Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Città del Vaticano

  • Il cardinale Marx ha incontrato un gruppo di vittime di sacerdoti pedofili

    Il cardinale Marx ha incontrato un gruppo di vittime di sacerdoti pedofili

    A margine del vertice del Papa sugli abusi

    Città del Vaticano, 22 feb. (askanews) – Il cardinale tedesco Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera, presidente della conferenza episcopale tedesca e consigliere di Papa Francesco, ha incontrato questo pomeriggio a Roma un gruppo di vittime di sacerdoti pedofili, a margine del vertice sugli abusi convocato dal Papa in Vaticano con i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo.

    “Avevo già riflettuto in Germania sull’opportunità di incontrare” le vittime, “e non sapevo esattamente quali organizzazioni ci fossero a Roma”, ha dichiarato il porporato a conclusione dell’incontro, “e sebbene sia stato un incontro breve credo sia un segno che la Chiesa vuole ascoltare e che considera che questi gruppi e associazioni di vittime e sopravvissuti stanno fornendo un servizio alla Chiesa, e che i sopravvissuti ci hanno aiutato e continueranno ad aiutarci, a rimanere sul tema, vederlo con onestà ed ascoltare. Per questo sono grato per questo incontro”.

    Il cardinale Marx ha incontrato dapprima a porte chiuse un gruppo di dieci persone e poi, davanti a telecamere e macchine fotografiche, un gruppo di quindici persone. L’incontro era stato organizzato dall’associazione Ending Clergy Abuse, molto attiva in questi giorni a Roma nel promuovere iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica sul punto di vista delle vittime. “Grazie per questo incontro: porterò al Papa le vostre testimonianze”, ha detto il cardinale Marx accomiatandosi. A porte chiuse, a quanto si apprende, si è affrontato il tema della controversia circa il significato del concetto di “tolleranza zero”.

    http://www.askanews.it/cronaca/2019/02/22/il-cardinale-marx-ha-incontrato-un-gruppo-di-vittime-di-sacerdoti-pedofili-top10_20190222_173354/

  • Pedofilia, il cardinale Gracias: «Vescovi rendano conto degli abusi». Ma anche lui è accusato di insabbiamento

    Pedofilia, il cardinale Gracias: «Vescovi rendano conto degli abusi». Ma anche lui è accusato di insabbiamento

    Città del Vaticano – La seconda giornata del summit sugli abusi inizia con la relazione del cardinale indiano Osvald Gracias e, contemporaneamente, fa emergere la prima contraddizione. Inspiegabile. Lo stesso cardinale – secondo la Bbc – non avrebbe fatto nulla davanti alla notizia di un prete pedofilo che in una diocesi indiana, tre anni fa, ha molestato un bambino. Nel 2015 la mamma si accorge della violenza sul piccolo da parte di un religioso e va dal cardinale a denunciare il fatto e chiedere giustizia. Per tutta risposta il cardinale gli fa sapere che se ne sarebbe occupato ma che in quel momento aveva altre cose più urgenti e che doveva andare a Roma, violando, tra l’altro le leggi indiane sulla protezione dei minori che gli avrebbero imposto di chiamare subito la polizia. Alla BBC il porporato ha ammesso di essere stato preso dal panico. «Ammetto che in quel momento la polizia avrebbe dovuto essere coinvolta».

    Nella relazione che il cardinale Gracias legge non c’è traccia di questo suo personale episodio. Ai vescovi presenti in aula sviluppa il discorso della collegialità. «Perché una guarigione avvenga in modo efficace, deve esserci una comunicazione chiara, trasparente e coerente da parte di una Chiesa collegiale alle vittime, ai membri della Chiesa e alla società in generale. In quella comunicazione, la Chiesa offre diversi messaggi».

    Aggiunge anche che «l’abuso sessuale di minori e adulti vulnerabili nella Chiesa rivela una complessa rete di fattori interconnessi tra cui: psicopatologia, decisioni morali peccaminose, ambienti sociali che consentono l’abuso, risposte istituzionali e pastorali spesso inadeguate o chiaramente dannose o mancanza di risposta. L’abuso perpetrato dai chierici (vescovi, sacerdoti, diaconi) e da altri che servono nella Chiesa (ad esempio insegnanti, catechisti, allenatori) si traduce in danni incalcolabili sia diretti che indiretti. Soprattutto, l’abuso – spiega – infligge danni ai sopravvissuti. Questo danno diretto può essere fisico. È inevitabilmente psicologico, con tutte le conseguenze a lungo termine di ogni grave trauma emotivo legato a un profondo tradimento della fiducia».

    «Non si può ignorare che nella Chiesa abbiamo avuto difficoltà ad affrontare la questione dell’abuso nel modo giusto, per vari motivi. Anche noi, come vescovi, abbiamo tale responsabilità. Questo mi solleva una domanda: ci impegniamo davvero in una conversazione aperta e segnaliamo onestamente i nostri fratelli vescovi o preti quando notiamo che hanno un comportamento problematico?»

    «Strettamente collegato a questo punto – conclude Gracias – è la volontà di ammettere personalmente gli errori l’uno con l’altro e chiedere aiuto, senza voler fingere di essere perfetti».

    La giornata prosegue con l’ascolto di una vittima e un successivo intervento di un cardinale, stavolta americano, Cupich, uno degli organizzatori del summit sugli abusi.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_pedofilia_gracias_abusi_summit_vittime-4317155.html

  • Papa: ‘Pueblo de Dios espera medidas concretas contra la pederastia’

    Papa: ‘Pueblo de Dios espera medidas concretas contra la pederastia’

    ‘El enemigo está dentro’ de la Iglesia, reconoce cardenal colombiano, quien advierte sobre responsabilidad de denunciar abusos

    Ciudad del Vaticano. El papa Francisco pidió este jueves a los líderes de la Iglesia de todo el mundo que tomen “medidas concretas” contra la pederastia al abrir en el Vaticano una cumbre histórica sobre el fenómeno que sacude a la institución.

    “El pueblo de Dios nos mira y se espera no obvias y simples condenas, sino establecer medidas concretas y eficaces”, instó al hablar ante unos 200 líderes religiosos.

    “Escuchemos el grito de los niños que piden justicia”, clamó al invitar a patriarcas, cardenales, arzobispos, obispos y superiores religiosos a encarar la “plaga de los abusos sexuales” cometidos por miembros de la Iglesia.

    Se trata de la primera vez en la historia que los líderes de la Iglesia católica se reúnen a pedido del Pontífice para hablar de un delito que ha minado la credibilidad de la institución en todos los continentes y que ha sido encubierto y negado durante décadas.

    “Pido al Espíritu Santo que nos ayude en estos días a transformar ese mal en una oportunidad para tomar consciencia y como purificación”, dijo.

    Más de 30 años después del estallido del escándalo en Irlanda y Australia, y a 20 años de que salpicara a Estados Unidos, obispos y dirigentes católicos de muchas partes de Europa, Latinoamérica, África y Asia siguen negando la existencia de abusos sexuales por parte del clero o minimizan el problema.

    Francisco, el primer latinoamericano de la historia en el trono de san Pedro, convocó la cumbre tras haberse equivocado en un conocido caso de encubrimiento de abusos sexuales en Chile el año pasado. Al darse cuenta de su error, se comprometió públicamente a tomar un nuevo rumbo y está llevando al liderazgo de la institución por el mismo camino.

    La cumbre busca instruir a los líderes de la institución sobre la importancia de prevenir los abusos sexuales en sus templos, de atender a las víctimas e investigar los casos cuando ocurren.

    Peter Isley, miembro de la organización Acabar con el Abuso del Clero, dio un mensaje este jueves 21 de febrero del 2019 durante una vigilia cerca del castillo de Sant'Angelo, en Roma.
    Peter Isley, miembro de la organización Acabar con el Abuso del Clero, dio un mensaje este jueves 21 de febrero del 2019 durante una vigilia cerca del castillo de Sant’Angelo, en Roma.

    La jornada se inició con un momento de oración seguido de un desgarrador audio, y no de un video como se había anunciado, con los relatos de cinco víctimas de los cinco continentes que describieron el horror y las humillaciones padecidas.

    El Pontífice desea cambiar la mentalidad de los obispos con un método muy jesuita, por medio de tres días de debates, discursos, reuniones intercaladas con oraciones, pero sobre todo escuchando los conmovedores testimonios de víctimas de abusos sexuales.

    “Nuestra comunidad debe saber que lo estamos haciendo seriamente. Vamos a ser los paladinos de su seguridad, la de sus hijos y sus jóvenes. Vamos a dar hasta la vida por el rebaño que nos han confiado”, exhortó a los asistentes el arzobispo maltés Charles Scicluna, entre los mayores expertos sobre el tema y uno de los organizadores de la cumbre.

    Romper el silencio

    Desde que estallaron los primeros escándalos hace unos 35 años, la jerarquía de la Iglesia católica ha tomado una serie de medidas preventivas, adoptado leyes, pedido perdón y lanzado condenas, pero sin lograr que desaparezca la llamada “cultura del encubrimiento”; es decir, del silencio.

    “Nuestra falta de respuesta al sufrimiento de las víctimas, llegando a rechazarlas y a encubrir el escándalo para proteger a los autores y a la institución, ha dejado una profunda herida en nuestra relación con aquellos a quienes hemos sido enviados a servir”, reconoció el cardenal filipino Luis Antonio Tagle.

    Es justamente el tema de la rendición de cuentas el que se abordará el viernes, mientras el sábado se hablará de la transparencia.

    “Tenemos que reconocer que el enemigo está dentro” de la Iglesia, afirmó –por su parte– el cardenal colombiano Rubén Salazar, presidente del Conferencia Episcopal Latinoamericana (Celam) en una intervención muy fuerte y clara.

    Advirtió de que los líderes eclesiásticos podrían enfrentar no solo sanciones canónicas, sino también la cárcel por encubrir abusos si no atienden apropiadamente las denuncias.

    El abuso y encubrimiento “es la distorsión del significado del ministerio, que lo convierte en un medio para imponer la fuerza, violar la conciencia y los cuerpos de los más débiles”.

    El exfiscal de delitos sexuales del Vaticano compartió una serie de pasos sobre cómo llevar a cabo una investigación bajo la ley canónica, citando el ejemplo del papa Benedicto XVI.

    “Los derechos de los victimarios nunca deben primar sobre los de las víctimas”, instó tras reconocer que se encubrieron casos de pederastia con dinero “para acallar el posible escándalo” e invitó a que no se minimice jamás el alcance de los ultrajes.

    Resistencia interna

    Pese a la mano dura prometida y a la introducción del delito contra menores al inicio del pontificado, Francisco no ha logrado en estos seis años el apoyo concreto de los episcopados para combatir la pederastia con armas judiciales civiles, con algunas excepciones.

    Alessandro Battaglia, superviviente de abuso sexual, recibe un saludo de otra víctima y miembro fundador de la organizacion Acabar con el Abuso del Clero. Fue este jueves 21 de febrero del 2019 en Roma
    Alessandro Battaglia, superviviente de abuso sexual, recibe un saludo de otra víctima y miembro fundador de la organizacion Acabar con el Abuso del Clero. Fue este jueves 21 de febrero del 2019 en Roma

    Por ello, el discurso que pronunciará el Papa el domingo como conclusión del encuentro genera muchas expectativas.

    Los organizadores de la cumbre esperan por ello que anuncie una serie de medidas a corto, mediano y largo plazo.

    Medidas que para las víctimas y las organizaciones que los representan, no pueden esperar. “Pedimos que se apliquen con rigor y rápido las leyes que existen. Que se entreguen esos criminales a la justicia civil. No solo a los que abusan, sino también a los que encubren”, resaltó el chileno Juan Carlos Cruz, una de los 12 afectados de varias partes del mundo recibidas el miércoles en el Vaticano.

    https://www.nacion.com/el-mundo/interes-humano/papa-llama-a-aplicar-medidas-concretas-contra-la/CU4ZRE4AOVGZRGG2KLOO2SRTAU/story/

  • Abusos Sexuais: Associações de vítimas organizaram vigília com testemunhos

    Abusos Sexuais: Associações de vítimas organizaram vigília com testemunhos

    Visibilidade da Cimeira convocada pelo Papa tem dado oportunidade a manifestações em Roma

    Roma, 22 jan fev 2019 (Ecclesia) – A cimeira sobre abusos sexuais e proteção de menores na Igreja, que decorre no Vaticano até domingo, levou a Roma várias associações de vítimas, que têm aproveitado a visibilidade mediática do evento para organizar protestos e manifestações.

    A ECA – Ending Clergy Abuse (acabar com o abuso do clero) – uma plataforma que junta organizações de vítimas de todo o mundo – promoveu esta quinta-feira uma vigília com testemunhos de vítimas de abusos por parte do clero, nos jardins do Castelo de Sant’Angelo, arredores do Vaticano.

    Peter Isley, porta-voz da plataforma, contou como foi abusado aos 13 anos por um sacerdote em quem confiava, apelando a uma “saída do desespero do silêncio para a beleza, o poder e a verdade da voz humana”.

    Alessandro Battaglia, de Milão, foi um dos jovens que deu o seu testemunho e mostrou-se emocionado: “Fui abusado aos 15 anos por um padre que eu considerava o melhor do mundo, a quem contava tudo”.

    “É uma dor grande, uma vida destruída”, referiu.

    Em declarações aos jornalistas, Peter Isley referiu que “os católicos não sabem, e têm o direito de saber”, o número total de casos identificados pelos bispos e responsáveis religiosos.

    Foto: Ricardo Perna/Família Cristã

    O porta-voz da ECA questionou ainda as propostas que estão a ser debatidas pelos 190 participantes na inédita cimeira promovida pelo Papa: “Se uma criança está a ser abusada e molestada por um padre, não se faz um manual, retira-se aquele homem do ministério, para que não moleste mais nenhuma criança. Isso é o que eles precisam de fazer. Vão fazer?”.

    Outra preocupação, que também foi assumida durante as primeiras conferências do evento, é a de “responsabilizar os bispos que encobrem estes casos”.

    O programa da cimeira inclui, em vários momentos, testemunhos de vítimas de abusos, mas para Peter Isley também seria falar com quem conhece a realidade.

    “O que precisam de ouvir de nós é o que vamos fazer em conjunto. Não há melhor grupo de pessoas que este, porque são sobreviventes, trabalham em organizações, conhecem as pessoas, sabem lidar com a ilusão da Igreja e o sistema civil”, concluiu.

    Foto: Ricardo Perna/Família Cristã

    A ‘Catholic Worker’, organização de mulheres católicas nos Estados Unidos da América, enviou uma delegação a Roma para participar nos protestos das vítimas.

    Alice McGarry mostra-se “contente” pela realização da cimeira, mas espera “coragem, honestidade e humildade”.

    “Queremos que os bispos façam mais, e que escutem toda a gente. A Igreja perdeu a confiança do mundo e precisamos de fazer muito mais, os padres e todas as pessoas da Igreja, precisam de trabalhar em conjunto para mudar e reconquistar a confiança do mundo”, observou a ativista, para quem é preciso superar o “medo” de agir.

    https://www.agencia.ecclesia.pt/portal/abusos-sexuais-associacoes-de-vitimas-organizam-vigilia-com-testemunhos/

  • Pedofilia nella Chiesa, il diktat del Papa ai vescovi: “Informare le autorità civili”

    Pedofilia nella Chiesa, il diktat del Papa ai vescovi: “Informare le autorità civili”

    Al summit vaticano Francesco consegna un vademecum per combattere il fenomeno degli abusi sessuali nella Chiesa

    di GIOVANNI PANETTIERE

    Città del Vaticano, 22 febbraio 2019

    Non basta più stigmatizzare la pedofilia nella Chiesa. I fedeli si attendono una reazione, non le ormai solite, stanche parole di condanna. Il Papa prima lo dice e poi dà indicazioni chiare ai vescovi su come affrontare nella prassi il dramma degli abusi sessuali sui minori. È un discorso conciso quello con cui Francesco apre il summit in Vaticano sulla tutela dei minori con i presidenti degli episcopati nazionali, i capi dei dicasteri di Curia, i rappresentanti dei superiori generali degli istituti religiosi, gli esperti qualificati. Poche battute per ribadire lo spirito di un vertice che il Pontefice vuole improntato all’azione.  In ballo vi è la credibilità della Chiesa, minata da quasi vent’anni di scandali sulla pelle dei più piccoli. “Il santo popolo di Dio – chiarisce una volta per tutte Bergoglio – ci guarda e attende da noi non semplici e scontate condanne, ma misure concrete ed efficaci da predisporre: ci vuole concretezza”.

    Neanche il tempo di soppesare il discorso appena concluso che a sorpresa vescovi e cardinali si trovano fra le mani un testo in ventuno punti, pratici e senza fronzoli, su come affrontare i casi di pedofilia nelle Chiese locali. Non un documento definitivo, ma indicazioni da non disattendere, destinate a fungere da traccia per il confronto interno fra i 190 partecipanti all’assise che si chiuderà domenica con l’intervento del Pontefice. Concretezza nel gestire la piaga degli abusi, ma anche trasparenza a tutti i livelli. Anche con la stampa subito informata delle linee guida del Papa.

    Innanzitutto Bergoglio spinge, perché sia elaborato un vademecum pratico nel quale si specifichino i passi da compiere, da parte dell’autorità ecclesiale, in tutti i momenti-chiave dell’emergenza pedofilia. Chi stilerà questo documento? Quando sarà pronto? A fugare i dubbi ci pensa l’arcivescovo di Malta, Charles Scicluna, segretario aggiunto della Congregazione per la dottrina della fede. Nel corso del primo briefing sull’andamento del vertice, assicura che il suo dicastero sta già lavorando in questa direzione e in tempi brevi renderà di dominio pubblico il testo. L’efficienza, che lo ha reso celebre nella lotta agli abusi sui minori, prima come pm dell’Ex Sant’Uffizio (caso Maciel e Legionari di Cristo, in primis), ora nelle vesti di numero due dello stesso ministero, gioca a favore di Scicluna che oggi, nella sua relazione al summit, ha fornito ai vescovi un sunto dettagliato dei protocolli canonici da seguire.

    Nell’ottica del Papa le diocesi si devono dotare di strutture di ascolto delle vittimee di un organismo per la ricezione delle denuncia che sia autonomo dall’autorità ecclesiale del luogo. Qualcosa di analogo si sta approntando in Italia dove il Servizio nazionale per la protezione dei minori ha promosso l’istituzione di una task force anti-abusi in ogni Chiesa locale. Il rapporto con le autorità civili deve essere limpido, prescrive Francesco: vanno informate al pari degli organismi ecclesiastici superiori nel rispetto delle norme statali e canoniche. A proposito la Conferenza episcopale italiana, in occasione dell’assemblea generale di maggio, dovrebbe finalmente prevedere nelle nuove linee guida un dovere di denuncia ai pm di casi di pedofilia acclarati. Lo ha anticipato a Qn il presidente dei vescovi, il cardinale Gualtiero Bassetti.

    Andrà poi modificato, incalza Francesco, il diritto canonico che oggi impone il compimento dei 14 anni di età per la donna prossima al matrimonio: il Pontefice ha chiesto di innalzare il requisito a 16 anni (come è già per i maschi)  al fine di scongiurare qualsiasi forma di costrizione ai danni delle nubende e assicurare la loro piena maturità. Tradotto, niente più spose bambine.

    Bergoglio si attende anche una revisione, da parte dei singoli episcopati nazionali, delle linee guida che la Santa Sede dal 2011 ha reso obbligatorie. Sempre Scicluna ha tenuto a precisare che uno dei frutti del summit in corso sarà proprio la ricognizione di queste disposizioni. Piena poi deve essere la vicinanza e l’accompagnamento delle vittime nei loro percorsi di guarigione.

    Al contempo, va salvaguardato il diritto divino (naturale, nello specifico) del prete accusato a difendersi. Pertanto il Papa censura qualsiasi tipo di pubblicazione di nomi di sacerdoti semplicemente sospettati di violenza: va attesa una sentenza di condanna canonica passata in giudicato. Che, stando a quanto precisato da Scicluna, dovrà prevedere per il reo l’inibizione da qualsiasi forma di esercizio pubblico del ministero e l’impossibilità totale di entrare in contatto con i minori. Su quella che un tempo si chiamava riduzione allo stato laicale, il segretario aggiunto dell’Ex Sant’Uffizio è cauto: bisogna discernere caso per caso, tenendo conto anche dell’età del condannato.

  • Pope Francis skips meeting with survivors on eve of Vatican clergy abuse summit

    Pope Francis skips meeting with survivors on eve of Vatican clergy abuse summit

    Clergy sexual abuse survivors were left waiting for answers Wednesday as an international mix of Catholic Church leaders gathered in Rome to address the child sexual abuse scandal that has rocked parishes around the world — including Western Pennsylvania.

    Calls for an apology to survivors, an acknowledgement of their pain, sweeping global policy changes and the ouster of a Pennsylvania bishop some deemed to have been complicit in cover-ups were among the demands survivors took to Rome.

    Shaun Dougherty, a 49-year-old Johnstown native, was among 12 survivors invited to meet with church leaders in advance of the official call to order of the four-day summit on clergy sexual abuse, which Pope Francis will convene at the Vatican beginning Thursday. Dougherty was disappointed but not surprised the pope did not attend Wednesday’s meeting with survivors.

    “I’m aggravated. This is the CEO of the Roman Catholic Church,” Dougherty told CBS News reporter Nikki Battiste. “We came to his house to meet with him about his abusive priests … and he wasn’t there. He delegated.”

    Dougherty and other survivors met for more than two hours with the Vatican’s lead sex abuse investigator and other members of the organizing committee for the summit. The event is taking place amid intense scrutiny after new allegations of abuse and cover-up last year sparked a credibility crisis for the Catholic Church hierarchy.

    Phil Saviano, an American who played a crucial role in exposing clergy abuse in the United States decades ago, said after the survivors’ meeting that he argued for the Vatican to release the names of abusive priests around the world along with their case files.

    “Do it to launch a new era of transparency,” Saviano said he told the summit committee in a letter and in person. “Do it to break the code of silence. Do it out of respect for the victims of these men, and do it to help prevent these creeps from abusing any more children.”

    Dougherty said he hoped for an apology from church leaders and a plan to address the problem with zero tolerance for abuse so no other child will have to face the kind of abuse he faced from a trusted parish priest beginning when he was 10.

    He has yet to realize those goals.

    Dougherty and other survivors and support groups gathered in Rome will work to promote change and transparency in the Church, as the international group of bishops meets through Sunday.

    SNAP, or the Survivors’ Network of Those Abused by Priests, sent four delegates to Rome. The 30-year-old support group that claims 25,000 members and supporters, enumerated five policy goals in a letter delivered to Pope Francis this month. They also asked for a meeting with the pontiff — a request that as of Wednesday remained unanswered.

    Among their demands were that the church:
    • Adopt a zero tolerance for abuse worldwide
    • Oust church leaders who have covered-up abuse

    • Order that all internal files as well as future complaints be turned over to law enforcement

    • Order church leaders to drop efforts to block changes to state laws that would give survivors timed out of court by the statute of limitations an opportunity to file civil suits

    Citing last summer’s Pennsylvania grand jury report that detailed allegations of rampant clergy sexual abuse, the group also called for the ouster of Pittsburgh Bishop David Zubik. They said the report showed that Zubik failed to act quickly to save children and was complicit in cover-ups.

    The Pittsburgh bishop previously has resisted prior calls to resign from the post he has held since 2007. He said he wants to be “part of the healing.”

    SNAP’s Midwest spokeswoman Judy Jones said that is not enough.

    “We are asking Pope Francis to demonstrate that he understands just how deeply this crisis is rooted and it needs to be addressed in every diocese, including the Pittsburgh diocese,” Jones said.

    Francis set high hopes among survivors when he acknowledged the shadow predator priests and abuse cover-ups have cast on the church and called the presidents of national conferences of Catholic bishops from around the world to Rome.

    “Bishop Zubik joins with all the faithful of the Diocese of Pittsburgh in praying for the success of the summit and its goal of protecting children and young people worldwide,” a spokeswoman from the Pittsburgh diocese said in a statement.

    Expectations ratcheted up even higher after the Vatican announced Saturday that Cardinal Theodore McCarrick had been defrocked after being found guilty of soliciting sex during confession and for having committed sins against adults and minors.

    In addition to SNAP, delegates from BishopAccountabilty.org and End Clergy Abuse gathered to monitor the summit, as did Pennsylvania state Rep. Mark Rozzi, D-Berks.

    Rozzi, an abuse survivor who testified before the state grand jury, has enlisted the aid of survivors and survivor groups to promote a change in Pennsylvania law to open the courts so adult abuse survivors barred from court by the statute of limitations would have a limited opportunity to file civil suits against the church. He and others are asking the pope to request that church leaders drop their opposition to such laws.

    https://triblive.com/news/world/pope-francis-skips-meeting-with-survivors-on-eve-of-vatican-clergy-abuse-summit/

  • Summit sulla pedofilia, le vittime in Vaticano: «Intervenite»

    Summit sulla pedofilia, le vittime in Vaticano: «Intervenite»

    Da giovedì a domenica i lavori con vescovi provenienti da 190 Paesi. Ma le associazioni chiedono di poter incontrare Francesco che sarà presente a tutte le fasi del dibattito

    «Eravamo in otto, dagli Usa alla Giamaica. È la prima volta che la Chiesa ci riceve come rappresentanti di associazioni di vittime di tutto il mondo e non solo singoli, e questa apertura al dialogo è già notevole, vedremo come va a finire… Io rappresentavo tutte le vittime italiane, la nostra associazione ne ha in carico 800». Francesco Zanardi ha 48 anni, ne aveva 11 quando a Spotorno fu violentato dal viceparroco, «si chiamava don Nello Giraudo, durò tre anni», nel 2010 ha fondato «Rete l’Abuso» e ieri ha incontrato con altre associazioni il comitato organizzativo dell’incontro mondiale su «protezione dei minori nella Chiesa» che si apre oggi in Vaticano. Speravano nel Papa ma per oltre due ore hanno parlato col cardinale Blase Cupich, l’arcivescovo Charles Scicluna, i gesuiti Federico Lombardi e Hans Zollner, la squadra che guida il summit al quale Bergoglio ha convocato 190 presidenti di conferenze episcopali del pianeta.

    Peter Isely, portavoce di «Ending clergy abuse», scuote la testa: «Devono agire, dov’è il piano? Non c’è». Juan Carlos Cruz, vittima del pedofilo cileno Karadima, considera: «Il Papa sta facendo quello che può, i vescovi lo seguano, ora o mai più». Zanardi è duro con la Chiesa Italiana: «Faccia chiarezza e imponga ai vescovi l’obbligo di denuncia. A Scicluna ho detto che devono cacciare chi ha coperto, come Delpini a Milano con don Mauro Galli e Sepe a Napoli con don Silverio Mura».

    Giovedì mattina al summit parlerà Francesco. Poi il confronto: responsabilità del vescovo, trasparenza. Padre Zollner è chiaro: «Oggi un vescovo rende conto direttamente solo al Papa. Significa che il Papa dovrebbe controllare 5.100 vescovi, il che non è possibile». I cardinali ultraconservatori Burke e Brandmüller, già firmatari dei «dubia» contro le aperture di Bergoglio, collegano gli abusi alla «piaga dell’agenda omosessuale nella Chiesa» e all’abbandono della «legge morale assoluta». Francesco ieri non l’ha mandata a dire: «Coloro che passano la vita accusando, accusando, accusando, sono – non dirò figli, perché il diavolo non ne ha – ma amici, cugini, parenti del diavolo».

    https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/19_febbraio_21/summit-pedofilia-vittime-vaticano-intervenite-9e81d7bc-35ad-11e9-a9b4-ecf4c6ca5234.shtml#

  • Pedofilia, migliaia di casi di abusi nella Chiesa

    Pedofilia, migliaia di casi di abusi nella Chiesa

    Sono migliaia i casi di abusi sessuali su minori commessi in tutto il mondo da uomini di Chiesa. Statistiche complessive e aggiornate non ne esistono, ma mons. Charles Scicluna, già «promotore di giustizia» della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha annunciato oggi al briefing sui lavori del summit sulla Protezione dei minori, che la Congregazione sta lavorando all’elaborazione di un dossier statistico che dovrebbe essere diffuso «nei prossimi mesi» accompagnato da note di contesto.

    Nel giugno 2009 il cardinale Claudio Hummes, prefetto per il Clero dichiarò al settimanale cattolico spagnolo Vida Nueva che «la Chiesa non può chiudere gli occhi di fronte ai casi di pedofilia tra i propri preti, che in alcune diocesi arrivano a coinvolgere quattro preti su cento», rettificando quanto detto il 5 gennaio 2008 all’Osservatore Romano, cioè che tra i sacerdoti «neppure l’1% ha a che fare con problemi di condotta morale e sessuale».

    Nel settembre del 2009 l’arcivescovo Silvano Tomasi, allora osservatore permanente della Santa Sede all’Onu di Ginevra, dichiarò al Consiglio dei Diritti Umani che, stando alle ricerche interne, nel clero cattolico solo tra l’1,5% e il 5% era coinvolto in abusi sessuali su minori. Per Scicluna, tali stime sarebbero sovradimensionate rispetto al numero delle denunce di chierici accusati di abusi pervenute dalle singole diocesi all’ex Sant’Uffizio negli anni 2001-2010: esse avrebbero coinvolto circa 3.000 sacerdoti, dei quali propriamente pedofili circa un decimo.

    Secondo i dati della Chiesa cattolica a fronte di una popolazione media di circa 440.000 membri del clero nel mondo, i chierici colpevoli di abusi su minori risulterebbero all’incirca lo 0,67%, dei quali propriamente pedofili lo 0,067%. Tra le varie vicende «nazionali», spiccano alcuni dossier. Il più clamoroso rimane ancora oggi quello della diocesi di Boston, sollevato a partire dal 2002 dalla stampa: 600 articoli, 1.000 casi di bambini vittime di abusi sessuali e psicologici, 70 preti pedofili, e un cardinale nel mirino, lo scomparso Bernard Francis Law, «riparato» in Vaticano nel 2004 come arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore. La vicenda è stata raccontata dal film premio Oscar Spotlight.

    L’anno scorso, invece, il gran giurì della Pennsylvania ha certificato a partire dagli anni ’40 più di 300 preti abusatori e oltre mille vittime, oltre a coperture sistematiche che hanno portato alle dimissioni del cardinale di Washington Donald Wuerl. Inchieste analoghe sono partite in una quindicina di Stati Usa.

    In Irlanda, negli anni, due indagini indipendenti governative che hanno scoperchiato il sistema di omertà: il rapporto Ryan ha raccolto oltre 2.500 testimonianze di violenze e abusi su minori nelle scuole, nei seminari, nelle parrocchie cattoliche tra il 1930 e la fine degli anni Settanta, e il rapporto Murphy che ha puntato lo zoom sulla diocesi di Dublino, inquadrata dal 1975 al 2004. Conclusione: di fronte alle denunce di abusi presentate dalle vittime o dalle famiglie, i vertici della Chiesa cattolica, anziché intervenire contro i colpevoli, hanno alzato un muro di silenzio. Il caso ha costretto Benedetto XVI, nel 2010, a una storica lettera di scuse al popolo irlandese.

    Fa ancora discutere il caso di Marcial Maciel Degollado, il fondatore dei Legionari di Cristo, condannato dall’ex
    Sant’Uffizio alla rinuncia del ministero pubblico e a una vita riservata il 19 maggio 2006, dopo un’indagine durata più di un anno, ma con denunce che risalivano già al 1956 sulla sua doppia e tripla vita, con abusi anche sui figli naturali. Un caso in cui hanno pesato le forti protezioni di cui il messicano Maciel godeva in Vaticano nell’era di San Giovanni Paolo II.

    Papa Francesco si è dovuto confrontare con la grave situazione della Chiesa cilena, dove il caso di Fernando Karadima, sacerdote e abusatore seriale, è stato paragonato a un secondo caso Maciel. Dopo una prima sottovalutazione del caso, il Papa ha ordinato una nuova inchiesta, sia sugli abusi che sulle relative coperture da parte di vescovi, a conclusione della quale ha spretato Karadima e ricevuto le dimissioni in blocco dell’intero episcopato cileno.

    Un quadro esaustivo della situazione in Germania lo ha dato uno studio pubblicato nel settembre scorso e commissionato dalla stessa conferenza episcopale del Paese: 3.677 minori sono stati coinvolti in casi di abuso da parte dei sacerdoti in un arco temporale di quasi settant’anni, dal 1946 al 2014. In tutto sono 1.670 i sacerdoti accusati di aver abusato sessualmente di bambini che nella metà dei casi avevano meno di 13 anni.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_chiesa_abusi-4315377.html

  • Pedofilia, summit di 4 giorni in Vaticano. Papa Francesco: “Non semplici e scontate condanne, servono misure concrete”

    Pedofilia, summit di 4 giorni in Vaticano. Papa Francesco: “Non semplici e scontate condanne, servono misure concrete”

    Il pontefice ha aperto il summit di quattro giorni in Vaticano sulla protezione dei minori per contrastare la piaga degli abusi sessuali dei preti su bambini e adolescenti. A tutti i partecipanti Francesco ha fatto distribuire delle linee-guida sulla pedofilia utili per le riflessioni del summit. Il cardinal Bassetti: “Denunciare? Decisiva l’assemblea Cei a maggio. Se accusa verosimile, dovere di denuncia”

    di Francesco Antonio Grana

    “Il santo Popolo di Dio ci guarda e attende da noi non semplici e scontate condanne, ma misure concrete ed efficaci da predisporre. Ci vuole concretezza”. Lo ha affermato Papa Francesco aprendo, in Vaticano, l’inedito summit sulla pedofilia al quale partecipano i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo. Tre giorni e mezzo fitti di programma con ben nove relazioni, una celebrazione penitenziale e una messa conclusiva. “Dinanzi alla piaga degli abusi sessuali perpetrati da uomini di Chiesa a danno dei minori – ha sottolineato Bergoglio nel discorso di apertura del vertice – ho pensato di interpellare voi, patriarchi, cardinali, arcivescovi, vescovi, superiori religiosi e responsabili, affinché tutti insieme ci mettiamo in ascolto dello Spirito Santo e con docilità alla sua guida ascoltiamo il grido dei piccoli che chiedono giustizia. Grava sul nostro incontro il peso della responsabilità pastorale ed ecclesiale che ci obbliga a discutere insieme, in maniera sinodale, sincera e approfondita su come affrontare questo male che affligge la Chiesa e l’umanità. Iniziamo, dunque, il nostro percorso armati della fede e dello spirito di massima parresia, di coraggio e concretezza”.

    A tutti i partecipanti Francesco ha fatto distribuire delle linee-guida sulla pedofilia utili per le riflessioni del summit. L’obiettivo del vertice è dare ai vescovi di tutto il mondo le direttive da applicare immediatamente per contrastare gli abusi sessuali su minori del clero. Per troppo tempo, infatti, abusatori seriali sono stati spostati di parrocchia in parrocchia con la complicità dei loro superiori che hanno coperto la pedofilia. Questo quando non sono stati cardinali e vescovi a commettere direttamente le violenze.

    Numerose le associazioni delle vittime che da tutto il mondo sono arrivate a Roma per protestare per la mancata accoglienza da parte della Chiesa cattolica. Prima del summit, il Comitato organizzatore ha incontrato un gruppo di rappresentanti di vittime. “Erano presenti 12 persone, uomini e donne, – ha affermato il direttore ad interim della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti – provenienti da diverse aree del mondo e appartenenti a diverse organizzazioni. L’incontro è durato poco più di due ore. I membri del Comitato sono molto grati alle vittime che hanno partecipato per la sincerità, la profondità e la forza delle loro testimonianze, che li aiuteranno certamente a comprendere sempre meglio la gravità e l’urgenza dei problemi che saranno affrontati nel corso dell’incontro”. Non sono mancate, però, le proteste di tutte quelle vittime che sono rimaste escluse a iniziare da Peter Saunders, ex membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori. Nel 2016 Saunders si era dimesso dall’organismo vaticano accusando la Curia romana, e in particolare la Congregazione per la dottrina della fede, di ostacolare la lotta alla pedofilia.

    Alla Curia romana il Papa aveva già spiegato che “la Chiesa da diversi anni è seriamente impegnata a sradicare il male degli abusi, che grida vendetta al Signore, al Dio che non dimentica mai la sofferenza vissuta da molti minori a causa di chierici e persone consacrate: abusi di potere, di coscienza e sessuali”. Francesco aveva aggiunto che “parlando di questa piaga, alcuni all’interno della Chiesa si infervorano contro certi operatori della comunicazione, accusandoli di ignorare la stragrande maggioranza dei casi di abusi, che non sono commessi dai chierici della Chiesa – le statistiche parlano di più del 95% – e accusandoli di voler intenzionalmente dare una falsa immagine, come se questo male avesse colpito solo la Chiesa Cattolica. Invece io vorrei ringraziare vivamente quegli operatori dei media che sono stati onesti e oggettivi e che hanno cercato di smascherare questi lupi e di dare voce alle vittime. Anche se si trattasse di un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – la Chiesa chiede di non tacere e di portarlo oggettivamente alla luce, perché lo scandalo più grande in questa materia è quello di coprire la verità”.

    Nel corso del summit, come spiegato dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, in un’intervista a Qn, si parlerà anche dell’ipotesi di denunciare i casi di pedofilia alle autorità civili, anche se “sarà decisiva la prossima assemblea della Cei a maggio”. Il numero uno della Conferenza episcopale italiana ha spiegato di non escludere “che, la dove l’accusa si riveli verosimile, si affermi un dovere di denuncia, a maggior ragione questo si impone quando c’è un pericolo fondato di reiterazione dell’abuso”. La tutela della cura dei minori, ha aggiunto, “deve costituire il criterio prioritario, anche quando esige scelte sofferte”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/21/pedofilia-summit-di-4-giorni-in-vaticano-papa-francesco-non-semplici-e-scontate-condanne-servono-misure-concrete/4987373/

  • Vaticano, l’ombra di Maciel sul vertice anti pedofilia

    Vaticano, l’ombra di Maciel sul vertice anti pedofilia

    di Franca Giansoldati

    CITTÀ DEL VATICANO Ieri mattina a ridosso del colonnato, fuori dal cancello di un edificio, Peter Saunders, vittima di un prete pedofilo e attivista nella causa contro gli abusi, protestava garbatamente chiedendo spiegazioni sul perché il Vaticano gli avesse sbattuto ancora una volta la porta in faccia impedendogli l’ingresso. Dentro, una dozzina di vittime precedentemente selezionate con cura, venivano ascoltate dal comitato organizzatore del summit sugli abusi (che si apre stamattina con un discorso del Papa).

    Prima o poi qualcuno dovrà chiarire a Saunders i motivi per cui è stato escluso da quel protocollo, proprio lui che aveva fatto parte della Pontificia Commissione sulla protezione dei minori, e che, tre anni fa, aveva dovuto lasciare pagando il suo coraggio nel criticare il cardinale Pell, all’epoca potentissimo, oggi imputato in due processi e condannato in Australia per una vicenda di pedofilia. Saunders disapprovava l’atteggiamento, a suo avviso sfuggente, di tante strutture vaticane accusandole di dimostrarsi forti con i deboli, ma deboli con i forti.

    DEMONIO
    La stessa sensazione che non abbandona Alberto Athiè, messicano, ex sacerdote, una delle centinaia di vittime di Maciel Marcial Degollado, il fondatore pedofilo dei Legionari di Cristo, paragonato da molti a un demonio. Fu punito solo nel 2006 da Benedetto XVI nonostante le parecchie denunce esistenti, alcune insabbiate da decenni. Per ottenere questa impunità Maciel avrebbe sfruttato amicizie potenti: con San Giovanni Paolo II, il cardinale Stanislao Dziwisz, il cardinale Angelo Sodano che lo avrebbero messo a riparo da ogni possibile inchiesta. Sta di fatto che Ratzinger per aprire una inchiesta su di lui dovette aspettare di diventare Papa e anche in questa veste, per poter prendere provvedimenti contro Maciel, dovette scontrarsi con Sodano e Dziwisz.

    Maciel morì in una clinica, in Florida, nel 2008 senza essere ridotto allo stato laicale. Il suo caso resta un tabù. Ancora oggi la Chiesa non ha fatto un pubblico mea culpa per le centinaia di vittime, le violenze psicologiche, gli abusi sui figli naturali, la menzogna elevata a sistema. Il più grande criminale della Chiesa in epoca moderna. Alberto Athiè in questi giorni è a Roma. Non vuole mancare all’appuntamento di un summit che considera storico. La speranza è che la miopia del passato possa fare posto ad una nuova era. Ricorda con dolore che anche Papa Francesco quando andò in Messico, tre anni fa, evitò di ricevere le vittime di Maciel, nonostante avessero insistito per una udienza con lui a risarcimento di un capitolo mostruoso. I dubbi sono tutt’ora intatti, sostiene Athiè, e quello di Maciel resta un capitolo aperto.

    Non a caso nei giorni scorsi l’arcivescovo Charles Scicluna il prelato mandato nel 2005 da Ratzinger a raccogliere le testimonianze contro il Fondatore dei Legionari di Cristo con una battuta ha fatto allusione a questo sfasamento. «In genere in Vaticano vengono fatte leggi da applicare altrove». Aggiungendo: «In questa battaglia per la tolleranza zero io non mollerò mai. L’omertà è un meccanismo che va rimosso». Due settimane fa il Papa aveva riferito della battaglia dell’allora cardinale Ratzinger contro una certa mentalità curiale portata ad insabbiare. L’allusione al caso Maciel era inequivocabile. «C’erano tutte le carte, i documenti su una certa organizzazione religiosa che aveva al suo interno corruzione economica e sessuale. Ma c’erano dei filtri per cui doveva arrivare al dunque. Il Papa di allora (Giovanni Paolo II ndr) fece una riunione con la voglia di vedere. Ratzinger andò con le sue carte. Quando tornò indietro disse al suo segretario: metti la cartella in archivio, ha vinto l’altro partito».

    Quell’insabbiamento, come si sa, durò fino a che Ratzinger non divenne Papa e spedì Scicluna a raccogliere testimonianze. Ancora oggi quel capitolo rimane materia esplosiva tanto che Dziwisz, grande amico di Maciel, dalla Polonia ha polemizzato direttamente con Bergoglio. «Non penso che Giovanni Paolo II con spensieratezza non credesse alle prove dei reati presentategli. Non era il suo stile. Inoltre non aveva né filtri, né blocco delle informazioni. I problemi della Chiesa il Papa polacco li discuteva con delle persone di competenza e non con i privati segretari». Dziwisz omette però di ricordare che durante l’ultimo periodo della malattia di Giovanni Paolo II il pontefice decideva ormai ben poco. In ogni caso in Vaticano permane ancora una certa indulgenza nel trattare il tema degli abusi. Ieri l’agenzia di Propaganda Fide, intervistando un teologo, filtrava il seguente pensiero: «bisogna essere misericordiosi con i preti pedofili, anche loro sono percorelle smarrite». E gli oppositori del Papa (vedi Burke e Brandmuller) sostengono che il male della Chiesa non sono solo gli abusi: «La piaga dell’agenda omosessuale è diffusa».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vaticano_pedofilia_summit_maciel-4313741.html