Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Campania

  • PRETI PEDOFILI; sciopero della fame a oltranza, l’iniziativa di dialogo civile e non violenta di Diego Esposito

    PRETI PEDOFILI; sciopero della fame a oltranza, l’iniziativa di dialogo civile e non violenta di Diego Esposito

    “Basta essere presi in giro, ora voglio i fatti”. Dopo 6 anni di attesa che sono pesati come un macigno sulla sua vita, quella della moglie e i suoi 2 figli, Diego Esposito ha deciso di intraprendere una clamorosa protesta, lo sciopero della fame ad oltranza.

    Diego è tra le altre cose l’unica delle vittime della rete L’ABUSO ad aver ricevuto una risposta scritta dal Vaticano, nella quale gli si prometteva di intervenire, ma dopo più di 2 anni, dopo l’assordante silenzio della Diocesi di Napoli che per ora si è limitata a nascondere il prete, Diego non ce la fa più. “Le vittime chiedono giustizia e vedere impunito il proprio carnefice non è giustizia, ma un’ulteriore violenza”, commenta Diego.

    Con una breve nota inviata da Diego alla Segreteria di Stato Vaticana, alla Diocesi di Napoli, al Cardinale Crescenzio Sepe e al Vescovo Lemmo, Diego annuncia che se entro 7 giorni non vedrà alcuna iniziativa concreta inizierà la sua civile protesta.

    Un’iniziativa che potrebbe trovare la solidarietà e trascinare dietro di se decine di vittime italiane che fanno capo alla Onlus Rete L’ABUSO, compreso il suo Presidente non nuovo a simili iniziative non violente.

    Il termine di scadenza è per lunedì 18 gennaio.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Vittima di prete pedofilo annuncia sciopero della fame a oltranza

    Vittima di prete pedofilo annuncia sciopero della fame a oltranza

    NAPOLI – «Basta essere presi in giro, ora voglio i fatti» dice alla Rete l’Abuso Onlus Diego, napoletano, vittima di pedofilia. «Dopo 6 anni di attesa che sono pesati come un macigno sulla sua vita, quella della moglie e i suoi 2 figli – è la nota dell’associazione – Diego ha deciso di intraprendere una clamorosa protesta, lo sciopero della fame ad oltranza. Diego è tra le altre cose l’unica delle vittime della Rete L’Abuso ad aver ricevuto una risposta scritta dal Vaticano, nella quale gli si prometteva di intervenire, ma dopo più di 2 anni, dopo l’assordante silenzio della Diocesi di Napoli che per ora si è limitata a nascondere il prete – riferisce la Rete sul suo sito – Diego non ce la fa più». «Le vittime chiedono giustizia e vedere impunito il proprio carnefice non è giustizia, ma un’ulteriore violenza», commenta. Con una breve nota inviata da Diego alla Segreteria di Stato Vaticana, alla Diocesi di Napoli, al cardinale Sepe e al vescovo Lemmo, annuncia che se entro 7 giorni non vedrà alcuna iniziativa concreta inizierà la sua civile protesta.

    La storia è stata raccontata anche dal quotidiano La Repubblica. Diego, quarant’anni, accusa il suo ex insegnante di religione di aver abusato di lui quando ne aveva undici. Il Santo Padre risponde imponendo alla diocesi di Napoli di indagare mentre la città si prepara ad accogliere il Pontefice in visita pastorale. E’ all’inizio del marzo 2014 che Diego decide di scrivere a Papa Francesco per raccontare la sua storia accusando la Curia di aver ignorato per quattro anni le sue denunce. «Tre settimane dopo aver mandato la lettera al Papa, nella casella della posta, ho trovato una busta che portava l’indirizzo della segreteria di Stato Vaticana» racconta. La missiva, datata 26 marzo 2014 firmata da monsignor Angelo Becciu, recita: «Pregiatissimo Signore, con recente lettera ella ha indirizzato al Santo Padre espressioni di ossequio e devozione, confidandoGli in pari tempo una particolare situazione. Sua Santità ringrazia per il premuroso pensiero e per i sentimenti di fiducia manifestati e mentre invoca su di lei la materna devozione della Vergine Maria, chiede di pregare per Lui e di cuore impartisce la Benedizione Apostolica». La lettera informa inoltre che quanto comunicato «è stato portato all’attenzione del Dicastero competente».

    Il 14 novembre successivo, Diego riceve una mail dalla cancelleria della Curia di Napoli con l’invito a presentarsi il 3 dicembre «per gli adempimenti relativi alla denuncia da Lei inoltrata alla Congregazione per la Dottrina della Fede a carico di (…)». A raccogliere in via ufficiale le sue dichiarazioni, come primo atto dell’indagine, ci sono il vicario giudiziale aggiunto del tribunale ecclesiastico regionale campano e il vice cancelliere della Curia partenopea. «Durante l’udienza il vicario mi ha spiegato che il Papa, tramite la Congregazione, ha chiesto alla diocesi di fare accertamenti» spiega Diego.

    I fatti già denunciati a Le inchieste di Repubblica nel 2013, iniziano a maggio del 1987. Diego frequenta la seconda media. Alla fine dell’anno scolastico riceve un invito a casa dal suo insegnante di religione e vice parroco. Quel pomeriggio, racconta, subisce le prime pesanti avances da parte del prete. Le violenze dureranno per anni, finché un giorno il ragazzo, ormai diciassettenne, trova la forza di porvi fine. Molti anni dopo una mattina, mentre è al lavoro, ha un violento attacco di panico che lo fa temere per la sua vita. Portato d’urgenza in ospedale confessa tutto a sua madre e quindi alla moglie. Al primo ricovero ne seguono numerosi altri. Nel 2010 presenta una formale denuncia alla stazione dei carabinieri di Ponticelli in provincia di Napoli e scopre che il reato ipotizzato è caduto in prescrizione, allora contatta la diocesi: «Il cardinale Sepe è stato il primo a cui io e mia mamma abbiamo scritto nel maggio 2010 senza avere alcuna risposta. In seguito ci siamo rivolti al vescovo ausiliare che dopo un anno di tentavi andati a vuoto, ha acconsentito a ricevermi. Davanti a lui firmai una denuncia che, a detta del vicario giudiziale, è sparita».

    Dal 2010 al 2013 il presunto colpevole ha continuato a fare l’insegnante di religione e il parroco. Poi viene allontanato, ma, grazie la Rete L’Abuso, l’associazione di vittime di pedofilia, scopre l’ex parroco di Pollena Trocchia (diocesi di Napoli) ad insegnare religione nell’istituto alberghiero Russo di Cicciano (diocesi di Nola) anche nell’anno scolastico 2012-2013.

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/sociale/16_gennaio_12/vittima-prete-pedofilo-annuncia-sciopero-fame-oltranza-a8c5e79c-b953-11e5-b75a-169ae49dadd0.shtml?refresh_ce-cp

  • Processo suor Soledad: la sentenza nei prossimi giorni

    Processo suor Soledad: la sentenza nei prossimi giorni

    La prossima settimana potrebbero arrivare le sentenze del processo suor Soledad.

    Sembra giunto al termine, dopo quasi dieci anni, il processo Suor Soledad, la suora condannata a sei anni in primo grado per presunti abusi sui bambini dell’istituto Santa Teresa di Vallo della Lucania. Il prossimo 20 novembre, infatti, dovrebbe tenersi l’ultima udienza del processo d’appello ed il 27 novembre potrebbe giungere la sentenza.

    I fatti risalgono al 2006. Il 17 giugno la suora di origine peruviana venne arrestata mentre era in partenza dall’aeroporto di Fiumicino. Fu accusata di abusi sessuali su alcuni bambini dai 3 ai 5 anni. Il 29 maggio del 2006 i genitori dei piccoli denunciarono in Procura casi di violenza sessuale.

    In primo grado, nel 2012, Carmen Soledad Bazan Verde, che intanto ha deciso di spogliarsi e non essere più una suora e di  far ritorno in Perù, fu condannata a sei anni. Il processo d’appello, invece, stava per concludersi la scorsa primavera ma dopo due anni di dibattimenti è dovuto ricominciare da zero. Nell’ultima udienza, infatti, il presidente del collegio giudicante Claudio Tringali comunicò ai presenti che il processo sarebbe dovuto ricominciare con una nuova composizione del collegio giudicante. Ciò per la presunta posizione di incompatibilità di uno dei giudici a latere, Vincenzo Pellegrino, che si era già occupato della vicenda nel 2006 quando da componente del collegio giudicante presso il tribunale del riesame rigettando la richiesta della difesa di Soledad confermava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza a carico della monaca peruviana.

    La prossima udienza, stavolta, potrebbe essere davvero l’ultima. Oltre a Suor Soledad, in primo grado furono condannate a sedici mesi per favoreggiamento anche due consorelle.

    http://www.infocilento.it/2015/11/18/processo-suor-soledad-la-sentenza-nei-prossimi-giorni/

  • Storia di Diego: tradito da Chiesa e Stato per aver denunciato il suo carnefice

    Storia di Diego: tradito da Chiesa e Stato per aver denunciato il suo carnefice

    Diego Esposito non ha più paura di affrontare i fantasmi del suo passato. Che poi non sono affatto fantasmi, ma abusi reali, subiti quando era poco più di un bambino. Ne parla come se quello strazio avesse squarciato l’anima di qualcuno altro. In verità, spiega lui, dai danni causati dagli abusi sessuali non si guarisce mai, ma far parte di un’associazione che tutela le vittime di violenza lenisce un po’ le ferite, ti toglie di dosso quella terribile convinzione di essere complice del tuo aguzzino.

    E, cosa più importante, ti fa capire che ricominciare a vivere è non solo un diritto ma un dovere verso se stessi. Anche quando manca la forza. Diego l’ha ritrovata a 25 anni, otto anni dopo la fine di quell’incubo, quando il suo corpo, per fortuna, s’è ribellato al posto suo. Il giorno in cui il giovane napoletano, oggi 40enne, rivelò quel terribile segreto, fu dopo l’ennesimo ricovero in ospedale.

    Era diventato ormai un vizio, accusava ormai da anni dolori allo stomaco lancinanti e sveniva, sveniva di continuo. I medici lo avevano sottoposto ad ogni sorta di controllo: gastroscopie, tac, lastre, raggi, risonanze, ma niente. Diego non presentava alcuna patologia. Fu allora che di fronte all’opera incessante dello psicologo fu costretto a tirare fuori quel dolore che lo stava consumando.

    Il suo viaggio a ritroso nel tempo lo riportò a quel giorno maledetto in cui per la prima volta Silverio Mura, sacerdote e insegnante di religione in un istituto scolastico di Pollena Trocchia (Na), interruppe tragicamente la sua adolescenza. «Era il mio insegnate. La mia famiglia ed io, devotissimi, vedevamo in lui quella figura divina e misericordiosa che è Dio. Non ci vedemmo nulla di strano quando mi invitò, in un pomeriggio qualunque, ad andarlo a trovare a casa sua. Anzi mi sentii onorato». Diego aveva solo 13 anni e la sua innocenza gli impedì di capire cosa sarebbe successo di lì a poco quando mise piede in quella casa di celestiale pare avesse ben poco. «Appena arrivai nel soggiorno notai che don Silverio stava guardando “L’esorcista”. Io ebbi subito paura, ma mi costrinse a guardare quelle scene orribili. Solo dopo lo psicologo mi ha spiegato che quello fu il suo modo per intimorirmi e rendermi innocuo. Così, quando mi chiese di spostarci in camera da letto fui addirittura felice, lì non c’era la tv. Ma una volta in quella stanza, spostò un divano dietro la porta per impedire che sua madre e sua sorella entrassero. Si sdraiò sul letto e mi chiese di fare lo stesso. Cominciò ad accarezzarmi e poi mi baciò, diceva di volermi bene. Non so spiegare bene cosa provai, un misto di paura, vergogna e ribrezzo che mi impedì di reagire».

    Il racconto che segue dopo è osceno, devastante. Un bambino immobile e terrorizzato che viene abusato ripetutamente con il sottofondo delle urla agghiaccianti dei protagonisti di film horror. Quasi tutte le volte. Anche tre volte a settimana. Per cinque anni. Diego sin da subito comincia ad avvertire i primi malesseri, vomita spesso, e così un giorno minaccia di rivelare tutto. Ma il prete non si lascia intimorire e decide di fargli un regalo: gli compra una moto di piccola cilindrata. E per assicurarsi che il ragazzino mantenga il silenzio, va spesso a pranzo a casa sua guadagnandosi la fiducia dei genitori. È solo il tempo a mettere fine allo scempio, quando il giovane ha poco più di 17 anni e l’orco smette di manipolargli il cervello.

    «La mia mente era come rapita, la comandava da lui, anche a distanza, forse anche oggi che non lo vedo più da anni. Ha creato come una dipendenza, non sarei nemmeno capace di fargli del male. Forse lo temo ancora, ho ancora paura, questo è sicuro. Non so se lei riesce a capire cosa è successo».

    Diego cerca di dimenticare in fretta. Pochi mesi più tardi incontra la donna della sua vita, quella che sposerà soltanto due anni dopo proprio al cospetto di don Silverio, il quale battezzerà anche due dei suoi tre bimbi venuti al mondo. È il 2010 quando il suo medico lo costringe a denunciare.

    Alla Procura consegna, insieme a una dettagliata testimonianza, un video pubblicato anche dal sito del programma “Chi l’ha visto?” (visibile qui: il drammatico incontro tra Diego e Silverio Mura) in cui la vittima ha registrato di nascosto la conversazione, piuttosto esplicita, tenuta con il parroco e informa anche il Cardinale Sepe.

    La sua battaglia, però, risulta sembra vana. Il pedofilo, denunciato nel frattempo anche da altri ragazzi, viene soltanto trasferito, questa volta a Nola (Na), dove gli viene tranquillamente concesso di insegnare in una scuola media, mentre il processo, per via delle assurde leggi vigenti che riguardano il reato di pedofilia, cade in prescrizione. Il suo avvocato, Sergio Cavaliere, però, non si arrende. Innsieme al suo assistito scrive un’accorata lettera a Papa Francesco, il quale risponde tempestivamente alla missiva ordinando il trasferimento di Silverio Mura presso una struttura adeguata, dove pare si trovi adesso, e chiede di aprire nuovamente il processo a suo carico.

    Ma è qui che comincia nuovamente il dramma della povera vittima. Quando si rivolge alla curia per avere informazioni sulle sorti del parroco e sull’eventuale inizio del processo, nessuno si rende disponibile. Così, nel luglio scorso il giovane, in preda alla disperazione, invia una mail in cui minaccia di spararsi un colpo alla testa in caso di mancata risposta. Dalla curia continuano a non rispondere, ma in compenso la leggono e la inoltrano alla Procura. Per Diego è la fine. Il suo lavoro necessita della licenza del porto d’armi, prontamente revocato dopo la missiva. Non solo Stato e Chiesa non lo tutelano, ora lo lasciano anche senza lavoro.

    A questo punto, per protesta, si reca sotto gli uffici della curia gridando di volere una Chiesa pulita e trasparente. Ma per poco. Arrivano sul posto dieci pattuglie di polizia e lo portano via. Decide di raccontare tutto alla stampa ma, secondo la sua versione, molti giornalisti si rifiutano di pubblicare la sua storia. Forse perché certi giornali hanno perso il coraggio di denunciare o più semplicemente perché non hanno mai smesso di aver paura di certi poteri.

    Diego, però, è testardo, lui invece non ha mai smesso di credere nella Giustizia e in Dio, nonostante tutto, e, forte delle sue dieci pillole giornaliere che provano a calmargli ansie e paure, rimane fermamente aggrappato alla sua ultima e flebile speranza: la lettera che il suo avvocato sta nuovamente inviando al Santo Padre.

    Francesca Lagatta

  • PEDOFILIA/ L’agghiacciante storia di Diego Esposito, una delle vittime di don Silverio Mura

    PEDOFILIA/ L’agghiacciante storia di Diego Esposito, una delle vittime di don Silverio Mura

    Diego Esposito non ha più paura di affrontare i fantasmi del suo passato. Che poi non sono affatto fantasmi, ma abusi reali, subiti quando era poco più di un bambino. Ne parla come se quello strazio avesse squarciato l’anima di qualcuno altro. In verità, spiega lui, dai danni causati dagli abusi sessuali non si guarisce mai, ma far parte di un’associazione che tutela le vittime di violenza lenisce un po’ le ferite, ti toglie di dosso quella terribile convinzione di essere complice del tuo aguzzino. E, cosa più importante, ti fa capire che ricominciare a vivere è non solo un diritto ma un dovere verso se stessi. Anche quando manca la forza.

    Diego l’ha ritrovata a 35 anni, diciotto anni dopo la fine di quell’incubo, quando il suo corpo, per fortuna, s’è ribellato al posto suo. Il giorno in cui il giovane napoletano, oggi 40enne, rivelò quel terribile segreto, fu dopo l’ennesimo ricovero in ospedale.

    Era diventato ormai un vizio, accusava ormai da anni dolori allo stomaco lancinanti e sveniva, sveniva di continuo. I medici lo avevano sottoposto ad ogni sorta di controllo: gastroscopie, tac, lastre, raggi, risonanze, ma niente. Diego non presentava alcuna patologia. Fu allora che di fronte all’opera incessante dello psicologo fu costretto a tirare fuori quel dolore che lo stava consumando.

    Il suo viaggio a ritroso nel tempo lo riportò a quel giorno maledetto in cui per la prima volta Silverio Mura, sacerdote e insegnante di religione in un istituto scolastico di Pollena Trocchia (Na), interruppe tragicamente la sua adolescenza. «Era il mio insegnate. La mia famiglia ed io, devotissimi, vedevamo in lui quella figura divina e misericordiosa che è Dio. Non ci vedemmo nulla di strano quando mi invitò, in un pomeriggio qualunque, ad andarlo a trovare a casa sua. Anzi mi sentii onorato». Diego aveva solo 13 anni e la sua innocenza gli impedì di capire cosa sarebbe successo di lì a poco quando mise piede in quella casa di celestiale pare avesse ben poco. «Appena arrivai nel soggiorno notai che don Silverio stava guardando “L’esorcista”. Io ebbi subito paura, ma mi costrinse a guardare quelle scene orribili. Solo dopo lo psicologo mi ha spiegato che quello fu il suo modo per intimorirmi e rendermi innocuo. Così, quando mi chiese di spostarci in camera da letto fui addirittura felice, lì non c’era la tv. Ma una volta in quella stanza, spostò un divano dietro la porta per impedire che sua madre e sua sorella entrassero. Si sdraiò sul letto e mi chiese di fare lo stesso. Cominciò ad accarezzarmi e poi mi baciò, diceva di volermi bene. Non so spiegare bene cosa provai, un misto di paura, vergogna e ribrezzo che mi impedì di reagire».

    Il racconto che segue dopo è osceno, devastante. Un bambino immobile e terrorizzato che viene abusato ripetutamente con il sottofondo delle urla agghiaccianti dei protagonisti di film horror. Quasi tutte le volte. Anche tre volte a settimana. Per cinque anni. Diego sin da subito comincia ad avvertire i primi malesseri, vomita spesso, e così un giorno minaccia di rivelare tutto. Ma il prete non si lascia intimorire e decide di fargli un regalo: gli compra una moto di piccola cilindrata. E per assicurarsi che il ragazzino mantenga il silenzio, va spesso a pranzo a casa sua guadagnandosi la fiducia dei genitori.

    È solo il tempo a mettere fine allo scempio, quando il giovane ha poco più di 17 anni e l’orco smette di manipolargli il cervello.«La mia mente era come rapita, la comandava da lui, anche a distanza, forse anche oggi che non lo vedo più da anni. Ha creato come una dipendenza, non sarei nemmeno capace di fargli del male. Forse lo temo ancora, ho ancora paura, questo è sicuro. Non so se lei riesce a capire cosa è successo».

    Diego cerca di dimenticare in fretta. Pochi mesi più tardi incontra la donna della sua vita, quella che sposerà soltanto due anni dopo proprio al cospetto di don Silverio, il quale battezzerà anche due dei suoi tre bimbi venuti al mondo. È il 2010 quando il suo medico lo costringe a denunciare.

    Alla curia consegna, insieme a una dettagliata testimonianza, un video pubblicato anche dal sito del programma “Chi l’ha visto?” (visibile qui: il drammatico incontro tra Diego e Silverio Mura) in cui la vittima, qualche tempo prima, ha registrato di nascosto la conversazione, piuttosto esplicita, tenuta con il parroco e informa anche il Cardinale Sepe in persona.

    La sua battaglia, però, risulta sembra vana. Il pedofilo, denunciato nel frattempo anche da altri ragazzi, viene soltanto trasferito, questa volta a Nola (Na), dove gli viene tranquillamente concesso di insegnare in una scuola media, mentre il processo, per via delle assurde leggi vigenti che riguardano il reato di pedofilia, cade in prescrizione. Il suo avvocato, Sergio Cavaliere, però, non si arrende. Insieme al suo assistito scrive un’accorata lettera a Papa Francesco, il quale risponde tempestivamente alla missiva ordinando il trasferimento di Silverio Mura presso una struttura adeguata, dove pare si trovi adesso, e chiede di aprire nuovamente il processo a suo carico.

    Ma è qui che comincia nuovamente il dramma della povera vittima. Quando si rivolge alla curia per avere informazioni sulle sorti del parroco e sull’eventuale inizio del processo, nessuno si rende disponibile. Così, nel luglio scorso il giovane, in preda alla disperazione, invia una mail in cui minaccia di spararsi un colpo alla testa in caso di mancata risposta. Dalla curia continuano a non rispondere, ma in compenso la leggono e la inoltrano alla Procura. Per Diego è la fine. Il suo lavoro necessita della licenza del porto d’armi, prontamente revocato dopo la missiva telematica. Non solo Stato e Chiesa non lo tutelano, ora lo lasciano anche senza lavoro.

    A questo punto, per protesta, si reca sotto gli uffici della curia gridando di volere una Chiesa pulita e trasparente. Ma per poco. Arrivano sul posto due pattuglie di polizia e lo portano via. Decide di raccontare tutto alla stampa ma, secondo la sua versione, molti giornalisti si rifiutano di pubblicare la sua storia. Forse perché certi giornali hanno perso il coraggio di denunciare o più semplicemente perché non hanno mai smesso di aver paura di certi poteri.


    Diego, però, è testardo, lui invece non ha mai smesso di credere nella Giustizia e in Dio, nonostante tutto, e, forte delle sue dieci pillole giornaliere che provano a calmargli ansie e paure, rimane fermamente aggrappato alla sua ultima e flebile speranza: la lettera che il suo avvocato sta nuovamente inviando al Santo Padre.

    http://www.francescalagatta.it/pedofilia-lagghiacciante-storia-di-diego-esposito-una-delle-vittime-di-don-silverio-mura/

  • E’ iniziato il processo per don Giovanni

    E’ iniziato il processo per don Giovanni

    I nodi iniziano a venire al pettine. E così, anche per Don Giovanni Trofa, il parroco della Parrocchia Primaria di Santa Maria della Mercede a Fontana dovrebbe iniziare la discesa. Per il parroco, professore prima dell’Alberghiero e poi del Liceo Ischia è iniziata la fase processuale che, volendo, in un clima di condanna facile, specialmente quando viene alimentato dalle penne pagate dagli accusatori, gente senza scrupoli pronta a tutto pur di soddisfare i propri complessi e la propria frustrazione, riporta i fatti nell’alveo di una valutazione più oggettiva.

    Con una relazione di quattro preti ischitani (appartenenti soprattutto al “nuovo ordine” locale dei focolarini) il parroco di Fontana e canonico della Cattedrale (gli interessi economici mietono più vittime delle guerre) ad aprile è stato allontanato dalla sua comunità per le gravi accuse che gli erano state rivolte e per quello che potremmo definire come un “rinvio a giudizio” insieme con un altro prete ischitano, don Nello Pascale, parroco dello Schiappone.
    Per entrambi le accuse sono varie e, dopo aver ascoltato più di un esperto, sembra che l’indagine locale sia farcita di “si dice” e si “sente” e si presenta povera di prove reali. Secondo qualche esperto vicino agli ambienti non solo diocesani ma anche “vaticani” il processo contro Don Giovanni dovrebbe prendere una piega decisamente diversa da quella che gli nemici ischitani del prete di Fontana avevano prospettato. Secondo questi esperti, infatti, secondo l’inquisizione romana non si sarebbe nemmeno andati a processo e, come prova, stando alle indiscrezioni (che in questo caso sono le uniche che ci sono) sembra che il processo a carico di Don Nello non inizierà nemmeno. Il castello indiziario e solamente quello, non sembra abbastanza per iniziare il rito.
    Alcuni amici di Don Giovanni, si sentono fiduciosi e dopo la prima udienza e le prime indiscrezioni che arrivano da Roma sembra si intraveda di un “percorso” processuale molto meno grave di quanto fatto ipotizzare ad Ischia attraverso fughe di notizie e soffiate domenicali agli ex addetti stampa.

    @gadmeischia

    E’ iniziato il processo per don Giovanni

  • …e il Prete con un figlio di 10 anni?

    …e il Prete con un figlio di 10 anni?

    Gaetano Di Meglio

    Preti in rivolta. Preti puniti. Preti alla gogna. Don Giovanni Trofa e Don Nello Pascale. Come molti sapranno, prima che qualcuno, poi, mi mandi all’inferno come ha già fatto il preside che si aggira per la Piazzetta San Girolamo, per Grazia non credo più alle menzogne della chiesa cattolica, e quindi la mia posizione è completamente terza rispetto ai fatti. Soprattutto rispetto ai fatti che vi racconterò, è giusto precisare una cosa.

    Tornando indietro nel mio passato “cattolico” (hahaha, sorrido) mi ricordo di due preti in particolare. Il primo, quello che mi battezzò (senza la mia decisione, ovviamente) oggi non è più prete. Ebbe un figlio e lasciò il suo ruolo clericale. L’altro prete, invece, è Don Giovanni Trofa. Il prete con il quale feci la prima comunione. 32 anni fa. Fortunatamente, dopo, con i preti ho avuto solo rapporti di lavoro (qualcuno mi deve ancora delle somme!) ma passiamo alla storia di oggi, veramente, passiamo alla storia che Il Dispari ha raccontato solo il 12 aprile. Quasi quattro mesi fa. Scusate se è poco. Una storia che poi è andata in pasto a checche (Carmelo docet) e isteriche di paese alimentando una macchina del fango che, chi scrive, ha evitato con attenzione.

    Sinceramente del futuro di Don Nello Pascale e Don Giovanni Trofa mi interessa relativamente. Resteranno sacerdoti, parroci o dovranno posare la tonaca sono fatti loro e dei quattro preti della Diocesi di Ischia che li hanno denunciati. Saranno problemi del Vescovo Lagnese quando dovrà rispondere alle domande del tribunale il giorno in cui verrà interrogato come teste. Così come siamo stati garantisti con Giosi Ferrandino, lo siamo con Don Giovanni e Don Nello. Un giudice terzo si dovrà esprimere. Ne prenderemo atto e ci regoleremo di conseguenza ma, non volendo giocare alla macchina del fango, mi piace riportare alle luce una storia di dieci anni fa. Una storia che merita attenzione e che deve uscire allo scoperto. Una storia che risale al lontano 18 marzo 2005. Si, avete letto bene: 18 marzo 2005.

    “Il giovane prete è stato mandato a meditare fuori dell’isola” recitava il titolo che impaginò il sottoscritto sulla prima pagina del Golfo. Il titolo, sempre del sottoscritto, era “Scandalo in parrocchia”. Il sommario “Una ragazza dice d’essere rimasta incinta del sacerdote che vuole continuare a servire il signore…”

    Chi la ricordi alzi la mano senza far cadere il giornale!

    Bene. I fatti sono più o meno come quelli che vedono protagonisti Don Nello e Don Giovanni. Non credete alla favoletta dei peccati mortali o dei peccati semplici, il peccato è sempre peccato. E lo afferma l’apostolo Paolo, non io.

    Da una parte c’è l’accusa di qualche ragazzino molestato, almeno così sembra di aver capito, dall’altra i sacerdoti che continuano a dirsi innocenti. Questi saranno fatti del tribunale. E, siccome, parliamo di fatti avvenuti tanti anni fa è giusto chiedere che venga fatta chiarezza su tutte le cose che si dicono. I “si dice” di Don Giovanni e di Don Nello sono diversi dai “si dice” di quel prete che 10 anni fa fu mandato a meditare fuori dell’isola? Noi crediamo che siano uguali. A questo punto, non fidandoci di tutti i preti, e basandoci su un altro “si dice”, chiediamo a Don Agostino Iovine, Don Luigi Trani, Don Carlo Candido e Don Gioacchino Castaldi di fare la stessa cosa che qualche prete ha fatto contro Don Nello e Don Giovanni.

    Proprio per una questione di equità sarebbe opportuno scavare negli archivi diocesani e verificare, intorno alla data del 18 marzo 2005, cosa c’è scritto. Troverete sicuramente le fotocopie fatte con molta attenzione sia della prima pagina del Golfo di allora che di pagina 5. Così come, troverete anche le fotocopie di un’altra pubblicazione del Golfo, quella del 29 marzo (qualche giorno dopo) dove in prima pagina campeggia un titolone: “Troppi preti cattivi, pedofili, gay e puttanieri… Il prefetto della Fede Joseph Ratzinger e padre Strofaldi contro chi “sporca” la Chiesa” e un illuminante editoriale di Domenico che, pubblicato oggi, potrebbe serenamente essere di commento a questo articolo.

    Vogliamo fare chiarezza sui fatti successi tanti anni fa e che vedono protagonisti Don Giovanni Trofa e Don Nello Pascale, benissimo, ma siccome ci sono tante zone scure, è bene che la luce risplendi ovunque. Don Agostino, don Luigi, don Carlo e Don Gioacchino non vi costa nulla fare luce su tutti i fatti che sono successi nel 2005. Se fossero vere, come se saranno vere le accuse che qualche vostro “collega” (sembrano siano stati proprio in quattro) ha rivolto a Don Giovanni e Don Nello sarebbero gravissime! Proprio gravi uguali. Anzi di più perché in tutto questo ci sarebbe un nascituro che da 10 anni vive senza padre o forse no, sa che è figlio del prete? Fate chiarezza, voi che sapete come si fa!

    …e il Prete con un figlio di 10 anni?

  • Ischia: sesso con minori. Parte processo canonico per due sacerdoti

    Ischia: sesso con minori. Parte processo canonico per due sacerdoti

    Ischia (NA) – In una domenica mattina baciata dal sole primaverile corre veloce la notizia che due preti della Diocesi di Ischia pare siano stati “sospesi”: Don Giovanni Trofa e Don Nello Pascale. Non si ha certezza di atti ufficiali della curia di Ischia si sa solo che nelle loro parrocchie rispettivamente di Fontana e del Vatoliere – Schiappone celebrano altri sacerdoti. Ufficialmente i due prelati avevano comunicato che si allontanavano per problemi di salute e per un viaggio. La verità è che Sua Eccellenza il Vescovo di Ischia, Mons. Pietro Lagnese, gli aveva notificato la sospensione dalle funzioni sacerdotali, esautorandoli da tutte le funzioni religiose e rinviati al giudizio del Tribunale ecclesiastico.

    Dunque, dalla Curia di Ischia sarà partito un plico contenente una documentazione riguardante i sacerdoti e che giunta presso la Santa Sede e vagliata opportunamente ha permesso al Vescovo di Ischia di notificare i provvedimenti ai due parroci che hanno lasciato l’isola alla volta di località rimaste segrete. Questo nel mese di Aprile.

    Da quanto si è appreso invece in queste ore dal Quotidiano locale Il Golfo il tribunale ecclesiastico ha avviato un processo, ai sensi del diritto canonico, a carico dei due conosciutissimi prelati isolani.
    Dunque arriva così un fulmine a ciel sereno in questa calda estate isolana. Conferma di una notizia che solo pochissimi addetti ai lavori conoscevano insieme ai sacerdoti della Diocesi di Ischia ai quali il Vescovo aveva espressamente vietato di diffondere la notizia. E non per tenere celata la cosa, ma per operare con prudenza e determinazione.
    Il Vescovo di Ischia, Mons. Pietro Lagnese, uomo mite, ma determinato, in obbedienza alle disposizioni della Santa Sede, che nell’era Francesco è più che mai determinata ad annullare qualsiasi tolleranza in tema di reati sessuali, ha fatto in modo che fatti ed episodi risalenti addirittura a 20 anni addietro venissero alla luce. Vecchie accuse che sarebbero state formulate dalle vittime nel corso degli anni e che non sarebbero veri atti di pedofilia come subito si era vociferato, ma atti ed azioni comunque gravi perché compiuti con minori.
    Pare dunque che dalle ultime notizie siano già stati sentiti i testi dell’accusa, ragazzi che all’epoca dei fatti erano minorenni e che riferiscono eventi rientranti nelle fattispecie di reato e per i quali il diritto canonico non prevede prescrizione. Si tratta sempre di una procedura delicata e articolata, sulla quale è intendimento di tutte le parti coinvolte in giudizio, effettuare i più attenti riscontri e approfondimenti.
    Dalle pochissime indiscrezioni che trapelano, pare addirittura che uno dei due prelati sia stato visto sull’isola contravvenendo all’ordine di rimanere lontano e che entrambi tentano ovviamente la sacrosanta difesa gridando al complotto ed alla vendetta.

    Ma in Curia sono inamovibili e il vescovo Lagnese inappuntabile. E che si facesse sul serio ormai nella Chiesa è stato chiaro quando si è avuta “la dichiarazione di guerra” che papa Francesco pronunciò il 7 luglio scorso, celebrando la Messa per un gruppo di vittime di abusi sessuali da parte del clero: «Non c’è posto nel ministero della Chiesa per coloro che commettono abusi sessuali; e mi impegno a non tollerare il danno recato a un minore da parte di chiunque, indipendentemente dal suo stato clericale. Tutti i vescovi devono esercitare il loro servizio di pastori con somma cura per salvaguardare la protezione dei minori e renderanno conto di questa responsabilità. Per tutti noi vale il consiglio che Gesù dà a coloro che danno scandalo, la macina da molino e il mare».
    Già in precedenza nel settembre del 2014, il Vaticano aveva applicato il nuovo codice penale che prevede il reato di pedofilia e lo ha fatto con il massimo rigore. Clamoroso fu l’arresto dell’ex nunzio a Santo Domingo, monsignor Jozef Wesolowski, polacco, 66 anni, sollecitato espressamente dal Papa. Il nunzio era stato già stato condannato a giugno dopo un processo canonico, con la conseguente pena della “dismissione dello stato clericale”.

    Intanto, i fatti di cui sono accusati i due sacerdoti ischitani a quanto pare sarebbero gravi e circostanziati tanto da indurre il rinvio al tribunale ecclesiastico che ha avviato il procedimento ed è ovvio che in caso di una condanna il rischio di perdere le funzioni sacerdotali è concreto. La giustizia canonica farà il suo corso e si pronuncerà.
    Certamente, è accaduto in passato che diocesi e vescovi abbiano agito coprendo sacerdoti che si erano macchiati di abusi. Ma è altrettanto vero che da tempo s’è voltato pagina. Oggi un consacrato che viene riconosciuto responsabile di atti di pedofilia viene ridotto allo stato laicale: “Hanno tradito la grazia dell’ordinazione abusando di coloro che erano stati loro affidati“.
    Punto e basta.

    Luisa Loredana Vercillo

  • La Diocesi, dopo 8 anni, sta per intervenire sul caso del prete condannato per pedofilia

    La Diocesi, dopo 8 anni, sta per intervenire sul caso del prete condannato per pedofilia

    Dopo 8 anni dall’arresto, avvenuto nel dicembre del 2007 in flagranza di reato dopo un inseguimento dei carabinieri, la chiesa sembra si sia decisa ad intervenire fattivamente sul caso di don Marco Cerullo, prete di Casal di Principe condannato per un episodio d pedofilia. La condanna a 6 anni e 8 mesi è diventata definitiva nel 2010 dopo la conferma della Cassazione. Il prete fu arrestato in una zona di campagna tra Villa Literno e Casal di Principe, era con un 12enne suo alunno, (insegnava nella scuola media di Villa Literno).

    La notizia di un concreto intervento dell’attuale vescovo di Aversa Angelo Spinillo per ridurre il sacerdote allo stato laicale è stata diffusa dall’avvocato Sergio Cavaliere, law firm di San Cipriano d’Aversa noto per la sua attività nella difesa nelle vittime di atti pedofoli commessi da religiosi.

    L’arresto

    Il sacerdote fu arrestato dopo che i militari notarono un’auto ferma in una stradina isolata, si avvicinarono, e secondo le accuse, contestate dal Pm Antonio Ricci, notarono che il parroco avrebbe costretto il ragazzino a subire inequivocabili atti sessuali. Cerullo, secondo fonti legali, vistosi scoperto avrebbe tentato di scappare: mise in moto l’auto costringendo i carabinieri ad un inseguimento, lo raggiunsero quando la sua macchina rimase bloccata in un punto in cui la strada campestre era impercorribile.

    Le motivazioni di primo grado

    Il giudice Chiaromonte nelle motivazioni della sentenza di primo grado scrisse che Cerullo una volta fermato dai carabinieri “ammetteva spontaneamente quanto accaduto, aggiungendo anche ulteriori particolari”, poi in sede di convalida dell’arresto “ridimensionava se non addirittura escludeva le sue responsabilità”. Lo aveva portato con se per andare ad acquistare colori che dovevano servire ad addobbare il presepe. Dallo stesso atto si è appreso anche che il ragazzino ha rivelato agli inquirenti che don Cerullo, gli avrebbe chiesto di avere rapporti sessuali anche in precedenti occasioni. Il Consulente della procura nella sua perizia aveva sostenuto che gli abusi sarebbero avvenuti più di una volta, e il giudice nelle motivazioni scrisse che il prete avrebbe mandato al 12enne: “messaggi amorosi e persino paventandogli la possibilità di morire qualora non avesse accondisceso ai suoi approcci sessuali”. Abusi che sarebbero avvenuti non solo in auto ma anche nell’abitazione di don Cerullo, in merito a questo il difensore nel tentativo di farlo scagionare, ha ricordato che in casa potevano esserci anche i suoi parenti, inoltre lo ha descritto come un promettente teologo. Dall’inchiesta è emerso che Don Marco Cerullo, aveva contatti con il 12enne non solo perché era il suo insegnante di religione in un scuola media (secondaria di primo grado) di Villa Literno, ma era considerato dalla famiglia dell’adolescente una figura di riferimento.

    http://www.corrierediaversaegiugliano.it/component/content/article/1-notizie/24258-la-diocesi-dopo-8-anni-sta-per-intervenire-sul-caso-del-prete-condannato-per-pedofilia

  • Sergio Cavaliere: “Il vescovo Spinillo mi ha comunicato che don Marco Cerullo, prete condannato in Cassazione per pedofilia, è stato dimesso dallo stato di sacerdote”

    Sergio Cavaliere: “Il vescovo Spinillo mi ha comunicato che don Marco Cerullo, prete condannato in Cassazione per pedofilia, è stato dimesso dallo stato di sacerdote”

    Il vescovo di Aversa, mons. Angelo Spinillo, comunica le dimissioni dallo stato clericale di don Marco Cerullo, prete pedofilo.
    Nel corso della serie di iniziative telematiche promosse dalla diocesi di Aversa su Facebook per comunicare con i fedeli, su mia precisa domanda riguardante lo status del sacerdote pedofilo don Marco Cerullo, incardinato nella diocesi di Aversa, condannato in Cassazione a 6 anni e 8 mesi per pedofilia su un bimbo di 12 anni, da me assistito, il vescovo Spinillo ci ha risposto in privato che don Cerullo è stato dimesso dallo stato clericale. Mons. Spinillo ha precisato che si è trovato a dover gestire la pesante eredità lasciatagli dal predecessore e si è augurato che sia la vittima che don Marco possano ritrovare la serenità.
    Su nostra richiesta di avere le documentazione relativa al caso ci ha invitao a presentare richiesta scritta alla diocesi, che la vittima e il sottoscritto procuratore hanno regolarmente inviato con lettera racc. a.r.
    Mentre restiamo in attesa della consegna della documentazione vaticana, da parte della Congregazione per la dottrina della fede, competente in materia di abusi sessuali su minori, e, per essa, dalla diocesi di Aversa, segnaliamo che sulla pagina facebook della diocesi di Aversa https://www.facebook.com/chiesadiaversa è stata riproposta l’iniziativa di dialogo per il 9 luglio 2015.
    La intera vicenda del sacerdote don Marco Cerullo è possibile ricostruirla qui:
    Avv. Sergio Cavaliere“