Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Campania

  • Ultimatum di Diego Esposito a papa Francesco e alla curia di Napoli, o intervenite o mi incatenerò a oltranza davanti alla diocesi

    Ultimatum di Diego Esposito a papa Francesco e alla curia di Napoli, o intervenite o mi incatenerò a oltranza davanti alla diocesi

    Forse a qualcuno sembrerà un po’ eccessivo, altri si chiederanno perché Diego non si lascia il passato alle spalle, bene ve lo dico io, non si può perché non è possibile dimenticare un evento le cui conseguenze traumatiche diventano parte integrante e devastante della vita di tutti i giorni, ogni mattina si svegliano con te, sono sempre li anche quando riesci a trovare un fragile equilibrio.

    Ho parlato con lui poco fa al telefono, forse voleva un consiglio, una rassicurazione che spero avergli dato dicendogli che ha tutto il mio personale appoggio e quello dell’associazione.

    Diego Esposito non vuole fare nulla di illegale, vuole avviare una protesta civile e non violenta chiedendo semplicemente che don Silverio Mura sia processato, vuole solo giustizia per quello che ha dovuto subire, perché dopo tre inchieste insabbiate, otto anni di attesa, dopo aver visto riconfermato il cardinale Sepe, grande insabbiatore del suo caso, dopo aver fatto due scioperi della fame e non aver ottenuto alcuna risposta da chi a parole grida “tolleranza zero”, dopo aver scoperto che il suo abusatore da un anno esercitava sotto falso nome insegnando il catechismo ai bambini  di Montù Beccaria proprio come quando adescò lui, Diego Esposito vuole legittimamente e civilmente reclamare i suoi diritti costituzionali, a lui sottratti da uno Stato estero che ad oggi, tranne il danno subito da Diego non ha concretizzato nulla disattendendo le stesse false speranze che quello Stato estero gli ha dato.

    Con questa premessa Diego Esposito vuole dare ancora qualche giorno alla Santa Sede per rispondere su un caso di cui dopo otto anni ha tutti gli elementi necessari per poter dare una risposta pressoché immediata e soprattutto, questa volta concreta; annuncia che se così non sarà tra 15 giorni inizierà la sua protesta civile e non violenta e noi della Rete L’ABUSO non possiamo non essere tutti con lui.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO

  • Incredibile ma vero, don Saverio Aversano è don Silverio Mura, il prete accusato di abusi a Napoli e protetto dal cardinale Sepe.

    Incredibile ma vero, don Saverio Aversano è don Silverio Mura, il prete accusato di abusi a Napoli e protetto dal cardinale Sepe.

    La storia di don Silverio diventa di dominio pubblico nel 2012 quando la sua presunta vittima, Diego Esposito, stanco delle sue denunce alla diocesi rimaste inascoltate, disperato ed in cerca di risposte si rivolge alla Rete L’ABUSO.

    Circa 2 giorni dopo rintracciammo il sacerdote, con grande stupore di Diego scopriamo che insegna ancora religione come quando adescò lui. Lavora a poco più di un chilometro dalla sua abitazione, presso l’Istituto alberghiero C. Russo di Cicciano (NA), anno 2012 – 2013.

    Pochi giorni dopo scompare dall’istituto e anche dal palinsesto degli orari grazie al quale eravamo riusciti a rintracciarlo.

    Si perdono temporaneamente le tracce ma l’anno scolastico successivo 2013 – 2014, questa volta grazie alla segnalazione di alcuni studenti che avevano visto le foto segnaletiche che l’associazione aveva diffuso, lo troviamo sempre come docente di religione, questa volta presso una scuola media di Napoli.

    Da quì in poi interromperà l’insegnamento e di lui perderemo le tracce sino al novembre 2016 quando viene segnalato presso una comunità per sacerdoti con problemi in provincia di Perugia. I motivi di quella sua interruzione dell’insegnamento e il suo trasferimento a Perugia, dalla segnalazione sembrerebbero non essere dovuti alle accuse di pedofilia, ma bensì a problematiche legate all’anziana madre che accudirà fino alla morte che risale a poco più di un anno fa, proprio in concomitanza con il suo incarico a  Montù Beccaria dove scopriremo essere diventato don Saverio Aversano (cognome della madre).

    Non si sa se ridere o se piangere, certo è imbarazzante, secondo alcuni giornali la Santa sede avrebbe riaperto il caso e questo sarebbe avvenuto all’insaputa della vittima e circa un mese prima che si scoprisse che invece era nascosto sotto falso nome a Montù Beccaria, dove continuava a stare a stretto contatto con minori e da dove per l’ennesima volta scomparirà, ancora protetto dai suoi superiori e dalla tolleranza di papa Francesco.

     Redazione

  • Prete accusato, a Montù con un altro nome

    Prete accusato, a Montù con un altro nome

    Si faceva chiamare don Saverio. Un nome non molto diverso da quello reale, Silverio, ma comunque falso. È l’ultimo atto della vicenda a tinte fosche che fatto visto balzare il piccolo comune di Montù Beccaria agli onori delle cronache nazionali dopo il servizio della trasmissione Le iene in cui venivano intervistate due presunte vittime di don Silverio Mura, il sacerdote napoletano accusato di abusi sessuali ai danni di diversi adolescenti trasferito lo scorso anno in gran segreto proprio nella parrocchia di Montù, in una sorta di esilio tra i vigneti per sfuggire al clamore mediatico.

    Diversi residenti, tra cui anche i genitori di bambini a cui il prete napoletano accusato di pedofilia ha fatto catechismo negli ultimi mesi, assicurano che al suo arrivo, l’anno scorso, era stato presentato come don Saverio e che tutti, compreso il parroco don Simone Baggio, erano all’oscuro dei trascorsi di don Silverio e delle pesantissime accuse a lui rivolte.

    Accuse talmente pesanti e così ben descritte dai suoi accusatori intervistati dalle Iene, che hanno convinto papa Francesco a far riaprire il caso, archiviato un paio d’anni da dalla commissione d’inchiesta interna al Vaticano. Ma la vicenda che sta tenendo banco sulle colline dell’Oltrepo orientale e ha fatto venire la pelle d’oca a tanti genitori ignari che avevano affidato ai suoi insegnamenti i propri figli, sta diventando un giallo. Perché il prete accusato di pedofilia, dopo il servizio delle Iene, ha lasciato Montù senza preavviso per raggiungere una destinazione al momento ignota.

    Alcuni dicono che si trovi a Milano, altri in Sicilia o che si rientrato nel napoletano, da qualche parte. E intanto, le reti anti abuso si mobilitano, puntando il dito contro la decisione dei superiori di don Silverio che l’hanno rimesso a contatto con gli adolescenti, solo spostandolo a quasi mille cilometri da casa.

  • La Fake News del papa che riapre il caso di don Silverio Mura. Faceva invece il prete nel pavese. Da due giorni scomparso anche da li.

    La Fake News del papa che riapre il caso di don Silverio Mura. Faceva invece il prete nel pavese. Da due giorni scomparso anche da li.

    Altro duro colpo alla credibilità di papa Francesco, e a quella che la stampa ha battezzato come la campagna “tolleranza zero” contro i preti pedofili: una campagna da noi della Rete LABUSO ribattezzata, non per pregiudizio, ma per l’indiscutibilità dei dati alla mano che la contraddicono, la campagna di “tolleranza” per gli abusatori e “zero” per le vittime.

    Lo scorso 17 febbraio, a pochi giorni dall’interruzione dello sciopero della fame di Diego Esposito che con la sua protesta civile, non violenta e inascoltata da papa Francesco, chiedeva verità e giustizia per i presunti abusi subìti dal sacerdote Silverio Mura, alcuni quotidiani e l’agenzia ANSA, davano notizia, confermata anche dal direttore della sala stampa vaticana Greg Burke, che papa Francesco avesse riaperto – dopo il primo insabbiamento dell’indagine da parte della diocesi guidata dal cardinale Sepe – il caso di Diego Esposito.

    La Rete LABUSO, di cui Diego Esposito fa parte, smentì immediatamente la fake news vaticana sottolineando che, non solo la presunta vittima, ma neppure il suo avvocato e la stessa associazione, non avevano alcuna notizia a riguardo.

    Ammodernando un pò il termine, quando si dice che le fake news hanno le gambe corte, arriviamo a pochi giorni fa, il 7 marzo 2018 quando un servizio de Le Iene propone proprio il caso del nostro associato, Diego Esposito.

    È proprio in quel servizio che il sindaco di Montù Beccaria (Pavia) – Amedeo Quaroni – riconosce il prete accusato nella trasmissione: esercita e vive in paese, fa ancora il catechista ed è ancora a contatto con minori, come trent’anni fa quando adescò Diego. Proprio vero, il lupo perde il pelo ma non il vizio, mi riferisco al catechismo, naturalmente.

    Il trasferimento di don Silverio Mura a Montù Beccaria avviene all’incirca un anno fa, presumiamo dopo la morte della madre che, fino ad allora, don Silverio aveva accudito e che da tempo limitava notevolmente la libertà di movimento del sacerdote.

    Certo che la chiesa non si è fatta scrupoli, altro che indagine canonica, altro che prevenzione, dopo il funerale della madre lo ha rimesso subito in pista e, cosa c’è di meglio che un bel paesino di poche anime nel pavese, a 800 km di distanza da Napoli.

    Inutile dire che quando il sindaco di Montù Beccaria ha cercato di avere notizie, don Silverio aveva già preso il volo.

    Sarà andato a fare il processo canonico ?

  • SCANDALO ESORCISMI | Nuovo arresto per don Michele e Schettino. Ai genitori della 13enne, sospesa la podestà genitoriale

    SCANDALO ESORCISMI | Nuovo arresto per don Michele e Schettino. Ai genitori della 13enne, sospesa la podestà genitoriale

    Casapesenna – Nel pomeriggio di ieri, 12 marzo, la Squadra Mobile della Questura di Caserta, su disposizione della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, ha dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misure cautelari, emessa dal GIP presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nei confronti di: – BARONE MICHELE, nato a Caserta il 20.2.1976, sacerdote appartenente alla diocesi di Aversa – attinto dalla misura cautelare della custodia in carcere; – SCHETTINO Luigi, nato a Caserta il 28.5.1978, dirigente della Polizia di Stato – attinto dalla misura cautelare degli arresti domiciliari; – TRAMONTANO Cesare, nato a Maddaloni il 26/10/1967 – attinto dalla misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa e della sospensione della potestà genitoriale; – CARANGELO Lorenza, nata a Maddaloni il 25.2.1970 – attinto dalla misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa e della sospensione della potestà genitorìale; Le indagini, dirette dalla Procura e curate dalla Squadra Mobile della Questura di Caserta e, per la parte relativa ad alcuni accertamenti tecnici, dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri del Comando Provinciale di Caserta, hanno consentito di approfondire ulteriormente le censure relative alle gravissime condotte perpetrate dal sacerdote Michele BARONE, appartenente alla diocesi di Aversa, in concorso con le altre persone attinte dai provvedimenti cautelari.

    Il sacerdote, infatti – già colpito da un’ordinanza cautelare per i reati di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale – agendo senza l’autorizzazione del Vescovo diocesano e, dunque, in totale spregio delle regole e delle prescrizioni dell’organizzazione clericale, ha perpetrato su numerose donne – tra le quali la minore T.A. – riti esorcisti posti in essere con modalità violente, in tal modo concretizzando la realizzazione delle fattispecie incriminatrici dei maltrattamenti in famiglia aggravati dalla realizzazione, ai danni della minore T.A., di una lesione gravissima. Le ordinanze cautelari hanno, altresì, riguardato, TRAMONTANO Cesare e CARANGELO Lorenza, genitori della minore T.A., i quali hanno partecipato a numerosi episodi di maltrattamento, contribuendo consapevolmente e volontariamente alla realizzazione dei soprusi ai danni della figlia e alla realizzazione, ai suoi danni, di uno sfregio permanente del viso. Infine, attinto da misura cautelare è stato anche il vice questore aggiunto della P.S. Luigi SCHETTINO, seguace di don Michele BARONE, ritenuto responsabile, in concorso, anche dei maltrattamenti subiti da T.A., non avendo impedito il protrarsi della condotta criminosa, pur avendone piena contezza e avendo l’obbligo giuridico di impedire l’ulteriore protrazione dell’evento criminale e, in particolare, la realizzazione dello sfregio permanente del viso della minore. Le indagini, sono state condotte attraverso l’escussione di numerose persone informate sui fatti, l’acquisizione di documentazione sanitaria, la realizzazione e l’acquisizione di videofilmati — anche oggetto di servizi di trasmissioni televisive – una consulenza medico/legale e intercettazioni telefoniche e ambientali.

    http://noicaserta.it/don_michele_barone_cesare_tramontano_lorenza_carangelo_schettino_luigi_esorcismo.html

  • Le Iene, accuse di pedofilia a Don Silverio: “Subivo passivamente e mi regalava 20mila lire”

    Le Iene, accuse di pedofilia a Don Silverio: “Subivo passivamente e mi regalava 20mila lire”

    Se le accuse si dimostrassero fondate, quello di Don Silverio potrebbe essere il più grande caso di pedofilia in Italia. Le Iene tornano a parlare del religioso e dei presunti abusi su cui sta indagando la Chiesa intervistando anche le vittime. Il Papa ha riaperto il caso di Don Silverio Mura, sacerdote a Ponticelli.

    Il servizio di Pablo Trincia con le varie testimonianze prova a far luce sulla vicenda. L’inchiesta vaticana si era conclusa nel 2016 con un’archiviazione e ora è stata riaperta. Un quarantenne ha rivelato di aver subito delle violenze dal prete quando aveva 13 anni e un’altra persona ha confermato e condiviso molti dettagli, tra cui il ricordo di una malformazione dell’organo sessuale del sacerdote in erezione. “Mi accarezzava ed ero in posizione passiva, poi mi faceva regali e mi dava 20mila lire”, il racconto di un intervistato.

    L’uomo che ha fatto riaprire l’inchiestaha raccontato di aver segnalato più volte i fatti alla Curia di Napoli, ma Don Silverio avrebbe continuato a insegnare religione in una scuola.

    https://www.leggo.it/spettacoli/le_iene/le_iene_don_silverio_pedofilia_8_marzo_2018-3592287.html

  • Don Silverio Miura/ Presunti abusi in vaticano: denunciato da altre due vittime? (Le Iene)

    Don Silverio Miura/ Presunti abusi in vaticano: denunciato da altre due vittime? (Le Iene)

    Presunti abusi in Vaticano, si riapre il caso di Diego Esposito, forse vittima di violenze messe in atto da don Silverio Mura: il servizio de Le Iene. 

    Il caso di Diego Esposito ha aperto ancora una volta le indagini sui presunti abusi messi in atto da don Silverio Mura diversi anni fa, quando si occupava della parrocchia di Ponticelli di Napoli. Lo scorso febbraio sono emerse infatti altre testimonianze che confermerebbero le accuse ai danni del prete, attualmente insegnante di religione presso un istituto scolastico. Il tutto grazie alla testimonianza di Esposito, abusato quando aveva appena 13 anni e che ha permesso ad altre possibili vittime di farsi avanti e di contattare Rete l’Abuso, la onlus guidata dal presidente Francesco Zanardi. In seguito al servizio di Chi l’ha visto, sono emerse infatti altre tre nuove denunce che puntano ancora il dito contro don Silverio. Il caso del prete di Ponticelli e dei presunti abusi verrà approfondito da Le Iene nella puntata di stasera, mercoledì 7 marzo 2018, grazie al servizio di Pablo Trincia. Si parlerà del caso di Diego Esposito e delle ultime notizie, che hanno spinto il Vaticano a riaprire le indagini su don Silverio Mura dopo aver ordinato la chiusura nel 2016. In particolare, evidenzia Il Mattino, sarebbero almeno due le vittime, di 28 e 23 anni, ad aver confermato quanto accaduto al 40enne. Non è chiaro se questi due nuovi casi possano far cadere le accuse in prescrizione, data la legge in vigore che prevede la non perseguibilità per reati che risalgono ad oltre dieci anni prima. Diego Esposito infatti non ha potuto sporere denuncia, ma chiedere al sistema giudiziario del Vaticano di fare luce sulla vicenda. Lo stesso papa Francesco, da sempre al fianco delle vittime di violenze fin dalla sua nomina, ha promesso di far conoscere alla presunta vittima l’esito delle indagini.

    SPUNTANO ALTRE DUE POSSIBILI VITTIME

    Don Silverio Mura potrebbe dover rispondere di nuovi reati di abusi, accaduti forse in epoca più recente rispetto alle violenze raccontate da Diego Esposito. Oggi 40enne, il napoletano si trova ora ad affrontare la sua battaglia in nome della giustizia accanto alla onlus Rete L’Abuso ed a due possibili nuove vittime. Data la giovane età dei due denuncianti, bisogna approfondire inoltre se gli eventi di cui si parla siano accaduti anche in seguito alle denunce di Esposito, nel periodo in cui don Silverio Mura è stato spostato dalla parrocchia di Ponticelli di Napoli a Pollena. Nonostante lo scalpore creato dal caso, il sacerdote ha continuato infatti ad insegnare religione presso l’Istituto alberghiero Russo di Cicciano dal 2010 al 2013 ed in seguito si sarebbe occupato dell’insegnamento a bambini delle medie dell’istituto Serao di Volla. L’ultima volta che il prete è stato avvistato risale tra l’altro alla fine dello scorso gennaio, come sottolinea Il Mattino, e c’è di più. Diego Esposito infatti abita a pochi km di distanza da dove vive don Mura, che avrebbe interrotto l’attività di docente solo nel 2015. Importante nella vicenda l’intervento di Papa Francesco, ribadisce Il Corriere del Mezzogiorno, dato che è per volontà del Pontefice che le indagini del Vaticano si sono riaperte su quanto avvenuto 37 anni fa a Diego Esposito.

  • Pietramelara – Abusi sessuali, Argenziano condannato: ecco la decisione del giudice

    Pietramelara – Abusi sessuali, Argenziano condannato: ecco la decisione del giudice

    Pietramelara – Concluso il processo di primo grado a carico di un 32enne di Pietramelara, accusato di aver abusato sessualmente di alcuni ragazzini del paese, in gran parte chierichetti nella chiesa di San Rocco.

    I giudici del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere hanno condannato Pietro Argenziano a 4 anni di carcere. L’uomo è stato condannato per due episodi mentre è stato assolto per il terzo caso all’esame dei giudici.
    Il difensore dell’imputato, l’avvocato Michel Mozzi, si è detto soddisfatto della sentenza che riduce fortemente la richiesta di condanna a sette anni formulata dal pubblico ministero. Tuttavia l’avvocato Mozzi ha già annunciato il ricorso in appello per tentare di annullare l’odierna sentenza o comunque di ridurre ulteriormente la pena subita

    Pietramelara – Abusi sessuali, Argenziano condannato: ecco la decisione del giudice

  • Caserta, esorcismo e violenza su quattordicenne, resta in carcere il prete arrestato

    Caserta, esorcismo e violenza su quattordicenne, resta in carcere il prete arrestato

    Resterà in carcere don Michele Barone, sacerdote di Casapesenna (Caserta), arrestato per maltrattamenti e violenza sessuale ai danni di tre donne, tra cui una minore di 14 anni. Tornano invece in libertà i genitori di quest’ultima, finiti agli arresti domiciliari perché non avrebbero impedito gli abusi. Lo ha deciso il gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, cui si era rivolto Carlo Taormina, legale del pretechiedendo i domiciliari, anche la procura aveva dato parere contrario.

    Lo stesso legale, che assiste anche i genitori della piccola, aveva poi chiesto per i coniugi l’annullamento dell’ordinanza e la concessione della libertà, ricevendo l’avallo dei pm che aveva dato parere favorevole ad una misura meno afflittiva. Per don Michele la partita si sposterà ora al Tribunale del Riesame, cui Taormina ha già presentato istanza. L’altro indagato arrestato, il funzionario di polizia Luigi Schettino, resta ai domiciliari in attesa che si pronunci il Tribunale del Riesame, al quale si è rivolto il suo legale Carlo De Stavola.

    Durante l’interrogatorio, il funzionario di polizia ha ricostruito il suo ruolo all’interno della vicenda, rifiutando di essere etichettato come l’adepto di don Michele, ipotesi questa avanzata dalla Procura. L’ex dirigente del commissariato di Maddaloni ha raccontato di aver conosciuto il sacerdote nel 2013, e di aver frequentato con la moglie anche il gruppo di preghiera creato da don Michele; almeno in quattro-cinque occasioni il poliziotto avrebbe assistito alle pratiche del prete, cui la Diocesi di Aversa contesta di aver praticato riti esorcistici senza autorizzazione. Schettino ha negato che il sacerdote avesse maltrattato ragazze o donne, o avesse abusato di loro, raccontando di aver preso parte con il gruppo ad un viaggio a Medjugorie dello scorso anno e ad una visita a Maddaloni presso un luogo dove si presume che si siano tenuti riti satanici; in quel caso, ha riferito il funzionario, una delle presunte vittime di don Michele, la 14enne i cui genitori sono finiti in arresto, sarebbe caduta in trance.

    Schettino ha poi negato anche l’altra accusa di aver tentato di convincere la sorella della 14enne a non presentare denuncia contro don Michele. La donna, il 19 ottobre del 2017, invece aveva deciso di rivolgersi  formalmente al commissariato di polizia di Chiaiano (Napoli), poi qualche giorno dopo si recò al commissariato di Maddaloni, comune dove risiedono i genitori e la sorella; qui si trovò di fronte Schettino, allora dirigente, e il suo vice, un sostituto commissario. Schettino ha spiegato che fu la donna a desistere e che non furono fatte pressioni nei suoi confronti, anche perché una denuncia già c’era. Qualche mese dopo, il 19 febbraio scorso, pochi giorni prima dell’arresto del prete e dello stesso Schettino, il sostituto commissario ha poi depositato una relazione in cui dava conto delle presunte pressione fatte dal suo dirigente; un documento che è servito alla procura come fondamentale riscontro alle accuse ipotizzate verso il poliziotto.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/esorcismo_violenza_michele_barone_sacerdote_carcere_inchiesta_caserta-3589979.html

  • Ponticelli, abusato da un prete a 13 anni  La psicologa: «Ha subito danni devastanti, non riesce più a vivere»

    Ponticelli, abusato da un prete a 13 anni La psicologa: «Ha subito danni devastanti, non riesce più a vivere»

    di Dario Striano

    Undici grida di dolore e di rabbia. Undici richieste di giustizia. Undici vite, «undici famiglie rovinate da chi avrebbe dovuto difenderle dal male». La criminologa esperta in psicodiagnostica clinica e giuridico-peritale, Lisa D’Aniello, descrive la situazione psicofisica delle 11 presunte vittime di abusi sessuali che sarebbero stati compiuti da don Silverio Mura, ex parroco della periferia orientale di Napoli. 
    E in particolare quella di D.E., il 40enne che per primo ha denunciato le violenze «subite in età adolescenziale» dal parroco di Ponticelli, suo insegnante di religione. Il 40enne che con una lettera e uno sciopero della fame ha spinto Papa Francesco a chiedere di riaprire il caso del prete presunto pedofilo, archiviato dalla Curia. «Sono consulente di parte nel processo civile portato avanti da D. e dal suo legale, ma sono a conoscenza della situazione psicofisica delle tante vittime di abusi che sarebbero stati compiuti dal parroco – così la dottoressa D’Aniello – Tutti hanno presentato la stessa difficoltà nel denunciare le violenze anche per il legame emotivo instaurato con il loro orco, un abile manipolatore». Per capire la storia di D., il suo legame con don Silverio Mura, bisogna contestualizzare l’ambiente in cui la presunta vittima è nata e cresciuta. Siamo sul finire degli anni ’80 a Ponticelli, quartiere popolare della periferia est di Napoli. Terra di povertà e di camorra «dove la figura del prete rappresenta il punto di riferimento per l’intero quartiere». 
    D., ragazzino timido e chiuso, è nato e cresciuto qui. «Proveniva da una famiglia molto cattolica – ha continuato la dottoressa – e la mamma era felicissima per questo rapporto che aveva col prete, da cui si allontanerà soltanto dopo 3 anni di abusi plurimi. All’età di 14 anni. Quando cominciò già a manifestare una sintomatologia di natura psicosomatica che lo costrinse ad una serie di accertamenti medici piuttosto costosi. Perlopiù mal di pancia e allo stomaco, ma lui pensava di aver contratto l’Aids e manifestò questo timore al parroco che, per tenerlo tranquillo, gli comprò una motocicletta». I dolori alla pancia e allo stomaco scompaiono per qualche tempo dopo quel regalo per poi ricomparire bruscamente diversi anni più tardi. 
    Dopo il matrimonio e l’ottenimento di un posto di lavoro come guardia giurata all’interno di una banca. «Mal di pancia e mal di stomaco erano sintomi di un trauma non ancora mentalizzato e metabolizzato – ha raccontato la consulente – Ad un certo punto, il corpo ha deciso di passare il testimone alla mente. Così, un giorno, all’improvviso, mentre era al lavoro in banca, D. ebbe un forte attacco di panico. Venne accompagnato all’ospedale e, credendo di star per morire, confessò alla mamma e alla moglie gli abusi subiti». 
    Da qui, gli incontri nel 2011 con uno psichiatra che ‘accompagna’ D., tramite un lento percorso di analisi, alla denuncia. Prima ai carabinieri e poi alla Curia. «La perizia della Curia del 2016, paragonabile ad un interrogatorio poliziesco, però non ha fatto altro che peggiorare le sue condizioni di salute – ha chiarito la psicoterapeuta – D. è stato soggetto a quella che noi chiamiamo una vittimizzazione secondaria. Una cosa che accade quando si è vittima di una ingiustizia a cui il sistema non crede». 
    Un’ingiustizia che ora costringe D. ad una vita difficile, denunciata anche dal suo legale Carlo Grezio. «Ha perso il lavoro e sta sempre in casa. D. oggi non vive più. Così come non vive più sua moglie, costretta ad assisterlo 24 ore su 24».

    Ponticelli, abusato da un prete a 13 anni La psicologa: «Ha subito danni devastanti, non riesce più a vivere»