Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • Parroco suicida, Crepaldi: «Falliti gli sforzi per salvaguardare ragazzina, chiesa e sacerdote» „Parroco suicida, Crepaldi: «Falliti gli sforzi per salvaguardare ragazzina, chiesa e sacerdote»“

    Parroco suicida, Crepaldi: «Falliti gli sforzi per salvaguardare ragazzina, chiesa e sacerdote» „Parroco suicida, Crepaldi: «Falliti gli sforzi per salvaguardare ragazzina, chiesa e sacerdote»“

    Il Vescovo di Trieste torna sulla tragica morte e la drammatica storia di don Maks.

    Il suicidio di don Maks Suard, il sacerdote di Santa Croce in procinto di essere allontanato in seguito alla scoperta da parte del Vescovo Crepaldi di alcune molestie compiute ai danni di una ragazza che 17 anni fa aveva 13 anni, ha diviso l’opinione pubblica: chi ha visto solo il “pedofilo” e chi, davanti alla morte, ha deciso di perdonare.

    Nuove verità vengono rivelate giorno dopo giorno: dopo il comunicato della Diocesi la sera stessa della scoperta del corpo esanime di don Maks, ieri il Vescovo Giampaolo Crepaldi ha scritto una nuova lettera ai fedeli, nella quale spiega quali siano state le intenzioni che hanno guidato le sue azioni, purtroppo fallite con la morte del sacerdote.

    Carissimi fratelli e sorelle,
    giungo a voi con questo mio messaggio, dopo il tragico evento del suicido di don Maks Suard, che mi ha molto scosso e addolorato, unitamente ai suoi congiunti a cui va la nostra vicinanza, e che ha profondamente colpito tutta la comunità cattolica di Trieste. In tutta la vicenda mi sono mosso per rispondere congiuntamente alle seguenti doverose esigenze: in primo luogo, all’esigenza di giustizia, di comprensione e di affettuosa attenzione nei confronti della ragazza che fu oggetto di improprie attenzioni quando era ancora minorenne con le comprensibili e dolorosissime conseguenze; in secondo luogo, all’esigenza di salvaguardare il bene della Chiesa e della sua attività ministeriale ed educativa; in terzo luogo, all’esigenza di aiutare una persona e un sacerdote a reimpostare su condizioni esistenziali nuove la sua vita umana e cristiana. Purtroppo lo sforzo fatto è andato fallito con il suicidio di don Maks il quale, pur ammettendo con sincero pentimento il suo errore e pur disposto a intraprendere un cammino di vita su basi completamente nuove, a un certo punto non ha retto.

    Si è così giunti all’evento tragico del suo suicidio, ascrivibile a quegli insondabili misteri del cuore umano che tante domande sollevano senza che si possa dare ad esse una plausibile risposta se non rimettendo il tutto al Signore crocifisso, sicuro approdo in cui trovare consolazione, luce e forza. È per me e per tutta la Chiesa di Trieste il giorno difficile del venerdì che tuttavia, nel fecondo dinamismo della fede, prepara la domenica della speranza cristiana. Speranza che indica a noi sacerdoti per primi la strada di una piena e quotidiana fedeltà alla nostra vocazione; speranza che orienta la Chiesa al pieno rispetto e alla piena valorizzazione di chi ripone la sua fiducia in essa; speranza che impegna tutti a non transigere in alcun modo di fronte a casi di violenza o di attenzioni improprie verso bambini e adolescenti; speranza che ci porta a coltivare con maggior fervore la preghiera e ad alimentare l’amicizia ecclesiale all’interno delle nostre comunità cristiane; speranza per vivere con gioiosa convinzione il Vangelo di Gesù e a sostenere i poveri, i deboli e chi cade nel peccato; speranza per risvegliare in tutti la forza rigenerante della fede e della carità cristiana.

    Mentre affido al Signore misericordioso don Maks – Signore che, in queste circostanze, resta l’unico e vero depositario di ogni giudizio – colgo l’occasione per invocare su tutti voi la materna protezione della Madonna.

    http://www.triesteprima.it/cronaca/parroco-suicida-crepaldi-falliti-gli-sforzi-per-salvaguardare-ragazzina-chiesa-e-sacerdote.html

  • Bergoglio, Ratzinger e l’amore per gli esseri umani. Di Federico Tulli

    Bergoglio, Ratzinger e l’amore per gli esseri umani. Di Federico Tulli

    Il cappellano della Saint John’s School di Milwaukee, Lawrence Murphy, violentò oltre 200 scolari sordomuti di età inferiore ai 12 anni tra il 1950 e il 1974. Intorno alla metà degli anni Settanta fu trasferito dal proprio vescovo in un’altra diocesi dove, a suo dire, non commise più abusi. In base a un dossier segreto reso pubblico nel 2010 dal New York Times, è emerso che solo nel 1996 l’arcivescovo di Milwaukee, monsignor Weakland, aveva informato del caso il cardinale Ratzinger, all’epoca prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. In un primo momento, l’allora segretario di Ratzinger, Tarcisio Bertone, apparve deciso a istruire il processo canonico. Informato del rischio di essere ridotto allo stato laicale, Murphy (che ammise tutti i suoi crimini quando oramai erano prescritti) scrisse ai suoi futuri giudici ecclesiastici di essere pentito e malato, e chiese di evitare il processo.

    Una linea di condotta probabilmente studiata a tavolino dal sacerdote pedofilo, poiché lo psichiatra assunto dalla diocesi di Milwaukee per esaminarlo aveva scritto chiaro e tondo nel rapporto conclusivo: «Non si rende conto del male fatto e sembra insensibile alle cure». Passano un paio di anni e il 30 maggio 1998, al termine di un summit in Vaticano in cui si deve decidere il da farsi, a

    Murphy viene intimato di «riflettere sulla gravità del male fatto» fino a quando non darà «prove di ravvedimento». La punizione viene comminata da Tarcisio Bertone, che era ancora il braccio destro di Ratzinger all’ex tribunale dell’Inquisizione, nel corso di un incontro con monsignor Girotti, don Antonio Manna dell’Ufficio disciplinare, padre Antonio Ramos, monsignor Weakland, il suo vescovo ausiliare, monsignor Skiba, e monsignor Fliss, vescovo di Superior.

    Il resto è storia; Murphy muore il 21 agosto dello stesso anno senza aver mai speso una parola per le vittime. Ma non è l’unico a mantenere un rigoroso silenzio. Secondo quanto scritto nel documento vaticano ‘confidenziale’ protocollato n. 111/96 – facente parte del dossier del New York Times – che riassume le fasi dell’incontro, Weakland nota che in caso di processo si correrebbe il «pericolo di grande scandalo qualora il caso venisse pubblicizzato dalla stampa».

    È questo uno dei tanti esempi di ‘ragion di Stato’ che hanno contribuito a insabbiare migliaia di casi di pedofilia nella seconda metà del Novecento permettendo che venissero stuprati decine di migliaia di minori che altrimenti si sarebbero potuti salvare.

    Ma per una volta – con il caso Murphy – non fu il ‘bene della Chiesa universale’ a prevalere all’atto della decisione finale. A calare la pietra tombale sulla vicenda del pedofilo serial killer ci pensò il cardinal Bertone osservando, in quella stessa sede, che il processo era inutile «per la difficoltà dei sordomuti a testimoniare senza aggravare i fatti». Una lungimiranza politica e una – si fa per dire – umanità che furono premiate anni dopo, nel 2006, da Joseph Ratzinger divenuto Benedetto XVI, assegnando a Bertone la carica di Segretario di Stato.

    Perché racconto questa orrenda storia di pedofilia oramai sepolta negli archivi della cronaca nera e scarsamente indagata anche all’epoca dai nostri media? Perché è una delle tante che ruotano intorno alla figura di Ratzinger, colui che per primo invocò la “tolleranza zero” nei confronti della pedofilia.  Mi è tornata alla mente leggendo la seguente dichiarazione di papa Francesco I durante il suo intervento alla Pontificia accademia delle scienze: «Benedetto XVI è stato un grande Papa. Grande per la forza e penetrazione della sua intelligenza, […], grande per il suo amore nei confronti della Chiesa e degli esseri umani, grande per la sua virtù e la sua religiosità».

    Senza dubbio, l’amore di Ratzinger per la Chiesa, e per il potere che conferisce, è certificato anche da come ha permesso di gestire la vicenda di Lawrence Murphy. Tuttavia per comprendere cosa intenda il gesuita argentino per «amore nei confronti degli esseri umani» e quindi la sua sintonia con l’agghiacciante fatuità e cinismo del suo predecessore che è tra i principali responsabili della diffusione della pedofilia clericale nel mondo (come si evince anche dalle considerazioni conclusive della Commissione Onu sui diritti del Fanciullo pubblicate il 5 febbraio 2014), occorre ricordare l’intenso momento di religiosità e soprattutto – si fa per dire – di umanità sgorgato dal cuore di Jorge Mario Bergoglio quando all’udienza generale dell’8 gennaio 2014 ha tenuto a precisare che «un bambino battezzato non è lo stesso che un bambino non battezzato».

    Tale discriminazione, unita all’idea perversa che l’abuso sia un’offesa a Dio prima che lo stupro di una persona umana inerme – pensiero, anche questo, che accomuna il pontefice e il papa emerito –, rappresenta la chiave di volta per scoprire le radici culturali della complicità morale e materiale dei gerarchi vaticani, tutti, nei casi di pedofilia clericale. Perché in questa frase di Bergoglio c’è l’idea che in fondo il bambino non sia ancora un essere umano – diviene tale con il battesimo – pertanto gli si può fare quel che si vuole. Salvo poi confessarsi per aver violato il VI Comandamento (e nel caso tornare a “peccare” dopo aver fatto penitenza).

    Federico Tulli

    (28 ottobre 2014)

     

  • Sul tram prete  molesta ragazzino  che lo schiaffeggia

    Sul tram prete molesta ragazzino che lo schiaffeggia

    L’incredibile episodio si è verificato martedì mattina. Un sacerdote di 54 anni è stato bloccato dagli agenti delle Volanti.

     Un prete denunciato dalla polizia per aver molestato un ragazzino sul tram. È questa la vicenda ancora tutta da ricostruire su cui stanno lavorando all’Ufficio prevenzione generale della Questura, dopo quanto è successo nella tarda mattinata di martedì.

    I fatti a quanto pare si sono verificati su una vettura del tram in servizio lungo la classica tratta, che era arrivata all’altezza degli imbarcaderi privati quando è “scoppiato” tutto. Si tratta di un sacerdote cinquantaquattrenne, G.B., che dopo i primi accertamenti degli agenti di alcune Volanti che sono intervenute sul posto, è stato denunciato per molestie sessuali ai danni di un minorenne.

    Un primo dettagliato rapporto su quanto è accaduto è stato già inviato dagli agenti delle Volanti in Procura, al magistrato di turno, per le valutazioni del caso. Alla base di tutto c’è in ogni caso il racconto circostanziato della vittima degli abusi, un minorenne, e i poliziotti stanno verificando in queste ore anche alcune testimonianze tra i passeggeri della vettura e alcuni passanti, che potrebbero rivelarsi fondamentali per ricostruire ogni minimo aspetto della vicenda. I fatti si sono svolti intorno alle 13 di martedì nei pressi della fermata del tram che fronteggia gli imbarcaderi privati della Caronte&Tourist.

    A quanto pare il prelato avrebbe più volte palpeggiato il ragazzino nelle parti intime, il quale avrebbe subito reagito, molto infastidito da queste “attenzioni”, quindi lo avrebbe prima spintonato e poi schiaffeggiato. Una reazione che ha destato l’attenzione di molti passanti e di alcuni passeggeri del tram, in un punto molto frequentato come la fermata che fronteggia gli imbarcaderi privati.

    Dopo attimi molto concitati sono intervenute sul posto due Volanti della polizia, e gli agenti dopo aver faticato non poco per sedare gli animi, hanno condotto il prete e il ragazzo nella sede dell’Upg, per ricostruire tutta la vicenda attraverso il loro racconto. Al termine è scattata la denuncia nei confronti del sacerdote 54enne, con l’invio degli atti in Procura per eventuali nuovi sviluppi.

    http://www.gazzettadelsud.it/news/114495/Sul-tram-prete-molesta-ragazzino-che.html

  • Lettera a Papa Francesco-Ass.ne Sordi “A. Provolo”

    Lettera a Papa Francesco-Ass.ne Sordi “A. Provolo”

    Per oltre un secolo è stato un simbolo della carità della Chiesa: una scuola specializzata per garantire un futuro migliore ai bambini sordi e muti, sostenendoli negli studi e nell’inserimento al lavoro.

    L’Istituto Antonio Provolo di Verona ospitava i piccoli delle famiglie povere, figli di un Nord-est contadino dove il boom economico doveva ancora arrivare.

    Fino alla metà degli anni Ottanta è stato un modello internazionale, ma nel tetro edificio di Chievo, una costruzione a metà strada tra il seminario e il carcere, sarebbero avvenuti episodi terribili.Preti e fratelli religiosi hanno abusato sessualmente di noi”.

    Un’accusa sottoscritta da oltre 60 persone, bambini e bambine che hanno vissuto nell’Istituto, e che ora scrivono: “Abbiamo superato la nostra paura e la nostra reticenza”.

    Gli abusi di cui parlano sarebbero proseguiti per almeno trent’anni, fino al 1984 Come preannunciato in conferenza stampa a Roma presso la sala stampa della Camera dei Deputati il 09 aprile 2014 e tenuto conto che, dopo la commissione d’indagine voluta dal Vaticano, lo stesso ha ammesso gli abusi, è nostra intenzione chiedere i risarcimenti.

    Primo passo sarà a Bruxelles presso la commissione per i diritti umani assieme a Survivor’s Voice. Teniamo anche in considerazione che l’ONU ha fatto recentemente (febbraio 2014) una dura reprimenda nei confronti del Vaticano, per i comportamenti tenuti dallo stesso”. Associazione Sordi “Antonio Provolo”

  • Pedofilia, ecco perché lo scandalo può travolgere il consiglio della corona del Papa

    Pedofilia, ecco perché lo scandalo può travolgere il consiglio della corona del Papa

     Lo scandalo pedofilia aveva già bussato alle porte del conclave nel 2013. Il “cardinale molestatore” Keith Patrick O’Brien si era fermato sulla soglia della Cappella Sistina, a differenza di quanto aveva fatto nel 2005, perché la sua condotta sessuale, come da lui ammesso, era “scesa al di sotto degli standard che ci si doveva aspettare da me come prete, arcivescovo e cardinale”. Niente conclave, dunque, e ritiro di penitenza fuori dalla Scozia per volontà di Papa Francesco. Oggi lo scandalo di aver coperto gli abusi sui minori rischia di travolgere addirittura il “consiglio della corona” di Bergoglio, il cosiddetto “C9” di cardinali che, appena un mese dopo la fumata bianca, ha iniziato a elaborare la riforma della Curia romana. Gli occhi degli osservatori sono tutti puntati sul “ranger australiano”, come lo chiama il Papa, George Pell, prefetto della Segreteria per l’economia, al centro di un’indagine per la gestione dei casi di pedofilia quando era arcivescovo di Melbourne in Australia dal 1996 al 2001.

    Il 22 agosto 2014 Pell, durante un’audizione via webcam da Roma alla Commissione nazionale d’inchiesta australiana sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali sui minori, ha affermato che “i preti pedofili sono come dei camionisti che molestano autostoppiste”. Un paragone assurdo per sostenere che la colpevolezza legale dei sacerdoti pedofili non può essere imputata ai vertici della Chiesa cattolica, immediatamente contestato sia dalle vittime degli abusi, sia dalle associazioni dei camionisti. Ma in Vaticano i nemici che Pell si è fatto, grazie ai suoi modi da ranger non certamente consoni alle felpate pugnalate curiali, hanno preso subito nota dell’accaduto per rispolverarlo al momento opportuno. Ovvero oggi che, per volontà di Bergoglio, sono scattati gli arresti domiciliari nelle mura leonine per l’ex nunzio polacco Jozef Wesolowski, accusato di pedofilia e pedopornografia. E mentre sono in corso i processi canonici per gli altri due vescovi indagati per abusi sui minori, il cileno Marco Antonio Órdenes e il peruviano Gabino Miranda Melgarejo. E soprattutto dopo la rimozione, decisa dal Papa, del vescovo paraguayano Rogelio Ricardo Livieres Plano, accusato di malversazioni e di aver coperto la pedofilia del suo vicario generale.

    Le pesanti accuse contro Pell e le polemiche sulla sua gestione, anche in termini di risarcimenti economici per le vittime, sui casi di pedofilia sono note da tempo e sono state oggetto di studio sotto il pontificato di Benedetto XVI. Nei sacri palazzi, infatti, non è un mistero che Ratzinger, nel 2010, aveva pensato proprio all’allora cardinale di Sydney per il ruolo di prefetto della potentissima Congregazione per i vescovi, come successore di Giovanni Battista Re giunto all’età canonica della pensione. Ma alla fine il pericolo che la nomina di Pell a Roma avrebbe potuto far scoppiare un vero e proprio tsunami in Vaticano fece desistere Benedetto XVI che preferì lasciare il porporato a Sydney. L’accusa principale contro il cardinale australiano è legata al cosiddetto “Melbourne Response”, uno schema di risarcimenti per le vittime dei preti pedofili. Queste ultime si sono sempre dichiarate tradite dal tetto di 50mila dollari australiani che l’allora arcivescovo Pell imponeva come risarcimento, mentre chi ha avviato azioni legali ha ricevuto in media 293mila dollari. Il porporato ha sempre ribattuto che prima dell’introduzione del “Melbourne Response”, ovvero del 1996, non erano affatto previsti risarcimenti per le vittime e che “molte delle persone assistite da noi avrebbero ricevuto poco o niente se si fossero rivolte ai tribunali”.

    Gli sviluppi delle indagini australiane, però, oggi sono destinate a interferire col governo di Papa Francesco. Qualora, infatti, fossero accertate le responsabilità di Pell nella copertura dei preti pedofili, Bergoglio non potrebbe non usare lo stesso durissimo provvedimento attuato per il vescovo paraguayano, rimuovendo il porporato australiano sia dal neonato dicastero economico a lui affidato, sia dal “C9” dei cardinali. Una rimozione che, inevitabilmente, colpirebbe anche la riforma dello Ior messa in atto proprio da Pell con uomini di sua fiducia e diverrebbe un pesantissimo boomerang sul pontificato di Francesco.

    Twitter: @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/28/pedofilia-ecco-perche-lo-scandalo-puo-travolgere-il-consiglio-della-corona-del-papa/1136081/

  • La pedofilia del clero: una condanna senza sconti!

    La pedofilia del clero: una condanna senza sconti!

     di don Giorgio De Capitani

    Il papa fa sul serio. Così titolano i giornali. I mass media impazziscono nel dire e ridire, fino alla noia, che finalmente papa Francesco spazzerà via la pedofilia dalla Chiesa! E ci prendono gusto (non hanno solo il caso Yara e simili da vivisezionare) nell’andare a ripescare il torbido nei risvolti della vita privata del povero malcapitato arcivescovo polacco (povera Chiesa polacca!) Jozef Wesolowski (un cognome che impareremo a pronunciarlo molto bene), che il papa ha messo nelle mani della giustizia terrena.

    Era ora! E nel dirlo il mondo intero tira un sospiro di sollievo. Era ora!

    Era ora? Già, qualsiasi cosa fa questo papa è una speranza. E prima? Ci rendiamo conto che per secoli ha Chiesa ha taciuto?

    E lui, papa Bergoglio, quando era prete o vescovo, non ha mai taciuto di fronte alla pedofilia di qualche suo confratello?

    Bisogna pur iniziare! Va bene! Iniziamo! Ma da dove? Da qualche caso, tanto per far colpo? Certo, se il papa avesse colpito un povero prete di campagna, l’effetto mediatico non sarebbe stato uguale.

    In questi giorni, mi faccio tante domande. Parto proprio dai cardinali e vescovi, ovvero dai vertici della Chiesa cattolica. Come è possibile che costoro, proprio per la loro alta responsabilità, abbiano compiuto per anni e anni certi crimini? Parlo anzitutto di coscienza! Coscienza, illuminata dal carisma dello Spirito, come ci assicura la Chiesa! Quale carisma?

    Ma, proprio per la loro carica istituzionale, come potevano farlo, senza dare nell’occhio? E tutti tacevano! Se sbaglia un povero cristo (un prete di campagna ha detto magari una parolaccia!), i superiori già lo sanno la sera stessa. Se un cardinale o un vescovo commette qualcosa di losco, tutti tacciono. Anzi, vengono promossi! Se le voci dovessero circolare, lo si prende e lo si mette in qualche ufficio curiale. Sotto copertura.

    Non è vero che la Chiesa finalmente ha preso coscienza della gravità del problema. È invece vero che, di fronte allo scandalo che di colpo è venuto a galla, essa non ha potuto continuare a coprire. Dopo i primi tentennamenti, doveva pur decidersi a fare delle scelte anche radicali. Ma c’è la tentazione da parte della Chiesa di limitarsi a fare altrettanto colpo, scaricando tutto sul solito capo espiatorio. E i soliti coglioni, a partire dai laicisti devoti, abboccano.

    Il fenomeno della pedofilia nella Chiesa cattolica (qui non parlo delle altre Chiese: smettiamola di giustificarci dicendo che non è solo un fenomeno “cattolico”!) è stato davvero così grave e così capillare? E perché è successo? Trovare le cause può essere utile, dal momento che il fenomeno non è ancora morto. Certo, le cause ci sono, ma vanno studiate a fondo. È facile essere superficiali.

    Quello che mi risulta incomprensibile è il fatto che proprio coloro che dovrebbero essere i primi ad essere quasi immuni (per vocazione, per grazia sacramentale, per le continue preghiere, per i doni dello Spirito ecc.) siano i più soggetti al male, e qui non si tratta di pensieri cattivi, non si tratta di qualche disobbedienza ai superiori, non si tratta di polluzioni notturne. Si tratta di uno dei peggiori crimini dell’umanità. A proposito di crimine, finalmente in questi giorni qualche vertice della gerarchia inizia a parlare di pedofilia come di un crimine. Prima la Chiesa diceva che si trattava solo di violazione di un ordinamento ecclesiastico, per cui bastava una semplice confessione per pulirsi la coscienza. Se si tratta di un crimine, basta confessarsi davanti al prete, per ottenere il perdono di Dio?

    Le cause? Talora è difficile trovarle, proprio perché il fenomeno è stato capillare, ha riguardato la gerarchia ecclesiastica, dai vertici più alti agli ultimi preti, religiosi e diocesani,  tanto sommerso da non preoccupare la Chiesa, che interveniva solo quando girava qualche voce, spostando subito il soggetto pericoloso in un altro posto.

    Da notare una cosa. Non solo i superiori mettevano tutto a tacere, anche il popolo dei fedeli aveva le sue colpe. Non c’è solo l’omertà mafiosa: c’è anche l’omertà dei credenti che, pur di salvare la faccia dei suoi rappresentanti, fa di tutto per coprire, tranne il caso in cui il loro prete dà fastidio perché parla chiaro e contro il potere, e allora viene allontanato, col beneplacito dei superiori e del popolo di Dio.

    Si è parlato di collegamento della pedofilia con il celibato del clero. Di per sé il collegamento non è automatico, tanto è vero che la pedofilia avviene anche all’interno delle famiglie. In ogni caso, il celibato obbligatorio pone seri problemi. Sono del parere che la Chiesa dovrebbe lasciare libertà di scelta: sposarsi oppure restare celibi. Credo che ancora oggi ai preti, nonostante la grazia di Dio, manchi qualcosa di ciò che umano, ed è l’amore. Sì, parliamo pure di amore universale, ma l’amore universale non esclude di per sé l’amore umano. Non è forse il dono di Dio più bello, un riflesso del suo stesso Amore? Perché proibirlo ai suoi ministri? Poi ognuno farà la sua scelta: se sposarsi oppure no.

    Ci sono altre concause del fenomeno pedofilia. Ad esempio, la copertura del segreto confessionale. Ho letto che ultimamente qualche Chiesa protestante avrebbe proposto di porre dei limiti a questo segreto, togliendolo nel caso della pedofilia. Sono d’accordo.

    Altra cosa che ha favorito la pedofilia era il luogo fisico del confessionale: il prete a contatto personale con i bambini, in un ambiente chiuso. A parte le mie idee sul sacramento della confessione in sé (da rivalutare sotto l’aspetto comunitario), da tempo sostengo che i ragazzi non andrebbero più confessati individualmente. Che peccati hanno? E poi, quali rischi corrono?

    Inoltre, nella Chiesa c’è stata, e c’è ancora, una visione distorta e perversa del sesso, ritenuto tutto un peccato. C’è una tale repressione che, secondo me, i primi a pagare tale ossessione sono stati, e sono ancora oggi, i preti. I preti sono dei complessati anche a causa  del sesso-tabù.

    Dovete sapete che la tentazione del sesso (della carne!) era così ossessiva che la liturgia della Chiesa trovava ogni occasione per immunizzare i suoi preti con delle preghiere che oggi farebbero ridere.

    Il celebrante, prima di indossare i paramenti per la Messa, recitava alcune orazioni, in latino: si possono ancora trovare sulle tabelle, chiamate cartagloria, nella speranza che i preti moderni non le abbiano buttate via. Ecco alcune di queste preghiere.

    Mentre il sacerdote celebrante si lavava le mani, doveva recitare questa preghiera: Da, Domine, virtutem manibus meis ad abstergendam omnem maculam; ut sine pollutione mentis et corporis valeam tibi servire. (Da’, o Signore, alle mie mani la virtù che ne cancelli ogni macchia: perché io ti possa servire senza macchia dell’anima e del corpo). Il latino dice: “sine pollutione”! Senza perdite del seme!

    Mentre si metteva l’amitto (un panno di lino rettangolare munito di due fettucce, che si appoggiava sulle spalle e si faceva poi aderire al collo; infine si legava attorno alla vita), recitava quest’altra orazione: Impone, Domine, capiti meo galeam salutis, ad expugnandos diabolicos incursus. (Imponi, Signore, sul mio capo l’elmo della salvezza, per sconfiggere gli assalti diabolici, in particolare quelli di carattere sessuale).

    Mentre, sopra il camice, all’altezza della vita, indossava il cingolo (un cordone di lana o di altro materiale adatto che si utilizza a mo’ di cintura), così pregava: Praecinge me, Domine, cingulo puritatis, et exstingue in lumbis meis humorem libidinis; ut maneat in me virtus continentiae et castitatis. (Cingimi, Signore, con il cingolo della purezza e prosciuga nel mio corpo la linfa della dissolutezza, affinché rimanga in me la virtù della continenza e della castità). In latino: “humorem libidinis”. La libido che cos’è?

    Anche negli inni, scritti in latino, che si recitavano nella Liturgia delle Ore, erano presenti diverse e frequenti allusioni alle tentazioni sessuali. Da chierico, mi colpiva l’accenno al “demonio meridiano”. I liturgisti moderni si sono rifiutati di tradurli in italiano.

    Dunque, che dovevano fare i preti? O andavano con una donna, e questo la Chiesa non lo permetteva (a meno che i preti non andavano con le puttane, allora Chiesa taceva, perché sono i legami a dar fastidio alla struttura!), o si soddisfacevano come potevano. Masturbarsi era peccato, secondo la Chiesa, e allora succedeva di tutto. Gli istinti sessuali repressi si scatenavano nel peggiore dei modi.

    In fondo, i bambini o le bambine che cosa rappresentano per il prete celibe? Dovrebbero essere le persone competenti a rispondere a questa domanda. Da parte mia, non riesco a capire e tanto meno ad accettare come si possa fare del sesso con un bambino o una bambina. Ma una causa ci dovrà pur esserci.

    Non vorrei scandalizzare oltre. Ma dico ancora la mia. Ci sono preti che sembrano “casti” e “immuni” da qualsiasi tentazione sessuale. Per me sono “innaturali”. Sono così perché sono asessuati. Non mi si dica che sono santi. Non mi si dica che, a furia di pregare o di fare penitenze, si può arrivare ad essere tanto spirituali da non eccitarsi mai. Sì la dico. Smettiamola di dire che masturbarsi è un peccato. È una cosa del tutto naturale. Che i preti almeno si sfogassero così, magari pensando alla gioia del paradiso, forse eviterebbero di toccare il pisello dei bambini o qualcosa d’altro delle bambine.

    E allora, se tutto è peccato, perché la Chiesa non impone la castrazione fisica ai suoi preti: così sarebbero sicuri di non essere più pericolosi, oppure perché non impone una pillola giornaliera che crei impotenza in tutti i sensi?

    Mi ricordo un prete che ogni mattina si faceva una bella doccia fredda. Mi spiegò: così anche oggi sarò a posto!

    Provate a riflettere: se la Chiesa, qualche anno fa, avesse preso seri provvedimenti contro tutti i preti pedofili, quanti preti si sarebbero salvati? Se nel passato la legge civile avesse potuto colpire anche i papi, forse si sarebbe interrotta per lungo tempo la successione sulla cattedra di Pietro. Proprio nessun papa è stato pedofilo o pederasta? Se sì, perché lo Spirito santo taceva?

  • Wesolowski, scoperto un archivio dell’orrore nel PC

    Wesolowski, scoperto un archivio dell’orrore nel PC

    Ora gli investigatori verificheranno email e tutti i dati per risalire ad eventuali complici. Il sospetto, infatti, è che Wesolowski possa far parte di una rete internazionale dedita alla pedofilia. Intanto sarebbero quattro i vescovi sotto inchiesta e 5mila sacerdoti denunciati

    – Si complica la situazione di monsignor Jozef Wesolowski, l’arcivescovo polacco arrestato dalla gendarmeria vaticana per pedofilia. L’ex nunzio di Santo Domingo aveva un archivio segreto nel suo pc. All’interno oltre 100mila foto e video con minori. Ora gli investigatori verificheranno email e tutti i dati per risalire ad eventuali complici. Il sospetto, infatti, è che Wesolowski possa far parte di una rete internazionale.

    L’archivio, secondo il Corriere della Sera, diviso in quattro volumi, conteneva circa 130 video e più di 86mila immagini. Una parte era stata salvata da Wesolowski nel suo computer portatile durante i viaggi. Le cartelle sono divise per genere e tutti i file sono catalogati: bambine ma soprattutto bambini ripresi in attività erotiche.

    Galleria degli orrori – In questa galleria degli orrori, gli investigatori stanno cercando anche contatti e nomi con i quali l’ex nunzio è venuto a contatto scambiandosi le immagini. Le verifiche ora si concentrano anche nei Paesi frequentati da Wesolowski prima del suo arrivo a Santo Domingo.

    Denunce, 600 casi all’anno – Sarebbero quattro i vescovi sotto inchiesta con oltre 5mila sacerdoti denunciati. Negli ultimi tre anni la Congregazione per la dottrina della fede ha ricevuto in medai 600 segnalazioni all’anno, per abusi commessi dal 1965 al 1985. Sotto accusa anche molti alti prelati: anche se non sono coinvolti direttamente, sono accusati di aver coperto i casi più scottanti.

    http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lazio/2014/notizia/pedofilia-scoperto-un-archivio-segreto-nei-pc-dell-ex-nunzio-wesolowski_2070433.shtml

  • Ogni anno 600 denunce contro i preti

    Ogni anno 600 denunce contro i preti

     Lo scandalo ha pesato anche sull’ultimo conclave. Gli abusi sui minori da parte di esponenti del clero hanno colpito duramente l’immagine e il prestigio di esponenti di spicco della gerarchia, anche cardinali, spesso accusati, se non direttamente, almeno di non aver contrastato con efficacia gli abusi. I numeri, forniti dal Vaticano a inizio 2013, non lasciano dubbi: il picco delle denunce di abusi ricevuti dalla Congregazione per la dottrina della fede, l’ex Sant’Uffizio, è stato nel 2004, con 800 denunce, mentre negli ultimi tre anni ci si è attestati sui 600 casi l’anno, in maggioranza relativi ad abusi commessi dal 1965 al 1985. Denunce di tipo «canonico», perché poi esistono le denunce all’autorità giudiziaria. Gli abusi sui bambini da parte di preti hanno rappresentato un vero e proprio «tornado» fin dall’inizio del pontificato di Benedetto XVI, sconvolgendo intere Chiese nazionali, in particolare negli Stati Uniti, ma anche in Irlanda, Olanda, nella stessa Germania. Rivelazioni da parte di uomini della Chiesa, soprattutto negli Usa, erano partite già prima dell’arrivo di Ratzinger nel 2005 al soglio pontificio, ma è negli anni successivi che lo scandalo si è allargato anche in America Latina e in Europa.

    Le denunce delle vittime sono stata sempre più frequenti, aiutate da associazioni, sostenute da avvocati che spesso hanno chiesto risarcimenti milionari, in particolare negli Stati Uniti. Una pressione sempre più forte, tanto che nell’ottobre del 2006 Benedetto XVI reagì parlando degli abusi sessuali commessi dal clero come di «crimini enormi». Nel 2008 nel corso del suo viaggio negli Stati Uniti, Ratzinger aveva deciso di incontrare personalmente alcune vittime, chiedendo loro scusa a nome della Chiesa. Altrettanto accadde nei suoi viaggi in Australia, Malta, Regno Unito e Germania. Il giro di vite impresso da Benedetto XVI si è tradotto anche in processi canonici che hanno portato, nel biennio 2011-2012, alla riduzione allo stato laicale di 400 sacerdoti accusati di molestie a minori.

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/ogni-anno-600-denunce-contro-i-preti-1054167.html

  • Papa Giovanni XXIII volle nascondere al mondo la piaga della pedofilia nel clero?

    Papa Giovanni XXIII volle nascondere al mondo la piaga della pedofilia nel clero?

    Talvolta l’opinione pubblica tende a “catalogare” alcune personalità storiche, accettandone i lati positivi ed escludendo i negativi o viceversa.
    In questo caso si parla di Sant’Angelo Roncalli, il Papa Giovanni XXIII o “il Papa buono”, come talvolta è conosciuto: proprio la sua bontà (che lui stesso, in vita, non accettava come definizione) è testimoniata in numerose occasioni (l’enciclica “Pacem in terris” ne è un esempio) ma è spesso orgogliosamente difesa, anche quando le prove sembrano contraddirla.

    Si parla molto spesso della pedofilia nell’ambiente cattolico e si indica il Papa Benedetto XVI (al contrario di Papa Roncalli, lui è l’esempio di tutte le negatività) chi tentò di nascondere questa grave piaga: questo perché nel gennaio del 2005, la corte distrettuale di Harris County (Texas) ha imputato Joseph Ratzinger per “ostruzione alla giustizia” (riferendosi al caso dei religiosi pedofili americani), il processo non si è potuto svolgere poiché tuttora il Papa emerito ha l’immunità come capo di stato estero.
    Curiosamente però fu lo stesso Ratzinger ad accennare a una vecchia istruzione pontificia, fino allora mai portata alla luce, attraverso la lettera “de delictis gravioribus”, che individuava i mali più grandi della chiesa moderna.
    Eccone lo stralcio del testo originale.

    « Quasi nel medesimo tempo la Congregazione per la dottrina della fede con una Commissione costituita a tale scopo si applicava a un diligente studio dei canoni sui delitti, sia del Codice di diritto canonico sia del Codice dei canoni delle Chiese orientali, per determinare «i delitti più gravi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti», per perfezionare anche le norme processuali speciali nel procedere «a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche», poiché l’istruzione Crimen sollicitationis finora in vigore, edita dalla Suprema sacra Congregazione del Sant’Uffizio il 16 marzo 1962, doveva essere riveduta dopo la promulgazione dei nuovi codici canonici »

    Da queste affermazioni, il mondo comprese cosa era la “Crimen sollicitationis”: un’istruzione scritta dal cardinale Ottaviani, approvata da Giovanni XXIII ma mai resa pubblica fino a allora.
    Che significato ha questa scrittura ? è semplicemente un regolamento che istruisce come sanzionare quei religiosi che si macchino di pedofilia o violenza sessuale, nello specifico come i confessori lascino “speciali perdoni” agli ingenui peccatori.
    Nulla di strano, anzi è un punto in più per Giovanni XXIII: peccato che lo scritto obblighi il segreto assoluto da parte del clero nei confronti dell’opinione pubblica, ossia vale a dire che la sacra chiesa deve restare inviolabile.
    Nella prima parte il documento non ha nulla da eccepire:

    « A norma costituzioni apostoliche e in particolare della costituzione Sacramentum Poenitentiae di Benedetto XIV del 1º giugno 1741, il penitente deve denunciare all’ordinario del luogo o alla Sacra Congregazione del Sant’Uffizio nello spazio di un mese il sacerdote del delitto di sollecitazione nella confessione; e il confessore deve, sotto obbligazione grave di coscienza, far presente tale dovere al penitente. »

    « Colui che avrà commesso qualsiasi crimine di sollecitazione del quale parla il can. 904 sia sospeso dalla celebrazione della Messa e dall’ascolto delle confessioni sacramentali, e secondo la gravità del delitto sia dichiarato inabile a ricevere le stesse, sia privato di tutti i benefici, dignità, voce attiva e passiva, e sia dichiarato inabile a tutto ciò, e nei casi più gravi sia sottoposto a degradazione. »

    E’la seconda parte, in cui il segreto è chiaramente prescritto:

    « Nello svolgere questi processi si deve avere maggior cura e attenzione che si svolgano con la massima riservatezza e, una volta giunti a sentenza e poste in esecuzione le decisioni del tribunale, su di essi si mantenga perpetuo riserbo. Perciò tutti coloro che a vario titolo entrano a far parte del tribunale o che per il compito che svolgono siano ammessi a venire a conoscenza dei fatti sono strettamente tenuti al più stretto segreto (il cosiddetto” segreto del” Sant’Uffizio”), su ogni cosa appresa e con chiunque, pena la scomunica latae sententiae, per il fatto stesso di aver violato il segreto (senza cioè bisogno di una qualche dichiarazione); tale scomunica è riservata unicamente al sommo pontefice, escludendo dunque anche la Penitenziera Apostolica. [ossia: tale scomunica può essere ritirata solamente dal papa,] »

    « Prometto, mi obbligo e giuro che manterrò inviolabilmente il segreto su ogni e qualsiasi notizia, di cui io sia messo al corrente nell’esercizio del mio incarico, escluse solo quelle legittimamente pubblicate al termine e durante il procedimento »

    La chiesa ovviamente volle puntualizzare, sostenendo che il segreto era dato solo quando il processo era in atto, ma chiaramente la precisazione fu scritta dopo e non fu certo puntualizzata sulla “Crimen Sollicitanionis”

    « …Nonostante una certa cultura del segreto abbia pervaso queste materie nella Chiesa cattolica, non è questo documento [il Crimen sollicitationis] la causa. […]
    Gli esperti di diritto canonico ritengono ci siano buone ragioni per mantenere la massima riservatezza nei casi di abusi sessuali. Essa permette ai testimoni di parlare liberamente, ai preti accusati di proteggere il loro buon nome fino a che non sia accertata la colpevolezza e alle vittime che non vogliono pubblicità di farsi avanti. »

    Inoltre fu lo stesso cardinale Bertone in un’intervista, a mettere ancora più il dito nella piaga nella vicenda, rammentando come il vescovo non era tenuto a rivelare la pedofilia del sacerdote, seguendo il rigoroso segreto confessionale.

    « …Giornalista: A queste nuove Norme, soprattutto da parte laica, è stata fatta una obiezione. Perché un vescovo che viene a conoscenza del comportamento di un proprio sacerdote, delittuoso per la Chiesa ma anche per l’autorità civile, non ne deve informare la magistratura civile?
    Bertone: Le Norme di cui stiamo parlando si trovano all’interno di un ordinamento giuridico proprio, che ha un’autonomia garantita, e non solo nei Paesi concordatari. Non escludo che in particolari casi ci possa essere una forma di collaborazione, qualche scambio di informazioni, tra autorità ecclesiastiche e magistratura. Ma, a mio parere, non ha fondamento la pretesa che un vescovo, ad esempio, sia obbligato a rivolgersi alla magistratura civile per denunciare il sacerdote che gli ha confidato di aver commesso il delitto di pedofilia. Naturalmente la società civile ha l’obbligo di difendere i propri cittadini. Ma deve rispettare anche il “segreto professionale” dei sacerdoti, come si rispetta il segreto professionale di ogni categoria, rispetto che non può essere ridotto al sigillo confessionale, che è inviolabile.
    Giornalista: Eppure si può pensare che tutto ciò che viene detto al di fuori della confessione non rientri nel “segreto professionale” di un sacerdote…
    Bertone: È ovvio che si tratta di due livelli differenti. Ma la questione è stata ben spiegata dal cardinale Ersilio Tonini durante una trasmissione televisiva: se un fedele, un uomo o una donna, non ha più nemmeno la possibilità di confidarsi liberamente, al di fuori della confessione, con un sacerdote per avere dei consigli perché ha paura che questo sacerdote lo possa denunciare; se un sacerdote non può fare lo stesso con il suo vescovo perché ha paura anche lui di essere denunciato… allora vuol dire che non c’è più libertà di coscienza. »

    Di là delle polemiche resta che Papa Giovanni XXIII quel documento lo divulgò, facendolo rimanere segreto per troppi anni: forse perché consapevole della gravità dello stesso ? forse per non rischiare di rovinare la sua reputazione di “Papa buono” ?
    Qui non si vuole infangare la figura di un grande Papa, un uomo che parlava di pace, di tolleranza e che rivoluzionò la chiesa: qui si tratta di non osservare mai le personalità storiche in modo categorico, ma comprenderne le sfumature.
    Benedetto VII creò scandalo, indossando indumenti che non si usavano da molti anni: pochi sanno che fu Giovanni XXIII a usare quei capi per l’ultima volta, pochi sanno che Giovanni XXIII usava la tiara tempestata di pietre preziose (che fu abolita da Paolo VI), pochi sanno che Giovanni XXIII usava il “plurale maiestatis” (che fu abolito da Giovanni Paolo I), pochi sanno che Giovanni XXIII usava la sedia gestatoria (che fu abolita da Giovanni Paolo II).

    Fonte wikipedia

    Rey Brembilla

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2025/02/preti-pedofili-e-adulti-complici-il-corto-di-cammuso-illumina-la-sala-farina-gesti-orrendi-camuffati-da-abito-religioso.webpwp-content/uploads/2025/02/dettagli-abusi-su-minori-in-nome-di-dio-da-piu-di-25-anni-ad-aci-bonaccorsi-la-comunita-che-plagiava-le-giovani-il-video.webpwp-content/uploads/2025/02/caso-vitale-processo-rinviato-a-dicembre-messere-a-telemolise-fatti-gravissimi-perche-commessi-da-chi-ha-una-funzione-educativa.webpwp-content/uploads/2025/02/chi-lha-visto-affronta-il-prete-che-ha-abusato-di-lui-la-risposta-preghiamo-insieme-un-caso-denunciato-dalla-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2024/09/il-primo-film-sui-preti-pedofili-girato-a-savona-e-verona-sara-al-bari-international-film-festival-domenica-6-aprile.webp2006/10/02/crimen-sollicitationis-come-la-chiesa-cattolica-ha-coperto-i-crimini-sessuali-dei-preti/

  • La chiesa, il sesso e i seminari….

    La chiesa, il sesso e i seminari….

     L’ultima intervista, rilasciata a questo giornale, che aveva per tema la pedofilia dei preti si concludeva con la seguente considerazione di don Mazzi: “Andrebbero aboliti i seminari. L’errore inizia da lì. Il seminario che è l’istituzione cattolica in cui i ragazzi in età da liceo studiano e si preparano a diventare sacerdoti è un luogo che castra, non è un luogo naturale. La preparazione non va fatta nei seminari. La formula da allevamento nel pollaio – non è al passo coi tempi”.

    Molte sarebbero le cose da dire a commento di questa affermazione di don Mazzi. E’ certo che i seminari in questi ultimi decenni sono cambiati. I seminari minori, un po’ dappertutto, non esistono più ma esistono i preti che in tali seminari si sono formati e che portano ancora su di sé le conseguenze di quella educazione data. Nel seminario che mi ha accolto appena undicenne e nel quale sono stato per ben tredici anni, non vi era una chiara intenzionalità educativa che avrebbe dovuto tradursi in interventi riconducibili ad un efficace progetto atto a garantire la serenità, la socializzazione e lo sviluppo ottimale, nonchè un buon equilibrio socio-relazionale e la crescita integrale della persona. “Educare la persona nella sua integralità” non può che voler dire educare in senso positivo ed esplicito tutte le dimensioni, inclusa anche la dimensione “sessuale”.

    La sessualità, lo sappiamo, è una caratteristica fondamentale dell’uomo e di ogni uomo, che parte sì dalla sua realtà corporea e si estende però a tutta la sua persona: noi siamo sessuati in tutto ciò che siamo e che facciamo, anche nella vita spirituale e nella preghiera. Mascolinità e femminilità sono due principi universali della persona. Essi insieme rendono completa l’”immagine” di Dio nell’umanità (Cfr. Gen. 1)… Quindi, come tutto il corpo, anche la sessualità in tutti i suoi aspetti, compreso quello corporeo, è un grande dono.

    Per il Cristianesimo, essa partecipa addirittura della “sacralità” stessa del corpo: Gesù e Maria erano realmente maschio e femmina… Educare alla sessualità… E’ questo quindi un dovere di ogni educatore. Educare alla sessualità vuol dire educare ad essere se stessi con la propria identità, superando i tabù, ed ad avere rapporti costruttivi col “diverso da sé”. Con i termini generali “educare alla sessualità” comprendiamo vari temi e varie discipline connessi all’educazione.

    In modo particolare, ci riferiamo ai ragazzi in periodo di maturazione sessuale e, quindi, alla conoscenza dell’anatomia e della fisiologia dell’apparato genitale, dei cambiamenti che avvengono durante quell’età, della psicologia, delle problematiche di tipo morale, delle curiosità e, perciò, di tutto ciò che abbraccia tutti gli aspetti del comportamento sessuale umano. Educare alla sessualità, quindi, garantisce una crescita “globale” dei ragazzi e una loro crescita normale.

    E’ questo un aspetto fondamentale e importantissimo che non può essere assolutamente trascurato e che, se trascurato, può portare conseguenze gravissime nella vita dell’intera persona. Purtroppo in seminario non mi è stata impartita alcuna educazione sessuale Non si teneva conto, perciò, che l’educazione sessuale durante la mia adolescenza, cioè nel periodo dei rapidi cambiamenti, in cui dovevo affrontare notevoli difficoltà, non ho avuto, quindi, nessun sostegno, nessun supporto, nessun aiuto, nessuna informazione utile a vivere e gestire la mia sessualità e affrontare e risolvere tutti i problemi connessi.

    I problemi connessi credo che fossero i problemi di tutti i ragazzi, anche se non vivevano nei seminari.
    Quelli che dovevo affrontare e risolvere erano i problemi di tutti i ragazzi della mia età e non erano solo problemi che riguardavano la maturazione fisica ma erano una grande quantità di problemi psicosociali: l‘indipendenza, lo sviluppo delle capacità di entrare in rapporto con i coetanei, l‘elaborazione di principi etici applicabili, il desiderio di acquistare una competenza intellettuale, un aumentato senso di responsabilità personale e sociale, e molte altre questioni di ugual peso.

    Mentre subivo questa complessa serie di difficoltà connesse allo sviluppo, dovevo anche imparare a gestire il variare sensazioni sessuali e a distinguere il sentimento d‘amore dagli altri stati d‘animo. Ciò, però, non poteva avvenire in quanto, essendoci una frequentazione solo maschile, mancava la possibilità di fare esperienze affettive con l’altro sesso. Questa indubbiamente è stata una grande carenza. Del resto non poteva essere se non così. Ciò per due motivi. Il primo è dato dal fatto che il seminario doveva preparare ad una vita celibataria.

    Il secondo motivo è quello che la Chiesa, diciamolo pure, è stata sempre, almeno nel passato, sessuofobica. Nessuno si stupisca dell’assenza di un’educazione sessuale non solo nel mio seminario ma in tutti i seminari del mondo. Non poteva, del resto, essere diversamente; ci trovavamo in una istituzione sessuofobica, che dava seguito alla “dottrina” della Chiesa, che aveva un’avversione morbosa per tutti i fenomeni riguardanti la vita sessuale, in cui, gli istinti sessuali erano da ritenere impuri, capaci di asservire lo spirito e allontanare dalla salvezza. Questa concezione si traduce in una “ precettistica” molto rigorosa. I precetti della Chiesa cattolica, infatti, che riguardano la sessualità sono numerosissimi, e dettano prescrizioni su praticamente ogni aspetto della vita sessuale: dalla masturbazione ai contraccettivi, dal sesso prematrimoniale alle relazioni omosessuali.

    La Chiesa proibisce ogni relazione sessuale che non avvenga all’interno del matrimonio e che non sia destinata alla procreazione, ed esalta la castità come strumento per avvicinarsi a Dio. Tentiamo di fare un veloce excursus storico-teologico di questa visione sessuofobica della Chiesa. Già nei primi secoli l’influsso delle culture con cui il cristianesimo è venuto in contatto ha depositato sull’originario messaggio biblico una patina di pessimismo e di svalutazione della sessualità e della corporeità; ciò è diventato vistoso nella letteratura patristica.

    Agostino non dà spazio per una valutazione positiva del piacere: esso è condannato, o nel caso della procreazione, tollerato. Gregorio Magno assumerà in pieno la testi agostiniana di condanna del piacere e la trasmetterà a tutta la tradizione seguente. Di fatto dopo Agostino la discussione sulla morale sessuale si restringe alla questione della peccaminosità del piacere. Sulla stessa scia Pietro Abelardo, in cui troviamo il riconoscimento della naturalità della ricerca del piacere sessuale, ovviamente nel matrimonio.

    San Tommaso d’Aquino che considera il seme maschile come un omuncolo; conseguentemente, in lui e in altri teologi dell’alto medioevo si giunge alla condanna della masturbazione come peccato di aborto, cioè come uccisione di esseri viventi. Date queste premesse, dato il fatto che venivo privato di un’educazione sessuale, per me la sessualità non diventava, come doveva essere, un gioco, una relazione, una comunicazione, uno scambio di piacere e, non ultimo, un momento privilegiato dell’intimità ma un’attività ritenuta peccaminosa. Il rischio era quello che tale attività umana vissuta in modo ossessivo, potesse fare diventare “dipendenti”.

    E’ questo un disturbo che viene definito come “ipersessualità”, in inglese “sex addiction” o “sex dependance”. Parliamo ovviamente di rischio e non affermiamo che tutti i preti soffrono di questo disturbo della personalità, Da osservare che i sesso-dipendenti non sono coloro che si prodigano in scappatelle più o meno concesse ma coloro che si privano o sono privati di quel piacere che fa parte della vita di ogni persona. Spesso sono persone che elaborano molti moralismi e con disgusto dichiarano la loro estraneità a tutto quel che gira intorno al sesso, ma questo non è dovuto ad una loro vera scelta ma piuttosto ad un disagio che non riescono a rivelare nemmeno a se stessi. In realtà si tratta di affamati di amore. L’ostacolo principale alla presa di coscienza di soffrire di questo serio disturbo è l’incapacità di riconoscerlo come tale.

    Da mettere in evidenza, inoltre, che Il rifiuto fobico del sesso, facilmente razionalizzato, nel senso che viene giustificato con motivazioni di ordine religioso e morale, dà forma in genere a individui immaturi, che mai raggiungono un equilibrio psico-sessuale. In seminario tutto, quindi, concorreva a reprimere l’istinto sessuale e non si pensava che la repressione della sessualità, quando è priva di sublimazione, crea disagio sociale ed emotivo in chi è costretto a subirla. Ritengo interessante la considerazione di don Enzo Mazzi quando afferma che bisognerebbe intervenire sul “disprezzo” per la sessualità che spesso è diffuso tra il clero, e dunque sul seminario, luogo nel quale questo “disprezzo” nasce e si sviluppa. Accettare questa opinione, significa affermare che il cammino formativo dei seminari tende a “congelare” la sessualità, e, quindi, a bloccare il naturale sviluppo sessuale dei ragazzi-seminaristi. Se esso non si recupera, a fatica e da soli dopo, si rischia di diventare adulti con una sessualità ferma al periodo puberale o adolescenziale o, addirittura, con specifiche patologie sessuali.

    Ormai è accertato, infatti, che l’avversione sessuale esprime sempre marcate difficoltà emotive verso il sesso in condizioni psicologiche e psicopatologiche che coinvolgono estrema ansietà, sentimenti di terrore, attacchi di panico e manifestazioni somatiche. La Chiesa impone che chi vuol fare il prete deve rinunciare, vita natural durante, ai piaceri della carne per rendersi oltretutto meritevole di ricompense dopo la morte. Ciò – diranno – è affermato dal Codice del Diritto Canonico nel canone 277, nei paragrafi 1 e 2, in cui c’è scritto: «I chierici sono tenuti all’obbligo di osservare la continenza perfetta e perpetua per il regno dei cieli, perciò sono vincolati al celibato, che è un dono particolare di Dio mediante il quale i ministri sacri possono aderire più facilmente a Cristo con cuore indiviso e sono messi in grado di dedicarsi più liberamente al servizio di Dio e degli uomini. (Canone 277, paragrafo 1 del Codice di diritto canonico).

    «I chierici si comportino con la dovuta prudenza in rapporti con persone la cui familiarità può mettere in pericolo l’obbligo della continenza oppure suscitare lo scandalo dei fedeli. » (Canone 277, paragrafo 2 del Codice di diritto canonico). Secondo Salvatore Natoli, docente di filosofia teoretica presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, la Chiesa ha formulato i propri precetti nel contesto di una fase storica ben determinata, quella in cui ha vissuto Cristo, ma ha commesso l’errore di assolutizzare e difendere ostinatamente la dottrina senza più badare alla sua adeguatezza rispetto alle trasformazioni sociali: “ Il Cristianesimo ha trasformato in un assoluto quello che è solo un passaggio della civiltà”.