Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Abruzzo – Molise

  • Atti sessuali con 13enne, l’avvocato Taormina prova a smontare il processo a don Marino. Richiesta respinta

    Atti sessuali con 13enne, l’avvocato Taormina prova a smontare il processo a don Marino. Richiesta respinta

    Un avvocato di grido per don Marino Genova, il parroco accusato di atti sessuali con Giada Vitale, ragazza di Portocannone che all’epoca dei fatti aveva appena 13 anni. Si tratta del legale Carlo Taormina, noto per essersi occupato di casi eclatanti della cronaca italiana e internazionale, che ha provato a stoppare sul nascere il processo d’appello, senza riuscirci.

    Si è svolta questa mattina, giovedì 11 ottobre, in Corte d’Appello a Campobasso, l’udienza di secondo grado del processo che vede coinvolti l’ex parroco di Portocannone Don Marino Genova e Giada Vitale. A richiedere una revisione della sentenza del processo sono stati i legali dell’ex parroco, il quale in primo grado era stato condannato a 6 anni di reclusione per atti sessuali su minore dai giudici Russo, Di Nino e Testa del Tribunale di Larino.

    La difesa, questa mattina, si è avvalsa anche dell’esperienza dell’avvocato Carlo Taormina che ha affiancato l’avvocato Ciro Intino. Carlo Taormina è famoso per essersi occupato, tra gli altri, della difesa di Anna Maria Franzoni nel delitto di Cogne, del caso Ustica e dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. In passato è stato anche deputato e sottosegretario con Forza Italia.

    I legali di Marino Genova puntavano di ottenere il non luogo a procedere in merito alla querela fatta dalla Vitale nel 2013.  Denuncia, secondo gli avvocati, fatta in ritardo rispetto al periodo nel quale si sono stati consumati i presunti rapporti sessuali, dal 2009 al 2012, quando la vittima non aveva ancora compiuto 14 anni.

    Una relazione accorata e puntuale nella quale Taormina ha sollevato un problema di improcedibilità facendo riferimento al fascicolo relativo alla precedente archiviazione. Ma, così come già successo al Tribunale di Larino durante il processo di primo grado, la richiesta della difesa è stata respinta al termine della camera di consiglio.

    “Fondamentalmente i giudici – afferma l’avvocato Giuseppe D’Urbano, legale della Vitale – hanno ritenuto valida la denuncia perché unica nonostante il filone processuale fosse stato diviso in due tronconi”. Il filone relativo agli atti sessuali dai 14 ai 17 anni è stato archiviato, come aveva chiesto l’ex Pubblico Ministero del caso Luca Venturi e come aveva disposto con ordinanza il giudice Daniele Colucci.

    Se questa mattina i giudici avessero ritenuto valido il non luogo a procedere come richiesto dall’avvocato Taormina, l’udienza di secondo grado si sarebbe conclusa oggi. “Siamo soddisfatti di quanto deciso oggi”, conclude D’Urbano. Prossima tappa il 28 febbraio 2019 quando tornerà a parlare Giada Vitale, e molto probabilmente sarà emessa anche la sentenza.

    La sentenza di primo grado era arrivata il 3 ottobre del 2017 secondo la Pm Ilaria Toncini, la quale aveva chiesto e ottenuto 6 anni di reclusione ai sensi di quanto previsto dal codice penale per il 609 quater, ovvero il reato di atti sessuali con minorenne, con l’aggravante che in quel frangente il parroco era anche il tutore di Giada Vitale, che aveva perso il padre e stava attraversando un momento particolarmente difficile della sua esistenza. “Ha compiuto in occasioni – hanno motivato i giudici in primo grado – atti sessuali con Giada Vitale da quando la stessa aveva 13 anni e 10 mesi fino a quando la medesima, il 20 giugno del 2009, compiva 14 anni”.

    La relazione tra Giada Vitale e il Genova si sarebbe protratta dal 2009 fino al 2012, anno in cui la ragazzina, non ancora diciottenne, ha sporto querela. Ma il processo penale di primo grado è stato incentrato solo sui rapporti sessuali tra il sacerdote e la giovanissima parrocchiana in un mese e mezzo precedente il compimento del quattordicesimo anno di età di Giada. Il filone relativo agli atti sessuali dai 14 ai 17 anni è stato infatti archiviato, come aveva chiesto l’ex Pubblico Ministero del caso Luca Venturi e come aveva disposto con ordinanza il giudice Daniele Colucci.

    https://www.primonumero.it/2018/10/sesso-con-13enne-respinte-le-richieste-della-difesa-si-torna-in-aula-il-prossimo-28-febbraio/1530529577/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

  • Quegli abusi in sagrestia dopo la scuola: “Ma per i giudici a 14 anni ero consenziente”

    Quegli abusi in sagrestia dopo la scuola: “Ma per i giudici a 14 anni ero consenziente”

    di Angela Marino

    È cominciato tutto un pomeriggio di aprile, quando lui l’ha portata in sagrestia e le ha stampato un bacio sulla bocca. Lei è rimata impietrita, come se guardasse quella scena fuori dal suo corpo, se ne è stata ferma come un vegetale finché lui ha non ha finito e le ha dato la benedizione. La storia di Giada Vitale, abusata a 13 anni da don Marino Genova, ex parroco di Portocannone oggi condannato in primo grado dal tribunale di Larino a sei anni di reclusione, è tragicamente identica a tutte le storie di pedofilia, tranne che per un particolare snodo della vicenda giudiziaria che ha segnato il suo caso. Lo racconta la stessa Giada, a Fanpage.it.

    Raccontaci di quel giorno

    G. “Era aprile 2009, avevo 13 anni e studiavo per l’esame di licenza media. A quel tempo ero timida e senza molti amici, ma mi piaceva la musica e per questo andavo regolarmente in chiesa per suonare l’organo. Quel pomeriggio stavo tornando a casa dalle ripetizioni e passai davanti all’ingresso della chiesa Santi Pietro e Paolo, a Portocannone. Vidi don Marino sulla soglia intento a chiudere i battenti della porta, mi vide anche lui e mi fece cenno di entrare”.

    Tu lo hai seguito?

    G. “Ovviamente sì, non ci vedevo nulla di male. Prese la mia mano intrecciandola con la sua e mi guidò in sagrestia, dove iniziò ad abbracciarmi forte e a spogliarmi. Restai impietrita e lo lasciai fare finché non ebbe finito. Poi mi diede la benedizione e mi lasciò andare”.

    Come ti sei sentita?

    G. “Come in un sogno, una bolla, sembrava non fosse reale, quella sera restai sveglia fino a notte fonda a piangere. .

    Quell’episodio si è ripetuto?

    “Altroché, don Marino ha cominciato a fare quelle cose due o tre volte alla settimana arrivando fino ai rapporti completi. Era dolce, mi diceva: “Ti voglio bene stellina”. E quando aveva finito mi rivestiva e mi dava sempre la benedizione”.

    Che impatto hanno avuto gli abusi sulla tua vita di adolescente?

    G. “Il mio corpo mi dava dei segnali di malessere. Avevo sempre mal di stomaco, crisi di pianto e difficoltà di concentrazione a scuola, tanto che più in là ho dovuto lasciare. Volevo che smettesse e per un po’ ho finto di stare con un ragazzo perché lui (don Marino, ndr) mi lasciasse stare. La situazione, però, non ha retto a lungo e ha ricominciato a fare quelle cose”.

    Hai chiesto aiuto a qualcuno?

    G. “Mia madre (vivevamo da sole da quando mio padre è morto molti anni prima) una notte mi chiese cosa avessi, perché non smettevo di piangere. Quando le dissi la verità non mi credette, così rinunciai a parlargliene ancora. Più in là, però, una corista che frequentava la parrocchia ha intuito qualcosa dai miei atteggiamenti, ero arrabbiata e delusa. Quando ho trovato la forza di parlare con lei, pian piano le ho raccontato tutto quello che avevo patito, ci sono voluti giorni. Alla fine lei mi ha convinto a denunciare don Marino al vescovo della diocesi di Termoli-Larino, monsignor Gianfranco De Luca”.

    Il vescovo ha preso provvedimenti?

    G. “Ha allontanato don Marino dalla chiesa di Portocannone. A quel punto, a 17 anni, ho deciso di denunciare alla magistratura, volevo giustizia”.

    L’hai avuta?

    G. “Non direi proprio. Il pubblico ministero ha diviso il fascicolo in due parti: una riguardante gli abusi subiti quando avevo 13 anni, l’altra, quelli avvenuti dai 14 ai 16 e per questo secondo fascicolo ha chiesto l’archiviazione”.

    Perché?

    G. “Perché dai 14 anni in su, sono stata considerata ‘consenziente’, in pratica secondo il pubblico ministero, io e don Marino eravamo da considerare ‘una coppia’. La cosa più grave, tuttavia, è che il fascicolo per cui si è proceduto riguarda solo due mesi, da aprile al 20 giugno, quando ho compiuto 14 anni”.

    Don Marino è stato condannato?

    G. “È stato condannato sei anni di reclusione con sentenza di primo grado, attendiamo l’udienza d’appello che avrà luogo l’11 ottobre prossimo. Per l’altro fascicolo, ovviamente abbiamo fatto ricorso contro l’archiviazione”.

    Dove si trova oggi?

    G. “Non so dove sia, so sole che è stato fotografato dai giornalisti di Pomeriggio Cinque, mentre, nonostante l’interdizione, celebrava messa”.

    Come ti fa sentire il fatto di essere stata considerata consenziente?

    G. “Don Marino mi ha distrutto la vita, ma la giustizia ci ha messo sopra una pietra tombale”.

    https://www.fanpage.it/quegli-abusi-in-sagrestia-dopo-la-scuola-ma-per-i-giudici-a-14-anni-ero-consenziente/

  • Prete condannato per pedofilia in Italia celebra messa a Bormla

    Prete condannato per pedofilia in Italia celebra messa a Bormla

    Polemiche per l’attività di don Felix Cini

    by Giovanni Guarise

    Era stato condannato in Italia per abusi e molestie nei confronti 17 bambini di età compresa tra 10 e 14 anni e il possesso di filmati pedopornografici.

    Ora il sacerdote maltese don Felix Cini, dopo una condanna a due anni e sei mesi con la condizionale, è tornato nell’isola e in alcune occasioni straordinarie celebra messa a Bormla, suo paese di origine.

    La curia maltese ha riferito a un sito web locale che Cini si troverebbe attualmente a Malta per assistere la madre malata, come chiesto da lui stesso alla sua diocesi di riferimento, quella di Grosseto.

    Sempre la curia ha riferito che il parroco di Cospicua è informato sulla situazione e sull’attività limitata di don Cini, che può concelebrare solo la messa se gli viene concesso dall’Arcivescovo, che ha autorizzato il prete a concelebrare la Messa in circostanze eccezionali come i funerali di parenti e persone a lui vicine, o in altri momenti della vita parrocchiale.

    Tuttavia, è stato riferito che la congregazione di Bormla vedrebbe Cini come un sacerdote a tempo pieno, e non limitato a ruoli minori. Il prete è stato notato anche in una processione per la celebrazione della Pentecoste, dove ha guidato un numero di bambini per la loro comunione.

  • Sesso con 13enne, Don Marino ricorre in appello dopo la condanna in primo grado

    Sesso con 13enne, Don Marino ricorre in appello dopo la condanna in primo grado

    Il prossimo 11 ottobre si svolgerà il secondo grado del processo che vede coinvolti l’ex parroco di Portocannone Don Marino Genova e Giada Vitale. A richiedere una revisione della sentenza di primo grado i legali dell’ex parroco.

    Si svolgerà il prossimo 11 ottobre, in Corte d’Appello a Campobasso, il secondo grado del processo che vede coinvolti l’ex parroco di Portocannone Don Marino Genova e Giada Vitale.

    A richiedere una revisione della sentenza del processo sono i legali dell’ex parroco, il quale in primo grado era stato condannato a 6 anni di reclusione per atti sessuali su minorenne dai giudici Russo, Di Nino e Testa del Tribunale di Larino.  “Non ci coglie di sorpresa questa richiesta, la aspettavamo – afferma Giuseppe D’Urbano, legale della Vitale-. Il loro obiettivo è quello di una mitigazione della pena inflitta in primo grado con il fine ultimo di evitare la reclusione per Don Marino”.

    La sentenza di primo grado era arrivata il 3 ottobre del 2017 secondo la richiesta avanzata dal Pm Ilaria Toncini, la quale aveva chiesto e ottenuto 6 anni di reclusione ai sensi di quanto previsto dal codice penale per il 609 quater, ovvero il reato di atti sessuali con minorenne, con l’aggravante che in quel frangente il parroco era anche il tutore di Giada Vitale, che aveva perso il padre e stava attraversando un momento particolarmente difficile della sua esistenza. “Ha compiuto in occasioni – hanno motivato i giudici in primo grado – atti sessuali con Giada Vitale da quando la stessa aveva 13 anni e 10 mesi fino a quando la medesima, il 20 giugno del 2009, compiva 14 anni”

    La relazione tra Giada Vitale e il Genova si è protratta dal 2009 fino al 2012, anno in cui la ragazzina, non ancora diciottenne, ha sporto querela. Ma il processo penale di primo grado è stato incentrato solo sui rapporti sessuali tra il sacerdote e la giovanissima parrocchiana in un mese e mezzo precedente il compimento del quattordicesimo anno di età di Giada. Il filone relativo agli atti sessuali dai 14 ai 17 anni è stato infatti archiviato, come aveva chiesto l’ex Pubblico Ministero del caso Luca Venturi e come aveva disposto con ordinanza il giudice Daniele Colucci.

    Il giorno della sentenza di primo grado, in aula si è rischiato il non luogo a procedere perché la difesa di Marino Genova, rappresentata da Ciro Intino, ha sollevato un problema di improcedibilità. Ma dopo la rilettura e la verifica del fascicolo relativo alla precedente archiviazione, e al termine di una doppia camera di consiglio che si è protratta dalle ore 18 alle 20, è arrivato un verdetto che ha incontrato il favore di Giada Vitale e del suo difensore, Giuseppe d’Urbano.

    Tra due mesi, quindi, i giudici della Corte d’Appello di Campobassodovranno decidere se confermare o meno la sentenza di primo grado. Decidere se confermare i sei anni di reclusione, “che vista l’irrevocabilità della sentenza – spiega D’Urbano – sarà costretto a fare”, a Don Marino o ribaltare l’esito del giudizio del Tribunale di Larino.

    https://www.primonumero.it/2018/08/sesso-con-13enne-don-marino-ricorre-in-appello-dopo-la-condanna-in-primo-grado/1530521720/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

  • Le acrobazie di don Bruno Toscan per sfuggire alle accuse di pedofilia. Il prete calunnia la vittima con una falsa querela per estorsione

    Le acrobazie di don Bruno Toscan per sfuggire alle accuse di pedofilia. Il prete calunnia la vittima con una falsa querela per estorsione

    Più che un uomo di chiesa sembrerebbe “il demonio” in terra. Questo quello che emerge dal profilo che abbiamo potuto ricostruire su don Bruno Toscan, incardinato presso la diocesi di Pescara – Penne, oggi Pro Rettore della Cattedrale di Penne.

    Sul caso sta indagando per competenza territoriale la Procura della Repubblica di Verona dietro querela di parte depositata dalla presunta vittima, difesa dal legale della Rete L’ABUSO, Mario Caligiuri del Foro di Roma.

    I fatti si svolgono nell’estate del 1993, presso Villa Fascinato in Legnago (VR) durante una gita organizzata dalla parrocchia alla quale partecipò anche don Bruno Toscan.

    Nel 2014, a distanza di anni, la presunta vittima prende consapevolezza del trauma e accompagnato dalla moglie decide di incontrare don Bruno. Pochi giorni dopo l’incontro, il sacerdote si rivolge al Comando dei Carabinieri di Penne e, ignaro del fatto che la presunta vittima ha registrato l’incontro avvenuto pochi giorni prima, in totale malafede e a scopo di calunnia, querela la presunta vittima per tentata estorsione; querela che la Procura archivierà perché il fatto non sussiste.

    Ma torniamo ai giorni nostri quando la presunta vittima si rivolge alla Rete L’ABUSO per reclamare i suoi diritti e inizia l’indagine e l’acquisizione del materiale in essere nelle varie procure. Tra questo materiale anche la falsa querela per estorsione fatta dal prete ai danni della vittima – che querelerà il prete non più solo per i presunti abusi, ma anche per la calunnia – nella quale scopriremo un’anomalia, ovvero un messaggio SMS che il sacerdote mette nero su bianco nella falsa querela.

    Quel messaggio che dice testualmente “la pedofilia è un reato punito con la reclusione la vittima ha diritto al risarcimento economico sennò il colpevole verrà denunciato presso questura, arcivescovo, Iene ecc.” spinge il Presidente della Rete L’ABUSO a mettere sull’attenti il suo assistito, in quanto il contenuto è grave.

    Ma è così che si scopre che quel messaggio non è stato mandato dal nostro assistito poichè l’utenza telefonica dalla quale è stato inviato il messaggio non è mai stata intestata a lui: probabilmente, è un’altra vittima ad aver inviato quel messaggio dai toni realmente estorsivi. Il sacerdote lo attribuì al nostro assistito, probabilmente per il solo fatto che lo ricevette pochi giorni dopo la sua visita.

    Ora la domanda è se ci sono altre vittime e quante possono essere.

    L’ufficio di Presidenza

  • Spoltore: don Vito condannato per abusi sessuali

    Spoltore: don Vito condannato per abusi sessuali

    La condanna è stata emessa oggi pomeriggio dal Tribunale collegiale di Pescara nei confronti del sacerdote che avrebbe abusato sessualmente di un ragazzino che all’epoca dei fatti aveva 15 anni ed oggi è maggiorenne.

    Il pubblico ministero Salvatore Campochiaro aveva chiesto tre anni. Don Vito, giudicato con il rito abbreviato, e’ stato anche interdetto dai pubblici uffici per la durata di cinque anni. Il Tribunale ha, inoltre, disposto il risarcimento del danno, che sara’ stabilito in separata sede. Intanto, e’ stata stabilita una provvisionale di 30 mila in favore del ragazzo e di 10 mila euro ciascuno per la madre e la sorella della vittima.

    A denunciare i fatti, prima alla Curia e poi alla squadra mobile della Questura di Pescara, sono stati i genitori del ragazzo, che frequentava la chiesa di Spoltore e che si sarebbe confidato con la famiglia solo a distanza di tempo. I rapporti intimi sarebbero avvenuti tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012 senza costrizione fisica ma, a distanza di mesi, avrebbero provocato una crisi di identita’ sessuale al ragazzo.

    Don Vito Canto’ e’ gia’ stato sottoposto ad un processo canonico per la stessa vicenda, che si e’ chiuso con una condanna che prevede l’interdizione perpetua dallo svolgimento di attivita’ parrocchiali a contatto con i minorenni, la sospensione per tre anni dal ministero sacerdotale, l’obbligo di dimora per cinque anni, all’interno di un monastero di Roma, al fine di condurre “una vita di preghiera e di penitenza”, e la prescrizione di “un percorso psicoterapeutico”.

  • VALLE ROVETO: SACERDOTE ACCUSATO DI MOLESTIE A MINORI, FU SOSPESO E POI PROSCIOLTO DALLA CURIA

    VALLE ROVETO: SACERDOTE ACCUSATO DI MOLESTIE A MINORI, FU SOSPESO E POI PROSCIOLTO DALLA CURIA

    AVEZZANO – Molestie sessuali nei confronti di ragazze minorenni da parte di un sacerdote. E’ un macigno l’accusa rivolta ad un prete sudamericano che ha esercitao per anni a San Vincenzo Valle Roveto (L’Aquila). Una storia venuta fuori in circostanze misteriose, dato che non sono ancora state rese note le dinamiche che hanno portato a far scattare l’inchiesta per un fatto che, se confermato, risalirebbe al 2000.

    L’incidente probatorio si è tenuto pochi giorni fa al Tribunale di Avezzano, davanti al gip Carla Mastelli e al pm Lara Saccacini. Una ragazza, oggi maggiorenne, ha denunciato di essere stata molestata dal sacerdote quando era ancora minorenne.

    L’indagato si è difeso respingendo ogni addebito parlando di “calunnie” e ha sporto denuncia contro gli accusatori, tra cui un altro sacerdote, considerato l’artefice delle diffamazioni.

    Una vicenda dai contorni ancora poco chiari. L’ipotesi è che una delle ragazze, confidandosi con l’altro sacerdote, sia stata convinta a rivolgersi agli inquirenti. Alla sua si sarebbero aggiunte le testimonianze di altre ragazze che hanno raccontato di aver subito molestie durante gli incontri con il sacerdote. Il prete non esercita più da anni nei centri dove si sarebbero verificati gli episodi.

    Del caso si era occupata anche la Curia Vescovile, svolgendo accurate indagini e sospendendo il sacerdote. Una volta svolte accurate indagini e chiarita la sua posizione era tornato alla sua attività.

  • Spoltore, abusi su minore: pm chiede tre anni di reclusione per don Vito Cantò

    Spoltore, abusi su minore: pm chiede tre anni di reclusione per don Vito Cantò

    La richiesta del pubblico ministero, Salvatore Campochiaro, e’ stata formulata nel corso del processo davanti al tribunale collegiale di Pescara.

    Il legale di parte civile, Vincenzo Di Girolamo, e il difensore del sacerdote, l’avvocato Giuliano Milia, hanno presentato delle memorie difensive e l’udienza e’ stata aggiornata al prossimo 14 giugno per la sentenza.

    A denunciare i fatti, prima alla Curia e poi alla squadra mobile di Pescara, sono stati i genitori del ragazzo, che frequentava la chiesa di Spoltore che si sarebbe confidato con la famiglia solo a distanza di tempo, mentre i rapporti ci sarebbero stati tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012. Stando agli atti dell’indagine, i rapporti sarebbero avvenuti senza costrizione fisica ma, a distanza di mesi, avrebbero provocato una crisi di identita’ sessuale al ragazzo.

    Don Vito Canto’ e’ gia’ stato sottoposto ad un processo canonico per la stessa vicenda, che si e’ chiuso con una condanna che prevede l’interdizione perpetua dallo svolgimento di attivita’ parrocchiali a contatto con i minorenni, la sospensione per tre anni dal ministero sacerdotale, l’obbligo di dimora per cinque anni, all’interno di un monastero di Roma, al fine di condurre “una vita di preghiera e di penitenza”, e la prescrizione di “un percorso psicoterapeutico”.

    http://www.cityrumors.it/notizie-pescara/cronaca-pescara/spoltore-abusi-minore-pm-chiede-tre-anni-reclusione-don-vito-canto.html

  • PESCARA; Presunti abusi durante una gita nel veronese, la presunta vittima affronta il prete, lui lo querela.

    PESCARA; Presunti abusi durante una gita nel veronese, la presunta vittima affronta il prete, lui lo querela.

    “Allora io avevo 14 anni e avevo appena conseguito la licenza media e mia madre per premiarmi mi mando li”.

    Di Francesco Zanardi

    Inizia così il racconto di Giorgio (nome di fantasia) oggi trentenne, il ricordo di quella gita che oggi, dopo la nascita di suo figlio è riemersa nei suoi ricordi.

    I fatti risalgono alla metà degli anni 90 e sarebbero avvenuti durante una gita estiva con la parrocchia in una villa del veronese e non riguarderebbero solo Giorgio, ma anche un suo amichetto di allora che verso gli ultimi giorni di quella settimana in gita con la parrocchia, fu invitato insieme a Giorgio a dormire nella camera del prete.

    Dal racconto della vittima fatto alla Rete L’ABUSO emerge che il prete era piuttosto chiacchierato tant’è che quando abbiamo verificato le testimonianze fornite dalla presunta vittima, è emerso, proprio da una di quelle persone che in quella gita erano i responsabili dei ragazzi, il ricordo chiaro proprio di quella sera. La prima risposta che da il testimone appena gli viene fatto il nome del prete è “ il maniaco? ”, poi racconta che ci fu un’accesa discussione quando il prete comunicò allo staff che i due ragazzi avrebbero dormito con il prete, lui si oppose, ma poi intervennero altri due persone dello staff e finirono a dormire con il prete. Ricorda che la mattina successiva Giorgio e il suo amico erano “sconvolti”.

    Dopo quella gita neppure Giorgio fu graziato dalle tante problematiche che l’abuso sessuale porta a chi lo subisce, ma poco dopo la nascita del figlio, il riemergere di quel ricordo lo ha portato a voler approfondire ed è così che ha affrontato il prete.

    Qui il racconto si fa quasi rocambolesco perché dopo quella visita nella quale Giorgio non cercava nulla di più che l’ammissione del prete, viene convocato dai carabinieri e scopre che il prete lo ha querelato.

    Al momento ci riserviamo di fare il nome del prete nei confronti del quale è stata sporta formale querela, ci limitiamo a dire che il sacerdote è ancora in servizio e sia lui, sia la diocesi di Pescara – Penne sono state messe in mora, quindi sono informate.

    Francesco Zanardi

  • Isernia, pedofilia in parrocchia: il vescovo Cibotti pronto ad allontanare il prete

    Isernia, pedofilia in parrocchia: il vescovo Cibotti pronto ad allontanare il prete

    Il vescovo ha deciso: allontanerà dalla parrocchia il sacerdote finito al centro del caso di presunta pedofilia.
    A darne notizia è stata la sindaca di Acquaviva d’Isernia, Francesca Petrocelli, che ieri ha affisso un avviso pubblico in cui illustra i risvolti di una vicenda che negli ultimi tempi ha creato malcontento tra i fedeli.

    Il punto di svolta c’è stato domenica sera, dopo che la trasmissione ‘Le Iene’ ha mandato in onda un servizio in cui il prete ha incontrato il suo accusatore, il 34enne polacco Giorgio Babicz. Le frasi pronunciate da sacerdote, tradotte dai sottotitoli, hanno fatto scattare l’allarme delle mamme e della stessa prima cittadina che nelle scorse ore ha avuto un faccia a faccia con monsignor Camillo Cibotti.

    Nella comunicazione della sindaca si legge: «In data 13 marzo 2018 ha avuto un incontro con sua eccellenza monsignor Cibotti, vescovo della diocesi di Isernia-Venafro per affrontare le note problematiche riguardanti la parrocchia di Sant’Anastasio Martire, che hanno turbato la nostra comunità e quella nazionale e che hanno avuto notevole rilievo su tutti gli organi di comunicazione di massa.

    Sua eccellenza Cibotti, su invito della sottoscritta, ha assicurato che farà visita alla nostra comunità domenica 18 marzo 2018, alle ore 11, celebrando la Santa messa che si terrà nella chiesa madre e in quella sede annuncerà la sostituzione dell’attuale parroco con altro sacerdote, probabilmente prima della Santa Pasqua».
    Il vescovo ha quindi accolto l’invito del capo dell’amministrazione di allontanare il parroco e ha peraltro garantito che sono ancora in corso gli accertamenti, di natura ecclesiastica, per arrivare alla verità e alla chiusura di una vicenda molto dolorosa, sia per le parti coinvolte, sia per l’intera comunità dei fedeli che rientrano nella diocesi.
    Ha creato non poco sconcerto, dunque, il servizio mandato in onda domenica scorsa dal noto programma di Italia 1. Fino a quel momento, infatti, i fedeli avevano difeso il loro parroco, certi della sua innocenza. Ma poi qualcosa è cambiato.

    Ciò che più ha sconvolto la piccola comunità è stato il dialogo tra il prete e la sua presunta vittima. Frasi che hanno profondamente turbato il paese.
    «A volte nella vita uno può anche sbagliare – ha dichiarato il parroco nella conversazione on Babicz in lingua polacca -. Per quegli errori che ho commesso ti chiedo sinceramente scusa.

    Non sto dicendo che ero un Santo. Io voglio che ci sia pace tra di noi, come comanda il Signore. Senti nessuno è perfetto. È inutile che andiamo a scavare nel passato. La vita è un mistero, questa è la verità. Mettiamoci una pietra sopra. Tu dimentica e io dimentica. Iniziamo a vivere in un modo cristiano».

    Jan Mazurkiewicz

    Isernia, pedofilia in parrocchia: il vescovo Cibotti pronto ad allontanare il prete