Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Campania

  • Vittima di preti pedofili si sfoga: “Accolgo la richiesta del Papa, ma questo schifo deve finire” – VIDEO

    Vittima di preti pedofili si sfoga: “Accolgo la richiesta del Papa, ma questo schifo deve finire” – VIDEO

    Vittima di abuso da parte di un sacerdote, Arturo accoglie la richiesta di digiuno di papa Francesco ma gli chiede in cambio che si passi ai fatti.

    Dopo che l’inchiesta sugli abusi dei sacerdoti ha evidenziato il coinvolgimento di 301 membri del clero in casi di stupro e molestia di minore, il Santo Padre ha condiviso una lettera al popolo in cui si scusa con le vittime per il dolore che è stato inflitto loro ed in cui chiede a tutti i membri della Chiesa di pentirsi con dolore e vergogna per gli ennesimi atti di violenza contro innocenti coperti da vescovi compiacenti.

    Nella lunga lettera il papa ha anche chiesto alla comunità di intervenire e dare una mano alla Chiesa affinché lo sradicamento di questa pratica ormai radicata al suo interno si verifichi il prima possibile. L’aiuto chiesto dev’essere fatto attraverso le preghiere, i digiuni, ma anche con azioni pratiche come le denunce e le testimonianze. Alla richiesta ha aderito Arturo Borrelli, vittima di un sacerdote pedofilo che già in passato ha denunciato il colpevole e che tutt’oggi lotta affinché la giustizia lo ritenga colpevole e lo condanni.

    Arturo chiede al papa di sollevare dall’incarico il Cardinale Sepe

    Borrelli, il cui caso di violenza subita è stato condiviso a tutta la nazione attraverso un servizio de ‘Le Iene‘, approfitta delle parole del papa per chiedere al pontefice la rimozione dall’incarico del cardinale Sepe, reo di aver coperto e spostato sotto falso nome il sacerdote che lo aveva molestato: don Silverio Mura (il cui nome fasullo era Saverio Avessano). Grazie alle prove portate, Arturo è riuscito a far sospendere il sacerdote in questione e ad inizio dell’anno prossimo ci sarà un’udienza importante per la condanna. Questo però non gli basta poiché ritiene il cardinale Sepe colpevole quanto il suo molestatore e vuole che anche lui paghi per il male causato alle vittime del sacerdote Mura.

    L’uomo, attraverso un video in diretta Facebook in cui dice di accettare l’invito del papa al digiuno, chiede in cambio al papa una promessa: “Il papa ha chiesto di fare un digiuno ed io sono il primo a farlo, ma adesso non voglio più chiacchiere nemmeno da lui. Adesso voglio i fatti”, Borrelli spiega che una sua sconfitta in tribunale sarebbe un danno per tutte le vittime e quindi ribadisce: “Io sto con papa Francesco, con le sue belle parole, ma adesso noi vittime siamo stanche e vogliamo che dalle parole si passi all’azione… questo schifo deve finire”.

    https://www.facebook.com/100009290170522/videos/2117755878544064/

  • Svolta sul caso del prete di Napoli, sarà processato dal tribunale ecclesiastico di Milano

    Città del Vaticano – Il caso del prete pedofilo di Ponticelli, a Napoli, è a una svolta definitiva. Dopo gli imbarazzati silenzi di questi mesi del cardinale Crescenzio Sepe, le pressioni esercitate dalla Segreteria di Stato e – soprattutto – dopo che Papa Francesco in persona aveva dato ordine di riaprire il caso di don Silverio Mura, il parroco accusato di avere abusato di un ragazzino verso la fine degli anni Novanta – oggi un uomo sposato di 40 anni che si è battuto con coraggio per fare emergere la terribile vicenda nonostante tante difficoltà, omertà e omissioni –  la vicenda approda in un tribunale ecclesiastico per essere giudicata. Gli atti sono stati trasmessi al tribunale ecclesiastico di Milano, regione dove don Silverio Mura aveva inspiegabilmente trovato rifugio e dove lavorava sotto copertura come parroco, con falso nome, in una diocesi lombarda.

    Il caso era finito in un cono d’ombra. L’istruttoria condotta nel 2014 dalla curia di Napoli era stata trasmessa in Vaticano che, sulla base dei documenti a disposizione «riteneva non fossero emersi elementi sufficienti per avviare un processo penale a carico di don Silverio Mura» si legge in un comunicato diffuso a suo tempo da monsignor Luigi Ortaglio, cancelliere della curia di Napoli. Evidentemente non tutto era stato approfondito anche se don Silverio Mura era poi stato mandato dal cardinale Sepe fuori Napoli «per un periodo sabbatico di riposo e distacco dalla parrocchia, presso una comunità religiosa, fuori dalla diocesi».

    A febbraio era stato Papa Francesco  a richiedere «ulteriori e immediati» accertamenti dopo una inchiesta pubblicata sul Mattino di Napoli. Voleva capire se le indagini svolte durante questi anni dalla diocesi di Napoli e, in seguito, dalle autorità competenti vaticane, relative alle accuse di abusi e terminate nel 2016 con un’archiviazione, erano state fatte o meno accuratamente. Voleva capire se la procedura investigativa fosse stata adeguatamente rispettata in tutte le fasi previste.

    La vicenda a Ponticelli era affiorata nel 2010 con la denuncia di una vittima, Arturo Borrelli. All’epoca dei fatti era  ragazzino di appena 13 anni. «Ero dominato dalla sua personalità, lusingato da questa amicizia. Quando succedeva ero impietrito. Diceva che il mio seme lo aiutava a stare meglio, a curarsi. Solo a 16 anni mi sono sottratto al suo dominio, all’epoca non ne parlai con nessuno per vergogna».

    Parecchio tempo dopo, nel 2010, ormai adulto, marito e padre, fu colpito da gravi attacchi di panico e ricorse ad una psicoterapia. Fu allora che dalle ombre della sua memoria riemerse qualcosa di terribile che aveva rimosso per autotutela: gli abusi subiti un tempo, i traumi sepolti nel silenzio. Seguirono le denunce: una ai Carabinieri (ma il reato dopo 10 anni senza una sentenza cadde in prescrizione), e l’altra alla diocesi napoletana, che avviò subito le procedure standard di verifica.

    In alcuni documenti dell’arcivescovado si elencano i vari passaggi dell’inchiesta, la difesa di don Silverio Mura (che ha sempre negato le accuse), e il suo trasferimento misterioso in un luogo sconosciuto ma poi scoperto da una trasmissione delle Iene, in una diocesi lombarda.

    La Congregazione per la Fede chiese di analizzare di nuovo la vicenda. Il 2 ottobre 2014, l’ex Sant’Uffizio richiamò la diocesi, chiedendole di effettuare una investigazione previa a norma del canone 1717 del codice canonico.Nel frattempo la vittima si faceva coraggio e affidava alla pubblica opinione la sua vicenda, fino agli ultimi sviluppi. Ora la parola passa al tribunale ecclesiastico di Milano.

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_napoli_curia_sepe_abusi_pedofilia_mura_vittima_vaticano-3879222.html

  • Prete pedofilo, la svolta nel caso di Diego La Curia chiude l’inchiesta: don Mura processato dal tribunale ecclesiastico

    Prete pedofilo, la svolta nel caso di Diego La Curia chiude l’inchiesta: don Mura processato dal tribunale ecclesiastico

    di Dario Striano


    Chiusa l’istruttoria. Don Silverio Mura, il prete accusato di aver abusato di un minorenne quando era in servizio a Ponticelli (quartiere alla periferia est di Napoli), sarà processato dal tribunale ecclesiastico metropolitano di Milano, a cui ieri sono stati trasmessi gli atti finora prodotti durante le indagini. Lo ha reso noto la Curia di Napoli con un comunicato stampa con cui ha annunciato che l’ex parroco, accusato di abusi per fatti accaduti 30 anni fa, «è dallo scorso 15 maggio sottoposto a misura cautelare». Dopo esser stato identificato dalle mamme di Montù Beccaria, dove, sotto mentite spoglie (per tutti era diventato don Saverio), insegnava catechismo ai bambini, l’arcivescovo di Napoili ha «limitato temporaneamente l’esercizio del suo ministero pastorale al fine di tutelare il bene pubblico e garantire il corso della giustizia».
    Nel comunicato trasmesso dalla Curia, la Chiesa ha ripercorso le ultime tappe della vicenda, presa a cuore anche da Papa Francesco, che ha voluto fortemente che il caso di Diego Esposito, il 40enne della periferia est di Napoli abusato – secondo l’accusa – in età adolescenziale dal sacerdote di Ponticelli, venisse riaperto. Un caso che come ha sottolineato il Santo Padre era stato forse «archiviato con troppa fretta anni fa» quando la presunta vittima era stata interrogata anche dalla Chiesa partenopea. La notizia del processo a carico di don Silverio Mura è giunta dopo l’ennesima protesta di Diego Esposito che ha passato l’intera notte dinanzi l’ingresso della Curia di Napoli per chiedere aggiornamenti sul suo caso. (Domani, 27 luglio, gli approfondimenti sul quotidiano in edizione digitale disponibile a pagamento. Per prenotare la tua copia scrivi alla redazione di Giustizia News24 all’indirizzo: redazione@giustizianews24)

  • Vittima del prete pedofilo incontra Papa Francesco, ecco l’audio esclusivo: “Vai avanti”

    Vittima del prete pedofilo incontra Papa Francesco, ecco l’audio esclusivo: “Vai avanti”

    Arturo ha denunciato gli abusi subiti in adolescenza dal parroco di Ponticelli,  don Silverio Mura. Da allora ha perso il posto di lavoro e vive in un stato di profonda crisi aggravato dalla perdita del figlio. Qualche settimana fa, Papa Francesco in persona aveva assicurato di fare pressione sulla Curia di Napoli. Ma da allora nulla è cambiato e nessun aiuto è arrivato, così Arturo ha deciso che dormirà davanti al Duomo di Napoli in protesta. Nell’audio esclusivo dell’incontro col Santo Padre che Fanpage.it è in grado di farvi ascoltare, il Pontefice esorta Arturo: “Vai avanti!”

     

  • Abusi e violenze su minore durante esorcismo: prete in aula senza cronisti e familiari

    Abusi e violenze su minore durante esorcismo: prete in aula senza cronisti e familiari

    Prima apparizione in udienza, al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce), per don Michele Barone, il sacerdote della Diocesi di Aversa – in carcere dallo scorso febbraio – accusato di aver maltrattato e abusato sessualmente di tre donne, tra cui una minore di 13 anni, durante sedute di preghiera e riti definiti esorcistici. Don Michele, vestito in abito talare grigio con camicia a maniche corte, si è accomodato dietro le sbarre, in un’aula in cui erano presenti solo i giudici e gli avvocati delle parti. L’udienza si è infatti tenuta a porte chiuse, senza familiari e giornalisti, in seguito alla decisione presa il 3 luglio scorso dal presidente del collegio giudicante Maria Francica su concorde indicazione degli imputati e delle parti offese; in precedenza il giudice aveva già escluso le riprese delle tv, ritenendo che il diritto di cronaca sarebbe stato comunque garantito dalla presenza di giornalisti di quotidiani e agenzie.

    Proprio la presenza di cronisti, ma anche di familiari e fedeli, aveva convinto il sacerdote a non presentarsi nelle due scorse udienze. Con il prete sono imputati anche i genitori della vittima minorenne Cesare Tramontano e Lorenza Carangelo, e il funzionario della Polizia di Stato Luigi Schettino, tutti presenti in aula. Oggi sono stati sentiti due testi di polizia giudiziaria, tra cui la funzionaria della Polizia di Stato, in servizio alla Squadra Mobile di Caserta, Rosa Cimmino, che ha spiegato la genesi delle indagini, partite nel mese di febbraio dopo alcuni servizi de “Le Iene”. Su Don Michele, già da mesi, era stata però presentata una denuncia da parte della sorella della 13enne, presunta vittima del prete; la ragazza si era recata al Commissariato napoletano di Chiaiano nell’ottobre 2017 raccontando di come la minore venisse maltrattata da don Michele durante riti di esorcismo. La bambina, è poi emerso, avrebbe subito anche uno sfregio permanente ad un orecchio. Dopo i servizi televisivi, dunque, la Squadra Mobileha acquisito la denuncia e pochi giorni dopo il prete è stato fermato all’aeroporto napoletano di Capodichino di ritorno da un viaggio da Medjugorie.

    Abusi e violenze su minore durante esorcismo: prete in aula senza cronisti e familiari

  • Abusi sessuali durante riti esorcistici, processo a don Michele Barone non cambia sede

    Abusi sessuali durante riti esorcistici, processo a don Michele Barone non cambia sede

    Caserta – Resterà al tribunale di Santa Maria Capua Vetere il processo che vede come imputato il sacerdote della Diocesi di Aversa Michele Barone – sospeso dal servizio – accusato di aver maltrattato e abusato sessualmente di almeno tre donne, tra cui una minore di 13 anni, durante sedute di preghiera e riti definiti esorcistici. Lo ha deciso il collegio presieduto da Maria Francica,che ha rigettato l’eccezione presentata dal legale di Barone, Carlo Taormina, che alla scorsa udienza aveva chiesto di spostare il processo ad aversa, in particolare al Tribunale di Napoli Nord, visto che a suo dire, il reato più grave, i maltrattamenti aggravati dallo sfregio permanente ai danni della 13enne, sarebbe stato commesso nella cappella del Tempio di Casapesenna, su cui ha giurisdizione Napoli Nord. I giudici di Santa Maria Capua Vetere hanno invece affermato la loro piena competenza, dal momento che il reato di maltrattamenti aggravati si sarebbe consumato a Maddaloni, dove i genitori della 13enne avevano casa fino ad alcuni mesi fa.

    Con don Michele Barone sono imputati anche i genitori della vittima minorenne Cesare Tramontano e Lorenza Carangelo (assistiti da Giuyseppe Stellato, Claudio Sgambato e Umberto Pappadia), e il funzionario della Polizia di Stato Luigi Schettino (difeso da Carlo De Stavola), accusati di non aver impedito le violenze ai danni dell’adolescente; la Procura contesta a Schettino anche di aver fatto pressioni sulla sorella della minore affinché ritirasse una denuncia presentata contro il prete. Il collegio ha anche bocciato un’altra richiesta di Taormina, relativa alla tardività della querela presentata da un’altra vittima del prete, che lo ha denunciato per violenza sessuale. Lo stesso Taormina, e così i legali degli altri imputati, hanno poi chiesto di sentire la vittima 13enne, che è stata ascoltata solo dal pm con un assistente psicologico, e di risentire la sorella della piccola e le altre due vittime le cui dichiarazioni erano state raccolte durante l’incidente probatorio tenuto qualche settimana fa. Il collegio si è riservato e potrebbe decidere già nell’udienza del prossimo 17 luglio.

    Abusi sessuali durante riti esorcistici, processo a don Michele Barone non cambia sede

  • Pedofilia, il Vaticano sospende Don Silverio Mura: “Ma il cardinale Sepe ha nascosto la notizia”

    Pedofilia, il Vaticano sospende Don Silverio Mura: “Ma il cardinale Sepe ha nascosto la notizia”

    Don Silverio Mura, l’ex-parroco di Ponticelli accusato di abusi sessuali su minori, è stato sospeso. La conferma arriva dalla Dottrina della Fede del Vaticano dopo le insistenze di una delle vittime, Arturo Borrelli.

    Dopo il suo incontro con Papa Francesco e con il cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, è stato disposto il provvedimento. Ma la Curia di Napoli ha posto il segreto sulla sospensione nonostante le indicazioni contrarie ricevute dal Vaticano.

    Fanpage.it è venuta in possesso di un documento esclusivo che prova la sospensione di don Silverio, una telefonata tra Arturo Borrelli e il delegato della Dottrina della Fede che segue la vicenda di Don Silerio Mura che conferma: “è stato sospeso, la Curia di Napoli doveva fare un comunicato stampa”.

  • “Ci picchiano sui genitali”: così le 4 suore maltrattavano i bambini dell’asilo

    “Ci picchiano sui genitali”: così le 4 suore maltrattavano i bambini dell’asilo

    Emergono nuovi, inquietanti particolari sui maltrattamenti perpetrati da quattro suore sui piccoli alunni della scuola paritaria per l’infanzia “Santa Teresa del Bambino Gesù” di San Marcellino, nella provincia di Caserta. Le quattro ecclesiastiche avrebbero istaurato il terrore picchiando i bimbi sui genitali, rinchiudendoli in stanze buie e costringendoli a mangiare il cibo caduto per terra.

     

    È un quadro ancora più inquietante, se possibile, quello che emerge dalle indagini sui maltrattamenti perpetrati da quattro suore sui piccoli alunni della scuola paritaria per l’infanzia “Santa Teresa del Bambino Gesù” di San Marcellino, nella provincia di Caserta, che ieri sono state sospese dal servizio pubblico dell’insegnamento per 12 mesi. Le indagini, condotte dalla Procura di Napoli Nord, hanno svelato i metodi utilizzati dalle quattro ecclesiastiche – tra cui anche la madre superiora dell’istituto – per instaurare il clima di terrore in classe: a quanto si apprende, le vittime sarebbero 5, tutte di età compresa tra i 3 e i 5 anni. La madre superiora è, inoltre, accusata anche di intralcio alla giustizia, dal momento che avrebbe cercato di corrompere la madre di un alunno promettendole del denaro se non avesse sporto denuncia sui maltrattamenti.

    Bambini picchiati sui genitali e costretti a stare al buio
    Non solo strattoni, schiaffi sulla testa e tirate di capelli: le suore non si limitavano a questo tipo di punizioni. Alcuni bambini avrebbero riferito di aver ricevuto schiaffi nelle parti intime: qualcuno è tornato a casa addirittura con i genitali arrossati. E ancora: i bimbi considerati più irrequieti venivano rinchiusi in una stanza buia. Chi si rifiutava di mangiare, invece, veniva costretto a ingoiare il cibo caduto per terra. Nonostante i racconti choc dei piccoli, che avrebbero trovato riscontro nelle immagini di alcune telecamere, c’è chi continua a credere alla buona fede delle religiose e non crede che possano essersi rese responsabili degli abusi. In particolare la madre di una bambina di 4 anni, intervistata da Fanpage.it, ci ha tenuto a difendere in particolare l’operato di una delle suore indagate, suor Rosie: “Brava, veramente una mamma, mia figlia è accolta da lei e non vuole tornare a casa”.

    continua su: https://napoli.fanpage.it/ci-picchiano-sui-genitali-cosi-le-4-suore-maltrattavano-i-bambini-dellasilo/
    http://napoli.fanpage.it/

  • RIVELAZIONE-CHOC DI GUARENTE: ABUSATO DA BAMBINO DA UN SACERDOTE DI PONTICELLI

    RIVELAZIONE-CHOC DI GUARENTE: ABUSATO DA BAMBINO DA UN SACERDOTE DI PONTICELLI

    Nei giorni immediatamente successivi al ritrovamento del cadavere di Vincenzo Ruggiero, fatto a pezzi e occultato all’interno di un garage nelrione “Lotto 10” di Ponticelli, quartiere in cui l’omicida Ciro Guarente era nato ed ha vissuto per molti anni, molte persone avevano riferito proprio al nostro giornale dei dettagli che, nel corso della sua recente testimonianza, l’assassino reo confesso avrebbe confermato.

    Dettagli riferiti da molti ponticellesi che raccontarono di ricordare che Guarente, in età adolescenziale, avesse avuto una lunga relazione con una ragazza del quartiere. Una relazione che l’uomo avrebbe interrotto quando ha dovuto fare i conti con la sua vera identità sessuale: in tanti, all’indomani del feroce omicidio, raccontano che quel ragazzo, gracile ed apparentemente innocuo, ha lasciato la sua ragazza dell’epoca per fuggire con un uomo.

    Secondo quanto riferito da diverse persone, si sarebbe trattato di un prete che avrebbe svestito l’abito talare per vivere quella relazione e, proprio per mettere a tacere quella che in questi contesti viene definita “una doppia vergogna”, la famiglia avrebbe cercato di nascondere la vera identità sessuale di Ciro. Sembrava una leggenda metropolitana, seppure in molti riferissero che la relazione tra Guarente e quel prete era un fatto noto che all’epoca destò non poco scalpore.

    Un segreto di Pulcinella, in sostanza, conosciuto e chiacchierato da tutte le persone che vivono in quel rione, il Lotto 10, in cui abitano anche i genitori del 35enne che ha scelto di nascondere proprio lì i resti del cadavere del giovane attivista LGBT.

    Assassino reo confesso, ma anche presunta vittima di un prete pedofilo e, non di un prete qualunque, ma di Don Silverio Mura, il sacerdote di Ponticelli sul cui capo già pendono reiterate accuse di pedofilia: questo è quanto emerso dalle ultime confessioni di Guarente.

    Sulla costruzione di questo profilo psicologico si basa la difesa del 36enne Ciro Guarente, in carcere da quasi 11 mesi per l’omicidio del 25enne attivista gay Vincenzo Ruggiero, avvenuto ad Aversa, nell’appartamento della compagna di Guarente, e proseguito nel garage di Ponticelli.

    Guarente ha ucciso Ruggiero sparandogli diversi colpi, mentre il giovane era inginocchiato davanti a lui, probabilmente lo implorava di non ammazzarlo e poi ha fatto a pezzi il corpo, nascondendone delle parti nel garage che aveva preso in affitto nel rione di Ponticelli dove vivono i suoi genitori poche ore prima di compiere l’omicidio, a riprova della premeditazione che ha segnato il cinico piano criminale, studiato nei minimi dettagli. I resti del cadavere erano stati occultati sotto un massetto di cemento, ricavato all’interno del garage.

    Il 36enne, che da ex marinaio è poi divenuto dipendente civile della Marina, ha ricevuto l’avviso di conclusione indagini dalla Procura di Napoli Nord a fine maggio, insieme all’altro indagato Francesco De Turris, accusato di aver ceduto al presunto omicida la pistola calibro 7,65 utilizzata per uccidere Ruggiero.

    Secondo quanto trapelato dalle indagini difensive di Cuomo, Guarente, quando era minorenne, sarebbe stato vittima di don Silverio Mura, che in quel periodo – fine anni ’80 e inizio anni ’90 – era parroco proprio nella chiesa di Ponticelli frequentata da Guarente.

    Cinque le testimonianze raccolte, sia di vittime dirette del sacerdote che di persone che sapevano delle violenze subite da Guarente che non ha mai denunciato gli abusi subiti, ma quel trauma se lo sarebbe portato dentro negli anni come un macigno, fino ad esplodere nel raptus omicida che armò la mano dell’ex marinaio la sera del 7 luglio 2017, dopo aver studiato il piano omicida nei minimi dettagli, attese che Ruggiero tornasse nell’appartamento in cui viveva da qualche tempo insieme alla transessuale Heven Grimaldi, nonchè compagna di Guarente, per poi ucciderlo.

    Proprio in quella coabitazione va ricercato il movente dell’omicidio, in quanto Guarente era ossessionato dalla gelosia ed era convinto che tra i due vi fosse una relazione.

    Guarente avrebbe descritto un modus operandi molto simile a quello ricostruito dalle altre vittime di Don Mura.
    Gli incontri che si consumavano presso l’abitazione del sacerdote, 2 o 3 volte a settimana, i regali costosi che Don Silverio avrebbe fatto a Guarente, proprio come riferiscono anche le altre presunte vittime: molte, in sostanza, le analogie tra il racconto del presunto assassino di Ruggiero e gli altri suoi coetanei che denunciano di aver subito abusi da parte del sacerdote di Ponticelli quando erano ancora bambini.

    Un trauma subito in giovanissima età da Guarente e che, secondo la difesa, spiegherebbe come e perchè un incensurato, lavoratore con contratto a tempo indeterminato e proveniente da una famiglia benestante, abbia improvvisamente ucciso con tale violenza e accanimento il suo presunto rivale in amore, sfogando una rabbia tale da arrivare a tagliare a pezzi il corpo, a cospargerlo di acido e occultarlo in un garage dello stesso quartiere dove avrebbe subito abusi in tenera età.

    Tuttavia, in tanti, in queste ore, a Ponticelli, ribadiscono che la relazione che intercorreva tra il giovane Guarente e “un prete” era un fatto noto e vissuto alla luce del sole. Il nome di Don Silverio Mura resta, però, un tabù. Una verità che concorre ad infittire il mistero intorno alla figura di uno dei sacerdoti più chiacchierati d’Italia.

    Rivelazione-choc di Guarente: abusato da bambino da un sacerdote di Ponticelli

  • Pedofilia, l’ombra di don Silverio nell’omicidio dell’attivista gay Ruggiero

    Pedofilia, l’ombra di don Silverio nell’omicidio dell’attivista gay Ruggiero

    Ciro Guarente avrebbe subito in adolescenza abusi sessuali da don Silverio Mura. Da quel trauma forse le origini dell’omicidio di Vincenzo Ruggiero per motivi passionali

    Ci sarebbe un’altra vittima di pedofilia nel passato di don Silverio Mura. Il nome del sacerdote, accusato di pedofilia, sarebbe collegato a quello di Ciro Guarente accusato dell’omicidio dell’attivista gay Vincenzo Ruggiero. Il dettaglio di don Silverio Mura è emerso nell’ambito delle indagini difensive del 36enne.

    Sono gli anni ’80, Ciro Guarente frequenta la parrocchia di Ponticelli, nella zona di Napoli. In questi anni il parroco è don Silverio Mura. E’ in questo contesto che l’allora minorenne entra in contatto con il sacerdote. Da qui sarebbe iniziato un lungo periodo di violenze sessuali testimoniate non solo da Guarente, ma anche da altre vittime dirette, tra cui Diego Esposito, il cui caso seguiamo a partire dal servizio di Pablo Trincia del 7 marzo. Un incubo che l’allora ragazzino avrebbe portato dentro di sé, senza riuscire a trovare il coraggio di denunciarlo. Fino ai 35 anni, quando l’ex marinaio preso da un raptus omicida uccide a colpi di pistola l’attivista gay Vincenzo Ruggiero.

    È la sera del 7 luglio 2017, attende la sua vittima fuori dalla sua casa. In quel periodo Vincenzo Ruggiero conviveva con la trans Heven Grimaldi, che sarebbe stata prima la fidanzata dello stesso Guarente. Una volta freddato, Ciro Guarenteavrebbe sfogato la sua ira sul cadavere, facendolo a pezzi e occultandolo in un autolavaggio poco distante. Nell’omicidio sarebbe coinvolto anche Francesco De Turris, accusato di aver ceduto al presunto omicida la pistola calibro 7.65 utilizzata per freddare la vittima. Il movente passionale, secondo la difesa, affonda le sue radici in un’infanzia tormentata dagli abusi sessuali che sarebbero stati compiuti da don Silverio Mura.

    Lo stesso sacerdote di cui ci stiamo occupando da tempo. Il 7 marzo abbiamo raccontato in onda la sua storia in un servizio di Pablo Trincia: Diego Esposito, che ora dopo la morte del figlio ha mostrato il suo volto e rivelato la sua vera identità, ci ha detto di essere stato vittima, 30 anni fa, quando ne aveva 13, di abusi sessuali sistematici (“rapporti sessuali completi, 2-3 volte la settimana per 3 anni e mezzo”) da parte del suo insegnante di religione don Silverio Mura, che hanno segnato la vita di lui e di altre giovani vittime. Ci sarebbero infatti altre nove persone disposte a testimoniare per quello che, come sostiene la Iena, potrebbe essere “uno dei più grossi casi per abusi sessuali all’interno della Chiesa italiana“.

    Guarda qui sotto le foto del servizio di Pablo Trincia e gli altri articoli e servizi principali che abbiamo dedicato al caso.

    https://www.iene.mediaset.it/2018/news/pedofilia-don-silverio-omicidio-attivista-gay-ruggiero_138658.shtml