Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Campania

  • Don Michele Barone si comportava come un boss criminale? Arrestato anche vicequestore di Maddaloni

    Don Michele Barone si comportava come un boss criminale? Arrestato anche vicequestore di Maddaloni

    A tradire don Michele Barone, parroco del Tempio di Casapesenna, sospeso dal vescovo di Aversa e poi finito in carcere nell’ambito di una inchiesta della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, sarebbe stato un sms da lui inviato a una donna, che poi si è scoperto essere la sua amante.

    Secondo quanto ricostruisce Caserta News, quel messaggio sarebbe stato letto anche da una parrocchiana molto coinvolta nella pastorale borderline del parroco, che non avrebbe in alcun modo ‘gradito’ il fatto che il sacerdote continuasse a dire messa nonostante avesse una relazione amorosa con una donna.

    E don Michele, stando a quello che Caserta News ha appreso dagli atti dell’ordinanza che lo ha portato in carcere, dopo aver saputo di essere stato scoperto ha provato a correre subito ai ripari, con modi che, però, non sembrano consoni a quelli di un uomo di chiesa. Secondo la ricostruzione della Procura, infatti, ci sarebbe almeno tre testimoni che confermano la richiesta avanzata dal parroco di Casapesenna ad un altro suo ‘fedele’ di incendiare ad Aversa la pizzeria della ragazza che aveva scoperto la sua relazione amorosa. Resta da capire il movente di tale richiesta criminale, cioè se il sacerdote abbia agito per imporre il silenzio alla vittima dell’incendio.

    Lo scandalo colpisce la Diocesi che pochi giorni fa quel prete lo aveva sospeso, ma travolge anche il vicequestore Luigi Schettino. Infatti ai domiciliari ci sono anche il padre C.T. e la madre della ragazzina, L.T. e il commissario di Maddaloni.

    Il dirigente del commissariato di polizia di Maddaloni dal giorno successivo la messa in onda del servizio è stato trasferito a Potenza, dove ieri è stato arrestato dalla Squadra mobile di Caserta, diretta da Filippo Portoghese. È accusato di aver tentato di convincere la sorella di una delle vittime a ritirare la denuncia contro il prete. Una condotta frutto della sua amicizia di lungo corso con il sacerdote. Forse credeva che davvero quell’uomo avesse il potere di salvare le anime dal demonio. Potrà eventualmente raccontarlo al giudice che lo interrogherà nei prossimi giorni, spiegare cosa lo ha indotto a rinnegare il distintivo per sposare le tesi strampalate di un prete che faceva l’esorcista a quanto pare solo per abusare di vittime indifese. Lo sostiene la procura di Santa Maria Capua Vetere, diretta da Maria Antonietta Troncone, negli atti dell’inchiesta coordinata dall’aggiunto Alessandro Milita e affidata ai pm Alessandro Di Vico e Daniela Pannone che si è concretizzata in un’ordinanza di custodia cautelare a firma del gip Ivana Salvatore.

    Le accuse formulate ai quattro arrestati sono, a vario titolo, di violenza sessuale, maltrattamenti e lesioni. Le ragazze, tre quelle di cui si ha notizia, anche se l’elenco è molto più lungo, venivano sottoposte a rituali paragonabili a torture medievali. Legate, costrette a seguire il prete nei pellegrinaggi con tutori di quelli che si usavano nei vecchi manicomi. Nei video una di loro sembra tenuta al guinzaglio. E, ancora, picchiate, insultate, umiliate e palpeggiate nelle parti intime. Ma non è tutto. Alcune vittime sarebbero state costrette a spogliarsi e a dormire nude «con il sacerdote e con la sua amante». Lo scrivono i pm che indagano sia sulla donna che su altre persone per ora ancora libere. Il cerchio è tutt’altro che chiuso: ieri le perquisizioni, sia al tempio di Casapesenna che in altri luoghi sono andate avanti fino a tarda sera. Molti altri pare fossero a conoscenza delle aberranti pratiche spacciate per rituali esorcisti. Che erano corredate da minacce inquietanti. Il sacerdote esercitava il pieno controllo sulle menti delle vittime usando un metodo subdolo. Minacciava «ire divine»: se si fossero rifiutate di giacere con lui «la Madonna e San Michele» le avrebbero «punite». E, come se tutto ciò non bastasse, aveva indotto alcune delle ragazze a interrompere le cure farmacologiche alle quali erano sottoposte. E le obbligava a una dieta di latte, biscotti e flebo di glucosio. Nel silenzio, la procura ha lavorato con una sola alleata: la sorella di una delle vittime. Cacciata di casa perché omosessuale, la giovane ha dato un contributo decisivo all’inchiesta. Sfidando la sua famiglia, un’intera comunità religiosa. E un dirigente di polizia.

    Fonti: Caserta News, Il Mattino

  • Nude a letto con il prete e l’amante o «la Madonna ti punisce»: le minacce del sacerdote arrestato

    Nude a letto con il prete e l’amante o «la Madonna ti punisce»: le minacce del sacerdote arrestato

    «Spogliati e dormi con noi, altrimenti la Madonna e San Michele ti puniscono».

    E’ una delle frasi aberranti con le quali don Michele Barone avrebbe costretto le sue vittime a subire abusi sessuali.

    E a passare le notti nello stesso letto con lui e la sua amante. Secondo i pm, il sacerdote esercitava un totale controllo psicologico sulle vittime, tale da indurle a fare tutto ciò che voleva.

    Accanto ai riti esorcisti non autorizzati e assolutamente violenti, definiti dalla procura delle verie e proprie «torture», si profila per il sacerdote di Casapesenna l’accusa di violenza sessuale in concorso con coloro che avrebbero potuto impedirgli di continuare a fare del male alle ragazzine, come i genitori di una di loro che infatti sono finiti ai domiciliari.

    https://www.ilmattino.it/caserta/nude_letto_prete_amante_prete_esorcismo-3567519.html

  • Caserta, riti esorcisti e violenza sessuale su 14enne in Campania: arrestati prete, poliziotto e genitori

    Caserta, riti esorcisti e violenza sessuale su 14enne in Campania: arrestati prete, poliziotto e genitori

    Esorcismo al tempio di Casapesenna: arrestati i genitori della quattordicenne e il prete don Michele Barone.
    La polizia ha appena eseguito le misure dopo l’indagine dei pm Alessandro Di Vico e Daniela Pannone, coordinati dall’aggiunto Alessandro Milita, della procura di Santa Maria Capua Vetere, diretta da Maria Antonietta Troncone. L’inchiesta è scattata in seguito al servizio de Le Iene che hanno raccolto la denuncia della sorella della vittima.
    Il prete è finito in carcere, domiciliari per i genitori e per il poliziotto Luigi Schettino.

    Sono accusati a vario titolo di violenza sessuale, maltrattamenti e lesioni ai danni di tre ragazze. Non solo la 14enne dunque era finita al centro degli abusi spacciati per esorcismo, ma ci sono anche altre due vittime.

    Anzi, secondo la procura, l’elenco delle vittime è lunghissimo. Quella capeggiata da don Barone è dunque una vera e propria setta che aveva circuito diverse giovani donne e in alcuni casi anche i loro familiari.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/esorcismo_su_14enne_arrestati_prete_genitori_caserta-3567437.html

  • Riti esorcisti e violenza sessuale su donne, arrestato sacerdote. Abusi anche su minorenne

    Riti esorcisti e violenza sessuale su donne, arrestato sacerdote. Abusi anche su minorenne

    Un sacerdote del Casertano di 42 anni, è stato arrestato con l’accusa di aver compiuto “medievali e brutali riti esorcisti” su numerose donne, tra cui una minore e una giovane, le cui modalità – secondo la Procura di Santa Maria Capua Vetere – hanno concretizzato la realizzazione della violenza sessuale aggravata. Ai domiciliari sono finite altre tre persone, due delle quali sono genitori della minore vittima e un dirigente della Polizia, amico del sacerdote.

    Il sacerdote arrestato, Michele Barone, era stato sospeso appena una settimana fa per un anno dalle funzioni sacerdotali dal vescovo di Aversa, monsignor Angelo Spinillo. Del caso si erano occupate le Iene in un servizio in cui si denunciavano esorcismi praticati su una tredicenne che avrebbe avuto problemi psichici.

    Il dirigente di Polizia finito ai domiciliari è Luigi Schettino, alla guida del commissariato di Maddaloni fino a pochi giorni fa. Secondo la Procura era vicino al sacerdote appartenente a una congregazione di diritto diocesano.Il poliziotto avrebbe fatto pressioni sulla sorella di una vittima affinchè ritirasse una denuncia contro il sacerdote e non avrebbe impedito il compimento delle azioni violente. Gli altri due finiti ai domiciliari sono i genitori di una vittima minorenne che sarebbero state consapevoli e addirittura permesso esorcismi irrituali sulla figlia.

    http://www.ansa.it/campania/notizie/2018/02/23/riti-esorcisti-e-violenza-sessuale-su-donne-arrestato-sacerdote.-abusi-anche-su-minorenne_79f80c34-814e-4584-99a6-dfa61d0bbcdf.html

  • Arrestato Don Michele Barone, i genitori dell 13enne ed un poliziotto. Svolta nelle indagini

    Arrestato Don Michele Barone, i genitori dell 13enne ed un poliziotto. Svolta nelle indagini

    Dopo il servizio delle Iene sono stati fatti 4 arresti

    CASAPESENNA / MADDALONI – Nel corso della mattina odierna, la Squadra Mobile della Questura di Caserta, su disposizione della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, ha dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misure cautelari, emessa dal GIP presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nei confronti di:

    – BARONE MICHELE, nato a Caserta il 20.2.1976, sacerdote appartenente alla diocesi di Aversa – attinto dalla misura cautelare della custodia, in carcere;
    – SCHETTINO Luigi, nato a Caserta il 28.5.1978, dirigente della Polizia di Stato – attinto dalla misura cautelare degli arresti domiciliari;
    – TRAMONTANO Cesare, nato a Maddaloni il 26/10/1967 – attinto dalla misura cautelare degli arresti domiciliari;
    – CARANGELO Lorenza, nata a Maddaloni il 25,2.1970 – attinto dalla misura cautelare degli arresti domiciliari;

    Le indagini, dirette dalla Procura e affidate alla Squadra Mobile della Questura di Caserta, hanno consentito di stigmatizzare un contesto criminale inquietante, che vede quale protagonista il sacerdote Michele BARONE, appartenente alla diocesi di Aversa. Questi, agendo senza l’autorizzazione del Vescovo diocesano e, dunque, in totale spregio delle regole e delle prescrizioni dell’organizzazione clericale, ha perpetrato su numerose donne – tra le quali la minore T.A. e la giovane C.R. – medievali e brutali riti esorcisti, le cui modalità esecutive hanno concretizzato la realizzazione delle fattispecie incriminatrici della violenza sessuale aggravata e dei maltrattamenti in famiglia.

    In particolare, il BARONE, ingenerando nelle giovani donne la convinzione di essere possedute dal demonio, ha carpito la loro buona fede e le ha sottoposte a trattamenti disumani e profondamente lesivi della loro integrità fisiopsichica, nonché della loro dignità. Infatti, nel corso di “quotidiani” riti di liberazione e purificazione dell ‘anima, sia T. A., sia C.R., nonché, numerose altre vittime, sono state violentemente percosse, brutalmente ingiuriate^ costantemente minacciate e costrette a subire, contro la loro volontà, atti sessuali, consistiti in palpeggiamenti in zone erogene, nella sottoposizione forzata a denudazione e nella aberrante prassi di dormire, nude, insieme al prete e
    alla sua amante.

    Inoltre, sempre su indicazione del sacerdote, le giovani donne sono state costrette a sospendere i trattamenti farmacologici cui erano in precedenza sottoposte per gravi patologie da cui erano affette e, addirittura, sempre a seguito di dictat del prelato, hanno sospeso la normale alimentazione e si sono nutrite, per mesi, con flebo di glucosio e/o latte e biscotti. Le attività investigative hanno consentito, altresì, di accertare la perpetrazione di ulteriori ipotesi di violenza sessuale aggravata, perpetrate dal BARONE ai danni di S.F., la quale, sempre in virtù di una profonda manipolazione psicologica subita a seguito dell’interlocuzione col sacerdote e in evidente condizione di inferiorità fisica e psicologica rispetto allo stesso, è stata costretta, in più circostanze, a compiere e a subire atti sessuali, con la minaccia che, nell’ipotesi di rifiuto, sarebbe stata certamente “punita” dalla Madonna, da San Michele e da altri Angeli e Santi.

    Le ordinanze cautelari hanno, altresì, riguardato, TRAMONTANO Cesare e CARANGELO Lorenza, genitori della minore T.A., i quali hanno partecipato a numerosi episodi di maltrattamento, contribuendo consapevolmente e volontariamente alla realizzazione dei feroci soprusi ai danni della figlia. TRAMONTANO Cesare, infine, in concorso con il dirigente della Polizia di Stato SCHETTINO Luigi – anch’egli sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari – ha cercato, insieme al BARONE, di costringere la sorella di T.A. a ritirare l’esposto presentato presso il commissariato di Chiaiano e volto a denunciare le gravissime condotte perpetrate ai danni della minore.

    Lo SCHETTINO, adepto della setta riconducibile a don Michele BARONE, è stato ritenuto responsabile, in concorso, anche dei maltrattamenti subiti da T.A., non avendo impedito il protrarsi della condotta criminosa, pur avendone piena contezza e avendo l’obbligo giuridico di impedire l’ulteriore protrazione dell’evento criminale. Le indagini, sono state condotte attraverso l’escussione di numerose persone informate sui fatti, l’acquisizione di documentazione sanitaria, la realizzazione e l’acquisizione di videofilmati – anche oggetto di servizi di trasmissioni televisive – e intercettazioni telefoniche e ambientali.

    https://www.cronacacaserta.it/arrestato-don-michele-barone-i-genitori-dell-13enne-ed-un-poliziotto-svolta-nelle-indagini/26785
  • Presunti abusi sessuli, il Vaticano riapre il caso di un sacerdote a Napoli

    Presunti abusi sessuli, il Vaticano riapre il caso di un sacerdote a Napoli

    L’associazione ‘La rete l’Abuso’, che sostiene la presunta vittima, aveva parlato di “muro di gomma” da parte del Vaticano

    Il Vaticano riavvia il caso di presunti abusi commessi da un sacerdote a Ponticelli. La questione era ferma nella Congregazione della Dottrina della Fede, “ma in attesa di altri elementi di prova.” Così avrebbe dichiarato il direttore della sala stampa vaticana sottolineando nel contempo come la vicenda non fosse mai stata archiviata. Ad accusare don Silverio Mura è da anni Diego Esposito, che dice di essere stato vittima del sacerdote da adolescente (ora è quarantenne).

    Esposito aveva scritto al Papa e anche cominciato uno sciopero della fame. L’associazione ‘La rete l’Abuso’, che sostiene la presunta vittima, aveva parlato di “muro di gomma” da parte del Vaticano. Invece il caso era sospeso in attesa di ulteriori verifiche relative alle accuse mosse da altre presunte vittime nei confronti dello stesso sacerdote. Come sempre su questioni di tale delicatezza occorre procedere con i piedi di piombo : massima fiducia nelle indagini del Vaticano così come indiscussa va la stima ai tanti ministri di Dio che con coraggio e autentica Fede svolgono la propria missione nelle comunità, in alcuni casi mettendo a repentaglio la propria stessa vita.

    A nostro umile avviso generalizzare sarebbe disonesto e fuori luogo : chi ha sbagliato, chi si è macchiato di un crimine tanto orrendo quale quello di aver abusato di un minorenne sessualmente deve pagare senza alcuna attenuante. Bisogna però essere certi del responsabile e lasciare che gli organi preposti indaghino con serenità su casi che non danneggiano solo il mondo ecclesiastico ma l’intera società civile. L’idea che affidare un bambino nelle mani di un parroco con fiducia possa tramutarsi in una atroce trappola per il minore fa sinceramente rabbrividire. Siamo certi che anche nell’interesse del Vaticano sarà fatta piena luce su una brutta storia che vorremmo non aver dovuto narrare mai.

    Alfonso Maria Liguori

    https://www.ilgazzettinovesuviano.com/2018/02/18/presunti-abusi-sessuli-vaticano-riapre-caso-un-sacerdote-napoli/

  • Critiche e casi irrisolti, il Vaticano fa quadrato: il Papa dedica il venerdì alle vittime

    Critiche e casi irrisolti, il Vaticano fa quadrato: il Papa dedica il venerdì alle vittime

    Città del Vaticano Il Vaticano fa quadrato attorno al Papa ormai bersagliato da più parti per non avere dimostrato un atteggiamento sempre rigoroso verso i vescovi insabbiatori di pedofili. «Diverse volte al mese, il Santo Padre incontra vittime di abusi sessuali sia individualmente, sia in gruppi. Papa Francesco ascolta le vittime e cerca di aiutarle a sanare le gravi ferite causate dagli abusi subiti. Gli incontri si svolgono nella massima riservatezza, nel rispetto delle vittime e delle loro sofferenze» ha detto il portavoce Greg Burke, riferendosi al colloquio riservato tra Francesco e i gesuiti cileni avvenuto a Santiago del Cile tre settimane fa, durante un viaggio complicato e letteralmente rovinato sia dalle coperture che un vescovo avrebbe garantito a un prete pedofilo (Juan Barros) e sia dall’atteggiamento maldisposto dimostrato dallo stesso Papa nei confronti di coloro che accusano il vescovo insabbiatore. Un atteggiamento stupefacente che il pontefice, in seguito, durante il volo di ritorno verso Roma, ha poi mitigato chiedendo scusa alle vittime e anticipando l’invio in Cile di un investigatore per raccogliere le testimonianze e fare luce sul caso.

    Ad aggravare il quadro di per sé già complesso ci sono anche le critiche che gli arrivano dagli ex membri della defunta Commissione pontificia per la tutela delle vittime, in particolare Marie Collins che ha rivelato che il Papa, a proposito del caso cileno del vescovo insabbiatore, aveva ricevuto una lettera di otto pagine dalle vittime piena di fatti e circostanze. La lettera fu consegnata al pontefice dal cardinale americano O’Malley. Impossibile da ignorare anche se al momento nessuno in Vaticano ha spiegato perchè il Papa non ne ha mai fatto menzione, né perchè la ha silenziata. Una situazione piuttosto scivolosa che sta intaccando l’immagine del Papa. Il Vaticano sta così correndo ai ripari con una nuova strategia di comunicazione.

    Ieri il pontefice ha fatto salire sulla sua papamobile, durante la udienza del mercoledì, sei bambini e con loro si è fatto fotografare e le immagini hanno fatto il giro del mondo. Oggi è arrivata la dichiarazione ufficiale che il Papa ogni mese dedica alcune ore alle vittime della pedofilia. Eppure sono parecchi i fronti aperti ai quali dare risposte. Come per esempio il caso di Napoli dove resta aperta la situazione di una vittima di un prete pedofilo che ha scritto reiteratamente al Papa la sua storia ricevendo dalla sua segreteria solo una comunicazione protocollare. La ringraziamo per averci scritto, preghiamo per lei e lei lo faccia per noi.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/vaticano_pedofilia_napoli_barros_cile_vittime_papa_venerdi_abusi-3550370.html

  • L’incubo di Diego, abusato a 13 anni da un prete: “Diceva che il mio seme gli curava lo stomaco”

    L’incubo di Diego, abusato a 13 anni da un prete: “Diceva che il mio seme gli curava lo stomaco”

    In un lunga intervista a Fanpage.it Diego Esposito, 40 anni, racconta gli abusi subiti a 13 anni dal suo insegnante di religione, il parroco don Silverio Mura.

    DiegoEsposito ha 40 anni e da dieci aspetta che venga celebrato il processo per gli abusi subiti quando era solo un ragazzino da don Silverio Mura, il suo insegnante di religione. Oggi ha perso il lavoro, una pesante terapia farmacologica che cura i segni degli abusi lo abbatte metà del giorno sul letto della sua stanza. Spesso si sente disilluso e solo, eppure, sostenuto dal suo avvocato Carlo Grezio e dalla criminologa Luisa D’Aniello, non ha mai smesso di chiedere verità e giustizia alla Chiesa. “Lo faccio per le altre vittime – dice in una lunga intervista a Fanpage.it – non deve vincere il massaggio che chi denuncia è condannato a passare il resto della vita isolato e inascoltato, questa storia deve andare in modo diverso”.

    L’ora di religione
    L’orrore, racconta Diego, inizia quando il suono della campanella scolastica annuncia l’ora di religione. Ha il volto di un professore trentenne, sacerdote in una chiesa della periferia est di Napoli, quella di Ponticelli dove negli anni ’80 l’abito talare è riverito e temuto. Quella di Diego, 13 anni, è la classica famiglia di condizioni modeste e molto devota, che trascorre le sue vacanze in pellegrinaggio e considera un privilegio avere un rapporto di amicizia con un sacerdote. Così, quando don Silverio invita Diego a casa lui è felice e onorato. È il 1988.

    La stanza del prete
    “Ero al terzo della scuola media (oggi chiamata a giudizio per quei fatti, ndr) – comincia – don Silverio mi portò nella sua stanza, chiuse la porta e vi sistemò davanti una poltrona pesante, così che se qualcuno avesse provato a entrare, essendo sprovvista di chiave, sarebbe rimasto bloccato. Si sdraiò sul lettino, io ero sulla poltrona. “Vieni a sederti qui vicino a me”, mi disse. Iniziò a toccarmi. Io ero a disagio, rigido, impietrito, non capivo cosa stesse succedendo, ma restai letteralmente sconvolto quando mi baciò in bocca. Lui capì che ero sotto choc e per calmarmi mi disse: “Stai tranquillo, lo faccio perché ti voglio bene”.

    Le manipolazioni
    Diego racconta questi particolari davanti alla moglie , che lo accompagna fedelmente in questo cammino di profondo dolore e grande frustrazione da quasi dieci anni. La voce non trema, anzi, riprende il racconto con lucida precisione, come se i fatti fossero avvenuti ieri. “Gli abusi iniziarono così – dice – a pochi metri dall’anziana madre del parroco, e andarono avanti per tre lunghi anni. Io subivo passivo, piegato su quella poltrona, rigido come un sasso. A volte pretendeva di avere con me rapporti orali, diceva che il mio seme gli curava il mal di stomaco, che ne aveva bisogno”.

    Don Silverio
    “Trovava sempre una giustificazione per ogni sua richiesta – continua Diego – era un un uomo molto manipolatorio, ricordo che mi regalò perfino una moto (che mi indusse a guidare senza patente), per placare la mia angoscia . Ho sempre pensato che avesse due facce: una affabile e socievole, l’altra spietata e calcolatrice, perfino avida, ricordo come maledicesse i fedeli quando le offerte non erano sostanziose”. All’epoca, però, credevo a tutto quello che mi diceva e non ho mai dubitato, neanche di fronte all’evidenza, che quelle cose avvenissero solo con me”.

    Le altre vittime
    “Ricordo che un giorno andai trovarlo a casa, ma sua madre al citofono mi disse che suo figlio non c’era. Non mi convinse, notai che la finestra della stanza aveva la tapparella tirata giù. Lui la chiudeva completamente solo quando faceva le sue ‘sporche cose’ con me. Decisi di aspettarlo davanti alla sua casa, ero sicuro che la madre mentiva, che lo stava coprendo. Dopo circa tre ore il prete uscì con un bambino, era più piccolo di me. Scoppiai in lacrime andandogli incontro, lui spinse da parte il piccolo e mi disse che era un equivoco, che avevo capito male. E io gli credetti. Solo da adulto, dopo tanti anni, sono riuscito a realizzare che quella era un’altra vittima. Oggi lo so, ho conosciuto altre vittime che sono parte del procedimento civile, ne ho la certezza”.

    La presa di coscienza
    Dopo tre anni Diego va per la sua strada interrompe i rapporti con il prete trova un lavoro, si sposa e va a vivere fuori Napoli. Finalmente una vita normale: un impiego di responsabilità pieno di gratificazioni, apprezzato da superiori e colleghi. Dieci anni dopo, il trasferimento in Campania con la moglie e i figli, il ritorno, a pochi chilometri dal prete e
    nel 2010, a quarant’anni, un episodio sconvolgente: la mente torna a fare i conti con quel passato terribile. Un violentissimo attacco di panico lo porta in ospedale. Sentendosi a un passo dalla morte, Diego confessa alla moglie e alla madre gli abusi subiti da bambino. E per la prima volta, la confusione e la vergogna lasciano il posto alla
    consapevolezza dell’abuso.

    La denuncia
    È lo psichiatra con il quale affronta questo doloroso tema a indirizzarlo verso la denuncia. “L’ho ritenuto utile per le strategie terapeutiche, oltre che un mio obbligo di cittadino e cattolico”, dirà il dottor A. R.. Diego affronta il percorso di denuncia per due volte, una dai carabinieri locali (il reato è ormai prescritto) e l’altra presso la Curia, dove gli assicurano che la sua storia verrà seguita. “Aspettavo che dalla Chiesa mi dessero una risposta o semplicemente che mi ascoltassero – riprende Diego – ma nulla di tutto questo è mai successo. Il ‘Don’ ha continuato ad essere un prete e un insegnante e io, a stare sempre più male”.

    Papa Francesco
    “Scrissi a papa Francesco ottenendo che mi chiedessero nuovamente di sporgere denuncia. Nel 2014 padre Luigi Ortagli, delegato da Papa Bergoglio a occuparsi del caso, raccolse la mia seconda denuncia. Intanto i giornali avevano ripreso il mio caso e quando chiesi conto di dove si trovasse il prete mi venne risposto che si trovava in una struttura per quel ‘tipo di casi’. Ad oggi non so dove sia, solo solo che non è più un insegnante.

    La risposta della Chiesa
    “La mia frustrazione ha continuato a salire tanto da chiedere udienza al Cardinale Sepe. Nel 2016, circa un anno fa, un comunicato stampa firmato da padre Ortagli smentiva le mie accuse di insabbiamento contro il cardinale Sepe, menzionando il mio vero nome 8 volte, violazione per la quale oggi è in corso un procedimento penale”.

    L’epilogo
    Da dopo la denuncia la mia vita è segnata, seguo una terapia farmacologica molto pesante per i disturbi che mi sono derivati dal trauma, mi sento ignorato da chi dovrebbe darmi risposte, ho minacciato il suicidio come estremo atto di protesta e per tutta risposta mi è stato revocato il porto d’armi senza il quale non potevo più fare la guardia giurata, ed eccomi disoccupato. Perché lo faccio? Io voglio un processo ecclesiastico. Voglio la verità. La mia storia sia d’esempio.

    https://napoli.fanpage.it/l-incubo-di-diego-abusato-a-13-anni-da-un-prete-diceva-che-il-mio-seme-gli-curava-lo-stomaco/

  • Prete accusato di abusi sessuali su minori: chiesti 7 anni e mezzo

    Prete accusato di abusi sessuali su minori: chiesti 7 anni e mezzo

    Santa Maria Capua Vetere –  Durante il processo, celebrato a porte chiuse al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il pubblico ministero Carlo Fucci ha richiesto una pena “esemplare” per Pietro A., 36enne di Pietramelara, accusato di aver abusato sessualmente di tre minori alla Parrocchia di San Rocco a Pietramelara, dove svolgeva la funzione di ministrante.

    Prete accusato di abusi sessuali su minori: chiesti 7 anni e mezzo

  • Papa Francesco in difesa di Sepe

    Papa Francesco in difesa di Sepe

    SI, È VERO, è argomento vecchio ma anche a noi di Iustitia piace celebrare ogni anno, nel nostro piccolo, una specie di Giornata della memoria, che dedichiamo alle incompatibilità redazionali, per ricordare quelle strane situazioni che vedono la fonte della notizia identificarsi con il cronista della notizia stessa.
    Facciamo un esempio: come potrebbe Elena Scarici, redattrice di Nuova Stagione, settimanale della curia napoletana, scrivere pezzi sul Corriere del Mezzogiorno riguardanti l’attività della curia napoletana? Può la Scarici, dipendente del cardinale Crescenzio Sepe, raccontare su un altro giornale il lavoro di Sepe Crescenzio?
    Evidentemente può, giacché lo fa da anni e lo ha fatto il 16 dicembre quando sul Cormezz, diretto da Enzo D’Errico, ha firmato il servizio intitolato: All’asta di beneficenza / a ruba i regali del Papa / Il cardinale: grande cuore.
    Quindi non potrebbe, ma può. Ma le buone notizie, per Elena Scarici, non finiscono qui: il suo datore di lavoro, infatti, sua eminenza Sepe, il prossimo 2 giugno compie 75 anni e, come da prassi vaticana, stava preparando la lettera di dimissioni per raggiunti limiti di età, sarebbe andato in pensione e forse stava calcolando il tfr che gli sarebbe spettato in base al suo ultimo stipendio (circa 4mila euro, fonte Libero e Huffpost).
    E voi sapete che quando mutano gli assetti societari in un giornale i cronisti entrano in fibrillazione. Poi, fortunatamente per Sepe, papa Francesco ha deciso, come ci informa un comunicato della curia partenopea (sul Corriere del Mezzogiorno, naturalmente, ce ne dà notizia Elena Scarici), che la pensione può attendere e ha chiesto all’arcivescovo di Napoli di rimanere al suo posto per “almeno altri due anni”.
    La decisione di Bergoglio è apparsa un po’ strana se si pensa alla bufera che ha colpito la diocesi partenopea per le vicende di sacerdoti impegnati in “festini gay” a Monte di Dio e per le accuse gravi di pedofilia emerse con la storia di Diego Esposito, nome fittizio di un uomo oggi 43enne abusato da don Silverio Mura quando ne aveva 13. Una vicenda per la quale esponenti della curia sono a giudizio davanti al tribunale di Napoli sia in sede penale che civile. Partiamo dal penale. Il pubblico ministero della procura partenopea Emilia Galante Sorrentino ha ottenuto il rinvio a giudizio per violazione della normativa sulla privacy del ‘cancelliere arcivescovile’ padre Luigi Ortaglio che ora è imputato davanti al giudice monocratico della quarta sezione penale. Ortaglio nel febbraio del 2017 ha firmato il comunicato con il quale la curia si difendeva dall’inchiesta pubblicata da Repubblica e, in spregio di qualsiasi rispetto della legge, citava per otto volte in trentadue righe il nome e il cognome della vittima degli abusi sessuali. È evidente che un comunicato così ‘violento’ non può essere stato deciso in solitudine dal cancelliere ma l’individuazione di eventuali altri responsabili toccherà alla magistratura. Sul versante civile il 22 gennaio si è tenuta la seconda udienza davanti al giudice della decima sezione Ulisse Forziati per decidere sulla richiesta di risarcimento danni nei confronti di Silverio Mura, del cardinale Sepe, dell’arcidiocesi di Napoli, del vescovo Lucio Lemmo e del ministero dell’Istruzione. Il magistrato ha fissato la prossima udienza per il 18 ottobre quando deciderà sull’ammissione dei mezzi istruttori. Intanto si rafforza lo staff che assiste gratis Diego Esposito: all’avvocato Carlo Grezio si è affiancata la psicologa e criminologa Luisa D’Aniello, a lungo collaboratrice del giudice Ferdinando Imposimato.

    E c’è da segnalare che la coltre del silenzio dei giornali napoletani, con l’eccezione del Mattino, sulle responsabilità dell’arcivescovo e della curia nel coprire i casi degli adolescenti violentati finalmente presenta degli squarci. Il merito va alla cronista Franca Giansoldati, vaticanista del Messaggero, che il 2 febbraio ha firmato un lungo servizio sul quotidiano capitolino riproposto anche sul Mattino dove viene affiancato da un’intervista a un’altra vittima abusata a Ponticelli da don Silverio Mura. E la vaticanista, il 4 febbraio sul Mattino, ha pubblicato anche la storia di un altro ragazzo, questa volta di Aversa, violentato da un sacerdote che insegnava al seminario arcivescovile.
    Chiusa la lunga parentesi giudiziaria e mediatica, torniamo a Diego che da anni chiede invano giustizia e si è rivolto anche ai vertici del Vaticano senza ottenere risposte. La notizia del prolungamento dell’incarico del cardinale non ha suscitato entusiasmo in Diego, che ha scritto una lettera al segretario di papa Francesco, come riportato dal quotidiano on line Fanpage il 29 gennaio: “Il Papa conferma il cardinale Sepe per altri due anni dandogli fiducia. Con questo traggo la conclusione che un cardinale che ha protetto un prete pedofilo, don Silverio Mura, viene premiato. Ora pero voglio mettere fine a tutto ciò: sono stanco e offeso da tutto e da tutti nella Chiesa. Inizierò nuovamente lo sciopero della fame fino alla fine se sarà necessario e questa volta non terrò in considerazione nessuna telefonata, ma solo fatti scritti e concreti. Se mai mi dovesse accadere qualcosa la colpa questa volta sarà solo e esclusivamente del papa Francesco che premia i cardinali protettori dei preti pedofili invece di dare ascolto a noi vittime”.
    E, disperato, Esposito ha indirizzato al papa una seconda lettera il 3 febbraio.
    Pare che ci sia del marcio in Danimarca, ma forse anche da queste parti. Per Bergoglio, che della lotta alla pedofilia nella Chiesa ha fatto un vessillo portato in giro per il mondo (vedi le dichiarazioni dei giorni scorsi in America Latina), si prevedono nuove minacciose nubi all’orizzonte. Perché, diciamolo, perplessi si resta un po’ perplessi.
    Come racconta Sandro Magister sull’Espresso del 5 gennaio scorso, in un libro assai critico in uscita il prossimo 28 febbraio Come papa Francesco sta smarrendo il proprio gregge, il giornalista americano Philip Lawler, apprezzato vaticanista e padre di sette figli, racconta di come padre Hans Peter Kolvenbach, generale dei gesuiti morto nel 2016, fosse assolutamente contrario alla nomina di Bergoglio a vescovo ausiliario di Buenos Aires, accusandolo di una serie di difetti, dall’uso abituale di linguaggio volgare alla doppiezza, alla disobbedienza nascosta sotto una maschera di umiltà e alla mancanza di equilibrio psicologico. Aspettiamo l’uscita del libro, aspettiamo le recensioni e magari anche quella di Elena Scarici.

    Giovanni Drogo