Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Campania

  • Arrestato e condannato per la terza volta. Atti osceni, molestie sessuali , prostituzione minorile. Condannato anche in appello

    Arrestato e condannato per la terza volta. Atti osceni, molestie sessuali , prostituzione minorile. Condannato anche in appello

    La corte d’appello di Palermo ha lievemente ridotto la condanna all’ex sacerdote Aldo Nuvola, accusato di atti sessuali con minori. All’ex parroco della chiesa Regina Pacis sono stati inflitti cinque anni e dieci mesi (sei anni in primo grado).

    Le relazioni del sacerdote vennero fuori nel corso dell’indagine sull’omicidio dell’imprenditore Massimo Pandolfo, ucciso il 24 aprile del 2013. I carabinieri intercettarono una telefonata tra il diciassettenne arrestato per il delitto e il prete.

    I due avrebbero avuto una relazione. Il minorenne chiamò don Nuvola pochi minuti dopo l’assassinio.

    Interrogato dai carabinieri, il ragazzo confessò i suoi rapporti col sacerdote che venne intercettato: da qui la scoperta del giro di prostituzione minorile che padre Nuvola frequentava.

    http://palermo.blogsicilia.it/sesso-con-minori-condannato-anche-in-appello-padre-aldo-nuvola/365390/

  • Rintracciato don Silverio Mura, il prete pedofilo protetto dal cardinale Sepe

    Rintracciato don Silverio Mura, il prete pedofilo protetto dal cardinale Sepe

    Di don Silverio, tranne qualche ormai sporadico avvistamento nel napoletano, avevamo perso le tracce dal 2014, ma potrebbe essere nascosto appena fuori da Città di Castello.

    La segnalazione, arrivata alcune settimane fa per posta è una di una lunga serie, molte le abbiamo potute verificare e ci hanno portato alla localizzazione esatta di una struttura di cui si sapeva da tempo, ma di cui non si conosceva l’esatta ubicazione.

    La struttura di cui parliamo si chiama Villa Sacro Cuore e si trova appena fuori Città di Castello (PG). E’ dotata di 56 posti letto e situata in mezzo alla campagna.

    Fu trasformata ed adibita a casa di accoglienza per sacerdoti con problemi nel 2011, quando nel pieno dello scandalo dei preti pedofili, ci fu l’esigenza di creare luoghi discreti dove questi potessero essere nascosti.

    Secondo la segnalazione don Silverio Mura sarebbe proprio nascosto e ben protetto all’interno di questa struttura dove sappiamo essere attualmente ospiti don Giampiero Peschiulli arrestato a Brindisi nei mesi scorsi, don Giovanni Desio, il prete di Casalborsetti (Ravenna), don Stefano Cavalletti e diversi altri. Come avevamo scritto alcune settimane fa, risulterebbe nascosto li anche padre Thomas Ouso Kodijan, il sacerdote attualmente indagato a Lucca per abuso di minore, di cui da diverso tempo si erano perse le tracce.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Morto don Giuseppe Salomone, condannato per molestie a Salerno Tornò a insegnar religione dopo sentenza definitiva per molestie su alunne 12enni

    Morto don Giuseppe Salomone, condannato per molestie a Salerno Tornò a insegnar religione dopo sentenza definitiva per molestie su alunne 12enni

    PONTECAGNANO FAIANO. Nella giornata di ieri, la comunità di Faiano dice addio a Don Giuseppe Salomone, storico parroco di San Benedetto. Il prete, più noto come Don Peppe, si è spento dopo una lunga malattia. L’anno scorso, come riporta La Città, passò il testimone dopo cinquant’anni di sacerdozio – 40 dei quali a Faiano – al nuovo parroco, Don Roberto Faccenda. Proprio a lui si deve la realizzazione dell’oratorio di San Benedetto. Oggi, alle 16, i funerali.

    http://www.occhiodisalerno.it/cronaca/lutto-pontecagnano-faiano-addio-don-peppe/#sthash.mUwehBOx.dpuf

  • Abusi su minori, è polemica tra  ​Curia di Napoli e Garante infanzia

    Abusi su minori, è polemica tra ​Curia di Napoli e Garante infanzia

    Si infiamma la polemica tra la Curia di Napoli e il Garante per l’Infanzia e l’adolescenza della Regione Campania. Dopo le accuse di ieri del garante Cesare Romano, per una mancata collaborazione da parte della Curia nella ricerca sugli abusi intrafamiliari e l’incesto in Campania, l’ufficio stampa della Curia ha diffuso un comunicato rendendo nota una lettera del cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo della città, datata 12 luglio 2013.

    Il presule scrive: «Viene chiesta la collaborazione della Curia che, senza venire codificata in atti formali, può trovare manifestazione ed espressione nel Patrocinio morale dell’Arcidiocesi, che ben volentieri concedo alla iniziativa, per l’alta valenza morale e sociale». E ancora che la Chiesa «attraverso le parrocchie, non mancherà di svolgere un ruolo di ascolto e di sostegno alle persone e alle famiglie, privilegiando i percorsi educativi e di formazione, per riaffermare la dignità della persona e il suo rispetto».

    Dura la replica di Romano: «Sono indignato, stomacato, perché la Curia sta mentendo spudoratamente ed è consapevole di farlo». «Denuncerò ogni giorno quanto accaduto – asserisce Romano -. Non è concepibile una simile risposta, non venissero a dirmi sciocchezze. La Curia avrebbe potuto trovare una scusa qualsiasi, dire, per esempio, che i questionari sono andati persi, ma non mentire su questo punto». Il sospetto del garante è che «in realtà i questionari non siano mai stati distribuiti». «Prima di tutto controllerò nei miei archivi la veridicità del testo inviato oggi – annuncia – Dopodiché renderò pubbliche le mail, le lettere di accompagnamento ai questionari stessi e le sollecitazioni che ho inviato alla Curia per la loro restituzione».

    http://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/abusi_su_minori_e_polemica_tra_curia_di_napoli_e_garante_infanzia-1812939.html

  • Ricerca sulla pedofilia, a Napoli la Chiesa non collabora: “C’è il segreto confessionale”

    Ricerca sulla pedofilia, a Napoli la Chiesa non collabora: “C’è il segreto confessionale”

    Il garante per l’infanzia della Regione Campania, Cesare Romano, a muso duro contro la Curia di Napoli e l’arcivescovo, il cardinale Crescenzio Sepe: “La curia e le parrocchie non hanno collaborato e non mi hanno restituito nemmeno un questionario, anche se mi avevano assicurato la partecipazione”. La risposta: “Il nostro era solo un patrocinio morale, non partecipiamo a causa del segreto confessionale”. E divulgano una lettera nella quale si complimentano per l’iniziativa e aspettano “altre informazioni”. Ma perché il “segreto confessionale”, se i questionari erano completamente anonimi?

    http://youmedia.fanpage.it/video/aa/V2sjOeSwGmRq1yi7

  • Suor Soledad, i perché della sentenza: «Indagini non approfondite, mistero su dettagli sessuali conosciuti dai bambini»

    Suor Soledad, i perché della sentenza: «Indagini non approfondite, mistero su dettagli sessuali conosciuti dai bambini»

    I giudici della Corte d’appello hanno assolto con formula piena tutti gli imputati coinvolti nel processo sui presunti abusi sessuali ai danni dei piccoli alunni dell’asilo Paolo VI di Vallo della Lucania. Ma nelle motivazioni della sentenza, arrivate dopo 90 giorni, gli stessi giudici sospettano che i bambini abbiano potuto subire dei maltrattamenti. Principale coinvolta e indagata suor Soledad, una novizia peruviana all’anagrafe Carmen Soledad Bazan Verde, accusata di aver abusato di oltre quaranta bambini di età dai 3 ai 5 anni dell’asilo gestito dalle religiose dell’ordine di Santa Teresa del Bambino Gesù, poi due suore accusate di favoreggiamento, e in un secondo filone d’inchiesta indagati anche il muratore Aniello La Bruna (ritenuto il presunto fidanzato di suo Soledad) e il fotografo Antonio Rinaldi. Questi ultimi erano stati già assolti in primo grado da Tribunale di Vallo che invece aveva condannato la suora a 8 anni e a 16 mesi le due consorelle, Agnese Cafasso e Giuseppina De Paola. Presunti abusi a Vallo della Lucania: assolta Suor Soledad e tutti gli imputati.

    La Corte d’appello di Salerno ha dunque accolto la richiesta del procuratore generale Maddalena Russo, che aveva chiesto l’assoluzione per tutti gli imputati. Ma forse qualcosa in quell’asilo è successo. Lo ipotizzano gli stessi giudici nelle motivazioni della sentenza depositata nei giorni scorsi. Nello specifico – scrivono – alla luce dell’intero compendio probatorio dei medici si ritiene che nessun abuso di natura sessuale sia stato commesso all’interno dell’asilo dalla suora e che le prove portino ad escludere la sussistenza del reato di atti sessuali ai danni dei piccoli alunni dell’istituto – ma non esclude che – le attività investigative hanno compromesso la possibilità di accertare in modo obiettivo e sereno i fatti verificatisi, che al più si concretano in ipotesi di maltrattamenti (reato che però ormai sarebbe prescritto in ragione della data dei fatti e del tempo trascorso.

    Sul secondo filone i giudici sottolineano «che in assenza di altri elementi di prova da porre a riscontro dei fatti (intercettazioni, reperimento dei reperti fotografici e audiovisivi) le testimonianze indirette dei minori sono assolutamente inidonee a comprovare i reati». I giudici poi ipotizzano che all’origine delle testimonianze rese dai bambini possano esserci «l’involontario stimolo al racconto proveniente dalle persone che circondavano i minori, il condizionamento generato sulla psiche di questi ultimi dal clamore provocato dalle investigazioni e il desiderio – scrive il collegio – ben comprensibile di un bimbo giovanissimo di continuare ad ottenere dai genitori le cure e il trattamento oltremisura affettuoso ricevuto con ogni probabilità nel trimestre precedente».

    Nelle motivazioni i giudici però «bacchettano» gli inquirenti sia per il primo che per il secondo filone d’indagine. «La presenza di un quadro dichiarativo di tale complessità avrebbe reso necessario l’esperimento di un nuovo incidente probatorio e ciò allo scopo di operare con l’ausilio di esperti, l’opportuna depurazione delle dichiarazioni dei minori e di far affiorare la realtà se esistente dei fatti da essi narrati», scrivono e aggiungono: «Una operazione possibile solo se posta in essere tempestivamente ossia nella fase delle indagini preliminari, nei modi opportuni e con l’ausilio di qualificati psicologi dell’età evolutiva. Rimane il mistero su come i minori (nello specifico tre) abbiano potuto conoscere in modo dettagliato determinate pratiche sessuali. Nei loro racconti i tre minori hanno fatto riferimento a scene di esplicito tenore pornografico» e qui il riferimento a quanto raccontato dai bambini su «scene di sesso orale e pipì sul seno».

    http://www.giornaledelcilento.it/it/suor_soledad_i_perche_della_sentenza_indagini_non_approfondite_mistero_su_dettagli_sessuali_conosciuti_dai_bambini.html#.V19xUvmLTIX

  • Suor Soledad, l’accusa dei giudici «Le indagini furono sbagliate»

    Suor Soledad, l’accusa dei giudici «Le indagini furono sbagliate»

    VALLO DELLA LUCANIA. Forse qualcosa di increscioso è davvero accaduto nell’asilo “Paolo VI” che nel 2006 fu travolto da un’inchiesta per pedofilia. Lo ipotizzano gli stessi giudici della Corte d’appello che per quell’accusa hanno assolto con formula piena tutti gli imputati e che però, nelle motivazioni della sentenza depositate ieri, avanzano il sospetto di maltrattamenti. Sposano così la tesi del sostituto procuratore generale Maddalena Russo, che nel chiedere per tutti l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”, accusava gli inquirenti di aver tralasciato altre piste per seguire quella «a senso unico» degli abusi sessuali. Una censura che la Corte d’appello (presidente Claudio Tringali, a latere Silvana Clemente e Massimiliano De Simone) non fa mistero di condividere scrivendo che «le attività investigative, condotte in seguito alle denunce presentate (senza tenere conto della particolare condizione in cui versavano i minori, particolarmente vulnerabili ed altamente suggestionabili per la tenera età) hanno compromesso la possibilità di accertare in modo obiettivo e sereno i fatti verificatisi, che al più si concretano in ipotesi di maltrattamenti (reato che sarebbe oramai prescritto in ragione della data dei fatti e del tempo trascorso)». Insomma indietro non si torna, e ai genitori dei bambini che ancora credono alle violenze sessuali non resta che il ricorso in Cassazione su questa ipotesi, senza che sia più possibile un’imputazione alternativa.

    Tutto è iniziato dieci anni fa, quando trenta genitori si rivolsero alla Procura di Vallo della Lucania per denunciare gli abusi sessuali di cui sarebbero stati vittima i figli, bambini tra i 3 e i 5 anni che frequentavano l’asilo gestito dalle suore. Le indagini furono seguite dal procuratore Alfredo Greco, si disposero perizie, sopralluoghi, arrivarono i Ris di Parma e criminologi di fama nazionale. Da principio fu coinvolta soltanto suor Soledad, alias la novizia peruviana Carmen Soledad Bazan Verde, poi due suore accusata di averla coperta e infine, in una seconda fase, il muratore Aniello La Bruna (presunto fidanzato di Soledad) e il fotografo Antonio Rinaldi, che si accusava di foto pedopornografiche. Gli ultimi due sono stati assolti già in primo grado dal Tribunale di Vallo della Lucania, che ha invece condannato a 8 anni suor Soledad per pedofilia e a 16 mesi le consorelle Agnese Cafasso e Giuseppina De Paola, accusate di favoreggiamento perché avrebbero saputo ed erano rimaste in silenzio.

    A marzo la sentenza d’appello ha invece assolto tutti per insussistenza del fatto («Si rende giustizia a persone che erano state dipinte come mostri» dichiarò l’avvocato Franco Maldonato che difende La Bruna) e ieri le motivazioni hanno riproposto le “bacchettate” agli inquirenti sia nella prima fase dell’indagine che in quella seguente, quando alcuni bimbi iniziarono a parlare del muratore e del fotografo arricchendo i racconti di particolari fantastici come la presenza di indiani e la casa che scompariva. «La presenza di un quadro dichiarativo di tale complessità – scrivono i giudici – avrebbe reso necessario l’esperimento di un nuovo incidente probatorio, e ciò allo scopo di operare, con l’ausilio di esperti, l’opportuna depurazione delle dichiarazioni dei minori e di far affiorare la realtà, se esistente, dei fatti da essi narrati». E, visto che visioni sessuali emergevano, «sarebbe stato opportuno tentare di investigarne l’origine in altri ambienti extrafamiliari frequentati dai minori».

  • PEDOFILIA: Clausura perpetua per don Giovanni. “Spogliato” Don Nello

    PEDOFILIA: Clausura perpetua per don Giovanni. “Spogliato” Don Nello

    Gaetano Di Meglio | Come vi abbiamo ampiamente annunciato nell’edizione di ieri, martedì mattina (31 maggio) si è svolta nella sede vescovile un’assemblea straordinaria del presbiterio ischitano convocata la sera prima e con massima urgenza dal Vescovo Mons. Pietro Lagnese.

    Ci si attendeva qualcosa di molto grosso e così è stato. Gran via vai in via del Seminario con i preti focolarini in grande spolvero…

    Dopo aver affrontato diversi argomenti di carattere pastorale, prima di congedare i sacerdoti, il Vescovo ha brevemente rese note le determinazioni della Congregazione per la dottrina sulla fede in riferimento ai provvedimenti disciplinari a carico di don Nello Pascale e don Giovanni Trofa, accusati entrambi di abusi sessuali, nel primo caso pare addirittura a danno di minori.

    Cose vecchie, accuse risalenti ai decenni passati, ma che hanno preso “fuoco” solo ora grazie al nuovo corso di purificazione del clero voluto da Benedetto XVI prima e da papa Francesco poi.

    Se ieri ci siamo fermati a raccontarvi la notizia grossolana, oggi possiamo scendere nel dettaglio.

    La Santa Sede ha dunque disposto la riduzione allo stato laicale per don Nello Pascale, mentre per don Giovanni Trofa si aprono le porte di chissà quale convento (deciderà Lagnese) per la clausura perpetua.

    Clamoroso appare il verdetto, dopo che per mesi, gli amici dei due ex parroci dello Schiappone e di Fontana, avevano manifestato grande fiducia e ottimismo sugli esiti di una vicenda che ha destato grande scandalo tra i fedeli, non solo dell’isola d’Ischia.

    Sembrerebbe che il plico contenente i decreti di condanna sia giunto ad Ischia ai primi di marzo, ma solo dopo l’ultimo incontro con papa Francesco, avvenuto lunedì scorso, Pietro Lagnese ha deciso di darne comunicazione ai due interessati e, appunto, al clero ischitano.

    Da marzo fino a martedì mattina, specialmente per don Giovanni Trofa, si pensava ad una assoluzione piena. E in effetti l’ex parroco di Fontana scalpitava in attesa di poter finalmente festeggiare una vittoria che il suo avvocato di fiducia (nonché numerosi altri esperti di diritto canonico) davano per scontata.

    Tant’è che più di un amico ci ha riferito che in uno delle visite da parte del Vescovo e di un alto prelato locale, ci siano state anche le scuse per quello che sarebbe accaduto.

    Discorso invece molto diverso per Pascale, apparso alquanto rassegnato al punto tale  che nei giorni scorsi ha provveduto a ritirare i suoi oggetti personali dalla canonica dello Schiappone.

    A tal proposito, a far pendere la bilancia nettamente in direzione dell’accusa pare sia intervenuto direttamente papa Francesco che evidentemente, in quanto sovrano assoluto della chiesa, al di là delle procedure giuridiche previste dal diritto canonico e indipendentemente dalla consistenza delle prove raccolte, nel suo ospedale da campo non intende tollerare neppure l’ombra del sospetto.

    “Se si sospetta che i medici (ovvero i preti) si siano ammalati, essi non vanno curati, ma allontanati. Con severità e senza misericordia” mutuiamo un po’ una riflessione di natura più cattolica.

    Tutto questo naturalmente apre nuovi sconcertanti scenari per la chiesa ischitana. Non mancano, infatti, altri preti sui quali piovono ogni giorno pettegolezzi, calunnie, dicerie più o meno fondate. Alcuni di essi già tremano. Da parte sua Robespierre Lagnese va avanti come un carro armato. Di quelli che non fanno rumore, ma che non conoscono ostacoli. Francesco vuole e dispone. Il “focolare” della purificazione rischia ora di far esplodere un incendio. Avremo di che scrivere.

    PARROCCHIE: LAGNESE REVOLUTION

    L’ex parroco di Vitulazio, che per molti veste i panni del “salvatore” della Diocesi e dell’artefice della più grande operazione pulizia (non importano i figli e i nipoti sparsi per l’isola) del clero locale è pronto a cambiare volto all’assetto di molte parrocchie.

    Una modifica importante che dovrebbe servire sia a coprire i vuoti che si sono creati dopo la “sentenza” che ha visto protagonisti Don Giovanni e Nello Pascale sia a fronteggiare la carenza di preti.

    Partiamo dalla Parrocchia primaria Santa Maria La Mercede di Fontana che, dopo oltre 25 anni si avvia ad avere un nuovo parroco. In pole position c’è Marco D’Orio. Il giovane prete ordinato sacerdote poco fa insieme con Gianfranco Del Neso. Anche per Del Neso, ci sarebbe una destinazione importante. Ma la scopriamo tra poco.

    Se D’Orio prende gli uffici di Trofa, la parrocchia dello Schiappone è destinata a scomparire (chissà che fine farà la Jacuzzi nella canonica…). Metà (Vatoliere e un po’ di Schiappone) si dovrebbe aggregare alla Parrocchia di Piedimonte “Santa Maria La Porta” con Don Luigi Trani. L’altra parte, invece, dovrebbe andare con Testaccio. Ma questa “modifica” dovrebbe significare anche che la parte alta di Piedomonte si dovrà aggregare con la Parrocchia di Don Emanuel Monte a Fiaiano. Un passaggio indolore. E’ lo stesso “focolare”.

    Radio Diocesi, inoltre parla di altri interessanti spostamenti. Se teniamo per buona la modifica attuale ad Ischia Ponte, possiamo anche tenere per buona, come notizia, uno spostamento che è atteso da molti. Don Giuseppe Nicolella, infatti, sarebbe pronto a tornare nella sua Forio. E nella sua Sant’Antuono che dovrebbe prendere anche la Parrocchia di Campagnano che verrebbe abolita, andrà il giovane Gianfranco Del Neso.

    Una vera e propria rivoluzione che, come ciliegina sulla torta, potrebbe prevedere anche un cambio per la Parrocchia di San Ciro.

    Più di uno è sicuro che Lagnese stia operando bene e che fa bene a completare la pulizia. Qualche altro, invece, non è tanto contento. Qualche altro, invece, ci guarda storto e ci minaccia con la sguardo. Ce ne faremo una ragione. Vediamo come va a finire questa storia di preti…

    Clausura perpetua per don Giovanni. “Spogliato” Don Nello

  • Parla Diego, un prete abusò di lui: «Mi faranno la perizia ma non sono pazzo»

    Parla Diego, un prete abusò di lui: «Mi faranno la perizia ma non sono pazzo»

    Mentre parla gli trema la voce, inizia a sudare, gli occhi sono smaniosi, cerca una via di fuga. Mentre Diego Esposito rievoca le violenze di 27 anni fa è come se la sagoma del suo aguzzino si materializzasse davanti a lui. L’ultimo avvistamento di don Silverio Mura, che il 40enne di Ponticelli indica come colui che abusò di lui tra i 13 e 18 anni, è a pochi chilometri da casa di Diego.

    «A fine gennaio l’hanno visto girare per San Giuseppe Vesuviano» ricorda ingollando una delle 8 pillole di psicofarmaci che è costretto a prendere per non stare male. Per la Curia l’uomo ora è in una struttura adeguata per il suo recupero spirituale. Tuttavia, quello che Diego invoca a gran voce è «giustizia». Quando l’uomo riuscì a tirar fuori quella ferita terribile grazie a un lavoro incessante dello psicologo, il reato era già prescritto, ma non per lo stato vaticano. La battaglia legale iniziata da Diego insieme all’associazione Rete l’Abuso va avanti tra silenzi, scioperi della fame e lettere da anni. Solo l’intervento due anni fa di Papa Francesco dà la svolta e ordina l’apertura di processo canonico. Da allora tutto tace. Fino alla settimana scorsa, quando Diego riceve la convocazione per «investigatio previa» ovvero un’investigazione tendente alla valutazione dell’imputabilità o meno dell’indiziato e alla ricerca delle circostanze aggravanti o attenuanti.Esposito, finalmente qualcosa di muove e arriva un segnale positivo dalla Curia. «Era ora. Dopo anni di silenzi, mancate comunicazioni e modi arroganti miei confronti, è arrivata la convocazione per una valutazione psichiatrica cui potrà assistere anche lo psicologo Alfonso Rossi, colui che mi ha aiutato a far emergere dalla mia memoria gli abusi e attualmente mi ha in cura. In un primo momento, infatti, volevano facessi perizia psichiatrica solo in presenza di un loro medico».

    Ora si sente più tutelato?
    «Sì, la chiesa fin dall’inizio non mi ha fatto sentire una vittima da tutelare. Anzi, la mia impressione è sempre stata quella che volessero dichiararmi malato di mente, pazzo, rendermi inattendibile. Ma io non sono pazzo. Solo solo un uomo ferito, nel corpo e nell’anima. Ritroverò un po’ di serenità solo quando saprò che don Silverio Mura non sarà più in grado di abusare di altri bambini».
    Lei aveva appena 13 anni quando iniziarono le violenze…
    «La prego, non mi chieda di ricordarle ancora… Le immagini di quegli anni mi passano davanti agli occhi come se avvenissero ora. Provo tanto dolore».
    Un dolore che non l’ha fermata dal denunciare don Silverio Mura.
    «Anche se ho passato momenti terribili, come quello di ricordare e raccontare le violenze sessuali che ho subito per cinque anni della mia adolescenza, sono convinto che denunciare sia stata la scelta giusta. Il mio obiettivo è solo avere giustizia, che don Mura venga riconosciuto come prete pedofilo e sia fermato dal fare del male ad altri».
    È vero che dopo aver raccontato al Mattino la sua triste vicenda a gennaio sono arrivate altre segnalazioni?
    «Sì, purtroppo è accaduto esattamente quello che temevo. Dopo aver letto il giornale, si sono fatte avanti ancora due nuove vittime, anche piuttosto giovani. Hanno contattato la onlus Rete L’Abuso, che segue anche il mio caso, e ora so che lo psicologo Rossi li sta aiutando nel difficile processo di rielaborazione».
    È fiducioso sul suo caso giudiziario?
    «Molto. Aspetto che la verità sia finalmente ristabilita e fatta giustizia. Sono credente, ma credo prima di tutto in una chiesa integra e onesta. Vorrei essere sicuro che alla crescita spirituale dei miei figli si occupassero preti senza perversioni. Riconoscere don Mura colpevole di violenze sessuali a mio carico sarebbe un segno di onestà».

    http://ilmattino.it/napoli/cronaca/perizia_non_sono_pazzo_napoli_denuncia_violenze_prete_napoli-1660452.html

  • Assolto Don Giovanni? Fontana in festa?

    Assolto Don Giovanni? Fontana in festa?

    La sentenza è a Ischia! Aspetta solo di essere aperta!

    Don Giovanni Trofa sarebbe stato assolto. La sentenza che lo riguarda, dopo le accuse rivoltegli dai suoi ”fratelli” preti di Ischia, sarebbe già stata emessa. E’ questa la notizia che circola da un po’ di tempo. Secondo Michele D’Antonio a Fontana sono pronti a sparare “fuochi” per una settimana. Da diverse settimane eravamo a conoscenza di questa evenienza. Ora attendiamo gli sviluppi di questi rumors. Certo, prendiamo la notizia con il punto interrogativo e con tutte le cautele del caso, ma stiamo sintonizzati. Secondo qualche bene informato, sembra che al processo contro l’ex parroco di Serrara Fontana sia risultati assenti i grandi accusatori. Nessuno avrebbe puntato il dito. Sinceramente, come abbiamo sempre fatto, siamo dalla parte di Don Giovanni e speriamo che questi rumors siano tutti veri e fondati. Ma attendiamo gli eventi così come attendiamo anche per la sorte dell’altro prete accusato dai suoi “fratelli”, quel Don Nello Pascale dallo Schiappone anche lui allontanato dalla sua parrocchia.

    http://www.ildispariquotidiano.it/it/assolto%E2%80%88don-giovanni-fontana-in-festa/#.VvQaqvnhDIV