Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Campania

  • Processo Don Barone. Ascoltato il perito della difesa. “Lesione all’orecchio…”

    Processo Don Barone. Ascoltato il perito della difesa. “Lesione all’orecchio…”

    CASAPESENNA – Nell’ultima udienza del processo a carico di Don Michele Barone è stato ascoltato il perito di parte dell’imputato.

    Il prete del Tempio di Casapesenna è accusato di lesioni su di una 14enne di Maddaloni e di violenza sessuale nei confronti di due giovani fedeli.

    Il medico Landi, consulente della difesa ha tentato di smontare la ricostruzione della perizia fatta dal professionista nominato dalla Procura, il quale riconducente la deformazione dell’orecchio della ragazzina ai violenti esorcismi a cui la sottoponeva il sacerdote.

    Per il medico Landi, invece, la lesione sarebbe riconducibile ad una malformazione del lobo dell’orecchio di natura congenita.

    Nella prossima udienza verrà ascoltata anche la psicologa che ha raccolto la testimonianza della bimba.

    https://www.cronacacaserta.it/processo-don-barone-ascoltato-il-perito-della-difesa-lesione-allorecchio/44399

  • Vaticano, la protesta in piazza contro i preti pedofili: “Io vittima di abusi vi racconto il mio dramma”

    Vaticano, la protesta in piazza contro i preti pedofili: “Io vittima di abusi vi racconto il mio dramma”

    Indossando uno striscione insieme agli attivisti della Rete L’Abuso, guidati da Francesco Zanardi, Arturo Borrelli, 44enne di Ponticelli, quartiere della periferia orientale di Napoli, è sceso in piazza a Roma questa mattina insieme ad altre vittime di preti pedofili giunte da tutto il mondo. Un martirio che la maggior parte di chi ha denunciato, in ogni Paese, si porta dietro dall’infanzia, quella che è stata loro negata da uomini di Chiesa, di cui spesso si fidavano.

    Tra questi c’è Arturo, abusato dal suo insegnante di religione quando aveva appena 13 anni. Ecco perché questa mattina in piazza del Popolo, Borrelli ha urlato in difesa dei propri diritti negati e di quelli di altre vittime: «Voglio sapere anzitutto che fine ha fatto la mia denuncia contro il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo della Curia di Napoli? Perché ancora non ho ottenuto giustizia, dopo dieci anni, da quando ho scoperto ciò che avevo subito? Salvare altri bambini è diventata la mia missione di vita».

    Agghiaccianti i ricordi di quei momenti vissuti da bambino: «Mi fidavo di quel prete, perché era un uomo di Chiesa», dice Arturo. «Tutto cominciò un pomeriggio, quando don Silverio (Mura, ndr) mi invitò a casa sua e lì mi violentò». Un incubo durato tre anni. Oggi, dalla prima denuncia nel 2009, quando cioè ha scoperto gli abusi subiti da ragazzino, Borrelli invoca giustizia per sé e per i tanti minori vittime di quel prete orco. Il suo calvario iniziò nel novembre 2009. «Lavoravo come guardia giurata – ricorda – un giorno sono svenuto mentre ero in servizio a causa di dolori lancinanti all’addome. Mi portarono al pronto soccorso e mi dissero che era dovuto a uno stato d’ansia. Ma la realtà era diversa.

    Mi sentii morire quando ricordai ciò che quel prete mi aveva fatto e mi confidai con mia madre e mia moglie». «Avevo preso consapevolezza – prosegue – grazie allo psicoterapeuta che iniziò a seguirmi, Alfonso Rossi. Fu lui che mi spinse a denunciare, facendomi capire che la colpa non era mia, che all’epoca ero solo un minore». Ma l’inferno di Arturo non era finito. Tutti i suoi problemi da adulto provenivano dalla sua infanzia: le fobie, il senso di insicurezza, i continui spasmi addominali. Una vita tormentata, fatta di richieste di incontri alla Curia di Napoli e ai massimi vertici della Chiesa, fino ad una e-mail di rabbia al cardinale Crescenzio Sepe, in cui Arturo minaccia di suicidarsi con la pistola di ordinanza: «Era il 2015 – racconta Borrelli – la risposta a quella e-mail furono i poliziotti a casa, che mi tolsero il porto d’armi. Poi persi il lavoro».

    Da allora il 44enne vive in un incubo, da cui non riesce a uscire. Tante le denunce sulla stampa italiana e estera, tanti gli scioperi della fame e i sit-in davanti al Duomo di Napoli e al Vaticano. Nella capitale nelle scorse settimane Arturo si è addirittura incatenato in piazza San Pietro per farsi ascoltare da Papa Francesco, che pure aveva già incontrato: «Ci siamo visti a giugno 2018, quando mi ha incitato a continuare la mia battaglia per salvare altri bambini, ma ora voglio che chi ha sbagliato insabbiando il mio caso paghi per le sue responsabilità. Ecco perché oggi sarò in piazza del Popolo, a manifestare contro la pedofilia nella Chiesa, il giorno prima della conclusione del summit mondiale voluto dal Pontefice su questo tema».

    A seguire il caso di Borrelli, in sede civile, è Carlo Grezio, che è il legale anche di altre dieci presunte vittime di don Silverio Mura. «Attualmente contro il sacerdote è in corso il processo al Tribunale ecclesiastico di Milano – spiega – dove è stato spostato per avere la massima garanzia di imparzialità su luoghi e persone dove sono avvenuti i fatti. Aspettiamo con ansia la sentenza, ma una volta condannato l’imputato, ci auguriamo l’applicazione della lettera apostolica del Papa “Motu Proprio”, che prevede la rimozione dei vescovi negligenti sugli abusi ai minori come, secondo la nostra tesi, ha fatto il cardinale Sepe».

    di Giuliana Covella

  • Don Barone, clan e abusi «Era amico di Belforte jr»

    Don Barone, clan e abusi «Era amico di Belforte jr»

    Piove sul bagnato al processo al prete Michele Barone. Piove a dirotto, per la precisione, proprio sul sacerdote che rischia incriminazioni nuove, questa volta di profilo mafioso, qualora le accuse del cugino camorrista pentito, nonché omonimo, dovessero essere riscontrate. Le accuse di abusi sulla minorenne trattata per possessione demoniaca e sottratta alle cure mediche di cui aveva bisogno si sono incanalate su binari abbastanza blindati dal punto di vista dell’accusa, ma il profilo che del sacerdote traccia il pentito getta nuove ombre su Barone. Che, dice suo cugino, non solo era dedito alla bella vita, ma «frequentava anche assiduamente diversi malavitosi, tra i quali Camillo Belforte, figlio del capoclan di Marcianise, Salvatore». «A casa del padre, – continua il pentito nel verbale acquisito ieri – riuniva gruppi di preghiera di 20-30 persone ma non so cosa facessero perché non me ne sono mai occupato». Non solo esorcismi, dunque, ma anche camorra. «Mio cugino portava imbasciate fuori dalle carcere – continua il pentito – non solo a Santa Maria Capua Vetere, ma anche dai penitenziari di Taranto e Secondigliano per conto di detenuti di San Cipriano D’Aversa e Casapesenna»: di lui, stando a quanto dice il collaboratore di giustizia «si servì anche Nicola Panaro» oggi pentito, ma in passato reggente dell’ala Schiavone del clan dei Casalesi. AI pm Daniela Pannone e Alessandro Di Vico, coordinati dall’aggiunto Alessandro Milita, il pentito ha anche parlato dei «viaggi organizzati a Medjugorje e a Lourdes» affermando che «Barone si serviva della tunica per i suoi interessi» anche per avere rapporti «con esponenti delle forze dell’ordine e in particolar con un finanziere di San Marcellino».

    «BIMBA SOTTRATTA ALLE CURE»
    L’udienza di ieri è servita anche ad ascoltare la psicologa Vinciguerra che ha affermato di avere appreso da entrambi i genitori ella minorenne al centro della vicenda «che non volevano proseguire con la terapia e le cure farmacologiche perché avevano intenzione di seguire un prete esorcista, il quale li avrebbe posti di fronte a una scelta: o seguite me o seguite la medicina e la psicologia». Così i due, sotto processo e con la responsabilità genitoriale già sospesa «hanno scelto di interromperete le cure mediche e psicologiche per seguire il prete». Dopo l’interruzione della psicoterapia la sorella della bimba ha più volte contattato la psicologa per chiederle aiuto perché disperata per come stavano andando le cose col prete.

    https://www.ilmattino.it/caserta/don_barone_clan_e_abusi_era_amico_di_belforte_jr-4296060.html

  • Tre fronti giudiziari: Sepe sulla graticola

    Tre fronti giudiziari: Sepe sulla graticola

    IL 29 GENNAIO si è svolta davanti al giudice Rossella Tammaro della quarta sezione penale del tribunale di Napoli la prima udienza della causa che vede imputato il cancelliere arcivescovile della curia partenopea padre Luigi Ortaglio. Il giudizio è stato promosso da una persona oggi quarantatreenne che dai tredici ai diciassette anni a Ponticelli, periferia orientale di Napoli, è stato vittima di violenze sessuali da parte del suo insegnante di religione, don Silverio Mura. Una vicenda che gli ha sconvolto la vita e per la quale dal 2010 chiede giustizia scontrandosi con il muro di gomma della curia.
    Quando nel febbraio del 2017 la sua denuncia ha ripreso slancio grazie a una inchiesta pubblicata sulle pagine nazionali di Repubblica, il cardinale Crescenzio Sepe ha risposto con una nota della curia, firmata da Ortaglio, con la quale sosteneva che il caso era chiuso, riuscendo in trentuno righe a citare otto volte, anche nel titolo, il nome completo della vittima che non era mai stato pubblicato.
    Il 9 marzo del 2017, con l’assistenza del penalista Gianfranco Iannone, la vittima ha presentato querela perché le norme sulla privacy vietano la diffusione di dati sensibili; in particolare viene considerato reato la pubblicazione del nome delle vittime di abusi sessuali. E il sostituto procuratore Emilia Sorrentino Galante ha disposto il rinvio a giudizio di Ortaglio che di sicuro non ha deciso da solo di ‘aggredire’ la vittima della violenza sessuale ma ha probabilmente obbedito a input superiori.
    La prossima udienza è fissata per l’undici giugno quando ci sarà la sentenza perché il difensore di Ortaglio Mauro Tornincasa ha chiesto il rito abbreviato che significa la riduzione di un terzo della pena.
    Primi, decisivi, passi per il penale, fase avanzata per il civile. Diego Esposito, questo il nome di fantasia utilizzato fino al giugno scorso dalla vittima del prete pedofilo, ha presentato richiesta di risarcimento danni nei confronti di Mura, di Sepe, dell’arcidiocesi di Napoli, del vescovo Lucio Lemmo e del ministero dell’Istruzione. Nelle prime udienze il giudice Ulisse Forziati della decima sezione civile ha ammesso le prove testimoniali chieste dall’avvocato di Esposito Carlo Grezio e l’otto aprile verranno ascoltati altre due vittime delle violenze di Mura.
    Ed è in dirittura d’arrivo la decisione del tribunale ecclesiastico di Milano incaricato dalla Congregazione per la dottrina della fede di decidere sulle accuse nei confronti di Silverio Mura visto il lavoro carente svolto dalla curia partenopea. I ‘giudici’ milanesi hanno ascoltato e registrato a Napoli diversi testi, tra i quali Diego Esposito e altre ragazzini violentati dal sacerdote, e acquisiti gli atti dell’avvocato Grezio. Nel giro di pochi mesi dovrebbe arrivare la ‘sentenza’.
    Nel caso fossero riconosciute le responsabilità del sacerdote, Mura verrebbe ridotto allo stato laicale con un risarcimento congruo alla vittima a carico del Vaticano. In questa ipotesi diventerebbe indifendibile la posizione di Sepe in base a quanto stabilito dalla lettera in forma di ‘motu proprio’ intitolata “Come una madre amorevole”, pubblicata dal pontefice il 4 giugno del 2016. “Con la presente lettera – scrive papa Francesco – intendo precisare che tra le ‘cause gravi’ (che portano alla rimozione, ndr) è compresa la negligenza dei vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sui minori e adulti vulnerabili”.

  • Avellino – Scandalo in Diocesi: Aiello travolto dalle sue“parole”: i fedeli chiedono le dimissioni del vescovo

    Avellino – Scandalo in Diocesi: Aiello travolto dalle sue“parole”: i fedeli chiedono le dimissioni del vescovo

    Avellino – “Io mentirò. Sì, io mentirò”, nel caso fossi sottoposto a interrogatorio come persona informata su fatti di debolezze e abusi sessuali commessi da membri del clero”. E’ questa, in sintesi, la frase pronunciata dal Vescovo Arturo Aiello (per molti anni vescovo della Diocesi di Teano Calvi); parole che hanno scatenato una violentissima polemica nella diocesi di Avellino e quindi sulla figura dello stesso Aiello.

    Dopo alcuni giorni il vescovo avrebbe precisato meglio il proprio pensiero, affermando che: “Ho detto effettivamente che avrei mentito se sottoposto a interrogatorio. Attenzione, però, al contesto: non solo era un linguaggio paradossale; quant’anche e soprattutto era riferito alle debolezze della carne, presenti ovunque, anche nel clero, non agli abusi sessuali. Il mio voleva essere, ed è, un messaggio di protezione.

    Ho usato il paradosso, ma il senso era ed è questo. Se fossi a conoscenza di abusi sessuali da parte di membri del clero, e venissi interrogato da un magistrato, non penserei nemmeno per un attimo di mentire”. Ma non è bastato a riportare il sereno fra i fedeli che sempre più numerosi chiedono le dimissioni del vescovo. Tutto ruota intorno alla figura di un prete: Don Enrico. Il parroco avrebbe accusato altri preti della diocesi di Avellino di aver molestato sessualmente ragazzini. Durante una riunione a porte ermeticamente chiuse voluta dal vescovo e alla quale aveva partecipato al gran completo il collegio presbiteriale della diocesi qualcuno avrebbe registrato Aiello mentre pronunciava la frase incriminata.

    Avellino – Scandalo in Diocesi: Aiello travolto dalle sue “parole”: i fedeli chiedono le dimissioni del vescovo

  • Nuove accuse a Don Barone, il prete pedofilo: «Era tutto un teatrino, mi toccava spesso il seno»

    Nuove accuse a Don Barone, il prete pedofilo: «Era tutto un teatrino, mi toccava spesso il seno»

    «Oggi definirei teatro tutto quello che vedevo fare a Don Michele – ha detto ai giudici – mentre allora mi sembrava tutto frutto di un dono che lui aveva. Era tutto folclore e bugie. Compresa la sua promessa di guarirmi dalla celiachia, cosa che ovviamente non è avvenuta». Queste alcune dichiarazioni rilasciate da una delle vittime di Don Michele Barone, il parroco del Tempio di Casapesenna accusato di molestie sessuali, falso e pedofilia. La donna che è stata ascoltata dai giudici ha ricostruito alcune vicende che hanno dell’incredibile. Vissute tutte in prima persona, sulla propria pelle. La lettura dei verbali processuali riescono a rendere fedelmente l’immagine di Don Barone. Soprattutto quella nascosta sotto la maschera del parroco sensitivo, esorcista e amico della gente.

    Non erano esorcismi, era una farsa costruita ad hoc da Don Barone

    La donna, all’epoca dei fatti, era solo una ragazza. Era riuscita a laurearsi senza andare oltre il tempo prestabilito. Aveva progetti importanti per se, come tutti i ragazzi della sua età. Si era iscritta anche ai corsi per conseguire la laurea magistrale. Ma, poi, Don Barone le mise i bastoni tra le ruote. «In quel periodo ebbi una crisi spirituale. Avevo interrotto la relazione con il mio fidanzato. Mi parlarono di un prete carismatico e vicino alla gente: decisi di rivolgermi a lui. Cominciò a dirmi che ero impossessata dal demonio. Mi costrinse ad abbandonare gli studi. Durante gli esorcismi che faceva alla gente insisteva sulle parti intime e, spesso, eccedeva con la violenza vera e propria». Ovviamente, non esisteva nessun demonio: era tutto un teatrino messo in atto per soddisfare il suo piacere sadico.

    Lessi un sms che inviò ad un’altra fedele: “Ti amo, mi manchi”

    Un giorno, la fedele stava usando il cellulare di Don Barone. Le capitò di leggere un sms che il prete inviò ad un’altra fedele. Era un messaggio d’amore, una manifestazione di affetto intimo. Il problema era che Don Barone era un prete. Quando fu scoperta, cominciò la campagna di odio contro di lei. Don Barone convinse la schiera di fedeli ad emarginare la ragazza, colpevole di aver visto la vera faccia del prete. Addirittura, ha raccontato ai giudici, il parroco chiese ad uno dei suoi fedeli di bruciare la pizzeria di proprietà della ragazza (ad Aversa, nda). L’impunità del prete cominciò a franare solo grazie all’inchiesta de Le Iene, che ha fatto emergere gli atti di pedofilia su una ragazzina di appena 13 anni di Maddaloni. A febbraio, Don Michele Barone verrà ascoltato dai giudici per l’ennesimo atto del processo a suo carico. Prima, però, verrà ascoltato Michele Barone, cugino omonimo del parroco e parte integrante del clan dei Casalesi (oggi, collaboratore di giustizia).

    https://internapoli.it/accuse-don-barone-pedofilo-seno/

  • Don Barone tradito da uno Sms. L’adepta lo scopre e viene minacciata

    Don Barone tradito da uno Sms. L’adepta lo scopre e viene minacciata

    “Mi manchi, ti amo”. Questo l’Sms inviato da don Michele Barone a quella che era la sua amante. Un messaggio visualizzato da un’altra fedele sul cellulare del prete e che per questo venne accusata di essersi inventata tutto e venne allontanata dalla schiera di adepti per volere del sacerdote del Tempio di Casapesenna. Ma non solo l’espulsione: il sacerdote voleva vendetta arrivando addirittura a chiedere ad un suo seguace di bruciare la pizzeria ad Aversa di proprietà della ragazza. Quella fedele stamattina è stata ascoltata dinanzi al collegio presieduto dal giudice Maria Francica del tribunale di Santa Maria Capua Vetere nel processo he vede alla sbarra oltre a don Barone, accusato di maltrattamenti e lesioni nei confronti di una ragazzina di 13 anni di Maddaloni e di violenza sessuale verso altre due vittime, il dirigente del commissariato di Maddaloni Luigi Schettino ed i genitori della bambina picchiata durante presunte pratiche esorcistiche.

    “NON MI HA FATTO LAUREARE”

    L’ex fedele ha raccontato ai giudici di essersi avvicinata a Don Barone nel gennaio del 2016 quando, in crisi personale anche per essersi lasciata con il fidanzato, si recò al Santuario di Casapesenna perché le avevano parlato di un prete carismatico. Da credente – la donna non ha perso la fede ed oggi è catechista – cominciò il suo percorso spirituale con Don Barone e con il suo gruppo. Un percorso lungo ed al quale bisognava dedicare tempo. La donna, infatti, ha raccontato che il sacerdote “pretendeva” una frequenza assidua ai suoi fedeli al punto che la donna decise di non proseguire con la laurea magistrale dopo aver conseguito quella triennale.

    GLI ESORCISMI E L’ACCUSA: “MI HA TOCCATA”

    L’ex adepta ha poi parlato di esorcismi violenti in cui il sacerdote non placava il proprio impeto anche quando la persona “posseduta” gli chiedeva di fermarsi, che non era il Diavolo a parlare in quei momenti. Ma non solo. La giovane ha parlato anche di atteggiamenti ambigui da parte del prete. Le sembrava strano che su una delle ragazze ritenute possedute il sacerdote passasse e ripassasse con il suo pollice sul basso ventre facendo una croce all’altezza dell’inguine. Ma ha anche ammesso di essere stata lei stessa vittima delle “attenzioni” particolari di don Barone. Una volta, secondo quanto ha riferito ai giudici, don Barone le avrebbe toccato il seno durante una confessione in cappellina e quando la ragazza si ritrasse il prete le avrebbe detto che la Madonna acconsentiva a simili pratiche.

    SMS ALL’AMANTE

    La donna ha, poi, riferito come nell’autunno 2016, maneggiando il cellulare di don Barone, avrebbe visualizzato uno Sms sospetto, inviato ad una donna. Un messaggio in cui il prete, nonostante l’abito talare indossato, mostrava i suoi sentimenti dichiarandole il proprio amore e che gli mancava. La ragazza parlò di quel messaggio anche ad altri fedeli scatenando l’ira del prete che disse che si era inventata tutto, che quel messaggino se l’era sognato, che lei non era l’Immacolata Concezione. Parole che portarono alla reazione del “branco” dei fedeli che di fatto misero alla porta la giovane.

    “ERA TUTTO UN TEATRO”

    E l’espulsione venne giustificata anche attraverso le parole di un’altra ragazza posseduta che parlando con voce di diavolo o voce di angelo riferì pubblicamente quanto la giovane avesse raccontato a don Barone in sede di confessione. Una circostanza che ha spinto la donna a pensare che quanto accadeva sotto gli occhi dei fedeli fosse tutta una montatura messa in scena dal prete che suggeriva alle persone possedute cosa dire. “Oggi definirei teatro tutto quello che vedevo fare a Don Michele – ha detto ai giudici – mentre allora mi sembrava tutto frutto di un dono che lui aveva. Era tutto folclore e bugie. Compresa la sua promessa di guarirmi dalla celiachia, cosa che ovviamente non è avvenuta”. Quando poi il caso è esploso con “Le Iene”, la ragazza si è sentita in dovere di appoggiare la sorella maggiore della vittima nella sua denuncia: “E’ stata la più coraggiosa di noi”, ha detto ai magistrati. Il processo è stato dunque rinviato a febbraio quando sul banco dei testimoni comparità Michele Barone, cugino omonimo del prete ed affiliato al clan dei Casalesi (oggi collaboratore di giustizia). Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Carlo De Stavola, Giuseppe Stellato, Umberto Pappadia, Rocco Trombetti, Maurizio Zuccaro e Camillo Irace. Le ragazze che avrebbero subito la violenza sessuale si sono costituite parti civili, assistite dagli avvocati Rossella Calabritto e Luigi Mordacchini.

    http://va.newsrepublic.net/a/6649384449064567302?

  • Sesso con adulti e un minore, il prete dimesso dalla Chiesa era uno dei protagonisti del libro di Mangiacapra

    Sesso con adulti e un minore, il prete dimesso dalla Chiesa era uno dei protagonisti del libro di Mangiacapra

    Teano. “Invitiamo il reverendo sacerdote Carmine Zaccariello a vivere la vita che il signore gli vorrà ancora donare impegnato in un cammino di revisione di conversione e di riparazione dei danni causati nelle persone di coloro che sono stati segnati ed hanno ricevuto un’immagine distorta della Chiesa nostra madre” scriveva così l’arcivescovo metropolita Crescenzio Sepe nelle conclusioni del processo penale amministrativo aperto dalla Chiesa nei confronti di don Carmine Zaccariello, il 18 luglio del 2013, stabilendo che il sacerdote dovesse “espiare” la pena dell’allontanamento con obbligo di seguire un percorso terapeutico per aver violato il sesto comandamento del decalogo, cioè di aver avuto rapporti sessuali con adulti e un minore di 18 anni. Un procedimento, segnalato, grazie a un’inchiesta giornalistica di Pjno Grazioli editore di Paradise Tv, al quale don Carmine aveva fatto ricorso chiedendo di essere reintegrato, fino a quando è stato dimesso definitivamente dalla Stato clericale, il 14 gennaio scorso, da Papa Francesco con un provvedimento irrevocabile. Don Carmine Zaccariello, secondo quanto emerge, dagli atti del tribunale ecclesiastico era stato già processato per alcuni episodi sia di pedofilia sia di rapporti sessuali con adulti. Al sacerdote di Frignano, tra l’altro, è dedicato anche un ampio capitolo del libro di Francesco Mangiacapra “Il numero uno. Confessioni di un march ettaro”. Mangiacapra rivela che don Carmine è stato un suo cliente. “Riposiamoci sotto le coperte” gli disse durante un incontro dopo aver parlato. Mangiacapra racconta inoltre di essere stato ospite del prete, sia nell’appartamento di Frignano sia nell’Oasi di Santa Maria degli Angeli nei pressi di Teano, dove erano presenti laici, sacerdoti e suore per un banchetto. A raccontare questi particolari il sito di notizie LaRampa.it che pubblica ampi stralci del libro di Mangiacapra nei quali, la escort dei preti racconta gli incontri con il sacerdote casertano già finito nel mirino della curia cinque anni fa, condannato alla sospensione dagli uffici per cinque anni, con obbligo di rieducazione in una struttura per preti. Il tribunale ecclesiastico lo aveva ritenuto colpevole di aver avuto dei rapporti sessuali con “adulti e con un minore di anni 18”. Tra l’altro proprio l’arcivescovo Crescenzio Sepe era stato molto duro nella sua relazione con la quale chiedeva a Monsignor Arturo Aiello, Vescovo ci Calvi-Teano di notificare al sacerdote il provvedimento che poteva essere “appellato” entro 60 giorni.

    Il sacerdote, oggi 62enne, poi, aveva continuato ad esercitare per anni nella parrocchia di Marzano Appio, fino alle dimissioni definitiva dallo Stato clericale con concessione della “dispensa dal sacro celibato e da tutti gli oneri connessi alla sacra Ordinazione, con decisione suprema e irrevocabile e a nessun ricorso subordinata”.

    Sesso con adulti e un minore, il prete dimesso dalla Chiesa era uno dei protagonisti del libro di Mangiacapra

  • Esorcismi e abusi: stop contatti tra la vittima 14enne e i genitori

    Esorcismi e abusi: stop contatti tra la vittima 14enne e i genitori

    Per il tribunale dei minori di Napoli non hanno più diritti sulla figlia 14enne. Perché, di fronte ai suoi malesseri, nonostante una diagnosi medica, hanno deciso che doveva essere assistita da un esorcista e, con questa scelta, le hanno da un lato negato le terapie cliniche di cui necessitava, dall’altro hanno consentito che venisse sottoposta a rituali religiosi che i giudici di Santa Maria Capua Vetere hanno definito «pratiche da tortura medievale». E che, ancora, si sono tradotte in accuse di maltrattamenti, circostanze per le quali è in corso un processo che vede alla sbarra il sacerdote, un poliziotto e gli stessi genitori della ragazzina. Decade su decisione del tribunale presieduto da Maurizio Baruffo, la responsabilità genitoriale per il padre e la madre della 14enne al centro dello scandalo esorcismi e abusi a Casapesenna. Con la minore delle loro tre figlie, ha stabilito il tribunale, non potranno avere alcun tipo di rapporto. Negato anche il solo contatto telefonico. La misura cautelare della sospensione della responsabilità genitoriale fu disposta già dal Riesame che scarcerò i genitori della 14enne dopo l’arresto avvenuto nel febbraio scorso. I due finirono ai domiciliari insieme al commissario di polizia Luigi Schettino, poi a sua volta scarcerato, mentre per il prete fu deciso il carcere, misura tutt’ora in vigore.

    Il tribunale dei minori, decretando la revoca della responsabilità genitoriale, attribuisce alla coppia di coniugi di San Marcellino responsabilità gravi nella gestione della figlia adolescente che inizialmente fu curata presso il Bambin Gesù di Roma, sottoposta a terapie farmacologiche e seguita da specialisti perché affetta da disturbo della conversione, depressione e atteggiamenti di autolesionismo. Dopo alcuni mesi, la famiglia decise che bisognava consultare anche un prete ritenendo che la ragazzina non migliorasse perché in preda a un maleficio. Da quel momento, la piccola fu affidata alle sole cure di don Michele Barone. Durante gli esorcismi, sempre secondo l’accusa, veniva picchiata e immobilizzata con l’utilizzo di un tutore e il prete la teneva ferma mettendole un piede sulla testa. Quasi sempre, stando a quanto sta emergendo nel corso del processo, ai rituali erano presenti i genitori che hanno accettato quelli che per i pm Alessandro Di Vico e Daniela Pannone erano maltrattamenti e non rituali di liberazione dal demonio. Alla luce di tutto ciò, evidentemente, il tribunale per i minori ha ritenuto inopportuno consentire la ripresa dei rapporti tra l’adolescente e i suoi genitori. Questi ultimi, peraltro, sono stati anche allontanati dalla loro primogenita. Si tratta della ragazza che per prima fece incontrare la ragazzina e il sacerdote e che poi, ritenendo le pratiche del don violente, denunciò tutto alla polizia. Secondo il prete, peraltro, tra le cause de malessere spirituale dell’adolescente c’era l’omosessualità di sua sorella maggiore. È quanto emerso sia in fase di indagini preliminari che durante il dibattimento a porte chiuse tutt’ora in corso, che vede imputati Michele Barone, i genitori della ragazzina e il poliziotto Luigi Schettino. Proprio al processo sono stati sentiti numerosi testimoni, tra i quali anche i parenti della famiglia coinvolta, che hanno confermato la violenza dei riti cui veniva sottoposta la piccola e non solo lei. Oltre che per i maltrattamenti sulla minore, il sacerdote è sotto processo anche per abusi sessuali su due ventenni. Il processo riprenderà a gennaio.

    https://www.ilmattino.it/caserta/esorcismi_e_abusi_stop_contatti_tra_la_vittima_14enne_e_i_genitori-4187607.html

  • «Dossier falso sul prete di Monte di Dio»: imputati un sacerdote e un carabiniere

    «Dossier falso sul prete di Monte di Dio»: imputati un sacerdote e un carabiniere

    di Roberto Russo

    Nei mesi scorsi la svolta: non c’era alcun comportamento penalmente rilevante; l’inchiesta in Procura è stata archiviata su richiesta dello stesso pm e così pure la delicata istruttoria del tribunale ecclesiastico. “Ma don Mario è uscito profondamente provato da quella disavventura” spiega il suo avvocato Raffaele Chiummariello. Il religioso intanto è stato riabilitato e riammesso al sacerdozio ed esercita in un’altra parrocchia.

    Ora però emergono elementi diversi che disegnano uno scenario inquietante di quella drammatica vicenda: don Mario sarebbe rimasto vittima di una serie di accuse costruite a tavolino e di un dossier confezionato ad arte, addirittura da un altro sacerdote e da un carabiniere. Uno sviluppo sconcertante. Infatti pochi giorni fa il pm Alessandra Converso ha chiesto il rinvio a giudizio dei due presunti autori dell’anonimo. Si tratta appunto di un religioso che opera in una provincia diversa da quella di Napoli (è membro di un’associazione che si occupa della lotta alla pedofilia) e di un carabiniere che all’epoca dei fatti prestava servizio presso la squadra di polizia giudiziaria della stessa Procura di Napoli. Gravissime le accuse a carico dei due: calunnia, accesso abusivo ai sistemi informatici, rivelazioni di segreti d’ufficio.

    Il pm ipotizza che siano stati loro a costruire false accuse a carico di don D’Orlando. Come? Il carabiniere è accusato di aver effettuato, il 13 febbraio 2017, un accesso abusivo “a banche dati relative alla pubblica sicurezza, in particolare al sistema informatico denominato Archivi di polizia-Sdi”, utilizzando le credenziali di accesso di un altro pubblico ufficiale e “inducendo quest’ultimo in errore circa la legittimità dell’interrogazione”. Quell’accesso, secondo l’accusa, sarebbe servito a raccogliere informazioni a carico di D’Orlando e di un altro religioso. Le informazioni — sempre secondo la tesi dell’accusa — sarebbero poi state girate dal carabiniere al sacerdote. Quest’ultimo il 23 febbraio successivo “depositava presso la Procura di Napoli un esposto anonimo, privo di busta, che riferiva aver ricevuto nella sua qualità  di coordinatore dello sportello dell’associazione”.

    L’esposto riportava “vicende scabrose che vedevano coinvolti due sacerdoti (tra cui D’Orlando, ndr) a seguito del quale iniziava l’indagine a loro carico per favoreggiamento della prostituzione”.

    Il resto è storia nota alle cronache: la notizia dell’esposto anonimo finisce su un quotidiano. Un giovane, senza nome e senza volto, racconta di aver avuto rapporti con il parroco di Monte di Dio. Lo scandalo è inevitabile e fa il giro dei media italiani. Don Mario nega ogni coinvolgimento ma la Curia non può che procedere alla sua sospensione. C’è solo una persona che avanza dubbi, è il cavaliere Giacomo Onorato ex coordinatore del priorato delle Confraternite. Don Mario non c’entra — spiega al — vogliono incastrarlo. Un anno dopo la Procura vuol capire perchè.

    https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/18_dicembre_14/dossier-falso-prete-monte-dio-imputati-sacerdote-carabiniere-a64eb0a8-ff9f-11e8-b03b-d1f9752491b5_amp.html