Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Abruzzo – Molise

  • GIADA VITALE NON SI ARRENDE:”DEVONO RIAPRIRE LE INDAGINI”

    GIADA VITALE NON SI ARRENDE:”DEVONO RIAPRIRE LE INDAGINI”

    di Emanuele Bracone Portocannone

    Come annunciato,le telecamere di Pomeriggio Cinque hanno seguito l’udienza a carico di don Marino Genova,mercoledì scorso al Tribunale di Larino. Sia la stampa nazionale che quella locale hanno tentato di intervistare-con scarso successo- il sacerdote accusato di atti sessuali con minorenne.

    La vittima degli abusi contestati (ma non della violenza sessuale,un cavillo legale) Giada Vitale è costituita parte civile,e si trova a ricostruire in aula,attraverso le testimonianze,quanto subito da quando aveva alcuni mesi meno di 14 anni ai 17 anni abbondanti. Per la terza volta Giada è stata ospite in diretta del salotto di Barbara D’Urso che le ha dedicato un vasto inserito della trasmissione di giovedì scorso. All’inizio del reportage anche interviste fatte ai residenti di Portocannone e la comunità locale ancora una volta si è mostrata spaccata a riguardo.

    “Non mi sembra giusto che don Marino debba uscire pulito pulito-riepiloga Giada Vitale a Primo Piano Molise-a differenza del camionista accusato di violenza sessuale su una 13enne a Larino, pover’uomo…. lui svolgeva anche un ruolo di educatore. Aveva un ruolo importante. Quindi anche l’aggravante. Perchè la Procura di Larino non ha tenuto conto di nulla? E’ questa la domanda che mi pongo. Anche la ragazzina andava con i suoi piedi dal camionista fatto sta che la Procura di Larino ha indagato il camionista per violenza sessuale su minore e non per atti con minore consenziente come hanno fatto con me. Perchè questo? Solo perchè lui è un camionista e nel mio caso si tratta di un prete? Lui è stato anche arrestato agli arresti domiciliari  e come era lei una bambina indifesa lo ero anche io. La legge non è uguale per tutti?”

    Nel servizio è stata riportata la dichiarazione dell’insegnante e scrittrice Norma Malacrida, che ha avuto Giada alle elementari ed è stata teste della Procura al processo. Ma Giada rincara la dose. “Nell’aprile 2013,dopo aver consegnato la denuncia,la squadra mobile di Campobasso ancora non mi interrogava e il pubblico ministero Venturi aveva già stabilito che si trattava di atti sessuali con minore consenziente. Quindi, non avendo ancora le mie dichiarazioni,il Pm ha delegato la psicologa consulente della procura, di indagare non per violenza sessuale art.609 bis, ma per atti sessuali 609 quater. Dopo di che, avendo fatto passare tre anni per le indagini, e non avendo né controllato sms messaggi tra me e don Marino, non avendo ascoltato psicologi e psichiatri perchè io all’epoca ero in cura da diversi specialisti,tant’è vero che prendo ancora psicofarmaci, ha deciso durante le indagini di dividere il fascicolo e archiviare tre anni di abusi. Quindi don Marino Genova non ha mai subito un processo perchè il Pm ha deciso così già durante la fase delle “indagini”.

    Ragioni che hanno indotto Giada e il suo legale Giuseppe D’Urbano  a chiedere la riapertura delle indagini, mentre Barbara D’Urso ha promesso che con Pomeriggio Cinque continuerà a seguire la vicenda processuale.

  • Abusi sessuali su minore: “Riaprire caso dopo i 14 anni”. In Tribunale le donne antiviolenza

    Abusi sessuali su minore: “Riaprire caso dopo i 14 anni”. In Tribunale le donne antiviolenza

    L’avvocato Giuseppe D’Urbano ha depositato una richiesta di riapertura del caso contro l’archiviazione del filone che riguarda gli abusi sessuali a carico di don Marino Genova nei confronti di Giada Vitale dopo i quattordici anni. Intanto oggi seconda udienza del processo riferito al periodo precedente ai 14 anni con l’escussione di otto testi della Procura. L’ex parroco di Portocannone era presente in aula. Ad esprimere solidarietà a Giada sono arrivate in pullman le donne del centro antiviolenza de L’Aquila che hanno accolto l’invito della ragazza ad essere presenti in Tribunale.

    Larino. Sono arrivate in autobus da L’Aquila per esprimere solidarietà a Giada Vitale, che oggi ha 21 anni e che quando era minorenne e soprattutto aveva meno di 14 anni venne abusata, secondo l’accusa e il suo racconto fatto anche in televisione, dall’ex parroco di Portocannone. Le donne del centro antiviolenza dell’associazione abruzzese hanno deciso così di offrire la loro solidarietà alla vittima, presente in aula per la seconda udienza nel Tribunale di Larino del nuovo processo a carico di don Marino Genova. Hanno atteso nell’atrio quasi cinque ore per esprimere vicinanza e affetto alla giovane.

    Il sacerdote è accusato di atti sessuali nei confronti di Giada Vitale, all’epoca dei fatti minorenne. Si tratta del secondo filone dell’inchiesta, divisa in due tronconi, quella riferita al periodo precedente ai 14 anni. In precedenza è stata archiviata la posizione dell’ex parroco relativa ai due anni successivi, quando Giada aveva tra 14 e 16 anni. Nel corso dell’udienza di oggi, terminata dopo le 20, sono stati ascoltati i testi della Procura. Si tratta, in particolare, della corista alla quale la ragazza di Portocannone si confidò all’epoca, di una maestra, di una psicologa, di un’amica di famiglia, degli organizzatori e artisti del concerto estivo e di un direttore di coro.

    A dare sostegno ed esprimere solidarietà a Giada l’associazione del centro antiviolenza de L’Aquila che ha accolto l’invito della stessa ragazza a presenziare l’udienza. Striscioni per sensibilizzare alla storia e parole di conforto e fiducia nella giustizia da parte delle donne, alcune delle quali hanno alle spalle storie di violenza e abusi: «Abbiamo accolto il suo invito – spiega la presidente, Giovanna Giannangeli – ci occupiamo di ogni situazione che possa riguardare situazioni di abuso e violenza nei confronti delle donne di ogni età».

    In aula presente anche don Marino, difeso dall’avvocato Ciro Intino: il sacerdote non ha voluto rilasciare dichiarazioni ai giornalisti; presente anche una troupe di Pomeriggio 5 e del programma Servizio Pubblico di Michele Santoro.

    Durante la scorsa udienza era stata sentita proprio la Vitale, interrogata dal Pubblico Ministero prima e dal suo legale po, e infine dal legale della controparte. In quell’occasione Giada aveva raccontato tutta la sua storia dall’inizio, rispondendo alle domande che via via le venivano poste: dai primi approcci, ai primi incontri, ai luoghi nei quali abitualmente – stando alle accuse – don Marino abusava di lei e alla descrizione dettagliata dell’atto sessuale.Corsi di somministrazione Dagli sms “amorosi” che il parroco le inviava sino alla confessione degli abusi fatta, dalla stessa Vitale, ad una corista che oggi era presente come teste.

    La storia di Giada Vitale e di don Marino Genova è finita anche su media nazionali. Il punto di svolta risale al 2013 quando, tredici mesi dopo lo strano abbandono della casa canonica di Portocannone dell’allora 58enne parroco, era emerso un particolare sconcertante con la denuncia della famiglia della ragazza per abusi sessuali. Tra l’autunno 2013 e la primavera 2014 il sacerdote era stato processato dalla Chiesa e sospeso “a divinis”, privato della possibilità di somministrare i sacramenti.

    L’udienza è stata aggiornata al 21 giugno. Intanto c’è un’altra novità processuale. L’avvocato Giuseppe D’Urbano ha depositato una richiesta di riapertura del caso contro l’archiviazione del filone che riguarda gli abusi sessuali a carico di don Marino Genova nei confronti di Giada Vitale dopo i quattordici anni.

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=24433

  • Don Marino, un caso mediatico: a Larino troupe nazionali e sostenitori di Giada

    Don Marino, un caso mediatico: a Larino troupe nazionali e sostenitori di Giada

    LARINO. Il tribunale di Larino diventa ribalta mediatica nazionale oggi pomeriggio, dove dalle 14.30 riprenderà il processo a carico di don Marino Genova, sui presunti abusi sessuali commessi quando la 21enne Giada Vitale non era ancora 14enne.

    Ovviamente, ci riferiamo alla vicenda di Portocannone, che dall’autunno del 2012 sta tenendo banco negli ambienti curiali e non solo. In piazza del Popolo arriveranno tre pullman di sostenitori dell’ex corista della parrocchia di Portocannone, facenti parte di tre associazioni antiviolenza sui minori e sulle donne di l’Aquila, Roma e Pescara. Non solo, ma ci saranno anche le telecamere di Rai Due e una diretta da Pomeriggio Cinque, il salotto Mediaset che già si è occupata della vicenda.

    Come prologo, alla partecipazione civica, dopo il battage giornalistico di denuncia sostenuto dalla rete l’Abuso.org, è arrivata anche la posizione del centro antiviolenza dell’Aquila, tramite l’Associazione Donatella Tellini dell’Aquila, l’Associazione Rising-Pari in Genere di Roma e l’Associazione Ananke di Pescara, «all’interno delle quali sono attivi i Centri Antiviolenza per le Donne, hanno accolto la richiesta di Giada Vitale, oggi ventunenne, di sostenerla all’udienza del 15 marzo, che si svolgerà dinanzi al Tribunale di Larino, udienza che vede imputato Don Marino Genova, accusato di atti sessuali con minorenne (art. 609 quater c.p.). Nel 2009 Giada Vitale aveva tredici anni, aveva perso da poco il padre e aveva iniziato a frequentare la parrocchia di Portocannone, paesino nel quale vive. Per quattro anni don Marino Genova abusa della minore e Giada Vitale nell’anno 2013 lo denuncia. La Procura durante le indagini divide la vicenda in due procedimenti, l’uno relativo agli abusi commessi dal parroco sulla minore fino al compimento dei 14 anni, l’altro relativo agli abusi commessi sulla minore dopo il compimento dei 14 anni.

    Il procedimento relativo agli abusi compiuti sulla minore ultraquattordicenne viene purtroppo archiviato, perché si ritiene che Giada Vitale avesse prestato consenso agli atti sessuali. Il procedimento relativo agli abusi commessi sulla minore fino ai 14 anni è tuttora in corso ed il 15 marzo si celebra l’udienza di istruttoria dibattimentale, volta a provare il reato di atti sessuali con minorenne. Giada Vitale decide di contattare il Centro Antiviolenza per le Donne dell’Aquila e chiede che il Centro sia presente all’udienza per essere sostenuta, soprattutto nella lotta intrapresa per far riaprire l’altro procedimento penale.

    La richiesta di Giada è significativa, perché fa risaltare il ruolo politico dei Centri Antiviolenza per le Donne, ruolo svolto quotidianamente nell’attività di contrasto della violenza maschile, dentro la consapevolezza che la violenza degli uomini ci riguarda tutte. Il Centro Antiviolenza per le Donne dell’Aquila ha prenotato un pullman a proprie spese e quindici operatrici saranno presenti all’udienza che si svolgerà presso il Tribunale di Larino, mercoledì 15 marzo 2017 alle ore 14,30, per ribadire  che siamo indignate, perché lo stupro di una donna riguarda tutte noi e tocca ciascuna di noi in profondità. Ci saremo per rivendicare il diritto intangibile a vivere libere dalla violenza degli uomini». Un intervento firmato dalla presidenta dell’associazione Donatella Tellini, l’avvocato Simona Giannangeli.

  • Processo prete Sant’Agostino. ‘Eravamo tutti sue vittime’. Tra cori celesti e ragni demoni…

    Processo prete Sant’Agostino. ‘Eravamo tutti sue vittime’. Tra cori celesti e ragni demoni…

    Lanciano (Ch) – Lei soffre di aracnofobia. Allora aveva 15 anni e il prete, per intimorirla, le disse che i demoni avevano preso le sembianze di ragni neri che, a mano a mano, arrampicandosi, stavano affollando i muri della sua stanza, per impossessarsi di lei. E così sarebbe stato per sempre. Valeria C., 24 anni, di Lanciano, a tratti si commuove, a stento trattiene le lacrime, mentre riferisce questi particolari, per lei ancora dolorosi, al giudice del tribunale di Lanciano, Andrea Belli. E’ uno dei tanti testimoni nel processo a carico di Andrè Luiz Facchini, classe ’74, nato ad Umuarama in Brasile, sacerdote – tuttora- della diocesi Lanciano-Ortona e che attualmente si trova nel suo Paese d’origine. Il religioso è sotto accusa per aver plagiato e soggiogato, con “abusi di poteri e violazioni di doveri”, diversi adolescenti iscritti all’associazione “Legio Sacrorum Cordium”, della quale, nel marzo 2009, è stato fondatore e poi presidente e legale rappresentante. Il gruppo operava nella ex parrocchia di Sant’Agostino a Lanciano. L’imputato, secondo il pubblico ministero Rosaria Vecchi, ha “manipolato e destabilizzato la psiche dei ragazzi fino al punto da annullare la loro autonomia di percezione e decisionale”. Alcuni di essi hanno dovuto far ricorso a cure psichiatriche. 

    E i racconti che vengono fuori nell’ultima udienza si sposano perfettamente con le contestazioni dell’accusa. 
    Quella visione dei ragni, visione horror, spaventò molto Valeria, che rimase terrorizzata. Il prete si appropriava delle paure degli adolescenti dell’associazione e le trasformava in incubi, le usava per far sì che loro gli ubbidissero. Che non si opponessero ai suoi ordini. Per Valeria, come per tanti altri giovani, l’avventura nella Legio è cominciata nel 2008, come riferisce in aula. “Con preghiere giornaliere ed esercizi spirituali”. Poi la situazione è cambiata, il prete si è fatto pressante. “Ci diceva come vestirci, chi frequentare, chi conoscere, i luoghi dove andare, a chi scrivere, chi non sentire più”. Bar e discoteche rappresentavano la perdizione. “Vietate le amicizie fuori dalla Legio, le amicizie cosiddette… del mondo, perché erano insane, non portavano nulla di buono. Controllava tutto, la nostra vita, i sogni…”. Se i ragazzi non gli davano retta vietava loro l’uso del telefono, del ciclomotore, del televisore. “E c’erano penitenze e punizioni pubbliche da sopportare, che servivano anche a fortificare la nostra fede”. 
     
    Tra le penitenze ci sono le frustate, sulla schiena nuda, inferte anche a minorenni, durante un pellegrinaggio a Vigolo. Tre frustate, con un rosario dai grani grossi, sarebbero serviti a salvare un’anima. Sei frustate due anime, di vivi o di morti, a scelta. “Come facevano i santi…”. E così in diversi si sono fatti infliggere vergate, provocare lividi. “Allora pensavamo fosse giusto. Avevamo paura di confrontarci con lui. Era un’autorità  nei nostri riguardi, era il padre spirituale, contava persino più dei genitori”. E poi tutte le disposizioni, al sacerdote, venivano suggerite… dal cielo. Da angeli, santi e Madonna. Un tripudio di angeli e cori celesti. Che l’imputato spiegava di vedere costantemente. Soprattutto gli angeli custodierano in contatto colui, ne conosceva i nomi e quello di Valeria si chiamava Krisriel. Quando la teen ager, crescendo, ha iniziato ad opporsi al sacerdote, a metterlo in discussione, non più dimessa e sottomessa, ecco spuntare il diavolo. “L’ho sognato mentre ti agguanta per i capelli e ti trascina via”, ha urlato un giorno a Valeria, per spaventarla. E ci è riuscito. Nel 2011 Valeria ha lasciato la Legio. “Chi usciva dall’associazione veniva additato, vessato, guardato male, ormai preda del demonio. Finita la fratellanza predicata. Noi – sottolinea la teste – siamo stati tutti sue vittime”.
     
    L’angelo custode di Martina C., del ’90, di Lanciano, era invece Shemael. La ragazza, incalzata dal pm e dai legali di parte civile, durante la propria deposizione, si sofferma soprattutto su un episodio avvenuto nell’ottobre del 2011 e che ha avuto per vittima-protagonista il suo ex fidanzato, Sandro R., di Lanciano. Da quando il giovane aveva iniziato a staccarsi dalla Legio, – riferisce la ragazza – nella sua abitazione si verificavano “fatti strani”. Cani avvelenati, auto incendiata, una catasta di legna andata in fumo… Tanto che Sandro e il fratello avevano deciso di alternarsi nei turni di guardia. E una notte, intorno alle 3, davanti a casa scovano il prete. Che ci fa a quell’ora, in quella contrada, in quel posto? Giù paroloni, parolacce, volano botte, don Andrè ingiuria tutti. Sul posto arrivano i carabinieri, salta fuori anche una bustina di droga… Insomma un dramma. “In quell’occasione – racconta Martina – Sandro venne apostrofato come spacciatore internazionale e delinquente”. A queste parole seguirono invettive come: “Vi rovinerò la vita”. Una notte infernale che, sostanzialmente, troncò anche la storia sentimentale dei ragazzi. Legame che, per essere ufficializzato, per diventare fidanzamento, aveva richiesto l’autorizzazione del prete che aveva imposto ai due innamorati tempi e modi per sentirsi e vedersi. “Numero di sms da inviare e limite di chiamate da effettuare”.  Il prete “condizionava tutto e ciò per volontà di Dio”. Aveva persino obbligato Sandro R. a lasciare il proprio lavoro per un altro impiego, mai arrivato, nell’azienda di trasporto Mazziotti di Lanciano”.
     
    Il sacerdote – evidenzia ancora la teste – “privilegiava le persone facoltose, quelle che potessero aiutarlo a portare avanti l’iniziale progetto: di aiutare  donne in difficoltà, tossicodipendenti, emarginati… Ma in realtà non ha mai aiutato alcuno”. Anche per Martina, nel 2011, arriva il tempo della “ribellione” all’autorità del prete. “Stai perdendo la retta via, ti stai allontanando da Dio per andare verso il demonio”, sentenzia allora lui annichilendola. Prossima udienza a giugno. “Bisogna accelerare – fanno presente gli avvocati delle parti civili – perché questo processo rischia la prescrizione”. 10 marzo 2017
    http://www.abruzzolive.tv/Processo_prete_Sant_Agostino.__Eravamo_tutti_sue_vittime_._Tra_cori_celesti_e_ragni_demoni…_-_-_a_11636.html
  • Pescara: prete accusato di violenza su minore, rinviato il processo

    Pescara: prete accusato di violenza su minore, rinviato il processo

    Pescara: prete accusato di violenza su minore, rinviato il processo.  Non ha avuto inizio il processo a carico di don Vito Canto’, l’ex parroco di Spoltore rinviato a giudizio con l’accusa di abusi sessuali a seguito dei rapporti che avrebbe avuto negli ultimi anni con un ragazzino di 15 anni.

    Oggi era prevista la prima udienza davanti al Tribunale collegiale di Pescara, presieduto dal giudice Maria Michela Di Fine, ma il processo e’ stato rinviato al prossimo 8 giugno, in attesa del pronunciamento della Cassazione, previsto per il 10 aprile, sulla questione del “ne bis in idem” sollevata dal difensore del prete, l’avvocato Giuliano Milia. Secondo la difesa, poiche’ don Vito Canto’ e’ gia’ stato condannato dal tribunale ecclesiastico per la stessa vicenda e, sta gia’ scontando la pena, non puo’ essere giudicato una seconda volta da un tribunale penale. Vincenzo Di Girolamo, avvocato della famiglia del ragazzo, ha presentato una memoria, chiedendo invece che il processo penale vada avanti. Il processo canonico, iniziato nel 2013, si e’ concluso con una sentenza di condanna che prevede l’interdizione perpetua dallo svolgimento di attivita’ parrocchiali a contatto con i minorenni, la sospensione per tre anni dal ministero sacerdotale, l’obbligo di dimora per cinque anni, all’interno di un monastero di Roma, al fine di condurre “una vita di preghiera e di penitenza”, e la prescrizione di “un percorso psicoterapeutico”. Il sacerdote ha comunque evitato la pena massima prevista dal tribunale ecclesiastico, ovvero la perdita dello stato clericale. A denunciare i fatti, prima alla Curia e poi alla squadra Mobile di Pescara, diretta da Pierfrancesco Muriana, che si e’ occupata delle indagini, sono stati i genitori del ragazzo, che frequentava la chiesa di San Camillo de Lellis a Villa Raspa di Spoltore e che si sarebbe confidato con i genitori solo a distanza di tempo, mentre i rapporti ci sarebbero stati tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012. Stando agli atti dell’indagine, i rapporti sarebbero avvenuti senza costrizione fisica ma, a distanza di mesi, avrebbero provocato una crisi di identità sessuale al ragazzino.

    Pescara: prete accusato di violenza su minore, rinviato il processo

  • GIADA VITALE TORNA IN TV SUGLI ABUSI DI DON MARINO: “CHIEDO GIUSTIZIA”

    GIADA VITALE TORNA IN TV SUGLI ABUSI DI DON MARINO: “CHIEDO GIUSTIZIA”

    Portocannone. La ragazza di Portocannone coinvolta nel caso degli abusi da parte don Marino Genova, il quale ora si trova nel monastero di Santa Scolastica, a Subiaco alle porte di Roma, è tornata a raccontare nuovamente la sua storia in tv. In collegamento dallo studio del suo legale, Giuseppe D’Urbano, a Guglionesi, nel corso della trasmissione Pomeriggio 5 condotta da Barbara D’Urso. La 21enne ha ripercorso la vicenda e ha lanciato due appelli. Il primo rivolto al Santo Padre: «Ho scritto diverse volte al Papa, ma non ho mai ricevuto risposta. Lui chiede scusa per i preti pedofili ma perché non li caccia a calci nel sedere?». Il secondo è rivolto alla giustizia italiana: «Io il mio fascicolo è stato diviso in due tronconi e per la legge italiana dopo i 14 anni ero consenziente archiviando così tre anni di soprusi. Io chiedo che venga riaperto perché sono stata abusata per 4 anni non per due mesi». In diretta trasmesso anche uno sms di Don Marino che confessa gli abusi commessi.

    Giada Vitale, la ventunenne molisana coinvolta nel caso di abusi sessuali da parte dell’ex parroco di Portocannone don Marino Genova, è tornata a raccontare la sua storia in televisione. Ospite della trasmissione “Pomeriggio 5”, condotta da Barbara D’Urso, la giovane era in collegamento video dallo studio del suo legale difensore Giuseppe D’Urbano.
    La ragazza di Portocannone, incalzata dalla conduttrice, ha iniziato a raccontare sin dall’inizio la sua storia partendo da quell’aprile del 2009 quando «ero di ritorno da una ripetizione pomeridiana – all’epoca la Vitale frequentava la terza media e si stava preparando per gli esami – tornando a casa incontrai don Marino vicino alla chiesa. Aprì la porta, intrecciò le sue mani con le mie facendomi entrare in chiesa e poi conducendomi all’interno della sacrestia. Chiuse la porta e…iniziò tutto».

    Il racconto è proseguito elencando altri aneddoti ed episodi: «Mi ero operata al ginocchio e lui venne due volte a casa a trovarmi e per due volte si infilò nel mio letto, ero totalmente plagiata da lui. Controllava la mia mente». La conduttrice a questo punto chiede se avesse provato a confidarsi alla madre: «Si l’ho fatto ma mamma, in un primo momento non mi ha creduto, pensava che il mio stare male fosse dovuto alla scomparsa di mia nonna». Abusi che, stando al racconto, continuarono per quattro anni nei quali «ho cercato – ha spiegato Giada – di allontanarmi da lui: ho abbandonato il coro e anche la scuola e gli amici ma lui riusciva, con i suoi modi dolci e subdoli, sempre a tenermi vicino. Oggi, però, mi ritrovo senza diploma e senza amici: mi ha rovinato la vita per sempre».
    All’epoca Giada riuscì a trovare la forza di raccontare la sua storia a una corista la quale ricevette un sms di conferma, sulla questione degli abusi subiti da Giada, proprio da Don Marino: «Ciao xxxx, quello che ho fatto è imperdonabile la colpa è solo mia e non ci sono scusanti perché lei è minorenne e poi perché io sono sacerdote. Vi chiedo perdono, perché ho fatto del male a lei, che invece di proteggere e aiutare a crescere l’ho rovinata e ho fatto del male a te perché ho sconvolto la tua vita ma soprattutto la tua anima e il tuo spirito. Ma una cosa è certa: stavo male ogni volta che stavamo insieme perché mi rendevo conto di tutto e dell’incoerenza nella mia vita e pregavo per lei perché potesse incontrare un bravo giovane e per me chiedevo al Signore e alla Mamma celeste la forza di superare questa situazione e imploravo ogni giorno la sua misericordia. Da quando il Signore mi ha dato la grazia di essere più forte e non cedere alla tentazione ho continuato a pregare invocando il suo perdono per noi due. Ed ora chiedo perdono a te per il male che ti ho fatto. Come posso mancarti di rispetto se ti ritengo una persona eccezionale e che il Signore ti ha scelto per aiutare la ragazza in questo momento difficile e far prendere ancora coscienza a me del male che le ho fatto? Ti sono e ti sarò sempre grato per aver trovato la forza di parlarmi e per preghiera che hai fatto in questo tempo per me. Ti benedico e prego per te».

    La D’Urso ha inoltre ricordato di come Giada abbia scritto più volte al Santo Padre affinché prendesse a cuore la sua storia. Lettere che però non hanno mai ricevuto risposta. «Ho scritto diverse lettere al Papa, una glielo ho consegnata anche di persona – ha raccontato la Vitale – ma non ho mai ricevuta risposta. Il Papa, pubblicamente, chiede sempre e solo scusa per gli atti di pedofilia commessi da preti ma in concreto non fa nulla. Ma perché, invece, non li caccia dalla chiesa a calci nel sedere?». All’appello si è associata anche la D’Urso che ha aggiunto: «non è tollerabile che un prete che confessa di aver abusato di una ragazza possa continuare a celebrare le proprie funzioni religiose come nulla fosse successo». Funzioni che non è chiaro se abbia ripreso a svolgere, se dopo una sospensione di due anni abbia ripreso a celebrare messa. Dallo studio della trasmissione è partito un servizio che ha condotto l’ inviata della trasmissione fino al monastero di Santa Scolastica. L’inviata ha incontrato un confratello dell’ex parroco di Portocannone, al quale chiede se lo conosce e cosa faccia durante il giorno. «Certo, lo conosco – ha spiegato – durante il giorno volge alcuni lavoretti e rimane chiuso nella sua stanza». A questo punto, la giornalista ha chiesto di incontralo per potergli parlare e chiedere se abbia ripreso a celebrare messa, ma don Marino non c’è. « In questo momento non c’è: è fuori con l’Abate a fare alcuni commissioni» ha concluso il confratello.

    Alessandro Corroppoli

    http://www.primonumero.it/attualita/news/1487189211_portocannone-giada-vitale-torna-in-tv-sugli-abusi-di-don-marino-chiedo-giustizia.html

  • “Distinto, colto”… e pedofilo. Il caso di “don Gianni” fa discutere la nazione

    “Distinto, colto”… e pedofilo. Il caso di “don Gianni” fa discutere la nazione

    È approdato su La7 il caso di Giovanni Trotta, ex parroco dei Monti Dauni (Pietramontecorvino e Casalnuovo Monterotaro) condannato a 8 anni per violenza sessuale verso un 11enne. Durante la trasmissione “Bianco e Nero” incentrata sulle cronache italiane, conduttore e ospiti hanno cercato di rispondere alla domanda: “Chi ha coperto don Giovanni?”. Eh già, perchè è emersa solo pochi giorni fa la notizia della mancata denuncia da parte della Chiesa che nel 2012 si limitò a togliere l’abito talare al 56enne non divulgando i motivi del suo allontanamento “per evitare scandalo” scrisse la Congregazione per la Dottrina della fede, l’ex Santo Uffizio, nel provvedimento di dimissione dello stato clericale. Peccato però che sottacendo l’informazione, l’uomo sia tornato a colpire. Infatti, nonostante una condanna già in capo a “don Gianni”, l’ex parroco sarà nuovamente processato per presunti altri 9 casi di abusi. Nell’udienza preliminare del 7 febbraio scorso dinanzi al gup del Tribunale di Bari Roberto Oliveri del Castillo, l’imputato ha chiesto ed ottenuto di essere processato con il rito abbreviato. Trotta è ancora accusato di abusi su minorenni tra i 12 e i 13 anni che facevano parte dello stesso gruppo di giovani calciatori del primo ragazzino.

    “Bianco e Nero” ha strappato una battuta a Raimondo Giallella, sindaco di Pietramontecorvino: “Chi è stato in silenzio è complice – ha detto il primo cittadino -. Ora attendiamo che le indagini facciano piena luce”.

    Angelo Delle Donne, invece, dirigente della squadra di calcio per la quale “don Gianni” aveva lavorato, ha lasciato tutti perplessi con le sue dichiarazioni: “Una persona distinta e colta. Un amico. Certo non lo posso giustificare, assolutamente ma l’amicizia è un’altra cosa”. Inutili i tentativi di contattare l’avvocato da parte della trasmissione. Il legale di Trotta ha insistito sulla presunzione di innocenza del suo assistito evitando altre domande: “È possibile che l’avvocato di un uomo ridotto allo stato laicale e ritratto in foto hard con dei bambini possa invocare la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio?” il quesito posto dal programma di La7 in chiusura di servizio.

    Ricordiamo, infine, che la Congregazione, all’epoca guidata dal cardinale Joseph Levada, impose al vescovo che “la nuova condizione di sacerdote dimesso non doveva provocare scandalo nei fedeli. Tuttavia – aggiunse – se sussiste il pericolo di abuso per i minori l’Ordinario può divulgare il fatto”. Silenzio, quindi. In pochi in paese sapevano, in realtà, che Trotta non era più un prete. “Al funerale del padre aveva il collarino ecclesiastico” raccontano oggi. “Frequentava la chiesa, ci aveva detto che era in attesa di una nuova destinazione”. Cominciò così ad allenare la squadra giovanile. I ragazzini furono bombardati dalle sue avance eppure nessuno denunciò. Poi la dirigenza della squadra lo allontanò per “motivi etici”, senza avvisare la polizia che arriverà qualche giorno dopo su delega della pm di Bari, Filoni. È a quel punto che si aprì uno scenario definito “agghiacciante” dagli inquirenti.

    http://www.immediato.net/2017/02/14/distinto-colto-e-pedofilo-il-caso-di-don-gianni-fa-discutere-la-nazione/

  • Fu condannato per molestie. All’età di 88 anni si è spento don Angelo Lavalle.

    Fu condannato per molestie. All’età di 88 anni si è spento don Angelo Lavalle.

    TERAMO – Si è spento all’età di 88 don Angelo Lavalle, per decenni sacerdote della parrocchia di Fano Adriano e, più di recente, anche di Valle Castellana ma in generale molto conosciuto nella zona montana come anche a Pietracamela dove spesso aveva officiato messa in assenza dei parroci don Marco o, prima, don Archimede.

    Don Angelo è venuto a mancare l’altra notte, nella clinica Nostra Signora del Sacro Cuore a Roma, dove da tempo era ricoverato. La salma, assistita dal vescovo Michele Seccia e dal Presbiterio diocesano, è arrivata oggi nella Cattedrale di Teramo dove domattina alle 10.30 saranno celebrati i funerali, prima della sepoltura che avverrà nel cimitero di Fano Adriano.

    http://www.emmelle.it/Prima-pagina/Cronaca/All-eta-di-88-anni-si-e-spento-don-Angelo-Lavalle/11-41488-1.html

  • Subito la ricostruzione di Giada Vitale nel processo a carico di don Marino

    Subito la ricostruzione di Giada Vitale nel processo a carico di don Marino

    LARINO. Ha preso il via presso il tribunale di Larino, ieri, il processo a carico di don Marino Genova, l’ex parroco di Portocannone accusato di aver abusato sessualmente di Giada Vitale, una sua giovane parrocchiana.

    La ragazza è comparsa davanti ai giudici frentani ai quali ha raccontato la sua versione dei fatti e quelle presunte violenze che, secondo la ragazza, sarebbero state compiute quando lei aveva meno di 14 anni.

    Si tratta del secondo filone dell’inchiesta a carico di don Marino dopo che il Gup di Larino aveva archiviato la tranche riguardante i presunti abusi compiuti dopo i 16 anni della giovane quando Giada, per la legge, sarebbe stata consenziente.

    In aula ieri erano presenti oltre alla stessa Giada difesa dall’avvocato Giuseppe D’Urbano anche don Marino assistito dal legale Ciro Intino.

    Nella prossima udienza, aggiornata al 15 marzo, saranno ascoltati altri testi del pubblico ministero e si andrà avanti con la fase del dibattimento.

    Un processo, quello che si sta celebrando a porte chiuse, che parte da una inchiesta che ha diviso a metà Portocannone tra i favorevoli e contrari sull’innocenza di don Marino. Il parroco venne anche sospeso per un periodo a divinis dal vescovo della diocesi di Termoli-Larino e poi trasferito in un’altra comunità.

  • PROCESSO DON MARINO, TESTI IN AULA. GIADA:”HO RACCONTATO LA MIA STORIA

    PROCESSO DON MARINO, TESTI IN AULA. GIADA:”HO RACCONTATO LA MIA STORIA

    Larino. E’ iniziata ieri pomeriggio, presso il Tribunale di Larino, la fase istruttoria del processo che vede imputato don Marino, ex parroco di Portocannone, reo, secondo l’accusa, di aver abusato sessualmente di Giada Vitale, all’epoca dei fatti minorenne. Va ricordato che l’intero filone giudiziario è stato suddiviso in due tronconi. Il primo relativo a quando la Vitale aveva tra 14 e 16 anni, filone processuale nella quale la posizione di Don Marino è stata archiviata il 2 febbraio di quest’anno dal Giudice Daniele Colucci; la seconda, relativa a quando Giada aveva meno di 14 anni.

    L’udienza di ieri, relativa a quando la Vitale aveva meno di 14 anni, è iniziata intorno alle 15 e 30 e ha visto sfilare in aula i primi test ammessi dalla Procura: ne erano previsti otto ma si sono presentati solo in tre, Giada Vitale compresa. Proprio la Vitale è stata la prima a parlare: dapprima interrogata dal Pubblico Ministero, il dottor Federico Carrai, e successivamente dal suo legale, l’avvocato Giuseppe D’Urbano, e infine dall’avvocato Ciro Intino del foro di Roma, legale difensore di Don Marino il quale era presente in aula.

    Giada ha raccontato tutta la sua storia dall’inizio, rispondendo alle domande che via via le venivano poste: dai primi approcci, ai primi incontri, ai luoghi nei quali abitualmente don Marino abusava di lei e alla descrizione dettagliata dell’atto sessuale. Dagli sms “amorosi” che il parroco le inviava sino alla confessione degli abusi fatta, dalla stessa Vitale, ad una corista.
    Gli altri due test sono un responsabile del coro del quale la ragazza faceva parte e un direttore dello stesso coro. Hanno parlato delle attività parrocchiali inerenti la loro attività canora: orari e luoghi delle prove. L’udienza svoltasi a porte chiuse, è stata aggiornata al prossimo 14 marzo 2017 alle 14.30 quando verranno ascoltati altri testimoni della Procura.

    http://www.primonumero.it/attualita/news/1482263863_larino-processo-don-marino-testi-in-aula-giada-ho-raccontato-la-mia-storia.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

    Alessandro Corroppoli