Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Il punto della Rete L’ABUSO

  • #Pedofilia, Papa Francesco ha fortemente difeso il record della Chiesa cattolica romana sulla lotta contro gli abusi sessuali da parte di sacerdoti? La BBC intervista la Rete L’ABUSO

    #Pedofilia, Papa Francesco ha fortemente difeso il record della Chiesa cattolica romana sulla lotta contro gli abusi sessuali da parte di sacerdoti? La BBC intervista la Rete L’ABUSO

    In una rara intervista con un giornale italiano, il Papa ha detto che “nessun altro ha fatto di più” per sradicare la pedofilia.

    Ha detto che la Chiesa aveva agito con trasparenza e responsabilità, ma era l’unica istituzione ad essere stata attaccata.

    Il mese scorso, l’ONU ha fortemente criticato il Vaticano per non aver debellato la pedofilia e per consentire che si insabbi.

    Statistiche “Shocking”

    Nella sua intervista al Corriere della Sera pubblicato il Mercoledì, Papa Francesco ha detto: “La Chiesa cattolica è forse l’unica istituzione pubblica ad aver agito con trasparenza e responsabilità.

    «Nessun altro ha fatto di più. Eppure la Chiesa è l’unica ad essere stata attaccata.”

    Il Papa, che festeggerà il suo primo anniversario della sua elezione a fine mese, ha anche elogiato il suo predecessore, emerito Papa Benedetto XVI, per cambiare l’atteggiamento della Chiesa nei confronti dei sacerdoti predatori, dicendo che era stato “molto coraggioso”.

    Ha anche messo in dubbio il fulcro del dibattito, dicendo: “. Le statistiche sul fenomeno della violenza contro i bambini sono scioccanti, ma mostrano anche chiaramente che la grande maggioranza degli abusi sono effettuate in ambienti familiari o di vicinato”

    Unrapporto delle Nazioni Unite negli scandali di abusi pubblicato il mese scorso ha invitato il Papa a “rimuovere immediatamente” tutti i sacerdoti noti o sospettati pedofilia.

    Il Vaticano è anche accusato di preferire sistematicamente la “salvaguardia della reputazione della Chiesa e del presunto autore del reato, anziché la tutela dei minori vittime” – cosa che il Vaticano ha strenuamente negato.

    Il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo (CRC) ha detto che la Santa Sede dovrebbe aprire i suoi file sui membri del clero che hanno “nascosto i loro crimini”, in modo che possano essere ritenuti responsabili dalle autorità.

    Papa Francesco, ha istituito una commissione per indagare sui crimini sessuali commessi da sacerdoti e di prendersi cura delle vittime, ma finora ha fatto pochissime azioni pubbliche circa gli scandali che hanno scosso la Chiesa negli ultimi anni.

    No ‘grandi cambiamenti’

    Il leader di un gruppo italiano che rappresenta le vittime di abusi sessuali del clero sostiene che ci sono poche azioni concrete da parte del Vaticano che non ci sono stati “grandi cambiamenti” sotto il pontificato di Francesco.

    Francesco Zanardi della Rete L’Abuso, ha dichiarato alla BBC: “I casi di abusi sui minori da parte di sacerdoti continuano ad accadere, in tutta Italia, e dei casi che abbiamo denunciato non abbiamo visto alcun intervento.”

    “Il Papa fa queste dichiarazioni, ma poi il Vaticano non risponde alle Nazioni Unite, non impone l’obbligo che i vescovi debbano denunciare i preti accusati nei tribunali e non affrontarli internamente.”

    Zanardi ha anche attaccato la copertura degli scandali di abusi, dicendo che i media in Italia “adorano” Papa Francesco.

    “Noi che lavoriamo su questo tema, vediamo la realtà delle cose. La realtà è molto diversa da quello che dicono i media”.

    Il fondatore del sito web statunitense, BishopAccountability.org, Terence McKiernan, è stato più diretto nelle sue critiche, lamentando che il Papa non aveva semplicemente omesso di chiedere scusa ai bambini che erano stati abusati, ma non aveva nemmeno espresso dolore.

    Ha detto “E ‘sorprendente che a questo ritardo, Papa Francesco ricicli tale retorica stanca e difensiva”.

    Papa Francesco ha utilizzato l’intervista, anche per ammettere che lui è a disagio con la raffigurazione che viene fatta di un “superman” che lascia il Vaticano di notte per nutrire i senzatetto.

    Ha detto al giornale: “Il Papa è un uomo che ride, piange, dorme con calma e ha amici come tutti gli altri. Una persona normale.».

    I suoi commenti sono su un nuovo settimanale interamente dedicato alla sua vita, chiamato Il Mio Papa, in edicola in Italia.

    http://www.bbc.com/news/world-europe-26448075

  • SAVONA; le accuse in Mozambico e l’archiviazione che incrimina don Ilario Verri (calunniò la Rete L’ABUSO) e don Luciano Cominotti

    SAVONA; le accuse in Mozambico e l’archiviazione che incrimina don Ilario Verri (calunniò la Rete L’ABUSO) e don Luciano Cominotti

    N. 2408/2013 R.G.N.R. Mod.21

    Procura della Repubblica

    presso il Tribunale di Bergamo

    RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE

    – artt. 408/411 c.p.p., 125 e 126 D.Lv. 271/89 –

    Al Sig. Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Bergamo

    Si trasmettono, con richiesta di archiviazione ai sensi degli artt. 408 c.p.p. e 125 disp. att. c.p.p. – gli atti del procedimento penale indicato in epigrafe, iscritto nei confronti di VERRI Ilario per il reato previsto e punito dall’art. 609 c.p .. Con nota 225/A/2013/68990/3462/Ufil-l”(punt) del 15.1.2013, il Servizio Centrale Operativo del Ministero dell’Interno Italiano comunicava a questo Ufficio che l’Unità Nazionale Europol aveva raccolto una segnalazione relativa ad abusi sessuali commessi da due sacerdoti italiani missionari in Mozambico nei confronti di minori.

    La denuncia proveniva da un soggetto che aveva svolto attività di insegnamento in Mozambico; il denunciante avrebbe altresì effettuato analoga comunicazione all’Ambasciatore del Mozambico a Bruxelles, al Commissario per gli Affari interni, nonché alla Polizia Criminale e all’Autorità Giudiziaria Portoghese.

    I denunciati abusi sarebbero stati commessi da Padre Ilario VERRI e Padre Luciano COMINOTTI, appartenenti alla Congregazione dei Padri Dehoniani, impegnati in un orfanotrofio sito in Guruè Zambezia c.p. 109, Centro Polivalente Leao Dehon, gestito e/o sotto il controllo dell’autorità ecclesiastica.

    Le condotte quindi integravano la violazione dell’art. 609 bis e quater del codice penale italiano (puniti con una pena edittale da cinque a dieci anni di reclusione); sussisteva pertanto la competenza di questa A. G. ai sensi dell’art. 10 c.p.p. e dell’art. 9 c.p. italiano che “il cittadino che commette in territorio estero un delitto per il quale la legge italiana stabilisce l’ergastolo o la reclusione non inferiore nel minimo a tre anni, è punito secondo la legge medesima, sempre che si trovi nel territorio dello Stato”.

    Sussiste altresì la competenza italiana ai sensi dell’art. 604 c.p. secondo cui “le disposizioni di questa sezione, nonché quelle previste dagli artt. 609 bis, 609 ter, 609 quinquies, 609 octies e 609 undecies si applicano altresì quando il fatto è commesso ali’ estero da cittadino italiano, ovvero in danno di cittadino italiano, ovvero dallo straniero in concorso con cittadino italiano”.

    L’acquisizione della documentazione relativa all’indagine effettuata dal Dipartimento di Investigazione di Lisbona ( attesa la nazionalità del denunciante), non ha apportato elementi di novità rispetto a quanto già dichiarato da Joao Gomes de Oliveira, ma ha consentito di riscontrare almeno parzialmente le sue dichiarazioni, rendendo verosimile la ricostruzione dei fatti e conferendo iniziale credibilità anche alle dichiarazioni relative ai sospetti di abuso sessuali.

     

    pag. 2 di 2 
    PROCURA DELLA REPUBBLICA presso il Tribunale di Bergamo

    Il denunciante – sentito a SIT in Barcellona (E) con commissione rogatoria alla presenza del P .M. italiano – ha confermato le dichiarazioni rese a suo tempo a tutte le Autorità Giurisidizionali con le quali aveva avuto modo di interloquire.

    In particolare, rimandando alla completa lettura delle sue dichiarazioni, Joao Oliveira affermava di aver ricevuto confidenze da un ragazzo di nome xxxx che gli avrebbe confidato di aver subito abusi sessuali non meglio descritti da Padre Cominotti, e che il ruolo dell’indagato VERRI sarebbe limitato a tolleranza di tali abusi.

    Al di là della scarsa descrizione delle condotte, e quindi dell’impossibilità di valutare se le medesime costituiscano violazione della norma penale ipotizzata, deve evidenziarsi che non è neppure chiara l’età della persona offesa, in modo che non può neppure apprezzarsi se e in quali termini possa configurarsi una qualche condotta di violenza o minaccia ovvero di abuso sessuale aggravato dalla qualità dell’indagato.

    Del resto, le eventuali condotte addebitabili al VERRI – anche nella versione accusatoria resa dal denunciante – sarebbero qualificabili come omissive ex art. 40 cpv. c.p.; può in tale direzione dubitarsi che il VERRI avesse un qualche obbligo giuridico di impedire l’evento contemplato dalla norma ipotizzata, e che pertanto costituisca reato a suo carico.

    Infine, nessun elementi sufficiente è emerso neppure in merito a presunti viaggi organizzati da Padre VERRI con finalità “sessuali”; al di là infatti della competenza funzionale della Procura Distrettuale di Brescia ex art. 51 c.p.p., i testi escussi xxxxx, xxxxxx e xxxxxx ( e altresì lo stesso indagato) hanno escluso qualunque finalità diversa dal mero volontariato missionario, e in tale direzione non riscontrano le dichiarazioni del denunciante.

    Peraltro, i testi contestano di avere ricevuto le confidenze (riferite invece da Joao Gomes de Oliveira) in merito a condotte criminali di P. VERRI.

    La difficoltà di reperire gli ulteriori testimoni indicati dal denunciante, e la nazionalità delle persone informate sui fatti (spesso non italiane, come del resto lo stesso denunciante), unitamente alla mancata collaborazione delle Autorità Giudizarie del Mozambico che non hanno ritenuto di dare seguito alla rogatoria, non consentono a questo Pubblico Ministero di proseguire nelle indagini.

    Bergamo, 27 febbraio 2014

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  • PERUGIA: Denunciati monsignor Giuseppe Chiaretti e monsignor Gualtiero Bassetti per presunte responsabilità nella vicenda di don Lucio Gatti

    PERUGIA: Denunciati monsignor Giuseppe Chiaretti e monsignor Gualtiero Bassetti per presunte responsabilità nella vicenda di don Lucio Gatti

    Sarà depositata domani mattina dalla Rete L’ABUSO, presso la Procura della Repubblica di Perugia documentazione nella quale si chiede di esaminare sotto il profilo penale, eventuali responsabilità “omissive e di controllo” dei vescovi, relative al caso di don Lucio Gatti, condannato lo scorso 31 gennaio.

    I due vescovi per i quali si chiede di indagare, sono monsignor Giuseppe Chiaretti e monsignor Gualtiero Bassetti.

    Come abbiamo avuto conferma dal caso savonese di monsignor Dante Lafranconi, all’interno degli uffici delle diocesi, ci sono i fascicoli personali di ogni sacerdote, accessibili solo ai vescovi, ed è verosimile ritenere che anche presso la diocesi di Perugia il vescovo disponga del fascicolo di Lucio Gatti.

    Per i vescovi che vengono a conoscenza dei crimini commessi dai sacerdoti appartenenti alle loro diocesi, dovrà valere pur sempre la responsabilità stabilita dal secondo comma dell’art.40 del codice penale secondo il quale “Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.”

    E’ quanto emerge dalla ordinanza del GIP del Tribunale di Savona dell’8 maggio 2012, che ha ravvisato la responsabilità di un vescovo. Dante Lafranconi, il quale ha coperto pedofili e non ha fatto nulla per impedire che potessero continuare ad abusare di minori.

    Da quanto emerge anche nelle denunce, dalle conversazioni con i vescovi registrate da alcuni testimoni, emergerebbe chiaramente che la Diocesi fosse informata, lo dimostrerebbe altrettanto chiaramente il meccanismo “da manuale” che la diocesi ha applicato, solo dopo che il caso è balzato agli onori della cronaca.

    Per questo motivo è molto importante che venga fatta chiarezza, che siano verificate le eventuali responsabilità della Diocesi e dei suoi legali rappresentanti.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Nazionale della Rete L’ABUSO

    Genova 10-02-2014

  • Francesco Zanardi: «Bergoglio ignavo coi preti pedofili»

    Francesco Zanardi: «Bergoglio ignavo coi preti pedofili»

    Cosa fa il papa contro gli abusi dei prelati ? «Nulla». La denuncia di Francesco Zanardi, molestato da un parroco quando aveva 11 anni. «La Chiesa non denuncia i carnefici, ma li ricolloca».

    di Giovanna Faggionato

    Chissà se durante la funzione liturgica, quando la litania del Confiteor si alza fino alle volte vaticane, i cardinali mettono l’accento sull’ultima parola: «Confesso a Dio padre e voi fratelli che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni».
    E di omissioni, secondo il rapporto del Comitato Onu sui diritti dei bambini presentato il 5 febbraio a Ginevra, il Vaticano ne ha compiute molte: «Non ha riconosciuto la portata dei crimini commessi, non ha adottato le misure necessarie per affrontare i casi di abusi sessuali su minori e per proteggere i bambini». Ha invece usato «politiche e pratiche» che hanno permesso la prosecuzione delle violenze e favorito l’impunità degli autori.
    LA CHIESA, UN MURO DI GOMMA. «Chi denuncia i crimini dei sacerdoti si trova di fronte a un muro di gomma», si è sfogato con Lettera43.it Francesco Zanardi, vittima di un prete pedofilo all’inizio degli Anni 80, oggi attivista gay e fondatore dell’associazione L’abuso.
    La sua organizzazione raccoglie le denunce, assiste chi ha subito violenze e mantiene i contatti con le all’organizzazioni all’estero.
    «Quando abbiamo iniziato a confrontarci a livello internazionale», racconta, «è emerso che il metodo utilizzato dalla Chiesa in molti casi era lo stesso: spostare i sacerdoti, e addirittura affidare loro comunità di ragazzi in difficoltà, magari orfani».
    MOLESTATO IN PARROCCHIA. La sua storia è esemplare. Nel 1982 fu molestato da un prete, Nello Giraudo, quando aveva 12 anni, ma trovò la forza di denunciarlo solo nel 2008.
    Si rivolse ai responsabili della diocesi, scoprendo che la pericolosità del suo carnefice era già nota dal 1980. Il sacerdote si era persino autodenunciato nel 2002, ma la sua riduzione allo Stato laicale è stata chiesta solo nel 2010, dopo che contro di lui era intervenuta la magistratura.
    Zanardi si dovuto scontrare con l’omertà di tre vescovi che si sono succeduti alla guida dell’episcopato di Savona: da Dante Lanfranconi, oggi a Cremona e vicepresidente della conferenza episcopale lombarda, a quello attuale, Vittorio Lupi, passando per il potentissimo Domenico Calcagno, oggi cardinale, che papa Francesco ha appena licenziato dalla commissione di vigilanza sullo Ior dopo appena un anno di servizio.
    Proprio Calcagno segnalò il caso di Giraudo alla Congregazione per la dottrina della fede nel 2003. A ricevere il dossier c’era Joseph Ratzinger, pronto di lì a due anni a diventare papa Benedetto XVI.
    LA RESPONSABILITÀ DEI VESCOVI. Anche Zanardi gli scrisse, nella sua continua lotta contro l’ignavia del clero. E si è persino  presentato in Vaticano indossando una t-shirt con la faccia del prete che lo ha violentato.
    Sulle intenzioni del pontefice argentino si illude poco: «Ha coperto criminali con lo stesso atteggiamento dei suoi precursori». Ma crede comunque nella giustizia. È grazie alla sua denuncia che è scattata la prima indagine in Italia contro un vescovo, Lanfranconi, accusato di aver coperto gli abusi sessuali del molestatore di Zanardi. Ora vorrebbe esportare il modello in tutta Italia: «Stiamo provando a far passare il principio per cui i vescovi devono rispondere di ciò che avviene nella loro diocesi».

    DOMANDA. La sua è una battaglia difficilissima.
    RISPOSTA.
     La nostra associazione si appoggia su 15 avvocati. Stiamo usando la sentenza su Lafranconi come riferimento nelle altre cause che assistiamo in giro per l’Italia.
    D. Papa Francesco par aver portato una rivoluzione in Vaticano. Pensa che vi possa aiutare nella vostra lotta?
    R. Jorge Bergoglio è simpatico, ma per ora non ha cambiato niente. Anzi, anche lui sta proteggendo i colpevoli.
    D. Come fa a dirlo?
    R. Le faccio un esempio. Ha rimosso il nunzio apostolico in Repubblica Domenicana, Josef Wesolowski, accusato di pedofilia e di abusi su minori. Però lo ha riportato a Roma. Perché non ha lasciato agire la giustizia? La stessa cosa si può dire per il prete ricercato dall’Interpol che si è rifugiato a Parma.
    D. Insomma nessun passo avanti?
    R. Finché il Vaticano vuole giudicare da sé questi casi sfuggendo al diritto nazionale non si risolverà nulla.
    D. Ci può spiegare la sua storia?
    R. Fui molestato da un prete, Nello Giraudo, quando avevo 11 anni. Le violenze sono continuate per altri cinque anni, fino a quando ho smesso di frequentare la parrocchia. Il bello è che aveva già abusato di un bambino in un altra parrocchia, a Valleggia (frazione di Quiliano, nel Savonese,ndr). Ed era stato anche denunciato. Ma l’allora vescovo di Savona, Dante Lafranconi, si limitò a trasferirlo a Spotorno, dove la vittima fui io.
    D. Poi cosa è successo?
    R. Ho avuto una lunga storia di tossicodipendenza.
    D. Un modo per fuggire da quella brutta esperienza?
    R. Ognuno reagisce a suo modo. Ho avuto aiuto da un altro prete, don Carlo Rebagliati. Era economo della curia: mi diede una mano col lavoro.
    D. Di cosa si occupava?
    R. Avevo una ditta di impianti elettrici e informatici. E gestivo anche i servizi per la diocesi. Così mi ritrovai a frequentare gli ambienti della Chiesa.
    D. E così ha scoperto che quello che era accaduto a lei continuava a perpetuarsi.
    R. Nell’estate del 2005 ero davanti al duomo di Savona. Passò di lì don Giraudo e un ragazzo, vedendolo, commentò: «Quel porco di merda».
    D. Capì subito il perché di quella reazione?
    R. Sì, infatti andai immediatamente a chiedere al ragazzo la ragione di quell’insulto.
    D. E cosa scoprì?
    R. Che la curia aveva permesso a don Giraudo di andare in un campo scout della parrocchia.
    D. Incredibile.
    R. Abusò di quel ragazzo in cucina, mentre lavava i piatti. Lo prese da dietro, toccandolo. Il ragazzo riuscì a scappare e si nascose per ore. Alla fine si confidò con un capo scout.
    D. E furono presi provvedimenti?
    R. Non accadde nulla. In seguito ho scoperto che due dei responsabili scout erano il fratello e la cognata di Giraudo.
    D. Perché il ragazzino non ha urlato mentre subiva la violenza?
    R. Non urlavo nemmeno io. Alcune molestie avvenivano quando c’erano altre persone. Un motivo in più per non gridare, perché poi chi la gestisce la vergogna?
    D. Cosa ha fatto una volta scoperta l’ennesima violenza di Giraudo?
    R. Decisi di parlarne con la curia. E l’allora vescovo di Savona, Domenico Calcagno, mi disse: «Guarda che lo puoi avere sulla coscienza».
    D. Un modo per dirle di tacere.
    R. E io invece continuai a parlare e a fare rumore. Per tutta risposta non mi pagarono per 15 mesi.
    D. Da quanto era nota la condizione di Giraudo?
    R. C’è una lettera inviata nel marzo del 2010 dal segretario della Congregazione, Luis Ladari, al successore di Calcagno, il vescovo Vittorio Lupi, che dice tutto (leggi la lettera)
    D. Tutto cosa?
    R. Ladari scrisse: «Mi riferisco al caso del reverendo Giraudo, che fu denunciato nel 1980 per abuso di minori e che nel 2002 manifestava al vicario generale la propria tendenza pedofila». E specificò anche che Calcagno aveva segnalato il caso alla congregazione nel 2003.
    D. Quindi la Congregazione sapeva dal 2003 e il vescovo da molto prima. Almeno vent’anni?
    R. C’è tutto scritto negli atti del processo contro Giraudo e Lafranconi. Il vicario della diocesi ha dichiarato con parole terribili che il primo «serio incoveniente» si era avuto nei primi Anni 80, quando una mamma aveva denunciato il prete per aver palpato il suo bambino (leggi gli atti della sentenza).
    D. E cosa successe allora?
    R. Il vescovo Dante Lafranconi gli permise di gestire una casa famiglia a Orco Feglino. Di quei ragazzi nessuno avrebbe preso le difese. Succede spesso che ai preti pedofili vengano affidate tali strutture: a Verona è successo con l’istituto dei sordomuti Provolo.
    D. Ma come è stato possibile?
    R. Il vicario della diocesi di allora disse che don Nello decise di aprire la comunità «per vincere la sua dolorosa solitudine». E che Lafranconi non sapeva se «ammirare la generosità di questo sacerdote o se riprovare un’iniziativa gravida di incognite».
    D. E quanto è rimasto in quella comunità?
    R. Fino a quando Calcagno gli chiese di lasciare lasciarla nel 2003. «Ti sono vicino con la preghiera», gli scriveva. Però gli diede la responsabilità di una parrocchia, togliendogli solo la catechesi ai bambini.
    D. Che ruolo ebbe Calcagno in questa storia?
    R. Quando Giraudo parlò apertamente della sua pedofilia, Calcagno scrisse a Ratzinger per sapere cosa fare e poi più volte a monisgnore Charles Scicluna, il promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede. Lo incontrò anche a Roma nell’aprile del 2006.
    D. Per dirgli cosa?
    R. La Congregazione voleva che Giraudo chiedesse la dispensa da sacerdote. Calcagno, invece, chiese a nome del prete che la congregazione rivedesse il giudizio «troppo severo»(leggi la lettera).
    D. Dopo Calcagno arrivò un altro vescovo Lupi: sapeva anche lui?
    R. Lo ha ammesso in un’altra lettera: ha scritto che Calcagno lo aveva informato nel 2009. E poi anche io l’ho avvertito chiedendogli di assumersi le sue responsabilità (leggi).
    D. Ma non cambiò nulla.
    R. Ancora nel 2010 la Congregazione scrisse a Lupi chiedendo di Calcagno nel 2006: «Essendo ormai trascorsi quattro anni le invito cortesemente a informare questo dicastero sull’evoluzione del caso» (leggi il documento).
    D. Insomma, alla fine è dovuta intervenire la magistratura.
    R. Sì, tanto che Lupi avvertì la Congregazione delle indagini e chiese come avviare la procedura per far tornare Giraudo allo stato laicale.
    D. E tutti questi documenti sono agli atti del processo?
    R. Sì, perché sono riuscito a far perquisire la sede della diocesi. Non è semplice che una procura entri in una parrocchia. Convinsi il magistrato perché sapevo perfettamente dove il vescovo teneva i documenti. Mi avevano anche dato un appartamento in parrocchia.
    D. Addirittura?
    R. Era un modo per tenermi vicino a loro.
    D. E come è finita?
    R. Giraudo ha patteggiato ed è stato condannato a un anno di reclusione. Però per la prima volta il magistrato ha deciso di accertare la responsabilità di omissione di un vescovo, Lafranconi, con riferimento all’ex articolo 40 del codice penale. Anche se poi tutto è caduto in prescrizione.
    D. Quindi ha ammesso la responsabilità del superiore?
    R. Il magistrato ha scritto che Lafranconi «risponde penalmente dei fatti commessi dai soggetti nei confronti dei quali è garante». Significa che il vescovo ha il dovere di sorvegliare sulle azioni dei preti della sua diocesi, come se fosse un datore di lavoro.
    D. Questo potrebbe cambiare le cause per pedofilia?
    R. Ora i vescovi potrebbero essere finalmente obbligati a denunciare. Una rivoluzione. In questo senso nel 2012 c’è stato un altro documento giudiziario importante.
    D. Quale?
    R. La sentenza contro don Luigi Gatti, un altro prete che ha patteggiato, indicava le responsabilità dei superiori che hanno invitato le vittime a non presentare denuncia.
    D. Il muro di gomma, quindi, potrebbe cadere?
    R.
     Ci proviamo, stiamo citando le due sentenze nelle cause che stiamo seguendo in tutta Italia. Ma non è facile andare contro il Vaticano.
    D. Lei pensa che il problema sia solo nella Chiesa?
    R.
     A volte sembra essere più preoccupata per la salute psico-fisica del pedofilo e il suo buon nome che verso le vittime degli abusi.
    D. Addirittura.
    R.
     Nel 2010 in Liguria hanno organizzato una fiaccolata in favore di un parocco Luciano Massaferro, condannato per pedofilia. E sono passati di fronte alla casa della vittima.
    R. Quale è la responsabilità della Santa Sede?
    D.
     Il Vaticano impone il segreto e invita al silenzio. Questi casi – delitti contro la morale li chiamano – sono regolati dalla direttiva Crimen sollecitationis del ’62. Benedetto XVI l’ha aggiornata nel 2001 con De delictis gravioribus ma ha mantenuto l’impegno alla segretezza.
    D. Il sistema continuerà a proteggere i colpevoli?
    R. Lo fa ancora con gli stessi metodi. Qualche mese fa uno dei nostri avvocati ha portato per una visita suo figlio all’ospedale pediatrico Cardarelli di Napoli. E sa cosa ha scoperto?
    D. Cosa?
    R. Che il capellano dell’ospedale è Giovanni Palmieri, prete accusato di pedofilia e prosciolto perché ritenuto dal tribunale incapace di intendere e di volere. L’hanno mandato tra i bambini malati. Noi abbiamo denunciato questo scandalo, ma a nessuno sembra interessare.

    Sabato, 08 Febbraio 2014

    http://www.lettera43.it/cronaca/francesco-zanardi-bergoglio-ignavo-coi-preti-pedofili_43675121646.htm

  • FERRARA: il parroco ha violentato mio figlio di 3 anni

    FERRARA: il parroco ha violentato mio figlio di 3 anni

    Il drammatico racconto di Daniel, il papà che sorprende il vicino di casa, il parroco, mentre tocca nelle parti intime il figlio di 3 anni. La denuncia e subito dopo i soprusi per mano del parroco.

    Oltre alla tragedia, l’uomo si trova tutti contro, viene perseguitato nel vero senso della parola. Ma non molla, per amore del figlio e per amore del prossimo e grida “quell’uomo deve pagare”.

    Il 5 febbraio 2014 arriva dal tribunale di Ferrara la richiesta di rinvio a giudizio per don Andrea Margutti, uno spiraglio di luce per l’uomo, come tanti, troppi che vengono messi alla gogna per avere avuto il coraggio di denunciare di aver subito un crimine. Il suo racconto.

  • FERRARA: il parroco ha violentato mio figlio di 3 anni. Intervista telefonica al papà. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    FERRARA: il parroco ha violentato mio figlio di 3 anni. Intervista telefonica al papà. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Ferrara 7-2-2014

    Il drammatico racconto di Daniel, il papà che sorprende il vicino di casa, il parroco, mentre tocca nelle parti intime il figlio di 3 anni.

    La denuncia e subito dopo i soprusi per mano del parroco. Oltre alla tragedia, l’uomo si trova tutti contro, viene perseguitato nel vero senso della parola. Ma non molla, per amore del figlio e per amore del prossimo e grida “quell’uomo deve pagare”.

    Il 5 febbraio 2014 arriva dal tribunale la richiesta di rinvio a giudizio per don Andrea Margutti, uno spriraglio di luce per l’uomo, come tanti, troppi che vengono messi alla gogna per avere avuto il coraggio di denunciare di aver subito un crimine.

    Il suo racconto.

  • ANCHE L’ ONU HA APPURATO CHE IL VATICANO È UNO STATO DEDITO ALLA PEDOFILIA. COMUNICATO STAMPA DELLA RETE L’ ABUSO

    ANCHE L’ ONU HA APPURATO CHE IL VATICANO È UNO STATO DEDITO ALLA PEDOFILIA. COMUNICATO STAMPA DELLA RETE L’ ABUSO

    Preti pedofili. La Rete l’Abuso vuole verità e giustizia Apriamo gli archivi e denunciamo i preti criminali.
    L’ONU condanna il Vaticano con accuse che da anni rivolgiamo al Vaticano e al clero cattolico.

    Non è più tollerabile che preti pedofili e psicopatici vengano allevati nei seminari. Chiudiamo i seminari minori dove bambini e ragazzini vengono reclutati al sacerdozio senza alcuna consapevolezza della vita affettiva e sessuale.

    Vogliamo la denuncia automatica di ogni notizia di reato alla magistratura. E’ compito dei giudici valutare a loro fondatezza e non dei vescovi. Impedire la commissione di altri reati e assicurare i criminali alla giustizia è un dovere di ogni essere umano, anche se non c’è un dovere giuridico di denuncia.

    Vogliamo l’immediata rimozione dal clero dei soggetti verso cui vengono mosse accuse di qualche fondatezza, senza aspettare i tempi spesso lunghissimi dei processi. Anche perché spesso la prescrizione impedisce anche il celebrarsi dei processi.

    Vogliamo l’immediata consegna degli archivi diocesani e vaticani dei preti responsabili di abusi sessuali alla magistratura e all’opinione pubblica, perché anche i crimini prescritti siano conosciuti.

    Vogliamo che il Vaticano e le diocesi si facciano carico, anche economicamente, del recupero psicofisico delle vittime e le risarciscano spontaneamente.

    Vogliamo che sia finalmente interrotta la pratica omertosa di soffocare gli scandali, nascondere i criminali, diffamare le vittime, negare la realtà.

    Serve una gigantesca opera di verità e giustizia.

    Finora da papa Francesco e dal suo predecessore abbiamo sentito solo chiacchiere.

    L’Ufficio di Presidenza

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2025/02/preti-pedofili-e-adulti-complici-il-corto-di-cammuso-illumina-la-sala-farina-gesti-orrendi-camuffati-da-abito-religioso.webpwp-content/uploads/2025/02/dettagli-abusi-su-minori-in-nome-di-dio-da-piu-di-25-anni-ad-aci-bonaccorsi-la-comunita-che-plagiava-le-giovani-il-video.webpwp-content/uploads/2025/02/caso-vitale-processo-rinviato-a-dicembre-messere-a-telemolise-fatti-gravissimi-perche-commessi-da-chi-ha-una-funzione-educativa.webpwp-content/uploads/2025/02/chi-lha-visto-affronta-il-prete-che-ha-abusato-di-lui-la-risposta-preghiamo-insieme-un-caso-denunciato-dalla-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2024/09/il-primo-film-sui-preti-pedofili-girato-a-savona-e-verona-sara-al-bari-international-film-festival-domenica-6-aprile.webp2014/01/31/relazione-onu-comitato-per-la-tutela-del-fanciullo-2014/

  • Giada, la vittima di don Marino Genova grida la sua rabbia. Ammette anche di avere ritrovato la forza denunciando.

    Giada, la vittima di don Marino Genova grida la sua rabbia. Ammette anche di avere ritrovato la forza denunciando.

    Mi meraviglio di me stessa, che dopo la condizione triste che sto vivendo, fatta di maltrattamenti e delle offese più cocenti che una donna possa sopportare, mi ritrovo a scoprire in me una forza nuova che mi permette di andare avanti, con la fiducia che prima o poi questa situazione finirà.

    Con la certezza che sarà stabilito il vero carnefice.

    Spero di ritrovare presto la mia strada, di dimenticare il calvario che ho vissuto e che ancora sto vivendo.

    Il sindaco non si è degnato di fare una telefonata per dare a me e alla mia famiglia una parola di conforto, decidendo di non esprimersi nemmeno in merito alle lettere anonime pubblicate sui giornali, dove diversi parrocchiani mi accusavano di aver inventato tutta la storia soltanto per fare soldi.

    Persino la Gatti, tutrice dei minori alla Regione, ha preso posizione in questa vicenda, affermando che la stampa non avrebbe mai dovuto pubblicare determinate lettere, né agire con un atteggiamento evidentemente poco deontologico.

    Io non so più davvero cosa pensare.

    La parrocchia è come se mi stesse emarginando, ho chiesto al prete di cominciare le prove del coro, ma con varie scuse non me lo ha permesso.

    Ho incontrato personalmente il Papa e gli ho spiegato in tre distinte occasioni le violenze che ho ricevuto.

    Lui ha scelto però il silenzio, probabilmente per ovvi motivi.

    La mia scelta di parlare ha una ragione precisa: mi auguro che tutte le vittime di don Marino Genova, tutte le persone che per paura o per vergogna fino ad oggi non hanno parlato, escano allo scoperto e denuncino alla Magistratura per affrontare la situazione.

    Insieme possiamo fare molto.

    Possiamo dire alla Chiesa Cattolica che non vogliamo soltanto belle parole, ma fatti.

    Possiamo dire che vogliamo far emergere la verità e che ci spieghi per quali motivi, dopo 25 anni, Don Marino Genova è stato trasferito da San Felice a Portocannone nel settembre 2005.

    Anche il Vescovo Gianfranco De Luca, subito dopo i 18 anni, mi ha abbandonata e non mi ha più pagato le cure psicologiche come mi aveva assicurato.

    Per tamponare allo scandalo, ha promesso a mia madre un lavoro come donna delle pulizie, per un onere di 340 euro, dimostrando probabilmente di aver fatto un gesto di solidarietà e dicendo che adesso col guadagno di mia madre posso continuare le terapie.

    Per fortuna, c’è tanta gente che in silenzio mi è solidale.

    Su Facebook hanno creato un gruppo di circa duecento sostenitori del prete e di oltre 1200 che chiedono “Giustizia per Giada”.

    Non sono sola, lo so che non lo sono. Assieme al sostegno e all’aiuto di queste persone che stanno combattendo la mia battaglia, riuscirò a far sì che la verità venga fuori e che si sappia dove sta la vera menzogna.

    Ringrazio la Rete L’ABUSO e l’avvocato Sergio Cavaliere che da quando mi hanno preso in carico mi stanno vicino e mi sostengono.

  • La chiesa deve aprire gli archivi e obbligare alla denuncia

    La chiesa deve aprire gli archivi e obbligare alla denuncia

    Parla l’ex vittima di un parroco, oggi fondatore di un’associazione che riunisce persone come lui

    Francesco Zanardi non odia i preti.

    Nemmeno don Nello Giraudo, il parroco che per anni lo ha violentato in una parrocchia di Spotorno: “Mi fa pena, ma anche lui è una vittima della chiesa”. Ha 43 anni, fa l’elettricista ed è portavoce di Rete l’Abuso, un’associazione di supporto per le vittime dei preti pedofili. Don Nello, dopo decenni, è stato condannato ad un anno con la condizionale. Vive dimenticato in un convento.

    Quanti anni avevi?

    Undici. Mia madre era molto cattolica, la domenica servivo la messa tre volte di fila e lei mi diceva che sarebbe venuta a controllare tutte e tre le volte. Mio padre era un padre padrone, insomma vivevo in una famiglia problematica. Don Carlo si era accorto della situazione e aveva capito che avrei avuto bisogno di uno spazio tutto mio. Mi diede una stanza nel seminterrato della parrocchia per starmene in pace. Stavo bene, smontavo le radio, mi divertivo, poi è arrivato don Nello. La prima volta mi fece sedere sulle gambe e mi masturbò. Continuò a violentarmi per diversi anni.

    Prima eri un bambino, poi come hai potuto sopportare fino a 16 anni?

    A quell’età sono scappato. A casa avevo una situazione difficile e quel luogo per me era tutto, li avevo gli amici, le persone che mi volevano bene. Quel prete violentava altri bambini, lo sapevano tutti, eppure quelle violenze sono rimaste sotto traccia per decenni. Denunciare era difficile, quasi inutile. Il vescovo di Savona, Dante Lafranconi, sapeva tutto e per toglierlo dalla parrocchia di Spotorno, quindici anni dopo, lo assegnò ad una più piccola sulle alture di Finale Ligure e gli consentì anche di aprire una comunità per bambini problematici. Una follia, ma è abbastanza comune, da quei posti isolati è ancora più difficile che escano denunce.

    Tutti sapevano? .

    Spotorno ha 5mila abitanti, certe voci giravano già prima che arrivasse don Nello, l’omertà c’è ma non solo tra le persone di chiesa.

    La tua famiglia non poteva aiutarti. E’ così per quasi tutte le vittime?

    I bambini abusati sono quasi tutti vittime di famiglie disagiate. La mia era una situazione particolarmente difficile, ma capita lo stesso in situazioni di povertà anche non estrema. Le famiglie povere si fidano dei preti e lasciano spesso i figli all’oratorio, anche perché non hanno alternative. Intendiamoci, non sto dicendo che tutti i preti sono pedofili.

    Come se ne esce, se ne sei uscito, da una situazione simile?

    Mi definisco un sopravvissuto. A 16 anni ho cominciato con la droga, eroina. Questo per dire quanto è complicato elaborare un trauma simile. Alcuni reagiscono e riescono a parlarne, parlano prima di tutto con se stessi, e già questo significa iniziare un per-corso di recupero.

    Tu quando ci sei riuscito?

    A trent’anni. Il primo rapporto sessuale l’ho avuto a 26, quando si avvicinava una ragazza prima scappavo, ero sessuofobico.

    Come si può impedire che la chiesa nasconda i preti pedofili?

    Gli archivi delle diocesi devono essere accessibili alla magistratura, la Cei deve inserire nel suo ordinamento l’obbligo di denuncia perché il processo canonico non basta. Al massimo il prete viene semplicemente spostato e quindi può continuare ad abusare. Il prete che “sbaglia” ha l’obbligo di riferire al vescovo, quindi sono le alte gerarchie che dovrebbero essere obbligate a denunciare gli abusi. Anche chi frequenta la chiesa, invece di rivolgersi al vescovo, deve avere la forza di denunciare alla magistratura.

    La tua associazione raccoglie molte denunce. La materia è molto delicata, come fate a verificare l’attendibilità delle presunte vittime?

    Siamo tutti volontari ex vittime di abusi e abbiamo sedici avvocati volontari. Il problema è serio e dobbiamo fare verifiche molto dettagliate, anche perché molti denunciano ma pochi sono disposti ad esporsi in prima persona. Ed è difficilissimo produrre materiale per mettere in moto un’azione penale, serve tempo, indagini, microcamere nascoste. Ci andiamo con i piedi di piombo quando si tratta di fare nomi e cognomi. Adesso che c’è crisi riceviamo centinaia di denunce false.

    Perché?

    Vogliono soldi, ottenere un risarcimento.

    Adesso che sentimenti provi per don Nello?

    Poverino mi fa pena, è una vittima anche lui. Ha fatto del male ma è una persona che andava aiutata, invece la chiesa lo ha esiliato e basta.

    E Papa Francesco?

    Continuo a sperare in qualcosa di buono, per il momento di chiacchiere ne ha fatte tante anche se i preti pedofili sono ancora tutti al loro posto. La loro commissione interna non mi piace, la chiesa deve smetterla con questa vocazione di risolvere le questioni al suo interno, non ha senso condannare una persona e poi permettergli di continuare ad abusare.

    Luca Fazio IL MANIFESTO

  • Processo canonico e riduzione allo stato laicale per mons. Dante Lafranconi

    Processo canonico e riduzione allo stato laicale per mons. Dante Lafranconi

     FIRMA LA PETIZIONE Queste non sono parole nostre, ma del Giudice Fiorenza Giorgi del Tribunale di Savona.

    -Da tali documenti, perfettamente in linea con l’atteggiamento assolutamente omissivo del LAFRANCONI risulta – è triste dirlo – come la sola preoccupazione dei vertici della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della Diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima, e come principalmente (per non dire unicamente) per tale ragione l’allora Vescovo di Savona non avesse esercitato il suo potere-dovere di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli;

    -Altrettanto triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del GIRAUDO e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure dei del sacerdote e rimasti vittime delle sue “attenzioni”.

    Monsignor DANTE LAFRANCONI, oggi Vescovo di Cremona ha CONSAPEVOLMENTE permesso a due criminali pedofili, don Giorgio Barbacini e don Nello Giraudo, entrambi condannati, di stuprare decine di minori.

    Inizialmente gli stupri avvenivano nelle parrocchie, ma quando arrivarono le prime lamentele, per tutelare i pedofili, anziché denunciarli, decise di concedere loro di aprire due comunità per minorenni in difficoltà.

    Così facendo scongiurò il pericolo che i due criminali venissero scoperti, in quanto i minori in affido non rientravano la sera a casa e quindi non vi era il rischio che raccontassero alle famiglie le violenze alle quali erano consapevolmente sottoposti.

    Chiediamo a Papa Francesco di essere coerente con le sue pubbliche dichiarazioni, processando e riducendo allo stato laicale un uomo INDEGNO come DANTE LAFRANCONI, un uomo la cui coscienza nefasta non gli ha permesso ancora oggi neppure di scusarsi con le decine di vittime che a causa sua trovano distrutta la propria vita.

    https://www.change.org/it/petizioni/commissione-anti-pedofilia-processo-canonico-e-riduzione-allo-stato-laicale-per-mons-dante-lafranconi