Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • Caso Orlandi, l’avvocato Laura Sgrò sul dossier su Emanuela: “È certo che il Vaticano abbia compiuto delle attività sul rapimento che non ha mai condiviso”. Ma chi ha custodito il fascicolo fino ad ora?

    Caso Orlandi, l’avvocato Laura Sgrò sul dossier su Emanuela: “È certo che il Vaticano abbia compiuto delle attività sul rapimento che non ha mai condiviso”. Ma chi ha custodito il fascicolo fino ad ora?

    “Il dossier di cui parla Pietro Orlandi esiste. Lo abbiamo trovato, ma il contenuto è riservato“. Queste le parole del promotore di giustizia del Vaticano Alessandro Diddi, a proposito del dossier su Emanuela Orlandi, quindicenne cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno 1983, che sarebbe stato commissionato da padre Georg Gänswein al capo della gendarmeria vaticana.

    Un dossier che, a quanto pare, sarebbe stato visto da Paolo Gabriele, ex maggiordomo di Benedetto XVI. Pietro Orlandi, che da tempo parla di questo dossier conservato in Vaticano, ha così commentato le dichiarazioni di Dissi: “Facciamo finta di credere che l’abbiano trovato ora e che non stava già in Segreteria di Stato dal 2012 ma va bene, l’importante è che ora hanno ammesso di averlo anche se dicono che “il contenuto è riservato”.

    E naturalmente speriamo non modificato”. All’ammissione di Alessandro Diddi è seguita anche la risposta di Laura Sgrò, legale della famiglia di Emanuela: “Pur rispettando il segreto istruttorio, va evidenziato che gli Orlandi hanno fatto richiesta di prendere visione ed estrarre copia di questo fascicolo sin dal 2017, mentre l’inchiesta vaticana è stata aperta solo nel gennaio del 2023, ben sei anni dopo. Perciò, è lecito chiedersi: chi ha custodito questo fascicolo fino ad ora, visto che in più occasioni è stato riferito pubblicamente dalle autorità vaticane che non esisteva alcun fascicolo e che quello di Emanuela Orlandi era “un caso chiuso“? “.

    E ancora: “L’ammissione da parte del Promotore di Giustizia dell’esistenza di un fascicolo in Vaticano su Emanuela Orlandi è un passo avanti importante verso la verità. È un fatto certo, infatti, a questo punto, che il Vaticano abbia compiuto delle attività aventi ad oggetto il rapimento di Emanuela Orlandi che non ha mai condiviso né con la famiglia Orlandi né con la Procura di Roma.

    Gli Orlandi confidano che vengano finalmente date delle risposte chiarificatrici, considerate le innumerevoli istanze da loro formulate alle autorità vaticane e si augura sia giunto davvero il momento di fare chiarezza. Allo stesso modo gli Orlandi si augurano che la Procura di Roma nonché la Commissione Parlamentare d’inchiesta si attivino quanto prima per chiedere l’acquisizione di questo fascicolo”. Potrà questo essere davvero un punto di svolta?

    https://mowmag.com/attualita/-calippo-e-chinotto-tour-l-inchiesta-di-e-sempre-cartabianca-conferma-la-versione-di-francesca-fralefusa-of-minacce-nella-casa-a-bucarest-romania-vera-cabina-di-regia-dei-video-guadagni-trattenuti-e

  • L’asilo degli orrori di Casamicciola: mano pesante del giudice: condanne per due suore. Suor Edda assolta

    L’asilo degli orrori di Casamicciola: mano pesante del giudice: condanne per due suore. Suor Edda assolta

    Era novembre 2022 quando Casamicciola finì sotto i riflettori per la raccapricciante vicenda dell’asilo degli orrori. Quattro suore dell’Istituto Istituto Santa Maria della Provvidenza furono accusate di aver maltrattato bambini loro affidati.
    Nell’udienza di ieri che si è svolta dinanzi al 9° Collegio del Tribunale di Napoli, è stata pronunciata la sentenza di primo grado che ha assolto con la formula “per non aver commesso il fatto” Suor Edda e Suor Alice.
    Il tribunale, inoltre, nel valutare le argomentazioni della difesa delle imputate sostenute dall’avvocato Giorgio Varano ha condannato alla pena di 3 anni e 6 mesi Suor Goretti e a tre anni Suor Nellina.

    LA STORIA
    A suor Marie Georgette Rahasimalala era stata applicata la misura cautelare della custodia in carcere mentre alla madre superiora Angela De Bonis, meglio conosciuta come suor Edda, Noeline Razanadraozy e Curay Alice Albaracin il divieto di dimora in Campania. A tutte e quattro veniva contestato il reato di concorso in maltrattamenti nei confronti di minori con l’aggravante; alla sola Marie Georgette Rahasimalala le lesioni personali aggravate; a Curay Alice Albaracin violenza privata aggravata.

    Alla base dell’indagine condotta dai Carabinieri di Ischia e valutate dal Il Giudice per le indagini preliminari, dr.ssa Federica De Bellis, emergenza il raccapricciante racconto di una bambina che aveva girato un video delle violenze mostrandolo poi alla madre
    La pronuncia del Tribunale di Napoli, da un lato restituisce a Suor Edda e Suor Alice un verdetto di assoluzione rispetto alle accuse e, dall’altro lato, invece, restituisce giustizia ai piccoli bambini che veniva maltrattati dalle altre due imputate.

    IL RACCONTO DELLA BAMBINA
    La vicenda e le testimonianze dei piccoli ospiti dell’asilo di Casamicciola erano state ricostruite dal gip Federica De Bellis: «Ho frequentato l’istituto delle suore per circa tre anni e ora ho smesso di andarci perché non mi piace come trattano i bambini. Mi ricordo che il 27 luglio di quest’anno verso ora di pranzo, il bimbo piccolo che io già conosco perché frequenta l’istituto da circa due anni, aveva tirato il velo alla suora e noi chiamiamo “Goretti”, a questo punto la suora ha iniziato a picchiarlo, tant’è che il ferro del grembiule che indossava la suora ha graffiato sulla lingua. A questo punto, il fratello più grande è intervenuto per difendere il piccolino e veniva picchiato con schiaffi e tirate di capelli, dalla suora, tanto che gli usciva il sangue dal naso. Anche l’altra sorellina più piccola, che cercava di avvicinarsi a lui, le venivano tirati i capelli dalla Suora.
    Ricordo che nella stanza è intervenuta anche suor “Nellina “, la quale è stata attirata dal parapiglia che stava succedendo, ma non è intervenuta a difendere i bimbi. Anche questa suora è solita, soprattutto con i bimbi più piccoli, dai quattro ai tre anni circa “picchiarli… tipo bacchettandoli con una ciabatta, colpendoli sulle braccia, tirandogli i capelli, dandogli schiaffi, soprattutto questa “Suor Nellina” che ha una mano molto forte, fatto che ricordo bene essendo stata anche io colpita negli anni passati. Penso che venissero colpiti i più piccoli perché indifesi e più restii a raccontare le cose…

    Ho provato a raccontare a mamma quello che succedeva dalle suore, ma mamma all’inizio non mi credeva, così ho deciso di fare un video appena si è verificato un altro fatto, per farlo poi vedere a mamma… Mentre stavo facendo il video, un bimbo più piccolo che mi stava vicino, mi ha detto di non fare la spia, chiamando poi un’altra bimba più grande, la quale poi ha avvertito le suore che io avevo fatto un video, chiedendo di portarglielo. Ho portato il telefono a Suor Alice che ha visionato il video e mi ha detto di cancellarlo. Io l’ho cancellato ma sapendo che comunque restava memorizzato nel telefono e poi quando mamma mi è venuta a prendere le ho raccontato quello che era successo e le ho girato il video.
    Il giorno dopo, all’arrivo dalle suore, ho visto che le suore stavano togliendo i telefoni agli altri bimbi, tant’è che poi lo hanno tolto anche a me, dicendomi di non portarlo più… Per quel che ricordo un atteggiamento così violento non accadeva tanto spesso, ricordo solo schiaffi e tirate di capelli. Sono tornata per una sola settimana a settembre, perché mamma lavora ma io non volevo in alcun modo tornarci, anche perché la suora superiore “Edda” mi controllava sempre la borsa e gli altri ragazzini mi dicono che sono una “spiona di merda”… Dopo il fatto dell’aggressione ai due fratellini, ricordo che non è intervenuto nessun medico, né ambulanza, né sono stati portati in ospedale, ricordo solo che suor Alice ha messo del limone sul naso del bimbo che sanguinava».

    LE ACCUSE
    RAHASIMALALA Marie Georgette, RAZANADRAOZY Noeline, CURAYAlice Albaracin e DE BONIS Angela erano accusate in relazione al reato di cui all’art. 61 n.5, n.11 , 11 ter, n. 11 quinquies , 110, artt. 572 co. 1 e li c.p. perché, , in concorso tra di loro, De Bonis Angela, nella qualità di Suora Superiore dell’Istituto Santa Maria della Provvidenza e Comunità educativa a dimensione familiare presso il quale prestano servizio anche Rahasimalala Marie Georgette quale lavapiatti , Razanadraoy Noeline quale cuoca e Curay Alice addetta al doposcuola , istituto deputato a ospitare minori o in affido a seguito di provvedimenti giudiziari o quali ospiti esterni a seguito di corrispettivo pagato privatamente dai genitori, infliggevano alle piccole vittime sofferenze fisiche consistite in atti di violenza quali tirate di capelli, schiaffi alla nuca, calci, ciabatte sulle mani, intimando loro il silenzio e privandoli dei telefoni cellullari al fine di impedire riprese video fotografiche.

    In particolare Razanadraozy Noeline picchiava, tirava per i capelli, bacchettava sulle braccia con una ciabatta le piccole vittime; Rahasimalala Marie Georgette, in data 27.07 ca, strattonava e tirava per i capelli bimbo di 4 anni, addebitandogli di averle tirato il velo e colpiva con uno schiaffo al volto, provocandogli la fuoriuscita di sangue dal naso, il di lui fratello di anni 8 intervenuto per difendere il fratellino; De Bonis Angela, in data 03.10 ca colpiva ripetutamente alla nuca il minore Espositore Antonio facendolo piangere disperatamente a seguito di litigio con altro bimbo. Con l’aggravante di aver commesso il fatto abusando della condizione di inferiorità fisica psichica determinata dall’età delle vittime nonché dalla relazione di ospitalità e operando all’interno di istituti di educazione e formazione.

    Rahasimalala Marie Georgette: in relazione al reato di cui agli artt. 61 n.2, 61 n.5, n.11, 11 ter , n. 11 quinquies , 582,585 c.p. perché, al fine di eseguire il reato di cui al capo che precede e con la condotta ivi descritta, strattonando e tirando per i capelli il piccolo di anni 4, addebitandogli di averle tirato il velo gli cagionava lesioni personali come al di lui fratello, di anni 8 intervenuto per difenderlo, che veniva colpito al volto con uno schiaffo, provocandogli la fuoriuscita di sangue dal naso; Con l’aggravante di aver commesso il fatto abusando della condizione di inferiorità fisica e psichica determinata dall’età delle vittime nonché dalla relazione di ospitalità e operando all’interno di istituti di educazione e formazione.

    Curay Alice Albaracin: in relazione al reato di cui all’art. 61 n.2, n.5, n.11, art. 610 c.p. perché, al fine di eseguire il reato di cui al capo a) che precede, e con la condotta ivi descritta, costringeva una bimba di 8 anni a consegnarle il telefono cellulare e, dopo averlo visionato, a cancellare il video eseguito che riprendeva l’aggressione i due bimbi, minacciandola di non fare più riprese video e foto e di non portare più il cellullare all’interno dell’Istituto Con l’aggravante di aver commesso il fatto abusando della condizione di inferiorità fisica e psichica determinata dall’età delle vittime nonché dalla relazione di ospitalità e operando all’interno di istituti di educazione e formazione.

    L’asilo degli orrori di Casamicciola: mano pesante del giudice: condanne per due suore. Suor Edda assolta

  • L’errore matematico del papa quando parla di abusi sessuali nella Chiesa

    L’errore matematico del papa quando parla di abusi sessuali nella Chiesa

    Non siamo molto bravi a considerare proporzioni e probabilità. Questa nostra incapacità può portare a conclusioni fuorvianti. Quando parliamo di statistica è importante considerare sia il contesto che i numeri assoluti.

    Nel CICAP ne abbiamo discusso spesso. Per esempio, ne ha parlato Marco Malvaldi nel nostro XIII Convegno Nazionale, che si svolse a Cesena nel settembre del 2015, illustrando il caso del processo a O.J. Simpson (video qui al minuto 16.45).

    Questo processo, che si è svolto a metà degli anni ’90, è stato uno dei casi penali più celebri della storia americana. OJ Simpson, famosissimo giocatore di football americano, diventato poi attore e celebrità da rotocalco, era accusato dell’omicidio della ex moglie e del suo compagno. Nonostante le prove solide presentate dall’accusa, Simpson fu prosciolto. Un momento chiave del processo fu la dimostrazione che Simpson era abitualmente violento con sua moglie e questo deponeva per la tesi dell’accusa. Ma la difesa sostenne che su ogni 2500 donne uccise solo una aveva subito atti di abuso coniugale; quindi la storia di violenze di Simpson sulla moglie non sarebbe stata rilevante, data la scarsa rilevanza della violenza domestica sul numero di femminicidi. Questo ragionamento della difesa si dimostrò efficace ma era sbagliato.

    Come dimostrò Gerd Gigerenzer nel suo libro Reckoning with Risk: Learning to Live with Uncertainty (Penguin, 2003), la probabilità fu presentata fuori contesto. Il ragionamento proposto dall’avvocato della difesa era erroneo, perché non considerava il giusto gruppo di riferimento. L’accusa era che il marito fosse sia autore di violenze sulla moglie (fatto acclarato al processo) sia assassino della stessa. Se si analizza il fatto partendo da questa seconda possibilità, allora le statistiche indicano che la probabilità che un coniuge violento abbia effettivamente ucciso la sua partner è circa del 90%. Su 10 donne che subiscono violenza da parte del partner e vengono poi uccise, 9 sono uccise dal coniuge; un valore molto più alto dello 0,04% che “solo” un femminicidio su 2500 sia preceduto da violenze domestiche implicherebbe. Il processo rimane un momento culturale significativo in America, e in tutto il mondo.

    In un errore simile è incappato il papa di ritorno da un suo recente viaggio in Belgio, a fine settembre 2024: (qui e qui).

    Durante la conferenza stampa sull’aereo che lo riportava a Roma, il 29 settembre 2024, il Pontefice rispose anche a domande sugli abusi sessuali nella Chiesa Cattolica. Come sempre il Santo Padre dichiarò il suo sdegno e ribadì la sua politica di tolleranza zero su questi soprusi. Ma, pur senza addurlo a giustificazione, affermò anche un concetto che spesso emerge in simili discussioni: che la Chiesa era comunque responsabile soltanto del 3% di tutti gli abusi sessuali commessi (qui, al minuto 8.58). È un esempio di errore di proporzione.

    Sono circa 410.000 i preti nel mondo. Gli uomini adulti sono circa 2,420 miliardi. Gli uomini adulti, escluso il clero, sono 2419,59 milioni. Il clero rappresenta quindi lo 0,00017% della popolazione dei maschi adulti. Cioè il 3% degli abusi sarebbe commesso dallo 0,00017% del campione. Ne deriva che la probabilità che un abuso sessuale venga perpetrato da un prete è 176 volte superiore alla probabilità che l’abusante sia una persona non appartenente al clero.

    Anche se la matematica non rientra tra le questioni oggetto d’infallibilità del Pontefice, il fatto che persino lui cada vittima di fallacie probabilistiche dimostra che è utile discuterne, e prestarci attenzione.

    * Sergio Della Sala è un neuroscienziato. Lavora presso la University of Edinburgh, UK

    Immagine in evidenza: da Pixabay, di Annette_Klingner

    L’errore matematico del papa quando parla di abusi sessuali nella Chiesa

  • Accusato di abusi su bimbe, testimoni di Geova: “Espulso da anni”

    Accusato di abusi su bimbe, testimoni di Geova: “Espulso da anni”

    Il 41enne a processo perché accusato di aver abusato di sette bambine tra il 2014 e il 2018 in un comune dell’hinterland fiorentino, non fa più parte da quasi sei anni della congregazione dei testimoni di Geova, che lo precisa in una nota:

    “Siamo rimasti profondamente sconvolti nel leggere degli atti di violenza a cui sono stati sottoposti alcuni membri della nostra comunità religiosa – scrivono in un comunicato – La persona sotto inchiesta non è più testimone di Geova: è stato espulso dalla congregazione nel dicembre 2018.

    La protezione dei bambini è della massima preoccupazione e importanza per tutti i testimoni di Geova e siamo grati alla procura generale per il prezioso lavoro che sta svolgendo”.

    https://www.firenzedintorni.it/it/abusi-su-bimbe-testimoni-di-genoa-espulso-da-anni.html

  • Abusi su 7 minori, 41enne “sfruttava la fiducia dei Testimoni di Geova”

    Abusi su 7 minori, 41enne “sfruttava la fiducia dei Testimoni di Geova”

    Avrebbe abusato di sette bambine in un comune della provincia di Firenze, violenze che sarebbero andate avanti per anni e in alcuni casi anche nella sala del tempio di una comunità di testimoni di Geova. Queste le accuse per un 41enne, che ieri, nel corso dell’udienza preliminare, ha chiesto di essere processato con il rito abbreviato. A darne notizia sono le cronache locali dei quotidiani.
      
    L’inchiesta è partita nel 2022 quando alcune bambine, a distanza di anni (i fatti risalgono al 2014-2018) hanno iniziato a confidarsi tra loro raccontando quello che succedeva nella comunità che frequentavano regolarmente.

    Secondo quanto ricostruito, l’uomo “si sarebbe guadagnato la fiducia dei genitori delle vittime”, come si legge nel capo di imputazione riportato dalla stampa, persuadendoli a lasciargli le figlie, di età compresa fra i 10 e i 14 anni, in custodia. L’uomo “sfruttando il rapporto fiduciario e il legame che si era creato all’interno della comunità”, aveva instaurato un rapporto di “amicizia”.

    Faceva sedere le bambine sulle proprie gambe fingendo di voler giocare con loro, a volte si appartava in macchina mentre le accompagnava a casa, altre volte abusava di loro durante i ritrovi nei locali della Sala del Regno.

    A una delle vittime (tutte di origine straniera) l’uomo avrebbe detto che si trattava di un “gioco” e di “rimanere in silenzio perché tanto nessuno avrebbe fatto caso a quanto detto da delle straniere”.

    https://www.firenzedintorni.it/it/abusi-su-minori-testimoni-di-geova.html

  • Prete ricattato: “Dacci i soldi o diremo che sei pedofilo”. Estorti 3mila euro

    Prete ricattato: “Dacci i soldi o diremo che sei pedofilo”. Estorti 3mila euro

    Ricatto a luci rosse, due giovani dipendenti dal crack avrebbero estorto 3mila euro a un sacerdote di Torino. Uno andrà a processo, l’altro è ancora irreperibile.

    “Dacci i soldi o diremo che sei un pedofilo”, gli hanno detto. Ma era tutto falso. La storia, raccontata dalla Stampa, è l’ennesima dimostrazione del boom del crack in città, che sta provocando un’impennata di reati, dalle rapine alle spaccate.

    Il ricatto nei confronti del prete sarebbe andato avanti per 7 mesi, da febbraio ad agosto del 2023: 15 gli episodi contestati, gli avrebbero tolto anche dei cellulari.

    Il giovane individuato ha confessato e ha scelto il rito abbreviato.

    https://www.rainews.it/tgr/piemonte/articoli/2024/10/prete-ricattato-dacci-i-soldi-o-diremo-che-sei-pedofilo-estorti-3mila-euro-7fb91251-425b-49cf-93e1-4b341a50f27b.html

  • Abusi nella Chiesa, una questione strutturale. Intervista a p. Hans Zollner

    Abusi nella Chiesa, una questione strutturale. Intervista a p. Hans Zollner

    ROMA-ADISTA. Ha sempre messo l’accento sulla dimensione sistemica degli abusi nella Chiesa p. Hans Zollner, gesuita, preside dell’Istituto di Antropologia e Studi interdisciplinari sulla dignità umana e sulla cura delle persone vulnerabili della Pontificia Università Gregoriana, già membro della prima ora della Commissione vaticana Tutela Minorum, dalla quale ha dato le dimissioni nel marzo 2023 criticandone la mancanza di trasparenza (v. Adista Notizie nn.).

    E lo scorso giugno, per la prima volta, ha stretto un’alleanza con la rete globale di sopravvissuti ad abusi del clero ECA (Ending Clergy Abuse), finalizzata alla creazione di una proposta di radicali cambiamenti per nuove politiche e leggi, compresa la rimozione permanente dal ministero dei chierici abusatori e la creazione di un’agenzia indipendente con l’autorità di condurre indagini ed emettere raccomandazioni e rapporti pubblici, in un contesto di trasparenza obbligatoria durante tutto il processo; e severe sanzioni per qualsiasi vescovo o funzionario della Chiesa cattolica che non si attenga a questa politica. Tutto questo, in linea con le principali raccomandazioni rivolte alla Santa Sede dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia (CRC) del 2014, con indagini promosse dagli Stati sugli abusi sessuali del clero e da organizzazioni internazionali per i diritti umani.

    Ma p. Zollner insiste spesso sul fatto che «non è che non esistano norme o leggi adeguate. Il nostro problema è che il management non è disposto o non è in grado di implementare i propri standard e garantirne la sostenibilità» (intervista a Feinschwarz.com, 16/5/24). È sempre molto realista: «si stanno ancora affrontando casi singoli e non si traggono conseguenze sistemiche», sottolineava nella stessa intervista. Insomma, «non è ancora chiaro a molti nella Chiesa – non solo ai ministri – che alcune correzioni marginali non sono sufficienti. Credo che l’aspettativa di molti all’interno e all’esterno della Chiesa che le radici degli abusi e degli insabbiamenti vengano analizzate, discusse e cambiate non sia stata soddisfatta. La mentalità, gli atteggiamenti e le strutture che promuovono o cementano il desiderio di prestigio, un’eccessiva identificazione con l’istituzione, un rapporto acritico con l’autorità e il potere e una sessualità immatura sono ancora individuabili ovunque». E dirimente poi, nell’affrontare gli abusi, è l’incontro concreto con le vittime di abusi, ancora vissuto nella Chiesa a diversi livelli come inquietante, spiazzante, e dunque spesso evitato.

    Di seguito pubblichiamo una intervista che p. Zollner ha rilasciato per Adista a Monique Van Heynsbergen e Cecilia Sgaravatto di Oref (Organizzazione ex Focolari), in cui torna a sottolineare l’importanza di questi temi.

    https://www.adista.it/articolo/72743

  • Ineleggibilità Padre Amante a Garante per l’Infanzia, Più Europa chiede l’intervento del presidente del Consiglio

    Ineleggibilità Padre Amante a Garante per l’Infanzia, Più Europa chiede l’intervento del presidente del Consiglio

    Chiede l’intervento del presidente del Consiglio Nello Pergolizzi la coordinatrice Regionale di Più Europa, sulla nomina del Garante per l’Infanzia, il sacerdote ortodosso Giovanni Amante.

    Palmira Mancuso, fa riferimento alla nota della segretaria generale Rossana Carrubba che contesta al dirigente le motivazioni che lo hanno portato a dare parere favorevole alla delibera poi votata in consiglio comunale.

    “In merito alla delicata vicenda di Padre Amante – scrive Mancuso –  riscontriamo con preoccupazione il silenzio totale da parte dell’amministrazione. Questo atteggiamento lascia trasparire la volontà di attendere che il caso si sgonfi da solo, una strategia che come Più Europa ci impegniamo a contrastare con fermezza. Non permetteremo che questa vicenda venga ignorata o minimizzata, sebbene anche in questa occasione ci sentiamo amministrati dalle tre scimmiette, che non vedono, non sentono e non parlano.

    Chiediamo l’intervento immediato di Nello Pergolizzi, in qualità di presidente del Consiglio, affinché si esprima su una questione su cui l’Aula ha esitato una delibera con parere favorevole del dirigente, ma che alla luce del documento della Carrubba è altamente probabile che sia irregolare. È necessario che il presidente del Consiglio si esponga pubblicamente e prenda posizione: una situazione di questa gravità non può essere lasciata in sospeso”.

    La coordinatrice di Più Europa fa riferimento anche alla Legge 30 luglio 2012, n. 126, che regola i rapporti tra lo Stato e la Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa Meridionale, in attuazione dell’articolo 8, terzo comma, della Costituzione.

    “Tale legge -precisa –  definisce chiaramente l’incompatibilità dell’incarico di Padre Amante, il quale ricopre anche il ruolo di ministro del culto per la Chiesa Ortodossa. In particolare, l’articolo 3 stabilisce che i chierici dell’Arcidiocesi sono ministri di culto e godono del libero esercizio del loro ministero, ponendo limiti specifici sulla possibilità di ricoprire incarichi che confliggano con tale ruolo. Ci domandiamo, quindi: non è forse il caso che il presidente del Consiglio intervenga e chiarisca le posizioni? Si tratta di una questione non solo legale, ma anche di trasparenza istituzionale. Sull’inopportunità politica di una simile strategia del silenzio, crediamo che questo imbarazzo venga superato dalle immediate dimissioni di Padre Amante”.

    Ineleggibilità Padre Amante a Garante per l’Infanzia, Più Europa chiede l’intervento del presidente del Consiglio

  • Caso Rugolo, Assostampa: “Hanno fatto solo cronaca, archiviazione definitiva per Rizzo e Occhino”

    Caso Rugolo, Assostampa: “Hanno fatto solo cronaca, archiviazione definitiva per Rizzo e Occhino”

    “L’ordinanza del gip del tribunale di Enna, Giuseppe Noto, dopo l’udienza dello scorso primo ottobre scorso, che ha definitivamente archiviato il procedimento penale a carico dei giornalisti ennesi Pierelisa Rizzo e Filippo Occhino, attorno ai quali, assieme alla Federazione nazionale della stampa italiana, ci siamo stretti dall’inizio del caso Rugolo, avendo riconosciuto loro il diritto di cronaca, ha un significato particolarmente importante dato il profluvio di nuove norme che mirano ad annientare l’informazione libera”.

    Così la segretaria regionale e della sezione di Enna dell’Associazione siciliana della stampa assieme al Gruppo cronisti siciliani sull’ordinanza che mette fine alla vicenda giudiziaria che ha coinvolto i colleghi Rizzo ed Occhino, assistiti dagli avvocati Eleanna Parasiliti Molica e Giovanni Di Giovanni, erano stati assieme al presidente dell’Associazione Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, difeso da Mario Caligiuri, denunciati da Giuseppe Rugolo, per diffamazione e per divulgazione di atti processuali per un articolo pubblicato il 28 giugno 2023. Alla proposta di archiviazione della procura di Enna i legali di Rugolo Antonino Lizio e Dennis Lovison avevano presentato opposizione.

    Il sacerdote, già condannato da Tribunale di Enna per violenza sessuale ai danni di minori, aveva ritenuto diffamatoria la frase dell’articolo di stampa su alcuni atteggiamenti del prete, ripresi in un video riprodotto in aula, in compagnia di un minore.

    Il GIP del Tribunale di Enna, accogliendo la richiesta di archiviazione della procura della Repubblica di Enna e le argomentazioni difensive dei difensori degli indagati, ha pronunciato ordinanza di archiviazione affermando che gli articoli non hanno alcun carattere diffamatorio in quanto Pierelisa Rizzo non ha fatto che riportare in termini veridici quanto avvenuto nel corso dell’udienza dl 27 giugno 2023. Archiviata anche l’ipotesi di reato di divulgazione di atti processuali dal momento che non sussisteva alcun divieto di pubblicazione.

    https://www.assostampasicilia.it/notizie/3424-caso-rugolo-assostampa-larchiviazione-per-i-colleghi-rizzo-e-occhino-e-particolarmente-importante-data-lescalation-di-norme-che-limitano-la-liberta-di-stampa.html

  • Pedopornografia online: maxi operazione tocca anche Venezia. Arrestato anche un prete

    Pedopornografia online: maxi operazione tocca anche Venezia. Arrestato anche un prete

    Operazione “La Croix” della Polizia Postale: maxi-blitz contro la pedopornografia online, 33 perquisizioni in tutta Italia. Tre le persone arrestate, tra cui un prelato e un appartenente alle forze dell’ordine.

    Pedopornografia online

    Nelle ultime ore, la Polizia di Stato, sotto la guida del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, ha avviato un’importante operazione su scala nazionale per contrastare la diffusione di materiale pedopornografico online. L’operazione, denominata “La Croix”, è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Torino e ha portato all’esecuzione di 33 decreti di perquisizione in diverse città italiane.

    Le indagini

    L’indagine, iniziata oltre sei mesi fa, è stata condotta dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica di Torino. Gli investigatori, anche grazie ad operazioni sotto copertura, sono riusciti a identificare numerosi individui coinvolti nella distribuzione e promozione di contenuti illeciti realizzati attraverso lo sfruttamento sessuale di minori.

    Il “giustiziere virtuale”

    Al centro dell’inchiesta vi è un utente che, pur essendo coinvolto nella ricerca di materiale pedopornografico, svolgeva il ruolo di un improbabile “giustiziere”. Quest’ultimo, infatti, condivideva nei gruppi chiusi online informazioni e tracce digitali raccolte durante le sue interazioni con altre identità virtuali. Questo comportamento ha consentito agli inquirenti di approfondire le indagini e risalire agli altri soggetti implicati.

    Chat segrete

    Le comunicazioni tra gli utenti avvenivano tramite chat segrete, utilizzando un linguaggio in codice per mantenere l’anonimato e verificare la reciproca partecipazione a contenuti legati all’abuso sessuale. I partecipanti disponevano di materiale illegale di diversa natura, tra cui video che mostravano anche veri e propri atti di violenza sessuale.

    33 utenti coinvolti

    L’operazione ha richiesto un meticoloso lavoro di infiltrazione all’interno delle reti virtuali utilizzate dagli utenti coinvolti. Grazie a un accurato monitoraggio delle tracce informatiche lasciate durante le interazioni online, gli investigatori sono riusciti a risalire all’identità di 33 sospettati.

    L’esecuzione dei decreti di perquisizione ha coinvolto le sedi della Polizia Postale di Roma, Milano, Napoli, Reggio Calabria, Cagliari, Palermo, Catania, Bari, Venezia e Trieste, in un’operazione congiunta che ha coperto gran parte del territorio nazionale.

    Arrestati un sacerdote e un appartenente alle forze dell’ordine

    Tra le persone coinvolte, si trovano individui di ogni età, provenienza geografica e posizione lavorativa: professionisti, operai e studenti. In particolare, tra gli arrestati, residenti nel milanese, cagliaritano e beneventano, figurano un appartenente alle forze dell’ordine e un prelato.

    Il coinvolgimento di giovani e giovanissimi in questi crimini è un aspetto allarmante dell’indagine. Questo fenomeno sembra essere facilitato dalla crescente familiarità delle nuove generazioni con le tecnologie, in particolare con le piattaforme di condivisione peer-to-peer. Proprio per questo, la Polizia Postale ha sottolineato l’importanza di intensificare gli sforzi sul piano della prevenzione, per arginare il pericoloso fenomeno della dipendenza dalle tecnologie digitali e dalla ricerca di contenuti illeciti online.

    Pedopornografia online: maxi operazione tocca anche Venezia. Arrestato anche un prete