Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Città del Vaticano

  • Emanuela Orlandi, una lettera chiamerebbe in causa uno zio | La famiglia si difende: “Niente di nuovo”

    Emanuela Orlandi, una lettera chiamerebbe in causa uno zio | La famiglia si difende: “Niente di nuovo”

    Una lettera del segretario di Stato Vaticano, Agostino Casaroli, potrebbe riscrivere il caso della scomparsa di Emanuela Orlandi, ma la famiglia della ragazza prende le distanze.

    La missiva chiama in causa uno zio della Orlandi. L’uomo è ormai defunto. “Di questa vicenda si era già occupata la magistratura italiana nei primi anni Ottanta senza arrivare ad alcun esito. Spero che queste non siano le uniche carte, che non sono affatto una novità, che la procura Vaticana ha inviato alla procura di Roma”, spiega l’avvocato Laura Sgrò, difensore di Pietro Orlandi.

    L’alto rappresentante della diplomazia di Oltretevere, in base a quanto ricostruito da La7, avrebbe chiesto, a pochi mesi dalla sparizione di Emanuela, a un sacerdote sudamericano, consigliere spirituale e confessore della famiglia Orlandi, se era vero che in passato la sorella maggiore della ragazza, Natalina, gli aveva rivelato di essere stata molestata dallo zio, Mario Meneguzzi, marito di Lucia Orlandi, zia paterna dei 5 ragazzi Orlandi. Meneguzzi, deceduto da tempo, gestiva il bar alla Camera dei Deputati.

    Chi indaga sarebbe rimasto molto colpito dal raffronto tra il volto di Mario Meneguzzi e l’identikit tracciato dal vigile e dal poliziotto che riferirono di aver visto, la sera della scomparsa, un uomo che parlava con Emanuela appena uscita dalla scuola di musica vicino al Senato. Sulla “pista familiare” Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, scrive su Facebook nella pagina dedicata alla vicenda: “Oggi ho capito che sono delle carogne. Hanno deciso di scaricare tutto sulla famiglia, senza vergogna, senza vergogna, mi fanno schifo”.

    Martedì è annunciata una conferenza stampa all’Associazione stampa estera, a Roma.

    TGCOM

  • Il vescovo nominato nell’ufficio vaticano che si occupa delle denunce di abusi sessuali ha ignorato alcune vittime, afferma il gruppo statunitense

    Il vescovo nominato nell’ufficio vaticano che si occupa delle denunce di abusi sessuali ha ignorato alcune vittime, afferma il gruppo statunitense

    ROMA (AP) – Un gruppo con sede negli Stati Uniti che tiene traccia di come la gerarchia cattolica affronta le accuse di abusi sessuali da parte del clero afferma che papa Francesco ha fatto una scelta “preoccupante” nominando un prelato argentino a un potente ufficio vaticano che si occupa di tali casi.

    Sabato, il Vaticano ha annunciato che il pontefice aveva scelto monsignor Victor Manuel Fernández, arcivescovo di La Plata, in Argentina, a capo dell’ufficio di vigilanza della Santa Sede per l’ortodossia dottrinale. Il suo mandato include la gestione delle accuse di abusi sessuali presentate contro il clero.

    BishopAccountability.org, un’organizzazione del Massachusetts di 20 anni che mantiene un archivio online di abusi nella Chiesa cattolica romana, ha dichiarato in una dichiarazione che il prelato nel 2019 si è rifiutato di credere alle vittime che hanno accusato un sacerdote dell’arcidiocesi di La Plata di abusi sessuali ragazzi.

    Francis “ha fatto una scelta sconcertante e preoccupante”, ha detto il gruppo in una dichiarazione inviata sabato scorso negli Stati Uniti, citando come Fernández ha gestito il caso.

    “Nella sua risposta alle accuse, ha sostenuto fermamente il prete accusato e si è rifiutato di credere alle vittime”, ha detto BishopAccountability.org. Fernández “avrebbe dovuto essere indagato, non promosso a uno dei posti più alti nella chiesa globale”.

    Domenica le telefonate all’ufficio dell’arcidiocesi di La Plata sono rimaste senza risposta. L’arcidiocesi non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento inviata via e-mail dall’arcivescovo.

    Come leader del Dicastero per la Dottrina della Fede, l’arcivescovo 60enne, che assumerà l’incarico in Vaticano a settembre, “avrà un potere immenso, soprattutto quando si tratterà di giudicare e punire i sacerdoti che abusano di bambini , ” BishopAccountability.org ha detto.

    Fido consigliere del pontefice, Fernández è stato soprannominato il “teologo del papa″ perché è opinione diffusa che abbia aiutato a scrivere alcuni dei documenti più importanti di Francesco. Il papa lo ha nominato a capo dell’arcidiocesi di La Plata nel 2018.

    BishopAccountablity.org ha affermato che dopo che nel 2008 è riemersa una denuncia di abusi sui minori contro un parroco di La Plata, l’arcivescovo ha pubblicato una lettera del sacerdote sul sito web dell’arcidiocesi. In esso, il sacerdote ha negato l’accusa di abuso e ha affermato di essere stato calunniato.

    L’arcivescovo si è poi recato nella parrocchia del sacerdote accusato e ha celebrato una messa con lui, secondo BishopAccountability.org.

    Nonostante siano emerse altre accuse, Fernández ha permesso al sacerdote di continuare a lavorare. L’arcivescovo alla fine lo ha rimosso, dicendo che il sacerdote aveva chiesto di andarsene per “motivi di salute”. tempo.

    “Niente nella sua performance suggerisce che sia adatto a guidare la battaglia del papa contro abusi e insabbiamenti”, ha detto BishopAccountability.org di Fernández.

    Francesco ha promesso che la Chiesa cattolica aderirà a una politica di tolleranza zero sugli abusi sessuali del clero.

    https://apnews.com/article/vatican-pope-argentina-fernandez-abuse-8d429a72c171b08eeffbcf45d190f219

  • Víctor Manuel Fernández, nuovo prefetto della Dottrina della Fede

    Víctor Manuel Fernández, nuovo prefetto della Dottrina della Fede

    L’arcivescovo di La Plata, monsignor Víctor Manuel Fernández, è stato nominato questo pomeriggio nuovo prefetto della dottrina della fede, come riporta il ‘bollettino’ della Santa Sede.

    “Il Santo Padre Francesco ha ringraziato Sua Eminenza il Cardinale Luis Francisco Ladaria
    Ferrer, SJ, al termine del suo mandato di Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede e Presidente della Pontificia Commissione Biblica e della Commissione Teologica Internazionale, ed. chiamato a succedergli negli stessi incarichi a Sua Eccellenza il Rev.do Monsignor Víctor Manuel Fernández, attualmente Arcivescovo di La Plata (Argentina). Entrerà in carica a metà settembre 2023 ”, si legge nel comunicato vaticano.

    Proprio il teologo argentino, uomo di fiducia di Jorge Mario Bergoglio, è stato questa settimana in Vaticano con il Papa, “osservandolo muoversi dalla mattina alla sera e cenando con lui al termine del suo compito” , come ha commentato lui stesso in un messaggio sui loro social network.

    Il nuovo responsabile della Dottrina della Fede è stato uno di coloro che giovedì scorso hanno accompagnato il nuovo arcivescovo di Buenos Aires, Jorge García Cuerva, nella celebrazione della consegna del baldacchino arcivescovile. Fernández, infatti, aveva insistentemente parlato come un possibile arcivescovo di Buenos Aires. Ora è confermato che il Papa gli aveva riservato un’altra missione, anch’essa di massima fiducia.

    https://www.religiondigital.org/vaticano/Tucho-aFndernez-prefecto-Doctrina-Fe_0_2574342544.html
  • Ok, ma cos’ha detto Papa Francesco su Emanuela Orlandi che ha fatto esultare il fratello Pietro?

    Ok, ma cos’ha detto Papa Francesco su Emanuela Orlandi che ha fatto esultare il fratello Pietro?

    Emanuela Orlandi manca da casa da quarant’anni, da quando nel caldo pomeriggio del 22 giugno 1983 si sono perse le sue tracce. Svanita nel nulla, inghiottita dalla terra. Da anni ventila l’ipotesi che l’ambiente Vaticano possa avere una qualche responsabilità nella sua scomparsa, anni in cui suo fratello Pietro si è battuto ogni giorno per ottenere giustizia e verità. Quindici anni appena, e l’unica colpa, a quanto pare, quella di essere una delle poche cittadine vaticane. Molti capitoli di questa tragica storia sono stati scritti negli ultimi mesi.

    Papa Francesco, due giorni dopo la morte di Ratzinger, ha dato il via alla prima inchiesta interna sulla sparizione della ragazza. Un evento storico, come quello che si è verificato oggi in piazza San Pietro durante l’Angelus. Ma facciamo un passo indietro. Per ricordare il quarantennale della scomparsa di sua sorella, Pietro Orlandi ha organizzato un sit-in a poca distanza dal Vaticano, un sit-in che ha visto la calorosa partecipazione di persone provenienti da tutta Italia, giovanissimi soprattutto, che si sono stretti intorno a Pietro manifestandogli tutto il prorpio affetto.

    Un sit-in al quale noi di MOW non potevamo assolutamente mancare, e prima di dirigersi tutti quanti insieme, circa 500 persone, ad ascoltare l’Angelus in piazza San Pietro, abbiamo raccolto il commento di Pietro: “Mi auguro che Papa Francesco dica qualcosa, perché se così non fosse mi dispiacerebbe. C’è sempre quest’ansia di dire il nome di Emanuela, e non ho mai capito il perché. Quale occasione migliore di questa per prendere posizione, sarebbe un gesto molto positivo per tutti quanti”.

    Parole cariche di speranza, che non sono state tradite. Papa Francesco dopo dieci anni di silenzio dall’ultima volta in cui ha parlato pubblicamente di Emanuela, è tornato a pronunciare il suo nome, a distanza di ben quarant’anni dall’ultima volta in cui Emanuela è stata ricordata durante un Angelus: “In questi giorni ricorre il quarantesimo anniversario della scomparsa di Emanuela Orlandi. Desidero approfittare di questa circostanza per esprimere ancora una volta la mia vicinanza ai familiari, soprattutto alla mamma, e assicurare la mia preghiera.

    Estendo il mio ricordo a tutte le famiglie che sentono il dolore di una persona cara scomparsa”. Pietro ci ha commentato commosso le parole del pontefice, mentre una fiumana di persone gioiva con lui per il raggiungimento di questo piccolo ma grande traguardo: “Dopo quarant’anni il nome di Emanuela era un tabù. Dopo tutto questo tempo nel silenzio forse ha capito che le cose devono cambiare. Lui ha deciso di aprire un’inchiesta, è una fase nuova. Le sue parole sono state abbastanza chiare, anche se sono parole da interpretare. Ha comunque fatto capire di voler far chiarezza su questa situazione. Sono contento”. E chi scrive con te.

    https://mowmag.com/attualita/ok-ma-cos-ha-detto-papa-francesco-su-emanuela-orlandi-che-ha-fatto-esultare-il-fratello-pietro

  • Emanuela Orlandi, Papa Francesco: «Prego per lei». Il fratello Pietro: «Dopo 40 anni è caduto un tabù». Le parole di Bergoglio per l’anniversario

    Emanuela Orlandi, Papa Francesco: «Prego per lei». Il fratello Pietro: «Dopo 40 anni è caduto un tabù». Le parole di Bergoglio per l’anniversario

    Città del Vaticano – Papa Francesco si affaccia a mezzogiorno per l’Angelus e ricorda Emanuela Orlandi: «Desidero esprimere ancora una volta la mia vicinanza ai familiari, soprattutto alla mamma e assicurare alla mia preghiera estesa alle famiglie che portano il dolore di una familiare scomparso».

    Il fratello: «E’ caduto il tabù su Emanuela»

    L’immagine di Emanuela, la ‘vatican girl’ scomparsa 40 anni fa, sono ovunque sulla piazza: sulle magliette dei manifestanti, in un paio di striscioni, nei volantini.

    Si  sono tutti dati appuntamento a San Pietro per l’Angelus per chiedere la verità dopo 40 anni di silenzi, depistaggi e tanti passaggi opachi ancora da chiarire su una vicenda dove ha dominato tanta disinformazione. Ad oggi il mistero sul destino di questa ragazzina avente la cittadinanza vaticana, non ancora maggiorenne all’epoca dei fatti,  resta al centro di un mistero che si allunga fino ai giorni nostri. «È caduto il tabù su Emanuela. Il Papa l’ha ricordata», ha detto Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, dopo aver ascoltato il Papa che ha espresso il ricordo per la ragazza. «Se il Senato fa un passo indietro, le manifestazioni in futuro le andiamo a fare sotto al Senato: vorrebbe dire che uno stato, l’Italia, è suddito di un altro stato, il Vaticano».

    «Verità per Emanuela», «Verità e giustizia» le scritte che campeggiano sui fogli e le magliette. Tra le persone si scorgono anche l’avvocato della famiglia, Laura Sgrò, la sorella di Mirella Gregori, coetanea di Emanuela anche lei sparita nel nulla 40 anni fa. Viene avvistato anche un sacerdote venuto a Roma dalla Romania per prendere parte al sit-in. «Sono don Claudio dalla Romania. Sono sacerdote da 25 anni e ogni giorno celebro per lei la messa». «Per me è una battaglia che come famiglia Gregori portiamo avanti da 40 anni. Dopo l’unanimità alla Camera sulla Commissione di inchiesta, si era aperto uno spiraglio» afferma Maria Antonietta Gregori, sorella di Mirella, coetanea di Emanuela Orlandi e sparita come lei nel 1983. «Ora spero si si sblocchi la situazione, noi chiediamo solo di sapere che fine hanno fatto le nostre sorelle».

    «Ricordo che la commissione di inchiesta è su Emanuela Orlandi e Mirella Gregori». Ogni tanto la piccola folla, mentre il fratello della scomparsa parla ai giornalisti, si lascia andare a sentiti applausi spontanei. Qualcuno urla: «basta omertà». Dopo avere stazionato nei pressi di Castel Sant’Angelo la manifestazione si dirige composta nel centro della piazza per l’Angelus di papa Francesco.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/emanuela_orlandi_manifestazione_sit_in_angelus_vaticano_papa_francesco_commissione_senato-7483167.html

  • Domenica 25 Giugno 2023 – Invito di Pietro Orlandi

    Domenica 25 Giugno 2023 – Invito di Pietro Orlandi

    Domenica 25 Giugno 2023 largo Giovanni XXIII -Roma dalle ore 10.00 poi poco prima delle 12.00 ci recheremo tutti insieme a Piazza San Pietro .
    Vi chiedo di portare tutti una stampa di un’immagine di Emanuela ( un normale Stampa su foglio A4).
    Grazie, Pietro Orlandi
  • Abusi: Rupnik è stato dimesso dai Gesuiti

    Abusi: Rupnik è stato dimesso dai Gesuiti

    CITTÀ DEL VATICANO, 15 GIU – “Informiamo con cuore addolorato che il giorno 9 giugno 2023 il p.

    Generale ha dimesso dalla Compagnia di Gesù p. Marko Ivan Rupnik. Questo è stato fatto in conformità al diritto canonico, a causa del suo rifiuto ostinato di osservare il voto di obbedienza”. E’ quanto si legge in una nota relativa al gesuita artista accusato da diverse suore di abusi.

    Il delegato dei gesuiti, Johan Verschueren, che a seguito delle denunce si è occupato del caso Rupnik, ricorda che era stato ritenuto “molto alto” il grado di credibilità di quanto denunciato o testimoniato. Padre Rupnik, gesuita (ora ex, a parte la possibilità di ricorso) è noto soprattutto per i suoi mosaici che decorano i più importanti santuari del mondo.

    Diverse suore lo accusano di abusi sessuali e di potere. (ANSA).

    https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2023/06/15/abusi-rupnik-e-stato-dimesso-dai-gesuiti_55aaa0b3-a7c6-40d9-8b31-7852bd42c730.html

  • Emanuela Orlandi, quell’audio su Giovanni Paolo II che rischia di far saltare la Commissione d’inchiesta

    Emanuela Orlandi, quell’audio su Giovanni Paolo II che rischia di far saltare la Commissione d’inchiesta

    Dopo il voto positivo alla Camera, la proposta di istituire una Commissione bicamerale di inchiesta sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori sembra essersi arenata in Senato. “Prima gli emendamenti, che vorrebbero ridurre la durata della Commissione, adesso queste audizioni. Il clima evidentemente è cambiato”, ha dichiarato l’avvocata della famiglia Orlandi, Laura Sgrò, nel corso di un’audizione alla Commissione Affari costituzionali. La legale ha ricordato che il 23 marzo la Camera ha votato all’unanimità la proposta, ma adesso, dopo due mesi e mezzo, qualcosa è cambiato.

    Le presunte accuse di Pietro Orlandi a papa Giovanni Paolo II

    Questo è avvenuto, secondo Sgrò, a causa delle presunte accuse di Pietro Orlandi a Giovanni Paolo II. “Accuse che non ci sono state. Pietro non ha mai inteso offendere la memoria del Papa. Lo aveva anche scritto nella sua memoria consegnata al promotore di giustizia vaticano, glielo ha detto quando è stato ascoltato l’11 aprile scorso e lo ha sempre ripetuto a chiunque glielo chiedesse. Si è reso disponibile, mio tramite, immediatamente a chiarire al promotore di giustizia qualunque fraintendimento a seguito delle polemiche che hanno fatto il giro del mondo”, ha osservato Sgrò.

    “Abbiamo tutti udito le parole di Papa Francesco al Regina Coeli che difendeva la memoria di Giovanni Paolo II. E tutti gli abbiamo dato ragione. Anche Pietro Orlandi ha riferito che bene faceva il Santo Padre a difendere il Papa Santo. Non era stato lui, infatti, ad accusare Giovanni Paolo II, ma un audio di un sodale della banda della Magliana, audio che Pietro Orlandi aveva consegnato al promotore di giustizia nel corso del suo interrogatorio e che insieme avevano ascoltato”, ha continuato la legale.

    Sgrò ha ricordato che quell’audio, definito orribile, non è ingiurioso soltanto nei confronti di papa Wojtyła, ma anche nei confronti di Emanuela Orlandi, “vilipesa, oltraggiata, descritta come la peggiore delle donne”. Di questo “non è interessato quasi a nessuno. Una mezza frase di Pietro Orlandi, invece è stata manipolata, strumentalizzata, cucita in mezzo a tanti discorsi in cui il suo nome non era mai stato fatto ed è diventata il capo di imputazione da cui ha dovuto difendere sé stesso e anche la sua battaglia alla ricerca della sorella. Nessuna spiegazione, nessuna precisazione è bastata. Pietro Orlandi è finito sul banco degli imputati”.

    L’avvocata della famiglia Orlandi ha chiuso il suo intervento chiedendo di istituire al più presto la Commissione d’inchiesta, “perché il tempo che passa è nemico della verità.Il Parlamento ha la possibilità di dare l’ultima – probabilmente – speranza a Maria Pezzano Orlandi di sapere cosa sia successo a sua figlia”.

    L’audio su papa Wojtyła che rischia di bloccare la commissione Orlandi

    L’audio a cui ha fatto riferimento Sgrò nel suo intervento è, come noto, lo stralcio dell’intervista concessa dall’ex membro della banda della Magliana, Marcello Neroni, al giornalista Alessandro Ambrosini:

    “Wojtyla (audio incomprensibile) pure insieme se le portava a letto, se le portava, non so dove se le portava, all’interno del Vaticano. Quando è diventata una cosa che ormai era diventata una schifezza, il segretario di Stato ha deciso di intervenire. Ma non dicendo a Wojtyla ora le tolgo da mezzo. Si è rivolto a chi? Lui essendo esperto del carcere perché faceva il cappellano al riformatorio, si è rivolto ai cappellani del carcere. Uno era calabrese, un altro un furbacchione. Un certo Luigi, un certo padre Pietro: non hanno fatto altro che chiamare De Pedis e gli hanno detto sta succedendo questo, ci puoi dare una mano? Punto. Il resto so tutte caz*ate”.

    Nella parte non resa pubblica dell’audio (ma consegnata da Orlandi al promotore Diddi), si fa riferimento a Emanuela Orlandi in questi termini: “Emanuela e quell’altra ‘zozzetta’”, come rivelato da Federica Sciarelli nel corso di una puntata di Chi l’ha visto?.

    Sull’audio Pietro Orlandi si è espresso con queste parole nel corso di un intervento alla trasmissione Di Martedì, condotta da Giovanni Floris su La7:

    “Sono rimasti un po’ così, perché l’audio senza beep è molto più pesante, ci sono riferimenti molto precisi sul Papa, di come lo chiamavano all’interno del Vaticano, di come era conosciuto all’interno del Vaticano. Ho detto che questa persona o il Vaticano o la procura di Roma lo deve ascoltare, perché questa persona fa delle accuse molto gravi su una persona e bisogna capire se ha delle prove, chi gliel’ha detto”.”‘Lei che prove ha?’, mi hanno chiesto. Io non ho prove, ma sento quest’audio e sento nell’ambiente vaticano, dove le persone restano molto meno sconvolte quando faccio accenno a questa situazione rispetto a politici e giornalisti. Mi dicono che il Papa ogni tanto usciva di sera e andava in giro con due suoi amici polacchi, qualcuno mi dice non andava certo a benedire delle case. Non ho mai detto Papa Giovanni Paolo II era un pedofilo, ma ho detto che è giusto indagare a 360 gradi. Io penso che nel 2023 non possono esserci persone intoccabili”.

    Oggi Diddi in Senato contro l’istituzione della commissione parlamentare
    Oggi il promotore di giustizia Vaticano, Alessandro Diddi, incaricato di indagare sulla vicenda Orlandi, è intervenuto anch’egli in Senato dichiarando che l’istituzione della commissione d’inchiesta, a suo parere, “sarebbe una intromissione perniciosa per la genuinità di ciò che stiamo conducendo”. Parole, queste, alle quali Pietro Orlandi ha così risposto: “E’ arrivato un brutto segnale da queste audizioni, il Vaticano, per conto di chi lo rappresentava, fa chiaramente capire di non gradire l’apertura di una commissione d’inchiesta parlamentare perché la considera una ‘intromissione’ che potrebbe creare problemi e ‘inquinamento’ alle indagini. Parole molto gravi a mio giudizio. Mi auguro che il parlamento non si pieghi a questi ‘suggerimenti’ e continui sulla linea già indicata dal voto alla Camera”.

    https://www.fanpage.it/roma/emanuela-orlandi-quellaudio-su-giovanni-paolo-ii-che-rischia-di-far-saltare-la-commissione-dinchiesta/

  • Nuova Zelanda – Seconda lettera aperta a Papa Francesco

    Nuova Zelanda – Seconda lettera aperta a Papa Francesco

    Upper Hutt, Nuova Zelanda

    7 giugno 2023

    Ancora una volta, vi inviamo cordiali saluti da Aotearoa Nuova Zelanda.

    Attiriamo la vostra attenzione sulle nostre lettere precedenti in  cui abbiamo richiesto un’indagine esterna per testare l’autenticità del programma di riparazione e guarigione della vostra Chiesa per i sopravvissuti agli abusi religiosi del clero in Nuova Zelanda, Te Houhanga Rongo / A Path to Healing (APTH).

    Ancora una volta, siamo delusi di non aver avuto la cortesia di un riconoscimento o di una risposta.

    Nelle nostre lettere, abbiamo affermato che il processo APTH istituito dalla Conferenza episcopale cattolica neozelandese e dalla Conferenza dei leader congregazionali di Aotearoa Nuova Zelanda è stato utilizzato per sventare e respingere deliberatamente le legittime denunce dei sopravvissuti attraverso un processo tortuoso e segreto.

    Ora siamo preoccupati che i vescovi della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda, che stanno arbitrando su tali denunce a danno dei sopravvissuti, siano essi stessi accusati di gravissime violazioni sessuali contro i bambini e della tortura psicologica di quei bambini.

    Di conseguenza, le vittime sopravvissute a tali gravi aggressioni e ad altri reati perpetrati dai vostri vescovi, sacerdoti e religiosi fratelli e suore in Nuova Zelanda vengono nuovamente maltrattate dai meccanismi interni delle vostre entità ecclesiastiche in Nuova Zelanda, i cui leader sono sia i principali accusati colpevoli, sia gli unici giudici, giuria e boia nel valutare tali accuse e decidere i risultati per i sopravvissuti.

    Di conseguenza, i predatori sessuali di bambini clericali e religiosi rimangono impunemente nelle nostre comunità; pertanto, i bambini e le persone vulnerabili in tutta la Nuova Zelanda rimangono a rischio.

    Chiediamo: come può essere tutt’altro che ovvio che gli imputati non possano sedere come arbitri di giustizia in un processo in cui sono accusati?

    Siamo anche preoccupati per il fatto che ingenti somme di denaro dei fedeli vengono spese dai vescovi cattolici e dai leader congregazionali per la difesa legale dei preti pedofili e  per creare ostacoli legali per ostacolare il corso della giustizia in Nuova Zelanda.

    Ad esempio, siamo consapevoli che  le indagini sulle denunce di abusi sessuali su minori contro sacerdoti cattolici e i progressi della Commissione reale d’inchiesta neozelandese sugli abusi storici in cura, sono stati ostacolati da avvocati cattolici ben finanziati  che lavorano per i vostri vescovi e leader congregazionali in Nuova Zelanda.

    Più allarmante è il fatto che questo sta accadendo mentre gli stessi vescovi cattolici e leader congregazionali stanno dicendo al pubblico neozelandese che stanno collaborando all’inchiesta reale.

    Crediamo che queste false dichiarazioni debbano finire. Da qui, la nostra seconda lettera aperta a voi chiedendovi nuovamente di chiedere conto ai vostri vescovi e leader congregazionali in Nuova Zelanda.

    Ti chiediamo di costringerli a farsi da parte dall’arbitrato su denunce in cui sono anche accusati.

    Vi chiediamo di chiederne conto per non aver rispettato le vostre richieste di apertura e trasparenza nel trattare le denunce dei sopravvissuti.

    Vi chiediamo di esortarli a cambiare la loro cultura di abuso e segretezza in Nuova Zelanda e smantellare i loro sistemi di copertura e negazione che stanno danneggiando e fuorviando così tante persone nel nostro paese.

    Cordiali saluti / Ngā mihi nui, Second-Open-Letter-to-Pope-Francis-07062023

     

    SNAP Aotearoa

    Casella postale 40 812

    Upper Hutt 5140

    NUOVA ZELANDA

    aotearoa-newzealand@snapnetwork.org

    +64 223440496

  • Zuppi, nuova nomina dal Papa: Giudice di Cassazione in Vaticano

    Zuppi, nuova nomina dal Papa: Giudice di Cassazione in Vaticano

    Bologna, 3 giugno 2023 – Dal primo gennaio il cardinale arcivescovo Matteo Zuppi sarà uno dei giudici della Corte di Cassazione dello Stato della Città del Vaticano. La nomina è arrivata direttamente da Papa Francesco per un incarico molto delicato, dato la Corte è l’unico organo all’interno della Santa Sede che può giudicare i cardinali e i vescovi nelle cause penali, fatto salvo il primo paragrafo del canone 1405 del Codice di Diritto Canonico. Tale articolo prevede che il Pontefice abbia la facoltà esclusiva di giudicare chi, secondo il promotore di giustizia, abbia commesso un delitto.

    La stessa attività della Cassazione deve essere sempre autorizzata al Santo Padre, essendo la Città del Vaticano governata da una monarchia assoluta elettiva e che il Papa reggente delega ad alcuni organi il potere esecutivo, legislativo e giudiziario, senza, però, rinunciare alla sua facoltà di agire un maniera autonoma in questi tre campi.

    Per Zuppi, gli incarichi al di fuori dei confini della diocesi iniziano a essere parecchi, da quelli meno visibili, come il far parte del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale e dell’Ufficio dell’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica, all’essere presidente della Conferenza episcopale italiana, passando per il ruolo di ambasciatore nella missione di pace che Papa Francesco vorrebbe realizzare perché cessi il conflitto acceso dalla Russia con l’invasione in Ucraina. Come giudice della Corte di Cassazione sarà chiamato a esercitare la giustizia in nome del Pontefice.

    Va sottolineato come tale Corte abbia potere solo nei confronti di chi abbia commesso un reato all’interno delle mura vaticane o nei confronti di una persona che abbia cittadinanza vaticana, oppure se il presunto colpevole è un cittadino vaticano. Nelle altre situazioni, invece, come nel caso di un possibile reato commesso da un sacerdote, a intervenire è la sezione disciplinare della Congregazione per la dottrina della fede, attraverso il Supremo Tribunale Apostolico che non ha facoltà di interagire con la giustizia ordinaria del Paese in cui si è verificato il delitto.

    https://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/zuppi-nuova-nomina-dal-papa-giudice-di-cassazione-in-vaticano-e75cf8ae