Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Campania

  • Lo scandalo del prete esorcista:  altri quattro minori vittime di abusi

    Lo scandalo del prete esorcista: altri quattro minori vittime di abusi

    Una voce infantile, ma decisa. Che parla di «fatture», «maledizioni» e «diavoli». Di giovanissime indemoniate picchiate e trascinate per i capelli dal loro «salvatore»: don Michele Barone. Di quattro nuove vittime forse minorenni. Tenute «col collare» e malmenate. La voce che ripercorre mesi che ricordano un film dell’orrore è quella della sorella della ragazzina di tredici anni abusata e malmenata durante gli «esorcismi» di don Barone. Quella voce, ieri, in procura a Santa Maria Capua Vetere, è stata veicolata per tutte e due e le ore e mezza dell’incidente probatorio dal gip Ivana Salvatore che ha voluto condurre l’interrogatorio con le modalità protette. Filtrando, cioè, le domande rivolte alla giovane testimone dai pm Alessandro Di Vico e Daniela Pannone, e degli avvocati, Carlo De Stavola, Rossella Calabritto e Giuseppe Stellato. La ragazza ha risposto da una stanza collegata in videoconferenza con quella in cui erano presenti i magistrati e i penalisti. E dove c’erano anche gli imputati. Don Barone, che è arrivato dal carcere di Vallo della Lucania dove si trova detenuto, è apparso sicuro di sé, a tratti anche spavaldo. Erano presenti, ieri, anche il commissario di polizia Luigi Schettino, ancora ai domiciliari, e il padre della vittima, che con la madre è sottoposto al divieto di avvicinamento alla minore.

    https://www.ilmattino.it/caserta/prete_esorcista_casapesenna_quattro_minori_abusi-3662378.html

  • SCANDALO PEDOFILIA. L’ASSOCIAZIONE L’ABUSO DENUNCIA: “LA CURIA DI NAPOLI SAPEVA CHE DON MURA AVESSE CAMBIATO NOME E ESERCITAVA IL SACERDOZIO”

    SCANDALO PEDOFILIA. L’ASSOCIAZIONE L’ABUSO DENUNCIA: “LA CURIA DI NAPOLI SAPEVA CHE DON MURA AVESSE CAMBIATO NOME E ESERCITAVA IL SACERDOZIO”

    di Arnaldo Capezzuto

    Si addensano sempre più nubi grige su Largo Donnaregina e in particolare sulla dubbia gestione da parte del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe  del caso sulla presunta violenza sessuale ai danni di Diego Esposito (nome di fantasia) e altri due ragazzi – all’epoca dei fatti minorenni – da parte di Don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli.

    Non si è trattato solo di pedofilia ma da quando emerge da altri atti depositati presso l’avvocato Carlo Grezio, il parroco avrebbe: “dato incarico almeno due volte a settimana di trasportare con la sua bicicletta, una cartella o uno zaino a Pollena Trocchia presso delle case o dei circoli e gli diceva che contenevano bibbie o libri del catechismo. Ebbe modo di fermarsi durante il percorso verso i luoghi di destinazione delle cartelle e di constatare che contenevano armi (pistole automatiche e revolver) chiuse in asciugamani a mò di pacchettini e confezioni di sostanze stupefacenti”.

    Con il trascorrere dei giorni emergono altri nuovi e inquietanti tasselli che fanno pensare a una responsabilità diretta da parte dei vertici della Curia parteponea nell’insabbiare il caso.

    Lo scandalo esplode quando è la stessa vittima Diego Esposito a rivolgersi direttamente al Santo Padre. Prima c’era stato una sorta di atteggiamento di tolleranza da parte dell’alto prelato napoletano. Titubanze, incertezze e superficialità che destano non pochi sospetti.

    La domanda è secca: Crescenzio Sepe perchè voleva nascondere le responsabilità del parroco di Ponticelli?  Interrogativi che seminano dubbi e accentuano la distanza tra l’arcivescovo e la stessa chiesa.

    E pensare che il 2 agosto Sepe sarebbe destinato ad andare in pensione – come ordina il diritto canonico – compie 75 anni ma Papa Francesco forse sulle stesse pressioni dell’ex capo di Propaganda Fide agli avrebbe accordato una proroga di altri due anni. Dire che si tratti di una decisione singolare è dir poco.

    E sul caso di Diego Esposito si batte l’associazione Rete L’ABUSO che ha messo in campo una vera e propria indagine che prende le mosse dal servizio sulla vicenda di Paolo Trencia della trasmissione di Italiauno de “Le Iene”.

    Don Silverio Mura viene inviato in un convento nel Pavese – questa la versione ufficiale della Curia di Napoli – in realtà il parroco di Ponticelli cambia nome in Don Saverio Aversano e come nulla fosse svolge l’attività di parroco nella parrocchia di Montù Beccaria, un piccolo centro del Pavese.

    Ciò avviene, a seguito di una comunicazione diretta avvenuta tra la parrocchia e la Curia Napoletana. L’interlocutore è padre Egidio Pittiglio, originario del pavese e oggi Superiore generale della congregazione dei Missionari della Divina Redenzione di Visciano (NA).

    Secondo quanto emerso, padre Pittiglio avrebbe presentato don Silverio Mura sin da subito come Saverio Aversano. A non far sospettare nulla sarebbe stata un’ulteriore condizione: anche la posta che veniva recapitata alla parrocchia e destinata a don Mura, era indirizzata in epigrafe a Saverio Aversano.

    Padre Egidio Pittiglio sembra aver avuto un ruolo chiave perché, da quanto emerge dal racconto di don Simone Baggio fatto alle mamme di Montù, non solo sarebbe stato colui che già sotto falso nome mandò Silverio Mura a Montù Beccaria, ma fu anche colui al quale Mura si rivolse per chiedere istruzioni su come muoversi dopo essere stato scoperto.

    A svelarlo è la stessa associazione  Rete L’ABUSO che lo scorso 7 e 8 aprile ha manifestato davanti al Duomo di Napoli. Tra il servizio de ‘Le Iene’, andato in onda il 7 marzo scorso, e la partenza di don Mura, avvenuta una settimana dopo, il 15 marzo è emerso che più di una persona sapesse: tra questi il primo cittadino Amedeo Quaroni, ma né lui, né il sacerdote intervennero, o almeno, lo fecero, ma non a tutela della collettività, ma del prete.

    Ripercorrendo rapidamente i fatti: il 7 marzo ‘Le Iene’ hanno trasmesso il servizio su don Mura in pochi a Montù hanno visto quel servizio e quei pochi non lo hanno riconosciuto. I giorni successivi cioè il 10 marzo, infatti, le mamme hanno regolarmente mandato i figli in parrocchia e don Mura era presente. Sarebbe stato il primo cittadino venuto a conoscenza della vicenda andare dal parroco Simone Baggio e avvisarlo.

    E un comunicato del sindaco spiega : “Come primo cittadino mi sono attivato immediatamente per trasmettere questa nostra preoccupazione agli organi ecclesiastici ed in particolare al nostro parroco Padre Simone Baggio, che mi rassicurava del fatto che il sacerdote in questione era già stato richiamato dalla sua diocesi di Napoli”.

    Trascorrono 5 giorni siamo a giovedì 15 marzo, ovvero, otto giorni dopo il servizio de ‘Le Iene’  e cinque giorni dopo l’incontro tra il sindaco e il parroco, le mamme (che ancora non si erano accorte), ricevono tramite una chat WhatsApp utilizzata per la scuola, la foto di don Mura (alias Saverio Aversano) e scoprono la sua vera identità.

    L’associazione  L’ABUSO non si ferma e prosegue la denuncia. Ad accorgersi che l’uomo della foto era don Mura è proprio uno dei bambini del catechismo, che esclama alla mamma “ma questo è don Saverio!

    La stessa associazione Rete L’ABUSO ha, infatti, chiesto alla Procura di valutare una serie di situazioni e le ipotesi di reato ad esse collegate, tra cui verifiche nei luoghi dove Silverio Mura operava, l’analisi della connessione internet utilizzata dal sacerdote, soprattutto alla luce del profilo disegnato dalla criminologa Luisa D’Aniello, che vede molto elevata, soprattutto per il lungo periodo trascorso dal Mura a Montù Beccaria, una possibile incontenibilità delle pulsioni del Mura.

    Insomma, in questa brutta vicenda si aggrava la posizione della Curia di Napoli e del cardinale Crescenzio Sepe che nei fatti avrebbero omesso o quanto meno nella prospettiva più ottimistica sottovalutato il caso.

    Intanto, slitta alla settimana prossima l’approfondimento della trasmissione ‘Chi l’ha visto?’ condotta da Federica Sciarelli.

    http://il24.it/scandalo-pedofilia-lassociazione-labuso-denuncia-la-curia-napoli-conosceva-don-mura-avesse-cambiato-nome-esercitava-sacerdozio/

  • Vittima di prete pedofilo al corteo: “Papa Francesco cacci il cardinale Sepe!”

    Vittima di prete pedofilo al corteo: “Papa Francesco cacci il cardinale Sepe!”

    A Napoli il sit-in contro i preti pedofili. A parlare è Diego, vittima di abusi, di cui ci aveva raccontato Pablo Trincia

    L’ultimo scandalo di pedofilia a Napoli è nato proprio dal nostro servizio, in cui Pablo Trincia raccontava proprio la storia di Diego, abusato a 13 anni a Ponticelli, un quartiere di Napoli, dal suo insegnante di religione della scuola media. Iniziò tutto quando un giorno, all’uscita da scuola, don Silverio invitò Diego a casa sua. Diego racconta di aver subìto violenze sessuali per oltre 3 anni, violenze che gli hanno cambiato la vita e che lo fanno soffrire di continui attacchi di panico.

    La chiesa era stata avvisata già 8 anni fa, quando Diego aveva deciso di denunciare tutto tornando dal prete e filmandolo di nascosto. Nonostante le innumerevoli richieste di aiuto rivolte al vescovo Lemme e al cardinale Sepe, nessun esponente della chiesa ha mai voluto incontrare Diego. Dopo 4 anni dalla prima denuncia il caso fu affidato a don Luigi Ortaglio, un importante esponente della curia napoletana. Tuttavia, don Silverio ha continuato ad insegnare religione ai ragazzi nonostante fosse sospettato di pedofilia.

     https://www.iene.mediaset.it/2018/news/vittima-di-prete-pedofilo-al-corteo-papa-francesco-cacci-il-cardinale-sepe_503.shtml
  • VIDEO – LE VITTIME DI DON SILVERIO MURA DIFFIDANO IL CARDINALE SEPE E LANCIANO UN APPELLO AL PAPA

    VIDEO – LE VITTIME DI DON SILVERIO MURA DIFFIDANO IL CARDINALE SEPE E LANCIANO UN APPELLO AL PAPA

    Un inaspettato colpo di scena ha animato il sit-in organizzato dalle vittime napoletane del sacerdote Don Silverio Mura, svoltosi sabato 7 e domenica 8 aprile davanti al Duomo di Napoli.
    Infatti, mentre era in corso la manifestazione civile dei due giovani che hanno denunciato le violenze subite quando erano dei bambini, negli anni in cui a Ponticelli il prete lavorava anche come insegnante di religione, la Curia di Napoli ha diramato un comunicato che rende noto quanto segue: “(in merito al caso dei presunti abusi da parte di Don Silverio Mura) il Santo Padre ha deciso la riapertura del caso, incaricando la Congregazione per la dottrina della fede di procedere a tutti gli adempimenti, per cui, poco prima della Pasqua, alla Diocesi di Napoli è stato affidato il compito di effettuare l’indagine previa, che il cardinale arcivescovo ha immediatamente avviato ed è, quindi, in atto. Una volta completata tale indagine, verrà tutto rimesso, per competenza, alla stessa Congregazione per la dottrina della fede per le valutazioni e le determinazioni”.

    Nel 2016, in verità, la Congregazione Dottrina della Fede, dopo aver visionato tutta la documentazione fornita dalla Diocesi di Napoli, si è già espressa sull’argomento, ritenendo che gli elementi emersi non fossero sufficienti per avviare un processo penale a carico di Don Silverio Mura, lasciando così il sacerdote libero di fare ciò che voleva, andando incontro ad altri scandali, non ultimo quello emerso di recente, quando è stato scoperto nel paesino di Montù Beccaria sotto falso nome.

    Da un lato “i giochi di prestigio” della Chiesa, dall’altro Giuseppe Scognamiglio e Diego Esposito, due ragazzini che quando sono diventati uomini hanno pienamente compreso il senso delle attenzioni “speciali” che quel prete gli riservava e hanno voluto e saputo superare paure, giudizi, pregiudizi e vergogne per far sì che non venga lesa l’innocenza di altri bambini.

    Immediata la risposta di Francesco Zanardi, presidente della “Rete L’ABUSO”, promotore del sit-in in scena a Napoli e da diversi anni volto-simbolo delle vittime dei preti pedofili, che già ha annunciato che nelle prossime ore verrà depositata una diffida nei confronti della Curia napoletana.

    “Il Cardinale Crescenzio Sepe è imputato nel procedimento presso la Santa Sede, procedimento che vede insabbiati da otto anni ormai i casi di don Silverio Mura e don Maurizio Palmieri. Come può essere anche colui che indaga?– si legge nel comunicato diramato da “Rete L’ABUSO, in replica alla nota divulgata dalla Curia di Napoli – Il comunicato stampa rilasciato dalla Diocesi di Napoli suona davvero come l’anticipo dell’ennesima presa in giro alle vittime che, al primo giorno del sit-in di protesta davanti al Duomo di Napoli per gli insabbiamenti commessi proprio dal Cardinale napoletano, apprendono dai mezzi di informazione che il grande insabbiatore, Crescenzio Sepe, sarebbe ancora una volta colui che dovrà rendere giustizia alle vittime.

    Una buffonata oltraggiosa e ridicola che offende tutti, dalle vittime alla stessa Chiesa.

    Crescenzio Sepe: la cui Diocesi è attualmente imputata nel processo penale per diffamazione aggravata ai danni della vittima Diego Esposito, denunciato formalmente dalle vittime anche alla Santa Sede nel settembre 2016 per aver insabbiato il caso Mura nel 2011, nel 2014 e ancora nel 2018. Giusto un mese fa si è scoperto che il prete sotto indagine – Silverio Mura – anziché essere indagato, esercitava addirittura sotto falso nome a Montù Beccaria. Apprendere oggi che sia ancora lui, dopo queste incivili barbarie, che dovrebbe rendere giustizia alle vittime, è francamente inaccettabile.

    Lunedì diffideremo formalmente alla CDF il Cardinale Crescenzio Sepe, nella speranza che il Vaticano si dissoci da questa umiliante e vergognosa vicenda e come è stato per il caso di Milano che vede coinvolto monsignor Mario Delpini, chiederemo l’affidamento dell’indagine canonica ad un tribunale extradiocesano.”

    Anche nel corso della giornata odierna, domenica 8 aprile, Diego e Giuseppe, le due vittime di Don Silverio Mura, e due ragazze hanno distribuito volantini e dialogato con cittadini e turisti, sensibilizzandoli in merito alla loro vicenda, oltre che sul tema della pedofilia nel mondo ecclesiastico.

    Diego Esposito si è avvalso del supporto dei media, anche oggi presenti in massa per documentare il sit-in, per lanciare un appello a Papa Francesco, indicandolo come l’unica persona in grado di assicurare che il suo desiderio di giustizia e quello delle altre vittime, possa essere appagato.

    VIDEO – Le vittime di Don Silverio Mura diffidano il Cardinale Sepe e lanciano un appello al Papa

  • La rivolta delle vittime dei preti pedofili Manifestazione al Duomo contro Sepe: «Vada via, non ha mosso un dito» | Video

    La rivolta delle vittime dei preti pedofili Manifestazione al Duomo contro Sepe: «Vada via, non ha mosso un dito» | Video

    di Dario Striano

    Nove scalini ieri mattina lo hanno diviso dal Duomo di Napoli. Lo spazio di un sagrato. Anni di «abusi e violenze» per molto tempo invece lo hanno separato dalla Chiesa. «Insabbiamenti e coperture» lo allontanano ancora oggi dalla Giustizia. «Chiedo al Papa di allontanare il cardinale Sepe dalla Curia di Napoli. Immediatamente. Perché se vuole una Chiesa pulita non può permettere ad una persona del genere che insabbia e non prende provvedimenti su un caso si abusi e violenze plurimi, di essere a capo della Curia di una città che ha già tanti problemi. E perché in questa vicenda ho perso io e ha perso la Chiesa». Maschera sul viso e foto del cardinale Sepe e del suo presunto orco stampate su un cartellone 40×60 affisso sul petto, Diego Esposito, il 40enne di Ponticelli che ha denunciato il parroco don Silverio Mura per abusi sessuali subiti nell’età adolescenziale, non si accontenta della riapertura del caso richiesta da Papa Francesco. Così come non si accontenta del processo che a fine anno dovrebbe tenersi dinanzi al tribunale civile di Napoli, e ieri mattina all’esterno del Duomo di Napoli ha esternato tutta la sua rabbia in un sit-in di protesta. «Sono 8 anni che chiedo giustizia e questa mi viene negata. In attesa di quella civile, archiviata quella penale perché la mia denuncia è stata tardiva, attendo ancora oggi quella ecclesiastica. Perché nonostante 3 interventi di Papa Francesco, non è cambiato niente. Io sto sempre più male, ho perso il lavoro, mi hanno emarginato e trattato come un pazzo, don Silverio Mura ha invece continuato ad insegnare ai ragazzini sotto copertura della Curia di Napoli che non ha mai preso alcun provvedimento».

    La maschera sul volto di Diego non ha impedito di scorgere i suoi occhi castani, profondi e malinconici. Lucidi, sul punto di lacrimare quando il 4oenne ha ripercorso la sua storia. «Mi ha detto di amarmi. Don Silverio Mura per me era Dio in terra e io mi sono lasciato abbindolare dalle sue attenzioni e dai suoi regali prima. Dalle sue parole, poi. All’inizio avevo paura di denunciare quei 3 anni di abusi e violenze subiti all’eta di 16 anni. Poi sono iniziati i dolori fisici. Quindi un giorno sono svenuto, credevo di morire e ho confessato tutto. Ma da allora attendo ancora giustizia». Ieri mattina Diego non era solo all’esterno del Duomo. Con lui c’era anche Giuseppe, altra presunta vittima di molestie e violenze sessuali, più timido e più silenzioso. «Non è questo il momento di parlare della mia storia, ma a breve arriverà, renderò tutti partecipi del mio dolore». Anche lui sarebbe stato vittima delle attenzioni perverse di don Silverio, assieme ad altri 10 ragazzi della periferia est di Napoli, pronti a denunciare nel processo di parte civile la loro sofferenza fisica e mentale che li costringe a percorsi di cura psicologica e alle assistenze continue dei familiari. Ieri mattina c’era anche la moglie di Diego a distribuire un volantino di denuncia alla gente e a chiedere «l’espulsione dalla chiesa di don Mura e del cardinale Sepe». Lei del resto ha sempre supportato e supporta Diego in ogni sua iniziativa, assistendolo nelle cure quotidiane, nei suoi problemi pscicologici «legati all’evento traumatico», e spiegati dalla dottoressa Luisa D’Aniello, consulente di parte civile nel processo al tribunale di Napoli. «Da quando si è accorto di non essere complice ma vittima di don Silverio, in Diego c’è una rimurginazione ossessiva. La sua vita è polarizzata su una sola cosa: sul desiderio di giustizia. Lui vive per ottenere giustizia. Non esiste nient’altro». Attacchi di panico ricorrenti, «problemi psicosomatici molto importanti» costringono oggi Diego ad «una seria cura farmacologica che seda la sua rabbia». Una rabbia che qualche giorno fa lo ha spinto anche a dichiarazioni forti. Relative ad una possibile vendetta ‘fai da te’. «Fortunatamente le pillole aiutano a calmarmi – ha commentato Diego – Senza di queste non so cosa potrei fare. Se avessi davanti don Silverio non so cosa sarei capace di fare».

    La rivolta delle vittime dei preti pedofili Manifestazione al Duomo contro Sepe: «Vada via, non ha mosso un dito» | Video

  • Vittime prete pedofilo, appello al Papa

    Vittime prete pedofilo, appello al Papa

    Nuovo sit in davanti al Duomo di Napoli della ‘Rete l’Abuso’

    http://www.ansa.it/campania/notizie/2018/04/08/vittime-prete-pedofilo-appello-al-papa_71f3d088-1f08-4ad9-8fd7-470eb5a979f3.html
  • “Quel prete mi ha rovinato la vita”: la protesta estrema delle vittime di pedofilia, che raccontano gli abusi davanti al Duomo di Napoli

    “Quel prete mi ha rovinato la vita”: la protesta estrema delle vittime di pedofilia, che raccontano gli abusi davanti al Duomo di Napoli

    “Dovevo andare a casa sua per questioni religiose, ma succedeva tutt’altro”. E questo tutt’altro è difficilissimo da pronunciare. Giuseppe Scognamiglio (nome di fantasia) è uno dei giovani che accusa Don Silverio Mura, il prete di Ponticelli che avrebbe abusato di diversi ragazzini, all’epoca minorenni, per anni. Poi c’è il caso di don Maurizio Palmieri, che avrebbe abusato di un altro ragazzino quando era in seminario. Ma i due religiosi sono ancora al loro posto: per chiedere giustizia e contro l’omertà intorno alla pedofilia clericale si è tenuto un sit in di protesta davanti al Duomo di Napoli, promosso dall’associazione Rete L’Abuso di Francesco Zanardi. Una mobilitazione che rientra nelle iniziative internazionali del programma Italy #ChurchToo, ideata per supportare la causa delle vittime napoletane dei due preti che chiedono al cardinale Sepe e alla Curia semplicemente di rendere noto “a che punto è la loro pratica”, ovvero quali sono le azioni intraprese dalla Chiesa nei confronti dei due prelati.

     

    https://youmedia.fanpage.it/video/aa/Wsj74uSwmGtWmXvL

  • Napoli, in piazza le vittime dei preti pedofili: «Intervenga Papa Francesco»

    Napoli, in piazza le vittime dei preti pedofili: «Intervenga Papa Francesco»

    Hanno spiegato anche oggi le loro ragioni contro «la pedofilia clericale» davanti al Duomo di Napoli, dopo la manifestazione di ieri, esponenti della’rete l’Abuso e giovani con la maschera di Anonymous appellandosi a Papa Francesco. Uno dei quattro manifestanti, tutti col volto coperto, che ha denunciato di aver subito abusi da un prete della Diocesi partenopea nel 1989 quando aveva 13 anni, si rivolge al Papa: «Faccio un appello a Papa Francesco – dice all’Ansa – ascolti le nostre grida di sofferenza, di dolore. Vorrei incontrarlo per dirgli di quali nefandezze si sono resi protagonisti alcuni preti, in particolare quello che ha cambiato per sempre la mia vita…».

    In un crescendo di emozioni, tra lo sguardo di fedeli e turisti che raccolgono i volantini, il giovane accusa anche l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe, responsabile, a suo dire, «di omissione e indifferenza» rispetto alle denunce: «Non vogliamo altre promesse, vogliamo i fatti; consegni i fascicoli sui preti pedofili alla magistratura». «È mai possibile che chi denuncia un prete pedofilo deve avere paura?» si chiede.

    Il sacerdote chiamato in causa dalla rete l’Abuso sarebbe stato visto di recente in provincia di Pavia. I quattro – due ragazze e i due giovani che hanno denunciato abusi – sono stati accompagnati da Francesco Zanardi, presidente delle Rete l’Abuso, che annuncia una diffida alla Congregazione per la Dottrina della fede riguardante il cardinale Sepe. «Domani diffideremo formalmente alla Congregazione il cardinale Sepe nella speranza che il Vaticano si dissoci da questa umiliante e vergognosa vicenda». A parere di Zanardi, Sepe sarebbe responsabile di insabbiamenti, quindi non può essere lui «a rendere giustziia alle vittime, è francamente inaccettabile».

    Ieri la Curia è intervenuta sulla vicenda del sacerdote napoletano accusato di aver commesso presunti abusi sessuali. Ha fatto sapere che il Santo Padre «ha deciso la riapertura del caso, incaricando la Congregazione Dottrina della Fede di procedere a tutti gli adempimenti, per cui, poco prima della Pasqua, alla Diocesi di Napoli è stato affidato il compito di effettuare l’indagine previa, che il cardinale arcivescovo ha immediatamente avviata ed è, quindi, in atto»

    https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/napoli_protesta_vittime_preti_pedofili_appello_papa-3656113.html

  • SIT-IN DAVANTI AL DUOMO DI NAPOLI DELLE VITTIME DI ABUSI DA PARTE DEL PRETE DI PONTICELLI

    SIT-IN DAVANTI AL DUOMO DI NAPOLI DELLE VITTIME DI ABUSI DA PARTE DEL PRETE DI PONTICELLI

    di Luciana Esposito

    Dietro quelle maschere c’è un volto segnato da quel genere di sofferenza che solo un abuso subito negli anni in cui non si conosce ancora il sesso sa lasciare. Negli occhi, tra le linee espressive, ma soprattutto nell’anima, quelle ferite non hanno mai smesso di sanguinare, mostrando palesemente i loro segni indelebili.

    Due vite, due storie, due ragazzini cresciuti nello stesso quartiere e diventati uomini condividendo lo stesso dramma, per mano dello stesso carnefice: don Silverio Mura, l’insegnante di religione di uno, il prete insieme al quale serviva messa per l’altro.

    Una vicenda consumatasi negli anni 80-90 a Ponticelli, emersa solo oggi, in seguito ad un percorso complesso e sofferto per entrambi e che, a distanza di tempo, ha portato le due vittime del sacerdote a denunciare, pubblicamente e non solo, gli abusi subiti da un uomo al quale è concesso servirsi della tonaca che indossa come uno scudo.

    Un lungo calvario e travagliato che ha scandito le loro vite negli ultimi anni, insorto quando i due giovani hanno iniziato a metabolizzare gli abusi subiti, prendendo coscienza di quello che gli era accaduto quando erano dei bambini, per mano di una persona “al di sopra di ogni sospetto” come solo i sacerdoti sanno esserlo nell’immaginario religioso collettivo, e proseguito quando in loro è maturata la consapevolezza che non poteva essergli assicurata giustizia, sotto il profilo penale, in quanto i reati contestati sono ormai prescritti. Tuttavia, il percorso intrapreso li ha portati ad imboccare una strada ben precisa che ha convertito la paura in rabbia e la vergogna in orgoglio: non vogliono che la vicenda finisca nel dimenticatoio e che Don Silverio e gli altri preti autori che macchiano la credibilità della Chiesa compiendo atti gravi come gli abusi sessuali sui minori, restino impuniti.

    Nonostante la loro mission sposi una causa d’interesse collettivo e i due giovani abbiano più volte chiesto alla Curia di intervenire, prendendo un provvedimento risolutivo contro il sacerdote al quale fin troppe libertà sono state fin qui concesse, fino ad oggi non hanno ricevuto una risposta concreta da parte della Chiesa.

    Fino ad oggi, per l’appunto.

    Durante la mattinata di sabato 7 aprile, due vittime di Don Silverio Mura che hanno avuto il coraggio di denunciare gli abusi subiti sono state protagoniste di un sit-in all’esterno del Duomo di Napoli, promosso dall’associazione “Rete l’abuso”, rappresentata da Francesco Zanardi.

    Una maschera di Anonymous per assicurarsi l’anonimato e per esortare chi copre le malefatte del loro carnefice “a togliersi la maschera”, affinchè “il loro sacrificio” non sia vano e possa quantomeno servire per evitare che altri bambini finiscano imbrigliati nella stessa rete “insospettabile”. Per questa ragione, i promotori dell’iniziativa hanno distribuito volantini ai passanti con il chiaro intento di sensibilizzare la massa non solo in merito alla loro vicenda, ma su una problematica reale e molto più diffusa di quanto possiamo immaginare, come quella della pedofilia nel clero.

    Il sit-in si svolgerà anche durante la mattinata di domani con le stesse modalità, con l’auspicio da parte delle due coraggiose vittime che la forte risonanza mediatica, non solo nazionale, ma mondiale, che il sit-in e l’intera vicenda stanno registrando, possaspronare la Chiesa a prendere provvedimenti concreti e risolutivi nei confronti di Don Silverio Mura.

    Sit-in davanti al Duomo di Napoli delle vittime di abusi da parte del prete di Ponticelli

  • Curia di Napoli: “E’ stato riaperto il caso del sacerdordote accusato di pedofilia”

    Curia di Napoli: “E’ stato riaperto il caso del sacerdordote accusato di pedofilia”

    E’ stato riaperto, per decisione di Papa Francesco, il caso relativo al sacerdote della Diocesi di Napoli accusato di pedofilia e l’indagine avviata dall’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, è in atto. Lo ricorda una nota della Curia arcivescovile di Napoli, nel giorno in cui, all’esterno del Duomo di Napoli, si è svolto un sit-in di protesta patrocinato dall’associazione Rete L’Abuso per chiedere conto dell’esito dei procedimenti canonici nei confronti dei preti accusati di violenza su minori.

     

    “Già lo scorso anno – spiega la nota – dalla Cancelleria diocesana venne precisato che la Congregazione Dottrina della Fede, alla quale la Diocesi di Napoli aveva rimesso tutta la documentazione relativa all’istruttoria fatta in loco, ‘nel 2016 riteneva non essere emersi gli elementi sufficienti per avviare un processo penale a carico’ del sacerdote in questione”.

    All’inizio di quest’anno, dopo una denuncia fatta da un’altra persona direttamente alla Santa Sede, “il Santo Padre – prosegue la nota – ha deciso la riapertura del caso, incaricando la Congregazione Dottrina della Fede di procedere a tutti gli adempimenti, per cui, poco prima della Pasqua, alla Diocesi di Napoli è stato affidato il compito di effettuare l’indagine previa, che il cardinale arcivescovo ha immediatamente avviata ed è, quindi, in atto”. Una volta completata tale indagine, conclude la nota, “verrà tutto rimesso per competenza alla stessa Congregazione Dottrina della Fede per le valutazioni e determinazioni”

    http://napoli.repubblica.it/cronaca/2018/04/07/news/curia_di_napoli_riaperto_il_caso_del_sacerdordote_accusato_di_pedofilia-193245682/?refresh_ce#gallery-slider=193232398