Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Campania

  • Choc a Napoli: «Quel prete mi ha molestato, voglio giustizia»

    Choc a Napoli: «Quel prete mi ha molestato, voglio giustizia»

    Diego Esposito ha iniziato uno sciopero della fame il 17 gennaio per protestare contro l’immobilità del Vaticano riguardo il suo caso. Diego si dichiara vittima di abusi sessuali, individuando il suo aguzzino nel sacerdote che gli faceva anche da insegnante di religione. Abusi iniziati quando aveva appena 13 anni e protratti «per circa cinque anni con incontri anche tre volte a settimana». È un racconto doloroso costellato da particolari agghiaccianti, con le urla dei film horror che fanno da sottofondo per coprire le sue di urla. Abusi che gli hanno lacerato l’anima al punto da nasconderli nell’angolo più remoto della sua psiche per anni.

    Ma certe ferite prima o poi squarciano il buio e così, dopo la rimozione del trauma, Diego riporta a galla i torbidi pomeriggi con don S. Un caso delicato rievocato dal 40enne che vive a Ponticelli, con la moglie e i tre figli, e non è più disposto a tacere. Sul suo profilo Facebook ha pubblicato la fotografia del suo presunto aguzzino, il nome e la diocesi di appartenenza. Questo perché a suo avviso il prelato potrebbe usare violenza su altri bambini. Violenza mai smentita da don S., come si evince da un video visibile sul sito Rete l’Abuso onlus e commentato dal presidente Francesco Zanardi: «Il sacerdote di fronte alle atroci sofferenze di Diego resta impassibile, non si scompone. Anzi prima gli consiglia di pregare, poi di farsi curare». Quel passato così sofferto riemerge cinque anni fa. Ha 35 anni, lavora come guardia giurata e la sua vita scorre tranquilla.

    Il suo corpo però inizia a ribellarsi. Soffre di dolori allo stomaco al punto, sviene spesso, ma dopo vari controlli non risultano patologie. Inizia così una psicoterapia e quel dolore prende forma di un abuso subito a 13 anni. Ricorda tutto. Le immagini del film L’esorcista che gli obbliga a guardare, la paura, gli abbracci per rassicurarlo, le carezze, i baci, la violenza sessuale, con le urla del film che coprono le sue. Ricorda ogni singolo incontro, ogni singola violenza vissuta nel terrore e nel silenzio. Solo dopo 5 anni si allontana da don S. Prova a seppellire i ricordi dolorosi con altri più belli, come l’amore pulito per la donna della sua vita che sposerà due anni dopo.Quando il passato riemerge, capisce che deve fare qualcosa per fermare quell’uomo. Consegna alla curia la sua testimonianza scritta, un video e informa con una missiva il cardinale Sepe. Non succede nulla. Torna in curia, chiedendo un sostegno spirituale, perché nonostante tutto la sua fede è immutata, e un aiuto medico per curare le crisi di panico continue. È il 2011, lui è al lavoro e alla porta di casa di presentano in due: «Dicono di venire per conto del cardinale Sepe, consegnano a mia moglie una busta con 250 euro aggiungendo che è solo per una volta». Rifiuta il denaro e continua a lottare. Il reato di pedofilia però cade in prescrizione, quindi non ci sarà nessun processo.

    Tuttavia affiancato da Rete l’Abuso continua la sua battaglia: nel 2014 scrive a Papa Francesco, che lo rassicura: farà chiarezza. Nel frattempo il video viene reso pubblico: si fanno avanti altre vittime abusate da don S.Trascorre altro tempo e Diego cerca aggiornamenti alla curia sulle sorti del parroco e sull’eventuale inizio del processo canonico, ma nessuno gli dà udienza. Preso dalla disperazione invia una mail minacciando di spararsi un colpo alla testa, che la curia consegna alla Procura: gli revocano il porto d’armi. Per Diego è l’inizio di un nuovo incubo, perché senza licenza il suo posto di lavoro è a rischio. Di qui la decisione dello sciopero della fame a oltranza. «Chiedo di sapere qual è l’esito del processo canonico che mi riguarda. Chiedo che il Vaticano inizi a prendere provvedimenti seri e concreti contro i preti accusati di pedofilia» dice con voce ferma. Per anni ha provato a soffocare il suo dolore con il silenzio, ma oggi Diego è un uomo nuovo, convinto che solo denunciando si possano lenire le ferite che porta sull’anima.

    http://ilmattino.it/napoli/cronaca/choc_napoli_quel_prete_mi_ha_molestato_voglio_giustizia-1517378.html

  • Vittima di prete pedofilo, risarcito con 250 euro

    Vittima di prete pedofilo, risarcito con 250 euro

    Ci sarebbe da ridere, se invece non ci fosse da inorridire. Un prete pedofilo, Don Silverio Mura, ha abusato di lui quando aveva 13 anni e, per tutta risposta, la Curia di Napoli ha deciso di risarcirlo con 250 euro. Questa, in estrema sintesi, la storia di Diego (nome fittizio) raccontata dal Fatto Quotidiano. “Avevo 13 anni, il mio professore di religione era don S., un sacerdote molto stimato. Io venivo da una famiglia religiosissima, mio padre quando andavamo in vacanza ci portava a visitare i santuari. Così quando il sacerdote mi ha detto se volevo andare a pranzo da lui a me è sembrato un onore. Non avrei mai immaginato quello che è successo dopo“. Quello che accadde dopo è facile da immaginare: il sacerdote approfitta della giovane età del ragazzo quanto del suo ascendente su di lui, lo fa avvicinare a sé, lo bacia e lo molesta. Le violenze, sostiene Diego, sono andate avanti per anni, nonostante Don Silverio fosse nel frattempo diventato un amico di famiglia.

    Per molto tempo Diego, oggi 39enne, non ha più ripensato a quell’episodio traumatico della sua adolescenza, ma circa sei anni fa il relitto è tornato a galla, con tutte le terribili conseguenze psicologiche connesse. Convinto dal proprio medico, l’uomo ha rintracciato il sacerdote e si è recato da lui, registrando la conversazione nella quale il prete non avrebbe negato le molestie. Ma il reato risaliva a 20 anni prima ed era ormai caduto in prescrizione: e così l’uomo ha deciso di rivolgersi direttamente alla Chiesa. Per tutta risposta, la Curia di Napoli gli ha recapitato una busta bianca contenente 250 euro a titolo di risarcimento. Oltre al danno, l’oltraggio.

    Diego non si ferma e a questo punto decide di rivolgersi direttamente al Vaticano, e lo fa con una lettera rivolta alla Segreteria di Stato. Anche in questo caso la risposta è stata raggelante: “Sua Santità la ringrazia e invoca su di lei la protezione della Vergine Maria. Quanto è stato da lei comunicato è stato portato all’attenzione dell’autorità competente“. Praticamente una circolare. Poi, il silenzio. Diego non si è dato per vinto e ha minacciato di uccidersi se la Chiesa non avesse dato segnali: il segnale è arrivato, sotto forma di denuncia alla Questura e ritiro del porto d’armi (lui è una guardia giurata). L’unica arma rimasta a Diego èlo sciopero della fame.

  • Vittima di pedofilia da parte di un sacerdote. “La Curia di Napoli del cardinale Sepe mi ha offerto 250 euro per risarcirmi”

    Vittima di pedofilia da parte di un sacerdote. “La Curia di Napoli del cardinale Sepe mi ha offerto 250 euro per risarcirmi”

    “Avevo 13 anni. Il sacerdote mi ha detto se volevo andare a pranzo da lui e a me è sembrato un onore. Non avrei mai immaginato quello che è successo dopo”. Diego (nome di fantasia) adesso di anni ne ha 39 e da sei giorni ha iniziato lo sciopero della fame. La Curia di Napoli del Cardinal Crescenzio Sepe, racconta il Fatto Quotidiano, avrebbe stabilito per lui un risarcimento di soli 250 euro per la violenza subita da un sacerdote quando era ancora ragazzino e l’uomo ha deciso di protestare rifiutando di mangiare. Allo sciopero si sono uniti anche il suo avvocato Sergio Cavaliere e Francesco Zanardi, presidente della rete abuso.

    Si legge sul Fatto Quotidiano:

    Tutto comincia all’improvviso sei anni fa, quando Diego prova un dolore fortissimo al ventre. “Mi mancava il fiato, mi sentivo morire”, racconta. E Diego attraverso quella frattura vede un capitolo del suo passato che aveva completamente rimosso: “È riemersa la violenza. Avevo 13 anni, il mio professore di religione era don S., un sacerdote molto stimato. Io venivo da una famiglia religiosissima, mio padre quando andavamo in vacanza ci portava a visitare i santuari. Così quando il sacerdote mi ha detto se volevo andare a pranzo da lui a me è sembrato un onore. Non avrei mai immaginato quello che è successo dopo”. Il racconto ricorda quello di tanti altri bambini: il prete che si siede sul letto, che gli chiede di mettersi vicino a lui. Che poi lo bacia, gli fa violenza approfittando di quello stato di sottomissione e vergogna.
    Quando tutto è riemerso in superficie e Diego ha scoperto che il sacerdote ancora insegnava si è recato da lui registrando una conversazione nella quale il prete non avrebbe negato le violenze. Sapendo che il fatto era ormai prescritto l’uomo, anziché recarsi in Tribunale, si è rivolto alla Chiesa e dalla Curia di Napoli, secondo il suo racconto, sarebbe arrivata solo una busta bianca, contenente 250 euro.

    Diego va avanti per la sua strada e fa arrivare un messaggio al Vaticano. Il 26 marzo parte una lettera dalla Segreteria di Stato: “Sua Santità la ringrazia e invoca su di lei la protezione della Vergine Maria. Quanto è stato da lei cpomunicato è stato portato all’attenzione dell’autorità competente”.
    Sono trascorsi due anni dal quel giorno e Diego ancora aspetta giustizia. Alle sue minacce di uccidersi se quel silenzio fosse continuato è stato risposto con una segnalazione alla Questura e gli è stato tolto il porto d’armi, di cui era in possesso in quanto guardia giurata. Il suo sciopero della fame continua.

    http://www.huffingtonpost.it/2016/01/29/vittima-pedofilia-sacerdote_n_9108500.html

  • Un sacerdote abusò di lui La Curia gli offre 250 euro

    Un sacerdote abusò di lui La Curia gli offre 250 euro

    FERRUCCIO SANSA

    Duecentocinquanta euro. In una busta bianca. È tutto quello che la Curia di Napoli del Cardinale Crescenzio Sepe mi ha offerto dopo che sono stato abusato da un sacerdote”. Non sono soltanto le violenze che gli hanno segnato il corpo, che gli hanno piegato l’anima. È non avere giustizia per colpa della prescrizione. Sono quelle banconote come elemosina. Come se un’accusa di pedofilia potesse liquidarsi così. Alla faccia del dolore provocato, ma anche delle parole che i! Papa aveva fatto arrivare alla presunta vittima.

    Cosi DASEI GIORNI Diego (il nome è di fantasia) ha deciso di cominciare lo sciopero della fame. Prima da solo; poi accanto a sé ha trovato altre persone. Il suo avvocato Sergio Cavaliere e Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso. “Non mangeremo finché la Curia di Napoli non ci darà una risposta”.

    Tutto comincia all’improvviso sei anni fa, quando Diego all’improvviso prova un dolore fortissimo al ventre. “Mi mancava il fiato, mi sentivo morire”, racconta. Una crisi di panico. Terribile. Una voragine che si apre dentro di te. E Diego – una guardia giurata che oggi ha 39 anni – attraverso quella frattura rivede un capitolo del suo passato che aveva completamente rimosso: “È riemersa la violenza. Avevo 13 anni, il mio professore di religione era”don S., un sacerdote molto stimato. lo venivo da una famiglia religiosissima, mio padre quando andavamo in vacanza ci portava a visitare i santuari. Così quando il sacerdote mi ha detto se volevo andare a pranzo da lui, a me è sembrato un onore. Non avrei mai immaginato quello che è successo dopo”. Il racconto di Diego ricorda quello di tanti altri bambini: il prete che si siede sul letto, che gli chiede di mettersi vicino a lui. Che poi lo bacia, gli fa violenza approfittando di quello stato di sottomissione e vergogna.

    DIEGO CRESCE, si sposa, trova un lavoro come guardia giurata. E rimuove ogni cosa. Fino a quel malessere, fino alle visite dallo psichiatra. Che gli dice: “Non possiamo lasciare che altri bambini rischino di subire violenze”. Anche perché, racconta Diego, “don S. continua a insegnare, a stare tra i ragazzi”. Diego va a visitare il sacerdote e registra di nascosto ogni parola: le sue accuse, le risposte dell’insegnante che non nega, non smentisce. Lo invita, anzi, a non farsi curare dai medici. Si limita a dire: “Preghiamo insieme”.

    Alla fine parte una querela, ma Diego sa benissimo che ormai è tutto prescritto. Che la giustizia dei tribunali non può farei niente. Allora tenta di chiedere aiuto alla Chiesa, anche perché con lo stipendio che ha non riesce ad arrivare a fine mese.

    MA DALLA CURIA di Napoli gli arriva soltanto quella risposta: “Un giorno che io non c’ero si sono presentate delle persone. Hanno detto a mia moglie che venivano per conto del cardinale Crescenzio Sepe. Alla fine le hanno offerto una busta bianca con duecentocinquanta euro. Le hanno detto: è solo per una volta”. Niente di scritto, niente che potesse essere usato in tribunale. Diego intanto va avanti per lasuastrada. Riesce a far arrivare un messaggio in Vaticano. Il 26 marzo dalla Segreteria di Stato parte una lettera firmata da Angelo Becciu. Che scrive: “Ella ha ‘confidato al Santo Padre una particolare situazione … Sua Santità la ringrazia e invoca su di lei la protezione della Vergine Maria … Quanto è stato da lei comunicato è stato portato all’attenzione del dicastero competente” .

    ORA SONO PASSATI quasi due anni e Diego vuole sapere se al di là della prescrizione riuscirà ad avere una risposta che non sia quella busta bianca, senza nome. Lo pretende. Lo chiede ormai con la forza “dell’esasperazione: “A settembre mi sono presentato in Curia, ho detto che se continueranno a tacere io mi ucciderò”. Risultato? “Hanno segnalato quello che ho detto alla Questura e mi hanno tolto anche il porto d’armi. Che per una guardia giurata è tutto”. Adesso Diego ha cominciato lo sciopero della fame. Ma quei 250 euro non li accetta.

    Da IL FATTO QUOTIDIANO del 29-01-2016

  • Quell’inquietante silenzio di Sepe e del Vaticano sullo sciopero della fame di Diego Esposito.

    Quell’inquietante silenzio di Sepe e del Vaticano sullo sciopero della fame di Diego Esposito.

    Il 18 gennaio 2016 Diego Esposito ha cominciato il suo sciopero della fame per chiedere dopo 6 anni di attesa che la chiesa si pronunci sulla sorte di don Silverio Mura, il parroco che abusò di lui. Una richiesta più che legittima da parte di Diego e perfettamente in linea con quelle che sono le pubbliche rassicurazioni di Papa Francesco.

    In questi giorni Diego, tramite il suo avvocato ha anche scritto in Vaticano per informare della situazione. Lo stesso Diego scrive quasi quotidianamente tramite e-mail al cardinale Crescenzio Sepe e ad altri contatti che la curia gli aveva fornito in precedenza, ma nessuno risponde.

    Diego che al momento sta digiunando da 9 giorni insieme ad altre 5 persone che lo hanno seguito successivamente, non ha alcuna intenzione di interrompere la protesta e fa sapere che le sue condizioni di salute sono discrete, è monitorato quotidianamente dal medico di famiglia, per il momento ha perso 6 kg, un pò meno di un chilo al giorno.

    Quello che inquieta in questa ennesima brutta storia di giustizia negata, è il più totale silenzio delle gerarchie ecclesiastiche, spesso seguito anche dagli organi di informazione. Vediamo un prete, l’ennesimo, che malgrado le denunce fatte da Diego già nel 2010 alla Diocesi di Napoli, ha continuato ad essere trasferito di scuola in scuola, sempre a contatto con adolescenti.

    Ora, dal momento che sappiamo che il caso di Diego è stato portato da tempo anche all’attenzione di Papa Francesco il quale ha risposto a Diego (foto), vedendo ciò che sta accadendo, ovvero un uomo è da 9 giorni in sciopero della fame, per cosa; per avere una banale e legittima risposta su un procedimento che lo riguarda – ma nessuno si degna neppure di rispondergli.

    Come possiamo dare un briciolo di credibilità alle proclamate intenzioni della chiesa, quando questa nega alle vittime persino il dialogo ?

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • VITTIMA PRETE PEDOFILO IN SCIOPERO DELLA FAME, L’AVVOCATO SCRIVE AL PAPA

    VITTIMA PRETE PEDOFILO IN SCIOPERO DELLA FAME, L’AVVOCATO SCRIVE AL PAPA

    Vittima prete pedofilo in sciopero della fame, l’avvocato scrive al Papa.

    A riportare la notizia e a pubblicare la  lettera il sito della Rete L’Abuso Onlus, rete nazionale attivista contro la pedocriminalità commessa dalle confessioni religiose in Italia.

    La lettera è stata scritta da Sergio Cavaliere, l’avvocato di Diego Esposito vittima di un prete pedofilo all’età di 11 anni.

    Padre di famiglia con tre figli, Diego Esposito aveva tentato di denunciare gli abusi subiti vent’anni dopo, a 31 anni, ma una volta presentatosi alla caserma per presentare denuncia ha ricevuto una pessima notizia: il reato era ormai prescritto.

    Per questo e altri motivi l’avvocato Sergio Cavaliere, dopo 7 giorni di sciopero del suo assistito, ha deciso di scrivere una lettera al Papa, dai contenuti molto forti.

    Nella lettera l’avvocato scrive che in sciopero della fame si trova anche lui e altre vittime di pedofilia, nonchè altri sostenitori della Rete L’Abuso.

    Inoltre, dalla lettera si apprende che già due anni fa l’avvocato aveva scritto al Papa e in quell’occasione ricevette dal monsignor Becciù una risposta in cui il religioso faceva ricorso alla preghiera nell’attesa che il caso fosse sottoposto agli organi competenti.

    Nella lettera però l’avvocato scrive che “le indagini  durano da due anni senza che sappiamo nulla del suo esito, senza sapere se il prete sarà processato.”.

    Dalla missiva si viene a conoscenza del fatto che il signor Esposito, ovvero la vittima del prete pedofilo, dopo aver minacciato il suicidio, ha perso il lavoro perché la Curia di Napoli lo ha segnalato alla pubblica sicurezza.

    Infine l’avvocato scrive nel documento presentato al Papa:

    “Noi non le chiediamo niente altro che dia seguito a suoi annunci, ossia che finalmente alle vittime sia data la possibilità di sapere la verità sui peggiori crimini che possa compiere un sacerdote. Chiediamo che i loro responsabili siano giudicati, siano puniti, se responsabili, sia loro impedito di avvicinare minori. Chiediamo la riparazione delle malefatte perché non c’è perdono senza giustizia. Non basta invocare preghiere per ottenerlo.
    Durante questo sciopero della fame, nella nostra richiesta di dialogo, abbiamo anche scritto al cardinale Muller, Prefetto della Congregazione, senza aver risposta.
    Noi pratichiamo la non violenza, armati solo del nostro corpo, della nostra sofferenza, della fame di verità e giustizia, della consapevolezza che il dolore non si spegne e non sarai mai placato se chi ha il potere della verità e giustizia se ne laverà le mani, come Ponzio Pilato.”

  • Nuove segnalazioni su don Silverio Mura al 3° giorno di sciopero della fame di Diego Esposito.

    Nuove segnalazioni su don Silverio Mura al 3° giorno di sciopero della fame di Diego Esposito.

    Oggi è il 3° giorno di sciopero della fame per Diego Esposito, vittima del sacerdote Silverio Mura, che con questa protesta civile e non violenta chiede alla curia di Napoli, a 6 anni dalla sua prima denuncia, legittime risposte sui provvedimenti presi.

    Ma pare proprio che la curia di Napoli di provvedimenti non ne abbia preso proprio nessuno, come lo stesso Diego denuncia con questa sua protesta, per l’ennesima volta pare che il sacerdote sia stato nuovamente spostato in un’altra scuola, sempre a contatto con adolescenti, come quando adescò Diego alla scuola media Borsi 2 di Ponticelli.

    Ma ricostruiamo brevemente l’intera vicenda, proprio per capire le acrobazie che la curia napoletana ha fatto per nascondere il sacerdote.

    Nel 2010 lo psicologo di Diego, apprende direttamente dal suo paziente delle molestie subite da don Silverio e invita Diego a denunciare i fatti all’autorità giudiziaria. Inizialmente Diego non vuole, ma poi si convince e lo fa, non solo all’autorità giudiziaria, ma anche a quella ecclesiastica.

    In quel momento don Silverio Mura è ancora il parroco della Santissima Annunziata di Pollena Trocchia, ma poco dopo la denuncia di Diego viene trasferito, non si sa dove.

    Nel 2012 Diego si rivolge alla Rete L’ABUSO, in breve tempo scopriremo che don Silverio è stato spostato poco distante da Pollena Trocchia, insegna religione presso l’istituto alberghiero “C. Russo” di Cicciano. Di li a poco però, dopo le proteste di Diego alla Diocesi, don Silverio scompare un’altra volta.

    Perdiamo completamente le sue tracce, fino a pochi giorni fa quando alcuni studenti delle medie ci segnalano di averlo avuto come insegnante di religione nell’anno 2014, sempre in una scuola media del napoletano.

    Onestamente ci stupisce questa incosciente recidività delle gerarchie ecclesiastiche, anche se riteniamo che la chiesa, non solo per dovere morale ma per responsabilità civile, deva denunciare questi casi all’autorità giudiziaria, possiamo comprendere che per evitare lo scandalo si tenti di isolare queste persone, ma è inaccettabile che queste vengano messe recidivamente a contatto con minori con così tanta leggerezza e irresponsabilità.

    Nel frattempo, malgrado Diego stia digiunando da 3 giorni, la curia di Napoli informata dell’iniziativa sia da Diego che dalla stampa locale, pare trincerarsi dietro un’assordante silenzio.

    Ieri l’avvocato di Diego, Sergio Cavaliere, ha scritto al cardinale Muller per informarlo sullo stato delle cose.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • Continua lo sciopero della fame Diego Esposito vittima di pedofilia del prete don Silverio Mura.

    Continua lo sciopero della fame Diego Esposito vittima di pedofilia del prete don Silverio Mura.

    di Francesca Lagatta

    Lo aveva detto dieci giorni fa: «Il prossimo 18 gennaio comincerò lo sciopero della fame per protestare contro un sistema malato, perché tanto nessuno risponderà alle mie richieste».  E così è stato.

    Diego Esposito (della sua storia avevamo parlato qui), nome di fantasia, è una delle innumerevoli vittime di preti pedofili che ancora non ha avuto la sua fetta di giustizia. Se mai si può parlare di giustizia per un ragazzino abusato ripetutamente per anni. Diego aveva denunciato tutto solo qualche anno fa, quando la legge considerava già caduti in prescrizione i reati imputabili dalla vittima a don Silverio Mura, il suo ex insegnante di religione, lo stesso che gli celebrò il matrimonio con la donna che, benché ignara di tutto, gli restituì quella serenità che sembrava perduta per sempre.

    Poi, spinto dai suoi due angeli custodi, il medico che lo tiene in cura e l’avvocato che combatte la battaglia al suo fianco, era riuscito a tirar fuori dolore e coraggio, riuscendo a far conoscere la sua storia a Papa Francesco, il quale, prontamente, avevo chiesto e ottenuto la riapertura del processo in sede vaticana. Ma averne chiesto conto non solo non ha dato risposte, ma gli ha anche fatto perdere il lavoro. Tra l’inspiegabile indifferenza delle istituzioni a ogni livello. Così Diego ha deciso di sferrare un colpo basso all’omertà e ha cominciato la sua ennesima battaglia attirando su di sé l’attenzione di giornalisti e telecamere. Nel breve video amatoriale girato questa mattina, l’uomo, volutamente reso irriconoscibile, spiega in poco più di sessanta secondi le ragioni del suo gesto.

  • NAPOLI 18 gennaio, Diego Esposito inizia oggi lo sciopero della fame

    NAPOLI 18 gennaio, Diego Esposito inizia oggi lo sciopero della fame

    Come annunciato la scorsa settimana, è iniziato questa mattina lo sciopero della fame a oltranza di Diego Esposito (nome di fantasia) , vittima don Silverio Mura, il sacerdote napoletano nascosto dalla curia.

    Una protesta civile e non violenta con la quale Diego vuole sensibilizzare la Diocesi e le gerarchie vaticane alle quali chiede da 6 anni “verità e giustizia”. Scrisse anche a Papa Francesco il quale rispose a Diego, ma a distanza di due anni da quella risposta, Diego denuncia che niente è cambiato.

    Nel 2013 l’ONU condannò pesantemente il Vaticano per le responsabilità omissive e per le coperture sistematiche che le gerarchie ecclesiastiche avevano attuato nei casi di abuso sessuale a danno di minori, facendo una serie di raccomandazioni di cui il Vaticano dovrà rendere conto il prossimo febbraio.

    In quelle raccomandazioni si chiede al Vaticano una piena collaborazione con le autorità civili che perseguono gli abusi nei vari Paesi, la sospensione immediata dei sacerdoti accusati, la revisione dei Concordati nazionali (come quello del Laterano con l’Italia) nella parte in cui mettono al riparo la gerarchia cattolica dall’obbligo di denuncia dei reati di cui vengono a conoscenza.

    Vengono inoltre richiesti alla Santa Sede adeguati risarcimenti per le vittime, e oltre gli indennizzi, misure di riabilitazione e cura sia fisica che psicologica. Chiede in oltre che vengano riconosciuti i figli dei preti e che venga garantito loro un adeguato sostentamento.

    L’ONU ha chiesto al Vaticano la stessa cosa che oggi Diego e tante altre vittime di preti pedofili chiedono da sempre, la giustizia, che però pare non voglia arrivare.

    Per questi motivi Diego Esposito ha iniziato oggi questa protesta civile e non violenta, lo sciopero della fame, che protrarrà ad oltranza, deciso ad ottenere una risposta concreta dalla chiesa.

    Non è escluso che nei prossimi giorni si uniscano a questa clamorosa protesta altre vittime della Rete L’ABUSO, per sostenerlo e per chiedere anche loro giustizia.

    Molti di loro, per l’esattezza 17, tra uomini e donne, nel maggio del 2014 avevano già mandato con un video, un pesante j’accuse a papa Francesco, denunciando l’immobilismo della chiesa e delle sue gerarchie.

    Diego porterà avanti la sua iniziativa a Napoli presso la sua abitazione, assumerà unicamente sostanze liquide, cappuccini, succhi di frutta ecc. e sarà quotidianamente sottoposto a controllo medico per accertarne lo stato psicofisico.

    L’ufficio di presidenza della Rete L’ABUSO Onlus

    Per informazioni info@retelabuso.org

  • Diego Esposito, vittima del prete pedofilo don Silverio Mura, scaricato anche dal Vaticano. Sciopero della fame ad oltranza.

    Diego Esposito, vittima del prete pedofilo don Silverio Mura, scaricato anche dal Vaticano. Sciopero della fame ad oltranza.

    foto di copertina oscurata in sintonia con lo squallido argomento trattato.

    di Francesca Lagatta.

    Diego Esposito non ha più nessuna intenzione di aspettare per avere giustizia. Lunedì 18 gennaio 2016 comincerà a casa sua, senza alcuna forma di protesta violenta, lo sciopero della fame. Diego, nome di fantasia, è una delle migliaia di vittime di abusi sessuali da parte di preti pedofili che è stata letteralmente ignorata dal Vaticano. O quasi.

    La sua storia mette i brividi. E’ poco più che un bambino quando don Silverio Mura, sacerdote nella sua parrocchia e suo insegnante di religione, lo invita ad andare nella casa canonica in un pomeriggio qualunque. E’ qui che comincia il dramma del ragazzino, che si ripete anche per tre volte a settimana, e dura cinque, interminabili anni.

    Lo strazio finisce quando Diego ha 17 anni, ma riesce a tirare fuori ricordi e dolore solo nel 2010, quando di anni ne ha 35 e ne sono passati 18 dall’ultimo episodio di abuso. Troppi per la legge italiana, che fino al 2008, per i reati legati alla sfera sessuale prevede la prescrizione dopo soli 10 anni. Silverio Mura non può subire alcun processo penale.

    Ma Diego non s’arrende. Si reca dal suo aguzzino con le telecamere nascoste, registra la conversazione, abbastanza esplicita, mandata in onda anche dal programma “Chi l’ha visto?” (visibile qui: il drammatico incontro tra Diego e Silverio Mura), raccoglie le prove necessarie e insieme a una dettaglia testimonianza invia tutto alla Curia e informa anche il Cardinale Sepe.

    Come da prassi, don Silverio Mura, nel frattempo raggiunto da altre numerose accuse di abusi sessuali, cambia parrocchia, così Sergio Cavaliere, legale di Diego, invia un’accorata lettera di protesta a Papa Bergoglio, il quale risponde tempestivamente disponendo che il sacerdote venga momentaneamente sospeso dalle funzioni sacerdotali e trasferito in una di quei conventi che il Vaticano ritiene essere una struttura adeguata al recupero spirituale.

    Ma la devianza relativa alla pedofilia si può curare con le preghiere? Oppure necessita di cure mediche specializzate? A ogni modo Papa Bergoglio ordina anche la riapertura del processo in sede vaticana. Che però si rivela un boomerang per la vittima.

    La Curia segnala alla Procura una mail in cui Diego, esasperato dall’indifferenza, minaccia di spararsi un colpo alla testa. Immediatamente subisce la revoca del porto d’armi e perde il lavoro, e quando fa presente le precarie condizioni economiche, si vede arrivare a casa due uomini della Caritas, che lo “risarciscono” con 250 euro.

    L’ultima beffa risale a due mesi fa. Dalla Curia fanno sapere che sono pronti ad archiviare il caso ma hanno bisogno di effettuare ulteriori perizie psichiatriche alla vittima. Diego accetta, a patto che durante le visite sia presente il suo medico, per assicurarsi che tutto venga svolto regolarmente. Ma la Curia reagisce ancora con il silenzio. Da qui, la drastica decisione dello sciopero della fame.

    Diego, quando comincerà lo sciopero della fame?

    Lunedì 18 gennaio. Per non creare problemi lo farò a casa mia, mostrerò l’evolversi della faccenda aggiornando costantemente la mia pagina.

    Cosa chiederà di preciso?

    Di sapere a che punto è il mio processo, ordinato quasi due anni fa da Papa Francesco, e soprattutto se è mai cominciato. Voglio anche portare l’attenzione sulle condizioni delle altre vittime di pedofilia.

    Ha già avvisato la Curia e il Vaticano?

    Certo, ho mandato la mail al segretario vaticano, al segretario della Congregazione della Dottrina della Fede al Cardinale Sepe, al Cardinale Lemmo, giudici e molti altri ancora. Insomma, chi doveva essere informato, lo sa. Ora aspetto solo una risposta che sono certo non arriverà.

    E in tutto questo tempo nessuno le ha mai mandato della comunicazioni?

    Lo scorso novembre, dopo varie sollecitazioni, una mail mi avvisava che dovevo presentarmi in Curia per avere notizie su questo fantomatico processo. Solo che mi venne chiesto di sottopormi ad ulteriori perizie psichiatriche. Io accettai, ma al contempo chiesi di poter portare con me il mio medico per essere certo che tutto si svolgesse regolarmente e che le perizie corrispondessero alla mia reale condizione di salute mentale. Beh, non mi hanno mai più fatto sapere niente.

    Non si è quindi mai provveduto nemmeno al risarcimento, nonostante le prove schiaccianti?

    No, anche se loro ritengono di sì. Tempo fa vidi arrivare a casa mia due uomini della Caritas, mandati dalla Curia, che mi offrirono 250 euro. Il Cardinale Sepe ci tenne a farmi sapere, con un biglietto, che quella sarebbe stata la prima e l’ultima volta. Questa è stata l’unica risposta alle mie richieste di aiuto, dopo aver perso il lavoro. E stavolta, visto che è mio diritto, chiederò anche il risarcimento adeguato ai danni che ho riportato per via degli abusi subiti.

    Quanto durerà lo sciopero della fame? 

    Ad oltranza, fino a che qualcuno non mi darà delle garanzie.

    Crede che la singolare protesta possa smuovere le acque?

    In realtà ne sono proprio convinto. Dopo aver pubblicato la notizia, sono già stato contattato da altre vittime e da numerosi giornalisti. Inoltre da tempo faccio parte dell’associazione Rete L’Abuso Onlus, del presidente Francesco Zanardi, che ha già risolto molti casi.

    Perché ha scelto questo preciso momento per la sua protesta?

    L’ONU, in un rapporto di due anni fa, sferrò un durissimo attacco al Vaticano, arrivando ad affermare che alcune leggi interne, come quella di mantenere il silenzio per i casi di pedofilia, avevano permesso migliaia di abusi su minori. L’ONU invitò la Santa Sede a rivedere alcune posizioni in merito, che, nel prossimo febbraio, dovrà rendere conto di ciò che sta facendo, se lo sta facendo, per arginare il fenomeno all’interno della Chiesa. Mi sembrava il momento più opportuno.

    Francesca Lagatta