Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Campania

  • Asilo di Vallo, verdetto choc: niente abusi sui bimbi, tutti assolti

    Asilo di Vallo, verdetto choc: niente abusi sui bimbi, tutti assolti

    Vallo della Lucania. Assoluzione per tutti gli imputati perché il fatto non sussiste. Colpo di scena nel processo di appello sui presunti abusi all’istituto Santa Teresa di Vallo della Lucani. La Corte d’Appello presieduta da Claudio Tringali, con la sentenza emessa ieri pomeriggio, ha assolto con formula piena la suora Bazan Verde Carmen Soledad, accusata di molestie sessuali su oltre 40 bambini che frequentavano la scuola religiosa, e le due consorelle suor Agnese e suor Romana accusate di favoreggiamento. Sono stati altresì assolti tutti gli altri imputati, già assolti in primo grado, tra cui il fotografo Antonio Rinaldi (difeso dall’avvocato Gaetano Di Vietri) e il muratore Aniello Labruna (difeso dall’avvocato Franco Maldonato).

    Il tribunale di Vallo tre anni fa aveva condannato suor Soledad ad 8 anni di reclusione, e ad un anno e 4 mesi le altre due suore. Tutti assolti ora, perché il fatto non sussiste. La Corte d’Appello ha rigettato l’appello della Procura generale e delle parti civili e le ha condannate al pagamento delle spese processuali.
    Si chiude così, a distanza di quasi dieci anni, una vicenda che ha sconvolto la comunità cilentana.

    http://www.ilmattino.it/salerno/asilo_di_vallo_verdetto_choc_niente_abusi_sui_bimbi-1604610.html

  • Abusi su minori, chiesto giudizio immediato per don Elice

    Abusi su minori, chiesto giudizio immediato per don Elice

    Il prete di 40 anni è stato arrestato dalla polizia mentre si trovava a Roma, dopo oltre un anno di indagini

    PALERMO. Dopo la confessione di don Roberto Elice, il prete accusato di aver abusato di due fratelli di 13 e 15 anni e di un altro minore, la Procura ha deciso di chiedere il giudizio immediato per l’ex parroco palermitano. L’evidenza della prova ha fatto propendere il procuratore aggiunto Salvatore De Luca e il sostituto Claudio Camilleri per questo rito. Adesso la palla passa al gip che dovrà decidere se ci sono gli elementi necessari a procedere con l’immediato. Elice, 40 anni, è stato arrestato dalla polizia mentre si trovava a Roma, dopo oltre un anno di indagini.

    Secondo il racconto dei ragazzini, tutto sarebbe cominciato durante un pellegrinaggio a Medjugorje. Il sacerdote, parroco nella chiesa di Maria Santissima Assunta, si offrì di pagare il viaggio ai due ragazzini. Le molestie sarebbero poi continuate anche al ritorno in città. A scoprire degli abusi fu la madre dei due fratellini che lo denunciò nel 2014, dopo essere riuscita a farlo confessare in chat. A quel punto, la donna è andata dagli investigatori e ha raccontato le confidenze raccolte dai figli. Don Roberto li avrebbe molestati sessualmente più volte. Le indagini hanno poi permesso di individuare un’altra vittima. Agli atti anche una conversazione, via chat, tra il sacerdote e una parrocchiana nella quale il prete confessava quanto aveva fatto in un momento di debolezza, durante un pellegrinaggio.

    Dopo essere finito il manette, il prete ha confessato tutto. “Mi sono autodenunciato alla Curia a novembre del 2014”, ha detto al gip. La Curia, dopo la confessione, ha trasferito il prete a Roma in una struttura per sacerdoti con problemi, l’ha sospeso a divinis e ha avviato un procedimento penale canonico a suo carico. Dopo l’arresto, ci fu anche una polemica tra l’ex cardinale di Palermo Paolo Romeo e chi si chiedeva come mai la Curia non fosse andata dagli inquirenti. “Non spettava a me – ha detto Romeo – denunciare don Roberto. Abbiamo subito contattato la madre dei bambini informandola del suo diritto-dovere di denunciare. Ci disse che l’aveva già fatto. Noi abbiamo seguito le regole del diritto canonico. Ci siamo offerti anche di sostenere economicamente la mamma dei bambini”.

    http://palermo.gds.it/2016/03/01/abusi-su-minori-chiesto-giudizio-immediato-per-don-elice_481534/

  • L’Orco in tonaca nera, don Silverio Mura, insegnante materie di Fede fino a giugno 2014 e una carrellata delle sue frasi evangeliche.

    L’Orco in tonaca nera, don Silverio Mura, insegnante materie di Fede fino a giugno 2014 e una carrellata delle sue frasi evangeliche.

    di Francesca Lagatta – Di don Silverio Mura ne abbiamo parlato così tanto che, nostro malgrado, lo abbiamo addirittura reso celebre. E’ il sacerdote che per 5 anni, dai 13 ai 17, abusò ripetutamente di Diego Esposito, napoletano di Ponticelli oggi quarantenne. Ma quando il giovane, ormai adulto, riuscì a tirar fuori quel dolore cadendo sotto l’incessante interrogatorio del medico psicologo, il reato era già prescritto. Così la battaglia di Diego, che nel frattempo aveva aderito all’associazione Rete l’Abuso, diventa incandescente e arriva dritta alle orecchie di Papa Francesco, il quale, nel febbraio di due anni fa, aveva ordinato l’apertura di processo canonico.

    Che non comincerà mai. Neppure dopo la telefonata di Monsignor Becciu di un mese fa, casualmente avventa poche ore dopo l’uscita di un articolo di Ferruccio Sansa su Il Fatto Quotidiano, nella quale, per la seconda volta, si assicurava all’avvocato Sergio Cavaliere, legale di Esposito, l’intervento immediato di Papa Bergoglio. Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso e incubo degli ambienti vaticani, il forfait lo aveva già ampiamente previsto. E forse aveva previsto anche che una miriade di autori di programmi televisivi interessati inizialmente al caso, sono spariti preavviso e senza neanche spiegare i motivi.

    Si faccia chiarezza e qualcuno, prima o poi, dovrà pur spiegare tutte queste stranezze, ecco una carrellata di frasi eccellenti pronunciate da Silverio Mura, che ha regolarmente insegnato nelle scuole fino al giugno del 2014 nonostante quatto anni di denunce, pronunciate nell’incontro a telecamere nascoste con Diego Esposito, intento a raccogliere le prove da portare in un tribunale, ammesso che prima o poi, in un modo o nell’altro, la posizione di quest’uomo venga vagliata da un qualche giudice. Le frasi sono estrapolate dal video integrale,  della durata di 30 minuti, e dimostrano come il prete cerchi spudoratamente di dissuadere la vittima dal denunciarlo.

    • 4.14: «Devi ritrovare la fede che ti aiuta a superare questo fatto immotivato»;
    • 7.36: «Ma nessuno ti sta cercando, mi dispiace che ti faccio venire gli attacchi»;
    •  10.25: «Dei campi di Auschwitz ne hai mai sentito parlare? I tedeschi di Auschwitz… sarebbero le SS. Ti ricordi quando hanno fatto la seconda guerra mondiale? Ne hai sentito parlare di quelle cose? Eh, bravo. Sai cosa mi chiedo spesso? Dov’era Dio quando ad Auschwitz quegli ebrei venivano uccisi nei forni crematori? E’ la storia purtroppo. Dio soffre pure lui»;
    • 12.06: «Io, secondo me, fai come vuoi, ma io te li sconsiglio (i medici, ndr) perché tutte queste cose ti confondono la testa. Tu devi avere la serenità nel cuore Se tu ti affidi a Gesù… quello è il più grande psicologo. Tu da questa gente non c’ha j (non ci devi andare, ndr)»; 
    • 14.36: «I tuoi genitori, l’ho sempre detto, pure tua mamma, sempre, i tuoi genitori sono due signori, non buoni, due signori, ma perché ‘ste figuracce (denunciare gli abusi, ndr)? Tu prendi esempio, ho trovato poche persone come loro»;
    • 17.04 «Ai tuoi genitori devi dare soddisfazioni, il resto non conta. Tu, poi, puoi dire… (queste cose, ndr)?. Io sono convinto che tu da solo puoi sconfiggere queste cose»;
    • 21.17 «Ti posso dire una cosa? Ti dico solo questa, poi non voglio sapere più niente. Non dico che ti aiutano gli altri, ti devi aiutare tu, e Lui ti aiuta. Ricordati che gli uomini non ti possono dare quello che ti puoi dare tu stesso»;
    • 23.14 «Bravo», rispondendo alla vittima che gli confessa che da quando ha iniziato a parlare è psicologicamente peggiorato;
    • 24.55 «Ma tu ti senti che io e te abbiamo avuto un aiuto dal Signore?», rispondendo alla vittima che gli dice di non aver avuto la forza di andarlo a denunciare dal Vescovo;
    • 26.11 «Ti posso dire una cosa? Non andare da nessuna parte che butti solo soldi», rispondendo alla vittima che gli rivelava di volersi affidare alle cure dei medici;
    • 26.35 «L’ansia? Si vabbé, uno si può pigliare la valeriana”;
    • 26.49 «E’ il demonio che ti sta prendendo in questo momento»;

    Dopo lo scandalo sollevato dal caso di Diego Esposito, altre due presunte vittime si sono rivolte all’associazione Rete l’Abuso Onlus, dichiarando di aver subito abusi in tempi ancora più recenti e appena sarà possibile offriranno la loro testimonianza.

  • Diego, vittima di un prete pedofilo: “Dalla Curia 250 euro in cambio del mio silenzio”

    Diego, vittima di un prete pedofilo: “Dalla Curia 250 euro in cambio del mio silenzio”

    Diego – il nome è di fantasia – ha subito per anni le molestie di un prete pedofilo. Le violenze sessuali lo hanno profondamente danneggiato, tanto che anche oggi -da adulto- è preda di attacchi di panico, svenimenti, e deve costantemente assumere dei farmaci per tranquillizzarsi. Quando ha denunciato tutto alla Curia di Napoli, è cominciato un altro calvario: gli hanno prima “donato” 250 euro, lui dice per comprare così il suo silenzio con un sussidio, e dopo le ulteriori denunce di Diego gli hanno fatto perdere il posto di lavoro. Lui era una guardia giurata, in una mail inviata alla Curia minacciò il suicidio -ma lui sostiene soltanto come provocazione. La mail fu girata alla polizia di Stato che ritirò il porto d’armi a Diego. Oggi, lui non può lavorare, la sua famiglia è a pezzi e il prete che gli ha causato tanto dolore continua a insegnare e dire messa: “Ci sono altre vittime che hanno paura di denunciare” spiega Diego “A Francesco Zanardi di Rete Abuso sono arrivate due segnalazioni di persone che non vogliono esporsi per paura di perdere il lavoro, come è successo a me”.

    http://youmedia.fanpage.it/video/aa/VrQB2uSwclBgffGf

  • Diego Esposito ai pedofili : “CURATEVI siete malati”.

    Diego Esposito ai pedofili : “CURATEVI siete malati”.

    di Francesca Lagatta

    Quella di Diego Esposito, nome di fantasia ma ormai noto alle cronache, è una di quelle in cui si fa fatica a distinguere la realtà della fantasia e ancor di più a capire come la prima possa superare di gran lunga la più perverse delle immaginazioni. Ma tant’è. Diego è un uomo di 40 anni che dopo aver trovato il coraggio di denunciare abusi sessuali subiti durane l’adolescenza da don Silverio Mura, allora sacerdote nel quartiere Ponticelli di Napoli, deve fare i conti con l’ostilità della gente, la burocrazia, le leggi e, male peggiore, il potere incontrastato del clero. La prima denuncia di Diego, corredata da prove e una fitta documentazione medica, risale a 6 anni fa, ma Mura ha continuato ad insegnare prima a Pollena Trocchia (Na), poi, fino al giugno 2014, nell’istituto Matilde Serao di Volla (Na) protetto dalla Chiesa e dalla scuola che, con tutta probabilità, lo ha inserito sul sito del Ministero dell’Istruzione nell’area riservata. Il preside, interpellato nei giorni scorsi, si è rifiutato di rispondere alle domande, anche solo a quella con cui si chiedeva di sapere se la notizia fosse vera. Il suo silenzio è comunque stato smentito dalle testimonianze di centinaia di studenti.

    Un dramma nel dramma, anche perché quando il reato viene denunciato è già in prescrizione e Silverio Mura non può essere processato. Ma anche quando Diego prova a rendere nota la notizia per mettere in guardia altre famiglie, non va meglio, alcuni giornalisti glissano e inventano scuse per non pubblicare. Peggio ancora fa la Curia di Napoli, che, incaricata nel febbraio 2014 da Papa Francesco di indagare sulle accuse rivolte da Diego a don Silverio Mura, fa scena muta e inoltra una mail alla Procura quando la vittima minaccia il suicidio in mancanza di risvolti. Diego, che è una guardia giurata, perde il lavoro. Temono per la sua salute, gli dicono. Peccato che quando 16 giorni fa comincia lo sciopero della fame che gli fa perdere 6 kg in 12 giorni, della sua salute non importa niente a nessuno. Eppure l’associazione Rete L’Abuso onlus, guidata da Francesco Zanardi, aveva informato ogni figura ecclesiastica della Curia di Napoli e le più alte cariche del Vaticano. Risposte zero.

    A rompere il silenzio sono una serie di concause fortuite. In primis è il coraggio di Ferruccio Sansa, giornalista de Il Fatto Quotidiano, che sul quotidiano diretto da Travaglio pubblica per primo, cinque giorni fa, le presunte magagne della Curia di Cardinal Sepe e il goffo tentativo di comprare il silenzio della vittima, circa cinque anni fa, con una busta bianca contenente 250 euro. Nel giro di poche ore la notizia circola su tutti i siti di informazione. Nel frattempo l’avvocato di Diego, Sergio Cavaliere, aveva nuovamente spedito una lettera al Papa, mentre il giornalista Antonio Crispino, collaboratore de Il Corriere della Sera, nelle ore precedenti aveva dato vita a un’inchiesta meticolosa. Ma capitan Zanardi, macchina da guerra contro la pedofilia clericale, dà continue direttive e non lascia nulla di intentato, così manda anche il suo ufficio stampa direttamente negli locali della Curia. Pur conoscendo rischi e difficoltà. Infatti, se nella mattina di giovedì scorso l’ufficio stampa della Curia risponde a monosillabi a domande e a illazioni, il giorno seguente manda due ispettori capo della polizia sul posto, probabilmente per fermare la giornalista intenzionata a rivolgere domande a Vescovi e Cardinali. Il “blitz” non riesce, e i due uomini dello Stato nemmeno provano a ledere il diritto di cronaca a chi sta facendo il proprio lavoro. Contrariamente, per assicurare il regolare svolgimento dell’attività giornalistica, si offrono di presenziare all’udienza con Padre Luigi Ortagli, vicario giudiziale aggiunto del tribunale ecclesiastico regionale campano, che due anni fa aveva preso in carico l’indagine ordinata da Bergoglio per appurare la verità sul caso ma che per tutto questo tempo non aveva dato alcuna informazione in merito.

    L’aria che si respira nell’ufficio è pesante, il volto di Padre Ortagli è tirato e le risposte risicate. Per ottenere l’autorizzazione a parlare, si è necessariamente informato il Vaticano su ciò che stava accadendo e per l’istituzione religiosa mondiale, che tra qualche settimana dovrà rendere conto all’Onu sul trattamento dei casi di pedofilia in ambito ecclesiastico, non deve essere stata proprio una buona notizia. In effetti, qualche ora più tardi, l’avvocato Sergio Cavaliere informa l’ufficio stampa di Rete L’Abuso di aver ricevuto una telefonata di Angelo Maria Becciu, l’entusiasmo è più cauto. Rispetto a due anni fa, quando Papa Francesco ordinò l’avvio delle indagini, in effetti non è cambiato nulla. Stesso copione. Nessuno ha comunicato date precise o rivelato ulteriori dettagli per un processo che, se ci fosse la volontà, potrebbe essere messo in piedi in 48 ore. Così l’opinione pubblica si è letteralmente spaccata in due: i più cinici sono convinti che sia stata una mossa per sottacere lo scandalo, i più ottimisti credono fortemente che il Santo Padre non deluderà le aspettative di coloro che credono nella rivoluzione del Papa buono. Per sapere chi ha ragione basterà attendere le prossime settimane, ma intanto ecco una rara intervista video rilasciata da Diego Esposito poche ore dopo la telefonata giunta dal Vaticano, nella quale rivolge appelli rivolti ad altre vittime di pedofilia e ai pedofili stessi, per i quali non spende parole di rabbia, ma di speranza: «Non rovinate le vite dei bambini, curatevi nei centri specializzati».

  • Diego Esposito (nome di fantasia) – vittima di abusi da parte di un prete della Diocesi di Napoli – esplode di rabbia in diretta a La Zanzara su Radio 24

    Diego Esposito (nome di fantasia) – vittima di abusi da parte di un prete della Diocesi di Napoli – esplode di rabbia in diretta a La Zanzara su Radio 24

    Diego Esposito (nome di fantasia) – vittima di abusi da parte di un prete della Diocesi di Napoli – esplode di rabbia in diretta a La Zanzara su Radio 24: “Il Cardinal Sepe è un animale, deve andare a zappare perché sta coprendo gli abusi sui minori”. “Papa Francesco sa tutto, deve intervenire subito”. “Sto impazzendo, voglio giustizia”

    “Il Cardinal Sepe non è un uomo di chiesa, ma un animale che non vale niente, deve andare a zappare. Sta coprendo gli abusi sui minori ed è peggio dei preti che li praticano. Quando mi vede scappa perché non sa come affrontarmi”. Così Diego Esposito, vittima di abusi da parte di un prete della Diocesi di Napoli, che perde le staffe ai microfoni de La Zanzara su Radio 24. “Rivolgo un appello a Papa Francesco che conosce già la mia storia – continua Diego – deve intervenire subito perché sto impazzendo a causa loro e voglio giustizia. Altre vittime come me non denunciano perché hanno paura di perdere tutto”.

  • La rabbia di Diego, abusato da un prete: «Io sto male e lui è ancora parroco»

    La rabbia di Diego, abusato da un prete: «Io sto male e lui è ancora parroco»

    di Antonio Crispino – Il messaggio di Papa Francesco, sabato scorso, è stata una boccata d’ossigeno ma Diego Esposito (nome di fantasia) non si dà pace. Lui, fervente cattolico e fedele della Chiesa, non sopporta l’idea di sapere che il prete che lui ha denunciato per abusi nei suoi confronti , don Silverio Mura, è ancora in abito talare. Davanti agli occhi ci sono le immagini degli abusi che Diego dice di aver subito da quello che era il suo insegnante di religione alle scuole medie. E mentre oggi don Silverio risulta ancora un parroco dell’Arcidiocesi di Napoli, Diego (oggi 40enne) chiede giustizia da sei anni.

    Nel 2010 la prima denuncia ai carabinieri, poi una serie infinita di lettere al cardinale Crescenzio Sepe, ai vescovi ausiliari Luigi Lemmo e Gennaro Acampa, incontri, messaggi, telefonate, rassicurazioni. Ma niente è cambiato. «Non è iniziato nemmeno un processo – precisa il suo avvocato Sergio Cavaliere -. Ci sono indagini della Congregazione per la Dottrina per la Fede di cui non sappiamo niente. Ogni volta che chiediamo rimbalziamo contro un muro di gomma». Eppure, i fatti denunciati, tutti con dovizia di particolari, sono gravissimi. Violenze iniziate all’età di 13 anni. Siamo nel 1986 e don Mura è vice parroco della chiesa di Porchiano e insegnate di Religione. Il sacerdote abita al piano terra del rione popolare Incis nella zona Ponticelli a Napoli. Vive con la madre e la sorella.

    Negli ultimi giorni dell’anno scolastico, secondo il racconto del ragazzo, il sacerdote invita Diego a raggiungerlo a casa. «Lo dissi a mia mamma ed era entusiasta. Venticinque anni fa un sacerdote era visto come una benedizione di Dio e i miei erano molto cattolici – ricorda Diego -. Ogni volta che andavo da lui faceva sempre le stesse cose: abbassava le persiane che affacciavano sulla strada, metteva una poltrona davanti alla porta perché non c’era la chiave e poi mi faceva accovacciare per avere rapporti sessuali. Verso i 14 o 15 anni mi disse di non raccontarlo a nessuno e che quello doveva essere il nostro segreto». E a quanto racconta non era l’unico a frequentare quella casa. «Altri tre o quattro ragazzi che risiedevano nella zona di via Botteghelle del Rione INCIS facevano le mie stesse cose. Erano miei amici e li ho visti uscire dalla sua abitazione negli stessi orari in cui faceva andare me».

    Gli incontri sarebbero durati fino all’età di 17 anni. Un paio d’anni più tardi Diego si sposa e ha tre figli. Né la moglie, né i genitori sanno o sospettano niente. Le uniche cose che traspaiono in Diego sono un carattere scontroso, dolori all’addome di natura nervosa e la tendenza a stare sempre da solo. Tutti fattori che esplodono a distanza di anni: attacchi di panico, vomito, tremore. Che lo costringono a raccontare la verità al suo psicoterapeuta e a denunciare tutto alle forze dell’ordine e alla Chiesa. Ma Diego fa anche un altro tentativo: si reca da don Silverio per confessare il disagio, sperando di ricevere solidarietà. Mentre cerca di argomentare, vomita. «E che vuoi che faccia, una preghiera? Ma tu la dici l’Ave Maria? Se vuoi un consiglio non andare dallo psicologo, i dottori saranno pure bravi ma lo fanno solo per soldi. Tutto questo è colpa del demonio che ti sta smuovendo certe cose nella testa». Sono le risposte che riceve.

    Nonostante la denuncia, don Mura non viene allontanato dalla scuola. Anzi. Mentre da un lato la Chiesa rassicura che a breve avrebbe avviato le indagini, due anni dopo (anno scolastico 2012/2013) lo manda a insegnare in un istituto alberghiero di Cicciano (Na). Diego è incredulo. Si sente umiliato. Inizia a protestare sempre con più veemenza. Ogni incontro di Diego è registrato. A ogni appuntamento il ragazzo si porta appresso un registratore e una microcamera. Non si fida. E proprio grazie alle registrazioni qualche tempo dopo riesce a documentare che don Mura è rinchiuso in una casa di cura. Padre Luigi Ortagli, delegato del Vaticano alle indagini sul suo caso, gli dirà: «Lo hanno rinchiuso in un convento, in una casa di cura per questi casi qua».

    Ma ufficialmente la Chiesa non conferma niente e nemmeno dà spiegazionicirca l’improvviso allontanamento di don Silverio Mura dalla sua parrocchia. «Solo il cardinale Sepe sa dove si trova don Silverio e cosa faccia» ci dice il sacerdote che ha preso il suo posto. Tuttavia la Curia non solo non ammette che si tratti di un caso di pedofilia ma chiede una perizia psichiatrica su Diego dubitando della sua sincerità e del suo equilibrio mentale. «Una persona che vuole truffare, una situazione del genere la tira fuori dopo qualche seduta. A Diego ci sono voluti quasi nove mesi di terapia – spiega Alfonso Rossi, lo psicoterapeuta che lo ha in cura – La Chiesa fin dall’inizio di questa storia ha sempre avuto un gran interesse a dichiararlo un ammalato mentale ma così non è. Diego è assolutamente sincero».

    http://video.corriere.it/rabbia-diego-abusato-un-prete-io-sto-male-lui-ancora-parroco/ab86b484-c844-11e5-9fb9-4bea8694431b

  • Gli abusi del prete insegnante: altre due vittime si fanno avanti

    Gli abusi del prete insegnante: altre due vittime si fanno avanti

    È accaduto esattamente quello che Diego Esposito immaginava. Dopo aver richiamato l’attenzione sui suoi presunti abusi ricevuti 27 anni fa da parte di don Silverio Mura, si sono fatte avanti ancora nuove vittime. Hanno contattato la onlus Rete L’Abuso, qualcuno attraverso email e un altro è riuscito perfino a parlare per 40 minuti con il presidente Francesco Zanardi. Sabato sera intorno alle 23, all’associazione che dal 2012 segue il caso di Diego e gli è costantemente vicino sia dal punto di vista morale che legale, giunge una telefonata.

    «Pronto, buonasera, chiamo da Napoli. Ho letto sul giornale di quel ragazzo… anche io cerco giustizia», poi la chiamata si interrompe bruscamente. La voce ha un marcato accento napoletano e Zanardi resta accanto alla cornetta fiducioso. Sospetta che aver riportato sotto i riflettori la vicenda del sacerdote e insegnante di religione che per cinque anni avrebbe abusato dell’allora tredicenne Diego quando frequentava la scuola media Borsi di Ponticelli, abbia smosso i ricordi di qualche altra vittima e dato la forza di parlare, proprio come avvenuto l’anno scorso dopo la messa in onda del video a “Chi l’ha visto?” quando giunsero ben tre nuove denunce.

    Poco dopo il telefono squilla ancora: «Conosco don Silverio» riesce a dire, per poi aggiungere trafelato «no niente, scusi l’ora, magari richiamo». Ma Zanardi non gli dà tempo di riagganciare. «Riesco a dirgli “stai tranquillo, anche io sono una vittima, capisco il tuo stato d’animo” e comincio a raccontare la vergogna che provai quando mi recai io stesso a denunciare». Il giovane ascolta, si fa finalmente coraggio e inizia a raccontare tutto, con Zanardi che pone qualche domanda per capirne l’attendibilità. E la risposta sarà affermativa, poiché descrive «alcuni particolari, mai resi pubblici, che avevo già appreso da Diego».

    Al telefono dice di chiamarsi G. classe 1990 di Cicciano. Al 26enne G., si aggiunge un’altra presunta vittima: M. di Secondigliano, nato nel 1995. Due nuove presunte vittime, entrambe attendibili, a cui se ne sono aggiunte tante altre in questi anni. Ora resterà da capire se c’è la possibilità che gli abusi siano abbastanza recenti e non ancora prescritti (nell’ordinamento penale italiano il reato di pedofilia si estingue e non è più perseguibile dopo 10 anni dall’ultimo episodio) come invece è avvenuto per Diego, che ha potuto procedere solo attraverso il sistema giudiziario ecclesiastico e attende di conoscere a giorni lo stato delle indagini a carico di don Silverio Mura, come promesso da papa Francesco.

    Da parte di Diego c’è la frustrazione di sospettare che nonostante abbia denunciato don Mura 5 anni, questi nuovi casi potevano essere evitati. In seguito alle sue denunce, il sacerdote fu spostato nel 2010 da Ponticelli a Pollena Trocchia ma insegnava ancora, all’istituto alberghiero Russo di Cicciano fino al 2013, mentre l’anno successivo all’istituto Serao di Volla con bambini delle medie. Solo nel 2015 interrompe l’insegnamento ma vive a pochissimi chilometri da dove abita Diego. L’ultimo avvistamento di don Mura risale alla scorsa settimana a San Giuseppe Vesuviano.

    http://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/gli_abusi_prete_insegnante_altre_vittime_si_fanno_avanti-1521148.html

  • NAPOLI; Il coraggio di Diego stimola altre vittime. La Diocesi ha lasciato il prete sempre con minori.

    NAPOLI; Il coraggio di Diego stimola altre vittime. La Diocesi ha lasciato il prete sempre con minori.

    Una voce impacciata, un accento marcato, “Pronto, buona sera, chiamo da Napoli. Ho letto di quel ragazzo…. anche io cerco giustizia” poi cade la linea, forse butta giu.

    E’ sabato sera, ore 23 circa.

    Pochi minuti dopo il telefono suona un’altra volta, “io conosco don Silverio”, subito dopo “no niente, scusi l’ora, magari richiamo”. Ed è a quel punto che rispondo “stai tranquillo, anche io sono una vittima, capisco il tuo stato d’animo” e comincio, così, per rompere il ghiaccio, a raccontare la vergogna che provai quando mi recai a denunciare.

    Mi ascolta attento, senza interrompere. Poi inizia lui, questa volta non più con quella voce impacciata, parte in quarta, è un vulcano in eruzione che andrà avanti senza pausa quasi 40 minuti. Anche se subito capisco poco, quasi nulla, racconta tante cose tutte insieme, lo lascio sfogare.

    Al telefono c’è G. classe 1990 ,  dice di essere di Cicciano e dice di essere anche lui una vittima. La telefonata continua, a tratti riesco a fargli qualche domanda, spesso non risponde, cerco di capire se è attendibile o pure no. Poi mi racconta di alcuni particolari, mai resi pubblici, particolari che avevo già appreso da Diego.

    Subito collego la telefonata di G. ad una e-mail che era stata inviata venerdì notte dal sito della Rete L’ABUSO, ma dice di non essere lui ad aver inviato quella mail.

    Controllo i dati, il ragazzo della mail si chiama M. e indica un’altra zona, Secondigliano, un’altra età classe 1995 e mi da appuntamento telefonico per la prossima settimana sottolineando che nel week end lavora.

    Due presunte vittime, entrambi attendibili. Con una abbiamo parlato, dell’altra abbiamo per ora solo un racconto e un appuntamento telefonico.

    Di don Silverio Mura sappiamo che fino al 2010 è rimasto nella parrocchia di Pollena Trocchia, poi, dopo la denuncia di Diego, il prete prende ufficialmente un periodo di pausa e scompare.

    Nel 2012 Diego si rivolge alla Rete L’ABUSO che rintraccia il sacerdote.

    Malgrado le precedenti denunce fatte al Vescovo Lucio Lemmo e ai Carabinieri di Ponticelli, scopriremo che don Silverio insegna ancora religione, proprio come quando adescò Diego, lo fa presso l’Istituto Alberghiero C. Russo di Cicciano (NA), anno 2012-2013.

    Poco dopo ci rechiamo a Napoli per svolgere con Diego un piccolo lavoro di indagine per cercare di rintracciare altre vittime, magari non prescritte che permettessero con la loro denuncia l’intervento dell’Autorità Giudiziaria, reso vano dalla prescrizione di Diego. Arrivati sul posto don Silverio si dilegua ancora una volta.

    Lo troveremo l’anno successivo, anno 2013-2014, ancora una volta in una scuola, questa volta a Volla (NA) presso le scuole medie .

    L’anno successivo, finalmente, anche grazie alle continue denunce dell’associazione e al fatto che la vicenda di Diego diventa di dominio pubblico,  Silverio interrompe l’insegnamento, ma resta comunque nei pressi di Napoli, sempre a pochissimi chilometri da dove abita Diego e senza che la curia abbia mai preso nei suoi confronti almeno dei provvedimenti per tutelare potenziali vittime.

    L’ultimo avvistamento di don Mura risale alla scorsa settimana a San Giuseppe Vesuviano.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO

    portavoce@retelabuso.org

  • Il messaggio del Papa al ragazzo che denuncia gli abusi

    Il messaggio del Papa al ragazzo che denuncia gli abusi

    Napoli, accusa un sacerdote di averlo violentato. «Mi comprò un motorino. Per tacere mi diedero 250 euro»

    Il Santo Padre le chiede di sospendere lo sciopero della fame. Ha letto la sua lettera, è rimasto colpito e seguirà personalmente la vicenda». Sono le parole che monsignor Giovanni Angelo Becciu, sottosegretario per gli Affari Generali del Vaticano ha pronunciato ieri mattina a Sergio Cavaliere, l’avvocato di Diego (nome di fantasia), presunta vittima di abusi sessuali da parte di un prete della diocesi di Napoli.

    Diego era in sciopero della fame dal 18 gennaio scorso dopo aver denunciato le violenze subite da adolescenti.

    I fatti incriminati risalgono a quando Diego (oggi 40enne) aveva 13 anni ed era alunno di terza media. Il suo professore di religione era don Silverio M. «Mi. invitò ad andare a casa sua dopo le lezioni – racconta-, Quando arrivai chiuse le persiane, mi fece sedere su un divano e iniziò a baciarmi in bocca. Le avance si trasformarono in rapporti sessuali per almeno due anni. Iniziarono richieste strane a cui trovava sempre una giustificazione. Aveva anche tante perversioni. A 16 anni gli dissi che quegli incontri mi facevano stare male e lui poco dopo mi comprò un motorino». Racconta tanti dettagli intimi: «Ha un difetto fisico che può conoscere solo chi ha avuto rapporti sessuali con lui».

    Diego di questi incontri non ne parla con nessuno, si sente colpevole. Si rimprovera di non aver avuto la forza di opporsi. È costretto a rivelare tutto alcuni anni più tardi.

    Avverte un malore mentre sta lavorando come guardia giurata. Dopo un lungo deambulare tra medici e specialisti viene indirizzato a uno psicote-rapeuta. «Ci sono voluti otto mesi per tirargli fuori la verità – ricorda il dottor Alfonso Rossi che lo spinge a denunciare -. Parlare della sfera intima significava provocargli un vomito violento».

    La prima lettera alla Curia napoletana la spedisce la mamma di Diego nel 2010. «Qualche giorno dopo due ragazzi ci consegnano una busta e vanno via. Dentro c’erano 250 euro» ricorda la moglie di Diego con la quale ha avuto tre figli.

    E la prima volta che Diego racconta tutti i dettagli della sua vicenda. Lo fa tra singhiozzi e balbuzie. Diventa paonazzo quando ricorda il giorno delle nozze. Apre il computer e mostra una fotografia: al centro c’è don Silverio che abbraccia sorridente la moglie e tiene sotto braccio lui. Che è l’unico a non ridere. Ha un volto funereo. <<Mia mamma volle a tutti i costi che a sposarci fosse quel prete, io non potevo dire niente. Mi sentivo morire».

    Dopo il malore la famiglia si rivolge alla rete l’Abuso (che nasce dall’idea di un gruppo di persone abusate da sacerdoti) di cui è presidente Francesco Zanardi. Inviano una nuova lettera al cardinale Crescenzio Sepe, ma anche al ministero dell’lstruzione. «Pur sapendo di cosa fosse accusato, mandano il prete a insegnare in una scuola media di Volla (Na) con bambini di dieci anni» accusa l’avvocato. Diego minaccia di uccidersi con la pistola d’ordinanza. Tutto quello che ottiene è il ritiro del porto d’armi e la perdita del lavoro.

    A ottobre 2015 gli propongono una visita con uno psicologo di fiducia della Diocesi. «L’obiettivo era chiaramente quello di farlo dichiarare pazzo e chiudere il caso. Abbiamo rifiutato» replica il dottor Rossi.

    Di don Silverio invece si perdono le tracce. La curia gli toglie la parrocchia ma sul sito della Diocesi risulta ancora tra i sacerdoti in servizio.

    Antonio Crispino

    Il Corriere del 30-01-2016