Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Città del Vaticano

  • Pedofilia, testimonianze choc al summit: «Abusata per 13 anni, il prete mi fece anche abortire»

    Pedofilia, testimonianze choc al summit: «Abusata per 13 anni, il prete mi fece anche abortire»

    Città del Vaticano – Al summit sugli abusi sono state proiettate alcune testimonianze di vittime. Una di queste riguarda una giovane donna, la cui identità è stata protetta. Le sue parole hanno scioccato i presenti. «Dall’età di 15 anni ho avuto relazioni sessuali con un prete. Questo è durato 13 anni. Sono stata incinta tre volte e mi ha fatto abortire tre volte, molto semplicemente perché egli non voleva usare profilattici o metodi contraccettivi. All’inizio mi fidavo così tanto di lui che non sapevo potesse abusare di me. Avevo paura di lui e ogni volta che mi rifiutavo di avere rapporti sessuali con lui, mi picchiava. E siccome ero completamente dipendente da lui economicamente, ho subito tutte le umiliazioni che mi infliggeva. Avevamo questi rapporti sia a casa sua nel villaggio che nel centro di accoglienza diocesano. In questa relazione non avevo il diritto di avere dei “ragazzi”; ogni volta che ne avevo uno e lui veniva a saperlo, mi picchiava. Era la condizione perché mi aiutasse economicamente… Mi dava tutto quello che volevo, quando accettavo di avere rapporti sessuali; altrimenti mi picchiava».

    La donna spiega che la sua vita ora è distrutta per le umiliazioni subite. Ai partecipanti del summit, ai vescovi e ai cardinali, chiede una sola cosa: «Non si può abusare di una persona in questo modo. Bisogna dire che i preti e i religiosi hanno modo di aiutare e allo stesso tempo anche di distruggere: devono comportarsi da responsabili, da persone avvedute».

    https://www.ilmattino.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_abusi_vittime_pedofilia-4314972.html

  • Pedofilia: «Al via una ricerca sugli abusi dei preti commessi in Italia»

    Pedofilia: «Al via una ricerca sugli abusi dei preti commessi in Italia»

    Parla il segretario della Cei, monsignor Stefano Russo: «Obbligo di denuncia, consulteremo i vescovi»

    «Queste giornate saranno una salutare scossa a vincere ogni tiepidezza o resistenza davanti a un problema che si impone per serietà, urgenza e gravità…». Monsignor Stefano Russo è segretario generale della Cei dalla fine di settembre. Per la prima volta parla di ciò che intende fare la Chiesa italiana nel prossimo futuro: una ricerca affidata a un’università per capire finalmente le dimensioni del fenomeno degli abusi in Italia, e un’«ampia consultazione» tra i vescovi sull’obbligo di denuncia alle autorità civili.

    Eccellenza, che cosa si aspetta la Chiesa italiana da questo incontro?
    «Papa Francesco ci sprona a fare i conti con il passato, a chiedere perdono per le colpe commesse e ad impegnarci a fondo per superare ogni condizione che permetta lo sviluppo dell’abuso. Dell’incontro mi convince anche il metodo sinodale: dal confronto alla risposta concorde».

    Avete statistiche attendibili circa i casi di abusi su minori compiuti da sacerdoti?
    «Dati precisi no, anche se le situazioni di abuso finora riscontrate sono motivo di preoccupazione fondata. Non mi riferisco soltanto all’abuso sessuale in quanto tale, ma all’abuso di potere e di coscienza, esercitato da preti che interpretano il loro ministero non come un servizio, ma come un potere».

    Padre Hans Zollner, presidente del Centro di protezione dei minori dell’Università Gregoriana e tra gli organizzatori dell’incontro, diceva al «Corriere» che la Chiesa italiana dovrebbe fare come quella tedesca, che ha compiuto una ricerca durata tre anni in tutti gli archivi, altrimenti si troverà a dover rincorrere lo scandalo…
    «Stiamo pensando a nostra volta di affidare a un’università una ricerca a tutto campo, che restituisca le dimensioni del fenomeno nella Chiesa come negli altri ambiti della società. Attorno a questa tematica oggi si gioca la nostra credibilità: non ci sarà riforma, senza una piena fedeltà all’esperienza liberante del Vangelo: ne sono testimoni generazioni di santi educatori, di cui il Paese intero può a ragione andare fiero».

    Rispondendo alla richiesta di Benedetto XVI, la Cei ha pubblicato nel 2012 e poi nel 2014 delle linee guida contro gli abusi: perché ne state preparando una nuova versione?
    «L’intento è quello di contribuire a una cultura diffusa, che abbia a cuore la protezione del minore. Le linee guida del 2014 sono focalizzate su procedure giuridiche con cui affrontare i casi di abuso sessuale compiuti da chierici. Oggi c’è la volontà di non fermarsi alla reazione, per puntare alla prevenzione, coinvolgendo competenze diverse e mettendo a punto procedure chiare. Conoscere a fondo le cause e le circostanze che favoriscono l’abuso, esigere una selezione rigorosa dei candidati al ministero, coinvolgere l’intera comunità in processi di informazione e formazione: sono tasselli di un’azione che non consente ulteriori ritardi».

    La Cei ha sempre ripetuto che un vescovo in Italia «non ha l’obbligo giuridico» di denunciare alle autorità civili un prete pedofilo. Per quale ragione non si dà da sé un tale obbligo?
    «La collaborazione attiva con le autorità è necessaria per prendere di petto il problema degli abusi sui minori: va fatta secondo verità e giustizia, superando ogni atteggiamento di chiusura o nascondimento, altamente lesivo per la credibilità della Chiesa. Per questo, a mio parere, una volta valutata la verosimiglianza di una notizia di reato, occorrerebbe segnalarla all’autorità competente, nel rispetto della legge civile e della privacy della vittima e dei suoi familiari. Anche su questo nei prossimi mesi ci sarà un’ampia consultazione tra i vescovi».

    Avete istituito un Servizio nazionale per la tutela dei minori: non vi figura alcuna vittima. Perché? Contate di ascoltarle?
    «Le finalità del Servizio sono legate soprattutto ad assicurare un supporto al territorio, a partire dalle diocesi, con l’offerta di proposte che sollecitino e aiutino la costituzione in loco di referenti – uomini e donne – attenti a promuovere ambienti sani e sicuri. Diversi membri del Servizio, comunque, sono da anni impegnati nell’ascolto e nell’accompagnamento delle vittime».

    C’è stato un tempo, lo diceva lo stesso papa Ratzinger, in cui si insabbiavano i crimini con l’idea di «difendere l’istituzione». Che cosa è mancato finora e cosa dovrà cambiare?
    «Ogni volta che si è preferito occultare – illudendosi, ad esempio, che bastasse cambiare destinazione al colpevole – si è favorito il radicamento di questo reato. In questo modo, inoltre, si è contribuito a ferire ulteriormente le vittime, che si sono viste privare di ogni giustizia. Vanno recuperate responsabilità, capacità di chiamare le cose per nome e trasparenza».

    https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/19_febbraio_21/stefano-russo-cei-al-via-ricerca-abusi-preti-commessi-italia-cdc28f84-35ae-11e9-a9b4-ecf4c6ca5234.shtml

  • Vaticano, vittime di pedofilia protestano a San Pietro: “Noi esclusi dall’incontro”

    Vaticano, vittime di pedofilia protestano a San Pietro: “Noi esclusi dall’incontro”

    Protesta a ridosso del Colonnato di Piazza San Pietro delle vittime di pedofilia riunite nell’organizzazione internazionale Ending Clergy Abuse. Peter Sanders, vittima australiana ed ex membro della pontificia commissione per la tutela dei minori: “I funzionari vaticani che stanno organizzando il summit sugli abusi hanno scelto di parlare solo con le vittime che vogliono loro”.

    Protesta in via Paolo VI, a ridosso del Colonnato di Piazza San Pietro, delle vittime di pedofilia riunite nell’organizzazione internazionale Ending Clergy Abuse, che riunisce persone di 22 Paesi nel mondo. Una protesta che nasce dal fatto che la loro delegazione non è stata ricevuta dal comitato organizzatore del summit sulla Protezione dei minori al via da domani in Vaticano assieme ad altri che invece hanno potuto accedere all’incontro. Peter Saunders, uno dei portavoce dell’organizzazione Ending Clergy Abuse (egli stesso vittima di abusi ed ex membro della pontificia commissione per la tutela dei minori), ha parlato con la stampa: “Non ci ricevono come ECA. Hanno scelto di parlare con le vittime che vogliono loro ma devono capire che noi rappresentiamo 22 Paesi”, ha spiegato sottolineando di non aver ricevuto spiegazioni per tale rifiuto. Già nei giorni scorsi l’associazione delle vittime ha chiesto “tolleranza zero”: “Ogni prete colpevole deve essere dimesso dallo stato clericale e anche i vescovi che hanno coperto devono essere espulsi dalla Chiesa. Chiediamo che sia obbligatorio per tutti i vescovi denunciare alle autorità civili i casi di abuso”, le parole del portavoce Peter Isely. Alla protesta in via Paolo VI partecipa anche una rappresentante messicana delle vittime di Macial Marciel, “il peggior mostro di tutta la storia della Chiesa”, che ha detto: “Ancora queste vittime stanno aspettando delle scuse formali, nessun Papa, neanche Francesco quando è andato in Messico, ha voluto riceverle”.

    Vittime deluse dall’assenza del Papa
    “Che cosa succederà alla fine del summit? Non lo so, ancora incontri, ancora discussioni, ma qual è il piano? Non c’è un piano. Abbiamo parlato del fatto che bisogna agire, e quello che abbiamo chiesto è: che cosa sarà diverso lunedì da oggi? Abbiamo parlato della messa sotto accusa, dell’accountability e delle aspettative delle vittime”, ha detto Peter Isely, ricevuto questa mattina dal comitato organizzatore del summit sulla Protezione dei minori in Vaticano. “Ci hanno detto – ha aggiunto -: lunedì avremo il comitato esecutivo, avremo un meeting e un altro meeting e poi metteremo un piano insieme e quando abbiamo chiesto qual è il piano ci hanno detto lo avremo lunedì, lunedì vedremo. Non è sufficiente fare un piano, che comunque non abbiamo ancora visto, e continuare a dire che i vescovi ancora non capiscono la questione degli abusi. Come puoi essere un vescovo, dare una educazione e non saper prevenire la violenza su un bambino? Questo è stupefacente”, ha proseguito. E ancora: “Quello che vogliamo è ovvio, fare una legge universale per cui se hai abusato o hai coperto vieni eliminato dalla Chiesa. L’atmosfera dell’incontro? Gli ho detto non penso che vorrete mai più vedermi qui dentro, e loro mi hanno detto, no al contrario. Insomma, sono stati anche gentili ma ci sono stati momenti tesi. Hanno preso molti appunti, vogliono sapere ancora da noi ma qui il punto è quali informazioni abbiamo noi da voi”. Isely ha anche detto che la prima cosa che è stata chiarita è la delusione per l’assenza del Papa: “Dov’è il Papa? Noi, le vittime, vogliamo parlare con lui e staremo qui a Roma, fino alla fine del summit, finché questo incontro non ci sarà”. “Alla fine del meeting – ha fatto sapere Isely – l’arcivescovo Scicluna ci ha detto, ‘beh io non sono il Papa’. Questo è il problema: non è il Papa e noi dobbiamo parlare con lui. Venga fuori a parlare con noi”. Ribadita la richiesta di tolleranza zero: “Serve che il Papa emani una legge universale per terminare gli abusi ora, non lunedì o martedì”.

    Papa Francesco: “Saranno giornate di dialogo e comunione” – “Da domani vivremo alcune giornate di dialogo e comunione, di ascolto e discernimento. Possano essere un tempo di conversione. Non vogliamo annunciare noi stessi, ma Colui che è morto per noi”, il messaggio intanto inviato da papa Francesco che, tramite Twitter, ha parlato del vertice antiabusi che si tiene in Vaticano da domani a domenica. In Vaticano si troveranno faccia a faccia i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo per affrontare il tema degli abusi sessuali e della pedofilia nella chiesa nell’incontro “La protezione dei minori nella Chiesa”.

    https://www.fanpage.it/vaticano-vittime-di-pedofilia-protestano-a-san-pietro-noi-esclusi-dallincontro/

  • So far at pope’s anti-abuse summit, survivors are stealing the show

    So far at pope’s anti-abuse summit, survivors are stealing the show

    ROME – As Pope Francis’s high-stakes summit on clerical sexual abuse opens today, perhaps the biggest question pundits and handicappers will be asking is how well the agenda of victims and survivors will fare in the bishops’ deliberations.

    The day prior to the opening of the summit, a group of survivors stole the show before the curtain even went up.

    Since the beginning of the abuse crisis, bishops and other Church officials seeking to turn things around have often touted their listening sessions with victims, and even popes, beginning with Benedict XVI during his 2008 trip to the United States, have gotten into the act. Critics have charged that those victims were often selected precisely because they were tame, unlikely to push back or do much publicly other than expressing gratitude.

    On Wednesday, however, a dozen of the world’s most outspoken survivors of clerical abuse and advocates sat down with the summit organizers. Typically, they didn’t all come out saying the same thing … which, in a way, was probably the point.

    Some of those survivors came away ticked off that Francis himself didn’t show up, even though his presence was never part of the plan. Their irritation boiled over when Archbishop Charles Scicluna of Malta – the “Eliot Ness” of the Catholic Church, who, as a Vatican prosecutor brought down Father Marcial Maciel Degollado, founder of the Legion of Christ – said in response to various suggestions made by the survivors, “Remember, I’m not the pope.”

    The attitude of some survivors about that line boiled down to, “Then why the hell isn’t the pope here?” Others, however, were more inclined to give Francis a break, saying he’s doing what he can and challenging bishops to follow his lead.

    On other points too, there were clear differences among participants in the meeting. One victim wanted the Vatican to release information on all priests who’ve been defrocked since the beginning of the abuse crisis, another wanted the creation of a global truth commission, and yet another had a more local focus – wanting action taken against the current Archbishop of Milan, who’s been accused of covering up an abuse case when he was the vicar general of the archdiocese.

    Perhaps one take-away is that there is no cookie-cutter, one-size-fits-all model for what an abuse survivor thinks, feels or wants, and taking their voice seriously means in the first place recognizing that it only comes in the plural, “voices.”

    Speaking of those voices, for anyone who’s been following the arc of the clerical abuse crisis for a while, one striking thing about this summit is the extent to which survivors and their advocates are actually setting the tone and shaping the narrative.

    A Tuesday news conference staged by Voices of Faith, an advocacy group promoting greater inclusion of women in Catholic affairs, featured Barbara Dorris, an abuse survivor herself who for almost two decades has worked for the Survivors Network of those Abused by Priests (SNAP).

    Dorris was asked about the difference between this moment in the abuse crisis versus previous stages, and talked about her experience of coming over for the papal conclave in 2005 that elected Cardinal Joseph Ratzinger as Pope Benedict XVI.

    “We had to beg for interviews,” she said, describing a climate of near-total media indifference. She contrasted that with Tuesday’s turnout at the Foreign Press Club in Rome, which was basically standing room only, suggesting that there’s far greater receptiveness to their message now.

    That scene is being played out time and again these days, as survivors so far have been the stars of the show in Rome. And, once again, it’s not just any victims setting the tone, but those most likely to voice skepticism of official party lines.

    To be sure, that’s hardly an unmixed blessing as far as the Vatican is concerned. For instance, at Tuesday’s presser a journalist asked the six women speaking at the Voices of Faith event what they make of the pope’s summit. Dorris opined that in her view “it’s all for show,” and when asked if they shared that view, all the other women expressed agreement.

    Obviously, the pope’s spin doctors probably wouldn’t be thrilled hearing their big event styled as little more than an expensive photo op, and of course before it happens it’s impossible to assess how fair such a perception really is.

    Yet here’s a point that’s worth making: So far, survivors have had more or less free rein to say whatever they want, in official venues and outside them, without anyone in officialdom firing back or getting defensive about their declarations.

    “We didn’t bite our tongues,” said Spanish survivor Miguel Angel Hurtado about the meeting Wednesday with summit organizers. “We said things as they are.”

    Saying things as someone perceives them to be, in itself, is hardly new. Church officials allowing them to do that within earshot of the precincts of power within the Vatican, however, without any recrimination or umbrage, actually is – and that alone, perhaps, may count as a sort of progress.

    https://cruxnow.com/february-abuse-summit/2019/02/21/so-far-at-popes-anti-abuse-summit-survivors-are-stealing-the-show/

  • Summit abusi, incontro vittime e comitato vaticano: dialogo franco e momenti di tensione

    Summit abusi, incontro vittime e comitato vaticano: dialogo franco e momenti di tensione

    Oggi il colloquio nell’Istituto Santissima Maria Bambina con 12 sopravvissuti: «Il Papa emani una legge universale per terminare gli abusi ora». La Santa Sede: «Grazie per la sincerità e la forza delle loro testimonianze» 

    Non è stato un incontro del tutto tranquillo quello tra le vittime di abusi e il comitato organizzatore del summit sugli abusi in Vaticano, che si è svolto questa mattina nell’Istituto Santissima Maria Bambina, a due passi dal colonnato di San Pietro. Ci sono stati momenti di tensione e qualcuno ha anche alzato la voce tra le 12 vittime presenti – uomini e donne dei diversi Paesi, in rappresentanza delle diverse associazioni a Roma per il vertice -, alcune delle quali si dicono «indignate» dal fatto che «almeno per ora, sembra che non ci sia un piano» da parte della Santa Sede su come contrastare il male degli abusi.

    «Il Vaticano potrebbe fare molto di più di quello che sta facendo. I discorsi sono stati sempre i soliti», si sfoga con Vatican Insider uno dei presenti all’incontro, che riferisce di un momento particolarmente teso quando, da parte vaticana, in risposta alla domanda sul perché ancora non ci siano norme universali in tutti i Paesi, è stato detto che «è difficile adottare strategie valide ovunque perché in Paesi di Africa e Medio Oriente quello degli abusi non rappresenta un problema, non è ben compreso e via dicendo…». «Ma quindi – è stata la nostra domanda – in altri posti dell’Europa, degli Stati Uniti e dell’America Latina dove quello degli abusi è un problema e anche grave, per questo motivo dobbiamo ancora vedere vescovi insabbiatori e preti abusatori al loro posto?».

    Da parte dei membri del comitato – i cardinali Cupich e Gracias, l’arcivescovo Scicluna e i gesuiti Lombardi e Zollner – c’è stata tutta la volontà di intavolare un dialogo franco con le vittime e ascoltarle fino in fondo. Ad ognuno sono stati offerti cinque minuti per presentarsi, raccontare la propria storia e confessare le reali aspettative dal summit che si apre domattina nell’Aula nuova del Sinodo. «I membri del Comitato sono molto grati alle vittime che hanno partecipato per la sincerità, la profondità e la forza delle loro testimonianze, che li aiuteranno certamente a comprendere sempre meglio la gravità e l’urgenza dei problemi che saranno affrontati nel corso dell’incontro», si legge in una nota diffusa nel pomeriggio dal portavoce vaticano ad interim Alessandro Gisotti.

    Il colloquio è durato circa un’ora e mezzo, e sono stati presi molti appunti. Molto apprezzati da parte delle vittime gli interventi di monsignor Scicluna, «ma la sua è una voce su un migliaio». I sopravvissuti si dicono comunque «insoddisfatti», almeno allo stato attuale.

    Sono agitati, lo si notava già nel briefing di lunedì scorso: gli occhi del mondo sono puntati a Roma in questi giorni del summit e per loro il vertice può essere un punto di svolta, non vogliono che si arrivi a lunedì prossimo con un nulla di fatto. «Abbiamo chiesto al Comitato quale sia il suo piano? Non abbiamo avuto risposta», riferisce l’ospite presente alla riunione. «Tutte le cose che abbiamo detto nel colloquio già le conoscevano perché le hanno dette prima di noi le Nazioni Unite, le Commissioni d’inchiesta in Australia, Germania, Irlanda, ecc. Già sanno cosa fare, ma sembra che manchi la volontà di farlo».

    Ma esattamente cosa? «Tolleranza zero. Serve che il Papa emani una legge universale per terminare gli abusi ora, non lunedì o martedì». Ai survivors non basta quindi che il Papa abbia convocato 190 vescovi, cardinali, patriarchi e superiori degli ordini religiosi, per un evento del tutto inedito nella storia della Chiesa a dimostrazione di una forte presa di coscienza del problema e della volontà di cambiare strategia. Non basta neppure la promessa che già da lunedì 25 febbraio si terrà un incontro più ristretto con il comitato esecutivo per un follow up alla luce dei risultati del meeting, che darà il via a molti altri incontri nel futuro.

    «Non lo so… ancora incontri, ancora discussioni, ma qual è il piano? Non c’è un piano», dice la vittima ricalcando quanto già affermato pubblicamente da Peter Isely, statunitense, tra gli esponenti dell’Eca (Ending of Clergy Abuse), ai media raggruppati fuori dall’istituto.

    Le aspettative, insomma, sono alte. Le speranze poche e «non nel Vaticano» ma nella voce delle vittime che raccontano la loro storia pubblicamente, nei tribunali e nei media». Il giudizio, per ora, è tranchant: «Se il summit resterà a questo livello non servirà a nulla. Se, invece, alla fine di questa riunione il Papa comincerà, ad esempio, a riunirsi periodicamente con associazioni di vittime o dei diritti umani, se utilizzerà noi che siamo attivisti, esperti, quelli che hanno tolto il tappo a scandali altrimenti sommersi, a riformare la Chiesa da questo punto di vista allora l’incontro sarà stato utile. Altrimenti rimarrà solo una campagna di marketing per le relazioni pubbliche».

  • Le vittime dei preti pedofili: “Sugli abusi tolleranza zero”

    Le vittime dei preti pedofili: “Sugli abusi tolleranza zero”

    A piazza San Pietro le organizzazioni escluse dal vertice in Vaticano: “Cacciare i colpevoli ma anche chi li copre”

    CITTÀ DEL VATICANO – Ci sono le vittime ammesse a un incontro con la Commissione che organizza il summit contro la pedofilia in Vaticano (da domani a domenica) e ci sono anche le vittime escluse da questo incontro. Sono riunite a ridosso del Colonnato di piazza San Pietro per chiedere che sia messa in campo una vera tolleranza zero sugli abusi sessuali di minori commessi da preti: “I punti sono due: cacciare i preti abusatori ed espellere anche vescovi e cardinali che hanno coperto, le loro dimissioni non bastano”, dice Peter Isely, portavoce di Ending clergy abuse (Eca).

    La delegazione di Eca non è stata ammessa al summit. “Non ci ricevono come Eca – dice Peter Saunders, ex vittima ed ex membro della pontificia commissione per la tutela dei minori -. Hanno scelto di parlare con le vittime che vogliono loro ma devono capire che noi rappresentiamo 22 Paesi”.

    Alla protesta partecipa anche una rappresentante messicana delle vittime di Macial Marciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo,“il peggior mostro di tutta la storia della Chiesa”. Spiega: “Ancora queste vittime stanno aspettando delle scuse formali, nessun Papa, neanche Francesco quando è andato in Messico, ha voluto riceverle”.

    Fuori dal colonnato anche Juan Carlos Cruz, la vittima degli abusi subiti in Cile dal sacerdote Karadima, colui che ha fatto sì che Papa Bergoglio si ricredesse sugli abusi cileni e azzerasse la leadership ecclesiastica del Paese.

    Fra i tanti anche una delegazione del popolo indigeno canadese. “Chiederò al Papa – dice – che venga in Canada per scusarsi personalmente per quello che la chiesa ha fatto al popolo indigeno, non solo in termini di abusi sessuali. È stato un vero genocidio, sono state distrutte le radici e la cultura di questo popolo. Chiederò anche – ha aggiunto – la cifra di 22 milioni di dollari di risarcimento al popolo indigeno”.

    Dall’altra parte del colonnato, in piazza San Pietro, Francesco termina l’udienza generale. “Venerdì prossimo – dice – celebreremo la festa della Cattedra di San Pietro Apostolo. Pregate per me e anche per Papa Benedetto”.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2019/02/20/news/le_vittime_dei_preti_pedofili_sugli_abusi_tolleranza_zero_-219621948/

  • Vaticano, incontro con vittime pedofilia

    Vaticano, incontro con vittime pedofilia

    17.34 Il Comitato organizzatore dell’Incontro su “La Protezione dei Minori nella Chiesa” ha incontrato stamane un gruppo di rappresentanti di vittime di abuso da parte di membri del clero. Lo ha annunciato il direttore ad interim della Sala Stampa vaticana, Gisotti, “Erano presenti 12 persone, uomini e donne, provenienti da diverse aree del mondo.L’incontro è durato poco più di due ore.I membri del Comitato sono grati alle vittime che hanno partecipato per la sincerità, la profondità e la forza delle loro testimonianze”.

    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/ContentItem-5dd30af4-290c-4cac-ae56-541bae85d21a.html?refresh_ce

  • Abusi, l’agenzia vaticana Fides: «Misericordia per i preti pedofili, sono pecorelle smarrite»

    Abusi, l’agenzia vaticana Fides: «Misericordia per i preti pedofili, sono pecorelle smarrite»

    Città del Vaticano – I preti pedofili non vanno abbandonati. Sono «pecorelle smarrite». Lo dice chiaro e tondo, alla vigilia del summit sugli abusi, un teologo africano all’agenzia vaticana Fides, padre Donald Zagore della Società per le Missioni Africane. «La grande sfida per la Chiesa – afferma – è certamente quella di tutelare le vittime ma anche quella di non abbandonare i colpevoli. Infatti la giustizia non esclude la misericordia. Come Cristo, la Chiesa ha la missione fondamentale di cercare la pecorella smarrita, aspettando con ansia il ritorno del figliol prodigo, ed essere il medico che viene per coloro che sono malati, la Chiesa dei giusti e anche dei peccatori».

    «Per tutti i chierici coinvolti è più che mai necessario un accompagnamento pastorale di ascolto e sollecitudine, costruito fondamentalmente sulla misericordia di Dio. La Chiesa non dovrebbe vergognarsi dei suoi figli, la cui dignità è stata spogliata dalla forza del peccato, ma deve lavorare per assicurare che nella giustizia e nella verità continuino a sentire su di loro lo sguardo di Dio misericordioso. Dio odia il peccato, ma ama il peccatore», rileva il missionario.

    «La Chiesa deve tenere presente che il peccato è sempre in agguato e che è una possibilità permanente dell’uomo. Nella natura umana – conclude il teologo – il peggio non è sempre sicuro ma è altamente probabile. Essere il ‘custode delle cose più sante’ non necessariamente impedisce di fraintendere e persino di abusarne».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_pedoflia_abusi_preti_pedofili_oggi_ultime_notizie-4312809.html

  • Il Vaticano respinge vittime della pedofilia, protesta a San Pietro

    Il Vaticano respinge vittime della pedofilia, protesta a San Pietro

    Città del Vaticano – Delusione. Dolore. L’ennesima umiliazione. Protestano garbatamente in via Paolo VI, a ridosso del Colonnato di Piazza San Pietro, le vittime di pedofilia riunite nell’organizzazione internazionale Ending Clergy Abuse, che riunisce persone di 22 paesi nel mondo. I gendarmi hanno sbarrato il passo alla delegazione che voleva entrare all’Istituto Maria Bambina, dove sei sopravvissuti agli abusi aspettavano di essere ricevuti dal comitato organizzatore del summit sulla Protezione dei minori che inizierà domani in Vaticano. A parlare è Peter Sanders, vittima australiana e già membro della pontificia commissione sugli abusi, dimessosi l’anno scorso per protestare contro l’atteggiamento ambiguo e omertoso che aveva riscontrato in curia durante la sua permanenza nell’organismo.

    «Non vogliono farci entrare – ha detto – senza fornirci spiegazioni, senza criteri. Ci hanno sbarrato il passo. In pratica i funzionari vaticani che stanno organizzando il summit sugli abusi hanno scelto di parlare solo con le vittime che vogliono loro ma devono capire che noi rappresentiamo 22 Paesi».

    Alla protesta  partecipa anche una rappresentante messicana delle vittime di  Macial Marciel, «il peggior mostro di tutta la storia della Chiesa», ha detto: «Ma ancora queste vittime stanno aspettando delle scuse formali, nessun Papa, neanche Francesco quando è andato in Messico, ha voluto riceverle». L’argomento Marcial Maciel Degollato per il Vaticano è ancora un tabù.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_abusi_pedofilia_vaticano-4312736.html

  • ‘Tolleranza zero in caso di abusi nella Chiesa’

    ‘Tolleranza zero in caso di abusi nella Chiesa’

    La richiesta arriva dal portavoce di un’associazione di vittime che oggi incontrerà Papa Francesco

    “Quello che gli chiederemo è di mettere in pratica una vera tolleranza zero. I punti sono due: cacciare i preti autori di abusi ed espellere anche vescovi e cardinali che hanno coperto, le loro dimissioni non bastano”. Lo dice alla stampa estera, Peter Isely, portavoce di Ending clergy abuse, associazione di vittime che avrà un incontro con papa Francesco alla vigilia del summit sulla protezione dei minori in Vaticano.

    Nella delegazione che sarà ricevuta dal papa, c’è anche una rappresentante del popolo indigeno canadese. “Chiederò al Papa – ha fatto sapere – che venga in Canada per scusarsi personalmente per quello che la Chiesa ha fatto al popolo indigeno, non solo in termini di abusi sessuali. È stato un vero genocidio, sono state distrutte le radici e la cultura di questo popolo. Chiederò anche – ha aggiunto – la cifra di 22 milioni di dollari (grossomodo la medesima somma in franchi) di risarcimento al popolo indigeno”.

    Tra gli altri membri della delegazione, l’inglese Peter Saunders, ex membro della pontificia commissione per la protezione dei minori e un avvocato indiano in rappresentanza delle suore abusate in India.

    https://www.laregione.ch/estero/estero/1353642/tolleranza-zero-in-caso-di-abusi-nella-chiesa?mr=1&ref=https%3A%2F%2Fwww.google.com%2F&mr=1&ref=