Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Abruzzo – Molise

  • Sesso con una minorenne, ex parroco rinviato a giudizio. Il 26 gennaio inizia il processo. Caso seguito da Rete L’ABUSO

    Sesso con una minorenne, ex parroco rinviato a giudizio. Il 26 gennaio inizia il processo. Caso seguito da Rete L’ABUSO

    Il Gup di Larino Daniele Colucci ha disposto il processo, al termine dell’udienza preliminare che si è celebrata oggi 15 settembre, per don Marino Genova, oggi 59enne. Cadute le accuse di violenza e pedofilia, resta in piedi l’ipotesi di atti sessuali con minorenne. Giada Vitale, che lo ha denunciato, aveva 13 anni all’epoca dei fatti e oggi chiede giustizia per gli abusi subiti. Intanto l’ex parroco di Portocannone è stato sospeso ‘a divinis’ dal Tribunale ecclesiastico. Non può somministrare sacramenti né celebrare la Messa. Oggi vive in una struttura di clausura vicino Roma.

    Portocannone. Le accuse di violenza non ci sono più, ma resta in piedi il reato di atti sessuali con minorenne. Giada Vitale, la ragazza che ha denunciato per abusi sessuali il suo ex parroco, aveva soltanto 13 anni quando si sarebbero verificati i fatti che oggi vedono imputato don Marino Genova, che di anni ne aveva invece 55.

    A 13 anni non esiste, per la legge, alcun tipo di consenso. E dunque, ritiene il pubblico ministero Luca Venturi che ha chiesto il processo, la ragazza è stata una vittima dell’istinto erotico di un adulto. Che, in questo caso, era un sacerdote. Oggi don Marino, allontanato dalla parrocchia di Portocannone nel 2012 per decisione del vescovo della diocesi di Termoli-Larino con il quale si era confidato lo stesso prelato, ammettendo i rapporti con Giada, vive in una struttura alle porte di Roma in regime di clausura per sua scelta. Il Santo Uffizio, il Tribunale Ecclesiastico, lo ha sospeso “a divinis” a tempo indeterminato. Significa che pur restando un sacerdote, pur non avendo svestito l’abito sacro, don Marino non può celebrare la Messa né somministrare i sacramenti e nemmeno incontrare fedeli nel ruolo di prete.
    Ora tocca alla giustizia laica. Oggi 15 settembre si è celebrata a Larino l’udienza preliminare davanti al gup Daniele Colucci, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Luca Venturi disponendo il rinvio a giudizio per l’uomo, oggi quasi sessantenne, con l’accusa di atti sessuali con una minore. Il difensore di Marino Genova Ciro Intino aveva chiesto il proscioglimento ma alla fine ha prevalso la ricostruzione della pubblica accusa, incentrata sulla insussistenza giuridica del consenso ad atti di natura sessuale da parte di una persona non ancora quattordicenne. E Giada, appunto, aveva solo 13 anni quando, secondo il suo racconto, l’allora parroco di Portocannone, dove lei suonava l’organo, l’avrebbe avvicinata e costretta a subire le sue avances per diverso tempo.

    La relazione, che si sarebbe consumata all’insaputa della madre della ragazza, è stata interrotta quando Giada Vitale ne ha parlato con una parrocchiana e poi con il vescovo, decidendo di denunciare l’accaduto e il comportamento del sacerdote, che era stato subito allontanato dalla parrocchia.

    Il 26 gennaio prossimo, nel Tribunale di Larino, sarà celebrata la prima udienza del processo penale. Don Marino è imputato per atti sessuali con minore. Giada Vitale è parte lesa e assistita dall’avvocata Giovanna Moffa.

    La vicenda aveva registrato un punto di svolta nel 2013 quando, tredici mesi dopo lo strano abbandono della casa canonica di Portocannone del 58enne Marino Genova, era emerso un particolare sconcertante con la denuncia della famiglia della ragazza per abusi sessuali. Tra l’autunno 2013 e la primavera 2014 il sacerdote era stato processato dalla Chiesa e sospeso “a divinis”. Era stato ritenuto responsabile di abusi sessuali.

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=20287#.VfhZZII9tms.facebook

  • UOMO DI CHIESA DI SPOLTORE ACCUSATO PER ABUSI SESSUALI SU MINORE

    UOMO DI CHIESA DI SPOLTORE ACCUSATO PER ABUSI SESSUALI SU MINORE

    Don Vito cantò avrebbe avuto rapporti intimi con un ragazzino di 15 anni oggi maggiorenne. Ad accusarlo i genitori del parrocchiano.

    SPOLTORE: PRETE ACCUSATO DI PEDOFILIA, PM CHIEDE GIUDIZIO.  Il pm del Tribunale di Pescara, Salvatore Campochiaro, ha chiesto il giudizio per don Vito Canto’, l’ex parroco di Spoltore  accusato di violenza sessuale a seguito dei rapporti che avrebbe avuto negli anni scorsi con un ragazzino di 15 anni, oggi maggiorenne.

    Toccherà al Gup del Tribunale di Pescara Gianluca Sarandrea decidere il prossimo 13 ottobre ottobre se accogliere o meno la richiesta.

    Secondo la ricostruzione fornita dall’accusa i rapporti intimi sarebbero avvenuti senza costrizione ed all’interno dell’alloggio canonico del prete. A denunciare i fatti, prima alla Curia e poi alla squadra mobile di Pescara, diretta da Pierfrancesco Muriana, che si e’ occupata delle indagini, sono stati i genitori del ragazzo, che frequentava la chiesa di Spoltore e che si sarebbe confidato con i genitori solo l’anno scorso, mentre i rapporti ci sarebbero stati tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012.

    Nei mesi scorsi il giovane che ha accusato il prete di abusi sessuali e’ stato ritenuto attendibile dai periti nominati dal gip Catapane e Cupillari. I due consulenti durante l’incidente probatorio del 21 aprile scorso hanno infatti sostenuto che il ragazzo non ha malattie psichiatriche che possano inficiare il profilo dell’attendibilita’ e della credibililita’ e che ha un buon indice della realta’.

    http://www.abruzzoindependent.it/news/Spoltore-prete-accusato-di-pedofilia-Pm-chiede-processo/15871.htm

  • Prete accusato di violenza su minore, il pm chiede il processo

    Prete accusato di violenza su minore, il pm chiede il processo

    Il pm del Tribunale di Pescara, Salvatore Campochiaro, nei giorni scorsi ha presentato la richiesta di rinvio a giudizio per don Vito Cantò, l’ex parroco di Spoltore (Pescara) accusato di violenza sessuale a seguito dei rapporti che avrebbe avuto negli anni scorsi con un ragazzino di 15 anni, oggi maggiorenne.

    L’udienza davanti al gup Gianluca Sarandrea si terra’ il 13 ottobre prossimo. Stando all’accusa, i rapporti sarebbero avvenuti nell’alloggio canonico del prete.

    A denunciare i fatti, prima alla Curia e poi alla squadra mobile di Pescara, diretta da Pierfrancesco Muriana, che si e’ occupata delle indagini, sono stati i genitori del ragazzo, che frequentava la chiesa di Spoltore e che si sarebbe confidato con i genitori solo l’anno scorso, mentre i rapporti ci sarebbero stati tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012.

    Stando agli atti dell’indagine, i rapporti sarebbero avvenuti senza costrizione fisica ma, a distanza di mesi, avrebbero provocato una crisi di identita’ sessuale al ragazzino.

    Nei mesi scorsi il giovane che ha accusato il prete di abusi sessuali e’ stato ritenuto attendibile dai periti nominati dal gip Catapane e Cupillari.

    I due consulenti durante l’incidente probatorio del 21 aprile scorso hanno infatti sostenuto che il ragazzo non ha malattie psichiatriche che possano inficiare il profilo dell’attendibilita’ e della credibililita’ e che ha un buon indice della realta’.

    http://www.abruzzo24ore.tv/news/Prete-accusato-di-violenza-su-minore-il-pm-chiede-il-processo/159808.htm

  • Caso Giada Vitale: il pm chiede l’archiviazione del caso io chiedo giustizia per le violenze subite da Don Marino

    Caso Giada Vitale: il pm chiede l’archiviazione del caso io chiedo giustizia per le violenze subite da Don Marino

    Giada Vitale, 20enne che ha denunciato di aver subito violenze da Don Marino Genova ex parroco di Portocannone, da quando aveva 13 anni ora attende giustizia. Dopo aver sfondato il muro del silenzio, essendo stata ospite di molte trasmissioni televisive, ora vuole soltanto che il suo carnefice paghi per quello che le avrebbe fatto. E siccome sulla sua vicenda è calato il silenzio, si è affidata a un messaggio facebook. Che la dice lunga sul dolore che la ragazza vive tuttora.
    “Secondo voi è normale che io vittima di un prete pedofilo – sostiene Giada –  non posso avere Giustizia dopo tutte le sofferenze che ho passato, poiché il PM ha richiesto quasi tutta l’archiviazione per quanto riguarda il mio caso? A voi sembra normale che con tutte le prove,testimonianze,registrazioni,tabulati telefonici, referti medici e psichiatrici e confessione da parte del sacerdote, il PM ha deciso tutto questo,poiché mi riteneva a 13 anni consapevole e complice di un uomo di 55 anni? Ma vi sembra normale una cosa del genere? Mi auguro che questo messaggio venga letto anche da lui. Io sono schifata“.
    Cosa sta succedendo a livello giudiziario. A settembre ci sarà l’udienza Gup in cui si dovrà decidere la sorte giudiziaria di Don Marino Genova. Il caso è diviso in due procedimenti separati. Uno che riguarda i reati contestati nel periodo antecedente al compimento dei 14 anni da parte della vittima. E quelli dopo il compimento di questo compleanno che come sappiamo, a livello giuridico, significa che una donna può decidere liberamente se dare il suo consenso a un rapporto sessuale. Il Pm ha chiesto l’archiviazione del caso sostenendo che Giada Vitale sia stata comunque “coinvolta sentimentalmente” con il prete che l’avrebbe invece violentata. La vittima invece, che porta ancora i segni nell’anima rispetto a quanto le è successo, in sede di udienza gup si opporrà all’archiviazione del caso sostenendo la tesi della non consensualità dei rapporti sessuali e l’avvenuta violenza. A settembre sapremo quindi se questo coraggio di Giada è servito ad ottenere giustizia. Noi di Moliseweb.it le auguriamo quantomeno di riuscire a trovare la sua serenità interiore.
    Viviana Pizzi 
    http://www.moliseweb.it/info.php?id=1651&tit=Caso-Giada-Vitale%3A-il-pm-chiede-l%27archiviazione-del-caso-io-chiedo-giustizia-per-le-violenze-subite-da-Don-Marino-
  • Prete accusato di violenza, i periti: “Ragazzo attendibile”

    Prete accusato di violenza, i periti: “Ragazzo attendibile”

    L’ex parroco di Spoltore è indagato per violenza sessuale a seguito dei rapporti che avrebbe avuto negli anni scorsi con un minore di 15 anni, oggi maggiorenne.

    La perizia dei medici Catapane e Cupillari e’ stata al centro, oggi pomeriggio, dell’incidente probatorio sulla vicenda relativa a don Vito Canto’, l’ex parroco di Spoltore indagato per violenza sessuale a seguito dei rapporti che avrebbe avuto negli anni scorsi con un ragazzino di 15 anni, oggi maggiorenne.

    In aula i consulenti nominati dal gip del Tribunale di Pescara, Maria Carla Sacco, hanno sostanzialmente sostenuto che il ragazzo non ha malattie psichiatriche che possano inficiare il profilo dell’attendibilita’ e della credibililita’ e che ha un buon indice della realta’.

    Secondo i periti, non ci sono elementi per sostenere che il ragazzo non dica il vero. Stando all’accusa, i rapporti sarebbero avvenuti nell’alloggio canonico del prete.

    A denunciare i fatti, prima alla Curia e poi alla questura di Pescara, che si sta occupando delle indagini, sono stati i genitori del ragazzo, che frequentava la chiesa di Spoltore e si sarebbe confidato con i genitori solo l’anno scorso, mentre i rapporti ci sarebbero stati tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012.

    Stando agli atti dell’indagine, i rapporti sarebbero avvenuti senza costrizione fisica ma, a distanza di mesi, avrebbero provocato una crisi di identita’ sessuale al ragazzino.

    http://www.ilpescara.it/cronaca/don-vito-canto-prete-accusato-violenza-periti-ragazzo-attendibile.html
  • Pescara, il ragazzo conferma: don Vito abusò di me

    Pescara, il ragazzo conferma: don Vito abusò di me

    Faccia a faccia in aula tra il giovane e il prete accusato di violenza: mi disse vado a fare la doccia, raggiungimidi Paola Aurisicchio

    PESCARA. Voce sicura, nessuna sbavatura nella ricostruzione e il racconto di quella sera che sarebbe stato coerente con la prima versione accusatoria: «Don Vito mi ha detto “vado a fare la doccia. Lascio la porta aperta, se vuoi mi puoi raggiungere e io andai».

    Ha 18 anni, oggi, il giovane che ha fatto scattare l’inchiesta che ha messo nei guai per abusi sessuali su un minore don Vito Cantò, il prete di 42 anni originario di Cepagatti e parroco della chiesa di San Camillo de Lellis a Villa Raspa di Spoltore da cui è stato allontanato. La presunta vittima, ieri, è entrata da maggiorenne nell’aula del tribunale dove però è stata chiamata a ricostruire, nel corso dell’incidente probatorio durato un’ora e mezza, cosa accadde con il prete quando aveva solo 16 anni. Così, il giovane e don Vito Cantò si sono ritrovati faccia a faccia nell’aula ma non si sono detti una parola mentre il ragazzo ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari Mariacarla Sacco e del pmSalvatore Campochiaro.

    «Cos’è accaduto quella sera del 2011?», ha domandato il pm Campochiaro e il ragazzo, sostenuto da due medici e dal suo avvocato Vincenzo Di Girolamo, ha iniziato il doloroso racconto partendo dalla birra offerta, quella che per l’accusa sarebbe servita al prete per stordire i giovani, fino alla doccia in cui si sarebbe consumata la violenza senza costrizione. «Mi trovavo a casa di don Vito», ha raccontato il giovane, «e il prete mi ha offerto una birra e poi altre due. Abbiamo iniziato a parlare», ha proseguito. «Di cosa?», ha chiesto il pm. «Don Vito mi parlava della masturbazione tra persone dello stesso sesso, io all’epoca avevo 15 anni…». E’ a quel punto che, secondo l’accusa e le indagini della squadra Mobile di Pierfrancesco Muriana, che il prete avrebbe “adescato” il minore. «Don Vito mi disse che andava a fare una doccia e che avrebbe lasciato la porta del bagno aperta e io sono andato. Una volta all’interno abbiamo iniziato a masturbarci reciprocamente e abbiamo fatto sesso orale e poi l’abbiamo ripetuto sul divano».

    Parla con voce sicura, il giovane, confermando quello che aveva messo a verbale in questura e spiegando ai magistrati anche il rapporto di fiducia con don Vito, quello di un giovane fedele che frequentava una parrocchia. Ed è per questo, ha aggiunto il ragazzo, «che i miei genitori si fidavano se andavo a casa di don Vito. Anche i miei genitori lo conoscevano ed erano tranquilli se mi trattenevo a casa di don Vito anche alle 23».

    Una deposizione che combacerebbe con la prima fatta di fronte ai poliziotti solo più rilevante proprio perché in sede di incidente probatorio: la versione della vittima di ieri sarà cristallizzata ed entrerà direttamente nel processo come prova.

    Nessuna domanda, invece, è arrivata dall’avvocato del prete Giuliano Milia che ha partecipato all’udienza di fronte al gip con i suoi consulenti né dallo stesso avvocato del ragazzo Di Girolamo che ha ritenuto che il giovane avesse già detto tutto. Ma gli inquirenti hanno anche chiesto alla presunta vittima se il prete avesse tentato di avvicinare altri ragazzi e, anche in questo caso, il giovane avrebbe risposto di sapere che si sarebbe mostrato nudo ad altri. L’originaria versione accusatoria sarebbe così stata confermata dalla presunta vittima che avrebbe allontanato, però, la sua partecipazione da quella che era stata definita “la banda del bicchiere”, una sorta di gioco perverso in cui ognuno si sarebbe attribuito un nomignolo.

    L’incidente probatorio è durato un’ora e mezza e, intorno alle 16, don Vito e il suo accusatore hanno lasciato il tribunale. Adesso, il pm dovrà chiudere l’inchiesta e passare alla probabile richiesta di rinvio a giudizio.

  • Prete accusato di molestie, donna straniera chiede alla Curia 50mila euro di risarcimento

    Prete accusato di molestie, donna straniera chiede alla Curia 50mila euro di risarcimento

    Avezzano. Il papa non le risponde, così chiede i soldi per il risarcimento alla Curia di Avezzano e alla diocesi dell’Aquila. A chiedere 50mila euro una ragazza straniera vittima secondo i giudici di molestie da parte dell’ex parroco di Trasacco, don Duilio Testa.

    Ad avanzare la richiesta è stato il legale Cesidio Di Salvatore, che assiste la giovane marocchina. La ragazza madre, contrariamente al processo penale in cui non si è costituita parte civile, ha chiesto un risarcimento danni soltanto contro il parroco don Duilio Testa. Dagli accertamenti patrimoniali eseguiti, però, è emerso che il parroco è nullatenente e quindi anche in caso di una sentenza di condanna favorevole non potrà ottenere nulla a titolo risarcitorio. La ragazza, tramite il suo avvocato, aveva anche inviato una lettera al pontefice, ma non c’è stata risposta.

    “Stando così le cose e considerato che non ha avuto alcun esito anche la supplica inviata al Papa”, afferma DI Salvatore, “non resta altra soluzione che coinvolgere le diocesi”. Secondo il legale, oltre a quella di don Duilio, ci sarebbe anche “la responsabilità del vescovo del Marsi Pietro Santoro e dell’arcivescovo dell’Aquila Giuseppe Petrocchi per i quali operava il sacerdote e in virtù della speciale relazione gerarchica tra il vescovo e i suoi sacerdoti”. La ragazza straniera chiede un risarcimento per danni morali e materiali di 50mila euro, oltre alle spese legali entro sette giorni. In caso contrario il difensore incaricato procederà nei confronti della diocesi.

    Nel processo, don Duilio, 84 anni, originario di Castellafiume, ha patteggiato un anno e 40 giorni di reclusione. Attualmente è parroco a Pescocanale. Secondo la difesa, il sacerdote, 40 anni fa, fu colpito da impotenza a causa dei contagi della malaria e delle situazioni climatiche estreme che fu costretto a vivere in Congo, dove era missionario.

    Sempre secondo la difesa, il parroco non avrebbe mai avuto la possibilità in sede penale di difendersi da queste pesanti accuse, prima a causa del patteggimanto per il quale aveva firmato una delega, e sia perché quando è iniziato il processo civile le notifiche arrivavano alla parrocchia di San Cesidio di Trasacco, già lasciata da tempo dal parroco. Al riguardo è stata presentata una eccezione per difetto di contraddittorio.

    http://www.marsicalive.it/?p=82741

  • Prete sospettato di abusi, veglia di solidarietà di alcuni fedeli

    Prete sospettato di abusi, veglia di solidarietà di alcuni fedeli

    Oggi in programma incidente probatorio

     Procedono da un lato l’inchiesta della Procura e dall’altro il processo canonico della diocesi di Pescara a carico di don Vito Cantò, l’ex parroco di Villa Raspa di Spoltore accusato di abusi ai danni di un ragazzo ancora minorenne all’epoca dei fatti.

    Il processo canonico si trova già in fase di dibattimento, che qualora dovesse concludersi con una condanna potrebbe comportare per il prete, già sospeso dalle mansioni sacerdotali “ad cautelam” circa 16 mesi fa dal vescovo Tommaso Valentinetti, una limitazione del ministero o, addirittura, la perdita dello stato clericale.

    Più lenta, invece, procede l’inchiesta della Procura di Pescara, che oggi andrà a dotarsi di un tassello fondamentale per il prosieguo: è infatti previsto l’incidente probatorio del ragazzo che, all’epoca 15enne, sarebbe stato vittima degli abusi del prete. Il giovane, sostenuto da due medici nominati dal gip, dovrà rispondere alle domande che gli porranno il gip stesso, il pm e gli avvocati di tutte le parti: la sua versione dei fatti su quel che sarebbe accaduto nel periodo di tempo compreso tra il 2011 ed il 2012 verrà cristallizzata ed entrerà a far parte del processo.

    Nel frattempo, alcuni fedeli della parrocchia di Villa Raspa e di Spoltore hanno deciso di organizzare una veglia di solidarietà per il prete, che avrà luogo a partire dalle 19:30 in largo San Giovanni a Spoltore. Nel corso della veglia, oltre a dedicare preghiere a don Vito, verranno inoltre fornite testimonianze circa le esperienze positive di alcune famiglie con lui.

    http://www.abruzzo24ore.tv/news/Prete-sospettato-di-abusi-veglia-di-solidarieta-di-alcuni-fedeli/148435.htm

  • Pedofilia: prete pescarese indagato, a gennaio incidente probatorio

    Pedofilia: prete pescarese indagato, a gennaio incidente probatorio

     (AGI) – Pescara, 4 dic. – E’ stato rinviato all’8 gennaio 2015 l’incidente probatorio sulla vicenda relativa a don Vito Canto’, l’ex parroco di Spoltore (Pescara) indagato per violenza sessuale a seguito dei rapporti che avrebbe avuto negli anni scorsi con un ragazzino di 15 anni, oggi maggiorenne. Nel pomeriggio il gip del Tribunale di Pescara, Maria Carla Sacco, avrebbe dovuto acquisire la testimonianza del ragazzo, ma il tutto e’ stato rinviato per un motivo tecnico. Il prete oggi era presente in aula. A denunciare i fatti, prima alla Curia e poi alla questura di Pescara, che si sta occupando delle indagini, sono stati i genitori del ragazzo, che frequentava la chiesa di Spoltore e che si sarebbe confidato con i genitori solo l’anno scorso, mentre i rapporti ci sarebbero stati tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012.

  • Il prete confessò gli abusi su minori all’arcivescovo di Pescara

    Il prete confessò gli abusi su minori all’arcivescovo di Pescara

    di Paola Aurisicchio

    PESCARA. E’ all’arcivescovo Tommaso Valentinetti che don Vito Cantò avrebbe fatto una prima ammissione dei presunti abusi su un 15enne: «Parziali ammissioni, solo i palpeggiamenti», riferisce un testimone alla polizia, uno dei tanti che un anno fa Valentinetti ha ascoltato personalmente prima di decidere di allontanare il parroco dalla chiesa di San Camillo de Lellis di Spoltore.

    L’arcivescovo, secondo quanto riferito dal testimone, diventerebbe così un teste chiave dell’inchiesta penale che ha coinvolto il sacerdote accusato di abusi su un minore, un testimone che però può avvalersi del segreto del confessionale e non raccontare, quindi, del suo incontro con don Vito.

    La chiesa sta processando il parroco, 42 anni, originario di Cepagatti, e probabilmente all’inizio del 2015 il processo canonico arriverà alla sua conclusione ma, intanto, procedono le indagini della squadra Mobile diPierfrancesco Muriana che sta cercando di capire se ci siano altre vittime, se l’inchiesta sia più larga.

    Sono stati i poliziotti a raccogliere le testimonianze del minore da cui è partita l’inchiesta ma anche dei suoi amici, 15-16enni che non hanno subìto abusi da don Vito ma hanno raccontato in maniera univoca le serate a casa del prete e l’invito che don Vito rivolgeva loro: «Io vado a fare la doccia, lascio la porta aperta: se vuoi, mi puoi raggiungere».

    Sono loro i piccoli testimoni dell’inchiesta che vede indagato il prete e in cui sotto traccia corrono «il senso di sporco» e «la paura», i minorenni che si sentono «scossi» perché anche a loro, come hanno raccontato, don Vito si sarebbe «mostrato in accappatoio» o «nudo».

    «Mi ha turbato», dice un ragazzino, «al punto che mi sono subito allontanato dal bagno».

    La gita a Madrid per la giornata della gioventù. C’è uno schema che don Vito Cantò avrebbe reiterato nel corso degli anni: una serialità di comportamenti – per l’accusa – che il parroco avrebbe usato nei confronti del gruppetto che aveva il permesso di frequentare la sua casa proprio perché i genitori nutrivano fiducia in quel punto di riferimento. La vicinanza al prete inizia nell’agosto 2011, quando i piccoli fedeli vanno a Madrid per la giornata mondiale della gioventù. «Durante la nostra permanenza in Spagna», ha messo a verbale il ragazzo che avrebbe subìto abusi, «ho allacciato un rapporto di amicizia con don Vito». Una volta rientrati in Italia, il parroco avrebbe iniziato a contattare su Facebook il minorenne: «Mi parlava di omosessualità facendo presente che lui aveva avuto queste esperienze e che non bisognava vergognarsi».

    «A casa di don Vito». Da qui, secondo le testimonianze anche degli altri ragazzi, don Vito avrebbe iniziato a conquistarsi la fiducia dei giovani sempre alla stessa maniera: l’offerta di un alcolico per stordirli, i discorsi sull’omosessualità, il prete che inizia a girare in accappatoio e la richiesta di andarlo a vedere nella doccia. «Non so perché l’ho fatto», ha raccontato il minore alla polizia, «ma ho accettato di raggiungere don Vito nella doccia. Poi mi ha raccomandato di non raccontare nulla». «Non mi sono sentito costretto», ha detto ancora il ragazzo, «ma devo dire che non ero assolutamente lucido e non ho ben capito quello che stavo facendo. Dopo qualche mese», prosegue il minorenne, «decisi di confidarmi». Il ragazzo è assistito da un medico che, ascoltato dalla polizia, ha raccontato della difficile situazione in cui versa il giovane. «Mi disse che don Vito l’aveva manipolato», ha aggiunto un’altra voce di un’inchiesta in cui è ricorrente «il turbamento» dei giovani fino alla «conclusione», come dice a un tratto un altro, «che aveva tentato un approccio con noi». Perché in casa del prete, sempre secondo la ricostruzione del pm, sarebbero passati anche gli altri minorenni che hanno raccontato di quelle serate in cui le ragazze – come hanno riferito – non erano gradite.

    «Bastardo da baciare». «Insieme a don Vito facevo parte del gruppo la “banda del bicchiere” e ognuno si era attribuito un nomignolo: don Vito si chiamava “bastardo da baciare”», ha raccontato un giovane mentre altri hanno ammesso l’inganno dietro quell’alcolico perché «era una trasgressione che certo i nostri genitori non ci avrebbero permesso». «Don Vito si è recato in bagno per fare la doccia lasciando la porta aperta in modo che potessi vederlo nudo», ha detto un altro giovane aggiungendo, come gli altri, «mi ha turbato al punto che mi sono allontanato». «Siamo rimasti entrambi scossi», dice un altro, «dall’atteggiamento che aveva avuto il nostro parroco al punto che ho iniziato a dubitare che la sua amicizia fosse disinteressata». Sono queste le voci di alcuni minori che hanno negato di aver subìto molestie dal parroco che, per il momento, si sta difendendo nel processo canonico.