Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Campania

  • Attivista gay ucciso per gelosia, il legale: fu vittima di prete pedofilo

    Attivista gay ucciso per gelosia, il legale: fu vittima di prete pedofilo

    Assassino reo confesso ma anche presunta vittima di un prete pedofilo. E’ così che la difesa del 36enne Ciro Guarente, in carcere da quasi 11 mesi per l’omicidio avvenuto ad Aversa dell’attivista gay Vincenzo Ruggiero, si prepara ad «umanizzare» la figura dell’ex marinaio accusato di aver ammazzato Ruggiero a colpi di pistola e di aver fatto a pezzi il corpo, nascondendone poi le parti in un autolavaggio del quartiere napoletano di Ponticelli; i resti sono stati trovati sotto un massetto di cemento nel punto dove solitamente c’era il cane da guardia, ma qualche frammento osseo della testa e di un braccio non è ancor stato rinvenuto. Guarente, che da ex marinaio è poi divenuto dipendente civile della Marina, ha ricevuto l’avviso di conclusione indagini dalla Procura di Napoli Nord a fine maggio, insieme all’altro indagato Francesco De Turris, accusato di aver ceduto al presunto omicida la pistola calibro 7,65 usata per uccidere Ruggiero. Nei giorni scorsi Guarente ha quindi chiesto di essere interrogato tramite il suo legale Dario Cuomo; non si sa se rivelerà nuovi particolari sul delitto o se farà il nome di qualche altro eventuale complice, cosa che sembra difficile visto il silenzio «assordante» di questi mesi. La documentazione, comunque, è stata depositata in Procura.

    Del grave trauma subito dal 36enne quando frequentava le scuole elementari a Ponticelli, si era parlato subito dopo l’omicidio Ruggiero, ma in quel momento si trattava di voci. Le indagini difensive di Cuomo hanno invece accertato che Guarente, quando era minorenne, sarebbe stato vittima di un noto sacerdote già accusato di pedofilia, don Silverio Mura, che in quel periodo – fine anni ’80 e inizio anni ’90 – era parroco proprio nella chiesa di Ponticelli frequentata da Guarente. Cinque le testimonianze raccolte, sia di vittime dirette del sacerdote che di persone che sapevano delle violenze subite da Guarente. Questi non ha mai denunciato nulla, ma quel trauma se lo sarebbe portato appresso negli anni come un macigno, fino ad esplodere nel raptus omicida che armò la mano dell’ex marinaio la sera del 7 luglio 2017, quando con premeditazione, attese l’arrivo a casa di Ruggiero per poi ucciderlo. Il movente, è emerso, era passionale, in quanto Ruggiero in quel periodo conviveva con la trans Heven Grimaldi, fidanzata di Guarente, e quest’ultimo pensava che tra i due coinquilini fosse scattato qualcosa. L’ingresso nelle indagini sul delitto Ruggiero del trauma subito in giovanissima età dal suo aguzzino, hanno come obiettivo di far comprendere agli inquirenti della Procura della Repubblica di Napoli Nord ma soprattutto ai magistrati che dovranno giudicare il 36enne, come sia possibile che un incensurato, lavoratore con contratto a tempo indeterminato e proveniente da una famiglia benestante, abbia improvvisamente ucciso con tale violenza e accanimento il suo presunto rivale in amore, sfogando una rabbia tale da arrivare a tagliare a pezzi il corpo, a cospargerlo di acido e occultarlo in un garage del suo quartiere, dove credeva potesse restare lì per sempre.

    https://www.ilmattino.it/caserta/attivista_gay_ucciso_per_gelosia_il_legale_fu_vittima_di_prete_pedofilo-3817933.html

  • Processo all’esorcista, la Chiesa grande assente

    Processo all’esorcista, la Chiesa grande assente

    La Diocesi non si costituisce contro don Michele Barone. L’avvocato Taormina chiede il rinvio del processo al tribunale di Napoli Nord

    E’ la Chiesa la grande assente al processo a carico del sacerdote del Tempio di Casapesenna don Michele Barone, accusato di maltrattamenti, commessi durante medievali pratiche esorcistiche, nei confronti di una ragazzina di 13 anni e di violenza sessuale, nei confronti di almeno altre due ragazze.

    Stamattina, dinanzi il collegio presieduto dal giudice Francica del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, si è celebrata la prima udienza a carico del prete (assente in aula), del commissario di polizia Luigi Schettino, del commissariato di Maddaloni, e dei genitori della minorenne maltrattata, anche loro di Maddaloni.

    LE PARTI

    Nel corso del processo di oggi si è assistito alla costituzione delle parti. Oltre agli imputati – difesi dagli avvocati Carlo Taormina (per don Barone), Carlo De Stavola (per Schettino), Giuseppe Stellato e Gennaro Ciero (per i genitori della ragazzina maltrattata) – è stata ammessa la costituzione delle parti civili tra cui le due ragazze violentate (rappresentate dagli avvocati Rossella Calabritto e Luigi Mordacchini), la sorella della ragazzina picchiata che sporse la denuncia (scortata in aula da due poliziotti) ed appunto la minorenne che ha subito le lesioni da parte di don Michele Barone. Assente la chiesa che non si è costituita al processo.

    “SCARCERATE DON BARONE”

    E’ stato l’avvocato Carlo Taormina a reiterare l’istanza di scarcerazione per il proprio assistito don Michele Barone, ancora detenuto al carcere di Vallo della Lucania, dopo la mancata risposta di una precedente richiesta di revoca della misura restrittiva o, in subordine, la sostituzione con la misura meno afflittiva dei domiciliari.

    LA QUESTIONE TERRITORIALE

    Successivamente Taormina ha sollevato l’eccezione dell’incompetenza territoriale del tribunale di Santa Maria Capua Vetere sostenendo la tesi della competenza di Napoli Nord in quanto il reato più grave (quello al capo A della rubrica e relativo i maltrattamenti con lesioni permanenti ad un orecchio a carico della ragazzina) è stato commesso a Casapesenna.

    Tesi a cui si è opposta la Procura con i pm Alessandro Di Vico e Daniela Pannone, oltre all’aggiunto Alessandro Milita, sostenendo la continuazione di una condotta avviata a Maddaloni (rientrante nei territori di competenza del tribunale di Santa Maria Capua Vetere) dove abitava la ragazza, e proseguita a Casapesenna dove, tra l’altro, la bambina si era trasferita insieme ai genitori proprio su “ordine” di don Barone. Il collegio si è riservato la decisione per la prossima udienza, fissata all’inizio di luglio.

    Per quell’udienza Taormina solleverà una nuova eccezione (come annunciato a margine della seduta di oggi) sulla tarditìvità della querela di una delle ragazze che hanno denunciato il prete per violenza sessuale.

    http://www.casertanews.it/cronaca/processo-prete-don-michele-barone-casapesenna.html

  • Diego ai funerali del figlio: “Papà combatterà la pedofilia nella Chiesa”

    Diego ai funerali del figlio: “Papà combatterà la pedofilia nella Chiesa”

    Ha raccontato a Le Iene gli abusi subiti a 13 anni dal professore di religione. Dopo l’improvvisa morte del figlio, ha abbandonato anche il nome di fantasie e si mostra per la prima volta in foto: Arturo Borrelli vuole lottare con ancora più forza

    “No alla pedofilia”. Diego Esposito, che ci ha raccontato gli abusi subiti dall’età di 13 anni dall’insegnante di religione don Silverio, lo ha voluto gridare dal pulpito ieri, 17 giugno, durante i funerali di suo figlio Luigi. Una morte ad appena 18 anni, una tragedia nella tragedia per papà Arturo Borrelli, che qui sopra si mostra anche in foto per la prima volta e che per anni proprio per tutelare la sua famiglia si è fatto chiamare con il nome di fantasia Diego Esposito. Perché giustizia sia fatta, proprio nei giorni scorsi ha incontrato Papa Francesco, ma la gioia di quel momento atteso da anni è stata spazzata via dallo sgomento per la morte del ragazzo avvenuta tragicamente in un incidente stradale due giorni dopo.

    “Il mio è il grido di dolore di un padre che ha perso suo figlio in età giovanissima”, ha sottolineato con grande commozione durante la cerimonia funebre. “Tutta la mia famiglia ha sofferto la fame e il dolore solo perché ho denunciato un prete pedofilo, compreso Luigi”. Proprio per questo papà Arturo vuole avanti la sua battaglia con ancora più forza. “Ho gridato il mio no alla pedofilia perché ha fatto soffrire indirettamente anche mio figlio”, ha ribadito ripercorrendo questi anni. Ha anche ricordato il momento dello sciopero della fame, proclamato proprio per incontrare il Pontefice. “Ricordo quando Luigi mi diceva ‘Babbo, mangia: tanto loro non ti pensano’. E io invece non potevo neppure dargli i soldi per uscire perché in questa brutta storia avevo perso anche il lavoro”.

    Proprio in questa tragedia familiare, Arturo trova la forza per proseguire la sua lotta con un motivo in più. “Adesso voglio dedicare a mio figlio Luigi la mia vittoria mandando via il Cardinale Sepe affinché non si ripetano più questi episodi nella Chiesa”, ha detto Arturo.

    Da tempo noi de Le Iene stiamo raccontando la sua storia. Nel servizio di Pablo Trincia del 7 marzo scorso ha raccontato gli abusi subiti, “per 3 anni, 2-3 volte alla settimana”, 30 anni fa dal professore di religione delle medie don Silverio Mura a Ponticelli, Napoli, e la sua lotta per veder riconosciute dalla Chiesa quelle violenze che ha incontrato di fatto, fino almeno all’appuntamento con il Papa, un muro di silenzio in particolare nella Curia napoletana.

    Diego dopo 25 anni, registrando tutto, aveva incontrato di nuovo don Silverio che non negava quanto avvenuto ma lo invitava solo a pregare. La Curia lo aveva fatto sottoporre a una perizia psichiatrica (registrata anche quella da Diego), che in realtà sembra incolpare lui per il fatto di essere andato a casa del sacerdote.

    “Inizia ora una guerra non violenta”, ha ribadito dal pulpito Arturo. “A breve organizzeremo con tutti i permessi una manifestazione pacifica contro il sistema della Chiesa. Sabato prossimo vado a dormire fuori al Duomo finché Cardinale Sepe non va via. Dedicherò la vittoria a mio figlio”. Dopo il suo grido, un lungo applauso e il lancio di palloncini bianchi hanno salutato il feretro al termine della cerimonia funebre.

    Guarda qui sotto il servizio di Pablo Trincia e gli altri articoli e servizi principali che abbiamo dedicato al caso.

  • Il Papa riceve la vittima del prete pedofilo: “Perdonaci”. Ma il Vaticano nasconde il colpevole

    Il Papa riceve la vittima del prete pedofilo: “Perdonaci”. Ma il Vaticano nasconde il colpevole

    Diego Esposito è stato molestato da ragazzino. Anni di denunce, sciopero della fame. Poi l’incontro col pontefice. Mentre un’associazione di vittime di abusi dei religiosi dice di aver individuato il religioso sotto accusa, che continua a dire messa altrove sotto falso nome

    Settimane di sciopero della fame. Con una sola richiesta per interromperlo: essere ricevuto dal Papa. Diego Esposito (nome di fantasia) è stato accontentato. Diego aveva denunciato di essere stato molestato quando aveva 13 anni dall’allora parroco di Ponticelli e suo insegnante di religione, don Silverio Mura. Fatti risalenti alla fine degli anni Ottanta. “E’ stato un incontro tenero, come tra padre e figlio” ha raccontato la vittima del religioso pedofilo nell’incontrare la suprema autorità cattolica. Dal papa dice di aver ricevuto affetto e incoraggiamento, e le scuse per il male sofferto. “Mi hanno detto di essere sinceramente dispiaciuti per come la Curia di Napoli ha trasmesso gli atti delle indagini”, ha aggiunto Diego, “mi hanno spiegato che a causa di questo, tutto ha subito un rallentamento”. In occasione dell’incontro in Vaticano, il Papa ha twittato: “I bambini devono poter giocare, studiare e crescere in un ambiente sereno. Guai a chi soffoca in loro lo slancio gioioso della speranza!”. Ma dov’è oggi il responsabile di quegli abusi? Trasferito sotto identità coperta, continua a dire messa, e ad essere con tutta probabilità in contatto con minori.

    Diego Esposito ha denunciato gli abusi sessuali subiti da ragazzino nel 2012. Il caso piovve addosso alla diocesi di Napoli, e al cardinale Crescenzio Sepe. Che trasferì don Silverio Mura altrove, sotto altro nome, senza negarli la possibilità di continuare ad officiare messa. E difendendolo, nel frattempo. Nonostante la denuncia e le polemiche, papa Francesco ha poi confermato il cardinale Sepe alla guida della diocesi napoletana per altri cinque anni.

    Oltre che denunciare le molestie alla curia di Napoli, chiedendo poi di essere ricevuto dal Bergoglio, la vittima Diego Esposito si era rivolto allo staff della comunità Rete L’Abuso, con omonimo sito Internet, composta nel 2010 da altre vittime di abusi sessuali dei religiosi. Stando alla ricostruzione di Rete L’Abuso, il molestatore continuava a insegnare religione in una scuola superiore di Cicciano (sempre in provincia di Napoli), spostandosi poi in una scuola media, dopo essersi allarmato per le ricerche sul suo conto con tanto di diffusione di foto segnaletiche. A seguire, tre anni di silenzio. Introvabile, don Silverio Mura che nel mentre aveva preso un’altra identità. Sempre secondo Rete L’Abuso, il prete molestatore sarebbe ricomparso in una comunità di religiosi nel Perugino, per avvicinarsi all’anziana madre. Per poi spostarsi ancora a Montù Beccaria, in Provincia di Pavia, dove Silverio Mura si sarebbe ribattezzato Saverio Aversano, utilizzando il congome della madre. Se è vero che la Chiesa ha riaperto le indagini sul caso delle molestie contro Diego Esposito, e che la giustizia ha i suoi tempi, è anche vero che se fossero confermati tutti gli avvistamenti e i dettagli forniti da Rete L’Abuso, allora diventerebbe piuttosto imbarazzante che il Vaticano abbia lasciato libero di dire messa un prete con precedenti così gravi, mai ostacolato nei suoi spostamenti, addirittura sotto falso nome. E suonerebbe come una beffa per la vittima.

    http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/diego-esposito-papa/

  • CARDINALE SEPE, PRONTO A DIMETTERSI

    CARDINALE SEPE, PRONTO A DIMETTERSI

    di Arnaldo Capezzuto

    Il cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, domani compie 75 anni, a norma del diritto canonino dovrebbe presentare e inoltrare le sue dimissioni dalla guida della Curia di Napoli e trasferirsi da Largo Donnaregina alla Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio di Capodimonte.

    L’ex capo di Propaganda Fide, l’organizzatore del Giubileo del 2000 e segretario per oltre 30 anni del Papa-Santo Giovanni Paolo II è giunto al capolino. Venne nominato  Arcivescovo di Napoli, il  20 maggio 2006, dal nuovo Papa Benedetto XVI. Un esilio che Sepe accettò.

    Si, perchè Papa Ratzinger non ha mai amato Sepe. Ai tempi del grande Giubileo evidenziò di come un evento religioso si fosse trasformato in un grande lunapark.

    Insomma, il monsignore di Carinaro giunge a Napoli e sostituisce così alla guida dell’Arcidiocesi partenopea il cardinale Michele Giordano, dimissionario – appunto – per sopraggiunti limiti d’età.

    Il primo luglio del 2006, Crescenzio Sepe, prende effettivo possesso di Largo Donnaregina con una solenne celebrazione in Duomo, preceduta dalla visita al disagiato quartiere di Scampia.

    L’operazione simpatia fa subito breccia nei cuori dei napoletani, il cardinale cerca la gente, la folla, il popolo e saluta in dialetto con ‘A maronn ci accumpagn’.

    Non mancano le grane giudiziarie, a giugno 2010, scoppia un caso clamoroso. Sepe e l’ex ministro Pietro Lunardi sono indagati dalla Procura di Perugia nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta ‘cricca’ che avrebbe lucrato sui Grandi eventi.

    Corruzione il reato contestato a entrambi. I loro nomi compaiono in due diversi tronconi dell’indagine e si riferisce quando il cardinale era in Vaticano.

    Per il cardinale Sepe, l’indagine riguarda in particolare la ristrutturazione e la vendita di alcuni immobili di Propaganda Fide nel 2005.

    Operazioni nelle quali risultano coinvolti il costruttore Diego Anemone, considerato personaggio centrale dell’inchiesta sui Grandi eventi.

    Il sospetto degli inquirenti perugini è che l’alto prelato abbia ricevuto in cambio dei favori. Anche per quanto riguarda Lunardi l’accusa fa riferimento alla ristrutturazione e alla vendita di un immobile.

    Sepe era già attenzionato dai magistrati di Perugia per la vicenda di un alloggio romano dato in uso dallo stesso cardinale a Guido Bertolaso, ex capo della protezione civile.

    L’inchiesta neppure a dirlo dove è stato coinvolto l’ex potentissimo ‘Papa rosso’ finisce sul binario morto.

    Quando le nebbie sembrano diradarsi scoppia il caso delle raccomandazioni chieste per i nipoti dall’alto prelato a due fratelli imprenditori, i casertani Michele e Sergio Orsi, il primo ammazzato da un commando del clan dei Casalesi. Omicidio che resta a distanza di 10 anni molto oscuro. Chi sono stati i mandanti?

    Poi c’è la vicinanza, l’amicizia e una casa ‘svenduta’ all’amico Nicola Cosentino, già sottosegretario all’Economia, nell’ultimo governo Berlusconi e poi finito in disgrazia con numerose condanne anche una per aver agevolato la cosca casertana.

    E resta impressa nella memoria la battuta dell’allora sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino che alla notizia di Sepe, nuovo cardinale di Napoli, disse a taccuini chiusi: “Finalmente la città avrà un qualificato operatore economico”.

    La passione per la squadra del Napoli, le tante iniziative di piazza, feste e addirittura un premio a suo nome con tanto di statuetta con le sue sembianze.

    E domani spegnerà 75 candeline, inoltrerà le dimissioni ma saranno respinte, difficilmente lascerà il testimone. Tutto grazie a un viaggio in Vaticano e un colloquio con Papa Francesco per imporre al Pontefice una proroga di 24 mesi.

    E da Oltretevere non c’è  grande entusiamo per dire il vero. Papa Francesco ha tenuto a debita distanza Sepe, quando il Pontefice venne in visita in città, non solo il cerimoniale impose un rigoroso programma ma bocciò tutte le iniziative festagliole dell’alto prelato.

    Ora sono giorni difficili per Sepe, la Curia Arcivescovile è sotto assedio c’è la bruttissima storia degli abusi subiti da Diego Esposito (nome di fantasia) da parte di don Saverio Mura, parroco di Ponticelli, sul finire degli anni Ottanta.

    Vicenda scabrosa e drammatica che – accusano – Largo Donnaregina ha dimenticato nel cassetto. E’ stato prorio il Pontefice a raccogliere il grido disperato della vittima e sollecitare l’intervento della Curia partenopea.

    Contraddizioni, lentezze e valutazioni sbagliate che pesano su di una chiesa napoletana sfiducia e che avrebbe voglia di nuove energie, nuovi entusiasmi e un nuovo spirito rinnovatore.

    Il cardinale Sepe per molti fedeli rappresenta il potere e  la gestione di interessi di parte, caso lampante la vicenda della Deputazione di San Gennaro e il tentativo di scippo da parte della Curia di Napoli.

    Tutto può accadere anche che nel concistoro del 29 giugno spunti il nome a sorpresa del nuovo cardinale di Napoli, con Sepe che meritatamente si gode la pensione.

    http://il24.it/cardinale-sepe-pronto-dimettersi/

  • Vallo, caso Suor Soledad. Depositate le motivazioni della Cassazione.

    Vallo, caso Suor Soledad. Depositate le motivazioni della Cassazione.

    Sono state depositate nei giorni scorsi le motivazioni della Cassazione sul caso degli abusi sessuali su minori avvenuti all’asilo di Vallo della Lucania. Una dura critica alle decisioni prese in Appello, dove vennero assolti tutti gli imputati con il Procuratore Generale che rinunciò a presentare ricorso in Cassazione ponendo fine così per sempre al processo penale.  La Suprema Corte nell’aprile 2017 riaprì i giochimper le tre consorelle coinvolte, annullando la decisione della Corte d’Appello di Salerno e inviando nuovamente la questione ad essa ma solo per gli interessi civili, e  sancì l’uscita definitiva dal processo del muratore e del fotografo, finiti loro malgrado al centro del secondo filone dell’inchiesta. Ora sono state rese note le motivazioni di questa decisione. La Cassazione già nel pronunciare un anno fa il proprio giudizio definì la sentenza di secondo grado scialba. “Nelle motivazioni  – ha detto oggi uno dei legali delle parti civili, l’avvocato Domenico Del Gaudio- la Suprema Corte ha evidenziato che questo è un caso in cui lo Stato italiano ha rinunciato a perseguire penalmente gli imputati. Se avessero impugnato la sentenza della Corte d’Appello, le cose sarebbero andate diversamente. Un comportamento inspiegabile quello tenuto dallo Stato che emerge anche dalle motivazioni della Cassazione” . La riflessione della Suprema Corte sulla vicenda è stata pubblicata sulla rivista seguita dai cassazionisti “Il Quotidiano Giuridico”, dove è stata diffusa, con i relativi omissis, l’intera sentenza che ripercorre tutta la vicenda con i suoi particolari, soltanto in parte emersi pubblicamente in tutti questi anni.

    Daria Scarpitta

    http://www.105tv.it/web/cronaca/10724-vallo,-caso-suor-soledad-depositate-le-motivazioni-della-cassazione.html

  • “Io, vittima di prete pedofilo, in sciopero della fame. Voglio incontrare Papa Francesco”

    “Io, vittima di prete pedofilo, in sciopero della fame. Voglio incontrare Papa Francesco”

    Ha raccontato di essere stato vittima di abusi terribili all’età di 13 anni da parte di don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli (Napoli) che in tutti questi anni anche dopo la denuncia è rimasto ad esercitare il suo ministero in giro per l’Italia, anche a contatto con bambini e sotto falso nome, come Fanpage vi ha raccontato in un servizio.

    “Da oggi e a oltranza sono in sciopero in fame. Voglio essere ricevuto dal Papa, aspetto da troppo e continuerò finché  non avrò una data certa per l’incontro con Papa Francesco”. Diego Esposito (nome di fantasia), di cui Fanpage vi ha raccontato storia e sviluppi, da otto anni lotta per essere ascoltato. Ha raccontato di essere stato vittima di abusi terribili all’età di 13 anni da parte di don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli (Napoli)  che in tutti questi anni anche dopo la denuncia è rimasto ad esercitare il suo ministero in giro per l’Italia, anche a contatto con bambini e sotto falso nome, come Fanpage.it ha raccontato.

    Il suo caso è stato chiuso e riaperto due volte dalla Chiesa, nonostante elementi molto importanti come una testimonianza video nella quale don Silverio non nega gli abusi e una nuova testimonianza raccolta da Fanpage nella quale una vicina di casa racconta altre circostanze. In questo sciopero della fame Diego non è solo: si è aggiunto anche un altro ragazzo che ha denunciato abusi da parte di don Silverio, Giuseppe Scognamiglio (nome di fantasia anche questo) e una vittima di pedofilia di Catanzaro, insieme a a Rete L’abuso. La segreteria di Stato del Vaticano ha promesso da tempo un incontro a Diego, ma non si sa ancora quando avverrà.

    https://napoli.fanpage.it/io-vittima-di-un-prete-pedofilo-in-sciopero-della-fame-per-incontrare-papa-francesco/

  • ‘La stampa vuole distruggerlo’ i fedeli anglosassoni difendono don Michele Barone

    ‘La stampa vuole distruggerlo’ i fedeli anglosassoni difendono don Michele Barone

    “La stampa vuole distruggerlo”, dicono dall’Irlanda e dall’Inghilterra i fedeli di don Michele Barone. E’ dipinto come un uomo buono, carismatico, caritatevole dagli adepti oltremanica; un santo capace di farsi carico dei problemi dei malati, un uomo misericordioso. E centinaia di lettere venivano consegnate nelle mani della sua collaboratrice irlandese perché, in tanti, considerano il prete casertano un intercessore tra i fedeli e la Madonna. In ogni pratica, la richiesta di grazia e una somma di denaro. Molti soldi visti da una delle adepte italiane che ha accompagnato il prete in uno dei periodici viaggi in Irlanda. Le banconote erano così tante da creare troppo volume per il viaggio di ritorno in Italia così “una donna che Barone conosceva da tempo glieli cambiò in banconote da 500 euro”, si legge nei verbali. Molto denaro che don Michele diceva indirizzare alla Casetta di Nazareth.

    Si amplia dunque, nella ricostruzione dei pm, il raggio d’azione del sacerdote, e si apre uno nuovo scenario.Le ultime novità d’oltremanica emergono invece dalle recenti testimonianze raccolte dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere che indaga sul sacerdote arrestato per maltrattamenti su minori e violenza sessuale. Il nuovo ×lo intessuto dagli investigatori porta alla chiesa di Clarinbridge, dove c’era una nutrita comunità di adepti di don Michele, l’esorcista abusivo che per anni è riuscito a nascondere al suo vescovo le preghiere di benedizione che si tenevano a pochi chilometri da Aversa e di cui erano a conoscenza centinaia di fedeli in tutta la Campania.

    Le testimonianze agli atti saranno usate nel corso del dibattimento, al via tra tre settimane, e probabilmente anche la collaboratrice irlandese del sacerdote sarà chiamata a testimoniare in aula. Cosìcome potrebbero essere chiamati in aula due venticinquenni che vivono a Desenzano sul Garda, uno dei quali riferisce di essere stato ferito a un occhio da don Barone durante un esorcismo aggiunto Alessandro Milita e composto dai pm Alessandro Di Vico e Daniela Pannone, ha delegato la Guardia di Finanza per gli accertamenti sia sui conti di Barone che sui Øussi di denaro tra lui e la Casetta di Nazareth.
    Le verifiche sono ancora in corso.
    Regina Ada Scarico

    ‘La stampa vuole distruggerlo’ i fedeli anglosassoni difendono don Michele Barone

  • Diego Esposito inizia lo sciopero della fame; per le vittime la mancata giustizia è una violenza infinita

    Diego Esposito inizia lo sciopero della fame; per le vittime la mancata giustizia è una violenza infinita

    Certo Diego Esposito le ha provate davvero tutte, da buon cattolico e come vuole la chiesa ha denunciato il proprio carnefice all’autorità ecclesiastica, da buon cattolico ha acconsentito fin troppo generosamente alle richieste che la chiesa avanzava, da buon cattolico, dopo otto lunghi anni di inutili attese tradotte in un nulla di fatto, dopo l’ultimo incontro di poche settimane fa con il cardinale Sepe e dopo avergli portato come chiedeva un’altra vittima, Diego ha perso la fiducia nell’istituzione e ha deciso di provare l’unica via rimasta, il papa.

    Incentivato dai continui appelli di giustizia e da quanto propinano i media, il pensiero di Diego è che se il papa riceve tutti, riceverà anche lui che in questi anni, in più occasioni ha avanzato la richiesta, fino ad ora inascoltata ed è per questo che Diego ha deciso che lunedì 28 inizierà uno sciopero della fame che dice terminerà solo quando il papa gli fisserà un appuntamento.

    Diego questa volta non intende demordere, esige una risposta per questa mancata giustizia che dopo otto lunghi anni di speranze e di inutili attese non riesce più a sopportare.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Preti pedofili, 34 vescovi cileni lasciano  La Curia di Napoli invece temporeggia  sugli abusi subiti da Diego a Ponticelli

    Preti pedofili, 34 vescovi cileni lasciano La Curia di Napoli invece temporeggia sugli abusi subiti da Diego a Ponticelli

    di Dario Striano


    La Chiesa cilena ha chiesto perdono, quella italiana e quella napoletana ancora vacillano. Venerdì i 34 vescovi sudamericani – 31 in servizio e 3 emeriti -, accolti da Papa Francesco in Vaticano – durante un vertice straordinario a porte chiuse -, hanno cercato di ‘riparare’ allo scandalo pedofilia che ha travolto il loro Paese, annunciando le loro dimissioni; la Curia di Napoli di fatti non ha ancora preso alcun provvedimento nei confronti del parroco don Silverio Mura, il prete di Ponticelli accusato di aver abusato di almeno 12 ragazzini della periferia est di Napoli, e scoperto recentemente a insegnare, sotto falsa identità, catechismo ai ragazzini di Montù Baccaria, nel Pavese.

    Le scuse cilene
    e le coperture napoletane
    Se i vescovi clienti hanno chiesto «perdono per il dolore causato alle vittime, al Papa, al popolo di Dio» e al Cile per «i gravi errori e omissioni» da loro commessi, nulla di nuovo invece si è mosso in questi giorni sul fronte napoletano, dove Diego Esposito, il 40enne partenopeo che più di tutti ha denunciato gli abusi subiti da don Mura in età adolescenziale, attende ancora Giustizia. E nonostante sia stato ricevuto la settimana scorsa dal cardinale Crescenzo Sepe, attende ancora di sapere che fine abbia fatto il suo ‘orco’. «In questo momento don Mura potrebbe insegnare ancora catechismo altrove sotto falso nome – così Diego Esposito al termine dell’incontro con la Curia di Napoli di qualche giorni fa – Noi volevamo precisazioni. Ma la Curia di Napoli ci ha detto di chiedere al Vaticano. Che loro non sanno niente».

    Il ‘dialogo onesto’ cileno e
    il processo civile al tribunale di Napoli
    Da un lato dunque, quello che i monsignori Fernando Ramos e Juan Ignacio Gonzales hanno definito «il dialogo onesto» della Chiesa Sudamericana con i vescovi che non solo hanno ammesso le loro colpe ma hanno ‘addirittura’ ringraziato le vittime «per la loro perseveranza e il loro coraggio nonostante le enormi difficolta’ personali, spirituali, sociali e famigliari». Dall’altro invece, il silenzio della Curia napoletana, accusata da Diego Esposito, anche in manifestazioni pubbliche, non solo di «aver insabbiato le molestie e gli abusi sessuali», ma anche di aver «coperto la falsa di identità di don Silverio Mura». Di averlo «nascosto al Nord Italia». Circostanza che ha spinto Rete l’Abuso, associazione da anni in trincea contro i preti pedofili, a presentare una denuncia al tribunale di Pavia, supportata dalla perizia della criminologa Luisa D’Aniello, la consulente di parte nel processo civile scaturito dalle denunce di Diego Esposito che inizierà nel 2019.

    Lo scandalo del Cile
    e il ruolo di Papa Francesco
    Eppure vi sono alcune similitudini tra i due scandali pedofilia. Anche in Cile il ‘terremoto’ partì dagli abusi compiuti da un singolo sacerdote Fernando Karadima, oggi ultra ottantenne, responsabile della parrocchia El Bosque di Santiago, condannato nel 2011 dalla Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede per abusi sessuali sui minori. E anche in Sudamerica alcune vittime accusarono il clero di aver coperto e insabbiato le molestie per anni. Puntando il dito non solo contro il vescovo Juan Barros, uno dei più stretti collaboratori di Karadima, ma anche contro Papa Francesco che durante la sua visita in Cile aveva provato a prendere le difese di Barros. Prima di fare dietrofront, e di inviare sul posto Charles Scicluna, arcivescovo di Malta e presidente del Collegio per l’esame di ricorsi in materia di delicta graviora alla Sessione Ordinaria della Congregazione per la Dottrina della Fede, per ascoltare le vittime e raccogliere un dossier sulla dolorosa vicenda. Dopo il report di monsignor Scicluna, 2mila 300 pagine in cui sono raccolte 64 testimonianze, Bergoglio ha chiesto scusa alle vittime e ha voluto con l’incontro di questi giorni fare chiarezza sulla vicenda.

    La speranza di Diego
    e l’incontro con Bergoglio
    Anche con il caso Diego Esposito il primo dietrofront a far riaccendere i riflettori sulla vicenda è stato fatto dal Papa che a inizi febbraio 2018 ha chiesto di aprire nuovamente le indagini su don Silverio, forse archiviate con troppa fretta qualche anno fa, quando il 40enne fu ascoltato dalla Curia. Lo stesso Papa Francesco che Diego spera presto di vedere dal vivo. «Ho parlato con la prima sezione del Vaticano – così Diego il 15 maggio – mi hanno promesso che non appena il Sommo Ponte si sarà occupato del caso di pedofilia che coinvolge i preti cileni, mi riceverà privatamente e mi parlerà. Speriamo bene. Spero nella Giustizia. Che chi abbia sbagliato chieda perdono e paghi per i suoi errori». Come pare stia avvenendo con il caso dei vescovi cileni su cui Francesco ha già annunciato di voler fare «rimozioni», dopo la loro richiesta di dimissioni.

    Preti pedofili, 34 vescovi cileni lasciano La Curia di Napoli invece temporeggia sugli abusi subiti da Diego a Ponticelli