Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Città del Vaticano

  • Il card. Errázuriz, a Roma in anonimato: si dimette dal Consiglio dei Cardinali?

    Il card. Errázuriz, a Roma in anonimato: si dimette dal Consiglio dei Cardinali?

    CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. Zitto, zitto, il card. Francisco Javier Errázuriz, già arcivescovo di Santiago del Cile, se n’è venuto a Roma con l‘intenzione di formalizzare la richiesta di lasciare il C9, il Consiglio dei Cardinali che sta lavorando alla nuova Costituzione apostolica Praedicate Evangelium. La notizia è stata diffusa oggi da Religión digital  in una corrispondenza da Roma.

    Gira voce che il cardinale voglia presentare il suo allontanamento dal C9 come iniziativa sua, evitando che sia papa Francesco a rimuoverlo, quando, nella riunione prevista per i giorni dall10 all’12 dicembre, dovrebbe presentare delle modifiche nell’organismo. All’ultima riunione del C9, nel settembre passato, Errázuriz non ha “potuto” partecipare ed è stato dispensato dal papa dal presenziare ai lavori.

    Il card. Errázuriz è sotto processo in Cile per aver coperto l’abusatore seriale e ormai ex-sacerdote Fernando Karadima. Dovrà essere giudicato anche per aver mentito alla giustizia, alla quale non ha detto che fu lui a chiedere al “procuratore” diocesano di non interrogare l’“orco” e di chiudere le indagini su di lui.

    Insieme all’arcivescovo emerito di Santiago, dovrebbero farsi da parte  il 77enne cardinale australiano George Pell, anch’egli accusato nel suo paese di abusi, e l’arcivescovo di Kinshasa, Laurent Monsengwo Pasinya, 78 anni.

    https://www.adista.it/articolo/60188

  • Il Papa fa tornare Scicluna (il cacciatore di pedofili) in Vaticano. Ma negli Usa è alta tensione

    Il Papa fa tornare Scicluna (il cacciatore di pedofili) in Vaticano. Ma negli Usa è alta tensione

    Città del Vaticano – Mentre negli Stati Uniti non si placano le polemiche delle vittime degli abusi, Papa Francesco prova a recuperare il terreno perduto nella lotta contro la pedofilia nominando segretario aggiunto della Congregazione della Dottrina della Fede l’ex promotore di giustizia Charles E. Scicluna, un prelato che era stato allontanato dal suo ruolo nel 2012 con una decisione che creò a suo tempo sconcerto per i modi con i quali fu deciso l’incomprensibile spostamento. Divenuto successivamente arcivescovo di Malta, Scicluna venne in seguito mandato in Cile da Papa Francesco come suo inviato per fare chiarezza sulle coperture garantite da alcuni vescovi al pedofilo seriale, padre Fernando Karadima. Dall’inchiesta di Scicluna il Papa ha rimosso ben 5 presuli cileni sugli oltre 30 che hanno offerto le dimissioni a Francesco.

    Monsignor Scicluna che ha fama di grande fermezza – come testimonia anche la sua accusa di omertà rivolta ai vescovi italiani – manterrà il suo incarico di arcivescovo di Malta ma intanto si prepara ad aiutare a gestire l’incontro tra tutte le conferenze episcopali del mondo di febbraio, un incontro che si annuncia un po’ come una specie di mini concilio, sebbene ritagliato sulle misure da adottare per debellare nella Chiesa la piaga degli abusi e i comportamenti omertosi di tanti vescovi. A suo tempo Scicluna si disse favorevole all’istituzione di un tribunale speciale per i vescovi insabbiatori ma la proposta fu accantonata in curia perchè ritenuta eccessiva e non in linea con il diritto canonico.

    La nomina di Scicluna – resa nota stamattina – non sembra però placare il clima di irritazione generale che si respira nella Chiesa cattolica americana, impegnata ultimamente ad individuare una serie di misure concrete da adottare nelle diocesi. Ad alzare la tensione è stata anche la richiesta da parte del Vaticano, di chiedere ai vescovi americani di rinviare il voto di queste nuove misure antipedofili, e di aspettare fino a febbraio, quando ci sarà la riunione di tutti gli episcopati del mondo. Le vittime negli Stati Uniti hanno vissuto questo rinvio come l’ennesima batosta che, ai loro occhi, dimostra la difficoltà della Chiesa a fare luce sui comportamenti poco trasparenti dei vertici.

    Lo stesso cardinale Daniel DiNardo non è stato affatto contento di questo rinvio. Non se l’aspettava. In una conferenza stampa non ha nascosto sconforto. «Stiamo lavorando molto bene per passare all’azione e lo faremo. Abbiamo solo un dosso sulla strada». Di Nardo ha riferito che non sa se sia stato lo stesso Papa Francesco a chiedere il rinvio a febbraio. Molto probabilmente, ha aggiunto, potrebbe essere stata la Congregazione dei Vescovi da sempre contraria all’istituzione di un tribunale ad hoc per giudicare il comportamento dei vescovi insabbiatori. Quindi ha ipotizzato che un motivo della richiesta potrebbe essere legata alla necessità di modificare il diritto canonico.

    A complicare il quadro e a rendere più teso il clima è arrivata ai vescovi americani una lettera dell’ex nunzio Viganò che ha lanciato all’episcopato un appello a ignorare il rinvio vaticano e a votare le misure antipedofilia individuate: «Non comportatevi come pecore spaventate ma come pastori coraggiosi, non temete di alzarvi e di fare la cosa giusta per le vittime, per i fedeli e per la vostra salvezza. Il Signore renderà ad ognuno di noi secondo le nostre azioni e omissioni».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_pedofilia_vaticano_abusi_usa_chiesa_scicluna_vescovi_vittime_giustizia-4104853.html

  • Guam, diocesi sull’orlo della bancarotta: deve risarcire 115 milioni di dollari alle vittime di abusi

    Guam, diocesi sull’orlo della bancarotta: deve risarcire 115 milioni di dollari alle vittime di abusi

    CITTA’ DEL VATICANO – Sull’orlo della bancarotta. L’arcidiocesi di Guam – l’isola americana in Micronesia – è prossima al fallimento a causa  di 180 denunce per abusi sessuali. Il Guam Daily Post ha parlato di un risarcimento di circa 115 milioni di dollari, una cifra monstre, che obbligherà la Chiesa a vendere molte delle sue proprietà per risarcire le vittime e per curare i sopravvissuti agli abusi.

    L’annuncio del ricorso al fallimento e’ stato accolto da alcuni degli avvocati che rappresentano alcune vittime di abusi sessuali. “La bancarotta fornisce l’unico percorso realistico per liquidare le richieste pendenti e future”, ha detto l’avvocato Leander James, dello studio legale James, Vernon e Weeks, che rappresenta diverse vittime di abusi accanto al procuratore locale Tony Perez.

    Nei mesi scorsi la diocesi di Guam è stata al centro delle preoccupazioni del Papa perché tra gli accusati di pedofilia c’era l’arcivescovo vicino ai neocatecumenali Anthony Sablan Apuron, un caso che è stato trattato con grande attenzione.

    Il Tribunale Apostolico della Congregazione per la Dottrina della Fede, composto da cinque giudici, ha emesso la sentenza di primo grado, dichiarando l’imputato colpevole di alcune delle accuse e imponendo all’imputato le pene di cessazione dall’ufficio e il divieto di residenza nell’Arcidiocesi di Guam.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_abusi_vaticano_pedofilia_guam_usa_vittime_bancarotta-4091559.html

  • Abusi, il Papa ai vescovi francesi: tolleranza zero, le ferite delle vittime non hanno prescrizione

    Abusi, il Papa ai vescovi francesi: tolleranza zero, le ferite delle vittime non hanno prescrizione

    Messaggio alla Conferenza episcopale riunita in plenaria a Lourdes. Intanto giunge la notizia della non riconferma nel tribunale canonico di Lione di padre Pierre Vignon, il sacerdote che chiede le dimissioni del cardinale Barbarin

    SALVATORE CERNUZIO – IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    «Determinazione» e «tolleranza zero» contro crimini come quello della pedofilia che hanno provocato nelle vittime «ferite che non conosceranno mai la prescrizione ». In mezzo all’imperversare degli scandali, vecchi e nuovi, di abusi in tutto il mondo e che non risparmiano neppure la Francia, Papa Francesco detta la linea per contrastare questa piaga della Chiesa ai vescovi d’Oltralpe riuniti in plenaria a Lourdes. «Tolleranza zero», appunto. Proprio la questione pedofilia tiene banco nell’assemblea avviata lo scorso sabato 3 novembre, alla quale sono presenti, per volontà dei presuli, otto vittime invitate ad assistere e partecipare ai lavori riportando la testimonianza delle violenze subite.

    Ed è ai sopravvissuti che si rivolge il pensiero del Papa nel messaggio inviato all’episcopato francese, a firma del cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin: «Che l’accoglienza e l’ascolto delle vittime, le cui ferite non conosceranno mai la prescrizione, possano affermare la vostra determinazione nella messa in atto della tolleranza zero e il vostro lavoro, affinché ciascun battezzato si senta coinvolto nella trasformazione ecclesiale e sociale di cui tanto abbiamo bisogno», scrive Bergoglio.

    «In un contesto reso difficile, a causa soprattutto dei gravi errori commessi da alcuni membri della Chiesa» prosegue il testo, il Pontefice incoraggia «a perseverare nella lotta contro la pedofilia, senza mai dimenticare di riconoscere e sostenere l’umile fedeltà vissuta nel quotidiano, con la grazia di Dio, da tanti preti, religiosi e religiose, consacrati e fedeli laici».

    Esortando a «promuovere una cultura dell’incontro all’interno della società», il Papa non dimentica anche un altro tema centrale nelle riunioni dei presuli, l’accompagnamento e l’evangelizzazione dei giovani alla luce anche dei risultati recente Sinodo da poco concluso in Vaticano. Auspicio del Papa è che la Chiesa si possa aprire a «vie nuove in sintonia con le attese dei giovani e con la ricerca di una spiritualità profonda e di un senso di appartenenza più concreto».

    Il messaggio papale è stato letto ieri sera nell’emiciclo di Santa Bernadette del santuario mariano, dove si stanno svolgendo i lavori presieduti dal presidente della Conferenza episcopale, l’arcivescovo di Marsiglia George Pontier. È stato il prelato, domenica scorsa, ad illustrare in conferenza stampa le premesse e le promesse che l’episcopato transalpino si è fissato per la riunione di Lourdes, e non è mancato anche un mea culpa da parte sua per tutti i casi di abusi del clero e per il fatto che «in oltre quindici anni», come Chiesa «non abbiamo fatto nulla per accompagnare al meglio le vittime, per prevenire questi drammi inqualificabili, per agire con fermezza nei confronti degli autori».

    Pontier ha assicurato quindi che d’ora in poi si agirà «senza esitazione» nei confronti di chi, nel clero, si sia macchiato o si macchierà di crimini di pedofilia; contestualmente, ha assicurato, si lavorerà di concerto con un gruppo di esperti esterni e laici per la prevenzione, l’indagine e la formazione di coloro che si occupano di bambini e adolescenti. Non verranno dimenticate, poi, le vittime – la presenza in plenaria di una loro rappresentanza è un segnale in tal senso – con le quali, ha detto, dobbiamo «continuare a lavorare insieme» in modo da «partecipare in modo equo alla riparazione umana, spirituale ed ecclesiale per ciò che è stato distrutto nella loro carne e nella loro vita».

    Intanto, mentre la Conferenza episcopale prosegue i suoi lavori fino a giovedì 8, giunge la notizia che padre Pierre Vignon non è stato confermato nel tribunale canonico interdiocesano di Lione e Clermont-Ferrand, dove era giudice dal 2002. Nel tribunale, il sacerdote 64enne di Valence non si occupava di pedofilia bensì di cause matrimoniali ma nel corso degli anni era divenuto noto il suo impegno a fianco delle vittime di abuso. Ad agosto Vignon ha pubblicato un appello per chiedere le dimissioni del cardinale Philippe Barbarin di Lione. Il presule a gennaio dovrebbe comparire davanti al tribunale correzionale della sua città per una nuova denuncia di insabbiamento delle accuse di abusi sessuali a decine di scout compiuti negli anni Ottanta dal prete Bernard Preynat.

    Per la stessa vicenda Barbarin è stato già in passato al centro di un procedimento che, nel 2016, si è concluso con la archiviazione delle accuse per prescrizione . Con un appello online che ha raccolto in poco tempo 100mila adesioni, padre Vignon, ad agosto, ha chiesto le dimissioni del porporato: «Dopo la Lettera di Papa Francesco al popolo di Dio», scriveva il sacerdote, «le domando pubblicamente e senza mezzi termini di rassegnare le sue dimissioni da cardinale e da arcivescovo di Lione nel più breve tempo possibile».

    Ora, durante l’assemblea di Lourdes, è venuta fuori la notizia della non riconferma del sacerdote al tribunale ecclesiastico che ricade sotto la giurisdizione di dodici vescovi, e del quale Barbarin è moderatore, formalmente a causa dell’entrata in vigore di un nuovo statuto dello stesso tribunale che accorcia la durata dei mandati. Ai confratelli vescovi – ha scritto il quotidiano Liberation che per primo ha dato la notizia della rimozione del sacerdote – l’arcivescovo di Lione ha riconosciuto, sabato a porte chiuse, che la tempistica della notizia, che si è così sovrapposta all’assemblea, non è stata opportuna, senza però mettere in discussione il merito della decisione.

    Le associazioni di difesa delle vittime, a partire dalla “Parole liberée”, hanno chiesto di riabilitare padre Pierre Vignon. Il quale, in un lungo comunicato pubblicato online, contesta la legittimità di una decisione presa sulla base di nuovi statuti che non dovrebbero essere retroattivi, ricorda di non essersi mai occupato di cause che hanno riguardato il cardinale Barbarin e il sacerdote Berbard Preynat, e punta il dito contro chi cerca di minimizzare la decisione «brutale» presentandola come qualcosa di diverso da una sanzione.

    Infine conclude con un affondo contro Barbarin e gli altri vescovi: «Di fronte alla disinvoltura di questi responsabili della Chiesa che danno a tutti l’impressione di essere così fuori dalla realtà e del buon senso, si ha il diritto di domandarsi se non vi sia stato un errore di casting quando sono stati scelti. Con le vittime e l’appoggio popolare che mi viene manifestato, domando che le rivelazioni fatte dagli abusati e le segnalazioni fatte da coloro che denunciano vengano ormai prese totalmente in considerazione da parte dei responsabili della Chiesa di Francia».

  • Papa Francesco commemora i cardinali defunti: la lista comprende Bernard Law insabbiatore di preti pedofili seriali

    Papa Francesco commemora i cardinali defunti: la lista comprende Bernard Law insabbiatore di preti pedofili seriali

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Papa Francesco ha ricordato a San Pietro tutti i cardinali e gli arcivescovi defunti nel corso dell’anno. Compreso quelli che hanno coperto i pedofili. La celebrazione avvenuta in mattinata nella basilica ha riguardato anche la memoria del cardinale simbolo della protezione sistematica della Chiesa ai pedofili: l’americano Bernard Law, attualmente sepolto in una cappella della basilica di santa Maria Maggiore, nonostante le proteste delle vittime. Nell’elenco dei defunti (154 arcivescovi e 9 porporati) il nome di Law,  non è stato depennato anche se la sua storia è stata al centro di uno scandalo enorme, recentemente portato sul grande schermo dal film Spotlight. Dalla lista della commemorazione papale non è stato cancellato nemmeno il cardinale scozzese O’Brien, abusatore seriale di seminaristi e giovani sacerdoti e per questo allontanato dal conclave del 2013.

    «Non fissiamoci sulle dinamiche terrene, guardiamo oltre». Ha detto papa Francesco nell’omelia della Messa, che ha celebrato nella Basilica Vaticana, in suffragio dei cardinali e dei vescovi defunti nel 2018. Ricordando la «celebre espressione» di Saint-Exupery «l’essenziale è invisibile agli occhi», il pontefice ha segnalato che «di fronte al Signore non contano le apparenze, conta il cuore», il Papa ha evidenziato che «quello che il mondo cerca e ostenta – gli onori, la potenza, le apparenze, la gloria – passa, senza lasciare nulla». «Prendere le distanze dalle apparenze mondane è indispensabile per prepararsi al cielo. Occorre dire no alla ‘cultura del trucco’, che insegna a curare le apparenze».

    Tra i cardinali defunti spicca poi il nome del colomobiano Dario Castrillon Hoyos, per anni prefetto della congregazione per il Clero e autore di una lettera di incoraggiamento e congratulazioni ad un vescovo francese che si era rifiutato di fare il nome del prete pedofilo alle autorità giudiziarie che indagavano su diversi casi di abusi: «Lei ha agito bene – scriveva Castrillon – mi rallegro di avere un confratello nell’episcopato che, agli occhi della storia e di tutti gli altri vescovi del mondo, avrà preferito la prigione piuttosto che denunciare un prete della sua diocesi».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_pedofilia_bernard_law_vaticano_abusi_cardinale_usa_spotlight-4082980.html

  • A Lourdes i vescovi accolgono le vittime di pedofilia: per evitare l’inchiesta parlamentare

    A Lourdes i vescovi accolgono le vittime di pedofilia: per evitare l’inchiesta parlamentare

    di Franca Giansoldati

    CITTA’ DEL VATICANO – Sotto il peso di nuovi scandali i 118 vescovi francesi si sono riuniti a Lourdes accogliendo per la prima volta le vittime della pedofilia. Una iniziativa che l’episcopato ha pensato di intraprendere per tacitare le accuse di silenzi e insabbiamenti. Sono circa otto le vittime che sono state accolte all’assemblea plenaria. Una presenza simbolica. Ognuna di loro ha subito violenze in passato.

    L’assemblea plenaria dei vescovi si riunisce due volte l’anno nel santuario mariano sui Pirenei. Una delle vittime, Veronique Garnier, ha spiegato alla Afp che si tratta di una occasione straordinaria che aspettava da lungo tempo. «Servirà a tutti noi poter ascoltare una parola che possa curare le ferite». Al centro delle speranze delle vittime (e dell’opinione pubblica francese) c’è la speranza che i vescovi riconoscano le loro responsabilità individuate soprattutto in un sistema che tendeva a proteggere più le istituzioni che non i ragazzi abusati.

    Diverse diocesi francesi nel frattempo hanno annunciato di avere intrapreso delle indagini interne per fare luce sul passato. A Lourdes i vescovi dovrebbero valutare l’idea di costituire un comitato esterno ed indipendente, comprensivo di storici, per indagare e fare luce sulla piaga degli abusi nella Chiesa. Nel frattempo diverse personalità della società civile stanno raccogliendo petizioni per chiedere una commissione di inchiesta parlamentare sugli atti di pedofilia sulla falsariga di quello che è accaduto anche in altri Stati (per esempio l’Australia).

    Nel frattempo continua la bufera sul cardinale di Lione, Barbarin, chiamato in causa da un tribunale civile per non avere protetto le vittime da un prete orco. In questi giorni ha fatto scalpore la decisione della Chiesa di punire il sacerdote (Pierre Vignon, parroco a Vercors) che ha sostenuto le vittime e chiedendo a gran voce le dimissioni del cardinale Barbarin. Lui stesso ha fatto sapere di essere stato silurato dalle sue funzioni. La decisione è stata emessa da un comitato di vescovi regionali. Al momento non si conoscono le ragioni di un provvedimento tanto drastico.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_pedofilia_abusi_bambini_vittime_chiesa_francia_italia-4082642.html

  • Orlandi, ritrovate ossa, Vaticano indaga

    Orlandi, ritrovate ossa, Vaticano indaga

    Recuperate in zona extraterritoriale, in corso comparazioni

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2018/10/30/orlandi-ritrovate-ossa-vaticano-indaga_203e7af1-e267-4cce-a0ab-afb8c385185c.html?fbclid=IwAR1YnXjL6LrYsETURQM7KkL-kL_CTKFvigf1fi4duMKOLe-yycQygvgWnCs
  • IL VATICANO SI È RIFIUTATO DI CONSEGNARE IL CARDINALE IMPLICATO IN UNA COPERTURA DI ABUSI SESSUALI

    IL VATICANO SI È RIFIUTATO DI CONSEGNARE IL CARDINALE IMPLICATO IN UNA COPERTURA DI ABUSI SESSUALI

    di Christine Niles, M.St. (Oxon.), JD

    I critici denunciano la mossa per proteggere Cdl. Luis Ladaria Ferrer come scappatoia dalla giustizia

    CITTA ‘DEL VATICANO ( ChurchMilitant.com ) – Il Vaticano sta invocando l’immunità sovrana per un cardinale implicato nel coprire gli abusi sessuali.

    Il cardinale Luis Ladaria Ferrer, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, è stato convocato in Tribunale penale il 19 settembre per rispondere del suo ruolo nella consulenza a Cdl. Philippe Barbarin su come disciplinare un prete predatore.

    Barbarin, che dirige la diocesi di Lione, in Francia, è sotto processo per non aver sanzionato  p. Bernard Preynat , accusato di aggressione omosessuale di più membri scout dal 1980-1990. Le rivelazioni sul cardinale popolare e mediatico hanno scosso la Chiesa in Francia negli ultimi anni, facendo sì che più vescovi francesi chiedessero perdono e si impegnassero a implementare misure più forti contro l’abuso sessuale. Una petizione online che richiede la dimissione di Barbarin ha raccolto oltre 100.000 firme.

    “Mi rendo conto oggi che la mia risposta in quel momento non era commisurata alla posta in gioco”, ha detto Barbarin a Le Monde l’anno scorso. “Oggi non ci comporteremmo così, ecco cosa era sbagliato.”

    A Preynat fu permesso di rimanere in un ministero attivo dopo che Barbarin aveva appreso nel 2007 che il prete aveva abusato di più giovani maschi. Barbarin ammette di aver omesso di rimuovere Preynat in base alla certezza del sacerdote di non aver molestato nessuno dopo il 1991. Il sacerdote è stato autorizzato a rimanere nel ministero fino al 2015, dopo che sono emerse ulteriori accuse di abuso.

    Nel 2015, Barbarin si era rivolto a Ladaria per avere indicazioni sulla disciplina di Preynat. Ladaria all’epoca era segretario per la Congregazione per la Dottrina della Fede e responsabile del dipartimento che supervisionava la cattiva condotta sessuale del clero. A quel tempo consigliò a Barbarin di prendere “misure disciplinari appropriate evitando lo scandalo pubblico”. Gli avvocati delle vittime sostengono che questo è un chiaro messaggio di Ladaria per non perseguire la giustizia. Sia Barbarin che Ladaria furono condannati dal tribunale di Lione ad essere processati per il loro ruolo nel coprire gli abusi di Preynat.

    Dopo che il tribunale ha ritardato due volte il procedimento a causa della mancata risposta del Vaticano alla convocazione, il Vaticano ha inviato una nota diplomatica il 17 settembre – due giorni prima dell’inizio del processo – al Ministero degli Affari Esteri francese e la Corte di Lione chiarendo che ha respinto la convocazione. Sostenendo che la corrispondenza di Ladaria con Barbarin è avvenuta “nell’esercizio delle funzioni sovrane” e che il diritto internazionale riconosce “l’immunità penale ratione materiae  ai pubblici ufficiali per gli atti compiuti in nome del sovrano pontefice”, il Vaticano ha ritenuto la convocazione inaccettabile.

    François Devaux, che ha avviato il procedimento contro Barbarin, ha sbattuto la mossa del Vaticano, dicendo che “evidenzia il particolare problema della Chiesa: un sistema che ci permette di eludere la giustizia …”.

    Ladaria è stato scelto per sostituire Cdl. Gerhard Müller a capo della CDF nel 2017, il cui mandato di cinque anni non è stato rinnovato da Papa Francesco. Müller in seguito confermò che il motivo era dovuto agli scontri tra lui e il papa sulla sua gestione degli abusatori del clero. Il papa ha ripetutamente ignorato le raccomandazioni del CDF sulla punizione per i sacerdoti accusati, scegliendo invece la clemenza. In almeno un caso, Francesco fu costretto a scusarsi dopo aver annullato le sanzioni imposte a p. Mauro Inzoli, condannato in un tribunale penale per aver abusato di più giovani maschi.

    Il processo a Barbarin è programmato per andare avanti senza Ladaria nel gennaio 2019. I procedimenti canonici contro il cardinale francese sono stati sospesi durante l’inchiesta penale.

    (Traduzione con Google)

    VATICAN REFUSED TO HAND OVER CARDINAL IMPLICATED IN SEX ABUSE COVER-UP

    Critics slam move to protect Cdl. Luis Ladaria Ferrer as evasion of justice

    VATICAN CITY (ChurchMilitant.com) – The Vatican is invoking sovereign immunity for a cardinal implicated in covering up sex abuse.

    Cardinal Luis Ladaria Ferrer, prefect of the Congregation for the Doctrine of the Faith, was summoned to criminal court Sept. 19 to answer for his role in advising Cdl. Philippe Barbarin on how to discipline a predator priest.

    Barbarin, who heads the diocese of Lyon, France, is facing trial for failing to sanction Fr. Bernard Preynat, accused of homosexual assault of multiple Scout members from 1980–1990. The revelations about the popular and media-friendly cardinal have rocked the Church in France over the past several years, causing multiple French bishops to ask forgiveness and pledge to implement stronger measures against sex abuse. An online petition demanding that Barbarin resign has garnered more than 100,000 signatures.

    “I realize today that my answer at that time was not commensurate with the stakes,” Barbarin told Le Monde last year. “Today, we would not act like that, that’s what was wrong.”

    Preynat was allowed to remain in active ministry after Barbarin learned in 2007 that the priest had abused multiple young males. Barbarin admits he failed to remove Preynat based on the priest’s assurance that he had not molested anyone after 1991. The priest was allowed to remain in ministry until 2015, after further allegations of abuse surfaced.

    In 2015, Barbarin had turned to Ladaria for guidance on disciplining Preynat. Ladaria at the time was secretary for the Congregation for the Doctrine of the Faith and in charge of the department overseeing clerical sexual misconduct. He advised Barbarin at the time to take “appropriate disciplinary measures while avoiding public scandal.” The victims’ attorneys argue this was a clear message from Ladaria not to pursue justice. Both Barbarin and Ladaria were ordered by the Lyons court to stand trial for their role in covering up Preynat’s abuse.

    After the court twice delayed proceedings because of the Vatican’s failure to respond to the summons, the Vatican sent a diplomatic note Sept. 17 — two days before the start of trial — to the French Ministry of Foreign Affairs and the Lyon court making clear it rejected the summons. Arguing that Ladaria’s correspondence with Barbarin took place “in the exercise of sovereign functions” and that international law recognizes “criminal immunity ratione materiae to public officials for acts performed in the name of the sovereign pontiff,” the Vatican deemed the summons unacceptable.

    François Devaux, who initiated the proceedings against Barbarin, slammed the Vatican’s move, saying it “highlights the particular problem of the Church: a system that allows us to evade justice … .”

    Ladaria was tapped to replace Cdl. Gerhard Müller as head of the CDF in 2017, whose five-year term was not renewed by Pope Francis. Müller later confirmed the reason was owing to clashes between him and the pope over his handling of clerical abusers. The pope repeatedly ignored the CDF’s recommendations on punishment for accused priests, instead choosing leniency. In at least one case, Francis was forced to apologize after reversing sanctions imposed on Fr. Mauro Inzoli, convicted in criminal court of abusing multiple young males.

    Barbarin’s trial is scheduled to move forward without Ladaria in January 2019. Canonical proceedings against the French cardinal have been suspended during the criminal investigation.

  • Il Vaticano invoca l’immunità per Ladaria convocato dal tribunale di Lione per il caso Barbarin

    Il Vaticano invoca l’immunità per Ladaria convocato dal tribunale di Lione per il caso Barbarin

    Le parti civili accusano il prefetto della Dottrina della Fede di complicità nell’occultamento di abusi. La Santa Sede: atti svolti «nell’esercizio delle funzioni sovrane» all’interno della Congregazione

    Il Vaticano non ha notificato al cardinale spagnolo Luis Francisco Ladaria Ferrer la sua convocazione a comparire in tribunale per il caso del cardinale Philippe Barbarin, accusato di aver insabbiato abusi nella sua arcidiocesi, invocando la sua «immunità». Lo rendono noto le parti civili citate dall’agenzia AFP, spiegando che il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede era stato chiamato a comparire davanti alla Corte penale di Lione per una presunta complicità nell’occultamento delle violenze compiute da un sacerdote su alcuni giovani scout tra il 1986 e il 1991.

    Secondo l’accusa, Barbarin avrebbe consultato Ladaria sulla vicenda del sacerdote ed il pelato spagnolo – come emergerebbe in una lettera sequestrata dagli investigatori – avrebbe consigliato all’arcivescovo di Lione di adottare «appropriate misure disciplinari» ma di «evitare lo scandalo pubblico».

    In una nota verbale inviata il 17 settembre al Ministero per gli Affari esteri francese e trasmessa alla giustizia di Lione, le autorità vaticane sottolineano che l’arcivescovo Ladaria aveva parlato con il cardinale Barbarin «nell’esercizio delle funzioni sovrane» svolte all’interno della Congregazione per la Dottrina della Fede. In questo modo, viene sottolineato, il diritto internazionale riconosce «l’immunità penale ratione materiae agli agenti pubblici per atti compiuti in nome del sovrano Pontefice». «Il tribunale del Vaticano – si legge nella nota – considera pertanto inaccettabile l’istanza e stabilisce che non procedere alla notificazione della citazione al cardinale Ladaria».

  • Cupich: i vescovi cedano alcuni poteri e permettano ai laici di vigilare sui casi di abusi

    Cupich: i vescovi cedano alcuni poteri e permettano ai laici di vigilare sui casi di abusi

    La proposta dell’arcivescovo di Chicago, in vista dell’incontro di novembre dei vescovi Usa sulla pedofilia: creare un nuovo organo investigativo nazionale

    JOSHUA J. MCELWEE – HEIDI SCHLUMPF
    CITTÀ DEL VATICANO

    I vescovi cattolici degli Stati Uniti devono rinunciare ad alcuni dei propri poteri nelle diocesi per consentire la creazione di un nuovo organismo nazionale che possa indagare sulle accuse di cattiva condotta di membri dell’episcopato. È quanto afferma il cardinale Blase Joseph Cupich di Chicago, in un’intervista esclusiva del 13 ottobre con il National Catholic Reporter, in cui spiega che sarà questa la sua proposta all’incontro dei presuli statunitensi che si terrà a Baltimora dal 12 al 14 novembre per rispondere alla dilagante crisi sollevata dalle rivelazioni sugli abusi compiuti dall’ex cardinale Theodore McCarrick.

    Secondo l’arcivescovo di Chicago, quando si riuniranno a novembre per discutere della piaga della pedofilia del clero i presuli «dovranno essere molto chiari in merito alla procedura di responsabilità per le accuse sui vescovi».«Cediamo i nostri diritti come vescovi per far subentrare qualcun altro e indagare su di noi»: a giudizio del cardinale è questo ciò che si dovrebbero stabilire. «Ognuno dovrebbe essere disposto a dire: “Lascerò che un gruppo indipendente indaghi la mia persona qualora ci fosse un’accusa contro di me”».

    Il cardinale, che sta partecipando al Sinodo dei Vescovi sui giovani del 3-28 ottobre, parla anche della propria esperienza con i sopravvissuti agli abusi, del cambio di mentalità che i vescovi devono adottare in merito alla propria responsabilità, e di come spesso i sacerdoti di orientamento omosessuale siano considerati «un capro espiatorio».

    Per la prima volta Cupich commenta anche le dimissioni di Donald Wuerl, il cardinale di Washington che venerdì 12 ottobre – sulla scia dei risultati del rapporto del Grand Jury della Pennsylvania e le polemiche per la gestione di alcuni casi di preti predatori all’inizio degli anni Novanta – ha concluso la sua lunga carriera lunga. «Non mi ha sorpreso la sua decisione di farsi da parte perché ha sempre messo il bene della Chiesa prima di tutto il resto… fino al punto di dire: “Ho commesso degli errori”», dice Cupich, «Questo è l’uomo che conosco: un uomo onesto che ha sempre cercato di fare del suo meglio per amore della Chiesa, al punto da ammettere di aver commesso quegli errori».

    Nell’intervista a margine dei lavori sinodali, il porporato sottolinea come le dimissioni di Wuerl daranno «l’opportunità alle persone di fare un passo indietro e guardare anche a tutti i modi in cui ha contribuito alla vita della Chiesa». «Se davvero vogliamo dire la verità, dobbiamo fare in modo di dirla tutta fino in fondo e approfittare di questo momento per apprezzare il suo contributo» che è «enorme».

    Sulla questione dei sacerdoti omosessuali, invece, Cupich spiega che: «Dobbiamo fare in modo che tutti all’interno della Chiesa vivano una vita autentica e casta. Questo è fuori discussione»; tuttavia «è stato dimostrato che la crisi degli abusi, le violenze sui minori, in realtà siano imputabili ad altri fattori, non solo al fatto che qualcuno fosse gay». «Questo è chiaro. Le ricerche lo hanno dimostrato. Non si tratta di una mia opinione personale», afferma il cardinale, «Penso che stiamo andando fuori strada se non ci occupiamo di ciò che ruota attorno alla cultura del clericalismo, e ai privilegi, i poteri e la protezione che offre. Questi tre elementi devono essere eliminati dalla vita della Chiesa. Tutto il resto è secondario se prima non affrontiamo questo».

    Per Cupich, inoltre, è necessario che ogni singolo prelato cattolico ceda una parte della propria autorità per consentire la creazione di un nuovo organo investigativo nazionale; la Conferenza episcopale nazionale non ha tuttavia il potere di istituire tale organo da sola: «Non può farlo, l’iniziativa deve provenire da Roma o dal singolo vescovo». L’organismo in questione dovrebbe essere «una sorta di commissione laica di supervisione che ha il compito di ricevere le denunce di abuso, le accuse sui vescovi, o accuse sulla cattiva gestione da parte dei vescovi di questi casi», ha spiegato Cupich. Un organo del genere a livello nazionale sarebbe necessario per ricostruire la fiducia tra laici e vescovi e «per assicurarsi che non ci sia il minimo dubbio di favoritismo» quando si indaga per un’accusa su un prelato.

    Le rivelazioni di quest’estate su McCarrick, uno dei leader più influenti della Chiesa statunitense dell’ultimo quarto di secolo, hanno portato infatti molti cattolici a domandarsi come mai non sia stato denunciato prima e quindi a chiedere un processo indipendente per valutare le future accuse contro i vescovi. Il comitato amministrativo dei vescovi statunitensi ha intanto annunciato a settembre di aver approvato la creazione di un «sistema di segnalazione da parte di terzi» per le accuse contro i prelati, ma non ha fornito informazioni specifiche che, probabilmente, saranno argomento di discussione all’incontro di novembre. Cupich ha detto di non aver ancora ricevuto alcun materiale preparatorio per la riunione: «Sono sicuro che ci stanno lavorando, ma ad oggi non abbiamo ricevuto nulla».

    «Il nostro popolo non è contro di noi: vogliono che la Chiesa abbia successo. Vogliono che i vescovi abbiano successo, ma vogliono anche aiutarci e non dovremmo averne paura», ha affermato il cardinale. «Questa non è scienza missilistica», ha aggiunto. «Possiamo essere trasparenti. Possiamo avere un modo per determinare le responsabilità. Possiamo farcela. Non dovrebbe essere qualcosa di faticoso per noi».

    La spinta del porporato ad affrontare gli abusi sessuali del clero «nel modo più onesto, trasparente e responsabile possibile» è nata dai suoi incontri con i sopravvissuti. In particolare il primo incontro quando era vescovo di Rapid City, South Dakota, dal 1998-2010, con un uomo di 50 anni abusato da un sacerdote decenni prima. «Mentre parlava ho capito che stavo ascoltando un bambino di nove anni», ha detto «Era straziante il modo in cui raccontava la storia perché raccontava i dettagli in modo molto grafico, molto reale».

    Secondo Cupich, «le nostre parole di scuse non significano nulla se non entriamo in contatto concreto, e ci sediamo di fronte alle vittime e permettiamo davvero di essere investiti dal trauma, dal dolore, che hanno sofferto». La sua prima reazione nel sentire la storia di quell’uomo è stata «rabbia, profonda rabbia», ma questa rabbia «si è trasformata in determinazione affinché le vittime vengano sempre prima di tutto, affinché si trovi un modo per far sì che la Chiesa faccia la cosa giusta» assicura l’arcivescovo, attivo nel Comitato episcopale statunitense che si occupa di proteggere i bambini dagli abusi, in passato ne è stato pure presidente.

    Dopo aver ascoltato la storia del sopravvissuto, Cupich si è anche recato nella parrocchia dove il sacerdote aveva servito, ha preso una sua foto, e ha inviato lettere a tutte le altre parrocchie dove aveva lavorato, rendendo pubblica la questione. «Volevo divulgare questa storia in tutte le parrocchie, in modo che altre vittime si sentissero libere di farsi avanti», ha raccontato il cardinale, aggiungendo che spera che la recente pressione mediatica permetta anche ad altre vittime di denunciare gli abusi. «Mi chiedono sempre: “Non sei stanco di queste notizie? Continuano a riemergere”. No, rispondo, perché questa pubblicità, questa notizia, quell’altra notizia, ha una funzione quasi liberatrice e permette alle vittime di farsi avanti». Certo tutto ciò provoca «dolore» alla Chiesa, ma «è un piccolo prezzo da pagare per la liberazione di persone come quest’uomo che si è fatto avanti».

    Oltre alla questione di un organismo nazionale per indagare le accuse contro i prelati, Cupich è convinto che nella riunione di novembre, i vescovi americani debbano anche affrontare le rivelazioni contenute nel rapporto del Grand Jury della Pennsylvania. Pubblicato il 14 agosto, il documento mette sotto esame la gestione della Chiesa in merito ai casi di pedofilia in sei diocesi dello Stato, identificando almeno mille vittime minorenni nel corso di settant’anni.

    «Sappiamo se tutte queste vittime hanno ricevuto cura e attenzione pastorale?» si domanda Cupich in riferimento alle vittime, ricordando che la stessa Carta per la protezione dei bambini e dei giovani, adottata nel 2002 dopo lo scandalo degli abusi a Boston, ordina che i prelati «dovrebbero essere trasparenti con le persone e raggiungere le vittime».

    E i sacerdoti? «Quei sacerdoti sono stati rimossi? Sono stati segnalati a Roma, come avrebbero dovuto essere, anche se si trattava di casi storici?», prosegue il porporato. Sempre la Carta del 2002 non prevede che i vescovi debbano elencare pubblicamente nella loro diocesi i sacerdoti che sono stati credibilmente accusati di abusi, ma il cardinale di Chicago afferma lo stesso: «Avrebbero dovuto essere resi pubblici per permettere ad altre vittime di farsi avanti». «Penso – ha aggiunto – che sia importante che le persone coinvolte in casi del genere comprovati, con accuse credibili, debbano essere nominate pubblicamente in modo che le vittime si facciano avanti. Io l’ho sempre fatto, ma non è così in tutte le diocesi».

    Ciò che serve è anzitutto un cambio di mentalità da parte dei vescovi in merito alla propria responsabilità, per questo Cupich ritiene importante che i prelati si rivolgano costantemente al popolo della loro diocesi e imparino dai sacerdoti ciò che vivono i loro parrocchiani. «Bisogna essere responsabili dei propri sacerdoti, perché sono loro in prima linea con il popolo. Ti dicono quello che dice la gente, forse prima che lo faccia la gente».

    Quando incontra gruppi di sacerdoti diocesani, il cardinale cerca sempre infatti di mettere a disposizione almeno mezz’ora per una sessione di domande e risposte.  «Dico loro che possiamo parlare di tutto, e che nulla può offendermi. Comunicare è parte fondamentale del senso di responsabilità». E anche se qualcuno si lamenta della Chiesa, lo fa per il desiderio di migliorarla. «Dietro tutta quella rabbia c’è anche la tristezza nel cuore di tutte quelle persone che sanno che possiamo fare di meglio», sostiene Cupich. «Dobbiamo essere maturi abbastanza per non reagire alla rabbia, ma per entrare in contatto con il dolore. Non possiamo stare sulla difensiva, questo non funziona… Non si arriva da nessuna parte. La leadership esige che facciamo un passo avanti, ed essere disposti ad assorbire la rabbia della gente, ma anche a guardare dietro, a quello che sta accadendo».

    Infine commentando il Sinodo sulle esigenze dei giovani di oggi – il secondo a cui il cardinale partecipa, dopo quello del 2015 sulla famiglia – Cupich afferma: «È qualcosa di arricchente e, allo stesso tempo, inquietante. Per noi del mondo occidentale, soprattutto degli Stati Uniti, è scioccante venire a contatto con i traumi, le difficoltà, le lotte, le sfide dei giovani di tutto il mondo». In particolare il cardinale è rimasto profondamente colpito dal discorso di un giovane iracheno che ha parlato della sua vita vissuta nella violenza costante. «Mi ritrovo a cedere nella trappola del concentrarmi sulla mia zona, sulle questioni e le preoccupazioni che abbiamo negli Stati Uniti».

    Alla domanda su come il Sinodo stia bilanciando le preoccupazioni dei giovani provenienti sia dalle aree sviluppate sia da quelle in via di sviluppo, Cupich ha risposto che un punto di convergenza tra i giovani di tutto il mondo è la loro ricerca di autenticità: «Non stanno cercando una Chiesa perfetta, sono alla ricerca di una Chiesa autentica. Possono tollerare gli errori, ma non possono tollerare l’inautenticità o la mancanza di onestà sui difficili problemi di oggi».

    http://www.lastampa.it/2018/10/16/vaticaninsider/cupich-i-vescovi-permettano-ai-laici-di-vigilare-sui-casi-di-abusi-rYvtDXqxx6qn9PtMt5ZPUN/pagina.html