Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Campania

  • Pedofilia nella Chiesa, Diego racconterà al Cardinal Sepe gli abusi subìti

    Pedofilia nella Chiesa, Diego racconterà al Cardinal Sepe gli abusi subìti

    Diego denuncia don Silverio di abusi sessuali da diversi anni

    Racconterà al Cardinal Crescenzio Sepe gli abusi subiti per anni da ragazzino. Diego (il nome è di fantasia) vuole riaccendere la luce sui casi di pedofilia nella Chiesa. Partirà dalla sua testimonianza che lo ha portato a denunciare don Silverio. Lo farà la settimana prossima direttamente in Curia a Napoli, un passo importante nella sua battaglia che va avanti da diversi anni. Dopo il nostro servizio, era emerso che don Silverio aveva lasciato Napoli e si trovava al Nord, nel paese di Montù Beccaria, e faceva anche il catechista, sotto falso nome, come don Saverio Murra. Pochi giorni dopo aveva fatto perdere le sue traccce.

    E’ stata la stessa Curia di Napoli che negli scorsi giorni ha lanciato un appello invitando chi è in possesso “di elementi utili a darne comunicazione” in modo da “proseguire e concludere l’indagine”.

    Proprio Diego ha chiesto e ottenuto un incontro con il Cardinale Crescenzio Sepe che ha mantenuto il suo impegno preso qualche settimana fa (la foto è presa dal video del loro primo incontro). “Lo incontrerò la prossima settimana – spiega – Gli chiederò dove si trova ora quel prete, ma soprattutto perché continua a stare a contatto coi bambini”. Diego continua a combattere affinché sia fatta piena luce sulla sua vicenda che lo riporta a quando appena 13enne denuncia di aver subìto abusi da parte del suo insegnante di religione delle medie, don Silverio. Abusi sistematici con “rapporti sessuali completi, 2-3 volte la settimana per 3 anni e mezzo”.

    Ne avevamo parlato a marzo, nel servizio di Pablo Trincia. Per avere le prove ha incontrato di nuovo il sacerdote, dopo 25 anni, e ha registrato tutto. Don Silverio (che oggi si fa chiamare anche don Saverio) non ha negato nulla, si è limitato a pregare.

    In tutti questi anni di battaglia, Diego si è fatto sottoporre a perizie ed è stato ricoverato in psichiatria: “Ha messo in pericolo oltre 40 bambini. E’ una persona malata e non deve stare più a contatto coi più piccoli”.

    Molti genitori di questi bambini hanno saputo di quest’ombra sul passato di don Saverio solo recentemente. Dopo che per anni ha operato a Montù Beccaria, in provincia di Pavia. Per questo hanno scritto una lunga lettera al cardinal Sepe. Chiedono verità e rassicurazioni. “Perché cercare in tutti i modi sempre e solo scappatoie pur di non fare chiarezza sull’accusa”, sottolineano le mamme. “Perché la Chiesa dimostra leggerezza e un atteggiamento ai nostri occhi schivo e non di premura, misericordia e trasparenza?”.

    “Questa lettera la porterò con me dal cardinal Sepe ribadendogli che queste mamme hanno creduto nella chiesa”, conclude Diego. “Io sono l’esempio: chi denuncia un prete ha la vita rovinata”.

    https://www.iene.mediaset.it/2018/news/pedofilia-chiesa-cardinal-sepe-abusi-minori_97617.shtml

  • Scandalo pedofilia, la Chiesa di Napoli: “Vittime, fatevi avanti”. Le vittime: “Abbiamo paura della Curia”

    Scandalo pedofilia, la Chiesa di Napoli: “Vittime, fatevi avanti”. Le vittime: “Abbiamo paura della Curia”

    Come denuncia l’avvocato Carlo Grezio, la Curia di Napoli stessa “diffuse il vero nome di Diego per ben 8 volte all’interno dello stesso comunicato stampa, infrangendo la sua privacy. Da allora, è ovvio che per come sono andate le cose le vittime non vogliano più mettersi nelle mani della Chiesa di Napoli, hanno paura che accada questo e altro”

    La Curia di Napoli invita le vittime a denunciare “entro 30 gi0rni” dal comunicato stampa che dirama sullo scandalo che coinvolge don Silverio Mura, accusato di pedofilia e ancora al suo posto, contro il quale è in piedi un procedimento civile – l’unico possibile, perché i reati sono prescritti – nel quale ad accusarlo sono tre persone. Esiste, dunque una nuova indagine interna che coinvolge il “don” accusato di aver violentato dei bambini. Ma perché questa fretta? La Curia, nel comunicato stampa, scrive: “Dopo la riapertura del caso disposta da Papa Francesco anche a seguito di altra denuncia riportata da alcuni mezzi di informazione, la Congregazione della Dottrina per la Fede ha affidato alla Diocesi di Napoli l’incarico di procedere ai necessari adempimenti, secondo le norme canoniche”. Di conseguenza, prosegue la nota, “nelle settimane scorse, sono state avviate le procedure relative all’indagine previa, riascoltando il sacerdote accusato. Ora, però, tale indagine presenta qualche difficoltà perché non risulta pervenuta alla Cancelleria della nostra Diocesi alcuna nuova denuncia di persona diversa dal primo accusatore. Si sa soltanto di un’intervista fatta da un giornale quotidiano, nello scorso mese di febbraio, a un nuovo accusatore del quale, però, vennero indicate soltanto le iniziali G.S.”.

    Il primo che, coraggiosamente, si era esposto a denunciare questi fatti terribili è stato Diego Esposito: dall’inchiesta interna non ha avuto riscontri, è stata anzi chiusa per insufficienza di prove, nonostante i numerosi audio e persino video che ha portato a supporto della sua denuncia. Inoltre, dopo quella denuncia Diego ha perso il lavoro, mentre la Curia assolve Don Mura dalle accuse di pedofilia, ritenendo insufficienti gli elementi presentati da Diego Esposito e sottoponendolo a una perizia nella quale lo psichiatra incaricato gli domandava più volte perché avesse accettato l’invito di andare a casa del suo insegnante di religione. Come se non bastasse, come denuncia il suo avvocato Carlo Grezio, la Curia di Napoli stessa “diffuse il vero nome di Diego per ben 8 volte all’interno dello stesso comunicato stampa, infrangendo la sua privacy. Da allora, è ovvio che per come sono andate le cose le vittime non vogliano più mettersi nelle mani della Chiesa di Napoli, hanno paura che accada questo e altro”. Poi incalza: “Alla Curia basterebbe semplicemente basarsi sugli atti processuali che sicuramente conoscono per trarne elementi per il loro giudizio canonico. Perché il processo canonico non può attendere la fase istruttoria del giudizio civile per aspettare quale sarà l’esito? Come mai non possono essere prorogati i termini del processo canonico in attesa dell’escussione dei testi davanti al Tribunale civile?”.

    https://napoli.fanpage.it/scandalo-pedofilia-la-chiesa-di-napoli-vittime-fatevi-avanti-le-vittime-abbiamo-paura-della-curia/amp/

  • Pedofilia nella Chiesa di Napoli, le vittime: “Parliamo solo con il Papa” (di G. Cesareo)

    Pedofilia nella Chiesa di Napoli, le vittime: “Parliamo solo con il Papa” (di G. Cesareo)

    Dopo il comunicato del 7 aprile scorso, che ufficializzò la riapertura delle indagini ecclesiastiche, da parte di Papa Francesco, sui presunti casi di pedofilia a carico di don Silverio Mura, la Curia di Napoli ha emesso ieri un nuovo comunicato nel quale ha spiegato che “nelle settimane scorse, sono state avviate le procedure relative all’indagine previa, riascoltando il sacerdote accusato. Ora, però, tale indagine presenta qualche difficoltà perché non risulta pervenuta alla Cancelleria della nostra Diocesi alcuna nuova denuncia di persona diversa dal primo accusatore”.

    “Si sa soltanto – continua il comunicato – di un’intervista fatta da un giornale quotidiano, nello scorso mese di febbraio, a un nuovo accusatore del quale, però, vennero indicate soltanto le iniziali G.S. Si invitano, pertanto, tutti coloro che sono in possesso di elementi utili per le indagini a darne comunicazione alla Cancelleria della Curia di Napoli”. Una vera e propria richiesta d’aiuto, quindi, è arrivata da Largo Donnaregina per “proseguire e concludere l’indagine previa che, una volta ultimata, sarà inviata alla Congregazione della Dottrina per la Fede per le competenti valutazioni e determinazioni”.

    Tali parole, però, hanno indignato e non poco le presunte vittime, soprattutto “il primo accusatore”, quel Diego Esposito (nome di fantasia) che ormai combatte da oltre otto anni per avere chiarezza sulla faccenda e che vede, con questo comunicato, delegittimare la sua diretta testimonianza.

    Queste le sue dichiarazioni al Faro di Roma: “Questo comunicato è vergognoso e non significa nulla. Abbiamo manifestato fuori al Duomo per due giorni, perchè non ci hanno chiesto chiarimenti? Ora cosa si aspettano di sapere? Nessuno si presenterà a testimoniare perchè le altre vittime hanno giustamente paura, soprattutto dopo aver visto che la faccenda a me ha rovinato la vita. Parleranno solo con Papa Francesco, della Curia non si fidano più”.

    Infatti, come informa sempre Diego, è stata inviata una e-mail, a nome delle vittime, alla Curia partenopea, alla Segreteria di Stato Vaticana e alla Congregazione della Dottrina per la Fede, per chiarire che le vittime parleranno solo con il vescovo di Roma, che in questi giorni ha incontrato le prime vittime di abusi del Cile, tranne Diego che apre anche ad un possibile incontro personale con Sepe. “Sogniamo di incontrare il Papa perchè sta facendo tante cose buone. Per noi sarebbe importante perchè non possono esserci vittime di serie A o di serie B nel mondo”, ha detto Diego.

    “Io personalmente – ha continuato – voglio incontrare Francesco per portargli tutto il dolore che mi è stato causato in questi anni. Domenica scorsa ho incontrato, in occasione di una celebrazione, il cardinale Sepe e gli ho chiesto un incontro. Saprò, però, solo nei prossimi giorni quando questo incontro avverrà. Tuttavia se non dovessi ricevere le risposte che mi aspetto, sono pronto ad andare a Roma e ad iniziare uno sciopero della fame, fino a quando il Papa non mi riceverà”.

    “Voglio precisare – ha concluso – che tutto quello che faccio non è contro la Chiesa, ma per il bene e il futuro della Chiesa, delle altre vittime, di altri bambini. Non può passare il messaggio che se denunci un prete che sbaglia, poi ti viene rovinata la vita. Voglio che non accadano più cose del genere e combatterò fino alla fine, fino a quando non avrò giustizia. Ci sono tanti preti nella Chiesa che fanno il loro dovere, sono vicini ai poveri e a chi soffre, immagine sana della Chiesa”.

    La lotta di Diego, come lui stesso racconta, comincia nel 2010 quando decise di denunciare per abusi don Silverio Mura, suo ex insegnante di religione, quando lui aveva solo 13 anni. Diego si rivolse con diverse lettere alla Curia di Napoli, ma la prima vera denuncia fu fatta ai carabinieri di Ponticelli, cosa che non portò a nulla perchè ormai il reato era in prescrizione. Dopo tanti tentativi Diego riuscì ad avere un doppio incontro con mons. Lucio Lemmo, vescovo ausiliare di Napoli, nel 2011, ma dopo tante rassicurazioni non gli pervenne più alcuna notizia sul caso.

    Nel 2013, però, Diego venne a sapere che don Mura continuava ad insegnare, non più a Napoli, ma a Cicciano, dove era stato trasferito. L’amarezza per la notizia lo spinge, quindi, a scrivere a Papa Francesco che sembra prendere subito a cuore il suo caso. La cosa porta al contatto con padre Luigi Ortaglio, cancelliere della Curia partenopea, al quale Diego consegna una nuova denuncia, ma anche questa volta non arrivano risposte.

    Nel 2015, allora Diego, pensa di lanciare un segnale forte e minaccia il suicidio con la sua arma di ordinanza, ma la scelta non paga, anzi gli rovina definitivamente la vita, perchè gli viene ritirato il porto d’armi e perde il suo lavoro di guardia giurata. Nel 2016, dopo la pubblicazione del motu proprio “Come una madre amorevole”, Diego scrive nuovamente al Papa denunciando il cardinale Sepe per aver insabbiato, a sua detta, il suo caso.

    Intanto, Diego sta male, subisce più ricoveri, e la notizia inizia a fare il giro di giornali e televisioni. In risposta a tanto rumore mediatico, la Curia pubblicherà una nota, ma usando il suo vero nome, subendo una denucia per violazione della privacy. Nel 2017 Diego, insieme alle altre vittime e con il sostegno di Rete L’abuso, farà aprire anche un procedimento civile, che inizierà nell’autunno del 2018, a carico della Curia, i suoi esponenti e don Silverio Mura, e al quale testimonieranno anche altre vittime, tra cui il nuovo nome, quel F.S. citato nel comunicato.

    Il resto è storia recente. Il 7 e l’8 aprile scorso tutte le vittime si riunirono per un sit-in di protesta davanti al Duomo di Napoli dove chiesero non solo chiarezza, ma anche la rimozione del cardinale Sepe che intanto aveva ricevuto la notizia del prolungamento della nomina ad Arcivescovo di Napoli per altri due anni, dal prossimo giugno. Fu proprio durante la manifestazione, che da Largo Donnaregina uscì fuori il comunicato che, come detto sopra, ufficializzò la riapertura del caso per volontà di Papa Francesco.

    Giuseppe Cesareo

  • Lo scandalo dei preti pedofili: in autunno il processo civile, ma a Napoli nessuna denuncia

    Lo scandalo dei preti pedofili: in autunno il processo civile, ma a Napoli nessuna denuncia

    Il confronto fa una certa impressione. Mette in risalto la distanza. Mentre in questi giorni sono state accolte in Vaticano le tre vittime cilene invitate a Santa Marta dal pontefice per fare affiorare dal loro cuore tutto il dolore, la vergogna e l’emarginazione che in questi anni hanno dovuto subire, aiutandole nell’ascolto e soprattutto chiedendo loro scusa per il silenzio colpevole di tanti cardinali e vescovi che in Cile hanno taciuto o insabbiato casi di violenze da parte di un noto prete pedofilo, padre Karadima, a Napoli il cardinale Crescenzio Sepe – alle prese da anni con la vicenda terribile del parroco di Ponticelli finora si è limitato a un appello piuttosto generico. «Chi sa parli». Eppure si tratta di un caso che è stato riaperto dal Vaticano dopo che a Napoli si era steso sopra un velo.

    Il cardinale ieri ha spiegato che le procedure relative all’indagine previa non hanno portato alla luce nuove vittime, che è stato riascoltato il sacerdote accusato ma che alla Cancelleria della diocesi non è giunta nessuna altra denuncia oltre a quella fatta anni addietro da Diego Esposito, il nome è di fantasia, il primo accusatore di don Silverio Mura. A febbraio Il Mattino aveva realizzato un’intervista raccogliendo la testimonianza di una seconda vittima, un altro ex bambino che negli anni Novanta abitava a Ponticelli. Aveva raccontato nei particolari l’incubo che aveva dovuto subire a causa di quel parroco che nel quartiere tutti rispettavano molto. L’identità della seconda vittima la avevamo indicata con due iniziali – G.S. – un altro nome di fantasia, utilizzato per il suo timore di uscire allo scoperto con la vera identità. A essere precisi più che il timore sembrava la paura a frenarlo. Quell’intervista era arrivata sul tavolo di Papa Francesco che allibito aveva disposto che la Congregazione per la Dottrina della Fede agisse di conseguenza.
     
    G.S. ora è un uomo grande e felicemente sposato, con un buon lavoro, ma sta molto attento a non creare contraccolpi alla sua vita o a quella dei suoi figli che sono ancora piccoli. Ha ben presente il calvario che ha dovuto subire Diego Esposito negli anni passati a causa della denuncia fatta in curia, quando ebbe il coraggio, dopo anni di analisi e di disturbi, di andare a bussare alla sede del vicariato e denunciare il passato e le violenze.

    Voleva avere giustizia, accoglienza, ascolto ma si è trovato di fronte a un percorso quasi ostile, non proprio ospitale. Anzi, all’inizio faticavano a credergli e così dovette pure sopportare l’umiliante posizione di chi vuole creare inutilmente scandalo. Successivamente la curia diffuse un comunicato dando conto dei passi fatti, pubblicando il nome e il cognome reali dell’abusato. Un passaggio che non fu indolore per Diego che, come effetto collaterale indesiderato, gli causò la perdita del lavoro: all’epoca faceva la guardia giurata. La sfortunata storia di Diego è ben nota alle vittime di Ponticelli e così nessuno sembra stupirsi più di tanto se nella sede della curia nessuno si è ancora fatto vivo. Non lo farà G.S. che però potrebbe, invece, farlo in sede civile, nel tribunale di Napoli, in autunno, quando inizierà il processo.

    L’associazione che difende le vittime e ha seguito i casi Rete l’Abuso recentemente ha rintracciato don Silverio Mura in un paesino in provincia di Pavia, Montù Beccaria. Era stato rimosso dal cardinale Sepe e destinato in una struttura sconosciuta.

    Don Mura sembra sia stato spostato a seguito di una comunicazione tra la parrocchia e la curia napoletana, interlocutore un religioso originario del pavese, appartenente alla congregazione dei Missionari della Divina Redenzione. La storia di don Silverio diventa di dominio pubblico nel 2012 quando la sua prima vittima, Diego Esposito, stanco delle denunce alla diocesi rimaste inascoltate, ormai disperato ed in cerca di risposte si rivolge alla Rete l’Abuso. Indirizzando anche una lettera accorata a Papa Francesco per chiedere chiarimenti sulla vicenda-scandalo di Ponticelli. In questi giorni che Papa Francesco è impegnato a cambiare il segno della storia della vittime cilene, sorge la domanda se ora non riceverà le vittime italiane.

    https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/napoli_scandalo_preti_pedofili_processo_civile-3700051.html#

  • Appello del cardinale «Indagini al palo chi sa deve parlare»

    Appello del cardinale «Indagini al palo chi sa deve parlare»

    MariaChiaraAulisio

    L’ultima manifestazione di protesta organizzata per far sentire la sua voce e quella di chi denunciava di aver subito gli stessi abusi risale ai primi giorni di aprile quando Diego Esposito (nomedifantasia),con Francesco Zanardi presidente della Rete L’Abuso – che si occupa di dare sostegno e assistenza, legale e psicologica, a chi denuncia molestie e violenze da parte di sacerdoti – ha sfilato sul sagrato del Duomo di Napoli.

    E all’ingresso della cattedrale ha inscenato un sit-in per denunciare lo stallo delle inchieste – da quelle affidate agli organi ecclesiastici, ai tribunali canonici, a finire a quelle consegnate in Procura e alla magistratura civile e per chiedere le dimissioni del cardinale Crescenzio Sepe; ma, soprattutto, per invocare una parola risolutiva di Papa Francesco.

    Lo stesso Papa che lo scorso febbraio, in Vaticano, aveva deciso di riaprire il caso del prete di Ponticelli accusato di pedofilia che – secondo Esposito-avrebbe abusato anche di lui quando aveva appena tredici anni, e lo invitava a casa sua approfittando della soggezione psicologica del ragazzino.

    Poi altre testimonianze, tra cui quella di G.S.,che raccontò di aver subito le stessi sorti di Diego confermando le accuse ai danni del prete. Da qui la necessità da parte del Santo Padre di richiedere «ulteriori e immediati» accertamenti. Bergoglio intendeva capire se le indagini svolte dalla diocesi di Napoli e,in seguito, dalleautorità competenti vaticane,relative alle accuse di abusi ai danni di alcuni bambini, e terminate con un’archiviazione, erano state fatte nel rispetto della verità. Inevitabile, da parte della Congregazione della Dottrina per la Fede, l’affidamento alla diocesi di Napoli dell’incarico di «procedere ai necessari adempimenti, secondo le norme canoniche».

    In altre parole l’obbligo di riaprire un caso che per i vertici di largo Donnaregina era ormai morto e sepolto: nel 2016 infatti la Curia riteneva «non essere emersi elementi sufficienti per avviare un processo penale a carico del sacerdote in questione».

    Ed ecco le novità delle ultime ore: «Nelle scorse settimane – si legge in un comunicato inviato dalla Curia arcivescovile di Napoli – sono state avviate le procedure relative all’indagine previa, riascoltando il sacerdote accusato». E fin qui tutto regolare. Peccato però che «tale indagine prosegue la nota di Crescenzio Sepe – presenta qualche difficoltà». Quale? «Non risulta pervenuta alla Cancelleria della nostra Diocesi alcuna nuova denuncia di persona diversa dal primo accusatore. Si sa soltanto di un’intervista fatta da un giornale quotidiano, nello scorso mese di febbraio, a un nuovo accusatore del quale, però,vennero indicate soltanto le iniziali G.S.».

    Da qui l’appello dell’arcivescovo «a tutti coloro che sono in possesso di elementi utili per le indagini a darne comunicazione alla Cancelleria della Curia di Napoli, entro e non oltre trenta giorni dalla data del presente comunicato stampa.

    Solo così – conclude la nota –si avrà modo di proseguire e concludere l’indagine che, una volta ultimata, sarà inviata alla Congregazione della Dottrina per la Fede per le competenti valutazioni e determinazioni». Immediata la replica di Francesco Zanardi: «La cosa sfugge solo al Cardinale Sepe, ma è piuttosto evidente che le vittime siano rimaste parecchio intimidite dopo aver visto il trattamento riservato a Esposito.

    In seguito alla denuncia di otto anni fa alla curia napoletana Diego è stato prima umiliato con un risarcimento di 250 euro e poi ha perso anche il lavoro grazie a una segnalazione della stessa diocesi in questura: gli hanno ritirato il porto d’armi e, facendo di mestiere la guardia giurata, è rimasto anche senza lavoro. In quella occasione – aggiunge Zanardi –la diocesi si giustificò sottolineando che la segnalazione fu fatta per il suo bene.

    Peccato non abbiano avuto lo stesso buonsenso e la stessa tutela quando hanno mandato don Silverio Mura, sotto falso nome, a Montù Beccaria…insegnava religione a 40 minori».

    Il Mattino del 29-4-18

  • PRETE PEDOFILO DI PONTICELLI: LA CURIA DI NAPOLI A CACCIA DELLA SECONDA VITTIMA, MA SI CONTRADDICE

    PRETE PEDOFILO DI PONTICELLI: LA CURIA DI NAPOLI A CACCIA DELLA SECONDA VITTIMA, MA SI CONTRADDICE

    Meno di una settimana fa, durante la sua ultima visita a Ponticelli, il Cardinale Sepe dribblava le nostre domande relative a Don Silverio Mura, il prete accusato di aver compiuto reiterati atti di pedofilia proprio a Ponticelli, negli anni 80/90, confermando l’intenzione di non voler rilasciare dichiarazioni in merito a quello che a tutti gli effetti è diventato un caso nazionale.

    Sabato 7 e domenica 8 aprile, due vittime del prete di Ponticelli, con il volto coperto da maschere, diedero luogo ad un sit-in all’esterno del Duomo di Napoli, proprio per chiedere alla Curia di Napoli una risposta concreta in merito alla pratica avviata in seguito alla denuncia di Diego Esposito, la prima di Don Silverio Mura che da 8 anni combatte per ottenere giustizia. Il giovane che fu adescato dal sacerdote tra i banchi di scuola, Don Mura era il suo docente di religione, ha già presentato due denunce alla Curia, entrambe insabbiate, mentre il processo civile a carico del sacerdote inizierà a breve.

    Proprio mentre era in corso il sit-in, lo scorso 7 aprile, la Curia di Napoli diramò il seguente comunicato:
    “Circa presunti casi di pedofilia, dei quali è stata fatta denuncia in danno di un sacerdote della Diocesi di Napoli, si fa presente che già lo scorso anno dalla Cancelleria diocesana venne precisato che la Congregazione Dottrina della Fede, alla quale la Diocesi di Napoli aveva rimesso tutta la documentazione relativa alla istruttoria fatta in loco, “nel 2016 riteneva non essere emersi gli elementi sufficienti per avviare un processo penale a carico” del sacerdote in questione.
    All’inizio di quest’anno, dopo denuncia fatta da altra persona direttamente alla Santa Sede, il Santo Padre ha deciso la riapertura del caso, incaricando la Congregazione Dottrina della Fede di procedere a tutti gli adempimenti, per cui, poco prima della Pasqua, alla Diocesi di Napoli è stato affidato il compito di effettuare l’indagine previa, che il Cardinale Arcivescovo ha immediatamente avviata ed è, quindi, in atto.
    Una volta completata tale indagine, verrà tutto rimesso, per competenza, alla stessa Congregazione Dottrina della Fede per le valutazioni e determinazioni.”

    In sintesi, la Curia assolve Don Mura dalle accuse di pedofilia, ritenendo insufficienti gli elementi presentati da Diego Esposito – tra cui diversi filmati – per procedere penalmente, inoltre si fa riferimento alla denuncia sporta direttamente alla Santa Sede da un’altra vittima, in merito alla quale, però, nessun giornalista né Diego Esposito, sono riusciti a reperire notizie certe.

    Diego Esposito, ex guardia giurata che ha perso il posto di lavoro proprio in seguito ad una mail che la Curia partenopea inviò alla prefettura in cui riportava il contenuto di un messaggio che il giovane gli aveva fatto pervenire in cui affermava che se non avesse ottenuto risposte chiare e certe in merito alla pratica avviata per prendere provvedimenti contro Don Silverio Mura, si sarebbe suicidato con la pistola d’ordinanza all’esterno del Duomo di Napoli, non ha mai smesso di lottare per ottenere giustizia. Le sue telefonate alla Santa Sede, alla congregazione della Dottrina della Fede e alla Curia di Napoli sono all’ordine del giorno e tutte rigorosamente registrate.
    Lo scorso 22 aprile, Diego Esposito ha assistito alla celebrazione eucaristica del Cardinale Sepe a Ponticelli, in maniera composta e lo ha atteso all’uscita per chiedergli un incontro, per l’ennesima volta, riuscendo a strappargli l’impegno di essere ricevuto a breve.

    Durante la mattinata odierna, sabato 28 aprile, la Curia napoletana ha diramato un altro comunicato:

    “Circa presunti casi di pedofilia, dei quali viene accusato un sacerdote della Diocesi di Napoli, si conferma quanto precisato nel comunicato stampa del 7 aprile scorso e cioè: dopo la riapertura del caso disposta da Papa Francesco anche a seguito di altra denuncia riportata da alcuni mezzi di informazione, la Congregazione della Dottrina per la Fede ha affidato alla Diocesi di Napoli l’incarico di procedere ai necessari adempimenti, secondo le norme canoniche. 
    Di conseguenza, nelle settimane scorse, sono state avviate le procedure relative all’indagine previa, riascoltando il sacerdote accusato.

    Ora, però, tale indagine presenta qualche difficoltà perché non risulta pervenuta alla Cancelleria della nostra Diocesi alcuna nuova denuncia di persona diversa dal primo accusatore.

    Si sa soltanto di un’intervista fatta da un giornale quotidiano, nello scorso mese di febbraio, a un nuovo accusatore del quale, però, vennero indicate soltanto le iniziali G.S.
    Si invitano, pertanto, tutti coloro che sono in possesso di elementi utili per le indagini a darne comunicazione alla Cancelleria della Curia di Napoli, entro e non oltre trenta giorni dalla data del presente comunicato stampa.
    Si avrà modo così di proseguire e concludere l’indagine previa che, una volta ultimata, sarà inviata alla Congregazione della Dottrina per la Fede per le competenti valutazioni e determinazioni.”

    Quindi, se il 7 aprile, la Curia affermava che il caso era stato riaperto in seguito ad una denuncia pervenuta direttamente in Santa Sede, oggi si fa riferimento ad “altra denuncia riportata da alcuni mezzi di informazione”.

    Dov’è finita la vittima che aveva presentato l’esposto direttamente alla Santa Sede?

    Non bastano le due denunce presentate da Diego Esposito per procedere contro Don Mura?

    Se c’era la necessità di raccogliere la testimonianza della seconda vittima del sacerdote, perchè la Curia di Napoli non ha chiesto di incontrare i due accusatori del sacerdote di Ponticelli mentre erano all’esterno del Duomo durante il sit-in?

    Perchè la Curia di Napoli finge di essere all’oscuro del fatto che a breve partirà il processo civile contro Don Silverio Mura e che negli atti processuali della fase istruttoria sono state depositate le testimonianze e le generalità di diversi testimoni, in grado di far luce sugli abusi compiuti dal sacerdote?

    Perchè la Curia di Napoli garantì a Diego Esposito che, in seguito alle sue denunce, Don Mura fu spedito in un convento “per i casi come i suoi” a curarsi e invece è stato individuato, sotto falso nome, nel comune di Montù Beccaria, in provincia di Padova, dove lavorava ancora a stretto contatto con i bambini?

    Interrogativi, contraddizioni e ombre che continuano ad incupire la vicenda, invece di chiarirla.

    Immediata la reazione da parte di Carlo Grezio, l’avvocato di Diego Esposito, che sul suo profilo facebook pubblica le seguenti dichiarazioni: “Se la Curia di Napoli diffonde un appello alle vittime del prete pedofilo può significare solo che : 1) il prete pedofilo continua a negare; 2) la Curia non crede a ciò che è stato scritto negli atti processuali della fase istruttoria; 3) la Curia continua a credere ciecamente al prete pedofilo ed è per questo che annuncia che il processo canonico potrebbe anche chiudersi con un nulla di fatto. Non vedo, a questo punto, per quale motivo una nuova vittima dovrebbe farsi avanti consegnandosi a loro che, se non vedono il film delle violenze in HD o un servizio fotografico (ormai penso occorrano solo questo tipo di prove) mettono sempre brutalmente in piazza tutto e tutti facendo accuse di falsità e di pazzia. 

    La Curia di Napoli non ha nuove denunce su Napoli, ma contro lo stesso prete ne ha un’altra fatta da una vittima direttamente al Papa (come annunciato in un loro precedente comunicato). Altre 3 vittime le conosce già!!! A questo punto siamo tutti un pò stanchi di questo comportamento inspiegabile. Aspetteremo le ulteriori udienze dei giudizi in corso e l’invio degli atti alla Procura della Repubblica che il giudice del tribunale civile dovrà necessariamente disporre. Che peccato!…..riescono sempre a inasprire gli animi e a rovinare tutto ogni volta che si prospetta un avvicinamento tra Diego e la chiesa! Non vogliono chiudere questo caso…..Ormai è chiaro!”

    Prete pedofilo di Ponticelli: la Curia di Napoli a caccia della seconda vittima, ma si contraddice

  • NAPOLI; la diocesi di Sepe snobba le vittime che protestano davanti al duomo – poi finge di cercarle con un comunicato stampa

    NAPOLI; la diocesi di Sepe snobba le vittime che protestano davanti al duomo – poi finge di cercarle con un comunicato stampa

    Di oggi la notizia diramata tramite un comunicato stampa, che gli “007” della diocesi di Napoli starebbero indagando su presunti abusi commessi da un sacerdote, non si sa quale dei due noti, tuttavia invitano, “tutti coloro che sono in possesso di elementi utili per le indagini a darne comunicazione alla Cancelleria della Curia di Napoli, entro e non oltre trenta giorni dalla data del presente comunicato stampa“.

    Nel comunicato, la diocesi lamenta che “tale indagine presenta qualche difficoltà perché non risulta pervenuta alla Cancelleria della nostra Diocesi alcuna nuova denuncia di persona diversa dal primo accusatore. Si sa soltanto di un’intervista fatta da un giornale quotidiano, nello scorso mese di febbraio, a un nuovo accusatore del quale, però, vennero indicate soltanto le iniziali G.S.”.

    La cosa sfugge solo al cardinale Sepe, ma è piuttosto evidente che le vittime siano rimaste parecchio intimidite. Dopo aver visto il trattamento riservato a Diego Esposito, che dopo la denuncia di otto anni fa alla curia napoletana si è visto prima umiliare con un risarcimento di 250€, poi, segnalato dalla diocesi stessa alla questura, si è visto ritirare il porto d’armi e oggi è senza lavoro. In quella occasione la diocesi si giustificò, sottolineando che la segnalazione fu fatta per il bene di Esposito. Peccato che non abbiano avuto lo stesso buonsenso e la stessa tutela quando hanno mandato don Silverio Mura sotto falso nome a Montù Beccaria… insegnava religione a 40 minori.

    Da non dimenticare poi, quel comunicato della diocesi (per il quale è in corso un procedimento penale) nel quale appariva ben otto volte – titolo compreso – il reale nome di Diego. Un comunicato che costò carissimo alla sua famiglia, soprattutto ai figli ancora minorenni, che furono additati e derisi per settimane.

    Povero Diego Esposito, non lo hanno considerato neppure dopo due giorni di Sit-in (7 e 8 aprile scorso) davanti al Duomo di Napoli dove era in compagnia proprio di Giuseppe Scognamiglio, l’altra vittima, quella che oggi disperatamente fanno finta di cercare tramite un comunicato stampa. Se si fossero degnati di un minimo di attenzione per le vittime avrebbero potuto incontrarle di persona, erano al sit-in apposta.

    Adesso invece cadono dal pero e si chiedono perché le vittime non hanno denunciato alla Cancelleria della diocesi.

    Certo il teatrino messo su dal cardinale Sepe convince davvero poco, nello scorso comunicato, quello rilasciato dalla diocesi proprio nei giorni del sit-in, si leggeva che il caso di Diego Esposito era stato chiuso nel 2016 per mancanza di elementi – dicono loro – ma “all’inizio di quest’anno, dopo denuncia fatta da altra persona direttamente alla Santa Sede, il Santo Padre ha deciso la riapertura del caso”.

    Nel comunicato di oggi invece dichiarano che “si sa soltanto di un’intervista fatta da un giornale quotidiano, nello scorso mese di febbraio, a un nuovo accusatore del quale, però, vennero indicate soltanto le iniziali G.S.”.

    Cardinale Sepe, mettiamoci d’accordo, ma quante sono queste vittime? Da quanto dichiarate pare almeno tre, Diego Esposito, Giuseppe Scognamilio (G.S.) e un’altra che avrebbe denunciato direttamente alla Santa Sede.

    A proposito cardinale, a che punto è la denuncia per insabbiamento fatta al Pontefice da Diego Esposito nei suoi confronti ?

    Mi raccomando, ci faccia sapere…

    Francesco Zanardi

  • Abusi ed esorcismi, rito con giudizio immediato per don Michele Barone e per gli altri tre imputati

    Abusi ed esorcismi, rito con giudizio immediato per don Michele Barone e per gli altri tre imputati

    Casapesenna (Caserta) – Il sacerdote esorcista don Michele Barone, accusato di aver compiuto abusi e violenze su diverse ragazzine, almeno una delle quali minorenne, verrà sottoposto a processo a partire da metà giugno. Un processo, quello relativo alla prima ordinanza sugli abusi subiti dalla 13enne protagonista anche dei servizi de “Le Iene”, che sarà certamente delicato e che vedrà contrapposti da una parte i pm, che accuseranno Barone sulla base dei “risultati” forniti dai suoi riti esorcistici, e dall’altra i difensori del sacerdote, i quali sosterranno probabilmente che la ragazzina era posseduta dal demonio e che gli esorcismi erano l’unico modo per aiutarla.

    La Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ha raccolto un preciso quadro indiziario a carico di don Michele, dei genitori della ragazzina abusata e del poliziotto Schettino e per questo motivo ha chiesto il processo con rito immediato per i 4. Richiesta accettata dal gip, che ha disposto il rinvio a giudizio per gli imputati.

    Il sacerdote di Casapesenna, sospeso per un anno dal servizio, i coniugi Tramontano e il funzionario di Polizia Luigi Schettino sono accusati di maltrattamenti in concorso ai danni della ragazzina. Su don Michele pende anche l’accusa di lesioni personali dato che la minorenne in seguito ai riti praticati dal prete ha riportato una lesione forse permanente all’orecchio, oltre ad essere stata denutrita per lungo tempo a causa della decisione del prete, avallata dai genitori, di farle mangiare solo latte e biscotti seguendo “la volontà di San Michele”.

    Schettino, seguace delle attività “particolari” organizzate da don Barone, è accusato inoltre di aver tentato di ostacolare la denuncia presentata dalla sorella della ragazzina spingendola a ritirarla. La giovane ha poi raccontato tutto alla iena Gaetano Pecoraro, prima che la Procura raccogliesse in tempi record gli elementi necessari per arrestare il prelato.

    Don Michele dovrà rispondere anche dell’accusa di violenza sessuale aggravata ai danni di due ragazze maggiorenni, due ex adepte della sua setta che hanno dichiarato di essere state costrette in diverse occasioni a compiere o subire palpeggiamenti, rapporti orali e altri atti a sfondo sessuale sia a Casapesenna sia durante i pellegrinaggi nei luoghi sacri.

    Abusi ed esorcismi, rito con giudizio immediato per don Michele Barone e per gli altri tre imputati

  • Gli abusi e le torture medievali, l’esorcista va a processo

    Gli abusi e le torture medievali, l’esorcista va a processo

    Sarà un continuo valicare il confine tra fede e scienza il processo per don Michele Barone. Da un lato i pm, convinti che gli esorcismi sulla 13enne siano stati «delle torture medievali» e le abbiano procurato una lesione permanente. Dall’altro la difesa, che cercherà di dimostrare che la ragazzina era realmente posseduta dal demonio e per questo le benedizioni erano l’unica strada per aiutarla.

    È stato notificato ieri il decreto di giudizio immediato per il sacerdote, per i genitori della vittima e per il vicequestore di polizia Luigi Schettino. E, perlomeno per la parte che riguarda don Barone, si preannuncia un processo come quello che seguì le vicende di Annaliese Michel (nella foto in basso), la 24enne morta in Baviera nel 1975 la cui storia è diventata nota grazie al film «L’esorcismo di Emily Rose» (nella foto). La famiglia della ragazza si convinse che fosse posseduta dal demonio e l’affidò alla Chiesa. In realtà Annaliese manifestava paralisi degli arti, uno smisurato accrescimento del torace, rigidità improvvisa del corpo e l’impossibilità di parlare. Sintomi simili a quelli della 13enne portata dal sacerdote in pellegrinaggio con un collare, costretta a ingerire l’ostia e l’acqua santa nella quale il sacerdote sputava. Due storia simili, con esiti, fortunatamente, diversi. Annaliese morì a 24 anni quando ormai pesava solo 30 chili, per anni si era rifiutata di mangiare, tuttavia non venne alimentata con le flebo, ma affidata alle sole cure spirituali. Per questa ragione, i genitori e l’esorcista furono condannati per omicidio colposo. La 13enne, invece, ce l’ha fatta. Benché malridotta, con un orecchio sfregiato dal piede del prete e dalle manovre che il sacerdote esercitava per costringere il diavolo lasciare il corpo dell’adolescente. Viva, anche se sottopeso, visto che il prete la alimentava con biscotti e latte, sostenendo che quella fosse la volontà di San Michele. Per la Procura i genitori della ragazzina sono responsabili dei maltrattamenti in concorso col prete. Stessa accusa per il poliziotto Luigi Schettino che tentò anche di ostacolare la denuncia sporta dalla sorella della ragazzina.
     
    Ma contro il prelato ci sono anche le accuse di due ex adepte che sostengono di essere state abusate sessualmente sia a Casapesenna che durante i pellegrinaggi a Medjugorie. In questo caso, le vittime sono maggiorenni ed hanno già testimoniato nel corso dell’incidente probatorio che ha cristallizzato la prova e consentito ai pm Alessandro Di Vico e Daniela Pannone di chiedere il giudizio immediato. Ma anche ciò che raccontano le due 20enni ha delle analogie sorprendenti con le vicende di Annaliese. Parlano di esorcismi filmati, e i video sono stati ritrovati, e affermano che a Casapesenna c’è una ragazzina che, dopo essere stata «liberata dal demonio» da don Barone, si è trasformata in una veggente e che «attraverso di lei parlano la Vergine Maria, l’angelo e Gesù». Anche Annaliese sostenne di aver avuto contatti con la Madonna, tanto che la sua tomba è tutt’oggi meta di pellegrinaggi.

    Se da un lato le due ragazze hanno confermato gli abusi sessuali subiti, dunque, dall’altro sembrano convinte che a Casapesenna si verificassero fenomeni paranormali. Una delle due, incalzata dall’avvocato di don Barone, durante l’incidente probatorio ha dichiarato che «nel corso delle benedizioni» le comparivano «dei tagli sulle braccia». Il penalista le ha chiesto, esibendo una dozzina di foto che appunto ritraevano le ferite, se non le si aprisse anche una specie di «s» sulla lingua, ma in questo caso la ragazza ha spiegato che quella era l’impronta dell’apparecchio per i denti. A ogni modo, dalla natura delle domande rivolte alla ragazza, sembra che la difesa intenda sostenere l’esistenza del demonio. O perlomeno documentare che quelle benedizioni erano il giusto rimedio per persone ritenute possedute dal maligno. La prima udienza è fissata per giugno dinanzi al tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Il quadro accusatorio è stato confezionato a tempo di record. Dal giorno dei clamorosi arresti alla fissazione del processo, sono trascorsi due mesi e dieci giorni.

    https://www.ilmattino.it/caserta/abusi_torture_medievali_barone_processo-3688399.html#

  • IL CARDINALE SEPE FARFUGLIA E NON RISPONDE SULLA VICENDA DEL PARROCO DI PONTICELLI ACCUSATO DI ABUSI SESSUALI

    IL CARDINALE SEPE FARFUGLIA E NON RISPONDE SULLA VICENDA DEL PARROCO DI PONTICELLI ACCUSATO DI ABUSI SESSUALI

    di Arnaldo Capezzuto

    L’inafferrabile, l’imperturbabile, insomma, il don Abbondio, Crescenzio Sepe, sbarca a Ponticelli. E’ domenica e c’è fermento nella chiesa di San Rocco. L’appuntamento è solenne.

    Il cardinale di Napoli, celebra messa per conferire al novello parroco don Carlo De Rosa, la canonica. Si parla d’infazia, giovani e bambini. L’alto prelato come un disco rotto parla volentieri del fenomeno delle baby gang, di violenza, di abbandono, di trascuratezza e del ruolo sempre più difficile delle famiglie e di tric trac.

    Non appena Luciana Esposito, direttrice del giornale on line Napolitan.it, gli spiattella senza inchini e bacia mano la domanda : “Cosa si prova ad arrivare nel quartiere di Don Silverio Mura?”, il porporato farfuglia qualcosa di incomprensibile e alla chetichella si smarca.

    Serra le mascelle, mette giù lo sguardo e si allontana protetto dal cordone delle forze dell’ordine e dal suo cerchio magico. Si resta senza parole. Qualcuno potrebbe – a giusta ragione – accusare Sepe di omertà.

    Sicuramente l’alto prelato sulla vicenda di Diego Esposito, (nome di fantasia), vittima di presunte abusi sessuali – sul finire degli anni Ottanta, don Silverio Mura -, non ha raccontato tutta la verità.

    In realtà, l’ex parroco di Ponticelli, cambia nome in don Saverio Aversano e come nulla fosse viene collocato presso una chiesa a Montù Beccaria, comune in provincia di Padova.

    Dalla Diocesi, invece, hanno sempre raccontato che il prete era in un convento per riflettere. Invece, a seguito di un servizio della trasmissione ‘Le Iene’, si scopre che il parroco a prescindere dalle pesanti accuse è tranquillamente impegnato in una parrocchia e svolge anche il catechismo a circa 40 bambini.

    E quel sospetto e quelle ombre sulla gestione del caso da parte della Curia di Napoli e quella ‘decisione’ forzata e quasi imposta a Papa Francesco di concedere un’eccezionale proroga del mandato di cardinale allo stesso Crescenzio Sepe.

    Diego Esposito, invece, continua a combattere. Non si ferma. Oltre a sollecitare il Vaticano e direttamente Papa Francesco che, proprio contro i preti che abusano di minori ha giurato una guerra senza se e senza ma, non ha perso tempo e speranza.

    E ieri in occasione della visita di Sepe a Ponticelli e nonostante i silenzi del capo di Largo Donnaregina è riuscito ad avvicinare l’arcivescovo e strappargli una promessa di riceverlo.

    Diego ha dato una grande lezione di civiltà ai vertici della Curia e in particolare proprio all’ex capo della Propaganda Fide.

    Ricordiamo che la stessa Diocesi di Napoli, è imputata nel processo penale per diffamazione aggravata ai danni proprio di Diego Esposito.

    Le grane per  Sepe non sono finite – infatti –  c’è la brutta storia di aver insabbiato il caso Mura nel 2011, nel 2014 e ancora nel 2018 e aver ignorato e non approfondito molte segnalazioni su vittime di abusi.

    La domanda che molti si pongono: E’ perchè, Sepe su questa storiaccia è stato così superficiale ? Una volta che è scoppiato lo scandalo perchè continua a fare lo struzzo e mettere la testa sotto la sabbia? Ma Sepe da che parte sta?

    Poi resta il giallo della proroga del mandato  – in scadenza  il 2 agosto in coincidenza con il 75esimo anno d’età dell’alto prelato di Carinaro. Secondo il diritto canonino alle contestuali dimissioni per raggiunti limiti d’età c’è la nomina di un nuovo pastore. Ma, stranamente, un Papa contrariato avrebbe – per quieto vivere – deciso una ‘strana’ proroga del mandato cardinalizio a Sepe. Ecco, perchè?

    http://il24.it/cardinale-sepe-farfuglia-non-risponde-sulla-vicenda-del-parroco-ponticelli-accusato-abusi-sessuali/