Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Campania

  • Accuse di pedofilia nella Chiesa, il cardinale Sepe in una lettera: “Accanimento mediatico”

    Accuse di pedofilia nella Chiesa, il cardinale Sepe in una lettera: “Accanimento mediatico”

    Delusione e rabbia nella reazione delle madri che avevano scritto: “Avrei preferito una non risposta a questo punto – dice a Fanpage Simona Piccolini – perché è un rimbalzare la palla a qualcun altro. Avevo chiesto com’era possibile che questo prete fosse mandato in giro in contesti diversi, in parrocchia a contatto coi bambini, perché non venisse svelata la sua colpevolezza o innocenza, perché questo cambiargli il nome difendendolo, avevo chiesto spiegazioni in merito all’atteggiamento che si era creato nei confronti della parrocchia di Montù dove era stato mandato sia nei confronti nostri ma non ho ricevuto la risposta che mi aspettavo”

    Nuova evoluzione sul caso di don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli accusato di pedofilia, che per anni – dopo l’accusa nel 2010 – ha continuato a esercitare il ministero sacerdotale in vari luoghi anche a contatto con i bambini e, come nell’ultimo caso a Montù Beccaria (Pavia), sotto falso nome: il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, ha risposto alla lettera inviata dalle mamme di Montù, nella quale chiedevano, tra l’altro, chiarimenti circa la presenza di un religioso accusato di così gravi reati a contatto con i bambini e per giunta sotto falso nome. Sul punto, però, il cardinale rimanda le eventuali responsabilità ad altri. E, nell’incipit della lettera, parla senza mezzi termini di accanimento mediatico.  “Gentili signore – scrive nella lettera che Fanpage ha letto in esclusiva – (…) Comprendo il Vostro rammarico e la situazione di smarrimento spirituale nella quale Vi trovate. L’accanimento mediatico, poi, distoglie lo sguardo dalla realtà, e troppe volte genera giudizi affrettati e generalizzati sulle persone, e in particolar modo sui sacerdoti, molti dei quali, operano instancabilmente per il bene dei fedeli loro affidati”.

    C’è poi un passaggio sull’indagine aperta a Napoli già una prima volta sul caso e che, nonostante gli elementi portati da Diego Esposito che aveva denunciato di essere stato vittima di terribili violenze (tra i quali un video nel quale don Silverio non nega di aver abusato di lui quando era un bambino), è stata sospesa dalla Congregazione per la Dottrina della Fede: “Dopo che la Congregazione per la Dottrina della Fede – si legge – ritenne di sospendere il processo canonico per la insufficienza di prove a carico e dopo che per volere di papa Francesco la stessa Congregazione ha riaperto il caso, attualmente è in corso una nuova fase delle indagini per verificare, in piena verità, le accuse rivolte a don Silverio”.  Sulla permanenza del religioso a contatto con i bambini, addirittura sotto falso nome, poi il cardinale rimanda le responsabilità ad altri e afferma: “In merito alle Vostre legittime perplessità circa la presenza e l’attività di don Silverio nel Vostro paese di Montù Beccaria, potrà e dovrà essere il Vostro stesso Parroco a dirVi, rassicurandoVi se ne è convinto, della correttezza comportamentale o meno d don Silverio che, fin dal primo momento dell’accusa, nel 2010, fu affidato alla Congregazione dei Padri Missionari della Divina Redenzione. Ci può essere stato un deficit di comunicazione, ma certamente non lo si è lasciato libero, allora come oggi, di girare per l’Italia e svolgere senza controllo il ministero sacerdotale”.

    Delusione e rabbia nella reazione delle madri che avevano denunciato questa situazione: “Avrei preferito una non risposta a questo punto – dice a Fanpage Simona Piccolini – perché è un rimbalzare la palla a qualcun altro. Avevo chiesto com’era possibile che questo prete fosse mandato in giro in contesti diversi, in parrocchia a contatto coi bambini, perché non venisse svelata la sua colpevolezza o innocenza, perché questo cambiargli il nome difendendolo, avevo chiesto spiegazioni in merito all’atteggiamento che si era creato nei confronti della parrocchia di Montù dove era stato mandato sia nei confronti nostri ma non ho ricevuto la risposta che mi aspettavo”. Le mamme avevano chiesto chiarimenti anche sull’aspetto delle indagini:”Nella lettera dice che hanno fatto tutte le indagini del caso, raccolto le prove, ma il caso è stato sospeso per insufficienza di prove. Per la serie “io il mio dovere l’ho fatto ma è stata la Dottrina della Fede”. Poi è emerso che il prete è stato mandato prima a contatto con i bambini una prima volta e una seconda volta a Montù, il nostro parroco dice di essere stato inconsapevole di tutto e il risultato è stato che don Silverio Mura era di nuovo a contatto con i bambini. Un presunto pedofilo normalmente viene isolato e invece in questo caso no”. La vera identità di don Silverio, che lì si è presentato con altro nome, è venuta alla luce solo dopo alcuni servizi apparsi su tv e media nei quali veniva mostrata la sua fotografia. Dopo questo, è sparito anche da Montù e non si sa dove sia. “Mi viene poi a dire  – si sfoga Simona Piccolini – che dalla prima denuncia, don Silverio è stato assegnato sotto la responsabilità della Congregazione del nostro parroco di Montù, e quindi quello che lui ha fatto da allora è stato supervisionato da loro. Ma noi abbiamo chiesto a don Simone e lui dice di essere stato sempre all’oscuro e tra l’altro questo prete era sotto la Curia di Napoli: nonostante questo,  mi sembra che il cardinale se ne sia lavato le mani”. Ancora, si riferisce a quello che l’arcivescovo chiama accanimento mediatico: “Lui forse pensa che il mio stato d’animo sia dovuto a un clamore mediatico: mi sono informata, ho passato giornate a ricostruire la storia, ci sono delle prove che io da profana vedo e sento, quelle che ha reso disponibili Diego Esposito, la vittima, che mi sembrano esplicite e non campate per aria. Mi riferisco al video in cui non nega gli abusi, alla testimonianza di un’altra vittima, la malformazione intima che Diego ha riferito e che pare sia stata verificata. Il clamore mediatico lo si fa per far vedere il volto di questo prete alla gente in modo che come noi non gli venga un coccolone. A Sepe vorrei dire che apprezzo il fatto che abbia considerato, non è all’ordine del giorno ricevere una risposta. Allo stesso tempo non ho chiesto di indirizzarmi a chi deve darmi le risposte, perché so per certo che le risposte me le deve dare lui”.

    Non nasconde la delusione anche Diego Esposito, il primo a denunciare pedofilia: “Non risponde sul fatto che il prete sia andato lì e usava nome e cognome falso, e loro glielo hanno chiesto. Poi continua dire che a Roma hanno sospeso il caso una prima volta, a mio parere il caso è stato chiuso anche perché le prove non sono state raccolte nel modo giusto, compresa una perizia psichiatrica fatta su di me nella quale mi veniva chiesto insistentemente perché da bambino avessi accettato di andare a casa di don Silverio, che all’epoca era il mio insegnante di religione. Ora scaricano le colpe su altri, questa lettera è una presa in giro, tutto questo deve finire. Poi ha parlato di accanimento mediatico. Ma quale accanimento? Solo adesso stanno iniziando a rispondere, grazie al fatto che ci siamo rivolti ai media, altrimenti non avremmo avuto nemmeno ascolto”.

    https://napoli.fanpage.it/accuse-di-pedofilia-nella-chiesa-il-cardinale-sepe-in-una-lettera-accanimento-mediatico/

  • AVERSA (NA); La Congregazione per la Dottrina della Fede archivia don Palmieri, non ascolta vittima e testimoni e dichiara di non trovare riscontri

    AVERSA (NA); La Congregazione per la Dottrina della Fede archivia don Palmieri, non ascolta vittima e testimoni e dichiara di non trovare riscontri

    Dopo il caso di Diego Esposito, chiuso perché secondo la diocesi di Napoli non vi erano riscontri, eppure sarebbe bastato leggere la citazione in giudizio avanzata dal legale della vittima per acquisire persino la lista dei testimoni, anche ad Aversa accade la stessa cosa. Con la differenza che, a Napoli, Esposito almeno è stato convocato e ascoltato, ad Aversa, invece, la chiesa non ha convocato nessuno: neppure la presunta vittima di don Maurizio Palmieri, e ora archivia perché, secondo lei, mancano i riscontri.

    Quasi un insulto all’intelligenza umana anzi, alla stupidità: qui si offendono pure gli stupidi che comprendono con chiarezza che la favola dei tribunali canonici, delle indagini e della giustizia della chiesa che, a questo giro, anziché chiamare “tolleranza zero” è doveroso, fino a prova contraria, definire “affidabilità zero”, è solo uno squallido teatrino che offende le vittime.

    Possiamo prevedere già oggi l’esito dei prossimi casi che le vittime denunceranno alla chiesa, se prescritti la chiesa non troverà riscontri. Se invece denunciati alla magistratura e non prescritti dirà di avviare l’indagine senza dare alcun esito prima che si pronunci la giustizia civile. Se invece i brogli emergono come nel caso cileno o come nel caso dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini, dalla Dottrina della Fede diranno che… faranno sapere, ma intanto il prelato resterà al suo posto.

    Insomma, comunque la giri, “quando l’acqua scarseggia, la papera non galleggia”.

    Non so se le responsabilità sono attribuibili alla Dottrina della Fede, o agli inquirenti, o al prelato di turno… nei fatti, Bergoglio continua a fare appelli dando grandi aspettative, la stampa li riporta e li esalta e non li verifica, ma tranne Bergoglio e quel gruppo di giornalisti che, di fatto, anziché favorirlo lo screditano ad ogni articolo, agli uomini di papa Francesco nulla importa… e si vede.

    Anche qui non sappiamo la scusa, se sarà stata la diocesi che ha insabbiato, se non hanno rintracciato più nemmeno la presunta vittima che ha denunciato don Palmieri, insomma, come diceva il famoso ispettore del film “La pantera rosa”, il caso anche questa volta è Clouseau.

    Da persona che si colloca tra quelli “stupidi +++”, data l’assoluzione che questa volta, forse per sbaglio, è stata notificata persino alla presunta vittima, mi aspetto dalla diocesi di Aversa e da don Palmieri una doverosa querela nei confronti del nostro associato e nei confronti della Rete LABUSO: se abbiamo sbagliato esigiamo, ripeto, esigiamo di essere portati di fronte a un giudice e pagare i nostri errori e riabilitare il sacerdote, magari in un tribunale civile, così, almeno lì la presunta vittima potrà, prima della condanna, essere ascoltata da qualcuno.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete LABUSO

  • Don Silverio Mura, prete accusato di pedofilia svanito nel nulla: “Toccava i bimbi e mostrava porno”

    Don Silverio Mura, prete accusato di pedofilia svanito nel nulla: “Toccava i bimbi e mostrava porno”

    Una nuova testimonianza sugli abusi di don Silverio Mura, l’ex parroco di Ponticelli accusato di pedofilia da diversi abitanti della zona che da bambini frequentavano la chiesa e il quartiere. A parlare è una persona che abitava di fronte alla palazzina dove, al primo piano, don Mura incontrava i bambini: “Dalla mia finestra vedevo i bambini che aspettavano il prete. Quando arrivava li portava dentro casa, sia in gruppo che singolarmente. Spesso li vedevo aprire il portone e scappare  via terrorizzati. La mamma di uno di loro mi disse che li toccava, gli faceva vedere film porno e dell’orrore.”

    https://youmedia.fanpage.it/video/aa/WviIU-Sw0q9_lx3O

  • Pedofilia, Diego: “Il cardinale Sepe ascolterà un’altra vittima”

    Pedofilia, Diego: “Il cardinale Sepe ascolterà un’altra vittima”

    L’incontro con l’arcivescovo e la lotta contro gli abusi di don Silverio: “Se il Papa non mi riceve, sono pronto allo sciopero della fame”

    “Sono rimasto sorpreso, ho trovato il cardinale molto aperto e disponibile ad ascoltarmi. Non era stato informato di tutto. L’ho visto choccato di fronte al mio racconto, anche se resto deluso dalla richiesta di presentare nuove prove. Comunque è molto importante che Sepe abbia accettato di ascoltare un’altra vittima di quel prete”.

    Diego, che ci ha raccontato di essere stato vittima di abusi sessuali, a 13 anni a Ponticelli (Napoli), dal suo insegnante di religione don Silverio, è riuscito finalmente a incontrare il cardinale Crescenzio Sepe. Avevamo raccontato in onda la sua storia il 7 marzo in un servizio di Pablo Trincia. Diego aveva parlato di abusi sistematici con “rapporti sessuali completi, 2-3 volte la settimana per 3 anni e mezzo”, che hanno segnato la vita a lui e a altre giovani vittime. La nostra inchiesta era partita in contemporanea con la richiesta di Papa Francesco di far luce sul suo caso. Da allora non abbiamo mai smesso di seguire la sua ricerca di giustizia, che è diventata per lui ragione di vita.

    Diego (il nome è di fantasia) lamenta da anni lo scarso ascolto che avrebbe ricevuto in passato dalla Curia napoletana. Con una sorta di blitz ha chiesto e ottenuto di essere ricevuto, assieme alla moglie, dall’arcivescovo metropolita di Napoli. “Ho detto che se don Silverio non è un pedofilo allora mi deve denunciare, visto che lo sto raccontando in pubblico da tempo. Sarebbe l’unica occasione, dato che ormai è passato troppo tempo da quegli abusi, per portare tutto in un Tribunale”.

    Sepe ha promesso nuovi incontri ma Diego vuole incontrare direttamente il Papa. Ha chiamato in Vaticano e se entro una decina di giorni non riceverà una risposta inizierà uno sciopero della fame. La sua, dice, è “una battaglia per tutti” perché “se perdo io”, ripete, come ci aveva detto in un’intervista, “nessuno denuncerà più gli abusi dei preti”.

    Don Silverio, nel frattempo, si era trasferito al Nord, a Montù Beccaria (Pavia), dove, sotto il falso nome di don Saverio, continuava tranquillamente a fare il catechista. È bastato che il nostro servizio del 7 marzo andasse in onda perché il sacerdote facesse perdere di nuovo le sue tracce. Tra le proteste delle mamme del paese, che hanno scritto anche una lettera a Papa Francesco.

    Guarda qui sotto il servizio del 7 marzo di Pablo Trincia “Accusa di Pedofilia: come indaga la Chiesa?”.

    https://www.iene.mediaset.it/2018/news/pedofilia-prete-diego-cardinale-sepe-abusi-don-silverio_103916.shtml

  • Napoli, prete accusato di pedofilia trasferito dal Vaticano: “Il Papa ci dica se è lontano dai bambini”

    Napoli, prete accusato di pedofilia trasferito dal Vaticano: “Il Papa ci dica se è lontano dai bambini”

    Don Silverio Mura, ex parroco del quartiere napoletano Ponticelli è stato trasferito a Montù Beccaria, in provincia di Pavia, dove era con un falso nome da due anni, ed era persino a contatto con i bambini facendo loro il catechismo. Dopo lo scandalo documentato da Fanpage.it, il religioso è sparito. E al momento nessuno sa dove sia.

    https://youmedia.fanpage.it/video/aa/WvMKZOSwGT6SXHxm

  • Pedofilia, silenzio su Don Mura. La Curia: “Scomparso? Non disponiamo noi dove sia”

    Pedofilia, silenzio su Don Mura. La Curia: “Scomparso? Non disponiamo noi dove sia”

    Don Silverio Mura, ex parroco del quartiere napoletano Ponticelli è stato trasferito a Montù Beccaria, in provincia di Pavia, dove era con un falso nome da due anni, ed era persino a contatto con i bambini facendo loro il catechismo. Dopo lo scandalo documentato da Fanpage.it, il religioso è sparito. E al momento nessuno sa dove sia.

    Diego Esposito (nome di fantasia che ha scelto) lotta da otto anni per ottenere la verità e la giustizia su un gravissimo reato che ha trovato il coraggio di denunciare solo dopo molti anni: pedofilia da parte di don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli, che era il suo insegnante di religione. Otto anni fa, insieme a Rete L’abuso, denunciò di essere stato ripetutamente violentato quando aveva solo 13 anni e per molto tempo. I reati sono prescritti dal punto di vista penale, vi è un procedimento civile in corso e già un’indagine interna è stata chiusa senza nulla di fatto.  L’indagine solo recentemente è stata riaperta per volontà di Santa Sede. In più, Don Mura è stato trasferito nel comune lombardo di Montù Beccaria (Pavia), dove era con un falso nome da due anni, ed era persino a contatto con i bambini facendo loro il catechismo. Dopo lo scandalo, documentato da Fanpage.it, il religioso è sparito. Non si sa dove sia.

    Diego ha ottenuto, dopo molto tempo, un incontro con la Curia e con il cardinale, l’arcivescovo Crescenzio Sepe. La Curia da un lato ha mostrato una certa disponibilità a fare finalmente luce sul caso, dall’altro nega ogni responsabilità sulle indagini precedenti e su don Silverio Mura ha dato una risposta sibillina: “E’ andato via? Non disponiamo noi dove sia”, ha detto a Diego il cancelliere, padre Luigi Ortaglio, lasciando intendere che le autorità vaticane se ne stiano occupando più direttamente.  E, di fronte alle insistenze su dove in effetti sia e se sappiano dove sia andato, non c’è stata risposta. Il caso di Diego è stato già chiuso senza esito una volta. Padre Ortaglio, vicario giudiziale aggiunto del tribunale ecclesiastico, gli ha detto: “Sono entrato nel caso nel 2014, ma su don Mura non ci sono mai state calunnie o chiacchiere, c’è stata una levata di scudi a favore di don Silverio”.

    L’indagine non ha portato a nulla nonostante, però, in un video registrato da Diego, faccia a faccia con quello che ha denunciato come il suo aguzzino, il religioso non nega di aver abusato di lui quando era solo un bambino, anzi gli chiede cosa voglia e gli consiglia di recitare l’Ave Maria. Negli anni, altre vittime hanno denunciato all’opinione pubblica e testimoniano in un procedimento civile aperto contro don Mura per pedofilia e don Ortaglio per presunto insabbiamento dell’indagine ecclesiastica, ma non alla Curia di Napoli, proprio per le vicende alterne vissute da Diego Esposito dopo la sua denuncia, compresa la divulgazione da parte della Curia del suo nome e cognome vero e la perdita del lavoro. C’è stata anche una perizia psichiatrica su Diego, che ora emerge essere stata richiesta dal Vaticano, che si è svolta in maniera strana, con il medico che chiedeva spesso a Diego “come mai avesse accettato un invito a casa da parte del religioso”, a soli 13 anni. Inoltre, sempre Diego aveva offerto all’indagine previa della Diocesi di Napoli un dettaglio intimo relativo all’organo sessuale del prelato in questione, che – presumibilmente – solo chi può aver avuto un contatto sessuale con lui può conoscere. Gli è stato risposto, però, che quel dettaglio imbarazzante relativo al suo organo sessuale “potrebbe essere emerso anche in una confidenza fatta da Don Mura a degli amici della parrocchia”.

    La nuova indagine – Recentemente, l’indagine è stata riaperta su impulso della Santa Sede. Adesso, però, alla Curia non basta la testimonianza di Diego e, di fronte alle nuove vittime intervistate anche dalla stampa, chiede che vadano a denunciare all’autorità ecclesiastica. L’avvocato Carlo Grezio, che assiste Diego e anche le nuove vittime, risponde però: “La Curia sa di chi si tratta perché sono testimoni nel processo civile, hanno paura di rivolgersi all’istituzione ecclesiastica visto quello che è accaduto con il caso di Diego”.

    https://napoli.fanpage.it/pedofilia-silenzio-su-don-mura-la-curia-scomparso-non-disponiamo-noi-dove-sia/

  • Pedofilia. Diego incontra Sepe e rilancia: “Se don Silverio non è pedofilo mi denunci” (di G. Cesareo)

    Pedofilia. Diego incontra Sepe e rilancia: “Se don Silverio non è pedofilo mi denunci” (di G. Cesareo)

    In seguito al comunicato del 7 aprile scorso della Curia di Napoli, che ufficializzò la riapertura delle indagini ecclesiastiche, da parte di Papa Francesco, sui presunti casi di pedofilia a carico di don Silverio Mura, e quello emesso successivamente per chiedere un “aiuto” sulle indagini, invitando altre vittime a farsi avanti e denunciare, arrivò l’indignazione delle stesse vittime e in particolare di Diego Esposito, primo accusatore proprio di don Silverio, che considerò il secondo comunicato come una sorta di smacco, delegittimizzazione delle accuse e delle prove fornite alla diocesi partenopea.

    Lo stesso Diego, insieme a sua moglie, nel pomeriggio di ieri è stato ricevuto dal card. Crescenzio Sepe e dal cancelliere diocesano padre Luigi Ortaglio. In un incontro molto cordiale, di circa un’ora, Diego ha ribadito le sue accuse, ponendo ai suoi interlocutori diverse domande sulle indagini e l’operato della Curia.

    Questo il suo racconto dell’incontro al Faro di Roma: “Devo dire subito che l’incontro è stato cordiale e che il cardinale è stato molto disponibile e gentile, ma le risposte che mi sono state date non sono state quelle che mi aspettavo. Ho confermato le mie accuse a don Silverio, ribadendo la veridicità delle prove che gli ho fornito, ma dalle risposte che mi sono state date era evidente che si stavano arrampicando sugli specchi. Anzi, a più riprese mi hanno detto che la colpa è di Roma, della Congregazione per la dottrina della fede che non avrebbe accolto la documentazione da loro fornita”.

    “Sono stati in silenzio – ha continuato – quando gli ho chiesto dell’andamento delle indagini e se dalle visite mediche erano riusciti a verificare i particolari intimi di don Silverio, forniti da me all’atto della denuncia. Poi, hanno sostenuto di non sapere dove sta don Silverio in questo momento e che se all’epoca ha cambiato il nome è stata una scelta personale del sacerdote per i suoi precedenti. Io ho consegnato anche due lettere di alcune mamme preoccupate e che vogliono chiarezza su questa storia perchè hanno paura per i loro figli”.

    Diego, poi, è tornato sulla richiesta della testimonianza di nuove vittime: “Mi è stato chiesto di portare altre vittime a testimoniare. Questo significa che tutto quello che ho subito e sto subendo non serve a nulla. Ripeto, il cardinale è stato molto disponibile, ma se non gli bastano queste prove che già ha in mano non so cosa altro possa servire. A tratti, almeno secondo una mia sensazione, mentre parlavo, mi ha dato anche l’impressione di non conoscere tutta la mia vicenda, ma la cosa mi sembra molto strana visto che ormai questa lotta dura da otto anni”.

    Allo stesso Sepe, Diego, ha lanciato il suo appello: “Ho detto al cardinale che se don Silverio non è un pedofilo mi deve denunciare, così davanti ad un giudice, in una causa penale, potrò dimostrare finalmente che ciò che dico è vero. Sono anni che lo denuncio pubblicamente. Un’altra persona se ne sarebbe risentita e mi avrebbe denunciato, ma lui non ha mai fatto nulla, ha pensato sempre e solo a scappare”.

    “Con il cardinale – ha concluso Diego – si è parlato di ulteriori incontri, ma non è stata fissata nessun’altra data. Io attenderò ancora qualche giorno, poi valuterò la possibilità di andare a Roma e iniziare uno sciopero della fame, fino a quando non sarò ricevuto dal Papa, l’unico che secondo me può far luce sulla questione”.

    Giuseppe Cesareo

  • IL CASO DON SILVERIO MURA E I PRESUNTI ABUSI SESSUALI SU MINORI FINISCE SU ‘CHI L’HA VISTO?’

    IL CASO DON SILVERIO MURA E I PRESUNTI ABUSI SESSUALI SU MINORI FINISCE SU ‘CHI L’HA VISTO?’

    di Arnaldo Capezzuto

    Finalmente “Chi l’ha visto”, la trasmissione di Raitre, condotta da Federica Sciarelli, si occuperà nuovamente del caso di Diego Esposito, (nome di fantasia) che all’età di 13 subì una serie di presunte violenze sessuali da parte di un parroco del quartiere Ponticelli.

    Dopo domani, mercoledì  10 maggio alle ore 21 andrà in onda all’interno della trasmissione un servizio giornalistico incentrato sul mistero di  Don Silverio Mura che a seguito di denunce e segnalazioni viene ‘parcheggiato’ in un convento del Pavese.

    Questo è quello che ufficialmente hanno sempre sostenuto ai piani alti della Curia Arcivescovile di Napoli, in realtà, Don Silverio Mura cambia nome in Don Saverio Aversano e come nulla fosse s’insedia in una parrocchia di Montù Beccaria, un piccolo centro del Pavese.

    Il sacerdote – sospettato – di presunti abusi sessuali avvenuti sul finire degli anni Ottanta, in una cheisa di Pnticelli a Napoli, ai danni di due minori non solo celebra messa ma indisturato impartisce lezioni di catechismo frequentato da 40 bambini.

    Il caso esplode quando è la stessa vittima Diego Esposito a rivolgersi direttamente al Santo Padre dopo che largo Donnaregina per mesi ha tenuto la denuncia chiusa a doppia mandata nel cassetto della scrivania arcivescovile.

    E Papa Francesco non lo delude e ordina la riapertura del caso incaricando la Congregazione Dottrina della Fede di procedere a tutti gli adempimenti con l’affidamento alla Diocesi di Napoli di effettuare un’indagine seria, puntuale e circostanziata.

    Una storia sepolta nel passato che poi il ragazzo diventato maggiorenne ha deciso di portare alla luce. Diego non è il solo, pare che altri due ragazzi subirono le attenzione del prete.

    Non si è trattato solo di presunti abusi ma da quando emerge da altri atti depositati presso l’avvocato Carlo Grezio, il parroco avrebbe: “Dato incarico almeno due volte a settimana di trasportare con la sua bicicletta, una cartella o uno zaino a Pollena Trocchia presso delle case o dei circoli e gli diceva che contenevano bibbie o libri del catechismo. Ebbe modo di fermarsi durante il percorso verso i luoghi di destinazione delle cartelle e di constatare che contenevano armi (pistole automatiche e revolver) chiuse in asciugamani a mò di pacchettini e confezioni di sostanze stupefacenti”.

    Vicende gravissime, inquietanti che non hanno visto una reazione decisa da parte del cardinale Crescenzio Sepe anzi dai vertici della Curia partenopea l’atteggiamento è stato incerto, titubante e volto alla sottovalutazione.

    Grazie al clamore mediatico poi si scoprirà che Don Silverio Mura alias Don Saverio Aversano insegna catechismo ai bambini, anima iniziative e celebra messa.

    A caricare un peso da novanta ci pensa la trasmissione televisiva de ‘Le Iene’ con Paolo Trincia che accende la telecamera sul caso. Il parroco scompare.

    Dal 7 marzo la piccola parrocchia del Pavese, infatti, non ha più il parroco titolare. Le domande sono molte e inquietanti.

    E lo stesso Trincia che chiede al cardinale Sepe ed a Luigi Ortaglio, il cancelliere arcivescovile, che un anno fa inserì nel comunicato di trentadue righe che contestava le accuse di avere protetto Silverio Mura per ben otto volte per intero il nome vero di Diego Esposito: “Lei sapeva che, invece, di essere chiuso in un convento, in una casa per questi casi qua, in realtà stava in una scuola?”.

    Ortaglio nega e Trincia gli fa ascoltare l’audio delle sue dichiarazioni. Il cancelliere quel punto commenta con distacco : “Con la bocca si può dire quello che si vuole”.

    Le telecamere di ‘Chi l’ha visto’ sono andate proprio nel piccolo comune del Pavese per intervistare le mamme dei bambini che hanno svolto il catechismo  con Don Silverio Mura alias Don Saverio Aversano e parlare con il primo cittadino. Tante le cose che non sono chiare in questa storiaccia.

    Intento la Diocesi di Napoli lancia un appello alla comunità partenopea di segnalare quei sacerdoti che non si comportano bene e di aiutare la chiesa a ripulirsi. Iniziativa estemporanea perchè proprio il cardinale Crescenzio Sepe in procinto di una proroga papale del suo mandato, sulla questione si è rivelato troppo conciliante per usare un eufemismo.

    http://il24.it/caso-don-silverio-mura-presunti-abusi-sessuali-minori-finisce-lha-visto/

  • Napoli, prete accusato di pedofilia trasferito al Nord con un nome falso: “Faceva catechismo ai bimbi”

    Napoli, prete accusato di pedofilia trasferito al Nord con un nome falso: “Faceva catechismo ai bimbi”

    La “rivolta” delle mamme di Montù Beccaria, in provincia di Pavia, contro don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli accusato di pedofilia da Diego Esposito e altre vittime. E’ passato molto tempo dai fatti e i reati sono prescritti, tuttavia è in  corso un procedimento civile. La Chiesa di Napoli aveva archiviato il caso, recentemente riaperto dal Vaticano. Intanto, però, nonostante le pesanti accuse e anche le “prove” a supporto portate da Diego Esposito, tra le quali un video nel quale il prete non smentisce di aver abusato di lui da bambino, il caso resta senza giustizia e don Mura, fino a qualche mese fa, si trovava ad amministrare i sacramenti e persino a fare catechismo ai bambini sotto falso nome, nel comune in provincia di Pavia. Dopo aver scoperto l’inganno, don Mura si è allontanato da lì ma non si sa dove sia. La lettera delle madri alle istituzioni ecclesiastiche, tra le quali proprio la Curia di Napoli, chiede proprio perché ci sia questa protezione verso questo religioso e si chiede dove sia adesso.

     https://youmedia.fanpage.it/video/aa/WvDbAuSw-eWOvji0

  • Don Michele, gli ispettori del Vaticano al Tempio

    Don Michele, gli ispettori del Vaticano al Tempio

    Anche Il Vaticano si “occupa” della delicata vicenda di don Michele Barone, sacerdote di Casapesenna accusato di presunti abusi sessuali su una 13enne di Maddaloni. Nelle prossime ore arriveranno infatti al Tempio di Casapesenna degli ispettori del Vaticano per un’indagine interna proprio su don Michele. Tutto il materiale che sarà raccolto sarà poi dettagliatamente ‘studiato’ dagli uffici di Roma.

    Solamente qualche giorno fa è stato notificato il decreto di giudizio immediato nei confronti di don Michele che è accusato di ‘esorcismi’ che sarebbero delle torture medievali che avrebbero provocato alla minorenne anche una lesione permanente. Ci sono poi anche delle accuse mosse da due fedeli che hanno denunciato di essere state violentate sia al Tempio che durante dei pellegrinaggi a Medjugorie.

    Le due giovani, entrambe 20enni, hanno parlato anche di esorcismi che, come confermato dal vescovo di Aversa Angelo Spinillo, non erano autorizzati dalla Chiesa. I giudici del tribunale di Santa Maria Capua Vetere decideranno quale possa essere, eventualmente, la condanna per don Michele mentre il Vaticano valuterà attentamente invece quale possa essere la sua ‘condanna spirituale’.

    http://www.casertanews.it/cronaca/ispettori-vaticano-don-michele-casapesenna.html