticane per farli diventar preti. I rinchiuderei in galera i genitori sciagurati di queste vittime innocenti

    chierichetti più famosi del mondo

    di Loris Lauretano/ 27/12/2006

    Uscendo in silenzio dalla sagrestia della Basilica di San Pietro, alle ore 7 di ogni mattina, i piccoli ministranti sembrano angeli, ma le donne che cucinano e lavano per loro, dicono che sono ragazzi normali. Però, vivono nella Città del Vaticano durante tutto l’anno scolastico. Quindi, può darsi che non siano perfettamente “normali”. Alcuni ragazzi ritornano a casa prima di terminare la scuola superiore, ma c’è anche chi soffre di severi casi di nostalgia e decide di tornare dopo pochi mesi. Stiamo parlando dei ragazzi del Pre-seminario San Pio X nella Città del Vaticano, una realtà vocazionale che accoglie bambini da tutta Italia.

    Durante l’anno scolastico 2005/06, erano 21, di cui 4 hanno finito la scuola superiore e tre hanno deciso poi di entrare in seminari diocesani. Padre Enrico Radice, attuale rettore dell’istituto, spiega che si tratta di una percentuale alta rispetto agli standard. Del resto, il San Pio X non è un seminario e neanche un comune collegio, ma un “pre-seminario”, cioè un “istituto di orientamento vocazionale”. Qui, arrivano ragazzi da tutta l’Italia, con qualità che lascino intravedere anche un possibile orientamento verso la vocazione al sacerdozio: disposizione alla preghiera, formazione cristiana, capacità di autentica relazione con gli altri, buone doti intellettive. Padre Radice chiarisce che il pre-seminario volutamente non si chiama seminario minore, visto che la sua funzione primaria non è di preparare dei ragazzi ad entrare nel seminario. “Proviamo a creare un’atmosfera spirituale adatta a questo servizio”, ha detto. Quando il pre-seminario è efficiente, ha aggiunto, i ragazzi possono sperimentare l’idea di sacerdozio in modo molto più efficace che non nella parrocchia di appartenenza. Il loro compito specifico e privilegiato è quello del servizio liturgico, come piccoli ministranti, nella Basilica di San Pietro, ha detto padre Radice e “almeno due o tre volte l’anno” i ragazzi iscritti nel pre-seminario ricevono l’opportunità di servire una Santa Messa papale.

    Sono circa 700 i ragazzi che in mezzo secolo di storia sono passati di qui. Magari anche trovandosi giovanissimi testimoni di un Concilio, di un Giubileo o di un Conclave. Tutto iniziò il 25 gennaio 1956 quando da Valle Colorina, in Valtellina, una quarantina di ragazzi partirono per Roma con don Giovanni Folci, sacerdote della diocesi di Como, di cui è in corso la causa di beatificazione, fondatore di un’opera contraddistinta dal carisma del servizio alle vocazioni sacerdotali. L’associazione, sempre composta in maggioranza di sacerdoti di Como, come padre Radice, gestisce il pre-seminario in Vaticano. A suo tempo, erano stati i vescovi giunti a Roma per le visite ad limina – ricordano i testimoni – a lamentare il fatto che “nel tempio più grande della Cristianità non si trovasse un servizio liturgico decoroso”. Per colmare questa lacuna, papa Pacelli aprì le porte del terzo piano della Canonica di San Pietro.

    Poi, nel 1971, fu Paolo VI a far realizzare per il pre-seminario un edificio più spazioso, collocato proprio all’inizio dei Giardini vaticani, dove i ragazzi andavano a giocare. Del resto il segretario di Montini, mons. Pasquale Macchi, li conosceva molto bene: anche lui, infatti, era stato alunno dell’Opera don Folci a Valle Colorina.

    Gli alunni del pre-seminario frequentano una scuola privata legalmente riconosciuta. Finiti i tempi della scuola interna, frequentano scuole medie, ginnasi e licei romani. Poi rientrano in Vaticano per lo studio, il gioco e la vita comunitaria di un gruppo di ragazzi che provano a crescere insieme, aperti al Signore che chiama. Al termine della scuola media, i ragazzi potranno continuare ad approfondire la loro vocazione al sacerdozio in qualsiasi seminario diocesano e religioso, o, rientrando in famiglia, proseguire gli studi superiori. “In cinquant’anni – raccontapadre Radice – sono diventati sacerdoti in 68, intorno al 10% dei ragazzi che hanno vissuto nel pre-seminario”. Tanti, certo. Ma molti di più, dalle mattinate trascorse nella basilica di San Pietro, hanno imparato uno spirito di servizio che è tornato prezioso negli ambiti più disparati della vita. E anche questo non è poco.

    Luigi ha soltanto 17 anni, ma vive in Vaticano già da 6 anni. È un ministrante, cioè un chierichetto, sebbene “di lusso”. “Mi è sempre piaciuto, sin da piccolo, servire Messa”, dice con il suo leggero accento di Matera. “Poi, un giorno mia madre vide un’inserzione in cui si diceva che la Santa Sede cercava ministranti in vista del Giubileo. E così sono partito. Vivo, insieme ad altri 12 ragazzi, nel Preseminario San Pio X all’interno del Vaticano. Vado al liceo classico Sant’Apollinare, una scuola cattolica qui vicino, in via Aurelia. E, nonostante di tanto in tanto provi nostalgia della mia famiglia, sono convinto di aver avuto un enorme privilegio: vivere da vicino, vicinissimo, gli ultimi anni del pontificato di Giovanni Paolo II”.

    Mario Fortunato, della parrocchia di San Michele Arcangelo in Calino frequentante la 2° media nel Preseminario San Pio X, quando era in servizio liturgico nella Basilica di San Pietro per l’anno giubilare, scriveva al suo parroco dalla Città del Vaticano, il 17 ottobre 1999: “Caro don Luigi, sono Mario. Qui il servizio in San Pietro è molto diverso dal nostro. Quando verrò a casa cercherò di insegnarlo anche agli altri amici del Piccolo Clero; a patto che quelli grandi non insegnino a me, perché qui a San Pietro si impara anche quello che non bisogna imparare. Ho già servito il papa il giorno 3 ottobre per la beatificazione di don Arcangelo Tadini di Brescia. Forse il giorno di San Pietro, che è il 29 giugno, servirò ancora il papa Giovanni Paolo II con gli altri miei 24 amici, provenienti dall’Italia. Dalla Lombardia siamo qui in due. Qui ogni giorno è festa; bisogna sempre camminare eleganti; ogni giorno si incontrano cardinali e vescovi. I controlli sono rigidissimi; ogni cento metri c’è una Guardia svizzera o un Gendarme che è la Polizia vaticana. Qualche volta anche noi chierichetti veniamo scortati. Mi saluti tanto la parrocchia. La faccia vedere se vuole questa lettera. Ne manderò ancora. Ciao a tutti. Il vostro Mario”.

    Il 28 novembre 1999 Mario risponde ai suoi amici chierichetti della sua parrocchia: “Caro Piccolo Clero, sono molto felice che abbiate risposto assieme a don Luigi alla mia lettera di ottobre. Se vi arriva prima che io sia venuto a casa, vi auguro i più sinceri auguri di un Buon Natale. Spero che lì stiate tutti bene, e vi porgo i miei distinti saluti. Caro Piccolo Clero, questo pezzo è rivolto a voi più grandi perché, con il vostro permesso, vorrei anche a voi insegnare come si serve all’altare in modo decente, per prepararsi alla venuta del vescovo o alle solennità. Tante cose qui in San Pietro non si fanno: ad esempio le offerte che dovrebbero farle le donne. E il turibolo e i candelieri li fate in modo pietoso. Questo che ho detto adesso non è per vantarmi perché io faccio più pietà di voi, ma solo per farvi capire che errori fate. Il vostro Mario”.

    Sveglia tutti i giorni alle ore 6.20. E alle 7 in punto pronti, con veste e cotta in ordine, per accompagnare all’altare sacerdoti provenienti da tutto il mondo. Con la sorpresa, qualche volta, di una chiamata per un servizio liturgico accanto al papa. Una vita certo un po’ impegnativa per chi ha 12/14 anni. Ma è anche un’occasione unica per vivere un cammino di crescita umana e cristiana faccia a faccia col mondo intero, ed insieme un itinerario di accompagnamento e discernimento a quella scelta di vita che il Signore ha preparato con amore per ciascuno di loro.

    In occasione dei 50 anni di fondazione, il Preseminario San Pio X è stato ricordato da Benedetto XVI durante il Regina Cæli di domenica 30 aprile 2006, come realtà “affidata alla benemerita Opera scaturita dalla generosità di Don Giovanni Folci e dedita alla cura e alla santificazione del clero come pure alla ricerca e promozione delle vocazioni sacerdotali e religiose”. “In questa felice circostanza – ha continuato papa Benedetto XVI – mi unisco volentieri alla vostra festa, cari amici, e mentre vi ringrazio di cuore per il servizio liturgico che ogni giorno svolgete nella basilica di San Pietro, vi assicuro un ricordo nella preghiera perché il Signore vi aiuti a seguirlo sempre fedelmente e vi ricolmi della sua gioia. Grazie per quello che fate ogni giorno”.

    Vent’anni prima, in occasione del 30° anniversario di fondazione, papa Giovanni Paolo II, sabato 26 aprile 1986, si rivolse agli alunni ed ex-alunni del Preseminario San Pio X con le seguenti parole: “Desidero, in tale circostanza, esprimere il mio sincero apprezzamento anche per il servizio liturgico, che i ‘chierichetti’, i quali vivono, pregano e studiano nel ‘Preseminario San Pio X’, compiono con tanto entusiasmo e decoro nel massimo tempio della cristianità: a questo sentimento di gratitudine unisco l’auspicio che il ‘Preseminario San Pio X’ accolga sempre numerosi ragazzi, desiderosi di riflettere, nella preghiera e nel raccoglimento, sulla chiamata rivolta loro da Gesù, di seguirlo più da vicino. Mi piace anche ricordare che ricorre quest’anno il 60° anniversario di fondazione della vostra Opera, che fin dagli inizi, secondo l’ideale di don Giovanni Folci, ha avuto come finalità la cura e la santificazione del clero e la ricerca e la promozione delle vocazioni sacerdotali e religiose”.

    Recentemente si sono ritrovati in oltre 500 (mogli e figli compresi) per festeggiare questo compleanno speciale. Un sabato mattina hanno celebrato la Santa Messa all’altare della Cattedra con l’allora cardinale Segretario di Stato Angelo Sodano. Poi, nel pomeriggio, hanno recitato il rosario alla grotta di Lourdes nei Giardini vaticani. La festa è stata anche l’occasione per rilanciare questa presenza così caratteristica.

    Il Preseminario San Pio X nella Città del Vaticano, infatti, si pone a servizio di ogni Chiesa locale, che intenda affidargli temporaneamente degli alunni per la scuola media. Infatti, il Preseminario offre ai chierichetti delle parrocchie di ogni diocesi la possibilità di vivere “un’esperienza estiva” come “chierichetti di San Pietro”. Insieme al servizio liturgico nella Basilica Vaticana, diventa anche un’opportunità culturale-turistica per visitare il Vaticano e la Città di Roma, e offre un’esperienza intensa e gioiosa di vita comunitaria fatta di impegno, di gioco, di amicizia e di preghiera. Solitamente avviene anche un incontro privato dei chierichetti col papa. Questa esperienza estiva ha la durata di circa venti giorni (nei mesi di luglio e agosto) ed accoglie chierichetti di V elementare e di I media.

  • Guardate che combinava il “misionario”

    Guardate che combinava il “misionario”

    Guardate che combinava il “misionario” Nuove accuse per don Dessì

    Su don Marco Dessì, il religioso sardo denunciato dal Comune di Correggio e dall’associazione modenese Rock no war per violenze sessuali su decine di ragazzi della sua comunità di Chinandega in Nicaragua, grava anche un altro sospetto: il dubbio che abbia usato parte dei fondi che gli erano arrivati in beneficienza per arricchirsi personalmente.

    La notizia viene dal Comando dei carabinieri di Cagliari, che ha tenuto ieri una conferenza stampa ripresa questa mattina da tutti i giornali dell’isola. Nel mirino degli inquirenti ci sarebbero anche due altre persone: il commercialista di don Dessì in Nicaragua e un terzo uomo residente in quel paese. Secondo l’ipotesi investigativa, movimenti di denaro andavano a finire in suoi conti privati, trasformandosi in case, terreni, automobili. I possibili reati vanno dal riciclaggio di denaro alla truffa, all’appropriazione di immobili.
    Ma il difensore di don Dessì, l’avvocato cagliaritano Pier Luigi Concas, da noi raggiunto telefonicamente, esclude altri reati. Il difensore del religioso respinge nettamente anche l’ipotesi di violenze sessuali che ha portato all’incarcerazione del suo assistito a Parma. Di ben diverso avviso è la Procura della Repubblica di Parma, che ha raccolto le testimonianze di giovani, ora maggiorenni, che hanno subito le violenze. Anzi, la Procura sostiene che don Dessì ha anche cercato di condizionare i testimoni, offrendo loro denaro o minacciandoli.
    Il difensore di don Dessì intende ricorrere al tribunale della libertà contro la carcerazione del sacerdote. Chiederà anche che gli atti vengano trasferiti da Parma a Cagliari, dal momento che l’indagato è residente in quella città.

  • “Sborra Boy”, il nikname di don Mauro Stefanoni, condannato a 8 anni per pedofilia, Sentenza definitiva della Cassazione. Vittima un minorato psichico

    “Sborra Boy”, il nikname di don Mauro Stefanoni, condannato a 8 anni per pedofilia, Sentenza definitiva della Cassazione. Vittima un minorato psichico

    Pochi giorni prima di natale riprende il processo a Don Mauro Stefanoni, il prete pedofilo di Laglio, un processo tirato in lungo in attesa che il minore diventi maggiorenne e che tra la lista dei membri a difesa del prete ha visto la richiesta di testimonianza del vescovo di como, una vergogna.

    Cosa possiamo fare per fare pressioni, visto che a Como la Chiesa comanda?

    Io il mio apporto lo do attraverso il mio blog:
    www.vivereacomo.com/?s=stefanoni

    Se avete idee ben vengano, questo prete usa ed abusa dei media locali (di proprietà della chiesa) lancia strali e minaccia anche attraverso i commenti nel blog stesso..
    sarebbe bene per esempio riuscire ad organizzare una presenza fuori dal tribunale anche folta.

  • “Le vittime sono tantissime”

    “Le vittime sono tantissime”

    mercoledì 06 dicembre 2006, ore 19.44
    “Le vittime sono tantissime”

    Lo hanno arrestato mentre, contrariamente al monito del Vaticano, stava lasciando l’Italia per tornare in Nicaragua. Ne sono convinti gli inquirenti che indagano sugli abusi che avrebbe commesso Don Marco Dessì su diversi ragazzini del paese del centro america. Quegli stessi bambini che vivevano tra i rifiuti, nelle discariche, e che con la sua missione diceva di voler salvare.

    Al momento sono sei i ragazzi, oggi maggiorenni, che hanno denunciato le attenzioni sessuali avvenute nella seconda metà degli anni ottanta. Il sacerdote si dice innocente e c’è chi considera la vicenda una montatura organizzata contro Dessì perchè considerato una persona pericolosa nel contrasto della criminalità locale. L’esposto alla magistratura è stato inoltrato alla procura di Parma dall’avvocato reggiano Marco Scarpati. Dopo l’arresto, avvenuto in Sardegna, don Marco Dessì è stato trasferito nel carcere di Parma dove nelle prossime ore verrà ascoltato dal pubblico ministero Lucia Russo.
    ‘Sembra che questi abusi durassero da parecchi anni e che abbiano coinvolto decine e decine di persone – dice il Procuratore capo di Parma Gerardo Laguardia. – Don Dessì è un personaggio potente in Nicaragua, ha agganci ad altissimo livello e ha tentato di condizionare le parti lese offrendo loro dei soldi’.
    Sono tante le associazioni e gli enti reggiani che in questi anni hanno sostenuto le iniziative benefiche di Don Marco Dessì. Perchè il missionario era più volte stato nella nostra provincia per raccogliere fondi a favore dei bambini nicaraguensi. Oggi quelle stesse persone che lo hanno aiutato sono sconvolte dalle accuse che vengono mosse al sacerdote. Saranno le indagini a fare luce sulla vicenda. Nell’attesa, don Marco Dessì resterà in carcere, troppo forte il pericolo di fuga o, peggio, di reiterazione del reato.

  • chi di spada colpisce… donvitaliano in religione Rimosso d’autorità l’abate di Montevergine.

    chi di spada colpisce… donvitaliano in religione Rimosso d’autorità l’abate di Montevergine.

    Aveva rimosso don Vitaliano

    Un piccolo giallo dietro le dimissioni di mons. Tarcisio Giovanni Nazzaro, vescovo della piccola diocesi abbaziale di Montevergine, in Irpinia. La sua rinuncia al governo pastorale della diocesi – riferisce una nota pubblicata il 15/11 nel bollettino dalla Sala Stampa Vaticana (ripresa il 16/11 anche dall’Osservatore Romano) – è stata accettata da Benedetto XVI il 15/11, “in conformità al can. 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico”.

    Il comma 2 del canone in questione invita il vescovo che “per infermità o altra grave causa risultasse meno idoneo all’adempimento del suo ufficio” a presentarne la rinuncia. Non solo non si hanno notizie di problemi di salute tali da impedire a mons. Nazzaro di proseguire il suo ministero pastorale, ma a rendere la vicenda ancora più misteriosa c’è il fatto che Avvenire ha fornito una diversa spiegazione dell’abbandono di Nazzaro, affermando che l’abate avrebbe raggiunto il limite canonico fissato per il pensionamento.

    Il quotidiano dei vescovi, sul numero del 17/11, riferisce infatti che “Nazzaro, alla guida dal 1998 dell’antica comunità benedettina sui monti irpini, poco distante da Avellino, compirà 75 anni il prossimo 2 gennaio” (sempre il 17/11, identica versione si trova anche sulle pagine avellinesi del Mattino). In realtà, dom Nazzaro è nato sì il 2 gennaio, ma del 1933. Tra due mesi compirà quindi 74 anni e non 75, come erroneamente riportato. Un errore così grossolano, in palese contraddizione – tra l’altro – con la versione ufficiale fornita dalla Sala Stampa Vaticana, evidenzia il forte imbarazzo con cui l’Ordine benedettino ed il Vaticano hanno gestito tutta la vicenda di Montevergine.

    Dietro le dimissioni dell’abate Nazzaro, infatti, vi sarebbero in realtà i profondi dissesti finanziari che hanno scosso l’amministrazione del santuario e del monastero e che hanno provocato il deciso intervento della Congregazione benedettina sublacense (da cui dipende Montevergine). Due anni fa presso l’abbazia irpina, si era recato in qualità di visitatore dom Bruno Marin. La visita canonica è una prassi consueta per tutte le Congregazioni e gli Ordini religiosi: ogni due anni l’abate visitatore compie una visita – che dura al massimo un paio di settimane – in tutti i monasteri sotto la sua giurisdizione. Nel caso di Montevergine, però, la visita – iniziata già due anni fa – non si è ancora formalmente conclusa, e si è col tempo tramutata in un vero e proprio commissariamento dell’abbazia, dal momento che dal gennaio 2006 la Congregazione sublacense ha inviato a Montevergine un ispettore – dom Beda Paluzzi, priore del monastero di San Benedetto (Sacro Speco) a Subiaco – che ha avocato a sé le decisioni più importanti e la deliberazione sulle spese di un certo rilievo. (valerio gigante – www.adista.it n° 85)

    QUANDO L’ECONOMO SCAPPÒ CON I SOLDI DELLA SPESA.

    UN’”ALLEGRA” GESTIONE FINANZIARIA DIETRO LA RIMOZIONE DI DOM NAZZARO

    Dietro il deciso intervento della Congregazione sublacense nei confronti di dom Tarcisio Giovanni Nazzaro, c’è probabilmente il Vaticano, per nulla soddisfatto di come sinora sono andate le cose a Montevergine. Anche per questo, già nel maggio 2005 (v. Adista n. 45/05), la Congregazione dei Vescovi aveva deciso di trasferire alla diocesi di Avellino le 9 parrocchie poste sino ad allora sotto la giurisdizione dell’abate. In quel caso il Vaticano dovette in parte cedere alle resistenze dei benedettini: la diocesi di Montevergine non fu infatti cancellata, anche se la sua giurisdizione venne limitata al Santuario, all’annesso monastero e al Palazzo abbaziale di Loreto, sito nel comune di Mercogliano. Seppure fortemente ridimensionata, l’abbazia di Montevergine continua così a mantenere il privilegio di abbazia territoriale. Resta cioè una diocesi con uno status giuridico del tutto particolare, perché guidata non da un vescovo diocesano nominato dalla Santa Sede, ma da un abate ordinario eletto da una Congregazione religiosa, ma l’abate di Montevergine continua ad esercitare il suo potere di ordinario sui monaci, i novizi ed i postulanti dell’abbazia, e – soprattutto – continua a percepire le quote annuali dell’8 per mille destinate a ciascuna delle 226 diocesi italiane. E non si tratta di somme trascurabili. Solo per la voce “culto e pastorale” la Cei stanzia circa 150milioni di euro all’anno. La metà di questi fondi viene ripartita in parti uguali per tutte le 226 diocesi, mentre l’altra viene suddivisa proporzionalmente, in base al numero di abitanti di ciascuna diocesi. Nello stesso modo vengono ripartiti anche i circa 80 milioni di euro che la Cei destina alle opere di carità.

    Attraverso questo sistema di ripartizione dei fondi dell’8 per mille, anche diocesi piccolissime come Montevergine incassano un “fisso” annuo di almeno 500mila euro, cui vanno aggiunte le quote “variabili” assegnate dalla Cei alle singole diocesi in base al numero di abitanti di ciascuna di esse.

    Nonostante un afflusso di denaro così consistente, rimpinguato per di più dagli introiti e dalle offerte derivanti dalla gestione del Santuario (che vive da diversi anni un periodo di crisi, ma che rimane pur sempre uno dei più importanti d’Italia), i conti di Montevergine sono da tempo in rosso, e il disavanzo ha raggiunto livelli preoccupanti. Tra le cause che hanno prodotto questa difficile situazione, la gestione finanziaria piuttosto “disinvolta” da parte dei monaci, che ha indotto la Congregazione sublacense a mettere l’abate Nazzaro sotto tutela e ad imporgli – dopo due anni di commissariamento – le dimissioni. In questo senso, un caso particolarmente significativo, avvenuto circa 4 anni fa nella zona di Mercogliano, è quello che ha per protagonista l’allora economo del monastero di Montevergine – un giovane professo – che ideò una mega-truffa ai danni della sua Congregazione. L’economo ritirava infatti dalle casse del monastero i soldi necessari alla gestione ordinaria del monastero, ma poi comprava a credito. Con questo sistema, in breve tempo era riuscito ad accumulare per sé la ragguardevole cifra di circa mezzo miliardo di vecchie lire. Quando i creditori telefonarono all’abate reclamando il pagamento delle loro spettanze, la truffa venne a galla, ma l’abate non denunciò l’economo per evitare che scoppiasse uno scandalo. Il colpevole, nel frattempo riparato in Calabria (regione di cui è originario), riuscì così a farla franca e a “rifarsi una vita” prendendo i voti presso un’altra congregazione religiosa.

    A subentrare a Nazzaro, sarà ora lo stesso dom Beda Paluzzi, chiamato a svolgere le funzioni di amministratore e di delegato apostolico per la diocesi fino a che non sarà eletto il nuovo abate. Ma i tempi per trovare il successore di Nazzaro non saranno brevi: affinché si possa eleggere un nuovo abate la regola prevede la presenza nel monastero di almeno 12 monaci e a Montevergine, attualmente, ce ne sono molti di meno. L’”addio” di dom Nazzaro – che ha scelto di non lasciare il santuario (assumerà la carica di “abate emerito”) – ha sorpreso gli amministratori di Mercogliano: “Ha esercitato il suo apostolato con il sorriso confortante e lo sguardo illuminato dalla saggezza – ricorda il vice-sindaco Massimiliano Carullo -, con l’amore, la fraternità e l’alto sentimento cristiano. Un umile, ma grande servo della vigna del Signore”. Del tutto opposto il giudizio dell’associazione “’O ruofolo” che raccoglie gran parte della comunità di Sant’Angelo a Scala che in questi ultimi anni si è fermamente opposta alla decisione di Nazzaro di rimuovere don Vitaliano della Sala dalla sua funzione di parroco. “Finalmente gli hanno imposto di dimettersi: per la scandalosa gestione del Santuario che non ha mai toccato livelli tanto bassi; per come ha gestito in maniera accentratrice l’abbazia territoriale nei suoi anni di abbaziato; per la mancanza di dialogo con la gente; per la sconsiderata gestione della vicenda che ci ha visto coinvolti con la rimozione di don Vitaliano Della Sala dalla nostra parrocchia. Se lo avessero fatto dimettere qualche anno fa, si sarebbero evitate tante situazioni spiacevoli e tanta sofferenza!”. (valerio gigante – www.adista.it n° 85)

  • Condannato parroco di 88 anni per pedofilia

    Condannato parroco di 88 anni per pedofilia

    Fonte: corriere della sera

    24 nov 11:24 Lipari: abusi su minore, condannato a 15 anni ex parroco
    LIPARI – Per aver abusato sessualmente di un bambino di 5 anni, l’88enne ex parroco di Lipari e’ stato condannato a 15 anni di carcere dal Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina.

    Inflitti 5 anni anche alla sua perpetua, la 47enne di origine francese madre del minore: avrebbe consentito al prete di violentare il piccolo tra il 1996 e il 1998, portandolo frequentemente in parrocchia. (Agr)

    fonte:www.la7.it

    Messina 24/11/2006 13:32
    ABUSI SESSUALI SU BAMBINO, PARROCO 88ENNE CONDANNATO A 15 ANNI

    Messina, 24 nov. (Apcom) – Il Tribunale di Barcellona P. G. (Messina) ha condannato a 15 anni di carcere e 3 anni di libertà vigilata don Alessandro Restuccia, 88 anni, ex parroco della frazione Canneto di Lipari, sospeso dalle autorità ecclesiastiche duraate le indagini, per violenza sessuale su un minore.

    Assieme al parroco il Tribunale ha condannato anche la madre del minore a 5 anni di carcere perché avrebbe consentito gli abusi. Le violenze subite dal minore (all’epoca dei fatti aveva 5 anni) – secondo quanto accertato dai pm messinesi – risalgono ad un periodo compreso tra il 1996 e il 1998, quando la madre del piccolo, una donna francese sposata con un pescatore di Lipari, svolgeva il ruolo di perpetua del prete.

    A denunciare gli abusi è stato il padre durante la procedura di separazione.

    Domenica, 26 novembre 2006

  • Pedofilia, ex parroco di Lipari condannato a 15 anni

    Pedofilia, ex parroco di Lipari condannato a 15 anni

    L’ex parroco della frazione Canneto di Lipari, don Alessandro Restuccia di 88 anni, è stato condannato dal Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto a 15 anni di carcere per violenza sessuale su un minore.

    E’ stata condannata a 5 anni di reclusione anche la madre della vittima, una donna francese che faceva da perpetua al prete e che, secondo i giudici, avrebbe consentito al sacerdote di abusare del proprio figlio.

    Il pm Francesco Massara, che ha coordinato l’inchiesta,ha accertato che le violenze risalgono a un periodo compreso fra il 1996 ed il 1998. La perpetua francese, moglie di un pescatore della frazione di Canneto di Lipari,era solita portare in chiesa anche il proprio figlio, che all’epoca aveva cinque anni. Gli abusi sul minore sarebbero stati compiuti nel periodo in cui era in corso la causa di separazione fra i due genitori. A denunciare don Alessandro è stato proprio il padre della vittima. […]

    Fonte: Stretto Indispensabile

  • ABUSI SESSUALI SU BAMBINO, PARROCO 88ENNE CONDANNATO A 15 ANNI

    ABUSI SESSUALI SU BAMBINO, PARROCO 88ENNE CONDANNATO A 15 ANNI

    Messina, 24 nov. (Apcom) – Il Tribunale di Barcellona P. G. (Messina) ha condannato a 15 anni di carcere e 3 anni di libertà vigilata don Alessandro Restuccia, 88 anni, ex parroco della frazione Canneto di Lipari, sospeso dalle autorità ecclesiastiche duraate le indagini, per violenza sessuale su un minore.

    Assieme al parroco il Tribunale ha condannato anche la madre del minore a 5 anni di carcere perché avrebbe consentito gli abusi. Le violenze subite dal minore (all’epoca dei fatti aveva 5 anni) – secondo quanto accertato dai pm messinesi – risalgono ad un periodo compreso tra il 1996 e il 1998, quando la madre del piccolo, una donna francese sposata con un pescatore di Lipari, svolgeva il ruolo di perpetua del prete. A denunciare gli abusi è stato il padre durante la procedura di separazione.