Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Città del Vaticano

  • “Dietro le dimissioni di Ratzinger c’è lo scandalo pedofilia”

    “Dietro le dimissioni di Ratzinger c’è lo scandalo pedofilia”

    Ratzinger avrebbe deciso di dimettersi dopo il viaggio a Cuba del marzo 2012. Il possibile retroscena svelato dal giornalista francese

    Ratzinger si è convinto della necessità delle dimissioni per una serie di motivi.

    Tra questi, Frédéric Martel, l’autore di “Sodoma”, che è il libro su omosessualità e Chiesa in uscita a febbraio, di cui abbiamo parlato più volte, ha individuato un viaggio apostolico a Cuba, avvenuto nel marzo del 2015, durante il quale Benedetto XVI si sarebbe in qualche modo rassegnato all’idea di dover abbandonare il soglio di Pietro.

    A riportare quello che rischia di essere un passaggio che mancava della narrativa sulla rinuncia del teologo tedesco è stato il quotidiano La Verità. Anche se lo stesso autore dell’articolo, cioè Gianluigi Nuzzi, scrive di non condividere alcune delle tesi presentate da Martel. Fatto sta che, stando alla versione del giornalista francese, la visita nell’isola di Fidel Castro sarebbe stata determinante ai fini della decisione presa da quello che sarebbe diventato il papa emerito. Sullo sfondo la corruzione, gli scandali legati agli abusi e la diffusione di atti omosessuali all’interno degli ambienti ecclesiastici. Ratzinger, insomma, si sarebbe reso conto di non essere nella possibilità, specie per via delle sue precarie condizioni fisiche, di far fronte a una serie di problematiche dilaganti che necessitavano, per essere risolte, del vigore di un pontefice più giovane.

    Partendo da questo punto, quindi, sarebbe possibile comprendere il perché di un abbandono che rimane impresso nella storia. Ma c’è dell’altro. Nuzzi, infatti, collega la tesi di Martel alle frasi che mons. Gaenswein ha pronunciato l’anno scorso, durante la presentazione di un libro edito da Cantagalli, che raccoglie buona parte delle riflessione del “mite professore” di Tubinga riguardo alla politica. Per il prefetto della Casa Pontificia, ancora oggi molto vicino a Ratzinger, l’emersione degli scandali legati agli abusi rappresenta l’11 settembre della Chiesa cattolica. E questo assunto, in qualche modo, potrebbe essere correlato alle motivazioni nascoste dietro le dimissioni. Quasi come se Benedetto XVI avesse avuto contezza di non poter contrapporsi a ciò che stava già accadendo e che sarebbe accaduto nel corso degli anni successivi. Il libro di Martel, in ogni caso, continua a far discutere. Parte del “mondo tradizionale” lo ha già bollato come “pamphlet Lgbt”. La definizione può essere rintracciata su Corrispondenza Romana, che è uno di quei siti non allineati con l’ operato dell’attuale pontefice.

    Fatto sta che “Sodoma”, prescindendo per un attimo dalla veridicità delle informazioni presentate all’interno dell’opera, tratterà pure delle dimissioni del predecessore di papa Francesco. Il tutto a ridosso di un summit, quello sulla prevenzione degli abusi che Bergoglio ha convocato per questo febbraio, che in molti ritengono essere fondamentale per il ripristino della credibilità degli ambienti ecclesiastici.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/dietro-dimissioni-ratzinger-c-scandalo-pedofilia-1645822.html?mobile_detect=false

  • Vaticano, il summit sugli abusi rischia di trasformarsi in uno scontro

    Vaticano, il summit sugli abusi rischia di trasformarsi in uno scontro

    Il Vaticano si prepara al summit sugli abusi che si terrà dal 21 al 24 febbraio, ma il tutto rischia di tramutarsi in una lotta tra correnti

    Papa Francesco ha voluto un summit straordinario per discutere di prevenzione in materia di abusi ai danni di minori e di adulti vulnerabili.

    Bergoglio lo ha convocato dopo un numero cospicuo di scandali: dal rapporto del Gran Giury della Pennsylvania allo ‘”sporporamento” di Theodore McCarrick, che nel frattempo starebbe aspettando di essere ridotto allo stato laicale – lo sostengono almeno un paio di fonti – passando dalle dimissioni dell’intero episcopato cileno e dal processo al cardinale George Pell. Questi, più altri singoli episodi, hanno convinto le gerarchie del Vaticanodell’urgenza di un incontro tra tutti i vescovi del mondo.

    Il cardinale Walter Kasper, qualche giorno fa, ha sconvolto ambienti vaticani e non, parlando dell’obiettivo dei “nemici di Francesco”: arrivare a un “nuovo Conclave”. Ma il teutonico ha anche aggiunto che gli avversari del papa stanno utilizzando gli scandali legati agli abusi come un mezzo per contestare l’intero pontificato dell’argentino. Questo atteggiamento si declinerebbe in un “abuso degli abusi”. E in effetti, quello che alcuni hanno definito “Sinodo straordinario”, rischia di ospitare toni accesi. Per i cardinali conservatori il dramma delle violenze perpretrate all’interno di alcuni seminari è legato alla omosessualità. Lo hanno dichiarato, in maniera più o meno diretta, com’è tipico nell’ambito delle dichiarazioni rilasciate dai consacrati, almeno tre cardinali: Burke, Brandmueller e Mueller, che non a caso fanno parte dell’insieme dei critici del Santo Padre. O, in maniera più corretta, di coloro che non per forza elogiano la sua azione pontificia. Se il summit non dovesse affrontare la questione segnalata, questi tre porporati, con ogni probabilità, finirebbero con l’interpretare la discussione come inutile

    Il papa, invece, ha individuato nel “clericalismo” il problema. Il vescovo di Roma ritiene, cioè, che gli scandali siano legati ai rapporti di potere esistenti all’interno degli ambienti ecclesiastici. Questo assunto per i conservatori non fa che “creare confusione”. Il cardinale Mueller ha smentito la tesi secondo cui la pubblicazione del “manifesto” – che potete leggere qui – avrebbe voluto correggere in dottrina il vertice della Chiesa cattolica. La dialettica interna, però, è molto animata.

    Pure perché, nel corso del summit di febbraio, potranno confrontarsi davvero tutti gli episcopati: il Santo Padre non dovrebbe avere interlocutori privilegiati e i presuli tradizionalisti potranno sollevare le valutazioni che reputano più opportune. Alcune associazioni appartenenti al mondo tradizionale hanno già convocato una conferenza stampa che sa di “parallelo” rispetto a quelle che – immaginiamo – verrano organizzate con le ufficialità del caso in virtù della riunione.

    Il summit sugli abusi, quindi, rischia di rappresentare uno spartiacque nella lotta tra correnti vaticane. Progressisti e conservatori si troveranno faccia a faccia ma, come ha ammonito il cardinale Kasper, dovranno evitare di affrontare la questione in modo strumentale col solo fine di mettere in difficoltà il pontefice. Da tenere in considerazione, del resto, ci sono soprattutto le vittime. Una “guerra” tra fazioni sarebbe del tutto inopportuna.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/vaticano-scontro-summit-sugli-abusi-1644448.html

  • Roma, marcia delle vittime degli abusi in occasione del summit in Vaticano

    Roma, marcia delle vittime degli abusi in occasione del summit in Vaticano

    Il giorno prima della conclusione del Summit mondiale voluto da papa Francesco in Vaticano sul tema dell’abuso sessuale verso i minori nel clero cattolico, la rete di attivisti e vittime ECA Global (Ending Clergy Abuse-Global Justice Project) chiama a raccolta tutti i supporter dei diritti del fanciullo, attivisti e alleati, per unirsi con le vittime da tutto il mondo che marceranno per una reale tolleranza zero e per chiedere la fine dell’impunità degli abusi e delle insabbiature.
    La Marcia ha come scopo quello di richiedere a Papa Francesco di: inserire nelle Leggi Universali della Chiesa, la tanto proclamata Tolleranza Zero relativamente ai casi di abuso sessuale; inserire nelle Leggi Universali della Chiesa, tolleranza zero relativamente agli insabbiamenti da parte dei vescovi e cardinali del clero; fornire un risarcimento alle vittime di tutto il mondo. La marcia, di cui in Italia dà notizia la rete L’Abuso, avrà luogo sabato 23 febbraio, alle 11.00, dai Giardini Di Castel Sant’Angelo a Roma.

    https://www.ilmessaggero.it/roma/news/roma_marcia_delle_vittime_degli_abusi_in_occasione_del_summit_in_vaticano-4266517.html

  • Pedofilia, nuova lettera alla Cei dalle vittime: «Non siamo di serie B»

    Pedofilia, nuova lettera alla Cei dalle vittime: «Non siamo di serie B»

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Un gruppo di vittime italiane della pedofilia torna a scrivere al cardinale Gualtiero Bassetti. Non avendo ricevuto nessuna risposta ad una prima lettera inviata a ridosso del Natale, nella quale chiedevano al presidente della Cei un incontro per parlare di come la Chiesa può combattere la piaga degli abusi e contribuire a rompere il muro di silenzio e omertà che finora ha imperato nella stragrande maggioranza delle diocesi italiane, le vittime che hanno dato vita alla rete L’Abuso hanno ripreso in mano carta e penna per lamentarsi. Non siamo di serie B.

    «E’ passato ormai più di un mese da quando Le abbiamo scritto una lettera (inviata con raccomandata e ricevuta di ritorno) anticipata via mail il giorno 24.12.2018 (di cui abbiamo anche ricevuta di lettura). Scriviamo direttamente a lei, nella speranza che voglia cogliere l’invito che Papa Francesco ha inviato ai Presidenti delle Conferenze Episcopali ad incontrare le vittime di abusi sessuali, in preparazione dell’incontro del prossimo febbraio sullo specifico tema degli abusi. Alcuni di noi le hanno già scritto più volte in copia conoscenza attraverso lettere scritte a Papa Francesco, per le quali non è mai stata ricevuta alcuna risposta. Ci rivolgiamo quindi a lei nella speranza di vedere accolta la nostra richiesta di essere ricevuti, ritenendo autentico e sincero il desiderio della gerarchia della chiesa di voler ascoltare le vittime».

    «Sarebbero bastate due righe di cortese rifiuto. Sarebbero bastati – si legge –  i saluti di un qualunque segretario che ringraziava per la disponibilità ma faceva sapere che il Card. Bassetti, magari troppo occupato, aveva già scelto altre vittime meno scomode perché anonime, non appartenenti ad una Associazione… altre vittime magari più degne di essere ricevute perché vittime di un reato già caduto in prescrizione e quindi non pericolose… Insomma, altre vittime, quelle di serie A».

    Dalla Conferenza Episcopale però confermano che il cardinale Bassetti incontrerà alcune vittime prima del summit di febbraio. Non si conoscono i dettagli di questo incontro, nè dove avverrà, nè quando, nè tantomeno si ci saranno informazioni a tal riguardo.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_vittime_cei_vaticano_papa_francesco_bassetti-4273129.html

  • La Cei esclude le vittime all’interno degli organismi anti-pedofilia

    La Cei esclude le vittime all’interno degli organismi anti-pedofilia

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – I vescovi italiani non vogliono la presenza di vittime di abusi sessuali all’interno degli organismi di prevenzione e tutela che la Cei andrà a breve a costituire. Contrariamente a quello che ormai accade in tante altre conferenze episcopali dove il cammino per contrastare la piaga dei preti pedofili (spesso spostati da una parrocchia all’altra per non creare scandalo, come è avvenuto anche negli anni passati a Milano e a Napoli) ha scelto di non avvalersi di consulenze stabili di ex vittime che, grazie alla propria esperienza, potrebbero invece aiutare a sradicare meglio la mentalità opaca che finora ha portato all’insabbiamento di tanti casi.

    La Cei solo da pochissimo ha avviato l’iter per una Commissione nazionale presieduta dal vescovo di Ravenna-Cervia Lorenzo Ghizzoni, e creato un Servizio nazionale per la tutela dei minori. Alla vigilia dell’incontro mondiale in Vaticano di fine febbraio, tra tutte le conferenze episcopali, è stato finalmente reso noto il testo del regolamento che servirà da base per per contrastare il fenomeno e dare uniformità a tutto il territorio nazionale. L’organismo dovrà «consigliare e supportare la Cei, i vescovi e i superiori maggiori nella promozione della tutela dei minori e degli adulti vulnerabili». Inoltre dovrà «studiare e proporre contenuti informativi e formativi, oltre che strumenti operativi, per consolidare nelle comunità ecclesiali una cultura della tutela dei minori, per rafforzare la sicurezza dei luoghi ecclesiali frequentati dai minori, sensibilizzare tutti gli operatori pastorali e prevenire ogni forma di abuso». Non avrà alcun peso decisionale. Inoltre non fa esplicitamente riferimento all’apporto che le vittime potrebbero fornire.

    Sul tema all’interno dei vescovi si registrano spaccature. Recentemente il presidente dei vescovi calabresi, monsignor Vincenzo Bertolone ha chiesto di «rifuggire le strade che portano all’omertà».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_vescovi_pedofilia_papa_francesco_vaticano_cei-4270769.html

  • Capo ufficio alla Congregazione per la Dottrina della Fede si dimette dopo accusa di molestie

    Capo ufficio alla Congregazione per la Dottrina della Fede si dimette dopo accusa di molestie

    Ad accusare Hermann Geissler una ex suora tedesca, abusata nel confessionale

    di PAOLO RODARI

    CITTA’ DEL VATICANO. A poche settimane dal summit sugli abusi sessuali dei preti convocato da Francesco il Vaticano è scosso dalle dimissioni di padre Hermann Geissler, capo ufficio alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha chiesto al cardinale prefetto Luis Ladaria “di lasciare il suo servizio”. Il prefetto “ha accolto questa richiesta”, comunica un comunicato diramato dall’ex Sant’uffizio.

    Geissler, 53 anni, austriaco, accusato da una donna di molestie avvenute nel 2009, “ha fatto tale passo per limitare il danno già arrecato alla Congregazione e alla sua Comunità”. E ancora, recita il comunicato: “Egli ribadisce che l’accusa contro di lui non è vera e chiede che sia continuato il processo canonico già iniziato. Si riserva anche eventuali misure di natura legale”.

    Ad accusare Geissler è Doris Wagner, una ex suora tedesca, che ha ricordato di essere stata abusata dal sacerdote durante una confessione del 2009 in occasione di un evento del 27 novembre a Roma dedicato a dare voce alle donne sopravvissute agli abusi sessuali del clero. Geissler, che da 25 anni lavora nella Congregazione per la Dottrina della fede e che è autore di numerose pubblicazioni in ambito teologico, è stato membro della comunità religiosa Opus spiritualis Familia, nota come “l’Opera”.

    In una breve intervista al National Catholic Reporter il 21 gennaio scorso, Doris Wagner ha dichiarato di aver riferito la condotta di Geissler alla Congregazione nel 2014 con l’aiuto di un avvocato canonico: “Ho ricevuto una risposta che affermava che padre Geissler aveva ammesso, e aveva chiesto scusa, ed era stato ammonito”, ha detto. “E questo era tutto”.

    Interpellato sulla vicenda, il portavoce vaticano Alessandro Gisotti ha dichiarato al Ncr che il sacerdote era “sotto esame da parte dei superiori della Congregazione per la Dottrina della Fede, che si riservano il diritto di prendere le iniziative appropriate”.

    L’abuso nel confessionale è considerato delitto tra i più gravi dalla Chiesa cattolica. Doris Wagner ha denunciato di aver visto Geissler continuare nel suo ruolo in Vaticano. E in effetti il sacerdote, come capo della sezione dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede, dal 15 al 18 gennaio scorsi era elencato nella delegazione dell’ex Sant’Uffizio che ha partecipato a Bangkok all’incontro con i presidenti delle Commissioni Dottrinali delle Conferenze Episcopali dell’Asia.

    Adesso la parola passa al processo canonico che deve verificare se le accuse sono vere e che, nel caso, porterà ad altri provvedimenti. Francesco non vuole che la Chiesa sottovaluti gli abusi e le accuse di abusi e per questo motivo, affinché tutti si rendano conto della gravità del problema, incontrerà a fine febbraio a Roma tutti i presidenti della Conferenze episcopali mondiali.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2019/01/29/news/prete_s_uffizio_dimissioni_dopo_molestie-217757769/?ref=drac-2

  • L’ombra dei pedofili e le strane carriere dei porporati gay tra le mura vaticane

    L’ombra dei pedofili e le strane carriere dei porporati gay tra le mura vaticane

    Dopo il caso McCarrick Bergoglio ruimanda la resa dei conti al vertice di febbraio

    Non basterà a papa Francesco la ormai certa riduzione allo stato laicale dell’ex cardinale statunitense Theodore McCarrick per calmare le acque e gestire a suo modo il vertice sugli abusi sessuali del clero convocato in Vaticano dal 21 al 24 febbraio prossimo, con la presenza dei presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo.

    Come si ricorderà, la vicenda McCarrick un abusatore seriale – ha provocato un vero e proprio terremoto nella Chiesa cattolica, che dagli Stati Uniti è arrivato in Vaticano, fino a Santa Marta, residenza del Pontefice. Il problema non sono solo gli abusi sessuali, principalmente su seminaristi, che risalgono già agli anni ’80 e proseguiti per oltre venti anni. Ciò che maggiormente inquieta è come sia stato possibile che malgrado ci fossero denunce e voci insistenti sulla sua omosessualità attiva e sugli abusi, abbia potuto fare una brillantissima carriera ecclesiastica essendo stato promosso fino all’arcidiocesi di Washington e addirittura nominato cardinale, ancora al tempo di san Giovanni Paolo II. È anche il tema dell’ormai famosa lettera-dossier pubblicata nell’agosto scorso dall’ex nunzio negli Stati Uniti, Carlo Maria Viganò, che ha chiamato in causa diversi esponenti della Curia Romana e lo stesso papa Francesco che, pur a conoscenza dei dossier su McCarrick, gli ha dato importanti incarichi personali per conto della Santa Sede.

    Lo scorso ottobre, poi, papa Francesco ha accettato le dimissioni di McCarrick dal cardinalato ma solo dopo che era emersa la denuncia riguardo agli abusi su un minorenne. E ora, dopo un processo-lampo alla Congregazione per la Dottrina della Fede, si attende che il Papa lo riduca allo stato laicale. Ma ciò che è apparso chiaro in questi mesi è che papa Francesco vorrebbe chiudere qui il capitolo McCarrick e poi passare semplicemente a decidere le misure per evitare che simili cose accadano in futuro. Ha infatti chiuso l’archivio vaticano ai vescovi americani che volevano una inchiesta radicale, rimandando ogni eventuale iniziativa a dopo il vertice di febbraio. E anche nella lettera ai vescovi Usa dello scorso 1 gennaio proprio sul tema degli abusi sessuali, è evidente il tentativo di confinare ai soli Stati Uniti il problema McCarrick.

    Il motivo è comprensibile: ci sono vescovi e cardinali strettamente legati a McCarrick che risultano nel circolo degli amici di papa Francesco. A cominciare da Donald Wuerl, chiamato a suggerire i candidati all’episcopato negli Stati Uniti al posto del silurato cardinale Raymond Burke. Wuerl, successore di McCarrick a Washington, ne ha coperto chiaramente le responsabilità in tutti questi anni e proprio nei giorni scorsi sono emerse nuove testimonianze che lo inchiodano. Ma c’è anche il cardinale Kevin Farrell, altro pupillo di McCarrick, che oltre alla porpora ha avuto in «dono» a Roma la guida del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita. Anche lui mantenuto al suo posto malgrado l’assoluta inattendibilità della reclamata ignoranza sul «vizietto» di McCarrick. Farrell peraltro è anche responsabile della «svolta omosessuale» all’ultimo Incontro mondiale della Famiglia a Dublino, lo scorso agosto, quando a parlare è stato invitato il gesuita americano padre James Martin, che ha lanciato una crociata per inserire l’agenda Lgbt nella Chiesa.

    Proprio la questione dell’omosessualità nel clero sta infiammando la preparazione del vertice sugli abusi. È evidente che papa Francesco non ne vuole parlare in alcun modo, e anzi ha più volte affermato che la causa degli abusi sessuali va ricercata nel clericalismo, in pratica un abuso di potere. E alcuni suoi collaboratori si sono spinti perfini a negare l’evidenza, ovvero che McCarrick abbia avuto relazioni omosessuali.

    Sicuramente una pubblica critica che leghi gli abusi sessuali del clero all’omosessualità sarebbe molto impopolare agli occhi del «mondo». Papa Francesco anche recentemente ha detto che chi ha tendenze omosessuali non dovrebbe diventare prete, ma lì si è fermato.

    C’è però il fondato timore che il vertice di febbraio sarà usato da chi vorrebbe legittimare l’omosessualità anche nel clero: «Si può essere bravi preti anche se gay», è il ritornello di moda tra le correnti più progressiste, ma sicuramente ci sono cardinali influenti, come il tedesco Reinhard Marx, l’austriaco Christoph Schömborn, lo statunitense Blaise Cupich, che non hanno nulla da obiettare. Certo, evitare di parlare di un problema omosessualità nel clero è il primo passo per una sua legittimazione.

    Per questo nelle ultime settimane ci sono stati diversi interventi di cardinali che hanno criticato l’approccio di papa Francesco al tema abusi. Tra questi i due cardinali superstiti dei Dubia, Walter Brandmüller e Raymond Burke. Il primo ha ricordato ciò che anche un dettagliato rapporto negli Stati Uniti ha messo in evidenza: l’80% degli abusi sessuali non sono commessi su bambini ma su adolescenti maschi. Vuol dire che il legame tra omosessualità e abusi sessuali è «statisticamente provato». Ciò non vuol dire che tutti i preti con tendenze omosessuali siano potenzialmente abusatori, ha sottolineato Burke, ma è un fatto che la stragrande maggioranza di questi abusi vengano da una «debolezza morale» che non c’entra nulla con il clericalismo. Ancora più chiaro l’ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Gerhard Müller che, in una lunga dichiarazione, ha affermato tra l’altro che «balbettare di clericalismo o di strutture della Chiesa come causa, è un insulto alle molte vittime degli abusi sessuali».

    Ad alzare ulteriormente la temperatura, in questi giorni sono scese in campo anche delle associazioni di laici, che hanno lanciato una petizione online da presentare ai vescovi che parteciperanno al vertice vaticano. Il titolo non lascia spazio ad equivoci: «Fermiamo la rete omosessuale nella Chiesa». È stata lanciata da una associazione svizzera, Pro Ecclesia, sostenuta dal sito americano LifeSiteNews, ma immediatamente rilanciata in tutte le lingue (in italiano da La Nuova Bussola Quotidiana). Chiede una serie di misure, tra cui la reintroduzione di un articolo del Codice di Diritto Canonico del 1917 che stabiliva sanzioni dure, fino alla riduzione allo stato laicale, per i chierici responsabili di atti omosessuali. Improbabile che il Papa acconsenta, ma gli sarà comunque difficile lasciare il tema omosessualità fuori dalla porta del vertice.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/lombra-dei-pedofili-e-strane-carriere-dei-porporati-gay-mura-1631508.html?fbclid=IwAR07v6zRca6bQJGOhRxddqOsEdwUdcngM1ymCHIh6vzGmajJQW-9cl10QLE

  • Consiglio d’Europa chiede al Papa di aderire alla convenzione di Lanzarote per combattere gli abusi sui minori

    Consiglio d’Europa chiede al Papa di aderire alla convenzione di Lanzarote per combattere gli abusi sui minori

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Il Segretario generale del Consiglio d’Europa, Thorbjorn Jagland, ha chiesto alla Santa Sede di aderire alla Convenzione Internazionale per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali, un trattato multilaterale siglato a Lanzarote nel 2007, al quale il Vaticano finora si è sempre rifiutato di firmare.  La richiesta è stata formulata da Jagland nel corso dell’udienza con Papa Francesco. «Abbiamo parlato delle sfide comuni che l’umanità si trova ad affrontare; una di queste, ovviamente, riguarda come proteggere le persone, nel futuro, contro l’uso arbitrario della forza da parte di qualsiasi autorità, ma anche a livello umano: vediamo – e non è un fenomeno nuovo, ma alla fine è venuto a galla – l’abuso sessuale sui bambini nel mondo. Purtroppo, questo fenomeno si trova ovunque ci siano degli adulti insieme a dei bambini: la Chiesa conosce questo problema al suo interno».

    Jagland spiega a Vatican News che con il Papa si è convenuto su come unire le rispettive forze. «So dell’iniziativa presa da Papa Francesco, che apprezzo veramente molto: chiamare a questo incontro che si svolgerà nel mese prossimo tutti i vescovi cattolici, per parlare di questa questione in maniera molto concreta. Gli ho detto che noi abbiamo uno strumento giudiziale sotto forma di Convenzione, di Trattato internazionale, che si occupa della tutela delle vittime ma anche della prevenzione. Potrebbe essere un’idea, quella che gli ho suggerito, e cioè che la Santa Sede aderisca a questa Convenzione – chiunque lo desideri può aderire – sarebbe il 47.mo Stato membro in Europa. Se il Vaticano insieme al Consiglio d’Europa mandassero un messaggio inequivocabile al mondo, affermando che l’abuso sessuale nei riguardi dei bambini non solo è inaccettabile ma che è anche illegale, questo sarebbe un messaggio veramente molto, molto forte!»

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_pedofilia_consiglio_d_europa_abusi_lanzarote_italia_jagland_vaticano-4237790.html?fbclid=IwAR0kMnwZWEemPj5DK1vD0K_VBSAjibbx6GyB-yUrpj4t9MKastfzG16HOrY

  • Pedofilia, il ritardo della Cei: non sa stimare quanti siano i casi di abusi in Italia

    Pedofilia, il ritardo della Cei: non sa stimare quanti siano i casi di abusi in Italia

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano  – Benchè in evidente ritardo sulla tabella di marcia (ad oggi non è ancora in grado di fare una stima interna sul fenomeno della pedofilia),la Cei si partecipa al summit sugli abusi che Papa Francesco ha convocato a Roma per la fine di febbraio. Dopo tre giorni di dibattito i vescovi hanno fatto sapere che incontreranno le vittime prima di febbraio, come ha ordinato di fare Papa Bergoglio a tutti gli episcopati. Di quali vittime, però, non è dato sapere, né tantomeno di quali casi si tratta. Monsignor Stefano Russo, segretario della Cei, ha spiegato ai giornalisti che l’incontro riguarderà «alcuni casi significativi» ma senza poter aggiungere altro. Nel frattempo ha comunicato anche che il vescovo Ghizzoni – incaricato di stendere un documento contenente le Linee guida per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, unito ad un Regolamento che dovrebbe essere applicato dalle diocesi –  sta procedendo a lavorare al testo, assieme ad un gruppo di esperti. Finora tre i nomi che sono stati resi noti, tutti religiosi che da tempo si occupano del disagio della vita consacrata. La scelta fatta sembra escludere i laici, come medici, psichiatri o magistrati.

    «Ne faranno parte anche padre Federico Lombardi, suor Anna  Deodato e padre Amedeo Cencini, persone che hanno maturato una  particolare esperienza sulle risposte da dare a questi  gravissimi crimini», ha aggiunto il sottosegretario della Cei,  monsignor Ivan Maffeis.  Il lavoro che sta facendo la Cei permetterà in futuro di identificare i  casi e informare sul fenomeno in generale. Tuttavia non si parlerà né si è parlato, invece, dei casi del passato, della tendenza a spostare i preti pedofili da una diocesi ad un’altra come si è spesso verificato (a Napoli c’è un caso che finirà in tribunale alla fine di questo mese), o della possibilità per gli  inquirenti (poliziotti o magistrati) di consultare gli archivi diocesani.

    Papa Francesco è convinto che la pedofilia tra il clero, essendo un problema globale si «può affrontare solo con una risposta globale». La sua speranza è che i vescovi, dopo il summit di febbraio, possano tornare a casa  «consapevoli delle regole da applicare, facendo così i passi necessari per prevenire gli abusi, per tutelare le vittime, e per far sì che nessun caso venga coperto o insabbiato». Il Vaticano continua a ripetere che sul summit ci sono troppe aspettative e che il cammino di purificazione per espellere le mele marce va avanti da 15 anni.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_vescovi_cei_abusi_vittime_papa_francesco-4235288.html

  • I vescovi italiani perfezionano le linee guida anti-abuso senza input da parte delle vittime

    I vescovi italiani perfezionano le linee guida anti-abuso senza input da parte delle vittime

    Claire Giangravè

    ROMA – Mentre il Vaticano si prepara ad ospitare un vertice internazionale dei vescovi a febbraio sull’abuso sessuale del clero, i vescovi italiani si stanno preparando attraverso la messa a punto di nuove linee guida per la protezione dei minori.

    “È un suggerimento iniziale immaginare una futura linea d’azione”, ha affermato padre Stefano Russo, Segretario generale della Conferenza episcopale italiana (CEI) nel corso di un evento stampa del 16 gennaio.

    “Vogliamo promuovere l’attenzione verso la protezione dei più vulnerabili”, ha aggiunto.

    Russo ha parlato a conclusione della riunione di gennaio del Consiglio permanente della CEI, 14-16 gennaio, che si è svolta sotto la direzione del suo presidente, il cardinale Gualtiero Bassetti di Perugia.

    Durante l’incontro, “ampio spazio”, si legge in un comunicato ufficiale, è stato dedicato ad affrontare e discutere le linee guida per la tutela dei minori richieste da Papa Francesco.

    Mentre le linee guida non saranno rese pubbliche fino a maggio, i vescovi hanno approvato la creazione di una struttura nazionale per consigliare il clero e i vescovi sulle migliori prassi in materia di abuso sessuale e ha nominato capo mons. Lorenzo Ghizzoni, presidente della commissione per la protezione dei minori della CEI.

    “È un processo sinodale”, ha detto Russo, “un viaggio che è certamente lungo, ma fatto con attenzione, in modo che questa struttura possa essere operativa in modo efficace”.

    Ci si aspettava che le vittime di abusi sessuali si incontrassero con la commissione durante il suo raduno, “ma abbiamo preferito spostarlo perché non c’era abbastanza tempo”, ha detto Russo.

    Invece, le vittime si incontreranno con Bassetti a febbraio, in vista della riunione del 21-24 febbraio dei capi delle conferenze episcopali di tutto il mondo. Le vittime dovranno aspettare fino a marzo per incontrare i membri del CEI, ha detto Russo.

    Il segretario generale ha spiegato che mentre le vittime non facevano parte del processo per la creazione delle linee guida o della struttura nazionale, i consulenti che fanno parte della commissione “non erano persone che parlano in modo astratto”.

    “Questi sono esperti che conoscono le vittime e tengono in considerazione la loro prospettiva”, ha detto Russo, aggiungendo che dal momento che molte delle vittime di abusi sessuali da parte del clero sono minorenni, dovrebbero essere protette e non inserite nella logistica della politica di determinazione.

    I portavoce dei sopravvissuti, tuttavia, hanno espresso il desiderio di essere coinvolti.

    “Conosco oltre 700 vittime di abusi sessuali adulti!”, Ha detto Francesco Zanardi, sopravvissuto all’abuso clericale e presidente di Rete L’Abuso, l’unica associazione di vittime di abusi clericali in Italia, in un’intervista a Crux. 16 gennaio.

    “Verremo subito!” Ha aggiunto.

    Il 20 dicembre, la sezione delle vittime e famiglia di Rete L’Abuso ha inviato una lettera a Bassetti, che può essere vista sul loro sito, offrendo la loro disponibilità per un incontro dopo che Francis ha chiesto a tutti i capi delle conferenze episcopali di incontrare le vittime prima del raduno di febbraio.

    “Non abbiamo ricevuto alcuna risposta”, ha detto Zanardi.

    A differenza degli Stati Uniti o dell’Australia, dove sono stati compiuti sforzi per capire quanto siano diffusi abusi sessuali da parte del clero, in Italia il numero delle vittime e la dimensione del fenomeno rimangono sconosciute.

    “Non sono in grado di dare alcun numero”, ha detto Russo ai giornalisti, aggiungendo che ciò è dovuto al fatto che “eventuali accuse canoniche vengono inviate alla Congregazione per la Dottrina della Fede”. La Santa Sede, ha aggiunto, ha inviato un questionario alla CEI chiedendo ulteriori dettagli su quanto sia diffuso l’abuso sessuale clericale in Italia.

    Da quando la crisi degli abusi clericali è scoppiata nel 2001, la Chiesa e le istituzioni italiane non hanno portato avanti alcuna documentazione sul numero di casi di abuso, processi canonici o civili e sopravvissuti.

    “Penseresti che i preti pedofili non esistano in Italia!” ha detto Zanardi.

    Sul suo sito internet, Rete L’abuso conta oltre 800 presunte vittime di abusi clericali e 17 cliniche per preti pedofili nel paese. “È assurdo che ne teniamo traccia e lo stato no”, ha aggiunto il sopravvissuto, “soprattutto considerando ciò che sta accadendo nel resto del mondo”.

    Zanardi ha detto che in Cile e in Argentina, dove gli scandali degli abusi clericali hanno scosso la chiesa locale, l’opinione pubblica ha reagito con forza e stimolato i governi ad agire.

    “Abbiamo una situazione drammatica qui in Italia”, ha detto, e “non c’è una coscienza civile sulla questione”.

    “Diciotto anni dopo, gli scandali si sono interrotti, il problema è ancora irrisolto “, continua Zanardi. “Quanti ne abbiamo sacrificati in questi diciotto anni?”

    Pubblicazioni cattoliche e laiche italiane riportano spesso gli scandali di abusi che si svolgono altrove, ma secondo gli esperti sul campo ci sono anche molti casi che si verificano nel cortile del papa che non fanno notizia.

    “Le vittime di abusi da parte del clero sono molte in Italia”, ha detto padre Fortunato Di Noto, una sorta di Steve Wozniak italiano nella lotta globale contro lo sfruttamento sessuale dei minori, da quando ha raccolto il suo computer per denunciare abusatori nel 1989.

    “Attendono una chiara risposta operativa che va oltre il meccanismo di protezione di noi stessi senza proteggere gli altri”, ha detto a Crux in un’intervista del 16 gennaio.

    Di Noto ha fondato la sua organizzazione no-profit, Meter, nella sua parrocchia nel 1995 con alcuni fedeli interessati. Negli ultimi 12 anni si sono rivelati essenziali in oltre 23 indagini di polizia nazionali e internazionali, portando a oltre 300 arresti e segnalando preoccupazioni per più di 23.000 religiosi e laici accusati di abusare di minori.

    Mentre il sacerdote ha dichiarato di essere “sempre fiducioso nell’impegno della Chiesa in Italia, che ha compiuto alcuni passi importanti” nella lotta agli abusi sessuali, “il problema sta nella mancanza di coordinamento”, ha affermato.

    Di Noto ha detto che Francesco ha detto tutto quando ha indicato il clericalismo e l’elitarismo come le malattie che sono alla base della crisi degli abusi sessuali nella Chiesa, sottolineando che tutti i membri del clero sono innanzitutto e soprattutto battezzati fedeli che rinunciano a Satana.

    “Sono convinto che non sia così vero quando diciamo che siamo dalla parte delle vittime”, ha detto il sacerdote con una prospettiva globale, citando il rapporto dell’Unione europea secondo cui oltre 18 milioni di minori sono vittime di abusi nel Vecchio Continente.

    “Stiamo ancora discutendo nel 2019 se i cristiani dovrebbero proteggere i bambini!”, ha aggiunto.

    Secondo il sacerdote, non dovrebbero essere sacerdoti o vescovi che dirigono queste commissioni sugli abusi sessuali nella Chiesa. “Dovrebbero esserci donne, laici, religiose e vittime”, ha detto, “e uomini di buona volontà disposti ad applicare le regole”.

    Di Noto ha detto che questa visione riflette il sentimento della “Lettera al popolo di Dio” di Francesco nell’agosto 2018. “Non dobbiamo creare professionisti nella lotta contro la pedofilia”, ha detto, “dobbiamo creare un coscienza concreta. “

    Il vero pericolo per la Chiesa è nella sua “frammentazione e eccessiva burocratizzazione”, ha aggiunto, in cui le soluzioni non sono chiare, le azioni sono posticipate e le vittime scivolano in basso nella lista delle priorità.

    “Essere da parte delle vittime è una passione e una scelta”, ha detto Di Noto, prima di concludere che “è stato fatto molto, ma c’è ancora molto da fare”.

    (traduzione con Google)

    https://cruxnow.com/church-in-europe/2019/01/17/italian-bishops-refine-anti-abuse-guidelines-without-victim-input/