Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Campania

  • Napoli. Arrestato diacono 50enne, stava abusando di un ragazzino. Era cappellano sulle navi da crociera

    Napoli. Arrestato diacono 50enne, stava abusando di un ragazzino. Era cappellano sulle navi da crociera

    Con le manette ai polsi l’uomo ha implorato: «Non fatelo sapere a mia mamma»

    Un diacono di 50, cappellano di bordo sulle navi da crociera, è stato arrestato a Napoli sorpreso in flagrante mentre aveva un rapporto sessuale con un minorenne all’interno di un internet point di piazza Garibaldi.

    L’arresto è stato eseguito dagli agenti el nucleo tutela minori della polizia municipale, retto dal capitano Sabina Pagnano. I vigili hanno notato l’uomo che contrattava con il ragazzino e hanno iniziato a seguire i movimenti dei due. Quando il minorenne è entrato nell’internet poit, seguito dopo qualche minuto dal diacono, è scattato il blitz.

    Gli agenti hanno aperto una delle cabine dell’internet point e hanno scoperto il ragazzino con i pantaloni già abbassati e l’uomo che lo toccava mentre guardava un filmato pornografico al computer. Quando è stato arrestato il diacono cinquantenne ha implorato: “non fatelo sapere a mia mamma”. L’uomo ha detto di essere stato cappellano di bordo sulle navi da crociera.

    http://www.ilmattino.it/NAPOLI/CRONACA/pedofilo-diacono-arrestato-napoli-cappellano-vani-crociera/notizie/1110488.shtml

  • Abusi all’asilo di Vallo, nel 2015 la sentenza d’appello Soledad non è più suora

    Abusi all’asilo di Vallo, nel 2015 la sentenza d’appello Soledad non è più suora

    Vive ora in famiglia e non è più una suora Soledad Bazan Verde, la novizia al centro dello scandalo emerso nel 2006 a Vallo della Lucania dove una trentina di bambini denunciò di essere stata vittima delle sue attenzioni morbose. All’indomani della vicenda, Suor Soledad era stata trasferita e protetta presso l’Istituto delle Ancelle di Santa Teresa del Bambin Gesù a Roma. Poi era sopraggiunto il rimpatrio organizzato dallo stesso Stato italiano alla scadenza del suo permesso di soggiorno, nonostante il giudizio fosse ancora in corso.

    Ora è in Perù, pare proprio nella capitale Lima, dove è tornata dalla sua famiglia e ha deciso di togliersi il velo, per mettere fine ad un capitolo burrascoso e difficile della sua vita. Il processo di secondo grado, sebbene abbia visto allungarsi i tempi, a causa del trasferimento a Lagonegro di uno dei componenti del collegio giudicante, potrebbe ribaltare la sentenza del Tribunale di Vallo della Lucania che la condannò a 8 anni di reclusione . A questo fa pensare la dura requisitoria del Procuratore Generale che criticò le indagini e il processo di primo grado e chiese l’assoluzione oltre che per gli imputati già assolti, anche per Soledad e le altre due suore condannate per favoreggiamento. Comunque andrà a finire Soledad è in Perù a ricominciare una nuova vita .

    Non è così per le famiglie dei bimbi di Vallo Della Lucania che hanno forse in parte attutito la rabbia dei primi tempi ma non di certo la sofferenza. “Il problema non è che Soledad si sia spogliata- dicono – ma è l’atteggiamento del mondo che le sta intorno. Siamo ancora pazientemente in attesa di una parola che venga dal Pastore della Diocesi di Vallo della Lucania, non a noi, ma ai nostri figli che oggi sono quasi adolescenti e rivivono gli insulti ricevuti quando erano piccolissimi perché ora cominciano a fare esperienze diverse. Noi possiamo dire ai nostri figli di aver fatto il possibile e cerchiamo di rispondere alle loro domande. Che cosa possono dire gli altri ? L’importante è che la società vallese abbia ripreso la sua vita normale e abbia dimenticato tutto. “C’è ancora tanta amrezza nelle parole dei genitori che proseguono “ Noi non smettiamo di credere .

    Percepiamo la presenza di Dio ma non quella dei suoi pastori che non hanno avuto parole per queste pecorelle. Questo, tuttavia, è un problema delle loro coscienze. Esiste per la coscienza di Monsignor Ciro Miniero, con tutto il rispetto per la sua figura, un problema di questo tipo? E per quella di Monsignor Favale?” Ora il processo riprenderà a febbraio con la conclusione delle parti civili. A marzo la parola passerà alla difesa in due udienze e forse poi si giungerà alla sentenza finale.

    Daria Scarpitta

    http://www.105tv.it/web/cronaca/5270-abusi-all-asilo-di-vallo,-nel-2015-la-sentenza-d-appello-soledad-non-%C3%A8-pi%C3%B9-suora.html

  • Accusato di abusi su minori. Condanna ridotta ad un prete

    Accusato di abusi su minori. Condanna ridotta ad un prete

     Benevento – Da 7 anni a 5 anni e 3 mesi. E’ la sentenza della Corte di Appello, che ha ridotto la pena iniziale, al termine del processo a carico di un ex parroco di San Nicola Manfredi, imputato di abusi sessuali che avrebbe commesso su due minori. E’ l’epilogo di un’indagine avviata dalla Squadra mobile dopo le querele presentate dai genitori dei ragazzi. Nel mirino della Procura erano finiti  due distinti episodi che si sarebbero verificati nel settembre 2008 e nell’aprile 2009.  Quando il prete, che ha sempre sostenuto la sua estraneità ad ogni contestazione, avrebbe costretto un 13enne ed un 14enne a subire atti sessuali.
    Rimbalzata all’attenzione dell’opinione pubblica, la vicenda aveva inevitabilmente destato notevole clamore nel piccolo centro e non solo. Nel marzo 2010 il rinvio a giudizio e il via al processo di primo grado, nel corso del quale le due presunte vittime, ascoltate in aula, avevano confermato le ‘attenzioni’ ricevute. Il dibattimento si era concluso l’8 giugno del 2011: il pm Marilia Capitanio aveva proposto la condanna a 7 anni, mentre la difesa aveva chiesto l’assoluzione del sacerdote  per non aver commesso il fatto o, in subordine, perchè il fatto non sussiste. Il Tribunale aveva accolto le conclusioni del rappresentante della pubblica accusa, decidendo anche il pagamento di una provvisionale di 7.500 euro in favore di ciascuna delle parti civili (oltre al risarcimento dei danni da liquidarsi in separata sede) e l’interdizione dai pubblici uffici. Una sentenza riformata con la diminuzione della condanna per il sacerdote, per il quale il procuratore generale aveva chiesto la concessione dell’attenuante speciale della lievità del fatto, riconosciuta dai giudici di appello.

  • “Ancora oggi vedere un sacerdote mi terrorizza” Intervista a una vittima seguita dalla Rete L’ABUSO

    “Ancora oggi vedere un sacerdote mi terrorizza” Intervista a una vittima seguita dalla Rete L’ABUSO

    Papa Francesco ha chiesto pubblicamente perdono alle vittime di abusi sessuali da parte dei religiosi. Le sue parole, però, non sono sufficienti a lenire il dolore di tanti: uno di loro ci racconta la sua storia di Barbara Gabbrielli .

    Si tengono dentro la paura e la vergogna per anni. E anche quando riescono a raccontare il loro segreto, difficilmente ritrovano la serenità. Sono le vittime di abusi sessuali da parte di religiosi: 3.420 i casi accertati tra il 2004 e il 20 13. Una spina nel fianco dei vertici della Chiesa, ormai nel mirino del Comitato Onu contro la tortura. “Gravi crimini che pesano sul mio cuore e sulla mia coscienza». Con queste parole papa Francesco, pochi giorni fa, ha chiesto scusa alle vittime e invocato il perdono per “i peccati di omissione da parte dei capi della Chiesa». Perché in chi è stato costretto a scappare da un prete la ferita è doppia: dopo l’abuso, c’è la solitudine per l’indifferenza del mondo clericale in cui aveva creduto.

    La testimonianza

    «Non vado più a Messa: credo ancora in Dio, ma la vista di un sacerdote mi terrorizza» ci confida un uomo di 38 anni, che chiameremo Marco per proteggerne la privacy. La sua storia inizia in una scuola media di Napoli, all’ora di religione. Il prete che fa lezione è simpatico, autorevole, giusto. “Mi pareva una persona eccezionale, sempre pronto ad aiutarti» prosegue Marco. “Solo dopo ho capito la sua strategia bastarda. Ma allora io avevo 12 anni, ero un bambino e lui il mio professore. Non potevo pensare che fosse cattivo». La storia

    Sembra un copione già scritto. Sono i dettagli a suscitare rabbia e disgusto. «Un giorno m’invitò a casa sua. Iniziò a toccarmi e a baciarmi. “Non ti preoccupare” mi diceva, “è una cosa buona, è amore”. Quel giorno la mia mente si è annullata, bloccata. Ipnotizzato, tornavo tutte le volte che lui voleva. Trovavo la tivù accesa con film di esorcisti, in modo che avessi paura e mi stringessi a lui. Quando abusò di me completamente, rientrai a casa annullato, mi sdraiai sul letto e non riuscii ad andare a scuola il giorno dopo. Raccontarlo? Neppure sotto tortura. Mi teneva in pugno. Verso i 17 anni iniziai a realizzare e decisi di ribellarmi. Allora il prete comprò una bella moto e la lasciò a mia disposizione.

    lo smisi di andare da lui, ma la cosa assurda era che mia madre considerava un onore essere amico di un prete. Tanto che, quando a poco più di 20 anni decisi di sposarmi per chiudere questo capitolo, lei pretese che fosse lui a celebrare le mie nozze e poi a battezzare i miei due figli». Marco, oggi, è seguito da uno psichiatra, cerca la calma nei farmaci. Ed è riuscito a parlare solo quattro anni fa. «Più che la vergogna, è stata la paura a scavare dentro di me. Ero convinto di essere malato.

    E stavo male veramente, avevo dolori all’addome e giramenti di testa. A un certo punto il mio corpo non ce l’ha più fatta: sono svenuto. Pensavo che sarei morto, allora come ultimo desiderio sono andato da mia madre e le ho raccontato tutto». Marco ha sporto denuncia, ha scritto decine di mail al vescovo e una anche al Vaticano, chiedendo attenzione. “La Chiesa mi chiuso le porte in faccia» dice sconso-lato. «Ma la mia vita ormai è rovinata». E il prete? Dopo essere stato trasferito a 10 chilometri di distanza, sempre in una scuola, ora se ne sono perse le tracce.

    Barbara Gabbrielli

  • Capua. Don Pasquale Scarola condannato per molestie a bimba, dice ancora messa a S. Pietro Apostolo

    Capua. Don Pasquale Scarola condannato per molestie a bimba, dice ancora messa a S. Pietro Apostolo

    Capua  (di Antonio Gaudiano) –  Inaugurato questa mattina il campo di calcetto vinto dagli studenti del Liceo Scientifico “L. Garofano” di Capua, classificati tra i primi nella prova creativa di classe sul tema del riciclo come impegno sociale nell’ambito dell’edizione 2013 del progetto Coca-Cola Cup – Get Active.

    Presente all’inaugurazione il sindaco di Capua Carmine Antropoli che ha manifestato tutta la sua ammirazione e soddisfazione per il risultato ottenuto. Soddisfatto, altresì, il dirigente scolastico prof. Giovanni Di Cicco che ha colto l’’occasione per spostare un poco più avanti la ‘linea di confine’, lanciando una sfida alle autorità competenti: “questo deve essere solo il primo passo – ha dichiarato Di Cicco – verso la realizzazione a Capua di un liceo sportivo”.

    Coca-Cola ha riqualificato un’area già esistente, realizzando un campo di calcetto composto per il 45% in PET riciclato (RPET) – pari a oltre 57.000 bottiglie di Coca-Cola da 500 ml – e per il 55% in PET vergine. L’erba sintetica riciclata da PET è ottenuta grazie alle tecnologie di estrusione fornite da FieldTurf Tarkett, leader mondiale nella produzione delle pavimentazioni sportive, che utilizza il sistema Ecozone garantendo massime prestazioni nel pieno rispetto dell’ambiente.

    Il nuovo campetto è stato benedetto dal parroco don Pasquale Scarola. Presenti altresì autorità militari del RUA e del Pirotecnico di Capua e il sindaco di Santa Maria La Fossa Antonio Papa.

    Nato per diffondere tra le giovani generazioni l’importanza della pratica sportiva, di una sana alimentazione e del rispetto delle regole di sostenibilità ambientale, prima fra tutte il corretto riciclo dei rifiuti, Coca-Cola Cup si svolge in diversi Paesi nel mondo, di cui 12 in Europa, interessando oltre 1 milione di ragazzi. Coca-Cola Cup in Italia, nelle tre edizioni, ha coinvolto oltre 330.000 studenti.

  • Processo Suor Soledad, procuratore chiede assoluzione

    Processo Suor Soledad, procuratore chiede assoluzione

     Colpo di scena al processo d’appello per suor Soledad. Il procuratore generale Maddalena Russo ha chiesto l’assoluzione per la suora condannata in primo grado a 8 anni per presunti abusi sessuali nell’asilo Paolo VI di Vallo della Lucania.

    Il magistrato ha chiesto in Corte d’Appello di assolvere anche le altre due consorelle, Agnese Cafasso e Giuseppina De Paola, a cui era stata inflitta la pena di 16 mesi per favoreggiamento, e i il muratore Aniello la Bruna e il fotografo Antonio Rinaldi. Il procuratore ne chiede l’assoluzione per «insussistenza del fatto», anche se secondo la Russo qualcosa in quell’asilo è successo.

    Ma secondo il pg la Procura allora «ha seguito una pista a senso unico, senza procedere per imputazioni alternative». Alla richiesta del procuratore farà da contraltare a luglio quella delle parti civili, durante l’aggiornamento dell’udienza. Si tratta di dodici famiglie che si sono costituite parte civile nel processo e a settembre le difese.

    http://www.giornaledelcilento.it/it/28-05-2014-processo_suor_soledad_procuratore_chiede_assoluzione-23908.html#.VoFWdxXhDIU

  • Salerno, centro storico. Abusi su 20enne. Prete frate minore verso il giudizio, Costretto a sesso per lavorare. Prete trasferito e nascosto

    Salerno, centro storico. Abusi su 20enne. Prete frate minore verso il giudizio, Costretto a sesso per lavorare. Prete trasferito e nascosto

     di Angela Trocini – Un sacerdote salernitano finisce sotto inchiesta per abusi sessuali. La vicenda è antecedente al 2011, anno in cui il religioso è stato trasferito dalla chiesa dove amministrava i sacramenti. Un luogo di culto in pieno centro cittadino e molto frequentato dai fedeli di Salerno. È stata la presunta parte lesa a denunciare il religioso per gli abusi sessuali.

    Il giovane, poco più che ventenne e proveniente da un comune della Valle dell’Irno, con la promessa di essere assunto come autista e tuttofare fu ospitato dall’indagato (un frate minore che aveva ricevuto l’ordinazione di sacerdote) ma di notte, come ha denunciato il ragazzo, era costretto ad avere rapporti sessuali con il religioso. Non è escluso che, in un primo momento, il giovane abbia accettato le avances del sacerdote che in seguito, però, sono sfociate in una denuncia per un’ipotesi di reato molto grave. L’inchiesta è già conclusa e sembra che il magistrato titolare delle indagini abbia già chiesto il rinvio a giudizio per il frate minore che sarebbe stato allontanato da Salerno un paio di anni fa.

    http://www.ilmattino.it/SALERNO/sesso-in-cambio-di-lavoro-sacerdote-indagato/notizie/702754.shtml

  • Vallo della Lucania, suora accusata di pedofilia: udienza ancora rinviata

    Vallo della Lucania, suora accusata di pedofilia: udienza ancora rinviata

     E’ stata rinviata al prossimo 27 maggio l’udienza prevista per venerdì alla Corte di Appello di Salerno per il processo a carico di Suor Soledad, la novizia peruviana condannata in primo grado a sei anni di reclusione per abusi sessuali sugli allievi dell’istituto Santa Teresa di Vallo della Lucania.

    Il processo riprenderà con la requisitoria del procuratore generale Maddalena Russo e con le deposizioni delle parti civili e dei difensori. Il rinvio è stato causato dall’assenza del giudice che presiede il collegio, Tringali. Con il  processo d’Appello si ripropone dunque, all’attenzione pubblica una vicenda che negli ultimi anni ha scosso la comunità di Vallo della Lucania e dell’intero Cilento.

    Nei mesi scorsi i genitori dei bambini coinvolti che all’epoca dei fatti avevano tra i tre e i cinque anni, si sono rivolti con una lettera anche a Papà Francesco. A lui hanno chiesto di porre fine «al silenzio in cui la chiesa si è chiusa» dopo la denuncia di abusi sessuali.

    Con suor Soledad, che al momento si trova in una non meglio specificata località del Perù, sono state condannate, a 16 mesi, per favoreggiamento anche due consorelle, Agnese Cafasso e Giuseppina De Paola. La suora peruviana venne arrestata il 17 giugno 2006 mentre era intenta a partire, dall’aeroporto di Fiumicino. 

  • Scomparso 24 anni fa Si torna a indagare

    Scomparso 24 anni fa Si torna a indagare

     Il caso del piccolo Pasqualino Porfidia si riapre. Ipotesi pedofilia. Nel Casertano al via ricerche in cunicoli.

    Si tornerà ad indagare sulla scomparsa di Pasqualino Porfidia, il bambino di Marcianise di cui si è persa ogni traccia il 7 maggio del 1990, quando aveva 8 anni e mezzo (oggi ne avrebbe 32). Il piccolo fu visto l’ultima volta intorno alle 11.30 nel quartiere di San Giuliano, dove viveva con la famiglia, mentre era seduto su una panchina. A riaprire il caso è stato il Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere cui si è rivolta la Procura, che ha ritenuto fondati gli elementi contenuti nell’istanza depositata il 7 marzo scorso dai familiari di Pasqualino; dopo venti giorni dalla presentazione della richiesta, infatti, gli inquirenti hanno voluto ascoltare la madre, la sorella e il fratello dello scomparso.

    I carabinieri, delegati alle indagini, cercheranno in particolare le ultime tracce de bambino nei cunicoli sotterranei in cui negli anni non si è mai controllato, si incroceranno con le audizioni degli amichetti di allora di Pasqualino e con il filone investigativo che porta a Milano, al suicidio di un uomo originario di Marcianise che in una lettera scritta prima di uccidersi ha raccontato di aver subito numerosi abusi subito quand’era bambino e risiedeva nella città del Casertano. «La Procura è stata molto celere nel comprendere che c’erano elementi importanti per riaprire il caso – spiega l’avvocato Salvatore Gionti, che assiste la famiglia dello scomparso – dopo due archiviazioni e tante parole e illazioni è arrivato il momento di scrivere la verità su quanto accaduto a Pasqualino; ci sono molti interrogativi da chiarire – prosegue il legale – come quello relativo alla presenza di piccoli tunnel che partono proprio dalla zona di san Giuliano in cui risiedeva Pasqualino con la famiglia; lì non si mai andato a vedere ma oggi, con i geo-radar, è possibile eseguire controlli accurati. È poi necessario risentire gli amici di Pasqualino, oggi sono maggiorenni e potrebbero avere una diversa sensibilità; e bisogna chiarire il ruolo di alcune persone che abitavano nelle vicinanza della famiglia e che in quei giorni si comportarono in maniera piuttosto strana, non partecipando per esempio alla continue ricerche. Nell’istanza comunque la famiglia – che si è rivolta all’Unità Prevenzione Rischio Criminologico guidata dalla criminologa Immacolata Giuliani – non ha mai parlato di pedofilia, e la stessa decisione di riaprire il caso ha tenuto conto solo degli elementi da noi forniti». Più volte però negli anni sulla vicenda si è affacciato l’incubo del giro di pedofili in cui sarebbe finito Pasqualino.

    Nel 2000 «Chi l’ha visto?» intervistò un cugino, suo coetaneo, che riferì come nella sala giochi frequentata dal gruppo di bambini venisse spesso un adulto, di circa trentatrè anni, che cercava di vendere riviste pornografiche ai piccoli frequentatori della bisca. Il ragazzo però raccontò di non ricordare di aver visto Pasqualino uscire dal locale con quest’uomo. Alcuni giornali pornografici furono anche ritrovati in una cassetta degli attrezzi presso la stazione di Marcianise, che i bambini usavano come punto di ritrovo del gruppo. La pista però non ha mai trovato conferme. La madre del piccolo, inoltre, ha tirato più volte in ballo uno dei parroci del paese, dicendosi sicura che il prete sapesse qualcosa ma avesse deciso di non parlare o per paura o per gli obblighi derivanti dal segreto confessionale; lo stesso prelato però ha smentito. Decisiva inoltre per la presentazione dell’istanza sono state le consulenze psicologiche fornite alla mamma e alla sorella di Pasqualino dall’associazione “Noi Voci di Donne”; durante le sedute di ascolto sono emersi gli elementi poi confluiti nella richiesta.

  • Il Vaticano risponde a una vittima; state tranquilli ci pensa Francesco a don Silverio Mura

    Il Vaticano risponde a una vittima; state tranquilli ci pensa Francesco a don Silverio Mura

     Quasi un modulo prestampato, generico dal significato non troppo definito, se non si conosce il contenuto della missiva inviata. Questa la lettera che ha ricevuto nei giorni scorsi dalla Segreteria di Stato Vaticana uno degli assistiti della Rete L’ABUSO.

    Circa un mese fa l’uomo aveva scritto in Vaticano raccontando gli abusi subiti dal suo insegnante di religione nella scuola di Ponticelli. Don Silverio Mura all’epoca dei fatti oltre ad insegnare religione era anche vice parroco nella parrocchia di Porchiano nel quartiere di Napoli Ponticelli frequentata dalla vittima. Successivamente il sacerdote fu trasferito come parroco a Pollena Trocchia, ma le violenze continuarono. Paolo (nome di fantasia) che oggi ha 38 anni era riuscito a denunciare, ma purtroppo come accade al 90% delle vittime, scopre che il reato è caduto in prescrizione. Si era allora rivolto alla diocesi di Napoli e anche al cardinale Crescenzio Sepe ma senza successo. Anche il medico che ha in cura Paolo preoccupato per lo stato psicofisico dell’uomo e dei continui peggioramenti dovuti anche alla delusione di non essere considerato, aveva scritto alla curia, ma anche in quel caso nessuna risposta.

     Nel 2012 Paolo si rivolge alla Rete L’ABUSO e scopriamo che don Silverio Mura, malgrado le denunce continua insegnare come se nulla fosse in una scuola, l’IPSAR C. Russo di Cicciano.  Segnaliamo i fatti a chi di competenza ma il prete sparisce, per ora non abbiamo più traccia.

    Come potete leggere nella lettera, in modo molto generico si scrive che “quanto da lei comunicato è stato portato all’attenzione del Dicastero competente”.

    Ora è normale che la vittima si sia fatta delle domande, ce le siamo fatte anche noi che sappiamo che questa non è l’unica vittima che si è rivolta al Vaticano; molti altri nostri assistiti lo hanno fatto; alcuni sono addirittura riusciti a dare in mano direttamente al papa una lettera. Ma a loro, malgrado sia passato molto tempo, nessuno ha risposto.

    Viene anche da chiedersi se a seguito di questa risposta la vittima riceverà dal Vaticano un risarcimento e se si, perché le altre vittime non lo riceveranno?

    Restiamo in attesa, sperando che il sacerdote venga denunciato e spretato e che questa, ma anche tutte le altre vittime, vengano risarcite. Risarcite anche nella dignità che l’abuso gli ha tolto, insieme a tutte le promesse fatte fino ad oggi, di cui però non si è mai vista realizzazione rendendo nuovamente violenza alle vittime e non la giustizia di cui hanno diritto.

    Rete L’ABUSO