Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Il punto della Rete L’ABUSO

  • Come per i crimini di Auschwitz – Roma da meta turistica di fede a teatro per gli abusi del clero su minori tra i silenzi di Governo e stampa

    Come per i crimini di Auschwitz – Roma da meta turistica di fede a teatro per gli abusi del clero su minori tra i silenzi di Governo e stampa

    Dal Washington Post di oggi, a firma di Stefano Pitrelli l’interessante articolo sul tour operator Oattravel (Grand Circle Foundation) di Boston e sulla richiesta di capire meglio gli abusi sessuali del clero in Italia, più noti all’estero che nel paese in cui vengono commessi.

    Francesco Zanardi e Peter Loewe, presso la sala della Stampa Estera di Roma

    La curiosità dell’estero sulle censure e fake news degli organi di informazione italiani e le inadempienze del Governo non sono una novità. Già nel 2018, proprio a causa dell’evidente e a dir poco sospetto silenzio della stampa italiana sui fatti di cronaca, la Stampa Estera in Italia volle incontrare presso la sede di Roma la Rete L’ABUSO, per capire quanto taciuto o incorrettamente riportato dalla stampa italiana.

    La grave situazione dell’Italia all’estero è ben nota (anche tramite ECA Global, presente in 42 paesi e di cui Zanardi è fondatore) e confronto agli altri paesi industrializzati del pianeta, appare come qualcosa di medioevale tanto da attirare persino la curiosità dei turisti, più informati di noi dalla stampa dei loro paesi su ciò che accade nel nostro.

    Il tour operator presenta così l’incontro con Francesco Zanardi, vittima e fondatore dell’unica realtà italiana in tutela delle vittime sopravvissute al clero cattolico;

    “ Esplora Roma • Argomento controverso: lo scandalo degli abusi sessuali della Chiesa cattolica in Italia con l’avvocato delle vittime Francesco Zanardi.

    Attività esclusiva di OAT: le scoperte di oggi presentano l’ argomento controverso di come l’Italia ha gestito lo scandalo degli abusi sessuali della Chiesa cattolica con il sopravvissuto e avvocato Francesco Zanardi. Sebbene possa essere difficile da ascoltare, questa conversazione farà luce su un argomento importante che spesso non viene discusso in questo paese profondamente reverenziale. 

    Pomeriggio: Verso le 14:15, ci ritroveremo con il nostro gruppo e inizieremo a camminare verso la nostra prossima destinazione: lo studio di un artista locale nel quartiere Quadraro di Roma. All’arrivo, intorno alle 15:30, incontreremo Francesco Zanardi, fondatore e presidente di Rete L’Abuso, un’associazione dedicata a perseguire giustizia per gli italiani che sono stati abusati sessualmente dal clero cattolico romano. Essendo lui stesso un sopravvissuto, purtroppo Francesco è molto adatto a parlare con noi dell’argomento controverso di come il Vaticano e le autorità italiane hanno gestito decenni di accuse di abusi. Anche se l’ora che trascorriamo con Francesco sarà molto emozionante, farà luce anche su una questione importante che spesso viene nascosta sotto il tappeto in Italia, dove la Chiesa è profondamente venerata e più o meno immune dalla supervisione del governo.

    Francesco è cresciuto, come quasi l’80% degli italiani, nella fede cattolica. Nel 1980, quando Francesco aveva 11 anni, il parroco della sua parrocchia iniziò a maltrattarlo. Di conseguenza, ha lottato per decenni per venire a patti con il trauma a cui è stato sottoposto da bambino, sapendo per tutto il tempo che il suo aggressore non avrebbe mai dovuto affrontare alcuna conseguenza.

    A differenza di molti paesi di lingua inglese ed europei, dove gli abusi del clero sono ampiamente segnalati e la giustizia è regolarmente servita, l’Italia è stata estremamente riluttante a perseguire il clero colpevole. Ciò è dovuto in parte a quanto sia venerata la Chiesa cattolica nella società italiana, e in parte ai Patti Lateranensi del 1929, che istituirono un Vaticano indipendente e sostanzialmente esentarono la Chiesa cattolica romana dalle leggi italiane.

    La Chiesa è responsabile di svolgere le proprie indagini in Italia e nel mondo. Tuttavia, poiché considera la pedofilia un crimine morale contro Dio piuttosto che un crimine fisico con vittime umane, raramente persegue la punizione penale. I preti accusati vengono invece inviati in centri di riabilitazione, trasferiti in diverse parrocchie, posti agli arresti domiciliari o, solo nei casi più gravi, sconsacrati. (Almeno 11 chiese italiane hanno fornito asilo agli abusatori stranieri che sono indagati nei loro paesi d’origine.)

    Ma le autorità italiane non sono esenti da colpe: quando lo scandalo degli abusi sessuali ha raggiunto il culmine in Europa nel 2010, il presidente italiano, Giorgio Napolitano, ha definito le accuse “un attacco senza riserve alla Chiesa e al Papa”. Anche i media italiani sono stati praticamente in silenzio sullo scandalo, riportando occasionalmente casi esteri ma raramente nazionali. Di conseguenza, esistono pochissimi dati sull’entità degli abusi clericali in Italia. Nel 2014, le Nazioni Unite hanno pubblicato un rapporto feroce accusando il governo italiano e il Vaticano di promuovere un “codice del silenzio” e di proteggere la reputazione della Chiesa sul benessere delle vittime di abusi in Italia.

    A causa di questa estrema mancanza di trasparenza, è molto difficile per le vittime italiane trovare sostegno. In tutto il Paese, infatti, esiste un’unica associazione di vittime: Rete L’Abuso. Francesco è stato ispirato a creare l’organizzazione nel 2010, dopo aver assistito a una protesta di un gruppo di vittime americane a Roma. Rete L’Abuso tiene traccia di tutti i sacerdoti italiani accusati e condannati dal 2000. L’elenco comprende attualmente 151 sacerdoti indagati o in attesa di processo o condanna, e 154 condannati dallo Stato. Rete L’Abuso ha sostenuto fino ad oggi 930 vittime e, con l’aiuto di 20 avvocati che lavorano pro bono, l’associazione ha aperto 15 processi contro il clero abusivo. Francesco ha anche citato l’Italia alle Nazioni Unite per violazione dei diritti dei bambini.

    Dopo che Francesco avrà condiviso con noi la sua commovente storia, avremo circa 45 minuti per porre qualsiasi domanda. Francesco è desideroso di sensibilizzare sui blocchi stradali che le vittime italiane stanno affrontando, quindi le sue risposte saranno senza dubbio sincere.”

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  • Belve senza embargo – Una cultura criminale che padre Hans Zollner ribattezza

    Belve senza embargo – Una cultura criminale che padre Hans Zollner ribattezza

    Di Francesco Zanardi – Nelle dichiarazioni rilasciate a “The Tablet” padre Hans Zollner – Presidente del Centro per la protezione dell’infanzia del Vaticano – sottolinea la necessità di assistere i preti pedofili, fino a recluderli a vita, ma sottolinea anche “volontariamente e in case gestite dalla chiesa”.

    Gesuita come il suo padrone fa una astuta e ingannevole dichiarazione, in quanto 1): quelle strutture già esistono, sono le carceri di cui ogni Stato è fornito, 2): perché mai limitarle ai preti e non a tutti i criminali pedofili ? Con il colletto da prete o meno sono comunque pedofili, o sbaglio?

    Ma quindi, perché mai la necessità di tali strutture per le quali la chiesa, magari, chiede anche sostegno economico allo Stato? Chieda piuttosto allo Stato di occuparsi del problema, anche sotto l’aspetto del monitoraggio medico e terapeutico del paziente pedofilo – prete o meno – d’altra parte se l’interesse vero sono i bambini, perché questa differenza?

    Certo, non serviva l’acutezza di padre Zollner per scoprire, nel 2021, che i pedofili sono ad altissimo rischio di reiterazione. Questo, soprattutto la chiesa dovrebbe saperlo bene, date le direttive (segrete fino al 2001) che già nel 1962 aveva attuato, informandone nuovamente nel 2001 i vescovi “La direttiva è tutt’ora in vigore”. Zollner su questo pecca di ignoranza! Sta a vedere che non sa neppure che il papa emerito fu incriminato in Texas per aver ricordato ai vescovi la direttiva, intralciando la giustizia. Si salvò dal processo solo perchè papa: chiese l’immunità.

    Lo stesso Zollner che imbarazza persino la prestigiosa università di Harvard, dove tiene un simposio per le vittime ma senza vittime presenti.

    Rivelazioni pari alla scoperta dell’acqua calda fatte ai media e subito riportate con clamore, come quella di papa Francesco «La violenza su un bambino è un omicidio psicologico». Da anni ne parlano psicologi e riviste serie come LEFT. Qui il loro ultimo articolo, a cura di Federico Tulli, antecedente alle ovvietà vecchie di vent’anni dette da Bergoglio, che non è improbabile abbia preso spunto proprio da LEFT.

    Tuttavia, restando nel concreto, ora che finalmente il papa ha capito il problema: perché allora lo dice solo ai media e non si rivolge a tutti i lacchè che ha nella politica italiana? Potrebbe risolvere davvero il problema delle vittime di cui il Vaticano non si vuole fare carico.

    A una sua richiesta farebbero immediatamente a gara srotolandosi come zerbini ed almeno, anche in Italia, potremmo assistere le vittime, oggi abbandonate dallo Stato, e non solo i criminali pedofili sostenuti dallo Stato per amicarsi il Vaticano.

    Una volta tanto potremo persino evitare a Bergoglio la solita straziante frustrazione di ringraziarsi per auto acclamazione.

    Giuro! lo faremmo noi e sarebbe persino sincero e autentico!

    Tornando alle strutture per i preti criminali, e si, c’è un tacito accordo tra lo Stato italiano e il Vaticano che già dal 2010 fornisce di fatto l’impunità ai preti criminali.

    Come facciamo a saperlo?

    Ce lo segnalarono per primi i sacerdoti di Perugia, da quanto traspare nella missiva, il problema non erano tanto per i bambini ma, come sempre, la loro onorabilità qualora qualcuno restasse stuprato e per disgrazia la cosa diventasse pubblica… Meglio che niente, individuammo almeno la prima struttura, Villa Sacro Cuore.

    Un tema poi approfondito e, come racconta l’inchiesta giornalistica edita in “Giustizia divina” – Ecco dove sono nascosti i preti e le suore che imbarazzano il Vaticano – ha portato all’individuazione di ben 23 strutture sul solo suolo italiano e al censimento, da parte degli autori del libro che, interrogate le 192 carceri italiane, come risposta hanno ottenuto: al momento abbiamo 5 sacerdoti in carcere, dei quali 1 condannato per pedofilia.

    Non serve un genio a capire dove siano finiti i più di 300 preti che la Rete L’ABUSO ha censito sulla mappa italiana, se non sono in carcere e non sono morti…

    Zollner non è il primo a lanciare campagne di inciviltà come questa, che ha come unico scopo quello di salvare il prete e non le sue vittime. Marco Ermes Luparia, diacono e psicoterapeuta proprio in una di queste strutture, anche lui invoca l’impunità al fine del recupero. Anche lui non parla delle vittime, ma solo di salvare i criminali che le hanno ridotte tali.

    A “The Tablet”, quasi scocciato Zollner afferma; “Ogni volta che la Chiesa ha sottolineato che aveva anche il dovere di prendersi cura dei colpevoli, la gente l’ha subito accusata di pensare ancora una volta più ai colpevoli che alle vittime, ha detto Zollner. Ma non era questa l’intenzione qui. Si trattava di impedire a più minori di diventare vittime.”

    Stride molto la presunta affermazione di Zollner – tutta da dimostrare – che si tratterebbe di non voler produrre altre vittime e non di salvare il prete, quando puntualmente vediamo preti come don Rugolo denunciati alla chiesa, che immediatamente vengono trasferiti. Altri che, dopo il carcere, tornano in parrocchia come don Massaferro ecc.

    Sembra più della serie “se ci beccano abbiamo il paracadute per il prete”. Anche perchè, nei fatti, quale vittima è stata mai aiutata o indennizzata dalla chiesa? Gli unici indennizzi alle vittime li ha dati la giustizia dello Stato, non certo il Vaticano, che più di venti anni gira intorno al problema senza risolverlo.

    Una mancanza di responsabilità e civiltà tipica di tutte le culture criminali, come quella vaticana, che mettono in primo piano non la persona ma l’istituzione; la propria onorabilità; i possibili danni e, solo poi la persona (vittima), ma rea di aver creato il problema reclamando un suo diritto.

    2021 anni di esperienza non solo pedocriminale, ma comunque riconosciuta senza pari in ogni angolo del mondo dove il Vaticano è arrivato, tanto da meritare lo slogan “dove c’è un prete pedofilo, c’è una chiesa che lo protegge”.

    Zanardi

  • Carcere a vita, o ALTERNATIVA al carcere?

    Carcere a vita, o ALTERNATIVA al carcere?

    Non è chiaro.

    Leggendo l’articolo di Padre Hans Zollner “Detenzione nelle case della chiesa proposta per preti abusatori” Emergono subito alcune questioni che non ci sentiamo, in coscienza, di tacere.

    Il riferimento a questi “luoghi” – una sorta di “carcere a vita” per i preti pedofili – risulterebbe una sorta di “obbligo”?

    Il presupposto dal quale parte l’autore di questa proposta, che è il Presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana (CCP), da poco trasformato in Istituto di Antropologia, studi interdisciplinari sulla dignità umana e sulla cura delle persone vulnerabili (IADC), è il fatto che il pedofilo ripete il reato, non si ferma. Ma di quale pedofilo si sta parlando?

    Quello “presunto”, ovvero quello per il quale non vi è ancora stata una condanna da parte dello Stato, quello che non è ancora stato denunciato o non lo sarà mai perché la vittima non riesce a denunciare? Oppure quello che “solo la chiesa” conosce perché la vittima si è rivolta ad un organismo ecclesiastico che mette tutto a tacere? Di quale categoria di prete pedofilo parliamo?

    Se non è ancora stato condannato e non ha scontato la sua pena in carcere si pongono almeno tre problemi:

    • Questi luoghi sono dunque una alternativa al carcere perché i preti hanno una sorta di privilegio rispetto agli altri cittadini che commettono lo stesso reato? (oppure sarebbero un “dopo-pena”?)
    • E chi stabilisce la loro colpevolezza se non subiscono un giusto processo? E se fossero, per assurdo, innocenti?
    • “Carcere a vita”, ovvero senza fine pena. E se i preti volessero andarsene? In base a quale norma/obbligo/motivo sarebbero costretti a rimanervi per sempre? Non sarebbe una sorta di abuso nei loro confronti? E i preti dimessi dallo stato clericale? Loro sarebbero “liberi”?

    Inoltre viene elegantemente glissato il tema delle vittime. Padre Zollner, con un doppio salto mortale, sposta l’attenzione sulla prevenzione: “Ogni volta che la Chiesa ha sottolineato che aveva anche il dovere di prendersi cura dei colpevoli, la gente l’ha subito accusata di pensare ancora una volta più ai colpevoli che alle vittime – ha detto Zollner – ma non era questa l’intenzione qui. Si trattava di impedire che più minori diventassero vittime”.

    Evita così di ricordare che le vittime reali esistono. Le vittime reali sono persone che hanno subìto dei danni che li accompagneranno per tutta la vita: il disturbo post-traumatico non si cura con l’Aspirina o un antibiotico per 10 giorni. Quanti non riescono ad affrontare un malessere così atroce e si suicidano? Ogni vittima ha provato almeno una volta a farla finita, ed è una tentazione sempre in agguato.

    Il danno subìto richiede un indennizzo. Padre Zollner ha abilmente scelto di non vedere l’altra faccia della medaglia, quella scomoda, quella fastidiosa, quella che mette il dito nella piaga di questa Chiesa che continua a far finta di affrontare seriamente il problema.

    Unico merito di questa proposta? Riconoscere, da parte di un organismo ecclesiastico, quale l’ “Istituto di Antropologia, studi interdisciplinari sulla dignità umana e sulla cura delle persone vulnerabili (IADC)”che il prete pedofilo non smette di essere tale, e che la chiesa ha il dovere di occuparsene a vita (ovvero non basta ridurlo allo stato laicale e lavarsene le mani!).

    Come Comitato Vittime & Famiglie della Rete L’ABUSO non ci accontentiamo di queste proposte che, ancora una volta, sembrano un goffo tentativo per illudere l’opinione pubblica.

    Quando la Chiesa si metterà davvero a fianco delle vittime?

    Cristina Balestrini

    Comitato Vittime & Famiglie della Rete L’ABUSO

  • ITALIA – In tutto il paese lacrimano monsignori e cardinali – E le vittime si indignano !

    ITALIA – In tutto il paese lacrimano monsignori e cardinali – E le vittime si indignano !

    È certo che le continue lacrimazione che negli ultimi mesi avvengono oramai dal nord al sud d’Italia non sono certo indice di pentimento, più probabilmente solo la spending review avviata da papa Francesco per scongiurare il default del Vaticano.

    L’ultimo a finire nella rete è niente popò di meno che il Presidente della CEI, il cardinale Gualtiero Bassetti, a cui è deflagrato tra le mani, nella sua diocesi a Perugia, don Vincenzo Esposito. Nell’ordinanza si legge ‘privo di autocontrollo e in preda ai suoi impulsi’. Dettaglio che è sfuggito puntualmente non solo ai parrocchiani, diciamo a partire da loro…

    A Milano invece abbiamo l’arcivescovo Mario Delpini, in pool position al resto d’Italia in quanto la diocesi milanese che già vanta ben 47 casi in soli 15 anni, tolto il caso di don Mauro Galli (da lui personalmente insabbiato, con l’aiuto di monsignor Pierantonio Tremolada, prima che papa Francesco li nominasse entrambi vescovi; uno di Milano, l’atro di Brescia) che oramai è giunto alla condanna anche in appello.

    All’attivo tuttavia Delpini vanta ben 4 nuovi casi;

    don Emanuele Tempesta –accusato di molestie a 7 minori tra i 7 e i 13 anni;

    l’ex seminarista Leonardo Gualdoni – accusato di molestie da una 15enne adescata nella parrocchia dove faceva l’aiutante dopo aver lasciato il seminario;

    don Alberto Lucchina, vero tasto dolente, al momento abbiamo in carico una sola sua vittima. Ma dalla corrispondenza tra la stessa e la diocesi, emerge che potrebbe non essere l’unica. Tanto che scusandosi la diocesi chiede se è forse lei una… La lista non è proprio così ridotta, infatti dopo la nostra pubblicazione, don Lucchina si è auto sospeso.

    C’è poi un altro caso di un don di Milano, per il momento però essendoci indagini in corso preferiamo riservarci.

    Ma scendiamo al sud, a Enna dove il reo confesso (almeno nelle intercettazioni della Procura di Enna) monsignor Rosario Gisana si trova alle prese col caso di don Giuseppe Ruglolo, un prete che già da seminarista abusava.

    Qui molto interessanti le dichiarazioni del vescovo di Piazza Armerina, che attacca di petto il Vaticano e la CDF. Infatti Gisana reclama su Il RESTO DEL CARLINO di aver segnalato alla CDF, ma risposero che non interessava, in quanto don Rugolo adesso era prete e non più un seminarista.

    Gisana a questo punto, abbandonato dal Vaticano – e che qualora si fosse rivolto alla magistratura lo avrebbe mandato a fare il vescovo a Pantelleria – chiede asilo per il sacerdote accusato di abusi a Enna, al vescovo di Ferrara, che senza indugi ed alcuna restrizione , glielo concede.

    Tra incontri con i più piccoli e campeggi di una settimana (sempre con i più piccoli), don Giuseppe Rugolo continua la sua missione pastorale, da Enna a Ferrara.

    Ci sono poi il cardinale Angelo Bagnasco e il suo successore Marco Tasca, che nella “rigidità e grande trasparenza” seguito della tolleranza zero di papa Francesco, non dicono nulla di don Franco Castagneto e frate Luca Maria Bucci… chissà che fine hanno fatto dopo le gravi accuse.

    Ve lo diciamo noi !

    Don Franco Castagneto è sempre al Santuario di Crea da quando è fuggito da Albaro. Bucci invece vaga indisturbato come sempre nel genovese, tra carità e opere di bene.

    Poi c’è don Rampino e il suo vescovo mons. Michele Seccia, “dammi l’IBAN, il vescovo è d’accordo”, vogliamo farti un regalo per il matrimonio.

    C’è persino l’attuale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Francisco Ladaria, grazie a lui il pedofilo don Gianni Trotta, dopo la riduzione allo stato laico, stuprò altri bambini. Ma Bergoglio lo ha fatto ugualmente prefetto dell’organo che dovrebbe vigilare.

    Malgrado la lista dei monsignori disobbedienti sia notevole in Italia, a fronte di tutto ciò che attualmente dimostra anche il fallimento degli sportelli e delle commissioni diocesane, che puntualmente vedono fuggire (fortunatamente) le vittime per le inadempienze della diocesi di turno. Ma qui papa Francesco tace, persino di fronte alle accuse di un suo vescovo (Gisana) che avrebbe dovuto sospendere all’istante per aver palesemente insabbiato e violato (insieme al vescovo di Ferrara) il suo “rivoluzionario” (a detta dei soli giornali ma non delle vittime) Motu Proprio, il Vos estis lux mundi, che riporta la chiesa 20 anni indietro blindando ulteriormente le già difficili possibilità per le vittime italiane di ottenere giustizia e un congruo indennizzo dei danni, come pochi giorni fa ha nuovamente ribadito l’ONU al Vaticano.

    Riguardo le lacrimazioni beh, potreste asciugarle con comunicati stampa che escono dalle vostre diocesi. Avete presente quei fogli di carta dove scrivete la solita lagna davvero irriverente per i sopravvissuti, tra il v.s. presunto dolore, stupore e vicinanza a vittime e famiglie, le stesse che vi raffigurano quanto il demonio in terra per gli orrori di cui siete impuniti responsabili.

    Magari, se proprio dovete farli i comunicati, che so, metteteci almeno un po’ di originalità. Tanto che almeno le vittime non li leggano come uno sfottò !

    Zanardi

  • Disparità di trattamento tra vittime e “protetti” – Giada vitale lamenta alla Giustizia…

    Disparità di trattamento tra vittime e “protetti” – Giada vitale lamenta alla Giustizia…

    Certo non possiamo che associarci a Giada che oramai assistiamo da ben 11 anni e che ben conosce la disparità dei Palazzi di Giustizia italiani, dove se critichi qualcuno, specie un prete ti rinviano a giudizio, se poi tu da vittima vieni insultata, anche sui social, tutto passa in cavalleria.

    di Giada Vitale – Vittima di don Marino Genova, condannato in via definitiva a 4 anni e 10 mesi

    “Sono sette anni in cui vengo diffamata di persona e a mezzo social.

    I commenti sono sempre stati molto offensivi e con lo stesso tenore come : ” io nel mio piccolo sono riuscito ad arrivare a una conclusione: Giada voleva trxxxxxe con don Marino al no del don ha messo su tutto questo”… ” a questa donna speculativa gli è piaciuto e adesso vuole essere pagata come una p..”
    Non per ultimo leggo:” Tu conosci quella bambina? Hai letto gli atti processuali? Ti assicuro che non è una bambina ma na z” ecc. ecc.

    Ma per la procura di Larino queste persone non hanno commesso nulla che potesse dar seguito ad un procedimento penale. Ciò chiaramente le autorizza a continuare ad offendermi perché impunite. Più passa il tempo e più giungo a concludere che la Procura di Larino ogni qualvolta si trova a cospetto con una querela fatta da me, decide in maniera arbitraria di archiviare senza iniziare nemmeno le indagini. Vorrei capire per quale ragione io debba subire tutte queste diffamazioni che sembrano essere, seppure in maniera indiretta, ignorate dalla PM.

    Ma il succitato reato, a Larino, per Giada Vitale non esiste, quindi siete autorizzati a diffamarmi visto che non sarete mai puniti. “

    Giada

  • E’ Leonardo Gualdoni l’ex seminarista indagato a Cuggiono

    E’ Leonardo Gualdoni l’ex seminarista indagato a Cuggiono

    Il segreto di Pulcinella della diocesi più grande di Europa barcamenata da monsignor Mario Delpini, vescovo malgrado il papa sapesse delle coperture già in favore di don Mauro Galli.

    E’ Leonardo Gualdoni – dopo don Tempesta, entrambi difesi dallavvocato Mario Zanchetti, membro della Commissione Diocesana – il nome che forniamo lamentando l’assenza di totale trasparenza promessa dalla chiesa di Bergoglio e tanto acclamata dai media, che però non fanno domande al clero e ancora meno all’unica associazione di vittime italiane.

    Ben quattro casi attualmente aperti nel milanese, ma nessun mezzo di informazione che li renda noti e che neppure chieda doveroso conto a Bergoglio di questo scandalo e soprattutto delle sue dichiarazioni che oramai cadono nel vuoto dal 2013.

    Il Giorno è l’unica testata italiana che con grande serietà professionale ha fatto due conti semplicemente consultando la nostra mappa delle DIOCESI NON SICURE; LOMBARDIA 47 casi in 15 anni. Ma le vittime accusano: “Troppi i silenzi”

    Lo facciamo come sempre noi sopravvissuti ai pedofili col collarino, allo Stato e stampa nazionale, malgrado non prendiamo nessun finanziamento pubblico, ma al prezzo del silenzio ne facciamo volentieri a meno. E’ solo una questione di coscienza che 11 anni fa, da sopravvissuti agli stupri del clero cattolico che nessuno ha ancora umanamente risarcito – sia lo Stato Che la Chiesa – ci siamo voluti assumere e che con serietà portiamo avanti.

    Zanardi

  • ENNA – Remissione di querela, il Presidente della Rete L’ABUSO farà opposizione al decreto penale di condanna

    ENNA – Remissione di querela, il Presidente della Rete L’ABUSO farà opposizione al decreto penale di condanna

    Francesco Zanardi – Ho accettato ieri presso il Comando Provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Savona la remissione di querela dietro la quale il Tribunale di Enna mi aveva notificato una condanna per direttissima (cioè senza neppure sentirmi) condannandomi per diffamazione.

    Una condanna incomprensibile persino per lo staff legale dell’associazione che presiedo, Rete L’ABUSO, il quale non solo non ravvisava alcuna diffamazione, ma solo una più che legittima presa di posizione in difesa un nostro assistito, che vedeva la stessa Procura della Repubblica di Enna, scivolare sulla competenza territoriale sia dal Pubblico Ministero che dal GIP che la convalidò.

    Mi rifiuto – per ora – di entrare nel merito di quanto emerso dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, che malgrado le palesi ammissioni di aver insabbiato il caso, tutte agli atti, vede il vescovo Rosario Gisana persino parte lesa.

    Continua a breve…

     

  • Accusato di abusi sessuali a Genova e rimesso in servizio al santuario di Crea

    Accusato di abusi sessuali a Genova e rimesso in servizio al santuario di Crea

    Il corto braccio della giustizia vaticana fallisce ancora e malgrado l’ammissione di responsabilità di fronte al cardinale Angelo Bagnasco, don Franco Castagneto resta per ora prete impunito dalla chiesa.

    Fu nascosto dalla diocesi di Genova presso il santuario di Crea, come dimostra l’articolo già nell’agosto 2019, subito dopo lo scandalo che ha coinvolto prima la parrocchia di Sori e dopo quella di Albaro.

    Oggi protetto dall’ala del vescovo di Casale mons. Gianni Sacchi, è tutt’ora li, in piena libertà di movimento malgrado la potenziale pericolosità sociale.

  • Emanuele Tempesta – Don Panighetti non voleva farlo prete, ma poi passò grazie a Di Tolve

    Emanuele Tempesta – Don Panighetti non voleva farlo prete, ma poi passò grazie a Di Tolve

    Un profilo al quanto turbato quello di don Emanuele, attaccato eccessivamente a paramenti e ideologie, questo quanto emerge dai racconti di chi lo conosceva ma soprattutto dal giudizio negativo di don, oggi mons. Luigi Panighetti (rettore nel primo biennio) che già nel 2015 riteneva che Tempesta non dovesse diventare prete e non dovesse procedere al successivo quadriennio.

    Il suo percorso in seminario infatti fu rallentato due anni proprio per questo motivo, ma poi mons. Michele Di Tolve (per soli 5 anni rettore del seminario) lo fece ugualmente prete.

    Si sa, le vie del signore sono infinite e la scappatoia la si trova sempre.

    Come la si è trovata per l’altro sacerdote milanese che malgrado citino come ex seminarista, tuttavia ha abusato in parrocchia dove faceva l’aiutante e dalla quale non è mai stato allontanato, se non per la misura cautelare emessa dal gip di Milano Alessandra Clemente.

    Un altro triste esempio del fallimento della chiesa e della finta tolleranza zero del papa, che ancora una volta fa vittime minori incautamente affidate dai genitori alle cure del clero.

    Malgrado la richiesta di silenzio della procura, la diocesi ha pensato bene di interrompere intercettazioni e tutto ciò che la procura avesse messo in tatto in fase di indagine.

    Ci auguriamo che almeno per questa continua fuga di notizie che anche questa volta ha reso vana l’indagine, qualcuno paghi sul serio.

    Lo stesso, per chi gli ha permesso di fare un campo di 15 giorni, con adolescenti, a Bardonecchia.

    Zanardi

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  • L’Arcivescovo Delpini nella “tempesta”, solo a Milano (tolto don Galli), almeno altri quattro i casi attualmente seguiti dalla Rete L’ABUSO

    L’Arcivescovo Delpini nella “tempesta”, solo a Milano (tolto don Galli), almeno altri quattro i casi attualmente seguiti dalla Rete L’ABUSO

    Nella sola giornata di oggi, solo nel milanese, ben due casi di abusi sessuali da parte di religiosi. Uno arrivato all’arresto cautelativo di don Emanuele Tempesta, accusato di molestie su sette minori tra i 7 e gli 11 anni e fatto rientrare a Milano ieri in fretta e furia dagli inquirenti, nell’intento di non traumatizzare i minori che in quel momento erano con lui ad un campo estivo organizzato dalla parrocchia a Bardonecchia.

    Poche ore dopo la notizia battuta dall’agenzia ANSA, sempre a Milano, questa volta a Cuggiono, il decreto della procura di divieto di avvicinamento ad una ragazzina, a carico questa volta di un seminarista L. G..

    Poi c’è il caso di don Alberto Lucchina, tutt’ora pendente presso la diocesi di Milano, che non sa mai nulla e si sorprende addolorata, ma intanto le raccomandate di convocazione le manda agli indirizzi giusti, chissà come fanno ad individuare le vittime dopo la denuncia, anche quando questa è anonima.

    Un vero MIRACOLO !

    Ce ne sarebbe ancora uno denunciato all’autorità civile e altri monitorati dall’osservatorio permanente della Rete L’ABUSO che al momento ne documenta più di 300 solo in Italia. Sugli altri per ora manteniamo il riserbo, a meno che a chiedere informazioni non sia la Procura.

    Da notare che funziona proprio bene “il Referente diocesano per la tutela dei minori che ha la finalità di accogliere le segnalazioni relative a presunti abusi su minori“. leonardo gualdoni

    Francesco Zanardi

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