Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Il punto della Rete L’ABUSO

  • MILANO – Don Alberto Lucchina condannato a 5 anni dal Tribunale ecclesiastico

    MILANO – Don Alberto Lucchina condannato a 5 anni dal Tribunale ecclesiastico

    Si è conclusa con una condanna a 5 anni di esercizio del sacerdozio solo presso una Casa di riposo per anziani, con sospensione da attività con minori, la vicenda di don Alberto Lucchina partita da una denuncia della vittima all’Associazione Rete L’ABUSO che pochi giorni dopo ha visto il sacerdote auto sospendersi.

    Un processo particolare dove per la prima volta è stato concesso alla nostra assistita la presenza di un nostro avvocato, Daniela Cultrera del Foro di Milano.

    Questa decisione conferma la credibilità della vittima e la veridicità di quanto raccontato nella denuncia, fatti poi ammessi dallo stesso sacerdote nel corso delle audizioni.

    Ora don Lucchina potrà decidere entro 10 giorni, se fare appello o meno alla sentenza di primo grado.

    Dalla curia fanno sapere che attualmente il sacerdote risiede in una struttura di accoglienza protetta.

  • L’Italia inadempiente denunciata per la seconda volta all’Alto Commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite

    L’Italia inadempiente denunciata per la seconda volta all’Alto Commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite

    Un fascicolo che fa impallidire e documentato dalle indagini della Giustizia italiana, quello sulle omissioni del Governo in violazione dela Convenzione per la tutela dei diritti dell’infanzia, depositato sul tavolo del Comitato delle Nazioni Unite lo scorso febbraio, di cui diamo notizia oggi e nel quale Rete L’ABUSO chiede attraverso una Petizione, l’avvio di una procedura di infrazione sulla base del terzo Protocollo addizionale OPIC, sottoscritto dall’Italia nel 2016.

    L’Italia risulta recidiva di fronte al Comitato ONU e non ha mai dato seguito alle raccomandazioni che seguirono la prima denuncia della Rete L’ABUSO del 2019, il Comitato rispose; 21. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile,

    il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana.

    Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    Un quadro oggi aggravato nel contesto europeo dalle reticenze continuate del Governo italiano, l’unico inadempiente. che non accenna un intervento e neppure l’ipotesi di avviare una discussione.

    Tra i casi portati a campione dello scenario italiano quello di Enna, esemplare nell’attualità del totale fallimento delle norme canoniche, che hanno visto rigettare dalla stessa CDF la denuncia del caso e che oggi vedono la stessa CEI non intervenire (secondo Motu proprio Vos estis lux mundi) nei confronti del vescovo Gisana che da quanto emerge dalle sue stesse parole nelle intercettazioni della Procura, insabbiò il caso.

    Altri due casi a corredo delle gravi lacune italiane, di cui ci riserviamo i particolari in quanto ci sono denunce e si presume anche indagini in corso.

    Una descrizione drammatica della situazione italiana, ampiamente documentata e che va oltre il solo clero, sulla quale si attende la pronuncia dell’Ufficio ONU di Ginevra.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2022/04/22/preti-pedofili-il-gioco-della-cei-mentre-il-governo-italiano-cala-le-braghe/

  • Preti pedofili; Il gioco della CEI mentre il Governo italiano cala le braghe

    Preti pedofili; Il gioco della CEI mentre il Governo italiano cala le braghe

    Bella che anticipata la prossima azione mediatica della conferenza episcopale italiana, certificata anche sulle pagine di EDITORIALE DOMANI dalla diretta fonte giornalistica, firma Lorenzo Prezzi – SETTIMANANEWS.

    Un’anticipazione che attende solo l’elezione del nuovo Presidente della CEI per il vero e proprio lancio mediatico.

    Un’ipotesi che rigettiamo con forza  e che l’Associazione rimanda al mittente in quanto indecente.

    Si legge; “Dietro le cifre si sta elaborando la via italiana per affrontare la questione. La bufera che ha messo in seria difficoltà la Chiesa universale (dal Cile alla Germania, dall’Australia all’Irlanda) verrà affrontata dai vescovi del nostro paese che, nel prossimo mese di maggio, dovranno discutere e votare l’ipotesi di lavoro prevista.

    L’impegno non sarà solo interno alla Chiesa, né ci si affiderà a commissioni esterne o ad iniziative parlamentari. La scelta si orienta su un doppio binario. La Chiesa fornirà tutti i dati relativi ai casi esaminati ai vari livelli di giudizio. Dal versante del governo, in maniera del tutto autonoma, partirà un’inchiesta nazionale sul problema della violenza ai minori su tutto lo spettro sociale: scuola, sport, Chiesa, famiglia ecc.

    Il lavoro ecclesiale si gioverà di tutti gli archivi diocesani, religiosi, vaticani (per quanto riguarda l’Italia) e chiederà aiuto ai tribunali civili per le sentenze che hanno interessato preti, religiosi/e, laici attivi in spazi ecclesiali.

    Dal versante governativo ci si attende un impegno corposo e si garantisce una collaborazione piena.”

    “Dietro le cifre” si legge all’inizio del testo, certo queste spaventano il clero italiano che ha quasi il triplo dei sacerdoti francesi, dato che se come è verosimile essere si presentasse anche in Italia, proporzionalmente parleremo di almeno 500.000 vittime e di 7500 preti pedofili circa, d’altra parte siamo il paese al mondo con il più alto numero di sacerdoti.

    La linea annunciata è quella non di una commissione indipendente e neppure parlamentare, invece indispensabile in Italia in quanto ci sono enormi vuoti legislativi da colmare e la chiesa di certo non può legiferare in materia.

    Bizzarro il doppio canale, che non è certo competenza della CEI alla quale le vittime chiedono riparazione ed i dati del clero, mica quelli del paese, già prodotti da Telefono Azzurro e Dall’Osservatorio Governativo.

    Un doppio binario che pare quasi voler andare a diluire le cifre della pedofilia clericale in Italia, paragonando 52.000 sacerdoti ad una popolazione di 56.000.000, il tutto con dati forniti (non si sa se integralmente o meno) da chi in realtà è al centro dell’inchiesta ma che paradossalmente vorrebbe dirigere la commissione di indagine su se stesso.

    Secondo Prezzi “L’indagine ecclesiale dovrebbe riguardare gli ultimi due decenni (dal 2001 in poi), così come dovrebbe essere sul versante politico” quindi anche una riduzione nell’arco temporale nella ricerca che si limiterà a soli venti anni contro i 50 – 70 delle altre commissioni e che escluderà i casi prescritti lasciando fuori molti sopravvissuti, come lo scrivente ad esempio, che a 50 anni si vedrebbe negare questo diritto. Un segnale chiaro che l’obbiettivo della CEI non è rendere giustizia alle vittime, ma solo fingere un improbabile mea culpa.

    Non si legge nel concreto, al di la di mille contorte tesi e auto assoluzioni, cosa sarà fatto per i sopravvissuti, come verranno indennizzati e che destino avranno i sacerdoti ritenuti responsabili. Soprattutto manca la parte preventiva in quanto gli sportelli diocesani, al di la della loro reale o meno utilità non fanno prevenzione, ci si reca li quando oramai il danno è subito.

    Si preannuncia una commissione che non farà pulizia, ma toglierà solo un poco di polvere da se stessa.

    Francesco Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2022/05/03/litalia-denunciata-per-la-seconda-volta-allalto-commissariato-per-i-diritti-umani-delle-nazioni-unite/

  • Don Bottero ha abusato di me! La Diocesi avvia un’indagine previa

    Don Bottero ha abusato di me! La Diocesi avvia un’indagine previa

    “In quel momento rivestiva la carica di rettore del seminario di Acqui Terme ma era stato per diversi anni parroco del mio paese”.

    Aveva denunciato già dieci anni prima a monsignor Piergiorgio Micchiardi gli abusi subiti in quella estate quando era ancora 15enne al Seminario di Acqui Terme da don Carlo Bottero, ma secondo l’attuale vescovo Luigi Testore, non vi è traccia nell’archivio della Diocesi di quella precedente denuncia.

    Essendo gli abusi datati nel tempo, il vescovo che nei mesi scorsi ha incontrato personalmente la presunta vittima ha dovuto chiedere alla CDF prima di procedere il nullaosta e, pochi giorni fa ha avviato un’indagine previa nei confronti del sacerdote Carlo Bottero, incardinato nella sua diocesi.

    La presunta vittima è seguita dalla Rete L’ABUSO

    Redazione Web

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  • Don Mauro Galli – Fissata l’udienza in Cassazione

    Don Mauro Galli – Fissata l’udienza in Cassazione

    Fissata per il giorno 9 giugno 2022 l’udienza penale che deciderà la condanna definitiva o meno per don Mauro Galli, il sacerdote della diocesi di Milano condannato in appello a 5 anni e 6 mesi per aver abusato di un 15enne.

    La vicenda di particolare rilievo in quanto a margine rivela le coperture sistemiche e l’inerzia del clero italiano, in questo specifico caso quelle di monsignor Mario Delpini e monsignor Pierantonio Tremolada che pur omettendo anche al Vaticano la denuncia, secondo le procedure interne vigenti all’epoca, furono comunque nominati da papa Francesco uno, Arcivescovo di Milano, l’altro a Brescia.

    Redazione

  • Mariangela Farè è stata rilasciata il 4 settembre 2021 – Lettera aperta dei genitori di Eva Sacconago

    Mariangela Farè è stata rilasciata il 4 settembre 2021 – Lettera aperta dei genitori di Eva Sacconago

    Questo è quello che ci sentiamo di dire, è proprio vero che Eva stata così tanto speciale che ancora se ne parla, purtroppo per cose che noi genitori non ci aspettavamo proprio di vivere in questi giorni.

    E’ successo tutto il 1 febbraio quando appena arrivati nella nostra casetta in montagna il nostro rifugio dell’anima compreso quello  della nostra piccola, ci è arrivata una notizia da parte dell’avvocata dell’associazione Rete L’ABUSO dove ci viene detto; abbiamo una brutta notizia per voi, la ex suora Mariangela Farè è stata rilasciata il 4 settembre 2021. Proprio nel giorno del compleanno della nostra piccola che coincidenza.

    Colpo o dispiacere del nostro cuore perché non ci si aspetta questa notizia prima dei tre anni e sei mesi dal 24 dicembre 2019, pena confermata in cassazione oltre alle pene accessorie di cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, alla frequentazione in vicinanza di minori oltre a un risarcimento nostro per il danno causato alla nostra piccola di 50.000 € che stiamo ancora aspettando, che non arriveranno mai  con le scuse personali che il danno ci ha procurato e specialmente alla nostra piccola che aveva solo 14 anni

    Tuttora sappiamo che è libera ma dove e cosa possa fare ancora non c’è dato di saperlo siamo preoccupati per quello e per quanto possa fare ancora ad altre persone piccole come Eva.

    mamma Giò e papà Roby

  • PRETI PEDOFILI – In Italia i dati ci sono e fanno paura, ma nessuno ne parla e la paura raddoppia

    PRETI PEDOFILI – In Italia i dati ci sono e fanno paura, ma nessuno ne parla e la paura raddoppia

    Solo vedendo il nostro Panel dire che in Italia non esistano dati sul fenomeno della pedofilia nel clero mette davvero male. Tutt’al più si potrebbe dire che questi dati sono in difetto poiché incompleti, infatti sono quel classico 10% statistico che è emerso omogeneamente in tutto il mondo per denuncia spontanea delle vittime, decuplicato poi dopo le commissioni d’inchiesta governative.

    Vecchi dati raccolti nei 12 anni di attivismo della Rete L’ABUSO che oggi stiamo semplicemente raggruppando per rendere più leggibili al pubblico perché denunciano una situazione gravissima nell’intero contesto mondiale, dovuta anche alla chiesa ma in questo caso principalmente all’omertà dello Stato italiano.

    Arrivo immediatamente al punto citando alcuni dati che in questi mesi hanno fatto scalpore sui media di tutto il mondo, per poi paragonarli ai nostri.

    La recente commissione indipendente francese CIASE ha scatenato un vero e proprio tsunami in tutta Europa spingendo i governi che non avevano ancora messo mano al problema dei preti pedofili, a farlo.

    Abbiamo visto la Spagna attivarsi per un semplice dossier pubblicato dal quotidiano EL PAIS, nel quale si documentavano nell’arco di 70 anni 155 casi. Dossier che ha stimolato l’immediato intervento della Procura Generale che nella sua autonomia ha aperto un’indagine.

    Stessa cosa in Portogallo dove in poco tempo la commissione ha già raccolto più di 200 testimonianze, anche qui in un arco di circa 70 anni, coinvolgendo il mondo della politica e delle stesse Istituzioni.

    Stessa cosa per la chiesa tedesca che nella commissione indipendente di Monaco di Baviera conterà in un arco di circa 70 anni, ben 497 vittime, di cui anche in questo caso, la magistratura acquisirà i dati.

    Se guardiamo i dati appena esposti noteremo che in comune hanno tutti la fascia temporale di 70 anni presa in esame e balza subito all’occhio, che quanto meno nella fase preliminare di raccolta dati delle commissioni spagnola e portoghese,  parliamo di poco più di 2 casi all’anno per la Spagna e 3 per il Portogallo. Dato che tuttavia giustamente ha preoccupato e dietro al quale le istituzioni si sono responsabilmente attivate.

    Arriviamo ora al dato italiano, che non analizza una arco temporale di 70 anni, ma uno inferiore ai 20, nel quale però emergono più di 300 casi tra le denunce e le effettive condanne. Un dato che in Italia fa meno paura del silenzio delle Istituzioni che non vedono, non sentono e non leggono neppure più il giornale per riuscire non accorgersi che abbiamo un grosso problema.

    Per questo abbiamo pensato di allestire questo Panel sul quale sono esposti i vari dati, dagli storici database che contengono suddivisi tra “Denunciati” e “Condannati”, i più di 300 casi noti in Italia aggiungendo anche il conteggio delle “Nuove segnalazioni” che pervengono all’associazione.

    Sempre nel Panel, nella seconda riga, i “Casi impuniti” ovvero tutti quei casi in cui la Giustizia italiana ed il sistema hanno fallito per via di vuoti legislativi, prescrizione o quant’altro, lasciando di fatto libero un potenziale pedofilo, che forse non la farà franca alla prossima vittima, nei fatti dovrà produrne almeno un’altra per poter tentare di fermarlo, sempre che non intervengano le complicanze che lo hanno salvato in precedenza.

    Si aggiunge un nuovo database “Gli insabbiatori” ovvero tutti quei vescovi o prelati informati di casi, che non hanno esercitato la loro “facoltà morale” di denunciare all’autorità civile e in alcuni casi, neppure a quella canonica.

    L’ultimo contatore del Panel “Potenziale vittime” proietta in assenza di una commissione italiana lo studio di Mark Vincent Healy, che sulla base delle ricerche di A. W. Richard Sipe (monaco benedettino psicoterapeuta e scrittore nello stato del Maryland, che lavorò nelle case dove la chiesa afferma di curare i preti pedofili e produsse il famoso Rapporto Sipe), sulla base percentuale dei dati ottenuti dalle commissioni di inchiesta governative effettuate negli altri paesi e tenendo conto della popolazione cattolica media e del potenziale di sacerdoti, è riuscito a realizzare una proiezione statistica tristemente attendibile.

    Uno strumento innovativo da oggi disponibile sulla home page del portale, che in un colpo d’occhio ti permette un rapido quadro aggiornato della situazione in Italia, verificabile attraverso i diversi database messi a disposizione insieme alle fonti.

    Buona navigazione

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  • Il prete stuprò e la Diocesi lo ha coperto. Ma il Giudice non condanna

    Il prete stuprò e la Diocesi lo ha coperto. Ma il Giudice non condanna

    Quasi non si volesse essere responsabili di una condanna alla Chiesa, il Tribunale di Savona rigetta le prime due richieste di danni avanzate dalle vittime di don Nello Giraudo, alla diocesi di Savona e alle due parrocchie dove i fatti sarebbero accaduti.

    Nel primo caso ai danni di M. G. il Giudice ha ritenuto – senza avvalersi di un consulente tecnico – sussistesse l’intervento dei termini prescrittivi, se pur la perizia del medico legale di parte lasciasse dubbi tali almeno da pretendere un approfondimento.

    Differente il secondo caso ai danni di Francesco Zanardi dove dalle inferenze del ragionamento motivazionale svolto dal Tribunale di SV, si evince che il Giudice ha fatto acriticamente propria la lacunosa interpretazione svolta dal CTU il quale, pur riscontrando in capo al paziente Francesco Zanardi una situazione di evidente disagio psicologico, ha escluso che esso possa ricondursi agli abusi sessuali subiti nel lontano passato collegandolo piuttosto ad avvenimenti più recenti.

    Detta posizione è ingiusta ed inaccettabile perché i ricordi, non recuperati anche per decine di anni dal trauma, accade che si slatentizzino producendo tutte quelle manifestazioni cliniche invece presenti nella vittima che caratterizzano il funzionamento reattivo post-traumatico ravvisabile nello stesso Zanardi.

    Ci riserviamo di ricorrere in appello.

    Red

  • Conferenza stampa – Oltre il grande silenzio – #ItalyChurchToo

    Conferenza stampa – Oltre il grande silenzio – #ItalyChurchToo

    #ItalyChurchToo – Si è svolta questa mattina, alla presenza di circa 70 giornalisti accreditati dell’informazione nazionale e internazionale, la presentazione online del Coordinamento di associazioni contro l’abuso nella Chiesa cattolica. Il Coordinamento è composto da Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne, Donne per la Chiesa, Noi siamo Chiesa, Adista, Rete L’Abuso, Comitato vittime e famiglie, Voices of Faith, Comité de la Jupe, Left.

    Un momento fondativo perché, ha detto Ludovica Eugenio responsabile del settimanale Adista nella presentazione, «nel contesto della lotta contro gli abusi perpetrati all’interno della Chiesa cattolica, hanno deciso di unire le forze diverse realtà, ognuna dalla propria angolatura e con le proprie risorse, espressione del laicato cattolico impegnato per il cambiamento, della voce delle vittime, dell’informazione come servizio alla cittadinanza e strumento di trasformazione».

    Uno strumento, il Coordinamento, «di pressione e di espressione della volontà di contribuire ad abbattere il muro di omertà che ha protetto finora i responsabili diretti e indiretti degli abusi e ha favorito l’invisibilità delle vittime», voluto da gruppi di donne impegnate a vario titolo nella Chiesa cattolica e fuori di essa, con l’unica priorità di dare voce alle vittime e di chiedere strumenti in grado di garantire che nessuna persona debba mai più attraversare questo abisso».

    A differenza di molti Paesi nel mondo, dove si è intervenuti in modo efficace con inchieste e commissioni d’indagine indipendenti, che hanno fornito il quadro «di un fenomeno che sempre più ha rivelato il proprio carattere sistemico, che affonda le proprie radici nella cultura clericale, in una malintesa immagine del clero come ceto sacro e intoccabile, nel tentativo della gerarchia di proteggere l’istituzione a scapito delle vittime, la cui vita è stata spesso devastata in modo irreversibile», in Italia «la Chiesa e le istituzioni laiche non hanno mai voluto realizzare un’inchiesta su scala nazionale per far luce su un fenomeno criminale che si sa ampiamente diffuso in tutta la Penisola. Non è stata intrapresa finora nessuna iniziativa di indagine e ricerca indipendente che potesse fornire dati oggettivi, primo passo verso una prassi di giustizia cui hanno diritto in primo luogo le vittime e le loro famiglie, ma anche i membri della comunità cristiana, i cittadini e le cittadine».

    Il Coordinamento lavorerà «per promuovere richieste concrete, sollecitando la Chiesa cattolica a operare un cambio di mentalità e a fare luce sul passato, a guardare in faccia la realtà assumendosi le proprie responsabilità degli abusi, degli insabbiamenti e dell’abbandono delle vittime, restate senza ascolto e senza risarcimento. E facendo richieste allo Stato, ai rappresentanti dei cittadini in Parlamento, alle istituzioni, nonché operando sul piano della sensibilizzazione dell’opinione pubblica, della presentazione di richieste precise e del monitoraggio dell’operato degli interlocutori istituzionali».

    «Come Coordinamento – ha detto Paola Lazzarini, presidente di Donne per la Chiesa – chiediamo che la Conferenza Episcopale Italiana affidi quanto prima ad una commissione indipendente un’indagine sugli abusi compiuti all’interno della Chiesa. Chiediamo che a presiederla sia persona di specchiata integrità e indipendenza dalle parti interessate. Chiediamo che sia una indagine che veda uniti gli sforzi di diverse e altissime professionalità e che utilizzi contemporaneamente metodi qualitativi, quantitativi, di analisi documentale (per i quali è necessario che siano aperti tutti gli archivi di diocesi, conventi, monasteri) e anche aprendo canali nuovi di ricezione per l’ascolto delle vittime.

    Chiediamo che tale indagine sia condotta esclusivamente sulla realtà degli abusi nella Chiesa Cattolica italiana, così da non rendere indefiniti i risultati, ma anzi da rappresentare un modello di lavoro su una questione così complessa e delicata, da poter essere poi replicato, con opportuni aggiustamenti anche per altre istituzioni e agenzie educative (famiglie, scuola, mondo dello sport e del volontariato). Chiediamo che tale indagine affronti il nodo critico della mancanza di terzietà dei centri diocesani a tutela dei minori, elaborando una proposta alternativa per la prevenzione di futuri abusi all’interno della Chiesa. Chiediamo inoltre che le vittime e le loro famiglie siano risarcite per i danni subiti, pur nella consapevolezza che nessun risarcimento potrà mai colmare la sofferenza inflitta». Tutto questo per «allineare l’operato della Chiesa italiana a quello di altre conferenze episcopali e singole diocesi, spazzando via ogni dubbio relativo alle reticenze che l’episcopato italiano potrebbe avere riguardo all’emersione di tutta la verità (per quanto dolorosa) che si cela sotto il numero, comunque già significativo, di casi noti. È necessario che le responsabilità personali siano accertate e rese note, a tutti i livelli: la Chiesa cattolica è una chiesa gerarchica, nella quale è molto chiara la catena di comando, eppure quando si parla di abusi le responsabilità personali diventano fumose, questo non dovrebbe più accadere e non per una qualche foga giustizialista, ma per una corretta presa in carico delle conseguenze delle proprie azioni alle quali tutte e tutti siamo chiamati. Come battezzate e battezzati, credenti, madri, padri, educatori, professionisti, cittadine e cittadini abbiamo la necessità di vedere la Chiesa italiana compattamente orientata a un’operazione senza ombre e senza sconti».

    «La Rete L’Abuso con 1.400 casi all’attivo da 12 anni è l’unico osservatorio di dati esistente in Italia», ha detto Francesco Zanardi, Rete L’Abuso. «Lavoro lungo e difficile, che non sarebbe spettato a noi, costato al sottoscritto decine di querele ma nel vuoto purtroppo ci siamo dovuti assumere l’impegno, per poter tutelare altri. Oggi siamo rappresentanti per l’Italia di ECA Global, presente in 42 paesi, riconosciuti presso Nazioni Unite». Recenti casi di abusi dimostrano come i recenti sforzi del papa (con “Vos estis lux mundi”) si siano rivelati inutili: i vescovi non obbediscono alle leggi ma non vengono puniti. Leggi deboli hanno favorito il trasferimento in Italia dei pedofili. Una commissione della chiesa anche se perfetta oggi non è più credibile, ne serve una indipendente che assicuri imparzialità. L’imputato non può fare anche da giudice.

    In Italia – ha spiegato Zanardi – la situazione è complessa in confronto ad altri Paesi; El Pais ha raccolto 250 casi in 7 decenni, la magistratura ha aperto un’indagine autonoma. In Italia il database della Rete l’Abuso dimostra 360 casi in 15 anni. Serve un intervento dello Stato. Il Rapporto CIASE in Francia parla di 216.000 vittime e 3.000 preti coinvolti; in Francia i preti sono 22.000, in Italia 52.000; se la percentuale media del mondo è di 7-8% di preti pedofili, in Italia sono stimati un milione. Serve adeguare le leggi; sono state avanzate istanze allo Stato e all’ONU, ma il numero di indagini e azioni penali della magistratura è basso: se la vittima è prescritta non scatta nessuna indagine e salta prevenzione. Serve poi estendere a tutti il certificato anti-pedofilia, applicandolo a tutto l’indotto del volontariato che svolge attività con minori; la prescrizione non è adeguata alla maturazione del trauma da parte della vittima; si chiede al legislatore di dare la possibilità di denunciare a tutti cittadini, dal parroco, al catechista a chiunque abbia dei sospetti. Sarebbe già una svolta. Paradossalmente la soluzione risolverebbe ostacoli posti dai Patti lateranensi come l’art. 4. Se oggi il papa introducesse per i vescovi italiani l’obbligo di denuncia, questi non saprebbero come procedere.
    Bisogna inoltre attuare un programma di risarcimenti e di programmi di riabilitazione delle vittime. Gli sportelli diocesani non sono conformi alla Convenzione di Lanzarote, che prevede anche che la vittima, quando viene sentita in un tribunale, anche in quelli diocesani, sia accompagnata da un medico che ne attesta anche l’attendibilità. Nei tribunali diocesani non si portano neanche gli avvocati».

    La parola è stata poi data ad alcune vittime. Cristina Balestrini, del Comitato Vittime e Famiglie, sezione dell’Associazione Rete L’ABUSO. «Oltre ad essere mamma di una vittima, cattolica e praticante, all’interno dell’Associazione Rete L’ABUSO ho dato la disponibilità per l’ascolto e il supporto ai genitori di altre vittime, con la consapevolezza che solo chi ci è passato può comprendere nel profondo ciò che vive una famiglia che ha subìto questo dramma.

    Infatti, ciò che non emerge dalle cronache è il dopo, la fatica di portare un macigno che non si risolve dopo l’atto di violenza. Il Disturbo da stress Post Traumatico – di cui soffrono tutte le vittime di abusi sessuali anche se non diagnosticato – non è una passeggiata: condiziona il presente e il futuro, e va trattato con competenza e tantissima pazienza e amore.

    La Chiesa in Italia, ha proseguito Balestrini, «non ha nessuna competenza in merito alla gestione degli abusi, né da un punto di vista legale (per ottenere che ciò ciò non avvenga più fermando il prete, denunciandolo, aiutandolo ad affrontare responsabilmente il reato che ha commesso), né per ottenere giustizia e risarcimento alla vittima che ha subito un danno, né da un punto di vista psicologico per offrire supporto alle vittime. La Chiesa «non tutela le vittime, anzi, e nei tribunali civili, la Chiesa difende il prete, non le vittime: sta dall’altra parte. Questo l’abbiamo vissuto sulla nostra pelle». Da un punto di vista psicologico, poi «le vittime sono allontanate dalla Chiesa e questo lo dico con grande dolore, da cattolica. Il nostro parroco ci ha invitati a “non sputare nel piatto in cui mangiamo”. Abbiamo risposto che sono dieci anni che cerchiamo di svuotare quel piatto dal vomito che annusiamo».

    È intervenuto poi Erik Zattoni, 40 anni, figlio del prete pedofilo stupratore Pietro Tosi deceduto nel 2014: «Mia madre è stata stuprata a 14 anni da don Pietro Tosi, da quello stupro sono nato io. Nonostante le minacce mia madre denunciò don Tosi, prima al vescovo Franceschi (“non dire a nessuno di questo episodio, sarebbe un grande scandalo per la chiesa” fu la risposta) poi alle autorità». La famiglia fu sfrattata dall’abitazione, di proprietà della diocesi estense; nel 2010, dopo anni, don Tosi è stato portato in tribunale. «L’esame del dna e la sua confessione hanno confermato che era mio padre biologico», ma nonostante questo e la confessione di don Tosi, questi ha continuato a fare il prete fino a settembre 2012 (anno del pensionamento). «Sono passati 3 papi, 5 vescovi, prefetti della congregazione per la dottrina della fede (Ratzinger era prefetto quando nel 1985 dal Vaticano mandarono un avvocato da mia madre per “calmare le acque”) e questo signore è morto da prete». Una richiesta di incontro a papa Francesco è caduta nel vuoto: il papa era «l’unica persona in grado di punire don Tosi riducendolo allo stato laicale, in quanto il reato di abuso sessuale era prescritto, ma non ho avuto risposta. Alla fine come mi aveva detto telefonicamente una persona della Congregazione per la Dottrina della Fede, “lui è prete e morirà prete”». «Bisogna agire in maniera importante e decisa contro queste persone, servono fatti, altrimenti non cambierà mai nulla. Io non sono una vittima, mia madre lo è e glielo leggo negli occhi ogni giorno, la sua vita non è stata più la stessa da quel momento. A volte mi vergogno a farmi vedere da lei perché so di ricordarle quel momento, so di essere figlio di uno stupro. Io mi considero una vittima indiretta, è importante far sapere che ci siamo anche noi, è importante non dimenticarci».

    Antonio Messina (Enna): «Ho subito abusi tra il 2009 e il 2013, con una coercizione psicologica che spesso è difficile da riconoscere. Ne sono uscito da solo, con il supporto della mia famiglia. Già l’anno dopo denunciai quanto subito da don Giuseppe Rugolo che all’epoca era seminarista ma che perpetrò abusi anche da sacerdote. Ne parlai col parroco che non mi credette, fui sottoposto a un incontro con lo stesso Rugolo.
    Negli anni degli abusi stavo compiendo un cammino di discernimento vocazionale che fu probabilmente l’elemento che permise a don Rugolo di avvicinarmi. Mi venne chiesto anche da un altro sacerdote, mons. Vincenzo Murgano, che era un po’ il mio direttore spirituale, di allontanarmi dalla mia città, di dimenticare».

    Zattoni si rivolse a un altro parroco, convinto che sia «importante combattere anche per il sogno di una Chiesa diversa». Fu l’unico che lo aiutò a denunciare tutto al vescovo, mons. Rosario Gisana, che già aveva ricevuto istanze di altre vittime: «Ma mi sono reso conto che la Chiesa non è in grado di affrontare questo problema. Il vescovo dapprima pensò di allontanare il prete dalla diocesi, poi tentò di comprare il mio silenzio con una somma che veniva dalle casse della Caritas diocesana, proposta in modo illecito con pagamenti in nero e con una clausola di riservatezza da sottoscrivere. Il prete fu trasferito a Ferrara dove continuò ad avere contatti con ragazzi. Non potevo vivere serenamente l’idea che altri giovani potessero vivere quello che avevo vissuto io, nessun aspetto risarcitorio può restituire ciò che è stato tolto, far recuperare appieno anche la propria vita relazionale e di affetti, ma se possiamo fare in modo che questo non succeda ad altri, queste brutte storie possono quanto meno servire a cambiare qualcosa nella Chiesa e nella società. Il processo è già iniziato, a marzo inizierà anche il dibattimento, ma il vescovo Gisana è sempre vescovo della diocesi e dopo che gli comunicai nel 2018 che mons. Murgana mi aveva chiesto di dimenticare, questo sacerdote è stato messo a capo del servizio di tutela dei minori della diocesi di Piazza Armerina, incarico che ricopre tutt’oggi nonostante sia emersa la sua omertà e nelle intercettazioni il suo diretto coinvolgimento con il sacerdote Rugolo che ora è a Ferrara agli arresti domiciliari nel seminario, dunque in un contesto non di isolamento. Speriamo ora di ottenere giustizia».

    «Il nostro settimanale ha sempre dato attenzione al problema degli abusi su minori e donne», ha detto Federico Tulli del settimanale Left. «Proprio questa settimana verrà inaugurato il database di Left che raccoglierà i casi di abusi su minori nella Chiesa cattolica in Italia, il primo realizzato nel nostro Paese da una testata giornalistica in collaborazione con la Rete l’Abuso. Questo per sopperire a una grave mancanza, quella di una mappatura, mai realizzata né dalla chiesa né dallo Stato, su questo fenomeno criminale. Una inaccettabile disattenzione da parte della politica e delle istituzioni nei confronti della sicurezza e della salute psicofisica dei bambini.

    Abbiamo lavorato su fonti originali, su fonti d’agenzia e giornalistiche e ci avvaliamo del contributo di esperti di varie discipline, avvocati, magistrati, psichiatri, psicoterapeuti e anche di storici. Per poter affrontare seriamente questa piaga è determinante essere chiari, soprattutto con l’opinione pubblica, su cosa sia la pedofilia, su quali siano le radici di questo fenomeno diffuso non solo nella Chiesa ma anche nella società laica. Si tratterà dunque di una mappatura in tempo reale, stanno già arrivando segnalazioni di nuovi casi, ma anche di un viaggio a ritroso nel tempo per capire cosa sia la pedofilia e poterla affrontare. Left dà la propria massima disponibilità a contribuire al lavoro del Coordinamento».

    La conferenza stampa – che ha visto anche la partecipazione di Anne Soupa, presidente del Comité de la Jupe a Parigi, organismo che si batte per i diritti nella Chiesa, e Marilde Iannotti di Voices of Faith, organismo attivo sul piano dei diritti delle donne nella Chiesa e sugli abusi delle religiose – si è conclusa con un ultimo intervento di Marzia Benazzi (OIVD): «Siamo partite con la nostra sensibilità di donne, occupandoci già degli abusi contro le religiose, nella convinzione che tutti gli aspetti degli abusi nella Chiesa siano originati da una condizione endemica fondante: dalla visione sessista e patriarcale dominante. Il muro del silenzio sarà duro da abbattere. Questo coordinamento riunisce una pluralità di richieste che sono dovute alle esperienze: c’è chi crede ancora che ci possa essere una trasformazione nella Chiesa, c’è chi, in una visione di vita vissuta e di sofferenze, ma siamo accomunati dalla determinazione a far sì che nulla resti intentato, perché non è una questione di credenti non credenti ma una questione di giustizia : non possiamo più accettare che tutto questo sia obnubilato o negato. Per far questo abbiamo bisogno di alleati nei giornalisti e giornaliste a cui chiediamo di sostenerci in questa azione perché l’Italia è sorda per un protervo ossequio alla cultura clericale, e non ha mai visto la nascita di una vera laicità dello Stato. Tenete alta l’attenzione, perché la laicità si esprime nella giustizia»

  • Quanti sono i preti pedofili in Italia? Quante sono le loro vittime?

    Quanti sono i preti pedofili in Italia? Quante sono le loro vittime?

    Curato dal giornalista Federico Tulli in collaborazione con Rete L’Abuso, l’archivio sarà messo online venerdì 18 febbraio su mostrando i primi 50 casi censiti e accertati, con più di 140 vittime. Tuttavia sono oltre 300 le vicende già sottoposte a verifica e in via di pubblicazione.

    Queste sono le informazioni sui singoli casi contenute nel database: il nome del sacerdote (laddove è stato reso noto) condannato o sotto inchiesta, il tipo di reato contestato, il numero conosciuto delle vittime, l’anno in cui è stato compiuto il reato contestato, la data in cui il caso è divenuto noto, la diocesi di appartenenza, l’eventuale sanzione canonica subita dall’ecclesiastico.

    Un numeratore terrà aggiornato il conteggio degli ecclesiastici coinvolti e delle loro vittime, mentre una parte del sito sarà dedicata all’archiviazione delle fonti giornalistiche e dei documenti che certificano la denuncia, l’inchiesta, l’eventuale iter processuale e l’eventuale condanna in via definitiva del reo.

    Tulli, autore di numerose inchieste su Left e di diversi libri sul tema è uno dei massimi esperti in Italia. Per la cura del database si avvale di testimonianze dirette, di documenti originali, di fonti giornalistiche, della collaborazione di esperti in varie discipline – avvocati, psichiatri, psicoterapeuti, storici, magistrati, psicologi – e della collaborazione dell’unica onlus esistente in Italia che si occupa della tutela dei diritti delle vittime e dei sopravvissuti a stupri di matrice ecclesiastica – Rete L’Abuso.

    È grazie al prezioso archivio dell’associazione fondata da Francesco Zanardi nel 2010 se oggi esiste una prima mappatura dei crimini pedofili nelle diocesi italiane dalla quale emerge che sono almeno 300 i sacerdoti denunciati negli ultimi 20 anni. È nostra ferma intenzione andare fino in fondo a queste storie e verificare se ce ne siano altre, cosa che purtroppo sappiamo già di non poter escludere.

    La violenza di un adulto su un bambino è definita da psichiatri e psicoterapeuti «un omicidio psichico», tuttavia il nostro Paese è l’unico al mondo in cui la Chiesa e le istituzioni laiche (Governo, Parlamento) non hanno mai voluto realizzare un’inchiesta su scala nazionale per far luce su un fenomeno criminale che purtroppo è diffuso in tutta la Penisola quanto meno da decenni.

    Da tempo su Left chiediamo che sia istituita una commissione parlamentare d’inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa italiana come quella importantissima, già attiva, sul femminicidio. Ma il nostro appello fino a oggi è rimasto incredibilmente inascoltato.

    Vogliamo pertanto sopperire con il nostro database a questa grave mancanza, che è anche una inaccettabile disattenzione nei confronti della sicurezza e della salute psicofisica dei bambini.

    L’obiettivo è fornire all’opinione pubblica un quadro d’insieme della situazione italiana per fare pressione sulla politica e sulle istituzioni affinché pongano in essere tutte le misure necessarie per prevenire ulteriori violenze – la pedofilia è notoriamente un crimine seriale – e per garantire tutta la necessaria assistenza psicologica alle vittime.

    LEFT