Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Città del Vaticano

  • La svolta del Vaticano: coprire i preti pedofili con la prescrizione

    La svolta del Vaticano: coprire i preti pedofili con la prescrizione

    Portava i ragazzini nel suo letto, baciandoli a lungo sulla bocca e strusciandosi su di loro con la scusa di parlare di Dio, li faceva spogliare e li accarezzava mentre facevano il bagno nudi insieme a lui durante i campi estivi. Cene a lume di candela in cui i ragazzi venivano incoraggiati dal prete a toccarsi a vicenda, manipolazioni durate anni, fra elogi e promesse di far parte di una élite spirituale in cui le regole comuni non valgono.

    Eppure tutto questo non è bastato a portare a processo l’abusatore: si è conclusa con l’archiviazione penale ed ecclesiastica la vicenda di don Valentino Salvoldi, prete della diocesi di Bergamo, responsabile di aver molestato e abusato sessualmente almeno 21 ragazzi, fra cui diversi minorenni. Il 3 settembre 2024 la pm Elena Torresin, sostituto procuratore della Repubblica del tribunale di Udine, aveva già stabilito di non procedere nei confronti del sacerdote, oggi ottantenne, perché i reati erano risultati prescritti, decisione poi confermata nel 2025 dal Dicastero per la Dottrina della Fede, che ha deciso di «non derogare all’intercorsa prescrizione».

    Papa Francesco aveva più volte ribadito che gli abusi sui minori per la Chiesa non si estinguono e che si rinuncia sempre alla prescrizione in questi casi, ma i giudici del Dicastero guidato dal prefetto Tucho Fernandez devono avere la memoria corta. D’altronde anche l’esortazione di Bergoglio alla “tolleranza zero” sugli abusi è rimasta una dichiarazione di intenti, qualcosa che è giusto dire ma che poi non si ha davvero intenzione di mettere in pratica, certo non a spese del buon nome della Chiesa e dei suoi vescovi. Proprio sugli abusi e sul mancato ascolto delle vittime è tornato anche papa Leone a inizio gennaio, nell’intervento conclusivo del primo concistoro straordinario del suo pontificato, tenuto davanti a 170 cardinali:

    «L’abuso stesso causa una ferita profonda che forse dura tutta la vita; ma tante volte lo scandalo nella Chiesa è perché la porta è stata chiusa e le vittime non sono state accolte, accompagnate con la vicinanza di autentici pastori».

    Alla piena consapevolezza del problema da parte del Vaticano non corrisponde però un’adeguata reazione: le autorità ecclesiastiche, a tutti i livelli, continuano a tenere sigillati i cassetti con i documenti sui casi di violenza sessuale e non vedono l’ora di chiudere le spinose pratiche di pedofilia clericale, in modo da poter proseguire indisturbati, come dimostra l’inamovibile vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana (di cui abbiamo raccontato nel podcast La Confessione), oggi a processo per falsa testimonianza.

    Il caso processuale di don Salvoldi è quindi molto interessante perché evidenzia il comportamento omertoso, la totale mancanza di trasparenza e il colpevole ritardo della Chiesa nei casi di abuso. Non solo: i preti e i vescovi sono talmente indifferenti alla condizione di sofferenza delle vittime che non si preoccupano nemmeno di salvare l’apparenza e succede persino che facciano condurre le indagini sui preti pedofili alle stesse persone che si occupano dei Servizi diocesani di tutela dei minori.

    Ci arriviamo. Prima, però, bisogna sottolineare che, ancora una volta, se siamo venuti a conoscenza della vicenda di un sacerdote abusante non è certo grazie a un gesto di trasparenza della Chiesa, che pure ne è la diretta responsabile, ma soltanto per il coraggio delle vittime, che lo hanno denunciato alla magistratura e alla stampa. Primo fra tutti Stefano Schiavon, che aveva 17 anni all’epoca dei fatti e che ha rintracciato decine di ragazzi che frequentavano i campi estivi organizzati dal carismatico prete bergamasco fra gli anni ‘90 e duemila, ricostruendo con precisione la dinamica degli approcci, della manipolazione e degli abusi. Avevo raccontato la storia di Valentino Salvoldi, predatore seriale di ragazzini, in due articoli apparsi su Domani, il 27 dicembre 2023 e il 10 febbraio 2024. Ecco come Salvoldi interpretava la sua vocazione sacerdotale:

    Si definisce «un mendicante d’amore», don Valentino Salvoldi, sacerdote della diocesi di Bergamo. È un predicatore appassionato, che dedica la sua vita a liberare il messaggio evangelico dai lacci in cui una chiesa, a suo dire troppo rigida, lo ha imbrigliato: parla di gioia del corpo, invita a sostituire il segno di pace al termine della messa con lunghi abbracci. Dopo essere stato missionario in Africa, torna in Italia e all’inizio degli anni ‘90 comincia ad organizzare campi per giovani adulti in cui si cala nel ruolo del prete progressista, aperto al confronto e critico della società capitalista. Ben presto, però, decide di rivolgersi agli adolescenti perché, sostiene, è quella l’età in cui si forma la persona e dopo «è tardi per cambiare». Li invita a cercare la verità, a viaggiare e a scegliersi un maestro di vita che li guidi. Proprio questo è il rapporto che lui instaura con i suoi “prediletti”, a cui rivolge attenzioni speciali, baciandoli sulla bocca e portandoseli nel letto “per un riposino” o per la confessione. Sono ragazzini, alcuni hanno appena tredici anni, e l’esperienza di un campo-scuola con un sacerdote che osa dire cose trasgressive li affascina. Lui li ricompensa con complimenti e incoraggiamenti e se si ritraggono quando li tocca nelle parti intime, subito li rassicura: «quel che facciamo qui è buono».

    «Era il ‘96 o il ‘97: durante un campo estivo in Val d’Ossola, Salvoldi ci ha portati a fare il bagno in una sorgente di acqua calda», racconta Samuele (nome di fantasia). «Lì, senza scambiare troppe parole, come se fosse già chiaro quel che sarebbe successo, noi ragazzi ci siamo spogliati fino a restare nudi, e così ha fatto il prete – continua Samuele – Ci siamo immersi nell’acqua e a turno abbiamo ricevuto le carezze e i baci di don Valentino. Se qualcuno aveva un principio di eccitazione, don Valentino spiegava che era “soltanto una cosa meccanica”, e che anche a lui “sarebbe partito il pistolino” – testuali parole – se l’avesse messo sotto il potente getto d’acqua termale». Lo stesso Salvoldi, precisa Samuele, poi commentava la giornata con i ragazzi davanti alle madri che erano venute a prenderli, normalizzando così quello che era appena successo.

    Nell’agosto del 2002, a Mione, in provincia di Udine, Francesco (nome di fantasia), oggi 44 anni, si ritrova a uno dei campi organizzati da Salvoldi: «creava un ambiente suggestivo per dei ragazzini, con rituali serali caratterizzati da luci soffuse e musica, in cui lui era il guru: ricordo bene di averlo visto baciare dei ragazzi», racconta. Anche Davide (nome di fantasia), all’epoca appena ventenne, ha partecipato al campo di Mione e ricorda il clima “paraspirituale” creato dal prete e le serate a lume di candela: «un ragazzino, visibilmente depresso, era il paggetto di compagnia di Valentino», dice. «La mia vicenda – sottolinea Davide – mostra come il prete sia capace di aspettare il momento adatto e la meccanica premeditata e dolosa del suo comportamento.

    Al campo, Salvoldi non tenta approcci fisici con Davide – una volta soltanto gli si avvicina per annusargli i capelli – ma gli chiede di aiutarlo nella redazione del libro che sta scrivendo. Così Davide per un paio d’anni corregge le bozze per don Salvoldi; finito il lavoro, vuole spedirgli il testo ma il prete insiste perché, invece, glielo consegni a mano. Il sacerdote gli chiede di raggiungerlo in un paese dove si trova di passaggio; prima pranzano a casa di un amico e poi vanno all’albergo dove alloggia per discutere del libro. «Appena sono entrato nella stanza, Salvoldi mi ha messo la lingua in bocca e mi ricordo il disgusto che ho provato, la sensazione della sua barba ispida sul mento. Schifato, sono andato via subito», dice Davide.

    E ancora, qualche anno dopo, ecco i ricordi di un altro testimone, Ettore (nome di fantasia): «ho partecipato a due campi di Salvoldi, nel 2006 e 2008, quando avevo 16 e 18 anni – racconta – la prima sera, don Valentino mi ha chiamato in camera sua perché voleva parlarmi. Mi ha detto di stendermi sul letto per abbracciarci, ma io mi sono rifiutato». Ettore riesce a non farsi circuire dal prete ma si rende conto del clima particolare che lo circonda: «durante questi campi si faceva una cena a lume di candela in cui ci si imboccava a vicenda – racconta a Domani – e dopo noi ragazzi eravamo invitati a abbracciarci mettendoci l’un l’altro le mani sotto la maglietta». Non solo: «ho visto distintamente don Valentino baciare a lungo sulla bocca un ragazzo seduto sulle sue ginocchia». Ettore è stranito ma pensa che se nessuno ha qualcosa da eccepire, forse anche i baci fanno parte del “rituale”. «Valentino diceva che le regole dell’esterno non valevano, che con lui si dovevano seguire regole nuove impostate sull’amore, il toccarsi e lo stare insieme».

    Il prete si muove fra la Lombardia, Roma e l’Africa, dove ama predicare l’amore in tutte le sue forme (almeno finché non lo cacciano) e dove l’alta considerazione di sé lo porta a indulgere in qualche peccato di vanità:

    Sul suo sito, i dati biografici sono generici: scrive che ha studiato per venticinque anni e per altrettanti ha insegnato filosofia e teologia morale, soprattutto come visiting professor nei paesi del terzo mondo. «Ora sono al servizio della Santa Sede per la formazione del clero delle giovani Chiese», aggiunge, senza specificare in cosa consista questo “servizio”. È un “fidei donum”, cioè un sacerdote mandato a esercitare il ministero in terra di missione, ma è soprattutto un autore molto prolifico: pubblica con diverse case editrici (Paoline, Elledici, Gabrielli editori, Città Nuova e altre) saggi divulgativi di morale, raccolte di preghiere, biografie, alcuni tradotti anche all’estero. Lo stile è enfatico, zeppo di frasi ad effetto, e il tema ricorrente è l’amore in tutte le sue espressioni. Dal sito della Gabrielli editori apprendiamo che è stato docente di filosofia e teologia morale all’Accademia Alfonsiana di Roma e che «per il suo impegno è stato espulso da sette stati africani, due volte è stato davanti al plotone di esecuzione in Nigeria ed è sfuggito alla lapidazione in Bangladesh». In realtà, la sua docenza all’Alfonsiana si limita a un solo semestre, nel 1988-1989, «come invitato, con un corso su “Il sacro nelle culture africane”», come attesta padre Maurizio Faggioni, docente di bioetica nello stesso istituto.

    È così attento a costruire la sua immagine di studioso e missionario devoto da investire qualche centinaio di dollari per l’inserimento del suo nome nell’annuario “Distinguished leadership” («per i suoi eminenti contributi come scrittore e come promotore di giustizia e di pace») pubblicato a pagamento dall’American Biographical Institute di Raleigh, North Carolina, ente più volte segnalato per truffa. Un dettaglio che conferma l’egocentrismo del sacerdote, che durante una lezione in Etiopia nel 2002 non temeva di definire sé stesso troppo «bello e intelligente» per piacere alla chiesa; una chiesa che «ha paura di lui» e preferisce invece ordinare persone «più normali».

    Non pago dell’attività dei campi scuola, Salvoldi all’inizio del Duemila decide di pensare più in grande e fonda la onlus Shalom, «un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale, avente come finalità la formazione morale e la crescita culturale dei giovani». Il suo motto è «i giovani salvano i giovani» e promette «la gioia di sentir rullare i tamburi, mentre i piedi si muovono lieti nella danza al sogno di “cieli nuovi e terra nuova”», come si legge in un volantino di presentazione. Presidente è il fratello, Giancarlo Salvoldi, politico, eletto alla Camera dei Deputati per i Verdi dal 1987 al 1992. Dopo qualche anno la onlus viene messa in liquidazione e in rete non si trovano tracce di progetti effettivamente realizzati.

    Fratello di un ex deputato, Salvoldi è dunque un prete evanescente, un missionario senza parrocchia dalla biografia vaga e poco chiara persino alla sua stessa diocesi, che sembra conoscerlo ben poco. Don Francesco Airoldi, vicedirettore del Servizio diocesano Tutela minori di Bergamo e cancelliere vescovile, alla richiesta di informazioni sul prete da parte dei carabinieri risponde con una lettera che abbonda di “ci risulta”, sottolineando che Salvoldi «svolge la sua attività prevalentemente al di fuori dell’aerea territoriale della diocesi di Bergamo, e per altri enti ecclesiastici». Insomma se ne lava le mani, e altrettanto evasivo si mostra quando viene sentito il 14 novembre 2023 come persona informata sui fatti, tanto che la polizia, nel rapporto conclusivo sull’indagine inviato al Sostituto Procuratore della Repubblica, definirà «pilatesco» il comportamento dei vertici della curia bergamasca, «pronta a disconoscere in toto gli agiti del prete Salvoldi e a trincerarsi dietro a delle capziose competenze di carattere burocratico-statuale al solo fine di salvaguardare l’estraneità dai fatti della stessa diocesi».

    Il Servizio diocesano Tutela minori di Bergamo aveva risposto non senza imbarazzo alla segnalazione su Salvoldi ricevuta il 18 ottobre 2023 da parte di Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso, che si faceva portavoce di «una decina di vittime» e chiedeva l’apertura di una indagine previa sul prete. «Questo Servizio diocesano è certamente disponibile all’ascolto diretto delle persone interessate» – scriveva la referente del Centro di ascolto del Servizio diocesano Tutela minori Rosaria Cavallaro, e specificava: «per aprire con efficacia e frutto un’indagine previa è fondamentale conoscere l’identità dei segnalanti e raccogliere direttamente il loro racconto». Lo stesso giorno, Zanardi inoltra la segnalazione anche al presidente dei vescovi, il cardinale Matteo Zuppi, e sei giorni dopo deposita un esposto in Procura.

    La notizia del prete missionario troppo attento ai ragazzini arriva comunque alla stampa e il 24 dicembre sul sito della diocesi compare una nota stringata:

    «In merito ad alcune notizie di stampa relative ad un anziano sacerdote del clero di questa diocesi per presunti fatti risalenti agli anni ‘90, si è già provveduto per quanto di competenza ad attivare le procedure previste dal diritto canonico, fermo restando il rispetto del lavoro della magistratura nel comune intento del giusto accertamento della verità».

    Il 27 dicembre esce l’articolo su Domani e due giorni dopo Salvoldi replica dalle colonne del Corriere della Sera che è innocente e che i baci e gli abbracci «erano segni di tenerezza e pace, dell’amore per Dio» e che la sua era «una pedagogia liberatoria».

    La diocesi di Bergamo e la Cei sono quindi informate sin dall’ottobre 2023 che il prete missionario Salvoldi ha il vizio dei ragazzini ma attendono più di un anno prima di mettere in moto un’indagine su di lui. Stefano Schiavon viene infatti contattato dalla diocesi di Bergamo soltanto il 15 novembre 2024 come «persona potenzialmente informata sui fatti», 367 giorni dopo la deposizione di don Airoldi ai carabinieri. Ma se la diocesi ci ha pensato su a lungo, la testimonianza della vittima deve invece arrivare subito, al più tardi entro sei giorni, festivi compresi. Vale la pena riportare integralmente la mail per apprezzare l’empatia della chiesa nei confronti di una potenziale vittima:

    Egregio Dott. Schiavon

    nel procedimento canonico che la diocesi di Bergamo sta svolgendo nei confronti del Rev. Sac. Valentino Salvoldi è emerso il Suo nome quale persona potenzialmente informata sui fatti oggetto dell’accertamento ai sensi della legge canonica.

    Per questo motivo, la diocesi di Bergamo La invita a rendere testimonianza in merito ai fatti oggetto di accertamento nel suindicato procedimento canonico, precisando sin da ora che in questa sede Lei non è obbligato a comparire e a rendere testimonianza. Qualora Lei decidesse di testimoniare, saranno a tal fine concordati data e ora della Sua audizione; qualora Lei decidesse di non aderire all’invito, il procedimento canonico farà regolarmente il suo corso.

    Nel caso in cui Lei non avesse la possibilità di recarsi in Italia per rendere la testimonianza, se vorrà potrà far pervenire alla diocesi di Bergamo eventuale documentazione in Suo possesso che ritenga utile per fare verità sul caso, ovvero un Suo scritto redatto secondo verità e con modalità tali da garantirne la autenticità (ad esempio, mediante sottoscrizione digitale), entro sei giorni dalla ricezione della presente.

    Con la presente si precisa che la testimonianza in ambito canonico non comporta né implica in alcun modo la privazione o la limitazione di alcun diritto avanti alla competente autorità giudiziaria dello Stato italiano, trattandosi di due ordinamenti (quello canonico e quello civile) indipendenti e autonomi e ciascuno disciplinato da proprie normative.

    In attesa di un cortese riscontro, si ringrazia e si porgono distinti saluti.

    Ma il bello viene ora. La mail è firmata «dottoressa Arianna Dutto, delegata all’indagine» e arriva direttamente dalla Tutela minori della curia di Bergamo (tutelaminori@curia.bergamo.it), un indirizzo mail abbastanza singolare per una persona che deve occuparsi di un’indagine su un prete pedofilo. Altrettanto singolare è la professione dell’incaricata stessa: infatti Arianna Dutto, avvocata del foro di Milano, non solo fa parte, come si è capito, del Servizio Tutela minori della diocesi di Bergamo, ma è anche componente di diverse commissioni di tutela dei minori e consulente di enti ecclesiastici e ordinari della Chiesa cattolica; fa anche parte del Servizio Regionale Tutela minori del Lazio. Un curriculum rimarchevole – non a caso viene chiamata sovente a fare formazione in ambito ecclesiastico – ma certamente non proprio una garanzia di terzietà in un’indagine per abusi su minori.

    (Continua)

    (Nella foto: il duomo di Bergamo)

    https://federicatourn.substack.com/p/la-svolta-del-vaticano-coprire-i

  • Le Diocesi insabbiano, la denuncia della Rete L’ABUSO.

    Le Diocesi insabbiano, la denuncia della Rete L’ABUSO.

  • Pedo­fi­lia & Ior: le mail di Epstein sull’ex Pon­te­fice

    Pedo­fi­lia & Ior: le mail di Epstein sull’ex Pon­te­fice

    Nei file depositati dal Dipartimento della giustizia americano al Congresso emerge l’ossessione del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein per la Chiesa cattolica. Sarà necessario uno studio approfondito dei documenti – che peraltro costituiscono solo il 58 per cento del materiale che deve essere pubblicato – per ricostruire il rapporto di Epstein con papi e Vaticano. Certamente ha iniziato a finanziare enti di beneficenza cattolici attraverso la sua fondazione, ha inviato i suoi uomini agli eventi vaticani ed era molto interessato alla politica estera della Santa Sede.

    Epstein, per esempio, si interessò anche delle dimissioni di Benedetto XVI e del cambio di presidente dello Ior, la banca vaticana, che avvenne nei giorni precedenti il trasferimento di Joseph Ratzinger a Castel Gandolfo. Il finanziere pedofilo aveva ottenuto informazioni dettagliate da un professore anche lui di cognome Epstein, e le aveva inviate all’ex ministro del Tesoro americano Larry Summers, economista, ex Segretario americano al Tesoro ed ex presidente dell’università di Harvard, sostenendo che la cosa più importante non erano le dimissioni di Ratzinger ma il cambio di presidente nello Ior, perché attraverso la banca vaticana si potevano far transitare soldi senza controlli italiani e Ue. Ecco il testo completo dell’email: “Il cambiamento più importante in Vaticano potrebbe non essere l’improvviso ritiro di papa Benedetto XVI, ma il cambio di leadership presso ‘l’istituto per le Opere di Religione’, la banca del Vaticano.

    A causa dello status del Vaticano come Paese sovrano, è esente dalle norme di trasparenza non solo dell’italia, ma anche dell’unione europea. Questo status consente ai suoi clienti d’élite di eludere qualsiasi controllo nei loro trasferimenti di denaro”. Poi passa a ricostruire quello che era avvenuto nei mesi precedenti. “Lo scorso maggio, il presidente della Banca Vaticana Ettore Gotti Tedeschi è stato licenziato dopo che le autorità italiane hanno aperto un’indagine su un lontano schema di corruzione in cui era presumibilmente coinvolto. In una perquisizione della sua casa sono stati trovati 47 dossier, tra cui materiali compromettenti sui suoi ‘nemici interni’ in Vaticano. Erano state date istruzioni su come usarli nel caso gli fosse successo qualcosa. Le chiamate intercettate di Tedeschi – continua l’email – hanno ulteriormente ricordato che la sua preoccupazione era che sarebbe stato assassinato perché conosceva i segreti del Vaticano. Alla fine del 2012, stava collaborando con l’indagine italiana in corso, fu a questo punto che l’onnipotente Collegio dei cardinali, in uno degli ultimi atti del papato di Benedetto, nominò l’avvocato tedesco Ernst von Freyberg presidente della banca. Poi sono arrivate le straordinarie dimissioni di papa Benedetto.”

    e la Corte penale internazionale. Sempre a Summers, Epstein scrive di lì a poco, il 19 febbraio 2013, facendo riferimento ai rumors che volevano Ratzinger coinvolto in qualche inchiesta sulla pedofilia e che questo lo avrebbe spinto alle dimissioni. “Nel 2011 – vi si legge – le vittime di abusi sessuali da parte del clero hanno chiesto alla Corte penale internazionale di indagare sul papa e su tre funzionari vaticani per abusi sessuali. Il gruppo per i diritti con sede a New York Center for Constitutional Rights (Ccr) e un altro gruppo, Survivors Network of those Abused by Priests (Snap), hanno presentato una denuncia alla Cpi sostenendo che i funzionari vaticani hanno commesso crimini perché tollerato e abilitato i crimini sessuali. La Cpi non ha preso il caso, ma non ha mai detto perché. Generalmente non commenta il motivo per cui non prende i casi”.

    Il giorno dopo, Summers alle 11.51 gli risponde : “What can I say?”,“che posso dire? Forse Palm Beach può estradare Benjamin (evidentemente un errore casuale o voluto per Benedetto, nda) ora che non ha più l’immunità come capo del governo”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/02/20/pedofilia-ior-le-mail-di-epstein-sullex-pontefice/8298281/

  • Le parole di Prevost non mi sorprendono: sono l’eco di una guerra contro le donne mai interrotta

    Le parole di Prevost non mi sorprendono: sono l’eco di una guerra contro le donne mai interrotta

    “Il più grande distruttore della pace è l’aborto. Nessun assetto politico può professare la pace se esclude dalla vita coloro che stanno per venire al mondo”. Così Prevost si è rivolto direttamente ai politici durante il convegno One Humanity One Planet, tenutosi il 31 gennaio nel Palazzo Apostolico Vaticano. Non parlava alle cattoliche, ma allo Stato italiano: stava sollecitando un intervento politico del governo sulla legge 194. Lo aveva già fatto tre settimane prima, nel tradizionale discorso al corpo diplomatico, sindacando apertamente le scelte di uno Stato: “È deplorevole usare risorse pubbliche per l’aborto”.

    A questo punto bisognerebbe chiedere a Prevost se, a suo avviso, sarebbe più equo che l’aborto se lo paghino le donne. Cosa che, com’è evidente, potrebbero permettersi solo le benestanti.

    Il bersaglio è chiaro: la legge 194, che da quasi cinquant’anni garantisce alle donne assistenza sanitaria e tutela in caso di interruzione volontaria di gravidanza. Una legge duramente conquistata, che ha sottratto le donne all’aborto clandestino e alla morte. Nulla di inatteso: Prevost ha dato il via a una martellante campagna contro una legge che tutela la vita e la salute delle donne che abortiscono.

    La misoginia della Chiesa cattolica non è un incidente di percorso: è un fatto storico e culturale. La sua dottrina viaggia su testi che descrivono il corpo femminile come veicolo del demonio, fonte di corruzione, origine del peccato. Parole che hanno contribuito a costruire e mantenere un ordine simbolico e giuridico capace di giustificare l’esclusione delle donne dai diritti, dalle scelte, dalla piena cittadinanza.

    Sulle dichiarazioni di Prevost è intervenuta anche Lea Melandri, intellettuale e femminista, che ne ha messo a fuoco la radice profonda:
    “Dopo aver sottomesso, asservito e violato il corpo femminile, l’uomo ha chiamato la guerra non dichiarata all’altro sesso ‘ordine’, ‘pace’, ‘sicurezza’, ‘difesa’ del proprio privilegio e della propria civiltà. Garantirsi l’obbedienza della donna, la fedeltà al destino di custode della casa e della progenie maschile, non è forse ancora oggi l’imperativo di chi innalza a valori Dio, Patria e Famiglia? Non è forse il timore che con l’aborto la donna riappropri su di sé un potere di vita e di morte – antico retaggio maschile – a rendere la capacità procreativa del corpo femminile il primo obiettivo di una politica ostile all’autodeterminazione? La guerra non è neutra, e che sia la Madre Chiesa a svelarne la natura patriarcale non è un caso”.

    Ossessionata dalla sessualità femminile, la Chiesa cattolica è stata per secoli uno strumento di repressione e un apparato di disciplinamento dell’obbedienza delle donne. Queste venivano celebrate come esempio di virtù solo a condizione di essere svuotate di volontà propria: silenziose, sottomesse, obbedienti.

    Oggi preti e cardinali fiutano il tempo favorevole. Lo fiuta anche Prevost. È il momento giusto, pensano, per tentare di richiudere il cielo sopra la testa delle donne, in piena sinergia con le destre estreme che affilano gli artigli. Ogni autoritarismo passa da qui: dal controllo dei corpi femminili.

    Donald Trump lo ha già fatto, attaccando il diritto all’assistenza sanitaria per l’aborto nel suo primo mandato; oggi lo fa perseguitando i migranti e preparando la repressione degli oppositori politici. La matrice è la stessa.

    C’è il prete che suona la campana per “ricordare i bambini non nati”, c’è quello che predica che “si è libere obbedendo”, e poi c’è Prevost che, dal pulpito, facendo sue le parole di Anjezë Gonxhe Bojaxhiu – ovvero Madre Teresa di Calcutta – tuona che il vero crimine è l’aborto. Non le guerre, le deportazioni, i bombardamenti o il commercio di quelle armi che i preti di regime benedicono.

    Ma dov’è, allora, la guerra? Nell’assistenza sanitaria alle donne che non vogliono diventare madri? Nelle leggi che prescrivono l’educazione alla contraccezione? Oppure nelle guerre che oggi devastano il mondo, scatenate e alimentate da uomini come Donald Trump, Vladimir Putin, Benjamin Netanyahu e Ali Khamenei, che incitano alla repressione e uccidono? Sulla deriva autoritaria degli Stati Uniti, sugli arresti di bambini di cinque anni, sugli omicidi a sangue freddo di uomini e donne che si oppongono a regimi che usano milizie sanguinarie per smantellare la democrazia, dalla Chiesa arriva solo silenzio. Al massimo, qualche prudente e blando monito.

    Le parole di Prevost non sorprendono: sono l’eco di una guerra dichiarata contro le donne secoli fa e mai interrotta.

    Pochi giorni fa, in Italia, la senatrice Giulia Bongiorno ha stravolto il disegno di legge che modificava l’articolo 609-bis sulla violenza sessuale, arretrando sulla tutela delle vittime con la cancellazione della parola “consenso”. Il nesso tra consenso in materia di violenza sessuale e autodeterminazione nella scelta di diventare madri è evidente.

    Il consenso, come cardine di una legge che sanziona la violenza sessuale, e la legge sull’accesso all’aborto medicalmente assistito sottraggono al potere maschile la disponibilità dei corpi delle donne. Per questo cultura dello stupro e attacco alle leggi che garantiscono l’assistenza medica in caso di aborto camminano insieme: sono due fronti della stessa offensiva contro i corpi delle donne.

    La prima legge l’hanno già affossata prima di nascere; torneranno all’attacco della 194, con la benedizione del papa statunitense gradito a Trump? E mentre la Chiesa continua a inseguire il controllo delle donne – atavica ossessione – non si accorge di averle già perse. Oggi le chiese sono vuote, le vocazioni scarse, i preti corrono da una parrocchia all’altra per coprire i turni delle messe.

    Le minacce di dannazione non fanno più paura a nessuna, perché le donne hanno più paura degli inferni sulla Terra e non hanno alcuna intenzione di abitarli nuovamente. Ma la Chiesa fiuta l’aria e alla politica chiede di riaprire quegli inferni terreni smantellando una legge che ha consentito alle donne di esercitare alla luce del sole e non clandestinamente, l’autodeterminazione e il diritto di decidere se essere madri o non esserlo.

    Preferirebbero officiare un’omelia al funerale di una donna morta per un aborto clandestino, piuttosto che fare i conti con la libertà delle donne, quelle vive.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/02/prevost-legge194-aborto-chiesa-notizie/8276167

  • Pedofilia: Papa Leone XIV, ‘tante volte la Chiesa ha chiuso le porte alle vittime”

    Pedofilia: Papa Leone XIV, ‘tante volte la Chiesa ha chiuso le porte alle vittime”

    “Tante volte lo scandalo nella Chiesa è perché la porta è stata chiusa e le vittime” di abusi sessuali da parte dei preti “non sono state accolte, accompagnate con la vicinanza di autentici pastori”. Il Papa, al termine del Concistoro straordinario che si è chiuso due giorni fa, nel suo intervento finale ha fatto anche riferimento allo scandalo degli abusi nella Chiesa.

    “Anche se non è stato un tema di dialogo specifico del nostro incontro – ha detto il Papa nell’intervento che il Vaticano ha diffuso solo oggi – voglio menzionare il problema, che ancora oggi è veramente una ferita nella vita della Chiesa in tanti luoghi, che è precisamente la crisi a causa degli abusi sessuali. Non possiamo chiudere gli occhi e neanche i cuori. Vorrei dire, anche incoraggiando voi a condividerlo a vostra volta con i vescovi: tante volte il dolore delle vittime è stato più forte per il fatto che non sono state accolte e ascoltate”.

    “L’abuso stesso causa una ferita profonda che forse dura tutta la vita; ma tante volte lo scandalo nella Chiesa è perché la porta è stata chiusa e le vittime non sono state accolte, accompagnate con la vicinanza di autentici pastori. Una vittima, – ha raccontato Leone – poco tempo fa, mi ha detto che veramente per lei la cosa più dolorosa era precisamente che nessun vescovo voleva ascoltarla. E quindi anche lì: l’ascolto è profondamente importante.

    La formazione di tutti. La formazione nei seminari, dei sacerdoti, dei vescovi, dei laici collaboratori dev’essere radicata nella vita ordinaria e concreta della Chiesa locale, delle parrocchie e di tanti altri luoghi significativi dove si incontrano le persone, in particolare quelle che soffrono”. Il Pontefice, dando appuntamento ai cardinali a giugno a ridosso di S. Pietro e Paolo per il nuovo Concistoro, ha anche rassicurato i cardinali che dovesse avere problemi economici per raggiungere Roma: “Parlate. E penso che anch’io, anche noi, possiamo vivere un po’ di solidarietà gli uni con gli altri, e ci saranno maniere, con persone generose che aiuteranno”

  • Papa Leone sferza la curia romana: “Non serve primeggiare e cercare il potere, basta con la pigrizia”

    Papa Leone sferza la curia romana: “Non serve primeggiare e cercare il potere, basta con la pigrizia”

    Papa Leone XIV scrive una lettera apostolica ai sacerdoti e li esorta al dinamismo, a combattere la pigrizia e l’isolamento e a stare attenti alle insidie dei social. Un documento di alto valore pastorale ed evangelico. Nel quale sferza la curia e la invita a non primeggiare.

    La lettera del Papa

    Nella lettera del Pontefice, “Una fedeltà che genera futuro”, in occasione del LX Anniversario dei Decreti Conciliari ‘Optatam Totius’ e ‘Presbyterorum Ordinis’, si legge che,  “una fedeltà che genera futuro è ciò a cui i presbiteri sono chiamati anche oggi, nella consapevolezza che perseverare nella missione apostolica ci offre la possibilità di interrogarci sul futuro del ministero e di aiutare altri ad avvertire la gioia della vocazione presbiterale”.

    Il sacerdote, “insieme al distacco dai beni materiali”,  deve anche mostrare, “una perseverante ricerca e adesione alla volontà di Dio, facendo così trasparire Cristo in ogni sua azione. Ad esempio, – scrive Prevost – questo avviene quando si fugge ogni personalismo e ogni celebrazione di sé stessi, nonostante l’esposizione pubblica cui talvolta il ruolo può obbligare”.

    “Basta primeggiare”

    ” L’amarezza a volte si fa strada anche tra di noi-scrive il Pontefice- quando, magari dopo tanti anni spesi al servizio della Curia, notiamo con delusione che alcune dinamiche legate all’esercizio del potere, alla smania del primeggiare, alla cura dei propri interessi, stentano a cambiare. E ci si chiede: è possibile essere amici nella Curia Romana? Avere rapporti di amichevole fraternità’?”

    No alla pigrizia pastorale

    Il Pontefice richiama a un rischio: “Ci si ritira in sé stessi rifiutando la sfida dell’evangelizzazione e assumendo un approccio pigro e disfattista”. “Nel nostro mondo contemporaneo, caratterizzato da ritmi incalzanti e dall’ansia di essere iperconnessi, che ci rende spesso frenetici e ci induce all’attivismo, sono almeno due le tentazioni che si insinuano contro la fedeltà a questa missione”.

    Attenti alle insidie dei social

    Prevost mette in guardia i sacerdoti dalle insidie dei social: ” L’esposizione mediatica, l’uso dei social network e di tutti gli strumenti oggi disponibili va sempre valutato sapientemente, assumendo come paradigma del discernimento quello del servizio all’evangelizzazione’. ”In ogni situazione, – sottolinea il Pontefice -i presbiteri sono chiamati a dare una risposta efficace, tramite la testimonianza di una vita sobria e casta, alla grande fame di relazioni autentiche e sincere che si riscontra nella società contemporanea”.

    L’orrore della pedofilia

    Prevost ha anche affrontato la questione della pedofilia nella Chiesa: “‘In questi ultimi decenni, la crisi della fiducia nella Chiesa suscitata dagli abusi commessi da membri del clero, che ci riempiono di vergogna e ci richiamano all’umiltà, ci ha reso ancora più consapevoli dell’urgenza di una formazione integrale che assicuri la crescita e la maturità umana dei candidati al presbiterato, insieme con una ricca e solida vita spirituale”.

    Papa Leone sferza la curia romana: “Non serve primeggiare e cercare il potere, basta con la pigrizia”

  • ULTIMA ORA: Scoperti altri libri “erotici” del cardinale Fernández, nascosti dal Vaticano

    ULTIMA ORA: Scoperti altri libri “erotici” del cardinale Fernández, nascosti dal Vaticano

    CITTÀ DEL VATICANO ( PerMariam ) — È scoppiata una nuova polemica attorno al cardinale Victor Manuel Fernández dopo che sono emersi altri testi “erotici” del suo passato, alcuni dei quali erano stati nascosti dal CV ufficiale fornito dal Vaticano nel 2023.

    Intitolato ” ¿Por qué no termino de sanarme? ” ovvero ” Perché non riesco a finire di guarire me stesso?”, il libro del 2002 dell’allora padre Fernández in Argentina sembra, almeno testualmente, essere un seguito della sua opera del 1995 “Guariscimi con la bocca: l’arte del bacio”. Il libro del 1995 suscitò immense polemiche a causa del suo contenuto ripetutamente sessualmente allusivo ed esplicito, e dell’inclusione di relazioni sessuali inequivocabilmente erotiche e spesso ambigue in cui il genere dei partecipanti non è specificato.

    Poi, nel gennaio 2024, è riemersa un’altra opera , questa volta del 1998 e intitolata ” Passione mistica: spiritualità e sensualità “. Basandosi su ” Guariscimi con la bocca: l’arte del bacio “, Fernández ha fornito dettagli sessualmente espliciti sugli orgasmi maschili e femminili, paragonandoli a una relazione con Dio. In seguito al diffuso clamore suscitato dall’opera, che era stata nascosta dal suo archivio, Fernández ha affermato che si trattava di “un libro per ragazzi” che “certamente non avrebbe scritto ora”. Il sesto capitolo del libro è stato motivo di particolare preoccupazione a causa della sua apparente rappresentazione di una presunta fantasia erotica di una ragazza di 16 anni, che ha raccontato i dettagli a Fernández.

    Nominato prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) da Papa Francesco nel luglio 2023, le azioni di Fernández sono state da allora sotto esame, in gran parte a causa dell’immenso caos e delle controversie che ha causato da quando ha accettato l’incarico.

    Ma ora altre opere sono state analizzate e riportate alla luce dal sito web cattolico argentino El Wanderer, che ha raccolto fonti attendibili, scoprendo temi inquietanti simili.

    “Perché non riesco a finire di guarire me stesso?” sembra essere un libro altrettanto controverso.

    Il libro si definisce più “incisivo e audace” rispetto alle opere precedenti di Fernández e “un libro che aiuta a vivere”.

    Una sezione all’inizio del libro intitolata “Quando la sensualità offusca il mio giudizio” recita così:

    Un corpo può fare colpo se indossato con gli abiti giusti, abiti che risvegliano la sensualità accentuando i tratti interessanti, a seconda della tipologia di corpo. La sensualità di spalle e braccia abbronzate è accentuata indossando una maglietta. L’eleganza è evidenziata nascondendo il grasso con un gilet nero e maniche bianche. Un collo scoperto è più sensuale se adornato con una collana, ecc. Se a questo aggiungiamo una dose di immaginazione da parte di chi osserva, e in un momento di insoddisfazione, quando ha bisogno di emozionarsi o di godersi qualcosa, allora un corpo può apparire come qualcosa di impressionante, meraviglioso, indispensabile.

    Ma poi, con la routine e scoprendo altri corpi diversi, si scopre che quella massa di carne non era niente di fuori dal mondo, che ha imperfezioni, mancanze e dolori come tutti i corpi, che si deteriora e perde il suo fascino con il passare del tempo.

    Un’opera successiva, intitolata ” Teología espiritual encarnada. Profundidad espiritual en acción “, (” Teologia spirituale incarnata. Profondità spirituale in azione “) è stata pubblicata nel 2005. Questa figura però figura nel curriculum ufficiale fornito dal Vaticano a Fernández.

    In una sezione intitolata “Pausa”, Fernández esprime la sua opinione su come aiutare il corpo a rilassarsi se gli esercizi di respirazione non sono sufficienti:

    Consiste nell’attraversare l’intero corpo, prestando la massima attenzione a un organo alla volta. È molto importante notare che non si tratta di “pensare” a quell’organo, immaginarlo o visualizzarlo. Si tratta più precisamente di “sentirlo”, di percepirlo con sensibilità. Si tratta di sperimentare le sensazioni di ogni organo con calma, senza giudicare se siano buone o cattive, ma cercando di rilassare e distendere quell’organo.

    È meglio procedere più o meno nel seguente ordine: mascella, zigomi, gola, naso, occhi, fronte (e tutti i piccoli muscoli del viso che possiamo percepire), cuoio capelluto, collo e nuca, spalle. Proseguire con il braccio destro, il polso e la mano destra; il braccio sinistro, il polso e la mano sinistra. Quindi passare alla schiena.

    Successivo: torace, stomaco, vita, fianchi, bacino, glutei, genitali, gamba destra, gamba sinistra, piede destro, piede sinistro.

    La chiave è fermarsi senza fretta in un punto alla volta, senza lasciare che l’immaginazione si disperda verso un altro organo o un’altra idea, finché non si sente che c’è lo stesso tono in tutto il corpo. Non c’è alcuna fretta.

    In qualsiasi punto del corpo dovremmo percepire una sensazione (di calore, bruciore, piacere). Nessuna parte della pelle è insensibile, anche se le sensazioni sono molto lievi.

    Infine, è importante cercare di comprendere l’organismo nella sua interezza, prendendo coscienza dell’intero corpo e sentendolo a lungo.

    La terza opera sulla spiritualità analizzata da El Wanderer è “Para liberarte de la ansiedad y de la impaciencia”, ovvero “Per liberarti dall’ansia e dall’impazienza”. Pubblicato nel 2009 in Argentina, questo libro è un altro che il Vaticano ha accuratamente omesso dal curriculum ufficiale di Fernández quando è stato nominato prefetto della CDF nel 2023.

    In una sezione intitolata “Imparare a fermarsi”, Fernández scrive:

    Mettendoci in profondo contatto con la realtà, apre prospettive luminose, offre orizzonti vasti e ricchi, semplificando al contempo la vita, liberandola dalle complicazioni e impedendole di impigliarsi in svolte e svolte che non portano da nessuna parte. Quando siamo capaci di fermarci e un oggetto o una persona occupano per un attimo tutto il nostro interesse, quell’istante è vissuto appieno. Quando tutto il nostro essere è unificato in un’unica direzione, allora realizziamo un vero incontro, una fusione, un’unione perfetta, anche se solo per pochi minuti.

    Non si tratta necessariamente di immobilità fisica, perché questa esperienza può verificarsi anche nel mezzo dell’eccitazione di un’attività molto intensa. Questo accade, ad esempio, in un orgasmo tra due persone che si amano. Ma ci sono molte altre forme di unione che la maggior parte delle persone sperimenta solo raramente nella propria vita.

    Le ultime rivelazioni sul passato di Fernández si aggiungono alla già controversa serie di scritti che il religioso ha scritto e che in diverse occasioni il Vaticano ha cercato di nascondere.

    Le proteste suscitate dai suoi precedenti libri sui baci e sugli orgasmi si sono rivelate immense quando sono usciti rispettivamente nel 2023 e nel 2024.

    Questa nuova analisi di altri libri di Fernández, compreso il fatto che ancora una volta il Vaticano ne ha nascosti due dal suo curriculum, non fa che ribadire le questioni confuse che circondano la sua posizione di prefetto della CDF.

    Nominato prefetto nel 2023, Fernández avrebbe tempo fino al 2028, qualora Leone XIV decidesse di mantenerlo in carica per la durata del suo mandato quinquennale. La decisione del Pontefice di mantenerlo in carica fino ad allora avrebbe ripercussioni di vasta portata sulla chiarezza dottrinale della Chiesa, già compromessa sotto la prefettura di Fernández.

    https://www.permariam.com/p/breaking-more-erotic-books-by-cdl

  • Papa Leone 3 ore con 15 vittime di abusi dal Belgio

    Papa Leone 3 ore con 15 vittime di abusi dal Belgio

    Nel pomeriggio di oggi Papa Leone XIV ha incontrato 15 persone provenienti dal Belgio, vittime di abuso, quando erano minori, da parte di membri del clero.

    L’incontro, in un clima di vicinanza con le vittime, di ascolto e dialogo, profondo e doloroso, è durato quasi tre ore e si è concluso con un intenso momento di preghiera”.

    Lo fa sapere la sala stampa vaticana.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2025/11/08/papa-leone-3-ore-con-15-vittime-di-abusi-dal-belgio_a186e918-02c9-4779-9280-31f33156085b.html

  • “Il Vaticano venga a testimoniare in commissione d’inchiesta, altrimenti resterà sempre nel mistero e nel sospetto”: l’appello del vicepresidente Roberto Morassut

    “Il Vaticano venga a testimoniare in commissione d’inchiesta, altrimenti resterà sempre nel mistero e nel sospetto”: l’appello del vicepresidente Roberto Morassut

    Qual è lo stato dell’arte della commissione parlamentare di inchiesta che indaga sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori? Lo spiega il vicepresidente della bicamerale Roberto Morassut in sua recente intervista a Fanpage. Il deputato ha dichiarato senza mezzi termini che il Vaticano stesso potrebbe essere utile alla commissione, per far luce sul mistero della cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno del 1983.

    L’appello al Vaticano

    “L’auspicio sul Vaticano è ci possano essere figure e persone in grado di mostrare la volontà di portare in commissione una testimonianza, qualcosa che possa essere proficuo alla commissione. Noi possiamo agire fino a un certo punto perché, dal punto di vista formale, servono rogatorie e le nostre procedure difficilmente riuscirebbero ad arrivare al termine in tempi utili“, ha detto in riferimento a un auspicabile aiuto da parte di esponenti dello Stato Pontificio di cui, lo ricordiamo, Emanuela Orlandi è ancora cittadina, oggi come nel 1983. Questa riflessione del deputato potrebbe nascere dal fatto che alcune delle amiche della Orlandi, convocate in commissione, hanno fatto riferimento a figure religiose che, poco prima della sua scomparsa, avrebbero fatto apprezzamenti su quella che all’epoca era solo una ragazzina, come confessò loro la stessa Emanuela in preda al panico.

    A tal proposito ecco le dichiarazioni di Morassut comparse nei giorni scorsi: “Non siamo ancora riusciti a chiarire se eventuali personaggi vicini al Vaticano possano aver avuto un ruolo nel suo rapimento né abbiamo notato alcun atteggiamento che possa celare la volontà di non chiarire. Sicuramente, però, ci sono ancora personalità che possono aiutarci a capire se sia reale il coinvolgimento di qualche singola personalità, altrimenti resterà sempre nel mistero e nel sospetto. Per questo auspico che questo passo venga fatto: noi possiamo richiederlo, ma le procedure sono troppo lunghe per la vita residua della commissione”, trattandosi di uno Stato a sé stante.

    Le quattro piste principali

    Il mistero della scomparsa di Emanuela Orlandi, in questi 42 anni, ha tirato in ballo ogni tipo di potere e apparato, dai terroristi turchi al Kgb e fino ai bulgari, senza escludere niente e nessuno: servizi segreti, Banda della Magliana, l’attentatore di Papa Giovanni Paolo II Ali Agca e via dicendo. I depistaggi, purtroppo fanno parte di questa vicenda in cui è davvero complesso isolare gli elementi riscontrabili da quelli falsi, per costruire uno scenario verosimile. A tal proposito dichiara Morassut: “Restano quattro le piste principali: ricatto internazionale, ricatto finanziario, fino alla pista di natura sessuale, che si può scomporre in diverse a seconda delle figure coinvolte e ai rapimenti. Noi stiamo cercando di sistemarle sulla base delle audizioni che abbiamo svolto e dei documenti consultati per poi approfondirle”. Di ricatto al Vaticano ha sempre parlato anche Pietrpo Orlandi, il fratello della cittadina scomparsa secondo cui i ricatti sarebbero addirittura due: uno all’epoca reso pubblico e l’altro sotterraneo, nascosto. “Non esiste ancora un indirizzo formale della commissione, dobbiamo continuare a lavorare”, ha concluso Morassut che non ha escluso da questo suo report sui lavori la vicenda di Mirella Gregori, la ragazza di via Nomentana scomparsa nel nulla pochi giorni prima di Emanuela, il 7 maggio del 1983.

    Mirella Gregori

    La contiguità delle scomparse, avvenute entrambe a Roma, e l’età comune delle ragazze hanno unito i destini delle due quindicenni con indagini congiunte. Ma spesso i commissari della bicamerale Orlandi-Gregori hanno ammesso che i lavori fatti hanno portato su strade distanti per quanto riguarda Emanuela e Mirella. A indicare una pista comune, all’epoca, con il famigerato Komunicato 1, fu in realtà un fantomatico fronte anticristiano turco, il Turkesh, di cui non è neanche certa l’esistenza. Tuttavia, secondo Morassut, per entrambe potrebbe essere valida “La pista del rapimento a fini sessuali, è quella che può portarci più vicino alla verità”. Mentre secondo gli avvocati delle loro famiglie, Laura Sgrò per Orlandi e Nicodemo Gentile per Maria Antonietta Gregori, si tratterebbe di due storie completamente disgiunte.

    Nuova audizione su Mirella

    Il caso di Mirella Gregori sarà oggi al centro di una nuova audizione che vede protagonista Roberto Tiberti, un amico di Mirella di Centocelle. Sul caso della Gregori, Morassut è stato molto esplicito nella sua intervista: “Io credo che la scomparsa sia maturata nel suo quartiere e che, forse, fosse già attenzionata da almeno un paio di anni da chi l’ha rapita. Nello specifico, il bar dei genitori della migliore amica, Sonia De Vito, potrebbe aver avuto un ruolo fondamentale. Occorrerebbe cercare di ricostruire quanto accaduto in quell’ultimo pomeriggio nel locale, fra Mirella e l’amica, per avere un’idea più chiara dell’accaduto”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/10/23/il-vaticano-venga-a-testimoniare-in-commissione-dinchiesta-altrimenti-restera-sempre-nel-mistero-e-nel-sospetto-lappello-del-vicepresidente-roberto-morassut/8171148/

  • Abusi, un gruppo di vittime e attivisti incontra Leone XIV: “Da lui ascolto e sostegno”

    Abusi, un gruppo di vittime e attivisti incontra Leone XIV: “Da lui ascolto e sostegno”

    Tutto è nato da una lettera, divenuta incontro, oggi, nel Palazzo Apostolico. Il primo di Leone XIV dalla sua elezione con un gruppo di vittime di abusi e attivisti che lottano contro quella che gli ultimi Pontefici hanno definito una “piaga” nella Chiesa. Leone XIV ha ricevuto questa mattina sei membri del Consiglio direttivo dell’ECA Global, l’Ending Clergy Abuse, associazione per i diritti umani i cui membri provengono da oltre 30 Paesi di cinque continenti. Tra loro, attivisti e vittime di abusi sessuali da parte di rappresentanti del clero. La rete, attiva soprattutto negli Stati Uniti, dal 2018 anno di fondazione si impegna affinché la Chiesa cattolica segua le raccomandazioni delle Nazioni Unite del 2014 per una politica efficace di “tolleranza zero”. E l’udienza di oggi con Papa Leone – afferma la stessa ECA – segna certamente “un passo storico e pieno di speranza verso una maggiore cooperazione”.

    Parole impresse dall’organizzazione in una dichiarazione e, successivamente, riferite alla stampa in una conferenza a Borgo Pio, zona Vaticano, dai sei partecipanti all’incontro col Pontefice. Ovvero Gemma Hickey (Canada), Timothy Law (USA), Evelyn Korkmaz (Canada, First Nation), Matthias Katsch (Germania), Janet Aguti (Uganda), Sergio Salinas (Argentina). Tutti provenienti da diversi contesti e culture, tutti accomunati dall’obiettivo che gli abusi non si ripetano più e di una più efficace collaborazione con la Chiesa.

    Accoglienza e ascolto

    Tutti e sei i membri di Eca si sono trovati concordi nell’esprimere soddisfazione per l’udienza con Leone XIV, per il suo atteggiamento, per il suo approccio, per la sua capacità di ascolto, come ha affermato Gemma Hickey, vittima di abusi a Newfoundland and Labrador (Canada) da parte di un sacerdote, prima rimosso e poi spostato in due parrocchie. “Papa Leone è stato molto aperto e ognuno di noi ha condiviso alcune riflessioni personali. È stato molto caloroso. Ci ha ascoltato… Ha anche un buon senso dell’umorismo. Davvero umile”. Al Papa hanno letto una loro dichiarazione, così da iniziare l’udienza “con le menti aperte”, e hanno anche presentato il progetto Iniziativa Tolleranza Zero, sottolineando “l’importanza di standard globali coerenti e di politiche incentrate sulle vittime”. Durante l’udienza si è parlato pure del lavoro svolto dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei minori che, la scorsa settimana, ha presentato il suo secondo Rapporto annuale. E il Papa ha suggerito un “dialogo” tra i due organismi.

    “È stata una conversazione profondamente significativa. Riflette un impegno condiviso per la giustizia, la guarigione e un vero cambiamento”, ha affermato ancora Hickey. “I sopravvissuti hanno cercato a lungo un posto al tavolo delle trattative e oggi ci siamo sentiti ascoltati”.

    Un dialogo diretto e rispetto

    L’incontro odierno, come accennato, nasce da una lettera che l’ECA aveva inviato al neoeletto Pontefice. Ispirati dalle parole di Robert Francis Prevost dalla Loggia delle Benedizioni, i membri dell’organismo si sono presentati “come costruttori di ponti, pronti a camminare insieme verso la verità, la giustizia e la guarigione”. E in questi tempi così “polarizzati”, hanno scritto, “l’atto più radicale che possiamo fare in questo momento è sederci e parlare”. Alla missiva il Papa ha risposto “positivamente” e, con “un gesto di apertura”, ha accolto l’opportunità di “un dialogo diretto e rispettoso sulla strada da seguire”. Da qui l’appuntamento privato nel Palazzo Apostolico, durato circa un’ora ma denso di testimonianze e proposte.

    “Siamo venuti non solo per esprimere le nostre preoccupazioni, ma anche per valutare come potremmo collaborare per garantire la protezione dei bambini e degli adulti vulnerabili in tutto il mondo”, ha affermato Janet Aguti dell’Uganda, vicepresidente del consiglio di amministrazione di ECA. Nessuna “rabbia”, ha chiarito ancora Gemma, ma solo “speranza” di responsabilità e cambiamento duraturo: “Crediamo nella dignità intrinseca di ogni bambino e adulto vulnerabile, nel coraggio di ogni sopravvissuto e nella responsabilità morale della Chiesa di guidare con trasparenza e compassione. La nostra missione è sostenere coloro che hanno subito danni nel promuovere riforme che proteggano i più deboli. E contribuire a ripristinare la fiducia e l’integrità nell’istituzione che sappiamo avere la capacità di fare grandi cose”.

    Volontà di lavorare insieme

    L’obiettivo, ha fatto eco Tim Law, co-fondatore e membro del cda di ECA Usa, “non è il confronto, ma piuttosto la responsabilità, la trasparenza e la volontà di lavorare insieme per trovare soluzioni”. Non è poco per persone che spesso – come raccontano – hanno chiesto aiuto e si sono trovate davanti un muro. “Come sopravvissuta a una scuola residenziale, porto il peso del trauma intergenerazionale causato da istituzioni che avrebbero dovuto proteggerci. L’incontro di oggi è un altro passo verso la verità e la riconciliazione”, ha sottolineato la canadese Evelyn Korkmaz.

    Mentre Matthias Katsch, dalla Germania, ha spiegato che al Pontefice è stato chiesto di offrire “speranza”, intesa come “giustizia”, “risarcimenti” e “migliori tutele per bambini e adulti vulnerabili”. Oggi, ha aggiunto, “non è più sufficiente che i sopravvissuti parlino” ma “è necessario che la società ascolti”: “Non è solo la Chiesa, è tutta la società che deve essere disposta ad ascoltare e a trarre le conseguenze da ciò che le è stato detto dai sopravvissuti”. Alla conferenza è intervenuto anche Francesco Zanardi, membro di ECA e dell’associazione Rete L’Abuso (non presente all’udienza con il Papa), il quale ha annunciato un rapporto sui casi di abusi e pedofilia del clero in Italia.

    L’organizzazione ha ribadito “l’urgente necessità di un dialogo continuo, di compassione e collaborazione per costruire un futuro in cui la sicurezza, la responsabilità e la dignità non siano solo difese, ma in cui le voci dei sopravvissuti siano d’esempio”.

    In dono due libri

    All’incontro in Vaticano stamattina era presente anche il giornalista peruviano Pedro Salinas che ha consegnato il suo libro “La verdad nos hizo libres”, sulla vicenda del movimento religioso Sodalicio sorto in Perù negli anni ’70, ramificatosi in tutta l’America Latina e soppresso a inizio anno da Papa Francesco. Vittima lui stesso di abusi all’interno del movimento, Salinas insieme alla collega Paola Ugaz ha scoperchiato con un libro-inchiesta l’intera vicenda abusi all’interno di Sodalicio. Una vicenda ben conosciuta da Papa Leone, avvenuta in quel Perù dove è stato per oltre vent’anni prima missionario agostiniano e poi vescovo.

    Un libro lo ha consegnato pure Matthias Katsch, ovvero il volume di cui è autore dal titolo “Damit es aufhört” (Affinché finisca), che descrive lo scandalo degli abusi e gli sviluppi successivi a partire dal 2010 in Germania, intrecciato con la sua storia personale. A margine della conferenza, rispondendo alle domande di Stefanie Stahlhofen della redazione tedesca di Radio Vaticana – Vatican News, Katsch ha spiegato che “non è stato solo il primo incontro con Papa Leone, è stato il primo incontro in assoluto con un Papa, non con singole vittime di abusi, ma con un’organizzazione di vittime. Si tratta di un salto di qualità”.

    https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-10/abusi-papa-leone-xiv-incontro-vittime-attivisti-eca-vaticano.html