Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Campania

  • Sesso con ventenni e video hot, sequestrato smatphone del sacerdote

    Sesso con ventenni e video hot, sequestrato smatphone del sacerdote

    SUCCIVO – Si amplia l’indagine sullo scandalo che si è abbattuto a inizio dicembre sulla chiesa della Trasfigurazione di Succivo che ha portato ai domiciliari Mario Donadio e Yevheneik Borysyuk, di 22 e 24 anni, con l’accusa di aver tentato di estorcere del denaro al parroco, don Crescenzo Abbate, per evitare di pubblicare un video hard. I carabinieri della compagnia di Marcianise, diretti dal capitano Luca D’Alessandro, infatti, hanno sequestrato anche il cellulare del sacerdote, nel frattempo sospeso dalle sue funzioni dal vescovo di Aversa, Monsignor Angelo Spinillo.

    Sequestro disposto dal magistrato della Procura di Napoli Nord, Giovanni Corona, che sta svolgendo un’indagine a 360 gradi. Vista la delicatezza del caso, gli inquirenti vogliono capire se vi siano state anche responsabilità che costituiscano reato da parte del prete. Responsabilità non solo legate all’episodio della denuncia per estorsione sporta dal sacerdote nei confronti dei due ragazzi, ma capire se vi siano stati in precedenza contatti anche con adolescenti di età inferiore ai 18 anni. Al momento sul tavolo non vi sarebbero elementi concreti che porterebbero in questa direzione, ma la scrupolosità della Procura e degli investigatori non sta lasciando nulla al caso.

    Solo l’analisi tecnica dello smartphone del parroco – molto chiacchierato già prima che lo scandalo raggiungesse le cronache nazionali – metterà un punto fermo sulla questione. Così come saranno fondamentali, per quanto riguarda i fatti legati all’estorsione, i risultati che i consulenti stanno svolgendo sui cellulari dei due ragazzi, sequestrati subito dopo l’arresto, il 5 dicembre scorso, e che dovrebbero arrivare sul tavolo del magistrato il prossimo mese.

    Dagli atti risulta che fu il 24enne di origine ucraina, Borysyuk, a filmare il 7 novembre scorso il prete mentre con lui consumava un rapporto orale. Rapporto che lo stesso parroco ammise di esserci stato in fase di denuncia ai carabinieri. «Ci devi dare mille euro da questo momento e per ogni mese, altrimenti noi facciamo i cattivi e diffondiamo ovunque il video»; questo il messaggio vocale che il sacerdote consegnò ai militari dell’Arma ai quali raccontò di aver dato dei soldi ai due ragazzi anche in precedenza «perché ne avevano bisogno».

  • Scandalo prete casertano, si vaglia anche la pista pedofilia

    Scandalo prete casertano, si vaglia anche la pista pedofilia

    Ad inizio Dicembre uno scandalo ha colpito la chiesa della Trasfigurazione di Succivo, in provincia di Caserta, quando un parroco, don Crescenzo Abbate, ha denunciato per estorsione Mario Donadio e Yevheneik Borysyuk, rispettivamente di 22 e 24 anni, dopo che questi ultimi avevano minacciato il parroco di diffondere un video hard in cui compariva insieme a uno dei due ragazzi durante un rapporto orale.

    La procura di Napoli Nord, diretta dal magistrato Giovanni Corona, ha disposto il sequestro del cellulare del prete contenente il messaggio intimidatorio per verificare se ci siano implicazioni da parte sua che costituiscono reato.

    Al contempo anche i cellulari dei due ragazzi saranno al vaglio del magistrato, che avrà la possibilità di visionarli già entro il prossimo mese.

    Secondo gli atti, infatti, è stato proprio Yevheneik Borysyuk a filmare il parroco durante il rapporto orale consumato insieme; rapporto che è stato ammesso dal prete stesso in fase di denuncia ai Carabinieri.

    In quell’occasione i militari dell’Arma hanno avuto la possibilità di ascoltare il messaggio intimidatorio ricevuto dal prete, che recitava testuali parole: “Ci devi dare mille euro da questo momento e per ogni mese, altrimenti noi facciamo i cattivi e diffondiamo ovunque il video“.

    Mario Barba

  • ‘Vendeva’ la figlia 12enne, arrestata mamma del mostro: tra i clienti un prete

    ‘Vendeva’ la figlia 12enne, arrestata mamma del mostro: tra i clienti un prete

    La donna ha concesso la figlia anche ad un prete, che poi ha ricattato, facendogli credere di aver ingravidato la ragazzina.

    Una mamma di trentadue anni di Pontecagnano Faiano, accusata di induzione alla prostituzione minorile ed estorsione, dovrà scontare una pena di tre anni e otto mesi, poiché è stato accertato che la donna faceva prostituire la figlia di solo dodici anni. La misura è stata disposta dal Giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Salerno, dopo il rito abbreviato. Il giudice Renata Sessa, oltre ad infliggere alla spietata mamma la detenzione, ha deciso di applicare anche un’ulteriore punizione togliendole la potestà genitoriale. La donna infatti, – visti i reati – è stata considerata inadatta a ricoprire il ruolo di madre.

    Dalle indagini è emerso che la trentaduenne avrebbe venduto le prestazioni intime della figlioletta a diversi clienti, tra questi vi era anche un uomo risultato essere un prete.

    Come se non bastasse, la “mamma mostro” – dopo aver concesso al sacerdote di abusare del corpo della figlia – avrebbe anche cercato di estorcere denaro al prete [VIDEO] fingendo che la piccola fosse stata, dallo stesso, involontariamente ingravidata.

    Quest’accusa – formulata contro la 32enne salernitana – è ancora oggetto di dibattimento, mentre è stata assolta dall’altro reato contestato, ovvero di sfruttamento minorile, grazie alle parole pronunciate proprio dalla giovane figlia. Durante gli interrogatori la ragazzina ha però confermato che la madre abitualmente si intratteneva al cellulare con dei clienti, ai quali prometteva il suo corpo. Il giudice aveva inizialmente richiesto una pena per la donna di sei anni di reclusione.

    Dalle indagini sono emersi anche altri inquietanti elementi
    Per gli inquirenti, la “mamma mostro” avrebbe anche garantito le prestazione [VIDEO] della figlia adolescente ad un anziano di ottantatre anni, precedentemente rinviato a giudizio.

    La giovane sarebbe stata “venduta” a numerosi uomini, anche per somme irrisorie. Addirittura, gli investigatori hanno scoperto, che la trentaduenne avrebbe contrattato, e poi ricevuto dagli uomini, anche somme che andavano dai cinque ai quindici euro per rapporto intimo. Solo in alcune circostanze gli accordi giungevano ad un compenso per prestazione di venti euro.

    La ragazzina, sentita dagli inquirenti – assistiti da psicologi ed assistenti sociali – ha confermato quasi tutti i reati contestati alla madre. Nel frattempo la giovane, insieme alla sorella di solo un anno, è stata affidata ad una struttura di accoglienza, in attesa di trovare una nuova famiglia che possa garantire loro un futuro migliore. #genitori #pericolo

    http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/12/vendeva-la-figlia-12enne-arrestata-mamma-del-mostro-tra-i-clienti-un-prete-002246961.html

  • La doppia vita del prete predatore

    La doppia vita del prete predatore

    Di giorno in canonica a Reggio Calabria, di sera in giro su una fiammante Mini Cooper. Le strane abitudini di don Carmelo Parrello, accusato di aver avuto rapporti sessuali con minori e già sotto processo per stalking. La Curia lo ha sospeso

    REGGIO CALABRIA Sacerdote di giorno, predatore di notte. Sarebbe un uomo dalla doppia vita don Carmelo Perrello, il sacerdote di S. Gregorio, quartiere della periferia sud di Reggio Calabria, destinatario di un decreto di perquisizione locale e personale emesso in via d’urgenza dal procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni. Contro il sacerdote, le accuse sono gravissime: detenzione di materiale pedopornografico e rapporti sessuali con minorenni. E arriverebbero da fonte qualificata e credibile.

    DENUNCIATO DALLE VITTIME A denunciarlo sarebbero state infatti alcune delle vittime, che ai magistrati avrebbero fornito un racconto tanto preciso e dettagliato da indurli a muoversi in fretta. Ieri pomeriggio, per ordine del procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni gli investigatori del compartimento Polizia postale e dell’Ufficio minori della Questura hanno bussato alla porta della parrocchia con in mano un decreto di perquisizione locale e personale per il parroco.

    CASA, AUTO, PC E CELLULARI SOTTO LA LENTE La sua stanza, gli uffici, la sua auto e ogni ambiente di pertinenza del sacerdote è stato passato al setaccio con attenzione, inclusi computer e cellulari. «Al momento – dice il procuratore Gaetano Paci, che da facente funzioni coordina le attività della Procura – considerata la delicatezza dei temi e il potenziale coinvolgimento di vittime minorenni, non possiamo dire di più. Le indagini sono ancora in fase preliminare».

    SOSPENSIONE IMMEDIATA Ma alla Curia è bastato per decidere di sospendere «cautelativamente don Perrello dal ministero pastorale, in attesa delle conclusioni degli accertamenti giudiziari in atto». A comunicarlo, con una propria nota pubblicata sul sito web del quotidiano cattolico “Avvenire di Calabria” è stato lo stesso arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, che pur dicendosi «fiducioso nel lavoro della Magistratura», ha voluto specificare la volontà di porsi «sin da ora in atteggiamento amorevole nei confronti delle presunte vittime, chiedendo perdono per l’eventuale male arrecato».

    A PROCESSO PER STALKING Un provvedimento forse dettato anche dai precedenti guai giudiziari di don Perrello, già a processo per stalking. Per anni in servizio alla parrocchia di Fossato-Montebello, piccolo centro dell’hinterland jonico reggino, lì il sacerdote si sarebbe perdutamente innamorato di un uomo e per lungo tempo lo avrebbe cercato, corteggiato e ripetutamente contattato, travalicando persino il confine della molestia. Per questo ha rimediato una denuncia per stalking, che è stata all’origine del processo che dal 2015 lo vede imputato.

    STRANE ABITUDINI Tutte cose di cui probabilmente nulla sapevano i parrocchiani di San Gregorio, che apprezzavano certo il particolare attivismo del don, ma da tempo avevano notato anche le sue curiose abitudini. Ogni sera o quasi, il sacerdote usciva dalla canonica senza abito talare, né colletto rigido, saliva sulla sua fiammante mini cooper e si allontanava per rientrare spesso solo a notte fonda. Un comportamento che in un quartiere che è quasi un piccolo paese è stato notato. Qualcuno dei fedeli ne ha anche chiesto conto al don, ma senza mai ottenere una risposta. Ma anche su quelle serate adesso le indagini potrebbero far luce.

    Alessia Candito
    a.candito@corrierecal.it

  • Parroco ricattato per video hard: la diocesi di Aversa lo sospende

    Parroco ricattato per video hard: la diocesi di Aversa lo sospende

    SUCCIVO – La Diocesi di Aversa ha deciso di sospendere Don Crescenzo Abbate, parroco di Succivo, a seguito della vicenda che lo ha visto coinvolto. Il sacerdote è finito al centro di un ricatto hard da parte di due giovani di 22 e 24 anni che ora sono stati arrestati dai carabinieri con l’accusa di stalking estorsione.

    “Le notizie relative alla denuncia per tentata estorsione al parroco di Succivo – si legge in una nota della Diocesi – vista anche la particolare natura dell’azione estorsiva, trovano la Diocesi profondamente consapevole della gravità dei fatti”. In attesa che le indagini facciano il loro corso, l’organo ecclesiastico ha disposto la richiesta di “sospensione dall’ufficio di parroco”.

    Intanto emergono nuovi dettagli sull’intera vicenda. I due ragazzi coinvolti nel ricatto sono Mario Donadio e l’ucraino Yevheneik Borysyuk che hanno provato a mettere alle corde il parrocco che ha deciso di denunciare tutto. In un primo momento però Don Crescenzo non ha raccontato tutti i dettagli ai carabinieri, solo quando le richieste si sono fatte stringenti ha deciso di vuotare il sacco.

    Il ragazzo ucraino avrebbe un filmato in cui si vedrebbe il prete. Sono così cominciate le richieste di denaro: “Ci devi dare mille euro al mese altrimenti facciamo i cattivi”, dicevano i due giovani in alcuni messaggi vocali inviati al prete. Il parroco nel corso dei mesi scorsi ha versato una somma di circa mille euro in una modalità sempre uguale. Ora si attendono nuovi sviluppi in una vicenda che ha turbato tutta la comunità.

  • Bacia sulla bocca una bimba di 12 anni: prosciolto, non è reato

    Bacia sulla bocca una bimba di 12 anni: prosciolto, non è reato

    Un prete – adulto – bacia sulla bocca una bambina di 12 anni: per la legge italiana non è reato

    Ieri ci siamo occupati di due preti casertani e delle loro relazioni a pagamento con delle prostitute. I commenti dei nostri lettori non hanno tradito alcuna meraviglia: “è cosa risaputa”, dicono in molti.

    Eppure la prostituzione è illegale nel nostro paese, pur essendo sotto gli occhi di tutti; eppure, aggiungerei, i preti sono costretti al celibato, pur non essendo rispettato da tutti.

    E allora giù battute ironiche, sarcasmo spicciolo, un nascondere la polvere sotto il tappeto come se l’illegalità fosse da ritenere un effetto collaterale di un atteggiamento accettato omertosamente.

    Ma il parere di un lettore ha attirato la mia attenzione:

    “MEGLIO CHE VADANO CON LE PROSTITUTE, COSÌ LASCIANO STARE I BAMBINI”

    Già, verrebbe da rispondere. Ma purtroppo non è così. Ed è nuovamente da Caserta che arriva la notizia di un episodio che fa discutere, precisamente da Tuoro.

    Il parroco Don Biagio Saiano ha baciato sulle labbra una ragazzina di 12 anni. Ma è stato scagionato. E non perchè non abbia commesso il fatto: quel bacio è avvenuto, è lo stesso giudice del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che lo afferma. Ma tutto ciò non è un reato. Il parroco può tornare al suo lavoro con la benedizione della legge italiana.

    Sarà stato un bacio innocente evidentemente, altrimenti siamo sicuri che il giudice avrebbe dato seguito alla denuncia per molestie sessuali. Invece, ricordiamo, che il parroco è stato prosciolto. Ma i bimbi non vanno sfiorati.

    E da italiana, da figlia, da possibile madre, da sorella, da amica, mi chiedo: cos’è questo senso di schifo che mi porto addosso? Sarà la consapevolezza di essere nata in un paese pieno di leggi ma con totale assenza di giustizia.

  • Pietramelara – Chierichetti abusati, il prete sul banco dei testimoni:fra confusione e contraddizioni

    Pietramelara – Chierichetti abusati, il prete sul banco dei testimoni:fra confusione e contraddizioni

    Pietramelara – Il parroco di San Rocco, Don Pasqualino De Robbio, sul banco dei testimoni nell’ambito del processo a carico di Pietro Argenziano, accusato di molestie sessuali a danno di alcuni giovani di Pietramelara, fra cui numerosi chierichetti. La testimonianza di Don Pasqualino, è stata, sostanzialmente, favorevole all’imputato.

    “Io sto da poco tempo a Pietramelara, conosco poco Pietro, però tutti in paese parlano di lui come di un bravo ragazzo”. Così ha concluso il parroco il suo lungo interrogatorio.
    Un interrogatorio nel quale ha mostrato diverse contraddizioni e insicurezze. Alcune affermazioni del parroco di Pietramelara sono sembrate in netto contrasto con quanto aveva dichiarato in precedenza, sia ai carabinieri, sia dall’altare, proprio sulla questione dello scandalo seguito all’arresto di Pietro Argenziano.

    L’uomo, difeso dall’avvocato Michele Mozzi, di Pietramelara è sotto processo con l’accusa di aver abusato e molestato alcuni ragazzini del paese, fra loro anche alcuni chierichetti. Le vittime, davanti ai giudici – durante l’incidente probatorio voluto dalla Procura – avrebbero confermato tutte le accuse contro Pietro Argenziano. Anzi, avrebbero aggiunto ulteriori dettagli che rafforzerebbero ancor più le accuse mosse dai carabinieri di Pietramelara che hanno condotto le indagini sul caso. Avrebbe abusato, secondo l’accusa, sessualmente di quattro ragazzini, tutti maschietti, minori di anni 14; alcuni episodi si sarebbero verificati nella sagrestia della chiesa di San Rocco.

    Pietramelara – Chierichetti abusati, il prete sul banco dei testimoni: fra confusione e contraddizioni

  • Stuprata dal branco. Il prete: Ma quale bambinata.Offesa a Dio

    Stuprata dal branco. Il prete: Ma quale bambinata.Offesa a Dio

    Pimonte.  “Ma quale bambinata? Ciò che è stato fatto ai danni di quella ragazza è un reato. Ed è un peccato mortale. Chi ha offeso lei, ha offeso anche Dio”. Don Gennaro Giordano, parroco a Pimonte, commenta così le parole del sindaco Michele Palummo, che ha prima definito “una bambinata” lo stupro di gruppo di un anno fa ai danni di una ragazzina, e poi ha chiesto scusa esprimendo solidarietà alla famiglia della 15enne.

    «Lo stupro una bambinata? È stata un’espressione impropria e infelice che non rappresenta il mio pensiero. Chiedo scusa alla ragazza, alla sua famiglia ed all’intera cittadinanza». Michele Palummo, sindaco di Pimonte, cerca di rimediare alla clamorosa frase pronunciata ai microfoni di La7 durante il programma L’aria che tira sulla violenza di gruppo subita da una ragazzina di 15 anni, vittima di un branco formato da 11 coetanei. Ad un anno dai fatti, i ragazzi hanno chiesto scusa e sono stati tutti mandati a casa perché ammessi alla prova dal tribunale dei Minori di Napoli.

    Ma don Gennaro – parroco della comunità di San Michele Arcangelo – difende Pimonte dai giudizi affrettati e diffusi tra media e web dopo la notizia della “fuga” in Germania della ragazzina che un anno fa fu vittima di violenze da parte di un branco di coetanei. “Non siamo un paese di bruti”, dice il parroco.

    Don Gennaro spiega come la comunità si sia stretta intorno alla ragazzina. Tanto che, a suo avviso, la ragazzina non vorrebbe affatto allontanarsi da Pimonte.

    Un anno, dopo l’orribile esperienza che ha vissuto, la ragazza, come spiega don Gennaro, ha partecipato alle attività delle associazioni correlate alla parrocchia San Michele. Ma non solo. Quella ragazzina è ancora in paese ieri sera a Napoli a donare pane ai barboni, insomma, tanto troppo clamore e offese per nulla per la comunità.

    Ma lo scorrazzare per il paese di coloro che erano stati gli autori degli abusi sulla figlia avrebbe indignato i genitori della giovane fino a esprimere la volontà di espatriare.

    Tre di questi ragazzi, su richiesta degli assistenti sociali, sono stati affidati dal parroco di San Michele ad attività di servizio per il prossimo.

    Pimonte.   “Ma quale bambinata? Ciò che è stato fatto ai danni di quella ragazza è un reato. Ed è un peccato mortale. Chi ha offeso lei, ha offeso anche Dio”. Don Gennaro Giordano, parroco a Pimonte, commenta così le parole del sindaco Michele Palummo, che ha prima definito “una bambinata” lo stupro di gruppo di un anno fa ai danni di una ragazzina, e poi ha chiesto scusa esprimendo solidarietà alla famiglia della 15enne.  «Lo stupro una bambinata? È stata un’espressione impropria e infelice che non rappresenta il mio pensiero. Chiedo scusa alla ragazza, alla sua famiglia ed all’intera cittadinanza». Michele Palummo, sindaco di Pimonte, cerca di rimediare alla clamorosa frase pronunciata ai microfoni di La7 durante il programma L’aria che tira sulla violenza di gruppo subita da una ragazzina di 15 anni, vittima di un branco formato da 11 coetanei. Ad un anno dai fatti, i ragazzi hanno chiesto scusa e sono stati tutti mandati a casa perché ammessi alla prova dal tribunale dei Minori di Napoli. Ma don Gennaro – parroco della comunità di San Michele Arcangelo – difende Pimonte dai giudizi affrettati e diffusi tra media e web dopo la notizia della “fuga” in Germania della ragazzina che un anno fa fu vittima di violenze da parte di un branco di coetanei. “Non siamo un paese di bruti”, dice il parroco. Don Gennaro spiega come la comunità si sia stretta intorno alla ragazzina. Tanto che, a suo avviso, la ragazzina non vorrebbe affatto allontanarsi da Pimonte. Un anno, dopo l’orribile esperienza che ha vissuto, la ragazza, come spiega don Gennaro, ha partecipato alle attività delle associazioni correlate alla parrocchia San Michele. Ma non solo. Quella ragazzina è ancora in paese ieri sera a Napoli a donare pane ai barboni, insomma, tanto troppo clamore e offese per nulla per la comunità. Ma lo scorrazzare per il paese di coloro che erano stati gli autori degli abusi sulla figlia avrebbe indignato i genitori della giovane fino a esprimere la volontà di espatriare. Tre di questi ragazzi, su richiesta degli assistenti sociali, sono stati affidati dal parroco di San Michele ad attività di servizio per il prossimo.

    http://www.ottopagine.it/na/cronaca/129427/stuprata-dal-branco-il-prete-ma-quale-bambinata-offesa-a-dio.shtml

  • FAIANO; Fu condannato per pedofilia su alunne 12enni. La chiesa intitola un oratorio in sua memoria.

    FAIANO; Fu condannato per pedofilia su alunne 12enni. La chiesa intitola un oratorio in sua memoria.

    Sembrerebbe uno scherzo macabro e di cattivo gusto, ma purtroppo non è cosi e a darcene notizia è il quotidiano online Salerno Notizie sul quale si legge che ieri sera è stato finalmente inaugurato il nuovo oratorio dedicato alla memoria di don Giuseppe Salomone, scomparso proprio il 26 giugno scorso.

    La vicenda di don Salomone , condannato in 3° grado a due anni e quattro mesi, oltre all’interdizione dai pubblici uffici per lo stesso periodo, per atti di libidine nei confronti di due alunne 12enni alle quali insegnava religione presso una  scuola media, suscitò parecchio scalpore soprattutto per la spudoratezza con la quale il prete agiva.

    Si legge infatti in uno stralcio della sentenza ”…durante lo svolgimento delle lezioni tenute presso il corso I-A di quell’Istituto, in più di un’occasione , approfittando della presenza ravvicinata della minore D.R.A.A. chiamata alla cattedra per la lettura di un brano, toccava con la propria mano la schiena e le natiche della giovane studentessa, ed in un’altra occasione infilò la mano all’interno del maglione indossato dalla minora P.A. nel mentre questa era intenta a svolgere un compito in classe, così toccandole la schiena nuda partendo dal collo. Il G.S., poi, in altre occasioni utilizzò epiteti offensivi nei confronti di alcuni alunni della scuola, lesivi dell’onore dei medesimi … <ricchione, puttanelle, ma che cosa hai fatto ti sei masturbato con degli amici>… “

    Malgrado ciò – scontata la condanna – la chiesa locale non sembrò molto scossa da quanto accaduto e non ritenne di dover prendere alcun provvedimento nei confronti del sacerdote, nemmeno quello di allontanarlo dai minori e così come se nulla fosse, don Giuseppe Salomone venne reintegrato nel 2009 nel suo ruolo di insegnante di religione, oltre che di parroco.

    Il 26 giugno del 2016 don Giuseppe Salomone più conosciuto come don Peppe, dopo una lunga malattia passerà a miglio vita.

    Esattamente un anno dopo, il 26 giugno del 2017, la comunità cattolica locale che malgrado tutto lo rimpiange, dedicherà, come si legge nel comunicato “L’oratorio di Faiano intitolato all’indimenticato Don Giuseppe Salomone. Quello spazio che lui volle fortemente per i giovani del borgo adesso porta il suo nome”.

  • I chierichetti confermano: “Quel ministrante ha abusato sessualmente di noi in sagrestia”

    I chierichetti confermano: “Quel ministrante ha abusato sessualmente di noi in sagrestia”

    PIETRAMELARA – La posizione del ministrante Pietro Argenziano si aggrava. I chierichetti minorenni che, secondo l’accusa, formulata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, avrebbero subito abusi sessuali dal religioso, hanno, infatti, confermato questa circostanza nel corso degli interrogatori effettuati nei giorni scorsi nell’ambito degli incidenti probatori, che, come è noto, cristallizzano in una fase precedente al processo l’acquisizione di quella che, secondo l’accusa, rappresenta una prova. Insomma, si tratta di un momento importante. I ragazzi, tutti di Pietramelara, avrebbero affermato che questi abusi si sarebbero verificati in diversi luoghi, ma anche all’interno della sagrestia della chiesa del paese dell’alto casertano.

    Da parte sua, Pietro Argenziano, respinge le accuse e parla di malintesi ed equivoci.

    https://www.casertace.net/4799-i-chierichetti-confermano-quel-ministrante-ha-abusato-sessualmente-di-noi-in-sagrestia.html