Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Abruzzo – Molise

  • Dopo il sesso con la 13enne, la benedizione: “Responsabile oltre ogni ragionevole dubbio”

    Dopo il sesso con la 13enne, la benedizione: “Responsabile oltre ogni ragionevole dubbio”

    6 anni a don Marino Genova, primo risarcimento a Giada Vitale. Depositate le motivazioni dei giudici sulla condanna in primo grado dell’ex parroco di Portocannone, al quale è stata inflitta una pena di 6 anni di carcere, interdizione perpetua da uffici, scuole e tutela e il pagamento di una provvisionale di 15mila euro a Giada Vitale, oggi 23enne ma che aveva 13 anni all’epoca dei fatti e suonava l’organo in chiesa. Il suo racconto, supportato dalle testimonianze “univoche” di diverse persone, “non presenta contraddizioni” e ha trovato riscontro in diversi elementi. Don Marino Genova, oggi 63enne, considerato “colpevole di atti sessuali con minorenne, con l’aggravante del reato continuato, oltre ogni ragionevole dubbio”. Il sacerdote, sospeso a divinis dalla Chiesa, presenterà Appello contro la sentenza. Intanto la parte civile aspetta una risposta all’istanza di riaprire il caso sulla violenza sessuale consumatasi dopo il compimento del 14esimo anno di età della vittima.

    Portocannone. Atti sessuali con minore. Don Marino Genova è stato condannato il 3 ottobre scorso dai giudici Russo, di Nino e Testa del tribunale di Larino a 6 anni di carcere, senza attenuanti.Ha compiuto “in più occasioni”, sostengono i giudici, “atti sessuali con Giada Vitale da quando la stessa aveva 13 anni e 10 mesi fino a quando la medesima, il 20 giugno 2009, compiva 14 anni”.

    In realtà la relazione tra il prete, sospeso a divinis dal tribunale ecclesiastico e ora condannato in primo grado, e la ragazza che a quel tempo suonava l’organo in chiesa, è durata ben più di qualche mese. Si è protratta dal 2009 fino al 2012, quando Giada ha deciso di sporgere querela. Ma il processo, come è noto, ha riguardato i rapporti sessuali intercorsi nel mese e mezzo precedente il compimento del quattordicesimo anno di età di Giada. L’altro filone, quello relativo agli atti sessuali tra i 14 e i 17 anni di Giada, è stato archiviato, così come chiesto dal pubblico ministero Luca Venturi e disposto con ordinanza dal giudice Daniele Colucci.

    Per quegli episodi don Marino Genova, nato a San Felice del Molise 63 anni fa, è stato ritenuto “responsabile oltre ogni ragionevole dubbio”. Marino Genova – dicono i magistrati – «conosceva bene la ragazzina che frequentava assiduamente la parrocchia fin da quando aveva 10 anni, ricoprendo il ruolo di organista, e non poteva non sapere che Giada, quando iniziarono le sue attenzioni moleste, non aveva ancora compiuto 14 anni». E ancora: «Ha agito avvalendosi della sua posizione di autorevolezza in quanto guida spirituale della comunità parrocchiale» anche quando le ha preso le mani la prima volta, le ha intrecciate alle sue l’ha portata in sacrestie.
    «Dopo aver chiuso a chiave la porta mi ha spinto verso il mobile, e io sono rimasta impietrita». Qui, nella stanza adiacente l’altare, preposta a indossare gli abiti sacri per le cerimonie liturgiche, si sarebbero consumati inizialmente gli atti sessuali. Atti fugaci ma inequivocabili, al termine dei quali il parroco «rivestiva la ragazzina e la congedava con la benedizione». Giada lo ha riferito in diverse circostanze: «Mi faceva il segno della croce e mi diceva “il Signore ti benedica”». Il suo racconto, sostengono nelle 11 pagine di motivazioni i giudici, è stato riferito «in modo univoco e preciso».

    Non sussistono dubbi circa la veridicità del racconto che la ragazza di Portocannone ha sempre fatto, e che ha continuato a fare anche in aula. «Emerge – scrivono i giudici – dalla cospicua produzione documentale fatta dal difensore dell’imputato e dalle spontanee dichiarazioni rese dall’imputato, oltre ogni ragionevole dubbio la penale responsabilità dello stesso in ordine al reato». Giada Vitale ha riferito in giudizio i fatti «in modo coerente e attendibile, non è caduta in contraddizioni di sorta. Il riscontro alle sue dichiarazioni è stato rigoroso come prevede la giurisprudenza in casi simili», anche perché, aggiunge l’avvocato Giuseppe d’Urbano, che ha assistito la ragazza che si è costituita parte civile, «questo tipo di reato molto difficilmente trova un testimone oculare».

    Giada è stata ascoltata con l’assistenza di una psicologa, è stata escussa che era maggiorenne e le sue parole sono state passate al setaccio una per una, confermate dalle testimonianze di persone che non avevano alcun interesse a mentire o esagerare. In paese l’hanno accusata di essersi inventata storie, di aver messo nei guai il parroco. In passato è stata perfino oggetto della rabbia e del disprezzo di una parte della cittadinanza. Oggi, con le parole dei giudici scritte nero su bianco, la sua rivincita oltre che la definizione della giustizia processuale.

    Giada Vitale ha detto la verità, cioè di aver subito delle molestie di natura sessuale mentre stava preparando gli esami di terza media. Una condotta che si è «ripetuta nel tempo, sfociando in veri e propri rapporti sessuali completi presso l’abitazione del parroco dopo il 14esimo compleanno di Giada». Una età nella quale, secondo il giudice che ha archiviato il fascicolo, la ragazza « era capace di poter scegliere e quindi di poter partecipare consapevolmente agli atti sessuali con Don Marino».

    Atti che lui non ha negato, mentre ha negato quelli accaduti prima dei 14 anni adducendo come motivazione i numerosi impegni che non lo avrebbero potuto rendere disponibile a quegli incontri denunciati da Giada. Ma i suoi impegni – dicono i giudici presieduti da Russo – «non sono altro che gli impegni normali di un parroco i quali, se non gli hanno impedito, in epoca successiva al quattordicesimo anno di età della ragazza, di trovare le occasioni per appartarsi con lei, allo stesso modo non gli hanno impedito nel periodo precedente di ritagliarsi il tempo necessario per incontri di analoga natura». Tanto più se, come la stessa Vitale ha riferito, «avevano una durata estremamente breve, quantificabile in pochi minuti, dunque assolutamente compatibili con l’assolvimento degli impegni istituzionali del parroco».

    L’avvocato di parte civile ha depositato nel marzo scorso una richiesta per riaprire il caso proprio contro l’archiviazione del filone successivo al compimento del quattordicesimo anno di età. «Siamo in attesa di una risposta da parte della magistratura frentana», si limita a dire Giuseppe D’Urbano.
    Intanto i giudici di primo grado hanno condannato don Marino Genova a pagare una provvisionale di 15mila euro in favore di Giada Vitale. Si tratta di un risarcimento immediatamente esecutivo, che anticipa il danno che dovrà essere liquidato in sede civile e solo quando la condanna passerà in giudicato. I legali di don Marino faranno infatti Appello, sperando in un ribaltamento del verdetto.

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=27040

  • “Io, abusato dal parrocco e da altri uomini di Chiesa”. La denuncia di Giorgio dopo 10 anni, il vescovo chiede perdono

    “Io, abusato dal parrocco e da altri uomini di Chiesa”. La denuncia di Giorgio dopo 10 anni, il vescovo chiede perdono

    «Chiedo perdono per le vicende passate e per quelle che hanno ancora forti ripercussioni nel presente. Sono qui per questo». Così il vescovo di Isernia- Venafro, Camillo Cibotti, su un presunto caso di pedofilia in una parrocchia della provincia denunciato in Procura, dopo più di 10 anni dai fatti, da un ragazzo (oggi maggiorenne) che avrebbe subito abusi da un prete con la complicità di altri uomini di chiesa. Cibotti ha scritto una lunga lettera: «Le mie parole non scaturiscono in risposta al clamore mediatico, sono generate dall’amore per la giustizia e la verità».

    La vicenda è emersa con forza quando una delle presunte vittime di abusi, Giorgio Babicz, che ora ha 34 anni, è uscito allo scoperto pubblicando sulla pagina Facebook “Molisespia” le foto dei preti dai quali avrebbe subito le molestie.

    “Don M., ti ricordi quando mi facevi dormire coi tuoi cani e ti masturbavi quando si avvicinavano a me? Spero che tu abbia migliorato il tuo rapporto con gli animali, oltre che coi minorenni”, scrive Giorgio, nato a Lublino in Polonia con un padre alcolizzato e violento. Proprio in Polonia iniziano i primi abusi, poi a 12 anni, dopo aver conquistato la fiducia della famiglia, il sacerdote riesce a portarlo con sé nella parrocchia di Isernia.

    “Buonanno a te don M. , che approfittasti della mia infanzia ed adolescenza,buon anno a te don R, che volevi pagarmi per far sesso con me, buon anno pure agli altri due che qui non ci sono, don G. l’esorcista che diceva che era tutto opera del demonio e a don E. che indichi la luce per questo Natale, ma non la trovasti per me”.

    “Don E., ricordi quando mi chiedesti se don M. mi metteva le mani addosso? Ti spiegai tutto, ma ora dici che bisogna distinguere le notizie vere da quelle false. Tu sai qual è la verità. Ce la vuoi ripetere?”.

    Il suo incubo peggiora. Il ragazzo è costretto a dormire con i cani, chiuso per giorni senza poter uscire. Lui però riesce a integrarsi con la vita del posto e inizia a confidarsi con altri tre sacerdoti. Ma non credeva che anche loro potessero tradirlo. Tra di loro c’era anche un presunto esorcista che inculca nella sua mente pensieri folli, sostenendo la tesi del demonio come artefice dei suoi mali.

    Divenuto maggiorenne si trasferisce al Nord per fuggire da un’infanzia terribile. Lì trova la forza di affrontare il suo dramma ed esce allo scoperto. I tre preti sotto accusa non hanno mai subito alcun procedimento. La diocesi di Isernia ora ha preso in esame la vicenda, fino alla richiesta di perdono odierna.

    https://www.leggo.it/italia/cronache/pedofilia_abusi_isernia_vescovo_giorgio_23_gennaio_2018-3502679.html

  • “Don M., ricordi quando mi masturbavi tra i cani?” ma il prete serve ancora messa a Isernia

    “Don M., ricordi quando mi masturbavi tra i cani?” ma il prete serve ancora messa a Isernia

    Un presunto caso di pedofilia vedrebbe coinvolti a vario titolo tre sacerdoti e un diacono della diocesi di Isernia. La denuncia è partita da Giorgio, che afferma di aver subito gli abusi sessuali quando era solo un bambino prima in Polonia e poi in Italia. La Procura di Isernia ha aperto un’inchiesta per far luce sulla vicenda. Anche le autorità ecclesiastiche sono state informate ma finora nessun provvedimento è stato preso contro gli accusati.

    “Don M., ti ricordi quando mi facevi dormire coi tuoi cani e ti masturbavi quando si avvicinavano a me? Spero che tu abbia migliorato il tuo rapporto con gli animali, oltre che coi minorenni”. Parole dure come pietre quelle scritte da Giorgio, un uomo di 34 anni, che ha trovato la forza di denunciare l’inferno vissuto da piccolo.

    Giorgio è nato a Lublino, in Polonia, da una famiglia problematica: il padre alcolizzato, violento, quasi assente. E’ solo un bambino quando viene avvicinato da Don M., un sacerdote polacco che comincia a ricoprirlo di attenzioni. Un interesse che nasconde ben altro e a dodici anni cominciano i primi abusi. Dopo poco il prete arriva in Italia, nella diocesi di Isernia, da dove continua a mantenere i contatti con il bambino. Grazie alla fiducia riposta dalla famiglia, il sacerdote riesce a portarlo con sé. In un primo momento per brevi soggiorni vacanza in estate ma, dopo aver ottenuto l’affidamento di Giorgio, Don M lo porta a vivere nella sua parrocchia in Molise.

    Tra le mura ecclesiastiche le sopraffazioni continuano, anzi, si moltiplicano. Le punizioni sono al limite del sadismo e il ragazzo è costretto a dormire con i cani, segregato per giorni senza poter uscire dalla parrocchia. Giorgio riesce comunque ad integrarsi: va a scuola e comincia a confidarsi con amici e con altri tre parroci vicini a Don M. Tra questi c’è un esorcista che, invece di fermare l’aguzzino, prova a convincere l’adolescente che gli abusi sono una visione del demonio. Non solo, un altro dei sacerdoti gli avrebbe offerto del denaro per mantenere relazioni sessuali. Già maggiorenne, Giorgio decide di trasferirsi nel nord Italia, cercando di seppellire dietro di sé gli orribili ricordi dei maltrattamenti subiti. Dopo anni di cure capisce che deve togliersi questo peso e contatta l’avvocato Sergio Cavaliere e il movimento “Non abbiate paura”, impegnato nella difesa delle vittime degli abusi sessuali.

    A raccontare a Fanpage.it la storia di Giorgio è stato proprio il suo legale che, di fronte alla gravità dei fatti, ha presentato una denuncia alla Procura di Isernia. Cavaliere a giugno dell’anno scorso ha informato anche le autorità ecclesiastiche ma, come ci tiene a sottolineare, da allora nessun provvedimento è stato preso nei confronti dei tre parroci e del diacono che sarebbero coinvolti negli abusi. “Il nostro atto d’accusa – ha ribadito il legale – è rivolto alle curie di Lublino, in Polonia, e di Isernia che non hanno fatto nulla. Da loro ci aspettiamo un segnale che non è ancora giunto”. Il prete accusato degli abusi e gli altri tre prelati continuano ad indossare l’abito talare in altre parrocchie sempre della stessa diocesi in cui si sarebbero consumate le violenze e – come rimarca Cavaliere – sempre a contatto con i bambini.

    Ma se la curia tace, la magistratura è al lavoro. Il procuratore capo di Isernia, Paolo Albano, ha assicurato che gli inquirenti sono al lavoro per far completa luce sulla vicenda. “Non rimaniamo di certo inerti di fronte ad una denuncia per pedofilia”, ha dichiarato il magistrato. “La denuncia c’è ed è stata presentata parecchi mesi fa”. Per il resto bocche cucite e nessun altro particolare è emerso dalle indagini. “Abbiamo analizzato la denuncia e crediamo occorra mantenere il massimo riserbo e segretezza vista l’estrema delicatezza della materia”, il commento di Albano.

    Il vescovo di Isernia ai primi di gennaio ha ammesso che anche la diocesi sta accertando eventuali responsabilità dei membri della Chiesa. A Giorgio e al suo avvocato non basta e sono intenzionati ad andare fino in fondo. “Alle Diocesi di Isernia, Pescara, Lublino. Vi diamo 10 giorni. I 10 giorni per rimuovere don M., che abusò di me dalla parrocchia con cui è a contatto coi bambini; 10 giorni per rimuovere dalla sua parrocchia nella diocesi di Pescara don R., che mi chiese sesso a pagamento; 10 giorni per rimuovere dalla sua parrocchia l’esorcista don G., che mi disse che i miei abusi erano frutto del demonio; 10 giorni per rimuovere dalla parrocchia don E., che ancora dice di distinguere notizie vere e false e non ci ha mai detto quello che sapeva. Poi faremo nomi e cognomi.” E’ l’ultimatum lanciato da Giorgio alle autorità ecclesiastiche.

    Mancano pochi giorni alla scadenza del aut aut e l’avvocato Cavaliere, raggiunto al telefono da Fanpage.it, sta valutando con il suo assistito il momento per rivelare l’identità dei sacerdoti coinvolti nel presunto scandalo di pedofilia. “Non chiedo risarcimenti o vendetta”, scrive Giorgio su Facebook. “Vorrei soltanto che le persone aprissero gli occhi per poter evitare la mia stessa esperienza ad un altro ragazzino”.

    https://www.fanpage.it/don-m-ricordi-quando-mi-masturbavi-tra-i-cani-ma-il-prete-serve-ancora-messa-a-isernia/

  • Denuncia per pedofilia, parla il vescovo della diocesi di Isernia: «Difenderò la verità»

    Denuncia per pedofilia, parla il vescovo della diocesi di Isernia: «Difenderò la verità»

    Monsignor Cibotti rompe il silenzio sul caso dei presunti abusi

    «Sarò il difensore della verità: a questo tenderà la mia indagine». Così il vescovo della diocesi di Isernia, monsignor Camillo Cibotti, rompe il silenzio in merito alla vicenda dei presunti abusi perpetrati 17 anni fa ai danni di un ragazzo straniero, da un sacerdote che opera tuttora in un centro della provincia pentra.
    Dopo il clamore mediatico suscitato dalla denuncia pubblica di quello che ormai è un uomo e dopo l’esposto depositato in Procura dal suo avvocato, il vertice della Curia isernina ha voluto dire la sua su una storia che sta provocando sofferenza a tutti i livelli.
    Nell’intervista rilasciata in esclusiva a Primo Piano Molise, Cibotti sgombra il campo dal suo presunto immobilismo e spiega che sin dall’arrivo della segnalazione, ovvero circa un mese prima di Natale, ha avviato le verifiche del caso.
    «Si sta procedendo a quella che noi chiamiamo ‘indagine previa’ – ha spiegato -. Un giudice istruttore sta lavorando, in ambito riservato e segreto. Visto il parere più che positivo rivolto a questa persona ritengo che non sia una contraddizione poter dare a lui la possibilità di continuare il suo ministero, come ha fatto da quando è in questa realtà. Io come vescovo devo fidarmi dei miei preti. Lungi però da me essere assolutorio. Io devo avere la possibilità di indagare e di cercare la verità. Il giudice istruttore del tribunale ecclesiastico avrà l’occasione di compiere le sue indagini, sentire i testimoni e verificare. Sicuramente verrà chiamata anche la presunta vittima nei tempi che il tribunale ecclesiastico ritiene necessari. Trovo ingiusto accusare il vescovo di non aver fatto nulla. Io certamente non metto in piazza il nostro ‘modus agendi’. Noi con coscienza cerchiamo la verità».
    Il vescovo non dimentica la presunta vittima: «Sicuramente il ragazzo porterà in sé una sofferenza – ha proseguito -, perché se davvero, come dichiara, è stato abusato dall’inizio sarò il primo a chiedergli perdono e a trovargli forme di sostegno. Altrimenti gli chiedo di non far soffrire chi gli ha fatto bene».
    Nelle parole di monsignor Cibotti poi anche i tratti salienti della storia che ha visto il prete e il ragazzo venuto da lontano, coabitare nella stessa comunità.
    «La famiglia del ragazzo lo ha affidato a questo sacerdote e lui lo ha portato in Italia come gesto di carità, per dargli una possibilità – ha detto ancora – . Anche quando il parroco non aveva soldi pensava a lui. Io non ho il compito di difendere il sacerdote ma di difendere la verità sì. Le autorità indagheranno e anch’io farò lo stesso».
    Una vicenda che è stata portata a conoscenza di tutta la diocesi sin dallo scorso mese di novembre, cioè da quando il vescovo, leggendo attentamente la lettera dell’avvocato Cavaliere, ha ritenuto di avviare gli accertamenti, ascoltando inizialmente le altre persone tirate in ballo e cioè ecclesiastici in ‘servizio’ nelle parrocchie della diocesi.
    «Mi sono informato subito, proprio perché ritengo queste persone degne di credibilità – ha dichiarato a Primo Piano -. Ho chiesto a loro cosa fosse successo negli anni in cui non ero in questa realtà e, dalla loro versione, ho capito che la storia è molto più articolata rispetto a come è stata rappresentata. Il gesto di questo sacerdote che viene accusato era di accoglienza verso una situazione difficile della famiglia del ragazzo.

    Denuncia per pedofilia, parla il vescovo della diocesi di Isernia: «Difenderò la verità»

  • ISERNIA; Presunti abusi in parrocchia, nel mirino degli inquirenti un sacerdote della diocesi.

    ISERNIA; Presunti abusi in parrocchia, nel mirino degli inquirenti un sacerdote della diocesi.

    La notizia era emersa lo scorso 14 dicembre ad Aversa, durante la presentazione del libro di Francesco Mangiacapra “Il numero uno – confessioni di un marchettaro”, nei giorni successivi si era anche appreso da alcuni blog che i sacerdoti coinvolti fossero addirittura quattro, senza mai però citare né il nome degli accusati, ne la parrocchia dove gli abusi sarebbero avvenuti.

    Oggi la testata molisana PrimoNumero  da notizia che la Procura della Repubblica di Isernia avrebbe avviato un’indagine a carico di un sacerdote della diocesi per presunti abusi sessuali a danno di minori, ma da quanto si apprende, i presunti abusi sarebbero per lo più avvenuti in Polonia una decina di anni fa (fuori dalla competenza della Magistratura italiana e sull’orlo della prescrizione) e, nei confronti degli stessi, non sarebbe stata formalizzata una querela di parte, ma solo un esposto.

    Si apprende anche che i presunti abusi sarebbero stati denunciati anche all’Autorità Ecclesiastica che però al momento non sarebbe intervenuta.

    di Redazione

  • Abusi sessuali, rinviata udienza processo Don Cantò

    Abusi sessuali, rinviata udienza processo Don Cantò

    Abusi sessuali, rinviata udienza processo Don Cantò. Si torna in aula il 15 marzo.  Rinviata l’udienza con rito abbreviato, condizionata all’audizione di tre testimoni e un consulente di parte, del processo che vede imputato don Vito Cantò, l’ex parroco della chiesa di San Camillo De Lellis, a Villa Raspa di Spoltore, accusato di abusi di natura sessuale nei confronti di un ragazzo all’epoca minorenne.

    Il rinvio si è reso necessario per il protrarsi, oltre i tempi previsti, di un’altra udienza e per i concomitanti impegni dei legali della difesa. Il presidente del tribunale collegiale di Pescara, Maria Michela Di Fine, ha fissato al 15 marzo la prossima udienza, nel corso della quale saranno ascoltati tre testimoni e un consulente di parte della difesa, la psicologa Marilisa Amorosi, e al 4 aprile la data della discussione. I fatti risalgono al 2013 quando, su segnalazioni ben circostanziate di abusi di natura sessuale nei confronti di un ragazzo all’epoca minorenne, il vescovo di Pescara Valentinetti decide di sospendere cautelativamente Don Vito Cantò, il quale lasciò la parrocchia e si dimise da educatore negli scout dell’Agesci. Nel 2014 iniziò il processo canonico e contestualmente i genitori del ragazzo decisero di rivolgersi anche alla magistratura ordinaria che affidò le indagini alla Squadra Mobile di Pescara. Il processo canonico si chiuse con una condanna di divieto perpetuo dello svolgimento di attività parrocchiali con minorenni e con altre pene accessorie, come l’obbligo di 5 anni di vita monacale. Nel frattempo le indagini indussero il Pm della Procura di Pescara, Salvatore Campochiaro, a chiedere il rinvio a giudizio nel 2016, ma l’avvocato del sacerdote, Giuliano Milia, si rivolse alla Cassazione, invocando il principio del “ne bis in idem”, sulla base del quale non si può essere condannati due volte per uno stesso reato. La Cassazione defininì però “inammissibile” il ricorso del parroco e allora i legali della difesa presentarono lo stesso ricorso al tribunale di Pescara, dove il pm Salvatore Campochiaro e l’avvocato di parte civile Vincenzo Di Girolamo si opposero. Il tribunale, infine, scelse di posticipare la decisione sull’eccezione alle fasi successive del giudizio, quando sarebbero state disponibili le motivazioni della Cassazione. La difesa del sacerdote, a quel punto, avanzò la richiesta di rito abbreviato.

    Abusi sessuali, rinviata udienza processo Don Cantò

  • Portocannone, Giada Vitale all’attacco: “Basta con le pagliacciate”

    Portocannone, Giada Vitale all’attacco: “Basta con le pagliacciate”

    La ragazza vittima degli atti sessuali di don Marino si rivolge al vescovo dopo lo scoop di Pomeriggio 5

    Le telecamere di Pomeriggio Cinque hanno svelato come nonostante la sospensione a divinis, don Marino Genova continui a dire messa, concelebrando la celebrazione eucaristica a Subiaco. Una circostanza che ha indignato Giada Vitale, la ragazza che ha denunciato il sacerdote molisano, condannato a sei anni 8 giorni fa, per mano del Tribunale di Larino. Rabbia repressa prima ed espressa ora con un post su Facebook. «Il vescovo De Luca appena una settimana fa, il giorno dopo la sentenza del Tribunale di Larino, scrive un comunicato e dice che “la sentenza del vescovo approvata dalla Congregazione consiste nella sospensione a divinis fino al pronunciamento definitivo del Tribunale italiano, nell’interdizione all’ufficio di parroco e nell’invito a vivere in una casa religiosa”… fate le vostre deduzioni. Intanto io vorrei contestare alcune cose: 1) Poteva denunciare don Marino, ma non lo ha fatto: è un reato perseguibile d’ufficio e poteva farlo. 2) De Luca ha detto che la legge canonica è più severa perché considera reati anche quelli fino a 18 anni: però la pena è ridicola, la semplice sospensione a divinis (che a quanto pare non è stata nemmeno applicata). 3)È stato lui a proporre la ridicola sospensione alla Congregazione per la dottrina della fede. Poteva chiedere la riduzione allo stato laicale e non l’ha fatto. 4) Il vescovo De Luca ha sempre creduto alla tesi di don Marino, cioè che i fatti riguardavano il periodo dai 16 anni in su e avvalorando la tesi della non punibilità dal punto di vista penale. Quindi basta con le pagliacciate».

    Portocannone, Giada Vitale all’attacco: “Basta con le pagliacciate”

  • Giada Vitale e Don Marino Genova/ Abusata a 13 anni: il prete condannato a 6 anni, ma non è in carcere

    Giada Vitale e Don Marino Genova/ Abusata a 13 anni: il prete condannato a 6 anni, ma non è in carcere

    Giada Vitale abusata a 13 anni da Don Marino Genova: oggi torna a Pomeriggio 5 la vittima degli abusi sessuali, la condanna a 6 anni del prete ma ancora non è in carcere

    Pareva concludere almeno dal punto di vista giudiziario il lungo calvario di Giada Vitale, la giovane ragazza di Termoli (Campobasso) che dall’età di 13 anni fino ai 17 fu abusata ed ebbe ripetuti rapporti sessuali con un prete, Don Marino Genova. Il sacerdote infatti è stato condannato il 4 ottobre scorso dal Tribunale di Campobasso a 6 anni di reclusione in carcere per abusi sessuali. L’ex parroco di Portocannone oltre alla condanna penale ha subito anche l’interdizione dai pubblici uffici, unitamente al pagamento di una provvisionale di 15.000 euro alla sua vittima. La vittima degli abusi, oggi 22enne, denunciò don Marino nel 2013 al compimento dei 18 anni: come nello scorso aprile quando venne in tv a denunciare il silenzio di media e giustizia sul suo caso personale, anche oggi Giada Vitale torna da Barbara D’Urso a Pomeriggio 5 per commentare le ultime novità che purtroppo non sono positive per la vittima. Infatti, come anticipato dal programma Mediaset, ci sono notizie e immagini che documentano come ancora ieri Don Marino diceva messa in pubblico e in un’altra parrocchia. La vittima, la stessa Barbara D’Urso e i famigliari di Giada si chiedono come mai il prete che è stato condannato alla reclusione sia ancora a piede libero, per di più a professare il suo ruolo di sacerdote in una Chiesa in pubblico.

    ABUSATA DAI 13 AI 17 ANNI

    Come spiega l’Ansa, il processo per Don Marino è stato diviso in due tronconi: il primo, inerente i fatti successivi al compimento dei 14 anni della vittima, per il quale è stata decisa l’archiviazione; il secondo, giunto a sentenza ieri, sugli abusi sessuali anteriori al compimento dei 14 anni. «Prendiamo atto e rispettiamo quello che ha deciso il Tribunale. Rispettiamo la legge», ha spiegato il vescovo di Termoli-Larino monsignor Gianfranco De Luca all’indomani della sentenza del Tribunale di Larino. Ma proprio questa ultima fase del processo aveva reso la giovane Giada assai polemica sull’esercizio della giustizia che “lasciava perdere” gli abusi dai 14 ai 17 anni perché li considerava “consenzienti”: già a marzo la giovane vittima raccontava a Pomeriggio 5 tutto il suo disappunto per la giustizia italiana. «Io oggi ho 21 anni e non conosco cos’è l’amore e non lo conoscevo neppure prima», ha dichiarato la 21enne. «Si parla solo del fatto che ero consenziente ma in realtà non è così. Mi stanno ammazzando. Don Marino mi ha rovinato la vita per sempre ma la giustizia sta facendo altrettanto, io non mi sento tutelata”, ha tuonato la giovane». Oggi sarà chiamata a commentare le ultime notizie fondamentali sul caso di Don Marino: la sua condanna a 6 anni e soprattuto il fatto che ancora oggi quell’uomo non sia in carcere a scontare l’accusa grave ricevuta.

  • SESSO CON MINORE, DON MARINO SULL’ALTARE “FA SCANDALO” SU CANALE 5

    SESSO CON MINORE, DON MARINO SULL’ALTARE “FA SCANDALO” SU CANALE 5

    La Trasmissione Entra Nel Monastero. L’ex parroco di Portocannone, Marino Genova, sospeso ’ a divinis’ dalla Chiesa, è stato ripreso dalla telecamere di Pomeriggio Cinque, contenitore pomeridiano di Canale Cinque condotto da Barbara D’Urso, ieri domenica 8 ottobre, sull’altare del monastero di Subiaco in provincia di Roma. «A noi fa impressione – dichiara la conduttrice napoletana – che un prete che ha avuto una relazione con una ragazzina possa continuare a celebrare la messa». Ma secondo i ’fratelli’ di Marino Genova e del Priore del Monastero «non stava celebrando messa, ma solo leggendo il vangelo» e «concelebrando la messa insieme ad un altro prete», attività che Marino Genova può svolgere perché la sospensione della Chiesa prevede la impossibilità di somministrare i sacramenti ma non di partecipare alle celebrazioni eucaristiche.

    Solo qualche giorno addietro, il 3 ottobre, è arrivata la sentenza di primo grado da parte del Tribunale di Larino che ha visto condannare l’ex parroco di Portocannone Marino Genova a sei anni di reclusione per atti sessuali ai danni di Giada Vitale, all’epoca dei fatti minorenne. Ora questo ulteriore tassello che va ad aggiungersi a una storia iniziata otto anni addietro. Gli inviati di “Pomeriggio Cinque” hanno filmato Genova all’interno del monastero, sull’altare, mentre è intento a leggere il Vangelo. 

    Ovviamente sconcertata Giada, che attacca: «Come avete visto dalle immagini video, i provvedimenti non vengono applicati. Il Vescovo ha fatto un comunicato in cui dice che è stato sospeso ’a divinis’». In realtà, a differenza di quello che la trasmissione ha inteso sottolineare, don marino Genova non ha violato il provvedimento della sospensione “a divinis”, che prevede che non sia lui a celebrare l’Eucarestia e a somministrarla ai fedeli ma non gli impedisce di officiare accanto al sacerdote. 

    Difeso e protetto dai sacerdoti che abitano nel monastero di Subiaco, Marino Genova non rilascia dichiarazioni. Non così il Priore del monastero che afferma che don Marino «non ha celebrato messa ma ha solo letto alcuni passi del vangelo» e che «concelebra messa». Il Vescovo Monsignor Gianfranco De Luca nel suo comunicato, immediatamente dopo la sentenza di primo grado, aveva confermato la sospensione ’a divinis’ nei confronti dell’ex parroco di Portocannone la quale, sarebbe durata sino alle decisione definitiva del Tribunale civile. Sospensione che prevede la non celebrazione del rito della santa Messa e la somministrare dei sacramenti. Viceversa concede la possibilità di lettura del Vangelo e di concelebrare messa insieme ad un altro prete.

    AC
    http://www.primonumero.it/attualita/news/1507564648_la-trasmissione-entra-nel-monastero-sesso-con-minore-don-marino-sull-altare-fa-scandalo-su-canale-5.html
  • Don Marino Genova condannato a sei anni di carcere per atti sessuali con minore

    Don Marino Genova condannato a sei anni di carcere per atti sessuali con minore

    So quanto Giada ha sofferto, ho visto di persona quando sono andato da lei a Portocannone cosa era costretta a subire dai suoi compaesani, che adesso dovrebbero almeno chiedere scusa per quelle cattiverie.

    Un’altra vittoria per noi vittime della Rete, un altro passo avanti che deve dare il coraggio a chi come Giada 4 anni fa, oggi è all’inizio di questo percorso, tutto in salita ma che porterà anche loro alla giustizia che oggi Giada Vitale sta festeggiando».

    A pronunciare queste parole è Francesco Zanardi, presidente e portavoce di Rete L’Abuso, l’associazione nazionale che combatte quotidianamente contro gli abusi e i reati commessi in ambito clericale, seguendo centinaia di vittime e il loro casi controversi. Giada Vitale, invece, è una giovane donna che a soli 13 anni, con una vita allora in precario equilibrio, ha avuto la sfortuna di incontrare sul suo cammino don Marino Genova, all’epoca sacerdote a Portocannone. L’uomo, dall’alto dei suoi 55 anni e del suo ruolo di educatore, avrebbe intrapreso una relazione sessuale con la bambina due mesi prima che compisse 14 anni. Per questo è stato condannato nel pomeriggio, dal tribunale di Larino, a 6 anni di carere per atti sessuale con minore. Una vittoria costata anni di sofferenze e udienze, che comunque rimane una vittoria a metà. Il giudice Daniele Larino aveva precedentemente prosciolto il parroco dall’accussa di violenza sessuale poiché i rapporti intimi, confessati dal prete, sarebbero rientrerati nel contesto di una relazione amorosa che godeva il consenso di entrambi. E lo aveva assolto rinviandolo a giudizio per i fatti avvenuti nei soli due mesi nei quali Giada non aveva ancora compiuto 14 anni, e non per abuso ma per atti sessuali con minori. Una derubicazione di reato che comunque non è servita ad evitare una condanna pesante a don Marino Genova.

    La condanna è comunque una sentenza del primo grado di giudizio e prima di parlare pienamente di giustizia si dovrà attendere fino alla pronuncia della Cassazione.

    E il Vaticano? A San Pietro, pur informati sui fatti, non muovono un dito per ridurre don Marino Genova allo stato di laicità, in compenso continuano a garantirgli vitto, allloggio, stipendio e protezione in uno di quei “centri di recupero” religiosi per preti con problemi legati alla sfera sessuale.

    Fortunatamente in questi anni, Giada non è rimasta sola, ma ha potuto contare sull’aiuto della squadra di Rete L’Abuso, e in particolar modo del presidente Zanardi, che ha seguito personalmente passo passo l’intera vicenda. L’aiuto dell’associazione è stato fondamentale soprattutto quando Giada, oltre al dolore per ciò che aveva subito, ha dovuto fare anche i conti con l’ignoranza e la cattiveria di un piccolo pesino di provincia, dove l’abusata ha sempre la colpa di aver provocato l’abusatore, soprattutto se l’abusatore indossa un abito talare. Che se ti metti contro il prete niente niente si arrabbia Dio e comincia a lanciare fulmini e saette sulle perpetue e “infedeli”.

    di Francesca Lagatta

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