Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Abruzzo – Molise

  • Valle Roveto: sacerdote accusato di violenza sessuale su minori

    Valle Roveto: sacerdote accusato di violenza sessuale su minori

    Secondo la Procura della Repubblica di Avezzano il sacerdote, che deve rispondere dell’accusa di violenza sessuale mediante abuso di autorità, avrebbe costretto a subire rapporti sessuali, approfittando del suo ruolo di parroco, una ragazza e di altri minori di 14 e 15 anni.

    Il sacerdote di nazionalità straniera, parroco per un periodo di (altro…)

  • Torna in chiesa a Isernia il prete accusato di pedofilia, l’inchiesta di Fanpage.it

    Torna in chiesa a Isernia il prete accusato di pedofilia, l’inchiesta di Fanpage.it

    Fanpage.it accende i riflettori sul caso del prete polacco accusato di abusi su minori tornato a Pizzone e malvoluto dai fedeli. Il sacerdote da alcuni giorni accompagna il parroco del paese e la novità sta destando non poco scompiglio tra i parrocchiani che hanno già chiesto al vescovo di Isernia – Venafro di allontanarlo. L’inchiesta giudiziaria per Don Giovanni M. si è conclusa con la prescrizione per poi essere “riabilitato” alle sue funzioni dal tribunale ecclesiastico.

    Di seguito, riportiamo l’inchiesta sul caso di Fanpage.it con l’intervista a Giorgio Babicz, 13enne all’epoca dei fatti, che accusò il prete di “particolari” attenzioni.

    “Don M., ti ricordi quando mi facevi dormire coi tuoi cani e ti masturbavi quando si avvicinavano a me? Spero che tu abbia migliorato il tuo rapporto con gli animali, oltre che coi minorenni”. Con queste parole Giorgio Babicz raccontava a Fanpage.it gli abusi subiti dal prete. Molestie cominciate quando aveva solo 13 anni ed era stato invitato dal sacerdote a seguirlo dalla Polonia fino alla remota parrocchia di Sant’Anastasio Martire ad Acquaviva di Isernia, paesino di poco più di 400 anime in Molise. 

    Giorgio aveva deciso di parlare solo dopo aver denunciato alla magistratura, e alla curia, le molestie di don Giovanni. Voleva giustizia perché nessun’altro bambino dovesse passare l’inferno che aveva sopportato lui. Dopo lo scoppio dello scandalo nel gennaio 2018, il prete accusato di pedofilia era stato rispedito a Lublino, la sua città natale in Polonia. Nel frattempo, la procura di Isernia ha archiviato le accuse contro don Giovanni. “Archiviazione – ci tiene a sottolineare Sergio Cavaliere, l’avvocato che ha assistito Giorgio – arrivata per la prescrizione dei reati”. “Se le accuse fossero state false – prosegue il legale – sarebbe scattata la denuncia per calunnia contro il mio assistito. E questo non è avvenuto. Un’altra cosa che vorrei sapere – conclude Cavaliere – è perché il sacerdote, se riteneva di essere innocente, non ha rinunciato alla prescrizione”.

    Uscito indenne dall’inchiesta giudiziaria, don Giovanni è stato “riabilitato” anche da un tribunale ecclesiastico. Dopo aver sentito la testimonianza di Giorgio, il processo canonico istituito a Napoli ha deciso che le accuse contro il sacerdote non erano fondate. “Mi hanno sottoposto ad un interrogatorio assurdo – ha spiegato Babicz – in cui mi chiedevano se fossi stato spinto da qualcuno a muovere le mie accuse. Non riuscivano a capire che ad impedirmi di parlare prima degli abusi era stata la sofferenza che ancora mi porto dentro”.

    Da pochi giorni, don Giovanni è arrivato a Pizzone, comune a poche decine di chilometri da Acquaviva di Isernia. Dovrà accompagnare padre Etienne, di cui dovrebbe prendere il posto ad inizio aprile. Se non fosse che la comunità religiosa locale è in rivolta contro la nomina del sacerdote finito sotto accusa per pedofilia. E lo hanno detto chiaramente al vescovo della diocesi Isernia-Venafro, Camillo Cibotti. “Mandare un prete che in passato è stato “chiacchierato” in una piccola comunità non è accettabile. E’ stata una nomina inopportuna”, hanno protestato i fedeli. I parrocchiani hanno anche minacciato di disertare la messa se il vescovo insisterà in questa sua decisione di destinare don Giovanni a Pizzone.

    “Mi aspettavo un epilogo diverso”, ammette Giorgio, dopo aver saputo che il sacerdote eserciterà il suo magistero in Molise. “Gli abusi sessuali a minori sono crimini contro l’umanità perché distruggono l’infanzia dei bambini. Ha rovinato la mia vita ma grazie alla prescrizione questa persona è riuscita a cavarsela. Credo che per questi reati non dovrebbe esserci un tempo di scadenza”

    https://quotidianomolise.com/torna-in-chiesa-a-isernia-il-prete-accusato-di-pedofilia-linchiesta-di-fanpage-it/

  • Don Giovanni, il prete accusato di masturbarsi con bambini tra i cani, torna in chiesa a Isernia

    Don Giovanni, il prete accusato di masturbarsi con bambini tra i cani, torna in chiesa a Isernia

    Don Giovanni Mazurkiewicz, il prete polacco coinvolto l’anno scorso in una brutta storia di abusi sessuali a minori, è ritornato in parrocchia. Da pochi giorni accompagna il sacerdote di Pizzone, un piccolo comune molisano. Ma il suo arrivo non ha lasciato indifferenti i fedeli che hanno chiesto subito al vescovo della diocesi Isernia-Venafro di allontanarlo.

    “Don M., ti ricordi quando mi facevi dormire coi tuoi cani e ti masturbavi quando si avvicinavano a me? Spero che tu abbia migliorato il tuo rapporto con gli animali, oltre che coi (altro…)

  • “Via i pedofili dalla Chiesa”. Ma don Felix, condannato per abusi su 17 minori, continua a fare il prete

    “Via i pedofili dalla Chiesa”. Ma don Felix, condannato per abusi su 17 minori, continua a fare il prete

    di Mirko Bellis – L’arcivescovo di Malta, Charles Scicluna, ha adottato la linea della “tolleranza zero” nei confronti dei preti pedofili. Una posizione ribadita anche in occasione dell’incontro “La protezione dei minori nella Chiesa” svolto in Vaticano il mese scorso.  “Una persona che costituisce un rischio per i minori – ha dichiarato Scicluna – non può essere nel ministero”. Per don Felix Cini (altro…)

  • Abusi in sagrestia, sentenza a maggio. L’avvocato Carlo Taormina ‘interroga’ la vittima di don Marino

    Abusi in sagrestia, sentenza a maggio. L’avvocato Carlo Taormina ‘interroga’ la vittima di don Marino

    CAMPOBASSO. Stretta nel suo giubbino nero, con lo zainetto sulle spalle ha affrontato oggi un’altra giornata di quelle con il cuore a mille. Due ore, tanto è stata seduta lì Giada Vitale: di fronte la Corte di Appello (presidente Vincenzo Pupilella, giudici a latere Giuseppina Paolitto e Giovanni Fiorilli, procuratore generale Elio Fioretti). Udienza a porte chiuse per ripercorrere quei mesi in cui ha subito le attenzioni del parroco di Portocannone, don Marino Genova.

    Sono stati i legali del parroco, che non è stato ridotto allo stato laicale sebbene condannato a 6 anni di reclusione per atti sessuali su minore, a chiedere di ascoltare e interrogare la vittima degli abusi, compiuti prima e dopo il compimento dei 14 anni. Ma per il Tribunale di Larino, che ha emesso la condanna di primo grado, la storia di Giada si ferma al 20 giugno 2009 quando, appunto, compie 14 anni. E per quegli abusi commessi, e anche ammessi dal parroco, dall’aprile al giugno 2009 don Marino Genova è stato condannato in primo grado.

    Due ore di domande, di richieste di chiarimenti e spiegazioni non solo dal team che difende il sacerdote (gli avvocati Carlo Taormina, famoso per i tanti ‘clienti’ famosi, e Ciro Intino, entrambi nella foto) ma anche del presidente della Corte d’Appello e del
    procuratore generale.

    E anche il legale che assiste Giada, l’avvocato Giuseppe D’Urbano, ha posto alcune domande alla sua assistita. “Sono stata molto precisa, ho ricostruito tutto quello che mi è
    accaduto. Ho detto la verità” dice al termine dell’udienza.

    Non la pensano così gli avvocati del sacerdote che rimarcano come qualche contraddizione ci sia stata e che, proprio per delineare il quadro, sia stato utile ascoltare di nuovo Giada, prima che venga emessa la sentenza.

    Prevista per il 16 maggio, quando ci sarà il dibattimento e poi la Camera di Consiglio. Giada aspetta quel giorno da tanto tempo, chiede con forza giustizia e sebbene abbia il cuore a mille, si siede di fronte ai giudici, li guarda negli occhi e risponde a tutte le domande, anche quelle più dolorose. E’ l’unico modo per uscirne: parlarne, non nascondere per paura o per pudore. Raccontare la verità.

    Don Marino Genova non assiste all’udienza, contrariamente a quanto fatto nel corso del processo di primo grado. Non si sa dove sia, di certo esercita ancora il suo ruolo di sacerdote. Dice Messa. Fino ad un paio di anni fa era in un paese in provincia di Roma, a Subiaco, ma oggi gli avvocati fanno spallucce, sorridono. Nessuno vuole rispondere alle domande sulla sua residenza attuale. Di certo don Marino indossa ancora il suo abito sacerdotale, celebra la Messa e impartisce i sacramenti. Lontano dai clamori del suo caso giudiziario.

  • Processo a don Marino, Giada Vitale interrogata nell’udienza di appello

    Processo a don Marino, Giada Vitale interrogata nell’udienza di appello

    CAMPOBASSO. Anche questa mattina due ore di discussione dinanzi ai giudici della Corte d’Appello di Campobasso, per la seconda udienza del processo di secondo grado a carico di don Marino Genova, l’ex parroco di Portocannone condannato dal Tribunale di Larino a 6 anni per atti sessuali su minore.

    Protagonista dell’udienza è stato un principe del foro, l’avvocato 78enne Carlo Taormina, che da questa fase della vicenda giudiziaria che scosse tutta la diocesi di Termoli-Larino affianca il legale Ciro Intino, che ha difeso don Marino anche dinanzi al collegio frentano di primo grado, formato dal presidente Russo e dalle giudici Di Nino e Testa. A rappresentare la parte civile di Giada Vitale, la ragazza che subì le attenzioni di don Marino da quando aveva 13 anni, fino alla maggiore età, l’avvocato guglionesano Giuseppe D’Urbano.

    A deporre proprio la Vitale, che ha risposto alle domande poste dalle parti.
    I giudici dell’Appello si esprimeranno con la sentenza di secondo grado il prossimo 16 maggio, alle 11.30, data a cui è stata aggiornata l’udienza.

    https://www.termolionline.it/news/cronaca/793167/processo-a-don-marino-giada-vitale-interrogata-nelludienza-di-appello

  • Il grido di Giada: abusata a Termoli dal prete “dolce” e “premuroso”

    Il grido di Giada: abusata a Termoli dal prete “dolce” e “premuroso”

    Mai più atteggiamenti passivi nei confronti delle vittime. Mai più coperture dei vescovi. Mai più casi come quello di Giada Vitale, 24 enne di Termoli, in provincia di Campobasso, abusata da un sacerdote, Don Marino Genova, ex parroco della chiesa SS. Pietro e Paolo di Portocannone, con cui ha avuto rapporti sessuali dai 13 ai 17 anni.

    Dal summit in Vaticano emerge questa linea di indirizzo assai emblematica nei confronti di casi come quello della ragazza molisana.

    “Sei la mia stellina…”

    Giada nel 2013 ha denunciato gli abusi subiti e ha provato anche a scrivere al Vaticano, senza ricevere alcuna risposta, sostiene lei. «Don Marino nei miei confronti è stato sempre molto dolce. Mi abbracciava spesso, diceva di “volermi bene” ricorda Giada “e un giorno mi prese la mano e mi ha portò in sagrestia, con i suoi modi molto dolci. ‘Sei la mia stellina, ti voglio bene’ mi disse. Dopo quella frase mi spinse verso il muro e strusciò le sue parti intime sul suo corpo. Mi toccava, mi baciava. Poi andò in bagno».

    Quel giorno iniziò il suo calvario: «Ogni volta mi rivestiva lui, perché io ero immobile. Mi congedava con la benedizione, facendomi il segno della croce sulla fronte. Non doveva più fare il prete perché era un porco, ma è stato protetto».

    Il processo

    La sua storia è stata raccontata su Servizio Pubblico (20 febbraio) il sito di Michele Santoro.  Don Marino è stato condannato in primo grado dal tribunale di Campobasso a 6 anni di reclusione per abusi sessuali, con l’interdizione dai pubblici uffici e un risarcimento provvisionale di 15.000 euro. Il processo è stato diviso in due tronconi: il primo riguardante i fatti successivi al momento in cui Giada ha compiuto 14 anni, che è finito con un’archiviazione; il secondo, per i fatti precedenti al compimento dei 14 anni , che si è concluso con la condanna del sacerdote.

    Il trauma

    «Dopo la mia denuncia alla procura – sottolinea Giada – è iniziato un altro calvario perché il pubblico ministero ha stabilito che si trattava di atti sessuali con minore consenziente anziché violenza su minore. Io avevo 13 anni e lui 58. Non ho mai più avuto un ragazzo, una relazione, anche se adesso mi hanno fatto passare per la prostituta del prete, mentre lui è diventato la vittima».

    Il sacerdote non ha voluto commentare. In un messaggio ha scritto: «È tutta colpa mia, dovevo proteggerla. Io ero il suo sacerdote, lei una ragazza».

    https://it.aleteia.org/2019/02/22/vittima-abusi-sessuali-prete-ragazza-termoli-pedofilia-chiesa/

  • LANCIANO, IN AULA IL CASO DI DON ANDRÈ LUIZ FACCHINI: SFILANO I TESTIMONI DELLA DIFESA

    LANCIANO, IN AULA IL CASO DI DON ANDRÈ LUIZ FACCHINI: SFILANO I TESTIMONI DELLA DIFESA

    LANCIANO, 19 febbraio – Sfilano i testimoni della difesa, in tribunale a Lanciano, nel processo a carico di don Andrè Luiz Facchini, che secondo la Procura, attraverso le sue imposizioni, avrebbe cagionato la destabilizzazione della psiche di alcuni suoi adepti, finiti in cura.

    “Non abbiamo mai visto frustate sulla schiena con la corona del rosario, né don Andrè ci ha mai imposto ferree regole – hanno detto i sette testimoni ascoltati -. C’era assoluta libertà di ognuno di fare penitenza sia strisciando con le ginocchia a terra o baciare il pavimento come devozione penitenziale. Era una buona guida spirituale”.

    I testimoni hanno contraddetto l’impostazione dell’accusa, che ipotizza i reati di violenza privata aggravata, lesioni personali, violazione di domicilio, ingiurie, minacce e molestie telefoniche.

    L’imputato è fondatore della Legio Sacrorum Cordium, associazione creata all’interno della parrocchia di Sant’Agostino a Lanciano e non riconosciuta dalla Curia.

    La fase dibattimentale, e forse la sentenza, è stata fissata dal giudice Andrea Belli al prossimo 18 luglio.

    Il presbitero è anche parte offesa per le lesioni cagionategli da due fratelli il 28 ottobre 2011, uno di loro era un ex associato alla Legio, che lo avrebbero aggredito alle 2.30 di notte vicino alla loro abitazione, dove don Andrè si era recato.

    Dopo l’apertura dell’indagine don Andrè è tornato in Brasile e lo scorso dicembre è stato sorpreso nella sua città natale Umuarama da una troupe della trasmissione televisiva ‘Le Iene’.

    Lanciano, in aula il caso di don Andrè Luiz Facchini: sfilano i testimoni della difesa

  • Pedofilia, il calvario di Giada: “Io abusata da Don Marino, ma per la giustizia dai 14 anni sono stata consenziente”

    Pedofilia, il calvario di Giada: “Io abusata da Don Marino, ma per la giustizia dai 14 anni sono stata consenziente”

    “Non avrei mai pensato di scrivere o di cercare di avere un contatto epistolare con una personalità grande come la sua. Prima vivevo felice, non mi mancava niente. Ma all’improvviso, sul mio orizzonte esistenziale, mentre frequento la terza media, si staglia una figura nelle sembianze di un prete. E di colpa il padre si trasforma in un mostro che fagocita la mia mente, il mio cuore, la mia innocenza”

    Inizia così la lettera che Giada Vitale, 24 enne di Termoli, in provincia di Campobasso, ha scritto a Papa Francesco per denunciare l’inerzia della chiesa rispetto alle vicende di pedofilia.

    “Ho scritto due lettere a Papa Francesco ma non ho mai ricevuto risposta. Parla di tolleranza zero, ma perché non li caccia a calci nel sedere? Fa solo chiacchiere”.

    Giada nel 2013 ha denunciato di essere stata abusata per anni da Don Marino Genova, ex parroco della chiesa SS. Pietro e Paolo di Portocannone, con cui ha avuto rapporti sessuali dai 13 ai 17 anni. “Don Marino nei miei confronti è stato sempre molto dolce. Mi abbracciava spesso, diceva di volermi bene” ricorda Giada “e un giorno mi prese la mano e mi ha portò in sagrestia, con i suoi modi molto dolci. ‘Sei la mia stellina, ti voglio bene’ mi disse. Dopo quella frase mi spinse verso il muro e strusciò le sue parti intime sul suo corpo. Mi toccava, mi baciava. Poi andò in bagno”.
    Quel giorno iniziò il suo calvario: “Ogni volta mi rivestiva lui, perché io ero immobile. Mi congedava con la benedizione, facendomi il segno della croce sulla fronte. Non doveva più fare il prete perché era un porco, ma è stato protetto”.

    Don Marino è stato condannato in primo grado dal tribunale di Campobasso a 6 anni di reclusione per abusi sessuali, con l’interdizione dai pubblici uffici e un risarcimento  provvisionale di 15.000 euro. Il processo è stato diviso in due tronconi: il primo riguardante i fatti successivi al momento in cui Giada ha compiuto 14 anni, che è finito con un’archiviazione; il secondo, per i fatti precedenti al compimento dei 14 anni , che si è concluso con la condanna del sacerdote.
    “Dopo la mia denuncia alla procura è iniziato un altro calvario perché il pubblico ministero ha stabilito che si trattava di atti sessuali con minore consenziente anziché violenza su minore. Io avevo 13 anni e lui 58. Non ho mai più avuto un ragazzo, una relazione, anche se adesso mi hanno fatto passare per la prostituta del prete, mentre lui è diventato la vittima”
    Le nostre telecamere hanno raggiunto Don Marino, che si è rifiutato di rispondere a qualunque domanda.
    In un messaggio ha scritto: “È tutta colpa mia, dovevo proteggerla. Io ero il suo sacerdote, lei una ragazza”.

    Vaticano, il primo vertice sulla pedofilia

    Si apre domani in Vaticano il vertice sugli abusi nel Clero che radunerà fino al 24 di febbraio i presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo ala presenza di Papa Francesco. Padre Federico Lombardi, che avrà il ruolo di moderatore, ha fornito alcuni dati in conferenza stampa: in totale, i partecipanti saranno 190, fra cui 114 presidenti conferenze episcopali o loro rappresentanti, 14 capi delle Chiese orientali cattoliche, 15 vescovi che operano in territori di missione, 22 religiosi e religiose membri dei consigli delle unioni generali. I tre giorni di lavori saranno divisi per temi, Responsibility, Accountability, Transparency.

  • Parroco a processo per abusi sessuali: in aula protagonista l’avvocato Taormina

    Parroco a processo per abusi sessuali: in aula protagonista l’avvocato Taormina

    Il famoso legale ieri ha assunto la difesa, assieme all’avvocato Intino, del parroco di Portocannone condannato per abusi su minore; la sua richiesta è stata respinta e la prossima udienza si terrà a fine febbraio. Negli anni Novanta andò nello stesso modo: parcella a parecchi zeri per difendere l’ex rettore D’Alessandro che in primo grado fu condannato. Ma chi pagherà il suo onorario per l’udienza di ieri?

    CAMPOBASSO. Si dice Carlo Taormina e si legge ‘parcella a parecchi zeri’.

    Ieri il famoso legale romano ha difeso – assieme all’avvocato Ciro Intino – don Marino Genova, parroco di un piccolo centro molisano, condannato in primo grado a sei anni di reclusione per atti sessuali su minore.

    Un caso mediatico da non farsi scappare, avrà pensato il legale famoso per le sue uscite fumantine, per la mole di personaggi pubblici che hanno voluto farsi rappresentare in giudizio da lui e per i processi di spessore che ha seguito. Del resto, il terribile caso degli abusi commessi in danno di una minorenne dal parroco di Portocannone, condannato un anno fa, ha trovato spazio, prima e dopo la sentenza di primo grado, in quasi tutte le più seguite trasmissioni televisive.

    A Campobasso, ieri mattina, ha chiesto ed ottenuto che la prima udienza del processo d’appello si celebrasse a porte chiuse, quindi in camera di consiglio.

    Riferiscono i beneinformati che, al suo ingresso in aula, avrebbe evitato di salutare il Procuratore generale della Corte d’Appello, Antonio La Rana, e che i due si sarebbero, in seguito, guardati in cagnesco. Ma sono indiscrezioni.

    Nel corso della sua arringa a porte chiuse ha avanzato richiesta di non luogo a procedere relativamente alla querela che la vittima di quegli atti orribili mise nero su bianco poco prima di compiere i 18 anni di età. Un problema di improcedibilità, ha sostenuto con il solito piglio. Ma i giudici della Corte d’Appello hanno respinto la sua richiesta, così come era avvenuto in primo grado quando fu avanzato lo stesso problema relativo al periodo in cui si sarebbero consumati gli abusi e alla tardività della denuncia, e hanno fissato la data della prossima udienza che si terrà a fine febbraio.

    Carlo Taormina conosce il Molise: nel 2012, ad esempio, si registra un suo autorevole endorsement al candidato sindaco di Isernia Gianni D’Uva (non eletto) ma la sua ‘prima volta’ avvenne sul finire degli anni Novanta quando scoppiò lo scandalo dell’ex rettore dell’Università del Molise, Lucio D’Alessandro. Costosi Rolex in cambio di una assunzione all’Unimol del figlio di un noto medico campobassano: questa in sintesi la vicenda che coinvolse, anzi travolse, l’allora Rettore che decise di affidarsi all’avvocato Taormina per difendere l’onore, la reputazione e la carriera.

    In primo grado D’Alessandro fu condannato, nonostante la parcella da 150 milioni di lire che pare abbia dovuto versare al suo famoso legale. Cambiò avvocato e fu assolto. Nel corso delle udienze, un giovane pm di nome Nicola D’Angelo ebbe l’ardire di salutarlo e ricordargli, sottolineando l’onore di averlo di fronte in quel momento, di aver sostenuto un esame con lui.

    Taormina, mostrando il solito garbo, risposte: “Sarà stato un onore per lei”. Erano gli anni in cui Tangentopoli e i magistrati non godevano di enorme apprezzamento fra alcuni avvocati che difendevano importanti personaggi pubblici finiti in “Mani Pulite”. Di lì a poco Carlo Taormina si convertì al berlusconismo, pur provenendo dalla sinistra extraparlamentare (ora le cronache lo danno vicino alle posizioni del Movimento 5 Stelle).

    Campobasso non gli porta bene, anche ieri non ha avuto il riscontro che sperava, ma al cronista resta una domanda: come può don Marino Genova permettersi di pagare la parcella di un legale come Carlo Taormina?

    ellesse