Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • Convegno su chiesa e pedofilia: tutto quello che Santoro non ha detto ad “anno zero”

    Convegno su chiesa e pedofilia: tutto quello che Santoro non ha detto ad “anno zero”

    ROMA-ADISTA. È una sorta di contro Annozero il convegno organizzato lo scorso 22 giugno dalla Rosa nel Pugno su “La repressione sessuale: una politica che genera violenza”. Ed infatti il deputato radicale Maurizio Turco apre i lavori con un durissimo attacco alla puntata della trasmissione di Michele Santoro andata in onda il 31 maggio (vedi Adista n. 43/07): “Santoro ha sacrificato la verità sull’altare dell’audience – ha dichiarato Turco -.

    Pur di andare in onda ha accettato di concordare la trasmissione con Fisichella. Senza questo accordo la trasmissione non avrebbe ricevuto l’autorizzazione perché il Vaticano l’avrebbe impedito ed è per questo che il conduttore ripeteva continuamente che si trattava di ‘casi personali’. Bisognava accreditare i vertici della gerarchia come estranei alla vicenda, assolvendo l’istituzione nel suo complesso in quanto non responsabile del comportamento dei suoi singoli membri.

    È esattamente il contrario di ciò che si è fatto negli Stati Uniti”. Lo stesso Fisichella – ha rivelato il deputato radicale – ha posto il veto sull’invito in studio di Daniel Shea, l’avvocato di alcune vittime di preti pedofili che negli Usa ha tentato di trascinare in tribunale anche Joseph Ratzinger. L’accusa era quella di aver “ostacolato la giustizia” attraverso la lettera del 2001 con la quale l’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede imponeva il “segreto pontificio” sui casi di pedofilia nel clero cattolico. Ma dopo la sua elezione al soglio pontificio, Ratzinger è stato ‘stralciato’ dal processo grazie all’immunità di cui gode in quanto “capo di Stato”.

    Daniel Shea – che prima di diventare avvocato ha frequentato il seminario di Lovanio ed è un omosessuale dichiarato – è stato quindi invitato a partecipare al convegno della Rosa nel Pugno, in cui sono intervenuti, fra gli altri, anche Marco Marchese dell’“Associazione per la mobilitazione sociale”, Fausto Marinetti, Paolo Falcone ed Umberto Lenzi, del movimento dei preti sposati, Massimiliano Frassi, dell’“Associazione Prometeo onlus”, e Marco Pannella.

    L’incontro è stato aperto dalla proiezione, in anteprima italiana, del film The Hand of God del regista italoamericano Joe Cutrera, presente al convegno insieme al fratello Paul, vittima di abusi. “Lo avevamo offerto gratuitamente a Santoro – ha dichiarato Turco all’agenzia Dire – che ha invece preferito pagare per il documentario della Bbc. Siamo certi che la Rai continuerà a sottrarre alla conoscenza pubblica i fatti mentre noi chiediamo che i fatti siano resi noti perché l’opinione pubblica li possa giudicare”.

    “La storia di Paul Cutrera è la mia storia – ha commentato Marco Marchese -; è la storia di tutte le vittime di abusi da parte di membri del clero. La Chiesa si dice ‘non responsabile’ di questi fatti, ma la responsabilità della Chiesa è oggettiva. Nel documento della Congregazione per i vescovi ‘Direttorio per il ministero pastorale dei vescovi Apostolorum successores’ si legge che ‘la chiamata agli ordini è responsabilità personale del vescovo e del superiore maggiore’ i quali ‘hanno il dovere di accertarne la maturità affettiva’. Quindi se ci sono dei pedofili che sono diventati preti la responsabilità è di qualcuno, qualcuno che non sa discernere, e che non dovrebbe guidare nessun ‘gregge di Dio’”.

    Secondo Fausto Marinetti – ex cappuccino, già missionario in Brasile – occorre “tentare di scoprire la cause a monte di tali atrocità. È troppo facile puntare il dito contro i preti pedofili. Alla base di tutto c’è l’educazione impartita nei seminari, ambienti artefatti ed asettici nei quali si impone una visione cupa della corporeità e della sessualità”. “Anch’io sono stato abusato – ha detto Marinetti, visibilmente commosso – sono stato abusato nell’anima! L’unica donna ammessa in seminario è la vergine Maria.

    La figura femminile diventa una sorta di fantasma, una figura disincarnata. Ricordo quando a 13 anni andavo a cercare sulle riviste dell’epoca i volti di donna per scorgere una figura materna”. Tutto ciò compromette in maniera profonda un sano sviluppo della maturità affettiva e sessuale dei seminaristi: “L’ambiente naturale di crescita è la famiglia”. In seminario, invece, l’impostazione repressiva esclude qualsiasi “educazione al controllo delle pulsioni e dei sentimenti”. Ed ecco quali sono i risultati. (emilio carnevali)

    –  Articolo tratto da

    –  ADISTA

  • Il silenzio è sacro

    Il silenzio è sacro

    di Giorgio Sturlese Tosi – Il papa si è rivolto ai vescovi irlandesi ed è intervenuto più volte nello scandalo statunitense, ma nessuno conosce l’estensione del problema pedofilia nella Chiesa italiana. Eppure dal 2000 le cronache giudiziarie hanno segnalato le vicende di 40 sacerdoti finiti sotto inchiesta per questi reati. Pochi statisticamente, ma indicativi di un malessere dai confini inesplorati.

    Perché alla discrezione che giustamente protegge indagini con vittime minorenni, si aggiunge un rispetto verso le gerarchie ecclesiastiche che porta a tutelare il segreto istruttorio in modo eccezionale. Una cortina di riservatezza che, secondo molte denunce, incentiva anche una spinta al silenzio da parte delle curie. Dove la preoccupazione non è punire i colpevoli ma evitare la pubblicità negativa, tentando ogni strumento per delegittimare chi trova la forza di ribellarsi alla violenza.

    Orrore in seminario

    All’età di 12 anni, nel 1994, Marco Marchese è stato violentato nel seminario minore vescovile di Favara, nell’Agrigentino. Don Bruno, il sacerdote che ha abusato di lui e di altri sei minorenni, nel 2004 ha patteggiato ed è stato condannato a due anni e sei mesi. La prossima settimana inizierà il processo anche in sede civile contro don Bruno, il seminario e la curia della città siciliana, a cui i legali di Marco Marchese, l’avvocato Salvino Pantuso e Giuseppe Di Bella, chiedono 65 mila euro di risarcimento per danni biologici e una cifra ancora da quantificare per i danni morali. Non una grossa somma, per una violenza che ha accompagnato tutta l’adolescenza e che è costata a Marco gravi problemi di salute, lunghe terapie in analisi e un tentativo di suicidio. “Ci siamo attenuti alla percentuale di danno biologico indicata nella perizia medica di parte”, spiega, quasi a giustificarsi, l’avvocato Di Bella. Non si è fatta attendere la contromossa della curia che chiede un risarcimento di 200 mila euro a Marco, colpevole di aver infangato l’immagine del vescovado. La controcitazione recita: “La curia vescovile di Agrigento ha subìto e continua a subire, a causa del comportamento offensivo e oltraggioso tenuto dal Marchese, pesanti danni che si ripercuotono sull’immagine, sul decoro e sul prestigio che la curia riveste nell’opinione pubblica”. Il vescovo, tramite il suo legale, ha ritenuto di dover essere risarcito. Nella stessa controcitazione si legge che “il comportamento lesivo tenuto dal Marchese, concretizzatosi nell’abnorme pubblicità compiuta anche a mezzo Internet, ha infangato il prestigio della curia”. Insomma, anche se un dodicenne è stato stuprato nel seminario, non c’è bisogno di alzare tanto polverone.

    Quando, nel ‘94, Marco è entrato nell’istituto religioso di Favara non poteva passare inosservato. Capelli neri e grandi occhi verdi, era introverso e sensibile, più fragile degli altri. E più bello. In quei corridoi lunghi e freddi e in quelle stanzette da dividere con altri seminaristi scopre tutto sul sesso. Quello sbagliato, quello di un adulto con un ragazzino. A guidarlo, a fargli da padrino, c’era don Bruno: “Non devi parlarne con nessuno”, gli ripeteva, “il nostro è un rapporto unico, non è peccato e quindi non lo devi neanche confessare”. Quando don Bruno tornò dal bagno dopo il primo rapporto gli chiese soltanto: “Ti sei sporcato?”. Altre volte lo avrebbe sporcato, soprattutto nell’anima. Marco soffriva di coliche, non riusciva a dormire e aveva frequenti attacchi d’asma. Ora racconta che tutti i malesseri sono scomparsi quando scappò dal seminario e trovò il coraggio di denunciare tutto al padre rettore, al suo parroco e al vescovo. Quelle denunce però sono servite solo a lenire i sintomi psicosomatici. Non è stato preso alcun provvedimento nei confronti di don Bruno, che ancora oggi, dopo aver patteggiato, esercita il ministero sacerdotale. Nella sentenza di condanna, emessa dal giudice Luigi Patronaggio, al sacerdote venivano concesse le attenuanti generiche perché “la complessa vicenda che ha visto protagonista il religioso va inscritta in quel particolare clima che caratterizza le comunità chiuse come il carcere, i collegi, le navi durante lunghe navigazioni, dove spesso si instaurano, tra soggetti deboli ed esposti, dinamiche a sfondo omosessuale”. Marco, che oggi ha 23 anni, nel dolore ha trovato la forza di laurearsi in psicologia, di fondare un’associazione che si occupa di minori molestati e gira l’Italia per testimoniare il suo calvario.

    La perizia ignorata

    La prima causa legale contro una curia, accusata di essere responsabile dell’operato di un suo parroco, è stata presentata a Napoli, dagli avvocati Giuseppe Aulino e Luciano Santoianni. Chiedono 170 mila euro perché l’ex arcivescovo, il cardinale Michele Giordano, “era a conoscenza della malattia di padre Giovanni ma non fece niente per impedire che molestasse sessualmente Gaetano, un ragazzo di 14 anni con lieve ritardo mentale”. Questa settimana il tribunale deciderà se accogliere le motivazioni dei legali di Gaetano e procedere nell’iter che potrebbe costringere la curia a risarcire i danni, morali e psichici, subiti dal ragazzino. Un precedente assoluto che, se accolto, aprirebbe la strada a decine di risarcimenti milionari. La tesi dei legali Aulino e Santoianni si fonda su una lettera che Franco Poterzio, medico psichiatra e docente all’Università Statale di Milano, scrisse al cardinal Giordano. Nella lettera lo psichiatra informava l’arcivescovo che padre Giovanni “è affetto da disturbo bipolare di primo tipo, in fase di grave eccitamento maniacale”. Poterzio segnalava anche l’opportunità che il sacerdote fosse allontanato dai servizi di catechesi e comunque non fosse lasciato solo insieme ai ragazzini. Il professore per tre volte ha parlato al telefono col cardinale. Inutilmente.

    Padre Giovanni aveva delle attenzioni particolari verso i suoi chierichetti. Uno di questi, Gaetano, aveva qualche problema di apprendimento e per questo era seguito dagli assistenti sociali. Sono stati loro a denunciare quel prete alla magistratura. Dagli atti del processo svolto a Napoli si scopre che, nel luglio ‘99, durante una gita organizzata dalla parrocchia a Marechiaro, mentre sono tutti in mare, Gaetano viene abbracciato da dietro da padre Giovanni. Alle assistenti sociali e al magistrato, racconterà di aver sentito “il suo pene che struscia sul mio sedere”. In un’altra occasione, il 15 dicembre dello stesso anno, durante un viaggio a Roma, il sacerdote e Gaetano passano la notte nell’istituto dei Padri missionari della Carità, in via di sant’Agapito 8. Secondo il racconto di Gaetano, padre Giovanni si sarebbe accoppiato davanti a lui con altri due ospiti di sesso maschile. Il terzetto avrebbe costretto Gaetano ad assistere, chiedendogli anche di partecipare, ma senza che questo avvenisse. I riscontri della polizia giudiziaria hanno verificato la presenza del sacerdote e del ragazzo nell’istituto religioso, ma non hanno potuto scoprire se l’orgia c’è stata davvero. Il tribunale, al termine di una lunga istruttoria, nel 2002 decreta il non luogo a procedere perché “il fatto è stato commesso in stato di incapacità di intendere e di volere”. In attesa dell’esito della causa civile, la curia non ha adottato alcun provvedimento di cautela. Dopo le parole dei giudici, dopo le perizie psichiatriche, dopo le stesse ammissioni di padre Giovanni, l’unica misura del vescovado, ora retto dal cardinale Sepe, è stato quello di un suo primo trasferimento in una parrocchia del quartiere popolare dell’Arenaccia e la sua successiva destinazione come cappellano in uno dei più importanti ospedali napoletani. Oggi padre Giovanni si sveglia tutti i giorni all’alba, dice la prima messa alle 7.45 del mattino e poi passa a dare parole di conforto e di fede tra le corsie dell’ospedale, anche nel reparto pediatrico, dove 42 lettini ospitano ogni anno 3 mila bambini.

    L’abbazia dell’orco

    Morali, se non penali, sono le responsabilità del vescovo di Arezzo, monsignor Gualtiero Bassetti. Fu lui che, nel 2000, ordinò sacerdote don Pierangelo Bertagna, al centro del maggiore scandalo di pedofilia che abbia di recente colpito la Chiesa italiana. L’11 luglio 2005 don Bertagna, parroco di Farneta, in provincia di Arezzo, viene arrestato dai carabinieri con l’accusa di aver abusato di un tredicenne. La denuncia era partita dalla madre a cui il ragazzino aveva raccontato dei particolari toccamenti che subiva da Bertagna. Ma nessuno poteva immaginare cosa nascondesse il parroco. Fondatore della comunità Ricostruttori di preghiera, il sacerdote predicava una vita di ascesi. Lui stesso, barba lunga e personalità carismatica, dormiva sul pavimento e si cibava di verdura. Una vocazione tarda la sua, a 30 anni: entrò in seminario a Novara nel 1992. Poi nel 2000 fu ordinato sacerdote nel duomo di Arezzo. Cinque anni dopo sarà ancora monsignor Bassetti a sospenderlo a divinis.

    Quando esplose la vicenda, il vescovo affidò all’Ansa, un unico commento: “Siamo rimasti sbalorditi nell’apprendere dell’arresto. Non ci saremmo mai aspettati una cosa del genere; don Bertagna è sempre stato un ottimo sacerdote. Speriamo che le indagini portino in breve ad accertare la verità”. Quello che sembrava uno scandalo di provincia diventò un terremoto che dall’epicentro di un paese di poche anime anime arrivò a scuotere i palazzi del Vaticano. Dopo la prima confessione del sacerdote, che ammise di aver violentato il tredicenne, crollò il muro di omertà e molti genitori denunciarono fatti analoghi in un crescendo che terrorizzava gli stessi inquirenti. Poi, a settembre, nel corso di un interrogatorio, assistito dagli avvocati Francesca Mafucci e Annelise Anania, Bertagna crollò e ammise di aver abusato di 38 minorenni. Dieci vittime sono della Valdichiana, la zona che circonda l’abbazia millenaria di Farneta, dove viveva Bertagna. Dei 38 casi rivelati dal sacerdote, i carabinieri hanno trovato finora 18 conferme. Ma l’indagine prosegue per scoprire eventuali molestie commesse in seminario.

    Ci sarebbe di che interrogarsi sull’efficacia delle misure adottate dalla Chiesa italiana per impedire altri orrori. Mentre oggi la soluzione per i sospetti, per i dubbi e anche per le denunce che segnalano l’evidenza è troppo spesso il trasferimento. Che lascia il sacerdote solo alle prese con le sue turbe ed espone nuove vittime alla violenza.

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    L’orco sotto la tonaca

    di Sandro Magister

    Sospensione dei sacerdoti. Controlli nelle curie. Sanzioni severe. La svolta di Ratzinger contro gli abusi sessual.i

    Ai vescovi dell’Irlanda riuniti davanti a lui in Vaticano, lo scorso 28 ottobre, Benedetto XVI ha detto chiaro che questo è un “tempo di purificazione”. Di purificazione da quella “sporcizia” da lui denunciata nella memorabile Via Crucis al Colosseo del venerdì santo di due anni fa, pochi giorni prima d’essere eletto papa, e che è fatta dai “molti casi, che feriscono il cuore, di abusi sessuali sui minori, particolarmente tragici quando colui che abusa è un prete”. Papa Joseph Ratzinger su questo terreno è molto severo ed esigente, più del suo predecessore Giovanni Paolo II. In un anno e mezzo di pontificato non ha esitato a calare la scure anche su uomini di Chiesa dal precedente papa ritenuti intoccabili.

    Con gli Stati Uniti, l’Irlanda è la nazione dove la Chiesa ha più fatto scandalo. L’arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, 61 anni, ha confermato che Benedetto XVI, ricevendo i vescovi irlandesi, non ha soltanto denunciato l’orrore, ma ha dettato loro “indicazioni precise” su come far pulizia. Con sanzioni talora più rigide di quelle comminate dai tribunali civili. In Irlanda, i vescovi hanno accertato che in sessant’anni, dal 1945 al 2004, i sacerdoti implicati in abusi sessuali su minori di 18 anni sono stati 105, quasi il 4 per cento del totale dei preti, con circa 400 vittime. Di quelli tuttora in vita otto sono stati condannati al carcere dopo un processo penale, altri 32 hanno in corso un processo civile. Altri ancora non hanno avuto una condanna giudiziaria per l’impossibilità di provare azioni troppo lontane nel tempo. Ma anche con questi la gerarchia della Chiesa oggi reagisce escludendoli dall’attività pastorale. E a tutti i preti colpiti da accuse chiede in ogni caso di autosospendersi da ogni incarico, prima ancora che inizino gli accertamenti. Può quindi accadere che tali sanzioni puniscano temporaneamente anche persone che poi risultano innocenti: “Purtroppo però l’esperienza del passato ci ha obbligati a questi provvedimenti dolorosi ma indispensabili”, afferma l’arcivescovo Martin. La linea vigente è che è meglio eccedere in severità che rischiare l’oppposto.

    Negli Stati Uniti è lo stesso. Anche lì si è accertato che sono stati circa quattro ogni cento, nell’ultimo mezzo secolo, i sacerdoti che hanno commesso abusi sessuali su minori: 4.392 su un totale di 110 mila preti diocesani e religiosi. I tre quarti dei crimini si sono avuti negli anni tra il 1960 e il 1984, quando la prassi usuale era semplicemente di trasferire il colpevole da un incarico all’altro, magari inframmezzando sedute di psicoterapia che in realtà non cambiavano nulla. Questa prassi irresponsabile e indulgente, pur col fenomeno in calo, si è protratta fino ad anni molto recenti, finché nel 2002 è esploso sui media lo scandalo e tutto si è scoperchiato. I vescovi degli Stati Uniti hanno reagito alle proprie stesse precedenti debolezze con una nuova politica di ‘tolleranza zero’. Un numero molto alto di cause hanno invaso i tribunali civili e sulle diocesi sono cadute ingenti richieste di risarcimento. Anche qualche vescovo ne è uscito travolto, non solo per aver coperto gli abusi ma per averne personalmente commessi. Uno di questi, Anthony O’ Connel di Palm Beach in Florida, fece nel 2002 un’ammissione rivelatrice. Disse che nel compiere tali atti si sentiva influenzato dallo spirito di quegli anni Settanta: “Nei quali dettava legge il rapporto Masters & Johnson e imperava un clima di trasgressione sessuale”.

    Una manifestazione contro gli abusi negli Usa

    In alcune corti di giustizia, negli Stati Uniti, si è arrivati a citare in giudizio la Santa Sede come corresponsabile dei crimini in esame. L’ultima richiesta del genere è venuta lo scorso maggio da un tribunale dell’Oregon. Ma finora sono state tutte bloccate in forza dell’immunità della Santa Sede come stato sovrano. L’8 febbraio 2005, ricevendo in Vaticano Condoleezza Rice, l’allora segretario di Stato Angelo Sodano chiese alla sua omologa negli Stati Uniti di intervenire in difesa dell’immunità della Santa Sede, chiamata in giudizio da un tribunale del Kentucky. Il che avvenne.
    In Italia, come è raccontato per esteso nelle pagine seguenti, le cifre degli abusi sessuali commessi da preti sono meno impressionanti che negli Stati Uniti e in Irlanda. Ma anche qui c’è una crescente severità da parte della gerarchia della Chiesa. Il segretario generale della Conferenza episcopale, Giuseppe Betori, che nel 2002 definiva il fenomeno “talmente minoritario da non meritare attenzione specifica”, oggi promuove in ogni diocesi la costituzione di un centro Meter, l’associazione fondata dal sacerdote Fortunato Di Noto per combattere la pedofilia.

    Anche Ratzinger, quand’era prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, era meno intransigente di oggi. I delitti contro il sesto comandamento (quello che dice: non commettere atti impuri) erano di competenza esclusiva della sua congregazione, ma in vari casi denunce anche molto circostanziate non trovavano in essa alcun seguito. Ancora nel novembre del 2002, quando lo scandalo negli Stati Uniti era all’acme, Ratzinger minimizzò il numero dei preti colpevoli: “meno dell’1 per cento”, e attribuì l’esplosione dello scandalo soprattutto al “desiderio di screditare la Chiesa”.

    Poi però cambiò strada. Era l’autunno del 2004 e Ratzinger ordinò al promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede di ripescare negli scaffali tutti i processi dormienti riguardanti il sesto comandamento. L’ordine era: “Ogni causa deve avere il suo corso regolare”. In altre parole: nessuno poteva più essere ritenuto intoccabile, nemmeno tra i protetti dell’allora potentissimo cardinale Sodano e nemmeno tra i prediletti del papa regnante Giovanni Paolo II.

    Cominciarono o ricominciarono così, tra le altre, le investigazioni contro due fondatori di ordini religiosi con forti appoggi nella curia: l’italiano Gino Burresi, fondatore dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, e il messicano Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo, entrambi accusati di abusi sessuali contro loro giovani seminaristi e discepoli e di gravissime violazioni del sacramento della confessione.

    La morte di Giovanni Paolo II e la successiva elezione a papa di Ratzinger non fermarono le indagini ordinate da quest’ultimo. Anzi. Nel maggio del 2005, il primo atto firmato dal nuovo prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, l’americano William J. Levada, fu proprio la condanna di Gino Burresi, il primo dei due fondatori di ordini religiosi sopra citati. La condanna aveva l’approvazione di Benedetto XVI ‘in forma specifica’, che non ammette appello.

    La sentenza sul fondatore dei Legionari di Cristo richiese più tempo e dovette superare più resistenze. Quando ‘L’espresso’, il 20 maggio 2005, diede notizia circostanziata degli interrogatori in corso, la segreteria di Stato vaticana reagì asserendo che “non vi è nessun procedimento canonico in corso né è previsto per il futuro nei confronti di p. Maciel”. Di vero, nell’apparente smentita, c’era che la Congregazione per la dottrina della fede risparmiava il processo canonico a Maciel per ragioni di salute e di età, 86 anni. Ma la condanna arrivò inesorabile un anno dopo: revoca di ogni ministero pubblico e “vita riservata di preghiera e di penitenza”. Poco dopo Benedetto XVI congedò il cardinale segretario di Stato, Sodano.

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    La mala educación di padre Renato

    Padre Renato era convinto di educare i giovani all’omosessualità. Nell’appartamento in affitto, al terzo piano di un palazzo di via Durundo, a Mondovì, salivano decine di ragazzini, tutti fra i 14 e i 17 anni, qualcuno italiano, molti stranieri. Don Renato pagava con caramelle, schede telefoniche e poche manciate di euro i loro servizi. Che consistevano nel mettere in pratica il rito antico detto del ‘frocio romano’. Il sacerdote amava essere spogliato, lavato e messo a letto dai giovanissimi. Efebofilia più che pedofilia vera e propria. La squadra mobile di Cuneo, diretta dal commissario capo Tommaso Pastore, nel 2005 ha intercettato per mesi quello che avveniva dentro l’appartamento e ha filmato il via vai di minorenni che trascorrevano i pomeriggi o le sere dal sacerdote. Don Renato, 43 anni, vicario della diocesi di Albenga e Imperia, li aveva convinti inventandosi una fantomatica associazione, sponsorizzata dal Comune, che si proponeva di avviare i giovani omosessuali a un corretto comportamento sessuale. Ai più bravi, a quelli che gli procuravano i numeri di telefono di altri coetanei, dava un premio di 10 euro. Fra i suoi passatempi preferiti c’era quello di portare il ragazzo di turno a vedere il film ‘La mala educación’, di Pedro Almodóvar. Finché, alla fine di giugno dello scorso anno, i poliziotti lo hanno arrestato con l’accusa di induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Durante l’interrogatorio condotto dal sostituto procuratore di Mondovì, Riccardo Baudinelli, il sacerdote ha confessato di aver avuto un solo rapporto sessuale con un ragazzo di 16 anni.

    Il prete è ricorso al patteggiamento ed è stato condannato ad una pena di pochi mesi. Negli atti processuali però non compaiono le scabrose e inequivocabile intercettazioni delle telefonate che don Renato aveva con un altro religioso di Roma. Sul prelato romano non è stata avviata alcuna indagine.

    1. S. T.

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    Fedeli fino all’omertà

    di Marco Lillo

    Le rivelazioni di un tredicenne, i riscontri dei giudici. Ma l’arresto di due preti mobilita i parrocchiani. In loro difesa.

    La difesa di un’intera comunità contro la parola di un ragazzino rom di 13 anni. Le fiaccolate contro i rapporti di Polizia. È questa la strana reazione delle parrocchie dei due sacerdoti arrestati nell’ultimo blitz anti-pedofilia. A Prato come a Roma, le comunità si chiudono a difesa dei loro religiosi. Don Domenico Repice, 39 anni, romano, collaboratore della parrocchia di San Giustino nel quartiere Alessandrino, è ai domiciliari con l’accusa di avere pagato un 13enne per fare sesso in auto. Con l’aggravante di averlo cacciato a calci per non dargli tutti i soldi, minacciando: “Sono un poliziotto”. Oltre alle parole del ragazzino, contro di lui c’è solo la segnalazione, in una sera diversa, della sua auto nella strada della prostituzione minorile. Lui, a chi lo chiama, ripete: “Sono innocente, mi credi, vero?”. I giovani che chiacchierano davanti a San Giustino, in questa strana periferia romana che sembra più un paese, rispondono sì: “È venuto in gita con noi a Colonia, mai un gesto o una parola fuori posto”. La titolare della pizzeria vicino alla chiesa sentenzia: “Non si può crocifiggere un uomo sulla parola di uno zingarello”. Don Mimmo insegnava al liceo artistico De Chirico, al Tuscolano. Anche lì il muro di solidarietà tiene. La preside sottolinea che “si è fatto da parte anche se è solo indagato”; la vicepreside si commuove per lui, gli alunni sottolineano che, durante le cene di classe, quando si facevano le ore piccole cantando a squarciagola Baglioni, o nelle gite a Firenze, ci sarebbe stata pure l’occasione. E invece niente: “Don Mimmo è un prete vero”. Pronto alla battuta sulla sua squadra, la Roma, ma inflessibile sulla dottrina. Solo a parlare di aborto e fecondazione si inalberava. I suoi alunni dicono: “Sarà stato uno zingaro a cui ha negato i soldi a fargliela pagare”. Stesso ritornello a Prato. L’onda calda di solidarietà all’altro sacerdote agliarresti domiciliari per l’indagine coordinata dal capo della squadra mobile di Roma, Alberto Intini, è ancora più forte e sorprendente. Non capita tutti i giorni un parroco nigeriano accusato di abusi sui minori: padre Denis è accusato di avere passato una notte in una pensioncina con lo stesso ragazzino che ha chiamato in causa don Mimmo. Contro di lui c’è la registrazione in albergo e il riconoscimento del tredicenne. L’ultima volta che il suo lungo nome (Georgedenis Onyebuchi Asomugha, per tutti Denis) era finito sui giornali, era stato un anno fa. Il quotidiano dei vescovi, ‘Avvenire’, aveva dedicato un ritratto a questo sacerdote nero piovuto dalla Nigeria. “La chiesa di Galcetello è rinata con lui”, dicono in coro le massaie in fila al supermercato che affianca la chiesa. “Ci sono 80 miei coetanei pronti a dirti cosa ha fatto per noi”, ti sfida la ragazza del gruppo giovani affranta sulla panchina. Ora che si trova agli arresti domiciliari nella stessa chiesa che aveva inserito nel progetto Nip, Nuova immagine della parrocchia, qualcuno potrebbe ironizzare sul parroco aperto ai giovani. Invece sono tutti preoccupati per lui, non per i ragazzi. “Mia figlia continua a seguire il catechismo per la comunione. Se padre Denis tornasse libero”, dichiara la parrucchiera, “la lascerei lì”. Al bar strappano il quotidiano che pubblica le accuse contro il sacerdote: “Padre Denis qui non ha mai pagato una colazione, era sempre offerta in segno di stima”. Tra le villette a schiera che compongono questo borgo elegante le domande provocano solo fastidio. Non ci sono cinesi. E i figli degli impiegati delle aziende tessili che rappresentano l’ossatura di questo quartiere non mollano il loro parroco. Ogni mattina don Denis si sveglia e scorge dalla finestra lo striscione colorato con su scritto: ‘Noi ci siamo’. Hanno organizzato una fiaccolata con il vescovo e intonano canti sacri sotto la sua dimora coatta. Se gli fai notare che sono coetanei del ragazzino rumeno che si è venduto per pochi euro, ti guardano con gli occhi stupiti: “Siamo stati in auto con lui, anche di sera. O a giocare al calcetto o sotto lo stesso tetto in gita. Un mese prima di quella sera di aprile di cui parla l’accusa, Denis era a Roma con noi. Semplicemente, non possiamo crederci”. Solo una signora di mezza età azzarda una maldicenza: “Spendeva molti soldi in biancheria intima”. L’ultima mangiapreti sopravvissuta in questo lembo di Toscana, dove si sentono più ave marie che bestemmie. A mandare avanti la parrocchia ora è rimasto padre Collins, il viceparroco, nigeriano anche lui. Dice solo: “Preghiamo perché la verità prevalga”.

    (http://espresso.repubblica.it – 20 novembre 2006)

  • Cappellano militare molesta sergente. E Bagnasco dov’era?

    Cappellano militare molesta sergente. E Bagnasco dov’era?

    Sergente maggiore prosciolto dall’accusa di calunnia e diffamazione, e cappellano militare indagato per molestie sessuali. È quanto è emerso ieri mattina dinanzi al Gup del tribunale di Tivoli dove si è tenuto il processo con rito abbreviato a carico di Federico M., 25anni di Cassino, sergente maggiore dell’esercito. Il militare sul finire del 2006 si rivolse al suo colonnello denunciando continue molestie sessuali del cappellano militare, un 45 enne di Roma.

    Il prete, secondo quanto riferito dal sergente, lo infastidiva con continui approcci sessuali promettendogli in cambio un avvicinamento a Cassino o a Sora. Presa la denuncia il colonnello ne discusse con il cappellano il quale, oltre a negare tutto, denunciò il sergente per diffamazione e calunnia, riferendo che quanto affermato dal sottufficiale era una vendetta per il mancato avvicinamento alla sua città di nascita.

    Ieri mattina dinanzi al Gup di Tivoli, il sergente maggiore ha sostenuto il processo con rito abbreviato. Fondamentale è stata la testimonianza di un commilitone del sergente che, una sera di agosto dello scorso anno, ha riferito che, nascosto nel bagno dell’alloggio del sergente, ha assistito alle pressanti avance del cappellano il quale prometteva il trasferimento ambito in cambio dell’atto sessuale. Il Gup quindi, oltre a prosciogliere il sergente maggiore, ha rimesso gli atti in mano alla procura perché indaghi il cappellano per molestie sessuali.

    http://www.ilgiornale.it/

  • Abusi percentuali

    Abusi percentuali

    Anche durante la trasmissione Annozero di ieri sera Don Fortunato Di Noto ha avuto modo di ripetere con una certa soddisfazione che solo l’1% dei casi di pedofilia in Italia sono imputabili ai sacerdoti: ora, anche volendo fingere di non sapere, per amor di discussione, che la maggior parte degli abusi sui minori commessi dai preti non vengono denunciati, proviamo a fare qualche calcolo.

    Gli abitanti italiani in età adulta sono grosso modo 50 milioni, mentre i sacerdoti che operano nel nostro paese sono circa 50.000, il che equivale a dire che per ogni prete ci sono più o meno mille cittadini; coerentemente con tale rapporto, sarebbe lecito aspettarsi che le violenze sessuali su minori commesse dai sacerdoti fossero una su mille, mentre invece i dati (quelli citati da loro, non quelli subdolamente artefatti da parte della lobby anticlericale) rivelano che sono una su cento, cioè ben dieci volte di più.

    Insomma, Don Fortunato Di Noto ha placidamente affermato che, fatte le debite proporzioni, la percentuale di pedofili tra i preti è dieci volte maggiore della percentuale di pedofili tra i comuni cittadini.
    Cosa avesse da essere soddisfatto, ancora me lo domando.

    Articolo di Alessandro Capriccioli pubblicato sul blog Metilparaben

  • Preti pedofili. Solo 10 processi canonici su 1000 denunce

    Preti pedofili. Solo 10 processi canonici su 1000 denunce

    Preti pedofili:1000 abusi segnalati Dieci i processi, secondo Panorama

    (ANSA) – ROMA, 31 MAG – Dal 2001 sono giunte alla Congregazione per la dottrina della fede un migliaio di segnalazioni su presunti abusi sessuali compiuti dal clero.

    Lo dice un’inchiesta su Chiesa e pedofilia pubblicata su ‘Panorama’ di domani, secondo cui i processi avviati in questi sei anni sono solo poco piu’ di una decina.

    ‘Panorama’ evidenzia il totale riserbo sui processi e sulle sentenze e pubblica la lettera riservata che l’allora prefetto dell’ex Sant’Uffizio Ratzinger invio’ a tutti gli episcopati del mondo.

    31 Mag 18:14

  • Il video della BBC sui preti pedofili da Santoro, su RAI2? Va impedito ad ogni costo.

    Il video della BBC sui preti pedofili da Santoro, su RAI2? Va impedito ad ogni costo.

    ROMA — E così domani, lunedì, al suo rientro da Nairobi (dove ha inaugurato la sede di corrispondenza Rai africana) il direttore generale Claudio Cappon si ritroverà sul tavolo un bel regalo di rientro: il nuovo caso Santoro per di più questa volta collegato al Vaticano, anzi direttamente alla persona di Benedetto XVI. Diciamo la benzina ideale per quell’incendio politico che già sta divampando intorno alla Rai, e nella Rai. In queste ore la macchina burocratica della tv pubblica si è mossa come non mai. Premessa. Siamo in par condicio per la campagna elettorale e ci si muove con cautela. Aggiungiamoci l’incognita vaticana. Ed ecco la trafila.

    La richiesta di autorizzazione per l’acquisto del filmato voluto da Michele Santoro (20.000 euro circa, cifra bassa per un prodotto del genere, con una mediazione affidata a un’agenzia internazionale milanese competente in diritti tv internazionali) prima è finita sul tavolo di Antonio Marano, direttore di Raidue, area leghista. E Marano ha risposto: non ho alcun permesso da rilasciare, chiedete al direttore del Tg competente, per di più ricordatevi che Michele ha sempre detto di dipendere dalla direzione generale. Altro chiarimento necessario per capire cosa sta accadendo. Durante la par condicio, gli approfondimenti «dipendono» da un direttore di Tg che controlla l’equilibrio politico: di qui l’accenno di Marano.

    Il direttore del Tg2, Mauro Mazza, non intende assolutamente «controllare» Santoro su Raidue: e così Michele è finito «sotto» Antonio Di Bella, direttore del Tg3. Di Bella ha risposto già alla direzione generale: per quanto riguarda strettamente la par condicio, io non ho ostacoli. Sia ben chiaro però che non sono io il responsabile editoriale della trasmissione di Santoro. E così l’acquisto è ancora fermo sul tavolo di Lorenza Lei, direttore delle Risorse televisive. Con grande irritazione di Santoro che rivendica la propria autonomia negli acquisti e nelle scelte editoriali.

    Lunedì deciderà Cappon. Nel frattempo le voci alla Rai si inseguono. Due scuole di pensiero. Prima: Santoro vuole rifare il martire politico. Seconda: macché, l’asse Cappon-Giancarlo Leone vicedirettore generale (responsabile del palinsesto) non vuole «incidenti» col Vaticano… Chi ha ragione? La divisione si riscontra anche in Consiglio. Sandro Curzi, consigliere Verdi-Rifondazione: «Michele mi ha chiamato per chiedermi un consiglio. Gli ho detto: se è roba seria vai avanti ».

    Non c’è pericolo di rovinare i rapporti con la Santa Sede? «In Gran Bretagna e negli Stati Uniti si è parlato molto di questo tema. La Rai può farlo ovviamente con le dovute attenzioni professionali. E poi tutti ci chiedono di tornare alle inchieste, di adeguarci allo stile Bbc…». Furioso invece il cattolico Marco Staderini, Udc: «Ho saputo del caso, lunedì ne parlerò col direttore generale. Mi batterò per impedire a tutti i costi la messa in onda. Bisogna ribadire che i vincoli aziendali valgono per tutti, anche per Santoro.E in questo momento storico- politico, simili servizi sono una scelta sbagliata. Sarebbe solo un attacco volgare e inaccettabile al Papa. Mi auguro che il buonsenso prevalga e l’equilibrio editoriale e aziendale impongano a Santoro di rispettare quelle elementari regole che ha sempre trasgredito. Sono stato critico con lui. Se stavolta insistesse lo sarei ancora di più…». Ma sì, il caso è già scoppiato.

    Paolo Conti
    20 maggio 2007
    https://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/05_Maggio/20/staderini_video_attacco_papa.shtml

  • Scambiato da migliaia di utenti nel mondo il documentario che svelerebbe come Ratzinger tutelò alcuni sacerdoti responsabili di abusi.

    Scambiato da migliaia di utenti nel mondo il documentario che svelerebbe come Ratzinger tutelò alcuni sacerdoti responsabili di abusi.

    ROMA – Un’onda di indignazione attraversa la rete e acquista ogni giorno portata maggiore. E’ bastato poco, che in realtà “poco” non è. La messa in Rete di un documentario della Bbc, titolo Sex Crimes and the Vatican, andato in onda in Gran Bretagna nel 2006, nel quale si svelano i risvolti inquietanti di una vicenda che coinvolse decine di sacerdoti, responsabili di reati di pedofilia, come quelli della diocesi di Ferns, contea di Wexford, Irlanda. E di come i reati, e i loro autori, vennero tutelati dalle autorità ecclesiastiche. Il video, che in Italia è stato acquistato da una società specializzata che sta provando a rivenderlo alle emittenti nazionali, è fra i più visti su You Tube e Google. La società ha diffidato formalmente il nostro sito a diffonderlo.

    Nel documentario, si parla soprattutto del Crimen Sollicitationis, il documento segreto emesso dal Santo ufficio del Vaticano (oggi Congregazione per la dottrina della fede) nel 1962: fornisce istruzioni ai vescovi su come trattare i casi di sacerdoti accusati di usare la segretezza del confessionale per fare avances sessuali ai penitenti. Ma soprattutto di come porsi di fronte a crimini peggiori, come il coinvolgimento di un prete in rapporti sessuali con un animale, un bambino o un uomo.

    Ebbene, il garante dell’applicazione di quelle direttive fu Benedetto XVI, all’epoca dei fatti ancora cardinale Joseph Ratzinger. Fu lui il responsabile della direttiva con la quale lo scandalo venne messo a tacere e i preti furono protetti e nascosti alle autorità.

    Il video è crudo e esplicito, riporta le testimonianze di chi, all’epoca bambino, fu vittima degli abusi. Che viaggiasse su internet era prevedibile così com’era inevitabile che alimentasse la discussione. Utenti premurosi si sono presi la briga di tradurre e sottotitolare la versione integrale del documentario anche nella nostra lingua.

    Così, la Ferns Inquiry, il Rapporto Ferns, ovvero l’inchiesta governativa ufficiale irlandese del 2005 che riguardava le denunce di abusi avvenuti nella diocesi irlandese, ma anche gli altri contenuti del documentario, si sono trasformati in uno dei documenti attualmente più diffusi e scambiati sul Web. Il dibattito si infiamma su siti e blog italiani, fra riflessioni pacate, giudizi netti e, com’è legittimo, dubbi e contestazioni.

    www.repubblica.it/2007/05/sezioni/esteri/video-preti-pedofili/video-preti-pedofili/video-preti-pedofili.html

  • Una Chiesa senza memoria: i Legionari di Cristo ignorano le responsabilità pedofile di Marcel Macial Degollado, glorificandolo.

    Una Chiesa senza memoria: i Legionari di Cristo ignorano le responsabilità pedofile di Marcel Macial Degollado, glorificandolo.

    Una Chiesa senza memoria: i Legionari di Cristo ignorano le responsabilità pedofile di Marcel Macial Degollado, glorificandolo.

    Dal blog di Giacomo Nardone (101) – Lunedì, 21 Maggio 2007 – 10:01pm Monta lo scandalo sul documento “Instructio de modo procedendi in causis de crimine sollicitationis” e sulla rimarchevole lettera di Joseph Ratzinger del 18 maggio 2001, quando come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, l’ex inquisizione, poneva il segreto pontificio sui casi di abusi su minori, ma anche sui casi in genere di abusi sessuali perpetrati in funzione della condizione di confessore, leggi ricatti a sfondo sessuale. Anche grazie al video “Sex Crimes & Vatican”, prodotto dalla BBC e pare acquistato da Michele Santoro, ma pubblicato su Google Video con i sottotitoli in italiano.

    Ma mentre montano queste notizie, è ormai caduta la sordina sul caso vergognoso delle denunce rese nel 1988 contro Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo (Congregación de los Legionarios de Cristo) e dell’associazione laica parallela Regnum Christi.

    La denuncia gravissima portò la firma, coraggiosamente in chiaro, di ex legionari dello spessore di Félix Alarcón Hoyos, sacerdote spagnolo che esercita negli USA, José de J. Barba Martín, professore presso l’Istituto Tecnologico del Messico, Saúl Barrales Arellano, professore in un collegio cattolico, Alejandro Espinosa Alcali, un importante allevatore, Arturo Jurado Guzmán, es professore presso la Scuola di Lingue del Dipartimento della Difesa degli USA, Fernando Pérez Oliera, ingegnere chimico, José Antonio Pérez Oliera, avvocato e Juan José Vaca Rodríguez, ex sacerdote, stretto collaboratore di Maciel per oltre trent’anni ed ex presidente dei Legionari di Cristo negli USA.

    Dopo tre anni dalla denuncia, documentatissima “Carta Abierta” ancora reperibile su Internet a questo link, nel 2001 Ratzinger impone sui casi di abusi sessuali su minori il segreto pontificio, avocando alla propria congregazione per la fede il diritto esclusivo sulle indagini. Perché?

    Finalmente nel 2004, ben sei anni dopo, l’allora pontefice Giovanni Paolo II incarica proprio Ratzinger di aprire una indagine su Maciel. Dopo ulteriori due anni, nel 2006, giunge la decisione Vaticana, che in modo apertamente ipocrita è la seguente:” Dopo aver sottomesso le risultanze dell’investigazione ad attento studio, la Congregazione per la Dottrina della Fede, sotto la guida del nuovo Prefetto, Sua Eminenza il Cardinale William Levada, ha deciso – tenendo conto sia dell’età avanzata del Rev.do Maciel che della sua salute cagionevole – di rinunciare ad un processo canonico e di invitare il Padre ad una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando ad ogni ministero pubblico.”

    Insomma, nel 2001 si decreta che i delitti contro i minori si prescrivono o entro 10 anni o quando il minore non sia più tale, nel maggio del 2006 si censura, sostanzialmente, l’ormai quasi novantenne Maciel, nato nel 1920.

    Un po’ tutto a tacere e un po’ di perdono per l’anziano. E su questo non ci va neanche di commentare. Ma quello che opprime ogni sentimento, lasciando veramente sgomenti, è la visita al sito (italiano e non) dei Legionari di Cristo, dove pur di non rinnegare il proprio fondatore si effettua una vera e propria esaltazione di Marcel Maciel. Tutt’oggi, come visibile al link reperibile qui e attraverso la pubblicazione di libri e testi consultabili allegramente on line.

    Insomma, è vero quanto accade in tanti posti del mondo e in Italia: nonostante la gravità del crimine commesso, come stesso Ratzinger afferma nella lettera del 2001, in cui gli abusi sessuali su minori vengono paragonati al furto o uso sacrilego dell’ostia consacrata, il sacerdote pedofilo non deve essere consegnato alla legge penale del paese in cui delinque, attraverso una sollecita e determinata denuncia, ma va semplicemente “spostato” e “sostenuto”, pronto a commettere altri atti impuri su minori, come tanti casi insegnano. Così Marcel Macial va invitato a vita riservata, ma i suoi fedelissimi legionari possono esaltarne la figura pederasta, grazie anche all’uso dell’immunità che fece Ratzinger appena Papa per evitare, come gli fu richiesto, di testimoniare per i numerosissimi casi di pedofilia su cui una commissione specifica indaga negli Sati Uniti.

    Perché?

    A noi pare che qualcosa non vada, e non ci può sfuggire come ciò necessariamente dipenda dai disturbi psico-sessuali e morali imposti dal divieto ai sacerdoti cattolici di sposarsi ed avere ordinari rapporti sessuali, auspicando un ascetismo poco praticato, come dimostrano tanti figli di Papa.

    http://fainotizia.radioradicale.it/2007/05…acial-degollado

  • Preti pedofili: ecco come il Vaticano protegge i religiosi

    Preti pedofili: ecco come il Vaticano protegge i religiosi

    Fù Ratzinger, su indicazione di Wojtila, a ordinare di insabbiare tutte le denunce (4000 sono negli Usa). Giuseppe Nicotri è un giornalista che si occupa da anni dei casi di pedofilia tra i preti, e di come il Vaticano abbia deciso di proteggere i religiosi accusati o condannati per violenza sessuale nei confronti di minori. In questa intervista esclusiva, realizzata dalla Voce in collaborazione con MyVideos, e pubblicata in due puntate, svela tutti i retroscena e le responsabilità degli ultimi due pontefici.

    Delio Contini è un parroco di Firenze, della parrocchia di santa Maria della salute. La vicenda è emersa perchè un gruppo di cattolici fiorentini si sono “arrabbiati” dopo aver subito per decenni le attenzioni sessuali – chiamiamole così – di questo parroco, sin da quando erano bambini e bambine. In pratica, si trattava di stupro e violenza sessuale, perché quando si è minorenni, per definizione, e per legge, non si è in grado di decidere su certe cose.

    Questi tizi (il gruppo di cattolici fiorentini) si sono incontrati qualche anno fà, ed hanno scoperto che anche altri, tra di loro, avevano sentito le stesse cose. Ne hanno parlato, si sono molto arrabbiati, e hanno denunciato i fatti alla Curia fiorentina. La Curia fiorentina non ha fatto nulla. Dopo due anni di arrabbiature, il prete pedofilo è stato
    semplicemente trasferito ad un’altra parrocchia, così che andasse a fare il pedofilo da un’altra parte, ma senza un fastidio eccessivo. A questo punto, però, un gruppo di preti fiorentini si è arrabbiato, ed ha consigliato a questi fedeli di rivolgersi direttamente al Papa tramite il Segretario di Stato Tarcisio Bertone.

    Io sono rimasto sbalordito, perchè avevo appena messo in rete sul mio blog Ruota Libera un documento datato 14/05/2001, firmato da Ratzinger e da Bertone, a quell’epoca rispettivamente capo e vicecapo della Congregazione per la dottrina della Chiesa (l’ex Tribunale dell’Inquisizione). In qualità di capo e vicecapo hanno diramato ai vescovi di tutto il mondo una circolare, per ordinare il silenzio sui casi di pedofilia dei religiosi pedofili; silenzio rispetto alle autorità locali, dicendo che questi casi vanno segnalati al Santo Uffizio, alla Congregazione. Su questi casi vige il segreto pontificio: vuol dire che non se ne può parlare con le autorità civili, non se ne può parlare con nessuno. Di fatto, si tratta di una sottrazione di competenze giudiziarie nei confronti degli altri stati sovrani; è una forma di omertà.

    Questo è grave: si tratta di persone che violentano minorenni. Mi sembra una cosa grave. Tanto grave che negli Stati Uniti, nel corso di un processo a cento preti pedofili a Houston, nel Texas, Ratzinger è stato imputato per reato di cospirazione contro la giustizia, perchè si è scoperto che aveva emanato questo documento (tra l’altro, è scritto chiaro e tondo, è stato emanato su indicazione del Papa di allora, il Papa polacco). Ratzinger è stato imputato negli Stati Uniti per questa cosa, e se l’è cavata solo perché, nel frattempo, è diventato Papa. E allora, la Santa Sede, cioè il Vaticano, ha chiesto il trattamento riservato ai capi di stato, che non vengono mai ritenuti responsabili penalmente di qualcosa, finché sono capi di stato. Il Papa, capo di Stato del Vaticano, è capo di Stato a vita. Il governo degli Usa ha ordinato al Tribunale di Houston di interrompere l’azione penale contro Ratzinger, che nel frattempo è diventato Papa.

    Non dimentichiamo che negli Usa i preti accusati di pedofilia sono oltre 4000, e ho letto su un sito che quelli condannati per pedofilia sono oltre 2000. Alcune parrocchie degli Usa hanno dovuto pagare più di un milione di dollari di risarcimento danni. Tanto è vero che una parrocchia, assai poco cristianamente, ha preferito dichiarare fallimento per evitare di pagare i danni. Anche questo lo trovo sbalorditivo, e non c’entra niente né col Vangelo, né col Cristianesimo. Di questi oltre 2000 preti statunitensi condannati per pedofilia, più di 200 sono scappati all’estero, perchè i vescovi statunitensi, quando venivano a sapere del prete pedofilo, anziché allentare la giustizia, o comunque starsene zitti, lo avvertivano, in modo che se la potesse squagliare. Addirittura se ne sono squagliati nelle Filippine, tra i quali almeno un prete, che non era pedofilo, ma aveva stuprato delle donne per anni. Nelle Filippine non c’è il trattato di estradizione per questi reati, per cui, questo simpatico signore, continua a fare il prete nelle Filippine.

    Di questi oltre 200 preti che sono scappati dagli Usa, per sottrarsi al carcere in seguito a condanne per pedofilia, vari si sono rifugiati in Italia. Uno di questi, un certo Henn, viveva a Roma, tranquillo e beato, e nel settembre dell’anno scorso se l’è squagliata per evitare l’estradizione nello stato dell’Arizona, dove avrebbe dovuto scontare
    qualche anno di galera. Tutto questo lo trovo molto grave, ma è ancora più grave che in Italia non ne parli nessuno. Ho visto che i telegiornali hanno parlato della vicenda fiorentina, però senza dire che questi fedeli si sono rivolti al Papa; il Papa ed il Segretario di Stato sono proprio i responsabili del segreto, e del silenzio che ha circondato il loro caso. E non solo il loro caso. Qui non si tratta di fare del sensazionalismo, si tratta di sapere se la giustizia esiste per tutti, come recita la nostra Costituzione, oppure se uno che veste l’abito talare può fare il pedofilo impunemente. Tutto ciò solleva degli interrogativi pazzeschi, enormi, che dovrebbero inquietare la stessa Chiesa, e invece vediamo che c’è una congiura del silenzio veramente stupefacente.
    Intervista realizzata da Elisa Valt con la collaborazione di Antonio Vanzillotta
    Guarda l’intervista esclusiva a Giuseppe Nicotri sul Vaticano ed i preti pedofili sul canale MyNews di MyVideos

    Fonte – la voce d’Italia

  • Pedofilia e abusi nei Legionari di Cristo

    Pedofilia e abusi nei Legionari di Cristo

    Una Chiesa senza memoria: i Legionari di Cristo ignorano le responsabilità pedofile di Marcel Macial Degollado, glorificandolo.

    Dal blog di Giacomo Nardone (101) – Lunedì, 21 Maggio 2007 – 10:01pm Monta lo scandalo sul documento “Instructio de modo procedendi in causis de crimine sollicitationis” e sulla rimarchevole lettera di Joseph Ratzinger del 18 maggio 2001, quando come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, l’ex inquisizione, poneva il segreto pontificio sui casi di abusi su minori, ma anche sui casi in genere di abusi sessuali perpetrati in funzione della condizione di confessore, leggi ricatti a sfondo sessuale. Anche grazie al video “Sex Crimes & Vatican”, prodotto dalla BBC e pare acquistato da Michele Santoro, ma pubblicato su Google Video con i sottotitoli in italiano.

    Ma mentre montano queste notizie, è ormai caduta la sordina sul caso vergognoso delle denunce rese nel 1988 contro Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo (Congregación de los Legionarios de Cristo) e dell’associazione laica parallela Regnum Christi.

    La denuncia gravissima portò la firma, coraggiosamente in chiaro, di ex legionari dello spessore di Félix Alarcón Hoyos, sacerdote spagnolo che esercita negli USA, José de J. Barba Martín, professore presso l’Istituto Tecnologico del Messico, Saúl Barrales Arellano, professore in un collegio cattolico, Alejandro Espinosa Alcali, un importante allevatore, Arturo Jurado Guzmán, es professore presso la Scuola di Lingue del Dipartimento della Difesa degli USA, Fernando Pérez Oliera, ingegnere chimico, José Antonio Pérez Oliera, avvocato e Juan José Vaca Rodríguez, ex sacerdote, stretto collaboratore di Maciel per oltre trent’anni ed ex presidente dei Legionari di Cristo negli USA.

    Dopo tre anni dalla denuncia, documentatissima “Carta Abierta” ancora reperibile su Internet a questo link, nel 2001 Ratzinger impone sui casi di abusi sessuali su minori il segreto pontificio, avocando alla propria congregazione per la fede il diritto esclusivo sulle indagini. Perché?

    Finalmente nel 2004, ben sei anni dopo, l’allora pontefice Giovanni Paolo II incarica proprio Ratzinger di aprire una indagine su Maciel. Dopo ulteriori due anni, nel 2006, giunge la decisione Vaticana, che in modo apertamente ipocrita è la seguente:” Dopo aver sottomesso le risultanze dell’investigazione ad attento studio, la Congregazione per la Dottrina della Fede, sotto la guida del nuovo Prefetto, Sua Eminenza il Cardinale William Levada, ha deciso – tenendo conto sia dell’età avanzata del Rev.do Maciel che della sua salute cagionevole – di rinunciare ad un processo canonico e di invitare il Padre ad una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando ad ogni ministero pubblico.”

    Insomma, nel 2001 si decreta che i delitti contro i minori si prescrivono o entro 10 anni o quando il minore non sia più tale, nel maggio del 2006 si censura, sostanzialmente, l’ormai quasi novantenne Maciel, nato nel 1920.

    Un po’ tutto a tacere e un po’ di perdono per l’anziano. E su questo non ci va neanche di commentare. Ma quello che opprime ogni sentimento, lasciando veramente sgomenti, è la visita al sito (italiano e non) dei Legionari di Cristo, dove pur di non rinnegare il proprio fondatore si effettua una vera e propria esaltazione di Marcel Maciel. Tutt’oggi, come visibile al link reperibile qui e attraverso la pubblicazione di libri e testi consultabili allegramente on line.

    Insomma, è vero quanto accade in tanti posti del mondo e in Italia: nonostante la gravità del crimine commesso, come stesso Ratzinger afferma nella lettera del 2001, in cui gli abusi sessuali su minori vengono paragonati al furto o uso sacrilego dell’ostia consacrata, il sacerdote pedofilo non deve essere consegnato alla legge penale del paese in cui delinque, attraverso una sollecita e determinata denuncia, ma va semplicemente “spostato” e “sostenuto”, pronto a commettere altri atti impuri su minori, come tanti casi insegnano. Così Marcel Macial va invitato a vita riservata, ma i suoi fedelissimi legionari possono esaltarne la figura pederasta, grazie anche all’uso dell’immunità che fece Ratzinger appena Papa per evitare, come gli fu richiesto, di testimoniare per i numerosissimi casi di pedofilia su cui una commissione specifica indaga negli Sati Uniti.

    Perché?

    A noi pare che qualcosa non vada, e non ci può sfuggire come ciò necessariamente dipenda dai disturbi psico-sessuali e morali imposti dal divieto ai sacerdoti cattolici di sposarsi ed avere ordinari rapporti sessuali, auspicando un ascetismo poco praticato, come dimostrano tanti figli di Papa.

    http://fainotizia.radioradicale.it/2007/05…acial-degollado