Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Il punto della Rete L’ABUSO

  • Cancellare LA MEMORIA dei sopravvissuti agli abusi del clero, le anime, l’impegno civile e i loro risultati

    Cancellare LA MEMORIA dei sopravvissuti agli abusi del clero, le anime, l’impegno civile e i loro risultati

    Un doveroso minuto di silenzio, per riflettere come società civile se è mai possibile che in Italia chi ha subìto abusi e oggi ha una missione nella vita: quella di dare trasparenza, debba essere anche usato dal sistema e poi lasciato solo e senza giustizia dallo Stato.

    A questo punto siamo arrivati?!  A chiedere alle vittime di sostituirsi allo Stato, alla società?!  Vi rendete conto come è straziante?

    Ma noi come comunità, il Vaticano e soprattutto il Governo italiano: non c’è un vago senso di vergogna rispetto a questo? per i bambini, i sopravvissuti e anche per chi, in Italia, non ce l’ha fatta, i non sopravvissuti?

    Sono tante le occasioni in cui si commemorano gli avvenimenti del passato, di quella storia che ha segnato in particolare il popolo italiano ma non solo.

    C’è però una MEMORIA scomoda in Italia che nessuno vuole, forse perché il principale responsabile è lo Stato e certo, ricordare che con la sua inerzia ha lasciato per decenni – e continua a lasciare – migliaia di minori italiani senza alcuna tutela neppure preventiva, in virtù di uno Stato estero, non fa un grande onore allo stesso Stato, ma forse sarebbe utile ricordarlo ugualmente, solo per la peculiarità del caso, così da poter vedere qualora ci siano anche i progressi.

    Come avrete notato in Europa, Francia, Spagna, Portogallo e Germania si parla per l’ennesima volta della pedofilia nel clero cattolico. Sarebbe bene parlare di pedofilia anche in Italia, in quanto i vuoti legislativi – vero problema dietro al quale si nasconde anche la chiesa – sono gli stessi dietro i quali si nascondono anche i pedofili laici e questi certo non li potrà mai colmare la chiesa, dovrà per forza, come accade altrove, farlo lo Stato.

    Grandi assenti nel panorama Italiano, come di consueto, i sopravvissuti, così imbarazzanti da spingere a un genuino atto di masochismo persino Fabio Fazio e la RAI, che pur di cancellarci DALLA MEMORIA e tirandosi addosso le scontate critiche della Stampa Estera, si sono prestati nell’intervista al Papa a tacere proprio l’argomento che da settimane scuote – tranne in Italia – la chiesa cattolica e la stampa di tutta Europa, quasi a intendere che qui sia una penisola felice.

    Certo, all’occorrenza i sopravvissuti “della penisola” anche in Italia sono protagonisti di interviste e testimonianze, però quasi come attrazioni utili più che altro all’occhio dello spettatore. La Rete L’ABUSO che non è Francesco Zanardi ma i sopravvissuti italiani, più di 1.400 persone che fanno squadra da dodici anni, malgrado sia l’unica in Italia ad occuparsi della materia, in questi giorni è la grande esclusa dal dibattito pubblico, almeno quello italiano. Differente la situazione all’estero dove invece l’opinione dei sopravvissuti italiani, i rilievi dell’Associazione e dei suoi avvocati stimolano curiosità e non vengono sostituiti da chi fa cronaca o dall’opinionista di turno.

    Un paese il nostro dove in qualche modo, anziché pensare al problema e a come risolverlo, non si è mai andati oltre al solo scrivere storie sui sopravvissuti e giustificazioni delle gerarchie senza mai citare, per esempio, la connessione tra i casi, o i vuoti legislativi che ne disegnano chiaramente il sistema italiano. Si è scritto per vendere, giornali, libri, sciacallando l’anima, il lavoro di chi, superando il dolore e la vergogna, si è fatto avanti, ci ha messo la faccia ed è stato a sua volta spesso querelato dai suoi stessi carnefici per aver denunciato il fatto.

    L’annullamento della memoria che ha più volte visto depredare il lavoro decennale prodotto dai sopravvissuti, che spesso neppure vengono citati, riproponendo gli esiti di quelle loro sudate battaglie; quasi a volerne negare non solo l’operato immenso, soprattutto alla luce delle carenze italiane, ma quasi persino a negarne l’esistenza. Dall’altro lato gli opinionisti che rispondono a volte per il Governo, altre volte per il Papa, altre ancora per pubblicizzarsi o pubblicizzare i propri libri, ma mai per chi è poi vittima del problema. Mai una volta anche solo dicendo al Governo quello che i sopravvissuti chiedono, tirandolo in causa e magari esigere risposte. Invece no, in Italia oggi non si fanno più inchieste serie da anni, si chiedono risposte e soluzioni al problema allo stesso imputato, alla chiesa, alle sue gerarchie e a chi ha tutto l’interesse a rassicurare “che in Italia non c’è un problema”. Non si chiede mai ai sopravvissuti come realmente vadano le cose, ecco perché il problema non esiste.

    L’Italia, quel bel paese dove politica, nella sua totale assenza, è riuscita a farsi sostituire dai giornali e a produrre il business umanamente più squallido d’Europa, direttamente sulla pelle bambini italiani sopravvissuti agli abusi sessuali commessi dal clero e non, persino sui loro stessi figli e nipoti.

    Un business, che vede sulla pelle dei sopravvissuti quello di molti studi legali che però in Italia, a differenza degli altri paesi, fanno a gara non per difendere le vittime, ma le diocesi ed i preti accusati. Per fortuna, se pur pochi, altri si accontentano del patrocinio a spese dello Stato e si fanno carico delle vittime e di molte spese che il patrocinio in Italia non copre.

    L’editoria, che oramai è ridotta a monologhi privi di contraddittorio alle dichiarazioni delle gerarchie accusate che invece dovrebbero dare risposte, ma non glielo contesta nessuno.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO – ECA Global Italy

  • Il Papa Emerito chiede scusa mentre mente sull’Italia. Le vittime dovrebbero affidarsi a una commissione interna?

    Il Papa Emerito chiede scusa mentre mente sull’Italia. Le vittime dovrebbero affidarsi a una commissione interna?

    Parole vuote di chi annaspa sugli specchi, inaccettabili, di circostanza e soprattutto disoneste. Un’offesa a tutti coloro che hanno subito abusi che lui stesso insabbiò, non solo in Germania o negli Stati Uniti, dove si salvò da un processo chiedendo l’Immunità, cioè impedendo lo svolgimento del procedimento.

    Il caso di Ratzinger tira direttamente in ballo anche l’Italia e la città di Savona, dove coprì sia da Cardinale nel 2003 sia poi da Papa nel 2005, quando la sua stessa inerzia permise che il sacerdote Nello Giraudo a lui denunciato dall’allora Vescovo di Savona Domenico Calcagno – poi ordinato Cardinale dallo stesso Ratzinger  – continuasse ad abusare di minori e commettesse lo stesso anno in cui viene nominato Papa, un altro stupro, per il quale patteggerà nel 2012 – solo dopo le denunce della Rete L’ABUSO – un anno e sei mesi con la condizionale.

    Le gravi omissioni della curia non esentarono neppure il predecessore di Calcagno, l’ex Vescovo di Savona, Dante Lafranconi di cui tra i rarissimi casi italiani fu chiesto il rinvio a giudizio per i reati omissivi proprio riferiti a don Giraudo di cui al 2° comma dell’articolo 40 del C.P. – Scampò il processo grazie all’intervento della prescrizione.

    Tuttavia le omissioni savonesi e la documentazione che riguarda Ratzinger sono oggi agli atti e oggetto di richieste di risarcimento in sede civile da parte delle vittime presso il Tribunale di Savona.

    Nessuna delle vittime note alla curia a oggi ha ricevuto soccorso dalle gerarchie savonesi, come previsto dallo stesso Motu proprio vos estis lux mundi, anzi molte che chiesero udienza ai vescovi savonesi succeduti, non sono mai state ricevute.

    Zanardi

  • Bolzano – Altri 100 casi si sommano ai 360 già censiti dalla Rete L’ABUSO. La giustizia li acquisisca

    Bolzano – Altri 100 casi si sommano ai 360 già censiti dalla Rete L’ABUSO. La giustizia li acquisisca

    La notizia si apprende da IL MESSAGGERO, in un articolo di Franca Giansoldati nel quale è citato il caso del sacerdote americano padre Thimoty Meehan, trasferito a Bolzano tre anni fa, dopo che aveva avuto rapporti sessuali con un ragazzino minorenne.

    Oltre alle scuse del vescovo Ivo Muser per le leggerezze sistematiche comuni anche ai suoi colleghi, emergono le sistemiche leggerezze di valutazione e le gravi lacune in materia preventiva del sistema canonico che malgrado la denuncia si apprende sempre da IL MESSAGGERO che “Ad avere autorizzato il passaggio definitivo era stata la Congregazione della Fede non ravvedendo impedimenti canonici e avendo configurato quella vicenda in un abuso di potere da parte del sacerdote e non tanto in un abuso sessuale, poiché tra il prete e il diciassettenne vi sarebbe stato un legame consensuale”.

    Un fatto per nulla nuovo, anche a Enna, proprio nel caso che vede imputato don Giuseppe Rugolo, si documenta che il vescovo Rosario Gisana, pur commettendo altre “leggerezze” scrisse alla Congregazione per la Dottrina della Fede e anche in quel caso, questa rispose rigettando la competenza della segnalazione, in quanto i fatti sarebbero avvenuti quando Rugolo era ancora seminarista… Tuttavia, abuso anche diventato sacerdote, ma su quello la CDF non commenta.

    Solo al termine dell’articolo la dichiarazione, davvero inquietante nelle cifre “Il comitato per la tutela dei minori di Bolzano da quando è stato istituito nel 2010 ha segnalato finora 100 casi di violenze”.

    Tutti casi segnalati al solo comitato di Bolzano di cui sarebbe interessante per l’opinione pubblica e per la stessa trasparenza del comitato sapere chi sono gli autori di queste violenze e se sono stati isolati, denunciati o cos’altro.

    Sarebbe utile nell’interesse pubblico che la Procura della Repubblica acquisisse questi dati e procedesse nell’interesse superiore delle vittime accertate dal comitato, attuando nell’eventualità le norme preventive del caso, al fine di evitare che i reati possano essere reiterati, magari per qualche altra …leggerezza.

  • 360 casi registrati dalla Rete L’ABUSO in soli 15 anni – La magistratura italiana prenda esempio dalla Spagna

    360 casi registrati dalla Rete L’ABUSO in soli 15 anni – La magistratura italiana prenda esempio dalla Spagna

    Un clamoroso esempio del fallimento della giustizia italiana, già noto e chiaramente espresso dal Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite, che nel 2019, riguardo le molteplici denunce esprimeva; “il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana.”

    Parole forti, riferite proprio a quanto emergeva in particolare dalle nostre denunce. Non solo la latitanza dello Stato, ma anche quella della magistratura, aggravata dal fatto che questa, non solo fosse molto reticente nel procedere, ma non esercitasse in alcun modo il suo potere, l’autonomia che questa ha. A prescindere dall’interesse del Governo, il quale, sempre in quella sede, ricevette diverse raccomandazioni oggi un tutt’uno con i silenzi della Giustizia. (paragrafo 21)

    L’iniziativa della magistratura spagnola è un atto dovuto a fronte dei 250 casi emersi in 70 anni, da accertare e approfondire, ma tali da stimolarne l’interesse.

    I silenzi decennali di quella italiana invece, segno che questa ha rinunciato (almeno per quanto riguarda il clero) alla propria autonomia e ancor peggio, all’importanza dell’Istituzione che rappresenta e del ruolo, tale da avere anche in Italia l’autonomia di intervento, a prescindere dalla politica, anzi, proprio quando questa è assente, come nel caso italiano.

    La punta dell’iceberg italiana, ignorata ma ben documentata sul nostro portale e che in un paese normale come la Spagna avrebbe stimolato come è accaduto un’indagine, in Italia invece pare proprio di no. l’Associazione ha i dati e ben volentieri li consegnerebbe ai magistrati, ma non li vogliono.

    Eppure in soli 15 anni (non 70 come in Spagna) contiamo ben 320 sacerdoti coinvolti in casi di pedofilia, circa 160 condannati in via definitiva, circa 60 inediti e custoditi nei nostri archivi, se pur documentati, improcedibili perché le attuali leggi, in Italia hanno vuoti tali da impedire la procedibilità di indagini, persino preventive.

    Stiamo assistendo ovunque a governi che mettono a riparo i cittadini, indagano con commissioni d’inchiesta che rivelano dati impressionanti per l’opinione pubblica, un po’ meno per chi tecnico e li aveva già ben chiari da anni e aspettava solo divenissero ufficiali.

    In Italia invece bisognerà attendere le prossime vittime, sperando denuncino e anche loro non siano improcedibili per prescrizione o altro.

    F.

  • Il caporedattore del FOGLIO  discrimina e offende nell’onorabilità i sopravvissuti agli abusi del clero

    Il caporedattore del FOGLIO discrimina e offende nell’onorabilità i sopravvissuti agli abusi del clero

    “Il problema non sono Ratzinger o Marx e non pare neanche difficile comprenderlo. Può toccare a chiunque, il bersaglio è la Chiesa. E se domani arrivasse un rapporto da Buenos Aires con qualche “intervista anonima”, che direbbero i forcaioli à la Hans Zollner?”  Matteo Matzuzzi – IL FOGLIO

    Il pregiudizio di Matzuzzi emerge violento come uno tsunami verso le vittime che reclamano giustizia , non meno l’apparente malafede quando parla di rapporti anonimi o “forcaioli”. Quasi volesse ammettere che da Redattore di una testata giornalistica ignora i 320 casi italiani,

    quelli che persino i suoi colleghi giornalisti hanno scritto e documentato negli ultimi 15 anni, non anonimi come nelle sue illazioni. Tutti ben noti e tutti passati nelle aule dei tribunali italiani, oltre che agli onori della cronaca, forse non quella de IL FOGLIO.

    Come quelli che lei definisce – rapporto da Buenos Aires con qualche “intervista anonima” – e ci sono stati, ma non erano anonimi, le accuse venivano dalla magistratura, sul caso dell’Istituto Antonio Provolo di Verona, che ha visto ben tre condannati a più di 40 anni di carcere a testa.

    Vede dottor Matzuzzi, sembra di capire che lei non sia da caporedattore neppure al corrente di questo, e del fatto che sul caso Provolo non intervenne non solo Ratzinger che istituì la commissione d’inchiesta poi insabbiata, ma nemmeno Bergogio, chiamato in causa in un video (non proprio anonimo) dalle stesse vittime.

    Se mi permette, da caporedattore credo lei abbia davvero parecchie lacune da colmare perchè secondo la sua tesi anche Ratzinger attacca la Chiesa nelle sue dichiarazioni all’AGI, o forse c’è un problema serio da risolvere, come tantissimi cattolici onesti intellettualmente richiedono da tempo?

    Un’immagine dell’editoria italiana davvero decadente che dall’informazione (nel senso nonché nel principio Costituzione che la regolamenta anche nell’etica) si trasforma in mala informazione, per giunta unilaterale se non addirittura censura premeditata, volta alla discriminazione delle fasce deboli, in questo caso della minoranza delle vittime dei preti pedofili.

    Purtroppo un caso di omertà per nulla isolato, in Liguria è accaduto lo stesso pochi giorni fa quando a fronte delle notizie provenienti dalla Germania sulle ennesime accuse, le redazioni della carta stampata ligure, LA STAMPA – Savona (che si occupò del caso ma la notizia, tutt’ora introvabile sul sito del quotidiano), IL SECOLO XIX- Savona e LA REPUBBLICA -Genova, che per anni invece hanno scritto su uno dei casi che Ratzinger insabbiò proprio qui in Liguria, oggi per scelte di redazione opposte all’etica e a una corretta informazione, forse per amore del Papa e a prescindere della chiesa, un pò meno forse per il bene dei loro stessi figli, nipoti e dei minori in generale, decidono quindi, “di redazione” la figuraccia censoria sul caso, persino di fronte ai lettori liguri, nell’ipocrita tentativo di difendere l’indifendibile.

    Il suo Twitter Matzuzzi concludo , è di fatto affossato dallo stesso interessato che smentisce i suoi pregiudizi all’agenzia AGI – Ratzinger si corregge e si scusa

    Zanardi

  • Ratzinger da Papa non intervenne anche in Italia. Il caso di Savona che finì a LE IENE

    Ratzinger da Papa non intervenne anche in Italia. Il caso di Savona che finì a LE IENE

    E’ un documento inviato proprio dall’allora vescovo di Savona, oggi cardinale Domenico Calcagno (nominato da Ratzinger) ad incastrare anche in Italia, l’allora cardinale Joseph Ratzinger.

    Poi diventato papa, che però non intervenne neppure ai vertici dei tre poteri e proprio lo stesso anno in cui diventa Benedetto XVI, uno dei tre sacerdoti pedofili savonesi a lui denunciati, don Nello Giraudo, stupra un altro adolescente in un campo scout dall’AGESCI. Stupro che patteggiò.

    Tuttavia nessuno, ne dalla diocesi di Savona, ne dal Vaticano fermò quel prete. Chiese lui stesso la riduzione allo stato laicale, ma cinque anni dopo, nel 2010, trascinando nell’indagine della procura di Savona non solo Ratzinger, ma anche chi per anni lo ha protetto.

    Il vescovo Dante Lafranconi, le cui parole del gip Fiorenza Giorgi, costretta ad archiviare per prescrizione, comunque restano lapidarie e pesanti come un macigno.

    “la disposta archiviazione nulla toglie alla pesantezza della situazione palesata dalle espletate indagini dalle quali è emerso come la estrema gravità delle condotte criminose del Giraudo non fosse stata per nulla considerata; dai documenti, perfettamente in linea con l’atteggiamento omissivo del Lafranconi, risulta – è triste dirlo – come la sola preoccupazione dei vertici della Curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima e come principalmente (per non dire unicamente) per tale ragione l’allora vescovo di Savona non aveva esercitato il suo potere-dovere  di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli. Altrettanto triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del Giraudo e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue “attenzioni”.

    Oggi, non solo a Savona, gli organi di informazione italiani sembrano caduti in un buco nero ed essersi dimenticati la recentissima storia sulla quale scrissero per settimane, finita persino al noto programma LE IENE.

  • Gli spergiuri del Papa Emerito – Sia in Germania che in Italia

    Gli spergiuri del Papa Emerito – Sia in Germania che in Italia

    Nelle settimane scorse un’inchiesta di Die Zeit aveva criticato l’operato di Benedetto XVI, ai tempi in cui era arcivescovo di Monaco e Frisinga. Secondo il giornale ci sono prove del fatto che abbia coperto un prete pedofilo.

    Dal Vaticano immediata la smentita del suo segretario, mons. Georg Gaenswein: «L’affermazione che egli fosse a conoscenza degli antefatti», ovvero accuse di abusi sessuali, «al momento dell’ammissione del padre Peter Hullermann è falsa. Di tali fatti precedenti non aveva alcuna conoscenza».

    Per i media italiani, tranne pochissimi, la notizia è quella che il Papa Emerito respinge le accuse, nei fatti neppure avanzate da vittime o associazioni, ma da una Commissione d’inchiesta condotta dallo studio legale Westpfahl Spilker Wastl.

    Par davvero strano nessuno ricordi la recentissima storia del Papa Emerito (poi dimesso), che nel 2004 (prima di diventare papa) fu trascinato in tribunale da un avvocato di Houston (Texsas) per intralcio alla giustizia. Nel 2005, diventato Papa, uscì da quel processo, reclamando in quanto capo di Stato, l’immunità.

    Pare strano pure, che nessuno ricordi il suo coinvolgimento in casi italiani, come quello di don Nello Giraudo a Savona, quello di don Pietro Tosi a Ferrara (dal cui stupro nacque Erik Zattoni) oppure quello dell’Istituto cattolico per bambini sordi Provolo di Verona, fu proprio il suo papato a volere la commissione di inchiesta nel 2010, che però finì nel nulla insieme al caso di don Nicola Corradi, poi condannato in Argentina a 42 anni di carcere per altri stupri, sempre su bambini sordi dell’Istituto Provolo, questa volta quello sudamericano, al quale Ratzinger lo lasciò a capo.

    Giornalisticamente oggi, limitare al fatto che il Papa emerito ha respinto le accuse di Monaco dimenticando la sola cronaca scritta ieri, da chi oggi pare avere un buco nero nella mente, trovo sia davvero di cattivo gusto ed offensivo per il pubblico, quasi preso per stupido da chi invece dovrebbe illuminarlo.

    Zanardi

  • OLTRE IL GRANDE SILENZIO – #ItalyChurchToo

    OLTRE IL GRANDE SILENZIO – #ItalyChurchToo

    Nasce il Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia #ItalyChurchToo.

    Presentazione pubblica degli obiettivi e del programma, con l’intervento di alcuni sopravvissuti e testimoni.

    15 febbraio 2022, ore 10.30 sulla piattaforma Zoom e in diretta sulle pagine Facebook delle associazioni aderenti – Info e accrediti: italychurchtoo@retelabuso.org

  • Come il pesce, l’indagine vaticana in Spagna puzza dalla testa

    Come il pesce, l’indagine vaticana in Spagna puzza dalla testa

    Come il pesce – di Francesco Zanardi – Il quotidiano spagnolo EL PAIS annuncia che attraverso il suo corrispondente Daniel Verdù, ha consegnato nelle mani del papa una sorta di dossier “Spotlight spagnolo” di 385 pagine, che dettagliano 251 casi riferiti al periodo tra il 1943 e il 2018. Un arco temporale importante, ma che proprio per questo fa sorgere alcune perplessità, sopratutto sui silenzi della Spagna e del suo Governo, che come quello italiano – controcorrente al resto d’Europa – “delega” le indagini anziché alla magistratura o agli organi competenti e super partes dello Stato , a chi invece per anni li ha insabbiati e che oggi, probabilmente per paura di un secondo esito CIASE, con tutti i conflitti d’interesse del caso, corre ai ripari trasformandosi forse per spirito natalizio, da carnefice in improbabile buon samaritano.

    La critica della Rete L’ABUSO vuole essere costruttiva e per nulla un attacco alla lodevole iniziativa, non si può però non chiedersi perché consegnare queste informazioni al Vaticano, che molto probabilmente le ha già in gran parte nei suoi archivi, e perché non al Governo, chiedendo di istituire una commissione indipendente che faccia chiarezza ?

    D’altra parte 250 casi in più di 70 anni sono il segno che si è toccata appena la punta dell’iceberg e c’è parecchio di più da indagare.

    Basta pensare che nella sola Australia risultarono responsabili di abusi sui minori lo stesso numero di sacerdoti, 250, ma l’Australia ha anche un organico di soli 3.100 preti, mentre la Spagna ne ha all’incirca 25.000, ben 3000 in più della Francia. La metà di quelli in organico nella sola penisola italiana, che a differenza dei 250 documentati in Spagna in settanta anni, qui in soli quindici, ne conta più di trecento, di cui ben 160 condannati in via definitiva dallo Stato. Casi di cui però la stampa italiana non parla. Una pandemia, sia nella sua unicità che nei silenzi di CEI e Vaticano.

    È la stessa coerenza dei dati sistematicamente emersi dalle commissioni di inchiesta indipendenti in tutto il mondo a dire che quel dato lodevole ma insufficiente, va indagato ulteriormente, ovvero approfondito seriamente e non da una istituzione non credibile e colma di conflitti di interesse come la chiesa. Anche per sua stessa tutela!

    Purtroppo riteniamo disastroso qualora questa indagine di natura giornalistica, se pur lodevole, non si evolvesse in direzione di una indagine governativa, limitandone così la risposta della chiesa spagnola al solo dato emerso giornalisticamente e non dagli inquirenti o dalle informazioni a loro fornite dalle gerarchie, ma da quel poco che malgrado lo sforzo, la stampa ha potuto acquisire.

    Verrebbe sconvolto persino lo stesso ruolo dei media, che hanno dovere di informare, fare inchieste giornalistiche, ma in questo caso sostituirebbero l’organo giudicante, a ulteriore danno per le vittime, che mai potranno portare in un’aula giudiziaria articoli di giornale, per quanto veritieri e dettagliati.

    F.

  • Andato troppo presto:  Philip James Saviano  23 giugno 1952 – 28 novembre 2021

    Andato troppo presto: Philip James Saviano 23 giugno 1952 – 28 novembre 2021

    Visualizza il nostro tributo a Phil (il PDF viene scaricato sul tuo dispositivo) Boston Globe Tributo a Phil – SERVIZI

    “La verità prevale” – Jan Hus

    “Saviano è ciò di cui non si vede abbastanza in questa tragica storia; un vero sopravvissuto, un esempio vivo e stimolante di un uomo che ha lottato per venire a patti con quello che è successo e ha trionfato.Margery Eagan, BOSTON HERALD 2002

    La biografia di Phil Saviano

    Il suo nome “Phil Saviano” è diventato noto alle vittime di abusi del clero in tutto il mondo nel 2016, grazie alla sua interpretazione nel film vincitore dell’Oscar, “Spotlight”. Tuttavia, le persone negli Stati Uniti, specialmente quelle strettamente coinvolte nello SNAP, la rete dei sopravvissuti degli abusati dai preti”, sapevano ormai da quasi 25 anni del coraggio, della compassione e della generosità di spirito di Phil.

    Fu alla fine del 1992 che ruppe il silenzio sulle aggressioni sessuali subite durante l’infanzia da parte del prete della diocesi di Worcester, MA, David Holley. Le sue rivelazioni portarono a notizie in prima pagina sul Boston Globe e su USAToday . Nel 1996, dopo aver ottenuto l’accesso ai file personali di Holley, Phil ha raggiunto un accordo legale con la diocesi. Con un trionfo unico, è diventato la prima vittima conosciuta di abusi del Massachusetts a risolvere un caso senza restrizioni nel parlare liberamente di ciò che aveva appreso. Ha portato a una storia del Boston Globe con un titolo che era predittivo del futuro lavoro di Phil, “He Refuses To Be Silent”. L’anno successivo, ha formalizzato il suo intervento verso altre vittime e ha istituito il capitolo SNAP del New England.

    Nell’agosto 2001, il team di Spotlight Investigation del Boston Globe lo chiamò per quello che sarebbe diventato un incontro storico. Il capo della squadra, Walter Robinson, aveva appena ricevuto l’ordine dal nuovo caporedattore del giornale, Marty Barron, di approfondire il caso del prete pedofilo John Geoghan. L’invito di Phil a incontrare il team è arrivato dopo tre conversazioni telefoniche con Robinson, che si è reso conto che la profonda conoscenza di Phil sulla questione sarebbe stata molto utile quando la sua squadra ha avviato le indagini. La presentazione di Phil ai quattro giornalisti è andata avanti per quasi quattro ore. Il giornalista di Spotlight Mike Rezendes lo ricorda come “un seminario di livello universitario sulla questione degli abusi del clero cattolico”.

    Durante il conferimento con i giornalisti del Globe per i mesi successivi, Phil ha anche rilevato e ampliato il nascente sito Web di SNAP. Ciò che ha creato è diventato una risorsa educativa per i giornalisti e il pubblico. Nel 2002, quando il problema degli abusi del clero è esploso in una delle più grandi notizie nazionali del decennio, il sito Web è diventato un’ancora di salvezza, collegando e mobilitando i sopravvissuti agli abusi del clero negli Stati Uniti. Alla fine di quell’anno storico, poco prima che il cardinale Law si dimettesse dall’arcidiocesi, Phil rinunciò al suo ruolo di leader volontario alla guida del capitolo SNAP, cercando una vita più tranquilla e un lavoro retribuito. È passato ad altri progetti, ma ha continuato a gestire il sito Web SNAP, ora in una posizione retribuita, fino al 2007.

    I suoi altri contributi a SNAP includono due mandati nel consiglio di amministrazione di SNAP. Ha accompagnato il team SNAP e CCR nel loro tour stampa europeo del 2011 dopo aver presentato alla Corte penale internazionale dell’Aia le accuse secondo cui i funzionari vaticani stavano commettendo crimini contro l’umanità . Nel 2013, ha gestito il sito Web e ha contribuito a convocare la prima SNAP Global Conference, a Dublino, in Irlanda. Alla sua conferenza annuale nel 2015, SNAP ha presentato a Phil il suo Pioneer Award. Il video della presentazione e il suo discorso di accettazione sono contenuti altrove su questo sito.

    Attraverso 25 anni di attivismo, Phil ha mostrato una straordinaria capacità di prosperare, sia fisicamente che emotivamente, nonostante le esperienze che potrebbero far deragliare gli altri. Questo tratto sembra risalire alla sua infanzia. In una lettera dal carcere del 1995, p. David Holley ha ricordato il ragazzo di 12 anni che aveva molestato. “Anche in tenera età”, scrisse, “Phil aveva molto talento e possedeva una personalità notevole”. Non ci si potrebbe aspettare tali parole di elogio da un molestatore seriale di bambini. Tuttavia, indipendentemente dal suo talento o personalità, i ripetuti assalti che ha subito da parte del sacerdote hanno lasciato il segno.

    Anni dopo, quando era un giovane al college, Phil era ossessionato dalle ricadute psicologiche dei suoi abusi. Attraverso una profonda introspezione e due estati di viaggi solitari in autostop attraverso l’Europa, è riuscito a tirarsi fuori da un crollo emotivo. Con una visione più illuminata del mondo e del suo posto in esso, iniziò a rimettere in carreggiata la sua vita.

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