Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • La prima sentenza del prefetto Levada fa tremare la Legione

    La prima sentenza del prefetto Levada fa tremare la Legione

    La congregazione per la dottrina della fede ha colpito con una pesante condanna padre Gino Burresi. Le colpe? Le stesse di cui è accusato padre Marcial Maciel, fondatore dei potenti Legionari di Cristo

    di Sandro Magister

    ROMA, 28 luglio 2005 – Il quotidiano cattolico “Avvenire” ha pubblicato il 19 luglio la seguente nota della segreteria generale della conferenza episcopale italiana:

    “A seguito del decreto in data 27 maggio 2005 della congregazione per la dottrina della fede, si rende noto che nei confronti di padre Luigi (Gino) Burresi, della congregazione dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, sono stati decisi i seguenti provvedimenti canonici:

    “1 – revoca della facoltà di ricevere le confessioni di tutti i fedeli in ogni luogo, di cui ai canoni 966 e 969 del codice di diritto canonico;

    “2 – proibizione definitiva di svolgere il ministero della direzione spirituale nei confronti di tutti i fedeli, siano essi laici, chierici o consacrati;

    “3 – revoca della facoltà di predicare di cui ai canoni 764 e 765;

    “4 – divieto di celebrare i sacramenti e i sacramentali in pubblico;

    “5 – divieto di concedere interviste, scrivere su giornali, opuscoli, riviste periodiche o tramite internet, partecipare a trasmissioni radiofoniche o televisive che trattano questioni attinenti la dottrina cattolica, la morale, i fenomeni soprannaturali e mistici.

    “Tanto si rende noto per conoscenza e utilità dei fedeli”.

    In pratica, la CEI ha comunicato che padre Gino Burresi, fondatore dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, deve lasciare il ministero e ritirarsi a vita privata.

    Tra i motivi del provvedimento, il decreto della congregazione per la dottrina della fede cita abusi nella confessione e nella direzione spirituale. Ma fonti vaticane hanno confermato che a questi motivi vanno aggiunte le accuse di abuso sessuale rivolte contro padre Burresi da alcuni che furono suoi seguaci e seminaristi negli anni Settanta e Ottanta.

    Il decreto vaticano non è stato reso pubblico. Ma il settimanale americano “National Catholic Reporter” ne è entrato in possesso, e il suo corrispondente John L. Allen ne ha dato conto nella sua Newsletter “The Word from Rome” del 22 luglio.

    Il decreto contro padre Burresi è il primo emesso dalla congregazione per la dottrina della fede nel pontificato di Benedetto XVI. È il primo che porta la firma del suo nuovo prefetto, l’ex arcivescovo di San Francisco William J. Levada (nella foto). Ed è stato approvato personalmente dal papa il 27 maggio ricevendo in udienza il segretario del dicastero, l’arcivescovo Angelo Amato. L’approvazione papale, “in forma specifica”, non ammette appello.

    In quanto diretto contro il fondatore di un ordine religioso sulla base di accuse risalenti a decenni addietro per abusi sessuali compiuti su suoi seguaci, il decreto contro padre Burresi richiama un altro caso analogo ma di peso molto maggiore, anch’esso sotto esame da parte della congregazione per la dottrina della fede: il caso di padre Marcial Maciel Degollado, fondatore del Legionari di Cristo.

    Non è escluso che la severità adottata contro padre Burresi preluda a un provvedimento di analogo rigore contro padre Maciel.

    * * *

    Padre Burresi, che oggi ha 73 anni, ha fatto parte fino al 1992 degli Oblati della Vergine Maria, un ordine fondato nel 1816 dal sacerdote italiano Bruno Lanteri. Devotissimo delle rivelazioni di Fatima, divenne prete abbastanza avanti negli anni, nel 1983, ma già prima s’era guadagnato una grande fama come mistico e direttore spirituale, oltre che per le stimmate e le visioni.

    In piccolo, la sua popolarità somigliava a quella di padre Pio da Pietrelcina. E neppure troppo in piccolo: da lui accorrevano ogni giorno centinaia di persone in cerca di conforto, dall’Italia e dall’estero, compresi alti prelati, politici, ambasciatori. Dalle lontane Filippine, l’allora presidente Corazon Aquino mandò un giorno un suo messo a far benedire un rosario da quest’uomo in profumo di santità.

    Il suo quartier generale era nelle campagne sotto Tivoli, poco fuori Roma, nella località di San Vittorino, dove ora sorge un vistoso santuario mariano in vetrocemento a forma di cono, edificato con le offerte dei devoti. “Fratel Gino”, come tutti lo chiamavano, riceveva inizialmente in una baracca di legno e lamiera, al posto della quale la congregazione degli Oblati costruì poi un seminario internazionale. Perché padre Burresi era anche un grande magnete di vocazioni alla vita religiosa.

    Finché nel maggio del 1988 prima due, poi altri cinque suoi giovani seguaci ruppero l’incanto. Riferirono ai superiori della congregazione che il sacerdote li aveva attratti più volte nella sua camera e aveva abusato sessualmente di loro. Messi per iscritto, i loro racconti oscillavano tra fascinazione e autocolpevolizzazione. Ad esempio:

    “Padre Gino baciava e nello stesso tempo diceva cose belle e sante: ‘Lasciati toccare da Dio. Amare non vuol dire peccare’. Ero confuso e paralizzato. sapevo che egli era uno stigmatizzato, uno che aveva contatti diretti con la Madonna. Perciò sentivo che mi sbagliavo, non poteva essere come pensavo, perché se così fosse stato Dio non lo avrebbe scelto come suo ministro in terra. Dissi tra me: Guarda quanto sono cattivo e marcio, vedo la malizia anche negli abbracci affettuosi di un santo”.

    Vagliate queste accuse, i superiori degli Oblati presero una decisione fulminea. Il 6 giugno 1988 imbarcarono padre Burresi su un volo per Vienna e lo trasferirono nel loro convento austriaco di Loretto. E il giorno dopo il superiore generale dell’ordine, l’argentino Julio Cura, rimise il dossier d’accusa al prefetto della congregazione vaticana per i religiosi, che era il cardinale Jérôme Hamer.

    Ma nella stessa congregazione l’allora segretario Vincenzo Fagiolo, futuro cardinale, era un simpatizzante dell’accusato. “Veniva spesso a confessarsi da me”, fece prontamente sapere padre Burresi, che intanto era già scappato dal confino austriaco ed era rientrato in Italia, a Montignoso di Gambassi Terme, in Toscana, diocesi di Volterra, dove tutt’ora risiede.

    Sta di fatto che dal Vaticano misero sotto processo, più che padre Burresi, i superiori degli Oblati, alle cui costole posero un ispettore, Marcel Gendrot, monfortano. Dopo due mesi d’indagine, questi concluse a favore del ritorno di padre Burresi a San Vittorino e con una nota di biasimo a carico dei superiori dell’ordine.

    I quali allora si appellarono a papa Giovanni Paolo II. Il ricorso, in data 22 novembre 1988, riempie tre pagine. Elenca i capi di accusa: atti omosessuali consumati con più giovani, sequestro di persona a scopo di libidine, violazione del segreto sacramentale. Rimprovera all’ispettore Gendrot d’aver insabbiato l’indagine. Chiede al papa di togliere il processo ad Hamer e Fagiolo e di affidarlo invece all’allora prefetto della congregazione per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger, oppure a una commissione speciale.

    Il 3 gennaio successivo la risposta: ricorso respinto. Non solo. Padre Cura e gli altri superiori degli Oblati sono dimessi d’autorità. Da ispettore, Gendrot è promosso commissario dell’ordine. Il processo resta nella mani di Hamer e Fagiolo. Unica concessione: un supplemento d’indagine affidato a tre cardinali oggi defunti: Giuseppe Caprio, Opilio Rossi, Luigi Dadaglio. Questi riascoltano uno solo dei sette iniziali testimoni d’accusa, alla fine divenuti undici. E un anno dopo, nel febbraio del 1990, concludono consentendo a padre Burresi di restare dov’è, a Montignoso, e di continuare lì la sua opera, col solo divieto di occuparsi di giovani vocazioni.

    Ma padre Burresi ormai s’è messo in proprio. Nel 1992 lascia gli Oblati e fonda una nuova congregazione, i Servi del Cuore Immacolato di Maria, con ramo maschile e femminile, oggi forte di 150 membri.

    Cinque anni più tardi, però, nel 1997, torna a indagare su di lui la congregazione per la dottrina della fede. Il processo si conclude il 10 maggio 2002 con un decreto firmato da Ratzinger e dall’allora segretario del dicastero, Tarcisio Bertone, oggi cardinale e arcivescovo di Genova.

    La sentenza prende atto che le accuse sono cadute in prescrizione e quindi non condanna né punisce padre Burresi. Ma il rapporto di venti pagine che accompagna il decreto – anch’esso oggi in possesso del “National Catholic Reporter” – ha passaggi che meritano d’essere citati. È firmato dai quattro prelati incaricati delle indagini, presieduti da Velasio De Paolis, oggi vescovo e segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.

    Il rapporto elenca le accuse contro il sacerdote: violazione del segreto confessionale, uso illegittimo delle confidenze avute in confessione a danno del penitente, offesa al buon nome delle persone, violazione del diritto alla privacy, induzione alla disubbidienza contro i superiori, falso misticismo, asserite apparizioni, visioni e messaggi soprannaturali.

    Ammette che i fatti oggetto delle accuse sono caduti in prescrizione. Ma chiede alla congregazione per la dottrina della fede di comminare ugualmente contro padre Burresi delle sanzioni amministrative. Per questo motivo:

    “Non va dimenticato che durante questo processo alcuni [seguaci di padre Burresi] hanno detto che l’accusato ‘uscirebbe da esso trionfante, più rispettato che mai, e quindi senza alcuna ombra, più glorioso di prima’. [Essi hanno detto] ‘che la segreteria di stato difende padre Gino, per cui la vittoria è assicurata’. Se nessun limite fosse applicato alla sua libertà di esercitare il ministero semplicemente per il fatto che le accuse provate sono cadute in prescrizione, probabilmente la sentenza di questa corte sarà usata come strumento di propaganda a favore dell’accusato. Egli sarà in grado di continuare a far danno a quelle persone psicologicamente deboli che si mettono sotto la sua direzione spirituale”.

    * * *

    L’asserito appoggio della segreteria di stato a padre Burresi – richiamato nel rapporto – è un altro degli elementi che accomunano il suo caso a quello di padre Maciel.

    In effetti, nella segreteria di stato lavorano due prelati che appartengono l’uno, Angelo Tognoni, ai Servi del Cuore Immacolato di Maria fondati da padre Burresi, e l’altro, Donal Corry, ai Legionari di Cristo fondati da padre Maciel.

    Non solo. I Legionari di Cristo risultano avere come loro sostenitore, da molti anni, il segretario di stato in persona, il cardinale Angelo Sodano.

    Una conferma dell’appoggio della segreteria di stato alla causa dei Legionari si è avuta lo scorso venerdì 20 maggio, poco dopo l’uscita di un servizio di www.chiesa dedicato all’indagine sul caso Maciel avviata dalla congregazione per la dottrina della fede.

    Grazie a un fax a loro pervenuto senza firma ma con un timbro della segreteria di stato, i Legionari di Cristo hanno emesso quel giorno un comunicato che diceva:

    “At this time there is no canonical process underway regarding our founder, Fr Marcial Maciel, LC, nor will one be initiated”.

    In realtà, il fax della segreteria di stato era meno perentorio, riguardo al futuro. Esso letteralmente diceva, in italiano:

    “Non vi è nessun procedimento canonico in corso né è previsto per il futuro nei confronti di p. Maciel”.

    La formula “non è previsto per il futuro” è ricorrente in Vaticano per indicare atti che sono nelle sfera del possibile, ma sui quali non è stata ancora presa una decisione formale.

    Di certo c’è che sul caso Maciel l’indagine preliminare è andata avanti anche dopo la pseudo-smentita del 20 maggio, acquisendo ulteriori testimonianze e documenti. E sulla base di questa indagine la congregazione per la dottrina della fede – non la segreteria di stato – deciderà circa il processo canonico contro il fondatore dei Legionari di Cristo.

    Il caso Burresi insegna. Pareva definitivamente archiviato dalla benevola sentenza del 10 maggio 2002. E invece è ripartito e arrivato a una conclusione ben più severa. Con Ratzinger giudice supremo, nel frattempo divenuto papa.

    http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/37078

  • Agli 80 anni di don Gelmini Berlusconi si presenta con un assegno da 5 milioni

    Agli 80 anni di don Gelmini Berlusconi si presenta con un assegno da 5 milioni

    C’erano anche Gigi D’Alessio e Amedeo Minghi con tanti ministri I padri dei ragazzi salvati: «Grazie per quello che ha fatto per loro» Maria Corbi inviata ad AMELIA Il più bel regalo di compleanno, ottant’anni ieri. Don Pierino Gelmini l’ha avuto da Silvio Berlusconi: dieci miliardi di vecchie lire.

    Il più bel regalo, senza compleanno, Berlusconi lo ha avuto da Don Gelmini, sempre ieri, che ha ordinato di accoglierlo con un canto di «Alleluja» a tutto volume. Ovunque entrasse il premier, prima nella sala mensa e poi nell’auditorium della Comunità Incontro, veniva preceduto dalle note gloriose riservate, in Chiesa, a onorare il Signore. Un incontro di due ego travolgenti quello di ieri ad Amelia, nella struttura per il recupero dei tossicodipendenti nata nell 963.

    Don Gelmini che spiega al premier: «preferisco essere Papa che capo del governo». Berlusconi che gli dice, dopo avere visto i preti destinati alla successione da Don Pierino inginocchiarsi e promettergli fedeltà: «Mi hai dato un idea, quasi quasi chiamo i miei ministri azzurri e li faccio inginocchiare davanti a me…». Una festa-show con Gigi D’Alessio che canta la sua nuova canzone «Non c’è vita da buttare» dedicata ai ragazzi persi e che saluta Berlusconi con un «salve collega».

    Amedeo Minghi che dedica un videoclip a Don Pierino e una sfilata di potere di governo. Ad Amelia, per omaggiare questo fenomenale prete («esarca» precisa lui) che a ottant’anni ha una vitalità ed un’energia travolgenti, sono arrivati in tanti a iniziare dal capo del comitato dei festeggiamenti, il ministro delle Telecomunicazioni Maurizio Gasparri.

    Ci sono anche il ministro Rocco Buttiglione, il ministro Lunardi, Gustavo Selva, una sfilata di sottosegretari. Dalla prima repubblica spunta l’ex ministro De Lorenzo che sembra avere una missione: parlare con Berlusconi. E quando ci riesce/lo bacia anche. A rappresentare l’opposizione la presidente della regione Maria Rita Lorenzetti che nel salutare il padrone di casa, seduto nell’auditorium in prima fila vicino a Berlusconi,. gli riconosce il grande impegno nella lotta contro la droga ma dice: «non siamo d’accordo su molte cose».

    Non c’è il fratello di Don Pierino (sta- male), quel padre Eligio, anche lui fondatore di una comunità, che negli anni 70 divenne famoso per essere il padre spirituale di Gianni Rivera e per aver concesso, unico prete al mondo, un’intervista a «Playboy». Una giornata lunga, iniziata di mattina presto nello studio privato di Don Pierino dove sono arrivati in tanti a salutarlo, molti genitori di ragazzi salvati dalla comunità. Un padre entra piangendo, con una busta da lettera in mano piena di soldi da offrire a colui che ha ridato la vita a suo figlio. «Era rinato qui dentro, purtroppo poi fuori non ce l’ha fatta».

    Don Pierino prende la busta e lo abbraccia: «non devi piangere». «Suo figlio era un cantautore», spiega. A mezzogiorno tutti a messa. Don Pierino entra tra due ali di sacerdoti, seguito dal cardinale Jorge Maria Mejia. Mischiato tra i concelebranti c’è anche Alessandro Meluzzi, ex deputato azzurro, psichiatra fino a qualche giorno fa impegnato a commentare in tv gli irrecuperabili dell’ «L’Isola dei famosi», e adesso qui, in Comunità di recupero, in un angolo di Umbria, con il saio da frate e la croce indosso.

    Nelle pause del serrato programma Rocco Buttigliene parla della sua prossima terza prova da nonno (la figlia partorirà ad agosto) e rivela di aver cambiato idea su quale sia la vera vocazione della donna: «Credevo che fosse essere mamma. A un certo punto ho anche pensato che fosse essere suocera. Adesso che vedo mia moglie con i nipoti ho capito che la vera vocazione è quella di essere nonne. Un ruolo che le ringiovanisce di vent’anni». Come sempre è difficile capire se scherza o dice sul serio.

    Ma quando si mette a parlare di Cohn-Bendit il dubbio scompare, sta parlando sul serio: «C’è una nuova inquisizione in Europa contro chi sostiene valori cristiani guidata da un pedofilo. Qualcuno può negare o ha negato quello che sostengo di questo signore?». Buttigliene non ha un’esitazione e consiglia ai gay’di scegliersi un altro avvocato «perché non gli conviene farsi difendere da un pedofilo». Non manca Buttigliene felice per il terzo nipote «La vera vocazione delle donne, ho capito, è di fare le nonne» Compaiono anche Francesco De Lorenzo che bacia il premier e lo psichiatra Meluzzi con il saio da frate Una affettuosa carezza di don Pierino Gelmini a Silvio Berlusconi durante la festa dì ieri.

    http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,13/articleid,0217_01_2005_0020_0013_1512270/

  • Turco (Radicali) su Chiesa e pedofilia: “Nessuno è al di sopra della legge”.

    Turco (Radicali) su Chiesa e pedofilia: “Nessuno è al di sopra della legge”.

    Le conclusioni dell’incontro tra il Papa e i vescovi americani sono pericolose per la società ed espongono ulteriormente le potenziali vittime di violenze sessuali da parte di membri del clero. Non una parola è stata detta sul rapporto tra la ‘giustizia’ ecclesiastica e la giustizia degli Stati”.

    Così il presidente degli eurodeputati radicali, Maurizio Turco, ha commentato, all’indomani del summit tra Giovanni Paolo II e i cardinali americani chiamati a rendere conto dei casi di pedofilia verificatisi tra i sacerdoti degli Stati Uniti, l’esito dell’incontro. Un esito che Turco considera insufficiente, tanto da affermare che le gerarchie vaticane sono “ree di fatto di sottrarre alla giustizia sia i colpevoli che i complici (anche se con passaporto vaticano)”.

    Intervistato dal VeLino, l’europarlamentare radicale chiarisce il suo pensiero al riguardo:
    “Ritenevo e ritengo con sempre maggiore forza e convinzione che la Chiesa non deve, nel senso che gli Stati non devono consentirglielo, che di fronte a dei reati, che non confondo assolutamente con i peccati, il processo e la sanzione ecclesiastica possano di per sé sostituire il processo e la sanzione penale. Voglio anche chiarire”, aggiunge Turco, “che aborro i processi sommari, anche se di matrice vaticana”. Il tema dei reati addebitati a rappresentanti del clero è tanto delicato e controverso che lo stesso rappresentante radicale riconosce di avere, sulla necessità di un rapporto cogente tra giustizia ecclesiastica e giustizia degli Stati, pochi riferimenti laici da esibire. “Per la verità ho avuto invece delle critiche, anche in ambito radicale”, ammette Turco, che ricorda però di aver riscontrato convergenze – “sebbene ancora solo come manifestazione di un principio” – in un’autorevole voce vaticana.

    “Infatti, il 24 aprile Monsignor Amédée Grab, presidente dei vescovi europei, ha sostenuto che secondo lui è necessario ‘non far mancare la collaborazione con la legge e dare risposte adeguate sul piano penale e dei risarcimenti’. Se c’è scandalo su questo, per me è da scrivere al solito moralismo bacchettone che nulla ha a che vedere con un principio sacrosanto. È noto che le diocesi americane hanno cominciato a pagare i danni alle vittime”, prosegue Turco. “Sono somme rilevanti che, proiettate sul totale delle cause in corso e previste – il cui totale si stima in circa tremila – potrebbero causare grave danno alla presenza cattolica negli Stati Uniti”.

    LE PRIORITÀ PER LA CHIESA

    Sono essenzialmente tre i problemi, di diversa natura, che il Vaticano dovrà affrontare: “Il primo, contingente, è relativo a quello che sinora è accaduto nella Chiesa, cioè ai silenzi e alle omissioni, di fronte a molestie e violenze sessuali a danno di infanti, giovani o adulti. Penso che sia interesse della Chiesa fare un’indagine approfondita, punire i peccatori e segnalare alla giustizia chi ha commesso reati. Il secondo è relativo alle misure da prendere per contenere la presenza di pedofili nel clero, o, per meglio dire, di molestatori e violentatori sessuali. Ho letto che negli Stati Uniti i cardinali hanno pensato di dare istruzioni ai vescovi perché dei loro rappresentanti vadano in giro per ripulire i seminari dai giovani con tendenze omosessuali. Spero che quest’idea balzana sia subito messa nel cassetto, giacché con quest’approccio dovrebbero poi occuparsi anche delle religiose con tendenze lesbiche. Inoltre, non si capirebbe perché bisogna ‘salvare’ preti e suore con tendenze eterosessuali, visto che la sessualità è bandita”.

    Il terzo problema, dice Turco, è di fondo, e verte su come la Chiesa cattolica affronta il problema della libertà e della responsabilità dell’individuo rispetto alla sessualità e alla famiglia. “A questo proposito vorrei appoggiarmi ancora una volta a Monsignor Grab, il quale ha ricordato che ‘la pedofilia è una malattia e non una piaga che affligge in modo particolare il clero: dalle statistiche risulta che le violazioni dei bambini avvengono anche nelle famiglie stesse’. È proprio così. In base ai dati forniti due anni fa dal Censis, su 100 violenze compiute ai danni di minori, 90 avvengono in famiglia, 8 da parte delle cosiddette ‘figure di riferimento’ (insegnanti, religiosi, eccetera), e solo 2 da parte di estranei”. Replicando a una tesi sostenuta da Gianni Baget Bozzo, secondo il quale gli scandali scoppiati in America sono il frutto di una campagna messa in atto dalle sette protestanti, molto potenti negli Stati Uniti, contro la chiesa cattolica, Turco dice che “la lettura di Baget Bozzo è parziale, anche se potrebbe essere fondata.

    Per il momento, però chi non versa più soldi alle diocesi americane sono i cattolici. A meno che non vogliamo pensare che erano i protestanti a versare quel danaro, e che oggi hanno smesso di farlo nell’ottica del complotto volto alla distruzione della presenza cattolica negli Usa”. Da rappresentante delle istituzioni europee, Turco ricorda che tutte le nazioni (non solo quelle che fanno parte dell’Ue) devono trovare uno snodo giuridico affinché i reati commessi da rappresentanti delle istituzioni religiose siano anch’essi perseguibili. “Penso anche che andrebbe configurata un’aggravante per i ministri religiosi, sulla falsariga di quella applicata ai pubblici ufficiali nell’esercizio delle proprie funzioni. Mi sembra innanzitutto una misura di tutela della Chiesa”. Infine, Turco avvisa che “la burocrazia vaticana, come tutte le burocrazie, tenta e tenterà in tutte le maniere di difendere i propri privilegi e le proprie immunità. Per quanto riguarda i privilegi, è fatto interno alla Chiesa e che questa, nel suo insieme, regolerà come meglio vorrà. Per quanto riguarda le immunità, è fatto che ci riguarda in quanto cittadini”. Certe figure di rilievo, più esposte del cittadino medio, vanno difese da provvedimenti frettolosi e pregiudiziali, precisa il presidente degli europarlamentari radicali, ma l’impunità, conclude, non deve essere garantita “nemmeno al Papa”.

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  • Le scuse del papa. Era l’anno 2000 la prima di una interminabile serie di scuse e di promesse mai mantenute

    Le scuse del papa. Era l’anno 2000 la prima di una interminabile serie di scuse e di promesse mai mantenute

     

    LA GIORNATA DEL PERDONO
    ALCUNE OSSERVAZIONI
    UNA RACCOLTA DI OPINIONI NON ALLINEATE

    LA GIORNATA DEL PERDONO

    Il 12 marzo 2000, nel corso di una spettacolare celebrazione in Vaticano, il papa ha chiesto «scusa» in mondovisione per le colpe passate della Chiesa. Molti si sono affannati a rendere omaggio alla decisione di Wojtyla: ma quanti di costoro hanno ragionato sulla portata di queste scuse?

    La giornata era stata preparata da un documento di una commissione teologica internazionale – di cui faceva parte il responsabile dell’ex-inquisizione Ratzinger – ed è stata incentrata soprattutto sull’omeliadi Wojtyla e sulla confessione dei peccati da parte delle gerarchie ecclesiastiche e del papa stesso.

    ALCUNE OSSERVAZIONI

    • Il perdono viene chiesto a dio, non alle vittime.
    • I peccati non sono della Chiesa-istituzione, ma dei figli della Chiesa.
    • Per “Chiesa” si intende comunque la comunità dei battezzati.
    • Ne deriva che la responsabilità dei peccati è difficilmente attribuibile: infatti nessun nome di colpevole è stato pronunciato, tutto è estremamente generico e ampiamente chiosato per accontentare i cattolici più conservatori.
    • I peccati vengono collocati soprattutto nel secondo millennio: forse perché i pagani, massacrati nel primo, non sono più in grado di pretendere qualcosa.
    • Se i cattolici hanno delle colpe, gli altri sono peggio: nell’omelia il papa chiede perdono per «…l’uso della violenza che alcuni di essi hanno fatto… per gli atteggiamenti di diffidenza e di ostilità assunti talora nei confronti dei seguaci di altre religioni», salvo poi lamentarsi delle «innumerevoli volte che […] hanno subìto angherie, prepotenze e persecuzioni a motivo della loro fede».
    • Si chiede perdono per «…i mezzi dubbi per i fini giusti», ma non per i fini ingiusti (qual era il fine «giusto» nel bruciare le streghe?).
    • Si definisce semplicisticamente il regime nazista come «pagano», sottacendo le prese di posizione a suo favore dei vescovi tedeschi.
    • L’ateismo è il male principale del giorno d’oggi e si invitano i non credenti a purificare anch’essi collettivamente i loro risentimenti (?).

    UNA RACCOLTA DI OPINIONI NON ALLINEATE

    Sull’argomento la rivista Adista ha raccolto due dossier, pubblicati il 20 marzo ed il 3 aprile 2000.

    ENZO MAZZI (Manifesto 8/3): «sotto questo manto imbiancato e lucente covano nell’intimo della Chiesa-istituzione quasi intatti i germi mortiferi della violenza: l’assolutismo del potere monarchico del papa il quale è legge a se stesso e a nessun’altra legge umana è sottoposto, la capillarità planetaria della diramazione del potere gerarchico, la immensa ricchezza mai sazia che rende la Chiesa corresponsabile dell’impoverimento delle grandi maggioranze, la certezza che la gerarchia cattolica è depositaria infallibile sia della verità etica sulla natura sia della verità soprannaturale e quindi anche dei mezzi per la salvezza del mondo e di ogni singola persona».

    DOMENICO TOMASETTO (presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche Italiane): «una richiesta di perdono che […] costituisce soltanto un ottimo spettacolo mediatico, ma non ha rilevanza nell’esistenza teologica».

    JUAN JOSÉ TAMAYO (El Pais 13/3): «…mentre si chiede perdono degli errori storici, si continuano a mantenere, all’interno della Chiesa, comportamenti repressivi e lesivi dei diritti dei cristiani e delle cristiane […] il Vaticano ha reagito avviando un’operazione di pulizia teologica che ha colpito non pochi dei più qualificati teologi…».

    AMOS LUZZATTO (Comunità ebraiche italiane): «non vi è contraddizione tra il pentimento espresso dalla Chiesa per quanto perpetrato contro gli ebrei nel passato e la beatificazione di Pio IX che ne fu uno dei perpetratori? […] Mi aspettavo un riconoscimento delle responsabilità politiche della Chiesa per le persecuzioni antiebraiche: ad esempio sull’istituzione dei ghetti per i quali la Chiesa ancora non ha praticamente detto mai nulla».

    HANS KUNG (teologo dissidente): «è una deludente cerimonia pomposa e barocca. Nel suo confiteordeplora ma non chiama niente per nome […] non è giusto sostenere che i nazisti sarebbero stati ancor più crudeli se il papa avesse parlato. Si sarebbe prodotto un effetto enorme se Pio XII avesse scomunicato i responsabili dell’Olocausto, alcuni dei quali erano cattolici: Hitler, Goebbels…».

    BARBARA RAGGI (Manifesto 8/3): «il messaggio arriva chiaro: il pontefice ammette gli errori del passato. Nessuno chiede conto di quelli del presente che pure si affastellano sotto gli occhi di tutti. E soprattutto si cela il nesso tra le colpe di ieri e quelle di oggi. Gli argomenti con cui si pretende la parità scolastica e il divieto della marcia gay sono gli stessi che, in secoli lontani, hanno portato alle violenze e agli eccessi per cui si implora perdono. La radice della sopraffazione è la credenza di avere in custodia la morale naturale, valida per tutti e per tutte, cui bisogna sottomettersi indipendentemente dalle proprie valutazioni. Una morale le cui chiavi sono custodite a Roma, dal vicario di Cristo unico a poter decidere cosa è ammissibile e cosa non lo è. Finché una commissione di teologi non dirà che tale credenza è falsa ed è la radice di tutti gli errori e gli orrori compiuti “dai figli della Chiesa” siamo autorizzati a pensare che non di autocritica si tratta ma di una banale operazione di marketing».

    PEDRO MIGUEL (La Jornada 14/3): «…ogni genocidio (e Roma ne ha molti a suo carico) è doppiamente intollerabile se sfocia nell’impunità e nelle simulazione; per esempio, la vistosa “richiestuccia di perdono” del 12 marzo…».

    EUGENIO SCALFARI (Repubblica 13/3): «la confessione delle colpe è un atto politico essenziale […] questa grandiosa assunzione di colpa […] riguarda poco l’anima dei fedeli; riguarda piuttosto i teologi […] e i diplomatici […] Obiettivi alti, ma politici…».

    RUPERT SHORT (The Guardian 13/3): «perché allora le sue affermazioni, accanto all’ammirazione, hanno causato aspre critiche? Molti cattolici, a parte quelli che sono fuori dalla Chiesa, sentono che la richiesta di scuse è stata pronunciata scandalosamente tardi […] questo papa è stato felice di accettare o estendere uno stile autoritario nel governo della Chiesa».

    FRANCO GRILLINI (Arcigay): «il Vaticano chieda perdono anche agli omosessuali che rappresentano le vittime tra le più numerose della violenza teocratica di ieri come di oggi».

    LEONARDO BOFF (teologo della liberazione): «il primo perdono che dovrebbe chiedere la Chiesa dovrebbe essere ai poveri defraudati. Per essere una Chiesa ricca e perché quando altri hanno appoggiato i poveri, furono condannati come falsi profeti».

    DIARIO DELLA SETTIMANA (22/3): «le cataste di vittime accumulate fino al cielo sono la ragione stessa della diffusione mondiale che la Chiesa cattolica ha oggi».

    DANIELE GARRONE (Riforma in rete, 24/3): «in Italia ha credito l’affermazione, tanto diffusa quanto infondata, che solo la Chiesa cattolica abbia riconosciuto le sue colpe storiche. C’è chi enfatizza la posizione cattolica per apologia o per polemica (anche contro il pensiero laico), ma soprattutto vi è una sostanziale ignoranza (perché lo si ignora effettivamente o perché lo si vuole ignorare) di ciò che avviene al di là del Vaticano, nel resto della cristianità. Il fenomeno è particolarmente evidente sui mass media, a nessuno dei quali, per esempio, è venuto in mente di proporre dei servizi su come le altre chiese affrontano il problema delle colpe storiche; da noi, la posizione degli altri cristiani è tutt’al più una nota di colore. L’organizzazione piramidale della chiesa di Roma e la sapiente enfatizzazione mass-mediatica (accentuata in questo Giubileo) di tutto ciò che ha il papa come protagonista contribuiscono ad accentuare l’impatto di ogni discorso di Roma».

    FILIPPO GENTILONI (Manifesto 8/3): «…ma questa riconciliazione convincente richiede una “conversione”, come d’altronde la grande tradizione cristiana ha sempre insegnato. Pentirsi vuol dire convertirsi, cambiare vita. Nel caso della chiesa e dei suoi vertici, accettare il dialogo, il dubbio, in altre parole il pellegrinaggio dei poveri nella vie della storia. Accettare una verità non fissa, ma in cammino».

    1° settembre 2000

    https://www.uaar.it/ateismo/controinformazione/giornata_del_perdono/

  • Alla sbarra il santone di Oklaoma Pierangelo Musco

    Alla sbarra il santone di Oklaoma Pierangelo Musco

    Pierangelo Musco avrebbe abusato un ragazzo della comunità

  • Osho parla del sesso e delle perversioni di monaci e suore

    Osho parla del sesso e delle perversioni di monaci e suore

    BIAGI: E’ stato detto che nelle tue comuni esiste un’attività sessuale continua e frenetica.. E’ vero ? Inoltre, cos’è il sesso e cosa l’amore?

    OSHO: Innanzitutto un’attività sessuale continua e frenetica non può esistere. La biologia lo vieta, non è in tuo potere: quante volte puoi fare l’amore in una notte? Sai che non può andare avanti all’infinito, esiste un limite e lo scopri molto presto.

    Dire che nella mia comunità esiste un’attività sessuale continua e frenetica è assurdo. In realtà accadevano attività di ogni tipo e colore e nessuno aveva tempo per attività sessuali. Certo, io non sono favorevole alla repressione, ma questo non significa che io dica alla gente di fare una vita dissoluta.

    Quando dico di non reprimersi, voglio semplicemente dire: “Ascolta il corpo. Ha una sua saggezza”. Quando mangi, puoi mangiare senza fermarti mai? Sai benissimo che il corpo ti invia segnali chiarissimi, ti indica senza ombra di dubbio quando ti devi fermare. E se ascolti il corpo, starai meglio in salute.

    Esistono due tipi di estremisti: chi digiuna e non ascolta il corpo che borbotta per la fame, e chi continua a mangiare anche quando il corpo si ribella perché è pieno. Ho saputo che in America ci sono trenta milioni di persone che stanno morendo perché non hanno cibo, né vestiti, né una casa. E lo stesso numero esatto di persone, trenta milioni, sta morendo perché mangia troppo! Di certo dobbiamo vivere in un mondo assolutamente folle. Si dovrebbe capire una cosa elementare e agire di conseguenza: sessanta milioni di persone stanno morendo a causa di un semplice malinteso. Di solito si sa quando smettere di mangiare, né si beve senza mai fermarsi: quando ti sei dissetato, smetti. Come mai il sesso dev’essere un problema?

    Esiste un limite… ed è un bene che ci sia! Nella mia comune il sesso è una cosa naturale, come lo è tutto il resto. Non occorre abusarne, né reprimerlo. La Via Auréa è la via mediana.

    Inoltre, mi chiedi: “Cos’è il sesso e cos’è l’amore?” Il sesso è una funzione biologica. Tutti gli animali sono esseri sessuali. Solo l’uomo ha il privilegio di avere qualcosa di più elevato: non il semplice incontro di due corpi, ma l’incontro di due anime. E questo è l’amore. L’amore può contenere in sé il sesso. Il sesso non può inglobare in sé l’amore. Il sesso è una cosa minuscola. L’amore è vasto e tremendo. Può esistere anche senza il sesso. Un rapporto d’amore non deve necessariamente implicare il sesso. Anzi, per esperienza posso dire che più ci si eleva oltre il sesso e più si inizia a gioire di una comunione spirituale con un amico, una donna, un uomo. Da quello stato di comunione il sesso sembra così distante, così vittima della biologia, se confrontato con la libertà che dà l’amore, con la crescita e l’espandersi che continua ad avere, che è possibile non desiderare più di scendere nelle valli oscure della sessualità. Ma io non impongo limiti di nessun tipo. Dico semplicemente che quando l’amore cresce in profondità, il sesso impallidisce. E quando l’amore raggiunge la sua estrema fioritura, il sesso scompare. Diventa una cosa infantile. Pensaci, mettiti in disparte e guardati fare l’amore. Resterai esterrefatto: tu che fai tutti quegli esercizi ginnici? Ti sembra stupido, idiota!

    L’amore è la vera trasformazione dell’energia sessuale. Ma accade solo quando accetti il sesso come una cosa naturale. Non potrà mai verificarsi con i monaci di tutte le religioni del mondo. Sono tutte persone cui manca l’amore. Non possono amare, perché non si sono neppure addentrate nel sesso. Hanno evitato di conoscere l’energia primaria che può essere trasformata in amore; ragion per cui, possono parlare d’amore, ma i loro discorsi non sono altro che sacrosante stronzate. Non sanno nulla dell’amore e non lo possono capire. E’ necessario fare un passo alla volta e il corpo rappresenta il primo passo. Non lo puoi ignorare, è essenziale perché ha le sue radici nell’esistenza. Ignorarlo vuol semplicemente dire suicidarsi. Ignorarlo vuol dire aprire le porte alla perversione.
    Per cui tutti i monaci e tutte le suore, di tutte le religioni, sono pervertiti, per quanto riguarda il sesso. Cercheranno altre scappatoie: diventeranno omosessuali e lesbiche. E questo è disgustoso…

    Le religioni hanno costretto le persone a diventare omosessuali, lesbiche, a fare l’amore con animali, ma ancora continuiamo a rispettare il celibato. Dovrebbe essere dichiarato un atto criminale. Nessuno può restare celibe, perché è contro natura. Devi imparare ad accettare la natura e tramite quell’accettazione vi è la trascendenza. Vivendo un rapporto fondato sul sesso, probabilmente, con l’intimità, si creerà qualcosa di nuovo e cioè l’amore. E mentre l’amore cresce, il sesso si ritira: è la stessa energia che trasmuta, si sposta in una forma superiore. E quando l’amore raggiunge la sua maturità, il sesso scompare. Questo è il vero celibato. Tu non fai nulla per ottenerlo. Ti viene dato in dono dalla natura. Quando affiora come dono naturale dell’esistenza, ha una sua bellezza incredibile; ma quando te lo imponi produci omosessualità, finché un giorno spunta anche l’AIDS. Proprio l’altro giorno qualcuno mi ha detto che Madre Teresa sta aprendo a New York un ospizio per malati di AIDS: “Sta compiendo una grandissima opera umanitaria, ha commentato chi me ne parlava. “Non dire assurdità,” ho ribattuto, “è questa gente che ha creato l’AIDS. Se adesso apre ospedali, sanatori, non è altro che un’azione dettata dal pentimento”. Non è affatto un’opera umanitaria. L’intero Vaticano dovrebbe essere trasformato in un sanatorio per malati di AIDS, visto che loro ne sono i responsabili. Io mi limito a insegnare ad accettare la tua natura e attraverso quell’accettazione accadono trasformazioni gigantesche. Ma sono spontanee, non le si deve forzare. L’amore ha una sua bellezza. Il sesso è brutto. Il sesso assomiglia alle radici di un roseto: saranno inevitabilmente brutte. L’amore è simile alle rose… ma quelle radici continuano a mandare energia alle rose ed è quell’energia che dà vita alle rose, per cui non dirò mai: “Taglia le radici, perché non sono belle!” Non tagliarle, aiutale a rafforzarsi e vedrai fiorire migliaia di rose. Allora sperimenterai ciò che io chiamo amore.

    Intervista di Enzo Biagi a Osho – 12/01/1986

  • Inchiesta sul Seminario di Piedimonte d’Alife e sul vescovo Monsignor Scotti (1889)

    Inchiesta sul Seminario di Piedimonte d’Alife e sul vescovo Monsignor Scotti (1889)

    a cura di Armando Pepe

    Pagina principale di riferimento: Documenti sulla Diocesi di Alife in età moderna e contemporanea

    ABBREVIAZIONI

    ASCe= Archivio di Stato di Caserta

    ASCe, Prefettura Gabinetto (1° Versamento), busta 52, fascicolo 622 “Inchiesta sul Seminario di Piedimonte d’Alife e sul vescovo Monsignore Scotti”

    Inchiesta sul Seminario di Piedimonte d’Alife e sul vescovo Monsignore Scotti

    Piedimonte d’Alife, 29 dicembre 1889

    Regia Sotto-Prefettura di Piedimonte d’Alife
    Oggetto: Vescovo di Piedimonte d’Alife

    Illustrissimo signor Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Napoli

    In risposta alla pregevole nota di V. S. Illustrissima del 22 c. m. N° 34577, mi pregio dichiararle quanto appresso:

    1° È purtroppo vero che l’Ordinario di questa Diocesi Monsignor [Antonio] Scotti tiene un contegno di vita e di rapporti col suo clero non rispondente ai bisogni religiosi ed all’Ufficio che a lui è demandato; infatti egli vive completamente isolato e riesce a tutti difficilissimo il poterlo avvicinare; se qualcuno dei Sacerdoti da lui dipendente ha la rara fortuna di essere ricevuto, il prelodato Monsignor Scotti, dopo di averlo ascoltato attentamente, senza interloquire sull’argomento del discorso, lo accomiata con le seguenti parole: “Ha qualcos’altro da dire? A rivederla”.

    2° Non si cura affatto dell’andamento delle cose della sua Diocesi, che egli lascia in completo abbandono; mi si riferisce che in alcune chiese Parrocchiali mancano gli oggetti necessari per celebrare messe.

    3° Non vi è relazione alcuna fra lui e le Autorità locali e fra lui e i principali cittadini del paese. Nel principio del corrente anno [1889] furono a visitarlo l’onorevole Senatore Principe di Piedimonte, l’onorevole Conte Gaetani, il Sottoprefetto del tempo, il Commendatore Ventriglia ed altri, ma Monsignor Scotti non si compiacque di mandar loro neanche un biglietto da visita.

    4° È vero purtroppo che nel decorso anno [1888], in occasione della Festa del Santo Patrono [2 giugno], il Vescovo si pose in urto col Sindaco, che desiderava compiere un’antica ritualità. Per protestare contro questo fatto, ricorrendo nello stesso giorno la Festa dello Statuto, si organizzò una imponentissima dimostrazione al grido di “Viva il Re, viva l’Italia”. In quell’occasione fu scongiurato qualche serio pericolo di disordine, ma fu scongiurato per i prudenti provvedimenti adottati dalle Autorità locali.

    5° Recentemente, per essersi rifiutato al pagamento del nolo di una carrozza da lui richiesto, questa cittadinanza ebbe ad assistere al poco edificante spettacolo di un giudizio intentato contro Monsignor Scotti; vi fu sentenza di condanna e conseguente precetto di pignoramento; il prelodato Monsignor Scotti si decise a pagare soltanto il giorno in cui dovevasi effettuare il detto pignoramento.

    6° Nel decorso mese di Novembre cominciò a circolare la voce pel paese che nel Seminario si commettevano atti immorali da un tal Giuseppe Maietta, Prefetto di camerata e nipote del Rettore signor Gennaro Maietta.
    Per appurare quel che vi fosse di vero nelle dicerie suddette ed anche per conoscere la causa dell’avvenuta espulsione di tre Seminaristi, diedi ordine al Delegato Capo di Pubblica Sicurezza di procedere ad una severa inchiesta.
    Dalle deposizioni raccolte è risultato che realmente il signor Maietta si è reso colpevole del reato di corruzione e di attentato al pudore. Non ho deferito il fatto all’Autorità Giudiziaria perché col nuovo Codice Penale si può contro tali reati procedere soltanto per querela di parte; e ciò è difficile ottenere.
    Monsignor Scotti dichiara che egli ignorava completamente tutto ciò che avveniva di scandaloso nel Seminario; ciò prova, se è vero quello che asserisce, quanto poco si curi delle istituzioni da lui dipendenti.

    7° Il regime del Seminario è affidato a persone incapaci, le quali per il contegno loro mantengono i giovani ricoverati in istato di permanente rivolta, provocata da scarsa vittitazione, da insufficiente insegnamento e da esagerate punizioni.
    Questo stato normale di cose mantiene in continua tensione gli animi e può essere occasione di eventuali disordini.
    Ond’è che io, facendomi interprete dei voti dell’intera cittadinanza, propongo che sia sollecitamente provveduto alla rimozione di Monsignor Scotti come Vescovo di Piedimonte d’Alife essendo tornati inutili i reclami fatti a Sua Eminenza il Cardinale di Benevento.

    Con i sensi della più perfetta considerazione
    Il Sottoprefetto Magaldi

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