Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Campania

  • Preti e festini gay a Napoli, blitz della Finanza in Curia

    Preti e festini gay a Napoli, blitz della Finanza in Curia

    di Maria Chiara Aulisio

    Prima in Curia, a largo Donnaregina, poi a Pozzuoli, nell’ufficio diocesano del vescovo, monsignor Gennaro Pascarella. Qui i militari della Guardia di finanza della sezione di polizia giudiziaria della Procura, guidata dal tenente colonnello Luigi Del Vecchio, hanno acquisito una serie di atti utili allo svolgimento delle indagini su preti e incontri hard: da quelli che avrebbero coinvolto un sacerdote della chiesa di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone – sospeso temporaneamente dalle sue funzioni di parroco dal cardinale Crescenzio Sepe in attesa che si concludano gli accertamenti del caso affidati al Tribunale ecclesiastico coordinato da monsignor Erasmo Napolitano – ad alcune vicende a luci rosse che invece riguarderebbero altri preti protagonisti di un dossier consegnato in procura dall’associazione «Meter», la onlus fondata da don Fortunato di Noto a difesa dei diritti dell’infanzia e contro la pedofilia. In quel fascicolo (che resta top secret), si fa anche il nome di un sacerdote della diocesi di Pozzuoli a cui però sarebbe stata affidata la responsabilità di una parrocchia napoletana. Della diocesi di Pozzuoli infatti fanno parte anche i quartieri occidentali della città, da Fuorigrotta a Pianura.

    Una inchiesta su due fronti, dunque, al momento ancora in una fase iniziale e soprattutto conoscitiva, affidata al sostituto procuratore Clelia Mancuso del pool specializzato in reati contro le fasce deboli coordinato dal procuratore aggiunto Luigi Frunzio.

    Da Napoli a Pozzuoli, quindi, da una curia all’altra, per approfondire le notizie contenute nei dossier e cercare riscontri nelle diocesi di appartenenza dei sacerdoti coinvolti in questo giro di incontri e festini gay svelati grazie a due denunce anonime di cui il Mattino, nelle scorse settimane, ha reso conto. L’obiettivo delle visite messe a segno nei giorni scorsi nelle sedi delle due diocesi dagli uomini del tenente colonnello Luigi Del Vecchio su indicazione della Procura della Repubblica, è stato quello di raccogliere testimonianze, indizi, elementi utili a capire se dietro quegli incontri a luci rosse, tra chat rubate da una home page di facebook e dossier anonimi, possano nascondersi ben altri scenari, fatti penalmente rivelanti, eventuali storie di prostituzione o pedofilia.

    http://m.ilmattino.it/napoli/articolo-2303025.html

  • Preti gay, l’ombra della pedofilia porta alla periferia est di Napoli

    Preti gay, l’ombra della pedofilia porta alla periferia est di Napoli

    Ore di lavoro frenetico. Sotto la lente date, luoghi, protagonisti, screenshot, chat. Lo scottante dossier che accusa alcuni religiosi di aver preso parte a festini hot con minori comincia a prendere forma. Pezzi di un puzzle da mettere insieme, che tessera dopo tessera si consolida nelle due indagini parallele della Curia arcivescovile di Pozzuoli e della Procura di Napoli. Il cerchio, intorno al prete della diocesi di Pozzuoli che sarebbe coinvolto insieme ad altri religiosi di alto rango in abusi su minori, comincia a stringersi. Il dossier inoltrato ai magistrati dall’associazione Meter, da 25 anni in prima fila nella lotta alla pedofilia, contiene elementi di sicuro interesse investigativo. Tanto che, secondo quanto trapela dalla Procura di Napoli, si prefigura imminente un’accelerazione nelle indagini. La segnalazione, oggi iscritta a modello 45, e cioè in quel registro degli atti che non costituiscono notizia di reato, potrebbe presto tramutarsi in un modello 21, e cioè in un fascicolo che individua possibili condotte illecite a carico di persone note. Segno che i primi accertamenti sull’identità del sacerdote e i fatti denunciati, hanno fornito riscontri sufficienti per scavare più a fondo nella vicenda.

    Ma come detto, sono ore concitate anche nella diocesi di Pozzuoli, dove insieme alle indagini della Curia arcivescovile, è scattata la caccia al sacerdote. «Si sta valutando attentamente nel dettaglio quanto sinora segnalato», ha assicurato in una breve nota il vescovo Gennaro Pascarella. «La Diocesi – precisa la Curia di Pozzuoli – è stata solo adesso informata ed è necessario il tempo giusto per capire ed individuare con rigore, discernimento e rispetto per tutti, fatti e responsabilità». «Se necessario – ha ammonito Pascarella – saranno adottati, tutti i provvedimenti del caso».

    Parole prudenti, che tuttavia non nascondono una certa preoccupazione. Non è la prima volta, difatti, che intorno alla figura del sacerdote chiamato in causa dal dossier dell’associazione Meter si stendono ombre inquietanti.
    La storia del prete, che secondo alcune indiscrezioni raccolte dal Mattino sarebbe nativo di Ponticelli, è costellata di voci, rumori e frequentazioni ambigue sin dagli esordi. Prim’ancora di diventare sacerdote, l’uomo oggi poco più che quarantenne sarebbe stato allontanato dalla Chiesa di Napoli prima ancora di entrare in seminario dall’allora Rettore don Galdiero. A determinare quella decisione, sarebbe stato il morboso attaccamento manifestato dal giovane a un monsignore che oggi ricopre un ruolo di spicco nella diocesi napoletana. Un legame molto forte, che avrebbe allora indotto il cardinale Sepe a bocciare l’ingresso del giovane in seminario. Un netto rifiuto, che tuttavia non interrompe il cammino del religioso. Prima il tentativo di essere accolto nell’ordine dei Vincenziani, poi la Facoltà teologica di Posillipo, che avrebbe frequentato per quattro anni. Approdato a Pompei, il religioso sarebbe stato nuovamente allontanato per poi essere dirottato su Pozzuoli. È il luogo dove riesce ad abbracciare il sacerdozio dopo molte peripezie. Ma sono i rapporti che lo legano a Ponticelli, a finire sulla bocca di molti. In primo luogo quello intrecciato con un insegnante di religione di presunte tendenze omosessuali, oggi defunto. Ma anche quelli con altri due sacerdoti di Ponticelli, imparentati tra loro, che in passato avrebbero manifestato attenzioni inopportune verso i bambini. Tanto che uno di loro sarebbe stato allontanato in passato da San Giovanni a Teduccio per un sospetto abuso su un minore, per poi essere trasferito proprio a Ponticelli, dove ancora oggi dice messa.

    http://ilmattino.it/napoli/cronaca/prety_gay_l_ombra_della_pedofilia_porta_alla_periferia_est_di_napoli-2280279.html

  • Rione Incis, viaggio nell’Inferno di Diego: qui il prete-prof era Satana

    Rione Incis, viaggio nell’Inferno di Diego: qui il prete-prof era Satana

    La fermata Madonnelle della Circumvesuviana è un cantiere aperto. Lo stesso corridoio è destinato al passaggio di chi entra ed esce dalla stazione. Tutt’intorno è solo deserto, fino a quando non ci si immette su viale Madonnelle, percorrendo il quale per pochi metri ci sono la scuola che porta lo stesso nome e una pizzeria che esiste dagli anni ottanta. Siamo nel Rione Incis, a Ponticelli. Lo stesso che nel lontano 1983 fece gridare allo scandalo per la tragica fine di due bambine di 8 e 10 anni. Si chiamavano Barbara Sellini e Nunzia Munizzi. Dopo essere sparite in un sabato sera dei primi di luglio, le piccole furono ritrovate il giorno dopo, di domenica, in un canalone. Erano state violentate, uccise e poi bruciate. Quel massacro fa ancora rabbrividire chi abita da queste parti. E non solo. Ma l’infanzia negata nel quartiere è anche quella di un bambino di 12 anni che, per un quinquennio, ha dovuto subire le molestie sessuali di un sacerdote, suo professore di religione sui banchi della scuola media. Il viaggio nel rione comincia da qui. Da questo scabroso episodio che, secondo la testimonianza della vittima (che oggi ha 41 anni), si sarebbe consumato nel lontano 1987 e perpetrato ai danni del minore fino al 1992. Eppure tra le strade del Rione Incis nessuno parla. Tutti o quasi hanno le bocche cucite. Come se fosse la cosa più assurda del mondo anche solo ipotizzare che un uomo di chiesa possa aver commesso un simile abominio. «Non sappiamo nulla. Ma lei chi è?», risponde con una domanda un’anziana mentre fa la spesa dal fruttivendolo ad angolo con via Fratelli Grimm. Una strada, quest’ultima, che è un lungo viale che taglia via Madonnelle all’altezza di una rotonda. Nemmeno in uno dei più noti bar della zona sanno nulla di questa «brutta storia», come la definisce a voce bassa qualcuno. Finanche della scuola media frequentata dalla vittima all’epoca, la Borsi 2, molti sembrano non sapere nemmeno che sia mai esistita. «Sì, forse è quella che oggi si chiama Bordiga», si affretta a precisare una giovane barista dietro al bancone. Ma nulla di più. Di quel che avveniva in quell’appartamento all’interno dell’isolato E, che oggi corrisponde al civico 22 di via Fratelli Grimm, nessuno sa né ha mai visto nulla. «Lo sanno, eccome – commenta un pensionato che si attarda davanti a un’edicola di giornali – solo che c’è omertà perché la gente ha paura di esporsi. Ma lo sapevano tutti che quel prete con gli occhiali dalla montatura dorata aveva quel “difetto”». Davanti alla palazzina dove abitava il presunto pedofilo c’è il citofono, dove ancora si legge il cognome di quel sacerdote che parlava di Cristo ai bambini. Quegli stessi bambini che, spesso, invitava a fargli visita dopo la scuola con il pretesto – dicono – di «fare i compiti». E oggi, paradossalmente, quelle finestre sono chiuse, quasi a voler nascondere la vergogna di quanto avveniva in quelle mura domestiche a chi si fidava del suo professore di religione.

    GIULIANA COVELLA

    http://www.metropolisweb.it/news/rione-incis-viaggio-nellinferno-di-diego-qui-il-prete-prof-era-satana/26086.html

  • Ponticelli, prete pedofilo. La vittima: «altri bambini abusati, ma c’è omertà dalla Curia»

    Ponticelli, prete pedofilo. La vittima: «altri bambini abusati, ma c’è omertà dalla Curia»

    Capelli neri, occhi scuri e corporatura massiccia. «Ho messo su più di 10 chili da quando è venuta fuori questa storia. Non ne posso più. Sono distrutto». Quando arriva, a bordo di una Punto, mostra tutti i segni del suo stato d’animo Diego. Il nome è di fantasia. Anche se da largo Donnaregina qualcuno ha ben pensato, circa due settimane fa, di rendere nota la vera identità di Diego. «Attraverso i legali della Rete L’Abuso guidata da Francesco Zanardi – spiega – abbiamo già denunciato la Curia. Per me è stata un’ennesima sofferenza». Diego oggi ha 41 anni, è padre di tre figli ed è nonno. Quando arriva in via Fratelli Grimm, parcheggia l’auto davanti alla pasticceria La Rocca e in pochi attimi si rinnova tutto il suo dolore nel ripercorrere le macabre tappe di quella terribile vicenda. «Ecco, vedi – indica – lui abitava lì, dove ora ci sono quei teloni alle finestre. Viveva con la mamma e con una sorella che poi morì. Ma ormai non c’è più nessuno». Lo sguardo dell’ex bambino di 12 anni diventa scuro quando ritorna al passato. Un passato con cui deve fare i conti tutti i giorni. «Sono appena tornato dalla visita con lo psicologo – spiega – ma ogni volta ne esco devastato. E’ terribile e ricordare ogni volta è come tornare indietro nel tempo e rivivere tutto». Nel 2010, quando è partita la denuncia contro il presunto prete pedofilo, don S. M., ex docente di religione alla scuola media Borsi 2 di Ponticelli, Diego ha rivisto dopo tanti anni il suo aguzzino. «Ebbi il coraggio di affrontarlo – dice – e registrai un video che poi ho dato il consenso a mandare in onda a “Chi l’ha visto?” su Rai 3. Quando gli dissi che stavo male per colpa sua e di ciò che mi aveva fatto lui mi parlò del diavolo e mi disse di non buttare via i miei soldi andando dai medici. Non ha mai negato. Mi sarei aspettato che, di fronte alla mia rivelazione, saltasse dalla sedia. Invece rimase impassibile». Trema mentre parla Diego. E soffre al pensiero che anche altri bambini siano stati abusati da quel prete con gli occhiali, «ma non denunciano per paura, come un mio coetaneo che un giorno mi toccò nelle parti intime e io capii che aveva subito anche lui le molestie. Ma c’è omertà soprattutto da parte della Curia, che sa e resta in silenzio». E il pensiero di Diego corre inevitabilmente a quel sacerdote che, secondo le ultime segnalazioni giunte alla Rete L’Abuso, si sarebbe ritirato a vita privata in un convento vicino Perugia.

    GIULIANA COVELLA

    http://www.metropolisweb.it/news/ponticelli-prete-pedofilo-la-vittima-altri-bambini-abusati-ma-c-omert-dalla-curia/26087.html

  • Scandali sessuali, i preti dal pm C’è un nuovo caso a Pozzuoli

    Scandali sessuali, i preti dal pm C’è un nuovo caso a Pozzuoli

    L’appuntamento è per questa mattina in Procura a Napoli, IV sezione, quella che si occupa dei reati sessuali sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Luigi Frunzio. Nei giorni scorsi un gruppo di ecclesiastici ha contattato riservatamente la magistratura napoletana, chiedendo un incontro con un sostituto procuratore. Gli esponenti del clero dovrebbero raccontare vicende che ritengono di interesse degli investigatori e che, probabilmente, sono venute fuori in seguito alla denuncia anonima che ha portato alla sospensione di don Mario D’Orlando, il sacerdote della basilica di Santa Maria degli Angeli a Monte di Dio. Forse consegneranno anche documenti. Si tratterebbe però di una vicenda diversa da quella denunciata da don Fortunato Di Noto , il sacerdote siciliano fondatore di «Meter onlus», un’associazione che da 25 anni combatte i preti pedofili, facendone allontanare anche parecchi dalle Diocesi dove venivano commessi abusi sessuali. Come ha riportato «Il Mattino», nella sede regionale del presidio nato in difesa di bambini e adolescenti, è arrivata una segnalazione che ancora una volta vede coinvolto un prete, appartenente alla Diocesi di Pozzuoli, intorno al quale girano i nomi di almeno altri cinque o sei sacerdoti.

    La denuncia è già stata inviata alla diocesi di appartenenza di uno dei preti – quello sul quale maggiormente si concentra l’attenzione degli autori dell’esposto — e alla Procura della repubblica. «Il nostro obiettivo è fare chiarezza» sottolineano dalla Diocesi flegrea. Tra la vicenda di Pozzuoli e quella di Monte di Dio ci sarebbe comunque un collegamento: il nome di uno dei preti contenuto nel dossier di Meter onlus comparirebbe anche in una delle chat «rubate» dal profilo Facebook del sacerdote di Monte di Dio e spedita, da un anonimo, lo scorso gennaio all’indirizzo del vescovo ausiliare di Napoli Lucio Lemmo. Una vicenda ancora oscura e complessa sulla quale sta indagando il Tribunale ecclesiastico di Napoli e che ora viene posta anche all’attenzione degli investigatori della Procura.

    Intanto, però, i magistrati hanno avviato un’indagine conoscitiva (modello 45, fatti non costituenti reato) proprio in base alle notizie di stampa degli ultimi giorni. Vogliono vederci chiaro per capire se effettivamente esista un giro di prostituzione maschile utilizzata da sacerdoti, anche per accertare se ci siano stati episodi di ricatti o richieste estorsive nei confronti di esponenti del clero. Ma pure per verificare l’ipotesi più grave: è possibile che nel «giro» siano finiti minorenni? In quel caso si aprirebbero scenari ancora più inquietanti .

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/17_febbraio_23/scandali-sessuali-preti-pm-c-nuovo-caso-pozzuoli-8a2257f8-f994-11e6-978e-4d426519ea03.shtml

  • Napoli, preti e festini gay: ora c’è l’ombra di incontri con minori

    Napoli, preti e festini gay: ora c’è l’ombra di incontri con minori

    NAPOLI, PRETI GAY: TRA LE SEGNALAZIONI L’OMBRA DI INCONTRI CON MINORI

    Ora spunta un secondo dossier e una denuncia in Procura. Scrive Maria Chiara Ausilio sul quotidiano Il Mattino:

    L’allarme stavolta arriva dall’associazione Meter onlus di don Fortunato Di Noto, un sacerdote che da 25 anni combatte contro la pedofilia e la pedo-pornografia. Nella sede regionale del presidio, nato in difesa di bambini e adolescenti, è arrivata una inquietante segnalazione che ancora una volta vede coinvolto un prete intorno al quale girano i nomi di almeno altri cinque o sei sacerdoti. La denuncia è già stata inviata alla diocesi di appartenenza di uno dei preti – quello sul quale maggiormente si concentra l’attenzione degli autori dell’esposto – e alla procura della repubblica che avrà il compito di accertare la verità.

    Il nome di uno dei preti contenuto nel secondo dossier alla Meter onlus compare anche nel primo carteggio, in una delle chat rubate dal profilo Facebook del sacerdote di Monte di Dio e poi inviate al vescovo ausiliare monsignor Lucio Lemmo. Ma allo sportello dell’associazione di don Fortunato Di Noto, tra le tante segnalazioni, si parla anche del coinvolgimento di minori. Continua Ausilio sul Mattino di Napoli:

    In quel plico si raccontano fatti e circostanze che coinvolgerebbero in particolar modo un sacerdote della diocesi di Pozzuoli. Il dossier – come spiega lo stesso don Fortunato – dopo essere stato a lungo esaminato, è stato portato all’attenzione del vescovo di Pozzuoli che avrà il compito di aprire una istruttoria per stabilire la veridicità di quanto scritto e, subito dopo, a quella della procura della repubblica perché, nella denuncia, e questo sarebbe l’aspetto più inquietante della vicenda, si parlerebbe anche di minori.

    http://www.giornalettismo.com/archives/2205812/napoli-preti-gay-ombra-incontri-minori/

  • I sospetti sul prete di Pozzuoli, l’ombra di incontri con minori

    I sospetti sul prete di Pozzuoli, l’ombra di incontri con minori

    È attualmente al vaglio del vescovo di Pozzuoli, e dei magistrati della procura di Napoli, la segnalazione inoltrata dall’associazione Meter onlus di don Fortunato Di Noto, un sacerdote che da venticinque anni combatte contro la pedofilia e la pedo-pornografia. In quella lettera si raccontano fatti e circostanze che coinvolgerebbero in particolar modo un sacerdote della sua diocesi.

    Monsignor Gennaro Pascarella, che ieri pomeriggio ha materialmente preso visione delle informazioni contenute nella segnalazione della onlus, avrà il compito di aprire una istruttoria per stabilire la veridicità di quanto scritto in quel dossier. Lo stesso dovrà fare la procura della repubblica: nella denuncia, e questo sarebbe l’aspetto più inquietante della vicenda, si parlerebbe anche di storie collegate a minori.

    Intanto, nella diocesi di Pozzuoli ci si interroga sui nomi, e ce ne sono diversi, contenuti in quella segnalazione. «Facciamo le cose con calma – è il commento del vicario generale della diocesi, don Paolo Auricchio – valuteremo nei dettagli tutto quello che ci è stato segnalato, ma è ancora troppo presto. Stiamo cominciando a lavorare adesso, dobbiamo avere il tempo di capirne di più poi potremo dire qualcosa a riguardo. Il vescovo – aggiunge il vicario generale – è una persona particolarmente attenta e rigorosa, allo stesso modo valuterà le informazioni che ci sono state inviate e potete essere certi che, se sarà necessario, verranno presi tutti i provvedimenti del caso».

    Attesa, perplessità e preoccupazione, dunque: bocche cucite per adesso e nessun commento anche se tra i sacerdoti di Pozzuoli c’è molta preoccupazione rispetto a quel che potrebbe venire fuori e, dunque, al rischio che la loro diocesi possa finire nell’occhio del ciclone. È chiaro che la sorpresa c’è stata: la notizia che un sacerdote potrebbe essere rimasto coinvolto in una brutta vicenda a luci rosse, ha fatto rapidamente il giro della diocesi suscitando sgomento e stupore.

    La domanda che circola in queste ore nelle stanze della diocesi di monsignor Gennaro Pascarella adesso è una sola? Di chi si tratta? Chi è il prete che, oltre a finire nella segnalazione dell’associazione di don Fortunato Di Noto, è anche tra i protagonisti del dossier inviato in Curia sugli incontri a luci rosse del parroco della chiesa di Santa Maria degli Angeli a Monte di Dio? Già, perché il nome di quel prete di Pozzuoli compare anche in una delle chat «rubate» dal profilo facebook del sacerdote di Monte di Dio e spedita, da mano anonima, lo scorso gennaio, all’indirizzo di monsignor Lucio Lemmo, vescovo ausiliare.

    In quel messaggio, Paolo, 28 anni, uno dei ragazzi che faceva parte del «giro» di Pizzofalcone, e il parroco in questione, discutono sull’eventualità di coinvolgerlo in uno degli incontri. Un appuntamento hard che però – come racconta lo stesso Paolo in una intervista rilasciata al Mattino – non si sarebbe concretizzato in quanto quel sacerdote non avrebbe mai risposto ai suoi messaggi rifiutando quindi ogni proposta. Ed ecco che la vicenda si sposta da Monte di Dio a Benevento dove ha sede lo sportello regionale dell’associazione di don Fortunato Di Noto. Qui nei giorni scorsi, tra le tantissime segnalazioni che vengono raccolte quotidianamente, ne è arrivata una in particolare che ha subito allertato i collaboratori del «sacerdote dei bambini», così come in tanti chiamano don Fortunato grazie all’impegno rivolto alla loro tutela.

    Dopo una prima valutazione dei fatti contenuti nella documentazione – come prevede la prassi seguita dall’associazione – tutto è stato inviato alla diocesi di appartenenza e, insieme, alla procura della repubblica.

    http://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/i_sospetti_sul_prete_di_pozzuoli_dossier_nelle_mani_del_vescovo-2274819.html

  • A Napoli l’ennesimo scandalo di pedofilia cattolica

    A Napoli l’ennesimo scandalo di pedofilia cattolica

    By Eleonora Gitto

    Ennesimo scandalo di pedofilia cattolica, stavolta a Napoli.

    Stavolta i fedeli sono veramente arrabbiati e dicono di non fidarsi più della Chiesa.

    Gli scandali di pedofilia, si sa, sono scoppiati con virulenza da qualche anno. Stati Uniti, Irlanda, Brasile, Australia e molti altri Paesi hanno vissuto delle drammatiche esperienze di bambini e ragazzi che, nel seno di mamma Chiesa, sono stati sottoposti alle più turpi sevizie.

    Qualche prete se l’è cavata pagando fior di quattrini, qualcuno è stato semplicemente spostato ad altra sede, qualcuno ha fatto ammenda dei propri errori, ma la maggior parte delle volte la quasi totalità del clero rea di questi orrendi crimini, se l’è passata liscia.

    E non c’è dubbio che quello che è venuto fuori è solo la punta dell’iceberg. Ora tocca a Napoli, dove un consistente dossier è arrivato sul tavolo del Cardinal Sepe.

    E siccome il dossier è arrivato anche altrove, il famoso cardinale del sangue di San Gennaro non può dire “io non sapevo”.

    Si tratta di incontri a luci rosse fra ragazzi e sacerdoti. I particolari ancora non si conoscono, ma gli abitanti sono stavolta infuriati.

    Afferma Elena, sentita dal Mattino di Napoli: “E’ vergognoso che si verifichino ancora cose simili ai giorni nostri. Ritengo che sia il caso di prendere provvedimenti seri una volta per tutte. Lasciamo che i preti si sposino e permettiamo loro di vivere una vita normale”.

    http://www.veb.it/a-napoli-lennesimo-scandalo-di-pedofilia-cattolica-48295

  • Il cardinale Sepe ha esaurito il ‘mandato’

    Il cardinale Sepe ha esaurito il ‘mandato’

    SI INTENSIFICANO i venti di tempesta nel cielo della curia di Napoli.
    Con una serie di articoli prudenti e documentati i cronisti del Mattino hanno raccontato le vicende dei “festini gay” nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone e in un appartamento del centro storico organizzati dal parroco don Mario D’Orlando con la partecipazione di altri preti e di giovani le cui prestazioni sessuali venivano remunerate con poche decine di euro.
    L’elenco delle accuse è contenuto in un dossier anonimo inviato nei primi giorni di gennaio all’abitazione del vescovo ausiliare Lucio Lemmo, braccio destro del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe, ed è diventato improvvisamente d’attualità il 18 febbraio grazie a due pagine del Mattino, con richiamo in prima, firmate dalla cronista Maria Chiara Aulisio. Utilizzando una tecnica sperimentata, Sepe ha provato a ignorare la vicenda, poi il 21 febbraio, dopo quattro giorni di cannonate giornalistiche con corsivi tranchant (“Il

    Mario D’Orlando (*)
    silenzio che non aiuta”), è stato obbligato a prendere posizione annunciando di avere sospeso il parroco di Pizzofalcone. Da osservare che nella nota Sepe non fa il nome del sacerdote e non spiega perché l’ha sospeso; comunica soltanto che il caso è stato affidato al tribunale ecclesiastico e se ne dovrà occupare Erasmo Napolitano, vicario giudiziale del tribunale ecclesiastico regionale. Ma luce certamente maggiore arriverà dal lavoro della magistratura che ha aperto un’inchiesta per accertare l’eventuale coinvolgimento di minori nei festini organizzati da sacerdoti delle parrocchie del Napoletano.
    Problemi seri quindi per Crescenzio Sepe, ma problemi ancora più seri stanno per arrivare dal caso di Diego Esposito (nome di fantasia) violentato a tredici anni da Silverio Mura, il suo insegnante di religione, che dal 2010, quando è stato male e ha raccontato per la prima volta la storia di quattro anni di violenze, prova inutilmente ad avere ascolto da parte dei vertici della chiesa napoletana. Nel 2011 chiede un incontro a Sepe e viene dirottato sul vescovo ausiliare Lucio Lemmo, poi il silenzio.
    Tre anni dopo si rivolge a papa Francesco e nel giro di qualche mese la curia arcivescovile di largo Donnaregina è costretta ad avviare un’indagine affidata a padre Luigi Ortagli. Nel maggio 2016 Esposito accetta di sottoporsi a una visita psichiatrica affidata a un medico nominato dalla diocesi e si fa accompagnare da Alfonso Rossi, lo psichiatra che lo assiste da anni. “Non si è trattato di una perizia medico legale, ma di un interrogatorio in stile
    Gestapo”, racconta Alfonso Rossi. “Le stesse domande venivano ripetute fino allo sfinimento con l’intenzione di dare al ragazzo il carico delle responsabilità delle violenze subite”.
    Intanto nel giugno del 2016 papa Francesco scrive la lettera apostolica ‘Come una madre amorevole’, diventata legge canonica nello scorso settembre, che
    prevede la rimozione dei vescovi colpevoli di grave negligenza nella gestione dei casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti e di fatto favorisce la definizione di un giusto risarcimento per le vittime. L’11 ottobre Esposito, assistito dalla Rete L’Abuso, l’associazione delle vittime dei preti pedofili, e dai suoi legali, scrive al papa ed è la prima denuncia che arriva dopo la lettera apostolica.
    La storia di Diego Esposito ritorna all’attenzione dell’opinione pubblica il 6 febbraio con una pagina di Elena Affinito e Giorgio Ragnoli su Repubblica alla quale la curia replica: dopo l’attività istruttoria la “Congregazione per la dottrina della fede riteneva non essere emersi gli elementi sufficienti per avviare un processo penale”. Il caso è chiuso.
    Ma Sepe si sbaglia. Il 10 febbraio l’avvocato Carlo Grezio, civilista collegato alla Rete L’Abuso, presieduta sin dalla fondazione, nel 2009, dall’elettricista savonese Francesco Zanardi, ha presentato al tribunale civile di Napoli una richiesta di risarcimento danni di oltre un milione di euro nei confronti di Silverio Mura, dell’arcidiocesi di Napoli, di Crescenzio Sepe e del ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca.
    Al di là delle decisioni della magistratura, civile e penale, sulle questioni dei festini gay nelle parrocchie e della pedofilia dei sacerdoti della sua arcidiocesi il cardinale di Napoli sta dimostrando tutta la sua inadeguatezza.Vuole esibire i muscoli e non è in linea con la pietas di papa Bergoglio. Dovrebbe dimettersi.
    Il 13 febbraio Repubblica apre la prima pagina con la prefazione firmata dal papa al libro ‘La perdono, padre’ di Daniel Pittet che racconta la sua drammatica esperienza di vittima di un prete pedofilo. Il titolo è: “Come può un prete causare tanto male?”. Queste parole sono una citazione della prefazione che continua: “Come può avere consacrato la sua vita
    per condurre i bambini a Dio e finire invece per divorarli in quello che ho chiamato ‘un sacrificio diabolico’ che distrugge sia la vittima sia la vita della Chiesa? Alcune vittime sono arrivate fino al suicidio. Questi morti pesano sul mio cuore, sulla mia coscienza e su quella di tutta la Chiesa. Alle loro famiglie porgo i miei sentimenti di amore e di dolore e, umilmente, chiedo perdono”.
    Sepe è distante anni luce dalle parole di papa Francesco e a Diego Esposito che chiede innanzitutto comprensione e solidarietà risponde con durezza e ‘violenza’ inaccettabili. Esemplare è il comunicato con cui la curia replica all’articolo di Repubblica del 6 febbraio.
    Abbiamo visto che il cardinale nell’annunciare la sospensione del sacerdote coinvolto nei festini gay nella chiesa di Pizzofalcone si guarda bene da farne il nome. Invece nelle trentatré righe della nota di risposta all’articolo di Repubblica cita Diego Esposito otto volte con nome e cognome.
    Non c’è pietas e non c’è neanche conoscenza delle leggi della Repubblica italiana. “Le norme sulla privacy – ricorda l’avvocato Gianfranco Iannone che assiste la ‘Rete L’Abuso’ e Diego Esposto – vietano la diffusione di dati sensibili; in particolare gli articoli 167 e successivi del decreto legislativo 196 del 2003 considerano reato la pubblicazione del nome di vittime di abusi sessuali. Nei primi giorni di marzo presenteremo in procura un esposto contro la curia di Napoli”.

    (*) Da www.laprimapagina.it

  • Prete di San Giuseppe abusò di ragazzino a Pollena: la Curia lo “assolve”

    Prete di San Giuseppe abusò di ragazzino a Pollena: la Curia lo “assolve”

    Sul caso di presunti abusi sessuali subiti da A.R. da parte del reverendo S.M. che da qualche anno vive a San Giuseppe Vesuviano «non sono emersi gli elementi sufficienti per avviare un processo penale». Lo spiega la Cancelleria della Curia arcivescovile di Napoli in una nota sul caso sollevato da A.R., che in una lettera inviata al Papa e al prefetto della Congregazione per i vescovi, cardinale Marc Ouellet, denuncia il cardinale Crescenzio Sepe «per la grave negligenza nell’esercizio del proprio ufficio».

    Nella lettera l’uomo racconta di essere stato abusato tra il 1986 e il 1992 dal suo insegnante di religione. Il cancelliere arcivescovile padre Luigi Ortaglio nella nota spiega che «nel 2010 la Curia di Napoli aveva ricevuto alcune lettere del signor A.B. e del suo psichiatra che denunciavano presunti abusi subiti dallo stesso dall’età di 13 anni a quella di 17 da parte del reverendo S.M.

    Nonostante fino a quel momento il reverendo avesse sempre goduto della stima dei superiori e dei fedeli, svolgendo con dedizione il ministero sacerdotale in due parrocchie, l’arcivescovo incaricò immediatamente il vicario generale di condurre un’indagine per verificare la verosimiglianza delle accuse mosse». Il vicario generale, questa la ricostruzione della Cancelleria della Curia, «incontrò e ascoltò prima A.B., quindi il suo psichiatra, e infine lo stesso don S.M., il quale fin da subito negò decisamente la veridicità di quanto affermato da A.B.». E, «nonostante nulla confermasse le accuse, si convenne insieme al reverendo sull’opportunità di un periodo sabbatico di riposo e distacco dalla parrocchia presso una comunità religiosa, fuori diocesi».

    Nel 2014 A.B., prima personalmente poi tramite il suo legale, aveva chiesto «di essere ancora una volta ascoltato dall’Autorità ecclesiastica e di ottenere dall’Arcidiocesi di Napoli un risarcimento per i danni provocati dai presunti abusi da lui denunciati». Nel frattempo «A.B., sostenuto dalla rete “L’Abuso”, si era rivolto al Santo Padre. La Congregazione per la dottrina della fede, come avviene generalmente in questi casi – prosegue la nota – con lettera del 2 ottobre 2014 affidava all’Arcidiocesi di Napoli il compito di effettuare una “investigatio previa”. Pertanto nell’ambito di tale indagine sono stati di nuovo formalmente ascoltati la presunta vittima, il suo psichiatra, l’accusatore, il suo psicologo, vari testimoni, tra cui uno indicato dallo stesso accusatore e un altro spontaneamente presentatosi dopo una nota trasmissione televisiva Rai che si è occupata del caso».

    Inoltre, aggiunge la nota, «nell’ambito di tale istruttoria, su indicazione della Congregazione per la Dottrina della Fede, è stato chiesto al signor A.B. di sottoporsi a una perizia psichiatrica, affidata a un neuropsichiatra specializzato in psicologia forense, vittimologia e criminologia, qualificato per la cosiddetta “ricostruzione della memoria testimoniale”. Purtroppo non è stato possibile espletare tale perizia per il rifiuto del periziando». Quindi, conclude la nota, «trasmessi gli atti dell’attività istruttoria alla Congregazione per la dottrina della fede, questa nel 2016 riteneva non essere emersi gli elementi sufficienti per avviare un processo penale a carico del reverendo don S.M.».

    http://www.ilfattovesuviano.it/2017/02/prete-san-giuseppe-abuso-ragazzino-pollena-la-curia-lo-assolve/