Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Lazio

  • Bimbi maltrattati a scuola, chiesti 3 anni per la suora

    Bimbi maltrattati a scuola, chiesti 3 anni per la suora

    La religiosa era l’insegnante cui erano affidati i piccoli

    A soli 6 anni soffrivano di un «disturbo post traumatico da stress». Secondo la procura di Roma non si tratta di un caso. Gli inquirenti ritengono infatti che quel trauma, capace di creare problemi psicologici ai due bimbi, si sarebbe verificato all’interno della scuola paritaria d’infanzia dove tutti i giorni, i genitori delle vittime, accompagnavano i loro figli. Si trattava di un istituto religioso e la persona che gli inquirenti considerano essere l’artefice dei numerosi maltrattamenti inflitti ai piccoli, era proprio la persona che avrebbe dovuto occuparsi di loro, un’insegnante, una suora di origini asiatiche. Per questo motivo, ieri, il sostituto procuratore Silvia Santucci, ha richiesto che la religiosa, venga condannata a scontare 3 anni di reclusione perché accusata di aver maltrattato i due bambini. Contestualmente il pubblico ministero ha chiesto alla corte di assolvere la suora, per «insufficenza di prove», dall’accusa di abusi sessuali su minori. La vicenda sarebbe accaduta tra il settembre del 2008 e l’estate del 2009. In quel periodo l’imputata, una donna di 39 anni, lavorava presso un istituto religioso che sorge vicino via della Pisana, a Roma. Anche due gemelli frequentavano la stessa scuola. Ma il periodo più spensierato della loro vita, si era presto trasformato in un incubo. La procura di Roma sostiene infatti che la donna «sottoponeva i minori – si legge nel capo d’imputazione – a quotidiane violenze sia fisiche che psicologiche». Non si trattava di un metodo d’insegnamento severo perché le violenze contestate dai magistrati sarebbero consistite nello «sculacciarli, nel percuoterli, nello sgridarli – continua l’atto a disposizione della procura – mettendoli anche per punizione all’interno della scatola di “Houdini”». Il risultato dei maltrattamenti è descritto negli atti: «provocando (ai bambini ndr) una malattia nel corpo e nella mente consistita in “disturbo post traumatico da stress”»”. Sono questi i motivi che hanno indotto gli inquirenti a richiedere la condanna della religiosa. E alla donna è andata anche bene visto che, data l’assenza di prove certe, la procura ha sollecitato l’assoluzione per quanto riguarda il secondo capo d’imputazione: violenza sessuale. L’imputata infatti, era stata rinviata a giudizio anche perché il pubblico ministero sospettava che «in tempi diversi ed in esecuzione di un medesimo disegno criminoso – recitano gli atti – nella sua qualità di insegnante (….) ed abusando della stessa, costringeva i gemelli di 6 anni, affidati per ragioni di educazione e cura alla sua custodia, a subire atti sessuali». In particolare, oltre a palpeggiarli, avrebbe fatto sdraiare i bambini a terra nudi, durante l’ora di ginnastica, e li avrebbe molestati con un pennarello. Per queste accuse la procura ha chiesto l’assoluzione. Adesso la palla passa ai giudici che, nelle prossime settimane, emetteranno la sentenza.

    Andrea Ossino

    http://www.iltempo.it/roma-capitale/2016/02/24/bimbi-maltrattati-all-asilo-chiesti-3-anni-alla-suora-1.1512415

  • Pedofilia, le vittime chiedono ​10 milioni di euro a don Ruggero

    Pedofilia, le vittime chiedono ​10 milioni di euro a don Ruggero

    La richiesta di risarcimento danni arriva dopo la condanna definitiva a 11 anni di carcere per 7 episodi di abusi su minori.

    Le vittime presentano il conto al prete pedofilo: dieci milioni di euro.

    Dopo l’epilogo del processo penale, con l’esecuzione della condanna definitiva a a 11 anni di carcere, per don Ruggero Conti, si apre un nuovo capitolo. Le famiglie delle 7 vittime degli episodi di pedofilia accertati a Roma tra il 1998 e il 2008, quando era parroco alla Natività di Maria Santissima di Selva Candida, chiedono il risarcimento dei danni.

    Per la comunità, costituita da famiglie a medio e basso reddito, Don Ruggero era una garanzia: chi non poteva permettersi una baby sitter lasciava i figli a casa sua o in oratorio. Il prete fu scoperto anche grazie alla denuncia di un altro sacerdote, il suo vice. Nel corso del processo vennero alla luce anche presunti abusi consumati a Legnano, nel Milanese, dove Conti, negli anni Ottanta insegnava educazione sessuale alle scuole medie Bonvesin de La Riva ed era educatore all’oratorio San Magno. Tutti però erano oramai caduti in prescrizione.

    In sede civile, il processo per il risarcimento dei danni era già stato avviato nel 2011, ma poi era stato congelato in attesa della sentenza penale. Nel caso di sentenza di assoluzione non si sarebbe più parlato né di vittime né di risarcimenti. La condanna di primo grado, a 15 anni e 4 mesi di reclusione, emessa dal tribunale di Roma nel marzo 2011, fu ridotta nel 2013 dalla Corte di Appello a 14 anni e 2 mesi, perché nel frattempo uno degli episodi contestati era caduto in prescrizione.

    Nel marzo 2015 il ricorso presentato dalla difesa era stato giudicato inammissibile dalla Corte di Cassazione, e due settimane fa i carabinieri hanno eseguito la sentenza ormai diventata definitiva.

    Ruggero Conti, sospeso a divinis dall’esercizio del sacerdozio fin dal 2011, dovrà scontare in carcere un totale di 11 anni, 10 mesi e 19 giorni di reclusione, grazie a un ulteriore sconto di pena dovuto alla prescrizione.

    Ora che la colpevolezza dell’ex sacerdote è stata accertata, gli avvocati che durante il processo penale si erano costituiti parte civile hanno chiesto al tribunale civile di “scongelare” il procedimento avviato per chiedere il risarcimento danni che in totale hanno quantificato in dieci milioni di euro. Richiesta che fino a questo momento è rimasta inascoltata tanto dai difensori dell’imputato quanto dalla Chiesa. Nei prossimi giorni sarà fissata la data della prima udienza che riaprirà il processo.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/pedofilia-vittime-chiedono-10-milioni-euro-don-ruggero-1227016.html

  • Don Conti in carcere. Parlano le vittime

    Don Conti in carcere. Parlano le vittime

    I carabinieri della compagnia di Tuscania, in esecuzione di un’ ordinanza messa dalla Corte d’ Appello di Roma, al termine della decisione della Suprema Corte di Cassazione, hanno arrestato don Ruggero Conti, ex parroco della diocesi di Porto-Santa Rufina.

    L’ uomo dovrà scontare una condanna totale di 11 anni, 10 mesi e 19 giorni nonché pagare la multa di 39.600 euro per violenza sessuale su minori e induzione alla prostituzione minorile. L’ arrestato, dopo le formalità di rito, è stato trasferito in un istituto religioso protetto in attesa di essere definitivamente tradotto in un carcere. Don Ruggero Conti, lombardo di origine, a Roma era finito in una delicata inchiesta del sostituto procuratore Francesco Scavo con l’ accusa di aver abusato, tra il 1998 e il 2008, di sette adolescenti che partecipavano o avevano partecipato ai gruppi parrocchiali nella chiesa della «Natività di Maria Santissima», nella zona di Selva Candida, dove era parroco. Li avrebbe circuiti promettendo capi d’ abbigliamento e ricariche telefoniche. La vicenda divise i fedeli. Condannato in primo grado a 15 anni e 4 mesi, pena poi ridotta due anni dopo, in appello, la pena era stata ridotta a 14 anni e due mesi perché nel frattempo erano finiti in prescrizione tre degli episodi contestati. Don Conti era stato sottoposto a divieto dell’ esercizio pubblico del ministero nel 2008 e quindi sospeso «a divinis» nel 2011.

    Si attende ora la riduzione allo stato laicale del sacerdote che ha fatto parte di Comunione e Liberazione, provvedimento  inevitabile con le attuali norme. «L’intera Chiesa diocesana – ha dichiarato la diocesi di Porto e Santa Rufina, dove il sacerdote era stato anche direttore della Caritas – è ora chiamata a un percorso di preghiera, di solidarietà fraterna e di rinnovamento per continuare a operare per la crescita dei bambini e dei ragazzi perché nessuno di loro abbia a soffrire violenza da parte di chi è chiamato ad essere per tutti punto di riferimento e padre».
    La testimonianza delle vittime
    “Ho sognato la mia vita senza questo schifo, perchè ormai è l’unico mio desiderio, il desiderio mio piu’ grande: riuscire ad andare avanti come se tutto non fosse mai successo”. È la testimonianza di uno dei ragazzi che accusa di violenza don Ruggero Conti, il parroco di Selva Candida, alla periferia della Capitale, condannato dal tribunale penale di Roma. “Che fa suo figlio, signora?, puo’ venire a pranzo da me oggi?”, chiedeva il sacerdote alla mamma ignara dell’inferno nel quale l’adolescente stava sprofondando. “Era molto cattolica. Non volevo deluderla”, spiega il giovane alla cronista Angela Camuso, che per l’editore Castelvecchi ne ha raccolto i tormenti nel libro “La preda, le confessioni di una vittima”.  “Questo non è un libro contro la Chiesa Cattolica. È piuttosto un libro dedicato soprattutto ai cattolici di tutta Italia e di tutto il mondo, alle famiglie, ai ragazzi, ai preti e alle suore, ai vescovi e ai cardinali. Se mi è permesso, al Sommo Pontefice”, confida nella premessa Angela Camusso, che con il suo scritto vuole “rendere giustizia a quei preti, la stragrande maggioranza, che i bambini li amano come figli e basta”. Il libro – peraltro – ricorda la circostanza sconcertante che “le indagini su don Ruggero Conti sono iniziate grazie alla denuncia di un sacerdote (il vicario parrocchiale, ndr.), il quale, incredibilmente, per aver osato tanto, verrà, piuttosto che premiato, punito dai suoi superiori con un decreto di allontanamento dalla parrocchia teatro dello scandalo”. A convincere “in alto” della propria innocenza era stato lo stesso don Conti, “capace di mentire per anni spudoratamente, anche di fronte all’evidenza e di accusare le sue vittime attraverso riuscite manipolazioni della realtà”. Una capacità mistificatoria che ha favorito la creazione di un vero e proprio movimento di opinione a favore di don Conti.
    Secondo la Camuso, del resto, proprio grazie a questa sua particolare abilità nel convincere gli altri, per ottenere la propria soddisfazione sessuale, “don Ruggero non ha mai usato la forza fisica”, e nonostante tutto, “pur sapendo che tornando sarebbero state violentate di nuovo, quasi tutte le sue prede sono tornate da lui”.
  • Pedofilia, arrestato a Tuscania ex parroco don Ruggero Conti

    Pedofilia, arrestato a Tuscania ex parroco don Ruggero Conti

    L’uomo accusato di abusi su 7 adolescenti tra il 1998 e il 2008, quando era sacerdote a Roma presso la chiesa della Natività

    di Maria Santissima

    I Carabinieri della Compagnia di Tuscania ieri, in esecuzione di un’ordinanza messa dalla Corte d’Appello di Roma, al termine del decisione della Sprema Corte di Cassazione, hanno tratto in arresto Don Ruggero Conti ex parroco della curia di Roma. L’uomo dovrà scontare una condanna totale di 11 anni 10 mesi e 19 giorni nonché pagare la multa di € 39.600,00 per violenza sessuale su minori e induzione alla prostituzione minorile. L’arrestato, dopo le formalità di rito è stato trasferito in un Istituto religioso protetto in attesa di essere definitivamente tradotto in un carcere.

    Don Ruggero, a Roma, era finito in una delicata inchiesta del sostituto procuratore Francesco Scavo con l’accusa di aver abusato, tra il 1998 e il 2008, di sette adolescenti che partecipavano o avevano partecipato ai gruppi parrocchiali nella chiesa della Natività di Maria Santissima, dove il sacerdote svolgeva la missione. Don Conti era stato sottoposto a divieto dell’esercizio pubblico del ministero nel 2008 e sospeso “a divinis” nel 2011.

    http://www.ilquotidianodellazio.it/articoli/18945/pedofilia-arrestato-a-tuscania-ex-parroco-don-ruggero-conti

  • Roma, dieci anni di abusi sui bambini dell’oratorio: parroco arrestato

    Roma, dieci anni di abusi sui bambini dell’oratorio: parroco arrestato

    Dieci anni di abusi su sette adolescenti. Avvenuti tra il 1998 e il 2008 proprio lì, in quei gruppi parrocchiali nella chiesa della Natività di Maria Santissima, dove avrebbe dovuto svolgere la propria missione. E’ per questo che i carabinieri di Tuscania, ieri, hanno arrestato don Ruggero Conti, ex parroco della curia di Roma.
    Violenza sessuale su minori e induzione alla prostituzione minorile: queste le gravissime accuse. I carabinieri lo hanno portato in un istituto religioso protetto, prima del suo trasferimento in carcere. Don Conti era già stato sottoposto al divieto dell’esercizio pubblico del ministero nel 2008 e sospeso a divinis nel 2011.
    I militari dell’Arma ieri hanno eseguito un’ordinanza della Corte d’appello di Roma, al termine della decisione della Sprema Corte di Cassazione. L’uomo ora è chiamato a scontare una condanna di 11 anni, 10 mesi e 19 giorni, oltre a pagare una multa che sfiora i 40 mila euro.

    http://www.ilmessaggero.it/viterbo/arresto_don_ruggero_conti_pedofilia_abusi_bambini-1529416.html

  • Tribunale: prete sospeso si presenta col colletto

    Tribunale: prete sospeso si presenta col colletto

    Una guardia giurata segnala l’anomalia, i Carabinieri lo denunciano per abuso della credulità popolare

    CIVITAVECCHIA – L’amore per Dio e per la chiesa che si scontra con il dovere di rispettare le leggi dello Stato. Un prete sospeso a divinis con divieto di indossare l’abito ecclesiastico, che invece segue il suo cuore e  alla maniera di Melchisedec ostenta senza limitazioni il suo essere “sacerdote in eterno”. Un po’ come ci insegna simpaticamente Don Bastiano nel film Il Marchese del Grillo, che nonostante la scomunica arrivata dal Papa, batte i pugni e afferma: “Prete sono e prete rimango”.  E  davanti al patibolo pretende di veder cadere il tricorno che gli copre il capo insieme alla sua testa. In questa storia non c’è un abito talare, né un cappello a tre punte. C’è però il classico colletto romano, di quelli che i preti utilizzano anche sul clergyman, l’elegante completo scuro che un tempo portavano i pastori protestanti e che negli anni ha raggiunto la massima diffusione anche tra i sacerdoti della chiesa cattolica. Un colletto che a quanto pare il protagonista di questa storia non avrebbe dovuto indossare per via del provvedimento emesso dalla Curia in base al codice di diritto canonico, ma che invece ha continuato a portare, incurante dei rischi.

    Siamo in Tribunale, c’è un processo e il sacerdote è stato chiamato in veste di testimone. Si presenta in clergyman e colletto romano e  le telecamere di sorveglianza del Palazzo di Giustizia lo inquadrano perfettamente. Raggiunge l’aula delle udienze e si qualifica: il pm vede che si tratta di un sacerdote e prosegue nel suo lavoro, prendendo atto della presenza di quel testimone che ora attende di essere ascoltato.

    La guardia giurata però qualche dubbio ce l’ha e ne parla con i Carabinieri della stazione di San Gordiano, in servizio di vigilanza al Tribunale. Si consultano su quell’insolita presenza e nel discorso emerge un particolare non di poco conto: il prete è stato colpito da sospensione a divinis e per questo motivo non dovrebbe indossare il colletto romano. Gli accertamenti tuttavia sono necessari e i militari del capitano Piero Orlando, coordinati dal maresciallo Gianluca Cologgi, accompagnano il sacerdote in una stanza, lontano da occhi indiscreti. Quest’ultimo, consapevole del problema sorto, si sfila il colletto nel tentativo di occultarlo. Ormai è tardi: le telecamere hanno ripreso tutto e la vigilanza ha già notato l’anomalia. Non resta che contattare la Curia che a quanto pare avrebbe confermato i sospetti degli inquirenti.

    Per questo motivo il sacerdote è stato denunciato: dovrà rispondere di abuso della credulità popolare. Ovviamente nessuno vede malafede nel gesto del prete, né nel fatto che abbia continuato a ostentare i segni distintivi che appartengono ai presbiteri della chiesa cattolica. Chi è sacerdote lo è in eterno e il legame tra un servo di Dio e la chiesa, almeno nello spirito, non è annullabile da un pezzo di carta o da una sospensione a divinis; questo per  chi crede. Ma ci sono anche e soprattutto le leggi dello Stato, che non graziano un individuo per il solo fatto di appartenere a un ordine religioso. Se  per ottenere l’assoluzione dai peccati basta il pentimento e la confessione, quando si parla di reati l’ultima parola spetta al magistrato. Il quale – per dirla alla De André – avrà sempre tempo per fare i conti con l’altissimo.

    http://www.civonline.it/articolo/tribunale-prete-sospeso-si-presenta-col-colletto

  • Ai giudici rivela l’inferno del fidanzato «Mi disse quando il prete lo violentò». Caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Ai giudici rivela l’inferno del fidanzato «Mi disse quando il prete lo violentò». Caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    «Un giorno mi confessò: “da piccolo sono stato violentato da un prete, ha abusato di me anche mentre giocavo a nascondino”. In quel momento capii perché il nostro rapporto era così difficile». È lei, Arianna, la ragazza che ha dato la forza a Vincenzo (nome di fantasia) di denunciare gli abusi che avrebbe subito per 11 lunghissimi anni dal sacerdote che lo aveva preso in affidamento da piccolo. Ieri è stata sentita la sua testimonianza davanti ai giudici dell’ottava sezione penale del Tribunale di Roma nel processo che vede impututo don Vito Beatrice per violenza sessuale continuata e aggravata. La Procura contesta al religioso della Congregazione dei Chierici Regolari di Somasca di aver abusato dell’autorità che gli derivava dall’essere precettore e padre spirituale di Vincenzo nel commettere le violenze sul minore. Erano stati infatti i genitori, originari del Frusinate, ad affidare nel 1995 il bambino, che all’epoca non aveva ancora compiuto 9 anni (ora ne ha 29), all’educazione e all’istruzione del prete, presso la chiesa di Sant’Alessio all’Aventino. Gli abusi sessuali si sarebbero consumati fino al 2006, quando il ragazzo aveva ormai compiuto 20 anni.

    «L’ho conosciuto verso la fine del 2008: all’inizio eravamo soltanto amici, poi ci siamo fidanzati – ha spiegato Arianna ai giudici – La nostra relazione è finita a gennaio del 2014. Inevitabilmente sul nostro rapporto hanno influito quegli abusi. Sfido chiunque dopo 10 anni a non avere ripercussioni. Lui però inizialmente non mi aveva detto nulla. L’ha fatto un giorno mentre passeggiavamo in un parco. Di punto in bianco mi ha detto: “Da piccolo sono stato violentato da un prete”. Successivamente mi ha raccontato dell’episodio in cui questo sacerdote avrebbe abusato di lui mentre giocava a nascondino nella casa della sua famiglia o degli abusi durante i viaggi». Oltre che nella dimora del prelato, secondo l’accusa, infatti, le violenze sarebbero avvenute anche all’interno di strutture ecclesiastiche. A Roma, a Genova e in varie località estere, «approfittando di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la privata difesa – si legge nel capo d’imputazione – in ragione non solo della minore età della persona offesa, ma anche della sua condizione di soggetto a lui affidato per la cura, la crescita e l’evoluzione esistenziale». Arianna, sentita nell’aprile 2011 dai carabinieri, riferì che Vincenzo era molto amareggiato perché «non riusciva a capire mentalità contorta» del suo educatore.

    Don Vito, 71 anni compiuti, è a giudizio solo per le presunte violenze commesse tra il 2000 e il 2004. Quelle che si sarebbero consumate nel periodo precedente, ossia dal 1995 al 2000, quando Vincenzo aveva meno di 14 anni, risultano prescritte. Mentre quelle successive, protrattesi fino al 2006, sono state giudicate dal giudice dell’udienza preliminare improcedibili per tardività della querela. La denuncia, infatti, è stata presentata soltanto il 27 gennaio 2011. La verità è emersa soltanto quando, nel febbraio del 2010, Vincenzo ha tentato di togliersi la vita gettandosi in un torrente nella zona di Frosinone, vicino al pub dove era andato a cena con i suoi amici e Arianna. «Quella sera, dopo essere stato tratto in salvo, mi disse: “Mi volevo uccidere”. Io – ha spiegato la ragazza – il giorno dopo lo spronai a raccontare tutto ai suoi genitori».

    Valeria Di Corrado

    http://www.iltempo.it/roma-capitale/cronaca/2016/01/09/ai-giudici-rivela-l-inferno-del-fidanzato-mi-disse-quando-il-prete-lo-violento-1.1496011

  • Abusi su minori e sesso di gruppo in parrocchia: arrestato sacerdote a Roma

    Abusi su minori e sesso di gruppo in parrocchia: arrestato sacerdote a Roma

    Un sacerdote di 46 anni, ora parroco di una chiesa nel quartiere romano dei Parioli, è stato arrestato dalla polizia con l’accusa di aver abusato sessualmente di alcuni minori quando era sacerdote in una parrocchia in Argentina. Era stato nominato a settembre 2013 parroco nella chiesa San Luigi Gonzaga in via di Villa Emiliani ai Parioli. Ma all’estero era già ricercato perché colpito da un ordine di carcerazione emesso dalle autorità argentine. L’arresto del sacerdote è scattato nel pomeriggio dello scorso 31 dicembre, poche ore prima di Capodanno. Secondo quanto si è appreso, il prete è ritenuto responsabile di aver corrotto dei minorenni ed averne abusato sessualmente all’interno dei locali parrocchiali quando esercitava le sue funzioni in una chiesa argentina della provincia di Salta, alle pendici delle Ande, nord ovest dell’Argentina, inducendoli anche a praticare sesso di gruppo. Gli abusi sarebbero avvenuti alcuni anni fa.

    “Io non ne so nulla. Sono fuori Roma per esercizi spirituali. È una cosa che non parte dal Vaticano”. Così Padre Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede e portavoce del Papa.

    http://roma.fanpage.it/abusi-su-minori-e-sesso-di-gruppo-in-parrocchia-arrestato-sacerdote-a-roma/

  • Prete accusato di pedofilia: avrebbe violentato una minorenne da quando aveva 8 anni

    Prete accusato di pedofilia: avrebbe violentato una minorenne da quando aveva 8 anni

    Una storia nera. Di quelle che segnano la vita. Da una parte un prete, dall’altra un bambino. Il primo è imputato, l’altro la vittima. Nel mezzo un’accusa pesantissima: aver abusato ripetutamente del minore fin da quando questi era in tenera età. E di aver continuato così per molti anni, sfruttando anche una situazione di soggezione che si era creata.

    Per un prete che ha operato a lungo a Ceprano, prima di essere trasferito in altri centri, pende una richiesta di rinvio a giudizio per violenza sessuale. Con l’aggravante della minore età della vittima. Il procuratore della Repubblica di Frosinone Giuseppe De Falco e il sostituto procuratore Maria Pia Ticino hanno formalizzato la richiesta al giudice per le udienze preliminari che si sta occupando del caso. Per il religioso, che in passato ha svolto il suo mandato nella parrocchia di San Rocco, è già stata fissata l’udienza preliminare.

    L’ipotesi di accusa, basata sulla denuncia presentata dai genitori del ragazzo, che si sono rivolti all’avvocato Carla Corsetti per la cura dei propri interessi, è che il sacerdote abbia abusato ripetutamente di un ragazzino che all’epoca frequentava la parrocchia da quando aveva appena otto anni. Violenze che si sarebbero protratte nel tempo, perfino in sagrestia, anche perché – sostiene l’accusa – il minore sarebbe stato ridotto in uno stato di soggezione psichica tale da non riuscire a denunciare i fatti. Per vergogna, per paura di non essere creduto o semplicemente perché da quella situazione il ragazzo non riusciva a trarsi fuori, il caso è rimasto nascosto. Finché a un certo punto la vittima ha deciso di raccontare la sua storia. Secondo la denuncia presentata dalla famiglia, lo stato di soggezione psichica avrebbe procurato alla vittima un danno permanente, tale da configurare una lesione personale grave.

    L’imputato, assistito dall’avvocato Giuseppe Pizzutelli, ora dovrà cercare di difendersi dalla pesante accusa. Lui, ormai lontano da Ceprano, nega comunque quanto gli viene contestato. Al giudice per le udienze preliminari del tribunale di Frosinone il compito di decidere se le accuse presentategli sono tali da determinare l’apertura di un processo.

    http://www.ciociariaoggi.it/news/news/8288/ceprano-prete-pedofilo-violenza-sessuale-minore.html

  • Presunti abusi su minore, dopo l’intervista don Rutigliano lascia la parrocchia di Civitavecchia

    Presunti abusi su minore, dopo l’intervista don Rutigliano lascia la parrocchia di Civitavecchia

    «Non ho mai avuto rapporti sessuali con minori, né abusandone, né in modo consenziente». Solo tre giorni fa, respingeva ogni accusa don Francesco Rutigliano, 42enne di origine pugliese, incardinato presso la diocesi di Locri ma trasferito presso la chiesetta di San Gordiano di Civitavecchia nel settembre scorso per affiancare don Ivan. Ma ieri mattina ha manifestato la ferma volontà di lasciare la parrocchia.

    Il giovane parroco, già da qualche settimana al centro di una vera e propria bufera mediatica, nel pomeriggio di giovedì era stato intervistato a lungo da due giornaliste che erano piombate nel piazzale della casa canonica per ascoltare la sua versione dei fatti. Il caso era scoppiato quando l’associazione nazionale contro la pedofilia clericale presieduta da Francesco Zanardi, aveva riportato alla luce i trascorsi dell’uomo, sfidando finanche le ire del Vescovo Luigi Marrucci, il quale alla stampa locale aveva parlato di infondatezza delle notizie e di querele del tutto inesistenti, mentre Don Rutigliano continuava a professarsi vittima di un complotto studiato a tavolino.

    Le carte, però, raccontano un’altra versione. Nel giugno del 2011 l’ex Santo Uffizio sospende don Francesco Rutigliano per 4 anni perché viene ritenuto colpevole di abuso di minore. Il divieto di esercitare funzioni pubbliche è imposto per un periodo di 4 anni, duranti i quali il sacerdote potrà esercitare il le sue funzioni in forma privata e dovrà compiere un percorso psicologico in una struttura adeguata. Pena, la dismissione dello stato clericale.

    I fatti di cui viene accusato risalirebbero al periodo compreso tra il 2006 – quando la presunta vittima, psicologicamente fragile e con una storia travagliata alle spalle, avrebbe avuto appena 14, forse 15 anni – e il 2008, e il teatro degli abusi sarebbe stata la cittadina di Riace, nel Reggino, dove il prete ha esercitato per lungo tempo. Anche se, secondo la testimonianza del 2009 fornita del ragazzino, alcuni episodi si sarebbero verificati a partire dal 2004, quando Rutigliano si trovava in seminario e non era stato ancora ordinato sacerdote.

    L’unico giornale a raccontare la storia è il quotidiano Calabria Ora, nel 2011. Il giornalista Antonio Baldari scrive una serie di articoli sulla vicenda ma viene ripetutamente raggiunto da minacce di querela e segnalazioni all’Ordine dei Giornalisti nel tentativo di metterlo a tacere. Le segnalazioni all’Ordine vengono puntualmente ignorate poiché destituite di ogni fondamento, e anche le querele non arriveranno mai, probabilmente perché ciò comporterebbe l’apertura di un processo da parte della magistratura italiana, per la quale Francesco Rutigliano è del tutto incensurato.

    La stessa tecnica intimidatoria, ma con i medesimi risultati, è stata messa in atto nei confronti del presidente di Rete l’Abuso. Pochi giorni fa Francesco Zanardi si è visto recapitare una mail da parte del server 1and1, che, su pressione del parroco e del suo legale, chiedeva la rimozione di taluni articoli pubblicati sul sito dell’associazione entro e non oltre le 48 ore successive, termine oltre il quale si sarebbe proceduto all’oscuramento del portale telematico. Pochi giorno dopo, con gli articoli ancora on line, è il Garante della Privacy a chiedere spiegazioni al presidente Zanardi. Don Rutigliano, per dimostrare il complotto ordito contro di lui, ha inviato all’autorità amministrativa una mail a firma della direzione di Calabria Ora in cui, effettivamente, si porgevano le scuse per la pubblicazione di un articolo ritenuto successivamente non veritiero. Peccato solo che la mail si riferisca ad un articolo del 2008 e tratti di tutt’altro argomento, mentre quelli “diffamatori” di Baldari, riguardanti l’intera vicenda, vengano pubblicati tre anni più tardi. Il goffo tentativo di allontanare le accuse diventano sempre di più il rumore stridulo delle unghie sugli specchi. Il Vescovo della diocesi Civitavecchia-Tarquinia, Luigi Marrucci, nella speranza di screditare le notizie trapelate, ottiene invece l’effetto inverso. Tutta la comunità adesso è al corrente della questione e le mamme degli oltre 260 bambini che ruotano attorno alle attività della parrocchia di San Gordiano sono infuriate e chiedono di sapere la verità.

    Così, decidiamo di raggiungere il diretto interessato e sentire la versione, che tra incongruenze e contraddizioni, va avanti per oltre tre ore. Rutigliano nega ogni coinvolgimento, si dice tranquillo, ci mostra anche un dossier in cui, secondo la sua versione, sarebbero contenute le prove del complotto, promette di parlare ai fedeli nella messa solenne della domenica e di andare dritto per la sua strada, avendo la coscienza pulita. Meno di 72 ore dopo don Rutigliano comunica che lascerà la parrocchia. Forse perché la coscienza ha urlato, forse perché ha urlato don Ivan che di queste vicende non ne era a conoscenza. Fatto sta che, per il momento, in attesa di far ulteriore chiarezza sulla questione, Francesco ha deciso di andare via.

    Francesca Lagatta