Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Il punto della Rete L’ABUSO

  • SAVONA – Il GIP del Tribunale di Savona archivia la querela di don Giuseppe Rugolo alla Rete L’ABUSO

    SAVONA – Il GIP del Tribunale di Savona archivia la querela di don Giuseppe Rugolo alla Rete L’ABUSO

    Il Giudice per le indagini preliminari Dott. Emilio Fois ha archiviato con un ragionamento lineare e coerente il procedimento penale instaurato  a seguito della querela sporta dal sacerdote Giuseppe Rugolo nei confronti del presidente della Rete L’ABUSO.

    Va premesso che il religioso è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Enna lo scorso marzo, a 4 anni e 6 mesi, per violenza sessuale su minorenni in cui si è costituita parte civile l’associazione Rete l’abuso.

    Il Giudice, ha sciolto la riserva assunta all’udienza del 4.10.2023 tenuta nel contraddittorio delle parti   sull’opposizione interposta dal religioso alla richiesta di archiviazione avanzata dal P.M. nel procedimento penale contro Francesco ZANARDI per il reato di diffamazione e di pubblicazione arbitraria di atti.

    L’organo di controllo delle indagini preliminari ha analiticamente demolito le argomentazioni strumentalmente interposte dal sacerdote confermando la fondatezza della richiesta del P.M. circa l’insostenibilità dell’imputazione richiesta dallo stesso Rugolo rendendo vana la prosecuzione delle indagini.

    Deve farsi notare che il principio che la difesa di Rugolo ha inteso far accedere in senso anticostituzionale avrebbe se accolto implicato una compressione inaccettabile della libertà di informazione una sorta di censura a prescindere perché nella sostanza il principio invocato se accolto avrebbe impedito ai cronisti di poter informare la collettività dei fatti di violenza sessuale se non dopo la sentenza definitiva e sempre modulato dall’accertamento processuale.

    E’ dunque confermato dall’importanza culturale insita nella pronuncia del Tribunale di Savona la quale, riconosciuta la continenza della notizia,  pone al centro l’interesse dei cittadini e delle cittadine all’informazione dei fatti di violenza o di abuso realizzati in ogni spazio della vita sociale e dunque non solo in quelli gestiti dalle istituzioni religiose.

  • SAVONA; i due Papi pedofili; la Rete L’ABUSO e una panchina viola.

    SAVONA; i due Papi pedofili; la Rete L’ABUSO e una panchina viola.

    La storia di Savona, piccola città ligure del nord Italia, dalla seconda metà del 1400 al centro tuttavia di curiosi casi, alcuni riconducibili ancora oggi alle crociate tra cui la leggenda di don Bertolotti. Una serie di coincidenze, compreso il fatto che nasca proprio a Savona nel 2010 – oltre alla Rete L’ABUSO – il primo focolaio italiano di sopravvissuti che riuscirà a dare a tante vittime in tutta Italia, il coraggio di uscire allo scoperto.

    Una serie di situazioni che negli anni ha portato tanti cattolici a pensare che in qualche modo l’associazione, fosse la mano della volontà divina contro il dramma della pedofilia nella chiesa. Questo per una serie fortuita di fattori indubbiamente rilevanti, che hanno popolato la storia di questa piccola città.

    Ma partiamo dalla fine… la panchina viola contro gli abusi sessuali su minori e persone vulnerabili impiantata a Savona il 24 febbraio 2024 in piazza Giulio II.

    Come dissi allora “ Una panchina colorata di viola non salva i bambini e non cura chi è stato abusato…è la società che deve farlo”.

    Questa è tuttavia in Italia la prima panchina contro l’abuso sessuale su minori e persone vulnerabili. Ne abbiamo cercate invano altre per aggregarci dando per palesemente scontato ci fosse già un’iniziativa.

    Invece nulla! Inverosimile che nessuno ci abbia mai pensato, ma i fatti sono questi, per ciò l’iniziativa ha avuto ancora più valore.

    Il fatto che si sia voluta impiantare proprio nella piazza che porta il nome di Papa Giulio II, non è affatto una casualità invece, ed è da qui che parte la nostra storia e la visione mistica ti tanti cattolici che negli anni la Rete ha soccorso e aiutato.

    “ Tutta la storia della Chiesa è attraversata da episodi di abusi e violenze sui bambini di cui si sono resi protagonisti anche numerosi pontefici. Dal 366, con Damaso I, fino al 1550, con Giulio III, se ne contano diciassette .”

    Due di questi sono savonesi oltre che parenti. Parliamo di “ Sisto IV, papa dal 1471 al 1484, noto alle cronache dell’epoca per la sua relazione con un dodicenne. “

    “ Scrive di Sisto IV il cronista suo contemporaneo Stefano Infessura: «Costui, come è tramandato dal popolo, ei fatti dimostrarono, fu amante dei ragazzi e sodomita, infatti cosa ha fatto per i ragazzi che lo servivano in camera lo insegna l’esperienza; a loro non solo donò un reddito di molte migliaia di ducati, ma osò addirittura elargire il cardinalato e importanti vescovati. Infatti fu forse per altro motivo, come dicono certi, che abbia prediletto il conte Girolamo, e Pietro, suo fratello e poi cardinale di san Sisto, se non per via della sodomia? E che dire del figlio del barbiere? Costui, fanciullo di nemmeno dodici anni, stava di continuo con lui, e lo dotò di tali e tante ricchezze, buone rendite e, come dicono, di un importante vescovato; costui, si dice, voleva elevarlo al cardinalato, contro ogni giustizia, anche se era bambino, ma Dio vanificò il suo desiderio».”

    Sisto IV era lo zio di Giulio II che diventerà papa nel 1503 e soprannominato “ il papa guerriero ”.

    Di Giulio II, “nel 1511, si documenta la storia con il piccolo Gonzaga di dieci anni”.

    Siamo nel 1550 e una pasquinata di allora recita:

    Ama Del Monte con uguale ardore

    la scimmia e il servitore.

    Egli al vago femmineo garzoncello

    ha mandato il cappello: [nda l’ha nominato cardinale]

    perché la scimmia, a trattamento uguale,

    non fa pur cardinale?»

    *Testo tratto da “ Chiesa e pedofilia ” di Federico Tulli (L’Asino d’oro ed., 2010, pp. 19-21)

    Certamente ora apparirà più chiaro il motivo e l’importanza simbolica di una panchina contro l’abuso, promossa per la prima volta in Italia dall’unica associazione che si occupa nello specifico di vittime del clero. Per questo si è scelta come primo impianto italiano piazza Giulio II. Quella dedicata allo zio Sisto IV è priva di panchine e perciò esclusa.

    Ma un altro papa toccherà la storia di Savona. In questo caso non si ha di lui notizia su eventuali tendenze pedofile. Tema che tuttavia riprenderemo immediatamente dopo in quanto la chiesa cattolica come vedremo, nel savonese lascia una storia sanguinosa e decine di vittime fino ai giorni nostri.

    Parliamo di Pio VII , prigioniero di Napoleone Bonaparte dal 1809 al 1812 proprio a Savona, per l’esattezza prima in via Pia, dove però la possibilità di scarso controllo da parte dei soldati, ben presto richiese un luogo più adeguato. La sua cella divenne la Diocesi di Savona dove ancora oggi, visitando le lussuose stanze dove era prigioniero , si conservano nelle scale interne della servitù gli spioncini, attraverso i quali era sorvegliato a vista.

    Come si può ammirare ancora oggi invece nel salone dell’ingresso di Villa Cambiaso, l’anomala installazione di una fontana attribuita al Bernini , il quale notoriamente fece quasi unicamente sculture per i papi e il clero. Anomalia che si spiega e direttamente collegata alla prigionia savonese di Pio VII il quale, una volta rinchiuso in diocesi e controllato a vista, trovò la difficoltà di poter fare arrivare in Vaticano i pizzini con i quali trasmettere gli ordini e così, con la complicità della Famiglia genovese Cambiaso, fece costruire dentro la villa una cappella, dove poter celebrare la messa e nel tragitto, trasmettere a chi di fiducia gli ordini da mandare a Roma.

    Il potere ecclesiastico è più volte passato da Savona e in Liguria non solo con Sisto IV, Giulio II e Pio VII, ma da tantissimi odierni potenti del Vaticano come il card. Bagnasco; il card. Calcagno e tanti altri.

    La storia recente ci racconta anche di un presunto tesoro templare nascosto sopra a Savona, dentro delle grotte, nell’entroterra.

    E qui appare la storia di un altro sacerdote savonese, mons. Giuseppe Giovanni Bertolotti . Figlio di contadini che improvvisamente viene in possesso di enormi ricchezze . Se pur la storia in sé è molto vaga sul come ne entrò in possesso e su di chi fossero, parallelamente, in Francia accade la stessa cosa ad un altro prete…

    Ma torniamo alla pedofilia e al caso di Varazze, luglio 1907 che ci racconta Gian Pietro Lucini nel libro “Messe nere sulla riviera” .

    “Mentre sui quotidiani italiani divampa lo scandalo degli abusi sulle piccole ospiti dell’Asilo della Consolata di Milano, di cui furono accusati due sacerdoti, il Collegio dei Salesiani della cittadina ligure è investito dalle clamorose rivelazioni del diario di Alessandro Besson, uno studente quattordicenne che descrive messe nere e riti orgiastici tra monache, preti e giovani convittori.

    In due giorni il caso Besson dalle gazzette locali passa ai quotidiani nazionali e fa scoppiare in tutto il Regno d’Italia manifestazioni di piazza, disordini, violenti scontri che a La Spezia provocano l’incendio di alcune chiese, un morto e un gran numero di arresti .

    E crisi fra il governo Giolitti e la Santa Sede, la Massoneria viene accusata di aver architettato lo scandalo. Il fronte democratico dei blocchi popolari cavalca lo sdegno collettivo per affermare la necessità di una scuola pubblica e laica, mentre quello cattolico si compatta.”

    Di certo un passato non tranquillo quello savonese che al di là dell’unicità mondiale di aver avuto due papi, poco edificante (soprattutto oggi) che questi fossero entrambi pedofili.

    Una “tradizione” che da allora come vedremo, non ha mai abbandonato la provincia ed il suo seminario, che racconta tra gli anni 70 – 90 moltissime vicende, tra fughe di seminaristi abusati e suicidi. Uno si recò fino in Vaticano, voleva parlare al papa che però non lo ricevette. Fu trovato suicida la mattina seguente in un ostello nei pressi del Vaticano.

    Ed arriviamo ai giorni nostri e all’anno 2010. Un anno importante per l’Europa che come accaduto dieci anni prima, in particolare negli USA, scopriva anche qui la pedofilia nel clero e il devastante numero di vittime ad esso connesse.

    A differenza degli altri stati l’Italia si tirò puntualmente indietro da subito, attraverso il Governo e la stessa Presidenza della Repubblica definendo « Inqualificabile campagna diffamatoria contro il Papa e la Chiesa », i diritti reclamati da tutti quei cittadini rimasti vittime.

    Savona però diventerà un’altra volta l’epicentro, ma questa volta simbolo di una battaglia di civiltà, che come nel racconto del 1907 di Besson, in poco tempo darà a decine, poi a centinaia e ancora a migliaia di sopravvissuti, la forza di uscire dalla vergogna, reagire e rivendicare giustizia.

    Nascerà da subito quasi quella che oggi è la Rete L’ABUSO, purtroppo dopo quindici anni ancora l’unica realtà italiana.

    Marco Preve racconterà su Repubblica, in un’inchiesta di Elena Affinito e Giorgio Ragnoli dal titolo “IL DIAVOLO A SAVONA”, la vicenda savonese , ancora una volta condita non solo di abusi sui minori e sutterfugi per coprire i preti pedofili, ma di intrallazzi tra chiesa e potere che ancora oggi, nello scandalo Toti riemergono come scheletri nell’armadio.

    Savona, una città che non ha mai voluto fare i conti con il suo passato, lasciando chi fu vittima tutt’oggi solo. Diverse le proposte fatte negli anni dalla Rete L’ABUSO in materia di prevenzione. Tutte inascoltate e per le quali le varie amministrazioni non hanno mai voluto sentire , neppure in campagna elettorale.

    Ancora oggi grossi problemi con la giunta comunale, per due anni ostile all’iniziativa della panchina viola contro l’abuso di minori e persone vulnerabili, ottenendo poi a colpi di diffide i permessi necessari. Alla sua inaugurazione tranne il consigliere Aureliano Pastorelli, ne Sindaco, ne nessuna Istituzione savonese invitata ha voluto partecipare, neppure con un delegato.

    Savona, città candidata nel 2027 a Capitale della cultura , e certo la cosa fa persino sorridere per l’ingenuità, ma è lecito a tutti partecipare.

  • REPLICA DELL’AVV. MARIO CALIGIURI AL COMUNICATO DEL SACERDOTE LIVIO GRAZIANO RESO ATTRAVERSO IL SUO DIFENSORE

    REPLICA DELL’AVV. MARIO CALIGIURI AL COMUNICATO DEL SACERDOTE LIVIO GRAZIANO RESO ATTRAVERSO IL SUO DIFENSORE

    Lascia basiti la sfrontatezza delle parole che il religioso ha affidato al suo difensore con cui, poco dopo la sentenza definitiva, si autoproclami innocente, rimettendosi con fiducia alla Giustizia Divina.

    A riguardo sono d’obbligo, senza alcuna pretesa di completezza, le seguenti osservazioni.

    La denuncia, tempestivamente presentata dal padre del tredicenne, ha consentito ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino, l’avvio di indagini dall’esisto granitico in grado di resistere nel prosieguo del procedimento ad ogni successivo tentativo di confutazione in fatto ed in diritto.

    Basti considerare la sequela di segnali emotivi colti sul figlio, comprovati dal numero impressionante di messaggi inviati dal sacerdote sul cellulare del ragazzino.

    Ciò ha consentito agli inquirenti, oltre che approdare ad importanti elementi di prova, di poter desumere quei tratti di personalità del sacerdote inclini al controllo compulsivo ossessivo permanente.

    Il minore è stato ascoltato in ambiente protetto e ritenuto attendibile.
    A questo punto si rivolgono due domande.

    La prima è su quale sia stato il movente che ha animato un’intera famiglia a sostenere il falso.

    La seconda se sia il caso di appellarsi alla Giustizia Divina in considerazione dell’alta rischiosità di ottenere questa volta una pena perenne.

  • Don Livio Graziano condannato a 8 anni in via definitiva

    Don Livio Graziano condannato a 8 anni in via definitiva

    Don Livio Graziano, il sacerdote della diocesi di Aversa accusato di aver più volte abusato di un ragazzino di 13anni (oggi 15enne) a lui affidato dai genitori, direttore di EFFATA APRITI e di una serie di altre comunità psicoterapeutiche per minori, è stato condannato a otto anni.

    Il padre del Ragazzo, notando un improvviso cambiamento nel figlio dopo l’affido alla comunità, aveva scoperto quanto accadeva durante un controllo del telefonino. Leggendo i messaggi si era subito insospettito e facendo qualche domanda al ragazzo, per sua stessa ammissione, aveva subito scoperto la triste verità; che il sacerdote al quale lo avevano affidato con fiducia, lo stava stuprando.

    Al momento dell’arresto, oltre alle foto del ragazzo nel telefonino del prete, la polizia aveva trovato nella sua camera preservativi, lubrificanti e una consistente quantità di contanti, 107.000€.

    Finito subito agli arresti domiciliari tuttavia il sacerdote al quale non era stato vietato l’uso di internet, ha continuato a molestare il 13enne con cuoricini sui vari profili social.

    Il padre visto il proseguire delle molestie, accompagnato dal presidente della Rete L’ABUSO, aveva voluto affrontare il vescovo di Avesa Mons. Angelo Spinillo, pregandolo in quanto superiore del sacerdote ai domiciliari in una struttura della chiesa – l’UNITALSI di Chiance in provincia di Benevento – di togliere al sacerdote la connessione internet, senza però ottenere risultati.

    Oggi la sentenza definitiva dove la Corte di Cassazione riconfermando la condanna in appello a otto anni di reclusione, ha rigettato per inammissibilità l’appello dei difensori del sacerdote.

    Il tredicenne e  i genitori che si sono costituiti parte civile, sono difesi dall’avvocato della Rete L’ABUSO Mario Caligiuri del foro di Roma mentre il sacerdote dagli avvocati Avv.ti Carlo Di Casola e Giampiero De Cicco.

    La famiglia ha espresso la gioia per questa patita sentenza che gli ha reso quella giustizia che la chiesa non ha reso.

  • L’intervento di Francesco Zanardi – Il rimprovero degli attivisti al papa

    L’intervento di Francesco Zanardi – Il rimprovero degli attivisti al papa

    *Questo testo potrebbe risultare sconnesso in quanto tradotto letteralmente dall’audio

    Intanto, la Rete L’ABUSO è attualmente l’unica realtà che in Italia monitora quanto sta accadendo.

    Ora senza spostarci troppo, poi arriviamo al caso di del Cardinale Sepe ma restiamo su quello di monsignor Gisana, la situazione italiana, il podcast la confessione svela ma in realtà quello che è il meccanismo classico solito, normale in Italia, di insabbiamento tant’è che Monsignor Gisana quando Nel 2020 Rugolo viene indagato, lo sposta a Ferrara, a Ferrara dove nessuno né Gisana, né il vescovo di Ferrara, prendono posizione in materia preventiva, ovvero noi troviamo Don Rugolo che Proietta i filmini con i bambini più piccoli, lo troviamo nell’agosto del 2020 che lui stesso, durante una messa dice ai fedeli che si assenterà 15 giorni con i più piccini per i campeggi.

     No cioè stiamo parlando di un prete Sotto indagine. Ora a prescindere che questo sia colpevole o innocente diciamo c’è un grosso sospetto no? c’è un’indagine. Diciamo che è in verosimile che quest’uomo possa essere stato mandato con dei bambini no? A fare un campeggio. Io credo che la situazione italiana, perché le regole poi del Vaticano sono le stesse in tutto il mondo, tuttavia va rilevato che mentre all’estero c’è un obbligo di denuncia Cioè ci sono degli interventi, c’è un monitoraggio dello Stato, in Italia Invece lo stato che è complice totalmente complice degli abusi sessuali che la chiesa commette in Italia, ha lasciato di fatto libero il Vaticano addirittura… Cioè ha lasciato gli imputati liberi di gestire l’affare pedofilia. Infatti in Italia Lo Stato come vedete puntualmente non interviene, come Antonio Messina ha raccontato il vescovo Gisana ha mentito durante il processo, è una cosa che normalmente chiunque di noi mente durante un processo viene ricusato e viene indagato. Invece qui puntualmente questa cosa non succede come appunto ripeto Antonio Messina ha detto anche qui la tutela non è stata nei confronti di Antonio ma è stata nei confronti del Prete imputato che adesso è condannato in primo grado e tuttavia voglio dire questo prete resta a piede libero. Le situazioni in Italia sono moltissime e questa è davvero esemplare e niente qui serve un intervento assolutamente dello Stato, se lo stato non interviene facendo rispettare le regole, di fatto le regole Qui non vengono rispettate, c’è da chiedersi dietro il motu proprio di Papa Francesco chi fa rispettare il motu proprio, esempio Gisana, restiamo sempre lì, ha secondo motu proprio, è colpevole di avere insabbiato.

    Ebbene chi interviene in Italia da parte della chiesa e da parte dello stato nei confronti di questo vescovo di fatto che ha insabbiato? Nessuno non interviene nessuno. Noi abbiamo avuto degli incontri con la Conferenza Episcopale Italiana, con i vertici e questo è un problema che loro diciamo non si pongono, non gli interessa gli sta bene Gli sta bene così. Di fatto l’Italia sta diventando negli ultimi anni soprattutto da quando è stato emesso proprio, sta diventando un collettore di pedofili da tutto il mondo, ci arrivano da qualunque nazione del mondo, vengono messi in Italia in parrocchie ed è verosimile che la chiesa, sicuramente almeno da dove li mandano, sicuramente sa di fatto, qua vengono rimessi insieme dei minori e puntualmente vengono di nuovo tutti poi tutti o quasi indagati per altri abusi sessuali.

    Cioè quindi non c’è da parte della chiesa neanche un una concreta poi prevenzione ci sono delle linee teoriche che nessuno rispetta. Abbiamo chiesto alla Conferenza Episcopale Italiana perché è verosimile pensare che chi controlla i vescovi italiani sia la conferenza episcopale, invece la conferenza episcopale dice di no. Dice che deve essere il Vaticano a farlo, ora qui capite che il problema diventa grosso chi controlla i controllori? cioè di fatto abbiamo una serie di normative da parte della chiesa che potrebbero essere anche in un qualche modo utili e qui sottolineo che comunque serve sempre l’intervento dello Stato perché la chiesa non può controllare questa cosa.

    Tuttavia malgrado potrebbero essere utili l’applicazione in Italia e purtroppo porta a questo risultato cioè una totale inutilità Anzi, una confusione perché gli stessi fedeli credono di avere i figli sicuri invece ignorano che la situazione è quella che poi è uscita nel podcast la confessione.

    Grazie Francesco yes thank you so Zero tollerance in Italy Zero tolleranza in Italia zero tolerance zero toza Italia Zero

    Aggiungo ancora una cosa in Italia io parlavo dello Stato che non interviene ma non interviene neanche nei confronti delle vittime dei preti non interviene nella tutela dei Minori ora le vittime dei preti quando subiscono l’abuso non hanno da parte della sanità pubblica non c’è una possibile assistenza non esistono dei centri dove viene trattata e rielaborata quella che poi è la patologia cioè la sindrome postraumatica da stress. La rete d’abuso proprio venerdì scorso grazie a CISMAI, è riuscita a aprire 16 punti di ascolto in Italia, in realtà sono di più sono 16 coordinamenti che coprono tecnicamente tutta Italia per riuscire a colmare diciamo questo vuoto sanitario in quanto qua le vittime non ricevono giustizia dallo stato non la ricevono Dalla Chiesa di fatto restano poi abbandonate cioè restano tutte prive di una qualunque assistenza.

    Scusate Grazie Francesco

  • Rete L’ABUSO attiva in Italia 16 sportelli di supporto psicoterapeutico per le vittime di abusi

    Rete L’ABUSO attiva in Italia 16 sportelli di supporto psicoterapeutico per le vittime di abusi

    L’iniziativa nata dalla collaborazione tra la Rete L’ABUSO e CISMAI punta a colmare la grande lacuna di fronte alla quale spesso si trovano i sopravvissuti, un supporto terapeutico adeguato.

    Sono pochi gli specialisti ei centri di cura che si lavorano del Disturbo post-traumatico da stress ( PTSD ), spesso non compreso dalla vittima, che prova disagio e difficoltà ma senza individuarne i motivi.

    Spesso anche dal medico, che finisce per indirizzare il paziente verso un CIM o sottoponendolo a terapie farmacologiche in molti casi controproducenti.

    Fino ad oggi i nostri assistiti e non, ci chiedevano indicazione su uno specialista, indicazione che non davamo a meno che nelle vicinanze non avevamo qualche terapista accreditato con la Rete in precedenti esperienze.

    Un problema che limitava la stessa associazione al servizio di ascolto e all’assistenza legale, col vuoto di poter indirizzare i nostri assistiti verso psicoterapeuti in grado aiutarli.

    Ci siamo rivolti direttamente a CISMAI che da 30 anni lavora per la prevenzione, il riconoscimento, la valutazione e la cura delle varie forme di maltrattamento a danno di bambine, bambini e adolescenti, per individuare e diffondere le procedure adatte a intervenire nelle famiglie, per offrire agli operatori coinvolti gli strumenti di tutela e sostegno.

    Il servizio è attivo in tutta Italia e si può accedere  attraverso un apposito form  dal quale si potrà inviare una richiesta al centro più vicino, richiesta che sarà gestita dalla Rete L’ABUSO e successivamente indirizzata al consulente di quella zona.

    Un grande passo avanti per il quale ringraziamo la disponibilità e l’impegno di CISMAI affinché si realizzi.

  • Il papa in visita a Verona. Nessuna parola per i 120 bambini sordomuti abusati al Provolo

    Il papa in visita a Verona. Nessuna parola per i 120 bambini sordomuti abusati al Provolo

    E ci fu persino una commissione di inchiesta voluta dal Vaticano , finita puntualmente in una bolla di sapone.

    Tuttavia queste immancabili dimenticanze da parte del Pontefice della “Tolleranza zero”, portano sempre più a pensare nei fatti, che forse abbiamo interpretato male la Tolleranza Zero.

    Di fatto almeno, non vi è prova contraria che questa non sia contro le vittime che denunciano.

    Piuttosto grave quanto precedentemente accaduto ad Enna, in occasione della requisitoria del processo a don Giuseppe Rugolo , dove lo stesso Pontefice che mai ha risposto alle missive della vittima – Antonio Messina – ha dichiarato a fronte delle omissioni al Motu proprio del vescovo;

    “Bravo, questo vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto. Per questo, quel giorno in cui andai a Palermo, ho voluto fare sosta prima a Piazza Armerina, per salutarlo; è un bravo vescovo”.

    A voi le conclusioni.

  • Come e chi alimenta la pedofilia in Italia?

    Come e chi alimenta la pedofilia in Italia?

    Premetto che questa analisi su, ciò che ritengo in una società civile una imbarazzante miseria di valori, è frutto di quasi venti anni di esperienza nella specifica materia, prima come vittima inconsapevole, poi come osservatore e poi ancora come fondatore di una Rete di sopravvissuti che, da oramai 15 anni, assiste in particolare le vittime abusate sessualmente dal clero. Una categoria particolarmente discriminata in Italia in quanto gli stessi abusanti hanno un ruolo ancora oggi di fiducia e di potere che spesso, come vedremo, non è di poca influenza. Come potrete rendervi conto nell’articolo, la categoria del clero pedofilo in Italia è così privilegiata da discriminare paradossalmente i pedofili laici, i quali non godono di una organizzazione e di una società timorata che li tutela.

    Una leva tale da mettere spesso in difficoltà persino gli inquirenti che raramente sollevano questioni verso le gerarchie che favoreggiano. Raro quanto accaduto nel caso di Tivoli, dove la Procura ha avuto il doveroso coraggio di indagare a 360° riscontrando e annotando che “il clima di omertà ambientale è molto simile a quello mafioso”.

    Il solo fatto che in Italia, a differenza degli altri paesi, esista da decenni una sola associazione che si occupa di vittime del clero dovrebbe far riflettere di suo.

    Diciamo tranquillamente che mentre negli altri paesi si ha coscienza che lo stupro di un minore o di una persona vulnerabile è il problema sociale, in Italia il problema sociale si sposta sulla società stessa che, malgrado oggi sia consapevole del problema, continua a snobbarlo quasi si sentisse “immune”. Questo fa comprendere quanto il problema in Italia sia radicato e parta davvero dal basso.

    Una riflessione maturata in occasione dell’iniziativa di sensibilizzazione sociale lanciata dalla Rete L’ABUSO, la PANCHINA tematica VIOLA contro l’abuso di minori e persone vulnerabili…

    Un’iniziativa allargata come deve essere alla pedofilia in generale alla quale volevamo aggregarci dando per scontato esistesse già, accorgendoci però che in Italia non vi era un’iniziativa in questo senso. Trovammo panchine tematiche per tutto, persino per gli abbracci.

    Nessuna per questo genere di crimini.

    Cerchiamo di capire il perché di questa “anomalia” tutta italiana: non si può dire che il paese non sia sensibile ai problemi dei minori, se pur va anche qui notato che preferiamo sostenerli a distanza e, non che sia male, ma come vedremo più avanti, quasi a negare a noi stessi uno stato sociale. Di fronte agli abusi c’è spesso solo una indignazione, che lascia il tempo che trova.  Manca “l’amor proprio” e una coscienza civile e collettiva responsabile, quella che porta a una reazione, al contrasto, alla tutela e alla prevenzione.

    Esaminando i pochi dati statistici disponibili in Italia sul fenomeno, in particolare su minori, notiamo un’altra anomalia, ovvero si contano ogni anno statisticamente le vittime, ma anche in questo caso non c’è nessuna campagna di sensibilizzazione sociale, né azioni concrete di contrasto al fenomeno. Il primo e unico SPOT di sensibilizzazione che ricordo è quello della Polizia Postale, circoscritto alla pedofilia online. Risale però a 15 anni fa. (Giancarlo Giannini presenta il Centro Nazionale per il Contrasto alla pedo pornografia in Rete)

    Da quanto si rileva in Italia dalle scarne e spesso incomplete statistiche, le effettive denunce all’autorità giudiziaria sono nettamente inferiori confronto ai paesi dell’area UE, circa il 12 – 15 %. Anche qui emerge un altro dato interessante, provengono per la maggioranza dalla società civile e riguardano quasi unicamente contesti familiari.

    Particolarmente significative anche le cifre sulla pedopornografia online, dove però anche qui non si riscontrano indagini o arresti nei confronti dei pedofili, se non qualche sporadico blitz spesso nel contesto internazionale.

    Chiarito l’ambiente generale proviamo ora a spostarci in un contesto di aggregazione come potrebbe essere per esempio un piccolo “circolo sportivo”.

    Ebbene, da qui in avanti il dato praticamente svanisce.

    Non troviamo infatti nulla. Il numero di denunce cala tanto drasticamente da fare pensare che questi ambienti siano “immuni” al problema. Ma non è affatto così e c’è una spiegazione sia sociale che legislativa.

    Quella sociale è evidente e si aggiunge, come abbiamo detto prima, alla repellenza da parte della società civile ad affrontare per “amor proprio” concretamente il problema.

    Repellenza che, per fare un esempio, porta “nel buon nome” del piccolo circolo sportivo, ad evitare che la cosa diventi pubblica, cercando di risolvere internamente senza denunciare l’accaduto alle autorità. Il timore è il pericolo che i genitori non mandino più i figli. Notiamo quanto cambi già in questo caso la “priorità” che non è più tutelare il minore, ma l’ambiente in cui accade e coloro che lo frequentano.

    Sia dalla parte del circolo che da quella dei genitori, la reazione se ci pensate è totalmente illogica in quanto il genitore, contrariamente, dovrebbe sentirsi rassicurato se il circolo denuncia un eventuale caso di pedofilia. Per il circolo stesso dovrebbe essere un pregio di affidabilità. In Italia invece se non se ne parla, paradossalmente ci sentiamo più sicuri, malgrado la consapevolezza che i predatori siano ovunque.

    Ad aggravare ulteriormente il problema vi è la mancanza di educazione per minori e adolescenti su temi come pedofilia o sessualità. Per una strana morale sono addirittura gli stessi genitori a trovare scandaloso l’argomento, negando strumenti come la consapevolezza, che può concretamente far sì che il minore si renda conto dell’eventuale pericolo e possa riferirlo, tutelando l’intera comunità.

    L’ambiente descritto sopra ci aiuta a capire, oltre al problema, il cambiamento in negativo che avviene quando da un contesto familiare si passa a uno aggregativo. Va doverosamente sottolineato che nel contesto familiare il meccanismo è identico, difficilmente è un membro all’interno della famiglia a denunciare, ma chi è al di fuori, perché in questo caso non ne è coinvolto.

    Capirete quindi che dire che gli abusi avvengono in particolare nelle famiglie o online, è estremamente incorretto. Sono in realtà le denunce che venendo omesse, non risultano. Cosa parecchio differente direi!

    ENNA, il Papa, la CEI, il Vescovo e il prete

    Se pur sia un prodotto giornalistico e non affronti la pesante problematica legislativa del paese, il Podcast “La confessione” prodotto da Stefano Feltri, Giorgio Meletti e Federica Tourn è un ottimo documento che per la prima volta descrive quello che in Italia abitualmente avviene non solo a Enna, ma ovunque ci sia un caso di pedofilia nel clero.

    Grazie agli audio originali delle intercettazioni prodotte dagli inquirenti durante l’indagine sul caso di don Giuseppe Rugolo, riesce a trasmettere allo spettatore direttamente dalla voce dei protagonisti, una incontestabile e grave situazione italiana. Un luogo comune noto praticamente dal 2010, che grazie alle affermazioni audio, toglie nell’ascoltatore qualunque possibile dubbio di errata o personale interpretazione da parte del narratore.

    Difficile comprende perché in Italia la soluzione al problema ruoti da sempre, a dir poco “ingenuamente”, sulla fiducia verso il Papa e le gerarchie vaticane, quasi fossero loro a fare leggi nel paese, senza rendersi invece conto che sono coloro verso i quali si dovrebbe intervenire. Direi un lapsus culturale di massa favorito dalla totale assenza delle istituzioni. Quasi una mania che non rinsavisce neppure a fronte di tante promesse puntualmente mancate e a quanto emerso negli altri paesi, dove i governi con commissioni di inchiesta hanno svelato gli insabbiamenti della chiesa e le cifre astronomiche delle vittime, rendendo giustizia e indennizzi ai sopravvissuti, creando sicurezza per i cittadini più piccoli.

    In Italia invece succede persino che il Papa intervenga inopportunamente sul caso di Enna, alla vigilia della requisitoria ed in favore del vescovo, a suo dire perseguitato. Non è chiaro da chi e quale sia la persecuzione.

    L’Italia è un po’ l’isola felice per il clero pedofilo straniero, in quanto i vuoti legislativi, le ingerenze e la totale assenza dello stato, che di fatto dal 2010 non proferisce parola in materia malgrado quanto sia accaduto nel resto d’Europa, fa sì che sia un luogo sicuro per chi “perseguitato” dalle leggi all’estero, possa trovare qui sia impunità che prede facili.

    Tuttavia non è la prima volta che Bergoglio interviene su un caso o lo favorisca, ricordiamo quello di Josep Wesolowski, accusato dello stupro di decine di minori dalle autorità della Repubblica Domenicana, dalla quale, con la scusa di processarlo in Vaticano (dove nessuno lo accusava), lo sottrasse agli inquirenti. 48 ore dopo Wesolowski girava libero per Roma in attesa di giudizio. Morirà all’improvviso.

    Stessa sorte per Carlo Capella, sottratto alle autorità statunitensi che lo accusavano di pedopornografia e portato in Vaticano, anche lui con la scusa di un processo che ci fu, con una condanna penale a cinque anni mai scontata. Viene infatti “pizzicato” dal Washington Post niente popò di meno che alla penitenzieria del Papa, dove vendeva indulgenze.

    I casi sono anche qui a decine e gli interventi del Papa evidenziano la doppia faccia della medaglia di una chiesa che da un lato grida tolleranza zero, dall’altro tollera al 100% i comportamenti maldestri di preti e vescovi. Una chiesa che ha creato sul solo territorio italiano ben 22 centri per assistere i preti pedofili. Nessuno per dare assistenza alle vittime, che oramai solo in Italia non ricevono neppure un indennizzo, tranne quando imposto dai tribunali italiani.

    Il podcast ci svela complessivamente quello che è il sottobosco nelle retrovie del clero, certo poco coerente con il Motu proprio. Quanto la “via italiana” vantata dal presidente della Conferenza Episcopale Matteo Zuppi, di fatto rimasta anch’essa immobile di fronte a quanto emerge pubblicamente nel podcast, nel quale è lo stesso vescovo Rosario Gisana d ammettere: di aver insabbiato il caso, che ci siano altri casi mai denunciati nella sua diocesi – a suo dire molto più gravi che quello di don Rugolo –,  del tentativo di comprare (con 25.000€ della Caritas e un accordo con il vincolo della riservatezza) il silenzio della vittima.

    Ma perché di fronte alle evidenze di Enna la chiesa italiana e lo stesso Papa non intervengono applicando il Motu proprio? Una norma tanto efficace a detta del Vaticano, che avrebbe dovuto scardinare la pedofilia nel clero, punire i pedofili e i vescovi insabbiatori. Invece una bolla di sapone, che devo dire ha raggiunto l’obbiettivo illudendo con false rassicurazioni i cattolici, in fondo gli unici interessati alla tutela dei figli, in quanto gli aderenti ad altre confessioni religiose o gli atei, non corrono questo rischio.

    E anche qui l’intera comunità cattolica tace genuflessa e fiduciosa, forse colta improvvisamente da un attacco di follia collettiva.

    A tutto ciò si aggiunge l’omertà della stessa comunità cattolica, gli attacchi verso chi ha denunciato, che anziché essere supportato e ringraziato dalla comunità per aver impedito che possano accadere altri abusi magari ai propri figli, si ritrova invece messo letteralmente alla gogna per aver “infangato” il buon nome di quella comunità, puntualmente ricca di una miseria morale e cristiana da far impallidire.

    Certo par brutto fare di tutta l’erba un fascio, ma purtroppo nel fascio, in questi casi i fili d’erba che restano fuori da questo meccanismo omertoso e autolesionista sono davvero pochi.

    È sufficiente fare una piccola ricerca su internet per scoprire che a fronte dei tanti proclami, di fatto in Italia non esiste negli anni un solo caso in cui le gerarchie, un vescovo, un sacerdote o un fedele abbiano mai denunciato.

    A farlo sono solo le vittime, tutte ovviamente cattoliche e anche qui sono pochissime, in quanto spesso intimidite. Vediamo nei fatti una comunità cattolica più simile ad una setta, sempre pronta a protestare e scendere in piazza per motivi ideologici, restia invece se si tratta di motivi come la salute psicofisica dei propri figli.

    Questo accade perché manca quell’amor proprio di cui parlavo prima, anche verso il Dio in cui credono. I cattolici italiani in realtà non credono in Dio, ma nello Stato Pontificio e accettano tutto, anche se contrario al loro stesso credo o per loro lesivo.

    Va detto che certamente la pedofilia è ovunque e i vuoti legislativi non favoriscono solo la chiesa ma la pedofilia in generale. La chiesa come abbiamo visto è un maggior problema perché non solo è frequentata quotidianamente da migliaia di minori, regalando molte più possibilità per un predatore di adescare, ma anche per il fatto che sistematicamente non denuncia. Questa per il predatore anche laico è una enorme sicurezza in quanto nella peggiore delle ipotesi verrà solo allontanato, non denunciato, ma mandato a stuprare bambini altrove.

    Il detto “dove c’è un pedofilo c’è una comunità che lo protegge” non è così sbagliato. Spetta a noi tutti rompere questo meccanismo, tenuto in vita unicamente dall’indifferenza e dall’omertà.

  • Il Papa in visita a Venezia incontra i giovani. ZERO parole sulla pedofilia

    Il Papa in visita a Venezia incontra i giovani. ZERO parole sulla pedofilia

    “Il carcere è una realtà dura, e problemi come il sovraffollamento, la carenza di strutture e di risorse, gli episodi di violenza, vi generano tanta sofferenza“.

    Lo ha detto il Papa alle detenute della Giudecca a Venezia invitando a “non togliere la dignità a nessuno“. Il carcere “può anche diventare un luogo di rinascita, morale e materiale, in cui la dignità di donne e uomini non è ‘messa in isolamento’, ma promossa attraverso il rispetto reciproco e la cura di talenti e capacità“. Fonte – ANSA

    Parole che stridono con la reale linea della chiesa italiana e della CEI che più volte ha dichiarato che non denuncerà i crimini sessuali dei preti alle autorità italiane.

    Ironicamente “punendoli” negando di fatto ai preti la virtù dell’esperienza carceraria e per loro la possibilità che diventi come lui stesso afferma “un luogo di rinascita, morale e materiale, in cui la dignità di donne e uomini non è ‘messa in isolamento’, ma promossa attraverso il rispetto reciproco e la cura di talenti e capacità“.

    Più tardi nel piazzale antistante la Basilica della Salute a Venezia, l’incontro con quasi 1.500 giovani provenienti dalle 15 diocesi del Triveneto, nel corso del quale non ha espresso alcuna parola per i sopravvissuti, per i quali forse non conta più il l’invito che lo stesso pontefice aveva espresso con preoccupazione pochi minuti prima alle carcerate della Giudecca; “non togliere la dignità a nessuno“.

    Rete L’ABUSO

    ECA Global- Ufficio di Venezia

  • Secondo processo per Mirko Campoli, l’ex dirigente di Azione cattolica condannato lo scorso marzo

    Secondo processo per Mirko Campoli, l’ex dirigente di Azione cattolica condannato lo scorso marzo

    Altri guai giudiziari per Mirko Campoli, l’ex dirigente dell’Azione cattolica condannato lo scorso marzo a nove anni in primo grado.

    Oggi presso il Tribunale di Tivoli il secondo rinvio a giudizio per Campoli difeso dagli avvocati Antonio Todero e Attilio Piacente.

    Durante la discussione in udienza preliminare, forse valutata la precedente condanna, ha scelto la via del giudizio abbreviato, beneficiando così della riduzione di un terzo della pena prevista, sulla base delle gravi imputazioni formulate a suo carico per il reato di violenza sessuale – in base agli atti – inflitto ai danni di due ragazzini.

    La Giudice dott.sa Sabrina Lencioni ha anche ammesso come parti civili la Regione Lazio, rappresentata dalla Garante per i diritti dell’infanzia dott.sa Monica Sanzoni, rappresentata dall’avvocato Pasquale Lattari, la Rete L’ABUSO – Associazione sopravvissuti agli abusi del clero, rappresentata dall’avvocato Mario Caligiuri e l’Associazione No child abuse APS rappresentata dall’avvocato Michele De Stefano.

    La Giudice ha rinviato per l’esame dell’imputato e la discussione al prossimo 11 settembre.